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Rita Cinti Luciani

Femminicidio, stop al tabù
della vergogna e del silenzio

FemminicidioIn questi giorni le Istituzioni, le associazioni femminili e più in generale l’opinione pubblica si stanno muovendo, in occasione del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che io preferisco definire “ femminicidio”, con la convinzione, supportata da dati e indagini, che il fenomeno non sia occasionale o concentrato solo in talune zone del paese, ma una realtà culturalmente strutturata con “costi sociali” elevatissimi.

A partire dalla Convenzione di Istanbul, la violenza contro le donne è stata considerata finalmente violazione dei diritti umani e in essa è contenuta la necessità di mettere in campo programmi di aiuto, prevenzione, formazione e sensibilizzazione da parte degli stati aderenti, per aiutare concretamente le donne che hanno il coraggio di denunciare. Il nostro Paese ha aderito e seppure con un certo ritardo ha approvato il piano di azione contro la violenza, ma con risorse ancora troppo scarse a disposizione.

ISTAGRAM-violenza donneHa preso dunque piede la convinzione che la violenza di genere non possa essere considerata “questione privata” perché spesso perpetrata tra le mura domestiche, ma una questione che riguarda tutti perché coinvolge la sfera culturale della nostra società.

Allora intervenire in modo ampio e diffuso significa investire attraverso risorse e azioni oggettive per il benessere collettivo della nostra società. Naturalmente tutto questo presuppone un’analisi accurata del fenomeno, delle sue dinamiche sociali e delle sue radici culturali; determinante la creazione di un Osservatori in grado di fornire un monitoraggio su scala nazionale in modo da promuovere percorsi di accoglienza adeguati e una rete integrata di servizi a supporto che comprenda anche l’inserimento lavorativo e sociale delle donne vittime. Rafforzare i centri antiviolenza, il rapporto con le forze dell’ordine e gli ospedali attraverso strumenti come i protocolli istituzionali che fortunatamente stanno crescendo sul territorio.

Non c’è ombra di dubbio, a mio giudizio, che la prevenzione sia l’elemento sul quale concentrare l’attenzione, perché solo modificando i codici comportamentali e i pregiudizi si potranno ottenere risultati significativi, ma questo presuppone forti investimenti sia in termini di capitale umano che di risorse. Prevenire dal punto di vista educativo nelle scuole significa educare alla differenza di genere ma uguaglianza di diritti, educare al controllo dei sentimenti per non ingenerare comportamenti violenti, utilizzare i nuovi strumenti messi in campo dalla tecnologia per raggiungere un livello di sensibilizzazione soprattutto tra le giovani generazioni. Garantire pene severe per chi usa comportamenti violenti.

Negli ultimi anni le donne sono riuscite a coinvolgere l’opinione pubblica dimostrando il coraggio di rompere il tabù della vergogna e del silenzio ma sono ancora troppe quelle morte solo perché donne quindi c’è ancora molto lavoro da fare e ancora troppi ritardi da parte del legislatore che lascia alla sensibilità delle singole regioni o territori l’iniziativa di intervenire. Occorre invece una strategia nazionale che metta a sistema in modo trasversale l’insieme di azioni che porti quel cambiamento culturale che auspichiamo. Allora con le donne, non solo l’8 marzo o il 25 novembre, con le donne tutto l’anno: dimostriamolo !

Rita Cinti Luciani

Il Psi e la sua funzione ancora da esercitare

Le dichiarazioni, i messaggi e i numerosi commenti pubblicati sui social in queste ultime settimane da molti compagni, insieme ad una immobilizzazione forzata a causa di una gamba ingessata, mi inducono a fare alcune riflessioni estive pubbliche. Non amo in genere prestare il fianco alle polemiche su ‘Facebook’ perché, da sindaco, mi sono accorta che è fin troppo facile per taluni, utilizzare tale strumento per diffamare o insultare le persone senza guardarle negli occhi. In genere preferisco il confronto diretto nei luoghi deputati, molto più produttivo. Per questa ragione invio queste mie brevi considerazioni all’Avanti!

Certamente lo scenario politico di questi anni non solo è mutato rispetto ad un recente passato, ma continua a cambiare profondamente sospinto da un vento di crisi economica e di ideali quasi senza precedenti per la nostra Repubblica. Sempre più spesso prevalgono il qualunquismo e la mancanza di fiducia, storicamente terreno fertile per gli estremismi. Chi, come la sottoscritta, insieme a tanti compagni, amministra la “cosa pubblica”, tocca quotidianamente con mano la rabbia e la disaffezione di molti cittadini a causa della mancanza di lavoro, il disagio sociale e quindi di una speranza per il futuro, soprattutto per i tanti giovani costretti ad andarsene. Non per questo abbandoniamo il campo, in attesa di un “Messia” che risolva i problemi, con la ferma convinzione che attraverso il nostro quotidiano impegno politico le cose possano cambiare.

Il nostro partito, seppure piccolo o nano – come taluni lo definiscono sui social, – in modo dispregiativo, non tenendo in alcun conto le migliaia di compagne e compagni amministratori e non, che in questi anni difficili hanno lavorato e continuano a farlo in nome di un ideale socialista – che non si rassegnano ad abbandonare, – ha ancora una funzione. Se vogliamo esercitarla.

Parlo di quelle compagne e compagni che non hanno abbandonato la nave che affondava dopo Tangentopoli, ma anche di quelli che – pur avendo fatto temporaneamente scelte diverse – sono rientrati mettendo a disposizione la loro esperienza, non certo di quelli che sono evaporati come la neve al sole, dopo aver goduto di tanti benefici e ancora oggi usano toni quasi sprezzanti nei nostri confronti.

Sono fermamente convinta che la dialettica interna ad un partito sia l’essenza stessa del partito, l’elemento di crescita che si basa su un confronto franco, ma rispettoso delle idee di ciascuno. Un diritto naturale e indiscutibile che però va esercitato nel rispetto di quelle regole di cui ci siamo dotati: gli organismi di partito e i congressi.

La sana competizione interna basata sulla capacità di dare gamba a idee e progetti per la ripresa del nostro Paese sui temi che da sempre ci hanno contraddistinto come il lavoro, i diritti civili, la scuola, la sicurezza o le riforme istituzionali, senza perdere di vista il tema delle alleanze politiche, è indubbiamente un fattore positivo, ma non può trasformarsi a mio avviso in una sorta di anarchia dove ciascuno si sente autorizzato a non rispettare le più elementari regole di democrazia o magari offendere chi la pensa diversamente.

Un partito non può, a mio giudizio, oggi più che mai, trascorrere la maggior parte del tempo in un dibattito tutto concentrato su tatticismi, déjàvu, e denigrazioni sui social, perché così è un partito dal destino segnato, ma forse è proprio questo “il male di vivere socialista”.

Sulle scelte politiche e personali di alcuni dirigenti di andare verso altri “lidi”, non entro nel merito, le rispetto, anche se non le condivido anzi, ne sono dispiaciuta, ma mi permetto di osservare sommessamente che talvolta anche le modalità fanno sostanza.

Penso che il nostro partito abbia bisogno dell’apporto di tutti per costruire un nuovo e diverso ruolo del PSE di fronte alle sfide che stanno mettendo a rischio l’Europa politica che noi vogliamo, ma anche per continuare ad essere seppur piccoli non la mera testimonianza “del bel tempo che fu”, ma protagonisti coraggiosi del cambiamento, marcando con gli alleati le nostre differenze.

Ci aspetta un fine estate impegnativo e dovremo fare i conti con una ripresa ancora un po’ lenta, ci sono le condizioni per lavorare intensamente secondo il programma approvato il 23 luglio scorso in Segreteria. La nostra collocazione politica nel centro-sinistra mi pare chiara, la nostra autonomia e capacità di incidere dipendono da noi e dalla voglia che abbiamo di dibattere, decidere e poi fare squadra senza annodarci in polemiche di basso profilo che non appartengono alla nostra cultura. Per quanto mi riguarda, non ho seguito il “canto delle sirene” quando gran parte del gruppo dirigente ci abbandonò.

Tantomeno lo farò ora.

Rita Cinti Luciani

25 novembre, una giornata
per dire “basta” alla violenza sulle donne

Scarpe-rosseNon può e non deve essere solo una giornata celebrativa nella quale ci si incontra annunciando dati inquietanti per una società che possa definirsi civile, viceversa deve rappresentare un momento di un’azione continua. Nessuna retorica, ma quello che la cronaca registra e ci viene quotidianamente annunciato nei Tg rassomiglia certo ad un bollettino di guerra, tante sono le donne picchiate, violentate e uccise nel nostro Paese. Per non parlare delle donne disabili che oltre a subire doppia discriminazioni sono maggiormente esposte ad abusi da parte si chi le dovrebbe accudire. In questi anni tante sono state le iniziative promosse a livello politico-istituzionale insieme alle associazioni femminili, eppure il dato è sconfortante perché si è sempre più andata affermando una cultura della violenza che indigna e non è più tollerabile. Continua a leggere

Giornata dei diritti dell’infanzia, è ora di agire

Authority infanzia adolescenza“L’umanità deve all’infanzia il meglio di ciò che ha da offrire“. Queste parole furono pronunciate di fronte al’Assemblea delle Nazioni Unite dall’allora Segretario Generale, Kofi A. Annan, nel 1989. L’Assemblea adottava la Convenzione sul  tema dei diritti dei bambini. Furono 193 i paesi ad aderire, tra i quali, due anni dopo, l’Italia. L’anniversario di quella storica decisione cade il 20 novembre, giornata in cui, nel mondo, si celebra la giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Continua a leggere

Violenza sulle donne, una giornata per dire basta

Oggi è la giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne, ed ogni anno in migliaia si mobilitano per promuovere iniziative volte a contrastare, prevenire e sensibilizzare sul tema, con l’obiettivo di porre in essere politiche adeguate. Purtroppo il nostro Paese in materia di diritti civili è ancora piuttosto arretrato ed anche inadempiente rispetto agli obblighi internazionali assunti per quanto concerne la violenza sulle donne tema che ci vede invece segnare un drammatico primato: nel 2011 morte 127 donne (aumento rispetto l’anno precedente del 6,7%) e per il 2012 il dato più recente parlava di 100 vittime. La stragrande maggioranza dei fatti avviene a livello parentale.

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Con Bersani per ridare al Paese la governabilità che merita

Un mese fa il nostro Segretario Nazionale Riccardo Nencini, ha sottoscritto con Pierluigi Bersani e Nichi Vendola, la “carta degli intenti” dell’alleanza riformista presentata agli italiani con un progetto politico per Governare L’Italia. La grande crisi che ha messo in ginocchio il Paese, il forte distacco che si è creato tra politica e cittadini, l’Unione Europea che ancora non ha saputo andare oltre la moneta per dare vita ad una Unione Politica in grado di offrire risposte ad una globalizzazione che ha lasciato troppo spazio non ai liberi mercati, ma ad un’azione incontrollata della “finanza creativa” con effetti devastanti nel mondo, ci ha portato ad intraprendere con grande chiarezza la strada di un patto pubblico per il bene comune. Continua a leggere