BLOG
Martina Alice de Carli

Le infaticabili Santanché

Noi, piccole Santanché, collezioniamo finte Kelly di Hermès, fatwe islamiche, e foulard di Gucci raccattati negli outlet della Bassa Padana. Con il metodo «piramide di Cheope» ci presentiamo turgide & scattanti anche dopo gli anta: un tocco qua un tocco là, e il gioco è fatto! I tacchi a spillo? Ma è boia chi li molla: sono le nostre protesi, quasi una filosofia di vita! Daniela, è il nostro unico modello di riferimento socio-politico-culturale. Stavamo bevendo spumante al Billionaire, ma abbiamo temuto che da un momento all’altro sarebbe arrivata la Naomi a spaccarci i telefoni in testa e a devastare la sala. Sarah Palin è la Dani americana, noi siamo le Marilyn Manson italiane. Continua a leggere

Noi Giuovani Democratici e Dalemasessuali

Noi siamo giuovani democratici, e liberalizziamo pensieri al plurale maiestatico. Lanciamo una fatwa contro Luca Telese ché su Twitter attacca il nostro Segretario. Se tocchi Bersani ti facciamo male. Se tocchi D’Alema ti muore la mamma. D’Alema è il più lucido pensatore del panorama politico italiano, e ha sempre ragione. Walter Veltroni non esiste. Noi odiamo la conta, il televoto, e tutto il cucuzzaro. «Mi fido di te»? No, «Bella Ciao»! Soltanto le spie prendono appunti! Stefano Boeri è svenuto alla perfomance di Marina Abramovic, noi sopportiamo anche nove ore di merenda davanti Youdem: eccellente martirio di formazione politica. Continua a leggere

Siamo fasci de borgata

Mi faccio una lampada, e torno. Oh, non prendere impegni ché stasera c’è il Richiamo del Corno a Colle Oppio. No, dài: ma stasera ci sta pure la puntata chiave del Grande Fratello, dillo a Fabietto! Ho il bomber, gli anfibi, e i miei occhiali sono di Dolce&Gabbana. Noi di Terza Posizione giocavamo anche a football americano. La trilogia dei Vanzina, e te dico «fermete». Continua a leggere

Quel sassolino nelle Church’s dei giovani romani

La Vespa morettiana e i girotondi. Le Dr. Marten’s, colazione da Feltrinelli, La Repubblica sgualcita in mano. Il passo è breve, dall’aperitivo underground al quartiere Monti al dopocena esclusivo sulla terrazza dell’Exedra. E poi il cachemire, anche d’estate, pigramente poggiato sulle spalle. E il tweed? E’ un senza limite! Non ci facciamo mancare i passaggi sul red carpet della Festa del Cinema. Al mattino, però, ricordiamoci di scrivere su Facebook di aver trascorso la notte a guardare i film rebus di Fuori Orario, o di aver letto «The bonfire of vanities» di Tom Wolfe. Continua a leggere

In vetrina, metrosexual, e politicamente impegnato.

Il «Metrosexual» – quel maschio eterosessuale sempre in stretto contatto, e mai in conflitto, con il proprio lato femminile – è un edonista che ama curarsi, un appassionato di shopping sfrenato, un frequentatore assiduo di palestre e centri estetici, e attraverso l’applicazione del suo vibrante narcisismo trasforma il corpo in un fondamentale strumento di comunicazione. Definiscono gusto e identità sociale, i metrosexual: una categoria ampiamente confermata dalle statistiche, utili quanto le intenzioni di voto condotte da Mannheimer e Pagnoncelli, che vogliono gli uomini intenti a irrobustire il loro Ego vanesio con investimenti smisurati e spasmodico consumo di sette prodotti cosmetici al giorno. Continua a leggere

Parigi Fashion Week/4

La marchesa Luisa Casati, che perpetuò eccentriche stravaganze di stile, con gli occhi bistrati e la chioma fiammeggiante, nella visione malinconica proposta da Marc Jacobs per Louis Vuitton, sarebbe stata protagonista indiscussa. Come un esercizio di memoria che rimanda alle atmosfere lontane di fine secolo, il treno blu con logo dorato, tra sbuffi di vapore e cigolii metallici, fa sosta nella stazione ricostruita per l’occasione al Cour Carrée del Louvre. In pose studiate e vezzose, le quarantasette superbe viaggiatrici, indossano giacche e cappotti svasati, gonne e vestiti a trapezio esclusivamente sopra i pantaloni. Un ritratto di signora – simile anche alla contessa Greffulhe, musa di Marcel Proust – con cloche calata sulla testa, borse e bauli (in canguro, visone, e camoscio) trasportare da facchini. L’attenzione, però, si concentra sui bottoni-bijoux, sui ricami, e sulle applicazioni di cavallino e cristalli che, come abbagli straordinari dall’aria ammaliatrice, valorizzano soprabiti a grandi revers con spalle strette, il broccato, e il damasco. La sera, quando il desiderio diventa sogno, archiviato lo spirito retrò, un vernissage esclusivo nel padiglione Les Art Decoratifs del Louvre, inaugura la mostra  – passata lo scorso anno alla Triennale di Milano – che mette in rapporto l’evoluzione stilistica della maison: da Louis Vuitton a Marc Jacobs. Un inchino all’edonista Jacobs che – con abile ritmo frenetico, e grande acume per gli affari – trasforma il naftalinico passato in radioso presente.  Continua a leggere

Parigi Fashion Week/3

I cristalli sono i nuovi migliori amici della ragazza Chanel. Karl Lagerfeld questa volta ci conduce in un viaggio profondo al centro della terra re-immaginando gli universi sotterranei di Jules Verne affollati da glamour appuntito & luccicante. La nuova donna della maison di Rue Cambon, come un magnete esigente, richiama a sé gemme vistose, minerali colorati, e micro luminescenze che si incrostano perfettamente sulle maniche, sugli abiti, sui cappotti, sul parka oversize, e sulle gonne portafoglio. Colorati e di varie dimensioni, i cristalli, conferiscono tridimensionalità perfetta e impreziosiscono gonne in organza trasparente soprapposte ai leggings proposti in colori rocciosi. Continua a leggere

Parigi Fashion Week/2

Riccardo Tisci per Givenchy guarda alla frizzante anarchia dello streetstyle e alla supremazia dei materiali: stoffe di diversa provenienza, che si avvicinano creando contrasti sorridenti. La meticolosa operazione sartoriale ammaestra l’indomabile pelle che non porta con sé le tracce dell’usura per sottolineare la credibile componente artigianale. Pelle, dunque: plissettata sulle gonne, fasciante sui boleri con coda da marsina, matelassé sui pantaloni e sulle giacche di taglio tradizionale, aderente sui guanti che sfiorano l’ascella, e rigida sugli stivali che proteggono il ginocchio e nascondono le scarpe. Il corpo dell’amazzone-valchiria, lussuosa e lussuriosa, è plasmato anche da redingote di nappa nera e abbaglianti rossi laccati, da cavallino a lavorazione patchwork, da giacche che si accorciano sul davanti e si allungano sul retro, da capospalla di foggia costruttivista, e dai pantaloni in raso di seta. La sera, una grande festa di plissè – tra iridescenze di ricami in Swarovski e decori di pizzo – si anima su abiti sottoveste dalle tonalità sgargianti come il lilla e l’arancio. Continua a leggere

Parigi Fashion Week/1

Al prêt-à-porter di Christian Dior, firmato da Bill Gaytten, manca l’assoluta trovata di ingegno consacrante e immortale. Il direttore artistico della maison, per trasfigurare il raccolto e renderlo migliore, tenta inutilmente di ramazzare gli angoli dei manuali di storia della Moda. Il risultato è un sacco pieno di rivisitazioni senza grinta. Una collezione composta prevalentemente da gonne a tubo o a trapezio, soprabiti in tessuto da tappezzeria, abiti sovrapposti, top ricamati, tailleur senza espressione.

Continua a leggere

Milano Fashion Week – 4 giorno

JIL SANDER – Due sono le tendenze principali della sfilata di Jil Sander: una – dalla silhouette morbida – con abiti che rispettano le regole dell’abbigliamento, come gli ampi cappotti di flanella e cashmere double, e le destrutturate vestaglie giocate sui toni del rosa languido, del bianco, del cammello, del cipria, che si avvicinano ai concetti e alle forme dell’Alta moda, fermati dal solo gesto della mano che si chiude a pugno sul petto. Continua a leggere