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Massimo Sagramola

Scrive Massimo Sagramola:
Tornatore e la pellicola porno

Chi scrive è stato video assistente nel film La leggenda del pianista sull’Oceano. Quel set non è stato un’esperienza felice per me e da allora non ho mai più lavorato con Peppuccio Tornatore. Il mio nome non appare nemmeno nei titoli di coda nonostante abbia addirittura i contributi Enpals.

Invidie, gelosie, una produzione arrogante ed una sorta di mobbing nei miei confronti sono le cose che più ricordo di quella lavorazione. L’unica persona verso la quale provavo empatia era Tim Roth, il quale appariva anch’egli insofferente e già con la testa proiettata sul suo primo film come regista The War Zone.

Con Tornatore ero stato assistente alla regia in uno spot per le sigarette Parisiennes nel 1995 ed ancora prima nel film Una pura formalità girato nel 1993.

Del film del 1993 ricordo un singolare segreto di lavorazione.

Al montaggio eseguito manualmente alla moivola, tagliando ed incollando i pezzi di pellicola girata, era pieno di pizze e di rocchetti con tutti i tagli. Un vero spettacolo che oggi non esiste più essendo i film girati e montati in digitale. Per non rovinare la pellicola del film, spesso alla fine della sequenza contenuta in un rocchetto, si incollava con lo scotch una coda di un’altro vecchio film (porno) al fine di proteggerla.

Così alla moviola dopo i fotogrammi di Depardieu e Polanski apparivano brevi scene pornografiche.

Ma questi sono i segreti delle maestranze di un cinema analogico che oggi è scomparso.

Massimo Sagramola

Scrive Massimo Sagramola:
Cyberbullismo contro Asia Argento

Da quando è scoppiato l’ affaire Weinstein, gli ultimi post di Asia Argento sono stati presi di mira. Personalmente sono stato assistente della Signora Argento nel suo film cult Scarlet Diva. Abbiamo avuto scontri professionali ma dopo venti anni siamo ancora “come amici”. Siamo in contatto su Instagram ed a volte ci siamo anche scritti. Vedo che oltre a moltissime persone che le scrivono messaggi di incoraggiamento, ci sono anche molte persone perplesse e critiche riguardo la sua vicenda.

Tutto bene, il libero pensiero e la dialettica sono il sale della democrazia, se non fosse per i cyberbulli che la attaccano, lancianciando pesanti ingiurie diffamanti. A volte, quando vengono messi difronte l’evidenza della violenza dei loro post, li cancellano e si nascondono ma ho avuto la prontezza di effettuare numerosi screenshots per avere una traccia di quanto sta succedendo ed in caso, informare la Polizia postale.

Il profilo di uno studio di architettura le scrive: Troia. (Scusate ma gli insulti devono essere riportati nelle loro interezze, come d’uso in questi tempi ). Aggiungendo cose inerenti al talento nello “succhiare” , alla “pancia piena” e chiosando con  il termine “puttana” declinato in molteplici modi. Volete l’indirizzo? Per il momento posso darvi come indizio che si occupa di rinnovazione di edifici per uffici privati.

Poi ecco la birreria di Roma in zona San Giovanni: un bel “mignotta” per la Signora Argento (madre di due figli). Segue Carmelo A.: sostenendo che Asia Argento ama il sesso orale (nella quale a suo dire eccelle) e le droga, aggiungendo qualcosa anche sul padre e minacciando di chiudere le “lesbiacacce di merda” nei lager.

Interviene poi Aaron da Londra nel Regno Unito, con un più classico “prostituta”. Quindi il turno di “F.” che chiede la data della pubblicazione del libro ad Asia aggiungendo un più femminile “troietta”.

Seguita da “Thin”, il quale usa il verbo derivato dalle  Chupa Chups . Seguito da “alemattia” che prosaicamente sostiene che Asia Argento sia una fallita, ignorante  ed il suo uomo un cornuto, aggiungendo che Italia1 non la vuole più a causa del suo non saper parlare e consigliandole in quanto (a suo dire) tossica, di uccidersi. Ovviamente mentre questo signore continua alludendo esplicitamente alle presunte fellatio della Signora Argento, qualcuno mette “mi piace”.

Ecco Andrea che scrive schifosa, ridicola e tossica riuscendo a raccattare anche lui un “mi piace” da tale Luana.

Al momento di chiudere questa lettera, la situazione è questa. Alcuni attacchi sono opera di persone con seri problemi o semplicemente sciocche. Ma dietro a volte come si può dedurre facilmente ci sono anche motivazioni ideologiche della più nera e cupa specie.

Salvate Asia Argento!

Avanti!

Massimo Sagramola

Scrive Massimo Sagramola
Il Sudamerica della Vita in Diretta Estate

Nel programma La Vita in Diretta Estate si parla di crimine ed altri alti argomenti.

La direttrice del settimanale di gossip Silvana Giacobini è interpellata per dare il suo prezioso contributo, su temi a lei pertinenti e cari come il principe Harry di Windsor o sulle dinamiche di coppia tra Donald e Melania.

Ma è sulle soluzioni per fare pagare veramente i malviventi che dà il suo meglio, sostenendo che bisogna requisire delle caserme ed adibirle a carceri per risolvere il problema del sovraffollamento e delle scarcerazioni.

Non una parola, sulla pena come correttivo, né una parola su dati concreti quali costi, assistenza, personale.

Sembrava riapparire lo stadio dove Pinochet ammassava i malcapitati.

Benedetta Rinaldi, apparentemente, non è in grado di una benché minima analisi sociologica e si limita a fare solo due facce, quella sorridente (con la bocca aperta, tipo una bambina) o quella più seria quasi accorrucciata (tipica sempre delle bimbe).

Paolo Poggio ad un certo punto si lascia sfuggire qualcosa sul giustizialismo, quasi abbia capito la piega che ha preso il bel programma pomeridiano, tra chiacchiere in libertà, casi di cronaca e gossip.

Molti anni fa, in Sudamerica mentre ero con mia madre che all’epoca era una brava fotoreporter, ci capitò di vedere dei giornali settimanali, dove venivano pubblicati articoli e foto di sanguinosi delitti accompagnati da altre pagine piene di foto sexy.

Il sangue ed il sesso, vendevano.

Qui “vendono” sangue e gossip, accomodatevi Signori!

Scrive Massimo Sagramola:
Dimore esoteriche

foto_sagramolaGrazie all’invito del Presidente del Vittoriale degli italiani, Giordano Bruno Guerri, abbiamo visitato il complesso: moltissimi visitatori, personale preparato e cordiale, sorveglianza discreta ma efficace, le esposizioni, le informazioni, la natura, pulizia ed ordine; un piccolo paradiso alla portata di tutti.

Quello che mi ha colpito però è stata la dimora del Vate, La Priora, scrigno di oggetti esoterici e testimonianza del sincretismo di Gabriele D’Annunzio.

L’Arengo immerso nelle magnolie con il suo trono di pietra, mi ha ricordato il giardino della Villa di Federico Zeri a Mentana, dove il grande critico d’arte, anche lui, amava sedersi su di un simile trono di pietra vicino alla sua collezione di epigrafi romane, rivolto verso il roseto.

Anche Zeri aveva una dimora esoterica: i suoi amuleti erano le antiche sculture di Palmyra come gli oggetti kitsch che riceveva in dono da Roberto D’Agostino.

Ho pensato anche a Marta Marzotto, alla sua casa di Milano con i quadri di Guttuso ed i suoi ricordi ed  alle sue mani che cercavano tra le sue bigiotterie i pezzi da scegliere come regalo per i suoi amici.

Anche Marta era esoterica: i suoi solitari con le carte mentre era a letto ed i tarocchi che le avevo regalato tenuti lì accanto.

Come gli antichi egizi, queste persone raccoglievano oggetti che parlassero di loro, testimoni della loro essenza e guardiani delle loro dimore al pari delle gargoyles delle cattedrali.

Nel caso di D’Annunzio però sembrerebbe che non lo abbiano protetto fino in fondo se pensiamo che il 13 Agosto 1922 è volato dalla finestra di quella dimora che aveva scelto per isolarsi. Probabilmente i suoi amuleti non sono riusciti a proteggerlo dalle energie ambigue dell’ entourage che lo circondava durante la fase finale della sua esistenza.

Infatti il poeta e comandante non riuscì mai ad installarsi nella attigua residenza, il cosiddetto Schifamondo, un’appartamento in boiserie ispirato al lusso di un transatlantico.

Il primo Marzo 1938 muore nella  Priora nella sua anticamera chiamata Zambracca, stramazzando sullo scrittoio Buccellati sul quale si trovava l’almanacco di Barbanera che annunciava la morte di una personalità, come sottolineato a matita rossa proprio dall‘orbo veggente. 

 

Oliver Stone: “Ammiro molto i film di Roman Polanski”

Oliver Stone. Foto di Massimo Sagramola

Oliver Stone. Foto di Massimo Sagramola

Nella dolce cornice del Lucca Film Festival, durante la conferenza stampa, Oliver Stone risponde alla mia domanda su Roman Polanski: “Cosa pensa di Roman Polanski e del suo problema con gli U.S.A.”? “I much admire Mr. Polanski’s films, his sense of play”.

“Il cuore del problema è la moralità puritana in ambito sessuale, una linea invisibile dove non c’è perdono, una ipocrisia che comporta decisioni viziate e sbagliate”.

Sottolineo come al momento del “photo call” il grande regista si sia subito accorto (modestamente come ho fatto io prima del suo arrivo) che l’angolo del chiostro preparato fosse controluce ed abbia chiesto di mettersi tutti all’ombra per meglio realizzare le foto di rito.

Nella conferenza ha parlato del suo prossimo progetto in uscita: Conversazioni con Putin. (In inglese). Accenna a “Trump come Hillary Clinton”, agli U.S.A. che “non sono gestiti dai presidenti” ad Obama come “cold warrior diventato hard warrior”, chiosando..”gli Stati Uniti sono il regno dei segreti, dove le agenzie nemmeno comunicano tra loro, come sta emergendo dalla desecretazione degli atti della presidenza Bush”.

Infine su Snowden: “un solitario”, “un boy scout”, “un uomo comune (non un condottiero) che tanto ha dato alla consapevolezza degli americani”

 

 

 

Scrive Massimo Sagramola:
Vedere un figlio è un diritto

Il ricorso n. 43299/12 con la relativa sentenza del 15 Dicembre 2016 della Corte Europea dei diritti dell’uomo, afferma che ai genitori separati con diritto di visita, non può essere impedito di vedere i figli. L’Italia ha violato i diritti di un padre separato quando le autorità non sono state in grado di mettere in atto misure efficaci a tutela della naturale bigenitorialità.

Un uomo che per quattro anni non è riuscito a vedere il suo bambino per l’ostruzionismo della sua ex compagna è stato ritenuto vittima delle stesse autorità italiane che hanno violato l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo in quanto “non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto”.

Personalmente da quando anche io mi sono separato dalla mia ex compagna, dopo aver avuto un decreto il 30 Settembre  2014, ho potuto abbracciare mio figlio Nicola alcuni giorni tra Settembre ed Ottobre 2014, per poi riabbracciarlo solo dopo trecentottanta giorni, il 9 Novembre 2015 (un’ora).

In seguito sono riuscito a stare con mio figlio piccolo solo altre sei ore diluite in settimane alternate in incontri sempre di un’ora.

Dal 4 Febbraio 2016 mi è di fatto impedito di vederlo anche solo cinque minuti, come di comunicare con lui, nonostante un decreto dove si prevedevano fine settimane e periodi di vacanza insieme.

Inutile precisare che nonostante numerose denunce visti i tempi della giustizia italiana, avendo oggi mio figlio cinque anni di età, forse lo potrò rivedere una volta maggiorenne.

ndr: fonte parziale per questo articolo il sito online diritto.it

 

Scrive Massimo Sagramola:
Manuela Fabbri, la fotografa geniale

Manuela Fabbri, classe 1943, nata il 17 Luglio da un militare appartenente alle alte sfere dei servizi segreti e dalla salsese Gioconda Valentini, inizia la professione di fotografa realizzando ritratti ai bambini delle scuole elementari e nel 1980 seguendo il grande Eduardo sul palco e nella vita privata: mostre al Teatro Quirino di Roma, Castel dell’Ovo di Napoli, Chiostro di Santa Sofia a Benevento e cataloghi di scena per Gennareniello, Dolore sotto chiave, Sik Sik l’artefice magico, Mettiti al passo.

Definita da Federico Zeri “genio della percezione visiva” ed “occhio magico”, è stata collaboratrice delle maggiore testate italiane.

Di Lei si ricordano le copertine per L’Espresso e Panorama su Guttuso-Marzotto e Moravia -Llera.

Ha ritratto oltre 500 grandi personaggi in privato.

Sue le copertine dei Meridiani Mondadori su Pietro Citati e Maria Luisa Spaziani, sua la copertina sul carteggio tra Vittorio Sereni e Luciano Anceschi per Feltrinelli, suoi i ritratti di Enzo Sellerio, Giulio Andreotti, Susanna Agnelli. Federico Fellini, Sandro Pertini.

Autrice di una grande ricerca sulle mani che ricorda quella della Tina Modotti (mani di persone comuni come di persone famose  famose legate a temi quali la vecchiaia, la maternità, la violenza, l’erotismo: 1983 Galleria IlFotografamma di Roma (con critiche molto importanti) 1994 Libro edito da Leonardo Arte con prefazione di Giovanni Malagò, 2002 esposizione alla fotobiennale di Mosca, 2003 esposizione alla galleria Zuberbuhler a Miami.

Nel 1989 fotografa il Cristo del Benvenuto Cellini intuendo la presenza di un volto nascosto nel costato della statua meritandosi articoli del Venerdì di Repubblica, El Pais, Il Sole24Ore. 

Nel 2003 prima del ritiro dalla scena fotografica italiana è presente con installazioni fotografiche nell’ambito della mostra Romarcord Fellini 2003.

Il suo archivio è stato gestito da Grazia Neri per molti anni ed è doveroso sottolineare che la grande agente nemmeno l’ha menzionata nel suo libro preferendole altre fotografe come la Elisabetta Catalano. In seguito è stato brevemente gestito da LaPresse per poi essere oggi quasi inaccessibile a parte contatti privilegiati con Mondadori che però l’ha snobbata scegliendo di non rappresentarla con la Mondadori Portfolio.

Ultimi estimatori invece Lapo Elkann che mi scriveva che le foto erano il “top del top” e la divina Marta Marzotto che teneva i suoi ritratti all’ingresso della sua casa di Via Bigli e li mostrava ad amici ed alla stampa estera o Sir Rocco Forte che sapientemente ha recuperato le foto vintage della moglie Lady Aliai Ricci.  Insomma una fotografa tanto importante quanto inaccessibile e misteriosa. Nel Dicembre 2013 il Sindaco di Salsomaggiore Terme, Filippo Fritelli le assegna un attestato di civica benemerenza che la rende molto felice. Manuela oggi vive a Focene (Comune di Fiumicino) dopo aver vissuto e lavorato a Roma, Buenos Aires e Londra.

Madre di quattro figli dei quali la più grande, la Cavaliera della Repubblica Sveva Sagramola è la conduttrice di Gheo&Gheo su Raitre, ha quattro nipoti: Alessio e Andrea (figli di Alexander Sagramola e della moglie) Petra (figlia di Sveva e del marito) e Nicola (figlio del sottoscritto e della mia ex compagna).

Scrive Massimo Sagramola:
Il conformismo contro Bertolucci

L’intervista alla Cinèmathéque del 2013 dove il regista ammetteva il trucco di scena suggerito da Marlon Brando per ottenere una reazione da Maria Schenider è stata rilanciata da Elle America ed altre riviste online come Variety scatenando attori in cerca di ulteriore fama e la destra più becera. Si grida “allo stupro”, si equipara Bernardo Bertolucci ad altre star coinvolte in scandali sessuali, lo si accusa della distruzione di Maria Scheneider.

Si dimentica che non era un hard ma un film d’autore dove le scene sono recitate. Il cinema è finzione, non vita reale.

Maria Schneider ha avuto fama mondiale ed è stata essa stessa controversa.

Lei, in una intervista al Daily Mail ha dichiarato che Bertolucci non ha mai girato nessun altra pellicola con lo stesso impatto. Della scena del burro è stata avvertita prima di girarla anche se non era nella sceneggiatura originale. Brando le disse di non preoccuparsi e che si trattava solo di un film. Quello che Marlon faceva non era reale ma lei si emozionò lo stesso.

Ci fu una solo ciak ed i due interpreti rimasero amici fino al termine delle riprese anche se non parlavano mai del lavoro. La pressione dei media, essere diventata una sex symbol furono per lei un’esperienza toppo grande in quegli anni settanta che le offrivano vie di fuga dalla realtà come “erba, cocaina, LSD ed eroina”. Non le piaceva essere famosa e le droghe erano diventate la sua via d’uscita con due, tre overdose.

Bisessualità ed un rapporto con la fotografa Joan Towsend. L’ospedale psichiatrico a Roma nel 1975: di certo non ha amato gli uomini lei che ha incontrato il padre a quindici anni ed è cresciuta circondata da modelli femminili.

Con  Ultimo tango a Parigi ha ottenuto solo 5.000 dollari ed anche quello è stato motivo di rancore.

Da allora quando cucinava usava olio di oliva e non burro, forse l’intero film è stato per lei un trauma come del resto la sua stessa vita.

 

 

 

 

Scrive Massimo Sagramola:
Yuppi, dal gendarme al Premier

In una cittadina della provincia parmense che in passato ha conosciuto ben altri splendori, “Yuppi”, un cittadino molto conosciuto e benvoluto che già era il titolare del bar storico più bello ed esclusivo (oggi diventato negozio Benetton), ha avuto la sua disavventura, degna di un fumetto di Paperino di Walt Disney, salvo alcuni aspetti veramente tristi.

Sulla sua pagina Facebook alle tre e cinquantasei del mattino, posta una foto di una carrozzina all’interno del pronto soccorso dell’Ospedale di Fidenza e racconta la sua versione dei fatti.

“Dopo la festa del vino nuovo a Bacedasco”..tornato nella sua cittadina, con amici stava cantando una canzone in un bar, un amico stava facendo un video e di striscio ha ripreso due esponenti delle forze dell’ordine al banco. Dopo il dissenso dei gendarmi l’amico di Yuppi si è scusato mentre venivano chiesti i documenti a tutti gli avventori.

Chiamato fuori, Yuppi ha espresso come poteva, il suo, di dissenso e sembra che abbia preso una “sucata” in testa mentre veniva spinto nell’auto di servizio. Alle venti e venticinque scrive di avere male dappertutto e di vedere ancora la faccia dello “scimione” che lo stritolava. Dal referto pubblicato evinciamo che Yuppi è stato visitato in codice giallo dalle ore due e trenta del mattino (lui aggiunge, sorvegliato dai gendarmi fino alle quattro) e dimesso alle diciannove e venti. Il giorno seguente sempre su Facebook una ridda di commenti: da chi afferma di essere testimone dei modi bruschi dei gendarmi a chi si limita a canzonare il povero malcapitato, fino a chi gli chiede se almeno il suo criceto rimasto solo in quelle ore stia bene. Al ritorno in Ospedale per accertamenti riguardo la “batida”, caso vuole che proprio lo stesso giorno il Presidente del Consiglio sia lì per un’evento. Non ci è dato sapere se Yuppi abbia espresso rimostranze al capo del governo, Yuppi è una persona semplice come canterebbe il sommo Vasco.

In ogni modo come come nemesi ha avuto un bella foto con il Premier il quale ha addirittura personalmente impostato lo smartphone di Yuppi sulla modalità selfie visto che il dispositivo era nuovo e Yuppi ovviamente ancora un po’ scosso.

Personalmente ho avuto anche io dei problemi simili a quelli di Yuppi, sempre con i gendarmi di quella cittadina. Ma questa è un’altra storia.

Scrive Massimo Sagramola:
Dante Alighieri, negromante

Degli introvabili scritti autografi di Dante Alighieri si è scritto molto.

Numerose le ipotesi e le speculazioni: occultati nel muro della casa di Ravenna dove morì, nascosti a Verona, dati al Papa, celati nella torre del castello di Contignaco (oggi frazione di Salsomaggiore Terme).

Federico Zeri che della Divina Commedia aveva imparato tutto l’Inferno a memoria, intervistato da Antonio Debenedetti ci ha lasciato la chiave.

“Esiste certamente un rapporto tra Dante e la cultura esoterica del suo tempo..una omogeneità strutturale..in Dante c’è una grande conoscenza di quella che allora veniva chiamata magia nera, secondo me Dante era uno che conosceva queste cose e questo secondo me spiega il fatto che non esistono autografi di Dante. Lei sa che di Dante noi non conosciamo nemmeno la firma, come mai che sono spariti tutti? Chi? Li ha fatti sparire? Io credo che ci sia stato, subito, già nel trecento o forse addirittura ancora nel due, chi raccoglieva gli autografi di Dante. E chi li raccoglieva addirittura rubandoli nelle carte ufficiali, negli atti notarili; a un certo momento i proprietari di queste raccolte di autografi danteschi hanno avuto paura di essere accusati di possedere i testi di un mago e li hanno distrutti..le lettere, lo stesso manoscritto della Commedia, questi secondo me sono stati distrutti per paura di essere accusati di magia..la magia allora era molto diffusa..c’è stato un revival durante il duecento e Dante secondo me è stato in rapporto con qualcuno che lo ha iniziato, ci sono delle visioni in Dante che non si spiegano se non proprio con quelle che oggi chiameremo delle materializzazioni”.

Il canto di Farinata, il Cavalcanti che esce dalla tomba, l’Inferno come seduta magica e medianica, la numerologia delle terzine che segue la sequenza di Fibonacci, questi sono alcuni indizi che ci fornisce Zeri, lui, che crede nell’esistenza dell’apporto del mondo medianico.

Nel Dicembre 1321 nei processi per eresia contro Galeazzo e Matteo Visconti, si accusa Matteo di essere ricorso a Dante in persona come negromante contro Papa Giovanni XXII.

Nel 1329 il cardinale Bertrando del Poggetto mette al rogo il De Monarchia e si dice anche che volesse far disseppellire e bruciare la stessa salma del poeta morto nella notte tra il 13 ed il 14 Settembre 1321.