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PSI. FORUM DEGLI AMMINISTRATORI A POFI SABATO 29 SETTEMBRE

Tutto pronto per il Forum degli amministratori socialisti che si terrà sabato 29 settembre, a Pofi (FR), presso la Tenuta di Trimalcione.

Ad annunciarlo il segretario provinciale PSI., Vincenzo Iacovissi, che così presenta l’iniziativa:

«Sarà un momento fondamentale di discussione poiché metteremo in rete i nostri amministratori locali per individuare le migliori pratiche di governo del territorio e assicurare vicinanza ai concreti bisogni delle persone. Rifletteremo sul ruolo degli enti locali, a cominciare dalle province, che dovranno a nostro parere tornare ai cittadini con il ripristino dell’elezione diretta degli organi di governo per eliminare l’attuale anomalia che li rende, invece, enti di secondo livello non eletti dai cittadini ma solamente dagli amministratori. Le province, infatti, non sono state abolite ma sono entrate in un limbo normativo. Adesso è giunto il momento di restituire piena dignità istituzionale a questi enti».

Ha assicurato la presenza al Forum anche l’attuale Presidente della Provincia, Antonio Pompeo, per illustrare gli intendimenti politici e le linee programmatiche a supporto della sua candidatura per la rielezione il prossimo 31 ottobre.

I lavori avranno inizio alle ore 10 con la relazione del segretario e gli interventi di esperti sui diversi temi della politica locale, come ambiente, rifiuti, acqua, emergenza sanità e politiche per l’occupazione. A seguire il dibattito con il coinvolgimento di amministratori e militanti del partito.

Le conclusioni sono previste intorno alle ore 18.

La Direzione provinciale del partito ha già deliberato, nelle scorse settimane, di dar vita ad una propria lista di ispirazione socialista aperta al contributo di altre forze politiche e civiche, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale che avranno luogo a gennaio 2019.

Del Bue: Mai una sinistra così debole

apreLa sintesi degli interventi della prima giornata della festa dell’Avanti!

Mauro Del Bue Mai la sinistra italiana è stata così debole. Mai l’insieme delle forze di centro sinistra è arrivato a un livello così  basso: il 25% circa. Il fronte popolare del ‘48, che viene ricordato come sconfitta storica della sinistra, era arrivato al 31%. Vedremo i temi che verranno allo scoperto. Immigrazione, economia, lavoro. Temi che orientano l’elettore in Italia e non solo in Italia. Si dice che le socialdemocrazie sono in crisi in tutto il mondo. Ma se diamo un’occhiata in Europa vediamo che ci sono governi socialisti in Spagna, Portogallo, in Svezia, in Germania, sia pure in coabitazione coi democristisni, mentre i laburisti sono al primo posto nei sondaggi in Inghilterra. E Macron chi é? Un ex ministro socialista nel governo di Hollande. L’anomalia Italiiana è costituita dalla presenza di un partito democratico e non socialista. L’andare oltre, il saltare la storia socialista, non ha impedito al Pd di scivolare al risultato più basso dei partiti socialisti europei, se escludiamo il dato del Partito socialista francese. L’anomalia italiana che con le ultime europee era divenuta modello per altri, oggi si é rivelata fallimentare. Serve un soggetto nuovo, che non rinneghi la storia e l’identità e sappia ricollegarsi ai bisogni dei cittadini.

Enzo Maraio I socialisti  lanciano un forte segnale. Noi siamo sempre stati un partito conflittuale, però abbiamo una rete radicata nel territorio che n mille amministratori locali. Siamo un partito vivo che vuole dare la sveglia a tutta la coalizione. Abbiamo uno spazio politico enorme da riempire di contenuti. Ma l’opposizione a questo governo deve essere credibile. Vi è una prateria politica davanti, non dobbiamo commettere errore di considerare sufficiente il Pantheon della nostra storia. Occorre elaborare idee e progettualità. Noi socialisti abbiamo la fortuna di essere abituati a superare periodi di tempesta. Grazie anche al nostro segretario Nencini e oggi ci proponiamo come  partito di mediazione tra le varie arie del centrosinistra.

Sono 100 giorni che il governo è all’opera e ha modificato tre volte la linea sui vaccini. Su l’Ilva hanno vinto una campagna elettorale. E alla fine non hanno cambiato nulla. Sono i grandi temi su cui dobbiamo lavorare: sicurezza, accoglienza e dignità. Allo stesso tempo la sicurezza che non è un tema di destra, ma di civiltà. Staremo decenni all’opposizione se non troviamo temi su cui rifondare la sinistra in Italia. Il Partito ha radici profonde che ci danno speranze per scrivere altre pagine di storia in Italia.

Ugo Intini. Il nostro partito è l’unico cha ha mantenuto inalterato il suo nome. E l’Avanti! è unico giornale, anche se ora online, della sinistra che ancora esiste. Dall’Avanti! purtroppo è nato anche Mussolini. Ma anche il comunismo con Gramsci che fu direttore dell’Avanti di Torino. All’avanti! è nata la Repubblica, con Pietro Nenni. Insomma attraverso il nostro giornale è passata la storia del Paese. Ma l’Avanti! ha anche meriti storici più recenti. Ha applicato la politica del partito ed è stato il primo giornale a fare quello che la stampa italiana non ha fatto. È stato il primo giornale a contestare la magistratura, vedi Tobagi. L’Avanti è stato anche il primo a contrastare le Brigate Rosse. Altre esempio viene dal più grande giallo accaduto in Italia. Il tentato assassinio del papa. Il nostro giornale fu l’unico che fece un’inchiesta sulla linea oggi più accreditata della pista sovietica. L’Avanti! fu distrutto 5 volte dai fascisti.

Oggi non c’è il fascismo, ma c’è il diciannovismo. Noi, l’Italia,  saremo presto individuati dalla Unione europea come peggiori di Orban. Questo è come porre una bomba ad orologeria all’interno dell’Europa. E l’Avanti! questo lo ha capito per primo.

La distruzione della politica passa attraverso la distruzione della storia. Sto organizzando un convegno su questo tema cercando di ricostruire la dignità della storia contro gli imbroglioni che vogliono cancellare la storia di questo paese.

Tragedia sul Pollino, morti 8 escursionisti

RaganelloErano sul torrente Raganello, nel Parco del Pollino, quando l’acqua li ha travolti. Le vittime, almeno 8, stavano facendo rafting assieme a un gruppo di almeno 17 persone, che stavano partecipando ad una visita all’interno dell’area caratterizzata da gole e canyon.
Secondo quanto riferito dal capo della Protezione civile regionale Carlo Tansi a provocare l’ingrossamento del torrente sono state le forti piogge che si sono abbattute in questi giorni sulla zona, che hanno travolto così alcuni membri del gruppo, intrappolandone altri su alcuni scogli.

Pisa. Sorrente: “Liberiamo l’aeroporto dalla giunta”

pisa aereoporto“Filippeschi e Rossi nella gestione della vicenda aeroporto Galileo Galilei si sono mossi tenendo in considerazione più gli equilibri interni del PD. Il Piano industriale del Pisa Mover non era sostenibile visto che sembra pensato prevalentemente per portare i passeggeri da Pisa al famigerato Binario 14”. È quanto afferma in una nota Carlo Sorrente, segretario presentatore della lista P.S.I. alle elezioni comunali di Pisa.

“Il comune di Pisa – continua – ha reso meno competitivo l’aeroporto Galileo Galilei con un’ordinanza insensata che penalizza gli utenti rendendone più gravoso il loro trasferimento, costringendo i gestori dei servizi di trasporto ad usufruire di un sistema che è costato molto alla collettività e che ha mostrato subito tutti i suoi limiti.  Ora dopo che il nostro appello accorato alla giunta Filippeschi ed agli assessori Ghezzi  e Serfogli, appello condiviso  dai cittadini pisani e dagli operatori del settore, è andato a vuoto arriva finalmente la ovvia ed auspicata decisione di Enac che fa decadere la delibera e opportunamente riapre l’aeroporto alla città ed alla regione”.

“Andandosene – continua Carlo Sorrente – la giunta Filippeschi oltre ad aver danneggiato l’immagine del nostro aeroporto , di cui peraltro è socio, lascia un forte deficit proveniente dalla gestione che ricadrà per anni sui cittadini pisani. È indispensabile prendere correttivi immediati concordati con tutti gli i soggetti che hanno sottoscritto il progetto del People Mover. Il P.S.I. si impegna per la prossima legislatura a:

– con Aeroporti Toscani a definire un nuovo progetto che preveda ,magari con la partecipazione di tutti soggetti impegnati nella logistica all’utilizzazione del parcheggio scambiatore anche a servizio dell’aeroporto oltre che della città;

– con CTT nord  e ferrovie un sistema di bigliettazione unico che consenta di arrivare al duomo o a Firenze senza aggravi di costi;

– con le categorie del turismo e del commercio concordare un nuovo sistema di accoglienza turistica che riveda l’attuale incentrato esclusivamente su via Pietrasantina”.

Il P.S.I, conclude Sorrente “ritiene che quello del People Mover, come molti dei progetti Pius Pisa, è uno degli investimenti fatti senza un’adeguata valutazione sulla sua effettiva utilità e sostenibilità: Un progetto basato esclusivamente sulla disponibilità di risorse finanziarie tra l’altro in gran parte pubbliche regionali e locali”.

 

 

L’intervento di Riccardo Nencini sulla fiducia al governo Conte

Signor Presidente,
ha ragione lei: oggi nasce la Terza Repubblica. ‘Il popolo ha scelto’ – ha dichiarato citando Robespierre alla Convenzione Nazionale. Ha dimenticato di aggiungere che nasce su un doppio tradimento, del popolo intendo: c’è chi ha tradito il centro-destra, in frantumi, e c’è chi ha tradito l’impegno a governare da soli.

La prova è nel contratto: assenza di un cronoprogramma, conflitto tra obiettivi. Nulla sulle riforme istituzionali e sul federalismo, troppo poco sull’Europa, cinque righe sulla politica estera, dove l’ombrello della Nato si riduce a un cappellino esposto com’è a un marcato filoputinismo. Capisco che siete impegnati a cambiare la storia, ma uno straccio di programma l’avrebbe aiutata nella risalita dell’Olimpo.

Non vi basterà affidarvi alla seduzione delle parole per convincere. Lo sa bene la Lega che proprio nuova al governo non è: governa da 20 anni il nord e ha governato per 8 anni, l’altro ieri, l’Italia. E non si citi a modello il contratto sottoscritto nel ’62. Lo firmarono in tre: Moro, Fanfani, Nenni. Ciascuno di noi deve loro un’Italia più libera e civile.

Ora è il momento di scegliere a quale pezzo di società destinare le risorse, non quelle promesse, che non esistono, quelle reperibili nel bilancio dello Stato. L’arte del governo è l’arte di scegliere, e reddito di cittadinanza e riforma fiscale costano troppo e confliggono. Del resto la flat tax ha già subito modifiche rilevanti, nei contenuti e nei tempi di applicazione, e del reddito di cittadinanza non conosciamo ancora la cornice applicativa. Quanto al rimpatrio di 500.000 clandestini, presto i numeri cambieranno per ridursi drasticamente.

C’è di più: il rifiuto della società aperta. Scomparsi i diritti civili, anzi messe a rischio le ultime conquiste, o no Ministro Fontana?

Resta un punto in comune, decisivo: l’incontro tra forze antisistema, antieuropee e acerbe di rispetto costituzionale.
C’è un rigurgito di ‘diciannovismo’ nel richiamo al popolo, nell’insofferenza verso le regole. Un’Italia autarchica. E un ministro degli interni – una stupefacente novità – che anziché garantire il corretto svolgimento della campagna elettorale, vi prende parte senza essere nemmeno candidato.

La luna di miele, Signor presidente, durerà almeno fino alla prossima finanziaria, quando la contabilità vincerà sulla parola.
Intanto, proverete a ridisegnare il sistema politico lungo un crinale diverso da quello del Novecento. Non più destra/sinistra ma europeisti e sovranisti.

Nel voto locale e regionale fioriranno alleanze tra di voi ben oltre le desistenze di Siena e Vicenza, nel 2020 darete l’assalto, assieme, alle regioni.

Per realizzare compiutamente il progetto, avrete bisogno di riformare le istituzioni e di una nuova legge elettorale. Di entrambe, non di una sola.

È una sfida che i riformisti dovranno raccogliere, incalzandovi perché si inauguri una legislatura costituente e perché venga promossa un’azione di verità verso gli italiani. Meglio con una alleanza per la repubblica, la strada maestra per chi non la pensa come voi.

Signor Presidente, non voterò la fiducia al suo governo. Strappo Sandro Pertini dal pantheon di Di Maio e lo riporto a casa.

NODO SAVONA

savona-mattarella-foto-99.jpg_997313609Resta il nodo del ministero dell’Economia. Da una parte le insistenze di Lega e 5 Stelle decisi a non mollare sul nome di Paolo Savona e dall’altra le resistenze del Quirinale. Il premier incaricato, Giuseppe Conte, è salito nel pomeriggio al Colle per provare a mediare con il presidente della Repubblica. Il nome dell’economista non convince del tutto Sergio Mattarella, soprattutto per le sue posizioni critiche sull’euro. L’incontro dunque non è per scogliere la riserva o per la presentazione della lista dei Ministri bensì si tratta ancora di un incontro informale, interlocutorio, durante il quale Conte riferirà al capo dello Stato gli sviluppi delle trattative per la formazione della lista dei ministri.

La giornata di oggi per Conte è stata, ancora una volta, complessa. Prima l’incontro – durato oltre 90 minuti – in via Nazionale, a Roma, con il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, “in cui si è discusso dello stato dell’economia italiana”. Poi il vertice con Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Dopo l’incontro con i due leader, Conte non aveva escluso di poter tornare già oggi a riferire al presidente Mattarella: “Al Colle oggi? Vedremo…”. “Procede tutto per il meglio – ha assicurato Di Maio -. L’incontro è andato bene. Sulla squadra di governo la parola spetta al presidente Conte e al presidente della Repubblica”. Alla domanda se sia disposto a rinunciare al superministero del Lavoro, Di Maio ha risposto: “Non mi pare si stia discutendo di nomi, si sta discutendo dell’assetto di governo per realizzare il programma elettorale. Quando giurerà la squadra? Questo dovete chiederlo al presidente”. Al termine della riunione Conte è andato via in taxi seguito dalla scorta, così come era arrivato. “Abbiamo doverosamente parlato dello stato dell’economia italiana – ha detto Conte ai cronisti – c’è stato un aggiornamento”. Il premier incaricato ha poi ricordato che la prossima settimana ci sarà la relazione finale di Banca d’Italia.

Ma il nodo evidentemente non è solo quella Savona. A complicare il quadro arrivano le pressioni di Bruxelles accompagnate dai primi segnali di impazienza della commissione. A pensare che soli pochi giorni fa era arrivato qualche segnale di incoraggiamento. La preoccupazione di Bruxelles è evidentemente in crescita sia per lo stallo che non si sblocca sia per le dichiarazioni di programma che vogliono mettere insieme politiche tali da mandare all’aria i conti dello Stato. Tanto che lo spread in pochi giorni è tornata superare quota 200

“L’Italia non si comporti da irresponsabile – ha detto Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione a margine dell’Ecofin –.  Sul governo italiano prima di tutto dobbiamo vedere le proposte politiche concrete, il programma di stabilità che il governo deve presentare. Ma il nostro messaggio dalla Commissione è molto chiaro: è importante che l’Italia continui a rispettare politiche macroeconomiche e di bilancio responsabili”.

 

 

 

Siria, scintille fra Trump e Macron. Il caso Israele

France Bastille Day celebrations

Gli Usa smentiscono il presidente francese, Emmanuel Macron, sui tempi della missione in Siria, mentre una fonte israeliana conferma alla stampa di aver attaccato «per la prima volta obiettivi iraniani» nel Paese mediorientale. Gli ispettori dell’Opac arrivati a Duma non hanno ancora avuto accesso alle zone del presunto attacco chimico del 7 aprile.

Intanto, nella riunione all’Aja nel quartier generale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, prosegue lo scontro tra i Paesi occidentali e la Russia. È atteso oggi il varo di nuove sanzioni Usa contro la Russia per «il sostegno a Bashar Assad». Mosca ribatte colpo su colpo ma auspica la ripresa di un «dialogo» con gli Usa.

Ieri in una lunga intervista televisiva, Macron aveva rivelato di «aver convinto gli Usa a restare» in Siria fino «alla fine del lavoro» ma la replica della Casa Bianca non si è fatta attendere: «La missione non è cambiata» e il presidente Donald Trump vuole che i soldati americani «rientrino appena possibile».

Intanto un funzionario militare israeliano ha parlato con il New York Times: «Per la prima volta abbiamo attaccato obiettivi iraniani, comprese strutture militari e soldati» in Siria. Si tratta del raid sulla base aerea T-4 vicino a Palmira, nel centro della Siria, avvenuto dopo che l’Iran ha lanciato a febbraio un drone carico di esplosivi nello spazio aereo israeliano. Secondo quanto riferito, l’attacco ha preso di mira l’intero programma di droni iraniano presente nella base. I media iraniani hanno riferito di almeno 7 vittime tra i suoi soldati, su un totale di 14 morti provocati dal raid. L’incidente del drone è stato «la prima volta che abbiamo visto l’Iran fare qualcosa contro Israele e non per delega», ha detto il funzionario, secondo cui quell’attacco «ha aperto una nuova era» di scontri tra Israele e Iran.

È in corso all’Aja l’incontro straordinario dell’Opac sul presunto attacco chimico del 7 aprile a Duma, nella periferia di Damasco, che ha innescato poi l’azione militare di Washington, Londra e Parigi, nella notte tra sabato e domenica. «Il regime siriano e la Russia non permettono agli ispettori di raggiungere Duma», ha denunciato la rappresentanza britannica. «Sono bloccati a causa dell’attacco condotto sabato scorso», ha risposto il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov.

Mosca respinge ogni responsabilità, «conferma» il suo impegno per garantire la sicurezza della missione” e garantisce di «non interferire» nel lavoro dell’Opac ma accusa Usa, Francia e Gran Bretagna di aver voluto «minare la credibilità» della missione degli ispettori con i raid dello scorso week end. L’ambasciatore statunitense all’Opac, Kenneth D. Ward, si è detto «preoccupato che la Russia abbia manomesso il sito» dell’attacco e che Mosca «sia stata coinvolta» dal regime. Ieri Washington ha annunciato nuove sanzioni contro la Russia proprio per aver appoggiato il regime di Damasco.

Il presidente americano, Donald Trump, in Siria si aspetta che i partner regionali e gli alleati degli Stati Uniti «si assumano una maggiore responsabilità sia militare sia finanziaria, per mettere in sicurezza la regione»: lo ha detto in una dichiarazione diffusa nella notte italiana la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders.

La stessa Sanders ha aggiunto che «il presidente Trump è stato chiaro affermando che vuole un ritorno a casa delle forze americane in Siria», in qualche modo replicando al presidente francese Macron, che in un’intervista tv aveva detto di avere «convinto Trump a rimanere in Siria a lungo».

La portavoce della Casa Bianca non ha mai citato Macron, ma è apparso chiaro che la dichiarazione diffusa alla stampa nasconda una certa “irritazione” di Trump verso le parole del “collega” francese: «La missione Usa in Siria non è cambiata – ha detto la Sanders – e il presidente è stato chiaro che vuole un ritorno a casa delle truppe Usa il più presto possibile»; la portavoce ha aggiunto anche che gli Stati Uniti «sono determinati ad annientare l’Isis e a creare le condizioni per impedire un suo ritorno».

Macron, in un’intervista in diretta al canale francese Bfm Tv, aveva detto: «Dieci giorni fa il presidente Trump ha detto che gli Stati Uniti intendevano disimpegnarsi dalla Siria. Noi l’abbiamo convinto che era necessario rimanere a lungo. E l’abbiamo anche convinto che bisognava limitare gli attacchi con armi chimiche, mentre c’era un’escalation tramite una serie di tweet che non vi saranno sfuggiti…». Alla fine di marzo, Trump in un comizio in Ohio a proposito della Siria aveva detto che «usciremo molto presto da lì: lasciamo che siano altri a occuparsene ora, in Siria ci sono circa 2mila soldati americani.

I PRESIDENTI

Montecitorio-2

Eletti i presidenti delle due Camere. Alla guida della Camera siederà Roberto Fico, esponente del Movimento Cinque Stelle e finora presidente della commissione di Vigilanza Rai. Maria Elisabetta Alberti Casellati di Forza Italia è stata invece eletta presidenti del Senato. La XVIII legislatura, dopo giorni (e notti) di strappi e liti tra i vincitori delle elezioni, può iniziare.

“Sono emozionato a rivolgermi a tutti voi e a tutti i cittadini, grazie per la fiducia per l’incarico di alta responsabilità, è un onore che omaggerò con imparzialità”. Così il neo presidente della Camera Roberto Fico.  “Desidero innanzitutto rivolgere il saluto mio e di quest’Aula al presidente Mattarella, garante degli equilibri e dei valori costituzionali, valori che per essere affermati nella nostra Costituzione hanno richiesto il sacrifico di tanti uomini e tante donne.” Afferma Fico ricordando nell’anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, “il sacrifico nella lotta al nazifascismo”.

 “La Legislatura parte male, chi ha vinto non ha dato prova di essere all’altezza” è stato il commento a caldo del reggente del Pd, Maurizio Martina, parlando con i cronisti a Montecitorio. “Noi – ha aggiunto – ci aspettavamo che il M5S e la Lega, che avevano avanzato un’apertura, fossero coerenti e invece la loro coerenza si è fermata a ieri. Tutto è cambiato, entrambi hanno fatto i loro congressi sulle istituzioni”. “Critichiamo innanzitutto il metodo – aggiunge -. Noi abbiamo proposto un confronto su figure di garanzia e i nostri candidati lo sono mentre non partecipiamo a una discussione piegata su logiche interne e su spartizioni. Sono loro che hanno cambiato lo schema di gioco”

“E intanto la rivoluzione a 5 stelle – aggiunge Ettore Rosato – comincia con un bell’accordo con Berlusconi su presidenze Camere. Dovevano cambiare il mondo e la politica e invece ecco qui. Eppure qualche settimana fa avrebbero urlato: ‘vergogna! Inciucio sulle poltrone!”

Sale la povertà. Bankitalia: una persona su 4 a rischio

povertà

In Italia quasi una persona su 4 era a rischio povertà nel 2016. Secondo l’indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie la quota di individui con un reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano (che individua il rischio di povertà ed era pari a circa 830 euro mensili nel 2016) è salita al massimo storico del 23% dal 19,6% del 2006. Nel caso degli immigrati l’incidenza di questa condizione è salita dal 34% al 55%, e una crescita notevole del rischio povertà si è avuta anche al nord (dall’8,3% al 15%).

Un quadro inquietante quello dipinto da Bankitalia che fotografa un Paese dove le diseguaglianze sono in costante aumento. L’indagine di Bankitalia rileva infatti che l’indice Gini del reddito equivalente, una misura sintetica di disuguaglianza che varia tra 0 e 1, è salito al 33,5% (33% nel 2014 e 32% nel 2006), un livello simile a quello della seconda metà degli anni novanta. La crescita della disuguaglianza si è accompagnata quindi all’ulteriore aumento della fetta di individui a rischio povertà. In particolare, gli economisti di Bankitalia spiegano che l’incidenza di questa condizione è più elevata tra le famiglie con capofamiglia più giovane (per quelli fino ai 35 anni, ad esempio, si passa dal 22,6% del 2006 al 29,7% nel 2016 mentre per quelli tra i 35 e i 45 anni dal 18,9% al 30,3%), meno istruito, nato all’estero e per le famiglie residenti nel Mezzogiorno. In quest’ultimo caso, la situazione non è molto peggiorata ma resta comunque critica: nel 2016 era infatti a rischio povertà il 39,4% degli individui con capofamiglia residente al Sud (39,5% nel 2006).

Nei dieci anni precedenti, seguiti alla crisi finanziaria globale, il livello della disuguaglianza, misurato dall’indice di Gini, è aumentato di 1,5 punti percentuali riportandosi in prossimità dei livelli toccati alla fine degli anni novanta del secolo scorso (34,3%); per effetto della prolungata caduta dei redditi familiari, il rischio di povertà è più elevato rispetto a quel periodo, ma inferiore per i nuclei il cui capofamiglia ha più di 65 anni o è pensionato.

Un quadro che preoccupa la Coldiretti che lancia un allarme sull’eventuale aumento Iva in caso scattino le clausole di salvaguardia previste nella passata manovra finanziaria. “L’aumento dell’Iva colpirebbe anche beni di prima necessità con effetti drammatici sui redditi delle famiglie più bisognose e sull’andamento dei consumi in settori come quello alimentare che è determinante per sostenere la ripresa in atto” afferma la Coldiretti.