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 Zimbabwe: Mugabe non molla, torna l’ex vice

mugabeLo Zimbabwe attende con il fiato sospeso la decisione del presidente Robert Mugabe che, bloccato nel suo palazzo, si rifiuta di cedere la guida di un Paese che regge da 38 anni. Nelle ultime ore sono finiti agli arresti domiciliari anche altri uomini del suo entourage e intanto e’ rientrato nel Paese, secondo una fonte a lui vicina, il suo ex vicepresidente Emmerson Mnangagwa, la cui defenestrazione aveva provocato l’intervento dell’esercito.

I militari, che negano di aver fatto un colpo di Stato, hanno assicurato che vi sono stati “progressi significativi” per trovare una soluzione alla crisi e hanno dato notizie di nuove epurazioni all’interno del partito di governo, Zanu-PF. “Abbiamo catturato molti criminali, mentre altri sono ancora in fuga”, ha fatto sapere l’esercito in una dichiarazione pubblicata dal quotidiano di stato The Herald, ora controllato dai militari. “Al momento stiamo discutendo con il Comandante in Capo (Robert Mugabe) e vi informeremo del risultato di queste discussioni il prima possibile”, ha aggiunto. Il 93enne presidente, che rimane agli arresti domiciliari, e alti esponenti delle forze armate dello Zimbabwe hanno avuto una riunione giovedi’ presso la sede della Presidenza, con la mediazione di un sacerdote e un inviato del governo sudafricano.

Alla presenza del capo dell’esercito, il generale Constantino Chiwenga, Mugabe, 93 anni di cui 37 al potere, ha rifiutato le dimissioni. Secondo i media locali, l’esercito cerca l’allontanamento dal potere di Mugabe, anche se non necessariamente subito. Mugabe e’ riluttante a dimettersi, secondo le stesse fonti, e vuole garantita l’immunita’ per lui e la First Lady, Grace. Giovedi’ sarebbe rientrato in patria l’ex vicepresidente dello Zimbabwe, Emmerson Mnangagwa, la cui espulsione aveva messo in moto l’esercito contro Mugabe. Tra le ipotesi sul tappeto c’e’ che il presidente si dimetta e ceda il potere a Mnangagwa oppure resti in carica fino al congresso del partito a dicembre o fino alle elezioni nel 2018.

Ius soli in Senato dopo
la legge di bilancio

Ius soli-Iorio-Psi

Il disegno di legge sullo ius soli potrebbe arrivare in Senato subito dopo il via libera alla legge di Bilancio, per essere approvato in via definitiva entro questa legislatura. È stata Anna Finocchiaro, ministro per i Rapporti con il parlamento, a rilanciare l‘ipotesi, parlando a margine della presentazione di un libro sul tema dello ius soli a Palazzo Madama: “Certo che è possibile…”, ha risposto a chi le chiedeva se fosse realistico portare il testo in aula prima dello scioglimento delle Camere.

Il Senato sta al momento discutendo la manovra, che dovrebbe essere approvata in prima lettura alla fine di novembre. Lo ius soli potrebbe approdare a Palazzo Madama “nelle tre settimane tra l‘approvazione della legge di bilancio e la pausa natalizia”, dice un senatore del Partito democratico, che non esclude che il governo ponga la questione di fiducia sul provvedimento.

Le nuove norme sulla cittadinanza, che riguardano i nati entro i confini anche da genitori stranieri, sono passate alla Camera a ottobre 2015, anche grazie al sostegno di Alternativa popolare. Il partito di Angelino Alfano, a fine settembre, ha però annunciato il suo no al via libera definitivo in Senato per motivi di opportunità
Il mancato appoggio da parte di Ap potrebbe però essere compensato dal voto favorevole di Mdp, Sinistra italiana e di Ala, il gruppo di Denis Verdini.

Allarme clima, crescita record CO2 in atmosfera

CinaInquinamentoambientale

L’anidride carbonica, il principale gas serra, prodotto dalle attività dell’uomo e responsabile del riscaldamento del pianeta, ha registrato una impennata record nel 2016. La maggiore negli ultimi trent’anni. Colpa del Nino, il periodico riscaldamento dell’Oceano Pacifico. Ma anche delle emissioni umane, soprattutto da energia e trasporti, 36 miliardi di tonnellate all’anno.

L’allarme lo lancia l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), agenzia che ha sede a Ginevra. L’anno scorso la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è passata dalle 400 parti per milione del 2015 a 403,3. Un aumento annuo di 3,3 parti per milione, il doppio dell’aumento medio annuale degli ultimi 10 anni. Una concentrazione (in valore assoluto) che non si verificava da 800.000 anni.

“È il maggiore incremento che abbiamo osservato nei 30 anni dalla nostra attività”, ha detto Oksana Tarasova, responsabile del programma globale di controllo dell’atmosfera terrestre in seno al Wmo. “Il precedente aumento massimo risale al 1997-1998 e fu di 2,7 parti per milione, contro i 3,3 del differenziale fra 2015 e 2016. Senza dimenticare che si tratta anche di un balzo del 50% sulla media dell’ultimo decennio”. La causa immediata di questa impennata è il Nino del 2015-2016, fenomeno naturale di riscaldamento del Pacifico meridionale, che si ripete in media ogni cinque anni. In Sudamerica El Nino provoca piogge scarse e temperature elevate: la siccità riduce la fotosintesi e quindi l’assorbimento di anidride carbonica da parte delle foreste. In Africa il fenomeno non riduce le piogge, ma fa salire comunque le temperature. Le piante morte si decompongono di più e rilasciano più CO2 nell’atmosfera. Nell’Asia tropicale, la siccità e le temperature più elevate causate dal Nino fanno aumentare gli incendi, e il fumo porta enormi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.

Nel complesso, i paesi interessati da questo fenomeno l’anno scorso hanno emesso 2,5 miliardi di tonnellate di CO2 in più rispetto al 2011. Questa massa di gas di origine naturale si è andata a sommare ai 36 miliardi di tonnellate prodotte dalle attività umane. Di qui l’impennata della concentrazione. Questo nonostante le emissioni di CO2 di origine umana non crescano da un paio d’anni, grazie agli sforzi di riduzione dei governi, soprattutto della Cina. Il problema è che però l’umanità continua a produrre una massa enorme di gas. Foreste e oceani non riescono a smaltirla, e questa si accumula nell’atmosfera. Il risultato è l’effetto serra: la CO2 in eccesso impedisce la dispersione nello spazio del calore della superficie terrestre, facendo aumentare le temperature.

Nord Corea: gli Usa mettono in pre-allerta i B-52

b52

Donald Trump mette in preallarme i bombardieri B-52: dopo le ripetute provocazioni della Corea del nord, il presidente americano ha chiesto alle forze armate di prepararsi ad avere i “re dei cieli” pronti ad agire “in 24 ore”. Basterà ora un semplice ordine per riattivare un livello di allerta che non si raggiungeva dal 1991, alla fine della Guerra fredda. L’allerta significa che una quarantina di B-52 Stratofortress, bombardieri in grado di trasportare ordigni nucleari e con un’autonomia fino a 14.000 chilometri, verrebbero piazzati su piazzole di cemento alla fine della pista della base di Barksdale, nel nord-ovest della Louisiana, pronti al decollo.

L’ordine di alzare il livello di allerta deve essere dal comandante delle forze strategiche, generale John Hyten, responsabile delle forze nucleari, o dal comandante del comando nord degli Stati Uniti, Lori Robinson, responsabile della difesa del territorio americano. La notizia della pre-allerta, non ancora confermata dal Pentagono, è stata data dalla Fox News, emittente vicina a Trump, che ha spiegato di averla appresa in via ufficiosa dal generale David Goldfein, ex vice capo del personale dell’Air Force: “È la dimostrazione che abbiamo fatto un altro passo in avanti nel prepararci a ogni evenienza”, ha dichiarato Goldfein, “non c’è nulla di già pianificato, non c’è un allarme specifico, ma la situazione è quella che è: dobbiamo tenerci pronti”. Di certo si sa che recentemente Trump ha dovuto firmare un ordine per richiamare in servizio un migliaio di piloti militari per i B-52 e altri velivoli. Nella base di Barksdale, in Louisiana, si sta ristrutturando un vecchio edificio in cemento dove saranno alloggiati un centinaio di piloti e avieri che dovranno restare in ‘stand by’ per un eventuale ordine di attacco. Verrà anche realizzata una sala per il relax, con tv, biliardo e un tavolo da gioco.

Pubblicità, al via la VII edizione del Premio Immagini Amiche

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Al via la settima edizione del Premio Immagini Amiche, ispirato alla risoluzione del Parlamento Europeo, votata il 3 settembre 2008, sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità fra donne e uomini, che ha l’obiettivo di valorizzare una comunicazione che, al di là degli stereotipi, veicoli messaggi creativi positivi.

Il Premio è promosso dall’UDI, Unione Donne in Italia, e ospitato dal Comune di Ferrara, con il patrocinio della Presidenza del Parlamento Europeo, del Dipartimento Pari Opportunità, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Camera dei Deputati, e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Il concorso, che ha l’obiettivo  di stimolare pubblicitari e aziende committenti a una creatività socialmente responsabile, prevede cinque e sezioni del concorso: affissioni, pubblicità televisiva, pubblicità stampata, programmi televisivi e siti web.  Chiunque fino al 30 ottobre può segnalare le pubblicità rispettose dell’immagine delle donne all’indirizzo premioimmaginiamiche@gmail.com

Verranno inoltre attribuiti un premio alle scuole e, su segnalazione di associazioni femminili, una menzione speciale alla città che avrà tenuto comportamenti virtuosi sulle immagini amiche. La selezione sarà effettuata secondo i criteri previsti dal Regolamento del Premio.

La cerimonia di premiazione avverrà al Teatro comunale “C. Abbado” di Ferrara, lunedì 20 novembre 2017 dalle ore 10.00.

 

Legge elettorale, l’accordo tiene. Martedì testo in aula

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“L’accordo tiene”: ieri, alla fine di una giornata lunga e laboriosa, Renato Brunetta sintetizza così l’esito delle votazioni della Commissione Affari costituzionali sugli emendamenti al Rosatellum 2.0. E ciò nonostante frizioni tra Fi e Fdi, dove sono volate parole grosse, e nonostante il nodo della soglia per il Senato, per la quale Ap chiede una revisione al ribasso, con il Pd disposto a cedere mentre Fi no. Ma effettivamente i partiti che sostengono il Rosatellum 2.0, sono riusciti a dipanare gli altri nodi.

Sull’impianto generale del testo non ci sono divergenze tra i quattro partiti, ma c’è da stringere i bulloni su norme di dettaglio, importanti per ciascuno di essi. Un accordo su dimensioni e numero dei collegi plurinominali, in cui i partiti presentano i listini proporzionali, è stato raggiunto. Il Pd ne voleva circa 75, Fi 60: è passato un emendamento per il quale saranno circa 65 (c’è una delega al governo per perimetrarli). E accordo c’è stato nel respingere altri emendamenti che intaccavano l’impianto e che erano proposti dagli altri partiti (M5s, Mdp, Fdi, Si): voto disgiunto tra collegio uninominale e liste collegate, introduzione del meccanismo dello scorporo, preferenze e premio di maggioranza richiesto da Ignazio La Russa (Fdi). A fronte del “no” di Fi è nata una polemica tra l’ex ministro della Difesa e alcuni deputati di Fi, dopo che il primo aveva parlato di “atteggiamento vergognoso” di Forza Italia. I toni sono saliti fino al punto che La Russa ha detto a Roberto Occhiuto in Commissione che le sue affermazioni meritavano degli schiaffi: “schiaffi in senso metaforico” ha precisato ai giornalisti La Russa che ha insinuato un dubbio: Fi non vuole il premio di coalizione perché punta a dar vita dopo il voto ad altre coalizioni diverse dal centrodestra. Alla fine Brunetta ha smorzato i toni. Fatto sta che Pd-Fi-Lega-Ap hanno trovato un accordo anche sul tema delle quote di genere e sulle firme a sostegno delle liste. Il relatore Emanuele Fiano ha predisposto degli emendamenti di mediazione.

Certo, rimane aperta la querelle sulla soglia del Senato che il Rosatellum 2.0 fissa al 3% a livello nazionale. Dopo una prima richiesta di Ap di spostare tale soglia a livello di singola Regione, l’ultima proposta del partito di Alfano è che se un partito supera il 3% in almeno tre regioni, possa accedere al riparto proporzionale nelle regioni in cui va oltre tale cifra. Fi resiste, come ha confermato Brunetta in serata, perché sarebbe lei ad essere danneggiata in termini di seggi, specie al Sud. Ettore Rosato, capogruppo del Pd, si è invece dimostrato più disponibile: “e poi sarebbe una norma non salva Ap bensì salva Mdp” ha affermato. Cosa che ha suscitato lo sdegno dei bersaniani: “siamo contrari a questa schifezza – ha detto Alfredo D’Attorre – noi puntiamo ad un risultato a due cifre”. L’obiettivo è di concludere sabato mattina e portare in Aula il testo martedì.

L’intervento di Pia Locatelli sul Def

Ci sono due punti nella relazione dell’audizione del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla nota di aggiornamento al Def, che abbiamo apprezzato.

Il primo è l’attenzione nei confronti dell’occupazione che, anche se lentamente e, purtroppo, soprattutto per i contratti a tempo determinato, continua a crescere. Quello dell’occupazione deve essere, a parere dei socialisti, un obiettivo strategico irrinunciabile in qualunque programma di governo. In particolare chiediamo che venga sostenuta l’occupazione femminile, tutt’ora un punto dolente per lo sviluppo del nostro Paese.

Sono proprio le donne ad agosto a trainare la crescita dell’occupazione con un+0,5% su mese. Il tasso di occupazione maschile è rimasto stabile al 67,5%, ma quello femminile, che è cresciuto di 2 decimi di punto si attesta al 48,9%, il più alto dall’avvio delle serie storiche, cioè dal 1977. Ma cosa significa questo dato? Che una donna su due in età da lavoro non è nel mercato del lavoro. Dietro di noi solo la Grecia, e ben lontani dal 61.6 della media dei 28, per non parlare di Svezia, Germania, Norvegia, oltre il 70%.
Sappiamo bene che alla base di queste percentuali sta il difficile rapporto famiglia-lavoro: 30.000 donne hanno dato le dimissioni in occasione della maternità. L’obiettivo strategico della UE per 33 posti negli asili nido per ogni 100 bambini tra 0 e 3 anni resta lontano.

Il secondo aspetto che ci sta a cuore è quello relativo al fardello del debito pubblico nel momento in cui si chiede al parlamento di autorizzare uno sforamento del deficit di bilancio così come era stato previsto in primavera. Considerando che al netto della spesa per la sterilizzazione delle clausole di aumento dell’Iva, la quantità di risorse è molto limitata, la richiesta di sforamento del deficit di bilancio è giustificata dalla presenza di misure per la crescita, gli investimenti pubblici e privati e per i e le giovani.
Le misure avranno un impatto sulla crescita valutato in 3 decimali in più di Pil e questo migliorerà certamente il rapporto tra debito e Pil.

Dopo sette anni, il debito ha cominciato a diminuire e questo trend, iniziato nel 2015, dovrebbe continuare nei prossimi anni, ma non basta. L’Italia deve dimostrare di voler perseguire con forza l’abbassamento del debito, così come lei ha ribadito, senza pregiudicare la ripresa, soprattutto nel momento in cui cesserà il vantaggio sui tassi che ci deriva dalla politica espansiva della BCE.

Il voto favorevole dei socialisti è legato a questi impegni che ci auguriamo vengano mantenuti anche dal prossimo governo.

SCOGLIO SUPERATO

senato

L’aula del Senato ha approvato con 181 voti, quindi con un’ampia maggioranza, lo scostamento sui conti pubblici previsto dal Def. Per questa votazione, secondo l’articolo 81 della Cotituzione, serviva la maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea, che è pari a 161 voti. I sì sono stati 181, i no 107. Ancora l’Aula di Palazzo Madama ha dato il via libera alla risoluzione di maggioranza alla nota di aggiornamento al Def. I sì sono stati 164, 108 i voti contrari e un solo astenuto. Tra i voti a favore, in questo secondo caso, anche quello del senatore del M5s Nicola Morra, in contraddizione con quello del suo gruppo. “Errore materiale” si è poi giustificato il senatore pentastellato. Mdp non ha partecipato al voto.

Anche senza il voto dei 16 senatori di Articolo 1-Mdp, il Governo avrebbe comunque ottenuto i 161 voti necessari per raggiungere il quorum necessario per l’approvazione della relazione del Governo che illustra l’aggiornamento del piano di rientro verso l’obiettivo di medio periodo (Mto) nella Nota di aggiornamento al Def. Lo fa notare in un tweet Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera e deputato Pd: “I voti al Senato sul Def dimostrano in modo definitivo – afferma – l’irrilevanza non solo politica ma anche numerica di Mdp”. Mentre Paolo Gentiloni segnala che quello del Senato che “approva il quadro economico-finanziario della prossima legge di Bilancio” è “un voto all’insegna di responsabilità e stabilità”.

Da Assisi Gentiloni, sprona i partiti e il Parlamento a non “non dilapidare i risultati raggiunti” dal Paese negli ultimi mesi, in particolare per la ripresa dell’occupazione. “In questi anni – dice – abbiamo recuperato buona parte dei posti che avevamo perso negli anni terribili della crisi, ma è chiaro che c’è ancora molto da fare e che questo impegno deve continuare”. In entrambe le votazioni, quella sullo scostamento e quella sulla nota di aggiornamento, 12 senatori di Ala hanno votato insieme alla maggioranza a favore di entrambe i documenti. Per l’occasione è tornato a Palazzo Madama, dopo molto tempo, anche Denis Verdini. Anche il senatore M5s Nicola Morra ha votato sì ma, a sua stessa detta, “per errore materiale”.

Sono due i punti nella relazione dell’audizione del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan apprezzati dai socialisti. Lo sottolinea nel suo intervento il Presidente del gruppo socialista alla Camera Pia Locatelli. “Il primo è l’attenzione nei confronti dell’occupazione che, anche se lentamente e, purtroppo, soprattutto per i contratti a tempo determinato, continua a crescere”. “Quello dell’occupazione deve essere, a parere dei socialisti, un obiettivo strategico irrinunciabile in qualunque programma di governo. In particolare chiediamo che venga sostenuta l’occupazione femminile”. Il secondo punto indicato da Pia Locatelli è quello “relativo al fardello del debito pubblico nel momento in cui si chiede al Parlamento di autorizzare uno sforamento del deficit di bilancio così come era stato previsto in primavera.  Dopo sette anni, il debito ha cominciato a diminuire e questo trend, iniziato nel 2015, dovrebbe continuare nei prossimi anni, ma non basta”. “Il voto favorevole dei socialisti – conclude – è legato a questi impegni che ci auguriamo vengano mantenuti anche dal prossimo governo”

Intanto Giuliano Pisapia torna a sostenere la linea del dialogo e va inoltre all’attacco: “D’Alema sa perfettamente che io sono a disposizione di un progetto unitario e invece lui continua a fare dichiarazioni che dividono. Lui era favorevole che oggi non si votasse lo scostamento di bilancio che avrebbe portato all’aumento dell’Iva. Io e altri abbiamo voluto fare un percorso diverso. Io sono dell’idea che chi non ha obiettivi personali potrebbe fare un passo di fianco, bisogna esser in grado di unire. E vale per lui come per me”.

Presa di distanza accolta con favore dal segretario del PSI, Riccardo Nencini. “Gli indicatori economici – ha detto Nencini – tornano a sorridere e l’obiettivo di una parte della sinistra è distruggere tutto, anche il buon senso, come se l’Italia fosse un’isola di un altro pianeta e non parte di un continente battuto dal vento del nazionalismo e del populismo. La sinistra perfetta. Ma non esiste in natura. Ha fatto bene Pisapia a prendere le distanze da una condotta irresponsabile”.

Intanto dalla maggioranza arrivano segnali su uno dei ‘paletti’ di Mdp sulla manovra. “Rivedere gradualmente il meccanismo del cosiddetto super ticket al fine di contenere i costi per gli assistiti che si rivolgono al sistema pubblico”. E’ uno degli impegni che la maggioranza chiede al governo nella risoluzione sulla nota di aggiornamento al Def. Nel triennio 2018-2020 la risoluzione chiede “un complesso di interventi in materia sanitaria” compreso un incremento delle risorse in conto capitale per gli investimenti in sanità. “Noi non modifichiamo il nostro atteggiamento. Se fosse bastato l’impegno nella risoluzione – dice il senatore Mdp Federico Fornaro – avremmo partecipato allora alle riunioni per la sua stesura”. “Abbiamo dato – prosegue – un segnale politico. Vedremo se gli impegni saranno concretizzati negli atti della legge di bilancio”.

A parlare di un grave errore politico è il ministro Martina che si augura un ripensamento da parte di Mdp “ma purtroppo credo che la linea sia stata decisa già da tempo dall’ala più estrema e fa i conti con il nodo irrisolto del loro rapporto con il Partiro democratico. E questo nonostante le aperture di merito sulla legge di bilancio e su temi sociali che interessano anche noi”.

Roma, i revisori bocciano il bilancio consolidato

Roma-mafia-CampidoglioAltri guai per il comune di Roma. L’organismo di revisione economica e finanziaria ha bocciato il bilancio consolidato del Campidoglio. L’obiettivo dell’amministrazione a Cinquestelle era approvare in aula entro domani il bilancio consolidato che annovera anche i conti in rosso di Atac e anche il bilancio di Ama. Ma l’Oref, nelle conclusioni della sua relazione, non ritiene che “le risultanze esposte nel bilancio rappresentino in modo veritiero e corretto la reale consistenza economica, patrimoniale e finanziaria del gruppo amministrazione pubblica di Roma Capitale ed esprime parere non favorevole all’approvazione del bilancio consolidato dell’esercizio 2016”. I revisori invitano l’ente ad “adottare i provvedimenti di competenza potenziando le strutture preposte al controllo e alla verifica dei rapporti con le società partecipate”.

Ma il comune va avanti: “Il parere dell’Oref sul bilancio consolidato – afferma l’assessore al Bilancio di Roma Gianni Lemmetti – non è vincolante, quindi andiamo in Aula”. Successivamente l’assessore Lemmetti ha scritto su Facebook che “Oref fa politica. La nostra amministrazione approverà il Bilancio consolidato 2016 di Roma Capitale. E non si farà fermare da chi approfitta del suo ruolo tecnico per esprimere giudizi politici che non gli competono”.

E nelle controdeduzioni alla relazione dell’organismo di revisione economico si muovo critiche alla relazione stessa. “Alcune delle osservazioni e criticità presenti nella stessa relazione – si legge – sono state evidenziate, affrontate e risolte sia nella documentazione a corredo della proposta deliberativa, sia esplicitate in sede di incontri avuti con l’organismo stesso per cui risulta non giustificabile (e quindi immotivabile) il giudizio finale a cui è pervenuto il collegio”. Nella relazione si ritengono “superati i rilievi fatti dall’Oref” prendendo atto che “il bilancio consolidato 2016 parte dalle risultanze approvate in sede di rendiconto 2016 con il parere favorevole dell’Oref”.

Psi e Fgs. Un convegno sulla politica di genere

Pia Locatelli e Alessia Bausone

Pia Locatelli e Alessia Bausone

“Se non è donna non è democrazia – Uno sguardo di genere sulla politica”. E’ il nome del convegno organizzato a Tropea il 21 ottobre alle 18 da Domenico Tomaselli e patrocinato dal Comune di Tropea, dal Partito Socialista Italiano (PSI), dalla Federazione dei Giovani Socialisti (FGS) e dall’associazione italiana giovani avvocati.

Un momento di riflessione e confronto sui diritti, sul ruolo e sull’impegno delle donne nella politica, nelle istituzioni e nella società. Tutti temi su cui i riflettori devono necessariamente rimanere accesi in vista del raggiungimento dell’obiettivo di una democrazia paritaria e, di conseguenza, veramente rappresentativa.

Tra gli ospiti che interverranno ci sarà l’onorevole Pia Locatelli, Presidentessa dell’Internazionale Socialista donne e Presidentessa del Comitato per i diritti umani della Camera dei Deputati, da sempre impegnata nella politica internazionale e interessata ai movimenti femminili nel mondo, è stata osservatrice internazionale in Cile per lo svolgimento del plebiscito su Pinochet e per le successive prime elezioni democratiche, in Sudafrica per le prime elezioni del dopo apartheid, in cui è stato eletto Presidente Nelson Mandela e per le elezioni democratiche del Parlamento serbo. Dopo la guerra dei Balcani, è entrata nell’ufficio di presidenza della Gender task force del primo tavolo della democratizzazione e dei diritti umani per il patto di stabilità per i Balcani. Una presenza di prim’ordine, quindi, che impreziosisce il già illustre parterre.

Durante il convegno si confronteranno le presidentesse di due associazioni molto presenti nel territorio calabrese: Caterina Giuliano per l’associazione italiana dei giovani avvocati, sezione di Vibo Valentia e Rosanna Veraldi per l’associazione donne giuriste Italia, sezione di Catanzaro.

Interverranno, inoltre, Federica Roccisano, assessora regionale al welfare e Giulia Russo, nella duplice veste di avvocata e Sindaca della vicina Ricadi.

Sarà presente, altresì, la giurista Alessia Bausone, già promotrice dell’evento “Omofobi del mio stivale” e da sempre impegnata in battaglie giuridiche e sociali a favore della parità di genere e dei diritti civili.

Per la Bausone: “La scelta di Tropea ha un alto valore simbolico. E’ la città di una delle prime sindache italiane, Lydia Toraldo Serra, che fu anche la prima donna a laurearsi in giurisprudenza, discutendo una tesi sulla concessione del voto alle donne. Oggi ci troviamo dinanzi a battaglie non dissimili, come quella da me affrontata durante le amministrative calabresi per far conoscere lo strumento della doppia preferenza di genere. Lydia è un esempio per noi donne e giuriste che facciamo anche politica”.

convegno fgs

Domenico Tomaselli

Aggiunge Tomaselli che: “Tropea era, inoltre, casa di tanti socialisti che hanno ben rappresentato la “fedelissima” in politica, con un nome su tutti quello del mai dimenticato Prof. Felice D’Agostino”.