avatar
BLOG
Riccardo Nencini
Segretario Psi - PerAmore delI'Italia

Sulla legge elettorale un dibattito surreale

Sulla legge elettorale è in corso un dibattito surreale. Si ha l’impressione che l’obiettivo sia non toccare nulla. Ci sono in giro troppi Bertoldo che non troveranno mai l’albero a cui impiccarsi. Prima ancora di conoscere quale sarà la nuova cornice istituzionale italiana – sistema presidenziale, semipresidenzialismo, centralità parlamentare e così via – si ritiene necessario fissare norme elettorali come se queste fossero del tutto autonome rispetto al sistema ancora da definire.

Molto meglio condividere ritocchi minimi all’attuale legge elettorale tali da consentirci di andare al voto qualora il governo dovesse cadere rapidamente. E non lo auguro a nessuno. Quando poi le riforme costituzionali saranno diventate legge, a quel punto verificheremo la loro compatibilità con la legge elettorale. Su quest’ultima, c’è una unica priorità: restituire agli elettori la possibilità di scegliere il proprio rappresentante in parlamento.

 

Un perfetto manuale Cencelli

Non ho ricordo di un partito che,  avendo votato la fiducia, non abbia fatto parte della compagine di governo. Il mancato rispetto di alcuni impegni ha favorito un’applicazione perfetta del manuale Cencelli. Se proveranno ad adottare lo stesso criterio per l’elezione della convenzione costituente, venendo meno a ogni criterio di rappresentanza politica denunceremo il sopruso in ogni sede

Ai socialisti l’Italia sta a cuore più di ogni bega interna ai partiti. Per questo non cambiamo idea. Serviva e serve un governo di responsabilità nazionale. Ora verificheremo passo passo i singoli provvedimenti

Due strategie antagoniste non si possono condividere

Un mese fa scrissi che il PD si sarebbe presto trovato nella condizione del PSI nel 1921/22. È successo in queste ore e succederà di nuovo nei prossimi giorni. Chi fa di Turati l’esempio e poi ci invita a seguire Vendola è in palese contraddizione. O l’uno o l’altro. Due strategie antagoniste non si possono condividere. L’Italia e’ a un passo dal precipizio.
Qualcuno cita la Germania del 1932, io l’Italia della vittoria mutilata e della guerra civile. Il PD ha scelto la prima fila al posto del Paese. Noi non dobbiamo seguire quella strada. Alla rabbia, al rancore, al bisogno vanno contrapposti responsabilità, sobrietà, decisioni chiare e innovative. Rodotà non era la soluzione, nuove elezioni con questa legge elettorale non erano la soluzione.

Se i morti decidono per noi

 

Un governo è la giusta conclusione di un processo elettorale iniziato con il voto di febbraio e, al contempo, la gruccia alla quale affidiamo le nostre speranze, il soggetto deputato ad assumere decisioni per trarre l’Italia dalla crisi terribile nella quale si dibatte. La richiesta di un governo si dilata di pari passo alla moltiplicazione dei segnali delle nostre difficoltà. Economiche, sociali, istituzionali ed infine politiche.

Non c’è giorno che non registri un fatto, un dramma, spesso una tragedia.

Dallo stipendio di alcuni docenti di una scuola grossetana, tirato a sorte per soddisfarne alcuni  mancando le risorse per tutti, ai morti in Civitanova Marche. La politica avrà anche i suoi riti ma, nel caso italiano, la soluzione offerta dal voto non è stata di facile interpretazione. Da qui, soprattutto da qui, i ritardi. Ma, a situazione eccezionale, misure eccezionali, per evitare che siano i morti, i deboli senza una spalla nella quale rifugiarsi, a decidere con il peso di una scelta che non ha rovescio.

E’ quella e basta!

Nel ’92 fu l’omicidio di Falcone, della sua compagna e della sua scorta ad accelerare l’elezione del Capo dello Stato dopo molti tentativi andati a vuoto. Non sia oggi il monito ripetuto di tragedie personali e di un’intera comunità ad aprire le porte per chiudere il cerchio tracciato con l’inizio della campagna elettorale.

Gli italiani sanno di cosa c’è bisogno. Un governo di cambiamento con poche priorità. Tre innanzitutto – favorire la crescita economica per creare lavoro, riformare le istituzioni e la legge elettorale, tagliare costi impropri della spesa pubblica e della politica – l’elezione condivisa di un Capo dello Stato autorevole, europeista, innovatore;  un tempo non breve di tregua politica e istituzionale per rigenerare aspettative in corpi sociali indeboliti.

Insomma, una politica ‘strabica’: un occhio all’oggi, l’altro al futuro. Poi, sceglieranno di nuovo gli italiani chi dovrà governare questo meraviglioso Paese. Una coalizione alla guida, l’altra all’opposizione. La ricerca della normalità, non dell’Eldorado. Altre alchimie – e tra queste metto anche l’inseguimento ulteriore dei grillini – ci porterebbero in alto mare senza salvagente.

I socialisti non pretenderanno alcunché. Faranno la loro parte al servizio di questa Italia.

 

Una Costituente per riformare profondamente le istituzioni

Senza un governo, l’Italia non seguirebbe la sorte del Belgio. Attaccata dalla speculazione, fragile sui mercati, in ulteriore calo di credibilità’. E solo un terno al lotto potrebbe rendere risolutive nuove elezioni. La strada stretta di Bersani si può allargare se si propone all’intero parlamento una ‘costituente’ che riscriva le regole del gioco riformando profondamente le istituzioni. Se ne affidi la guida a un rappresentante del centro-destra. Si stabiliscano tempi e priorità’, un impegno condiviso nell’interesse dell’Italia e al contempo si fissi un’agenda di governo, un patto con gli italiani che abbia al centro economia e lavoro. Continua a leggere

Il coraggio e l’onore

Ci sono casi che richiedono a ciascuno di noi più coraggio.
Uno di questi si chiama Del Turco.
La sua vicenda politica è diventata dramma personale e simbolo di ciò che non deve accadere in un paese civile.
Non deve mancarci il coraggio per condannare indagini che si stanno rivelando superficiali se non addirittura deviate.
A Del Turco l’onore va restituito ora.
A chi ha indagato il CSM potrebbe intanto fare qualche domanda.
Ad Ottaviano il nostro abbraccio. Continua a leggere

Io, capobanda mai confluito in Forza Italia

Il rancore gioca brutti scherzi, talvolta. Trasforma l’antagonista in nemico, e il nemico nel male. Assoluto. Scalfari fu parlamentare socialista nella Milano di Craxi. Negli anni a venire ingaggia una lotta totale contro il ‘nuovo corso socialista’, apre a Berlinguer e sposa De Mita – lui, liberalsocialista – e infine tace l’appartenenza di un tempo. Spesso, di recente, nel ricordare il suo passato ‘politico’, sulla attività di parlamentare italiano che lo ha visto protagonista stende un velo di silenzio. Continua a leggere

Noi ci saremo

Lombardia terra di confine tra passato e futuro del sistema politico italiano.
Avremo tre conferme: difficoltà delle liste nel mezzo ad affermarsi; difficoltà dei partiti medio-piccoli a convivere con il voto utile; ciclo berlusconiano chiuso. Nel nuovo inizio italiano noi ci saremo, autonomi e liberi. Grazie di cuore alle compagne e ai compagni che ci sono stati vicino. Ho reagito alle offese e discusso con chi ha criticato ma in un mese di comizi, incontri, riunioni ho sempre trovato rispetto e una forte condivisione. Un mattone per cambiare l’Italia l’abbiamo messo anche noi.

Con i socialisti, per un’Italia Giusta

La scelta di domenica è tra il governo delle promesse e il governo del fare. Se gli italiani vogliono che l’Italia rimanga questa, devono votare Berlusconi. Se invece vogliono un grande cambiamento nel segno dell’equità, dello sviluppo, della speranza hanno una sola strada: il centrosinistra con Bersani presidente. La stagione di governo del centrosinistra  dovrà mettere al centro il tema del lavoro e dell’occupazione, allargando la base dei diritti e delle opportunità per i giovani, coniugando il merito con l’equità. Continua a leggere

Giusto un confronto con le forze liberaldemocratiche

La coalizione Pd-Sel-Psi nacque con l’obiettivo di governare l’Italia. Chiediamo agli italiani il consenso per governare in piena autonomia, sul programma definito nella Carta d’Intenti e già presentato sia ai vertici dell’Unione Europea che nelle sedi di molteplici governi d’Europa. Questa è la strada maestra. Sarebbe sbagliato  non aprire il confronto sul cambiamento necessario a rendere l’Italia più libera e più civile, un confronto aperto alle forze liberaldemocratiche.