BLOG
S. R.

Opportunity Network, i dazi di Trump e come aggirarli

trump dazi

Sarebbe possibile aiutare le imprese a schivare i dazi (legalmente) con la tecnologia. Questa sfida è stata raccolta da  Opportunity Network, la piattaforma che mette in connessione 20mila amministratori delegati in tutto il mondo. Il principio è semplice: chi produce ed esporta merce sottoposta a dazi in un determinato Paese riesce a trovare acquirenti in un altro mercato e lo spazio vuoto lasciato da un esportatore riesce ad essere rimpiazzato con le merci in arrivo da una nazione terza.

Brian Pallas, 31 anni, fondatore e ceo di Opportunity Network, ha spiegato: “Noi, che aiutiamo le imprese a trovare controparti commerciali, abbiamo notato che  spontaneamente, da quando le tariffe sono state annunciate,  si sono formate triangolazioni  nel tessuto economico capaci di aggirare i dazi. Ad esempio, se prima un americano comprava alluminio da un cinese e un cileno da un peruviano, ora il cinese vende ai cileni e il peruviano vende agli americani. E alcuni clienti ci hanno chiamato per ringraziarci”.

L’obiettivo della piattaforma  presente oggi in 128 Paesi è continuare a facilitare gli scambi mettendo in contatto domanda e offerta. Il percorso iniziato da Pallas nel 2014 sta iniziando a dare i suoi frutti, maturati proprio negli ultimi mesi: sarà un po’ anche merito della politica commerciale di Donald Trump, ma il valore del flusso d’affari generato dalla piattaforma è cresciuto solo nell’ultimo mese in modo esponenziale: 30 miliardi di euro, praticamente un quarto dei 140 miliardi ‘smossi’ dalla sua nascita.

Con la sua sede operativa a Barcellona, dove si sono trasferiti e vivono gran parte dei suoi oltre  cento dipendenti, (‘stiamo benissimo, da qua non ci spostiamo’), Opportunity Network ha chiuso di recente accordi di distribuzione con Abn Amro e Ubs: rafforzarsi in Asia è un traguardo a breve termine per la  startup  d’intermediazione commerciale che tanto startup ormai non lo è più.

Finora, gli investitori ‘portati a bordo’ sono una cinquantina: dieci negli ultimi dodici mesi ad altrettanti i milioni di euro raccolti: l’ultimo ad entrare nel capitale con un investimento di due milioni di euro, a febbraio, è stato Michael Spencer, filantropo, fondatore di Nex, ritenuto uno dei self made men più ricchi di Londra.

Ed è proprio nel mondo wealth e dei family office che Opportunity Network sta cercando di muovere i primi passi. Pallas ha anche spiegato: “Oltre alle opportunità commerciali, porteremo agli amministratori delegati anche capitali e opportunità di investimento: vogliamo diventare uno ‘one stop shop’ per i ceo nel mondo,  come già lo è Amazon per i consumatori. L’Italia, con tremila amministratori delegati iscritti al sito, è uno dei primi mercati. Dai loro movimenti, si può intuire come la musica sia cambiata. Il momento di crisi è superato.  Fino a qualche anno fa, gli ad italiani cercavano ancora di tagliare i costi, oggi vogliono espandersi, investire per specializzarsi o internazionalizzarsi”.

Secondo l’imprenditore, che ha studiato a Milano prima di perfezionare l’inglese e la preparazione alla Columbia University di New York, è proprio il capoluogo della Lombardia la città che più sta cominciando ad assomigliare a Barcellona.

Pallas ha affermato: “Milano  sta crescendo come città internazionale per le sue offerte culturali e sta creando un ecosistema giusto per le imprese innovative. E’ una città che non isola e non fa sentire degli expat i ragazzi di talento che da tutto il mondo hanno iniziato a scegliere l’Italia come meta per crescere”.

Nel futuro di Opportunity network,  valutata ormai circa 200 milioni di dollari sul mercato,  potrebbe esserci presto un altro aumento di capitale, di cui non è stata ancora decisa l’ammontare. Brian Pallas, in merito ha detto: “Ci servirà per continuare a crescere ed assumere altri business relationship manager che sono spesso nativi di un Paese extra europeo e quindi in grado di supportare meglio i clienti parlando la loro lingua e facendoli sentire a casa”.

La triangolazione delle merci non è una novità negli scambi internazionali. Se ne fa pratica da diverso tempo soprattutto per aggirare gli embarghi.

La piattaforma informatica di Opportunity network, faciliterebbe il compito agli operatori economici in campo internazionale per aggirare i dazi imposti da Trump ai diversi paesi. Insomma, le merci viaggeranno di più, ma eviteranno i dazi imposti dall’Amministrazione Usa. Naturalmente, potrebbe esserci un aumento dei costi (noli) dovuti per il trasporto delle merci, ma lo scopo dei dazi imposti da Trump verrebbe neutralizzato.

S. R.

Contributi Inps a rischio prescrizione

Pensioni-Inps

Con il termine prescrizione nel linguaggio giuridico si intende l’estinzione di un diritto qualora il titolare non lo eserciti entro il termine indicato dalla legge. Solitamente il termine per la prescrizione è di 10 anni, ma in alcuni casi questi possono essere anche ridotti: è il caso, ad esempio, dei contributi per la pensione, i quali se non accreditati sul fondo Inps e non rivendicati dal lavoratore entro 5 anni vanno persi per sempre. Parlare di questo è molto importante visto che il 1° gennaio 2019 cadranno in prescrizione tutti i contributi ex Inpdap non accreditati sul fondo Inps. Ricordiamo, infatti, che il 1° gennaio 2012 l’Inpdap è stato soppresso e la gestione dei fondi previdenziali dei dipendenti pubblici è stata trasferita all’Inps. Tuttavia nel passaggio Inpdap-Inps ci potrebbero essere dei contributi previdenziali che sono andati persi. Ai dipendenti pubblici, che se ne sono accorti facendo l’estratto conto contributivo, l’Inps ha assicurato che presto la loro posizione contributiva verrà regolarizzata. Tuttavia quando mancano pochi mesi alla scadenza dei termini della prescrizione è meglio non rischiare. L’amministrazione ha già prorogato i termini della prescrizione dei contributi ex Inpdap (inizialmente fissata al 1° gennaio 2018), quindi non c’è alcuna possibilità di un’ulteriore proroga. Ecco perché si consiglia ai dipendenti pubblici di utilizzare la procedura telematica, disponibile sul sito Inps con il servizio ‘Richiesta di Variazione della Posizione Assicurativa (RVPA) dipendenti pubblici’ per segnalare errori e mancanze del proprio estratto conto contributivo. Solo segnalando un errore e chiedendo il corretto accredito dei contributi ex Inpdap mancanti, infatti, il lavoratore si mette al riparo dalla prescrizione. Se volete essere sicuri che i vostri contributi non vadano persi vi consigliamo di andare sul sito dell’Inps per fare l’estratto conto contributivo, così da rendervi conto se è tutto in regola oppure se anche voi siete stati vittime degli errori riscontrati con il passaggio dall’Inpdap all’Inps.

Purtroppo, gli errori costano caro agli incolpevoli lavoratori della PA che riceverebbero una pensione inferiore a quella di cui avrebbero diritto. La prescrizione, dunque diventa la negazione di un diritto e quindi una ingiustizia sociale. In questo caso dovuto ad errori procedurali per il trasferimento dei contributi da Inpdap a Inps, non dovrebbe applicarsi nessuna prescrizione poiché il lavoratore è soltanto un soggetto passivo e non ha nessuna colpa, anzi subisce un danno essendo parte lesa.

S. R.

Il governo proroga i provvedimenti di Gentiloni

Palazzo Chigi

Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Giuseppe Conte, ha approvato il cosiddetto decreto ‘milleproroghe’, che introduce disposizioni urgenti per la proroga di alcuni termini previsti da disposizioni legislative. Il decreto interviene, tra l’altro, in ambiti relativi agli Enti territoriali, alla giustizia, alle infrastrutture, all’istruzione scolastica, alla cultura, alla salute, agli eventi sismici, alle Universiadi ed ai gruppi bancari delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo.

Per gli Enti territoriali sono stati confermati per tutto il 2018 le disposizioni concernenti le modalità di riparto del fondo sperimentale di riequilibrio a favore delle Province e delle Città metropolitane delle Regioni a statuto ordinario, nonché i trasferimenti erariali non oggetto di fiscalizzazione, corrisposti dal ministero dell’Interno. Inoltre, in attesa di una compiuta revisione della legge Delrio, si proroga al 31 ottobre 2018 il mandato dei presidenti di provincia e dei Consigli provinciali in scadenza entro quella data e si anticipa, allo stesso giorno, il mandato dei presidenti e dei Consigli provinciali in scadenza entro il 31 dicembre 2018. In tal modo, si potranno tenere il 31 ottobre 2018 tutte le elezioni provinciali previste entro la fine dell’anno, semplificando le procedure e contenendone i costi (election day provinciale).

Per la giustizia, al fine di completare le complesse misure organizzative in atto per l’attuazione delle nuove norme in materia di intercettazioni, introdotte dal decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216, anche relativamente all’individuazione e all’adeguamento dei locali idonei per le cosiddette “sale di ascolto”, alla predisposizione di apparati elettronici e digitali e all’adeguamento delle attività e delle misure organizzative degli uffici, il termine di applicazione di dette disposizioni è stato prorogato al 31 marzo 2019. Inoltre, in relazione alle nuove norme contenute nella legge 23 giugno 2017, n. 103, che estendono il regime della multivideo conferenza anche ai processi con detenuti non in regime di “41 bis”, constatata la necessità di una revisione organizzativa e informatica di tutta la precedente architettura giudiziaria, con l’aumento dei livelli di sicurezza informatica, e di incrementare il numero di aule negli uffici giudiziari e di “salette” negli istituti di pena, si prevede il differimento dell’efficacia delle stesse norme fino al 15 febbraio 2019. Infine, si prevede la proroga al 31 dicembre 2021 del termine per la cessazione del temporaneo ripristino della sezione distaccata di Ischia nel circondario del tribunale di Napoli.

Per le infrastrutture, è stata estesa la proroga al 31 dicembre 2019 del termine entro cui il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) deve individuare le modalità di impiego delle economie derivanti dai finanziamenti dei programmi di edilizia scolastica.

Per l’istruzione scolastica e le università, al fine di consentire il regolare avvio dell’anno scolastico 2018/2019 nel sistema della formazione italiana nel mondo, assicurando la copertura di almeno 183 posti, compresi 40 nelle scuole statali all’estero e 28 posti nelle scuole europee, in attesa della definizione delle nuove procedure introdotte dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 64, è stata prorogata, per quest’anno, la possibilità di ricorrere alle graduatorie vigenti nell’anno scolastico 2017/2018.

Per la cultura, al fine di tenere conto di un parere del Consiglio di Stato, è stata assicurata la necessaria copertura legislativa all’estensione per il 2018 del cosiddetto “bonus cultura” per i diciottenni, prevista dalla legge di bilancio per il 2018.

Per la salute, è stato consentito, anche per l’anno 2018, l’utilizzo delle risorse finanziarie, a valere sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale, accantonate per le quote premiali da destinare alle regioni virtuose, secondo la proposta di riparto delle risorse finanziarie per l’anno 2018 della Conferenza delle Regioni e province autonome. Inoltre, allo scopo di salvaguardare la partecipazione di investimenti stranieri alla realizzazione di strutture sanitarie per la Regione Sardegna, si prevede una estensione al periodo 2018-2020 delle deroghe in materia di riduzione della spesa per prestazioni sanitarie.

Per gli eventi sismici, è stato ampliato il termine per la presentazione, da parte dei soggetti destinatari dei procedimenti di recupero degli aiuti di Stato, dei dati relativi all’ammontare dei danni subiti per effetto degli eventi sismici verificatisi nella regione Abruzzo. Inoltre, è stata estesa al 2019 la percentuale, già prevista per l’anno 2018, di partecipazione alla riduzione del Fondo di solidarietà comunale per i Comuni rientranti nell’area cratere del sisma dell’Emilia Romagna del 2012 e di quello de L’Aquila del 2009.

Al fine di consentire la compiuta realizzazione e consegna delle opere per l’Universiade di Napoli del 2019, si proroga il termine ultimo di realizzazione delle stesse al 30 maggio 2019. Inoltre, è stato individuato ex lege nel Direttore dell’Agenzia regionale Universiade 2019 il Commissario straordinario per la realizzazione dell’evento.

Per le banche popolari ed i gruppi bancari cooperativi, le disposizioni hanno prorogato dagli attuali 90 giorni a 180 giorni il termine per l’adesione delle banche di credito cooperativo (Bcc) al contratto di coesione che dà vita al gruppo bancario cooperativo. Il termine decorre dal provvedimento di accertamento della Banca d’Italia in ordine alla sussistenza delle condizioni previste dalla legge per la stipula del contratto di coesione. Inoltre, è stato prorogato al 31 dicembre 2018 la scadenza per l’adeguamento delle banche popolari a quanto stabilito dal Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia.

Dunque, tutti quei provvedimenti già criticati aspramente da M5S e lega perché varati dal governo Gentiloni e che stavano per scadere, sono stati prorogati dal governo Conte.

Salvatore Rondello

Carburanti. Un vero salasso per gli italiani

Benzina-prezzo record

Quanto è costata la bolletta dei carburanti agli italiani nel primo semestre del 2018? La risposta è arrivata oggi dal Centro Studi Promoter. Nella prima metà del corrente anno, le famiglie e le imprese italiane hanno già speso 28,4 miliardi per acquistare benzina e gasolio auto.  Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, cioè rispetto al semestre gennaio-giugno 2017, l’incremento della spesa è stato di 1,6 miliardi. Il Centro Studi Promoter che ha elaborato i dati sulla spesa, ha spiegato: “Questo tutt’altro che trascurabile maggior onere è dovuto in parte a un aumento dei consumi (+1,7%), ma soprattutto alla crescita dei prezzi alla pompa”.

Il prezzo medio ponderato della benzina tra il primo semestre 2017 e il primo semestre 2018 è passato infatti da 1,537 euro al litro a 1,583 euro con un incremento del 2,99%, mentre per il gasolio si è passati da 1,389 euro al litro a 1,459 euro con un incremento del 5,04%.

La dinamica dei consumi, sommata a quella dei prezzi, ha portato vantaggi anche al fisco in quanto il gettito su benzina e gasolio auto è aumentato di quasi mezzo miliardo (per l’esattezza 483 milioni). I maggiori beneficiari di questa situazione sono stati però l’industria petrolifera e le sue reti di distribuzione che hanno avuto un incremento di ricavi di 1,2 miliardi (+11,8%).

Il presidente del Centro Studi Promoter, Gian Primo Quagliano, ha dichiarato: “La crescita dei prezzi dei carburanti e quindi della spesa degli italiani per l’auto non influisce certo positivamente sulla domanda di autoveicoli tanto più che, sempre nel primo semestre 2018, secondo l’Osservatorio Autopromotec,  sono aumentati anche i prezzi delle autovetture nuove  (+1,7%). Il mercato italiano dell’auto dopo le crescite a due cifre del triennio 2015-2017 è entrato in fase di consolidamento dei livelli raggiunti in attesa di riprendere nel 2019 la via del recupero dei livelli ante-crisi. Ulteriori incrementi dei prezzi dei carburanti potrebbero rallentare il raggiungimento di questo obiettivo”.

Infatti, mentre nell’UE le immatricolazioni di nuove autovetture continuano ad avere un incremento positivo, in Italia si sono già manifestati per il corrente anno segnali negativi.

S.R.

Alla Bce non piace il piano presentato da Carige

carige

La Bce non ha approvato il piano di conservazione del capitale (capital conservation plan) presentato da Carige il 22 giugno scorso. Lo ha reso noto un comunicato dell’istituto ligure che ha svelato i contenuti di una lettera di Francoforte del 20 luglio.

Nelle valutazioni della Bce si legge: “Il soggetto vigilato non rispetta il requisito patrimoniale complessivo pari al 13,125% dal primo gennaio 2018. Nel primo trimestre 2018, il coefficiente di capitale totale era del 12,23%, 89 punti base sotto l’Ocr. L’emissione di strumenti di capitale di classe 2 costituisce la pietra angolare del piano di conservazione del capitale aggiornato. A causa di fattori idiosincratici e di mercato, i tentativi di emissione di strumenti di capitale di classe 2 si sono rivelati un insuccesso”.

Inoltre, la Bce ha fatto la seguente considerazione: “Nel piano di conservazione del capitale presentato il 18 aprile erano state programmate una serie di misure di riduzione dell’attività ponderata per il rischio (cessione di attività non strategiche, incluse le attività immobiliari, una partecipazione in Autofiori e la cessione delle quote di Banca d’Italia) da eseguirsi a giugno. Nessuna di tali misure è stata eseguita entro la tempistica iniziale e il piano di conservazione del capitale aggiornato ne ha rinviato la prevista esecuzione di un trimestre”.

La Carige, in proposito, a sua volta, ha precisato quanto segue: “Di avere, nel corso dei primi sei mesi del 2018, dato inizio al percorso volto, da un lato, all’emissione di strumenti di capitale di classe 2 (bond subordinato) e dall’altro, alla cessione di asset non strategici quali la partecipazione in Banca d’Italia e quella in Autofiori”.

Per quanto riguarda l’emissione di strumenti di capitale di classe 2 (bond subordinato), Carige ha risposto: “Non può che confermare e condividere la necessità nonché l’intenzione di procedere a dette emissioni pur ritenendo che le stesse debbano essere effettuate tenendo in dovuta considerazione le condizioni del mercato in generale ed in particolare di quello italiano che nel corso degli ultimi mesi ha fortemente penalizzato non solo Banca Carige ma anche numerosi altri emittenti sia finanziari che industriali che intendevano affacciarsi al mercato per reperire nuove risorse finanziarie”.

Per quanto riguarda, invece, l’eventuale dismissione di asset non strategici, la Banca Carige ha confermato che i processi volti alla migliore valorizzazione di tali asset sono in corso e che intende portare a termine tali processi entro la fine del 2018, purchè ovviamente ne sussistano le condizioni.

Dunque, Banca Carige ha manifestato alla Bce le difficoltà sia a cedere le partecipazioni non strategiche, ma anche le difficoltà incontrate nel collocare i titoli subordinati necessari a raggiungere accettabili quozienti di capitalizzazione. Dopo le risposte della banca genovese, la Bce adotterà i provvedimenti dovuti al caso: proroga dei tempi, commissariamento o intervento di altri istituti di credito per rilevarne l’operatività.

SR

Voucher, intesa nel governo su modifiche Dl dignità

lavoro campi

Da quanto si apprende da fonti di maggioranza governativa, sarebbe stata raggiunta l’intesa tra M5S e Lega sulle principali modifiche da apportare al decreto dignità. Via libera quindi all’ampliamento dell’utilizzo dei voucher in agricoltura e per i settori del turismo e, probabilmente, anche degli enti locali. In arrivo anche, come annunciato dal ministro Luigi Di Maio, gli incentivi alle trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti stabili, con un meccanismo che restituirà alle imprese i costi aggiuntivi (0,5%) dei rinnovi.

Ma, la Cgil è intervenuta nuovamente sui voucher. Lo aveva già fatto durante il governo Gentiloni costringendolo a limitarne gli utilizzi. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, sull’ipotesi della reintroduzione dei voucher nel ‘decreto dignità’ in discussione alla Camera, durante una trasmissione a Radio Anch’io, ha affermato: “La posizione della Cgil sui voucher è molto dura e netta. Se fosse vero che vengono riprodotti e allargati penso che bisogna fare una discussione se chiamarlo decreto dignità o decreto liberalizzazione. I voucher sono un perfetto strumento di sfruttamento, Di Maio forse deve mettersi d’accordo con sé stesso su quale è l’obiettivo del provvedimento. Si vuole reintrodurre uno degli strumenti peggiori”.

Alla domanda se la Cgil è pronta a rimobilitarsi come ha già fatto in passato, Camusso ha risposto: “Senza dubbio”. A proposito delle modalità, se con referendum o altro, ha detto: “Vedremo la norma e vedremo gli strumenti. E’ sbagliato non permettere ai cittadini italiani di esprimersi”.

Però, bisognerebbe anche chiedere alla Camusso ed alla Cgil con quali strumenti alternativi intenderebbero contrastare il lavoro in nero da cui ne deriva l’evasione e l’elusione contributiva e fiscale con danni ai lavoratori in termini di prestazioni pensionistiche ma anche di entrate per l’erario.

S. R.

Istat e Fmi vedono l’economia in rallentamento

istat pil mezzogiornoL’Istat ha diffuso oggi i dati sull’inflazione. A giugno l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, è aumentato dello 0,2% rispetto al mese precedente e dell’1,3% su base annua (in crescita dal +1,0% registrato a maggio). La stima preliminare era +1,4%. L’accelerazione dell’inflazione si deve prevalentemente ai prezzi dei beni energetici non regolamentati (da +5,3% di maggio a +9,4%) ed è sostenuta anche da quelli dei Beni alimentari non lavorati (da +2,4% a +3,4%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +1,7% a +2,9%).

Pertanto l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è pari a +0,8% (stabile rispetto a maggio) e quella al netto dei soli beni energetici è in accelerazione da +0,8% registrato nel mese precedente a +1,0%. L’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è dovuto principalmente ai rialzi dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+2,3%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+2,2%), i cui effetti sono solo in parte mitigati dai cali congiunturali di quelli dei beni alimentari non lavorati (-0,9%) e dei Servizi relativi alle comunicazioni (-1,4%).

L’inflazione accelera sia per i beni (da +1,0% registrato nel mese precedente a +1,5%) sia, in misura lieve, per i servizi (da +0,9% a +1,0%); il differenziale inflazionistico tra servizi e beni rimane negativo ma di ampiezza più marcata rispetto a maggio (da -0,1 punti percentuali a -0,5 punti percentuali). L’inflazione acquisita per il 2018 è +1,0% per l’indice generale e +0,7% per la componente di fondo.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano un calo dello 0,2% su base mensile e un aumento del 2,2% su base annua (da +1,7% registrato a maggio). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto salgono dello 0,2% in termini congiunturali e del 2,7% in termini tendenziali (da +2,0% del mese precedente).

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dello 0,2% in termini congiunturali e dell’1,4% in termini tendenziali (da +1,0 di maggio). La stima preliminare era +1,5%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, aumenta dello 0,2% su base mensile e dell’1,2% rispetto a giugno 2017. Secondo l’Istat, l’inflazione a giugno continua a crescere nelle componenti legate maggiormente agli acquisti quotidiani delle famiglie. Infatti l’accelerazione della crescita dei prezzi al consumo è di nuovo trainata dai prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (in particolare carburanti insieme con frutta fresca e vegetali freschi), che registrano un aumento su base annua più che doppio di quello generale. Un contributo inflazionistico deriva anche dai prezzi dei trasporti, che da inizio anno mostrano tensioni crescenti.

Per il Fondo Monetario Internazionale, nel 2018 l’economia italiana crescerà solo dell’1,2% con un ulteriore rallentamento a +1,0% il prossimo anno. Le nuove stime del Fmi fornite nell’aggiornamento del World Economic Outlook sono state riviste al ribasso: rispetto alle valutazioni dello scorso aprile, la crescita italiana è stata tagliata di 0,3 punti quest’anno e di 0,1 punti nel 2019. A spingere il Fondo al ribasso è il peso sulla domanda interna legato all’aumento dello spread sui titoli di Stato e alle più rigide condizioni finanziarie, provocate dalla recente incertezza politica.

Il Fondo Monetario Internazionale ha abbassato le stime non solo dell’Italia ma anche delle maggiori economie mondiali. Per Germania, Francia e come abbiamo visto l’Italia il Fondo ha rivisto al ribasso di 0,3 punti la stima di crescita Pil del 2018 mentre per Regno Unito e Giappone il taglio è di 0,2 punti. In particolare, ha segnalato un aumento dei rischi al ribasso anche nel breve termine, con una espansione economica, che sebbene confermata a livello globale al 3,9% sia quest’anno che nel 2019, sta diventando meno omogenea. In dettaglio, la crescita delle economie avanzate dovrebbe confermarsi quest’anno al +2,4%, stesso livello del 2017, per poi scendere a +2,2% il prossimo anno. Il dato relativo al 2018 è stato pertanto rivisto al ribasso di 0,1 punti rispetto alle previsioni dello scorso aprile. Per gli Usa il Fondo conferma un Pil a +2,9% nel 2018 e a +2,7% il prossimo anno mentre l’eurozona dovrebbe registrare una crescita del 2,4% quest’anno e del 2,2% il prossimo con una revisione al ribasso rispettivamente di 0,2 e 0,1 punti.

Anche l’Ufficio parlamentare di bilancio, nella nota sulla congiuntura a luglio, ha confermato il cambio di marcia del Paese, in linea con l’andamento delle maggiori economie avanzate (?). Nella nota dell’Upb si legge: “La ripresa economica in Italia ha parzialmente perso slancio e rischia di avere un effetto trascinamento anche sul 2019. Le stime dei modelli di breve periodo dell’Upb segnalano un rallentamento dell’attività economica, che si potrebbe protrarre nel corso dell’estate, determinando un lieve peggioramento delle previsioni di crescita per l’anno in corso e influenzando, in considerazione del minor effetto di trascinamento, anche i risultati del 2019”.

Nella media del 2018, l’espansione del Pil si attesterebbe all’1,3%, lievemente al di sotto della previsione Upb dello scorso maggio (1,4%). Per effetto della minore crescita acquisita anche l’incremento previsto per il 2019 registrerebbe una correzione al ribasso con una crescita del Pil di poco superiore all’1%.

Secondo quanto ha osservato l’Upb: “Nei primi mesi dell’anno, a un buon andamento dei consumi ha fatto riscontro quello negativo di investimenti ed esportazioni. Nonostante un leggero calo del potere di acquisto delle famiglie (0,2 per cento nel primo trimestre) la dinamica dei consumi ha registrato un recupero nel primo trimestre dell’anno (0,4 per cento in termini congiunturali). Questo andamento ha beneficiato del clima di fiducia delle famiglie e delle dinamiche occupazionali, che consolidandosi potrebbero continuare a sostenere nel breve termine i piani di spesa delle famiglie. Nei primi tre mesi dell’anno, inoltre, la dinamica congiunturale dell’accumulazione del capitale ha subito una battuta d’arresto (dell’1,4 per cento), riassorbendo parte de i progressi conseguiti nel 2017. A pesare sulle decisioni di investimento, ha verosimilmente influito l’incertezza relativa al prolungamento per quest’anno delle agevolazioni fiscali per l’acquisto di impianti e macchinari, in contrazione del 2,4 per cento nei primi tre mesi del 2018. È risultato negativo anche l’apporto all’attività economica da parte degli scambi con l’estero. Nel primo trimestre il volume delle esportazioni, in crescita dalla metà del 2016, ha scontato un calo del 2,1 per cento. Le prospettive di breve termine, secondo le più recenti indagini sugli ordini dall’estero, restano deboli”.

L’esame fatto dall’Ufficio parlamentare di bilancio conferma le valutazioni di rallentamento dell’economia elaborate anche da Istat e dal Fondo Monetario Internazionale.

A quanto già indicato, si aggiungono i deboli segnali di crescita su base mensile del fatturato e ordini dell’industria a maggio scorso, confermando la tendenza di rallentamento su base annua. Secondo i dati dell’Istat, il fatturato ha registrato un aumento per il terzo mese consecutivo, pari all’1,7% rispetto ad aprile mentre nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo cresce dello 0,4% sui tre mesi precedenti. Anche gli ordinativi registrano una variazione congiunturale positiva (+3,6% di cui un più 5,5% per l’estero), che segue la flessione del mese precedente (-0,6%). Nella media degli ultimi tre mesi sui tre mesi precedenti si registra, tuttavia, una riduzione pari all’1,1%. Fa eccezione il fatturato dell’industria automobilistica diminuito rispetto al 2017 (-6,1%).

Nella nota dell’Istat si legge: “Gli indici destagionalizzati del fatturato e degli ordinativi raggiungono a maggio i livelli più alti da inizio anno sia per il fatturato interno sia per quello estero. L’incremento congiunturale del fatturato coinvolge tutti i principali settori, con una spinta ulteriore proveniente dalla vivace dinamica dei prodotti energetici. In volume, il comparto manifatturiero registra un incremento congiunturale dell’1,5%, rimanendo sostanzialmente stabile nella media degli ultimi tre mesi”.

Preoccupazioni arrivano anche dalla CNA sulla pressione fiscale. Analogamente all’allarme recentemente lanciato dalla Cgia di Mestre, nel rapporto 2018 dell’Osservatorio Cna sulla tassazione delle piccole imprese in Italia, giunto alla quinta edizione, dal titolo ‘Comune che vai, fisco che trovi’ in cui si analizza il peso del fisco sul reddito delle piccole imprese in 137 comuni tra cui tutti i capoluogo di provincia, è stata elaborata la seguente proiezione: “La pressione fiscale media sulle piccole imprese, se non interverranno correttivi, quest’anno tornerà a salire. Lievemente, lontana dal picco del 2012, ma con un segno “più” che non può certo rallegrare l’ossatura portante del sistema produttivo italiano. Il dato di sintesi, inoltre, non fotografa le profonde differenze nella tassazione locale. La realtà italiana è molto complessa. Tanto da far emergere non una pressione fiscale, ma numerose pressioni fiscali”.

L’Osservatorio ha calcolato il Total tax rate (Ttr), vale a dire l’ammontare di tutte le imposte e di tutti i contributi sociali obbligatori che gravano sulle imprese espresso in percentuale sui redditi. Individua, inoltre, il Tax free day (Tfd), cioè il giorno della liberazione dalle tasse, la data fino alla quale l’imprenditore deve lavorare per l’ingombrante ‘socio’ pubblico. A differenza di altri organismi, anche internazionali, l’Osservatorio CNA ha basato la sua analisi sull’impresa tipo italiana , con un laboratorio e un negozio, ricavi per 431mila euro, un impiegato e quattro operai di personale, 50mila euro di reddito.

La pressione fiscale media sulla piccola impresa tipo italiana, salita nel 2017 dello 0,3% al 61,2%, nel 2018 è destinata a crescere ancora, portandosi al 61,4%. Un incremento compiutamente ascrivibile all’aumento programmato della contribuzione previdenziale dell’imprenditore. Di conseguenza, il giorno della liberazione fiscale media si allungherà di altre ventiquattr’ore, per arrivare all’11 agosto, contro il 10 agosto del 2017 e il 9 agosto del 2016. Intanto si va ampliando il divario tra la pressione fiscale che grava sulle piccole imprese e quella media nazionale. Nel 2017 è andata dal 61,2% sulle piccole imprese al 42,4% sulla totalità dei contribuenti: un’ingiustizia, per CNA, che vale 18,8 punti percentuali.

Oltre alle problematiche economiche endogene evidenziate, bisogna tenere conto anche della componente esogena dettata dall’espansione del protezionismo.

In tal senso, in merito alle tensioni commerciali, nella conferenza stampa congiunta con il premier cinese Li Keqiang ed il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha lanciato un appello affermando: “E’ comune dovere di Ue, Cina, Usa e Russia non iniziare guerre commerciali. C’è ancora tempo per prevenire il conflitto e il caos”.

La Cina ha deciso di ricorrere al Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, contro la minaccia di dazi aggiuntivi al 10% annunciati dagli Usa sull’import ‘made in China’ per 200 miliardi di dollari ex art.301 dello Us Trade Act. La mossa, annunciata con un post sul sito del ministero del Commercio, cade nel giorno in cui Cina e Ue, nel loro 20/mo summit annuale, hanno ribadito l’impegno congiunto per il multilateralismo e il libero scambio.

Gli Stati Uniti fanno ricorso alla Wto contro cinque dei suoi membri per ‘dazi illegali’. Gli Usa puntano il dito contro Cina, Unione Europea, Canada, Messico e Turchia per le misure ritorsive decise dopo i dazi all’alluminio e l’acciaio imposti dagli Usa. In un comunicato del rappresentante per il Commercio degli Usa, si legge: “I dazi sull’acciaio e l’alluminio imposti dal presidente Trump sono giustificati sulla base degli accordi internazionali approvati fra gli Usa e i suoi partner”.

Il lettore dovrà comunque ricordarsi che per il 2018, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, l’incremento del Pil viaggia per l’Italia all’1,2%, mentre per gli Stati Uniti d’America la proiezione è al 2,9%.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, recentemente ha manifestato preoccupazione per il propagarsi del protezionismo nel mondo. Sullo stesso argomento, ancora non sappiamo quale posizione intenderà assumere il Governo Conte.

S. R.

La ricetta del M5S: negozi chiusi domenica e festivi

spesa-carrelloIl sottosegretario allo Sviluppo economico, Davide Crippa (M5S), ha avanzato la proposta di legge per le aperture ‘contingentate’ degli esercizi commerciali nei giorni festivi. Ma, il presidente di Confinprese, Mario Resca, ha lanciato un allarme dicendo: “Su 52 domeniche i negozi potranno restare aperti solo 12 festività all’anno. Le aziende saranno costrette a licenziare, l’intero comparto perderà 400mila posti di lavoro e il 10% del fatturato. Quali sono i criteri per stabilire le città a vocazione turistica? Il nostro Paese è tutto una meta turistica e noi, oltre che i posti di lavoro, vogliamo perdere anche i servizi e i consumi? Gli acquisti non sono di necessità ma di impulso, la gente consuma se ne ha l’opportunità, ma se i negozi sono chiusi rinuncia e non compra”.

Per Confinprese, se la proposta si trasformasse in legge, “significherebbe quindi perdere il 15% della forza lavoro in un Paese che ha un tasso di disoccupazione dell’11%, con un Pil in forte rallentamento nel secondo trimestre e un futuro delle famiglie molto incerto”. Problematica per l’Associazione di imprenditori anche la decisione su quali saranno le città turistiche che potranno tenere aperti i negozi nei giorni festivi. Confinprese ha spiegato: “L’Italia è un museo a cielo aperto, detiene il record mondiale di siti Unesco, è meta di turismo culturale, enogastronomico e di business. Il turismo gode di ottima salute, ma i turisti arriveranno nelle nostre città e troveranno i negozi serrati”.

Invece, Confcommercio ha dichiarato: “Disponibile al confronto con il governo che chiede la reintroduzione di una regolamentazione minima, a nostro avviso indispensabile per il mantenimento del pluralismo distributivo e come migliore garanzia per lo sviluppo delle imprese di ogni dimensione”. In una nota sull’intenzione del governo di mettere i paletti alla deregulation nel settore, la Confederazione ha spiegato: “Di prendere atto dell’intenzione del governo e del Parlamento di intervenire per regolamentare gli orari dei negozi. I fatti ci hanno dato ragione, la deregolamentazione totale degli ultimi anni non ha prodotto particolari effetti sui consumi e sull’occupazione, né ha incrementato la concorrenzialità del settore, peraltro già ampiamente liberalizzato da tempo”.

Questa iniziativa fa seguito al cosiddetto ‘decreto dignità’ che determinerebbe la perdita di ottantamila posti di lavoro. Valutazione fatta anche dal ministero dell’Economia e per la quale è iniziata una polemica di Di Maio con Tria.

Se aggiungiamo anche la disapprovazione degli accordi commerciali con il Canada, è evidente che le politiche dell’attuale ministero dello Sviluppo economico portano alla regressione economica. Cioè, producono effetti economici esattamente opposti allo sviluppo economico causando perdita della dignità umana.

Alla manifesta dabbenaggine del governo giallo-verde, urge l’azione di un Partito Socialista Italiano credibile e che sappia proporsi alla guida della sinistra per costruire una alternativa di governo.

S. R.

Bce, l’avvertimento di Draghi su debito e pensioni

Draghi-Eurozona

La Banca Centrale Europea ha presentato oggi il Bollettino economico dove si legge: “In alcuni paesi (ad esempio in Italia e in Spagna) il rischio che si compiano passi indietro rispetto alle riforme pensionistiche precedentemente adottate sembra elevato. Al contrario, in diversi paesi con livelli già elevati di debito pubblico (come l’Italia) sono  necessari ulteriori sforzi di riforma volti a ridurre il previsto aumento della spesa connessa all’invecchiamento demografico. In tale contesto sarà importante che i paesi intraprendano azioni politiche risolute e  incrementino gli sforzi di riforme strutturali  in ambiti quali pensioni, sanità e assistenza di lungo periodo”.

Con riferimento alla crescita economica, la Bce nel Bollettino Economico ha affermato: “Nell’Eurozona la crescita rimane  solida e generalizzata nei diversi paesi e settori, sebbene i dati e gli indicatori recenti si siano mostrati più deboli rispetto alle attese. Nel primo trimestre del 2018 la crescita del PIL in termini reali si è attenuata sul periodo precedente, collocandosi allo 0,4 per cento, dopo lo 0,7 per cento dei trimestri precedenti. Gli ultimi indicatori economici e i risultati delle indagini congiunturali sono più modesti, ma restano coerenti con il perdurare di una crescita solida e generalizzata dell’economia. Il rallentamento della crescita nel corso del primo trimestre è stato relativamente generalizzato per via soprattutto del calo delle esportazioni. La decelerazione della crescita osservata tra l’ultimo trimestre del 2017 e il primo trimestre del 2018 ha interessato la maggior parte dei paesi dell’area dell’euro. Tra i maggiori paesi dell’area, le  uniche eccezioni sono rappresentate da Spagna e Italia, in cui i tassi di crescita sono rimasti sostanzialmente stabili tra i due trimestri”.

Sull’applicazione dei dazi, la Bce ha osservato: “Per quanto riguarda l’applicazione dei  dazi europei sui prodotti americani  nel breve periodo è prevista una ripresa dell’espansione economica mondiale, ma l’applicazione di tariffe commerciali più elevate, in un contesto in cui si dibatte di ulteriori misure protezionistiche, rappresenta  un rischio per le prospettive”.

La Banca centrale europea in conclusione, in merito alle raccomandazioni specifiche per Paese per la correzione dei conti pubblici, ha sostenuto: “I progressi verso un aggiustamento durevole dell’inflazione sono stati considerevoli nell’Eurozona. Tuttavia occorre ancora un ampio grado di accomodamento monetario e il consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito.  La discrezionalità adottata nell’accordare una riduzione dei requisiti di aggiustamento a due paesi nel 2018, e cioè Italia e Slovenia, riflette un’applicazione del patto di stabilità possibile a scapito della completa trasparenza, coerenza e prevedibilità dell’intero quadro di riferimento”.

La Bce, nell’ultimo Bollettino Economico, ha focalizzato luci ed ombre che si riflettono nell’attuale quadro economico, fornendo consigli ai Paesi della Ue senza sottrarsi al responsabile utilizzo degli strumenti di politica monetaria.

S. R.

Dazi su prodotti UE, Harley Davidson sposta produzione

Harley DavidsonLa  guerra dei dazi lanciata da Donald Trump,  e le ritorsioni che questa ha scatenato, iniziano a colpire i protagonisti di “Corporate America”. Secondo le notizie riportate da  Bloomberg,  Harley Davidson  ha intenzione di spostare parti importanti della sua produzione di motociclette dagli Stati Uniti all’Europa. Alcuni dei modelli di motociclette più famosi al mondo saranno dunque prodotte nel nostro continente e non più a Millwaukee, in Wisconsin, sede del gruppo statunitense.

Ogni motocicletta, dopo che lo scorso venerdì 22 giugno l’Unione Europea  ha alzato i dazi sulle Harley Davidson importate dagli Stati Uniti al 31% dal 6%, costerà 2.200 dollari in più. La cifra equivale a una spesa di 90-100 milioni in più l’anno per l’azienda, dal momento che Harley-Davidson ha fatto capire che preferirebbe assorbire piuttosto che trasferire i costi aggiuntivi sui consumatori.

La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Europa fa rombare i motori della Harley Davidson. La casa americana di motociclette, icona degli Usa, ha così prodotto il primo effetto boomerang del protezionismo americano dell’Amministrazione Trump che ha colpito in particolare i paesi alleati.

Il trasferimento della produzione avverrà nell’arco dei prossimi 18 mesi. Harley, che ha indicato di non voler far lievitare i prezzi per i consumatori, ha anche previsto un onere in bilancio da qui a fine anno tra i 30 e i 45 milioni di dollari. Il segnale delle preoccupazioni di Wall Street sul contagio del conflitto commerciale è arrivato colpendo i titoli del gruppo della nota fabbrica di motociclette che hanno ceduto ieri mattina circa il 3 per cento.

L’Harley-Davidson, in un suo comunicato, ha affermato: “L’aumento della produzione internazionale per alleviare il peso dei dazi europei non è la strada preferita dall’azienda. Ma rappresenta l’unica opzione sostenibile per mantenere le motociclette accessibili ai clienti nella Ue e per preservare il business in Europa”.

L’Europa è il secondo mercato per fatturato dopo quello degli Usa. Lo scorso anno in Europa sono state immatricolate 40.000 moto prodotte da Harley-Davidson. In passato, Donald Trump aveva fatto della Harley-Davidson un simbolo per la sua America First e della volontà di rilanciare il made in Usa, un programma che oggi potrebbe essere paradossalmente incrinato dai suoi interventi unilaterali che traumatizzano l’interscambio.
L’intero mercato internazionale è oggi considerato cruciale dalla casa americana per le sue prospettive di sviluppo, davanti all’invecchiamento dei grandi consumatori americani (i cosiddetti baby boomers) che erano stati i suoi tradizionali acquirenti. Per questo l’azienda ha già aperto stabilimenti in paesi quali la Tailandia. Nel solo primo trimestre del 2018, le vendite all’estero sono cresciute al passo del 12% mentre quelle domestiche sono scivolate dello 0,2 per cento.

La Ue ha introdotto dazi per 3,2 miliardi contro una serie di tipici prodotti statunitensi, compreso il bourbon, il succo d’arancia, il burro d’arachidi, motoscafi, sigarette e jeans. Washington aveva imposto dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio citando ragioni di sicurezza nazionale che a suo avviso richiederebbero di proteggere la siderurgia domestica.

La spirale di dazi e tensioni commerciali innescata dalla Casa Bianca rischia di lasciare sulla sua strada numerose vittime non solo americane e il settore dei trasporti è particolarmente nel mirino. Trump ha minacciato dazi anche contro le auto di importazione (del 20% dopo aver parlato in passato del 25%) e in particolare europee, nonostante la forte produzione locale di colossi del Vecchio continente quali la tedesca  Bmw  che a Spartanburg, in North Carolina, ha il suo più grande impianto al mondo. Le accuse di Trump ai partner di pratiche commerciali scorrette, oltretutto, sono men che fattuali a cominciare proprio dall’auto: se l’Europa ha dazi medi del 10% sui veicoli importati, gli Stati Uniti hanno comunque il 2,5% e soprattutto il 25% a difesa della loro unica vera produzione nazionale redditizia, quella di Suv.

La portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, con molto coraggio ha vantato i successi ottenuti finora dalla politica economica di Donald Trump. Poi, riferendosi alla decisione di Harley-Davidson di spostare alcune produzioni per i clienti europei fuori dagli Usa per evitare i dazi imposti da Bruxelles, ha commentato: “La Ue sta tentando di punire i lavoratori americani, impegnandosi in pratiche commerciali ripetutamente ingiuste”.

Ma, se tutti i produttori degli Stati Uniti imiteranno il comportamento della nota fabbrica statunitense di motociclette, ci saranno buoni motivi per pensare che la politica protezionista di Donald Trump anziché fare ‘America First’ rischia di ottenere ‘America Last’.

S. R.