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Mario Muser

Baby gang. Buemi, sottovalutazione del fenomeno

baby gang“Bisogna interrogarsi sul malessere, presente in alcuni quartieri di Napoli, in periferia ma anche nel centro, che è alla base di questi atteggiamenti crudeli e violenti”. A chiederloè’ il questore di Napoli, Antonio De Iesu, dopo l’individuazione e la denuncia, da parte della Polizia di Stato, di due giovanissimi ragazzi, di 16 e 17 anni, ritenuti agli aggressori di Ciro, il sedicenne colpito al volto con un pugno, la sera di domenica scorsa. “Abbiamo dato una risposta investigativa, grazie alla competenza dei nostri uomini del commissariato Arenella, in collaborazione con la Procura dei Minori, con la quale c’è una perfetta sinergia”, ha aggiunto il questore di Napoli.

Ma le riposte non possono essere solo quelle repressive ma devono essere anche preventive per un fenomeno che ha radici culturali profonde. “Sulla questione dei comportamenti criminali giovanili e del bullismo – afferma il senatore socialista Enrico Buemi , membro della Commissione giustizia  e responsabile giustizia del Psi – oltre a prendere atto di una grave sottovalutazione da parte dei genitori, della scuola e della politica, che hanno considerato il fenomeno come marginale e derivante prevalentemente da un disagio sociale di fasce emarginate della popolazione, la questione è, al contrario, di ordine più generale e deriva dalla impostazione culturale della società, che risolve il problema delle relazioni con metodo prevalentemente e tendenzialmente violento nelle parole e nei comportamenti, rispetto alla necessità di ricomporre i punti di vista attraverso il dialogo e le istituzioni pubbliche preposte”. “Vi sono stati, inoltre, da parte dei soggetti che hanno responsabilità in questa situazione atteggiamenti di tolleranza proprio per non fare i conti con la necessità di correggere comportamenti tendenzialmente pseudo-democratici”, ha continuato Buemi. “Bisogna che la famiglia, la docenza scolastica e la politica rivedano il principio della responsabilità che non può comportare, se non negli anni immediatamente iniziali della vita dell’essere umano, la deresponsabilizzazione dei singoli”, ha spiegato il senatore socialista. “Il principio di gerarchia e di osservanza delle regole deve essere recuperato totalmente nella famiglia, nella scuola, nelle società e nelle istituzioni. Le nuove generazioni, contrariamente a quelle passate, vivono in una condizione di sostanziale deresponsabilizzazione rispetto alle questioni del concorso allo sviluppo della società, sia nel campo dell’affermazione dei diritti individuali che in quello dei diritti collettivi”, ha continuato Buemi. “Non ci può essere cambiamento in meglio senza un impegno diretto dei singoli che non devono accettare lo status quo. I fenomeni del branco che aggredisce, distrugge, disumanizza, ovvero imbestializza, i suoi comportamenti sono il rifiuto di un percorso di vita che impone sacrifici tutti i giorni. Auspico che la politica e il nuovo Parlamento sappiano affrontare con il necessario realismo e la dovuta lungimiranza queste questioni che non sono più rinviabili”, ha concluso Buemi.

Missioni internazionali. Locatelli: “Prosegue l’impegno”

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Sì dell’Aula della Camera alla prosecuzione per il 2018 delle missioni internazionali, tra cui quella nel Niger. L’Assemblea di Montecitorio ha approvato la risoluzione di maggioranza in tal senso, che ha incassato anche il voto a favore di Forza Italia. La Lega si è astenuta. Contro le premesse di parti della risoluzione, relative a singole missioni, hanno votato i deputati di M5S e di Leu.

Si votava per la missione in Niger e per la proroga di altre 44. Modificata solo la premessa della risoluzione che, su proposta del Psi, ha chiesto al Governo di riportare, in vista della prossima relazione annuale, scheda per scheda, il dato sulla presenza delle donne. Tra le  missioni votate quella bilaterale di assistenza e supporto in Libia; la missione Nato di supporto in Tunisia; United Nations Mission for the Referendum in Western Sahara; European Union Training Mission nella Repubblica Centrafricana; potenziamento del dispositivo Nato per la sorveglianza dello spazio aereo europeo.

Oltre alle nuove missioni, vengono prorogate quelle già in corso per il 2017: in tutto il piano per il 2018 prevede il dispiegamento all’estero di 5816 unità di personale militare, per una previsione di spesa totale di 684 milioni di euro.

Per il Psi è intervenuta in dichiarazione di voto Pia Locatelli, presidente del gruppo alla Camera: “La premessa che è opportuno fare – ha detto – è che queste missioni vanno inquadrate negli sforzi che l’Italia va facendo, e non da ieri, per contrastare il traffico di uomini e donne, i traffici criminali di ogni genere e il terrorismo internazionale. Che se ne debba occupare il Parlamento è fuori discussione come è indiscutibile che questa assemblea sia in carica nel pieno dei suoi poteri, come recita l’art.61 della Carta. D’altra parte il voto che ci accingiamo a esprimere, non riguarda soltanto il Niger e la Libia, ma anche il prosieguo delle 44 missioni internazionali. Nessuno può immaginare che all’improvviso vi sia un totale capovolgimento delle linee fin qui seguite a salvaguardia dell’interesse nazionale né tantomeno del quadro di alleanze che l’Italia dal dopoguerra a oggi ha mantenuto. Per quanto riguarda il nuovo impegno in Niger e la parziale modifica di quello in Libia, essi rientrano nell’opera di contrasto al traffico di esseri umani e al terrorismo internazionale e pur accettando in via di principio l’idea che possano essere stati commessi errori nell’opera di contrasto, è indiscutibile che è solo grazie a essa che oggi vi sia una maggiore e più efficace presenza degli organismi internazionali sul posto.
Il voto favorevole che ci accingiamo a dare poggia infine sulla consapevolezza che l’Italia abbia sempre mantenuto fede alle decisioni assunte in sede Onu, di coniugare la sicurezza con il rispetto dei diritti umani e l’impegno militare con quello civile e inoltre il rispetto della Risoluzione 1325 sul coinvolgimento e la partecipazione delle donne al processo di pace e sicurezza.

Sono particolarmente soddisfatta – ha concluso Pia Locatelli – per l’accoglimento nella premessa della risoluzione della proposta del Psi di riportare, in vista della prossima relazione annuale, scheda per scheda, il dato sulla presenza delle donne”.

L’Unione europea dichiara guerra alla plastica

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Riciclo totale degli imballaggi in plastica entro il 2030, bando delle microplastiche nei cosmetici e misure per ridurre oggetti in plastica mono-uso come le stoviglie. La Commissione europea dichiara guerra alla plastica con una strategia che comprende un’etichettatura più chiara per distinguere polimeri compostabili e biodegradabili e regole per la raccolta differenziata sulle imbarcazioni e il trattamento dei rifiuti nei porti. Attese entro gennaio misure per ridurre l’impatto delle bottiglie d’acqua in plastica.

La strategia, che comprende due comunicazioni, una nuova direttiva sulle strutture portuali, e uno strumento per monitorare gli avanzamenti nell’economia circolare, ha lo scopo di ridurre i 25 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti da plastica prodotti in Europa, aumentando il ricorso al riciclo e al riuso, che oggi è solo al 30% del totale. Una quota significativa di questa percentuale finisce per essere trattata in mercati terzi, come la Cina, che ha annunciato un giro di vite sull’importazione di rifiuti in plastica.

L’obiettivo più ambizioso della strategia Ue prevede che entro il 2030 tutti gli imballaggi in plastica immessi sul mercato Ue siano progettati per essere riutilizzabili e riciclabili. Per raggiungere il target la Commissione intende rivedere i requisiti legislativi per l’immissione degli imballaggi sul mercato. Nuovi finanziamenti a sostegno della strategia saranno soprattutto su ricerca e sviluppo, con 100 milioni di euro fino al 2020. Le microplastiche utilizzate intenzionalmente vanno verso il divieto totale, mentre sono ancora allo studio misure per ridurre quelle involontarie, come le particelle di gomma da usura dei pneumatici o i residui di poliestere e nylon rilasciati nelle acque di lavaggio.

La Commissione presenterà anche proposte per ridurre l’uso di stoviglie monouso, su cui una consultazione pubblica e’ in corso, con un approccio che dovrebbe ricalcare quelle usate per i sacchetti della spesa. Secondo fonti Ue, dati preliminari dai paesi membri mostrano un drastico calo dell’impiego dei sacchetti di plastica dopo l’approvazione della direttiva del 2016.

Come anticipato della strategia non fa parte la tassa europea sulla plastica annunciata la scorsa settimana dal commissario Ue al budget Gunther Oettinger. Fonti Ue hanno spiegato che l’idea è parte della riflessione sulla proposta di futuro bilancio pluriennale dell’Ue, attesa per maggio.

Sulle strategie da adottare il vicepresidente della Commissione europea Jirky Katainen ha detto di dubitare “che troveremo un meccanismo che possa funzionare a livello europeo” per tassare la plastica. La Commissione europea “sta esplorando misure fiscali per ridurre l’uso di plastiche ma è troppo presto per promettere qualcosa”. La Commissione europea “è pronta a esplorare incentivi fiscali per aumentare il riciclo o ridurre l’uso di plastiche ma è troppo presto per promettere qualcosa”, ha proseguito Katainen. “Alcuni paesi membri – ha concluso Katainen – hanno mostrato che misure fiscali a livello nazionale sui sacchetti di plastica possono funzionare. È in questo spirito che guarderemo alle opportunità che si presentano, ma ho i miei dubbi che riusciremo a trovare un meccanismo che possa funzionare a livello europeo”.

Una buona notizia per Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati per il quale “la Strategia europea sul contenimento della plastica va nella giusta direzione. L’Italia è avanti perché ha già vietato, con il mio emendamento alla legge di Bilancio, i cotton-fioc non biodegradabili dal 2019 e le microplastiche nei cosmetici dal 2020. Adesso impegno di tutta l’Europa nella difesa dell’ambiente e nello stimolo per una nuova economia più sostenibile, competitiva e a misura d’uomo”.

Nencini: Fontana vuole istituire assessorato alla razza?

attilio fontanaLa “razza bianca”, la “nostra società” rischiano di essere “cancellate” dal fenomeno dell’immigrazione non controllata. Ne è convinto il candidato alla presidenza della Regione Lombardia, Attilio Fontana che si è così espresso in un’intervista trasmessa ieri mattina da ‘Radio Padania’. Le espressioni del sindaco di Varese hanno subito suscitato l’indignazione generale. ”Il candidato presidente leghista alla regione Lombardia – afferma Riccardo Nencini, segretario del Psi e promotore della lista ‘Insieme’- parla di ‘razza bianca’ proprio come il governatore dell’Alabama sessanta anni fa. Lo dico subito: una cosa è difendere i valori fondamentali del cittadino, dalla parità di genere alle libertà individuali, valori conquistati nelle piazze e in parlamento dalle nostre nonne e dai nostri bisnonni, altro inneggiare alla superiorità del colore della pelle. Non vorrà mica Fontana istituire un assessorato alla razza?”.

“Il primo pensiero che viene in mente sentendo parole di Fontana – aggiunge Angelo Bonelli della lista Insieme – quando lancia l’allarme sulla razza bianca a rischio è ‘che razza di ignorante'”. “Per questo è ancora più grave che Liberi e Uguali non abbia voluto assumersi le responsabilità di fare argine a questa deriva xenofoba molto pericolosa”. “Credo fermamente che chi usa concetti come ‘razza’ o ‘etnia’ a sproposito debba essere rimandato a scuola prima che gli venga affidato un qualsiasi incarico istituzionale. Senza voler dare lezioni è doveroso però ribadire che il concetto di ‘razza bianca’ non esiste e chiunque utilizzi tale concetto non fa altro che strizzare l’occhio a politiche razziste e di apartheid che fortunatamente hanno visto la loro fine molti anni fa, ma di cui ritorniamo sempre più a vederne delle ombre”, sottolinea. “Fontana sta giocando con degli slogan elettorali pericolosi e lesivi dei diritti di uguaglianza. E lui sarebbe il moderato della Lega? Domandiamoci cosa potrà fare Salvini se dovesse arrivare al governo. Siamo ancora in tempo per fermarli: il centrosinistra costruisca un fronte democratico che aiuti l’Italia ad uscire da queste derive xenofobe”, conclude Bonelli.

Matteo Renzi, segretario del Pd, affida a facebook la sua riflessione: “La Lombardia è la più grande regione del Paese: la sua economia traina tutta l’Italia ed è punto di riferimento per l’Europa. Ci aspettavamo un dibattito alto, bello, nobile, sui contenuti. E invece il candidato della destra, leghista, parla di ‘razza bianca’ e di invasioni”. “Noi insieme a Giorgio Gori parliamo di innovazione e capitale umano. Siamo una squadra che sceglie il futuro, non la paura -prosegue il leader Pd-. Altro che farneticanti dichiarazioni sulla ‘razza bianca’: il derby tra rancore e speranza è la vera sfida che caratterizzerà il 4 marzo, in Lombardia come nel resto del Paese”.

Rifiuti, Roma chiede soccorso all’Abruzzo

roma rifiutiMentre i 5 Stelle guardano già a Palazzo Chigi, Roma, guidata dalla giunta pentastellata di Virginia Raggi, è alle prese con l’emergenza rifiuti. Continua il botta e risposta sulle responsabilità tra la sindaca e la giunta regionale, mentre il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, conferma che è pronto a dare una mano alla capitale per accogliere negli impianti di stoccaggio sul suo territorio parte dei rifiuti indifferenziati romani ma pone dei paletti: quali sono le quantità, per quanto tempo servirà la disponibilità, quanti camion circoleranno sulle strade abruzzesi. “Noi domani abbiamo la giunta regionale e per domani mi aspetto che arrivino questi elementi semplici. Al momento – spiega D’Alfonso – non abbiamo assolutamente avuto risposte”. Lo stesso governatore chiede di sapere “qual è la spinta riorganizzativa del ciclo dei rifiuti a Roma per cercare di capire quanto può durare la loro questione e la nostra solidarietà”. Sul suo profilo Facebook la sindaca Raggi, invece, fa sapere di aver risposto al governatore della regione Abruzzo e di averlo “tranquillizzato sulla validità del Piano per la gestione dei materiali post consumo che abbiamo approvato lo scorso marzo e che contribuirà alla drastica riduzione dei rifiuti indifferenziati”.

Raggi tiene a evidenziare un risultato a suo favore, e cioè l’accordo sottoscritto ieri dall’Ama con un’azienda privata di Aprilia, la Rida Ambiente srl, alla quale verranno conferite circa 40.000 tonnellate di rifiuti della capitale. Ciò consentirà, sottolinea, “sia di contribuire a rinforzare il sistema di smaltimento di Ama, sia di superare le criticità legate alla sovrapproduzione di rifiuti del periodo natalizio”.

Per il Pd non sarà così. “L’accordo che è stato sottoscritto con la società Rida Ambiente di Aprilia non sarà sufficiente per smaltire le 8 mila tonnellate di rifiuti ferme negli impianti di Ama” dice la consigliera capitolina del Pd, Valeria Baglio, nel corso di una conferenza stampa. “Siamo molto, molto preoccupati – dice la capogruppo, Michela Di Biase – gli impianti sono al collasso e i cittadini allo sbando, essendo costretti a tenersi la spazzatura o ad abbandonarla per strada. In questi giorni – aggiunge l’esponente Dem – ci sono arrivate tantissime segnalazioni drammatiche da parte della cittadinanza per quanto riguarda i rifiuti, ma questa Amministrazione continua a negare che la città si trovi in una situazione di emergenza”.

Raggi accusa la regione Lazio di non aver fatto la sua parte, non avendo ancora aggiornato dal 2013 il piano regionale rifiuti. L’assessore ai Rifiuti e Ambiente della Regione, Mauro Buschini, contrattacca: è “totalmente infondata l’affermazione di Di Maio secondo la quale Roma sta costruendo tre impianti. Probabilmente si riferisce ai tanto decantati impianti di compostaggio, dei quali in Regione non vi è traccia delle richieste di autorizzazione. La stessa assessora Montanari ha dichiarato questa mattina che si tratta di impianti in fase di progettazione. Difficile che in una mattinata siano diventati impianti in fase di costruzione”. Per l’assessora all’Ambiente del comune di Roma, Pinuccia Montanari, nella capitale “c’è un problema di ‘percezione’ non di reale criticità”. “Subito dopo Natale – sostiene Montanari – abbiamo avviato un’accurata valutazione delle criticità e monitorato 60 mila cassonetti. Solo nel 2 per cento dei casi abbiamo riscontrato problemi: un dato in linea con la media di altre città, ma capisco che la percezione sia pesante”.

Secondo la Montanari, “le criticità erano concentrate nel VI e X Municipio, in particolare all’Axa, e a macchia di leopardo in quartieri con un’alta concentrazione di negozi che conferiscono i rifiuti non domestici nei cassonetti”.

Intanto mette le mani avanti il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, pronto a vietare il passaggio dei camion che trasportano i rifiuti che dovrebbero arrivare da Roma se non ci sarà chiarezza su impatto ambientale, quantità, tipologia e durata di conferimento dei rifiuti.

Insieme. Un patto per ridurre le diseguaglianze

insieme-veramente11gennaioV2Giovedì prossimo a Roma si terrà la manifestazione nazionale ‘Insieme è meglio’ della lista ‘Insieme’, presso l’Hotel Quirinale da dove parte la campagna elettorale della lista di ispirazione ulivista. “Il centro sinistra deve giocare come gioca una squadra di rugby: con determinazione, con una forte compattezza, rispettando il ruolo di ciascuno. E siglando un ‘patto con gli italiani’ che li coinvolga in un progetto per ridurre le diseguaglianze e costruire un’Europa capace di promuovere democrazia e coesione e promuovere un Green New Deal”. Lo affermano in una nota i promotori della lista Riccardo Nencini, Angelo Bonelli e Giulio Santagata. La nota prosegue affermando che “le due vittorie contro il centro destra, nel 1996 e nel 2006, grazie all’apporto fondamentale di Romano Prodi, sono maturate in questo clima. Possiamo competere se facciamo squadra. Vanno rafforzate le relazioni con gli italiani e va chiusa la parentesi della rottamazione. C’è bisogno – concludono nella nota i promotori di Insieme -di una forza tranquilla, responsabile, ma soprattutto c’è bisogno di servire l’Italia”. La lista Insieme infatti si propone di creare una sintesi in un centrosinistra che negli ultimi anni si è caratterizzato più per le divisioni che per le strade percorse in sintonia. L’ultima stagione che ha visto appunto una unità di movimento, pur con alcune distinzioni, è stata quella dell’Ulivo che ha saputo tenere sotto lo stesso ombrello tutto, o almeno gran parte, del centrosinistra.

Di centrosinistra parla anche Andrea Orlando, ministro della Giustizia ed esponente Pd, che ad Agorà afferma: “L’accordo tra Pd e +Europa con Bonino va fatto assolutamente. E poi spiega che, pur non seguendo da vicino le trattative, ritiene “un bene per la democrazia italiana la presenza dei radicali in una partita come questa”. Infatti Emma Bonino ha stretto nei giorni scorsi un’alleanza con il centrista Bruno Tabacci sotto il simbolo di Centro Democratico. Una scelta che ha destato non poche sorprese viste le provenienze politiche alquanto diverse dei due. La nuova formazione poi non ha ancora sciolto un nodo fondamentale: si è detta di centrosinistra ma non ha ancora specificato con chi vorrà coalizzarsi.

Nel centro destra il barometro segna mal tempo. L’annuncio del presidente della Lombardia Roberto Maroni di non ricandidarsi alla regione, spaventa chi teme la volontà, per il momento smentita dallo stesso interessato, di un suo ritorno nell’arena nazionale. Tanto che Berlusconi e Salvini alzano barricate preventive. E di Berlusconi e Lega parla in un posto su Facebook il leader del Pd Matteo Renzi: “Per anni – afferma – la sinistra ha attaccato Berlusconi a livello personale, demonizzandolo. Lo ha definito un pericolo per la democrazia. Questo modo di fare politica basato sugli attacchi personali a me non piace. La sfida deve essere sui risultati personali, non sugli aspetti personali”. “L’ultima volta che Berlusconi e la Lega hanno governato insieme, fino al 2011, i risultati sono stati devastanti – aggiunge – sia per lo spread che per gli occupati che per il Pil. Noi ci presentiamo con un milione di posti di lavoro in più, con il Pil che cresce di quasi il 2%, con tutti gli indicatori economici che sono passati dal meno al più”.

Usa, cifra record per il muro con il Messico

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Sarà sicuramente il muro più caro di tutti tempi. Donald Trump infatti chiederà al Congresso la cifra folle di 18 miliardi di dollari per costruire il muro tra Stati Uniti e Messico. Si tratta di oltre 1.100 chilometri di barriere, nuove o sostitutive di quelle esistenti. Se verrà concessa, la richiesta si tradurrebbe in una notevole espansione del ‘muro’ attuale, lungo mille chilometri. Il totale – di quasi 1.600 chilometri – equivarrebbe a circa la metà dell’intero confine in questione. Il piano, il più’ dettagliato fino ad ora presentato, è contenuto in un documento preparato dal dipartimento per la Sicurezza nazionale; il Wall Street Journal, che ne dà notizia, ha potuto vederlo. Complessivamente, l’amministrazione Trump vorrebbe 33 miliardi di dollari; la cifra include 5,7 miliardi di dollari in torri, attrezzature di sorveglianza, droni e altre tecnologie; 1 miliardo in cinque anni per la costruzione e manutenzione di strade; 8,5 miliardi in 7 anni per 5mila nuovi agenti e personale vario preposto a controllare il confine.

Il presidente americano Donald Trump punta così a mantenere la promessa fatta in campagna elettorale: quella di costruire un “muro grande e bellissimo” per fermare l’ingresso di migranti privi di permesso di soggiorno e il traffico di droga. Il magnate del mattone diventato leader Usa disse anche che il Messico avrebbe pagato per l’opera ma la nazione dell’America centrale ha sempre risposto picche. Stando al piano descritto nel documento, il progetto per la costruzione del muro verrebbe spalmato in 10 anni ed entro il 2017 ci sarebbe una sorta di barriera lungo circa 1.560 chilometri dei 3.200 del confine Usa-Messico. L’ostacolo di Trump sta proprio al Congresso, dove il supporto per un’opera simile è tiepido. La minoranza democratica è contraria e anche alcuni repubblicani lo sono, o per motivi finanziari o simbolici.

Liste e raccolta firme. Pressing su + Europa

bonino-emmaLa rottura è stata traumatica, ma il Partito Democratico non dispera di riannodare il filo del rapporto con Emma Bonino e +Europa. Dal Nazareno la strategia per uscire dall’impasse della raccolta firme e della presentazione dei candidati è stata avanzata dai vertici del partito. I dem aiuterebbero a raccogliere le firme, garantendo a +Europa di consegnare le liste dei candidati nel plurinominale in tempo utile. Il problema, tuttavia, riguarda soprattutto la presentazione delle liste per l’uninominale, fissata per il 31 gennaio. I radicali, dovendo consegnare le liste del plurinominale il 21 gennaio (giorno in cui si formalizzano anche i simboli e gli apparentamenti), si troverebbero a dover fare affidamento solo sulla buona fede dei dem. I quali assicurerebbero dei posti nelle liste uninominali agli alleati. Da prassi, i partiti attendono fino all’ultimo momento utile per presentare le liste nei collegi uninominali.

Si tratta, infatti, di pesare la forza elettorale di ciascun candidato mettendo, contemporaneamente, d’accordo i diversi umori presenti dentro le forze politiche. E’ per questa ragione che la strada indicata dal vice segretario Pd, Maurizio Martina, non convince Bonino e i suoi che si sentirebbero “legati mani e piedi al Partito Democratico e alle varie sensibilità delle correnti”.

Dunque, la prima opzione rimane quella della corsa solitaria di Emma Bonino, con buona pace di chi vede sfumare la possibilità di contare sui radicali – ben strutturati in regioni chiave come il Piemonte e il Lazio. Non è un caso che anche un ministro apparentemente lontano dalle dispute elettorali come Carlo Calenda oggi scende in campo per richiamare l’attenzione del segretario Matteo Renzi sulla vicenda: “Emma Bonino è pilastro fondamentale dell’alleanza riformista liberal democratica che serve all’Italia, il Pd ne ha bisogno”, spiega Calenda su twitter invitando Matteo Renzi a “sedersi intorno ad un tavolo”, perché “trovare una soluzione è doveroso”. In attesa che da Renzi arrivi una risposta, è Piero Fassino a ribadire l’impegno dei dem: “Abbiamo detto più volte alla Bonino che ci impegniamo a fare due cose: scegliere tempestivamente i candidati ai collegi in modo che si possa avviare presto la raccolta delle firme. E ci impegniamo come Pd e con le altre forze della coalizione a concorrere alla raccolta delle firme: 400 per circoscrizione si riescono a raccogliere in pochi giorni. E la Bonino ha una garanzia assoluta: essendo il Pd interessato che + Europa sia in coalizione, è ovvio che ci impegneremo al massimo nello sforzo di raccogliere le firme necessarie”. Se i tentativi andranno in porto lo si capirà già giovedì: nel pomeriggio, infatti, +Europa terrà una conferenza stampa in cui si farà il punto della situazione e si dovrebbero sciogliere gli ultimi nodi della vicenda.

Redazione Avanti!

Iran: oltre 20 i morti, Khamenei accusa i ‘nemici’

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È salito a più di 20 morti, tra cui un bambino di 11 anni, il bilancio delle violente proteste antigovernative in Iran, mentre, nel suo primo commento a 6 giorni dall’inizio dei disordini, anche la guida suprema della Repubblica islamica, ayatollah Ali Khamenei, ha accusato i “nemici” dell’Iran di fomentare le violenze. Ieri il presidente moderato Hassan Rohani, esortando a riconoscere il diritto del popolo “a dissentire pacificamente”, allo stesso tempo ha puntato il dito contro Usa, Israele e Iran.

La tv di Stato ha dato notizia di nove persone uccise nella notte: 6 in un attacco ad un commissariato nella città di Qahdarijan, durante il quale i manifestanti avevano cercato di rubare armi; un bambino di 11 anni e un ventenne a Khomeinishahr, mentre un membro dei Guardiani della rivoluzione è morto a Najafabad, freddato da colpi di un fucile da caccia secondo le autorità locali esplose da un “cecchino”. Le tre città si trovano nella provincia centrale di Isfahan, poco meno di 400 chilometri a sud di Teheran. Il governatorato di Teheran ha confermato che negli ultimi tre giorni, solo nella capitale, sono stati arrestato 450 manifestanti: 200 persone sabato, 150 domenica e 100 lunedì.

Nel 2009, quando la cosiddetta “onda verde” protestò contro la riconferma a presidente di Mahmoud Ahmadinejad, vennero uccise 36 persone dai miliziani Basiji (che giravano in borghese) e da elementi dei Pasdaran (i guardi della Rivoluzione che ancora oggi rispondono solo alla guida suprema l’ayatollah Ali Kahamenei. Secondo le opposizioni le vittime furono 72. Secondo fonti ufficiali americane citate dal Wall Street Journal, gli Usa sono pronte a imporre nuove sanzioni all’Iran, se Teheran deciderà di reprimere con la forza le proteste governative degli ultimi giorni, colpendo proprio i Guardiani della rivoluzione per garantire danni economici limitati al popolo iraniano. L’amministrazione Trump sta cercando di convincere diversi Paesi a sostenere il diritto degli iraniani a protestare. Oggi il presidente è tornato a twittare elogiando il popolo iraniano, che “sta finalmente agendo contro il regime brutale e corrotto. Tutto il denaro che il presidente Obama follemente gli ha dato è finito in terrorismo e nelle loro tasche. La gente ha poco cibo, c’è grande inflazione e non ci sono diritti umani. Gli Stati Uniti guardano!”, ha scritto il presidente Usa. Secca la replica da Teheran: un portavoce del ministero degli Esteri ha invitato Trump, “invece della perdita di tempo in tweet inutili e offensivi rivolti agli altri popoli e alle altre nazioni”, a “occuparsi delle questioni interne del suo paese come le vittime delle quotidiane sparatorie o dell’esistenza di milioni di poveri e senzatetto”. “Parli bene e si comporti bene, seguendo quello che era il motto degli antichi persiani: pensare bene, parlare bene, agire bene”, ha aggiunto il portavoce, citando i tre sacri dogmi della religione zoroastriana, diffusa in Persia prima dell’arrivo dell’Islam nel settimo secolo dopo Cristo.

Il vice ministro iraniano dell’Interno, con delega alla sicurezza e all’applicazione della legge, Hossein Zollfaghari ha assicurato che i disordini “finiranno presto” e che la calma è già tornata nella maggior parte delle citta’ dell’Iran. Zollfaghari ha aggiunto che la politica del Consiglio di sicurezza del ministero dell’Interno e’ quella di tenere sotto controllo la situazione, sottolineando che “la polizia e le altre forze di sicurezza hanno finora dimostrato la più ampia tolleranza possibile nel trattare con i manifestanti”.

L’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini ha lanciato un appello al “rispetto del diritto a manifestare pacificamente”, mentre il governo britannico ha esortato al “dialogo” tra governo e manifestanti. “Preoccupazione” è stata espressa dalla Turchia, che ha auspicato che “prevalga il buonsenso”. Ankara ha anche ammonito contro le “interferenze esterne”, come ha già fatto la Russia.

SIPARIO SULLE CAMERE

cameraCala il sipario sulla legislatura numero diciassette. Dopo aver ricevuto al Quirinale il premier Gentiloni e i presidenti di Camera e Senato, Sergio Mattarella ha sciolto le Camere. È l’atto finale che porta alle elezioni: gli italiani saranno chiamati alle urne domenica 4 marzo, poi le nuove Camere si riuniranno il 23 dello stesso mese per eleggere i presidenti. Da oggi l’Italia è in campagna elettorale. Da qui al voto resta a Palazzo Chigi Gentiloni: il suo governo non si è dimesso, i poteri non sono limitati all’ordinaria amministrazione. Insomma, le Camere chiudono i battenti, ma il governo non va in vacanza. “L’Italia non si mette in pausa, il governo non tira i remi in barca, continuerà a governare”, ha spiegato il premier nella conferenza stampa di fine anno che ha preceduto di qualche ora l’epilogo della legislatura.

Alle elezioni del 4 marzo verranno premiate le coalizioni e, ha sottolineato il segretario del Psi Riccardo Nencini “non i populisti”. “L’Italia – ha detto ancora intervenendo a Napoli alla all’assemblea di Area progressista – è divisa in tre poli, ma lo scontro elettorale sarà tra centrodestra e centrosinistra. Ci sono buone possibilità che alla fine vinca un centrosinistra rinnovato, coeso, che presenta un programma forte, legato ad un patto concretissimo con gli italiani”. “Con questa legge elettorale – ha spiegato Nencini – verranno premiate le coalizioni. E poi, come avvenuto già a livello europeo, gli italiani non premiano populismi ed estremismi che possano governarli, fanno scelte diverse”. Nencini ha poi aggiunto: “Ci sono tre punti che qualificano la nostra presenza innanzitutto il prossimo Parlamento noi crediamo debba essere un’Assemblea costituente; riforma della Costituzione con inserimento della sostenibilità ambientale e sociale perché c’è troppa diseguaglianza in Italia. Il secondo punto riguarda i migranti: chi vive in Italia deve vivere secondo diritto, secondo responsabilità, godere dei nostri diritti, vivere all’interno di un mondo dove le conquiste legate alla parità tra uomo e donna devono essere protette e salvaguardate sempre. Terzo, ci sarà un’attenzione molto forte sui temi che riguardano il mondo del lavoro con delle proposte che sono state già presentate”. Sulle divisioni nella sinistra Nencini ha detto che “l’Italia ha sempre avuto una sinistra riformista e una massimalista e molte volte la sinistra massimalista gode se la sinistra riformista perde. Spero proprio che questo non avvenga nel corso della prossima campagna elettorale, spero che gli italiani facciano una scelta di cuore e di ragione allo stesso tempo”. La lista di Area Progressita, ha infine aggiunto Nencini, “completa un percorso importante perché associamo un pezzo del mondo che era legato all’ex sindaco di Milano, Pisapia, che ora con noi costruisce la lista Insieme”.

Dietro la scelta di Gentiloni, condivisa con Mattarella, la quasi certezza che le elezioni non avranno un vincitore e che servirà tempo per formare un nuovo governo. Anche Gentiloni lo ha dato per scontato: il premier non ha voluto dire se gli italiani lo ritroveranno a Palazzo Chigi come premier di un governo di larghe intese, ma ha sostenuto che anche senza un vincitore la situazione “potrà essere gestita” con “senso della misura e senso della responsabilita’”, come del resto è successo in Germania, Gran Bretagna e Spagna. “Spero che il Pd abbia un buon risultato e possa essere la forza centrale del prossimo governo”, ha detto ancora il presidente del consiglio. Alla sinistra di governo, stando alle parole di Gentiloni, non dovrebbe essere impossibile dialogare con la sinistra-sinistra di Bersani. Il bilancio che Gentiloni traccia di questo ultimo anno ha varie luci (“oggi l’Italia è fuori dalla più grave crisi dal dopoguerra”, ha detto) e una sola ombra: quella di aver lasciato “incompiuto” il capitolo delle leggi sui diritti, arenatasi sullo ius soli per un solo motivo: “Non avevamo i voti”. Ma complessivamente il voto che si assegna è positivo: “Il mio governo non ha tirato a campare”. Qualche distinguo da Renzi, il premier lo ha fatto : su Visco e Bankitalia (“il Pd aveva preso una posizione, io ho deciso diversamente”) e anche sulla commissione banche (“ho accolto con sollievo la conclusione delle sue audizioni, perché non sono state utilissime”). Ma ha difeso Maria Elena Boschi e ha detto di aver insistito perché “restasse al suo posto”. Ora comincia la campagna elettorale; anche Gentiloni vi prenderà parte (“i governi non sono super partes”) e punterà a far percepire il Pd come “forza tranquilla di governo” per cercare di recuperare i voti degli scontenti e dei disillusi.

Partito un anno fa in sordina, Gentiloni ora miete consensi. Anche Berlusconi ne fa l’elogio (“è una persona gentile e moderata”) e evita di attaccare il Pd: la sua campagna elettorale è tutta contro i cinque stelle , “che sono un vero pericolo per la democrazia” ha sostenuto il leader di Forza Italia. Un fair play, quello di Berlusconi verso il Pd, non ricambiato da Matteo Renzi: per il segretario del Nazareno le promesse elettorali di Berlusconi (pensioni minime a 1000 euro, reddito di dignità, riduzione delle tasse) costerebbero 157 miliardi, quelle dei cinque stelle “solo” 84: insomma “un disastro” o, in alternativa “una presa in giro degli italiani”. Di Maio scrolla le spalle: “Renzi da’ i numeri. Comunque noi possiamo arrivare al 40 per cento e governare da soli”.

Intanto dal collasso di AP di Alfano nasce Civica Popolare. Una lista lista centrista . Ap, Centristi per l’Europa, Democrazia Solidale, Italiapopolare e Idv, si legge in una nota, danno vita alla lista “Civica Popolare” che sosterrà “l’area politica che ha supportato fino in fondo i governi di questa legislatura”. La lista, si legge ancora, “sarà guidata da Beatrice Lorenzin e avrà nel simbolo una margherita” ed è “il primo passo per la costituzione di una forza politica di ispirazione europeista e riformista, per fronteggiare ogni deriva populista e proseguire sul sentiero della ricostruzione civile, sociale e materiale del Paese”. “Quella varata fra ieri sera e oggi – afferma Fabrizio Cicchitto – è un’operazione politica di notevole spessore che mette assieme forze politiche e culturali che aggregate insieme costituiscono un centro davvero autonomo, distinto dal Pd e nettamente contrapposto sia al centro-destra di Forza Italia e Lega, sia al Movimento 5 Stelle. Si tratta di ben altro che una lista civetta”