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Mauro Mellini

Regresso triste, pericoloso e stupido

Oramai è chiaro che la strada del regresso è stata imboccata dai nostri sciagurati governanti per ciò che riguarda l’Europa, le sue strutture economico-politiche e la sua collocazione nell’assetto mondiale. Se la Gran Bretagna ha fatto la sua scelta, benché non priva di incertezze e di ripensamenti, con un NO che ha prevalso sul SI’, da noi ci stanno mettendo alla porta per una serie grottesca di baggianate senza che ci rendiamo conto di ciò che lasciamo e di ciò cui andiamo incontro.

L’Europa, il suo lento e difficile cammino verso una forma federale di unione, è stata per noi la più fortunata delle occasioni politico-economiche della nostra storia.

Non dimentichiamo che la Comunità Europa del Carbone e dell’Acciaio, primo nucleo di struttura europeista, ha segnato per l’Italia non solo il più forte e vigoroso salto di sviluppo economico. Ci ha trasformati dai perdenti della guerra in vincitori della pace. Solo che l’Europa è andata, l’economia Italiana con l’Europa è andata, ma la classe politica si è adagiata sul successo e non ha saputo controllare gli sviluppi in senso conforme alle nostre necessità ed ai nostri limiti dell’evoluzione federale europea.

Non abbiamo avuto uomini politici di livello europeo, che abbiano saputo imporre quegli accorgimenti che garantissero all’Italia il meglio ed il più dei vantaggi e della stabilità in Europa.

Oggi come una banda di elefanti in un negozio di chincaglieria i Di Maio, i Salvini, stanno mandando in frantumi i legami ed i meccanismi delicati, oscillando tra l’antieuropeismo cosiddetto “sovranista” e la pretesa di imporre non si sa quali “miglioramenti” al congegno europeo. L’idea di Salvini che tratta per le modifiche dell’Unione Europea è qualcosa che non si sa se debba far più paura o più ridere.

Se all’Unione Europea siamo arrivati per merito di alcuni tra i migliori uomini politici che abbia avuto il nostro Paese, alla nostra uscita ed al fronteggiare le relative catastrofiche conseguenze pare debbano essere e sono i peggiori, più grotteschi, ignoranti e privi di idee e di storia, tra i governanti mai apparsi sulla scena.

A volte viene da augurarsi che questa gente rompa tutto, proclami, magari la nostra adesione all’Unione Centro Africana, perché c’è da avere il terrore di un’Europa “migliorata” da questi energumeni del Bar dello Sport.

Non so se avranno il tempo di andare fino in fondo. Ma il rischio è, che anche realizzarle a metà le loro cantonate possano lasciare disastri irreversibili.

Da notare: tutto il finimondo o la gran parte di esso è scoppiato per la “copertura” dei redditi di cittadinanza.

Ma ancora nessuno sa bene che cosa sarebbe, a chi debba andare, come fare per stabilirlo, come risolvere il contenzioso, quali equilibri e squilibri esso creerebbe tra regione e regione.

Ma di questo al Bar dello Sport non si parla. Potremo trovarci fuori dalla U.E. defenestrati per le brutali bravate di un Salvini o per le insistenze cretine di un Di Maio senza che ci sia mai dato sapere il perché del perché. C’è veramente da inorridire.

Mauro Mellini

Reddito di Cittadinanza sotto l’albero

Negli ultimi giorni a qualche Ministro gialloverde è sfuggita qualche frase con la quale si ammette che il “reddito di cittadinanza” è tutto da inventare e definire e da inventare e definire sono coloro che ne beneficeranno e persino se per averlo bisognerà produrre idonea domanda. Presumibilmente documentata.
Resta l’imprudenza del parlare a vanvera: Di Maio ci vorrebbe far credere che il suo “regalo” arriverà per Natale. Che sarà il Natale 2018, mentre si sta ancora pensando di trovare la “copertura”, cioè i soldi, per l’anno 2019.
Imprudente, comunque, è qualsiasi discorso al riguardo, perché Di Maio ed i suoi sorvolano sul fatto che la definizione giuridica della titolarità di tale reddito nessuno ha pensato di tentare di farlo. Tanto meno a prevedere il contenzioso che ne scaturirà.
Di questo aspetto che si aggiunge al grottesco di tutta la storiella senza che con ciò ci venga in mente di proclamarci profeti e scienziati, ci siamo preoccupati fin dal primo giorno in cui si è scatenata la polemica sul “reddito di cittadinanza”.
Ma il grottesco ed il gusto per le cose assurde di questa gente, non ha limiti.
Abbiamo inteso persino parlare di una “distribuzione di quote di terre ai contadini”. La “Terra di cittadinanza”!
Dare ai contadini quote di terre in proprietà è stato discusso e tentato in Italia ed altrove. Ci provò persino Garibaldi promettendo le terre dei conventi e dei Feudatari ai picciotti che si fossero arruolati nell’”esercito meridionale”. Ovunque si sono “distribuite” le terre, esse sono subito tornate a costituire grosse proprietà magari peggio organizzate. Ma questo i nostri governanti dovrebbero leggerlo sui libri di storia. Ma si sono dimenticati di prevedere i “libri di cittadinanza”. Almeno per chi sa leggere.

Mauro Mellini

Il deficit è assicurato ma il reddito chi se lo piglia?

A forza di colpi bassi, calci e spintoni un certo accordo pare che sia stato raggiunto tra i nemici-amici del cosiddetto Governo sul reperimento dei fondi per il famigerato “reddito di cittadinanza”. Fondi reperiti essenzialmente “sfondando” il tetto del deficit.

Secondo, cioè, gli insegnamenti del fu Consigliere comunale e maestro di economia del mio paese d’origine, “Cretò”. Quello su cui non mi pare si sia ancora litigato è, invece la destinazione di questo famoso reddito. Finora si è lavorato su un’ipotesi statistica che “classifica” come nullatenenti e prive di reddito certe ipotetiche categorie di cittadini. Che, in quanto categorie e pure ipotetiche non sono in condizioni di strillare se escluse o deluse. Ma per rendere reale questa conclamata elargizione non basta individuare una categoria astratta di beneficiari. È certo che si dovrà procedere per famiglie. Più o meno come per i prelievi fiscali. Non ci saranno redditi numerosi per le famiglie numerose. Però, mangiano le persone, non le famiglie. Quindi buon per le famiglie piccole (o sbaglio?). Ed a quelle grosse forse converrà spezzettarsi o, magari far vedere di farlo.

Poi c’è la questione dei frati e delle monache poveri in canna per voto fatto (che un tempo importava incapacità giuridica di possedere) ma appartenenti ad Ordini ricchi e straricchi. Poi ci sarà la questione dei redditi “indecenti”, come tali non tassati. Ed ai titolari (alle titolari…) dei quali si direbbe che vada il reddito di cittadinanza. Daranno il reddito di cittadinanza alle prostitute?

Insomma tiratela come la volete ma la spesa, l’elargizione del reddito di cittadinanza, benché dopo reperiti i fondi necessari raschiando il barile del deficit, è tutta da mettere a punto e tutta da combattere la battaglia relativa con nuovi colpi bassi ed armi proibite tra partiti e correnti. E tra clientele e popolazioni delle varie parti d’Italia dove la povertà c’è dovunque, ma è assai diversa dall’una all’altra regione e provincia, dalla Città alla campagna.

La macchina “distribuisci reddito” è ancora da studiare. Che funzioni bene e giustamente una volta messa a punto dopo il giuoco con i coltelli sotto il tavolo tra gli “Alleati” di Governo è assai improbabile.

Che ne nasca un contenzioso colossale, che ci mettano becco le Procure, che si debba andare in Cassazione e, magari, alla Corte Costituzionale è assai probabile. Reddito di Cittadinanza? Per ora abbiamo solo il Deficit di Cittadinanza. Per avere chi più chi meno la sua fetta di contenzioso di cittadinanza ci sarà da litigare e da spendere anche, e Soprattutto per il reddito che non ci sarà. Viva l’Italia!

Mauro Mellini

Governo deficitario

C’era nel mio paese d’origine un Consigliere Comunale che per tutto il suo mandato invocò lavori di riattamento delle strade di campagna. Ne tirava fuori la necessità di qualunque cosa si discutesse. Era detto “Cretò”. In una seduta in cui il Sindaco illustrò la situazione del bilancio, sentì questi dire, allarmato: “E poi ci sono cinquanta milioni di deficit”. Cretò, prontamente gli gridò: “Ecco! Ecco! Dite che pe fa’ le strade de campagna non ce so le quatrine!. Co’ sti sordi de sto deficitte de strada ce ne famo un ber po’”.

Salvini-Di Maio sono allievi del Consigliere Cretò. Solo che sono riusciti ad estorcere l’aumento del deficit al povero Tria. Ma il reddito di cittadinanza “aspetta cavallo mio che l’erba cresce…”.

Governo deficitario e sgangherato, ritrova l’unità per aumentare il deficit! Un bel successo! Cretò sarebbe orgoglioso di questi suoi allievi…!!!

Mauro Mellini

Berlusconi “rafforza l’Alleanza” e gli dichiara guerra

Dopo mesi e mesi di sonnecchiante e distratta assenza dalle competizioni politiche, Berlusconi pare che “scenda in campo” e non solo con le solite chiacchiere e con la distribuzione di scatoloni di distintivi, ma con una anche se incomprensibile strategia.
Primo atto: ha proclamato il rafforzamento dell’alleanza del Centrodestra. Sì, insomma, di quel “coso” che sta mezzo al Governo e mezzo all’Opposizione (si fa per dire).
Secondo atto: ha dichiarato, cioè ridichiarato guerra al Governo. O, almeno, a quella parte di esso con il quale non è alleato, per di più “rafforzato” come da punto 1.
Una novità? Diciamo mezza. Infatti, non ha potuto fare a meno di chiamare a raccolta i famosi “moderati”, ma lo ha fatto nel corso del discorso, quasi di straforo “moderatamente”, per non offendere il suo “rafforzato” alleato, che si direbbe, di “moderazione” non voglia sentir parlare manco nella stanza accanto.
Terzo atto: è puramente ipotetico.
Se veramente Berlusconi vuol far credere che “riscende” in campo e rinunzia a lasciare Forza Italia in eredità al suo “rafforzato” alleato (o magari alla Meloni, che, poverina, avrebbe più bisogno di un po’ di ricostituente) dovrà gentilmente (moderatamente) destituire quel coso lì, quel suo erede, donatario ed alter ego, Antonio Tajani. Se no nessuno lo prende sul serio, nemmeno il portiere del palazzo.
Di Maio, Conte, il cosiddetto Governo hanno davvero qualche motivo di preoccuparsi.
Gli strilli delle loro liti con Salvini hanno fatto svegliare i dormienti.
Magari resuscitano i morti.
Si scoprono le tombe…etc.

Se l’opposizione diventa un frutto esotico

Piovono su questo cosiddetto Governo Italiano censure, ammonimenti e valutazioni negative d’ogni genere. Gran parte di questi interventi pare che Salvini se li sia andati a cercare, rompendo ogni consuetudine di moderazione di linguaggio quando si tratta di rapporti internazionali. Sono affermazioni per lo più fondate e facilmente sostenibili. Acqua si direbbe, al mulino dell’Opposizione. Solo che l’Opposizione non c’è. Questa grottesca anomalia fa sì che molti degli strali lanciati al di qua delle Alpi finiscano per avere per obiettivo il Popolo Italiano. Che in maggioranza non è antieuropeista né può dirsi sostenitore delle stravaganze che cadono più frequentemente sotto gli occhi di allarmati analisti stranieri.

Che il coro di sfiducia che dall’Europa si fa sentire fino in Italia costituisca una palla al piede per il Governo, è da escludere. Nella propaganda soprattutto Leghista, ciò è determinato, invece. dalla constatazione che con “questi qua” al Governo l’Europa non può più permettersi di trattarci come sudditi e che cominciano ad aver paura di un’Italia che si sarebbe desta agli squilli di Salvini e di Di Maio. Spesso le peggiori bugie sono quelle costruite su di un minimo di verità.

E’ vero che per anni la nostra politica Europea è stata incredibilmente remissiva e che molti alti Funzionari Italiani abbiano preferito ottenere plauso e riconoscenza in Europa a scapito degli interessi italiani. Come pure è difficile oggi, quando un Salvini fa lo spaccatutto per accaparrarsi consensi e voti, sostenere che certe cavolate non siano ascrivibili ai cattivi istinti di tutto il Popolo Italiano.

Certo è che i mentori europei che non fanno mancare al nostro Governo quegli ammonimenti che avrebbero fatto meglio a far arrivare ben prima d’ora, stanno facendo un buon lavoro in favore del Governo e di Salvini in particolare.

E, poi, si arriva alla grottesca situazione per cui quell’Opposizione che invano cerchiamo di capire dove sia finita, sempre più appaia alla gente come un “prodotto esotico”. Che, di conseguenza, fa apparire smargiassate e pericolose scelte come la vera politica nazionale.
Ecco un’altra conseguenza della mancanza di un’Opposizione che sia veramente tale, viva e vivace. Quegli ammonimenti che oggi ci prevengono dall’Europa sarebbero un forte sostegno ad un’Opposizione di cui si avvertisse una presenza coerente ed attiva.
Sono oggi invece il contrario. Non si aiuta chi non esiste.

Mauro Mellini

Senza un Governo e senza Opposizione

Per dire che in Italia c’è un Governo ci vuole una buona dose di ottimismo ed una ancora più forte tendenza all’approssimazione. Magari sarebbe più facile sostenere che ce ne sono due, cosa che non migliora certo la situazione.
C’è quel Conte, del quale sono più quelli che ne ignorano l’esistenza o lo confondono con il Conte di Montecristo o con il Conte Biancamano che quelli che ammettono che potrebbe essere stato nominato Presidente del Consiglio. Non è nemmeno il Vice, semmai una sorta di controfigura, dei suoi Vice. E quei due Vice non vanno mai d’accordo se non per qualche proclama che nessuno prende sul serio.
La rassegnazione con la quale, dopo un estenuante contesa, questo pseudogoverno diarchico era stato accettato dagli ottimisti (…beh, prima vediamo che cosa riescono a combinare…) è già esaurita. Quel tanto di non entusiastico consenso popolare si è “diviso” tra l’uno e l’altro “semigoverno” e con esso lo sprezzo e le critiche per l’altra metà.
Salvini sopravanza Di Maio…E Conte? Conte non conta nulla…
Se il Governo, più che perdere consensi, sta diventando una entità vaga ed incerta, un terreno di scontro tra due parti politiche, che dicono di sostenerlo, non cresce certo qualcosa che si possa chiamare Opposizione. Quelli che vogliono darci ad intendere che “sono l’opposizione” sono solo degli esclusi dalla sceneggiata del Governo che non c’è e dalla maggioranza che ne sostiene qualche pezzo.
Il Partito Democratico più che altro sembra impegnato a farsi dimenticare. A far dimenticare Renzi, il “Partito della Nazione”, il tentativo di manipolare sconciamente, complicandola, la Costituzione, la batosta del referendum che ha impedito tutto ciò. Ed invano il P.D. vuole farsi passare per il partito dell’antigrillismo, della politica contro l’antipolitica, dei valori della democrazia.
La gente sente assai meglio dei politici e dei politologhi, che il Cinquestellismo non è altro che la raccolta indifferenziata dei rifiuti, anche e soprattutto tossici della Sinistra, ed, al contempo, una retrocessione alle origini premarxiste della Sinistra stessa. Non basta certo che qualche voce si levi al suo interno ad invocare un “nuovo” P.D., il “nuovo” è stato sempre invocato da chi non sa come vivere la sua vecchiaia.
La Destra, grazie a Berlusconi che l’aveva salvata dal golpe di “Mani Pulite”, non esiste più.
Forza Italia, si dice partito di opposizione ma anche alleata della Lega che è al Governo (si fa per dire). E perde e perderà ogni occasione per offrire al Paese qualche prospettiva che non sia l’appello ai “moderati”, qualifica ed entità vaghe. E che in questo contesto significa i cascami dei cascami, i rifiuti dei rifiuti.
Il Governo che non esiste potrà sopravvivere grazie all’opposizione che esiste ancora di meno.
È la peggiore delle prospettive che possa essere concepita.

Mauro Mellini

Politica da bar dello Sport. Vaccinati come gli appestati

È inutile pretendere la comprensione dei più elementari principi del pensiero moderno dagli esponenti del populismo pre-illuminista, superstizioso, benché “telematico” dei 5 Stelle. La loro barbarie culturale, la loro tendenziale arretratezza viene fuori in ogni occasione. Sono un fenomeno allarmante e pericoloso di rigurgito pre-moderno, pre-liberale, pre- illuminista.
Prendiamo la questione delle vaccinazioni.
Una questione che può essere trattata e discussa solo alla luce della scienza e del pensiero moderno.
Per i Cinquestelle è un’occasione per fare sfoggio dell’ottusità di un preteso “nuovo” che è solo la sedimentazione melmosa del vecchio, di un antico che non è storia ma stratificazione di superstizioni.
Gli argomenti “anti vaccinatorii” sono quelli delle plebi sanfediste del diciottesimo secolo, quelle di cui, esprimendosi nel dialetto romanesco di un paio di secoli fa, si faceva beffa Giuseppe Gioacchino Belli. Ma quelli là, almeno, erano convinti che vaccinare i fanciulli fosse un modo come un altro per impedire loro di “arrubbasse er Paradiso”, cioè di morire bellamente in età innocente.
Na nel populismo dei Grillini emerge tutta la loro supponenza di un sapere “telematico”, di una fede cretina nel sentito dire del Bar dello Sport. E si aggiunge la perfidia degli espedienti burocratici.
Espedienti a loro vola ispirati al passato.
Hanno ritirato fuori le “quarantene”, imposte (inutilmente per lo più) a quanti provenissero da Paesi lontani, sospetti di essere in preda alle epidemie. Bandiera gialla. Bandiera gialla, prevede una proposta di legge cinquestelluta, per i bambini che siano stati vaccinati. Vaccinati= appestati.
Una furbata per cacciare dalle scuole i fanciulli e i ragazzi per i quali sia stata posta in essere la salvaguardia della salute loro ed altrui dalla “demoniaca” scienza moderna, quella che qualcuno del Bar dello Sport è convinto sia una “bufala” perché ha visto su internet che c’è uno scienziato “importantissimo” che dice che è “sbagliato” vaccinare perché presenta degli “inconvenienti” che i Governi e le case farmaceutiche tengono segreti.
Volete vaccinare i figli? Noi li lasceremo fuori della scuola. Anzi imporremo loro un distintivo di pericolosità, magari un bracciale giallo.
Evviva il Grillo-pensiero! Evviva il nuovo! Evviva gli imbecilli che prendono quasi sul serio certa gente.

Mauro Mellini

C’è un terzo contraente
del contratto criminale

Resistendo anche alle sollecitazioni di alcuni Amici, non ho voluto soffermarmi troppo ad analizzare il “contratto” con il quale Leghisti e Cinquestelle hanno sovvertito, complice Mattarella, il meccanismo costituzionale della nomina del Governo e delle relative responsabilità. Perché troppo poco, direi niente, è stato detto di quanto dovuto del valore eversivo del “contratto” e di tutta la sceneggiata relativa.

È però indispensabile fare un rapido cenno al “contenuto” in quanto ciò è necessario per rilevare che, intanto, c’è un “terzo contraente” se non della pagliacciata del documento (che Bersani, una volta tanto acuto e brillante ha osservato che se le parti avessero voluto dargli solennità di atto notarile non avrebbero trovato un notaio farsi partecipe dell’illecito) certo dell’accordo sulla sostanza: il Partito dei Magistrati.

Io non so se tra qualche giorno (o settimana, visto la benevola elasticità di Mattarella) ci ritroveremo con qualche ministro “magistrato in libera uscita”. Probabilmente no, perché il Partito dei Magistrati ha capito che il suo peso (e che peso!!!) nella vita politica e nel Governo non è legato alla “visibilità” della propria partecipazione con qualcuno dei più grotteschi suoi esponenti, una visibilità che proprio in questo momento, non potrebbe che nuocere alle vere possibilità di successo di questo ulteriore passo all’assalto della Repubblica e delle sue libere istituzioni.

Ma nel “contratto” (il “pactum sceleris”!) c’è chiara e incontestabile la “mano” del Partito dei Magistrati, del resto ispiratore di ogni cavolata dei Cinquestelle (ed altri) negli indirizzi di politica della giustizia.

L’impronta del “pensiero” di Davigo in quelle sciagurate pagine è chiara. Il linguaggio stesso è quello prevalente tra i partitanti del P.d.M.

Non è un caso se la stampa, i politologi, i critici “riservati” hanno lanciato grida di allarme per le baggianate economiche, fiscali, di politica estera e comunitaria, ma hanno “chiuso un occhio ed anche tutti e due” sulla “pattuizione” relativa alla giustizia. Ispirata, manco a dirlo, alla distruzione di quel po’ di garanzie di cui ancora vi è traccia nei nostri codici.

Un particolare che fa spicco, più grottesco degli altri. C’è una “clausola” in sé non irragionevole (quanto meno perché contraria alla irragionevolezza della precedente riforma). Quella della “restaurazione” dei Tribunali soppressi negli scorsi anni. Restaurazione che, cancellando una mezza baggianata non per questo è da ritenere necessaria e positiva, mentre fa spicco per un carattere particolaristico in mezzo a cose d’ordine generale e di principio. E’ la “firma” di qualche personaggio di quella clientela che i Cinquestelle hanno già cominciato a crearsi specie nel Sud. E, comunque, quel grottesco “tradizionale” che non ci può distrarre dal grottesco tragico di tutta la vicenda e nemmeno convincerci che quel programma del contratto privato abbia, magari per caso, qualcosa di concreto e di serio.

Di serio c’è solo la sua pericolosità.

Mauro Mellini

Davigo: il Dottor Sottile
vuole lo “jus grossus”

Nel “pool” di “Mani Pulite” lo chiamavano il “Dottor Sottile”. Tutto è relativo. In un ambientino in cui primeggiava Tonino Di Pietro ed in cui la “giustizia” funzionava col minuetto “io ti arresto, tu, confessi, e accusi un altro, io arresto quell’altro e io ti rilascio” la sottigliezza doveva fare spicco e, magari, suscitare un po’ di compatimento tra i Colleghi,

Oggi Davigo credo che sia l’unico di quel “pool” ad essere rimasto sulla breccia. Ha fatto carriera, naturalmente. I magistrati fanno tutti carriera. Il “livello” di presidente di Sezione di Cassazione non si nega a nessuno.

Quando ero deputato feci ridere mezza Europa tirando fuori con una interrogazione e poi con articoli di stampa la storia di un magistrato sorpreso a compiere pratiche sessuali con un ragazzotto nella latrina di un cinema di periferia a Roma, e che per questo vide solo ritardata la sua nomina a Consigliere di Cassazione (fu prosciolto anche in via disciplinare perché capace di intendere e giudicare – ma – non di volere, avendo dedotto di aver sbattuto la testa passando per una porta troppo bassa).

“Promosso” finalmente in Cassazione, con gli scatti di anzianità conseguenti quale Consigliere d’Appello, per un certo giuoco, davvero “sottile” di “trascinamento” provocò l’aumento di stipendio di tutti i magistrati del “livello” di Consigliere di Cassazione. Anche la “sottigliezza” non sfugge alla massima di Sant’Agostino: “Charitas incipit a semet ipso”.

Ma torniamo a Davigo. Di carriera ne ha fatta, senza bisogno di “buttarsi in politica” come il più noto di quei suoi colleghi. È stato presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, fondatore, anziché di un partito, di una nuova corrente dì tale associazione. Ora candidato per il C.S.M.

Ma soprattutto Davigo è divenuto un leader dell’oltranzismo del Partito dei Magistrati. Si prodiga in interviste e dichiarazioni. È del Nord – non si occupa (almeno così sembra) di mafia, ma di corruzione. La sua è una crociata contro la corruzione. È qualcosa come il Goffredo di Buglione della difficile impresa. Come tutti i Generali che non si siano preventivamente resi padroni del Paese per cui combattono (o così sembra), Davigo se la prende con i governanti, con i legislatori ed anche un po’ con i suoi Colleghi, che non applicano il massimo ma il minimo delle pene. Aumentare le pene nel minimo. Ci sono troppi pochi corrotti in galera.

Ma c’è un punto in cui nel Goffredo di Buglione di questa novella crociato riaffiora il “Dottor Sottile” del tempo di “Mani Pulite”. Una sottigliezza, in verità, contro i “sofismi”, contro le “sottigliezze” delle leggi penali. Ci sono dieci fattispecie diverse previste dal Codice e dalle leggi che definiscono e perseguono fatti “sostanzialmente” (!!!) di corruzione. Si perde tempo ad orientarsi a discettare sull’applicabilità dell’una o dell’altra di queste norme. Ne basta una sola.

E Davigo l’ha individuata. Pensate un po’, nel Codice Penale militare, di pace (per ora). È la norma speciale che punisce gli appartenenti alla Guardia di Finanza per “collusione” con i privati in danno dell’Amministrazione Finanziaria.

Il caso vuole che nella mia prima causa avanti all’allora Tribunale Supremo Militare, tantissimi anni fa, io abbia avuto a difendere un mio compaesano, finanziere, distaccato al confine con l’Austria, imputato di quel reato. Mi rimase indelebile il ricordo di un testimone agli atti, ritenuto fondamentale dai giudici di primo grado e da quelli del Tribunale Supremo: un Tizio che “aveva visto” l’imputato all’osteria “colludere.” con un sospetto “spallone”.

Ora Davigo vorrebbe che tutte le norme che prevedono qualcosa che sia o assomigli alla corruzione, siano sostituite da una tale e quale a quella per i Finanzieri.

Una norma penale “di largo respiro”, cioè di manica larga nel punire. O, più che larga, necessariamente “elastica”, perché dovrebbe essere “onnicomprensiva”, capace di punire (e dissuadere) i “cattivi” di ogni genere.

Risultato: buonanotte al “principio di legalità”. Legge “ampia”, “elastica” significa potere pressoché discrezionale del giudice. E degli agenti provocatori. Sissignori. Perché un’altra fissazione di Davigo è che bisogna stabilire una norma che consenta di usare “agenti provocatori” che vadano ad offrire “denaro o altra utilità” a pubblici ufficiali, così che, se questi ci cascano, siano dichiarati “collusi” e condannati a pene severissime, perché al contempo Davigo vuole che siano aumentati i minimi di pena.

Un’osservazione nemmeno tanto “sottile”: ve lo immagiate un “ignoto” agente provocatore che va a proporre ad un Sottosegretario un affarosissimo per qualche super concessione? Ci cascherebbero solo gli usceri degli Uffici del Comune!!!

Per farla breve direi che la “sottigliezza” del Dottor Sottile Davigo si sta scatenando per ottenere, piuttosto, nient’altro che uno “jus grossus”. Una bella norma di sapore medievale che conferisca al feudatario togato un generico e temibile potere di “castigare opportunamente tutti i cattivi acciocché onestà e giustizia prevalgano e non subiscano offese”.

Viva la “sottigliezza”.

Mauro Mellini