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Massimo Ricciuti

La stretta ma unica strada della serietà

Ok. A scorrere i titoli dei giornali la questione è sempre più esplosiva (dopo la triste realtà dell’incapacità di tenere sotto controllo in modo credibile i conti pubblici). In casa Pd volano pentole, si compiono adulteri e incesti. Il governatore del Lazio si confonde con suo fratello quando fa il Montalbano che si gode un bel pranzetto sul terrazzo di casa. Fa la parte di chi la sa lunga e sembra tranquillo, ma è in arrivo l’abbraccio mortale di D’Alema che è pronto a portarsi dietro gli affondati di LeU e degli sconfittisti “de sinistra”. I candidati alle primarie non si contano e si confondono. Il congresso è sempre più evanescente. Pezzi del ceto dirigente si vedono pronti a salpare per dar vita a liste e poi a partiti(ni) propri. E’ un cupio dissolvi generale proprio mentre il governo giallo-verde mostra evidenti segni di cedimento. Cedimento non all’Europa (come vogliono far credere nella loro perenne campagna elettorale) ma alla cruda realtà dei numeri.

Nel frattempo ecco il ritorno del grande progetto che cova dai tempi della famosa “non vittoria” del 2013. Si mormora, neanche tanto sottovoce, di “sfruttare le contraddizioni del M5S”, si ritorna a dire “che una grande (ma quale) forza politica deve tener conto dei numeri e dei rapporti con chi al governo potrebbe instaurare dinamiche interlocutorie su alcuni temi “, in pratica un pezzo abbondante del Partito Democratico a trazione Zingaretti è pronto a entrare in gioco come stampella di Di Maio. Calenda insiste, e fa bene, sulla necessità di dar vita al “Fronte Repubblicano” , e Renzi pare sul serio intenzionato a dar vita a una sua lista per le europee e poi a un suo partito, quello sì, personale.

Domanda. Ci rendiamo conto che diamine sta accadendo? Abbiamo davvero il coraggio di starcene fermi a guardare? Il Paese e l’Europa hanno bisogno di una nuova opzione riformatrice di matrice lib-lab subito. Un’aggregazione che dia visibilità a temi che sul serio riguardino la tenuta dell’Italia. Questioni che se non affrontate sono benzina sul fuoco sul futuro delle istituzioni democratiche, sul sistema previdenziale, sulle finanze pubbliche, sui diritti civili, sulla libertà di stampa, sulla qualità dell’istruzione, sul capitale umano…per non parlare dei problemi su cui discutiamo ogni giorno e che si impattano sulla vita dei cittadini, delle imprese e dei lavoratori (occupazione). Tav, Tap etc etc.

Non c’è un reale piano strategico per affrontare i numerosi punti di crisi. Manca una visione della società. Manca alle forze di governo ma manca anche alle opposizioni.

Gli imprenditori del nord non ne possono più e iniziano a manifestare chiari sintomi di insofferenza.

Lo sviluppo tecnologico avrà un impatto sul mondo del lavoro (come sempre è stato) e bisogna tenerne conto. I cambiamenti si governano non si rifiutano. Non basta ergere muri. Non basta neanche per la questione immigrazione . L’Africa è il futuro, e attualmente il Ruanda è il Paese che attira più investimenti stranieri e su cui si scommette di più .

Il mezzogiorno è un ponte strategico tra l’Europa e l’Africa. Ma Napoli, invece di comportarsi come l’eventuale cabina di regia con lo sguardo ben puntato sul futuro e sulle proprie capacità ( visto il ruolo che potrebbe avere data la sua posizione geografica e la sua storia), ha invece fallito dal punto di vista amministrativo passando con la gestione De Magistris da 900 milioni di debito a 2 miliardi e mezzo. Al contrario, comuni grandi e piccoli in Campania hanno la fortuna di poter contare su qualificati consiglieri, assessori, sindaci, vice-sindaci che lavorano sodo. La stessa Regione Campania fa la sua parte.

Il punto. Ecco che da questi elementi si evince l’urgenza della costruzione di una moderna forza riformista, plurale, ambientalista (ambientalismo innovativo stile Gruenen), socialista, radicale e che attinga ai gruppi e comitati civici presenti sui territori. Una forza che sappia partire dai territori per lanciare un segnale di un cambiamento vero, concreto e possibile proprio attraverso l’amministrazione quotidiana. Lavorando sodo e guardando in faccia la realtà . Un cambiamento che coinvolga il rilancio del sogno degli Stati Uniti d’Europa iniziando dal duro lavoro nei comuni e nelle città.

Massimo Ricciuti

Napoli. Un progetto riformista per l’alternativa

palazzo zapata

E’ tutto pronto per l’incontro del 14 dicembre a Napoli in Piazza Trieste e Trento n.48 a Palazzo Zapata per le ore 17. Il titolo della manifestazione riassume perfettamente in senso dell’iniziativa. Un incontro innanzitutto interlocutorio e pragmatico dal carattere tipicamente riformista. Con questa manifestazione , che vede intorno allo stesso tavolo illustri professionisti esperti come i docenti universitari Ennio Forte (che interverrà sull’ormai insostenibile problema dei trasporti), Ugo Marani (economista di fama internazionale) che si soffermerà sullo “stato attuale di grande difficoltà finanziaria del Comune di Napoli e sulla incapacità di questa, e delle precedenti amministrazioni, di riuscire a rendere efficiente la gestione amministrativa in un quadro nazionale di forti tagli agli enti locali…”, Felice Laudadio, e il Notaio Diomeide Falconio si soffermeranno sulle emergenze sicurezza e trasparenza senza risolvere le quali è impossibile immaginare un avvio verso una fase nuova che implementi lo sviluppo di una città ferita a morte da una burocrazia kafkiana.

Alla tavola rotonda saranno presenti anche Maria Rosaria Cuocolo , esponente della segreteria nazionale del Psi, Roberto De Masi, ex consigliere comunale, ex assessore e esponente della direzione del Partito che afferma “ questa è innanzitutto una prima fase di ascolto, un percorso che ci vedrà impegnati per dare delle fondamenta solide a un progetto che ci veda protagonisti di un richiamo a tutte le forze, gruppi civici e comitati che chiedono e segnalano risposte chiare ai problemi dei nostri territori. Come socialisti non possiamo che accogliere e rilanciare quest’urgenza coinvolgendo chiunque abbia a cuore la soluzione di problemi che interessino innanzitutto chi in questa città ci vive e è costretto a combattere spesso da solo contro gli effetti di una cattiva gestione amministrativa.

Riformismo significa risolvere pragmaticamente i singoli problemi, con impegno, gradualismo e con l’umiltà di chi non strilla rivoluzioni impossibili ma al contrario si impegna per un cambiamento reale e concreto. Impegno che ci vedrà , auspichiamo, coinvolti insieme a un’area grande, vasta che includa soggettività e forze politiche per un nuovo riformismo”.

maraioPresente all’incontro anche il consigliere regionale e responsabile organizzazione nazionale del Psi Enzo Maraio che sottolinea “Napoli è stata storicamente, e dovrà tornare a essere di nuovo, la capitale del mezzogiorno, riferimento e avanguardia per l’intero Sud. Non vi è dubbio che negli ultimi anni l’amministrazione comunale a guida De Magistris ha cancellato la politica, portando indietro la città e determinando un declino e un arretramento quanto a vivibilità e servizi garantiti al cittadino. È giunta l’ora che le forze riformiste si confrontino e delineino insieme il perimetro di un’alternativa politica e di governo (scandisce Maraio) credibile per rilanciare la città di Napoli. I Socialisti proveranno sin da quest’incontro (che sarà solo una prima tappa di un percorso non facile) a dare il proprio contributo per un nuovo progetto riformista per Napoli”.

L’apertura dell’incontro vede il saluto del commissario provinciale del Psi Luigi Di Dato che scandisce “…con questa nostra piccola riflessione sulla città di Napoli e sul suo stato di salute intendiamo porci in ascolto e recepire tutti i suggerimenti possibili per poter affrontare insieme i problemi di una città che è un ponte tra l’Europa e il Mediterraneo., una città che è una porta sul resto del mondo. Intendiamo lanciare un segnale, a tutte le forze politiche, le associazioni e quanti si muovono sui territori, per dire loro che noi ci siamo! E che insieme possiamo camminare lungo gli stessi binari… ribadisco anche io, come tutti, che non crediamo ai miracoli ma all’impegno concreto. Percorriamola insieme, questa strada. Incominciare subito è un dovere. Ringrazio di cuore chi ha raccolto il nostro invito e siamo pronti a aprirci a chiunque voglia dare un contributo concreto e di idee. Ribadisco ancora che noi ci siamo e faremo la nostra parte fino in fondo. Siamo qui per questo!”

Ai saluti si associa il segretario regionale del Psi Campania Marco Riccio :”…non posso che condividere le parole di Luigi. Siamo qui perché siamo consci che il tempo davvero non consente di attendere neanche un minuto. Noi mettiamo a disposizione la nostra storia al servizio di un grande progetto che parta innanzitutto dal territorio. Come segretario regionale so bene i picchi e gli abissi che caratterizzano la nostra regione. Ma so anche la validità dei nostri amministratori e rappresentanti che con impegno costante e quotidiano si battono ogni giorno per la “buona amministrazione”. Conosco la qualità del lavoro di chi è impegnato nel governo di questa grande regione. Regione fantastica che è pronta a scommettere sul futuro. Riflettere è non solo un bene ma un dovere per chi come noi crede in un riformismo autentico e non parolaio. Napoli è in campo. Oggi ha lo sguardo ben puntato sul futuro! Buon lavoro a tutti noi!”.

Un forte ringraziamento alla segreteria cittadina e al coordinatore cittadino Carmine Serena impegnati nello sforzo di garantire una presenza stabile in tutte le aree e municipalità di Napoli e le risorse umane che si sono messe a disposizione per affrontare ciascuno le tematiche che avverte più urgenti e più prossime alle proprie sensibilità. Coordina i lavori Procolo Mirabella caporedattore Tgr Rai Campania

Auguri e in bocca al lupo a tutti.

Massimo Ricciuti
(delegato Informazione – Segreteria PSI-Napoli)

locandina campania

Massimo Ricciuti
Suggestioni Riformiste

Dopo il Consiglio Nazionale, e già dagli incontri di giugno e alla Festa dell’Avanti! a settembre, si percepisce un deciso e effervescente entusiasmo intorno all’ipotesi della costruzione di una nuova aggregazione politica di stampo riformatrice e europeista. Ovviamente il popolo socialista avverte il richiamo di un’urgenza non più procrastinabile, ma il bello è che proprio l’idea di percorrere non da soli la strada di quella che sarà una grande avventura accende una voglia di partecipazione reale e concreta nella gran parte di chi percepisce oggi il pericolo di un abisso e sente la necessità di un nuovo protagonismo civile. Anche la relazione del Segretario approvata in segreteria e poi il documento approvato in Consiglio dove testualmente si è lanciata la sfida per costruire un percorso atto alla formazione di un progetto politico che partendo dal dinamismo dei socialisti rilanci il Psi e lo metta sui binari di una interlocuzione concreta con altre realtà politiche da sempre prossime come i Radicali (avviando finalmente ,così, nei tempi giusti l’esperienza definita anche La Rosa Nel Pugno) ha decisamente contribuito a accendere curiosità e voglia di ripartire sul serio rilanciando l’esperienza socialista mettendola al servizio di un percorso che possa operare un vero cambiamento possibile. C’è , inoltre, uno spazio sociale, culturale e politico nuovo che ci richiama tutti a guardare oltre. Il popolo che ha riempito le piazze di Torino e non solo è il sintomo che esiste finalmente un’altra Italia da interpretare e che ha voglia di reagire ai pericoli imminenti provocati dal governo dei NO.
Queste settimane stanno vedendo nascere comitati, gruppi civici, circoli che segnalano un’urgenza. Sembra proprio che si aspettino un segnale che provenga da noi. In questi giorni immediatamente successivi al Consiglio Nazionale siamo già impegnati a lanciare iniziative sui territori. E quello che colpisce è la voglia diffusa di contribuire da parte di tutti. Si organizzano convegni (a Napoli se ne sta preparando uno sullo stato della città) e ciò che emerge è l’entusiasmo di chi anche non direttamente collegato al Partito si rende disponibile a offrire impegno e contributo. Basta un giro di telefonate e fioccano adesioni. Oppure squilla il telefono e sono amici vecchi e nuovi che chiedono come essere utili. Occorre massimo rispetto e grandissima apertura. Si tratta di un’opportunità che non riguarda solo un progetto politico (o questa o quell’altra forza politica) ma la messa in sicurezza del Paese in una prospettiva europea. Anzi, di una nuova idea di Europa.
E’ il tempo dell’ascolto!
In Francia, ad esempio, gli attivisti de La Repubblique En Marche hanno lanciato nella giornata di domenica 25 novembre 20 eventi tra volantinaggi e dibattiti tra le persone, in strada. Nel 16éme arrondissement di Parigi i militanti hanno escogitato un formula particolare. Tutti avevano un’app fornita dal partito per raccogliere informazioni dalle persone interrogate lungo la Senna. Tramite il proprio smartphone i “marcheurs” hanno registrato le opinioni dei cittadini sui temi più importanti per la città, e una volta raccolti questi dati sono pronti per essere analizzati per costruire il programma partecipativo con cui EnMarche si presenterà alle elezioni del 2020. Molte persone, incuriosite dal “gadget tecnologico”, si sono fermate e in circa 10 minuti hanno espresso i propri desideri e indicato quali, secondo loro, i problemi più urgenti da risolvere amministrativamente a Parigi. L’app si chiama Paris&Moi!
Chiaro che compito della politica è anche e soprattutto quello di indicare e imporre in “Agenda” le issues, i needing, i temi da affrontare. Anche con soluzioni scomode.
Nel frattempo Il Movimento Federalista Europeo, attraverso il suo nuovo Presidente (Sandro Gozi) lancia un appello. “ A tutti i partiti nazionali che si candidano al Parlamento Europeo, siete d’accordo a costruire una nuova alleanza per la rifondazione europea e a proporla prima delle elezioni per avere un forte mandato popolare su questa base?”
Insomma, questa è l’aria che si respira. C’è gran movimento. E’ questo il momento di aver coraggio e lanciare una grande operazione con chi ci sta. Cercando di fare il possibile per fungere da tessuto connettivo con lo sguardo ben puntato sul futuro. Ci siamo?

Massimo Ricciuti

Il Fronte e il Ponte sull’abisso

Allora. Il tempo stringe. Al congresso ALDE di Madrid per soli tre voti non è passata la mozione che auspicava il meccanismo per permettere la costruzione di liste transnazionali. E’ la seconda volta. Anche l’anno scorso a Amsterdam andò così. La mozione non passò per un solo voto. Però se si guarda ai risultati la mozione non è passata a causa di tre astensioni, concretamente non c’è una maggioranza contro.

Seconda notizia. Macron e EnMarche hanno dichiarato di riconoscersi in ALDE. Così come Ciudanos di Albert Rivera (che al contrario di quanto si pensi non è affatto un partito di destra). In ALDE ci sono movimenti dichiaratamente progressisti come l’olandese D66 e tanti altri. La posizione ufficiale di Guy Verhofstadt , e anche quella di Hans Van Baalen, ribadisce la realtà delle cose. Si tratta di un dato di fatto da cui non possiamo non partire per rilanciarci come forza politica. In pochi anni è cambiato tutto… e in pochi mesi questo cambiamento è ormai conclamato. Le forze progressiste da un lato , quelle populiste e sovraniste (di destra) dall’altro. E’ chiaro che il massimo sarebbe che i primi convergessero sul candidato espresso dal PES… probabilmente non andrà così. Probabilmente. Perché le forze progressiste, liberali e socialiste hanno un obiettivo comune e sono permeate dalle medesime urgenze. Salvare, cambiare e quindi rilanciare il progetto europeo. A questo aggiungiamo che ALDE ha deciso di non presentare un candidato alla Presidenza della Commissione preferendo proporre una rosa di nomi “in grado di svolgere un ottimo lavoro e su cui auspicare la più ampia convergenza. Si tratta di una scelta che si inserisce nel quadro della piena volontà di “essere nel cambiamento”, in pratica una bella critica nei confronti del cosnsueto sistema e una trasparente apertura diretta “a buoni intenditori”. Fortissime, nette e chiare sono le posizioni dei partiti socialisti europei. Chiarissima anche quella del Psi. Un forte progetto riformatore non può che iniziare da qui. Dirlo non è una banalità. Ribadirlo è un dovere. E’ per altro evidente che esistono varie declinazioni all’interno di questo “fronte” (“fronte” che come afferma da tempo anche Ugo Intini va costruito anche in Italia, anzi, cominciamo subito da questo imperativo!). Ma si tratta di “declinazioni” all’interno di una cornice che è la stessa. Non bisogna temere di prendere atto di questa situazione, bensì rilanciare la sfida in positivo. Non è a rischio l’identità socialista, che invece ha di fronte a sé una enorme opportunità di rilancio. Un modo pratico di muoversi immediatamente in questa direzione potrebbe (o dovrebbe) essere quello di porsi come soggetto che funga da tessuto connettivo proponendo patti programmatici e sedi di confronto permanenti.

Ripensiamo al congresso ALDE appena concluso e mettiamo a fuoco i segnali politici emersi. Semplice. Il primo è che si sottolinea una lettura della contemporaneità che ci vede dalla stessa parte del campo. Il secondo è la consapevolezza che attualmente la “grande discriminante” taglia orizzontalmente il più grande partito europeo che fin’ora ha espresso un’opa sulla UE : il PPE! Il Partito Popolare Europeo non è più quello di Kohl e neanche quello della Merkel… ma un soggetto che ha deciso di affrontare questa nuova “era” politica (scusate se chi scrive usa spesso questo termine) scegliendo di fare da sponda alle forze dichiaratamente di destra, spesso xenofobe, a volte contigue a gruppi neofascisti. In ogni caso con una idea di Europa completamente diversa da quella dei partiti dell’altro “fronte”, se non spesso forze anti-europeiste. Il pericolo che tutto crolli oltre che serio è assai probabile.

In Italia davvero siamo già sull’orlo dell’abisso. Un abisso che non solo è sempre più profondo ma il cui diametro si allarga ogni giorno di più. L’altro giorno a Torino c’è stato un bel segnale che cittadini, attivisti, lavoratori, giovani e imprenditori hanno lanciato ai signori del NO. In pratica hanno detto “Cari signori del NO tutto, ci state rubando il futuro!”. Allora è il momento di dire invece Sì! Si Tav. Sì Tap… Sì al futuro. Sì a un modo serio e strategico di creare lavoro. Sì alla sfida!

E allora che parta dai territori, dallo sforzo dei tanti compagni, lavoratori, giovani, donne (diamo, please, un’occhiata ai nuovi componenti della Camera negli States), dai tanti consiglieri comunali, provinciali, municipali, dagli amministratori che ogni giorno affrontano la fatica di “riformare” città, province, regioni etc etc e che si ritroveranno tutti insieme questa settimana alla Convenzione Nazionale degli amministratori socialisti… che parta da ognuno la costruzione di questo benedetto “ponte” che ci faccia superare l’abisso. Per farlo occorre un atto di volontà e il coraggio di farlo insieme agli altri. Adesso è proprio il momento!

Massimo Ricciuti

Il difficile riformismo a Napoli

Diciamocelo chiaramente, così, senza peli sulla lingua. Napoli ha sempre preceduto il Paese per quanto riguarda la percezione di fenomeni involutivi. Essere riformisti a Napoli è come essere “un pinguino all’equatore”. Qualcuno ha definito questa città come una città “porosa”…. In effetti è vero che qui è passato di tutto e tutto è stato assorbito , spesso dando vita a un fortunato e storico caleidoscopio culturale che tanta fortuna a dato all’immagine della città nel mondo. Molte sono state le figure che da Napoli hanno contribuito alla costruzione del riformismo italiano liberale e socialista (Arfè, De Martino, Croce etc.), ma il problema è che la città pare non essere riuscita a fungere da porto franco per l’incrocio delle varie anime della cultura e della pratica riformatrice. Qui si sbatte sempre contro un muro. Il riformismo, proprio in quanto portatore di istanze di cambiamento reale e quindi possibile e concreto, è sempre stato visto con diffidenza. Eppure a due passi da chi scrive c’è l’abitazione di Gaetano Arfè, di fronte c’è un vecchio hotel ottocentesco (chiuso da anni) che durante gli anni della guerra ospitava una simpatica casa chiusa che a sua volta nascondeva un luogo di riferimento per i giellini…. Ma, proprio dietro l’angolo, ecco spuntare la sontuosa (quanto sgradevole e kitsch) “Villa Lauro”, simbolo del potere post fascista, monarchico, reazionario di un sindaco rapace e chiaramente epigone di una stagione nera. Nonostante ciò il “comandante” Lauro è ancora ricordato come un nonno generoso da gran parte dei cittadini. Eppure è entrato nella Storia come quello delle “Mani Sulla Città”, della banconota tagliata a metà (metà prima e metà dopo il voto), del paio di scarpe (una prima e l’altra dopo il voto) , dei pacchi di pasta nei quartieri spagnoli…. Achille Lauro ha perfettamente antropomorfizzato lo spirito del partenopeo spezzando ogni mediazione tra popolo e potere, ogni istituzione democratica, interpretando quello che il napoletano ha sempre voluto e preteso : un rapporto diretto e personale con il “regnante”.

In questo solco si sono inserite perfettamente le figure di Antonio Bassolino (dopo la straordinaria esperienza del primo mandato) e oggi di Luigi De Magistris. Quest’ultimo in procinto di costruire un progetto “europeo” con Varoufakis (si parla di attenzione al progetto transnazionale “Diem25”). Però Napoli è anche la città di Luigi Buccico, di Andrea Geremicca…. del sistema più integrato del trasporto su rotaie (metropolitane e funicolari) di Italia.

Oggi un bellissimo libro di Paolo Macrì (Napoli. Ed. Il Mulino) la racconta con affetto, adesione e un’attenta e rigorosa analisi dove lo storico aggancia l’umano.

Forse si tratta di un libro che per la prima volta riesce a parlare di Napoli senza cadere in luoghi comuni. Dichiarando il proprio punto di vista personale e culturale.

Mercoledì 7 è indetta, nel frattempo, una prima riunione operativa indetta dal commissario del Partito Socialista di Napoli Luigi Di Dato, nella sezione di Piazza Carlo III°. In questi giorni altre iniziative di area lib-lab. Se son rose fioriranno. E i garofani pure. Occorre muoversi, esplorare tutti gli interstizi e cercare di tessere le file di un discorso comune. Nonostante la bufera e gli abissi dell’anima, del tempo e di una città costruita su grotte di tufo.

Massimo Ricciuti

Il cambiamento possibile

E proprio mentre da un bel po’ tutti si stracciano le vesti per l’incapacità di adeguarsi al tempo che passa e alla nuova “era politica”, ecco che dalla ultra realistica Baviera arriva una sorpresa che sa di soluzione. Tutto è andato secondo una direzione decisamente “altra” rispetto a ciò che sta accadendo in questi ultimissimi anni. Sì, effettivamente c’è il crollo dei cosiddetti “partiti di massa”. E’ chiaro che ci sia. Ci mancherebbe. Sì, la Csu perde … ma si attesta in ogni caso su cifre che sfiorano il 40% degli elettori (e l’affluenza è stata massiccia in queste tanto attese elezioni in Baviera). La Spd perde colpi , ma in ogni caso stiamo parlando di un Land da sempre molto conservatore. Il tanto proclamato boom dell’Afd è invece stato parecchio sopravvalutato . Sì, si prende il suo dieci per cento. Ma non un solo voto di più. Nel frattempo ecco la notizia : i Verdi , i Gruenen, sono balzati sotto il 20 per cento!

Il fatto è estremamente rilevante perché non si tratta di un voto di “protesta”. I Gruenen sono un partito vero (non un movimento) e si comportano di conseguenza. Rappresentano il cambiamento possibile perché sono una forza realistica e credibile. Non i soliti movimentisti populisti … ma esattamente l’opposto. Un partito serio. Che non spara cannonate di balle e che si assume responsabilità di governo. Possiamo affermare senza sbagliare che nell’ultraconservatrice Baviera dove era tanto atteso il trionfo dei sovranisti e degli antieuropeisti si è consumato l’inizio della fine di un mito. E la concreta realtà di una Europa che sa declinare la dicotomia “lavoro/ambiente” nel modo più contemporaneo andando al centro della questione.

I Gruenen inquadrano i nuovi lavori all’interno di una cornice che tiene conto delle istanze ambientaliste. Hanno una visione della società chiarissima perché consapevoli che il futuro non è un’incognita ma il frutto delle scelte dell’umano. Hanno imposto un’Agenda invece di inseguire la solita solfa anti-tutto. Si sono imposti perché fortemente europeisti, multiculturali, ma con un approccio pragmatico sulla questione “immigrati” ormai fonte di ogni delirio. Non sorprende che nell’area più cristiana ficcata al centro dell’Europa tanti cristiani abbiano deciso di votarli perché non si sentono rappresentati da chi usa toni violenti e intolleranti verso i migranti. L’atteggiamento dei verdi si è dimostrato vincente e non ha avuto timore di sfidare la corrente. Sarebbe il caso stavolta di effettuare una grande riflessione. Ma una seria e profonda riflessione.

E poi sì è rivelato importante presentarsi agli elettori uniti con un programma chiaro e una volontà netta di battere i sovranisti. Uniti, senza fare a gara con gli altri partiti “della stessa parte del campo”, senza rubarsi voti a vicenda ma, al contrario, agendo in modo “inclusivo”. Pronti per governare sia con le forze progressiste sia con quelle conservatrici. Forse, in ogni caso, è probabile che la Csu deciderà di creare un’alleanza di centrodestra e senza i Verdi. Ma in ogni caso sono pronti a governare come già fanno in altre realtà e come stavano per fare a livello nazionale prima che Linder facesse saltare il banco del governo “Giamaica”.

Ora si fa sul serio. In Baviera Katharina Schulze, con i suoi Gruenen, ha lanciato un segnale chiarissimo. Adesso chi non è in grado di coglierlo è bene che si assuma la responsabilità di non essere all’altezza di una sfida che si può e si deve vincere. Questa è la politica, baby.

Massimo Ricciuti

Scrive Massimo Ricciuti:
Il sovranismo e la lezione texana

Ok. Lo spread è a trecento. I giornalisti sono da togliere dai piedi. La realtà è un’opinione (e su questo c’è da discutere) ed è vera solo quella espressa dal governo. In effetti, dopo quello che sta accadendo ormai in tutto l’occidente, ci sarebbe davvero da fare un’unica cosa seria: rimettere in discussione le antiche teorie analitiche e affrontare di petto un mondo inedito che scappa via dal futuro. Ma per fare questo occorre coraggio, cultura e molta ma molta umiltà. Chiariamo subito che da soli non si va da nessuna parte. Occorre procedere a una ridefinizione delle culture politiche e avviarsi lungo una strada piena di incognite ma obbligata.
In Brasile fallisce il ciclo “socialista” iniziato da Lula e torna la destra tipica del sud america. Quella che ama i generali, i golpe, gli assassini (anche nella nostra europa comincia a andare di moda trovare giornalisti/e , di solito provenienti da est, uccisi perché non hanno taciuto). Ma, nello specifico sudamericano, bisogna ammettere che c’è sempre stata una fortissima tendenza verso forme di personalismo estremo che si trasformano in una sorta di culto della personalità che si declina a sinistra o a destra. E’ la formula perònista, tipica di quel continente. Un populismo “lavorista” o “militarista”. Che però ci fa riflettere su cosa stia succedendo anche qui, da noi. Possiamo dire che in fondo si tratta di un superamento del razionalismo illuminista da cui discendono tutte le nostre classiche teorie politiche. Abbiamo sempre pensato che l’uomo agisse (e votasse) in base a un ponderato esame dei suoi interessi. Invece non è più così. E’ evidente che vi sono altri aspetti dell’umano che sollecitano pulsioni più profonde e, addirittura, ancestrali. Ecco l’entrata in scena delle narrazioni millenaristiche, fortemente identitarie e che fanno leva su quello che abbiamo non nelle tasche, non nella testa, ma nel buio più profondo dell’anima. Ci sono altri aspetti dell’ “umano” cui le destre riescono a cogliere e a strumentalizzare. Cosa fare? Cominciamo con l’evitare che le pulsioni identitarie continuino a persistere anche nelle nostre categorie politiche. Destra e Sinistra esisteranno sempre. Ma mentre la destra ha preso a costruire un’egemonia rimettendosi in gioco e spiazzando tutti, dalle nostre parti si continua a mettere i puntini sulle i e a fare il gioco di chi è più puro e duro quando invece sarebbe doveroso cogliere questa crisi epocale per produrre una grande opportunità di cambiamento. Incominciando dal socialismo liberale e riformista e poi coinvolgendo anche tutto l’asse che comprende l’ALDE e le culture ambientaliste (dal momento che è in atto una rivoluzione che riguarda la trasformazione del lavoro e del rapporto lavoro-uomo-ambiente).
Infine , per gli amichetti sovranisti e fautori dell’uscita dall’euro, ecco una storiella.
Nel 1837 , la Repubblica del Texas, appena proclamata, emise le sue prime banconote. Non disponendo di riserve auree, lo Stato (sovrano) prometteva di pagare ai portatori di queste banconote un interesse del 10 per cento annuo. Nel 1839, il valore di un dollaro dello Stato “sovrano” texano era sceso in poco più di un anno a 40 dollari statunitensi. Di lì a poco la “gente” si ribellò al governo e iniziò a premere per chiedere l’annessione del Texas agli Stati Uniti. Nel 1845, quando il Texas rinunciò alla sua “sovranità” e entrò a far parte dell’Unione, il dollaro texano aveva recuperato gran parte del suo valore raggiungendo i livelli degli altri Stati confederati. Infine, nel 1850, gli Stati Uniti cancellarono i 10 milioni di dollari di debito pubblico del Texas.
Studiate, sovranisti, studiate.

Massimo Ricciuti

Il passato che ritorna

Circolano pericolosissimi segnali che confermano la violenta marcia indietro impressa alla società occidentale e ai suoi valori. Un attacco senza precedenti che ci indica l’abisso in cui stiamo precipitando.

Davvero non c’è un attimo di respiro. E’ il momento di ricomporre il racconto della contemporaneità e rilanciare una grande sfida europea per fare in modo che il futuro non somigli a un terribile passato. Occorre il massimo da parte di tutte le forze che si oppongono alla “internazionale nera”.

Tanti, troppi eventi che messi in fila non danno altra spiegazione se non la conferma che è in atto un pianificato e strategico piano di distruzione civile.

In Europa è impera, come se non bastasse, un’ondata di antisemitismo senza precedenti negli ultimi settant’anni. Un cittadine ebreo su quattro lascia il continente. Spesso per andare in Israele. In Francia c’è un clima irrespirabile. Un odio palpabile che si concretizza con episodi continui di violenza e minacce che purtroppo spesso sfociano nel peggiore dei modi. A fine Agosto un’ala intera del Parlamento francese è stata evacuata a causa di una lettera contenente una minaccia di morte verso un parlamentare di origine ebraica, la busta conteneva oltre alla lettera anche della polvere bianca. Meyer Habib, il parlamentare, ormai è sotto scorta e rivela che lo hanno minacciato di decapitarlo. Nel frattempo interi quartieri si svuotano. In pochi anni la comunità si è dimezzata. Da ottocento famiglie si è passati a quattrocento, testimonia David Ruah , presidente della comunità di Vitry-sur-Seine. Anche a Parigi la situazione è pesante.

Nel diciassettesimo arrondissement oggi le persone di origine ebraica sono 42 mila. Prima erano 173 mila.

La questione è balzata anche agli occhi del New York Times che scrive che a Aulnay-sous-Bois da seicento famiglie ebraiche si è precipitati a cento! Ma il quotidiano fornisce ancora altri numeri che coinvolgono altre zone…la tendenza è generalizzata. E’ anche questo un segno dei tempi. Una barbarie. Come se ci fosse un sentore, ennesimo che qualcosa di terribile sta per accadere.

Il segnale fondamentale è l’indifferenza. Come sempre. L’intelligence francese è al lavoro e in massima allerta…per adesso non si prevedono attacchi terroristici, ma man mano che si avvicina la data delle elezioni europee la situazione sarà da allarme rosso. Quanti altri segnali dobbiamo cogliere prima di svegliarci nel grande incubo?

Massimo Ricciuti

L’orchestra non ha bisogno di solisti

Andiamo con ordine. Sull’obbiettivo sembra che ci sia un accordo ampio sia in Italia sia in Europa. Il sovranista Salvini sta costruendo un’ “internazionale nera” e l’Unione Europea sta correndo un rischio altissimo. Stando ai numeri i sovranisti puntano a diventare il secondo gruppo contando circa 120-140 seggi al Parlamento Europeo. Se l’impresa dovesse riuscire sarebbe uno stravolgimento tale che darebbe il via all’inizio dell’implosione della UE e dei suoi valori. Il PPE sarebbe , sì, il primo partito ma sarebbe fortemente condizionato dai neri al punto di subirne l’egemonia e cambiare pelle. I socialisti sarebbero in calo, un calo sensibile che li vedrebbe scendere a 120-130 seggi contro i 189 precedenti. Ma attenzione, lo scarto con i sovranisti è minimo e la partita è davvero aperta. Soprattutto se consideriamo che ormai è nell’aria l’ipotesi concreta di non correre da soli ma di aggregare un’area “transpartitica” e transnazionale insieme a i liberali di ALDE e il progetto di Macron. Se Liberali e Macron dovessero unirsi innescherebbero un circolo virtuoso che vedrebbe un asse europeista con il PPE e il PES (S & D).

Tutto è quindi in movimento. E innanzitutto in Italia.

Se in Europa si ipotizza un asse che vada da Macron a Tsipras… nel nostro Paese si discute anche animatamente su ipotesi analoghe ma con sfumature diverse (si sa, siamo molto bravi a mettere i puntini sulle ì). Già con il convegno “Via dal Presente” i socialisti hanno iniziato con generosità a dar vita a un percorso di riflessione che partisse innanzitutto dalla ricomposizione della “diaspora socialista”. Poi ecco che l’Avanti con l’incontro del 7 luglio pubblica l’intervento del direttore Mauro Del Bue “Cinque Punti per Ripartire”. Tirando le somme del convegno l’intervento traccia un percorso che a cerchi concentrici coinvolga prima l’area socialista, poi un nuovo cerchio più avanzato con un coinvolgimento dei Radicali Transnazionali, degli ecologisti, dei laici e dei liberali per una Federazione liberalsocialista. E infine lo scopo più ambizioso, quello di dar vita a un soggetto nuovo del Riformismo Italiano. Progetto limpido e fortemente declinato al futuro. Non una somma di sigle ma proprio un fatto nuovo.

La questione è stata rilanciata alla “Tre Giorni a Caserta”. Occasione di confronto rigorosa, alta, ambiziosa e affascinante. Da Nencini a Gozi, da Pier Ferdinando Casini a a Ugo Intini fino a Pia Locatelli e Ugo Intini… tutti hanno convenuto sulla questione che ormai siamo entrati in una nuova “Era Politica” che definirei “Fase di Transizione permanente”. Occorre un nuovo riformismo che superi il novecento e anche questo primo ventennio del duemila. Che rimetta in discussione le nostre certezze per rilanciarne di nuove, più grandi e ambiziose. Con coraggio e generosità. Riccardo Nencini ha chiuso ridandoci appuntamento o ottobre.

Nel frattempo saprà il Pd essere conscio della prova che c’è da affrontare? Calenda propone un progetto non dissimile da quello proposto con realismo e coraggio da Cacciari (al cui appello l’Avanti è stato tra i primi a aderire in modo chiaro e esplicito), anche Sandro Gozi, in costante contatto con EnMarche, intervenendo a Caserta domenica mattina ha esplicitato la sua posizione (ben accolta dalla platea).

Adesso bisognerà attendere cosa accadrà non solo al Pd ma anche a Più Europa.

Prevarranno istinti rivolti al passato (nel primo caso)? Protagonismi (nel secondo)?

Oppure finalmente ci si renderà conto che è giunto il momento di fare tutti insieme una bel salto di qualità riformulando un Riformismo Emotivo, caldo e che sappia parlare alle corde interiori dei cittadini, delle persone in carne e ossa, e ai loro desideri e alle loro preoccupazioni?

Siamo in ritardo, occorre far presto. Ma bisogna anche sgombrare il campo da equivoci e imbarazzi. Sapendo tutti che non ci sarà una seconda chance. E anche se in qualcuno dovesse prevalere l’istinto di correre da solo perché più “puro”, più “nuovo”, o più “forte” sappia che porterà la responsabilità di quel che accadrà all’Italia, all’Europa e alle prossime generazioni (che certo non vorranno morire orbànizzate!).

Massimo Ricciuti

Secessione napoletana

Il vero problema di Napoli affonda nelle sue radici storiche nel rapporto illiberale che il “popolo” (mai riscattato al ruolo di “cittadino”) ha sempre stabilito con chi è al “potere”. Nella storia del rapporto tra istituzioni e città, emerge il dato distintivo che caratterizza la relazione tra chi governa e chi è governato. A Napoli c’è sempre il “regnante” e la “plebe” che lo protegge. Quando si dice “facimm’a rivoluzione!” si intende in realtà prodursi in un ribellismo di carattere reazionario teso a ristabilire un legame diretto con chi sta “su”. Non esiste delega democratica che riconosca il rispetto della mediazione delle istituzioni. Esiste un patto personale tra il “Re” e i suoi “sudditi”. Si tratti di Sindaco e elettori, si tratti del Presidente della Regione e i territori.

Ecco che in questo sistema si inserisce senza scandalizzare la notizia che il Sindaco De Magistris si produce in una versione tutta partenopea dell’attuale populismo del governo nazionale.

Con tre delibere approvate nei giorni scorsi il Sindaco afferma, senza peli sulla lingua, che intende procedere per “accelerare l’autonomia” della città! Una di queste delibere prevede addirittura la “realizzazione di una moneta aggiuntiva all’euro per dar forza a Partenope”!!! E qui siamo in perfetta linea con le politiche nazionali (anche se il testo della delibera, in realtà, è una semplice quanto paradossale dichiarazione di intenti senza concrete proposte nel merito , ma sappiamo che oggi far così è molto trendy…). Un’altra delibera si avventura sul tema dell’autonomia e si chiama Napoli Città Autonoma. Anche questa questione è molto di moda. E poi c’è la questione del “debito ingiusto” ovvero una ricostruzione dove attraverso una analisi della storia delle precedenti amministrazioni si arriva a affermare che il debito che grava sulla città deve essere cancellato perché non riconosciuto dal “popolo” e da questa amministrazione. Anche in questo caso è una faccenda già sentita…

Napoli è un posto magico e particolare. Una città che è in realtà un incrocio di mondi. La sua forza consiste proprio nella sua collocazione geografica, nelle sua storia, nella sua cultura e nella capacità di essere , come già definito ormai quasi trent’anni fa, una realtà “porosa” capace di assorbire, di elaborare e di trasformare impulsi e influssi culturali differenti. Questo è il suo punto di forza. Lo è sempre stato. Culturalmente. Infatti, anche oggi, per quanto riguarda le politiche culturali questa città è capace di offrire il meglio. E’ in grado di essere una città estremamente viva. In tutti i vicoli del centro storico, nella zona universitaria, nelle piazze dei quartieri spagnoli..è tutto un brulicare di associazioni culturali, di centri musicali, di esperimenti di inclusione attiva per migranti e c’è un grande investimento sulla “solidarietà attiva”. Per non parlare di strutture dedicate a minori a rischio recuperati grazie a associazioni di privati spesso aiutate dal Comune. E poi studi di registrazione, etichette musicali, un centro culturale che produce raffinatissime rassegne sulla musica popolare seguite a livello internazionale.

Ma resta il problema di fondo.

Come si concilia tutto questo caleidoscopio con un modo di concepire il “potere” così arcaico.. neo-borbonico. Terribilmente populista?

Le tre delibere che cosa vogliono esprimere in realtà?

E, innanzitutto, le possiamo leggere come chiari messaggi in bottiglia perfettamente calati nel gioco politico nazionale? Probabilmente, per quanto assurda, la risposta potrebbe essere affermativa.

Massimo Ricciuti