BLOG
Pier Paolo Palozzi

Nucleare: la lista dei siti idonei prima delle elezioni

Il Ministro Carlo Calenda conferma: “aspettiamo solo il parere del Ministero dei Beni Culturali e poi pubblichiamo la lista. Il Governo non viene meno ai suoi doveri per ragioni elettorali”

Nucleare-in-ItaliaROMA – Il Ministro delle Sviluppo Economico Carlo Calenda è sicuro: la lista dei siti idonei ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi sarà pubblicata prima delle elezioni politiche del 4 marzo. Lo ha confermato lo stesso Ministro rispondendo ad una domanda sul suo profilo Twitter: “Parere formale MIBACT, ultimo passaggio, arriva in settimana e poi pubblichiamo. Come promesso prima delle elezioni perché il Governo non viene meno ai suoi doveri per ragioni di campagna elettorale”.

BASILICATA: COMITATI IN ALLARME Intanto in Basilicata i comitati mettono le mani avanti e bollano come “provocatoria” la promessa del Ministro Calenda di voler pubblicare la lista dei siti prima delle elezioni. “Prima – dicono i comitati – il Governo dovrebbe rispondere a tutte le osservazioni presentate da Enti Locali, istituzioni, associazioni e cittadini di tutta Italia, al Programma Nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi, nell’ambito della procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica).

Nel 2003 infatti il Governo Berlusconi scelse unilateralmente un sito geologico a Scanzano Jonico, in provincia di Matera, come deposito per lo stoccaggio di tutte le scorie nucleari italiane. Le proteste popolari spinsero il Governo a rinunciare al progetto e, da allora, il problema della scelta del luogo che deve ospitare le scorie è rimasto sostanzialmente un tabù. La Carta delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) è pronta dal 2015 ma non è stata mai resa pubblica.

“All’annuncio del Ministro Calenda di voler pubblicare prima delle elezioni la carta delle aree potenzialmente idonee per la realizzazione del deposito di scorie nucleari (CNAPI), secondo cui attende solo il parere formale del Ministero dei Beni Culturali guidato da Franceschini (MIBACT), rispondiamo che i Lucani sono pronti per riorganizzare una nuova pacifica e civile protesta contro l’ipotesi di realizzare il deposito nazionale in Basilicata – dichiara Pasquale Stigliani portavoce dell’Associazione Antinucleare ScanZiamo le Scorie.

Abbiamo più volte denunciato che la carta coinvolgerà parte del territorio della Basilicata della collina Ionica e della murgia, nei pressi di Matera, Capitale della Cultura europea.

Ricordiamo al Ministro Calenda che, prima della pubblicazione della CNAPI, deve rispondere alle centinaia di osservazioni che ha ricevuto da oltre 50 Comuni Lucani e numerose Associazioni nella fase di consultazione del Programma nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi nella procedure di Valutazione Ambientale Strategica nel settembre 2017, che riguarda anche l’argomento deposito nazionale.

Se così non fosse – conclude Stigliani – si interrompe a priori il dialogo tra Governo, le popolazioni e le Istituzioni Locali, che si rifiutano di ricevere una struttura che non genera ricchezza ma impoverisce il territorio”.

DEPOSITO NAZIONALE: LA MISSIONE DI SOGIN – La SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari) è la società pubblica incaricata di smantellare i vecchi impianti nucleari italiani e di costruire e gestire il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.  In questi ultimi anni l’azienda ha puntato molto su trasparenza e comunicazione ma proprio la mancata pubblicazione della lista dei siti idonei ha frenato le attività della società di Stato e il processo di localizzazione del sito in cui realizzare il deposito.

CERN: l’italiana Nucleco nel Progetto CLEAR, per rifiuti radioattivi

nuclecoNucleco, società pubblica (gruppo Sogin) che opera nel settore dei servizi radiologici, della gestione dei rifiuti radioattivi e della bonifica di impianti nucleari e siti industriali, ha firmato nei giorni scorsi un contratto con il CERN, l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare, per un servizio di supporto alla caratterizzazione radiologica nell’ambito del progetto CLEAR.

Nucleco è leader in Italia nel campo dei servizi radiologici, nella gestione dei rifiuti radioattivi e nelle attività di decontaminazione dei siti nucleari e industriali, vantando un know‐how unico, con punte di eccellenza nella caratterizzazione radiologica, nella pianificazione ed esecuzione di processi di decontaminazione e smantellamento e nello sviluppo ed implementazione di bonifiche ambientali
La Società è qualificata per la raccolta, il trattamento, il condizionamento e lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti e delle sorgenti radioattive provenienti dalle attività di medicina nucleare e di ricerca scientifica e tecnologica.
Il contratto tra CERN e Nucleco è stato siglato al termine di una Price Enquiry a cui la società italiana è stata invitata a partecipare, insieme ad un ristretto numero di altri operatori europei qualificati del settore.

Per il Gruppo Sogin, l’acquisizione di un contratto di servizio presso il prestigioso centro del CERN di Ginevra, in particolare nell’ambito della radioprotezione e caratterizzazione radiologica, rappresenta un riconoscimento a livello europeo degli altissimi standard aziendali raggiunti. Tale acquisizione aggiunge una referenza di prestigio al curriculum di Nucleco.

Il nuovo contratto amplia, così, la presenza del Gruppo Sogin all’estero, aggiungendosi alle attività finora svolte in Russia, Repubblica Slovacca, Germania, Inghilterra, Belgio, Norvegia e presso il Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea di Ispra (Varese).

Pier Paolo Palozzi

Narni. La Cattedrale c’era già nell’anno mille

cattedrale di narniLa Cattedrale di Narni è del X secolo e non del XII. Nell’anno mille già esisteva e nel 1005 ne furono rinnovati gli ingressi dal presbitero Lupo. A certificarlo è il risultato della lettura di una breve epigrafe sull’architrave dell’ingresso di destra, fatta dal prof. Palozzi Quintilio.
Tutte le precedenti letture erano discordanti in quanto leggevano “a senso” e non secondo le regole dell’analisi logica e secondo i significati che le parole avevano in latino. La riga di cui si compone l’iscrizione è quasi in forma enigmistica:
Epigrafe
+ AN NI M IL LE NI CEN TVM RE PLI CA TI O DE NIS · INSTABAT CERTA PRO PE RANS IN DIC TI O TER NA ·

Ecco la sua soluzione:

ERANO GLI ANNI MILLE LA “REPLICATIO” DI CENTO (=CINQUANTA) (contata) A DIECI A DIECI (= CINQUE) · INCALZAVA DECISA AFFRETTANDOSI L’INDIZIONE TERZA ·

In effetti in latino la replicatio numeri è la divisione. Ripiegare è un ridurre alla metà, l’operazione contraria alla moltiplicazione, come ridurre 6 a 3, 8 a 4.

Lo stato dell’arte delle conoscenze, basate su questa iscrizione, davano la fondazione della Cattedrale di Narni al XII secolo, anche se nel 1047 risulta documentata l’esistenza a Narni di un Capitolo di San Giovenale, che ottiene un privilegio da parte dell’imperatore Enrico III.
Ora invece la situazione cambia fino alla possibilità di risalire con certezza al X secolo, come scrive il prof. Palozzi nella lettera, che funge da prefazione, al Vescovo e al Sindaco della città umbra. La conclusione dello studio è senz’altro notevole sì da consigliarne la comunicazione anche alle Autorità territoriali, conclusioni tali da produrre un terremoto nel quieto vivere delle acquisizioni, anche incerte, della storia narnese. Poi vi sono accennate le conseguenti implicazioni di politica culturale e amministrativa, che dovrebbe vedere uniti Vescovo e Comune nella promozione di studi e ricerche sui riscontri documentali e archeologici.
La Cattedrale di Narni sarebbe nientemeno che la più antica Cattedrale Romanica d’Italia e da questo fatto si potrebbero spiegare alcuni particolari come la pianta basilicale, gli archi molto abbassati, quasi una trabeazione, la presenza del mosaico col Cristo benedicente e il privilegio del 1047. Poi c’è quel papa, Giovanni XIII, che fu vescovo di Narni e Silvestro II, Gerberto di Aurillac, precettore di Ottone III, frequentatore della città umbra: tutte cose che aiuterebbero a spiegare Narni e la sua squisita cultura, che Palozzi, con una punta di stimolo polemico, si augura che torni di nuovo all’altezza.

Pier Paolo Palozzi

Autismo una Giornata
mondiale in … acqua

Una maratona in acqua di 30 ore consecutive per accorciare le distanze con l’autismo. Con l’iniziativa “Ab-bracciata Collettiva”, la Terapia Multisistemica in Acqua (TMA) – metodo Caputo-Ippolito ha organizzato per il 2 e 3 aprile una manifestazione benefica in occasione della “Giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo”, invitando tutti a tuffarsi in acqua insieme ai ragazzi affetti dal disturbo e a nuotare in corsia per almeno 15 minuti.

Iniziata alle 10:00 di sabato 2 aprile, bracciata dopo bracciata, la maratona è andata avanti fino alle ore 16:00 di domenica 3. La manifestazione si è svolta contemporaneamente a Roma, Milano, Firenze, Napoli, Foggia, presso i centri sportivi che lavorano in partnership con TMA.

“La manifestazione nasce con lo scopo di migliorare l’integrazione sociale delle persone diversamente abili e in particolare promuovere la tutela dei diritti dei bambini e ragazzi con autismo e disturbi mentali e della relazione”, Giornata mondiale dell'autismospiegano gli organizzatori della due giorni.
Con un contributo di 10 euro i partecipanti hanno avuto la possibilità di sostenere le attività che i ragazzi svolgono durante tutto l’anno. Chi ha aderito poteva scegliere di limitarsi al contributo economico o anche prendere parte attivamente alle due giornate nuotando, galleggiando, stando in corsia con alcuni dei ragazzi speciali che seguono i programmi della terapia multisistemica in acqua.

Marco Sabatini, papà di Matteo: “È stata un occasione importante per far conoscere e permettere di entrare in contatto con le persone autistiche. Per chi vive con loro, e per loro, è stato una giornata come un’altra. Tuttavia per chi ha condiviso questa sfida è stato invece un momento per riflettere su una malattia di cui ancora non si conosce la causa e di cui ancora vi è quasi totale disinteresse”.

B., mamma di Marco e Fabio, promuove così l’idea: “Un bellissimo evento, che finalmente realizza veramente l’integrazione. A noi familiari fa piacere partecipare a una manifestazione dove non si parla di autismo ma lo si vive, dando la possibilità a tutti di essere parte attiva e non semplice spettatore”.

Secondo R., genitore di Lorenzo, “a differenza di altre iniziative dove ci si limita a sentir parlare qualcuno, questa volta ai familiari è stata data la possibilità di impegnarsi direttamente. Questa maratona è un evento tangibile, pratico e vicino, e soprattutto per me è un motivo di grande soddisfazione essere presente a un’occasione in cui i bambini, nonostante la diversità, si troveranno a contatto con tutti coloro che parteciperanno alla manifestazione”.

A Roma la maratona natatoria si è tenuta, con il patrocinio gratuito del XV Municipio al CassiAntica Sporting Fiteness di via Taormina, mentre a Milano al Enjoy sport center via Michelangelo Buonarroti 44, Cernusco sul Naviglio. Si è nuotato anche all’Hidron di Firenze, al Centro sportivo Portici – gruppo Cesaro vicino Napoli e a Foggia al centro sportivo Mirage Village.
Pier Paolo Palozzi

Video dell’iniziativa a Roma

Umbria. Quanti ostacoli per la geotermia

Geotermia 2Una centrale geotermica composta da due impianti, uno in Umbria, a Castel Giorgio in provincia di Terni, e l’altro nel Lazio, ad Acquapendente in provincia di Viterbo. I due impianti, di 5 MW ciascuno, utilizzeranno il pozzo geotermico situato a Torre Alfina, frazione del Comune di Acquapendente.
I competenti uffici della Regione Umbria hanno fornito tutti i pareri positivi al progetto di centrale geotermica. Tuttavia cittadini, comitati e i comuni interessati si oppongono sostenendo che la centrale possa favorire fenomeni di natura sismica oltre che l’inquinamento delle falde acquifere e del lago di Bolsena. Il polverone sollevato deve aver “impressionato” la giunta regionale dell’Umbria che, dopo i pareri favorevoli degli uffici regionali compenti, doveva approvare un’intesa formale per consentire alla società proponente, la ITW LKW Geotermia Italia Spa, di iniziare i lavori. Tuttavia l’organo di governo guidato da Catiuscia Marini ha deciso di aspettare la pronuncia della seconda commissione del consiglio regionale “attività economiche e governo del territorio”, presieduta da Eros Brega. Diego Righini, manager di ITW LKW e promotore del progetto, si è sfogato in una lettera aperta pubblicata da “Il Sole 24 ore”, lamentando le difficoltà che politica e burocrazia creano a qualunque progetto imprenditoriale e sostenendo che, se avesse pagato tangenti, ora probabilmente sarebbe tutto risolto.

Dott. Righini, il vostro progetto è molto contestato da cittadini, comuni e associazioni. Perché investite sulla geotermia?
Io come imprenditore e manager ho un approccio ecologista, esistenziale. Io credo solamente nell’impresa che fa sviluppo sostenibile. Perché l’impresa che fa sviluppo sostenibile ha un senso. Per valutare se ho fatto una buona scelta imprenditoriale tengo conto di tre soggetti o parametri: le persone, le piante e gli animali. Cioè se stanno meglio, peggio o uguale dopo che io ho realizzato questa attività imprenditoriale.
Quando ci fu presentata l’opportunità di inserirci nel settore della geotermia, che prima veniva affrontata tecnicamente creando problemi ecologici, ci è stata presentata la soluzione di poterla utilizzare invece facendo sviluppo sostenibile. Allora ci abbiamo investito. Ci siamo affidati a questa idea che, sulla carta, ci è stata presentata dal Prof. Franco Barberi e ci abbiamo creduto. Questa idea, insieme ad altri tecnici portati in squadra e alle nostre capacità manageriali, è diventata concreta e ci piace perché è un progetto di sviluppo sostenibile.
L’idea e il nostro progetto è quindi quello dell’utilizzo ecologico della geotermia. Questa sperimentazione a Castel Giorgio poi è una cosa molto limitata perché le leggi ci mettono numerosi paletti. Possiamo immettere in rete soltanto 40 mila megawatt all’anno che, per fare solo un esempio, garantiscono per dodici mesi l’illuminazione pubblica di un territorio di 120 mila persone. È un progetto piccolo, semplice, una centrale di soli 5 MW, il limite che ci impone la legge.

GeotermiaLa vostra società, oltre all’Umbria e il Lazio, ha altri progetti in Italia?
Siamo impegnati solo su un serbatoio, che è quello dell’altopiano dell’Alfina. Questo serbatoio ha una capacità dai 15 ai 20 megawatt di energia elettrica. Per calcolare l’energia termica, i megawatt termici, occorre moltiplicare i megawatt elettrici per cinque. Il progetto prevede l’uso del serbatoio dell’Alfina da due fronti: a Castel Giorgio (Umbria) e Acquapendente (Lazio). Si tratta di un progetto sperimentale, un progetto pilota. Dobbiamo dimostrare in Italia che è possibile fare sviluppo sostenibile con la geotermia. Grazie a questo ITW LKW è opinion leader della geotermia in Italia.

Puntate anche su paesi esteri?
Abbiamo ricevuto varie proposte che attualmente però teniamo in sospeso. C’è un progetto internazionale che sta partendo in Africa con il dipartimento della cooperazione, che oggi si chiama Agenzia della cooperazione e lo sviluppo. Il continente africano infatti ha grandi potenzialità geotermiche. Su questo progetto però diamo solo un contributo al dibattito scientifico.

Può illustrare l’iter burocratico per ottenere tutte le autorizzazioni?
Comincia con l’istanza che include un progetto su come utilizzare la risorsa, un progetto dell’impianto e un programma dei lavori. L’istanza è stata presentata al Ministero dello Sviluppo economico nel luglio 2011, dopodiché la legge prevedeva due competenze per le regioni che ospitano l’impianto, Lazio e Umbria. La prima competenza è l’iter di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) e l’altra è l’intesa finale, che è un’intesa non sostanziale ma solo formale. Non sostanziale perché la regione si è espressa già quando si è presentata l’istanza: poteva dire immediatamente sì o no, cioè se vuole se si sfrutti quella risorsa. La regione poi di nuovo in fase di VIA decide se vuole o no la centrale. Quando si arriva alla fase dell’intesa finale quindi la Regione ha già deciso quello che vuole fare. Tuttavia se l’amministrazione regionale non rilascia l’intesa ti lascia nell’oblio: questo atto va rilasciato e non possono essere fatte marce indietro, esprimendo parere contrario alla centrale geotermica, poiché la regione ha fornito pareri favorevoli in tutto il procedimento relativo all’istanza mineraria e nella valutazione di impatto ambientale. Sottolineo quindi di nuovo che la Regione Umbria per ben due volte si è ufficialmente pronunciata a favore del nostro progetto. L’intesa finale è quindi un atto formale dovuto.
In merito all’istanza mineraria, sulla quale la Regione Umbria si è espressa positivamente, evidenzio che gli unici pareri negativi sono quelli dei comuni. Tuttavia erano pareri senza competenza. I comuni infatti hanno manifestato la loro contrarietà in base, per fare un esempio, ai presunti rischi sismici derivanti dal progetto. Ci siamo quindi trovati nella situazione, un po’ paradossale, dove gli uffici ministeriali e regionali che hanno competenze in materia sismica hanno dato pareri positivi, mentre i comuni, che non hanno uffici competenti in materia sismica, si sono pronunciati sui rischi sismici.
In questo momento il legislatore si accorge che la geotermia non era affrontabile in questo modo e sposta quindi la competenza della VIA allo Stato. A noi questa modifica ci ha danneggiato perché ci ha costretto a ricominciare tutto il procedimento, che era concluso, da capo. Ci hanno messo a terra.

È cambiata la legge e perciò siete stati costretti a ripresentare tutto di nuovo
Si abbiamo ripresentato la VIA nell’ottobre 2014. Nell’aprile 2015 ci arriva la VIA positiva nella quale la Regione Umbria si è espressa a favore del progetto. Quindi il Ministero dello Sviluppo Economico ha preparato le carte per il decreto minerario, il permesso di ricerca, e ha convocato la conferenza dei servizi con tutti i soggetti interessati, evidenziando che il tema non era più minerario e ambientale, perché tutte le autorizzazioni in materia erano già arrivate, ma si trattava solamente di avanzare proposte, richieste o correzioni al progetto e ai lavori. Ad esempio il Ministero dei Beni Culturali ci ha richiesto di presentare una relazione archeologica preventiva, nel caso in cui scavando si fosse trovato qualcosa. Quella del Ministero dei Beni Culturali è l’unica richiesta che ci è pervenuta in conferenza dei servizi.

Quindi soltanto il MIBACT ha chiesto una relazione archeologica preventiva. Non ci sono state altre contestazioni o proposte. I problemi sembrerebbero finiti…
In teoria. Perché il MISE ha preparato il decreto minerario, il permesso di ricerca, ma non può pubblicarlo perché non è ancora arrivata l’intesa dalla Regione Umbria. Stiamo aspettando quindi l’intesa formale con la Regione Umbria per iniziare i lavori a Castel Giorgio. La giunta regionale è stata diffidata da noi ad adempiere perché sta letteralmente compiendo un abuso, una vera e propria omissione d’atti d’ufficio. Abbiamo presentato una diffida formale il 2 di novembre 2015 alla giunta regionale. Il 3 dicembre scadeva questa diffida. Il 30 novembre la giunta regionale è stata convocata per rilasciare l’intesa. L’assessore Fernanda Cecchini dichiarò in un’intervista il via libera alla geotermia. Quando il 10 dicembre è stata pubblicata la delibera della giunta regionale il testo era cambiato.

La giunta regionale, che doveva approvare l’intesa, che cosa ha fatto?
La giunta ha deciso che si doveva aspettare la risoluzione del consiglio regionale. Ora, visto che avevamo diffidato la Giunta il 02 novembre, potevano il giorno dopo invitare la commissione del consiglio regionale ad esprimersi. Invece hanno aspettato che la diffida scadesse. Ufficialmente noi abbiamo una giunta regionale che è in omissione d’atti d’ufficio. Questa è una cosa palese. Il problema è che noi su quel territorio ci dobbiamo stare, ci dobbiamo lavorare 25 anni con la centrale geotermica e quindi abbiamo provato a non rompere i rapporti, richiamando la politica alle proprie responsabilità. La politica non si deve offendere se ci si appella al senso del dovere e alle responsabilità. È ovvio che se avessimo proceduto alla denuncia penale della giunta regionale, per omissione d’atti d’ufficio, avremmo creato una rottura non più sanabile con l’amministrazione regionale umbra. Quindi, anche essendoci i presupposti, non abbiamo presentato alcuna denuncia e assistiamo all’ennesima pantomima, l’ennesima consultazione, l’ulteriore commissione. L’esternazione sulle “bustarelle” è dovuta al fatto che ci siamo sentiti presi in giro da questa specie di imbroglio burocratico. Ci sentiamo imbrogliati e truffati. Siamo stati sottoposti ai raggi X. La diagnosi ha indicato la perfezione e la validità del progetto. Questo la giunta regionale ce lo deve riconoscere. Non può imbrogliare e cambiare le carte in tavola all’ultimo momento. Le mie esternazioni sono state strumentalizzate da alcuni politici che hanno detto che io me la voglio prendere con i burocrati. Questo non è possibile perché i burocrati, gli uffici della Regione Umbria, sono quelli che hanno sempre valutato positivamente il nostro progetto. In realtà si tratta di una speculazione di natura politica. Io ho solo esternato un malessere diffuso in tutta Italia.
Quindi ora siamo in attesa della pronuncia della seconda commissione consiliare permanente. Nella seduta di lunedì 1 febbraio la commissione ha ascoltato i tecnici e nessun consigliere ha in alcun modo contestato e contraddetto quanto illustrato dai tecnici in merito al progetto. Il lunedì successivo dovevano pronunciarsi sul tema ma non l’hanno fatto, dicendo che il progetto è perfetto ma i cittadini e il territorio sono contrari.

Tutto quindi è mano alla seconda commissione del consiglio regionale?
In realtà tutto è in mano alla nostra pazienza, perché si può arrivare al punto in cui noi denunciamo l’omissione di atti d’ufficio e rompiamo i rapporti con la giunta regionale. Ormai il destino è segnato. Questa centrale si farà. Bisogna capire se l’Umbria si merita lo sviluppo sostenibile. Abbiamo tutte le ragioni del mondo, morali e tecniche. A questo punto possiamo anche procedere nell’altro senso. Vedremo se la politica umbra sarà all’altezza del nostro progetto. Ad oggi l’occupazione in Umbria e soprattutto nella provincia di Terni è in crollo. Terni sta crollando perché oggi il lavoro nel ternano deve affrontare questa pubblica amministrazione che sta affossando il territorio, i cittadini e lo sviluppo.

Pier Paolo Palozzi

Sogin. Trame nucleari
e scontro al vertice

L'impianto del Garigliano

L’impianto del Garigliano

“In considerazione dell’importanza strategica della Società (Sogin, ndr) e della necessità, quindi, di assicurare la piena operatività della stessa, nel ringraziarLa per il lavoro svolto, d’accordo con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e con il Ministro dello sviluppo economico, si prende atto della disponibilità a rimettere il Suo mandato manifestata dalla S.V. con la nota in riferimento”. Cosi il Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha risposto all’amministratore delegato di Sogin Riccardo Casale che, il 26 ottobre dello scorso anno, aveva inviato una lettera al governo per rimettere il suo mandato al Ministero dell’Economia, azionista al 100% di Sogin.

Nella propria nota Casale afferma di aver “riportato la Società nel solco della legalità” e di aver fatto ripartire, insieme ai suoi collaboratori e ai lavoratori, le attività industriali.

“Importanti risultati – dice l’amministratore delegato – sono stati raggiunti, tra gli altri ricordo la CNAPI che il paese attendeva da decenni, la missione GTRI che ha portato all’Italia il plauso della Casa Bianca, il rilancio delle attività sul mercato internazionale, lo svuotamento della piscina di Trino fermo da anni, l’avvio del Cemex dopo decenni di problemi di ogni tipo, l’aumento delle attività di smantellamento, la crescita di Nucleco che è diventata un piccolo campione nazionale”.

Il manager continua sostenendo di avere le idee chiare su cosa servirebbe per valorizzare la società. “Serve una nuova Sogin, per diventare un campione nazionale attivo anche nel promettente mercato globale del decommissioning, capace di generare ricchezza e creare occupazione”.

LO SCOOP DEL “FATTO”
Nel riportare la notizia sulla risposta di Padoan all’amministratore delegato di Sogin, Ilaria Proietti de “Il fatto quotidiano.it” sostiene che Casale non avrebbe più intenzione di dimettersi e sarebbe pronto a illustrare tutti i risultati raggiunti sotto la sua gestione, in occasione dell’approvazione del bilancio il prossimo aprile, che coincide con la scadenza naturale del suo mandato. “Il Fatto” poi avanza un’interessante ipotesi sui contrasti tra l’AD Casale e il Presidente della società Giuseppe Zollino. Ci sarebbe stato infatti uno scontro tra i due anche in relazione all’adesione di Sogin all’AIN, l’Associazione Italiana Nucleare presieduta da Umberto Minopoli, con Casale contrario all’adesione e Zollino a favore.

L’AIN, UMBERTO MINOPOLI E LA SUCCESSIONE A CASALE
Già dirigente “migliorista” del PCI-PDS, Minopoli ha lavorato in Finmeccanica ed è stato presidente di Ansaldo Nucleare. Scrive anche su “L’Unità” e sulla rivista “Formiche.net”.

L’Associazione Italiana Nucleare (AIN), che aderisce all’Assoelettrica guidata da Chicco Testa, secondo “Il Fatto Quotidiano” sarebbe una specie di lobby che “si è sempre spesa per tenere acceso il lume della speranza di un ritorno all’uso dell’energia nucleare nel nostro Paese”.

Non sfugge ai cronisti del “Fatto” che il consigliere delegato alle attività esecutive dell’AIN sia proprio quella Raffaella Di Sipio che, secondo fonti qualificate, sarebbe candidata a succedere allo stesso Casale nel ruolo di amministratore delegato di Sogin.

Lo scoop del “Fatto” non deve essere piaciuto all’ex compagno Minopoli che, in una nota di precisazione inviata al giornale, si lamenta del fatto che “l’AIN non può essere descritta come il pomo della discordia intorno al quale è maturato lo scontro in atto tra i vertici di Sogin. La questione di un eventuale ritorno in AIN di Sogin, già associata in passato all’AIN, non rappresenta di certo un punto della polemica organizzativa e viene inserita ad arte nell’articolo”. Minopoli quindi sottolinea come “l’AIN sia attualmente impegnata soprattutto sul tema del decommissioning” auspicando la “rapida pubblicazione della CNAPI (Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, ndr) e successivamente gli altri step che condurranno alla costruzione del deposito nazionale”.
Pier Paolo Palozzi

Quirinale. Alla scoperta dell’Organo Idraulico

quirinale“It’s amazing!”. “Fascinating!”. Stupefacente, affascinante quest’Organo Idraulico: così hanno esclamato, rimasti incantati a guardare la Meraviglia ed ascoltare l’Armonia. Hanno voluto vedere gli ingegnosi meccanismi mossi dall’acqua, ascoltare gli squilli di tromba prima e dopo il “Ballo del Granduca” e il sorprendente accessorio degli uccelli che, perfetta imitazione, ha fatto cinguettare un passero vero venuto giù dai soprastanti giardini. Chissà come?
E’ l’organo idraulico, nei giardini del Quirinale, come si è presentato martedì scorso a due speciali musicisti statunitensi, Steven Ball e John Romeri, che sono a capo di due prestigiose istituzioni culturali. Steven Ball, giovanissimo, è titolare del più grande Organo del mondo, posto nella Boardwalk Hall di Atlantic City, una sala da 41.000 posti, all’interno della quale si svolgono, oltre che le conventions politiche, anche le elezioni di Miss America e, talvolta, anche delle partite di football americano. L’organo americano, da guinness dei primati, conta 33.116 canne, 449 registri 7 tastiere.

John Romeri, con nonno italiano, è neo-eletto direttore delle attività musicali alla non meno prestigiosa ex-Crystall Cathedral, diventata ora “Christ Cathedral”, a Garden Grove, in California, dove si trova un organo in parte italiano. Lo strumento, ora in restauro presso la fabbrica Ruffatti di Padova, ha 5 tastiere con 16.061 canne: degli autentici giganti di fronte al piccolo strumento idraulico del Quirinale, che però è stato capace di catturare, affascinandoli, ospiti assolutamente eccezionali, capaci ed esigenti.

I due organisti sono giunti in Italia per una serie di concerti e per approfondire la conoscenza degli organi storici italiani. “Ma quale ingegnosità, che Armonia in quei pochi registri”, hanno commentato entusiasticamente i due ospiti.
Finito l’ascolto della musica automatica, suonata mediante un rullo fonotattico, che abbassa i tasti meccanicamente, sono iniziate le esibizioni dei due artisti, mentre dei visitatori si radunavano attirati dalla sorprendente novità delle melodie che si diffondevano nell’aria.
Sì perché, che l’Organo Idraulico dei giardini del Quirinale suoni, è un’autentica novità, oltre che per i turisti, anche per gli stessi dipendenti del Quirinale. Ma dovevano venire musicisti da oltre oceano, per farci sentire l’Organo che suona?
Eppure l’attuale amministrazione del Quirinale è scrupolosa. Il professor Louis Godart, consigliere del Presidente della Repubblica per la Conservazione del patrimonio artistico, ordina regolari manutenzioni. Lo strumento è ben tenuto, perfettamente intonato ed accordato.

Tuttavia il miglior modo per mantenerlo è certamente il suonarlo, tanto più che l’Organo, proprio per questo, ha un sistema alternativo di alimentazione, che non obbliga l’impiego di tre persone per essere fatto funzionare idraulicamente.
Che sia un’idea?
Perché non regalare anche ai visitatori italiani l’esperienza della Meraviglia, che si sente dopo lo stupore per la bellezza delle cose viste dentro al Quirinale?
La visita dei due artisti statunitensi, promossa dall’ispettore della Soprintendenza per gli organi storici prof. Quintilio Palozzi e da Joseph Daniel Taccini, è stata resa possibile, nel pieno delle festività natalizie, grazie alla pronta disponibilità del Dott. Roberto Di Tommaso del Servizio Intendenza della Presidenza della Repubblica.

Pier Paolo Palozzi

Garigliano. A decontaminare
ci pensa robot made in Italy

Nucleare_-scorieSogin, un robot provvederà alla decontaminazione del camino della centrale nucleare del Garigliano

ROMA – Prosegue intensamente il lavoro di Sogin – nonostante le recenti turbolenze societarie che hanno portato alle dimissioni dell’ad Riccardo Casale – per completare lo smantellamento delle centrali nucleari italiane.

L’azienda ha reso noto di aver avviato questa mattina le operazioni di decontaminazione, tramite scarifica delle pareti interne, del camino della centrale nucleare del Garigliano in provincia di Caserta.

L’intervento permetterà di proseguire più celermente nei lavori di decommissioning dell’impianto.

Un robot, progettato e realizzato con tecnologia italiana, provvederà alla scarifica del camino muovendosi dall’alto verso il basso per tutta l’altezza della struttura, pari a 95 metri. Comandato a distanza, il robot è dotato di telecamere e rimuoverà dalle pareti interne circa 5 millimetri di strati sottili di calcestruzzo debolmente contaminati. Il materiale prodotto sarà raccolto, trattato e stoccato nel deposito temporaneo D1 della centrale del Garigliano, in attesa del confinamento definitivo nel Deposito Nazionale.

Il sistema di ventilazione all’interno della canna del camino assicurerà la depressione del condotto durante le operazioni, mentre specifiche serrande di regolazione posizionate sulla sommità permetteranno di gestire il flusso d’aria, evitando la dispersione all’esterno di detriti e polveri.

Durante le operazioni saranno prelevati campioni di materiale che, sottoposti ad analisi radiologiche, consentiranno di stabilire con massima precisione lo spessore di calcestruzzo da eliminare per raggiungere la superficie interna non contaminata. Ciò consentirà di ridurre al minimo la quantità di rifiuti radioattivi da gestire.

La scarifica terminerà entro il 2015. Si procederà successivamente alla demolizione del camino come struttura convenzionale.

Le attività per lo smantellamento del camino sono state avviate nel marzo 2014. Prima di procedere alla scarifica, infatti, l’area di cantiere è stata impermeabilizzata ed è stato costruito, in un apposito sito esterno alla centrale, un mock-up del camino alto 12 metri in cemento armato. Tale struttura ha permesso la formazione del personale e il collaudo dei sistemi e dei macchinari utilizzati per la scarifica. Sono stati, inoltre, effettuati specifici interventi di consolidamento della struttura per garantire la massima sicurezza in tutte le fasi dei lavori.

“Tutti gli interventi – assicurano dalla Sogin – sono stati programmati e saranno realizzati e monitorati in modo da non produrre alcun impatto sull’ambiente. Non vi è pertanto alcun rischio per la sicurezza e la salute dei cittadini. Al termine dei lavori, nello stesso punto,sarà realizzato un nuovo camino alto 34 metri. Un’altezza quasi tre volte inferiore a quella dell’attuale, sufficiente per lo scarico degli effluenti aeriformi derivanti dalle prossime attività di decommissioning della centrale”.

Pier Paolo Palozzi

Lite nel Pd umbro sulla questione rifiuti e legalità

Giacomo-LeonelliRifiuti, interdittiva antimafia per Gesenu. Il sottosegretario Bocci sollecita il consiglio regionale e i partiti umbri ad affrontare il problema legalità

L’interdittiva antimafia contro Gesenu scatena polemiche all’interno del Partito Democratico umbro. Il segretario regionale del PD Giacomo Leonelli ha criticato aspramente alcune dichiarazioni del sottosegretario all’interno Giampiero Bocci, che aveva invitato i rappresentanti dei partiti umbri ad esprimersi sulla questione legalità. Gesenu Spa gestisce servizi di nettezza urbana è coinvolta anche in un’indagine condotta dal Corpo Forestale, coordinata dalla Procura di Perugia, sul traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti.

STOP ANTIMAFIA PER GESENU – Società per azioni a capitale misto pubblico-privato, Gesenu è posseduta al 45% dal Comune di Perugia. Verso l’azienda il Prefetto di Perugia, Antonella De Miro, aveva emesso qualche settimana fa un provvedimento di interdizione, ai sensi delle leggi antimafia, sulla base delle informative trasmesse dalle Prefetture di Catania e Messina. Il rischio di infiltrazioni e condizionamenti mafiosi deriva dai rapporti che Gesenu intrattiene con le società siciliane “Simco” e “Tirreno Ambiente”. Gesenu infatti, secondo le relazioni delle Prefetture di Catania e Messina, avrebbe assunto 29 persone gravate da precedenti penali definiti “importanti e gravi” o legate a famiglie mafiose. Occorre precisare che Gesenu opera su tutto il territorio nazionale e che l’interdizione antimafia è dovuta a fatti avvenuti in Sicilia e non in Umbria. La misura interdittiva impedisce la partecipazione a qualunque gara per l’aggiudicazione di appalti. Un atto del genere tuttavia non era mai stato adottato a Perugia nei confronti di una società a partecipazione pubblica. La decisione della Prefettura umbra quindi non poteva non avere ripercussioni politiche.

LA PREOCCUPAZIONE DI BOCCI – Il sottosegretario all’Interno Gianpiero Bocci, intervenendo sabato scorso ad Orvieto al convegno organizzato dall’associazione “Umbria Domani”, ha auspicato una presa di posizione del consiglio regionale e dei partiti politici umbri sul rischio di ingerenze mafiose in Gesenu. “La vicenda dei rifiuti in Umbria – ha detto Bocci – ci restituisce uno spaccato non in linea con la storia democratica dell’Umbria e che ci preoccupa, a prescindere dall’esito delle indagini in corso, per quello che emerge”. “Mi aspettavo e mi aspetto – ha aggiunto il sottosegretario – che da parte dei partiti e di chi li rappresenta ci sia una presa di posizione netta. Questioni di questa rilevanza non possono non essere affrontate anche dal consiglio regionale perché luogo privilegiato per confrontarsi su legalità e trasparenza. Su questi temi i silenzi non sono una bella cosa: bisogna avere forza e coraggio per fare chiarezza e investire in legalità”.

LA REPLICA STIZZITA DI LEONELLI – Le parole del sottosegretario non sono piaciute a Giacomo Leonelli, segretario regionale del PD umbro, che ha diffuso una dura nota per rispondere a Bocci. “Ritengo – ha scritto Leonelli – che sia un atto politicamente grave, oltreché altamente offensivo, tentare di infondere il sospetto nell’opinione pubblica che il sottoscritto, in qualità di segretario regionale del Pd, non sia schierato nettamente e senza alcuna ombra di dubbio dalla parte della giustizia e della legalità in ordine ai fatti di cronaca relativi a Gesenu. Ed è ancora più scorretto che ciò sia stato fatto da esponenti di spicco del mio stesso partito, a circa 15 giorni dai primi fatti di cronaca e senza che nel mentre sia intervenuta alcuna sollecitazione diretta per modificare o rafforzare la nostra immediata presa di posizione sui fatti. Mi sarei aspettato da persone che hanno avuto ruoli apicali nei processi regionali e locali fin dal 1995, un atteggiamento più generoso verso una segreteria di 35enni che è in sella da poco più di un anno. Invece si preferisce il comodo ruolo del ‘cecchino’ utilizzando tribune inusuali e irrituali per sparare su chi quotidianamente lavora mettendo la faccia per il futuro del Pd dell’Umbria”.

Il segretario regionale ha quindi rassicurato che “la direzione regionale di lunedì 9 (convocata da settimane sulle riforme) sarà l’occasione di un chiarimento definitivo dagli esiti ad oggi francamente imprevedibili”. “Perché c’è oggi – ricorda Leonelli – una generazione nuova nel Pd, nei territori e in tanti comuni dell’Umbria. Una generazione che ha voglia di futuro sapendo che la stagione del passato è ormai archiviata e l’Umbria di domani non potrà essere l’Umbria di ieri. Una generazione che lavora quotidianamente in silenzio, con la capacità di riconoscere il meglio del passato e la determinazione di superarne il peggio. Una generazione che anziché essere bersaglio da postazioni privilegiate, dovrebbe essere aiutata da chi ha avuto tanto in passato”.

LA LEGA PORTA IL CASO IN PARLAMENTO – Il senatore della Lega Nord Paolo Arrigoni ha provveduto a segnalare alla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite connesse, il problema della gestione dei rifiuti in Umbria. “Era il mese di giugno – ha detto l’esponente del Carroccio – quando ho inoltrato la segnalazione all’Ufficio di presidenza della Commissione, chiedendo di aprire un focus sul filone rifiuti in Umbria in relazione all’apertura del terzo calanco della discarica Le Crete di Orvieto. Da mesi, quindi, è stato attivato un percorso di raccolta elementi e approfondimenti sul tema. Ora la questione, sempre su mia segnalazione, si è allargata alla vicenda Gesenu e alla gestione delle due discariche di Pietramelina e Borgogiglione correlata con possibili infiltrazioni mafiose nel territorio. A breve verrà svolta una ‘mission’ in Umbria, indirizzata a far luce sulla vicenda e individuare responsabilità”.
Anche il senatore leghista Stefano Candiani è intervenuto nella vicenda attaccando il Partito Democratico umbro. “In Umbria – ha dichiarato Candiani – la commistione tra la politica del Pd e la mala gestione amministrativa ha il culmine massimo nella gestione dei rifiuti. La vicenda Gesenu – sottolinea – non è niente riguardo a quella che sta emergendo in merito alla gestione dei rifiuti e delle due discariche. La Lega Nord lo ha dichiarato in campagna elettorale e in questo senso non faremo un passo indietro: andremo fino in fondo alla questione, chiedendo che si faccia chiarezza in relazione ad una politica malsana, tipica di amministrazioni Pd, che non fa gli interessi dei cittadini e la cui gestione del ciclo dei rifiuti è condizionata da condotte criminali”.

Pier Paolo Palozzi

Sogin. Uno strappo che nasce da lontano

Casale-ADSogin-dimissioni

L’amministratore delegato della Sogin, Riccardo Casale, ha rassegnato le proprie dimissioni con una lettera inviata ai ministri dell’Economia e dello Sviluppo Economico Padoan e Guidi. Nella lettera, riportata martedì scorso da “La Repubblica”, l’ex a.d. attacca duramente il presidente di Sogin Giuseppe Zollino. Casale infatti sostiene che la società è bloccata a causa di “un Cda sfiancato da interminabili e sterili polemiche instillate irresponsabilmente da chi lo presiede, attardandosi sempre più su questioni di micromanagment mentre manca di visione e non è più in grado di deliberare con la necessaria serenità”.

“Ci sono verbali – ricorda Casale – che attendono da quasi cinque mesi di essere approvati, il Consiglio non viene convocato da quasi quattro mesi, opere soggette a prescrizione VIA non vengono deliberate con il rischio di illeciti penali e ormai si è fuori tempo massimo per l’approvazione del piano quadriennale”. Il manager conclude la nota indirizzata ai due ministri affermando di rimanere “in attesa di istruzioni” da parte del governo.

Il CdA, riunitosi d’urgenza l’altro ieri sotto la presidenza di Giuseppe Zollino, ha invitato l’a.d. Casale “a chiarire nel più breve tempo possibile la propria posizione, dal momento che egli ha rimesso nelle mani del governo il proprio mandato ma non ha inviato alcuna comunicazione al consiglio di amministrazione e al collegio sindacale”.
Casale infatti ha comunicato le proprie dimissioni soltanto al MISE e al Ministero dell’Economia, che possiede il 100% delle azioni di Sogin. Il presidente di Sogin Zollino ha precisato che il consiglio di amministrazione “ha revocato all’amministratore delegato le deleghe operative alla struttura organizzativa della società e alla gestione del personale”. In particolare a Casale vengono, da più parti, imputati i ritardi nelle operazioni di smantellamento delle vecchie centrali nucleari italiane. Il manager, nelle audizioni davanti alla Commissione Industria del Senato e alla Commissione d’inchiesta sui rifiuti, si è difeso sostenendo che i ritardi sono dovuti alla “mentalità da esercente di centrali nucleari” del personale di Sogin, che avrebbe interesse ad eseguire con calma le operazioni per non perdere ruolo e lavoro.

I TEMPI PER IL DEPOSITO NAZIONALE – L’anomalia venutasi a creare, con l’amministratore delegato dimessosi e privato dei “poteri operativi” ma ancora formalmente in carica, dovrà essere risolta dal governo. L’attuale consiglio di amministrazione infatti scadrà tra circa nove mesi. L’esecutivo potrebbe nominare un commissario per la gestione della società oppure “congelare” la situazione. Ovviamente ciò potrebbe bloccare il processo per la realizzazione del deposito nazionale delle scorie radioattive. Ad oggi infatti, dopo mesi di ritardi e annunci da parte del governo, ancora non è stata nemmeno resa nota la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad ospitare il sito.
La “guerra” tra l’Amministratore delegato e il Presidente di Sogin rischia di vanificare gli sforzi compiuti della società sul piano della comunicazione e della trasparenza per permettere agli enti locali, alle associazioni e ai cittadini una maggiore e consapevole partecipazione ai processi decisionali in atto.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MONDO POLITICO –
Il passo indietro di Casale sta suscitando preoccupazioni in ambienti governativi e parlamentari. I senatori PD Mucchetti, Tomaselli e Manassero hanno presentato al Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e al Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, un’interrogazione parlamentare per sapere come essi “”valutino nel complesso la lettera di dimissioni presentata dall’amministratore delegato di Sogin, di cui ha dato notizia l’edizione di martedì 27 ottobre di Repubblica, e come intendano garantire la continuità e il miglioramento delle attività di Sogin cui spetterà, conviene ricordarlo, anche la gestione del Deposito unico nazionale”. Il presidente della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Alessandro Bratti (PD), ha espresso “grande preoccupazione perché i tempi si stringono e l’Europa ci dice di fare delle cose. I nostri partner europei, soprattutto la Francia, guardano con grande attenzione quello che sta succedendo riguardo al deposito perché sicuramente le scorie che stanno processando non se le terranno loro”.
Bratti ha invitato l’Esecutivo a dirimere questa situazione di confusione, auspicando che possa essere individuato al più presto il luogo dove collocare il deposito nazionale delle scorie radioattive. “Quello che succederà – ha detto l’esponente del PD – è nelle mani del governo, le responsabilità sono lì”.

I deputati e senatori M5S delle Commissioni Ambiente, Attività produttive e Industria, hanno dichiarato che “le dimissioni di Riccardo Casale rappresentano l’ultimo tassello di un percorso tutto in negativo che riguarda la gestione della messa in sicurezza degli impianti nucleari compresa la realizzazione del deposito nazionale per le scorie”. 

Pier Paolo Palozzi