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Pisa. Sorrente: “Liberiamo l’aeroporto dalla giunta”

pisa aereoporto“Filippeschi e Rossi nella gestione della vicenda aeroporto Galileo Galilei si sono mossi tenendo in considerazione più gli equilibri interni del PD. Il Piano industriale del Pisa Mover non era sostenibile visto che sembra pensato prevalentemente per portare i passeggeri da Pisa al famigerato Binario 14”. È quanto afferma in una nota Carlo Sorrente, segretario presentatore della lista P.S.I. alle elezioni comunali di Pisa.

“Il comune di Pisa – continua – ha reso meno competitivo l’aeroporto Galileo Galilei con un’ordinanza insensata che penalizza gli utenti rendendone più gravoso il loro trasferimento, costringendo i gestori dei servizi di trasporto ad usufruire di un sistema che è costato molto alla collettività e che ha mostrato subito tutti i suoi limiti.  Ora dopo che il nostro appello accorato alla giunta Filippeschi ed agli assessori Ghezzi  e Serfogli, appello condiviso  dai cittadini pisani e dagli operatori del settore, è andato a vuoto arriva finalmente la ovvia ed auspicata decisione di Enac che fa decadere la delibera e opportunamente riapre l’aeroporto alla città ed alla regione”.

“Andandosene – continua Carlo Sorrente – la giunta Filippeschi oltre ad aver danneggiato l’immagine del nostro aeroporto , di cui peraltro è socio, lascia un forte deficit proveniente dalla gestione che ricadrà per anni sui cittadini pisani. È indispensabile prendere correttivi immediati concordati con tutti gli i soggetti che hanno sottoscritto il progetto del People Mover. Il P.S.I. si impegna per la prossima legislatura a:

– con Aeroporti Toscani a definire un nuovo progetto che preveda ,magari con la partecipazione di tutti soggetti impegnati nella logistica all’utilizzazione del parcheggio scambiatore anche a servizio dell’aeroporto oltre che della città;

– con CTT nord  e ferrovie un sistema di bigliettazione unico che consenta di arrivare al duomo o a Firenze senza aggravi di costi;

– con le categorie del turismo e del commercio concordare un nuovo sistema di accoglienza turistica che riveda l’attuale incentrato esclusivamente su via Pietrasantina”.

Il P.S.I, conclude Sorrente “ritiene che quello del People Mover, come molti dei progetti Pius Pisa, è uno degli investimenti fatti senza un’adeguata valutazione sulla sua effettiva utilità e sostenibilità: Un progetto basato esclusivamente sulla disponibilità di risorse finanziarie tra l’altro in gran parte pubbliche regionali e locali”.

 

 

L’intervento di Riccardo Nencini sulla fiducia al governo Conte

Signor Presidente,
ha ragione lei: oggi nasce la Terza Repubblica. ‘Il popolo ha scelto’ – ha dichiarato citando Robespierre alla Convenzione Nazionale. Ha dimenticato di aggiungere che nasce su un doppio tradimento, del popolo intendo: c’è chi ha tradito il centro-destra, in frantumi, e c’è chi ha tradito l’impegno a governare da soli.

La prova è nel contratto: assenza di un cronoprogramma, conflitto tra obiettivi. Nulla sulle riforme istituzionali e sul federalismo, troppo poco sull’Europa, cinque righe sulla politica estera, dove l’ombrello della Nato si riduce a un cappellino esposto com’è a un marcato filoputinismo. Capisco che siete impegnati a cambiare la storia, ma uno straccio di programma l’avrebbe aiutata nella risalita dell’Olimpo.

Non vi basterà affidarvi alla seduzione delle parole per convincere. Lo sa bene la Lega che proprio nuova al governo non è: governa da 20 anni il nord e ha governato per 8 anni, l’altro ieri, l’Italia. E non si citi a modello il contratto sottoscritto nel ’62. Lo firmarono in tre: Moro, Fanfani, Nenni. Ciascuno di noi deve loro un’Italia più libera e civile.

Ora è il momento di scegliere a quale pezzo di società destinare le risorse, non quelle promesse, che non esistono, quelle reperibili nel bilancio dello Stato. L’arte del governo è l’arte di scegliere, e reddito di cittadinanza e riforma fiscale costano troppo e confliggono. Del resto la flat tax ha già subito modifiche rilevanti, nei contenuti e nei tempi di applicazione, e del reddito di cittadinanza non conosciamo ancora la cornice applicativa. Quanto al rimpatrio di 500.000 clandestini, presto i numeri cambieranno per ridursi drasticamente.

C’è di più: il rifiuto della società aperta. Scomparsi i diritti civili, anzi messe a rischio le ultime conquiste, o no Ministro Fontana?

Resta un punto in comune, decisivo: l’incontro tra forze antisistema, antieuropee e acerbe di rispetto costituzionale.
C’è un rigurgito di ‘diciannovismo’ nel richiamo al popolo, nell’insofferenza verso le regole. Un’Italia autarchica. E un ministro degli interni – una stupefacente novità – che anziché garantire il corretto svolgimento della campagna elettorale, vi prende parte senza essere nemmeno candidato.

La luna di miele, Signor presidente, durerà almeno fino alla prossima finanziaria, quando la contabilità vincerà sulla parola.
Intanto, proverete a ridisegnare il sistema politico lungo un crinale diverso da quello del Novecento. Non più destra/sinistra ma europeisti e sovranisti.

Nel voto locale e regionale fioriranno alleanze tra di voi ben oltre le desistenze di Siena e Vicenza, nel 2020 darete l’assalto, assieme, alle regioni.

Per realizzare compiutamente il progetto, avrete bisogno di riformare le istituzioni e di una nuova legge elettorale. Di entrambe, non di una sola.

È una sfida che i riformisti dovranno raccogliere, incalzandovi perché si inauguri una legislatura costituente e perché venga promossa un’azione di verità verso gli italiani. Meglio con una alleanza per la repubblica, la strada maestra per chi non la pensa come voi.

Signor Presidente, non voterò la fiducia al suo governo. Strappo Sandro Pertini dal pantheon di Di Maio e lo riporto a casa.

NODO SAVONA

savona-mattarella-foto-99.jpg_997313609Resta il nodo del ministero dell’Economia. Da una parte le insistenze di Lega e 5 Stelle decisi a non mollare sul nome di Paolo Savona e dall’altra le resistenze del Quirinale. Il premier incaricato, Giuseppe Conte, è salito nel pomeriggio al Colle per provare a mediare con il presidente della Repubblica. Il nome dell’economista non convince del tutto Sergio Mattarella, soprattutto per le sue posizioni critiche sull’euro. L’incontro dunque non è per scogliere la riserva o per la presentazione della lista dei Ministri bensì si tratta ancora di un incontro informale, interlocutorio, durante il quale Conte riferirà al capo dello Stato gli sviluppi delle trattative per la formazione della lista dei ministri.

La giornata di oggi per Conte è stata, ancora una volta, complessa. Prima l’incontro – durato oltre 90 minuti – in via Nazionale, a Roma, con il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, “in cui si è discusso dello stato dell’economia italiana”. Poi il vertice con Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Dopo l’incontro con i due leader, Conte non aveva escluso di poter tornare già oggi a riferire al presidente Mattarella: “Al Colle oggi? Vedremo…”. “Procede tutto per il meglio – ha assicurato Di Maio -. L’incontro è andato bene. Sulla squadra di governo la parola spetta al presidente Conte e al presidente della Repubblica”. Alla domanda se sia disposto a rinunciare al superministero del Lavoro, Di Maio ha risposto: “Non mi pare si stia discutendo di nomi, si sta discutendo dell’assetto di governo per realizzare il programma elettorale. Quando giurerà la squadra? Questo dovete chiederlo al presidente”. Al termine della riunione Conte è andato via in taxi seguito dalla scorta, così come era arrivato. “Abbiamo doverosamente parlato dello stato dell’economia italiana – ha detto Conte ai cronisti – c’è stato un aggiornamento”. Il premier incaricato ha poi ricordato che la prossima settimana ci sarà la relazione finale di Banca d’Italia.

Ma il nodo evidentemente non è solo quella Savona. A complicare il quadro arrivano le pressioni di Bruxelles accompagnate dai primi segnali di impazienza della commissione. A pensare che soli pochi giorni fa era arrivato qualche segnale di incoraggiamento. La preoccupazione di Bruxelles è evidentemente in crescita sia per lo stallo che non si sblocca sia per le dichiarazioni di programma che vogliono mettere insieme politiche tali da mandare all’aria i conti dello Stato. Tanto che lo spread in pochi giorni è tornata superare quota 200

“L’Italia non si comporti da irresponsabile – ha detto Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione a margine dell’Ecofin –.  Sul governo italiano prima di tutto dobbiamo vedere le proposte politiche concrete, il programma di stabilità che il governo deve presentare. Ma il nostro messaggio dalla Commissione è molto chiaro: è importante che l’Italia continui a rispettare politiche macroeconomiche e di bilancio responsabili”.

 

 

 

Siria, scintille fra Trump e Macron. Il caso Israele

France Bastille Day celebrations

Gli Usa smentiscono il presidente francese, Emmanuel Macron, sui tempi della missione in Siria, mentre una fonte israeliana conferma alla stampa di aver attaccato «per la prima volta obiettivi iraniani» nel Paese mediorientale. Gli ispettori dell’Opac arrivati a Duma non hanno ancora avuto accesso alle zone del presunto attacco chimico del 7 aprile.

Intanto, nella riunione all’Aja nel quartier generale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, prosegue lo scontro tra i Paesi occidentali e la Russia. È atteso oggi il varo di nuove sanzioni Usa contro la Russia per «il sostegno a Bashar Assad». Mosca ribatte colpo su colpo ma auspica la ripresa di un «dialogo» con gli Usa.

Ieri in una lunga intervista televisiva, Macron aveva rivelato di «aver convinto gli Usa a restare» in Siria fino «alla fine del lavoro» ma la replica della Casa Bianca non si è fatta attendere: «La missione non è cambiata» e il presidente Donald Trump vuole che i soldati americani «rientrino appena possibile».

Intanto un funzionario militare israeliano ha parlato con il New York Times: «Per la prima volta abbiamo attaccato obiettivi iraniani, comprese strutture militari e soldati» in Siria. Si tratta del raid sulla base aerea T-4 vicino a Palmira, nel centro della Siria, avvenuto dopo che l’Iran ha lanciato a febbraio un drone carico di esplosivi nello spazio aereo israeliano. Secondo quanto riferito, l’attacco ha preso di mira l’intero programma di droni iraniano presente nella base. I media iraniani hanno riferito di almeno 7 vittime tra i suoi soldati, su un totale di 14 morti provocati dal raid. L’incidente del drone è stato «la prima volta che abbiamo visto l’Iran fare qualcosa contro Israele e non per delega», ha detto il funzionario, secondo cui quell’attacco «ha aperto una nuova era» di scontri tra Israele e Iran.

È in corso all’Aja l’incontro straordinario dell’Opac sul presunto attacco chimico del 7 aprile a Duma, nella periferia di Damasco, che ha innescato poi l’azione militare di Washington, Londra e Parigi, nella notte tra sabato e domenica. «Il regime siriano e la Russia non permettono agli ispettori di raggiungere Duma», ha denunciato la rappresentanza britannica. «Sono bloccati a causa dell’attacco condotto sabato scorso», ha risposto il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov.

Mosca respinge ogni responsabilità, «conferma» il suo impegno per garantire la sicurezza della missione” e garantisce di «non interferire» nel lavoro dell’Opac ma accusa Usa, Francia e Gran Bretagna di aver voluto «minare la credibilità» della missione degli ispettori con i raid dello scorso week end. L’ambasciatore statunitense all’Opac, Kenneth D. Ward, si è detto «preoccupato che la Russia abbia manomesso il sito» dell’attacco e che Mosca «sia stata coinvolta» dal regime. Ieri Washington ha annunciato nuove sanzioni contro la Russia proprio per aver appoggiato il regime di Damasco.

Il presidente americano, Donald Trump, in Siria si aspetta che i partner regionali e gli alleati degli Stati Uniti «si assumano una maggiore responsabilità sia militare sia finanziaria, per mettere in sicurezza la regione»: lo ha detto in una dichiarazione diffusa nella notte italiana la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders.

La stessa Sanders ha aggiunto che «il presidente Trump è stato chiaro affermando che vuole un ritorno a casa delle forze americane in Siria», in qualche modo replicando al presidente francese Macron, che in un’intervista tv aveva detto di avere «convinto Trump a rimanere in Siria a lungo».

La portavoce della Casa Bianca non ha mai citato Macron, ma è apparso chiaro che la dichiarazione diffusa alla stampa nasconda una certa “irritazione” di Trump verso le parole del “collega” francese: «La missione Usa in Siria non è cambiata – ha detto la Sanders – e il presidente è stato chiaro che vuole un ritorno a casa delle truppe Usa il più presto possibile»; la portavoce ha aggiunto anche che gli Stati Uniti «sono determinati ad annientare l’Isis e a creare le condizioni per impedire un suo ritorno».

Macron, in un’intervista in diretta al canale francese Bfm Tv, aveva detto: «Dieci giorni fa il presidente Trump ha detto che gli Stati Uniti intendevano disimpegnarsi dalla Siria. Noi l’abbiamo convinto che era necessario rimanere a lungo. E l’abbiamo anche convinto che bisognava limitare gli attacchi con armi chimiche, mentre c’era un’escalation tramite una serie di tweet che non vi saranno sfuggiti…». Alla fine di marzo, Trump in un comizio in Ohio a proposito della Siria aveva detto che «usciremo molto presto da lì: lasciamo che siano altri a occuparsene ora, in Siria ci sono circa 2mila soldati americani.

I PRESIDENTI

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Eletti i presidenti delle due Camere. Alla guida della Camera siederà Roberto Fico, esponente del Movimento Cinque Stelle e finora presidente della commissione di Vigilanza Rai. Maria Elisabetta Alberti Casellati di Forza Italia è stata invece eletta presidenti del Senato. La XVIII legislatura, dopo giorni (e notti) di strappi e liti tra i vincitori delle elezioni, può iniziare.

“Sono emozionato a rivolgermi a tutti voi e a tutti i cittadini, grazie per la fiducia per l’incarico di alta responsabilità, è un onore che omaggerò con imparzialità”. Così il neo presidente della Camera Roberto Fico.  “Desidero innanzitutto rivolgere il saluto mio e di quest’Aula al presidente Mattarella, garante degli equilibri e dei valori costituzionali, valori che per essere affermati nella nostra Costituzione hanno richiesto il sacrifico di tanti uomini e tante donne.” Afferma Fico ricordando nell’anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, “il sacrifico nella lotta al nazifascismo”.

 “La Legislatura parte male, chi ha vinto non ha dato prova di essere all’altezza” è stato il commento a caldo del reggente del Pd, Maurizio Martina, parlando con i cronisti a Montecitorio. “Noi – ha aggiunto – ci aspettavamo che il M5S e la Lega, che avevano avanzato un’apertura, fossero coerenti e invece la loro coerenza si è fermata a ieri. Tutto è cambiato, entrambi hanno fatto i loro congressi sulle istituzioni”. “Critichiamo innanzitutto il metodo – aggiunge -. Noi abbiamo proposto un confronto su figure di garanzia e i nostri candidati lo sono mentre non partecipiamo a una discussione piegata su logiche interne e su spartizioni. Sono loro che hanno cambiato lo schema di gioco”

“E intanto la rivoluzione a 5 stelle – aggiunge Ettore Rosato – comincia con un bell’accordo con Berlusconi su presidenze Camere. Dovevano cambiare il mondo e la politica e invece ecco qui. Eppure qualche settimana fa avrebbero urlato: ‘vergogna! Inciucio sulle poltrone!”

Sale la povertà. Bankitalia: una persona su 4 a rischio

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In Italia quasi una persona su 4 era a rischio povertà nel 2016. Secondo l’indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie la quota di individui con un reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano (che individua il rischio di povertà ed era pari a circa 830 euro mensili nel 2016) è salita al massimo storico del 23% dal 19,6% del 2006. Nel caso degli immigrati l’incidenza di questa condizione è salita dal 34% al 55%, e una crescita notevole del rischio povertà si è avuta anche al nord (dall’8,3% al 15%).

Un quadro inquietante quello dipinto da Bankitalia che fotografa un Paese dove le diseguaglianze sono in costante aumento. L’indagine di Bankitalia rileva infatti che l’indice Gini del reddito equivalente, una misura sintetica di disuguaglianza che varia tra 0 e 1, è salito al 33,5% (33% nel 2014 e 32% nel 2006), un livello simile a quello della seconda metà degli anni novanta. La crescita della disuguaglianza si è accompagnata quindi all’ulteriore aumento della fetta di individui a rischio povertà. In particolare, gli economisti di Bankitalia spiegano che l’incidenza di questa condizione è più elevata tra le famiglie con capofamiglia più giovane (per quelli fino ai 35 anni, ad esempio, si passa dal 22,6% del 2006 al 29,7% nel 2016 mentre per quelli tra i 35 e i 45 anni dal 18,9% al 30,3%), meno istruito, nato all’estero e per le famiglie residenti nel Mezzogiorno. In quest’ultimo caso, la situazione non è molto peggiorata ma resta comunque critica: nel 2016 era infatti a rischio povertà il 39,4% degli individui con capofamiglia residente al Sud (39,5% nel 2006).

Nei dieci anni precedenti, seguiti alla crisi finanziaria globale, il livello della disuguaglianza, misurato dall’indice di Gini, è aumentato di 1,5 punti percentuali riportandosi in prossimità dei livelli toccati alla fine degli anni novanta del secolo scorso (34,3%); per effetto della prolungata caduta dei redditi familiari, il rischio di povertà è più elevato rispetto a quel periodo, ma inferiore per i nuclei il cui capofamiglia ha più di 65 anni o è pensionato.

Un quadro che preoccupa la Coldiretti che lancia un allarme sull’eventuale aumento Iva in caso scattino le clausole di salvaguardia previste nella passata manovra finanziaria. “L’aumento dell’Iva colpirebbe anche beni di prima necessità con effetti drammatici sui redditi delle famiglie più bisognose e sull’andamento dei consumi in settori come quello alimentare che è determinante per sostenere la ripresa in atto” afferma la Coldiretti.

SVILUPPO E COESIONE

calenda cipe

“Oggi il Cipe ha deliberato 200 milioni per il fondo per il contrasto alle delocalizzazioni e 850 milioni per i contratti di sviluppo: 1 miliardo e 50 milioni per gestire i processi di reindustrializzazione, transizioni e crisi industriali. La politica industriale di sviluppo rappresentata da Impresa 4.0, dal piano straordinario Made in Italy e dalla Sen, viene ora affiancata da una politica industriale di protezione per i lavoratori e le aziende spiazzate da innovazione tecnologica e globalizzazione”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Il Cipe, che si è riunito questa mattina a Palazzo Chigi, ha ripartito circa 4,3 miliardi di investimenti su settori strategici del fondo per lo sviluppo e la coesione.

La riunione del Cipe, l’ultima prima delle elezioni è stata presieduta dal presidente del consiglio Gentiloni e ad ha assunto, ha detto il premier in apertura dei lavori, “decisioni molto rilevanti” sulle “infrastrutture”, il cui rilancio è “fondamentale per i nostri investimenti”, sui fondi per la cultura e il turismo, “con un’attenzione particolare alle Regioni Meridionali”, sui “piani operativi per l’ambiente”. “Sottolineerei – ha aggiunto – anche l’importanza delle decisioni sul tema dei fondi per contrastare le delocalizzazioni industriali”.

Il Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti ha definito i progetti approvati dal Cipe “di grande rilievo”. “Quelli ambientali e infrastrutturali come, per esempio, il potenziamento del Piano di rimozione dell’amianto, la manutenzione di invasi e impianti idrici, la statale 106 Jonica, la 372 Telesina, il Porto di Ravenna, il nodo ferrostradale di Casalecchio di Reno, la sicurezza ferroviaria. Quelli – ha detto ancora – per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del nostro Paese, come gli interventi di rigenerazione urbana dei centri storici di quattro città del Mezzogiorno, che si aggiungono al piano nazionale per le periferie e a quello per le aree urbane degradate, ai quali si collegano anche interventi in materia di impianti sportivi per le periferie”.

De Vincenti ricorda infine, tra i progetti che oggi hanno avuto il via libera, il rifinanziamento dei contratti di sviluppo per gli investimenti delle aziende in aree di crisi; il varo del Fondo per il contrasto ai fenomeni di delocalizzazione; il sostegno della strategia nazionale di innovazione nel campo delle scienze della vita e quello alla Regione Piemonte per il Parco della Salute.

“Gli interventi di oggi – conclude il Ministro – attuano le indicazioni fornite dalla Cabina di regia Governo-Regioni-Comuni che fanno del Fondo sviluppo e coesione, rafforzato con l’ultima Legge di bilancio, uno strumento fondamentale per la crescita economica di tutto il Paese”.

In tutto 59 interventi, tra i quali 360 mln per i centri storici di Napoli, Palermo, Cosenza e Taranto, 10 mln per la buffer zone di Pompei, 32 mln per Ostia antica, 20 mln per il litorale domizio, 135 mln per audiovisivo e imprese creative, 55 mln per il turismo sostenibile. Così ha detto Franceschini, “Sale a oltre 4,2 miliardi di euro il valore dei cantieri della cultura”. Il ministro della Cultura non si lascia sfuggire l’occasione per lanciare una puntura di spillo a Salvini: “Salvini che si occupa di cultura è come Erode che si occupa di asili”. “Peccato – ha aggiunto il ministro della cultura replicando agli annunci del segretario della Lega – che per 5 anni la Lega in Parlamento abbia mostrato il più totale disinteresse per tutte le riforme, dal cinema ai musei, lo spettacolo, l’art bonus che abbiamo approvato”. E l’interesse di Salvini, aggiunge, “arriva nel giorno in cui abbiamo deliberato al Cipe 740 milioni per i beni culturali, superando i 4 Mld nella legislatura. E avevamo trovato 37 milioni di euro in tutto”.

Un impegno rilevante che il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio commenta positivamente, sottolineando il valore dei “nuovi investimenti approvati, completamento delle opere e nella messa in sicurezza del territorio e del patrimonio infrastrutturale esistente, con attenzione ai progetti pronti e importanti per la vita delle città e dei territori”.

Ci sono stanziamenti per 934,4 milioni per la messa in sicurezza delle strade, connessioni ferroviarie, rinnovo materiale rotabile, porti, dighe, ciclovie. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti precisa inoltre che al Mezzogiorno vanno risorse per 711,8 milioni, al Centro Nord per 225,5.

Redazione Avanti!

Il M5S presenta i nomi. È Bufera su Fioramonti

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“Le parole di Enrico Letta sono importanti. Come PD e centrosinistra andiamo avanti con impegno per un’Italia più forte e più giusta”. Cosi’ il vicesegretario del Partito Democratico, Maurizio Martina, a margine di un’iniziativa elettorale a Narni, in Umbria commenta le parole dell’ex premier Enrico Letta che si è augurato che dal voto del 4 marzo “Paolo Gentiloni ne esca rafforzato con la coalizione che lo sostiene”.

“Evidentemente – ha aggiunto Martina – Luigi Di Maio ci teme. Noi, il PD, siamo la squadra più forte per affrontare davvero i problemi del paese senza fare solo facile propaganda come i nostri avversari. Abbiamo competenze e persone che insieme fanno una squadra di livello europeo”. Intanto è bufera sul Movimento 5 stelle. Lorenzo Fioramonti, tra i primi nomi annunciati da Luigi Di Maio che faranno parte della futura squadra di governo in caso di vittoria, finisce nell’occhio del ciclone con l’accusa di essere anti Israele. Dure le critiche del Pd, di Forza Italia e delle comunità ebraiche italiane, che si dicono “indignate”.

“Non ho mai sostenuto e non sostengo tutt’oggi, ovviamente, alcun boicottaggio nei confronti di Israele”, si difende Fioramonti. “Ed è davvero triste che qualcuno prenda a pretesto un tema così delicato, come il conflitto israelo-palestinese, per muovere attacchi contro la mia persona e contro Luigi Di Maio, arrivando persino a parlare di antisemitismo”. Insomma, conclude, “tutto quel che sta accadendo è surreale”. Anche Luigi Di Maio, intercettato a Montecitorio, risponde che si tratta di una “notizia falsa”. A sollevare il ‘caso’ è il Pd Emanuele Fiano, che si rivolge al candidato premier pentastellato chiedendogli se sia a conoscenza del fatto che il docente dell’università di Pretoria, indicato quale futuro titolare del dicastero dello Sviluppo economico, “applica il boicottaggio di Israele”. Fiano ricorda inoltre che Fioramonti “si rifiutò di incontrare l’Ambasciatore di Israele. Pagine ebraiche 24, il quotidiano dell’ebraismo italiano, edito dalle Comunità ebraiche italiane, parla senza mezzi termini di “sdegno”. Si legge sul sito on line: “Ha destato inquietudine e indignazione nel mondo ebraico italiano la notizia della candidatura a ministro dell’Industria da parte del Movimento Cinque Stelle – in un eventuale governo con Luigi Di Maio premier – di Lorenzo Fioramonti, docente di economia contraddistintosi in passato per aver sostenuto la campagna d’odio e boicottaggio contro Israele. Fioramonti è arrivato persino a rifiutare di partecipare a un evento in Sudafrica, dove insegna, perché era prevista la presenza dell’ambasciatore israeliano in Sudafrica Arthur Lenk”. Una bella squadra in linea con le posizioni assunte nel tempo dal Movimento”, osserva il Pd Ernesto Carbone. “Siamo di fronte a una vicenda grave, pericolosa e soprattutto che testimonia un atteggiamento antisemita, inaccettabile. Di Maio chiarisca o dobbiamo pensare che sotto sotto è d’accordo con Fioramonti?”, chiede Stefano Esposito dei dem.

Mentre si allunga la lista dei fanta-ministri dell’ipotetico governo a pentastellato continua la gara tra Lega e 5 Stelle a chi prenderà più voti e farà il presidente del Consiglio. “Di Maio – ha detto il leader della Lega Salvini – è simpatico, può presentare la lista dei ministri che vuole a caso ma tutti i numeri dicono che vincerà il centrodestra. Si metta l’anima in pace”.

Insieme, presentati i candidati in Calabria

rosa ambraSi è svolta, lunedì 12 febbraio al municipio di Malvito, la presentazione della candidatura alla “Camera dei Deputati” di Francesca Rosa D’Ambra, amministratrice di Malvito e Vicesegretaria nazionale della FGS.

Durante l’ evento, è intervenuto: Walter Maccari,  Presidente del comitato “Insieme per la Valle dell’Esaro”, che ha definito la Lista Insieme come un gruppo di forze politiche rappresentate dal PSI, dal Partito dei Verdi e dall’Area Civica di chiara matrice prodiana. Inoltre, ha ricordato ai presenti le grandi conquiste del socialismo nel Paese e in Calabria come il potenziamento della sanità pubblica, migliorando di fatto la salute della popolazione; lo statuto dei lavoratori, basata sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori e i trasporti pubblici. Poi è intervenuto Francesco Meringolo membro del consiglio nazionale del PSI, che ha elencato i risultati ottenuti negli ultimi 5 anni di governo: dal biotestamento, all’anticipo pensionistico per i lavori usuranti; ha sottolineato le maggiori risorse alla scuola aggiunti a 180 mila insegnati in più entrati in organico; la legge sui reati ecologici, la reintroduzione del Falso in Bilancio, la legge contro il caporalato e così via.

La manifestazione è continuata con Franz Caruso, Segretario  provinciale del partito, che definisce il termine socialista come la difesa delle classi deboli e degli umili e ha sottolineato come non debbano esistere differenze tra ricchi e poveri.

E’ poi intervenuta, tra gli applausi, la Candidata alla Camera dei Deputati, Francesca Rosa D’Ambra che ha proposto di investire sui giovani e sui beni culturali e di realizzare con forme nuove e adeguate una società piena dei valori di libertà, di giustizia, di progresso e di uguaglianza.

L’ evento si è concluso con l’intervento di Luigi Incarnato candidato del centrosinistra nel collegio uninominale di Castrovillari, già noto per la battaglia condotta in passato sulla Diga dell’Esaro. “La politica è passione – ha continuato Incarnato – e credenza  vuole che significhi impegnarsi a risolvere i problemi della società.”

Un ringraziamento, da parte di tutti i presenti e in particolare da D’Ambra è andato al Sindaco di Malvito Pietro Amatuzzo che portando i suoi saluti ai presenti ha sottolineato l’orgoglio della sua amministrazione nell’avere tra le sue file una consigliere candidata al Parlamento della Repubblica Italiana.

Il Presidente Sandro Pertini soleva dire: “Oggi servono due qualità: l’onestà e il coraggio” e da Malvito possiamo affermare che è venuta fuori l’onesta della classe dirigente socialista e il coraggio di provarci non rinunciando alle proprie idee.

Francesca Chinigò
Comitato “Insieme per i Bacini dello Ionio cosentino

Craxi. Gli smemorati e il decreto di San Valentino

craxi“A proposito di statisti. Il febbraio 1984 non fu un mese qualsiasi. Prima venne varato il decreto di San Valentino, uno dei pilastri della ripresa economica italiana, poi venne rinnovato il Concordato con la chiesa cattolica, il 18 febbraio. Lo ricordo volentieri ai tanti smemorati”
Lo ha dichiarato Riccardo Nencini segretario del Psi e promotore della Lista “Insieme”, candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra, in un incontro elettorale a Lucca per presentare la lsita ‘Insieme’. Nel momento il cui la polemica politica resta alta ricordare la figura di Craxi è un modo per rammentare che la politica va fatta sulle cose serie e non sulle polemiche quotidiane che restano invece prevalenti nelle cronache di palazzo.

I numeri sono in miglioramento. La ha ricordato anche il premier. “Proprio oggi che i numeri della nostra situazione economica stanno migliorando – ha detto Gentiloni all’inaugurazione dell’anno accademico 2017-18 della scuola dell’arma dei carabinieri – i cittadini hanno diritto a sentirsi più sicuri e grazie a voi possono contare su un impegno per la sicurezza che non ha precedenti”. “Dopo anni di grandi difficoltà economiche stiamo gradualmente mettendo in campo un impegno di cui i cittadini hanno bisogno. Rassicurare il Paese è un compito fondamentale del governo se vogliamo contribuire a una generale ripresa”, aggiunge. Ma ai Cinque stelle non fa comodo parlare di numeri. Preferiscono giocare sul terreno della demagogia e dello scontro perpetuo.

Parlando del dopo elezioni, il segretario del Pd Matteo Renzi, glissando la domanda sul futuro premier, ha parlato dell’ipotesi grande coalizione escludendo in modo assoluto una intesa con la destra estrema. “Guardate la Germania – ha detto il segretario del Pd – al governo stanno insieme Merkel e i socialdemocratici. Berlusconi invece si è messo mani e piedi nelle mani della Lega”. “Quello che conterà il 5 marzo sarà chi arriverà primo come gruppo e quindi o il Pd o M5s. Non potrà essere così per nessun partito della destra, che sta insieme anche se sono divisi su tutto”. Renzi ha sottolineato che il Pd è l’unico partito a presentarsi agli elettori con una ‘squadra’. Parlando poi di lui e Gentiloni, ha affermato: “Dicevano ‘litigheranno’ e invece abbiamo dimostrato che siamo una squadra, che siamo giocatori complementari”. “Di Maio chi ha? Di Maio – ha aggiunto – vuol parlare con Trump e Putin e poi ha paura di parlare con Renzi” nei confronti Tv.  E su Di Maio ha detto ancora di “insopportabile moralismo double face”. “Questa cosa che M5s restituisce 25 milioni viene ripetuta senza ricordare che per una legge fatta dal Pd, ogni anno prendevamo 38 milioni e ora non ne prendiamo alcuno. Io premier prendevo la metà di Luigi Di Maio. Da un anno e mezzo faccio politica senza indennità, rimborsi e senza pesare sulla comunità. Ma mica vengo qui a farmi bello. Se tu ogni giorno vai in tv a vantarti e poi ti beccano con le mani nella marmellata, non devi lamentarti”.
E ancora: Luigi Di Maio “ha una squadra di taroccatori di professione”, “non mi interessa la dinamica interna al M5s, anche io ho avuto a che fare con dei lestofanti nel Pd ma è finita la bandierina che gli altri sono banditi e loro, i Cinquestelle, sono gli unici onesti”.

A mettere in guardia dalle conseguenze economiche di una destra al governo il ministro Carlo Calanda. “La politica economica della Lega è disastrosa” e rischia di portare a “un processo di deindustrializzazione” con una “perdita di posti di lavoro” e “passi indietro nel progresso tecnologico”. La Lega “vuole mettere dazi protezionistici e tasse sulla robotica, vuole cacciare dall’Italia le multinazionali che danno lavoro a 1 milione e 200mila persone, mentre io sono impegnato a farne venire di più – continua Calenda -. Infine, la Lega dichiara che vuole Alitalia pubblica, una frase inaudita se si pensa che l’elettorato della Lega era fatto di artigiani e piccoli imprenditori”.