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Psi Forli

Psi Forlì
Memoria da tramandare

Terminate le celebrazioni della Vittoria della 1^ Guerra Mondiale, occorre evitare la retorica delle bandiere, fatta per dimenticare, ma ricordare alcune verità, spesso nascoste, per trarre esperienza ed imparare dagli errori.

In sintesi.

– I Socialisti, i liberali moderati di Giolitti, i cattolici tentarono di opporsi.

– Nazionalisti, monarchici, Mussolini (espulso dal Partito Socialista in quanto interventista) D’Annunzio, Marinetti ed altri (gli urlatori dell’epoca) invece furono ferventi interventisti (la storia gli ha dato torto….ma, come al solito, i loro eredi si sono guardati bene dal fare autocritica!) anzi vogliono far credere di essere i nuovi patrioti (sic!)

– 650.000 morti italiani – 950.000 feriti

– La percentuale di alti ufficiali italiani morti in battaglia fu significativamente inferiore a quella degli altri eserciti (della serie: armiamoci e partite!)

– Ci furono undici attacchi forsennati sull’Isonzo con attacchi di massa, senza alcuna logica militare (chi non balzava fuori delle trincee veniva abbattuto dal sergente) comandati dal Generale Luigi Cadorna (della serie: incompetenza al comando)

– Nessun generale responsabile della disfatta di Caporetto (tra cui CAPELLO e BADOGLIO) ha mai pagato, anzi BADOGLIO sarà addirittura promosso e nominato Marchese di Sabotino;

– 750 militari fucilati con processo;

– 200 militari colpiti da decimazione per estrazione a sorte;

– un numero incalcolabile di soldati uccisi per le vie brevi dai loro ufficiali per (presunta) codardia, o episodi di pazzia;

– 100.000 nostri soldati prigionieri degli austriaci, morti, molti per fame, per la decisione di Cadorna di impedire l’invio dei pacchi della Croce Rossa. Cadorna li riteneva disertori e non degni di vivere;

– Ha creato i presupposti per la nascita di sanguinarie dittature e per una 2^ Guerra Mondiale ancora più terribile.

I Socialisti, sentono il DOVERE DELLA MEMORIA da tramandare ai GIOVANI.

Riflettere su questi fatti aiuta a capire l’Italia di oggi, i suoi difetti, la sua classe dirigente ed i disastri provocati dai NAZIONALISTI/SOVRANISTI oggi dimentichi del passato e sempre più aggressivi.

Federazione P.S.I. Forlì

Psi Forlì
Il genocidio culturale per cancellare la storia del PSI

bandiera-psi

Scriviamo questa nota senza alcuna vena polemica ma solo per amore della verità storica. C’è un genocidio culturale in atto che mira a cancellare la storia del PSI e la parola Socialismo.

Anche il socialista europeo Renzi si richiama più volte a Moro, Berlinguer e De Gasperi e non ai migliori esponenti della cultura e tradizione del socialismo riformista e liberale del nostro Paese.

Ripassiamo in sintesi le conquiste e le scelte dei Socialisti democratici e riformisti con un occhio alle scelte dell’allora PCI e giudichiamo chi era dalla parte giusta.

Siamo figli di Filippo Turati che fondò il partito assieme ad Anna Kuliscioff, combattendo l’intellettualismo del rinvio di Antonio Labriola, poi l’anarchismo e l’operaismo, infine il sindacalismo rivoluzionario, quel socialismo che osteggiò la guerra, proponendo un neutralismo attivo, ma poi, dopo Caporetto, invitò a combattere per difendere il suolo patrio. Il riformismo che accettò di collaborare coi governi liberali per strappare conquiste di libertà e di giustizia. Che si insediò nel sindacato, che formò case del popolo, cooperative, scuole, università popolari. Il socialismo che diviene, citiamo Turati, “che non è lo scatto di un’ora o di un giorno, ma l’evoluzione pacifica e continua delle teste e delle cose”.

Quel socialismo nel 1921 volle la collaborazione coi popolari per salvare l’Italia in preda alla guerra civile e all’esaltazione fascista, contro i rivoluzionari e i comunisti che consideravano capitalismo e fascismo la stessa cosa. Quel socialismo che con il martirio di Giacomo Matteotti denunciò le violenze e i brogli delle elezioni truffa del 1924. Quel socialismo lottò contro la dittatura, senza credere al mito della rivoluzione sovietica e al sopruso della dittatura del proletariato. Siamo quelli che con Nenni si opposero alla liquidazione del Psi voluta da Lenin e accettata da Serrati e che, riunificandosi in Francia nel 1930, generarono un unico partito socialista, comprendente Nenni, Saragat e Turati.

Siamo anche quelli che nel 1938 condannarono i processi stalinisti di Mosca, i processi delle streghe, come li definì Pietro Nenni, e che nel 1939 presero le distanze dal patto
sovietico-nazista che i comunisti italiani accettarono ed esaltarono. Siamo quelli che combatterono il fascismo con le brigate Matteotti e con tutte le forze disponibili. Ma che non trucidarono mai nessuno durante la Resistenza e soprattutto dopo. Siamo ancora quelli, con Nenni, all’avanguardia della battaglia per la Repubblica, mentre i comunisti con Togliatti avevano accettato la monarchia. E siamo ancora quelli che non votarono l’articolo sette della Costituzione che includeva i patti lateranensi al contrario del Pci che lo votò.

Nel 1948 siamo con Placido Rizzotto, socialista e sindacalista, ucciso dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre.

Siamo con Nenni che nel 1956 si schierò cogli insorti di Budapest e non coi carri armati, come invece fecero il Pci e L’Unità.

Nel 1962 siamo con il primo centro-sinistra che regalarono all’Italia una grande stagione di riforme tra cui la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la scuola media unica, il piano casa e la riforma agraria.

Nel 1970 siamo con il ministro socialista Giacomo Brodolini che volle lo Statuto dei Lavoratori, ma con l’astensione del PCI.

Siamo con Fortuna che ci regaló le conquiste dei diritti civili dei primi anni settanta, che s’imbatterono in un Pci recalcitrante e tutto proteso al compromesso storico.

Siamo ancora con Craxi che volle il Psi ben piantato nell’eurosocialismo dopo anni di incertezze e di contraddizioni, nel riformismo, nella più completa autonomia politica, che si battè inascoltato per la salvezza dell’uomo Moro, che anticipò nel 1979 il tema della grande riforma, che assunse la bussola del socialismo liberale.

Siamo con Martelli e i suoi referendum e i suoi “meriti e bisogni”, con quel governo a presidenza socialista che ci regalò la lotta vinta all’inflazione anche grazie al decreto di San Valentino osteggiato da Berlinguer e combattuto con un referendum perso, che sfidò i sovietici coi missili a Comiso e gli americani con Sigonella.

Siamo ancora nel 1987 con Martelli che schierò il Partito contro il nucleare nel primo referendum vinto, con il PCI molto titubante.

La storia della Sinistra è stata meglio rappresentata dal PSI e ciò dovrebbe far riflettere tutti, compreso i MEDIA, che spero diano spazio a questo intervento.

Federazione P.S.I. Forlì