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Pierfederico Tedeschini

Per il cittadino il problema
delle Province è “storico”

Una delle tante tristezze della giustizia di questo paese oggi giorno, non è tanto che la magistratura possa fare e disfare tutto e tutti a suo piacimento libero, quanto che, per cercare giustizia oggi, gli italiani debbano rivolgersi a realtà come report o striscia la notizia. Appurato il fatto che a nessun italiano possa interessare oltre modo di leggere tutti i giorni riguardo la riforma del senato, più interessati sono in molti riguardo la vita delle province e dei loro uffici. Argomento spesso trattato nei programmi della nuova giustizia televisiva, è lo stato di malessere delle strade italiane.

Chi non ricorda quelli che venivano popolarmente chiamati stradini che, con la divisa della provincia, erano ai bordi delle strade con la pala in mano? Oltre all’utilità necessaria che queste persone e quindi l’ente provinciale davano al paese, queste celavano in loro giochi di equilibri partitici tra voti,consiglieri e assunzioni, da non sottovalutare sul profilo storico. Quello che spesso sfugge agli interlocutori dell’argomento, è che quelle assunzioni fossero lontane milioni di miglia dal mondo tangenti e fossero una delle rotelle fondamentali dello sviluppo partitico del nostro paese. Seguendo una forma di riconoscenza, da sempre i partiti italiani hanno dato qualcosa per avere quel supporto che andava oltre la condivisione ideologica. È di oggi la notizia delle stime dell’istituto nazione le di statistica riguardo studi sulla ricchezza media procapite italiana e guardandoti intorno ti trovi ad ammettere che l’Italia è sempre stata culla di grandi attori. Dopo aver vissuto periodi di mitizzazione americana del dopo guerra, ora siamo arrivati alla fase della mitizzazione politica americana, al bipolarismo e al personaggio presidenziale di spicco.

L’associazione di Bettino Craxi tra la politica ed il denaro è qualcosa di innegabile. Può mai l’Italia abbassarsi ad imitare un sistema politico americano e poi voler fare a meno del sistema di finanziamento che la politica americana adotta? Le province racchiudono in se un pezzo di Italia che non è così facile buttare. Le province racchiudono le case cantoniere, racchiudono il contatto della gente con le alte istituzioni,racchiudono una scuola politica non indifferente, ma a quanto pare innecessaria per il nostro paese in cui molti, e direi troppi, trovano il loro primo incarico politico sulle poltrone di quel senato che la costituzione ritiene tanto importante. Volendo fare una minuscola analisi sociale delle storiche istituzioni provinciali, chi copriva incarichi in tale istituzione, era personaggio si di spicco nella politica territoriale, ma che, anche per lontananza decisionale dalle regioni e istituzioni a salire, era persona molto vicina al popolo e che spesso e volentieri riceveva in maniera diretta richieste dal suo elettorato. Problema dell’anno e di cui tutti gli italiani schiacciati dalla ormai denominata crisi, sarebbe quindi quello di abbattere e riformare l’organo camerale del senato, strade e province non sono un problema. Del resto la cultura politica italiana ormai mangia hamburger e per buche e svincoli mancati c’è striscia la notizia.

Pierfederico Tedeschini

Dopo vent’anni c’è chi festeggia e chi ricorda

Sono ormai passati vent’anni da quel periodo che fu battezzato tangentopoli, un’operazione figlia di quelle Mani pulite che giustiziarono tutti i furfanti del nostro Paese.

Nel festeggiare però, io metterei a bilancio i risultati di questa sanguinosa e discutibilmente utile rivoluzione. I risultati primi furono infatti, qualche decina di morti suicidi, la morte di partiti ed ideologie storiche del nostro Paese e proposte di funerali di Stato a soggetti prima perseguitati come malviventi della peggior Lega. Questa, per il nostro Paese misero di tenacia sociale, è stata l’unica rivoluzione della sua storia, la rivoluzione che ha aperto le porte alla nostra seconda Repubblica. Notizia di ieri, la morte di uno dei nomi che capitanarono la rivolta giustizialista, il Dott. D’ambrosio. Oltre al fatto che nessuno, neanche chi visse sulla pelle della propria famiglia le sue decisioni, ieri abbia brindato come invece fecero altri per la morte di personaggi politici all’epoca indagati, la cosa che mette a disagio chiunque credo abbia un minimo di cultura, sia il dover leggere frasi del tipo: ‘’ il SENATORE D’ambrosio che insieme all’ ONOREVOLE Di Pietro …’’.  Storico mi sembra che tutti coloro che abbiano guidato una rivoluzione poi abbiano preso il potere ed il controllo del proprio Paese. La cosa che lascia però pensare, è che tutti i rivoluzionari, mi pare, abbiano poi avuto un loro partito o una loro bandiera, data solitamente dallo sviluppo del movimento che aveva affrontato la stessa rivoluzione. L’unico partito che cambiando nome si rigenerò fu il PCI, cambiando denominazione in DS o PD, ma che furono comunque i simboli e le bandiere che accompagnarono alle elezioni i golpisti di prima repubblica.

Ma l’unico motivo per cui dispiacersi, è la morte del proprio partito e dell’ideale in cui si credeva? Fortunatamente non tutti festeggiano questa ricorrenza a mo di anniversario di liberazione. Molti sembrano aver capito che non sempre l’india si sarebbe permessa di fare prigionieri due nostri soldati, o che non sempre i comici avrebbero creato un partito abbindolatore di malcontento nazionale. In molti si rendono conto che il sistema di tangenti che da sempre caratterizza l’arrivismo di ogni italiano non è morto, ma anzi è a dir poco peggiorato. Su Berlinguer si fanno film che vengono diffusi nelle sale cinematografiche, differentemente da film con altri nomi di politici, ma chi, come lui, può essere chiamato statista, chi riesce a coinvolgere folle con le proprie parole, chi può vantare un ideale ed un partito, oggi è qualcuno che non sale su un palco, ma che, volendo, si può vedere solo in pellicola. Nonostante gli scontri ideologici, Sandro Pertini andò a salutare il feretro di Berlinguer, vedendo in un lui uno statista d’eccellenza. Oggi, il primo, è ricordato come un appartenente a un partito che diverrà di ladri, il secondo come un mito. La tristezza non sta nel sentire insultare qualcuno come ladro, quanto nella chiusura mentale di chi si rifiuta ancora adesso di voler studiare oggettivamente la storia e continua a voler credere che oggi esista la politica in Italia e che esista qualche personalità in grado di governarci come si dovrebbe tanto da meritare il nome di leader.

Pierfederico Tedeschini

Tra Robin Hood e Pol Pot: la triste odissea di un giovane che vuole aprire un’impresa

Tasse-giovaniNel mito celtico, Robin Hood impersonava la giustizia popolare contro i grassatori Giovanni ed il suo fido sceriffo di Sherwood, che esigevano iniqui tributi. Dopo così tanti secoli, l’immaginario collettivo dell’equità fiscale deve aver perso smalto e cavaliere perché, di fronte al Paese a più alta pressione fiscale del mondo, cioè l’Italia, nessuno più protesta contro tale follia e contro i suoi sbirri. In realtà la gente è più che stanca di una legislazione tributaria esasperante e soffocante per imprese e famiglie e di un sistema che invece di ripensare se stesso in termini di vera riforma, sguinzaglia cani latranti, così da far finire alla sbarra un commerciante del basso Lazio per un evasione di 22 euro di IVA. Continua a leggere