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Massimo Ricciuti

Scrive Massimo Ricciuti:
Il sovranismo e la lezione texana

Ok. Lo spread è a trecento. I giornalisti sono da togliere dai piedi. La realtà è un’opinione (e su questo c’è da discutere) ed è vera solo quella espressa dal governo. In effetti, dopo quello che sta accadendo ormai in tutto l’occidente, ci sarebbe davvero da fare un’unica cosa seria: rimettere in discussione le antiche teorie analitiche e affrontare di petto un mondo inedito che scappa via dal futuro. Ma per fare questo occorre coraggio, cultura e molta ma molta umiltà. Chiariamo subito che da soli non si va da nessuna parte. Occorre procedere a una ridefinizione delle culture politiche e avviarsi lungo una strada piena di incognite ma obbligata.
In Brasile fallisce il ciclo “socialista” iniziato da Lula e torna la destra tipica del sud america. Quella che ama i generali, i golpe, gli assassini (anche nella nostra europa comincia a andare di moda trovare giornalisti/e , di solito provenienti da est, uccisi perché non hanno taciuto). Ma, nello specifico sudamericano, bisogna ammettere che c’è sempre stata una fortissima tendenza verso forme di personalismo estremo che si trasformano in una sorta di culto della personalità che si declina a sinistra o a destra. E’ la formula perònista, tipica di quel continente. Un populismo “lavorista” o “militarista”. Che però ci fa riflettere su cosa stia succedendo anche qui, da noi. Possiamo dire che in fondo si tratta di un superamento del razionalismo illuminista da cui discendono tutte le nostre classiche teorie politiche. Abbiamo sempre pensato che l’uomo agisse (e votasse) in base a un ponderato esame dei suoi interessi. Invece non è più così. E’ evidente che vi sono altri aspetti dell’umano che sollecitano pulsioni più profonde e, addirittura, ancestrali. Ecco l’entrata in scena delle narrazioni millenaristiche, fortemente identitarie e che fanno leva su quello che abbiamo non nelle tasche, non nella testa, ma nel buio più profondo dell’anima. Ci sono altri aspetti dell’ “umano” cui le destre riescono a cogliere e a strumentalizzare. Cosa fare? Cominciamo con l’evitare che le pulsioni identitarie continuino a persistere anche nelle nostre categorie politiche. Destra e Sinistra esisteranno sempre. Ma mentre la destra ha preso a costruire un’egemonia rimettendosi in gioco e spiazzando tutti, dalle nostre parti si continua a mettere i puntini sulle i e a fare il gioco di chi è più puro e duro quando invece sarebbe doveroso cogliere questa crisi epocale per produrre una grande opportunità di cambiamento. Incominciando dal socialismo liberale e riformista e poi coinvolgendo anche tutto l’asse che comprende l’ALDE e le culture ambientaliste (dal momento che è in atto una rivoluzione che riguarda la trasformazione del lavoro e del rapporto lavoro-uomo-ambiente).
Infine , per gli amichetti sovranisti e fautori dell’uscita dall’euro, ecco una storiella.
Nel 1837 , la Repubblica del Texas, appena proclamata, emise le sue prime banconote. Non disponendo di riserve auree, lo Stato (sovrano) prometteva di pagare ai portatori di queste banconote un interesse del 10 per cento annuo. Nel 1839, il valore di un dollaro dello Stato “sovrano” texano era sceso in poco più di un anno a 40 dollari statunitensi. Di lì a poco la “gente” si ribellò al governo e iniziò a premere per chiedere l’annessione del Texas agli Stati Uniti. Nel 1845, quando il Texas rinunciò alla sua “sovranità” e entrò a far parte dell’Unione, il dollaro texano aveva recuperato gran parte del suo valore raggiungendo i livelli degli altri Stati confederati. Infine, nel 1850, gli Stati Uniti cancellarono i 10 milioni di dollari di debito pubblico del Texas.
Studiate, sovranisti, studiate.

Massimo Ricciuti

Il passato che ritorna

Circolano pericolosissimi segnali che confermano la violenta marcia indietro impressa alla società occidentale e ai suoi valori. Un attacco senza precedenti che ci indica l’abisso in cui stiamo precipitando.

Davvero non c’è un attimo di respiro. E’ il momento di ricomporre il racconto della contemporaneità e rilanciare una grande sfida europea per fare in modo che il futuro non somigli a un terribile passato. Occorre il massimo da parte di tutte le forze che si oppongono alla “internazionale nera”.

Tanti, troppi eventi che messi in fila non danno altra spiegazione se non la conferma che è in atto un pianificato e strategico piano di distruzione civile.

In Europa è impera, come se non bastasse, un’ondata di antisemitismo senza precedenti negli ultimi settant’anni. Un cittadine ebreo su quattro lascia il continente. Spesso per andare in Israele. In Francia c’è un clima irrespirabile. Un odio palpabile che si concretizza con episodi continui di violenza e minacce che purtroppo spesso sfociano nel peggiore dei modi. A fine Agosto un’ala intera del Parlamento francese è stata evacuata a causa di una lettera contenente una minaccia di morte verso un parlamentare di origine ebraica, la busta conteneva oltre alla lettera anche della polvere bianca. Meyer Habib, il parlamentare, ormai è sotto scorta e rivela che lo hanno minacciato di decapitarlo. Nel frattempo interi quartieri si svuotano. In pochi anni la comunità si è dimezzata. Da ottocento famiglie si è passati a quattrocento, testimonia David Ruah , presidente della comunità di Vitry-sur-Seine. Anche a Parigi la situazione è pesante.

Nel diciassettesimo arrondissement oggi le persone di origine ebraica sono 42 mila. Prima erano 173 mila.

La questione è balzata anche agli occhi del New York Times che scrive che a Aulnay-sous-Bois da seicento famiglie ebraiche si è precipitati a cento! Ma il quotidiano fornisce ancora altri numeri che coinvolgono altre zone…la tendenza è generalizzata. E’ anche questo un segno dei tempi. Una barbarie. Come se ci fosse un sentore, ennesimo che qualcosa di terribile sta per accadere.

Il segnale fondamentale è l’indifferenza. Come sempre. L’intelligence francese è al lavoro e in massima allerta…per adesso non si prevedono attacchi terroristici, ma man mano che si avvicina la data delle elezioni europee la situazione sarà da allarme rosso. Quanti altri segnali dobbiamo cogliere prima di svegliarci nel grande incubo?

Massimo Ricciuti

L’orchestra non ha bisogno di solisti

Andiamo con ordine. Sull’obbiettivo sembra che ci sia un accordo ampio sia in Italia sia in Europa. Il sovranista Salvini sta costruendo un’ “internazionale nera” e l’Unione Europea sta correndo un rischio altissimo. Stando ai numeri i sovranisti puntano a diventare il secondo gruppo contando circa 120-140 seggi al Parlamento Europeo. Se l’impresa dovesse riuscire sarebbe uno stravolgimento tale che darebbe il via all’inizio dell’implosione della UE e dei suoi valori. Il PPE sarebbe , sì, il primo partito ma sarebbe fortemente condizionato dai neri al punto di subirne l’egemonia e cambiare pelle. I socialisti sarebbero in calo, un calo sensibile che li vedrebbe scendere a 120-130 seggi contro i 189 precedenti. Ma attenzione, lo scarto con i sovranisti è minimo e la partita è davvero aperta. Soprattutto se consideriamo che ormai è nell’aria l’ipotesi concreta di non correre da soli ma di aggregare un’area “transpartitica” e transnazionale insieme a i liberali di ALDE e il progetto di Macron. Se Liberali e Macron dovessero unirsi innescherebbero un circolo virtuoso che vedrebbe un asse europeista con il PPE e il PES (S & D).

Tutto è quindi in movimento. E innanzitutto in Italia.

Se in Europa si ipotizza un asse che vada da Macron a Tsipras… nel nostro Paese si discute anche animatamente su ipotesi analoghe ma con sfumature diverse (si sa, siamo molto bravi a mettere i puntini sulle ì). Già con il convegno “Via dal Presente” i socialisti hanno iniziato con generosità a dar vita a un percorso di riflessione che partisse innanzitutto dalla ricomposizione della “diaspora socialista”. Poi ecco che l’Avanti con l’incontro del 7 luglio pubblica l’intervento del direttore Mauro Del Bue “Cinque Punti per Ripartire”. Tirando le somme del convegno l’intervento traccia un percorso che a cerchi concentrici coinvolga prima l’area socialista, poi un nuovo cerchio più avanzato con un coinvolgimento dei Radicali Transnazionali, degli ecologisti, dei laici e dei liberali per una Federazione liberalsocialista. E infine lo scopo più ambizioso, quello di dar vita a un soggetto nuovo del Riformismo Italiano. Progetto limpido e fortemente declinato al futuro. Non una somma di sigle ma proprio un fatto nuovo.

La questione è stata rilanciata alla “Tre Giorni a Caserta”. Occasione di confronto rigorosa, alta, ambiziosa e affascinante. Da Nencini a Gozi, da Pier Ferdinando Casini a a Ugo Intini fino a Pia Locatelli e Ugo Intini… tutti hanno convenuto sulla questione che ormai siamo entrati in una nuova “Era Politica” che definirei “Fase di Transizione permanente”. Occorre un nuovo riformismo che superi il novecento e anche questo primo ventennio del duemila. Che rimetta in discussione le nostre certezze per rilanciarne di nuove, più grandi e ambiziose. Con coraggio e generosità. Riccardo Nencini ha chiuso ridandoci appuntamento o ottobre.

Nel frattempo saprà il Pd essere conscio della prova che c’è da affrontare? Calenda propone un progetto non dissimile da quello proposto con realismo e coraggio da Cacciari (al cui appello l’Avanti è stato tra i primi a aderire in modo chiaro e esplicito), anche Sandro Gozi, in costante contatto con EnMarche, intervenendo a Caserta domenica mattina ha esplicitato la sua posizione (ben accolta dalla platea).

Adesso bisognerà attendere cosa accadrà non solo al Pd ma anche a Più Europa.

Prevarranno istinti rivolti al passato (nel primo caso)? Protagonismi (nel secondo)?

Oppure finalmente ci si renderà conto che è giunto il momento di fare tutti insieme una bel salto di qualità riformulando un Riformismo Emotivo, caldo e che sappia parlare alle corde interiori dei cittadini, delle persone in carne e ossa, e ai loro desideri e alle loro preoccupazioni?

Siamo in ritardo, occorre far presto. Ma bisogna anche sgombrare il campo da equivoci e imbarazzi. Sapendo tutti che non ci sarà una seconda chance. E anche se in qualcuno dovesse prevalere l’istinto di correre da solo perché più “puro”, più “nuovo”, o più “forte” sappia che porterà la responsabilità di quel che accadrà all’Italia, all’Europa e alle prossime generazioni (che certo non vorranno morire orbànizzate!).

Massimo Ricciuti

Secessione napoletana

Il vero problema di Napoli affonda nelle sue radici storiche nel rapporto illiberale che il “popolo” (mai riscattato al ruolo di “cittadino”) ha sempre stabilito con chi è al “potere”. Nella storia del rapporto tra istituzioni e città, emerge il dato distintivo che caratterizza la relazione tra chi governa e chi è governato. A Napoli c’è sempre il “regnante” e la “plebe” che lo protegge. Quando si dice “facimm’a rivoluzione!” si intende in realtà prodursi in un ribellismo di carattere reazionario teso a ristabilire un legame diretto con chi sta “su”. Non esiste delega democratica che riconosca il rispetto della mediazione delle istituzioni. Esiste un patto personale tra il “Re” e i suoi “sudditi”. Si tratti di Sindaco e elettori, si tratti del Presidente della Regione e i territori.

Ecco che in questo sistema si inserisce senza scandalizzare la notizia che il Sindaco De Magistris si produce in una versione tutta partenopea dell’attuale populismo del governo nazionale.

Con tre delibere approvate nei giorni scorsi il Sindaco afferma, senza peli sulla lingua, che intende procedere per “accelerare l’autonomia” della città! Una di queste delibere prevede addirittura la “realizzazione di una moneta aggiuntiva all’euro per dar forza a Partenope”!!! E qui siamo in perfetta linea con le politiche nazionali (anche se il testo della delibera, in realtà, è una semplice quanto paradossale dichiarazione di intenti senza concrete proposte nel merito , ma sappiamo che oggi far così è molto trendy…). Un’altra delibera si avventura sul tema dell’autonomia e si chiama Napoli Città Autonoma. Anche questa questione è molto di moda. E poi c’è la questione del “debito ingiusto” ovvero una ricostruzione dove attraverso una analisi della storia delle precedenti amministrazioni si arriva a affermare che il debito che grava sulla città deve essere cancellato perché non riconosciuto dal “popolo” e da questa amministrazione. Anche in questo caso è una faccenda già sentita…

Napoli è un posto magico e particolare. Una città che è in realtà un incrocio di mondi. La sua forza consiste proprio nella sua collocazione geografica, nelle sua storia, nella sua cultura e nella capacità di essere , come già definito ormai quasi trent’anni fa, una realtà “porosa” capace di assorbire, di elaborare e di trasformare impulsi e influssi culturali differenti. Questo è il suo punto di forza. Lo è sempre stato. Culturalmente. Infatti, anche oggi, per quanto riguarda le politiche culturali questa città è capace di offrire il meglio. E’ in grado di essere una città estremamente viva. In tutti i vicoli del centro storico, nella zona universitaria, nelle piazze dei quartieri spagnoli..è tutto un brulicare di associazioni culturali, di centri musicali, di esperimenti di inclusione attiva per migranti e c’è un grande investimento sulla “solidarietà attiva”. Per non parlare di strutture dedicate a minori a rischio recuperati grazie a associazioni di privati spesso aiutate dal Comune. E poi studi di registrazione, etichette musicali, un centro culturale che produce raffinatissime rassegne sulla musica popolare seguite a livello internazionale.

Ma resta il problema di fondo.

Come si concilia tutto questo caleidoscopio con un modo di concepire il “potere” così arcaico.. neo-borbonico. Terribilmente populista?

Le tre delibere che cosa vogliono esprimere in realtà?

E, innanzitutto, le possiamo leggere come chiari messaggi in bottiglia perfettamente calati nel gioco politico nazionale? Probabilmente, per quanto assurda, la risposta potrebbe essere affermativa.

Massimo Ricciuti

La paura di perdersi

E se, dico se, a tutto ciò che sta accadendo dessimo un senso prepolitico? Ok. Salvini è pronto a issare la bandiera nera su Palazzo Chigi (anche se è Ministro degli Interni, ma è un dettaglio). Ok. Salvini incontra Orbàn e tra di loro si chiamano “eroi”, e con Putin e Trump una pacca sulla spalla e via, come si fa tra veri uomini. Va bene. Il disegno di lanciare un’opa sull’Europa per destrutturarne le fondamenta liberali e rivolte al futuro è palese ed era già un punto strategico dell’asse con il M5S che fu.

Per tutta l’estate abbiamo visto Salvini a dorso nudo per tutte le spiagge di Italia a  dire “ci penso io a difendervi da chi vuole strapparvi l’identità” (per non parlare dei due Fontana che dicono cose del tipo “le donne tornino a fare le mamme..etc etc.”). Tutto agosto passato non a fare il Ministro degli Interni ma a prodursi in una serie di proclami che da un lato hanno avuto come risultato l’emergere della parte peggiore degli istinti maschili dall’altro una straordinaria  (e voluta) perdita di investimenti stranieri, aumento vertiginoso dello spread e crollo della fiducia del nostro Paese. Le dichiarazioni scioviniste, le minimizzazioni degli episodi di violenza, l’emergere di una cultura machista da primo novecento ci fanno pensare anche a un altro aspetto…..

Questo rincorrere un’identità smarrita, anzi, cancellata, di più…..rubata serve a alimentare un odio che travolgerà chi lo prova , ed è, inoltre la spia di un’estrema insicurezza verso sé stessi. In particolare ciò che emerge è un’Italia dove il “maschio”  si sente terribilmente sopraffatto dagli eventi della contemporaneità e dove l’emancipazione liberale, la concorrenza, la libertà, il movimento, la “gettatezza” della vita, i mutamenti sociali e del lavoro hanno definitivamente azzerato l’ego maschile di un Paese che adesso vuole ritornare indietro di mille anni sui diritti civili in nome della Cristianeità (ma quale?) e del passato rurale dove erano ben chiari le divisioni dei ruoli e dei sessi.

E così, come sempre, il maschio rivela tutta la propria incapacità a affrontare il mondo che cambia al punto di fermare il treno e di far scendere tutti.

E mentre l’occidente (e non solo) si è mosso per anni verso l’emancipazione e i diritti civili (che comportano responsabilità e doveri), il “piccolo uomo” smarrito è ritornato da mammina per reclamare “L’uomo forte!”. Ma chi?

Massimo Ricciuti

Scrive Massimo Ricciuti:
Cambio di fase

Dal disastro di Genova (con il conseguente dibattito nazionalizzazione v/s privatizzazione), l’imbarcazione Diciotti impossibilitata a sbarcare nel proprio Paese. il Ministro Savona che dichiara che in realtà il “piano B è in fondo il “piano A”…. la prefigurazione che tra poche settimane i mercati cattivi ci colpiranno perché “vogliono fermare il cambiamento”… Moavero, Tria da un lato, il Ministro Della Paura dall’altro. Il ginepraio della vicenda delle responsabilità Autostrade, le ricostruzioni che smentiscono un po’ tutti (in primis Salvini). Il caos dominante e la assoluta assenza delle opposizioni tracciano uno scenario da brividi. Le voci si rincorrono, si smentiscono, post vengono cancellati, le dichiarazioni degli esponenti dei partiti al governo fanno il paio con il silenzio altrui. Ce ne è abbastanza per essere davvero preoccupati. Settembre è alle porte e ancora non è chiaro quale sarà l’effettivo atteggiamento del governo sul Def e con quale mood cercherà di interloquire con l’Unione Europea. Nel frattempo Putin è stato a Vienna è ha ballato il valzer come fosse a un ricevimento a casa propria. Nel frattempo la Grecia inizia finalmente a fare i primi passi da sola. A costi salatissimi , come pure ha ammesso la “Trojka”. Ma che almeno serva da lezione per come si curano le malattie e per come si fanno scelte scellerate da parte di chi governa in “nome del Popolo Sovrano” a colpi di democrazia diretta contro “gli altri” (UE).

Qualcuno avrà imparato la lezioncina?

E’ di ieri la dichiarazione del Procuratore Capo di Agrigento che ipotizza ipotesi di reato pesanti a carico di esponenti del governo per la vicenda Diciotti (sequestro di persona)….ma perché tutto questo? Perché sta accadendo l’impossibile? Perché stiamo di fronte a un vortice definito di emozioni invece di essere al centro di un vivacissimo confronto politico?

Crediamo che la questione sia da ricercare sicuramente nelle responsabilità di un partito che si è appiattito sul “presente” invece di prospettare una visione della società declinata al futuro (quando ci ha provato, nel 2014 , gli è stata concessa una bella dose di fiducia..ma subito dissipata).

Allora il punto è chiaro che va ricercato in un’opzione strategica che proprio a causa di una certa “leggerezza” ha fatto sì che non da oggi si mettessero radici a una comunità basata sull’atteggiamento vittimario, sul rancore, sulla sfiducia dall’altro da sé e , peggio, in un sentimento di violenta chiusura verso ogni ipotesi di apertura e di modernità. E allora ecco l’emergere del NO come simbolo dei nostri tempi. No a tutto. No Gronda,. No Tav. No Tap. No vaccini…etc etc etc. Un NO irrazionale e assolutamente pre-politico. E come si fa a contrastare con la politica l’epoca del risentimento e delle “passioni tristi”?

Bernard Henry-Levy si è posto pochi giorni fa l’interrogativo e ha giustamente sollecitato tutte le forze che si riconoscono in un ipotesi di futuro a darsi una veloce mossa. Prima della scadenza elettorale europea.  La tornata del 2019 rischia di costituire il punto di non ritorno e la fine dell’occidente per come l’abbiamo conosciuto e per come vorremmo anche cambiarlo in positivo

Andrè Glucksmann con “L’odio” ripercorre tutte le tappe che hanno portato l’occidente sull’orlo dell’abisso.

Bisogna avere l’umiltà di comprendere che siamo entrati in una inedita “Era Politica” e bisogna fare un grande bagno di umiltà, di studio e soprattutto di generosità, mettendo le reciproche identità di provenienza al servizio di un’aggregazione che a cerchi concentrici coinvolga, presto, tutti gli anti-sovranisti d’Italia (e non solo)…non mancano gli appelli per la costruzione di un legame transnazionale. Occorre capire che siamo in una “Fase di Transizione Permanete” e in questo rock’n roll bisogna stare dentro. Occorre una nuova sintassi, un nuovo lessico, un “riformismo emotivo” che riconduca alla ragione con una forte proposta di cambiamento palpabile, popolare e riconoscibile.  Occorre utilizzare il concetto di “fiducia” al posto del sentimento del “rancore”.

Occorrerebbe riconoscere che non esiste una ricetta buona e una cattiva per tutto, ma che ogni problema a una sua soluzione, una sua chiave. Occorrerebbe umilmente sapere che ci sono momenti per fare certe scelte in un certo modo e altri momenti per agire in modo diverso. Che le idee si basano sulla voglia di cambiare in modo concreto, avendo cura della coesione sociale. Occorre unire chi si crede “diverso”. Sapendo che ognuno è diverso e ognuno ha legittimamente il diritto alla propria felicità e ai suoi desideri. Occorre evitare di usare il termina “proteggere”. Occorre iniettare il virus della speranza partendo da segnali concreti. Questo è il riformismo ai tempi del sovranismo!

L’Italia è con Genova

Il crollo del ponte “Morandi” ha provocato decine di vittime e numerosi feriti. Il Ponte è un passaggio obbligato per tutti quelli che passano lungo la A10, l’autostrada che costeggia tutta la Regione.
Immediatamente sono scattati i soccorsi, centinaio sono i dispersi. Una cinquantina di sfollati. Questo è il momento del lutto e del silenzio. Numerosi Comuni, in tutt’Italia e anche all’estero esprimono la loro vicinanza ai cittadini genovesi e al nostro Paese.
Il Comune di Napoli, con il Sindaco De Magistris, ha annullato la tradizionale “Notte della Tammorra” che si tiene ogni anno a ferragosto e vede protagonisti validissimi nomi della musica partenopea e meridionale. La manifestazione organizzata da Carlo Faiello avrebbe previsto quest’anno ospiti come Lina Sastri, Fiorenza Calogero e tantissimi artisti impegnati sulla ricerca etnomusicale.

Ma tantissimi sono i messaggi e le iniziative di solidarietà e di cordoglio.
In quel che dovrebbe essere il momento del silenzio e della riflessione non sono purtroppo mancati episodi di strumentalizzazione e sciacallaggio politico.
Invece si ripropone l’urgenza di implementare lo sviluppo di opere come la Tav e il potenziamento di altre infrastrutture su ferro (Tav, per esempio). Il trasposrto su gomma va affiancato immediatamente da importanti opere che rilancino un sistema di collegamenti sicuri, rapidi e in grado di garantire fiducia agli investitori.

Ma il confuso Ministro Toninelli invece di aiutare i soccorsi accusa e lancia improperi. Ma è fresco il ricordo di quando altri nel suo movimento parlavano della “favoletta del ponte che può crollare” e che invece (secondo loro) avrebbe potuto durare cent’anni. Continua la battaglia tutta rivolta al passato dei grillini che , ricordiamo, si opposero alla Gronda di Genova il cui obbiettivo consiste nell’alleggerire proprio il carico sulla autostrada A10 e sul ponte crollato.

Si continua a spacciare idee assurde e passatiste che porteranno il nostro Paese a essere sempre più inaffidabile (No Tav, No Terzo Valico..e così via (No Tap e No Pedemontana.
Propganda. Ma propaganda pericolosa. Molto pericolosa. Una battaglia contro tutto ciò che sappia di futuro.
A tutto questo oggi rispondiamo con il silenzio per il rispetto delle vittime della tragedia. Dopo occorrerà davvero una riflessione che stoppi questa corsa malata e demagogica.
Ci stringiamo attorno alle vittime e ai loro familiari.

Massimo Ricciuti

L’Europa che pensa al futuro

Pochi mesi e ci saranno le elezioni europee. La vulgata la conosciamo… “l’Europa non esiste”, “la UE è un colabrodo in mano alle banche” , “riprendiamoci la sovranità” etc. etc. etc. Invece è tempo di sostenere a alta voce l’importanza delle Istituzioni europee! Per farlo occorre conoscere come funzionano il Parlamento Europeo, la Commissione, e cosa effettivamente producono. Per farlo basta semplicemente cliccare sul web (cosa che pare essere una delle poche cose che tutti riescono a compiere senza problemi) e trovare i siti che portano fin dentro le stanze e i cassetti della UE…una volta effettuato il login si scoprono tante cose…e si conosce anche “l’agenda” delle sedute del Parlamento, i verbali e anche i documenti su cui la Commissione sta lavorando. E allora è tempo di dire che davvero “l’Europa c’è”!.

La Commissione Europea è al lavoro (dal 2015) sul delicatissimo tema della regolamentazione di un sistema di previdenza integrativa di carattere transnazionale e paneuropeo.

Con il PEPP (Prodotto Pensionistico individuale Paneuropeo) entriamo nel vivo di uno dei “needing” che sono più avvertiti dalle nuove generazioni che vedono un futuro sempre più evanescente e istituzioni lontane dai loro bisogni.

Ma finalmente si può segnalare a testa alta che la UE è invece vicina e attiva più di quanto ci si possa immaginare. E, smentendo tutte le fake che rindondano sui social e nei bar, possiamo dimostrarlo.

Perché il PEPP?
Il documento che presentiamo è frutto di un’impostazione di carattere liberale e di una sinergia con le anime più avanzate dl gruppo ALDE e S&D (sinergia che bisogna implementare) . In pratica si afferma che dopo l’esplosione della più grande crisi economica dal 1929 a oggi la qualità del tenore di vita della classe media (e non solo) si è notevolmente ridotta. Assicurarsi un futuro decente è diventato il bisogno profondo più urgente da affrontare. Chi vuole risparmiare di più per la pensione deve poter contare su una maggiore scelta di prodotti previdenziali individuali adeguati e fondati su investimenti sui mercati dei capitali. Un’ulteriore sfida di politica pubblica è la necessità di assicurare a lungo termine redditi da pensione sufficienti combinando pensioni pubbliche, pensioni aziendali e professionali e pensioni individuali.

La frammentazione del mercato impedisce ai fornitori di pensioni individuali di massimizzare la diversificazione del rischio, l’innovazione e le economie di scala, il che limita la scelta e l’attrattiva e fa aumentare i costi per quanti risparmiano a fini pensionistici. Inoltre, alcuni dei prodotti pensionistici individuali presentano carenze e la loro disponibilità e portabilità TRANSFRONTALIERA sono limitate, mentre è quasi inesistente l’attività transfrontaliera di fornitori e risparmiatori.

Cos’è il PEPP?
Un’iniziativa della UE sulle pensioni individuali potrebbe perciò integrare le attuali norme divergenti a livello nazionale e dell’UE creando un quadro PANEUROPEO per le pensioni (ovviamente per chi desidera avvalersi di questa opzione di risparmio supplementare).

Tale iniziativa (che non sostituirà gli schemi per ora esistenti nazionallmente) introdurrà un nuovo quadro per il risparmio volontario garantendo un’adeguata tutela dei consumatori per quanto riguarda le caratteristiche essenziali del prodotto. Inoltre incoraggerà i fornitori a investire in modo sostenibile nell’economia reale nel lungo periodo in linea con le obbligazioni a lungo termine del prodotto pensionistico paneuropeo (il PEPP, appunto).

La proposta intende creare un marchio di qualità per i prodotti pensionistici individuali europei e può, inoltre, contribuire alla creazione di un mercato unico delle pensioni individuali e promuovere la concorrenza fra fornitori a vantaggio dei consumatori.

Il testo di ben novanta pagine è un ottimo esempio di concretezza e offre una cornice in cui intervenire con strumenti adeguati alle sfide della contemporaneità.

Le paure non vanno agitate per strumentalizzare i cittadini. Se ci sono problemi (che ci sono e che sempre ci saranno) che si sappia che esistono soluzioni. Soluzioni magari non sufficienti e ancora da mettere a fuoco. E esistono istituzioni che vanno migliorate e rinnovate per renderle più vicine di quanto possano apparire. A noi e alle nuove generazioni serve più Europa.

Massimo Ricciuti

Scrive Massimo Ricciuti:
Casaleggio contro il Parlamento

Adesso che è tutto chiaro, adesso che le parole di Davide Casaleggio sono così esplicite, cosa fare?
Mai, prima di queste ore, l’attacco alle istituzioni democratiche da parte del Movimento Cinque Stelle è stato così chiaramente definito. Davide Casaleggio ha definitivamente rivelato anche ai più dubbiosi l’evidente natura totalitaria e antidemocratica del progetto penta stellato.
“Presto il Parlamento sarà inutile!”, ha detto. E la questione inquietante è che questo “ragionamento” (che in realtà è il progetto e il collante di questo Governo) è stato reso pubblico con il massimo candore, senza nessuna preoccupazione di un’eventuale reazione dell’opinione pubblica e delle forze politiche,. Frasi buttate giù e rilasciate a un quotidiano con il tono che si usa quando si afferma una qualsiasi dichiarazione politica. Come se avesse ormai davanti a sé la sicurezza che i tempi sono maturi e le coscienze ormai definitivamente assopite e lobotomizzate. Certo, fa riflettere un po’ anche il metodo utilizzato, non i social, non Fb, ma un tradizionale quotidiano in carta stampata, quasi a sancire l’ufficialità “normale” di tale affermazione.
Il re è nudo! Il Movimento Cinque Stelle non ha alibi. Questo è il suo fine ultimo, questo è il motivo per cui è nato. Adesso fanno solo ridere i balbettii di esponenti della “sinistra PD” o degli esponenti di “LEU” che solo fino a ieri sera hanno sempre sostenuto che con i Cinque Stelle bisognasse dialogare perché “in fondo” esprimono un disagio, perché hanno il consenso della “nostra gente”…. E altre sciocchezze simili. Adesso sarebbe utilissimo sapere quale sarà la reazione del Presidente della Camera Roberto Fico. E Bisognerà capire se quel che dirà saranno frasi obbligate, di circostanza o espressione di un sincera critica. Anzi, ci sarebbe da aspettarsi una posizione di aspro contrasto e di violenta opposizione a tale affermazione. Almeno da parte del Presidente della Camera che tanto piace proprio a quella “sinistra” bersaniana e che si autoproclama “attenta ai problemi del popolo e delle periferie”, quella “sinistra” che da sempre non ha mai smesso di accarezzare il populismo a cinque stelle.
L’accordo con la Lega di Salvini si palesa come il classico “gioco delle parti”. E’ ovvio che sia il M5S sia Salvini perseguano lo stesso scopo da tempo…. Almeno dal 2013…! Chi lo ha negato, chi ha fatto finta di non vedere è in verità complice di un progetto eversivo. Chi ha fin’ora nicchiato o si sia reso “possibilista” su un eventuale dialogo con i penta stellati è coinvolto pienamente. Che si alzi in piedi in aula e faccia immediatamente autocritica. Perché, cari, adesso non c’è un minuto da perdere. Da questo momento si apra una seria riflessione (breve, per cortesia) che punti a un’aggregazione finalizzata davvero a offrire una prospettiva di governo alle forze riformiste, laiche, liberali, socialiste e europeiste. Oggi più che mai il segnale deve essere lanciato proprio in direzione di un grande cambiamento che coinvolga anche l’attuale assetto della UE affinchè si svegli e batta un colpo all’insegna del cambiamento.
In gioco c’è il futuro prossimo della democrazia liberale, rappresentativa.
Altro che Visegrad….qui si finisce direttamente in Venezuela con la benedizione di Di Maio.

Massimo Ricciuti

Scrive Massimo Ricciuti:
La paura e la Colt

Il sentimento dominante della nostra epoca è la paura. È purtroppo un dato acclarato, esplicito e anche fortemente pianificato. In Italia ma non solo. La paura è stata a lungo coltivata per poter meglio “controllare” le società complesse e renderle facili prede di risposte semplicistiche. È difficile essere all’altezza di governare la complessità, meglio semplificare. Anche il cittadino, in fondo, preferisce una risposta easy, istintiva, emotiva…che miri al suo inconscio più che sollecitare un esercizio critico. Oltretutto la paura divide, disunisce e rende tutti ostili ognuno all’altro. L’altro da sé diviene il nemico. C’è sempre bisogno del nemico. Soprattutto quando la situazione diviene magmatica e non ci si riconosce più negli schemi di una volta occorre trovare una pulsione identitaria che ci caratterizzi “contro”. E’ un vecchio schema, un giochino antico, usato sempre con estremo successo dal potere per meglio dominare “Cambi di Fase” e situazioni di instabilità. La situazione attuale è frutto di un lungo racconto largamente condiviso e ben penetrato nel corpo della società (che così diviene facilmente disgregabile). Le polemiche di questi giorni circa la riforma del ddl sulla legittima difesa e le parole del Ministro degli Interni Salvini sulla maggior facilità che i cittadini debbano avere nel potersi procurare un’arma da fuoco non fanno che rendere ancora più esplicita la questione. Una perfetta sincronia temporale giusto per rafforzare lo “spirito dei tempi” e per inserirsi ancora di più negli interstizi delle emozioni negative. Il ministro dice che tu “devi” aver paura perché gli “altri” sono cattivi e per difenderti “devi” avere una pistola. Il problema è nell’irresponsabilità assoluta riguardo le conseguenze di un facile ricorso alle armi. Normalmente aumentano gli omicidi, gli assassini, i suicidi, gli incidenti… i morti! Facilmente può accadere che per sbaglio, o per un eccesso emotivo, si arrivi a sparare a familiari, condomini,o sconosciuti spesso senza motivo. E si muore così, per sbaglio…. E questo darebbe più sicurezza? Ci si sentirebbe più forti? Le anziane signore si sentirebbero delle Calamity Jane? Come sarebbe la società italiana di fronte a un esponenziale aumento delle armi in mano ai cittadini? Ci sarebbero più o meno episodi come quello di Macerata? Quanti sarebbero quelli che inizierebbero a sparare sulla folla dal balcone di casa? E le riunioni di condominio sarebbero finalmente un set da “Mezzogiorno di fuoco”? Tutto questo certo servirebbe sicuramente a favorire maggior consenso elettorale a chi renderebbe possibile una Colt in ogni casa. Ma a quale prezzo? Di nuovo si ripropone la faccenda. Ma è mai possibile che in nome di un aumento nei sondaggi si sia disposti a affondare un Paese, una società, a spostare la collocazione geopolitica dell’Italia, a affossarne le finanze, a distruggere la possibilità che un domani vi sia ancora uno straccio di possibilità che qualcuno abbia qualche soldo per andare in pensione? Davvero si crede che dalle parti di Putin si stia meglio (come ormai si è fatto pensare alla maggioranza degli italiani)? Chi continua questo gioco sappia che esiste una legge per la quale anche il pistolero più veloce del west sa che prima o poi troverà sulla sua strada qualcuno più veloce di lui…e quel giorno arriverà