BLOG
Mario Muser

Manovra: ipotesi contratti a tempo determinato più cari

Censis-lavoroLa manovra è in fase di costruzione. E sono diverse le ipotesi in campo sui cui lavorare. In ultimo è spuntata quella dell’ipotesi di rincarare il costo dei contratti a tempo, con l’obiettivo di incentivare le assunzioni stabili. Un principio più che giusto che ha l’obiettivo di disincentivare l’uso dei contratti a termine rendendoli più gravosi per i datori di lavoro. Infatti essere assunti con un contratto a termine è già uno svantaggio per il lavoratore al quale si somma un vantaggio per l’azienda. Riequilibrare questo paradosso potrebbe essere negli intenti di questa misura che potrebbe trovare spazio in manovra. Ma ancora non sono state prese decisioni. Si tratterebbe di un rialzo dell’aliquota contributiva aggiuntiva (1,4%) prevista nei contratti a tempo determinato e oggi destinata alla Nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi). Così il rapporto di lavoro a termine diventerebbe meno conveniente a vantaggio di quello a tempo indeterminato.

L’aggravio contributivo sul contratto a tempo determinato dovrebbe quindi agire come deterrente, spingendo le imprese verso rapporti di lavoro ‘fissi’. In un momento, come certificato dall’Inps, la quota delle assunzioni stabili non fa che diminuire, a fronte, di una crescita netta di quelle a termine. Il rincaro del contratto a tempo è stato anche suggerito dai sindacati, che si stanno confrontando con il Governo sia sui temi della previdenza che del lavoro. Il tema non è stato ancora oggetto di approfondimento ma c’è chi propone un rialzo deciso dell’aliquota aggiuntiva dell’1,4%, anche raddoppiandola.

Dj Fabo, l’8 novembre inizia il processo per Cappato

cappato faboSi aprirà il prossimo 8 novembre, davanti alla Corte d’Assise di Milano, il processo a carico di Marco Cappato, esponente dei Radicali e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, imputato per aiuto al suicidio per aver accompagnato, a fine febbraio scorso, Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, in una clinica svizzera per il suicidio assistito.

La data dell’inizio del dibattimento è stata fissata dal gup di Milano Livio Cristofano dopo che, lo scorso 5 settembre, Cappato ha depositato istanza di giudizio immediato scegliendo quindi di andare direttamente a processo, saltando la fase dell’udienza preliminare che era già stata fissata. “Ho chiesto il giudizio immediato perché voglio che in Italia finalmente si possa discutere di come aiutare i malati a essere liberi di decidere fino alla fine”, aveva spiegato Cappato che con i suoi legali Massimo Rossi e Francesco Di Paola si era presentato in Tribunale per depositare la rinuncia all’udienza preliminare e l’istanza di rito immediato.

I pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini avevano chiesto nei mesi scorsi di archiviare il caso o di sollevare una questione di costituzionalità della norma sull’aiuto al suicidio. Il gip Luigi Gargiulo, però, ha ordinato l’imputazione coatta: avendo prospettato a Dj Fabo una dolce morte qualora si fosse rivolto a alla struttura svizzera, Cappato, secondo il gip, non solo lo avrebbe aiutato a morire ma avrebbe anche rafforzato il suo “proposito di suicidio”. Per la Procura, invece, avrebbe semplicemente aiutato una persona ad esercitare il diritto di morire con dignità. Ora la Corte, con due giudici togati e sei popolari, dovrà decidere al termine del dibattimento che non dovrebbe essere lungo e potrebbe durare solo poche udienze.

Ius soli. Gentiloni: nessuna resa, resta in agenda

Immigrati/Migranti, Gentiloni: Ue troppo lenta, serve politica comune

La legge sullo ius soli è un “impegno”. Trovare i voti al Senato è “un lavoro da fare”. La promessa era farlo in autunno e “siamo ancora in estate”. Paolo Gentiloni scandisce parole precise. E ribadisce, sfidando le tensioni emerse nella sua maggioranza, che la legge sulla cittadinanza ai bambini stranieri era e resta nella sua agenda: nessuna resa, un tentativo sarà fatto. Al momento, però, i voti al Senato non ci sono: secondo gli ultimi calcoli del Pd solo sei o sette dei 24 senatori centristi garantirebbero il sì alla fiducia. “I ministri di Ap non daranno mai l’assenso a porla”, avverte Maurizio Lupi, che guida il fronte del no. Mentre, all’opposto, il Dem Matteo Orfini chiede a Graziano Delrio e agli altri ministri pro-legge “di lavorare per accelerare”.

Le parole di Delrio, che ha definito un “atto di paura grave” lo stop alla legge, hanno lasciato scorie di tensione tra i Dem. Il ministro, che vola con Gentiloni a Corfù per il bilaterale Italia-Grecia, in giornata tace ma chi lo ha sentito racconta del suo rammarico per come la sua frase, che intendeva come un appello ai senatori, è stata accolta. “Cerchiamo di evitare almeno noi di strumentalizzare la vicenda”, dichiara Matteo Orfini: “Ai ministri che chiedono lodevolmente di accelerare, suggerisco di lavorare più rapidamente per sciogliere il nodo fiducia. Perché è proprio a loro che compete questa decisione”.

A predicare calma è Matteo Renzi, che schiera il partito con il governo (sì alla fiducia, se ci saranno i voti) e invita i suoi a fare squadra, senza lacerazioni. Ma il tema è delicato (il Pd, secondo alcuni sondaggi, perderebbe voti in caso di approvazione della legge) e i tempi sono stretti. Ci sono due finestre possibili: tra il 27 settembre e la metà di ottobre, cioè dopo il Def e prima della legge di bilancio; o dopo tra fine novembre e la metà di dicembre. Ma il problema, osservano a Palazzo Madama, è che la maggioranza del gruppo di Ap è sulla linea del no scandita da Lupi. La legge, gravata da 50mila emendamenti, senza la fiducia non può passare e neanche la “fiducia di scopo” dei sette senatori di Sinistra italiana basta a compensare il no dei centristi. La destra, inoltre, non intende fare favori con assenze tattiche e annuncia barricate.

“Non devo ricordare quando finisce e quando inizia l’autunno. Siamo ancora in estate”, dice serafico Gentiloni da Corfu’. E torna a invitare a non sovrapporre il tema della cittadinanza a quello degli sbarchi. “Li aiutiamo a casa loro, accogliamo finché possiamo e salviamo tutti in mare, anche a costo di perdere voti”, dice anche Renzi. Quanto allo ius soli, i ministri del Pd si dichiarano al lavoro perché la proposta possa “essere non solo calendarizzata, ma approvata”, precisa Maurizio Martina. “Dobbiamo cercare di capire come possiamo portare a casa questo importante risultato”, afferma Luca Lotti. Qualche senatore Dem ipotizza che una leva possano essere le misure care ad Ap in manovra. Ma le elezioni sono vicine e rendono tutto più impervio. Tanto che c’è chi non esclude che il voto sullo ius soli (con eventuale sfiducia) possa essere calendarizzato a dicembre ed essere l’ultimo atto della legislatura, a dicembre.

Intanto da sinistra si moltiplicano gli appelli. La legge, sottolinea la presidente della Camera Laura Boldrini, è per l’integrazione e perciò “conveniente per tutti”. Non approvarla, attacca Mdp con Francesco Laforgia, “oltre a essere la certificazione ufficiale e solenne della saldatura strategica tra Pd e Alfano, sarebbe una fine triste della legislatura”. “Se la abbiamo approvata alla Camera è grazie al Pd. Se possiamo portarla a casa al Senato è grazie al Pd”, replica Orfini.

Bollette. Agcom, fattura mensile o sanzioni in arrivo

telecom

Sanzioni agli operatori di telefonia che non rispettano l’obbligo di cadenza mensile della fatturazione. E’ quanto deciso dall’Autorità per le comunicazioni, che ha “deciso di avviare procedimenti sanzionatori nei confronti degli operatori telefonici Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb per il mancato rispetto delle disposizioni relative alla cadenza delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte di comunicazioni elettroniche”, si legge in una nota della Agcom.

“Al fine di garantire massima trasparenza e confrontabilità dei prezzi vigenti, nonché il controllo dei consumi e della spesa garantendo un’unità standard (mese) del periodo di riferimento delle rate sottostanti a contratti in abbonamento per adesione”, con una delibera del marzo scorso, l’Autorità aveva infatti stabilito, ricorda la nota, “che per la telefonia fissa e per le offerte convergenti l’unità temporale per la cadenza delle fatturazioni e del rinnovo delle offerte dovesse avere come base il mese o suoi multipli”. Al termine delle verifiche effettuate da Agcom, però, “è risultato che gli operatori menzionati non hanno ottemperato alla delibera dell’Autorità”.

Allo stesso tempo il Governo ha preso posizione sulla questione tariffe e la battaglia in corso tra aziende, consumatori e Authority. Il ministero dello Sviluppo economico sta, infatti, valutando un “intervento normativo” per fare ordine, visto che gli operatori di telefonia e di pay-tv “hanno progressivamente modificato la cadenza delle proprie fatturazioni, portandola a una volta ogni 28 giorni”, spiega la responsabile per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro. Il risultato è “un aggravio dei costi per i consumatori” (come noto il rincaro stimato si aggira introno all’8,6%). Rialzo che deriva da un comportamento considerato “scorretto” dall’esecutivo, chiarisce la ministra rispondendo al question time alla Camera, in sostituzione di Carlo Calenda. Si fa così strada la previsione di un termine unico, valido per tutti, magari su base mensile, in modo da agevolare i consumatori e mettere fine al caos. Infatti, stando alla delibera di marzo dell’Agcom, l’Autorità per le comunicazioni, solo i contratti di telefonia mobile potevano ricorrere alla scadenza a quattro settimane, per la linea fissa invece il tempo minimo di fatturazione coincideva con il mese.

Oreste Pastorelli, deputato del Psi, accoglie positivamente l’iniziativa del governo di porre mano alla questione. “Quanto annunciato dalla ministra Finocchiaro sull’intenzione del Governo di intervenire sulla fatturazione a 4 settimane dei gestori telefonici è davvero un’ottima notizia per i consumatori. Con le nuove modalità di pagamento, infatti, i cittadini avrebbero dovuto pagare 13 mensilità anziché 12: una vera e propria truffa”. “Per questo – prosegue il parlamentare socialista – nei giorni scorsi avevamo presentato una interrogazione ai ministeri dello Sviluppo Economico e delle Finanze affinché si intervenisse su questo raggiro che stava per essere perpetrato ai danni dei consumatori. L’Esecutivo ha convenuto con noi sulla necessità di attuare un’azione legislativa a tutela della clientela dei gestori telefonici. Bene così. Aspettiamo adesso l’intervento normativo annunciato dalla ministra così da porre fine a questa vicenda grottesca”.

Agli operatori del settore però la nuova regola non è piaciuta ed è quindi scattato il ricorso al Tar. Tribunale che a giugno ha accolto le richieste di sospensiva, fissando al prossimo 7 febbraio la data per il giudizio. Intanto sempre quest’estate l’Unione nazionale consumatori ha presentato un esposto, proprio all’Agcom, contro la decisione “di Sky di fare – spiega l’associazione – come le compagnie telefoniche, ossia di fatturare, a partire dal primo ottobre, ogni 28 giorni invece che una volta al mese”. Ma ai consumatori non basta solo una calendarizzazione mensile, chiedono anche di “cambiare gli importi delle multe, eliminando i tetti attuali”. Una vicenda complessa quindi, che non fa che scaldarsi. Il Codacons rilancia: “serve una maxi-sanzione pecuniaria nei confronti dei gestori telefonici e delle pay-tv” che “ignorano” le regole. Addirittura l’organizzazione si dice pronta a “una denuncia penale”. Davanti al Parlamento il Governo fa sapere di avere apprezzato la linea dell’Agcom perché volta ad “aumentare il livello di trasparenza” a tutela dei consumatori. “Al contempo” si pensa, dice sempre Finocchiaro, che “l’omogeneità delle condizioni contrattuali”, anche per quanto riguarda la base temporale per il calcolo dei costi da fatturare, “debba essere un obiettivo da perseguire concretamente utilizzando tutti gli strumenti di regolazione a disposizione”.

In attesa che si dipani qualche nodo, tra contenziosi e istruttorie su eventuali pratiche commerciali sleali, il ministero dello Sviluppo “sta valutando segnalazioni specifiche all’Antitrust e un apposito intervento normativo” con l’obiettivo di proteggere i consumatori e garantire la trasparenza del mercato.

Sicilia. Congelate le regionarie del Movimento 5 Stelle

cancellieriAltra tegola sui Cinquestelle in Sicilia. A meno di due mesi dal voto del 5 novembre in Sicilia arriva un altro pasticcio sul cammino del Movimento 5 stelle che ha provato a scrollarsi di dosso il pasticcio delle ‘firme false’. Questa volta nella bufera sono finite le ‘regionarie’ siciliane, le elezioni online che il 9 luglio hanno incoronato Giancarlo Cancelleri candidato presidente della Regione siciliana. La Quinta sezione civile del Tribunale di Palermo ne ha sospeso la validità sulla base del ricorso di un militante siciliano, Mauro Giulivi, che era stato escluso dall’organizzazione del movimento perché non avrebbe presentato un documento per confermare la sua candidatura. Cancelleri, però, non si ferma: anche oggi è nel Messinese: “Continueremo a parlare con la gente e a incontrare i territori. Possiamo cambiare tutto con il voto della gente”. Insieme a lui il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio: “La campagna elettorale per Giancarlo presidente va avanti. Noi ce la metteremo tutta. Stateci vicini”. A stretto giro ecco pure il Blog delle stelle di Beppe Grillo: “Il Movimento 5 Stelle in Sicilia ci sarà, non c’è nessun rischio caos. Il Tribunale ha semplicemente accolto il ricorso di un iscritto che vuole essere in lista e, come misura cautelare, ha sospeso le regionarie. Ciò non toglie che il Movimento 5 Stelle parteciperà alle elezioni, come previsto, e lo farà seguendo le decisioni che verranno prese dal tribunale”. Così resta l’incognita legata alla sentenza che Grillo ha assicurato che rispetterà. Il 18 settembre nuova udienza.

È un fatto che quel documento al centro della controversia e indicato come codice etico non è

stato riconosciuto dal giudice, “poiché non risulta che tale adesione dovesse intervenire prima della candidatura proposta online; al contrario risulta che per le precedenti Comunarie detta adesione è stata richiesta solo all’esito delle primarie”. E Giulivi “è stato escluso senza formalizzazione di

alcun invito alla relativa sottoscrizione”, per cui “deve escludersi la sussistenza della causa ostativa alla candidatura”. E’ quindi scattato il provvedimento cautelare emesso dal giudice.

Attacca Giulivi, che chiede la ripetizione del voto: “La mia è una battaglia di trasparenza e rispetto delle regole, valori fondanti del Movimento che seguo e sostengo ormai da diversi anni e che prima di arrivare a questo stadio, proprio in virtù del rispetto per il Movimento e per ciò che rappresenta, per settimane ho cercato il dialogo e la mediazione, ma niente da fare, ho ricevuto solo picche e porte in faccia. Il mio intento è tutelare il movimento 5 stelle da gravi fatti e dinamiche che lo snaturano e lo indeboliscono proprio alle porte di un appuntamento così importante come

quello delle regionali siciliane. Basterà rispettare le decisioni del giudice – ha concluso – e ripetere le votazioni”.

Interviene anche l’avversario del centrosinistra Fabrizio Micari: “Mi auguro che tutto venga chiarito e che Giancarlo Cancelleri possa proseguire regolarmente la sua campagna elettorale: intendiamo vincere sul campo, non certo grazie alla decisione di un Tribunale. Resta il fatto che questa notizia

deve far riflettere su quanto avviene all’interno del Movimento 5 Stelle: dalla vicenda delle ‘firme false’ a Palermo ai pasticci amministrativi del sindaco Raggi a Roma, al ‘caos’ delle comunarie a Genova, gli esempi di approssimazione e superficialità dei grillini sono davvero troppi”.

Intercettazioni. Parola d’ordine fare in fretta

Antiterrorismo-intercettazioniCon oggi sono iniziati una serie di incontri convocati al ministero della Giustizia dal guardasigilli Andrea Orlando per discutere la bozza di decreto legislativo sulle Intercettazioni. Di rilievo l’incontro con i rappresentanti dell’Unione camere penali, mentre martedì alle 15 ci saranno i rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati. Ma nel corso dei due giorni ci sarà un confronto anche con il Consiglio nazionale forense, con importanti procuratori della Repubblica e con esponenti del mondo accademico.

Al centro del confronto i contenuti del decreto che disciplina l’uso delle intercettazione e che discende da una delega affidata al governo con la riforma del penale in vigore dal 3 agosto e che dovrà essere esercitata entro il 3 novembre, altrimenti decadrà. Orlando ha quindi accelerato sul provvedimento e ha inviato uno schema di decreto legislativo accompagnato da una lettera di convocazione al ministero a una serie di ‘addetti ai lavori’ per discutere il testo.

Quanto ai contenuti dello schema di decreto, Orlando ha chiarito che il testo non è definitivo e ha aperto a modifiche, che saranno esaminate nel corso degli incontri. Attualmente la bozza inviata con le convocazioni contiene una serie di modifiche al codice penale e di procedura penale. Fatto salvo il diritto di cronaca, si prevede il carcere fino a 4 anni per chi diffonde riprese audiovisive e registrazioni di comunicazioni effettuate in maniera fraudolenta per danneggiare “la reputazione o l’immagine altrui”. Si vieta la trascrizione nei verbali di intercettazioni non rilevanti per l’indagine, un limite che il pm può oltrepassare solo “con decreto motivato” di fronte a materiale rilevante “per fatti oggetto di prova”. Nelle richieste di misure cautelari dei pm, nelle ordinanze dei gip, in quelle del riesame è previsto che non si possano più riprodurre integralmente le intercettazioni, ma solo il loro contenuto, attraverso una sorta di sunto. È prevista un’udienza filtro in cui un giudice stabilirà con le parti la rilevanza delle conversazioni captate da acquisire in dibattimento. E si profila un archivio riservato delle intercettazioni istituito presso l’ufficio del pm, il cui accesso – registrato con data e ora – sarà permesso solo a giudici, difensori e ausiliari autorizzati dal pm, e la cui “direzione” e “sorveglianza” è affidati al procuratore della Repubblica

Alcuni punti del testo hanno suscitato diverse perplessità e dubbi ai penalisti italiani che con il presidente Beniamino Migliucci e il segretario Francesco Petrelli hanno incontrato il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando alla presenza del Capo di Gabinetto Elisabetta Cesqui e del Capo dell’Ufficio Legislativo, Giuseppe Santalucia. Alcuni punti del testo suscitano perplessità e dubbi. Nell’esprimere una valutazione del provvedimento, i vertici dell’Unione delle Camere penali italiane hanno manifestato le proprie critiche in relazione all’ipotesi di modifica dell’art. 103 del codice di procedura penale (sulle garanzia di libertà del difensore) ribadendo che non devono essere consentiti né l’intercettazione né l’ascolto delle conversazioni tra difensori e assistiti.

L’Unione – si legge in una nota – ha rilevato come alcuni divieti, volti a garantire la riservatezza delle conversazioni, rilevanti o meno, non siano assistiti da adeguate sanzioni e, per tale ragione, debbano considerarsi privi di concreto effetto. Nel corso dell’incontro si è anche affermato che la parità delle parti non deve essere messa in discussione e che alla difesa debbano essere assicurati gli stessi diritti dell’accusa, mentre ogni forma di diffidenza nei confronti della funzione difensiva deve essere respinta perché inaccettabile.

Il Ministro Orlando, nel prendere atto delle considerazioni specifiche effettuate dal Presidente e dal Segretario dell’Unione, ha ribadito che la bozza verrà ridiscussa in un ulteriore incontro anche con l’Unione delle Camere Penali.

Marcia su Roma. Psi: “Una sfilata di lugubre nostalgia”

forza nuovaLa marcia su Roma annunciata da Forza Nuova ha sollevato un vero e putiferio. Parole del suono sinistro. Le parole di Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia della Camera, (“una provocazione offensiva e pericolosa che va fermata”), sintetizzano il senso delle ferme prese di posizioni che arrivano in vista della manifestazione, di fatto una riedizione della ‘marcia su Roma’, indetta da Forza Nuova nella Capitale proprio per il prossimo 28 ottobre.

“Inutile girarci attorno, si tratta di una manifestazione di chiara impronta neofascista”, dice fuori dai denti l’esponente Pd che parla di “ennesimo insulto ai valori fondativi della nostra democrazia. Il fascismo nelle sue manifestazioni attuali non ha nulla di nostalgico o folkloristico, è puro incitamento all’intolleranza, al razzismo e all’odio”. Prende posizione anche Virginia Raggi. “La Marcia su Roma non può e non deve ripetersi”, scrive su Twitter la sindaca di Roma.

Ed è in prima fila il Pd nel chiedere che l’indignazione si sostanzi in atti concreti. “Chiedere quanto meno chiarimenti sulla manifestazione di Fn di marcia su Roma, sospendere l’iniziativa e sciogliere il movimento politico, ai sensi della legge 645/52”, sono i capisaldi di un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro dell’Interno, Marco Minniti, presentata dalla senatrice Pd Laura Puppato e sottoscritta da senatrici e senatori Dem, tra i quali Chiti, Esposito, Sangalli, Orru, Pezzopane, Lo giudice e Fabbri.

Nell’interrogazione si denuncia come la manifestazione indetta da Fn per il 28 ottobre “si configuri come un’evidente, ulteriore provocazione alla nostra Costituzione, alla storia e ai valori della Repubblica, rievocando un evento che ha segnato l’ascesa al potere del Pnf in Italia”.

“La ‘Marcia su Roma’ – afferma Loreto Del Cimmuto, segretario federazione romana del Psi – diede il via alla stagione più buia della storia d’Italia, una tragedia che portò il paese alla fame e alla guerra. Non capisco chi possa oggi guardare con benevolenza o indifferenza all’iniziativa di Forza Nuova. Siamo convinti che l’isolamento di Forza Nuova, soprattutto da parte dell’opinione pubblica e delle forze politiche e sociali sia la migliore risposta ad una sfilata di lugubre nostalgia del ventennio;non trascurando comunque ipotesi concrete di intervento, da parte del ministero dell’interno,per impedire che si faccia”.

È sempre al titolare del Viminale che fa appello Emanuele Fiano, con un’altra interrogazione, già sottoscritta da 45 deputati Dem. “Quali iniziative urgenti il ministro dell’Interno intende adottare per impedire che l’iniziativa dell’estrema destra convocata per il 28 ottobre si possa svolgere e qual è la sua opinione sulla legittimità giuridica di un movimento come Forza Nuova? Una cosiddetta ‘marcia dei patrioti’, con la quale si invitano i ‘camerati’ di ogni parte d’Italia ad unirsi e marciare su Roma ‘contro la legge sullo ius soli’, che rischia di trasformarsi in una giornata tragica per il nostro Paese”, si legge nel testo dell’interrogazione presentata alla Camera e indirizzata a Marco Minniti.

“Al di là delle fondate gravi preoccupazioni di ordine pubblico – si prosegue – e al di là del carattere offensivo per la memoria di quanti hanno sacrificato la propria vita a difesa della nostra Repubblica, e’ assai discutibile, per i toni e i contenuti utilizzati, la legittimità di una simile ‘manifestazione’ in base alla normativa vigente, ed in particolare alla luce dei divieti posti dalle leggi Scelba e Mancino”.

Al momento, non è stato ancora formalizzato in Questura alcun preavviso di manifestazione. In un post datato 3 settembre, Forza Nuova parla di “macchina organizzativa in moto” e chiede “il sostegno concreto” (bandiere, striscioni, auto, pullman, benzina) ai sostenitori: l’appello è a sfilare “contro un governo illegittimo, per dire definitivamente no allo Ius soli e per fermare violenze e stupri da parte degli immigrati che hanno preso d’assalto la nostra Patria”. Il Questore di Roma, Guido Marino, “valutate le condizioni dell’ordine pubblico e la concomitanza di altre iniziative”, ha invece vietato un’altra manifestazione, pubblicizzata sul profilo Facebook del movimento politico ‘Roma ai Romani’, prevista per le ore 20 di venerdì 8 settembre con itinerario, non precisato, lungo le vie del Tiburtino III.

Legge elettorale. Ultima possibilità di intesa

Legge elettoraleLa Commissione Affari costituzionali della Camera ha ripreso l’esame della legge elettorale, rinviatagli dall’Aula l’8 giugno scorso, dopo che un voto a scrutinio segreto fece saltare l’accordo tra Pd, M5s, Fi e Lega. Tutti i gruppi parlamentari hanno espresso la disponibilità a riprendere l’esame della legge elettorale partendo dal testo che l’Aula ha rinviato in Commissione. È quanto è emerso alla seduta della Commissione Affari costituzionali come riferisce il presidente Andrea Mazziotti. Danilo Toninelli ha detto che M5s, è disponibile ma vuole prima l’approvazione della legge sui vitalizi che comunque può essere approvata in breve tempo. Il primo gruppo ad intervenire sollecitando la ripresa dell’esame partendo dal testo dell’Aula è stato Forza Italia con Francesco Paolo Sisto, che ha invitato i gruppi a essere “flessibili”: “Se alla fine tutti i gruppi saranno un po’ scontenti – ha detto poi ai cronisti – vorrà dire che ognuno ha fatto una piccola rinuncia ma la legge sarà buona”. Forza Italia spinge per un sistema tedesco (anche se quello presentato di tedesco ha solo il nome). Che nella versione all’italiana corrisponderebbe a una sorta di proporzionale corretto. Un modo evidentemente per decidere le alleanze dopo aver votato. “Bisogna bandire gli interessi personali – ha proseguito Paolo Sisto – e abbandonare la scritturazione di regole autoreferenziali nella consapevolezza che la migliore transazione è quella che vede tutti un po’ scontenti. Abbiamo fiducia che la Camera, lavorando alacremente, saprà onorare il proprio ruolo e, così, rispondere alla necessità di evitare che le sentenze diventino, per inerzia ed incapacità di decidere, leggi dello Stato”.

Anche Alfredo D’Attorre (Mdp) e Stefano Fassina (Si) hanno invitato a ripartire subito: “Ipotizzare che la legge elettorale si faccia dopo quella di Bilancio è escluso”, ha detto D’Attorre. “Non sono possibili altri rinvii. Si riparta dal modello tedesco, aggiungendo almeno il voto disgiunto”. “I grandi partiti – ha aggiunto – devono spiegare cosa è successo, perché hanno cambiato idea”. Infine, afferma D’Attorre, un “accordo largo non vuol dire che a una singola forza politica possa essere riconosciuto potere di veto sul testo”.

Un sì è giunto anche da Maurizio Lupi, pur chiedendo una serie di modifiche, come altrettanto ha fatto Ignazio La Russa, che si è pronunciato per un premio di coalizione. Anche la Lega, con Giancarlo Giorgetti, pur dando la disponibilità a ripartire dal proporzionale, ha detto di preferire un maggioritario. Posizione ribadita successivamente anche dal segretario Salvini.  “Mi auguro – afferma – che Berlusconi che dice di voler vincere lavori a un centrodestra forte e compatto che si ottiene con una legge chiaramente maggioritaria, in cui si sa chi vince la sera del voto”.

Una sollecitazione a omogeneizzare i sistemi di Camera e Senato è giunta dal presidente del gruppo Misto, Pino Pisicchio, che ha anche ipotizzato di ripartire da Palazzo Madama, dove non ci sono voti segreti sulla legge elettorale. Per Pisicchio “il Parlamento non può subire l’umiliazione di rinunciare ad approvare una legge elettorale. È necessario che la politica acquisisca la consapevolezza che andare al voto con i due pezzi di legge elettorale sopravvissuti al vaglio della consulta significa avere la certezza dell’ingovernabilità. Non è certamente questo l’obiettivo che il Parlamento può perseguire. Dobbiamo, dunque andare avanti alla ricerca di un punto di convergenza”.

Danilo Toninelli, pur dicendo di “rivendicare il lavoro fatto fino a giugno”, quando M5s fece l’accordo con Pd, Fi e Lega, ha detto che occorre prima approvare la legge sui vitalizi altrimenti il “clima politico” renderebbe difficile portare avanti la legge elettorale. Ad una domanda del relatore Emanuele Fiano, Toninelli ha risposto che comunque i vitalizi possono essere approvati in breve tempo.

Fiano, parlando come capogruppo del Pd in Commissione, ha anch’egli dato la disponibilità, purche’ del futuro accordo facciano parte i quattro principali partiti che sottoscrissero il patto a giugno, allargando anche ad altri l’intesa. Domani una nuova seduta e l’ufficio di presidenza che potrebbe stabilire il termine per la presentazione del testo base e degli emendamenti.

Pensioni: Gentiloni firma l’Ape volontaria

gentiloni ape volotaria

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha firmato questa mattina il Dpcm sull’Ape volontaria. Lo rende noto un comunicato della presidenza del Consiglio, pubblicato su Twitter con foto della firma. Inizialmente l’Ape volontaria doveva debuttare nel mese di maggio ma il decreto attuativo ha subito molti slittamenti. L’ultimo dovuto allo stop del Consiglio di Stato che a luglio ha caldeggiato alcune limature al testo.

L’Ape volontaria (anticipo finanziario a garanzia pensionistica) si potrà avere a far data dal primo maggio scorso. È una delle novità previste dal Dpcm firmato dal presidente del Consiglio. Chi quindi aveva maturato i requisiti già quattro mesi fa, potrà presentare la domanda chiedendo le mensilità dei mesi pregressi, naturalmente con una rata commisurata. Da ambienti di palazzo Chigi riferiscono che entro un mese dall’entrata in vigore del Dpcm (dopo quindi la registrazione alla Corte dei Conti e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale) dovranno essere stipulate le convenzioni con banche e assicurazioni.

Gli esperti spiegano inoltre che è lasciata libertà di scegliere subito se far durare il prestito fino al momento in cui è previsto attualmente il pensionamento o se comprendere anche l’eventuale aumento dell’età pensionabile che potrebbe scattare nel 2019 in base all’adeguamento delle speranze di vita; nella seconda ipotesi, la rata sarà di conseguenza più alta. L’importo minimo richiedibile sarà di 150 euro mensile mentre l’importo massimo è legato alla durata dell’Ape: se l’anticipo è superiore a 3 anni (fino a 3 anni e 7 mesi), si potrà chiedere fino al 75% della pensione; se è compreso tra 24 e 36 mesi l’80%, tra 12 e 24 mesi l’85% e se meno di 12 mesi si arriva al 90%. La pensione al netto della rata non potrà essere inferiore a 770 euro. Il Dpcm prevede poi che se il richiedente ha altri debiti in corso con le banche, l’esposizione comprensiva della rata dell’Ape non possa superare il 30% dell’assegno previdenziale.

Nel testo sono anche stati inseriti dei suggerimenti richiesti dal Consiglio di Stato per tutelare maggiormente i pensionandi rispetto alle richieste delle banche. Per conoscere il reale costo dell’Ape occorrerà attendere le convenzioni con Abi e Anie: è stato ipotizzato un tasso per il prestito del 2,8% ma i costi reali risulteranno inferiori considerando l’abbattimento fiscale del 50% tanto degli interessi quanto dei premi.

“Grazie all’Ape volontaria – scrive su Facebook, Maria Elena Boschi, sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio – molti italiani potranno andare in pensione prima. Ne potranno usufruire i lavoratori dipendenti pubblici e privati, i lavoratori autonomi e iscritti alla gestione Separata dell’INPS”.

In una nota Domenico Proietti, segretario confederale Uil afferma che “dopo il varo dall’Ape sociale e della pensione anticipata per i lavoratori precoci che hanno reintrodotto un principio di flessibilità nel nostro sistema previdenziale, fortemente voluto dal sindacato, oggi è stato firmato il decreto che renderà operative l’Ape Volontaria e la Rita, completando il pacchetto previdenza previsto nell’ultima legge di bilancio. Sono strumenti costosi per i lavoratori, ma sono solo su base esclusivamente volontaria e li sceglieranno i lavoratori che lo riterranno opportuno”. Il sindacato, continua, è impegnato “nella fase 2 di confronto con il Governo ad affrontare gli altri temi sui quali è urgente intervenire per migliorare il nostro sistema previdenziale. In particolare il congelamento dello scatto dell’adeguamento all’aspettativa di vita, le pensioni dei giovani, l’eliminazione delle disparità di genere che penalizzano le donne e il rilancio della previdenza complementare”.

Per il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli, Cgil, “l’Ape volontaria non è un anticipo di pensione, contrariamente a quanto affermato dalla ministra Boschi, ed è tutt’altro che operativa”. Ghiselli specifica infatti che si tratta di “un prestito bancario oneroso per i lavoratori, che dovrà essere restituito per intero con tanto di costi per interessi e garanzie assicurative. E’ bene inoltre ricordare – aggiunge il dirigente sindacale – che l’Ape volontaria è tutt’altro che operativa, mancando ancora la registrazione della Corte dei Conti, la pubblicazione, la circolare Inps e, soprattutto, le convenzioni con il sistema bancario e assicurativo, con tutte le insidie che ciò può nascondere”.

Vaccini: Privacy, le scuole possono invare elenchi ad Asl

vaccini-Da oggi gli istituti scolastici e i servizi educativi per l’infanzia potranno trasmettere gli elenchi degli iscritti alle Asl competenti per territorio per consentire la verifica della regolarità vaccinale senza aggiungere oneri burocratici a famiglie e pubblica amministrazione. Questa la decisione del Garante per la privacy che ha adottato un provvedimento urgente – con valenza generale – per consentire un trattamento dei dati non previsto dalla normativa sui vaccini se non prima del 2019.

Tale decisione risponde alla richiesta dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana e di numerose altre amministrazioni su scala nazionale che hanno manifestato l’intenzione di effettuare uno scambio automatico di dati sulla regolarità vaccinale – anche in assenza di una specifica norma che lo consentisse – al fine di favorire il rispetto degli obblighi vaccinali nei termini previsti dalla legge. In considerazione dell’esigenza segnalata e dell’imminente avvio dell’anno scolastico, il Garante ha adottato con procedura urgente un procedimento a valenza generale che autorizza una comunicazione di dati personali non sensibili dalle scuole alle autorità sanitarie.

In particolare, alla luce delle finalità istituzionali perseguite e delle difficoltà operative evidenziate, le scuole – sia quelli pubbliche, sia quelle private – e i servizi educativi per l’infanzia possono trasmettere l’elenco degli iscritti alle aziende sanitarie territorialmente competenti. Tali elenchi potranno essere usati per l’attività di verifica delle singole posizioni e per l’avvio delle procedure previste (ad esempio la convocazione dei genitori), nonché per la pianificazione delle attività necessarie a mettere a disposizione dei genitori la documentazione prevista dal decreto. Il Garante inoltre ricorda che le aziende sanitarie, di propria iniziativa, al fine di semplificare le procedure, possono gia’ inviare alle famiglie i certificati o altre attestazioni vaccinali per consegnarli alle scuole, senza dover aspettare che siano i genitori stessi a richiederli, nonché inviare altre comunicazioni relative agli obblighi vaccinali, anche a seguito di accordi con gli istituti scolastici.

Ieri, comunica il Garante, “sono giunte richieste da parte di alcune regioni che vorrebbero poter comunicare direttamente alle scuole, anche tramite le aziende sanitarie, i dati sulle vaccinazioni effettuate dagli alunni. Al riguardo, si ricorda che se il trattamento di dati sensibili non è espressamente previsto da una disposizione di legge i soggetti pubblici possono richiedere al Garante di esprimersi in tal senso solo dopo aver adottato una norma regolamentare – con parere conforme dell’Autorità – che specifichi i tipi di dati e di operazioni identificati e resi pubblici a cura dei soggetti che ne effettuano il trattamento, in relazione alle specifiche finalità perseguite nei singoli casi e nel rispetto dei principi indicati del Codice della privacy”.

“Sin dall’inizio della vicenda il Garante della privacy ha offerto la massima collaborazione ai Ministeri competenti e a tutte le altre amministrazione coinvolte”, afferma il Presidente Antonello Soro. “Per aiutare ulteriormente famiglie, scuole e regioni, abbiamo ritenuto ora necessario intervenire, nei limiti che ci sono consentiti dalla legge, per semplificare la vita alle famiglie e consentire un più celere flusso di dati. Ci auguriamo che questo provvedimento ristabilisca chiarezza e limiti i possibili rischi legati a uno scambio dati effettuato in assenza di una regolamentazione omogenea su tutto il territorio”. “Con il nostro provvedimento è ora consentita la trasmissione dei registri degli iscritti dalle scuole alle Asl. Al momento, invece, manca un’adeguata base regolamentare che consenta il flusso inverso, ovvero la trasmissione di dati sensibili dalle Asl alle scuole. Resta naturalmente ferma la nostra disponibilità a esaminare ogni soluzione normativa che possa eventualmente introdurre ulteriori semplificazioni”.