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Regina Picozzi

L’acqua
e le sue declinazioni
nell’arte di Paola Casalino

Dare alla luceAcqua. Che culla l’umanità, che nutre i visceri della Terra. Che accoglie, protegge, disseta. E al tempo stesso distrugge, sprovvista di pietà. Con la stessa forza, con la stessa incontenibile energia E’ intuitiva e passionale, ma non priva di una profonda riflessione sui nostri tempi, l’ispirazione che ha dato vita alla personale di Paola Casalino in programma alla Città dell’Altra Economia, a Testaccio, dal 19 al 26 maggio 2016.

Lo sguardo dell’artista si trasforma in colore, senza fratture. L’emozione diviene gestualità improvvisa, incessante, prorompente. L’olio denso sulla tela contamina il bianco, colmo di inappropriata purezza: non può tacere, non può nascondersi. acquaE’ il respiro che manca, soffocato dal mare nemico, mentre si fugge dalla propria casa e da una guerra non scelta, non capita, non veramente combattuta. E’ il calore, spoglio, che segna il viso e l’anima. Acqua. Che uccide, che si nega. Che sorprende nel sonno con la sua disperata devastazione. Ma anche che chiede aiuto, dagli abissi. Inascoltata dall’uomo che non riesce e non vuole e non sa più ascoltare. Il blu si fonde con il nero, si perde in un rosso inatteso. Ed ecco il liquido della nascita ridare senso al dolore, custodendo in silenzio ciò che ci sfugge.

L’eternità?

Regina Picozzi

“Acqua”

Città dell’Altra Economia – Largo Don Frisullo, Roma

Vernissage – giovedì 19 maggio . dalle 18.30 alle 23

Milena Vukotic
è “Regina Madre”
al Teatro dell’Angelo

Vukotic e AvalloneA fare da sfondo alla commedia di Manlio Santanelli, i confini rassicuranti e temibili del focolare domestico, che accoglie con garbo quasi inatteso lo scontro incessante tra due membri della stessa famiglia: Alfredo, interpretato da  Antonello Avallone, è uomo di mezza età che torna a casa con un ingombrante bagaglio di fallimenti, e Regina, che ha il volto di Milena Vukotic, madre e sovrana indiscussa.

L’incontro tra i due e la forzata convivenza, solo apparentemente motivata da ragioni nobili da parte del figlio, divengono ben presto l’occasione per far emergere vecchi contrasti, pensieri, insoddisfazioni non colmate e limiti individuali mai superati. La vicinanza fisica è spietata, non lascia spazio a finzioni se non momentanee e fragili: è così che la veste di generosità con cui Alfredo si presenta all’anziana mamma malata si tinge quasi da subito del proprio vero, ingannevole colore, mentre nell’aria la presenza del padre esemplare defunto – che non c’è più, ma c’è sempre – non lascia mai la possibilità di essere migliori, seppur lo si volesse.

E non lo si vuole, infatti: la morte della madre sarà l’opportunità mai avuta prima di realizzare un grande servizio giornalistico. Un “romanzo inchiesta”. Peccato però che la sorte sorrida spesso dei nostri programmi.. Sovrastata dall’energia di ritorsioni e ricatti, bugie ed egoismi, nel vortice di una lotta verbale ed emotiva, la tenerezza riesce però, sorprendentemente, a trovare un posto. Disarmante: “Tu mi devi scusare, non sono io. E’ la vecchiaia. Certe volte mi sento dentro una tale rabbia..” E per un istante tutto si trasforma: il nostro punto di vista, la storia, l’immaginazione.

Allora non sentiamo più la prepotenza dispotica, né la tirannia dei gesti o delle intenzioni: vediamo soltanto la premura materna, la cura, l’attenzione esclusiva. “Sai che faccio? Mi metto qui vicino a te, come quando eri piccolo”.. mentre la musica ci ricorda che “Son tutte belle le mamme del mondo..” .

Regina Picozzi