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Nicola Savino

Tanto tuonò che piovve

Tanto tuonò che piovve! Sicché, alla “furia” dell’immobilismo ora si contrappone la “furia” del cambiamento! Meglio, della sua “forma”: la più efficace a canalizzare il populismo e ridimensionare il grillismo. Quanto ai contenuti, non c’è (più?) tempo da perdere, e chiunque voglia distinguere, prevedere, coordinare è un misero …conservatore.

Se dunque questo Paese è tanto “sfortunato” da doversi rassegnare a queste “forme” (almeno dalla caduta del Muro, nel 1989, avrebbe dovuto darsi la legge applicativa dell’art.49 della Costituzione per evitare che i partiti si riducessero a caste conflittuali come le corti rinascimentali e la situazione degenerasse a questo punto), che almeno il nuovo Machiavelli attribuisca al Senato delle Autonomie “La Programmazione interregionale”: tanto più indispensabile per il Mezzogiorno come di recente sottolineato da Adriano Giannola, Presidente della Svimez. Con due immediate conseguenze, nientaffato secondarie.

Anzitutto, si svuoterebbe la “nuova moda” delle Macroregioni, e si eviterebbe un nuovo terremoto tra strutture regionali ancora alla ricerca di efficienza e competenze, peraltro presto alle prese con il riassetto dei servizi finora provinciali. Si tratta di apparati che, specie lì dove non c’erano tradizioni (ducati o regni o affini..), nate spesso in spirito di emergenza e/o in “odore” di clientelismo, sono ancora alla ricerca di stabilità e costumi fondati nella cultura della res publica. Riposizionarli in Macroregioni, equivarrebbe a indurre i disastri che il terremoto provoca sugli edifici più deboli (non perché vecchi ma, al contrario, perché  ancora acerbi e perciò anche esposti a nuove ..infiltrazioni). E dunque, aggregare su Napoli o Palermo o  Bari  (le quali, specie nei primi due casi, vivono l’acme del caos non creativo), al massimo condannerebbe le innumerevoli delegazioni del malessere meridionale a trasferte più lunghe e disastrosamente sterili!

La seconda conseguenza, facendosi di necessità virtù, si darebbe sede adeguate alle politiche per il Sud. Cioè, alla programmazione coordinata che la Svimez invoca e che, nel nuovo Senato, potrebbe consentire sessioni d’urto per le singole Regioni e/o problematiche meridionali. Con la possibilità d’intrecciare anche le Istituzioni nazionali nell’affrontare i “casi” con altrettanti “interventi d’urto”. Cioè, con la metodologia dell’Expo 2015 milanese, che concentra – in tempi certi e determinati – interventi molteplici: anche vie d’acqua e almeno 2/3 autostrade, metrò etc (in barba a chi prevede a breve superato l’auto). Le procedure aggressive come quella dell’Expo a Nord sarebbero infatti indispensabili per aggredire la piaga meridionale che affonda l’intero Paese, anzitutto a danno di ogni sua proiezione mediterranea! Ci sarebbe dunque spazio per un Senato delle Regioni che si occupi seriamente di esse e muti finalmente il destino di quelle meridionali! Un Senato che non si limiti nè ad assorbire le attuali competenze della Conferenza Stato – Regioni, nella quale – spesso – pur si “rappresenta” e “si decide” senza delega dei Consigli; né a competere con la Camera per il potere legislativo; né a far marcire i propri eccellenti funzionari sulle querelle attuali.

Ma ecco il punto: potranno i presidenti e i consiglieri reggere – fisicamente e non solo – i due fronti, regionale e nazionale? E’ ben facile temere che il doppio impegno ne dimezzi quanto meno ciascuno e che l’autentica occasione di programmare e interconnettere sfumi nella frettolosità e nell’approssimazione proprio nel momento in cui potrebbe moltiplicarsi! Perciò, forse, sarebbe più serio e coerente che le Regioni e i sindaci scegliessero i propri rappresentanti all’esterno, nell’ambito di figure dotate di particolari requisiti. E che, magari più democraticamente – li indicassero al voto diretto dei cittadini. Il populismo obietterà che poi bisognerebbe pagarne almeno i rimborsi… non truccati ? Ebbene, le Regioni lo tranquillizzino impegnandosi, in cambio, a ridurre la spesa per.. consulenze. Una volta tanto, la pioggia non procurerebbe molte frane!

Nicola Savino