BLOG
Rugbying Class

Rugby Cattolica test match. La solita italia, amaro ritorno alla realtà

rugbySe vi era l’esigenza di conferme, il secondo Cattolica test match le ha date tutte. Una Australia irriconoscibile, tanto sbadata quanto maldestra, ha chiarito perfettamente il motivo della caduta libera nel ranking mondiale, mentre il rugby italiano, dal canto suo, ha dimostrato come possa vincere ma se incontra formazioni, anche mediamente in palla, purché non siano di alto livello. Quando ti limiti a giocare la solita mezzoretta su ottanta minuti in modo prevedibilmente scontato, più per propositi individuali che strategie corali, contro una due volte campioni del Mondo sebbene malaticcia, questo può fruttarti solo una sconfitta per 7 a 26 con quattro mete subite e una. E per fortuna che la difesa italiana è stata arrembante. Fatti controversi o iellati sono accaduti a partire da una direzione di gara un po’ così. Quindi concesso il poter maledire per il mezzo piede di Steyn oltre la riga nel momento in cui ha schiacciato in meta, inveire e qualcosa di più quando l’arbitro Gauzère ha annullato impropriamente per fuorigioco immaginario la meta di Tebaldi involatosi a marcare dopo un capolavoro d’intercetto su Gordon. Mettiamoci pure una avverabile “meta tecnica” non concessa a favore Azzurri su avanti intenzionale del pilone Sio, punito con il “giallo” che ha regalato quindici minuti, se pur inutilmente, l’uomo in più.

Nel rugby è crudo, il migliore vince e niente e nessuno può essere invocato per la sconfitta. Certo nessuno nasconde siano punti che alla fine difettano nel pallottoliere ma, francamente, questi particolari, ad altissimi livelli, rimangono particolari. L’entusiasmo, esternato, sia dal Commissario Tecnico O’Shea, sia dal Presidente Gavazzi, per l’ulteriore passo avanti della nostra nazionale non è di così immediata lettura. Anche perché, tutto sommato, si è di fronte ad una brutta e caotica partita dove diverse performance individuali sono state al di sotto degli standard minimi. Contro i Wallabies di Padova si poteva e doveva vincere mostrando il più bel impianto di gioco possibile, trascendendo dalla “giornata no” di Monsieur Gauzère. Invece non c’è stata contesa. Contro i Wallabies di Padova, dopo il solito furore iniziale e l’illusione che ne consegue, non ci hanno offerto neanche la soddisfazione assaporare almeno un’Italia cinicamente cresciuta che sfrutta le minime occasioni per marcare. In pratica quanto hanno fatto gli australiani che mettendo in campo una maggior classe e un impudente pragmatismo nei momenti cruciali hanno portato a casa il successo. In un week-end di grande rugby, anche televisivo, abbiamo avuto modo di ammirare lo scenografico rugby del terzo millennio e ti accorgi che se siamo, tornati, quattordicesimi nel ranking un motivo c’è. Per esempio siamo ad anni luce dall’avere le spettacolari geometrie del XIII con kick-cross che tagliano il campo da un lato all’altro. La nazionale italiana è infatti l’unica, siamo pur sempre nel 6 Nazioni, a non avvalersi di giocatori e/o tecnici con esperienze nel Rugby League. Vedi gli Azzurri e torni al rugby ortodosso, dove la base sta nella mischia che spinge e il mediano di mischia calcia nel “box”, magari male, dando sempre l’occasione di contrattacco agli avversari. Ancora oggi in pochi molto pochi, fra i migliori Azzurri, troverebbe spazio in una dei team del 6 Nazioni. La mancanza di progetti concreti e crescita del rugby nostrano fa sì che tutto venga fagocitato come ci fosse un “buco nero”. Esempio tipico sono le politiche giovanili dove potenziali speranze a distanza di pochi anni, se non espatriano in campionati più performanti, si mutano in vere “incompiute”. Una lista di qualche decina di nomi si potrebbe fare .

Sabato prossimo grande chiusura dei test match novembrini all’Olimpico di Roma incontrando gli All Blacks. I neozelandesi saranno impietosi dovendo dimostrare che la “dolorosa” sconfitta a Dublino contro un’indemoniata Irlanda pronta a usurpare la testa del ranking, è stato un accidentale sgambetto. Insomma peggior momento non poteva esserci. Cercasi maliarda con provata esperienza nel “malocchio”.

Umberto Piccinini by RugbyingClass

 

Rugby. Conor O’Shea, squadra che vince non si cambia

rugby-padovaSquadra che vince non si cambia? Pare sia così anche per Conor O’Shea, Commissario Tecnico della nazionale azzurra di rugby, visto che, per il confronto di domani contro l’Australia, ripropone, sia quattordici quindicesimi di chi scenderà in campo dal primo minuto, sia della panchina, rispetto la squadra vittoriosa a Firenze contro la Georgia. Un po’ è un “vezzo” di O’Shea l’essere particolarmente conservativo, un po’ ci ha messo del suo la malasorte con diverse fondamentali pedine lesionate alla vigilia del trittico novembrino da quest’anno targato Cattolica Assicurazioni. Mentre Sergio Parisse non totalmente recuperato torna a Parigi, provvidenziale il rientro di Jayden Hayward ad estremo, il giovane Luca Sperandio sarà in tribuna, che potrà garantire fiducia all’intero XV, sia in versione difensiva, sia offensiva. Un regista aggiunto, partendo dal triangolo allargato affiancato da Bellini e Benvenuti, sicuro sostegno alla coppia mediana Allan e Tebaldi. Campagnaro e Castello, quest’ultimo preferito ancora al più tecnico Morisi, rispettivamente con le maglie 12 e 13. Si ritrova invariato l’intero pacchetto che ha ridimensionato la mischia georgiana con Steyn a numero otto, Polledri e Negri flanker, Zanni e Budd in seconda linea e Ghiraldini, confermato capitano, con Lovotti e Ferrari in prima.

Se Roma piange sicuramente Canberra non ride. 2018 anno non facile per l’Australia, in caduta libera nel ranking, con tre sole vittorie in diciotto partite disputate e con il “partito” del fuori Cheika che ingrossa quotidianamente le sue file. Il Tecnico australiano, dopo aver incassato fresca “momentanea riconferma” alla guida degli Wallabies, da canto suo rivoluziona la formazione rispetto al match perso sette giorni or sono contro il Galles. Folau torna al naturale ruolo di estremo, il veterano Adam Ashley-Cooper e il diciottenne esordiente Jordan Petaia ali, Foley sarà centro consegnando la maglia da apertura a Matt To’omua in mediana con l’altro esordiente Jake Gordon. Confermate terza e seconda linea di Cardiff mentre bocciata due terzi della prima con l’innesto di Fainga a tallonatore e Tupou a pilone. Michael Cheika, giramondo della palla ovale con esperienze in Irlanda, Francia ma anche Italia come giocatore a Livorno e allenatore a Padova negli anni novanta, è pronto a non commettere un ennesimo passo falso e apertamente indisponibile ad accontentare coloro che vedono la sfida di Padova come un ripetersi del miracolo di Firenze contro il Sudafrica. Sarà, invece, una gara durissima da non minimizzare in caso contrario la pena potrebbe essere dolorosissima. Nonostante il momento di crisi la “Down Under” è pur sempre una squadra di grande livello e, tuttora da quanto mostrato, vi è ancora un livello tecnico abissale fra le due nazionali. Ma almeno sognare è ancora consentito e fa già parte del progetto.

ITALIA: 15 Jayden Hayward, 14 Tommaso Benvenuti, 13 Michele Campagnaro, 12 Tommaso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Tommaso Allan, 9 Tito Tebaldi, 8 Abraham Jurgens Steyn, 7 Jake Polledri, 6 Sebastian Negri, 5 Dean Budd, 4 Alessandro Zanni, 3 Simone Ferrari, 2 Leonardo Ghiraldini, 1 Andrea Lovotti.
A disposizione: 16 Luca Bigi, 17 Cherif Traore’, 18 Tiziano Pasquali, 19 Marco Fuser; 20 Johan Meyer, 21 Guglielmo Palazzani, 22 Carlo Canna, 23 Luca Morisi. H Coach Conor O’Shea

AUSTRALIA: 15 Folau, 14 Ashley-Cooper, 13 Kerevi, 12 Foley, 11 Petaia, 10 To’omua, 9 Gordon, 8 Hooper (cap), 7 Pocock, 6 Dempsey, 5 Coleman, 4 Rodda, 3 Tupou, 2 Fainga’a, 1 Sio.
A disposizione: 16 Polota-Nau, 17 Ainsley, 18 Kepu, 19 Arnold, 20 Samu, 21 Genia, 22 Beale, 23 Haylett-Petty. H Coach Michael Cheika

Fischio d’inizio ore 15,00 con diretta TV su DMAX, canale 52 del digitale terrestre, a partire dalle 14.15.

Umberto Piccinini by RugbyingClass

Rugby. Italia batte la Georgia, missione compiuta

rugbye italia georgia

La missione che l’Italia del rugby doveva compiere contro la Georgia era batterla e quattro belle mete azzurre, un lusso di non tutti i giorni, hanno sancito il risultato sul punteggio di 28 a 17 in nostro favore. C’è l’avvicendamento nel ranking, una sorta di ballo della mattonella, dove loro scendono e noi saliamo di un posto dal tredicesimo al quattordicesimo. La dimostrazione di superiorità del rugby italiano, rispetto al grossolano georgiano, è stata lapalissiana mettendo fine, almeno si spera, alla nenia internazionale (soprattutto di matrice inglese) che ha accompagnato quantomeno gli ultimi due 6 Nazioni. Non si discute e la “guerra tra poveri” ratifica lo “status quo”. Nel Torneo più “pregiato” il posto, anche se spesso di fanalino di coda, non può essere dei caucasici a dispetto italiano. Si può quindi tirare il più classico sospirone di liberazione? Si può salutare questa vittoria su di un avversario tanto limitato quale legittimazione ad occupare un posto nell’Olimpo ovale, perché in soldoni si afferma di poter competere alla pari con Irlanda, Francia e le tre suddite della “Corona”? I successi sono unguenti per l’anima e la mente ma può diventare un test-match contro la Georgia una questione di vita o di morte? Dai, francamente no. Chi aspira a tanto ha ben altre mire. Le altre cinque del “club”, dei Lelos di Firenze, ne avrebbero fatto poltiglia, gli avrebbero ridicolizzati con una montagna di mete chiudendo spietatamente il match con largo anticipo. Invece gli uomini di O’Shea, pur comprovando una maggiore qualità, hanno regalato troppi momenti di “black out” concedendo un dominio avversario impensabile. Questa Italia, performante nei punti d’incontro e con una mischia in gran spolvero ma con un gioco al largo veramente imbarazzante per assenza di particolare folgorazione e sostanza, ben oltre l’ottantesimo e dopo un lungo assedio, appena avuto il pallone in mano lo ha scaraventato in tribuna per decretare la fine delle ostilità. Visto il risultato non così in pericolo, altri, quegli altri, probabilmente avrebbero imbastito l’ultima azione, a sfregio, cercando la meta per ampliare ulteriormente il divario numerico. Così almeno si fa nel rugby. Se è questo il grande progetto che da ventiquattro mesi echeggia allora una seria riflessione la si deve fare. Ci sarà di cui parlare a partire da sabato prossimo quando a Padova, per il secondo test-match Cattolica, l’Australia sarà la cartina di tornasole per capire quanto e se incideva realmente questo “peso” che si sono tolti dalle spalle.

Umberto Piccinini
by RugbyingClass

Rugby. Al Franchi Italia contro Georgia per i Cattolica Test Match

italia georgiaSabato al Franchi di Firenze si affrontano Italia e Georgia e, un semplice test match o un’amichevole come le definiscono nel calcio, fra la tredicesima, loro, e la quattordicesima, noi, del ranking vale doppio. Da anni rivali a distanza, potranno dimostrare in mezzo al campo, nel primo Cattolica Test Match, il loro valore determinando sicuramente non pochi effetti di ritorno. Un confronto che i caucasici hanno prepotentemente preteso per documentare al Mondo come loro, i migliori del Rugby Europe Championship, un campionato europeo di serie “B”, possano facilmente e con ben più lusinghieri risultati sostituire gli Azzurri nell’aristocratico Sei Nazioni. La teoria georgiana, rispetto al Torneo più antico, vede una equazione semplice, semplice, la loro entrata, con attinente rigonfiamento delle casse, e la nostra uscita essendo da anni la parte in cui più facilmente possono affondare i denti. Come? Due sono i modi: Il meno facile ampliamento del numero dei partecipanti o, in alternativa, considerare una sorta di “geometrie variabile” con retrocessione dell’ultima classificata e il subentro dei vincitori del Rugby Europe Championship magari in un’eliminazione diretta. Problema vero è che questi “rocciosi montanari” hanno le carte in regola, e ne sono consci, per battere la nostra nazionale e questo non sia mai. Un XV, quello rosso crociato, che pratica un rugby veramente senza fronzoli facendo della pura fisicità di squadra e della mischia in particolare un intralcio per molte compagini. Sono talmente tecnicamente vigorosi negli avanti che Eddie Jones, geniale Head Coach dell’Inghilterra, li invita a costanti stage di allenamento ritenendoli il miglior “saggio” possibile per il pur forte pacchetto inglese. Il rugby, secondo sport nazionale di questo piccolo Paese di poco più di tremilioni di abitanti, ha una crescita vertiginosa e i suoi atleti, una volta ossatura della nazionale sovietica, rinforzano, con uno scambio osmotico di conoscenza, i migliori club dei campionati francesi e d’Inghilterra. Talmente determinati e carichi che usano tutti i mezzi per intimorire gli italiani compreso quello psicologico. L’inno arriverà sul maxi schermo del Franchi direttamente dalla voce dei georgiani che lo canteranno in diretta nella principale piazza della capitale Tblisi. O’Shea, pur facendo i conti con gli importanti infortuni, ha il compito di mettere in campo una squadra decisa con la voglia e l’ambizione non solo di giocare ma mentalmente pronta ad ottenere la vittoria. Con Parisse, sostituito da Steyn, ancora fuori per il riacutizzarsi del malanno al polpaccio, riproporrà dal primo minuto un terzo degli sconfitti dall’Irlanda sette giorni or sono. Non utilizzabili Minozzi, Hayward e Padovani dovrà riproporre il giovane Sperandio come estremo con Bellini e Benvenuti all’ala mentre In mediana Allan sostituisce Canna come apertura e Tibaldi mischia. La coppia di centri vede la conferma di Campagnaro e l’inserimento di Castello ritenuto più efficace di Morisi per le sue qualità di ball carrier. Alla carica contro il duro muro “Lelos”, come sono sopranominati i georgiani, anche i due giovani diamanti azzurri i flanker Polledri e Negri e l’esperienza in seconda linea di Zanni e Budd. A tormentarsi in prima il rientro a tallonatore di Ghirardini, che sarà capitano, mentre Lovotti e Ferrari piloni a vedersela direttamente in mischia chiusa. Non dovesse arrivare l’imposta vittoria, il contraccolpo in casa azzurra potrebbe essere durissimo tanto da autorizzare a riprendere il Savonarola quando cinquecento anni fa preannunciò il diluvio su Firenze.

ITALIA 15-Luca Sperandio, 14-Tommaso Benvenuti, 13-Michele Campagnaro, 12-Tommaso Castello, 11-Mattia Bellini, 10-Tommaso Allan, 9-Tito Tebaldi, 8-Braam Steyn, 7-Jake Polledri, 6-Sebastian Negri, 5-Dean Budd, 4-Alessandro Zanni, 3-Simone Ferrari, 2-Leonardo Ghiraldini (capitano), 1-Andrea Lovotti. In panchina: 16-Luca Bigi, 17-Cherif Traore, 18-Tiziano Pasquali, 19-Marco Fuser, 20-Johan Meyer, 21-Guglielmo Palazzani, 22-Carlo Canna, 23-Luca Morisi HC Conor O’Shea

GEORGIA 15-Iosed Matiashvili, 14-Giorgi Koshadze, 13-Merab Sharikadze, 12-Tamaz Mchedlidze, 11-Zurabi Dzneladze, 10-Lasha Khmaladze, 9-Vasil Lobzhanidze, 8-Beka Gorgadze, 7-Giorgi Tsutskiridze, 6-Otari Giorgadze, 5-Lasha Lomidze, 4-Nodar Cheishvili, 3-Davit Kubriashvili, 2-Jaba Bregvadze, 1-Mikheil Nariashvili. In panchina: 16-Shalva Mamukashvili, 17-Zurabi Zhvania, 18-Levan Chilachava, 19-Shalva Sutiashvili, 20-Beka Bitsadze, 21-Gela Aprasidze, 22-Lasha Malaguradze, 23-Giorgi Kveseladze. HC Milton Haig.

Arbitro Glenn Jackson (Nuova Zelanda)

Fischio d’inizio ore 15 con trasmissione in chiaro tv Dmax, canale 52 del digitale terrestre.

Rugby, il cammino degli Azzurri riprende Oltreoceano

MINOZZI ITA ARG

Minozzi

Aumentano da tre a quattro i classici test-match novembrini. Sabato 3 novembre, diretta ore 22 DAZN, il cammino degli Azzurri del rugby riprende Oltreoceano, esattamente al 16th Street, Lakeshore Drive di Chicago, stadio Soldier Field che ospita le partite domestiche dei Chicago Bears della NFL (football americano). Avversaria l’Irlanda trionfatrice nel 6 Nations 2017 e attualmente seconda nel ranking. Il Soldier Field è già noto agli irlandesi del rugby visto che nel 2016 hanno piegato quegli All Blacks possessori, allora, di un record di diciotto incontri vinti consecutiva
mente. Ma anche come italiani abbiamo una esperienza nello stesso stadio e proprio contro l’Irlanda. In questo caso, però, la palla era tonda perché si parla del Mondiale di calcio e la nazionale di Sacchi fu battuta per 1 a 0. Una sgambata niente male per gli uomini di O’Shea e l’insolita location ha un suo fine “nobile” come quello di promuovere il rugby negli States con un presente, da parte degli sponsor, che porterà nelle casse azzurre una cifra che si aggirerà fra i 500 ed i 700 mila Euro a prescindere dal risultato. Una Italia piena di belle novità o di assenze importanti a seconda della prospettiva di osservazione. Parisse, Minozzi e Violi, fuori per infortuni con gli ultimi due in forse anche per il 6 Nazioni, sono sicuramente le più rilevanti. Anche l’Irlanda deve dire no a Best, no Sexton e O’Mahony, neanche Stander, Rob Kearney e Earls ci saranno ma, detto questo, loro potrebbero vincere perché sono Irlanda e noi perdere perché non lo siamo. Una Italia che urla forte nelle dichiarazioni prepartita ma per limitarsi a dire timidimente “gli daremo fastidio”. O’Shea chiede ai suoi uomini l’ennesima prova d’orgoglio. Ripropone, così, un “amarcord” di qualità con la coppia di centri Morisi e Campagnaro, quest’ultimo con i gradi da capitano visto l’assenza di Parisse che sarà sostituito in mezzo al campo da Giammarioli con la maglia numero 8. Inedita coppia di flanker sudafricani con il debutto assoluto di Johan Meyer al fianco di Steyn mentre in seconda linea due veterani come Biagi e Fuser cercheranno di fare muro alle ondate dei “trifogli”. Bigi, Pasquali e Quaglio, prima linea della Benetton Treviso, ultimano gli otto del pacchetto di mischia. Canna e Tebaldi saranno i due registi e il giovane Sperandio, non facile sostituire Minozzi, coprirà il ruolo di estremo in un “triangolo allargato” che vedrà Bellini e Bisegni alle ali. In panchina, sei gli avanti, una pletora di ragazzotti che fremono per dimostrare tutte le qualità e “trafugare” una maglia da titolare magari proprio a partire dalla sfide di sabato 10 quando a Firenze incontreranno la Georgia e dove la vittoria è d’obbligo per il rugby italiano.

ITALIA: 15 Luca SPERANDIO (Benetton Rugby, 2 caps), 14 Mattia BELLINI (Zebre Rugby Club, 14 caps), 13 Michele CAMPAGNARO (Exeter Chiefs, 34 caps), 12 Luca MORISI (Benetton Rugby, 16 caps), 11 Giulio BISEGNI (Zebre Rugby Club, 10 caps), 10 Carlo CANNA (Zebre Rugby Club, 29 caps), 9 Tito TEBALDI (Benetton Rugby, 25 caps), 8 Renato GIAMMARIOLI (Zebre Rugby Club, 2 caps), 7 Abraham STEYN (Benetton Rugby, 21 caps), 6 Johan MEYER (Zebre Rugby Club, esordiente), 5 George Fabio BIAGI (Zebre Rugby Club, 22 caps), 4 Marco FUSER (Benetton Rugby, 29 caps), 3 Tiziano PASQUALI (Benetton Rugby, 9 caps), 2 Luca BIGI (Benetton Rugby, 11 caps), 1 Nicola QUAGLIO (Benetton Rugby, 7 caps). a disposizione 16 Oliviero FABIANI (Zebre Rugby Club, 6 caps) 17 Cherif TRAORE’ (Benetton Rugby, 1 cap), 18 Giosuè ZILOCCHI (Zebre Rugby Club, 2 caps), 19 Marco LAZZARONI (Benetton Rugby, 2 caps), 20 Federico RUZZA (Benetton Rugby, 6 caps), 21 Jimmy TUIVAITI (Zebre Rugby Club, esordiente), 22 Guglielmo PALAZZANI (Zebre Rugby Club, 24 caps), 23 Ian MCKINLEY (Benetton Rugby, 3 caps)- all. Conor O’Shea

IRLANDA: 15 Jordan Larmour (St. Mary’s College/Leinster), 14 Andrew Conway (Garryowen/Munster) , 13 Garry Ringrose (UCD/Leinster), 12 Bundee Aki (Galwegians/Connacht) , 11 Jacob Stockdale (Ballynahinch/Ulster), 10 Joey Carbery (Clontarf/Munster) , 9 Luke McGrath (UCD/Leinster), 8  Jack Conan (Old Belvedere/Leinster), 7 Josh van der Flier (UCD/Leinster), 6 Rhys Ruddock (St Mary’s College/Leinster), 5 Quinn Roux (Galwegians/Connacht), 4  Tadhg Beirne (Munster), 3 Andrew Porter (UCD/Leinster), 2 Niall Scannell (Dolphin/Munster), 1 Jack McGrath (St. Mary’s College/Leinster), A disposizione: 16 Sean Cronin (St. Mary’s College/Leinster), 17 Dave Kilcoyne (UL Bohemians/Munster), 18 Finlay Bealham (Buccaneers/Connacht), 19 Devin Toner (Lansdowne/Leinster), 20 Jordi Murphy (Lansdowne/Ulster), 21 John Cooney (Terenure College/Ulster), 22 Ross Byrne (UCD/Leinster), 23 Will Addison (Enniskillen/Ulster) – all. Joe Schmidt

Umberto Piccini Rugbying Class

Rugby Championship. Argentina: vincono perché sono duri

rugbyLa notizia della settimana è, anzi a pensarci bene quella del mese o forse del 2018, insomma gli All Blacks hanno perso con l’aggravante che la sconfitta è arrivata a Wellington, uno dei templi del rugby neozelandese, e contro i grandi rivali del Sudafrica. Non sono state sufficienti le mete dei “tutti neri” , 34 a 36 il risultato finale, contro un Sudafrica che ha giocato un match tutto orgoglio e forza fisica, alla vecchia maniera Bok, capaci di resistere gli ultimi 10 minuti ad uno tsunami nero e riaprendo di fatti il Championship.

Ci può essere qualcosa di più forte? Sì, l’Argentina che piega l’Australia a Brisbane per 19 a 23. Erano ben 35 anni che non succedeva. L’Australia è fra le grandi potenze finanziarie dove lo sport è una delle basi della società e i Governi Centrali e locali elargiscono milioni di dollari. L’Australia ha una delle nazionali di rugby più blasonate. Ma in questa Argentina è chiara l’impronta di Coach Mario Ledesma, uomo di rugby a tutto tondo con esperienze nel Top 14 francese come giocatore e in Australia come allenatore delle difese, capace di restituire i Pumas ai grandi fasti. Un gioco elementare senza troppi fronzoli con gli avanti che spingono ed i trequarti che corrono, tutto guidato da una mediana sagace. Insomma riesce ad accentuare temperamenti innati. La vittoria di Mendoza, un mese or sono, contro il Sudafrica, la bella prestazione se pur battuti di inizio mese contro gli All Blacks segnano positivamente il passo di questa squadra. Vi è stato un cambio generazionale senza grossi scompensi con giovani talenti di grande carattere che in molti ammirano e schiererebbero fra le proprie file.

E questa Argentina, sarà anche per l’innumerevole presenza di cognomi italiani, ci ha da sempre portato a raffronti con il nostro rugby e rimuginare come facciano ad essere sempre davanti, così in alto nel ranking, occupando tenacemente posizioni fra i primi dieci posti nella classifica mondiale, e a batterci sistematicamente. Una federazione, la UAR, che finanziariamente non vive nella prosperità, non potrebbe anche per i noti motivi economici che stanno tormentando lo stato argentino negli ultimi trent’anni, un campionato che da sempre vede innumerevoli poco più che adolescenti vivere con il mito della fuga nei campionati anglo-francesi. C’è stato un periodo in cui, in parecchi, si accasavano anche in Italia. Giocatori che non sempre li si poteva classificare di “prima scelta” ma da noi sfangavano la giornata con contratti economici poco più elevati di quello di un quadro direttivo nell’industria. Certo poi ci sono i Dominguez, i Parisse, i Castrogiovanni e i Neto e tanti altri che indossando la maglia Azzurra hanno portato lustro alla nostra nazionale. Ma questo non cambia e ti prende il mal di stomaco nel pensare a noi e quanto abbiamo e quella Terra così. Così agli antipodi da tutto il rugby che conta, così discosti dal giro di business. E poi arrivi ad una risposta, forse non proprio alla risposta tecnica ma con una sua logica, con un raziocinio. Sono un popolo tànghero e tanghèro, è gente dura che pare sia sortita dal pennello di un naif come Covili. A loro basta un pallone ovale e un paio di vecchie scarpe tacchettate per sgambare e azzuffarsi sulle zolle di un campo di periferia di una delle strepitanti popolose grandi città come in mezzo al nulla nel silenzio della pampas in Patagonia. Questi possono battere chiunque. Sono i figli e i nipoti di chi ha penato realmente e mordere la sofferenza è nel DNA. Sanno che, anche nel terzo millennio, spingere e correre può essere ancora il modo per fuggire dalle tante miserie che può riservare un paradiso infernale. Noi lo abbiamo dimenticato.

Rugbyingclass
di Umberto Piccinini

 

Rugby. Italia e Sudafrica, due squadre in una sfida alla ricerca di verità

Italia-6-Nazioni-2016-rugby-foto-federugby-twitterOggi a Padova, contro il Sudafrica, si chiudono i test autunnali degli Azzurri. Se la previsione del test-match è la proiezione di quanto hanno mostrato dalle due squadre una settimana or sono, il risultato finale ha un solo pronostico. La vittoria schiacciante degli Springboks, quelli visti battere la Francia a Parigi, scontata. Ma, come si usa dire in finanza: le performance passate non sono indicative di quelle future. Almeno non sempre. Se pur “sganghera”, fra i grandi dell’Olimpo ovale è la squadra più in crisi d’identità e gioco, sono pur sempre i quinti nel ranking e capaci di resurrezioni sconcertanti. Per “questi” avere in mano una palla ovale e come per i pesci nuotare nell’acqua. Come loro solo neozelandesi e gallesi. Hanno nel DNA la caratteristica indispensabile del rugby e, come predatori, al primo segnale di insicurezza sei loro. Parisse e compagni dovranno giocare la partita della vita, sia tecnicamente, sia fisicamente, perché quando gli Springboks (strana definizione tutto sono tranne che gazzelle) si trovano davanti a una squadra allo sbando, affondano e non mollano più la presa. Esattamente come successe nel tour in Sudafrica dell’ormai lontano giugno 1999. I predatori erano i padroni di casa, campioni del Mondo in carica, la preda, in quel caso, fu un’Italia che si preparava all’imminente Coppa del Mondo in Galles. Eppure era il “gruppo”eccellente che negli anni ci ha traghettato, con molto sudore in campo ma altrettanta diplomazia, all’interno del sacrario del Cinque Nazioni, il Torneo più importante del Mondo. Ma il clima nel team Azzurro era tutt’altro che paradisiaco. Violentissimi scontri incrociati permeavano tutto l’ambiente dividendo tutti e tutto. Qualsiasi equilibrio era saltato. Scontri fra giocatori e Federazione, con veri e propri ammutinamenti, bande di giocatori contro orde di altri giocatori. L’istrionico Georges Coste, allora direttore tecnico, si azzuffava verbalmente con Federazione, Club e giocatori. Una vera guerra intestina, a due mesi dalla kermesse mondiale, tanto cruenta da spingere i media italiani, tv di Stato compresa, a occuparsi di rugby come mai avevano fatto prima. Il trauma di questa pazzia collettiva si materializza in campo. Nei due match programmati gli Azzurri furono, a dir poco, umiliati. A Port Elizabeth persero per 74 a 3 e una settimana dopo, a Durban, ci fu il giorno nero della nostra nazionale. Springboks 101 Italia zero! il risultato è, chiaramente, tuttora record negativo per gli italiani. Una ferita aperta, per chi da sempre segue il rugby e ha più di quarant’anni, se non fosse averli battuti lo scorso anno, 20 a 18. Per una partita, una vittoria sicuramente di misura ma convincente, siamo usciti dal campo a testa alta contro una compagine dell’Emisfero Sud.

La gara di oggi passa anche da qui ma, soprattutto, sul tastare quale sia la verità attuale sulle competenze delle due squadre.

O’ Shea e il suo staff, considera pro e contro ma parte da due dati inconfutabili: contro il Sud Africa si è già vinto e dal 2016 il rugby azzurro è sicuramente cresciuto. La sconfitta contro l’Argentina ha lasciato spiacevoli postumi. Pare quindi si punti all’intero jackpot. Il tempo delle mezze misure è finito e qualsiasi altro risultato offuscherebbe la valutazione complessiva anche rispetto gli aspetti positivi ostentati nel match. Il coach irlandese non perde occasione per ricordare che il solo scopo della sua venuta in Italia è il cambio di mentalità e si comporta di conseguenza. C’è un’accelerazione nella “domanda”di crescita e si vuole l’impresa, nei trittici novembrini una seconda vittoria latitante dal 2006, perché non c’è alternativa se si aspira realmente a far parte dell’élite mondiale. Non può che essere cosi se si ha veramente l’ambizione di avere, finalmente, un movimento di alto livello.

Allo Stadio Euganeo l’impianto rimane tale quale con i trequarti delle Zebre e gli “avanti” del Benetton. Ci sarà il meritato esordio dal primo minuto di “baby” Licata, sostituisce Minto, affiancando Parisse in coppia con Steyn. Per la chiara necessità di più potenza di fuoco per materializzare il lavoro svolto ecco che affidano la maglia da ala a Esposito in sostituzione di Sarto, reduce da una non felicissima interpretazione della scorsa settimana. Lo hanno liberato dall’impegno in Azzurro rispedendolo a Glasgow al club di provenienza. Insomma abbiamo capito che il cinismo è ormai d’obbligo e chi non è in forma è fuori. Questa è la regola. Lo sanno Venditti e Benvenuto, neanche convocati, lo ha sperimentato Padovani, che fino ieri pareva punto fermo del cosiddetto triangolo allargato neanche fatto accomodare in panchina. Sarà proprio dai giovani in panchina che potrà esserci una ulteriore spinta. Dal dinamismo del talentuoso Minozzi, una sorta di Shane Williams, alla potenza Giammarioli senza togliere le sapienza di McKinley, meno giovane ma di sicura affidabilità . Tutta gente con ancora tanta fame di azzurro. Sarà sufficiente per imbrigliare la voglia di “bella figura” dei sudafricani?

Dirigerà l’incontro il transalpino Romain Poite celebre per la risposta che lo scorso Sei Nazioni diede allo sgomento capitano dell’Inghilterra in cerca di chiarimenti sull’interpretazione forse anomalo se pur regolarissimo dell’Italia. Alla domanda di Hartley “ma noi cosa possiamo fare?” ci fu il responso tutto “british” del francese: “mi spiace ma io non sono il vostro allenatore, io sono l’arbitro!”

Padova, Stadio Euganeo sabato 25 novembre 2017, ore 15.00 diretta DMax dalle 14.15

ITALIA: 15 Hayward; 14 Esposito, 13 Boni, 12 Castello, 11 Bellini; 10 Canna, 9 Violi; 8 Parisse (cap.), 7Steyn, 6 Licata; 5 Budd, 4 Fuser; 3 Ferrari, 2 Bigi, 1 Lovotti. A disposizione: 16 Ghiraldini, 17 Zani, 18 Pasquali, 19 Minto, 20 Giammarioli, 21 Gori, 22 McKinley, 23 Minozzi. HC Conor O’ Shea

SUDAFRICA: 15 Coetzee; 14 Leyds, 13 Kiel, 12 Venter, 11 Skosan; 10 Pollard, 9 Cronje; 8 Vermeulen, 7 du Toit, F. 6 Louw; 5 de Jager, 4 Etzebeth (cap.); 3 W. Louw, 2 Mbonambi, 1 Mtawarira. A disposizione: 16.Ralepelle, 17 Kitshoff,18. Nyakane, 19. Franco Mostert, 20. Dan du Preez, 21 Paige , 22. Elton Jantjies, 23. Warrick Gelant. HC Allister Coetzee

Arbitro: Romain Poite (Francia)

COMPLETANO IL SABATO DI RUGBY: Scozia-Australia; Inghilterra-Samoa (diretta Sky Sport); Galles-Nuova Zelanda; Irlanda-Argentina; Francia-Giappone (diretta Eurosport 2); Romania-Tonga; Georgia-Usa; Figi-Canada; Namibia-Uruguay; Spagna-Brasile

Delusione azzurri.
Niente bis cedono all’Argentina 15-31

IMMAGINI ITA ARG

Fra gli Azzurri la delusione è tanta. Tutti sono certi che, contro quella Argentina, era una partita da vincere. Ma a Firenze le Argentine sono state due. Quella dei primi quaranta minuti di tempo, tutt’altro che irresistibile, disattenta, indisciplinata, imprecisa, farfallona nelle touche, che soffre inverosimilmente nelle fasi statiche e viene superata in mischia chiusa. Gli Azzurri, seppur meno gagliardi rispetto alla partita contro le Fiji, giocano alla pari con quella Argentina. E’ un Italia che non soffre particolarmente alla pressione avversaria, anzi, capace di ribaltare il fronte, chiudendo il primo tempo in vantaggio di una lunghezza (9 a 8) grazie soprattutto ai “penalty” realizzati da Carlo Canna unica fonte di punti. In quel momento credere di poter sconfiggere gli argentini, ultimo successo nei match giocati in Italia è datato 1998, non era particolarmente folle. Poi ci sono i Pumas che rientrano dall’intervallo. Non sono i “tangueros” che conosciamo, la trama dell’incontro sembra immutato, ma minuto dopo minuto, azione dopo azione, aggiustano le geometrie di gioco, avanzano in modo irrefrenabile sul terreno non concedendo nulla all’Italia.

MINOZZI ITA ARGTonificati spiritualmente dalla frustrante, come l’ha definita lo staff Azzurro, incapacità italiana di concretizzare il lavoro svolto, diventano tambureggianti e impongono prepotentemente un ritmo che diventa troppo alto per Parisse & C, tanto da portarli allo sfinimento psico-fisico, e chiudere l’incontro con due mete negli ultimi 10 minuti. Le aspettative dopo la vittoria di Catania erano di misura maggiore. Mentre Licata e Minozzi, quest’ultimo potrebbe essere la risposta preziosa all’ala, dimostrano di meritarsi la maglia da titolari, diversi giocatori chiave non sono riusciti a replicare la buona prova di sette giorno or sono e, anche, questo ha fatto la differenza in uno sport di squadra come il rugby. Si attestano i miglioramenti del pack, della touche mentre rimane tabù la regolare capacità di imporre il territorio e di avere una reale piattaforma per il gioco di attacco. Sabato prossimo a Padova il Sud Africa che ha battuto la Francia a Parigi, sentenza conclusiva per il prossimo Sei Nazioni.

ITALIA: 15 Hayward; 14 Sarto (11′ st Minozzi), 13 Boni, 12 Castello, 11 Bellini; 10  Canna (30′ st McKinley), 9 Violi (19′ st Tebaldi); 8 Parisse , 7 Steyn, 6 Minto (21′ st Licata); 5  Budd (30′ st Ruzza), 4 Fuser; 3 Ferrari (20′ st Chistolini), 2 Bigi  (1′ st Ghiraldini), 1 Lovotti (11′ st Zani). HC Conor O’Shea

ARGENTINA: 15 Tuculet; 14 Cancelliere, 13 Orlando (18′ st Moroni), 12 Gonzalez Iglesias, 11 Boffelli; 10  Sanchez, 9 Landajo 819′ st Bertranou); 8  Leguizamon (18′ st Macome), 7 Kremer, 6 Matera; 5 Lavanini, 4  Alemanno (11′ st Petti); 3  Tetaz Chaparro (22′ st Pieretto), 2 Creevy (19′ st  Montoya), 1 Garcia Botta (3′ st Noguera Paz). HC Daniel Hourcade.

Realizzazioni: 11′ pt Hernandez (cp); 13′ pt Canna (cp); 20′ pt Canna; 28′ pt Cancelliere (m); 32′ pt Canna (cp); 6′ st Sanchez 8cp); 8′ st Canna (cp); 14′ st Sanchez 8cp); 17′ st Violi (drop); 18′ st Sanchez (cp); 29′ st Kremer (m), 30′ st Sanchez (tr); 38′ st Tuculet (m); 38′ st Sanchez (tr)

RugbyingClass di Umberto Piccinini

 

Conor O’Shea promuove
la sua Italia. Ora il test match contro l’Argentina

italy-rugby

Conor O’Shea promuove la sua Italia. Il commissario tecnico dell’Italrugby è soddisfatto della prestazione della Nazionale che, sette giorni or sono, ha vinto per 19 a 10 contro Figi. Tanto ”contento” da confermare “pari pari” il XV di Catania. Solo due cambi in panchina. In seconda linea Federico Ruzza al posto di Marco Lazzaroni e il mediano di mischia, avendo ormai Violi conquistato l’intoccabilità, Tito Tebaldi in sostituzione di Edoardo Gori. Certo che, un domani, rivedendo la partita con le Fiji non si potrà celebrare l’ode del bel gioco semplicemente perché la partita non ha offerto grandi opportunità in tal senso. Diciamo, francamente, dopo un anno di astinenza da vittorie, uguale a nove ininterrotti incontri persi, non si può fare troppo i difficili ma pronunciare un liberatorio “era ora!”. Ha pagato la capacità, finalmente, di riuscire a “tenere” sui binari una così gravosa partita e portare a casa la vittoria. Tenacia, costanza e coraggio, gli isolani sono sempre maligni nei punti d’incontro, hanno surrogato la giusta richiesta di dinamismo e un repertorio ancora limitato. Ma questo non basterà nel secondo test match contro l’Argentina che sabato 18 incontrerà a Firenze, (Stadio Artemio Franchi inizio ore 15.00 con diretta su DMAX a partire dalle 14:15 in Rugby Social Club).

Con i “Pumas”, provenienti da una netta sconfitta contro l’Inghilterra per 21 a 8, è da sempre scontro a muso duro. Sempre pregni di      ” italiani” arrabbiati , come vi fosse una sorta strano rancore, arriveranno a Firenze per consacrare l’accesa rivalità latina. Il Coach Daniel Hourcade, avanza quattro importanti cambi rispetto al match di Twickenham. Dovendo rinunciare al fortissimo terza linea Tomas Lezana, rientrato in patria anticipatamente causa problemi familiari, propone Juan Leguizamón come numero otto affiancato da Pablo Matera e del giovanissimo Marcos Kremer(classe ’97). Mediano di apertura sarà Nicolás Sánchez che prende il posto di Hernández, come secondo centro entra Matías Orlando in sostituzione di Matías Moroni mentre Sebastian Cancelliere, all’esordio una settimana fa, sarà all’ala al posto di Ramiro Moyano.
Sanno, gli argentini, che questa partita sarà la loro occasione per non tornare dal tour nell’Emisfero Nord a mani vuote e, possiamo scommettere, che metteranno tutto l’ardore e spenderanno fino l’ultima energia. Ne sono tutti consci anche nello staff italiano a cominciare dal Coach Azzurro: “Contro l’Argentina sarà una gara più fisica, ci servirà consistenza, pazienza in difesa, energia e molta disciplina, soprattutto sul nostro piano partita. Rispetto alla vittoria con su Fiji di sabato scorso cambia l’approccio alla gara, dovremo essere più precisi con la palla e cercare di avere le stesse opportunità» e ritenendo l’Argentina una squadra più forte rispetto le Fiji nonostante sia sotto di una posizione nel ranking mondiale: “Loro giocano nel Championship, con Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica, è normale che perdano delle partite. Ma le loro prestazioni sono cresciute” “Non credo – ha poi concluso O’Shea – che l’Argentina abbia nascosto qualche aspetto del proprio gioco a Twickenham contro l’Inghilterra, non li ho visti giocare un rugby diverso da quello che hanno messo in mostra nel Championship. Posso dire che senza dubbio la nostra pazienza in difesa sarà molto, molto importante perché sicuramente i Pumas punteranno a mantenere il possesso per molte, molte fasi”.

A conti fatti l’Italia, a sette giorni dal match con le Fiji, dovrà contare sulla replica delle prestazioni maiuscole sfoggiate da Hayward e Budd, nella solidità granitica del pack e nella stessa costanza delle terze linee. Castello e Boni dovranno sudare altre sette camicie mentre ai mediani si chiede la perfezione nella guida della squadra. Chiaramente risolvendo la tradizionale sterilità. Un anno fa, sullo stesso terreno di gioco, gli Azzurri guidati da O’Shea, coglievano la storica vittoria contro il Sud Africa. Magari Firenze porta bene.

Queste le formazioni

ITALIA: 15 Jayden Hayward; 14 Leonardo Sarto, 13 Tommaso Boni, 12 Tommaso Castello, 11 Mattia Bellini; 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi; 8 Sergio Parisse (c), 7 Abraham Steyn, 6 Francesco Minto; 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser; 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti.
a disposizione: 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Dario Chistolini, 19 Federico Ruzza, 20 Giovanni Licata, 21 Tito Tebaldi, 22 Ian McKinley, 23 Matteo Minozzi. H.C.O’Shea

ARGENTINA: 15 Tuculet; 14 Cancelliere, 13 Orlando, 12 Gonzalez, 11 Boffelli; 10 Sanchez, 9 Landajo; 8 Leguizamon, 7 Kremer, 6 Matera; 5 Lavanini, 4 Alemanno; 3 Tetaz-Chaparro, 2 Creevy (cap), 1 Garcia-Botta
a disposizione: 16 Montoya, 17 Noguera, 18 Pieretto, 19 Petti, 20 Macome, 21 Bertranou, 22 Hernandez, 23 Moroni H.C. Hourcade

RugbyingClass di Umberto Piccinini

Rugby, per l’Italia
test di rinnovamento

 

Rugby-Italia-Test [tèst] : “anglicismo; Esperimento variamente espletato allo scopo di saggiare, mediante determinate reazioni, l’entità o la consistenza di un’attitudine o di una capacità individuale o collettiva”.

Conor O’Shea,coach della nazionale italiana di rugby, per il trittico novembrino ha preso alla lettera la definizione del termine “Test”. Mettendo in atto il suo progetto di “rinnovamento”, per i tre match che vedono gli Azzurri scontrarsi contro Fiji (oggi, venerdì 10 novembre,  ore 15 allo Stadio “Angelo Massimino” di Catania e diretta DMAX canale 52 dalle 14.15), Argentina (Firenze, sabato 18 novembre) e Sudafrica (Padova, sabato 25 novembre), ha confezionato un gruppo di 31 elementi confermando solo tre documentati “veterani” e buttando nella mischia cinque esordienti assoluti ed il resto con pochissimi caps. Media anagrafica di 26 anni, media presenze in nazionale pari a 17. Considerare che gli “anziani”, Parisse, Ghiraldini e Gori, da soli confezionano la bellezza di 275 maglie azzurre.

Questi incontri hanno una valenza importantissima per il nostro rugby. I risultati che concepiremo serviranno sia per far apportare, o riportare, la giusta fiducia, sia per incrementare la situazione in chiave ranking mondiale. Il rugby italiano, dopo le ultime figuracce nel Sei Nazioni e i Test Match di giugno gli azzurri sono scesi nientemeno in quattordicesima piazza. Ci sovrastano nazionali come Georgia, Tonga e Giappone che, con tutto il rispetto, sono assolutamente alla portata della squadra azzurra. Davanti, al decimo posto, ci sono proprio le Fiji e  vincere sabato potrebbe significare fare un primo passo verso la riconquista della top-10, obiettivo minimo per il rugby italiano

Solo pragmatismo nel professionismo e O’Shea, privo appunto di sentimentalismi italici, depenna dal taccuino giocatori come Venditti, Benvenuti, Favaro (sul flanker si dovrebbe aprire un cristallino scambio di vedute visto che lo danno per infortunato ma … ).

In Francia si usa dire che é al piede del muro e non al bistrot che si vede il vero muratore. Presto fatto. Il trittico sarò un banco di prova niente male per questa “ nursery ovale” che dovrà da subito aguzzare i canini se non vorrà farsi bistrattare dalle scortesie avversarie.

Nel match odierno, dodicesimo scontro diretto tra gli Azzurri e figiani, le rudezze non mancheranno visto che i “guerrieri del Pacifico” fanno dell’individualismo e la fisicità le armi principali.  Un bilancio totale che vede Fiji in vantaggio 6-5 dopo l’ultimo scontro vinto per 22-19, giocato a Suva lo scorso giugno, e secondo successo consecutivo sugli Azzurri.

O’Shea prova a contrapporre una formazione a “blocchi” con un pacchetto di mischia di marca Benetton Rugby e una linea arretrata etichettata Zebre Rugby Club. Non smentisce le aspettative inserendo l’esordiente, seppur non giovanissimo, Jayden Hayward nel ruolo di estremo dal primo minuto di gioco e portando i restanti quattro novizi “in panchina”.

L’equiparato neozelandese della Benetton sarà affiancato alle ali da Leonardo Sarto e Mattia Bellini formando , un cosiddetto triangolo allargato,di sostanza e peso. L’assenza di Campagnaro, rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, è sicuramente handicap rimbombante. Quanto ha dimostrato nelle ultime prestazioni, sia in Azzurro, sia con la maglia dei campioni d’Inghilterra dell’Exeter, ha testimoniato l’attitudine innata del giovane milanese. Proverranno a colmare classe ed’esplosività la coppia di centri delle Zebre Tommaso Castello, al terzo cap in carriera che si trova in un periodo di forma strepitosa, e Tommaso Boni. Sempre “striata Zebre” la linea mediana, con Canna e Violi, quest’ultimo al debutto da titolare in un test-match interno.

Una terza linea di collaudata esperienza internazionale, con capitan Parisse, al cap centoventisette,  Minto e Steyn, ed una seconda con Budd e Fuser, non dovrebbero fallire il compito affidato.

Stesso discorso riguarda ampiamente le conferme in prima linea. Ferrari a destra, Lovotti a sinistra e Bigi come tallonatore a guidare un pack che supera i 330 kilogrammi e che nei test match dello scorso giugno ha piegato, sia la prima linea figiano, sia quella della ben più blasonata Australia.

A disposizione Ghiraldini come tallonatore, il pilone Chistolini e il mediano Gori, sono nomi conosciuti e ampiamente provati  ma l’attesa riguarda il resto della panchina. Oltre a Zani e Lazzaroni, riflettori puntati sul flanker ed unico siciliano Giovanni Licata, il “piccolo” del gruppo con i suoi vent’anni, sull’utility back Matteo Minozzi ed il mediano d’apertura Ian McKinley.

I talentuosi Licata e Minozzi, stanno interpretando un Pro14 con performance di livello assoluto e altissima continuità, e l’esordio in nazionale potrebbe fare la differenza in campo consacrando l’entrata ufficiale nel rugby che conta. McKinley, mediano di apertura del Benetton ma di scuola Leinster, ha invece una storia personale quasi da tradurre per il grande schermo. Giocare nelle giovanili del Leinster non è da tutti. Poi un terribile incidente gli fa perdere la vista da un occhio troncando una sicura carriera nel rugby. Fine dei giochi?  La malasorte ha volte non sa con chi ha a che fare, incappa in persone che sono più “dure” di lei. C’è chi mostra veramente tutta la forza che ha dentro.  Ian è così, un rugbista vero e, finché la palla rotola, non si da per sconfitto. Afferrato alla sua granitica tenacia si rimette in gioco. Può giocare grazie a degli speciali occhiali, subito non autorizzati da tutte le federazioni . Riparte da Udine che milita in serie C, ma la classe non è acqua e sale di categoria quindi Viadana ed infine Treviso. L’esordio internazionale di club è emblematico. Succede a Dublino contro il suo Leinster. Azzurro per residenza se oggi O’Shea, anch’egli ex Leinster, lo facesse scendere in campo, a 28 anni, potrebbe trovarsi di fronte ad un nuovo a confronto con la vita giocando un test a livello internazionale. Sarebbe, inoltre, il primo atleta a scendere in campo in un test-match utilizzando speciali occhiali protettivi.

ITALIA 15 Jayden HAYWARD, 14 Leonardo SARTO 13 Tommaso BONI 12 Tommaso CASTELLO 11 Mattia BELLINI 10 Carlo CANNA       9 Marcello VIOLI 8 Sergio PARISSE 7 Abraham STEYN 6 Francesco MINTO 5 Dean BUDD 4 Marco FUSER 3 Simone FERRARI 2 Luca BIGI 1 Andrea LOVOTTI Head Coach Conor O’SHEA
a disposizione 16 Leonardo GHIRALDINI 17 Federico ZANI 18 Dario CHISTOLINI 19 Marco LAZZARONI 20 Giovanni LICATA  21 Edoardo GORI 22 Ian MCKINLEY  23 Matteo MINOZZI

FIJI 15 Kini MURIMURIWALU 14 Josua TUISOVA 13 Asaeli TIKOIROTUMA 12 Jale VATUBUA 11 Timoci NAGUSA 10 Ben VOLAVOLA 9 Frank LOMANI 8 Nemani NAGUSA 7 Akapusi QERA 6 Semi KUNATANI 5 Leone NAKARAWA 4 Apisalome RATUNIYARAWA 3 Manasa SAULO 2 Tuapati TALEMAITOGA 1 Campese MA’AFU. Head Coach John McKee
a disposizione 16 Sunia KOTO 17 Peni RAVAI 18 Ropate RINAKAMA 19 Sikeli NABOU 20 Mosese VOKA 21 Henry SENILOLI  22 Levani BOTIA 23 Vereniki GONEVA

RugbyingClass di Umberto Piccinini