Riccardo Nencini
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Riccardo Nencini
Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

Di Maio uno sgrammaticato, Craxi uno statista

Una battuta infelice. Una caduta di stile. Sbagliata. Insopportabile. Peggio: un confronto insostenibile. Tra Craxi e Di Maio non c’è possibilità di paragone. Non tra uno sgrammaticato e uno statista. Ci sono state le scuse pubbliche da parte di Renzi e ancora non basta. Dovrebbe ricordare agli italiani – e ne avrà l’occasione – che la sinistra riformista che guardava al futuro nacque negli anni Ottanta, che quella lezione venne ripresa da Blair e dalla socialdemocrazia tedesca, che l’Italia nel quadriennio 1983/87 era la quinta potenza mondiale e godeva di un’autorevolezza formidabile nel mondo, che nei libri di storia si entra non per la cronaca spicciola ma per le decisioni che si prendono, per le scelte che si compiono per rendere più grande una nazione. La tua.
L’irrisione non fa il paio con la figura del leader. Chiedi ai tedeschi con quanto rispetto trattano la figura di Khol. E non si inventano nulla.

Riccardo Nencini

Coalizione riformista

Care compagne, cari compagni,
da tempo il Psi, molto prima dell’approvazione della nuova legge elettorale, ha proposto agli alleati la necessità della costruzione di una coalizione, in alleanza con il Pd, di chiaro segno riformista, espressione delle diverse sensibilità che compongono l’area politica del centrosinistra, in netta alternativa politica alle spinte massimaliste che in questi ultimi mesi sono purtroppo riemerse.

Un obiettivo che per noi è sempre stato chiaro, sanzionato formalmente e all’unanimità dai congressi di Salerno e Roma, a cui abbiamo lavorato con convinzione e impegno.

Le difficoltà, non inaspettate, che negli ultimi giorni si sono frapposte alla realizzazione di codesto obiettivo, non solo non hanno indebolito ma hanno rafforzato la nostra convinzione che il perseguimento e la realizzazione di un’aggregazione, autonoma da Pd, nel segno della sinistra riformista sia la condizione necessaria per offrire all’elettorato una proposta di governo forte e credibile in continuità con l’azione riformatrice ed europeista messa in campo dai governi Renzi e Gentiloni, di cui il Psi è stato parte attiva, i cui buoni e confortanti risultati è necessario rivendicare nella imminente campagna elettorale.

E nata formalmente ieri la lista “Insieme” l’aggregazione elettorale da noi auspicata, che comprende le diverse identità che non si sono riconosciute e non si riconoscono nel Pd:
la comporranno, insieme al Psi, i Verdi, gli amici di Romano Prodi e le aggregazioni civiche e riformiste ispirate dai sindaci che hanno aderito al progetto.
Sarà l’altra gamba del centrosinistra di governo.

Abbiamo così ultimato un lavoro che durava da mesi. Siamo soddisfatti.

Insieme è un simbolo inclusivo che porta con se i figli di una storia politica importante: quella dell’Ulivo. Un simbolo aperto, ove mondi e culture che volessero riconoscersi in questa storia, troveranno porte aperte e finestre spalancate.

Ci attende una campagna elettorale che condurremo con impegno ed entusiasmo.
Mi aspetto il massimo sostegno e solidarietà da dirigenti, iscritti e simpatizzanti socialisti.

Riccardo Nencini

Da “Cartabianca” danno al Psi

Non ti invitano ai talk show e srotolano tappeti rossi a chi non ha un partito. Una manciata di secondi ai Tg ma con moderazione, non sia mai. Cancellate battaglie di civiltà e libertà partorite nelle piazze e in Parlamento, elenco lungo, troppo lungo, non c’è spazio qui.

Bene. Anzi male, molto male, perché poi ti prendono anche in giro con perle di falsità che la TV pubblica non dovrebbe proprio tollerare. Servizio sui partiti. Un giornalista (?) raggiunge l’immobile dove si trova la sede PSI. Il giornalista (?), anziché salire al piano della sede socialista e suonare alla porta d’ingresso, monta un servizio, arbitrario e, quel che è peggio, bugiardo, che lascia intendere come quella sede sia di fatto un antro disabitato. Là dentro c’è il mio ufficio, ci sono uffici dei Parlamentari, c’è la redazione dell’Avanti! – quello vero, non quello di Lavitola – ci sono le stanze di MondOperaio e della Fondazione Socialismo, ci sono persone in carne e ossa che lavorano, c’è una telefonista, un archivio, una libreria storica, una sala riunioni, perfino tre bagni, tutti funzionanti.

La sede è aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 19.00. Ne paghiamo l’affitto coi fondi del tesseramento. Domando: perché quel giornalista (?) non ha verificato? Bastava suonare il campanello e salire. E’ sulla sinistra della porta. Sia cialtroneria, dolo o che altro, quel signore ha rovesciato la verità. E ci ha procurato un danno. Intanto fioccano le interrogazioni parlamentari. Ora vediamo che succede. Ma non può finire a tarallucci e vino. Il Psi ha risposto al servizio di #cartabianca con un video che dimostra come si sia distorta la realtà.

L’Italia è una

Il risultato del referendum è lì, sotto gli occhi di tutti. Il Veneto è stato di una chiarezza cristallina, la Lombardia no, molto meno. Ha vinto Zaia, non ha vinto Maroni, comunque ha vinto la Lega. Al di là del rispetto delle procedure, essenziali – consultare gli enti locali, poi aprire un tavolo di trattativa col Governo – da domani il tema è il merito, il contenuto dell’autonomia. Se non si è chiari su questo, nessuno può escludere il rischio di una Catalogna italiana.

Il merito, dunque. La Costituzione vieta ogni intervento di natura fiscale. I due governatori continuano a parlare di una diversa ripartizione fiscale, naturalmente a vantaggio delle due regioni. La loro campagna referendaria si è fondata su questa illusione. Era un’illusione e un’illusione rimane. Se non si è chiari, ora, su questo punto, si da’ la stura a interpretazioni, a speranze che possono generare effetti pericolosi.

Siccome l’Italia è una, siccome la Carta prevede livelli differenziati di autonomia, le istituzioni chiariscano subito i confini dell’autonomia. Perché una cosa è l’autonomia consentita, che i socialisti sostengono e apprezzano, altro il sostegno a una pratica che non si sa dove porti.

Riccardo Nencini

Fratelli coltelli

I no.
Nessun interesse per le lotte intestine che dilaniano la sinistra.
Nessun interesse per la resa dei conti tra ex comunisti.
Nessun interesse per lo scontro tra ex.
Nessun interesse per quel massimalismo parolaio che combattiamo dal tempo di Turati.

I si.
Al lavoro per una formazione riformista che abbia lavoro ed Europa nel cuore. Che si presenti alle prossime elezioni raccogliendo il meglio delle culture democratiche, socialiste, civiche, laiche. Che concorra alla vittoria del centro sinistra. Che sbarri il passo a populismi verdi e pentastellati. Che combatta il seme del secessionismo. Che ci renda più giusti e più liberi.

Riccardo Nencini

C’è sempre uno più puro
che ti epura

“C’è sempre uno più puro che ti epura”. La frase è di Nenni, il destinatario è Salvini. Gli consiglio di leggerla nella sua forma integrale. Potrebbe averne bisogno. Non gioisco delle sciagure altrui, ma le dichiarazioni rilasciate dal leader della Lega evidenziano doppiogiochismo.

La Lega è stata in prima fila ieri col cappio a Montecitorio, in ultima fila oggi. Sempre all’attacco però, seppure da una posizione opposta a quella dei suoi antenati. Anche alla sua, a dire il vero.

Tutti i partiti hanno il cancro meno la Lega. Beh, Matteo, parliamone un po’. Ci sono giorni che ti sorprendono. Ieri, ad esempio. La Lega che deve restituire 48 milioni (sic!) e un magistrato che accusa i carabinieri sul caso Consip. Non sempre succede ma spesso succede: che il bene e il male cambino di posto.

Riccardo Nencini

Vitalizi? Attenti al pacco

Oggi la Camera discuterà la nuova proposta sui ‘vitalizi’, un combinato disposto spinto dai grillini e redatto dall’On. Richetti. Bene. Attenti al pacco.

Che la materia debba essere trattata non c’è dubbio. Quando si chiedono sacrifici agli italiani, i primi a dare l’esempio devono essere i rappresentanti delle istituzioni. In apertura della legislatura furono proprio i socialisti a presentare disegni di legge per innalzare le pensioni minime, tagliare le pensioni eccessivamente alte cui non corrispondeva il versamento di uguali contributi, rivedere il sistema dei vitalizi in alcune regioni. Il problema è come. La proposta che approda all’aula ha tutta l’aria di essere incostituzionale. Il vice ministro Morando l’ha fatto intendere chiaramente e con lui un pugno di qualificati giuristi.

Lo dico in chiaro: una cosa è una proposta che fa scalpore, applausi a scena aperta ma inapplicabile, altra cosa un proposta meno roboante ma concreta, immediatamente realizzabile con risparmio per l’erario pubblico e un forte segnale in tema di giustizia sociale. Nella rincorsa a chi la spara più grossa, noi stiamo dalla parte di una riforma seria e realistica. Non vogliamo che i cittadini gioiscano per poi essere traditi.
I punti sono essenzialmente due. Primo: chi gode di un vitalizio alto – vitalizio non giustificato dai versamenti effettuati – venga soggetto a un crescente ‘contributo di solidarietà’. Secondo: mettere ordine nei vitalizi regionali. Le regioni governano la materia in piena autonomia. C’è chi ha abrogato i vitalizi quando si sommano a quelli parlamentari – la Toscana – c’è chi li percepisce a 55 anni, chi a 60 e chi a 65, c’è chi gode di trattamenti davvero troppo privilegiati. Insomma, alla stessa attività istituzionale corrispondono situazioni incredibilmente differenti. Urge un tavolo Governo-Conferenza delle Regioni per riformare la materia. Mi aspetto che il presidente Bonaccini assuma l’iniziativa.

Queste le nostre indicazioni. Ce ne sono altre in grado di sortire effetti certi? Vediamole.
Qualche anno fa, fui il primo (e unico) deputato a rinunciare al doppio stipendio. Si trattò di una scelta individuale cui seguì una legge. Non è più tempo di scelte singole. Sono importanti ma serve dell’altro. Ciò che serve è una norma giusta sulla scia delle riforme già eseguite. Ripeto: norme che non incorrano nella tagliola della Corte. Norme che entrino in vigore, non per farsi belli sotto il solleone. Perché non c’è proprio bisogno di trasformarsi in tanti Bertoldo. Ricordi? Doveva essere impiccato ma non trovava l’albero.

Riccardo Nencini

Il nodo

C’è un pessimo clima intorno a noi. Piccoli e durevoli segnali di ripresa economica ancora non si percepiscono tra le famiglie italiane in difficoltà. Paura e insicurezza restano sentimenti diffusi. Trattare il tema ‘ius soli’ senza tenerne conto sarebbe un errore grave. La proposta è giusta e va approvata ma non può essere votata come fosse un’imposizione contro i cittadini.

Suggerisco di calendarizzarla in settembre, alla ripresa dei lavori, e di collegarla a tre misure da assumere contestualmente: chiunque risiede in Italia giuri sulla nostra Costituzione e dunque rinunci a vivere secondo tradizioni in conflitto con i diritti fondamentali delle persone; i profughi svolgano lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; si dia un segnale certo della volontà di separare i profughi dai migranti economici.

Insomma, abbiamo il dovere di spiegare bene agli italiani ciò che intendiamo fare senza dimenticare chi siamo.

Riccardo Nencini

Lettera di un trifoglio a una mangrovia

Capisco il segretario del Pd, eletto trionfalmente solo poche settimane fa, quando dichiara di essere contrario a caminetti, riunioni chilometriche sul nulla e dintorni. Lo capisco. Ma si tratta di un nodo che riguarda soprattutto il suo partito. Un nodo che lui deve sciogliere, non altri. Di certo non riguarda i partiti che con il Pd hanno governato l’Italia in questi anni. A proposito di partiti, conviene sottolineare una questione, in conflitto con la vulgata popolare ma non per questo meno vera: non sono i piccoli partiti a generare conflitti nelle istituzioni, a provocare il crollo dei governi. Insomma, non esistono oggi esempi simili al passato recente, quando Bertinotti e Mastella – oppure la Lega di Bossi – decidevano la vita o la morte dell’Esecutivo.

Ecco un paio di casi in controtendenza. Il primo. Il Governo Renzi ha ballato spesso nelle aule parlamentari ma sempre a causa delle divisioni nei gruppi del Pd, in particolare al senato. Rileggerai i verbali. Alternativa Popolare e PSI hanno presentato emendamenti su legge elettorale, riforma costituzionale, riforma della scuola e della pubblica amministrazione, unioni civili e altro ancora, eppure mai hanno minacciato la caduta del Governo, nemmeno quando i loro voti, prima della nascita di Ala, erano determinanti. Le ferite apertesi nel Pd tra il 2013 e l’inizio del 2014 non si sono mai richiuse, anzi, e hanno generato ulteriori fibrillazioni, profonde lacerazioni.

Il secondo caso riguarda le elezioni amministrative. L’unico partito a vocazione maggioritaria è stato quello del sindaco Orlando, eletto al primo turno grazie a un minestrone di liste civiche su cui svettava l’immortale primo cittadino. Salvo in rarissimi casi, i pochi vinti dai grillini senza il concorso di alcuna alleanza, il centro destra prevale quando si presenta unito rispolverando il vecchio PdL. Nel centro sinistra, invece? Alternativa Popolare ha fatto alleanze nei due campi, ora qui ora la’. Campo Progressista non si è presentato. MdP era presente appena in una quindicina di comuni. Sinistra Italiana correva pressoché ovunque in opposizione ai candidati della sinistra. L’asse riformista del primo turno è stato retto da Pd PSI e liste civiche, insomma dalle forze che si riconoscono nel PSE. Basta. Al secondo turno non è andata meglio, Toscana docet.

Non si tratta di rifondare l’Unione, Dio me ne guardi. Sarebbe un errore mettere assieme partiti litigiosi e con programmi alternativi. Esperienza da non ripetere. La strada maestra è un’altra: a partire dalle città in cui governeremo, superare i troppi monocolori Pd e coinvolgere l’intera area riformista per farne un laboratorio politico per il futuro; riunire qui, ora e subito, gli stati generali della sinistra riformista per scrivere il Patto con gli Italiani. Insomma, dotarsi di una bussola per leggere un tempo nuovo e riunire le forze per governarlo. Ma bisogna che la mangrovia non faccia solo la mangrovia.

Riccardo Nencini

Lo spazio socialista
e le scadenze all’orizzonte

Anna Falcone al Brancaccio: ‘Pisapia? La sua candidatura è più un’operazione mediatica che democratica’.
Ciccio Ferrara: ‘Al Brancaccio si riunisce la sinistra che da decenni non si pone la prospettiva di governo’.
Aggiungo: MdP in piazza con la Cgil contro i mini contratti e contro il PD e il suo segretario, Bobo Craxi, in solitudine, che inneggia alla nascita di una forza nuova con i fuoriusciti dal PD, la vecchia SEL su posizioni radicali.

Insomma, tanta confusione, il che equivale a tanta tela da tessere.
Da tempo diciamo che la sinistra riformista, a partire da quella che aderisce al PSE, deve muoversi compatta, che deve aprirsi a radicali, a Pisapia, alle liste civiche democratiche, che la legge elettorale più adeguata deve avere un impianto maggioritario. Siano gli italiani a scegliere tra progetti alternativi di governo.

Il buon risultato alle amministrative e la forte partecipazione alle Primarie delle Idee danno dignità al partito e allargano lo spazio socialista nelle scadenze all’orizzonte.

Due questioni su tutte.
Pisapia dovrà giocare bene le sue carte. Si era opposto con decisione a raggruppamenti indistinti. Non dubito che confermerà il 1 luglio questo orientamento. C’è bisogno di unire gli uguali, non di cucinare minestroni.
Il PD sembra aver rinunciato alla logica del partito a vocazione maggioritaria. Finalmente prende atto della realtà italiana: la coalizione è la strada maestra.

Con un’attenzione particolare ai ballottaggi di domenica prossima. In troppe città il PD si è presentato diviso al primo turno. Pistoia, Spezia, Carrara, e ricordo solo le città principali. C’è poco tempo per ricucire, ma i giorni che mancano al voto vanno spesi proprio per non lasciare nulla di intentato.

I mesi decisivi saranno quelli estivi. Quel che serve è un Patto per l’Italia con il lavoro e un’altra Europa al primo posto. Basta ‘cinguettii’. Un programma!

Riccardo Nencini