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S. R.

Manovra infinita, palla all’Eurogruppo

eurogruppo

Oggi, giorno di riunione dell’Eurogruppo per decidere sulle sanzioni alla manovra italiana, sono arrivate le cupe valutazioni sull’Italia dalla banca d’affari Goldman Sachs, che ha drasticamente abbassato allo 0,6% le stime di crescita del Pil italiano per il 2019, a riflesso del calo di fiducia e dei rialzi di rendimenti e spread sui titoli di Stato. In una serie di analisi dedicate alla Penisola, nel suo European Outlook, la banca ha sostenuto che serviranno ulteriori pressioni di mercato e un ampliamento ancora più marcato del differenziale Btp-Bund per convincere il governo a correggere la rotta sulla manovra e perseguire una politica più ortodossa e credibile.

Nel documento di Goldman Sachs si legge: “La questione chiave da un punto di vista macroeconomico e dei mercati è quanta pressione sia necessaria per indurre una marcia indietro politica”. Lo studio ha rilevato che in Portogallo questa svolta giunse dopo che lo spread superò i 400 punti base rispetto ai tassi retributivi dei titoli tedeschi.

Secondo Goldman è “improbabile” che la manovra riesca a stimolare la crescita. “L’impatto della prevista espansione di bilancio sarà probabilmente tagliato dai rialzi dei rendimenti dei titoli di Stato e dal calo di fiducia, che entrambi pesano sul settore bancario e sull’erogazione di credito e implicano che l’Italia stia flirtando con la recessione nel passaggio d’annata”.

La stima sulla crescita 2019, più 0,6%, risulta nettamente abbassata rispetto alle stime precedenti, pari al più 1%. Sul 2020 Goldman stima un più 1,1 per cento e sul 2021 più 1 per cento.

C’è poi un ulteriore rischio, ovvero che con l’accumulo di altre pressioni invece di proceder ad una svolta sulla manovra l’Italia si ritrovi con una “impasse politica” o resti estromessa dai mercati prima della correzione, con una spirale che comprometterebbe ancora di più il Pil. E poi ci sarebbero i rischi di ricadute sul resto dell’area euro, che potrebbero accentuare le pressioni su altri Paesi più deboli.

Valdis Dombrovskis, il vicepresidente della Commissione europea responsabile per l’Euro, oggi a Bruxelles, a margine della conferenza per la celebrazione dei vent’anni dall’introduzione della moneta unica con la fissazione dei tassi irrevocabili di conversione delle monete nazionali partecipanti, ha ribadito: “Sulla manovra finanziaria è positivo che nelle ultime due settimane abbiamo visto un cambiamento di tono nelle discussioni con le autorità italiane, ma non basta: è necessaria una modifica sostanziale dell’andamento del bilancio. Il governo italiano è pronto a impegnarsi e a discutere la manovra, ma non si tratta solo del tono della discussione; si tratta della necessità di avere una correzione sostanziale della traiettoria di bilancio”.

Il commissario Ue agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici, al suo arrivo all’Eurogruppo, oggi a Bruxelles, ha detto: “La Commissione europea ha il pieno controllo della tempistica nell’eventuale procedura per deficit eccessivo, relativa al debito, contro l’Italia. Permetterete alla Commissione di definirsi come ‘signora del tempo’: ‘Master of the clock’.

Poco dopo, il commissario ha aggiunto di aver constatato, in particolare dopo gli incontri piuttosto intensi avuti nel fine settimana, a margine del G20 Buenos Aires, con il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, un cambiamento di tono, un approccio diverso da parte del governo italiano.

Moscovici ha aggiunto: “Il dialogo sta ora andando avanti. Il dialogo è un metodo, attraverso il dialogo possiamo creare una diversa atmosfera e abbiamo la volontà comune di ridurre le divergenze fra noi. Inoltre, ci sono ora delle proposte nuove nell’aria, che stiamo discutendo insieme e vanno nella giusta direzione. Ma rimane un divario consistente tra le posizioni dell’Italia sul bilancio e le correzioni chieste da Bruxelles per rispettare il Patto di Stabilità. Dobbiamo colmare quel divario: per questo dobbiamo ancora lavorare, non siamo ancora alla fine della strada. In parallelo la Commissione deve fare il suo lavoro di preparare le decisioni: sulla base della nostra valutazione abbiamo detto che a questo stadio ci sarebbe la necessità di una procedura per deficit eccessivo, e lo ha detto anche il Comitato economico e finanziario che rappresenta gli Stati membri. Tuttavia, preparare le decisioni non significa che le prenderemo. Il dialogo è il modo per prendere decisioni diverse; ma per questo dovremo ridurre il divario. Il mio motto del giorno è: dialogo e preparazione. Da una parte il dialogo, dall’altra la preparazione delle prossime fasi della procedura. Dobbiamo muoverci in parallelo in queste due dimensioni, sperando che il dialogo abbia una influenza positiva sulla preparazione”.

Raddoppia il taglio dell’Imu per i capannoni così come promesso da Matteo Salvini e arrivano 4mila assunzioni per i centri per l’impiego, primo tassello per la realizzazione del reddito di cittadinanza tanto caro a Luigi Di Maio. E poi ancora, paletti per i furbetti della flat tax, più fondi per ridurre le liste d’attesa della sanità e la proroga della concessione per il superenalotto.

Sarebbero molte le novità in arrivo, fino anche alla nascita del catasto della frutta, nella cinquantina di emendamenti di governo e relatore alla manovra depositati in commissione alla Camera, ma non c’è traccia delle modifiche attese sulle misure di bandiera di Lega e M5S, pensioni e reddito di cittadinanza. Correttivi su cui si sta giocando la partita con Bruxelles e che sono al centro di un ennesimo braccio di ferro fra i due partiti azionisti del governo giallo-verde.

L’obiettivo dell’esecutivo, ribadito più volte dal premier Giuseppe Conte in occasione del G20 di Buenos Aires, è quello di evitare la procedura di infrazione sulla manovra italiana. Un negoziato che si gioca proprio sulle correzioni che si intenderà apportare alla manovra ma di cui al momento non c’è traccia. Sembra ormai evidente da giorni che i nodi verranno affrontati in seconda lettura al Senato, e ad avvalorare questa strada è stato il presidente della commissione Bilancio di Montecitorio Claudio Borghi che, dopo i continui slittamenti dell’esame, ha chiarito che alla Camera non ci sono più i tempi per intervenire.

Oggi, infatti, riprenderanno no-stop i lavori della commissione che proseguiranno ad oltranza domani a partire dalle 10 con l’obiettivo di licenziare il provvedimento martedì e consentire l’approdo in Aula mercoledì. Il calendario è fittissimo. Solitamente la prima settimana di dicembre le ex Finanziarie erano già state approvate da un ramo del Parlamento e si accingevano ad iniziare l’iter nell’altro ramo. Quest’anno il rischio di uno slittamento del via libera finale della manovra a dopo Natale è concreto.

Tutto, ovviamente, dipende dall’accordo nell’esecutivo sui due pilastri, reddito e pensioni, che dovranno essere riscritti e rimodulati per consentire qualche risparmio aggiuntivo da utilizzare molto probabilmente per ridurre la fatidica soglia del 2,4% di deficit considerata intoccabile fino a solo qualche giorno fa. Per fare un ennesimo punto su quest’argomento ci sarà quasi certamente un nuovo vertice di governo a palazzo Chigi entro domani. Ma Lega e M5S sono divisi in particolare sulla riduzione del deficit e sull’ipotesi di tagliarlo fino al 2% per accontentare le richieste della Ue. L’Europa adesso vuole vedere che alle parole di apertura di Conte e Tria seguano dei impegni concreti. Una riduzione del disavanzo fino al 2,1% comporterebbe un taglio di 5 miliardi di spesa che salirebbe a 7 miliardi se l’asticella venisse fissata al 2%.

Raddoppia il taglio dell’Imu sui capannoni che sale dal 20 al 40%. Lo prevede un emendamento dei relatori alla manovra depositato in commissione Bilancio della Camera e fortemente sponsorizzato dalla Lega. Soddisfazione è stata espressa dal leader del Carroccio Matteo Salvini cha ha commentato: “È un impegno che mi ero preso con artigiani e imprenditori dieci giorni fa. Dalle parole ai fatti!”.

Con un emendamento dei relatori alla manovra, vengono introdotti paletti per evitare abusi come licenziamenti o uscite strumentali dal mondo del lavoro con l’obiettivo di ridursi il carico fiscale e poter accedere alla nuova flat tax al 15%, che viene riconosciuta alle partite Iva con ricavi o compensi fino a 65mila euro.

Viene, infatti, previsto che tra i soggetti esclusi dall’imposta sostitutiva rientrano anche le persone fisiche la cui attività è esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali il soggetto ancora lavora o ha lavorato nei due anni d’imposta precedenti.

Lo stop riguarda anche i rapporti di lavoro che erano o sono intrattenuti nei confronti di soggetti “direttamente o indirettamente riconducibili” al vecchio datore di lavoro.

Sulle infrastrutture la Confindustria scende in campo con le proteste. Si inizia con la Linea ad Alta velocità Torino-Lione, ma l’obiettivo è quello di lanciare un segnale forte per lo sblocco delle opere infrastrutturali del paese. Il capoluogo piemontese si prepara ad accogliere domani il fronte degli imprenditori con a capo la Confindustria che terrà un proprio Consiglio generale, a sostegno del fronte del Sì alla realizzazione della Tav.

L’iniziativa è aperta alle altre categorie e hanno dato la loro adesione: Confcommercio e Confartigianato, oltre all’Ance, l’associazione dei costruttori edili. Ci saranno anche Confapi, l’associazione piccole e medie imprese, gli artigiani della Cna, Confesercenti, Confagricoltura, Lega delle Cooperative e Confcooperative.

Oltre al luogo scelto, Torino, anche la data ha un suo significato: cade infatti a ridosso delle risultanze della commissione di analisi tra costi e benefici voluta dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, sulle grandi opere. L’analisi costi-benefici, per quanto riguarda la Tav, ha chiarito il ministro, è stata completata e ora si attende il parere dell’Avvocatura di Stato sull’analisi tecnico-giuridica.

Sulla Tav è chiara la posizione di Confindustria. Per il presidente degli industriali, Vincenzo Boccia, la questione sulla realizzazione o meno della Torino-Lione riguarda soprattutto l’idea di sviluppo che si vuol dare al paese, perché solo realizzando le opere infrastrutturali si cerano nuovi posti di lavoro e si sostengono le imprese nella loro battaglia alla competitività in chiave europea.

All’iniziativa sono attesi circa 1500 imprenditori che potrebbero salire anche al oltre 2 mila in avvio di una settimana che potrebbe rivelarsi decisiva per le sorti dell’opera e giocando d’anticipo alla manifestazione che i No Tav hanno in programma per l’8 dicembre.

Sulla manovra del governo italiano si è espresso anche l’ambasciatore Usa a Roma, Lewis Eisenberg che, partecipando allo Us Italy Dialogue organizzato dall’Aspen, ha detto: “Il processo sul budget intrapreso dal governo è significativo per l’Italia, per l’Ue e per il mondo”. Eisenberg, seduto vicino al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, ha citato anche una frase del presidente Trump secondo il quale ‘Conte sta lavorando duro per l’economia e avrà successo’, e poi ha detto: “Io aggiungo che non c’è mai stato un momento migliore per comprare Made in Usa e Made in Italy”.

Ma vediamo cosa sta cambiando in Parlamento sulla manovra del Governo. Ieri è arrivato il primo pacchetto di emendamenti alla manovra. L’esecutivo giallo verde ha presentato a Montecitorio una parte delle sue proposte di modifica alla legge di bilancio, 56 in tutto. C’è la norma contro i furbetti della flat tax e le 4 mila assunzioni ai centri per l’impiego. Mancano invece, il pacchetto delle misure per la famiglia, annunciato nei giorni scorsi dal governo, e le norme sulle pensioni. Fonti di palazzo Chigi assicurano però che l’emendamento sul taglio delle pensioni d’oro ci sarà. Oggi continua la corsa in commissione Bilancio alla Camera sulla manovra che dovrà approdare arrivare in Aula mercoledì per la discussione generale. Ecco riepilogate, intanto, le principali novità contenute negli emendamenti presentati ieri:

NORMA CONTRO ‘FURBETTI’ FLAT TAX – Arriva la norma contro i furbetti della flat tax (la tassa al 15% per le partite iva sotto i 65.000 euro). Per evitare licenziamenti e altri interventi che consentano di rientrare nella soglia fissata i relatori al ddl bilancio hanno presentato un emendamento per escludere dalla misura ”le persone fisiche nei casi in cui l’attività sia prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in essere o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta o di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili”.

4.000 ASSUNZIONI NEI CENTRI PER L’IMPIEGO – A partire dal 2019 le Regioni sono autorizzate ad assumere fino a 4.000 unità di personale da destinare ai centri per l’impiego. La spesa ammonta a 120 milioni per il prossimo anno e 160 milioni a partire dal 2020.

IMU SU CAPANNONI – Lo sconto possibilità di dedurre l’Imu sui capannoni industriali da Ires e Irpef passa dal 20% al 40%. La deducibiltà sugli immobili strumentali ai fini delle imposte d’impresa e di reddito è previsto da un emendamento al ddl bilancio, presentato in commissione Bilancio dai relatori.

PIU’ RISORSE PER SICUREZZA URBANA – Più risorse per la sicurezza urbana. Il fondo è incrementato di 25 milioni di euro all’anno a partire dal 2019.

TAGLIO TEMPI ATTESA SANITA’ – Raddoppiano le risorse per accorciare i tempi d’attesa per le prestazioni sanitarie. La quota prevista nel ddl bilancio passa da 50 a 100 milioni l’anno, per il periodo 2019-2021, grazie a un emendamento presentato in commissione Bilancio alla Camera.

MEDICI PRIVATI PER COPRIRE BUCHI OSPEDALI PUBBLICI – Gli ospedali pubblici potranno assumere medici, a tempo determinato, per riempire i buchi che non riescono a essere coperti con le normali procedure di assunzione. I relatori al ddl bilancio hanno presentato un emendamento in commissione Bilancio alla Camera che consente in via eccezionale di conferire incarichi individuali con contratto di lavoro autonomo a personale medico, anche per lo svolgimento di funzioni ordinarie. Il ricorso a personale esterno, si legge nella norma, è consentito in casi di ‘effettive esigenze correlate alla garanzia dell’erogazione delle prestazioni di assistenza diretta ai pazienti comprese nei livelli essenziali di assistenza, cui non sia in grado di far fronte con medici dipendenti’.

PARKINSON E ALZHEIMER – Un milione l’anno, per tre anni, da destinare all’European brain research instituite. Il governo ha presentato un emendamento al ddl bilancio, in commissione Bilancio alla Camera, che stanzia un contributo per individuare nuove strategie terapeutiche per malattie neurodegenerative e altri gravi disturbi del sistema nervoso, si legge nella relazione illustrativa che accompagna il provvedimento. Tra gli obiettivi dell’istituto c’è la ricerca di terapie efficaci contro le malattie d’Alzheimer e di Parkinson.

A CNR 30 MLN L’ANNO – Trenta milioni l’anno, nel periodo 2019-2028, per il Consiglio nazionale delle ricerche. Lo stanziamento delle risorse è previsto in un emendamento del governo al ddl bilancio. Le risorse, si spiega nella relazione tecnica, vengono attribuite per il perseguimento efficace delle attività istituzionali di ricerca.

PROROGA CONCESSIONE SUPERENALOTTO – Proroga della concessione del superenalotto fino al 30 settembre 2019. La norma, si legge nella proposta di modifica, viene introdotta al fine di consentire l’espletamento della procedura di selezione per l’attribuzione della nuova concessione per l’esercizio dei giochi numeri a totalizzazione nazionale.

ACCADEMIA CRUSCA – L’Accademia della Crusca potrà assumere 3 unità di personale non dirigenziale, per una spesa complessiva di 236.000 euro l’anno a partire dal 2019. La misura è contenuta in un emendamento al ddl bilancio, presentato dal governo in commissione Bilancio alla Camera. Il fine della misura, si legge nella proposta di modifica, è quello di sostenere la lingua italiana, nel suo valore storico di fondamento dell’identità nazionale, e di promuovere lo studio e la conoscenza in Italia e all’estero.

ARRIVA LA ‘NORMALE MERIDIONALE’ – La Normale di Pisa avrà una succursale nell’università di Napoli Federico II, che sarà chiamata ‘Scuola Normale superiore meridionale’. La nascita della struttura, si legge nella proposta di modifica, ha l’obiettivo di rafforzare la partecipazione dell’Italia al progresso delle conoscenze e alla formazione post laurea, anche mediante l’adesione alle migliori prassi internazionali oltre che assicurare una più equa distribuzione delle scuole superiori nel territorio nazionale.

AIFA POTRA’ RINEGOZIARE PREZZI FARMACI – L’Aifa potrà negoziare il prezzo dei farmaci, anche prima della scadenza dell’accordo con le aziende, se le condizioni di mercato cambiano. L’Agenzia italiana del farmaco, si legge nella proposta di modifica, potrà riavviare, prima della scadenza del’accordo negoziale con l’azienda farmaceutica le procedure negoziali per il riconsiderare le condizioni dell’accordo in essere nel caso in cui intervengano ‘medio tempore’ variazioni del mercato, tali da far prevedere un incremento del livello di utilizzo del medicinale ovvero configurare un rapporto costo terapia sfavorevole rispetto alle alternative presenti nel prontuario farmaceutico nazionale.

PICCOLE FARMACIE – Novità in arrivo, per sostenere le piccole farmacie. Il tetto per accedere allo sconto del 60%, sulle trattenute applicate dal servizio sanitario nazionale ai pagamenti che effettua nei confronti degli esercizi, passa dall’attuale fatturato di 300.000 euro (al netto dell’Iva) a 150.000 euro. La misura, si legge nella relazione tecnica, viene introdotta per “garantire sull’intero territorio nazionale l’uniforme attuazione delle norme che prevedono delle agevolazioni per le farmacie rurali sussidiate con un fatturato annuo in regione di servizio sanitario nazionale”.

20 ASSUNZIONI PER AVVOCATURA DELLO STATO – Venti assunzioni, tra avvocati e procuratori, per l’avvocatura dello Stato. ‘Al fine di assicurare all’Avvocatura dello Stato l’esepletamento dei compiti ad essa assegnati dalla legge -si legge nella proposta di modifica- le dotazioni organiche degli avvocati e dei procuratori sono aumentate rispettivamente di 10 unità. Le procedure concorsuali sono disposte anche in deroga ai vincoli in materia di reclutamento nelle pubbliche amministrazioni e ai limiti assunzionali previsti dalle normativa vigente in materia di turn over”.

PRECARI ARERA – I precari dell’Arera potranno essere assunti a tempo indeterminato, senza dover superare un concorso pubblico. ‘Al fine di superare il precariato e ridurre il ricorso ai contratti a termine e valorizzare le professionalità acquisite dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato, l’Autorità di regolazione per l’energia, reti e ambiente, nel triennio 2019-2021, previo superamento di un apposito esame-colloquio, assume a tempo indeterminato il personale non dirigenziale’, si legge nella proposta di modifica.

SLITTA A 2020 PROCEDURA REGIONI PER DIVIDERE AUMENTO RISORSE SANITA’ – Slitta al 2020 la procedura che le regioni devono attuare per assicurarsi le maggiori risorse che vengono stanziate dallo Stato per il servizio sanitario nazionale. La norma approdata alla Camera prevede che ‘per gli anni 2019, 2020 e 2021, l’accesso delle regioni all’incremento del livello del finanziamento rispetto al valore stabilito per l’anno 2018 è subordinato alla stipula, entro il 31 gennaio 2019, di una specifica intesa in sede di Conferenza’. La proposta di modifica stabilisce che la procedura scatterà dal 2020, facendo riferimento alle risorse stanziate nel 2019 (114,4 mld) e dando tempo alle regioni fino al 31 marzo 2019 per trovare un’intesa.

CAMBIA NORMA VOUCHER PER CONSULENZE SVILUPPO IMPRESE – Cambia la norma che stanzia un contributo a fondo perduto, nella forma di voucher, per le consulenze di natura specialistica finalizzate a sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese. Non sarà più valida per le piccole e medie imprese ma solo per le micro imprese. Il disegno di legge arrivato alla Camera consente l’accesso all’agevolazione a tutte le pmi mentre la proposta di modifica riduce la platea alle sole micro e piccole imprese.

MONITORAGGIO PROGETTI SETTORE AERONAUTICO – ‘Al fine di assicurare l’attività di monitoraggio, controllo e valutazione sui progetti per lo sviluppo e l’accrescimento di competitività delle industrie operanti nel settore aeronautico è autorizzata la spesa di 250.000 euro l’anno a partire dal 2019.

RIMBORSI PER COMITATO MEDIA-MINORI – In arrivo 200.000 euro a partire dal 2019, per il funzionamento del Comitato di applicazione del codice di autoregolazione media e minori. Le risorse andranno, in particolare, per ‘i rimborsi legati alla partecipazione delle sedute plenarie e delle sezioni per la stipula di accordi e convenzioni con università e organismi specializzati pubblici e privati, per l’effettuazione di ricerche studi e attività divulgative nelle materie di competenza’.

PIU’ CONTROLLI RECEPIMENTO NORME UE – Incrementare i controlli nella fase di recepimento delle norme Ue, per evitare possibili contenziosi. I relatori al ddl bilancio hanno presentato un emendamento al ddl bilancio, in commissione Bilancio della Camera, per ‘rafforzare, sia in fase ascendente di formazione sia un quella di recepimento del diritto e delle politiche dell’Unione europea, le verifiche di compatibilità con la tutela effettiva dei principi e diritti fondamentali previsti dalla Costituzione, anche allo scopo di prevenire il relativo contenzioso’. A partire dal 2019 è previsto lo stanziamento di 1,5 milioni di euro annui a decorrere dal 2019.

Purtroppo, quello che sta in cantiere non è ancora sufficiente per evitare il provvedimento di infrazione che potrebbe essere preparato ma ancora non applicato. Insomma, l’Ue sta ancora dando tempo all’Italia ma la meta da raggiungere è stata già fissata molto chiaramente.

S. R.

Le Pmi preoccupate dalla manovra del governo

impresa

Il presidente della Piccola e Media Industria, Carlo Robiglio, ha descritto il clima vissuto nelle aziende dove, oltre alla sfida quotidiana del fare impresa, si aggiunge oggi anche l’attenzione sulla manovra economica del Governo.

Carlo Robiglio ha detto: “Nella trincea degli imprenditori della Piccola Industria c’è indubbiamente una preoccupazione che sta salendo ogni giorno in maniera esponenziale. L’imprenditore non ha paura delle difficoltà, ha paura dell’incertezza, delle cose non chiare. E mai come in questo momento vede incertezza quindi blocca gli investimenti. E chi già lottava per difendere la trincea ora ha paura che finisca in una Caporetto”.

Novarese, imprenditore di prima generazione, Carlo Robiglio, da un anno leader di una dorsale dell’economia italiana e del sistema di via dell’Astronomia (rappresenta il 98% delle aziende associate a Confindustria), respira la vita concreta delle imprese. Ha fatto un percorso che, dopo 14 tappe, approderà per un primo bilancio al Forum della Piccola Industria, il primo dicembre prossimo a Bologna.

Il presidente di Pmi ha spiegato la mission del Forum: “Cultura d’impresa al centro: vuol dire la possibilità di aiutare moltissimi piccoli imprenditori. Mai come in questo momento c’è bisogno di un cambio di testa per un cambio di passo, con tre baluardi: cultura d’impresa, ruolo sociale dell’imprenditore, crescita. C’è il grande tema della resilienza, che tratteremo a Bologna, perchè una azienda resiliente in un territorio fragile continua a dare lavoro e rende forte anche il territorio, come nelle aree del terremoto. Ed il filo rosso è la persona al centro, e mai come oggi, con le sue capacità, le sue competenze”.

Su Governo e manovra visti dalle imprese, ha detto: “Crea imbarazzo, crea quella grande difficoltà di dialogo che c’è oggi. Prima di essere una critica è una ‘non comprensione’. Per criticare dovresti capire perchè il tuo interlocutore ha fatto una scelta, io in questa fase non riesco a capire la ‘ratio’ della scelta. Il Governo annuncia una manovra espansiva, per la crescita, ma da tutte le valutazioni che facciamo, personalmente, con il Centro Studi di Confindustria, come imprese, ci sembra che il percorso non è sicuramente in quella direzione. Hai bisogno di fare un 1,5% di crescita in più, in un momento così difficile a livello europeo, e vai a non supportare i driver della crescita? Io non capisco. Se hai 10 o 20 miliardi e li usi in una direzione capisco che mi dici che non puoi darli altrove. Ma io qui ti critico e dico: allora hai sbagliato dove allocarli”.

Sul reddito di cittadinanza, Carlo Robiglio ha risposto: “Capisco, non voglio essere contrario ad una logica solidaristica. Ma la direzione è un’altra: supporto alle imprese, enormi sgravi fiscali per le assunzioni dei giovani, supporto per la formazione. E c’è addirittura un clima antipedagogico. Cosa trasmettiamo ai nostri giovani? Cosa dico a mio figlio, che conviene non far nulla perchè se è un neet avrà i soldi dallo Stato? Questa è la cosa che più mi preoccupa: è folle, allucinante. Tolgono ogni sostegno. Dateci supporto e creeremo valore e lavoro. Questo clima le pmi lo vivono male. La prima paura che hanno è il credito: un piccolo imprenditore fa fatica a comprendere tutti i concetti, tra manovra, spread, mercati finanziari, ma comprende che quel percorso rischia di essere estremamente tragico per lui perchè se aumenta lo spread la banca farà ancora più difficoltà a darti il denaro. Cos’è che non capisce il nostro imprenditore? Ma, accidenti, abbiamo fatto più investimenti con Industria 4.0 e cominci a togliere? Il superammortamento non c’è più, l’iperammortamento lo rivedi, decontribuzione sulla fiscalità legata alla formazione non c’è più, l’incentivo Sud non c’è più. Ricerca e sviluppo: abbassato il sostegno. Tolto l’Ace, l’aiuto alla crescita economica”.

Infine, per il Presidente delle Pmi, ecco cosa chiederebbero le imprese al governo: “Diciamo: dammi tutto quello che mi puoi dare perchè io possa creare valore e lavoro. Perchè è questo quello che mi interessa”.

Purtroppo, la manovra del governo attualmente produrrebbe effetti socialmente negativi sotto molti aspetti.

S. R.

Anticorruzione, Governo battuto alla Camera

cameradeideputati.600Il Governo è stato battuto alla Camera sull’anticorruzione. La maggioranza è andata sotto su un emendamento al ddl Bonafede votato a scrutinio segreto. A quel punto, il capogruppo M5S Francesco D’Uva ha chiesto la sospensione dell’aula. Il presidente della Camera, Roberto Fico, dopo aver ascoltato il parere dei gruppi, ha sospeso i lavori a Montecitorio per 30 minuti per poi convocare la conferenza dei capigruppo al termine della quale è stato comunicato che l’aula della Camera avrebbe ripreso l’esame del ddl il giorno successivo alle 11. Per le 9 nel frattempo Luigi Di Maio ha convocato l’assemblea dei gruppi M5S.

L’emendamento al ddl anticorruzione a prima firma dell’ex M5S ora al gruppo Misto, Catello Vitiello, sul quale la maggioranza è stata battuta, depotenzia il reato di peculato. Tema sul quale, durante i lavori in commissione, Lega e M5S avevano manifestato opinioni diverse: favorevole il Carroccio, contrari i grillini. La maggioranza aveva dato parere contrario all’emendamento Vitiello. I voti a favore sono stati 284, i voti contrari 239.

Vitiello è stato espulso dal M5S per aver violato l’articolo 6 del nuovo Regolamento grillino, che vieta la candidatura di persone iscritte ad associazioni massoniche e, soprattutto, per non aver informato i vertici del suo passato.

I colleghi della stampa, per dovere professionale, farebbero bene ad informare i cittadini che l’art. 6 del Regolamento grillino è incostituzionale per diversi aspetti tra cui gli atteggiamenti discriminatori sulla libertà di associazione dei cittadini.

Fuori da Palazzo Chigi, Matteo Salvini ha detto: “E’ stato un incidente di percorso che avrà come risultato che il ddl verrà approvato più in fretta, certo che non ci sarà nessuna ripercussione”. Subito dopo il voto il leader del carroccio aveva parlato di voto in aula assolutamente sbagliato. Salvini ha aggiunto: “La posizione della Lega la stabilisce il segretario. Il provvedimento arriverà alla fine come concordato dalla maggioranza. Io abolirei il voto segreto perché italiani hanno diritto di sapere chi vota cosa. Colpa delle Lega? A me non interessano i responsabili. Ripeto: nascondersi dietro il voto segreto è vigliacco, chiunque lo faccia. C’è una maggioranza, andrà fino in fondo. C’è il decreto sicurezza, c’è la manovra… c’è così tanto da fare che fare i bambini schiacciando i bottoni mi sembra veramente inutile. La lega si impegnerà per accelerare l’approvazione del ddl anticorruzione”.

L’onorevole Francesco D’Uva ha dichiarato: “Quello che è accaduto oggi in aula è un fatto gravissimo. Così non si va avanti. Noi non salviamo i furbetti dalla galera. Chi ha votato Sì a un emendamento che va a favore dei delinquenti si sta assumendo una responsabilità enorme agli occhi dei cittadini”.

Igor Iezzi, capogruppo della Lega in Commissione Affari Costituzionali, ha detto ai cronisti: “Sono i fichiani che hanno votato a favore per mandare un segnale. Cercano una scusa per non votare il decreto sicurezza”.

Il capogruppo della Lega a Montecitorio, Riccardo Molinari, ha assicurato: “Non siamo stati noi a far andare sotto la maggioranza”.

Il deputato Pd Francesco Boccia ha detto: “Con il governo battuto su un voto sul peculato è evidente che Lega e M5S non possono più stare insieme. I leghisti hanno tradito il patto di governo per salvare tutti coloro che hanno un processo per peculato. Brutta pagina politica che dimostra come la maggioranza su alcuni temi è geneticamente modificata. Un giorno il condono, un altro il dl sicurezza, poi gli inceneritori, oggi l’anticorruzione. Sono divisi su tutto e quando si affrontano i nodi cruciali dei singoli provvedimenti le enormi divergenze politiche e culturali vengono fuori”.

La capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini, ha commentato: “Riteniamo attraverso il voto segreto di aver garantito la libertà di espressione di quest’aula. Dopo giorni di giustizialismo manettaro, se oggi quest’aula si è espressa a favore del garantismo è nell’interesse degli italiani”.

Se un governo non ha più la maggioranza in Parlamento, avrebbe il dovere di chiedere la fiducia o di rassegnare le dimissioni.

S. R.

Condono Ischia. Governo battuto: Ira del M5S

aula senato

“Governo in minoranza sul condono di Ischia: battaglia vinta dall’opposizione”. Lo ha affermato il segretario del Psi Riccardo Nencini, al termine dei lavori in Commissione al Senato durante i quali la maggioranza è stata battuta sul condono per Ischia per 23 voti a 22 sul decreto emergenze.

E’ stato approvato l’emendamento all’articolo 25 che disciplina le pratiche di condono edilizio a Ischia. Secondo quanto si apprende, sarebbe risultato decisivo il voto del senatore del M5S Gregorio De Falco. L’ex capitano di fregata ha spiegato: “L’emendamento in questione è stato presentato da Papatheu di Forza Italia ed era analogo a quello che avevo presentato io”. Alla domanda se abbia votato con le opposizioni, De Falco si trincera dietro un no comment.

Intanto l’ira dei vertici M5S si abbatte su di lui, sotto accusa per aver votato con le opposizioni l’emendamento al dl Genova che modifica le norme sul condono edilizio per Ischia su cui il governo aveva dato parere contrario. Per aver mandando giù l’esecutivo, dal vertice dei grillini trapela rabbia e questa sarebbe l’accusa: “Il punto è che sono uscite le rendicontazioni e De Falco non vuole restituire. Vuole farsi cacciare. Questo è il punto. Ma quando uno vota con Forza Italia ha segnato il suo cammino. Prima, però, dovrà restituire i soldi agli alluvionati”.

Questo diktat lascia intendere che per De Falco l’espulsione sia ormai dietro l’angolo. Non solo, nel mirino dei vertici è finita anche Paola Nugnes e gli altri ‘ribelli’ accusati di remare contro. A quanto si apprende, nel Movimento si sta addirittura verificando se il regolamento del Senato consenta di spostarli in Commissioni parlamentari meno decisive.

“Quanto al dl Genova, si va avanti e domani in Aula si porta a casa”, così direbbero gli stessi vertici M5S.

E così, da quanto riferiscono i vertici M5S, i senatori De Falco e Nugnes vanno subito fuori dal gruppo M5S al Senato: sarà il capogruppo Stefano Patuanelli a commutare la sanzione ai due ribelli. Per Nugnes si profila la sospensione, per De Falco l’espulsione dal Movimento. Ma entrambe le sanzioni comporterebbero l’immediata l’uscita dal gruppo al Senato, con probabile passaggio al misto. Solo in un secondo momento arriveranno le sanzioni decise dal collegio dei probiviri, che riguarderanno non solo Nugnes e De Falco ma anche, stavolta per il ‘dossier dl sicurezza’, Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura.

L’ex premier Matteo Renzi, senatore del Partito democratico, ha commentato: “Il Governo è stato battuto sul condono edilizio. Voglio dire pubblicamente grazie ai senatori Cinque Stelle che hanno avuto il coraggio di votare contro questa schifezza”.

Con l’uscita dei cinque ‘grillini’, la maggioranza di governo al Senato si ridurrebbe ad un solo voto.

S. R.

Draghi all’Italia, ineludibile ridurre il debito

Draghi-EurozonaAll’eurogruppo di lunedì scorso, il presidente della Bce Mario Draghi, durante la riunione alla quale ha partecipato il ministro dell’Economia Giovanni Tria, ha insistito sulla necessità che l’Italia riduca il suo debito elevato. E’ quanto si apprende da fonti europee. Prendendo la parola nella riunione dei ministri dell’Economia dell’Eurozona dedicata all’Italia, Draghi ha sottolineato come ridurre il debito sia una responsabilità che va al di là di quanto richiesto dalle regole europee.

L’ultimo Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso di indicare l’italiano Andrea Enria come prossimo presidente del Consiglio di Vigilanza bancaria. La proposta di Enria, attualmente presidente dell’Autorità bancaria europea, sarà sottoposta al vaglio formale dell’Europarlamento.

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea lo ha preferito alla numero due della Banca centrale irlandese Sharon Donnery.

Per un anno dunque le due massime autorità della Bce saranno a guida italiana: Mario Draghi, in scadenza a fine ottobre 2019, e Andrea Enria, che resterà in carica per 4 anni e succede alla francese Danièle Nouy. Ora la sua nomina dovrà essere confermata dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo formato dai Governi nazionali. Enria sarà a capo di un istituto, la Bce, che esercita la vigilanza diretta sulle maggiori 118 banche dell’Eurozona, che detengono quasi l’82% degli attivi bancari nell’area dell’euro. Le banche più piccole continuano a essere sottoposte alla vigilanza esercitata dalle autorità nazionali competenti in stretta collaborazione con la Bce. La Bce può comunque decidere in ogni momento di assumere la vigilanza diretta di un qualsiasi istituto al fine di assicurare l’applicazione coerente di standard di vigilanza elevati.

La proposta finale spettava al Consiglio direttivo della Bce che si è espresso con 21 voti e non 25 (i 19 governatori delle banche centrali della zona euro e i 6 membri del board della Bce), in virtù del sistema di rotazione che disciplina l’assegnazione dei diritti di voto, in vigore dal 1° gennaio 2015 con l’ingresso della Lituania nell’euro. La rotazione, che esclude dalla votazione quattro membri del Council, sembrava in effetti favorire Enria perché questo mese non votano tre Paesi considerati falchi come Lettonia, Lituania e Lussemburgo e non ha votato neppure il governatore della Banca centrale francese, visto vicino alla posizione della Germania.

Andrea Enria, 57 anni, spezzino, laureato alla Bocconi, dal 2008 al 2010 è stato a capo della supervisione bancaria della Banca d’Italia. Dal 1º marzo 2011 è stato il primo presidente dell’Autorità bancaria europea (e la conseguente gestione degli stress test bancari) per la quale nel 2015 è stato riconfermano per un secondo mandato di presidenza. Enria ha contribuito a creare l’Eba, l’authority che il prossimo anno si trasferirà da Londra a Parigi in seguito alla Brexit. L’Eba ha fissato gli standard patrimoniali per le banche che la Bce ha poi fatto rispettare nella sua attività di supervisione.

Tanto Enria quanto Donnery sono considerati falchi moderati, non colombe: tuttavia i Paesi core appoggiano più Donnery, i periferici più Enria. Detto questo, il conteggio delle possibili preferenze tra l’italiano e l’irlandese (servono come minimo 11 voti per divenire chair dell’SSM) dava incerti i due voti della Spagna (il vice-presidente Bce Luis de Guindos e il Governatore del Banco de España Pablo Hernández de Cos) e del Governatore irlandese della Central Bank of Ireland, Philip R. Lane. Un testa a testa dall’esito incerto fino all’ultimo istante. Enria negli ultimi giorni aveva conquistato terreno rispetto a Donnery disposta a rinunciare all’SSM per divenire governatrice della Banca centrale irlandese e spianare la strada al governatore Philip Lane per il posto del capo economista Peter Praet che si libera nel giugno 2019.

Durante il recente voto nel comitato dei coordinatori che si occupano di finanza e mercati al Parlamento europeo si era verificato un pareggio tra Enria e Donnery. Sarebbe stata la mancanza del voto del coordinatore della Lega, assentatosi al momento del voto, a far mancare a Enria il voto della vittoria.

S. R.

Dall’Europa arriva il test per le banche

Banche popolari-fiduciaOggi, sono arrivati i nuovi stress test dell’Autorità bancaria europea (Eba), l’organismo che da Londra vigila sulle banche dell’Unione europea affiancando la Banca centrale europea. Stavolta, in assenza di sorprese, per le 4 banche italiane coinvolte, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi e Banco Bpm, non si sono state bocciature o risultati dirompenti. Soltanto Bpm sarebbe quella con l’eccedenza di capitale Cet1 più esile rispetto a quanto chiesto negli Srep della Bce 2018, trovandosi al di sopra con un solo punto percentuale.

Gli scenari di ‘stress’ test, il banco prova a cui vengono sottoposti i bilanci delle maggiori 48 banche dell’Unione europea nelle ipotesi di grave recessione, balzo dei tassi, crollo dei prezzi immobiliari, partono da una fotografia iniziale che è quella di fine 2017, cioè qualche mese prima che il balzo degli spread della primavera di quest’anno facesse peggiorare nuovamente il quadro di numerosi istituti, tornando a far parlare di nuovi aumenti di capitale a causa dei prezzi delle azioni tornati ai minimi storici nelle ultime settimane, e del deterioramento dell’ingente attivo custodito sotto forma di Btp. Non ci saranno promossi o bocciati, non essendoci una soglia ufficiale di capitale Cet1.

Lo ‘scenario avverso’ vedrebbe per l’Italia un calo del Pil dello 0,6% nel 2018, dell’1,5% per il 2019 e -0,6% per il 2020, con disoccupazione in rialzo fino al 12,7% alla fine del periodo e un calo sensibile dei prezzi immobiliari (-7,3%, -4,9% e -0,1% rispettivamente). Per la Borsa si ipotizza un crollo del 35% quest’anno, del 31% il prossimo innescato da una Brexit in grado di scuotere i mercati, del 25% nel 2020.

Gioca a favore dell’Italia il fatto che le banche italiane più problematiche siano escluse dai test dell’Eba (a partire da Carige, che invece sarà passata al setaccio dalla Bce che a gennaio comunicherà i risultati ai singoli istituti, e Mps, esclusa dai test essendo del tesoro dopo il salvataggio).

Sembrano più ottimisti gli analisti dell’agenzia di rating canadese Dbrs, nonostante lo scenario dell’Eba sia duro, che noterebbero i presupposti di partenza meno rigidi per gli spread e l’assenza di una soglia minima per il coefficiente patrimoniale Cet1 che risulterebbe dopo lo stress simulato. Le quattro banche italiane appaiono tutte ben al di sopra del 5,5% di capitale Cet1 minimo fissato come standard dai principi di Basilea2.

Tuttavia, i risultati dell’esercizio dell’autorità guidata da Andrea Enria saranno di grande importanza per il ‘dopo’, cioè quando la Bce valuterà l’adeguatezza patrimoniale su base ‘fully loaded’, ossia con i nuovi criteri Ifrs9 (che impone alle banche una stretta sulla gestione dei rischi in tutto il processo del credito) a regime dal 2021 e con i criteri transitori da qui fino ad allora. Francoforte potrà alzare i requisiti patrimoniali, in una congiuntura caratterizzata dall’incognita Brexit, da una crescita globale che rallenta, dalla fine del Qe che impatta inevitabilmente sull’Italia, e dalle Borse sotto pressione dopo anni di rialzi.

L’attenzione potrebbe finire anche sulle banche tedesche, con Deutsche Bank particolarmente indebolita dai recenti risultati. Ma nel frattempo, come specificato nelle nuove linee guida sugli Npl, l’Eba si appresterebbe a chiedere strategie di gestione dei crediti deteriorati quando questi superino il 5%., segno che il pressing, in tandem con quello della Bce, su questo ‘vulnus’ delle banche italiane proseguirà per un bel po’.

Quindi, si presenterebbe uno scenario macroeconomico duro, con una recessione che toglierebbe al Pil italiano un 2,7% in tre anni. Ma allo stesso tempo criteri meno rigidi per la valutazione dello spread, e dunque per i circa 380 miliardi di euro di titoli di Stato in portafoglio alle banche italiane.

Ma queste previsioni, molto probabilmente, non verranno prese in considerazione dal governo italiano che proseguirà imperterrito il suo percorso a sostegno della manovra di bilancio giunta ormai in Parlamento per la discussione.

Senza le modifiche richieste dalla Commissione Europea entro il 21 novembre, arriverebbe dall’UE la definitiva bocciatura e ci sarebbero le sanzioni da applicare all’Italia. Poi, molto probabilmente, inizierà la propaganda elettorale antieuropeista fatta da Lega e M5S con gli slogan in cui l’Europa sarà colpevole di non aver approvato la manovra ‘espansiva’ del governo italiano.

S. R.

Toninelli vuole fermare la Tav. Buemi: irrespondabili

toninelli

Dopo le recenti vicende e proteste sulla TAP, il M5S cerca di recuperare il proprio elettorato con la TAV. Ma ormai, lo sfaldamento di M5S sarebbe già iniziato.

Con 23 voti favorevoli e 2 contrari il Consiglio comunale di Torino ha approvato l’ordine del giorno M5S che esprime contrarietà alla Tav ed ha chiesto di sospendere l’opera in attesa dei risultati dell’analisi costi/benefici.

L’assessore ai Rapporti con il Consiglio e all’Ambiente, Alberto Unia, ha detto: “La Giunta comunale è assolutamente favorevole a questo atto. L’atto dice solo che abbiamo bisogno di dati e di sapere se c’è una sostenibilità economica dell’opera”.

Si sono registrati momenti di tensione dinanzi al portone d’ingresso del municipio. Gli agenti hanno sbarrato l’ingresso creando una barriera tra i No Tav e un nutrito gruppo di manifestanti che invece sono a favore dell’opera. Fra questi il consigliere regionale di Forza Italia, Andrea Tronzano che ha detto: “Speriamo che (il presidente della regione) Chiamparino monitori la situazione e alla fine prevalga il buon senso”.

La seduta consiliare è stata sospesa per qualche minuto dal presidente a causa della protesta dei consiglieri di centrosinistra che hanno esibito cartelli con le scritte  ‘Torino dice Si alla Tav’. Tra i consiglieri, anche l’ex sindaco Piero Fassino. È stata convocata la conferenza dei capigruppo.

Questa vicenda che si è discussa ieri a Torino ha un valore nazionale. Per il movimento cinque stelle ha preso posizione il capogruppo alla Camera Francesco D’Uva, che ha affermato: “Nel contratto di governo abbiamo messo nero su bianco le nostre intenzioni rispetto alla Tav Torino-Lione e non c’è ragione di procedere diversamente. Nel rispetto degli accordi con la Francia, l’opera si ridiscute integralmente e intanto è in via di completamento, come previsto per tutte le grandi opere, l’analisi costi-benefici che, ricordiamo, il ministro Toninelli ha affidato a un pool di esperti indipendenti e qualificati. Anche in questo caso, il faro per noi è l’interesse della collettività a fruire di opere utili e non inutilmente dispendiose. Sull’Alta velocità Torino-Lione trarremo le nostre conclusioni alla luce dei risultati dell’analisi costi-benefici”.

A sostegno di quanto dichiarato da D’Uva, il leader dei cinque stelle, Luigi Di Maio, a Marcianise ha detto: “Con il vicepremier Matteo Salvini non c’è nessun chiarimento da fare: per quanto mi riguarda la Tav, quindi la rinegoziazione del progetto Tav è dentro il contratto di governo”. Di Maio era a Marcianise per la presentazione di Mercitalia Fast, il nuovo servizio merci ad alta velocità del Gruppo Fs Italiane.

Viviana Ferrero, consigliere al Comune di Torino per M5S ed esponente della No Tav della Valle di Susa, ha affermato: “Oggi per me come valsusina, e anche storica esponente del movimento No Tav, chiedere in aula come Comune di Torino al Governo di attuare una politica rigorosa pubblica e verificabile di analisi costi e benefici è un traguardo che dà significato a 20 anni di mia vita politica, non partitica, fatta di presidi, marce, articoli, dibattiti pubblici sul No Tav. E in questo momento voglio ringraziare proprio Alberto e Bianca Perino come simbolo di quella umanità che non ha mai smesso di credere a un modello diverso. Ringraziare i tecnici della commissione tecnica Torino Lione senza nominarli, ma con un ringraziamento singolo ad ognuno di loro, per aver portato avanti con determinazione la forza dei numeri. Tutto questo mi dà grande speranza. Dopo così tanto tempo è una speranza concreta e realizzabile”.

La Tav Torino Lione – commenta il responsabile giustizia del Psi Enrico Buemi – è stata decisa da tempo. I lavori sono in corso ormai da più anni. Non ci sono più giustificazioni per non realizzare l’opera di importanza strategica per l’Italia e l’Europa del sud. Chi si oppone ha la responsabilità politica giuridica ed economica dei danni che ne deriveranno. Il referendum sarebbe un alibi per questi irresponsabili debosciati”

Il fronte pro-Tav è capeggiato dagli imprenditori piemontesi appoggiati dalla Confindustria. Sullo stesso lato della ‘barricata’, in maniera insolita, PD e FdI. Circa duecento imprenditori e sindacalisti hanno partecipato al presidio davanti al Comune. Davanti al Palazzo di Città ci sono stati i presidenti delle nove associazioni d’impresa (Api, Unione Industriale, Amma, Ascom, Confartigianato, Cna, Confesercenti, Collegio Costruttori, Confapi) che sono entrati nella Sala Rossa (l’aula consiliare) per assistere al dibattito. Presenti anche la Cisl e la Fim. I rappresentanti degli imprenditori hanno incontrato Valentina Sganga, capogruppo del M5S a Palazzo di Città, e  poi i capigruppo degli altri partiti.

Al termine dell’incontro con le associazioni d’impresa, la capogruppo penta stellata al Comune di Torino, Valentina Sganga, ha detto: “È stato un primo momento di confronto che speriamo proseguirà. Ci è stato chiesto il rinvio della discussione dell’odg ma non ci sono ragioni perché questo avvenga. Quello che dispiace è constatare che solo oggi ci sia stata questa esigenza di incontro quando sono più di due anni che il Movimento 5 Stelle amministra la città”.

Sulla stessa linea, Andrea Russi, presidente della commissione consiliare Attività produttive, ha sottolineato: “Mi sarebbe piaciuto avere prima questo incontro. Abbiamo fatto ben due commissioni pubbliche a cui era  stato invitato il fronte del sì, ma nessuno si è presentato. Oggi le categorie hanno detto che l’opera è fondamentale, ma non hanno portato dati tecnici. Noi volevamo  un Consiglio aperto, ma minoranze hanno sempre votato contro”.

Ad onor del vero, si ricorda agli lettori che, nel Consiglio comunale di Torino, su 40 consiglieri, 23 sono del M5S e l’opposizione non ha nessun margine decisionale).

Gli imprenditori si sono mobilitati per opporsi a chi vuole lo stop della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, considerata determinante per il futuro della città e della regione subalpina. E la sfida del mondo delle imprese ha trovato l’appoggio di esponenti del PD pronti a una iniziativa aperta a tutti i cittadini. Nella Sala Rossa si sono presentati con cartelli dalla scritta: “Sì Tav. Per Torino, per il Piemonte, per l’ambiente”.

Tra i presenti è stato notato anche l’ex senatore del Pd Stefano Esposito, da sempre sostenitore della grande opera. In consiglio comunale per le imprese si sono dati appuntamento Corrado Alberto, presidente API Torino, Dario Gallina, presidente dell’Unione industriale di Torino, Giorgio Marsiaj, numero uno dell’Amma, che riunisce le aziende metalmeccaniche, Maria Luisa Coppa, a capo dell’Ascom, Giancarlo Banchieri, alla guida di Confesercenti torinese. E poi Dino De Santis, presidente di Confartigianato, Andrea Talaia di Cna, Antonio Mattio, al timone del Collegio costruttori di Torino e Alessandro Frascarolo di Confapi cittadina.

La Confindustria ha ribadito con forza l’assoluta necessità di completare i lavori della Tav. Poi ha annunciato che proprio a Torino convocherà un Consiglio generale straordinario allargato alla partecipazione dei Presidenti di tutte le Associazioni Territoriali d’Italia per protestare insieme contro una scelta, il blocco degli investimenti, che mortifica l’economia e l’occupazione del Paese.

Maurizio Marrone, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia e Augusta Montaruli, parlamentare FdI, hanno annunciato e ricordato: “Ottimo il segnale Sì Tav lanciato dai presidenti delle organizzazioni imprenditoriali con la loro partecipazione al Consiglio Comunale, ma purtroppo non è sufficiente, dal momento che la Sala Rossa è impantanata nel corto circuito ideologico del no-tutto a cinque stelle. La vicenda olimpica con le fiaccolate inascoltate di fronte a Palazzo Civico hanno già dimostrato l’irresponsabile sordità del Sindaco Appendino e della sua maggioranza. Per questa ragione, lanciamo un referendum propositivo comunale ad iniziativa popolare, ai sensi dell’art. 17 bis dello Statuto della Città di Torino, e invitiamo tutte le associazioni di imprese, artigiani, industriali, i sindacati dei lavoratori e le forze politiche che hanno a cuore lo sviluppo e l’occupazione del capoluogo piemontese a costituire insieme il Comitato Promotore ‘#nonperdereiltreno’, che il Regolamento comunale prevede essere di almeno dieci residenti torinesi. Già mesi fa avevamo proposto a Chiamparino di indire un referendum regionale, ma ha perso mesi di tempo con un incomprensibile attendismo. Ora, alla luce dell’immobilità del Consiglio Regionale e dell’ostilità ideologica del Consiglio Comunale torinese, siano i cittadini a riprendersi la parola con l’iniziativa popolare referendaria, dando una lezione ad una classe dirigente locale irresponsabile. Aspettiamo con fiducia le adesioni, a partire dalla Lega, che potrà così sciogliere una volta per tutte le ambiguità sulla Tav”.

Fortunatamente è emersa una trasversalità sulla Tav per difendere lo sviluppo e gli interessi del Paese che transitano anche dal miglioramento delle infrastrutture per i trasporti. E’ incomprensibile il negazionismo del M5S che cerca di immobilizzare il Paese e bloccare le opportunità di crescita (Olimpiadi a Roma, Olimpiadi invernali a Torino, Tav, Tap, Pedimontana, la Gronda a Genova, etc…).

Ma purtroppo, Danilo Toninelli, il ministro alle Infrastrutture ed ai Trasporti, durante la trasmissione televisiva ‘Porta a Porta’ ha dichiarato:  “Ci metteremo d’accordo con la Francia per non fare la Tav. Mi risulta che Macron abbia escluso la Tav dalle priorità infrastrutturali proprio dopo aver valutato costi e benefici. E non ha stanziato risorse per finanziare il percorso dalla galleria a Lione”.

Vespa gli aveva ricordato il protocollo firmato il 27 settembre 2017 da Gentiloni e Macron. Toninelli ha contestato la tesi del commissario per la Tav, Paolo Foiella, secondo cui il blocco dell’opera costerebbe all’Italia oltre due miliardi di risarcimento danni.

Il ministro Toninelli ha così risposto: “ Tutto sbagliato, io sto aspettando le risposte dei tecnici, ma sulla Tav si dovevano fare soltanto gallerie esplorative per la ricerca geognostica in modo da valutare i materiali necessari all’opera. Invece hanno fatto un buco grande quanto il tunnel. In ogni caso la geognostica è costata all’Italia soltanto 617 milioni. Il rimborso di due miliardi? Lo vedremo. Ma dalle prime avvisaglie direi che non è assolutamente una cifra che sta in piedi”.

Invece, il presidente dell’Unione Industriali di Torino, Dario Gallina, il numero uno di Assolombarda, Carlo Bonomi ed il presidente di Confindustria Genova, Giovanni Mondini, hanno lanciato un grido d’allarme in un appello congiunto dove hanno scritto: “Rimettere in discussione la Tav rappresenta un colpo mortale allo sviluppo del Nord Ovest. Se da una parte comprendiamo le esigenze di rispettare le promesse elettorali, d’altra parte c’è il diritto di tutti i cittadini italiani di vivere in un Paese che non venga penalizzato dal punto di vista sociale ed economico. Rimettere in discussione Tav e Terzo Valico è un colpo mortale alle possibilità di sviluppo del Nordovest, delle sue imprese, dei suoi occupati, della possibilità di realizzare una migliore coesione sociale. In queste ore decisive per le scelte del nuovo governo e dei territori, lanciamo insieme a nome di oltre 545mila imprese un grande appello alla responsabilità sul futuro del nostro Paese. Queste due opere infrastrutturali sono fondamentali e interconnesse. La prima supporta, sulla direttrice est-ovest, il surplus commerciale italiano di circa 10 miliardi di euro sui 70 complessivi di interscambio con la Francia, per oltre il 90% realizzato oggi via gomma, e consente anche, fatto importantissimo, la connessione alla Via della Seta, il grande asse che collegherà Oriente ed Occidente del mondo. La seconda sull’asse verso il Centro Europa abbatte il vantaggio finora conseguito dai porti nordeuropei sul primo porto commerciale container d’Italia. Alla politica locale e nazionale chiediamo di smettere veti ideologici, buoni forse in campagna elettorale, ma da cui deriva solo un aggravarsi del ritardo e dei costi logistici che frenano le imprese del Nordovest. Dateci la possibilità di far crescere questo Paese, dateci la possibilità di tornare a far grande l’Italia”.

A questo punto, cosa farà il governo sulla Tav? Lo sapremo il mese prossimo, forse entro la prima decade. Intanto, crescono sempre di più le tensioni interne al governo.

S. R.

Tap, ancora una figuraccia dei Cinque Stelle

tapIl premier Giuseppe Conte ha comunicato ai sindaci pugliesi: “Avanti sulla Tap: l’interruzione dell’opera comporterebbe costi insostenibili”.

Conte, ha anche sottolineato: “Sul gasdotto abbiamo fatto tutto quello che potevamo, non lasciando nulla di intentato. Ora però è arrivato il momento di operare le scelte necessarie e di metterci la faccia. Prometto un’attenzione speciale alle comunità locali perché meritano tutto il sostegno da parte del Governo”.

Il vicepremier Matteo Salvini ha esultato: “Avere l’energia che costerà meno a famiglie e imprese è fondamentale, quindi avanti coi lavori”.

Ma c’è l’ira dei No Tap. Il leader del movimento No Tap, Gianluca Maggiore, dopo il via libera al gasdotto Tap in Salento annunciato dal premier Conte, ha detto: “Una perdita di tempo, una presa in giro per calmare gli animi. E’ chiaro che la nostra battaglia continuerà, come è chiaro che tutti i portavoce locali del M5S che hanno fatto campagna elettorale qui e che sono diventati addirittura ministri grazie ai voti del popolo del movimento No Tap, si devono dimettere adesso”.

In precedenza, il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, aveva fatto sapere: “In data odierna ho trasmesso al premier Giuseppe Conte le valutazioni di legittimità svolte dal Ministero dell’Ambiente sulla Valutazione di impatto ambientale rilasciata dallo scorso governo sul progetto Tap… Anche nei punti contestati non sono emersi profili di illegittimità, indipendentemente dal merito, in quanto la Commissione Via, unico soggetto titolato a pronunciarsi, ha ritenuto ottemperate le prescrizioni. La valutazione fatta dal Ministero dell’Ambiente esula dal mio pensiero personale e dal mio convincimento politico, se l’opera sia giusta o no. Ma nella fase attuale ogni valutazione da parte del Ministero deve essere fatta solo ed esclusivamente sulla base del principio della legittimità degli atti e non sul merito tecnico dei medesimi, in quanto non consentita dall’Ordinamento. Il lavoro è durato ininterrottamente per più giorni, durante i quali sono state esaminate oltre mille pagine di documenti e c’è stata anche una nuova interlocuzione con Ispra su alcuni aspetti delle varie fasi della procedura. È bene sottolineare che parliamo di un procedimento già autorizzato e concluso nel 2014, su cui si è espresso il Consiglio di Stato con sentenza 1392 del 27 marzo 2017, confermandone definitivamente la legittimità. Tuttavia, come è stato detto, abbiamo ascoltato tutte le osservazioni provenienti dal territorio, sia dai portavoce del Movimento 5 Stelle sia dal comune di Melendugno, Abbiamo valutato se tutte le autorizzazioni fossero state emesse a norma di legge”.

In una lunga lettera aperta inviata ai cittadini di Melendugno, il premier Giuseppe Conte ha spiegato che sulla Tap si va avanti: “Interrompere la realizzazione dell’opera comporterebbe costi insostenibili, pari a decine di miliardi di euro. In ballo ci sono numeri che si avvicinano a quelli di una manovra economica. Chi sostiene che lo Stato italiano non sopporterebbe alcun costo o costi modesti non dimostra di possedere le più elementari cognizioni giuridiche. Se il Governo italiano decidesse adesso, in via arbitraria e unilaterale, di venire meno agli impegni sin qui assunti anche in base a provvedimenti legislativi e regolamentari, rimarrebbe senz’altro esposto alle pretese risarcitorie dei vari soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera e che hanno fatto affidamento su di essa. Il Progetto Tap è frutto di un Accordo intergovernativo sottoscritto da tutti e tre questi Paesi il 13 febbraio 2013. Questo Accordo è stato ratificato dall’Italia con la legge n. 153 del 19 dicembre 2013. L’Italia, in virtù di questo Accordo, ha assunto la veste di soggetto investitore, ai sensi dell’allora Trattato sulla Carta dell’Energia (ECT). Il Progetto Tap gode, inoltre, della qualifica di ‘Progetto di interesse comune’ e per questo ricade nell’ambito delle previsioni di cui all’allegato VII del Regolamento europeo n. 1391/2013, che riconosce una corsia preferenziale a questi progetti imponendo agli Stati Membri di adoperarsi per consentirne una più celere realizzazione. Si aggiunga che il decreto legge n. 133 del 12 dicembre 2014 ha riconosciuto al Progetto Tap la natura di ‘progetto strategico’ e quindi opera da realizzare con urgenza ai sensi del d.P.R. n. 327 dell’8 giugno 2001. L’autorizzazione ‘unica’ per la realizzazione del Tap è stata concessa dal Ministro dello Sviluppo Economico il 20 maggio 2015”. Conte è entrato nei dettagli scrivendo: “Possiamo prefigurare che lo Stato italiano rimarrebbe sicuramente esposto alle seguenti pretese risarcitorie: a) del consorzio Tap e dei suoi azionisti (Socar, BP, Snam, Fluxys, Enagas, Axpo) per i costi di costruzione e di mancata attuazione dei relativi contratti e per il mancato guadagno da commisurare all’intera durata della concessione (25 anni); b) delle società importatrici del gas (tra cui: Edison, Shell, Eon e altri ancora) che hanno già comprato il gas a prezzi scontati e che mirerebbero a trasferire allo Stato italiano i maggiori costi di approvvigionamento per i prossimi 25 anni; c) degli shipper di gas che si ritroverebbero a perdere margini per vendite in Turchia anziché in Italia. Le variabili per poter quantificare l’esatto ammontare dei danni sono molteplici e alcuni dati essenziali sono nella esclusiva sfera di controllo delle società coinvolte nel progetto. E’ certo però che, interrompendo il progetto Tap, lo Stato italiano verrebbe coinvolto in un contenzioso lungo e perdente, i cui costi potrebbero aggirarsi, in base a una stima prudenziale, in uno spettro compreso tra i 20 e i 35 miliardi di euro”. Poi ha precisato: “Ingenerosi con M5S, date la colpa a me”.

“Vendiamo l’anima alla Lega”. E’ uno degli sms che rimbalza su alcuni cellulari dei parlamentari M5S più imbestialiti per il via libera del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Le parole del presidente del Consiglio non sono bastate a placare la rabbia dei parlamentari grillini, quelli pugliesi, o meglio i salentini eletti nei territori alle prese con l’opera, ricevuti a Palazzo Chigi nelle settimane scorse. Ma a fremere sono gli eletti da tutto il Paese. Un deputato campano si è lamentato: “Perché il ‘vaffa’ alla Tap era una nostra bandiera, ma la sacrifichiamo all’altare di un governo che ci sta cannibalizzando…”.

E’ stato un fine settimana di passione per il Movimento. Meno di una settimana fa  Beppe Grillo, dal palco di Italia 5 Stelle al Circo Massimo, invitava la politica a “non abbandonare una visione. Vogliamo il gas che passa sotto quei cazzo di ulivi della Puglia o non lo vogliamo?”, chiedeva il fondatore del M5S. E alcuni parlamentari, in queste ore di nervosismo estremo, a quanto si apprende, valutano di tirarlo in ballo, chiedendogli un intervento diretto per salvaguardare il Movimento. Una deputata pugliese ha commentato: “Dopotutto Grillo è il nostro garante. E se è pur vero che ora siamo al governo, è altrettanto vero che questa è una battaglia del M5S”.

Luigi Di Maio, capo politico del M5S e vicepremier, ha detto: “Abbiamo le mani legate. Ci sono venti miliardi di euro da pagare di penali. Più del reddito di cittadinanza e quota 100 messi insieme. Il punto è che le sanzioni le abbiamo scoperte solo dopo due mesi di accesso agli atti, tanto ci è voluto una volta entrati nei ministeri competenti”.

Carlo Calenda, ex ministro del Mise, lo ha attaccato duramente: “Di Maio si sta comportando da imbroglione, come su Ilva. Non esiste una penale perché non c’è un contratto (fra lo Stato e l’azienda Tap) ma, in caso, una eventuale richiesta di risarcimento danni da parte dell’impresa visto che sono stati fatti investimenti a fronte di un’ autorizzazione legale. Di Maio sta facendo una sceneggiata e sta prendendo in giro gli elettori ai quali ha detto una cosa che non poteva mantenere. Anche con il parere dell’Avvocatura di Stato su Ilva che gli dava torto e che ha tenuto segreto, Di Maio ha mentito e in un paese normale un ministro che lo fa due volte si deve dimettere”.

Ma è difficile tenere a bada il malcontento. Un chiarimento tra Di Maio e il gruppo dei parlamentari al momento non è in programma, visto che la partita l’ha condotta e chiusa lo stesso Conte, coinvolgendo gli eletti nelle zone interessate dall’opera: non solo deputati e senatori, ma anche consiglieri regionali e comunali.

Un coinvolgimento che tuttavia non è bastato, se oggi, tra i pugliesi, c’è chi lamenta di aver appreso la linea dalle agenzie di stampa. Una parlamentare pugliese ha detto: “Il ministro Costa ha dichiarato di aver trasmesso le valutazioni sull’opera al premier e di non aver riscontrato profili di illegittimità. Sarebbe stato corretto dare le spiegazioni a noi, prima di apprendere dai lanci di agenzia come sarebbe andata a finire…”.

Ma le proteste sono andate oltre. Durante la manifestazione è stata bruciata una bandiera del Movimento 5Stelle che, prima e durante la campagna elettorale delle politiche era schierato in maniera decisa contro l’infrastruttura e i manifesti con le foto dei leader dei grillini. Come è già accaduto ieri, via social, alcuni aderenti al Movimento hanno distrutto le proprie tessere elettorali. Il movimento No Tap, in una nota, ha scritto: “In questo momento può sembrare che le speranze di veder bloccato il gasdotto Tap siano appese alle iniziative dei parlamentari del movimento 5stelle che hanno ancora a cuore il bene di questo Paese e delle comunità che lo abitano”.

Ma, i No Tap, con le loro proteste non stanno facendo né il bene del Paese e neanche quello dei loro figli. Le proteste vanno fatte quando sono ben fondate. Quelle sulla Tap e sulla Tav sono proteste strampalate.

S. R.

La manovra d’azzardo. Sul Def Tria scrive all’Europa

Giovanni Tria

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha inviato una lettera alla Commissione europea sui nuovi obiettivi di finanza pubblica, sostenendo che l’economia italiana crescerà dell’1,5% nel 2019 e dell’1,6% nel 2020. L’inusuale comportamento è sorprendente: di solito, dopo aver presentato le note al Bilancio, si attende la lettera valutativa della Commissione europea per rispondere successivamente.

Il Ministro, commentando con soddisfazione il risultato dei lavori di questi giorni, in una nota ha definito la prossima manovra di bilancio ‘coraggiosa e responsabile’, puntando alla crescita e al benessere dei cittadini, assicurando in seguito un profilo di riduzione del deficit, che passerà dal 2.4% del 2019 al 2.1% del 2020 per chiudere all’1.8% del 2021. Il Ministro Tria, nella nota, ha sottolineato anche quanto segue: “L’impatto delle singole misure sull’economia del Paese deve essere valutato nel quadro dell’intera manovra. Maggiori risorse per gli investimenti pubblici e privati, minore pressione fiscale sulle piccole e medie imprese e sui lavoratori autonomi, spinta al ricambio generazionale sul mercato del lavoro e sostegno ai soggetti più vulnerabili: quest’insieme di misure porterà un aumento della crescita all’1.5 per cento nel 2019 per arrivare all’1.6 e l’1.4 negli anni successivi. Il raggiungimento degli obiettivi di crescita verrà ottenuto anche grazie a un attento disegno degli interventi sia sul versante degli investimenti, sia su quello delle misure di sostegno attivo per il lavoro e la coesione sociale che garantiscano la stabilità complessiva del sistema. Ora si apre la fase di confronto con la Commissione Europea, che potrà valutare le fondate ragioni della strategia di crescita del Governo delineata dalla manovra. Come è avvenuto all’interno del Governo, auspico che il dialogo con la Commissione Europea rimanga aperto e costruttivo, tenendo conto delle reali esigenze di cittadini e imprese e del ruolo che svolgono le Istituzioni. In questo dialogo il Governo si presenta compatto e fiducioso”.

Il Ministro Tria, docente di economia, professore di chiara fama, che ha sostenuto fino a pochi giorni fa il limite massimo all’1,9% per il deficit del corrente anno, improvvisamente si è trasformato in un fervente sostenitore della manovra con un deficit al 2,4%. Il professor Tria conosce bene le leggi economiche e sa bene che il coraggio di questa manovra è quella che necessita ad un giocatore d’azzardo. Di certo la manovra assume impegni di spesa senza avere nessuna certezza sullo sviluppo economico che difficilmente potrebbe realizzarsi anche se è auspicabile per il bene degli italiani.

S. R.

Quota 100, allarme nel comparto sanità

Sanità-Legge stabilitàIl sindacato dei medici Anaao-Assomed, responsabilmente, ha lanciato un allarme per l’introduzione di quota cento per il pensionamento.

Come è ormai noto, il Governo si appresta a riformare la Legge Fornero introducendo la quota 100. L’uscita interesserà, in pochissimo tempo, 25 mila persone che lavorano nella sanità tra medici e dirigenti sanitari, cioè i nati tra il 1954 e il 1957. Aggiungendosi alle 45 mila uscite previste dalla Legge Fornero, ci sarà un esodo dagli ospedali di circa 70 mila tra medici e dirigenti medici. L’allarme è stato lanciato dal sindacato dei medici Anaao Assomed dopo aver fatto un’analisi delle ricadute della riforma delle pensioni sul Servizio sanitario nazionale.

In un comunicato diffuso dal sindacato dei medici si legge: “Non basteranno i giovani neo specialisti a sostituirli, ma soprattutto è a rischio la qualità generale del sistema, perché i processi previdenziali sarebbero così rapidi e drastici da impedire il trasferimento di esperienze e di pratica clinica. Superato lo scalone previdenziale creato dalla Legge Fornero i medici e i dirigenti sanitari abbandonano il lavoro con una età media di 65 anni, grazie anche ai riscatti degli anni di laurea e specializzazione. La riforma determinerà in un solo anno l’acquisizione del diritto al pensionamento di ben 4 scaglioni, diritto che verrà largamente esercitato visto il crescente disagio lavorativo per la massiccia riduzione delle dotazioni organiche. Il Conto annuale dello Stato mostra che dal 2010 al 2016 i medici e i dirigenti sanitari in servizio sono diminuiti di oltre 7.000 unità. Questo ha permesso alle Regioni una riduzione delle spese per il personale che limitatamente al 2016 ammonta a circa 600 milioni di euro. Diversi miliardi, se il calcolo viene effettuato dal 2010 ad oggi”.

Negare il diritto alla salute è come negare il diritto alla vita. La sanità è un servizio essenziale che andrebbe migliorato e non peggiorato.

Roma, 03 ottobre 2018

Salvatore Rondello