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Massimo Ricciuti

L’Italia è con Genova

Il crollo del ponte “Morandi” ha provocato decine di vittime e numerosi feriti. Il Ponte è un passaggio obbligato per tutti quelli che passano lungo la A10, l’autostrada che costeggia tutta la Regione.
Immediatamente sono scattati i soccorsi, centinaio sono i dispersi. Una cinquantina di sfollati. Questo è il momento del lutto e del silenzio. Numerosi Comuni, in tutt’Italia e anche all’estero esprimono la loro vicinanza ai cittadini genovesi e al nostro Paese.
Il Comune di Napoli, con il Sindaco De Magistris, ha annullato la tradizionale “Notte della Tammorra” che si tiene ogni anno a ferragosto e vede protagonisti validissimi nomi della musica partenopea e meridionale. La manifestazione organizzata da Carlo Faiello avrebbe previsto quest’anno ospiti come Lina Sastri, Fiorenza Calogero e tantissimi artisti impegnati sulla ricerca etnomusicale.

Ma tantissimi sono i messaggi e le iniziative di solidarietà e di cordoglio.
In quel che dovrebbe essere il momento del silenzio e della riflessione non sono purtroppo mancati episodi di strumentalizzazione e sciacallaggio politico.
Invece si ripropone l’urgenza di implementare lo sviluppo di opere come la Tav e il potenziamento di altre infrastrutture su ferro (Tav, per esempio). Il trasposrto su gomma va affiancato immediatamente da importanti opere che rilancino un sistema di collegamenti sicuri, rapidi e in grado di garantire fiducia agli investitori.

Ma il confuso Ministro Toninelli invece di aiutare i soccorsi accusa e lancia improperi. Ma è fresco il ricordo di quando altri nel suo movimento parlavano della “favoletta del ponte che può crollare” e che invece (secondo loro) avrebbe potuto durare cent’anni. Continua la battaglia tutta rivolta al passato dei grillini che , ricordiamo, si opposero alla Gronda di Genova il cui obbiettivo consiste nell’alleggerire proprio il carico sulla autostrada A10 e sul ponte crollato.

Si continua a spacciare idee assurde e passatiste che porteranno il nostro Paese a essere sempre più inaffidabile (No Tav, No Terzo Valico..e così via (No Tap e No Pedemontana.
Propganda. Ma propaganda pericolosa. Molto pericolosa. Una battaglia contro tutto ciò che sappia di futuro.
A tutto questo oggi rispondiamo con il silenzio per il rispetto delle vittime della tragedia. Dopo occorrerà davvero una riflessione che stoppi questa corsa malata e demagogica.
Ci stringiamo attorno alle vittime e ai loro familiari.

Massimo Ricciuti

L’Europa che pensa al futuro

Pochi mesi e ci saranno le elezioni europee. La vulgata la conosciamo… “l’Europa non esiste”, “la UE è un colabrodo in mano alle banche” , “riprendiamoci la sovranità” etc. etc. etc. Invece è tempo di sostenere a alta voce l’importanza delle Istituzioni europee! Per farlo occorre conoscere come funzionano il Parlamento Europeo, la Commissione, e cosa effettivamente producono. Per farlo basta semplicemente cliccare sul web (cosa che pare essere una delle poche cose che tutti riescono a compiere senza problemi) e trovare i siti che portano fin dentro le stanze e i cassetti della UE…una volta effettuato il login si scoprono tante cose…e si conosce anche “l’agenda” delle sedute del Parlamento, i verbali e anche i documenti su cui la Commissione sta lavorando. E allora è tempo di dire che davvero “l’Europa c’è”!.

La Commissione Europea è al lavoro (dal 2015) sul delicatissimo tema della regolamentazione di un sistema di previdenza integrativa di carattere transnazionale e paneuropeo.

Con il PEPP (Prodotto Pensionistico individuale Paneuropeo) entriamo nel vivo di uno dei “needing” che sono più avvertiti dalle nuove generazioni che vedono un futuro sempre più evanescente e istituzioni lontane dai loro bisogni.

Ma finalmente si può segnalare a testa alta che la UE è invece vicina e attiva più di quanto ci si possa immaginare. E, smentendo tutte le fake che rindondano sui social e nei bar, possiamo dimostrarlo.

Perché il PEPP?
Il documento che presentiamo è frutto di un’impostazione di carattere liberale e di una sinergia con le anime più avanzate dl gruppo ALDE e S&D (sinergia che bisogna implementare) . In pratica si afferma che dopo l’esplosione della più grande crisi economica dal 1929 a oggi la qualità del tenore di vita della classe media (e non solo) si è notevolmente ridotta. Assicurarsi un futuro decente è diventato il bisogno profondo più urgente da affrontare. Chi vuole risparmiare di più per la pensione deve poter contare su una maggiore scelta di prodotti previdenziali individuali adeguati e fondati su investimenti sui mercati dei capitali. Un’ulteriore sfida di politica pubblica è la necessità di assicurare a lungo termine redditi da pensione sufficienti combinando pensioni pubbliche, pensioni aziendali e professionali e pensioni individuali.

La frammentazione del mercato impedisce ai fornitori di pensioni individuali di massimizzare la diversificazione del rischio, l’innovazione e le economie di scala, il che limita la scelta e l’attrattiva e fa aumentare i costi per quanti risparmiano a fini pensionistici. Inoltre, alcuni dei prodotti pensionistici individuali presentano carenze e la loro disponibilità e portabilità TRANSFRONTALIERA sono limitate, mentre è quasi inesistente l’attività transfrontaliera di fornitori e risparmiatori.

Cos’è il PEPP?
Un’iniziativa della UE sulle pensioni individuali potrebbe perciò integrare le attuali norme divergenti a livello nazionale e dell’UE creando un quadro PANEUROPEO per le pensioni (ovviamente per chi desidera avvalersi di questa opzione di risparmio supplementare).

Tale iniziativa (che non sostituirà gli schemi per ora esistenti nazionallmente) introdurrà un nuovo quadro per il risparmio volontario garantendo un’adeguata tutela dei consumatori per quanto riguarda le caratteristiche essenziali del prodotto. Inoltre incoraggerà i fornitori a investire in modo sostenibile nell’economia reale nel lungo periodo in linea con le obbligazioni a lungo termine del prodotto pensionistico paneuropeo (il PEPP, appunto).

La proposta intende creare un marchio di qualità per i prodotti pensionistici individuali europei e può, inoltre, contribuire alla creazione di un mercato unico delle pensioni individuali e promuovere la concorrenza fra fornitori a vantaggio dei consumatori.

Il testo di ben novanta pagine è un ottimo esempio di concretezza e offre una cornice in cui intervenire con strumenti adeguati alle sfide della contemporaneità.

Le paure non vanno agitate per strumentalizzare i cittadini. Se ci sono problemi (che ci sono e che sempre ci saranno) che si sappia che esistono soluzioni. Soluzioni magari non sufficienti e ancora da mettere a fuoco. E esistono istituzioni che vanno migliorate e rinnovate per renderle più vicine di quanto possano apparire. A noi e alle nuove generazioni serve più Europa.

Massimo Ricciuti

Scrive Massimo Ricciuti:
Casaleggio contro il Parlamento

Adesso che è tutto chiaro, adesso che le parole di Davide Casaleggio sono così esplicite, cosa fare?
Mai, prima di queste ore, l’attacco alle istituzioni democratiche da parte del Movimento Cinque Stelle è stato così chiaramente definito. Davide Casaleggio ha definitivamente rivelato anche ai più dubbiosi l’evidente natura totalitaria e antidemocratica del progetto penta stellato.
“Presto il Parlamento sarà inutile!”, ha detto. E la questione inquietante è che questo “ragionamento” (che in realtà è il progetto e il collante di questo Governo) è stato reso pubblico con il massimo candore, senza nessuna preoccupazione di un’eventuale reazione dell’opinione pubblica e delle forze politiche,. Frasi buttate giù e rilasciate a un quotidiano con il tono che si usa quando si afferma una qualsiasi dichiarazione politica. Come se avesse ormai davanti a sé la sicurezza che i tempi sono maturi e le coscienze ormai definitivamente assopite e lobotomizzate. Certo, fa riflettere un po’ anche il metodo utilizzato, non i social, non Fb, ma un tradizionale quotidiano in carta stampata, quasi a sancire l’ufficialità “normale” di tale affermazione.
Il re è nudo! Il Movimento Cinque Stelle non ha alibi. Questo è il suo fine ultimo, questo è il motivo per cui è nato. Adesso fanno solo ridere i balbettii di esponenti della “sinistra PD” o degli esponenti di “LEU” che solo fino a ieri sera hanno sempre sostenuto che con i Cinque Stelle bisognasse dialogare perché “in fondo” esprimono un disagio, perché hanno il consenso della “nostra gente”…. E altre sciocchezze simili. Adesso sarebbe utilissimo sapere quale sarà la reazione del Presidente della Camera Roberto Fico. E Bisognerà capire se quel che dirà saranno frasi obbligate, di circostanza o espressione di un sincera critica. Anzi, ci sarebbe da aspettarsi una posizione di aspro contrasto e di violenta opposizione a tale affermazione. Almeno da parte del Presidente della Camera che tanto piace proprio a quella “sinistra” bersaniana e che si autoproclama “attenta ai problemi del popolo e delle periferie”, quella “sinistra” che da sempre non ha mai smesso di accarezzare il populismo a cinque stelle.
L’accordo con la Lega di Salvini si palesa come il classico “gioco delle parti”. E’ ovvio che sia il M5S sia Salvini perseguano lo stesso scopo da tempo…. Almeno dal 2013…! Chi lo ha negato, chi ha fatto finta di non vedere è in verità complice di un progetto eversivo. Chi ha fin’ora nicchiato o si sia reso “possibilista” su un eventuale dialogo con i penta stellati è coinvolto pienamente. Che si alzi in piedi in aula e faccia immediatamente autocritica. Perché, cari, adesso non c’è un minuto da perdere. Da questo momento si apra una seria riflessione (breve, per cortesia) che punti a un’aggregazione finalizzata davvero a offrire una prospettiva di governo alle forze riformiste, laiche, liberali, socialiste e europeiste. Oggi più che mai il segnale deve essere lanciato proprio in direzione di un grande cambiamento che coinvolga anche l’attuale assetto della UE affinchè si svegli e batta un colpo all’insegna del cambiamento.
In gioco c’è il futuro prossimo della democrazia liberale, rappresentativa.
Altro che Visegrad….qui si finisce direttamente in Venezuela con la benedizione di Di Maio.

Massimo Ricciuti

Scrive Massimo Ricciuti:
La paura e la Colt

Il sentimento dominante della nostra epoca è la paura. È purtroppo un dato acclarato, esplicito e anche fortemente pianificato. In Italia ma non solo. La paura è stata a lungo coltivata per poter meglio “controllare” le società complesse e renderle facili prede di risposte semplicistiche. È difficile essere all’altezza di governare la complessità, meglio semplificare. Anche il cittadino, in fondo, preferisce una risposta easy, istintiva, emotiva…che miri al suo inconscio più che sollecitare un esercizio critico. Oltretutto la paura divide, disunisce e rende tutti ostili ognuno all’altro. L’altro da sé diviene il nemico. C’è sempre bisogno del nemico. Soprattutto quando la situazione diviene magmatica e non ci si riconosce più negli schemi di una volta occorre trovare una pulsione identitaria che ci caratterizzi “contro”. E’ un vecchio schema, un giochino antico, usato sempre con estremo successo dal potere per meglio dominare “Cambi di Fase” e situazioni di instabilità. La situazione attuale è frutto di un lungo racconto largamente condiviso e ben penetrato nel corpo della società (che così diviene facilmente disgregabile). Le polemiche di questi giorni circa la riforma del ddl sulla legittima difesa e le parole del Ministro degli Interni Salvini sulla maggior facilità che i cittadini debbano avere nel potersi procurare un’arma da fuoco non fanno che rendere ancora più esplicita la questione. Una perfetta sincronia temporale giusto per rafforzare lo “spirito dei tempi” e per inserirsi ancora di più negli interstizi delle emozioni negative. Il ministro dice che tu “devi” aver paura perché gli “altri” sono cattivi e per difenderti “devi” avere una pistola. Il problema è nell’irresponsabilità assoluta riguardo le conseguenze di un facile ricorso alle armi. Normalmente aumentano gli omicidi, gli assassini, i suicidi, gli incidenti… i morti! Facilmente può accadere che per sbaglio, o per un eccesso emotivo, si arrivi a sparare a familiari, condomini,o sconosciuti spesso senza motivo. E si muore così, per sbaglio…. E questo darebbe più sicurezza? Ci si sentirebbe più forti? Le anziane signore si sentirebbero delle Calamity Jane? Come sarebbe la società italiana di fronte a un esponenziale aumento delle armi in mano ai cittadini? Ci sarebbero più o meno episodi come quello di Macerata? Quanti sarebbero quelli che inizierebbero a sparare sulla folla dal balcone di casa? E le riunioni di condominio sarebbero finalmente un set da “Mezzogiorno di fuoco”? Tutto questo certo servirebbe sicuramente a favorire maggior consenso elettorale a chi renderebbe possibile una Colt in ogni casa. Ma a quale prezzo? Di nuovo si ripropone la faccenda. Ma è mai possibile che in nome di un aumento nei sondaggi si sia disposti a affondare un Paese, una società, a spostare la collocazione geopolitica dell’Italia, a affossarne le finanze, a distruggere la possibilità che un domani vi sia ancora uno straccio di possibilità che qualcuno abbia qualche soldo per andare in pensione? Davvero si crede che dalle parti di Putin si stia meglio (come ormai si è fatto pensare alla maggioranza degli italiani)? Chi continua questo gioco sappia che esiste una legge per la quale anche il pistolero più veloce del west sa che prima o poi troverà sulla sua strada qualcuno più veloce di lui…e quel giorno arriverà

Scrive Massimo Ricciuti:
La parola che manca

Ok, siamo nella società definita “post-thrut”. Siamo inondati da una mare di “fakes” che puntano alla costruzione di un mondo che non c’è. Ovviamente per costruire “il mondo che non c’è” è in atto un terribile tentativo di minare le fondamenta di quello che attualmente c’è…
Dalla questione migratoria , i cui numeri e i cui flussi sono oggettivamente distanti da quelli comunicati e “narrati” dai nostri esponenti di governo, alle ricette economiche di matrice populista. Tutto il fenomeno, tra l’altro, si infrange sulla contraddizione che certo una risposta “solidale e cooperativa” certo non può venire da altri Paesi “sovranisti” e velati di nazionalismo.
Ma c’è di più. Il punto è che ormai la “Percezione” dei fenomeni si è imposta sul “Principio di Realtà”.
Una dei possibili metodi per ben descrivere accadimenti sociali potrebbe essere proprio la linguistica.
Ripeto qui una storiella che mi porto dietro sin dai tempi dell’università..e che trovo quanto mai attuale.
La storia è questa.
Un giorno Levi-Strauss (l’antropologo, per intenderci) si imbatté in una notizia piuttosto curiosa. Nell’Oceano Pacifico vi era un’isoletta meravigliosa. Paesaggi incantevoli, mare straordinario, vegetazione ricca, terra buona per l’agricoltura, uomini forti e donne bellissime. Un’organizzazione sociale perfetta come un orologio. Ciascuno si dedicava alle attività che più riteneva consone alle proprie attitudini, pesca, caccia, arare i campi, educare i bambini, costruire un minimo di infrastrutture necessarie per garantire e migliorare la qualità della vita e la mobilità delle persone e della merci (tutte rigorosamente naturali). Eppure nonostante tutto questo vi era uno sbalorditivo numero di suicidi!
Come mai? Quali le cause se tutto esa così perfetto?
Levi-Strauss ovviamente si recò subito sul posto dove rimase quasi un anno. Studiò bene l’organizzazione del lavoro, si preoccupò di verificare empiricamente se tutto ciò che aveva letto fosse davvero corrispondente alla realtà…. In effetti tutto era meravigliosamente straordinario. Un vero e proprio paradiso terrestre! Ma qualcosa effettivamente continuava a non quadrare. La gente moriva. Eppure vi era cibo, vi era armonia, tutto era accogliente! Forse fin troppo… Allora il “nostro” cercò di imparare bene l’idioma locale. Si immerse nella vita sociale, ne condivise le abitudini, lo stile di vita, e una volta acquisita una sufficiente padronanza del linguaggio interloquì sempre di più con i “medici” locali… studiò le “cure” usate…analizzò le tipologie delle varie patologie…e si accorse che ve ne era una estremamente ricorrente e non diversa da quelle tipiche del mondo occidentale e “civilizzato”. La depressione!
Nonostante quel paradiso la “gente” aveva smesso di essere considerata come “persona”, la comunità si prendeva cura di tutti e trattava tutti con lo stesso affetto, la stessa dedizione, la stessa premura, lo stesso metodo…. Ma il “singolo”? Dov’era il “singolo”?
Quando qualcuno stava male il “medico” chiedeva “ma dove è che hai male”? e il paziente, indicando un punto indefinito all’interno del tronco, “qui..ho male qui…” e di conseguenza il “medico” “ma qui dove? Il fegato? La pancia? Il cuore?” …ma ahinoi le domande erano troppo specifiche e le risposte molto relative….
Ecco che Levi-Strauss ebbe il colpo di genio!
In quell’idioma mancava la parola che potesse descrivere, e quindi nominare, comunicare e curare la malattia del “singolo”. Il disagio interiore. La legittimità di un bisogno “altro” rispetto a quelli comuni perché specifico, “proprio”, “unico” , “distintivo”. E come si cura il malessere interiore? Con la parola! Ecco la spiegazione.

Questa storiella ci insegna tante cose. Innanzitutto che solo dando un “nome” alle cose esse possono vivere socialmente. Due. Oltre si bisogni collettivi , sottotraccia, ci sono i desideri dei singoli. E vanno riconosciuti e legittimati.
Se volessimo darne una lettura ancora più calata nella dimensione politica allora dobbiamo rileggere un po’ di cosucce e renderci conto che solo da un dialogo costante tra il riformismo socialista e la cultura liberale più avanzata potremmo individuare gli ingredienti per “curare” di volta in volta malesseri sempre diversi perché “unici”.

Niente di nuovo. È sempre la vecchia storia. Ma occorre comunque ricordarla.

Cronaca di una normale giornata xenofoba

Centro città. Strada elegante con antichi palazzi. Pochi metri e c’è l’Istituto Grenoble, scuola francese dove ho studiato da ragazzo, ancora pochi passi e ecco la banca. Faccio un bonifico e mi iscrivo alla F.I.D.U. (Federazione Italiana Diritti dell’Uomo), emanazione del Comitato Italiano Helsinki. L’associazione sta per aprire una sede anche nella mia città. Felice di essere riuscito a completare l’operazione esco dalla banca e mi avvio per strada, la mia strada, dove ho studiato e dove ho vissuto (ci sono ritornato a abitare da poco, in realtà..la vita mi ha portato a svolazzare di qua e di là).

Che succede?

Altri due passi e ecco davanti a me la scena.
Un branco di ragazzini rigorosamente ben vestiti e dall’aspetto apparentemente “per bene” circondano un fioraio di colore e lo molestano, lo strattonano e lo prendono in giro. Questi ragazzini avranno circa l’età dei miei figli, il fioraio non reagisce mentre i ragazzini continuano a insultarlo devastando la sua piccola bottega improvvisata.
Mi guardo intorno, nessuno muove un dito, nessuno si indigna, i passanti ostentano una totale indifferenza. Affretto il passo e velocemente mi inserisco tra i ragazzini cercandoli di fermare. Prendo il più grande per la giacchetta (firmata) e gli grido in faccia “Ma che state facendo?” e lui come se nulla fosse mi risponde “Ma è un negro!”. E’ un negro….. a questo punto mi arrabbio e do una strigliata decisa che sia di esempio anche agli altri ragazzini: “E che diavolo significa?! Piantatela immediatamente se no prendo i vostri dannati smartphone da cento euro e chiamo i vostri genitori!”. I ragazzini smettono di devastare la “bottega” del fioraio ambulante e il più grande inizia a ridere. Reagisco subito “Non c’è un cavolo da ridere, imbecille! Anzi ora ti faccio vedere io cos’è vivere!” Lo prendo per un braccio molto violentemente lo metto proprio di fronte al fioraio. “Adesso chiedigli scusa!”, grido. Lui non accenna a farlo e ridacchia guardando i suoi amici. Io insisto e lui infine pronuncia un impercettibile suono. Insisto “Alza la voce! L’hai persa? Non ho sentito!”. Lui allora scandisce “Scusa!”. Ma lo fa poco convinto e subito scappa via, ovviamente ridendo, insieme agli altri “ragazzini”.
Il fioraio e io ci guardiamo negli occhi, in silenzio. Gli do una mano a riordinare le sue cose, lo aiuto a raccogliere i fiori, mi sento terribilmente colpevole. Gli faccio “I’m sorry…I’m so sorry…”. Non mi vengono le parole. Lui mi sorride e in perfetto italiano mi risponde “Sono solo bambini…non ti preoccupare….ci sono abituato.” . “Come ti chiami?” , “Nimal”. Imbarazzato gli chiedo quanto costa un mazzetto di garofani rossi, lui sceglie i più freschi e me li incarta. “Quanto ti devo?”. “Niente” e me li porge con un sorriso. “Grazie, Nimal!” Non insisto, lo ringrazio , prendo il mio mazzo di fiori e con un mezzo sorriso (che si trasforma in una strana smorfia) mi avvio verso casa. “Così piccoli e già così fascisti…” penso dentro di me.

I giornali riportano le dichiarazioni di esponenti politici del “nostro” Governo. Uno parla di “purezza della razza bianca”, un altro di “difesa dei valori cristiani dall’invasione degli immigrati”, un altro ancora dice cose del tipo “le nostre donne devono tornare a fare le mamme”…. Il ministro degli Interni (che ha ormai assunto il ruolo di Premier) parla di censimento o schedatura dei “Rom” (procedura incostituzionale, come fatto notare anche dal suo collega Di Maio….)

Avvilimento….

Oggi!

Da qualche settimana ogni volta che passo davanti al mio amico fioraio compro un mazzo di fiori per mia moglie e per mia figlia. “Da parte di Nimal!”

Nel frattempo tra questione #Aquarius e bordate varie si allarga il solco tra il M5S e la destra Salviniana….
Il sottotesto rivela chiaramente un disegno che punta a una ricollocazione geopolitica del nostro Paese…la preoccupazione incombe…è urgente stabilire e aggregare chi si pone il problema di affrontare in positivo le sfide della “open society”.
Si avverte da parte di molte forze politiche che fanno riferimento a filoni culturali riformisti, socialisti, laici, liberali e radicali l’urgenza di far da tessuto connettivo.
I ragazzi crescono…e non possono continuare a essere esposti a proclami e atteggiamenti sovranisti e ascoltare un lessico “irricevibile”.
Adesso è il momento di lanciare il cuore oltre l’ostacolo con umiltà e generosità, con l’orgoglio di chi sa di poter avere più filo da tessere per capovolgere un’”agenda” mai così pericolosa.
L’incontro a Napoli del 27 giugno è un passo deciso in questa direzione. Non essere soli è l’obiettivo principale per poter affrontare un discorso davvero urgente.
Buon lavoro, compagni.
Buona vita, Nimal!

Massimo Ricciuti