BLOG
Paola Alagia

L’Aquila al secondo turno, Cialente (Pd)

Con otto candidati in campo, il ballottaggio era inevitabile». Quando ormai sono state scrutinate 19mila 700 schede su 44 mila, Massimo Cialente rompe gli indugi. Il sindaco uscente dell’Aquila in corsa per la riconferma a primo cittadino del capoluogo abruzzese non aveva riposto molte speranze in una vittoria al primo turno.  Forte dell’appoggio di Pd, Socialisti riformisti, Api, Federazione della sinistra e Sel, Cialente dovrà vedersela con Giorgio De Matteis, sostenuto da Mpa, Udc, Verdi e Udeur. «Sono stabile al 42%» ha detto all’Avanti!online, «mentre De Matteis è a quota 30, seguito dal candidato del Pdl, Pierluigi Properzi all’8». Continua a leggere

Fassina (Pd): «Il nostro partito del futuro? Un’alleanza tra progressisti e moderati»

 

L’orizzonte cui guardare con fiducia è quello delle presidenziali francesi. Un po’ meno lo «scenario politicista» che sta prendendo corpo in Italia, tra annunci di nuove formazioni politiche (il Partito della nazione di Pier Ferdinando Casini) e documenti per riaggregare e rinnovare i partiti (la proposta di Giuseppe Pisanu). Stefano Fassina intervistato in esclusiva dall’Avanti!online è tranchant: «Si parla di contenitori, composizioni e scomposizioni, ma poi qual è la vera proposta politica?». Per il responsabile economico del Pd anche le alleanze in vista del 2013 sono ancora troppo lontane, ma una cosa appare chiara, almeno per il momento: «L’Idv, con le sue scelte poco comprensibili, si sta allontanando da noi».

In Francia si profila la vittoria socialista di François Hollande. Se così fosse che influenza potrebbe avere sul Partito democratico?

Renderebbe evidente la domanda di politiche progressiste, di eguaglianza, di lavoro e di redistribuzione dei redditi. Hollande presidente sarebbe, senza dubbio,  un incoraggiamento e un sostegno alla linea che il Pd già mette in atto.

I partiti politici italiani stanno vivendo una fase di profondo cambiamento. Come si misura il Pd  con quanto si profila nel Terzo Polo e con il dinamismo di Pisanu.

La nostra politica, purtroppo, è abituata a muoversi su scenari astratti, lontani dalla realtà. Il Pd non è attratto da tutto ciò. Noi lavoriamo con serenità. Più che ai contenitori, pensiamo ai problemi quotidiani del Paese. Abbiamo una prospettiva chiara e una classe dirigente valida su cui contare.

Il 2013, però, si avvicina. Da un alto c’è Casini e il progetto del Partito della nazione e dall’altro ci sono Sel e l’Idv. Il Pd dovrà scegliere cosa farà da grande.

Piuttosto che pensare alle alleanze future, noi siamo impegnati nella ricostruzione del Paese. Anche perché credo che ai cittadini in questo momento interessino di più le proposte che siamo in grado di fare .

Se non si fa chiarezza sulle alleanze, tuttavia,  anche le proposte risultano poco credibili.

Il segretario Bersani è stato chiaro: il Pd punta a un’alleanza tra progressisti e moderati. Esporremo le nostre idee e proposte. Possiamo contare su una prospettiva programmatica credibile e anche attrattiva per le altre forze politiche che hanno a cuore le sorti dell’Italia. L’optimum per noi è mettere insieme Casini, Vendola e Di Pietro.

E al di là del piano teorico?

Con Sel c’è un asse solido. Ma esiste anche una seria possibilità di lavoro con le forze moderate. L’Idv, invece, sta facendo scelte incomprensibili.

Ad oggi, quindi, un accordo tra Pd e Idv non è più pensabile?

L’Italia dei valori ha imboccato una deriva populista che l’allontana da noi.

Beppe Grillo ha tratto nuova linfa, come confermano i sondaggi, dagli scandali prima della Margherita con l’affaire Lusi, e poi della Lega. Le recenti prese di posizione di D’Alema sono il segno che il Pd ha paura di un’avanzata del movimento 5 stelle?

Siamo in una fase difficile per i partiti e i fatti inaccettabili che si sono verificati, per esempio nella vicenda Lusi, non aiutano. In questo clima e con la situazione socioeconomica che stiamo vivendo il rischio che lavoratori e studenti siano attratti da Grillo c’è. Ma la nostra linea di contrasto sono i fatti più che le parole. E per difendere la democrazia, non per difenderci da Beppe Grillo.

Torniamo al Terzo Polo. Teme che col progetto di Casini il Partito democratico possa perdere pezzi?

Non mi aspetto alcun terremoto. D’altronde nell’ultima Direzione del partito, la relazione di Bersani è stata votata all’unanimità.

Forse è più scivolosa la riforma della legge elettorale. Che livello di condivisione ha riscosso a largo del Nazareno la proposta Violante?

E’ largamente condivisa, anche perché frutto di ipotesi discusse nella Direzione nazionale a fine anno.

Il rischio di elezioni anticipate esiste?

Non mi pare perché non avrebbe alcun senso. Lo scenario più logico rimane quello di arrivare a fine legislatura.

E se la vera minaccia per l’esecutivo Monti fosse l’interesse da parte di qualche ministro tecnico a scendere in campo? Per esempio nel nascente Partito della nazione, come ammesso da Casini?

La compagine di governo è molto solida e ha in Mario Monti un punto di forza. Se un Passera di turno dichiarasse la sua intenzione di scendere in politica non sarebbe, a mio avviso, un fatto rilevante per la tenuta della maggioranza.

Mettiamo che Passera volesse far cadere il governo.  A Bersani potrebbe convenire?

Il segretario del Pd guarda solo agli interessi del Paese.

Paola Alagia

 

Riforma legge elettorale, Pisicchio (Api): «Ai piccoli non restera’ che l’apparentamento»

Ora tocca ai big. E così dopo oltre due ore di riunione Alfano, Bersani e Casini hanno trovato un accordo di massima su riforme (dal taglio del numero dei parlamentari, al rafforzamento dell’esecutivo e dei poteri del premier, fino alla revisione d’età per l’elettorato attivo e passivo) e legge elettorale.
Il Porcellum, dunque, dovrebbe avere le ore contate, mentre si fanno strada nuove regole di voto che, però, sembrano già indirizzate ad agevolare i grandi partiti a discapito dei piccoli. Continua a leggere

Alle prossime amministrative Pdl e Lega si apparentano con le liste civiche

 

Dopo  la lista Forza Lecco, che ha aperto le danze, sono scese in pista anche Forza Verona, ma soprattutto Forza Veneto, quest’ultima al momento slegata dalla competizione elettorale delle prossime amministrative. In vista dell’appuntamento con le urne, insomma, il Pdl al Nord ha un bel da fare, non c’è che dire. Liste civiche come mezzo per ricompattare l’alleanza tra Popolo della libertà e Lega ormai ai titoli di coda? A guardare il caso Tosi non si direbbe. La sospensione decisa dal segretario Angelino Alfano per tutti gli esponenti veronesi del Pdl che, anziché il candidato di partito, hanno deciso di appoggiare il sindaco leghista uscente, infatti, tutto sembra tranne che un segnale di riconciliazione con il Carroccio. E che dire di Forza Veneto? Continua a leggere

Alessandro Campi: «Senza il Cavaliere l’Idv potrebbe sparire»

Partiti alla ricerca di se stessi, schiacciati da un giudizio sempre meno clemente dell’opinione pubblica e dall’aria nuova impressa dal governo Monti. Lo scenario in vista del 2013 si complica giorno dopo giorno e lo scacchiere delle alleanze è destinato a comporsi e ricomporsi di continuo. Con nuove personalità che potrebbero venire alla ribalta, ma anche col rischio di qualche celebre scomparsa. Una  persona come Luca Cordero di Montezemolo, per esempio, «può trarre più di un vantaggio dall’attuale esecutivo e dalla linea di rinnovamento politico che sembra affermarsi». A una diversa sorte, invece, si espongono Antonio Di Pietro e il suo partito «che potrebbero  sparire dalla scena politica». E’ questa l’analisi che Alessandro Campi, direttore della Rivista di politica, consegna all’Avanti!online. Continua a leggere

Freno tirato e retromarce del governo Monti

Meno male che Mario Monti non ha trovato grossi intoppi sulla strada della riforma delle pensioni. Erano gli inizi del mandato e anche la maggioranza «strana» che lo sorregge non si era messa di traverso. Nessuno dei suoi alleati, né Pd, né  Pdl, né Udc, infatti, se l’era sentita di fare il guastafeste agli esordi di super Mario. Ma, di certo, il professore non può campare a lungo di rendita sul quel «successo» iniziale, salutato con grande approvazione a livello internazionale e premiato in termini di consenso dentro i nostri confini. A furia di fare piccole retromarce, adesso il rischio dell’esecutivo è quello di assumere più l’andatura di un gambero che non di una lepre lanciata verso il futuro. Dalla Rai alla giustizia, dalle liberalizzazioni di taxi, banche e farmacie alla tassa di soggiorno per gli immigrati, i segnali di cedimento sono già tanti.

Continua a leggere

Briguglio (Fli), al di là di Palermo non si discute la compattezza del Terzo Polo

 

«Il Pdl, a Palermo, ha messo il cappello sull’avvocato Massimo Costa che, quindi, è a tutti gli effetti il suo candidato». Non ha dubbi a etichettarlo così Carmelo Briguglio, coordinatore siciliano di Fli, sentito in esclusiva dall’Avanti!Online. Per Briguglio però la conferma dell’appoggio al giovane avvocato palermitano da parte dell’Udc sarebbe una scelta subìta: «E’ lapalissiano», sottolinea l’esponente di Fli poche ore dopo l’ufficializzazione di Alessandro Aricò come candidato di Futuro e Libertà e dell’Mpa di Raffaele Lombardo nella corsa a sindaco. Ma ancora più chiaro a questo punto è lo sfaldamento del Terzo Polo in città, con Fini da una parte e Casini in netto riavvicinamento al Pdl, grazie alla convergenza su Costa assieme a Forza Sud di Gianfranco Miccichè e, in caso di ballottaggio, al Pid di Saverio Romano, che, intanto, ha lanciato la deputata regionale Marianna Caronia.

Continua a leggere