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Matteo Angeli

L’Unione europea
secondo Enrico Letta

Enrico Letta‘Contro venti e maree’, è questo il titolo del nuovo libro di Enrico Letta, che esce oggi nelle librerie italiane, nello stesso mese in cui l’Unione europea festeggia i suoi sessant’anni, con l’anniversario dei Trattati di Roma.

“L’Europa è a un punto di svolta, il 2017 deve essere l’anno in cui si volterà pagina”, sostiene l’ex Presidente del Consiglio, ora rettore della scuola di affari internazionali di Sciences Po a Parigi, che ha scelto un luogo altamente simbolico, Strasburgo, capitale europea e città in cui ha trascorso l’infanzia, per lanciare il suo nuovo lavoro.

Ieri sera, davanti a un aula gremita della Biblioteca Nazionale e Universitaria di Strasburgo, Letta ha ripercorso la storia dell’Unione europea, identificando tre date chiave per il processo di integrazione. La prima, il 1957, con la firma dei Trattati di Roma e la nascita della Comunità economica europea. In quel momento, gli Stati europei guardavano a sé stessi, si percepivano, a ragione, come il centro del mondo e si ripromettevano di non farsi più la guerra tra di loro.

Secondo Letta, la seconda fase di vita dell’Unione è cominciata poi nel 1989, con la caduta del muro di Berlino. Gli allora Stati membri cominciarono a guardare fuori da sé, a est, a quella parte che avevano perso. Inizio così un periodo di grande allargamento. L’Europa non fu più solo simbolo di pace ma anche fonte di opportunità per i suoi cittadini. Basti pensare al programma Erasmus per i giovani, ai fondi strutturali per i sindaci dei paesi sottosviluppati o alla rinnovata libertà di cui potevano godere gli Stati dell’Est.

“Il 2016 è l’occasione per l’ennesima rottura – sostiene Letta – per l’inizio di una terza fase. Oggi l’Europa guarda al mondo. Un mondo che è completamente cambiato. Nel 1957, un abitante del mondo su sette era europeo. Tra vent’anni, lo sarà solo uno su venti”.

Ora più che mai, la demografia ha un impatto sulla competitività. “L’ultima rivoluzione industriale, quella digitale, non ha bisogno di un intermediario, può essere messa direttamente in atto dai cittadini”, fa notare Letta, che cita il caso della Cina, sottolineando come il fatto che un miliardo di cinesi possa applicare direttamente le tecnologie digitali moltiplichi a dismisura la forza economica del Paese.

Mentre prima la grandezza in termini demografici di un Paese non ne determinava necessariamente la forza, ora è sempre più così. “Tra dieci anni, tra i sette Paesi più importanti al mondo in termini economici non ce ne sarà nemmeno uno europeo, neanche la Germania”, continua l’ex Presidente del Consiglio, che ironicamente afferma: “I Paesi europei si dividono in due gruppi: quelli piccoli e quelli che non sanno ancora di essere piccoli”.

Proprio da questa consapevolezza nasce il titolo del libro, ‘Contro venti e maree’, ad indicare la volontà di contrastare tutte le forze che ancora negano l’importanza di vivere insieme in Europa.

“C’è chi, come Marine Le Pen in Francia, dice che quindici anni fa si stava meglio, che bisogna tornare indietro – continua Letta – La verità è che negli ultimi quindici anni, il processo di globalizzazione ha subito un’accelerazione tale da rafforzare i Paesi che hanno dimensioni maggiori delle nostre. Per questo è solo restando unita che l’Unione potrà mantenere la sua influenza”.

Letta ricorda che negli anni Ottanta, l’Europa intratteneva pochissime relazioni commerciali con il resto del mondo. Diversamente da oggi, non acquistavamo merci giapponesi, cinesi, nordcoreane e vietnamite.

“La vera frattura in Europa è tra la gente cosmopolita e chi, invece, non può permettersi di studiare o viaggiare e godere di tutti i vantaggi del progetto di integrazione – insiste Letta – Per questo, progetti come l’Erasmus non devono essere riservati a chi ha l’opportunità di fare l’università, ma devono essere aperti a tutti i giovani. Servono soluzioni che facciano riscoprire ai cittadini l’utilità del progetto europeo”.

“Il mondo deve essere il nostro universo di referenza. Viviamo ormai tutti connessi e sappiano cosa succede altrove. Dobbiamo comparare quello che vogliamo con quello che vuole il resto del mondo. In tal senso abbiamo una grande responsabilità – riconosce l’ex Presidente del Consiglio – Abbiamo dei valori che possiamo continuare a difendere solo se manterremo intatta la nostra influenza. Se l’Unione va a pezzi, nessun Paese europeo potrà dire la sua nelle discussioni sull’ambiente, sulla parità tra uomo e donna, sui diritti dei lavoratori o sulla laicità dello stato. Ci toccherà ascoltare e subire passivamente le decisioni dei grandi del mondo”.

Letta non risparmia le critiche per la classe politica al potere nel mondo occidentale, accusandola di usare lo spettro del populismo per sbarazzarsi delle proprie responsabilità. “La Brexit è colpa di Cameron, che per vincere le elezioni ha promesso il referendum. Trump ha vinto perché i Democratici si sono ostinati a imporre la dinastia Clinton al popolo americano. E lo stesso vale per il referendum in Italia: la vittoria del ‘no’ non è colpa dei cosiddetti populisti”.

“Il futuro è combattere per i nostri valori, perché questi non sono applicati automaticamente nel resto del mondo – questo il messaggio con cui Letta ha concluso il suo intervento a Strasburgo – Nel 2017 dobbiamo pensare al futuro per i nostri giovani. Non difendo l’Europa di oggi, troppo timida e piena di compromessi. Mi batto per l’Europa dei nostri figli e dei nostri nipoti”.