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Paolo Cristoni

Paolo Cristoni e Giuseppe Guberti:
Ricominciamo da… tutto

Non siamo intervenuti a Bologna perché occorre meditare meglio sugli avvenimenti e perché siamo rimasti meravigliati dalla grande partecipazione. Nel merito cominciamo così: proviamo senza ipocrisia a raccontarci le verità dure per testimoniare la voglia di esistere e la certezza di essere necessari dalla democrazia. Luca Tentone nell’articolo pubblicato sul nr. 3 di “Mondo Operario” ha chiarito statisticamente il movimento elettorale e ha scattato una fotografia perfetta del responso del 4 marzo. Ci poniamo, a questo punto, la prima domanda per argomentare e arrivare alle proposte su cui ragionare: è stata ribellione o rivoluzione? Quel 30% di giovani entro i 40 anni hanno voluto dare un segnale contro la classe politica cercando il demiurgo che risolva i problemi al di là del merito dei programmi o sono andati oltre? E in questo caso consapevoli che un rinnovamento qualsivoglia è meglio della palude e, comunque, non mette a rischio la democrazia?

Sempre Tentoni dice che gli operai hanno votato per il 37% i 5 Stelle, il 23% Lega, il 12,5% FI e solo l’11,3% il PD; i dipendenti pubblici hanno votato il 23% il PD, ma solo l’8-10% dei disoccupati votano centro sinistra – PD. È tutto significativo che questi dati presuppongono una ribellione-rivoluzione che deve fare i conti con la democrazia e l’economia. Non escludiamo a priori che il profondo divario della società che ha aumentato la ricchezza per pochi e conseguentemente, i poveri, i diseredati e gli insicuri professionalmente lasciando intatti desideri e follie della società dei consumi. Un coacervo di contraddizioni che fomentano ribellione e scarsa considerazione della logica analitica. Ciò che prima era necessario oggi diventa demagogico, ciò che prima era demagogico oggi è dimostrazione di novità. Mentre tutto corre su internet e la macchina è indispensabile per raggiunge il lavoro, il presidente della camera dice che andrà in autobus a Roma, dove per percorrere un chilometro occorrono 40 minuti, se arriva il mezzo. Non diamo giudizi: evidenziamo solo contraddizioni, populismi inutili che anzi che smussare rabbia e oddio li rinfocolano. Ecco il primo obiettivo per noi: non possiamo non pensare di costruire una proposta se non studiamo un nuovo linguaggio che ci permetta di essere riconosciuti e ascoltati. I bisogni del 21° secolo sono immutati: aiutare i poveri, i delusi, i senza lavoro, i diseredati, a salire la scala verso la giustizia sociale, cultura, lavoro e dignità. I ricchi, le aziende, sono nostri alleati purché rispettino le leggi e distribuiscano nel modo giusto la ricchezza. E la prima battaglia non di un giorno ma di tutti i giorni brandendo la costituzione è la lotta all’evasione fiscale. La prima conseguenza positiva di questa battaglia è il contrasto alla corruzione di ogni ordine e grado. Il denaro che viene distribuito per la corruzione deriva dall’evasione fiscale complici sistemi finanziari e attività formalmente lecite ma gestite in modo oscuro senza controllo e spesso sottovalutate. Cominciamo dai comuni, dalle regioni ed enti di ogni grado che generano uno stato nello stato la cui negatività si rileva non solo nel mare di debiti ma nella libertà di rapporti con le aziende in ogni campo e settore che lasciano molto spazio alla oscurità: dalle energie alla sanità, dall’acqua ai trasporti, dall’edilizia all’industria dove azioni personali di potere danno a certi manager l’aria di padroni onnipotenti fuori da ogni controllo. Per incidere questo bubbone non servono nuovi leggi o regolamenti: ce ne sono anche troppi o inapplicati o soggetti ad interpretazioni dialettiche a volte anche dalla magistratura. Serve una conoscenza dello stato che faccia d’argine alla diffusa idea del sotterfugio, dell’amichevole consulenza, insomma della subalternità della legge al bisogno personale. Perciò, siccome la coscienza dello stato si forma alla base riscopriamo il socialismo municipale come antidoto. Non è la semplice esibizione del campanile, ma la partecipazione alla responsabilità del rapporto con il cittadino tutti i giorni, la realizzazione della coscienza civica e dell’educazione a rispetto di leggi, regolamenti compresa la priorità da realizzare non nell’interesse del singolo, ma nell’interesse della collettività. Un socialismo municipale, moderno che usi internet per dare una coscienza frutto della conoscenza dove i valori, e i sapori fisici ed esistenziali, restituiscono dignità e consapevolezza a donne, giovani e anziane. È la nuova sfida della democrazia. Non basta la conoscenza per ottenere i risultati e neanche la declamazione dei principi. Come nella vita la natura non fa salti occorre lavorare e patire l’indifferenza e l’insolenza di chi non crede in te per ottenere risultati. Occorre ripartire da qui se si vuole rinascere. I nostri fondatori che ricordiamo in ogni assemblea hanno subito soprusi, carcere, a volte la morte per ciò che facevano. Quando li ricordiamo a noi pare di sentire l’attesa della reincarnazione. Cominciamo con lo stabilire il criterio del rinnovamento dei gruppi dirigenti per dare ruoli diversi in un’ottica nazionale. Ne vento del sud-antistatale e assistenziale; ne vento del nord borghese-pro globalizzazione ma razzista e sazio. La lotta perché nessun rimanga ultimo è un rischio da correre, fraternizzare richiamare a rispetto di leggi e diritti offesi riequilibrando responsabilità e dovere capacità professionale e rapporto sociale. La scuola, l’università, la scolarizzazione permanente, il mondo del lavoro giovanile: qui dobbiamo riappropriarci pacificamente con la nostra cultura di governo per far nascere la lingua e le azioni che questo mondo aspetta. Chi è il corpo intermedio che può fare da argonauta. Sarebbe il sindacato ma per loro vale quello che vale per noi è necessario affrontare una grande rivoluzione culturale. Il sindacato è in ogni dove dal CNEL, alla miriade di enti statali o di emanazione di leggi e regolamenti conseguenti. Vogliamo citare un solo esempio emerso in questi giorni: la legge 104. Quale azione democratica di contenimento della deriva dell’abuso di questa giusta legge è stato portato avanti dal sindacato; i sindacati sono tanti e la tessera vale più del principio; come nei partiti, nella cooperazione, nelle associazioni di categoria. Che vuole essere cittadino democratico dello stato costituzionale non può non osservare questa decadenza e stare a guardare. “Chi è socialista ancora di più; il socialismo deve tornare ad essere un plus”_per l’individuo cittadino. Il quadro di Pelizza da Volpedo può essere disegnato con volti e abiti del nuovo millennio, ma i difetti, le differenze, le esigenze sono le stesse a fronte del bene e del male che il turbo capitalismo finanziario della globalizzazione ha prodotto. Oggi è iniziato il percorso su cui insistiamo perché finché c’è un socialista c’è un idea e un principio su cui costruire.

Paolo Cristoni
Giuseppe Guberti

Paolo Cristoni
Lettera aperta al segretario provinciale PD Davide Fava

Caro segretario, innanzitutto voglio dare atto al coraggio e alla determinazione con cui hai accettato di guidare un partito in piena crisi di affezione, dove il potere delle rappresentanze è massimo e dove non è certamente facile il compito del ‘capo’ di una nave piena di umori non concordanti sulla rotta da tenere. A noi non è dato nessun compito diretto, né vogliamo esternare giudizi sul governo interno, ma non possiamo non ricordare un primo dato: il tuo partito, non certo per merito degli ortodossi né dei malpancisti restati o assenti, è membro del Partito Socialista europeo e dell’internazionale socialista.

Siamo soci fondatori di quell’Internazionale, e diciamo alto e forte che vogliamo rispetto e considerazione. Senza alcuna pretesa, se non quella che finisca l’astio, la sottovalutazione, l’emarginazione che le tradizioni comunista e democristiana di sinistra, componenti l’attuale partito, hanno teorizzato e praticato contro di noi.

Una serie infinita di avvenimenti politici di questi ultimi anni hanno disseminato ostacoli fra di noi. Dalla ignobile posizione di Caccia all’uomo a Serramazzoni per la quale, aspettiamo ancora le scuse; al tradimento degli accordi su Finale Emilia, alla comica gestione di Pavullo, all’azione contro il Sindaco di Vignola: veri e propri capolavori culminati a Novi, che hanno permesso di fare vincere le opposizioni senza vedere emergere alcun minimo ripensamento da parte del ‘tuo’ partito che doveva pensare alla sinistra riformista e alla sua ricomposizione. Oggi che la crisi c’è ed i risultati sono sempre più deludenti, si va con incoerenza mista a cecità politica avanti sulla strada sbagliata.
Noi socialisti abbiamo subito di tutto, ma, come dice un noto cantante ‘Eh, già siamo ancora qua’. Per ora con le idee, ma con i pochi voti che abbiamo a Modena e a Castelfranco Emilia, abbiamo aiutato a vincere i ballottaggi o a evitarli.
La nuova legge elettorale obbliga alla coalizione. Bene, proviamo a ragionare. Noi abbiamo scelto il centro sinistra. Nessuno può pensare a noi della sinistra riformista e di governo come cespugli politici. Occorre rispettare le idee, mantenere fermi gli impegni, ed agire da uomini di onore e corretti. Per esempio: è ora di finirla con la teoria secondo cui nelle coalizioni governa solo quello che ha i numeri per eleggere i consiglieri. E’ una vecchia arroganza che non può più essere. Nei comuni, così come in Parlamento, quando si fanno coalizioni, è necessario che ognuno venga chiamato al Governo o a rafforzare l’opposizione. Abbiamo un percorso nuovo da riprendere. Possiamo definire i passaggi. Noi, sinceramente, lavoriamo così:

1) non dimentichiamo i torti storici ricevuti, ma siamo nella sinistra che ha fatto nei comuni e nello Stato la parte degli innovatori. Pagando i prezzi degli errori politici e umani, possiamo guardare in faccia tutti senza abbassare lo sguardo perché il popolo gode dei risultati;
2)  Occorre recuperare alla sinistra i voti riformisti andati dispersi in varie direzioni. Solo con candidati espressione del socialismo riformista;
3)  Europa, lavoro, donne, anziani, giovani: devono essere questi a dare un contributo diretto per la giustizia, per la fraternità, all’educazione civica ai diritti e ai doveri. Questi sono i principi su cui costruire il futuro della nazione;
4) amore per i problemi concreti e cittadini in grado di dare il proprio contributo non per piccoli orticelli ma per il prato verde di tutti, difendendo natura e ambiente. A partire da queste semplici azioni quotidiane, dall’uso civile ed educato delle risorse.

Un programma minimo su cui fare discutere, dare idee per ottenere responsabilità di governo. C’è voglia di lavorare insieme senza padroni e sottoposti. Vediamo se la nuova legge fa germogliare un nuovo rapporto paritario e nel centro sinistra se si vuole ragionare partendo da qui, siamo pronti.

Paolo Cristoni
Direzione Nazionale PSI