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Rugbying Class

Scozia 29 Italia zero.
Gli azzurri chiudono a zero gara e classifica

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Termina nel peggiore dei modi il Sei Nazioni degli Azzurri. Un’Italia informe, quella vista a Edimburgo, fiacca fisicamente, assente mentalmente, capace solo di una “non prestazione”. E dire che le opportunità la Scozia le hanno anche concesse ma le ataviche inabilità alla marcatura italiane si sono manifestate in tutta la loro drammaticità.

Si può scrivere di un’Italia “inconcludente” nel senso più stretto del termine.

Il risultato finale non è, in ogni modo, mai stato in discussione e ad una Scozia, non proprio insuperabile, è stato sufficiente spingere “quanto bastasse” per raggiungere l’obiettivo.

Per il secondo posto in classifica generale doveva rastrellare i cinque punti dati dalla marcatura di quattro mete e quattro mete sono state. Solo il successo dell’Irlanda, che guasta la festa finale all’Inghilterra incapace nell’impresa di centrare per il secondo anno consecutivo il “Grand Slam” e si ferma a 18 vittorie ininterrotte solo eguagliato il record degli All Blacks, ed il computo matematico hanno relegato gli scozzesi al quarto posto sebbene a pari punteggio. Sarebbe stato il miglior piazzamento dopo la vittoria del 1999 quando ancora era il Cinque Nazioni.

Si potrebbero commentare dei tre calci falliti su tre e del piede di Carlo Canna, o delle disattenzioni in touche, si potrebbe annotare l’assedio azzurro quando, nei primi dodici minuti del secondo tempo, ha ballato a pochi centimetri dalla linea di meta tutto sfumato con un avanti.

Ma la cronaca della partita diventa insignificante quando è ora di ben più importanti valutazioni d’insieme.

Il bilancio Azzurro è negativo, a prescindere da “cucchiai”, perché il rugby italiano sta confermando una scoraggiante fragilità strutturale. Insomma il re è nudo.

O’Shea, sebbene protegga squadra e staff, è parso particolarmente preoccupato e, in qualche modo, deluso.

Ha sicuramente ereditato una situazione incrostata, troppe volte coperta o giustificata per motivazioni differenti che in tutte le direzioni andavano tranne il supremo bene del ovale. Siamo ad anni luce dal “work rate” reclamizzato.

Il risveglio è altro, ripetuti errori gestuali, idee confuse e disordine comportamentale, probabilmente, lo hanno convinto che la strada è molto più lunga ed ardua di quanto si aspettasse.

Il “Progetto” che ha in mente, per rimanere quello originario, passa per lo stravolgimento totale del rugby italiano.

Ridurre l’abissale gap con le prime dieci del ranking mondiale reclama l’innalzamento del livello, la crescita di potenzialità diffuse, l’estensione della scelta.

Pretenderà “carta bianca” perché, dopo tanti proclami, si dia inizio ad un reale lavoro pianificato che comprenda incessante attenzione sui giovanissimi, un rafforzamento delle “accademie”, un coordinamento sulle franchigie.

Tutto non può essere immediato ma inconfutabili segnali d’inversione di tendenza devono pervenire subito per tirare su il morale del movimento.

Magari abbandonando l’idea di osservatori nelle isole del Pacifico e fare una “chiamata” a giocatori con già “DNA italiano” in giro per il Mondo (leggi Alex Lozowski, classe 1993, utily-back dei Saracens, i fratelli Tedesco nel XIII Down Under).

Molto girerà attorno a questioni di danaro ma prendiamolo come un investimento …i vertici del rugby nazionale sono informati.

da RugbyingClass di Umberto Piccinini

Rugby. Sei nazioni al capolinea: l’Italia in Scozia
per ridare speranza

italia scozia

Il Sei Nazioni di rugby è giunto al capolinea. L’Inghilterra ha dominato la kermesse e, oggi, si presenta a Dublino con la vittoria matematica in tasca. La squadra di Eddie Jones, Irlanda permettendo, potrebbe alzare il trofeo raggiungendo il nuovo record di vittorie ininterrotte (19 una in più degli All Blacks), il secondo “Gran Slam” consecutivo che significa tanto onore e, non per essere venali, un milione di sterline di integrazione sul già ricco montepremi. Il che non fa male. Irlanda e Francia sono state grandi protagoniste del Torneo. Gli irlandesi, se pur con una squadra non proprio giovanissima, hanno confermato a pieno il valore di sempre, mentre i Transalpini hanno dimostrato di aver abbondantemente cambiato rotta ritrovando la “verve” che li contraddistingue. Il Galles, a prescindere dalla classifica, è il Galles. Vederlo giocare è piacere allo stato puro. Ottanta minuti di autentico rugby, giocati a viso aperto e senza timori reverenziali chiunque sia l’avversario. Ci si chiede ancora come l’Inghilterra sia riuscita ad imporsi a Cardiff dopo essere stata dominata per l’intero match. Ma è la Scozia la vera sorpresa del Sei Nazioni 2017. Sicuramente la compagine che più ha mostrato un palese progresso attestandosi al quinto posto del ranking mondiale (dieci lunghezze più in alto rispetto l’Italia). Compatta, tignosa, organizzata in ogni reparto, con l’innesto di esordienti di valore assoluto in un gruppo di giovani veterani. Dovesse vincere contro gli Azzurri, diretta televisiva DMAX dalle 12,50, “rischierebbe” di arrivare seconda nel torneo più prestigioso del Mondo. Poi, infatti, c’è l’Italia. Sì l’Italia, questa Italia del rugby capace di grandi quanto sporadici gesti, i chirurgici placcaggi di Favaro, “lo scarico” di Canna per la meta di Parisse contro la Francia, la meta di Campagnaro e la strategia della “rete” adottata nel tempio di Twickenham. Episodi ma che fanno ripetere all’inossidabile ottimismo di Conor O’Shea:

“A Edimburgo andiamo per vincere e manca davvero poco per fare il salto decisivo che dipende esclusivamente dall’attitudine mentale dei ragazzi. Adesso pensiamo solo a chiudere in bellezza il Torneo, poi vedremo se il rugby italiano avrà voglia di fare la rivoluzione. L’interruttore è lì, va solo schiacciato per accendere la luce. Altrimenti si rimarrà al buio, ma quella non sarà una scelta mia”. Anche questa volta sorridente, il Ct degli Azzurri, ma più categorico del solito. Un messaggio quasi imperativo nei confronti di tutto il movimento italiano ma chiaramente indirizzato ai vertici della Federazione, in primis, il presidentissimo Alfredo Gavazzi. Ma espugnare il Murrayfield Stadium sarà un’impresa titanica. I Bookmakers l’Oltremanica non scommettono sulla vincente ma sullo scarto di punti o differenza mete che distaccherà Scozia da Italia. Vem Cotter, al suo ultimo incontro alla guida della Scozia, parla di grande rispetto nei confronti dell’Italia ma lo diceva anche per Galles ed Irlanda che poi hanno “suonato”. I precedenti ventisei incontri diretti vedono otto vittorie italiane, di cui due (2007 e 2015) proprio in terra scozzese. Dopo l’ultima affermazione a Edimburgo, quasi fosse una partita stregata, l’Itala ha ammassato solo sconfitte. Lo scontro, per antonomasia, rimasto nella mente è tuttavia quello del 5 febbraio 2000. Era l’esordio dell’Italia, in quello che diventava il Sei Nazioni, e la Scozia era la vincente dell’ultimo “Five Nations” 1999. Gli “Highlanders” si trovarono di fronte dei veri gladiatori dell’ovale e uscirono, tanto clamorosamente quanto legittimamente, sconfitti da un rovente Flaminio per 34 a 20. I casi in cui ci si vanta nel dire “io c’ero”! Sembra di ripensare alla preistoria e forse lo è. Il rugby è altro ma gli stessi giocatori, fantasticamente trasportati ai giorni nostri, farebbero comunque la loro bella figura. Da allora diversi cambi generazionali si sono succedute. Gli Azzurri che questo pomeriggio scenderanno in campo sono altro, e l’humus in cui crescono non pare dei più limpidi, ma per chi ha battuto il Sudafrica meno di sei mesi orsono togliere lo zero è d’obbligo. Ragazzi schiena dritta e testa alta e, magari, si potranno far sgonfiare le cornamuse.

da RugbyingClass di Umberto Piccinini

SCOZIA: 15 Hogg; 14 Seymour, 13 Jones, 12 Dunbar,11 Visser; 10 Russell, 9 Price; 8 Wilson, 7 Watson, 6 Barclay (cap.); 5 J. Gray, 4 R. Gray; 3 Fagerson, 2 Ford, 1 Reid. A disposizione: 16 Brown, 17 Dell, 18 Berghan, 19 Swinson, 20 Du Preez, 21 Pyrgos, 22 Weir, 23 Scott. Ct Vern Cotter.

ITALIA: 15 Padovani; 14 Esposito, 134 Benvenuti, 12 McLean, 11 Venditti; 10 Canna, 9 Gori; 8 Parisse (cap.), 7 Steyn, 6 Mbanda’; 5 Biagi, 4 Fuser; 3 Cittadini, 2 Gega, 1 Lovotti. A disposizione: 16 Ghiraldini, 17 Panico, 18 Chistolini, 19 Van Schalkwyk, 20 Ruzza, 21 Minto, 22 Violi, 23 Sperandio. Ct Conor O’ Shea.

Arbitro: Pascal Gauzere (Francia).

CLASSIFICA

Inghilterra 18, Irlanda 10, Francia 10, Galles 9, Scozia 9, Italia 0

*Quattro punti per la vittoria, due per il pareggio, un punto di bonus alle squadre che segnano almeno quattro mete e a quelle che perdono con almeno otto lunghezze di scarto.

LA MARATONA RUGBISTICA

Scozia-Italia (ore 13.30); Francia-Galles (ore 15.45); Irlanda-Inghilterra(ore (ore 18).

Tutti gli incontri sono trasmessi in diretta da DMax, canale 52 del digitale terrestre

Intervista a Kelly Rolleston. Rugby a XIII potrebbe salvare il XV

italia francia

Per gli Azzurri, dopo il “particolare” match di Londra, è tempo di Francia (ore 14.30, diretta DMAX dalle 13.50). Si riparte, quindi, da una partita con l’Inghilterra che per diversi osservatori si poteva vincere. L’ennesima incompiuta da archiviare.
Ma il tormentone che circola da oltre una settimana è “cosa avrà escogitato il team di Conor O’Shea”? Perché qualcosa ci si deve inventare per battere i transalpini specialmente oggi che Guy Noves gli ha riportati all’antico sfarzo. Se non sono tornati al “rugby méthode champenoise”, ci siamo quasi. Mischie granitiche, tre-quarti indomabili è sempre stato il cliché. Ed è su questo “abbecedario” che si basano le nozioni di Noves. Trentotto scontri diretti e tre sole le vittorie italiane, l’ultima nel 2013, e qualcuna sfiorata. Gli azzurri, alla disperata ricerca di un centro di gravità permanente, tenteranno l’impresa di riportare la vittoria dopo due anni di sconfitte assolute nel Sei Nazioni. Cambi obbligati rispetto alla squadra scesa in campo a Twickenham. L’infermeria ha costretto O’Shea a scelte vincolate e così a tallonatore torna Ghiraldini al posto di Gega a guida di una prima linea che sarà sicuramente sollecitata dai francesi, Canna sostituirà Allan affiancando Gori in mediana, mentre Esposito si occuperà dell’ala. Grande attesa nella conferma dei centri azzurri dopo la bella prestazione in Inghilterra certi che McLean e Campagnaro saranno sicuramente chiamati a fare gli “straordinari” difendendo e offendendo in quella che è la zona nevralgica del gioco d’Oltralpe. Anche in panchina c’è una novità assoluta. Nella bolgia dell’Olimpico potrebbe esordine Luca Sperandio, l’ala della Benetton classe 1996, a detta degli esperti, sicuro talento.

Abbiamo sentito Kelly Rolleston per una chiacchierata anche fuori dagli schemi essendo uomo di rugby a 360°. Mastica sia Union, sia rugby League. Neozelandese di nascita è l’attuale allenatore del Rugby Piacenza per il rugby a XV e della nazionale di rugby a XIII italiana. Con una carriera durata un ventennio, ha ricoperto il ruolo da “estremo” giocando sia in Italia, sia in Francia, dove ha contribuito a portare il Castres alla finale di Challenge Cup 1999/2000. Un utily-back di carattere, con grande acume tattico e un senso vivissimo nella segnatura, fosse la meta come il calcio. Regole permettendo, sarebbe potuto essere “l’equiparato” che in quegli anni cercavamo, sicuramente capace di togliere diverse castagne dal fuoco alla nazionale italiana.

Oggi a Roma c’è la Francia, cosa dobbiamo aspettarci da questo confronto?
Alla fine, come sempre, sarà molto difficile. Dopo alcuni anni di un quasi decadimento e formazioni non sempre “migliori”, la Francia di Noves, è tornata ad essere una squadra tecnica, di estrema fisicità che gioca con piacere. Questo é sufficiente per creare problemi a chiunque quindi attendiamoci un confronto durissimo in tutti i sensi dove l’attenzione ai particolari faranno la differenza.

Ma quando hai visto che a Twickenham non “contestavamo” il pallone cosa hai pensato?
E’ stata una scelta corretta, non sono d’accordo con le “lamentele” di Eddie Jones (CT Inghilterra ndr) perché quanto hanno fatto, gli Azzurri è regolare e fa parte del gioco. Bisogna anche premiare l’arbitro per la lettura che ha dato. Certo, non credo che rivoluzionerà il gioco del rugby, alcuni anni fa fu utilizzato anche dai Chiesf (club neozelandese che milita in Super 15), ma è assolutamente adottabile di tanto in tanto secondo l’avversario che hai di fronte. Ci sono dei nodi da affrontare e con questa difesa hai creato spazi ed è la tattica giusta. Ripeto, non è tipico ma funziona.

Campagnaro ma anche altri giocatori stanno dimostrando quanto abbia giovato la scelta di giocare all’estero. Per chi è arrivato dall’altra parte del Mondo la visione è per le franchigie italiane o per far crescere i giocatori in club stranieri?
I risultati delle franchigie italiane (Zebre e Benetton ndr) fanno indubbiamente capire quanto facciano fatica. Giocando all’estero hai la possibilità di vivere un rugby veramente strutturato ma è anche vero che alcuni Paesi, vedi il Galles, stanno chiedendo ai propri giocatori di rientrare perché ci sono chiari vantaggi come il poter giocare insieme conoscendosi meglio. Poi giocare il Top 14 (massimo campionato francese ndr) il livello è così alto che la crescita è naturale mentre diverso è se non vinci nel Top12 (campionato celtico dove sono state ospitate le due franchigie italiane).

Si vedono piloni e seconde linee straniere veloci quanto i nostri tre-quarti. Un tasto dolente sono anche le proprietà fisiche?
La base sono i bambini che praticano il rugby, questa è la materia prima. La preparazione iniziale è essenziale per il tipo di sviluppo che avranno.Il difficile è nel tempo da dedicare al rugby ed il complicato è la qualità che gli si dedica. Ho visto una squadra di pallanuoto russa under8 che faceva cose che qui non fanno gli under16. Sono favorevole alle Accademie. Nel rugby italiano si deve alzare il livello dei campionati e per questo servono centri di formazione. Altrimenti ci si deve accontentare che di tanto in tanto nasca qualche buon giocatore.

Anche nel XV dell’Emisfero Nord si attinge dal XIII, che siano tecniche di gioco come giocatori. Quanto è penalizzante il fatto che in Italia sia pressoché assente?
E’ un fattore che oggi giorno si sconta. Dev’essere chiaro come siano due sport diversi ma chi li “gioca” entrambi da un vantaggio importante alla propria squadra. Il contributo che danno al XV i giocatori provenienti dalla Rugby League è evidente. Un esempio è l’importanza della tecnica di Te’o nella nazionale inglese. Sono arrivato del rugby league italiano nel 2010 e ad oggi non si può dire che in Italia sia veramente decollato limitandosi ad un campionato estivo.

Gli Azzurri a XIII potrebbero dare un contributo al XV?
Credo proprio di sì. La nazionale azzurra in League è composta praticamente da giocatori italo-australia, orgogliosi delle loro origini. Atleti veramente preparati di gran qualità e degni di attenzione come Tedesco fra i migliori tre-quarti del campionato NRL. Ed essere considerato tale in Australia significa veramente di possedere qualità elevate.
Gower passò dal XIII al XV giocando un 6Nazioni con gli Azzurri, ora Mirco Bergamasco fa parte della nazionale a XIII, si parla però di giocatori a fine carriera. L’impedimento maggiore è che questi ragazzi militano in NRL, professionisti con contratti importanti e spostarsi in Europa potrebbe risultare non agilissimo.

Per l’imminente Coppa del Mondo di Rugby League quale speranze ci sono per l’Italia?
Nel girone di qualificazione europeo la sconfitta contro il Galles ci ha relegato al secondo posto ma battendo nettamente la Russia siamo riusciti a qualificarci per la fase finale. Siamo consci di essere in un girone difficile con Fiji e USA ma la speranza è fare un passo in avanti e qualificarci per la fase successiva.

ITALIA 15 Edoardo PADOVANI, 14 Angelo ESPOSITO, 13 Michele CAMPAGNARO, 12 Luke MCLEAN, 11 Giovanbattista VENDITTI, 10 Carlo CANNA, 9 Edoardo GORI, 8 Sergio PARISSE, 7 Simone FAVARO, 6 Abraham STEYN, 5 Andries VAN SCHALKWYK, 4 Marco FUSER, 3 Lorenzo CITTADINI, 2 Leonardo GHIRALDINI, 1 Andrea LOVOTTI. CT Conor O’Shea a disposizione16 Tommaso D’APICE, 17 Sami PANICO, 18 Dario CHISTOLINI, 19 George BIAGI, 20 Maxime Mata MBANDA’, 21 Giorgio BRONZINI, 22 Tommaso BENVENUTI, 23 Luca SPERANDIO.

FRANCIA 15 Brice DULIN, 14 Noa NAKAITACI, 13 Remi LAMERAT, 12 Gael FICKOU, 11 Virimi VAKATAWA,10 Camille LOPEZ, 9 Baptiste SERIN, 8 Louis PICAMOLES, 7 Kevin GOURDON, 6 Fabien SANCONNIE, 5 Yoann MAESTRI, 4 Julien LE DEVEDEC, 3Rabah SLIMANI, 2Guilhem GUIRADO, 1Cyril BAILLE. Ct Guy NOVES a disposizione: 16 Christopher TOLOFUA, 17 Uini ATONIO, 18 Eddy BEN AROUS, 19 Paul JEDRASIAK, 20 Bernard LE ROUX,, 21 Antoine DUPONT, 22 Francois TRINH-DUC, 23 Yoann HUGET

Sei nazioni 2017, l’italrugby non frana contro i maestri inglesi

rubyUna notizia cattiva e una buona. La brutta notizia è che l’Italia perde a Twickenham per 36 a 15. Siamo alla terza sconfitta dopo tre match ma questa volta era più che intuibile, stava nelle cose, contro un’Inghilterra imbattuta dal 2015 e incontrastata padrona dello scenario rugbistico dell’emisfero nord.

Nazionali ben più blasonate della nostra, Francia e Galles, lo hanno saggiato nei primi due turni del Torneo.

L’obiettivo, Oltremanica, non era solo vincere ma mortificare questa “piccola Italia” andando oltre i 57 punti di differenza di quel 80 a 23 del 2001.

Qualsiasi punteggio inferiore sarebbe stato insignificante.

La buona notizia, sicuramente meno presumibile alla vigilia, è cosa e come di buono gli azzurri sono riusciti a realizzare sul campo, aldilà del risultato finale.

Assolutamente imprevedibile la sofferenza inglese nel superare il piano di gioco presentato dal XV di O’Shea che sprezzante e innovativo nella lettura del regolamento nelle ruck, ha letteralmente insinuato dubbi e sgomento, imbrigliando gli inglesi in campo e ammutolendo gli inglesi sugli spalti.

Il mandato azzurro era, in soldoni, nessuno contesti l’ovale a terra, e in mancanza di raggruppamento sul break down non sarebbe scattato il fuorigioco.

Una “furbata” all’italiana escogitata da un team anglo-irlandese-afrikaner.

Almeno per i primi quaranta minuti di gioco.

Rasenta il fantascientifico il risultato del primo tempo con l’Inghilterra che pasticcia e  l’Italia in vantaggio per 10 a 5 con una meta di  Venditti ma che sarebbe potuto essere ben più lauto se non avesse lasciato per strada ulteriori sei facili punti per due penalty mancati da Allan.

L’intervallo è consigliere per l’assimilazione della “trappola” sui punti d’incontro e la ripresa è caratterizzata dalla veemenza del gioco inglese. La realtà sostituisce il sogno

Scende in campo la squadra vorace che tutti conoscono. Nei primi sette minuti due mete in sequenza cambiano il parziale ma le due segnature non sono sufficienti ad allungare oltre il break. E’ una meta capolavoro di Campagnaro, a coronamento di una prestazione superlativa, a  riporta gli Azzurri a ridosso delle “Rose”.

Solo la grandezza inglese e l’inclinazione a vincere anche le partite difficili, nei fatidici ultimi venti minuti, ha ribaltato le sorti del match.

Nel segnalare l’ottima conduzione di gioco dell’arbitro Poite si sottolineano le diverse le reazioni a fine partita.

Mentre Connor O’Shea si dice deluso perché avremmo potuto anche vincere, sdegnato e indispettito Eddie Jones, Head Coach degli inglesi, che a fine partita chiedeva la restituzione dei soldi dei biglietti poiché l’Italia per quaranta minuti non avrebbe giocato a rugby.

Per il rugby azzurro era il momento di dimostrare e lo ha fatto, stando nell’alveo del regolamento, con le armi che ha.

Si doveva reagire concretamente al rovinoso uno due subito nelle prime gare del Torneo e, tacitare la “camorria” data da una settima di bordate medianiche senza precedenti con reiterati proclami, anche autorevoli, all’esclusione Azzurro dal Sei Nazioni a favore della Georgia.

Si doveva evitare l’ennesima sonora sconfitta e tutti si sono assunti le proprie responsabilità, nessuno si è tirato indietro, interpretando una prestazione di grandissimo sacrificio e dando il meglio di se fino all’ottantesimo minuto e così è stato.

Tutto risolto? Non proprio o in parte. In uno sport crudo come il rugby, la vera risposta può giungere solo dal campo ed il segnale deve essere confermato costantemente.

Fra due settimane a Roma contro La Francia

E come si sa gli italiani sono capaci di dare il meglio di sé nei momenti di difficoltà … specialmente se gli solletichi l’orgoglio

Inghilterra: Brown – May (16′ st Nowell), Te’o, Farrell, Daly – Ford, Care (11′ st Youngs) – Hughes, Haskell, Itoje, Lawes, Launchbury – Cole (32′ Sinclair), Hartley (16′ st George), Marler (16′ st Vunipola).

Italia: Padovani – Bisegni (11′ st Benvenuti), Campagnaro, McLean, Venditti – Allan (21′ st Canna), Gori (35′ pt Bronzini) – Parisse, Favaro (18′ st Mbandà), Steyn – Van Schalkwyk, Fuser (28′ st Biagi) – Cittadini (11′ st Ceccarelli), Gega (33′ st D’Apice), Lovotti (18′ st Rizzo).

 

TABELLINO: Inghilterra-Italia 36-15 (5-10)

24′ pt meta Cole, 32′ drop Allan, 40′ meta Venditti tr. Allan; 3′ st meta Care, 6′ meta Daly tr. Farrell, 20′ meta Campagnaro, 30′ meta Nowell, 32′ meta Te’o, 39′ meta Nowell tr Farrell.

Arbitro: Poite (Fra)

RugbyingClass
di Umberto Piccinini

Sei Nazioni, aleggiano
i vecchi fantasmi
del rugby italiano

Sul rugby italiano, quasi fosse un destino inellutabile, aleggiano vecchi fantasmi. Il primo turno del Sei Nazioni, inizialmente colmo di tante belle attese ha, invece, registrato un match giocato “parzialmente”, solo 25 minuti con l’intensità dovuta ed i restanti pressoché assenti, riproponendo palesi incapacità di continuità e, ancor più grave, l’inattitudine di “finire” l’avversario ansimante concedendo lo slancio di ribaltare i ruoli. Si ricorda l’innesperienza internazionale della squadra, si indica l’arbitro e i suoi “lapsus”. Tutti consapevoli che la maratona di Conor O’Shea è appena iniziata, ma, nei modi, quanto visto contro il Galles, diciamo, non è stato particolarmente confortante. Il crollo verticale nel secondo periodo è terrificante, la fallosità che ha tempestato l’intera gara italiana rasenta il dilettantismo. Due aspetti tanto frustranti quanto difficili da scagionare. Oggi gli Azzurri tornano in campo ancora allo Stadio Olimpico, fischio inizio 15,25 e diretta tv Dmax dalle14,45, per il riscatto e azzerare la gare di sei giorni or sono.

Di fronte l’Irlanda che, nonostante l’assenza di Sexton, non può essere messa in discussione o, ancor più, sminuita per la sconfitta contro la Scozia di una settimana fa. Un incidente di percorso sapientemente provocato dalla tattica scozzese. Kearney, Murray, Zebo, Best, sono gli stessi uomini che in autunno hanno battuto All Blacks e Australia e con Leinster, Ulster, Muster, i colori delle “Provincie” di appartenenza, padroneggiano nel Pro12. Lo stesso torneo dove Zebre e Benetton sono fanalini di coda.

Ventisettesimo scontro diretto tra l’Italia ed il XV in maglia verde, com’è possibile percepire, vede un rendiconto tutto sbilanciato a favore del “Trifoglio” con quattro vittorie italiane, ultima datata 2013 proprio all’Olimpico, e ventidue irlandesi. Chiaramente l’Irlanda, mira al bottino pieno con obiettivo portare a casa i cinque punti in palio.

Il Ct O’Shea conosce perfettamente la realtà irlandese avendo indossato la maglia verde del “Trifoglio” trentacinque volte tra il 1993 ed il 2000. Sarà, quindi, una sfida nella sfida, preparata minuziosamente chiedendo al gruppo una grande partita. Il dettato è mantenere la concentrazione e fare massima attenzione ai dettagli, non concedere occasioni agli avversari, soprattutto alle supersoniche gambe dei trequarti, e obbligatoriamente ordine e disciplina, ordine e disciplina. Allora il XV italiano vede un aggiustamento rispetto al primo turno. Quattro i ricambi. Recuperati in mischia il fortissimo flanker Favaro e la seconda linea Van Schalkwyk, a garantire maggiore abrasività, e l’esperienza di Ghiraldini, a tallonatore, come guida per la prima linea. La fisicità e duttilità di Esposito, in sostituzione di Bisegni, darà un importante contributo sulla fascia destra del reparto arretrato. Tutto serve al fine di migliorare, compreso il “gioco” d’inserire l’esplosività di Campagnaro solo nel secondo tempo, se pur sia il giocatore più in forma del gruppo, per sfaldare le maglie irlandesi. Questa non la falliranno e, tuttalpiù, si potrà dire che di più non si poteva fare.

ITALIA: 15 Padovani; 14 Esposito, 13 Benvenuti, 12 McLean, 11 Venditti; 10 Canna, 9 Gori; 8 Parisse (cap.), 7 Favaro, 6 Mbanda’; 5 Van Schalkwyk, 4 Fuser; 3 Cittadini, 2 Ghiraldini,1  Lovotti. A disposizione: 16 Gega, 17 Panico, 18 Chistolini, 19 Biagi, 20 Steyn, 21 Bronzini, 22 Allan, 23 Campagnaro. Commissario Tecnico: Conor O’ Shea

A disposizione: 16 Gega,17 Panico, 18 Chistolini, 19 Biagi, 20 Steyn, 21 Bronzini, 22 Allan, 23 Campagnaro.

IRLANDA: 15 R. Kearney; 14 Earls, 13 Ringrose, 12 Henshaw, 11 Zebo; 10 P. Jackson, 9 Murray; 8 Heaslip, 7 O’ Brien, 6 Stander; 5 Toner, 4 D. Ryan; 3 Furlong, 2 Best (cap.), 1 Healy. A disposizione: 16 Scannell, 17 McGrath, 18 J. Ryan, 19 Dillane, 20 van der Flier; 21 Marmion, 22 Keatley, 23 Gilroy. Commissario Tecnico: Joe Schmidt

ARBITRO: Glen Jackson (Nuova Zelanda)

CALENDARIO 2ª giornata

Roma 11 febbraio 2017, ore 15:25 UTC+1
Italia  –  Irlanda, Stadio Olimpico, Arbitro: Glen Jackson

Cardiff
11 febbraio 2017, ore 16:50 UTC Galles  –  Inghilterra, Millennium Stadium, Arbitro: Jérôme Garcès

Saint-Denis
12 febbraio 2017, ore 16:00 UTC+1 Francia  –  Scozia, Stade de France, Arbitro: Jaco Peyper

classifica

Si assegnano 4 punti in caso di vittoria e 2 in caso di pareggio, più un punto supplementare alle squadre che segnano almeno quattro mete e uno a quelle che perdono con uno scarto compreso entro le sette lunghezze

Si assegnano 4 punti in caso di vittoria e 2 in caso di pareggio, più un punto supplementare alle squadre che segnano almeno quattro mete e uno a quelle che perdono con uno scarto compreso entro le sette lunghezze

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