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Salvatore Rondello

Inflazione, ad aprile al top dopo 4 anni

Inflazione in salitaDai dati provvisori sull’inflazione, l’Istat segnala una novità per il corrente mese di aprile : dopo 4 anni l’inflazione su base annua raggiunge il top. Il comunicato Istat recita: “Nel mese di aprile 2017, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,3% su base mensile e dell’1,8% rispetto ad aprile 2016 (era +1,4% a marzo). L’accelerazione dell’inflazione deriva soprattutto dalla crescita dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (+5,7%, da -1,2% del mese precedente), a cui contribuisce sia l’Energia elettrica (+5,4%) sia il Gas naturale (+6,0%), che segnano entrambi un’inversione di tendenza rispetto a marzo (rispettivamente da -1,0% e -1,4%) e dalla dinamica dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+5,5% da +2,5% del mese precedente).

L’”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale di tre decimi di punto percentuale (+1,0%, da +0,7% di marzo), mentre quella al netto dei soli Beni energetici si mantiene stabile a +1,2% come nel mese precedente. L’incremento su base mensile dell’indice generale è ascrivibile in larga parte ai rialzi dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,3%) e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,1%), che risentono entrambi di fattori stagionali legati alla Pasqua e al ponte del 25 aprile. Viceversa, si registra un calo dei prezzi degli Alimentari non lavorati (-1,0%). Su base annua la crescita dei prezzi dei beni sale di un solo decimo di punto percentuale (+1,8% da +1,7% di marzo), mentre accelera in modo marcato il tasso di crescita dei prezzi dei servizi (+1,7% da +1,0%). Di conseguenza, ad aprile il differenziale inflazionistico negativo tra servizi e beni si riduce portandosi a -0,1 punti percentuali (da -0,7 di marzo). L’inflazione acquisita per il 2017 è pari a +1,3%”.

Per il 2017 è stata prevista un’inflazione pari all’1,4%. Questo valore è stato quasi raggiunto e potrebbe essere superato a fine anno. Molto dipenderà dall’incremento dei redditi delle famiglie e dalla crescita occupazionale considerati elementi essenziali per incrementare la propensione al consumo e la domanda di beni e servizi.

Salvatore Rondello

Corte dei Conti: l’obiettivo è abbassare il deficit

Corte dei conti-8xmilleTra le audizioni fatte dalle Commissioni congiunte Bilancio del Senato e della Camera, non poteva mancare quella della Corte dei Conti. Il presidente, Arturo Martucci di Scarfizzi, nel corso dell’audizione ha detto: “Opportunamente il governo conferma l’obiettivo del deficit all’1,2% nel 2018, un punto inferiore al 2017; un obiettivo da perseguire con fermezza ricercando la più efficace composizione tra una disattivazione anche parziale della clausola (o un ricorso ad altre misure fiscali), misure di contenimento della spesa che riducano il perimetro dell’intervento pubblico e un più esteso ricorso ad una diversificazione negli accessi alle prestazioni. E’ necessaria una ferma determinazione nel taglio del debito. Il costo che, in ragione dei suoi effetti immediati, può derivare da un rinvio del percorso di aggiustamento si rivelerebbe oneroso e permanente, difficilmente il ricorso a nuovo deficit o ad entrate di incerta realizzabilità potrebbe convincere i mercati circa l’effettiva volontà del Paese di ridurre il proprio debito, tenuto anche conto del contesto internazionale e della attenuazione del sostegno finora fornito dalla politica monetaria. Come rilevato dallo stesso documento governativo, gli acquisti di titoli pubblici da parte della Banca Centrale Europea non potranno proseguire all’infinito e l’aumento dei tassi d’interesse è solo questione di tempo”.

Concludendo, il Presidente della Corte dei Conti ha affermato: “E’ essenziale che il nostro Paese mostri una ferma determinazione a ottenere una duratura riduzione del debito pubblico, garantendo il pieno rispetto dei vincoli costituzionali di equilibrio di bilancio introdotti nel 2012”.

Le parole del Presidente, Arturo Martucci di Scarfizzi, hanno accompagnato la presentazione di una relazione scritta in 61 pagine elaborate dalla Corte dei Conti per la stessa audizione.

Nella relazione scritta si legge anche: “Nel confronto europeo, tuttavia, l’economia italiana continua a caratterizzarsi per saggi di crescita inferiori alla media. Il DEF quantifica questa differenza in circa mezzo punto, tanto con riferimento all’anno in corso, quanto nella proiezione di medio periodo: l’1per cento, a fronte dell’1,5 per cento medio indicato per l’Eurozona e di tassi significativamente superiori previsti per i maggiori Paesi dell’area”.

Leggendo la relazione, troviamo scritto: “Nelle valutazioni del DEF, la previsione di crescita per il 2017 è ritenuta prudenziale. Sottostimato, in particolare, potrebbe rivelarsi il contributo della domanda mondiale. Più in generale, le informazioni ad oggi disponibili sembrano andare in direzione di un ulteriore consolidamento della fase di espansione, a un ritmo non inferiore a quello dell’ultimo trimestre 2016. La spesa delle famiglie sembrerebbe mostrare una maggiore resilienza all’effetto indotto sul potere d’acquisto dall’aumento dei prezzi. In particolare, la ricostituzione dei margini di risparmio erosi durante la crisi potrebbe proseguire con passo più lento di quanto osservato nel 2016 (quando la propensione al consumo è diminuita di quasi un punto). Dal lato degli investimenti strumentali, sembra al contempo possibile la prosecuzione del ciclo espansivo appena avviato, considerato il rafforzamento dell’attività economica globale e il miglioramento delle condizioni delle imprese in termini di profittabilità e di accesso al credito. Dovrebbe, in particolare, proseguire, nell’anno, la forte crescita degli investimenti in mezzi di trasporto, da qualche anno la componente più dinamica della domanda aggregata italiana. Nella proiezione di medio periodo, il Def non prevede alcuna accelerazione dei saggi di crescita del Pil. Consistenti sono anzi i rallentamenti attesi per i consumi delle famiglie – sui quali peserebbe la manovra di aumento delle imposte indirette – e degli investimenti in mezzi di trasporto, il cui ciclo tenderebbe fisiologicamente a smorzarsi. L’espansione dell’economia resterebbe quindi affidata alla crescita congiunta delle esportazioni (3,2 per cento nella media 2018-20) e degli investimenti in macchinari (3,7 per cento in media). Una scelta di cautela che, del resto, è in linea con la maggiore incertezza che riguarda la prosecuzione della fase espansiva dell’economia mondiale lungo tutto il periodo di previsione. Il ciclo dell’economia mondiale è, infatti, già entrato in una fase di maturità”.

Salvatore Rondello

Def. Istat, un Paese con giovani in perenne disagio

istat defSono già iniziate le audizioni in Parlamento sul Def prima di passare al dibattito parlamentare e successivamente al voto per l’approvazione.
Particolare importanza assume l’audizione dell’Istat sullo stato di salute dell’economia italiana. Davanti alla Commissione Bilancio del Parlamento, Roberto Mannucci, direttore del dipartimento per la produzione statistica dell’Istat ha dichiarato: “Nonostante il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, nel 2016 non si è osservata una riduzione dell’indicatore di grave deprivazione materiale, corrispondente alla quota di persone in famiglie che sperimentano sintomi di disagio. Secondo i dati provvisori del 2016, tale quota si attesta all’11,9%, 7,2 milioni di italiani, sostanzialmente stabile rispetto al 2015. Serve uno scatto dell’economia per centrare gli obiettivi di crescita del Pil previsti dal Governo per il 2017 (+1,1%). Le oscillazioni del commercio estero e della produzione industriale osservati nei mesi di gennaio e febbraio potrebbero rappresentare dei fattori di rischio per la crescita del primo trimestre 2017”.
Tra il 2015 e il 2016 l’indice di grave deprivazione peggiora per le persone anziane (65 anni e più), passando dall’8,4% all’11,6%, pur rimanendo al di sotto del dato riferito all’insieme della popolazione, e per chi vive in famiglie con persona di in cerca di occupazione (da 32,1% a 35,8%). In lieve diminuzione, invece, la quota della popolazione con meno di 18 anni, pari al 12,3% (pari a 1 milione e 250 mila minori). Questi dati, osserva Monducci, “confermano dunque l’urgenza degli interventi previsti dal governo per il contrasto alla povertà”.
Poi ha evidenziato: “Il segnale che arriva è quello di una situazione del mercato del lavoro ancora sfavorevole per la fascia di età 25-34 anni. Per gli under35 senza lavoro trovare un posto risulta, infatti, sempre più difficile. Nel primo trimestre abbiamo una forte turbolenza sul piano produttivo che implica un’accelerazione. Quindi, potremmo avere un problema nel primo trimestre ma lo scenario in corso d’anno è positivo e rende plausibile una progressiva accelerazione per raggiungere il target di crescita dell’1,1% del Prodotto interno lordo. Ricapitolando, risulta necessaria una promessa di tassi di crescita rilevanti, significativi, in corso d’anno. Infatti, si segnala che una crescita nel primo trimestre in linea o inferiore a quella osservata negli ultimi tre mesi del 2016, ovvero dello 0,2%, richiederebbe, ai fini del raggiungimento degli obiettivi indicati dal governo per il 2017, una accelerazione dei ritmi di espansione nei trimestri successivi. I dati longitudinali della rilevazione sulle forze di lavoro consentono di effettuare un’analisi delle transizioni verso l’occupazione degli individui disoccupati a un anno di distanza. L’esercizio è stato realizzato per i 25-34enni confrontando i tassi di permanenza e transizioni osservati tra il quarto trimestre 2015 e il quarto trimestre 2016 con quelli degli analoghi periodi dei due anni precedenti. Il 21,2% dei 25-34enni disoccupati nel quarto trimestre del 2015 è occupato un anno dopo, il 43,8% risulta ancora disoccupato e il 35% inattivo. La quota di giovani che ha trovato lavoro nel periodo è più bassa sia rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente (27,9%) sia di due anni prima (24,4%)”.
L’Italia è tra i Paesi europei con il tasso di occupazione degli under 35 più basso in Europa. Quanto alla fascia di età successiva, dei 25-34enni: solo il 60,3% lavora, situazione che costituisce una criticità per il presente e il futuro di queste generazioni, che rischiano di non avere una storia contributiva adeguata. Monducci, continuando ha detto: “Il loro scarso impiego, inoltre, indica una grave situazione di sottoutilizzo di un segmento di popolazione ad elevato impatto potenziale sullo sviluppo economico del Paese”.
Il direttore dell’Istat, proseguendo ad esaminare i vari aspetti di finanza pubblica, a cominciare dagli investimenti, che nel 2016 sono scesi del 4,5%, registrando il settimo calo annuo consecutivo, ha spiegato: “In discesa anche la spesa per interessi (-2,6%). Per effetto del rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato nella fase finale del 2016, la spesa per interessi registra nel quarto trimestre una variazione tendenziale nulla che interrompe la tendenza alla riduzione iniziata nel primo trimestre 2013. Gli investimenti misurati a prezzi correnti hanno registrato nel decennio 2007-2016 una flessione del 18,1%; a partire dal 2015, c’è stato un recupero della spesa per investimenti lordi, con un’accelerazione nel 2016”.

Salvatore Rondello

La sfida ambientale dell’Unione europea

green-economy-1L’UE ha sviluppato norme ambientali fra le più rigorose al mondo. La politica ambientale contribuisce a rendere più compatibile con l’ambiente l’economia dell’UE, proteggere la natura e salvaguardare la salute e la qualità della vita delle persone che vivono nell’Unione europea.

La tutela dell’ambiente e il mantenimento di una presenza competitiva dell’UE sul mercato globale possono andare di pari passo. Infatti la politica ambientale può svolgere un ruolo fondamentale per creare posti di lavoro e promuovere gli investimenti. La “crescita verde” comporta lo sviluppo di politiche integrate volte a promuovere un quadro ambientale sostenibile . Le innovazioni ambientali possono essere applicate ed esportate, rendendo l’Europa più competitiva e migliorando la qualità della vita dei cittadini. L’equità è di fondamentale importanza in tutto ciò.

La natura è il sistema che sorregge la vita, perciò dobbiamo prendercene cura. Condividiamo risorse come l’acqua, l’aria, gli habitat naturali e le specie che essi ospitano, e anche norme ambientali per la loro protezione.

L’Europa si sta adoperando per salvaguardare le risorse naturali e arrestare il declino delle specie e degli habitat minacciati.

Per far si che le buone intenzioni si traducano in realtà operativa, è stato creato uno strumento finanziario che sembrerebbe valido per il raggiungimento degli scopi prefissati.

La “Banca della Natura” dell’Ue muove i primi passi anche grazie all’esperienza fatta nell’Appennino centrale in Italia. Si tratta del nuovo strumento finanziario della Commissione europea e della Banca Europea degli Investimenti per rivitalizzare il capitale naturale dell’Ue. Ha erogato il primo prestito da 6 milioni di euro all’organizzazione Rewilding Europe, che ha un fondo (il Rewilding Europe Capital, Rec) per finanziare attivita’ economiche finalizzate alla conservazione e promozione di aree naturali, boschi e biodiversita’. In questi anni, grazie a risorse private, il Rec ha operato in otto regioni europee mettendo a disposizione 450mila euro di finanziamenti alle imprese. Uno dei progetti pilota è in corso nell’Appennino, dove l’obiettivo è creare corridoi per grandi mammiferi (orso bruno, cervi e lupi) tra le aree protette già esistenti del Parco Regionale del Sirente-Velino e del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. Fra le imprese coinvolte c’e’ l’abruzzese Wildlife Adventure, che grazie ai prestiti ottenuti due anni fa dal Rec è riuscita a rinnovare il proprio sito internet e a ristrutturare un rifugio nel comune di Bisegna (Aq). Umberto Esposito, titolare della societa’ di Pescasseroli (AQ) ha spiegato: “Manca solo l’arredo, poi i lavori saranno finiti”. Grazie al prestito da 6 milioni della Banca della natura Ue, la strategia sull’Appennino potrà essere rinforzata e lo stesso tipo di esperienza potra’ essere trasferita in molte altre regioni in Europa. “Siamo felici perche’ potremo operare in nuove aree naturali”, racconta il manager per gli investimenti del Rec, Matthew McLuckie. Il nuovo sito internet di Rewilding Europe, attraverso il quale sarà possibile presentare domanda per ottenere i nuovi finanziamenti, sarà presto online. Potranno chiedere un finanziamento aziende o enti che operano per la conservazione e la promozione della natura nel territorio Ue, in settori che vanno dal turismo alla gestione dei parchi fino all’agricoltura. I prestiti saranno di massimo 600mila euro per singolo soggetto su un arco di 8-10 anni, con tassi d’interesse dal 4 al 7% a seconda del grado di rischio dell’investimento.

Nel nostro Paese, l’iniziativa ha un vasto interesse. Verrebbero coinvolti i Parchi naturali, le riserve naturali e le comunità montane. Ci sarebbe uno strumento in più per salvaguardare la natura e l’ecosistema, ma anche un incentivo per il turismo a contatto della natura ed alla riscoperta dell’ambiente. Una opportunità che gli amministratori locali e gli operatori del settore non dovranno farsi sfuggire. Tuttavia, resta misterioso il fatto che per accedere ai finanziamenti bisogna passare attraverso una grande organizzazione privata.

Salvatore Rondello

Bankitalia certifica il calo del debito pubblico

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Oggi Bankitalia ha comunicato i dati del debito pubblico relativi al mese di febbraio 2017 registrando una diminuzione. Rispetto al mese recedente, Bankitalia comunica un calo di 10,7 miliardi, totalizzando un debito pari a 2.240,1 miliardi di euro. Il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (9 miliardi), specifica l’Istituto Centrale nel fascicolo ‘Finanza pubblica, fabbisogno e debito’, è stato più che compensato dalla diminuzione di 20,7 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (erano 74,7 a febbraio 2016). Le entrate tributarie sono state contabilizzate per 28 miliardi in aumento dell’1,6% rispetto allo stessomese del 2016. Se le entrate aumentano e le disponibilità liquide diminuiscono, il calo del debito pubblico non vuol dire che il debito della pubblica amministrazione è entrato nel circolo virtuoso del risanamento.

Altre preoccupazioni arrivano dai dati dell’Istatsulla produttività del lavoro diminuita dell’1,2% nel 2016. La discesa della produttività del lavoro, calcolata come valore aggiunto per ora lavorata, accelera rispetto all’anno precedente (-0,2%). Guardando agli ultimi 20 anni, dal 1996 al 2016, arco di tempo per cui sono disponibili le serie storiche, si osserva come il ritmo di crescita non superi lo 0,3% annuo. Una produttività quindi quasi piatta. Nel 2015 la produttività del lavoro è diminuita in Italia dello 0,2%, mentre aumentava in media dell’1,6% nei 28 paesi dell’Unione europea e dell’1,1% nell’area Euro. Ad evidenziare questo divario che penalizza l’economia italiana è un report dell’Istat che, allargando lo sguardo al periodo 1995-2015 segnala come la produttività del lavoro (definita come valore aggiunto per ora lavorata) è cresciuta con una media annua dello 0,3%, derivante da incrementi medi del valore aggiunto e delle ore lavorate rispettivamente pari allo 0,5% e allo 0,2%. Utilizzando i dati di Eurostat, l’Istat mette in luce che nello stesso periodo l’Unione europea ha avuto un incremento molto più sostenuto (+1,6%), così come l’area Euro (+1,3%). E tassi di crescita in linea con la media europea hanno riguardato Germania (+1,5%), Francia (+1,6%) e Regno Unito (+1,5%), mentre la Spagna pur con un tasso di crescita più basso (+0,6%) della media europea è comunque andata meglio dell’Italia. Per favorire la crescita e la produttività il governo, nel Pnr, indica tra gli obiettivi quello di “dare continuità alla riduzione del carico fiscale su cittadini e imprese e proseguire con il taglio dei contributi sociali, iniziando dalle fasce più deboli (giovani e donne)”. Sempre nel Pnr si ricordano gli “effetti positivi” del Jobs Act e si sottolinea che “l’operatività delle nuove politiche attive, accompagnate da un importante sforzo d’incentivo mirato per giovani e donne, rafforzerà il processo d’inclusione nel mercato del lavoro”. Nel Def, tra le priorità del Governo, per far crescere produttività e investimenti, figura anche l’approvazione della Legge annuale per la concorrenza in tempi rapidi, per aprire maggiormente al mercato diversi settori. Agli ottimismi del Governo, purtroppo si contrappone l’amara realtà dei dati statistici.

Salvatore Rondello

Istat. A marzo l’inflazione si raffredda

istat inflazioneNon sorprendono i dati sull’inflazione in discesa comunicati oggi dall’Istat. “Nel mese di marzo 2017, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, non varia su base mensile e registra un aumento dell’1,4% rispetto a marzo 2016 (da +1,6% di febbraio), confermando la stima preliminare.

L’incremento tendenziale dell’indice generale continua ad essere determinato principalmente dai Beni energetici non regolamentati (+11,3%) e dagli Alimentari non lavorati (+6,2%), la cui crescita è in calo rispetto al mese precedente quando era pari a +12,1% per i primi e a +8,8% per i secondi. A sostenere l’inflazione si aggiunge la dinamica dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,5%, in lieve accelerazione da +2,4% di febbraio).

Di conseguenza, l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale di un solo decimo di punto percentuale (+0,7%, da +0,6% del mese precedente), mentre quella al netto dei soli Beni energetici scende a +1,2%, da +1,3% di febbraio.

La stabilità su base mensile dell’indice generale è il risultato di variazioni pressocchè nulle dei prezzi di buona parte delle tipologie di prodotto. Fanno eccezione i prezzi dei Beni alimentari non lavorati, la cui diminuzione (-2,7%) è compensata dall’aumento dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+1,1%).

Su base annua la crescita dei prezzi dei beni rallenta (+1,7%, da +2,0% di febbraio), mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi sale a +1,0%, da +0,9%. Pertanto, a marzo il differenziale inflazionistico negativo tra servizi e beni si ridimensiona portandosi a -0,7 punti percentuali (da -1,1 di febbraio).

L’inflazione acquisita per il 2017 è pari a +1,1% per l’indice generale, a +0,3% per la componente di fondo.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,9% su base mensile e registrano un aumento del 2,3% su base annua (era +3,1% a febbraio).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto scendono dello 0,4% in termini congiunturali e registrano una crescita su base annua del 2,7%, da +3,2% del mese precedente.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dell’1,9% su base mensile e dell’1,4% su base annua (la stima preliminare era +1,3%), da +1,6% di febbraio.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, non varia su base mensile e registra un aumento dell’1,4% nei confronti di marzo 2016”.

Continua, sia pure in misura più limitata, l’erosione del potere di acquisto dei salari e delle pensioni. L’effetto erosivo è dovuto agli aumenti registrati sui beni di prima necessità (energetici ed alimentari) che permagono superiori alla media dell’inflazione.

Salvatore Rondello

Approvato il Def. “Abbiamo i conti in ordine”

PadoanFinalmente, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Def e la manovra con la formula salvo intese. Entro pochi giorni il provvedimento dovrebbe approdare in Parlamento.

Il Presidente Paolo Gentiloni, al termine del Consiglio dei Ministri ha detto: “Il Def registra un andamento di crescita graduale dello sviluppo fino all’1,1% del Pil per il 2017. Il deficit dovrebbe attestarsi al 2,1% del Pil. Abbiamo i conti in ordine e li abbiamo non aumentando le tasse ma accompagnando il risanamento con misure di sviluppo e crescita. L’insieme di misure e decisioni prese in Cdm è la migliore risposta a chi volesse presentare questa operazione come ‘depressiva’. E’ un’operazione che prosegue il percorso di risanamento e rilancio dell’economia. Il Cdm ha approvato il piano investimenti da qui al 2032 pari a 47,5 mld. Dalle misure arriva il messaggio di impegno per continuare sulla strada di questi anni delle riforme e di quello che hanno prodotto. Le decisioni sono state prese e, naturalmente, verranno discusse in Parlamento”.

Il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha detto: “La manovra dello 0,2% è un aggiustamento pienamente strutturale che realizza 3,4 miliardi di euro per il 2017. Il beneficio dell’aggiustamento si vedrà nei prossimi anni ed è ottenuto con l’efficientamento della gestione tributaria, con misure di lotta all’evasione validate dall’Ue e con misure solo in parte di tagli di spesa. Il debito-Pil si stabilizza e quindi sarà intorno al valore dell’anno scorso. Questo è un risultato molto importante ottenuto anche in assenza di inflazione e dunque di crescita nominale assai bassa. Nella stima della nota di aggiornamento al Def dello scorso settembre il debito-Pil nel 2016 era al 132,8%. Quanto alla lieve previsione al rialzo del Pil 2017 dall’1% all’1,1%, è la conseguenza dello stimolo del settore privato grazie alle politiche messe in atto, alla crescita, agli investimenti pubblici e, io penso, anche grazie all’irrobustimento della crescita potenziale in Italia dopo molti anni di perdita di produttività. Le misure contenute nel Def sono quasi tutte definite. Bisogna però che siano tutte ben definite perché è il pacchetto che conta. Alcune misure che riguardano tagli di spesa andranno ulteriormente specificate. E riguardo alla P.A., vorrei dissipare ogni dubbio: il governo mantiene tutti gli impegni presi, compresi quelli relativi ai contratti con la pubblica amministrazione. Nel Piano nazionale di riforma vengono ribaditi i pilastri dell’agenda di riforme strutturali del governo: contrattazione decentrata, legge sulla concorrenza, lotta alla povertà, privatizzazioni, oltre che le riforme di giustizia civile e amministrativa. Quanto alle privatizzazioni, i numeri sono confermati: troveremo i modi e i canali”.

Padoan ha ribadito che “le privatizzazioni hanno molteplici benefici, non solo per la riduzione del debito ma anche per l’efficienza finanziaria e manageriale delle imprese”.

Jean-Claude Juncker ha rilasciato un’intervista a ‘La Repubblica’ : “Non ho ancora visto nel dettaglio il Def e la manovra correttiva, per cui non posso dare un giudizio circostanziato. Ma certamente l’impegno del governo italiano va nella buona direzione. Siamo continuamente in contatto sia con Gentiloni, che è il buon senso fatto premier, sia con Padoan, che è un ottimo ministro. L’Italia sta facendo grandi sforzi per tenere sotto controllo il proprio deficit pubblico. Tuttavia, sul medio e lungo periodo, per salvare se stessi e l’Unione monetaria, è necessario che gli italiani risanino in modo decisivo le proprie finanze pubbliche e in particolare il loro enorme debito”.

Sull’ipotesi di un’uscita dall’euro Junker fuga ogni dubbio: “Intanto mettiamo subito in chiaro che escludo un’uscita dell’Italia dall’euro. Detto questo, mi rattrista vedere che il Paese perde competitività di giorno in giorno, di anno in anno. Ci sono riforme strutturali importanti che vanno fatte, sia pure con saggezza. L’Italia deve ritrovare un tasso di crescita che oggi è troppo debole. L’Europa le ha dato spazi che occorre saper sfruttare. La flessibilità ha permesso al Paese un margine di manovra senza che la mannaia del Patto di stabilità gli cadesse sul collo. I bassi tassi praticati dalla Bce offrono una tregua di cui deve saper approfittare. Abbiamo apprezzato la riforma del mercato del lavoro. Osservo con simpatia la serietà e gli sforzi con cui il governo Gentiloni affronta la crisi delle banche. Noi vogliamo che il sistema bancario italiano esca più forte e robusto da questa fase difficile. Vedo gli sforzi per correggere i conti pubblici. Se prende le iniziative giuste, l’Italia ha tutti gli strumenti per diventare una forza motrice dell’Europa”.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha risposto così ai cronisti che gli hanno chiesto un commento al Def: “Non è un bel segnale però segue un po’ l’andamento internazionale. E alla fine si mette ancora forse un po’ più in sicurezza i conti pubblici. Ci vuole un’operazione verità nel Paese. Abbiamo un debito pubblico rilevante e dobbiamo fare i conti con questa realtà non con altre. Occorre lavorare in questo senso. Per quello che sappiamo, perché dobbiamo ancora approfondire, sembra interessante la riattivazione degli investimenti pubblici, seppur in un piano di medio termine, ma attenzione alle procedure per fare in modo che questi investimenti poi si realizzino davvero. Positiva sicuramente la conferma di alcuni aspetti. Però va letta nella sua interezza. Non avevamo grandi aspettative perché è una manovrina, va letta per quello che è e quindi adesso aspettiamo di approfondirla”.

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, ha detto: “Le misure per gli enti locali approvate in Cdm puntano a favorire gli investimenti di Province e città metropolitane destinando 100 milioni alla viabilità e prevedendo una spinta agli investimenti nell’edilizia scolastica. Lo sblocco del turnover fino al 75% per il personale dei Comuni”.

Il Ministro delle Infrastrutture, Graziano del Rio, illustrando il Decreto approvato relativamente al piano investimenti, ha detto: “Una quota rilevante delle risorse del piano di investimenti serve ad implementare il contratto di programma Anas con 5 miliardi per il completamento delle direttrici e per la manutenzione e messa in sicurezza”.

Il Ministero dell’Economia ha sottolineato: “Con il Documento Economia e Finanza 2017, l’Italia è infatti il primo Paese dell’Unione Europea e del G7 ad includere nella propria programmazione economica, oltre al Pil, indicatori di benessere”.

Reddito medio disponibile, indice di diseguaglianza, tasso di mancata partecipazione al lavoro e emissioni di CO2 e di altri gas clima alteranti, sono i quattro indicatori particolarmente significativi per la qualità della vita dei cittadini e della società nel suo complesso inseriti nel Def per misurare il Benessere equo e sostenibile (Bes).

Il Documento di economia e finanza prevede altri 2,8 miliardi di euro da stanziare per il pubblico impiego, settore statale e non statale, per arrivare ad un aumento contrattuale medio di 85 euro con i rinnovi 2016-2018. Così considera l’accordo del 30 novembre tra Madia e sindacati per le stime a politiche invariate. Si fa anche una previsione degli eventuali oneri per di un prossimo rinnovo: 2,3 miliardi per il 2019 e 4,6 per il 2020.

Sulla pubblica amministrazione, prima del Def , erano arrivati i tuoni della  Cgil: “Pronti allo sciopero generale senza le necessarie risorse per il rinnovo dei contratti pubblici. Dopo quasi otto anni di attesa e l’intesa del 30 novembre scorso sull’avvio della trattativa per il rinnovo dei contratti, se dovessero saltare gli stanziamenti sarebbe il segnale che il governo torna a non avere rispetto per i lavoratori pubblici”.

Salvatore Rondello

G7 IN SALITA

Si è discusso anche di Siria a Lucca. I ministri degli Esteri del G7 concordano sul fatto che “non vi è una soluzione per la Siria con Assad al potere”. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri Jean Marc Ayrault, da Lucca. In precedenza il ministro degli esteri Angelino Alfano aveva affermato che il G7 ritiene che l’unica soluzione in Siria sia quella “politica”. Al termine della riunione straordinaria sulla Siria, a margine del G7 di Lucca, allargata ai Paesi del Golfo ed alla Turchia, Alfano ha indicato che “dopo l’intervento americano, si è aperta una finestra di opportunità per costruire una nuova condizione positiva per il processo politico in Siria, che riteniamo essere l’unica soluzione”. La Russia non va isolata, anzi nei limiti del possibile va coinvolta nel processo di transizione siriano, e su questo punto il G7 “la pensa in modo significativamente unito”, ha aggiunto Alfano. Quanto all’ipotesi di nuove sanzioni emersa nella discussione di ieri, Alfano ha affermato che “ognuno ha espresso la propria opinione, ma mi pare prevalente la linea di coinvolgimento della Russia al fine di una concreta collaborazione che eviti un conflitto militare e avvii un processo politico”.
“È chiaro a tutti noi che il regno di Assad sta arrivando alla fine”. Lo ha dichiarato il segretario di Stato Usa Rex Tillerson, al termine del G7 esteri di Lucca, aggiungendo che “la Russia deve scegliere se sulla Siria vuole stare con gli Usa e con i paesi che la pensano allo stesso modo o con Assad, l’Iran e Hezbollah”. Ma nonostante l’aut aut americano, nelle conclusioni del vertice dei ministeri degli Esteri a Lucca, non ci sono minacce a Putin.
E proprio in queste ore il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella è andato in visita a Mosca per incontrare il presidente Vladimir Putin. Precisa la richiesta di Mattarella sulla Siria: “L’uso di armi chimiche è inaccettabile: auspichiamo che Mosca possa esercitare tutta la sua influenza”. L’Italia comunque è per “il principio dell’accertamento delle responsabilità ed è pronta a fare la sua parte sia nel quadro Europeo che in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu”.


g7G7 ENERGIA: vanificato dagli U.S.A.
di Salvatore Rondello

Si è concluso, senza la firma di una dichiarazione congiunta, il G7 Energia presieduto dall’Italia. Sembrerebbe un nulla di fatto, in realtà si è aperto un nuovo scenario in un clima internazionale sempre più preoccupante e teso per la posizione assunta dagli Stati Uniti di Donald Trump.
Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, presidente di turno ha spiegato: “La dichiarazione congiunta non è stata possibile perché gli Stati Uniti stanno rivedendo la propria politica energetica e climatica. Non è stato possibile firmare una dichiarazione congiunta che coprisse tutti i punti della discussione”.
Nel report della presidenza si evidenzia che l’Italia “è impegnata a trovare un terreno comune e a mettere in evidenza ciò che ci unisce. Abbiamo avuto un lungo e positivo dibattito su tutte le questioni. Come G7 siamo impegnati a continuare ad affrontare le sfide energetiche globali e a cogliere le opportunità che avremo davanti a noi: abbiamo discusso di sicurezza energetica di nuovi driver energetici e di come governare la transizione energetica”.
Tra i punti di consenso tra tutti gli altri paesi del G7, ci sono stati anche discorsi congiunti per sostenere la sicurezza energetica in Ucraina, il futuro ruolo del gas naturale inclusa l’importanza del gas naturale liquefatto e le interconnessioni da diverse fonti. Il ministro Calenda ha aggiunto: “Prendiamo nota che la nuova amministrazione degli Stati Uniti ha in corso una revisione di molte delle sue politiche, queste comprendono una revisione delle politiche relative al cambiamento climatico e agli accordi di Parigi. Mentre tale revisione è in corso, gli Stati Uniti si riservano la loro posizione su queste priorità chiave per gli altri paesi del G7 e per l’Unione europea. L’impegno per gli altri paesi del G7 e l’Unione europea ad implementare l’accordo di Parigi rimane forte e deciso”.
Sul tavolo del G7 energia ci sono stati temi importanti come la sicurezza degli approvvigionamenti in un contesto di grandi tensioni geopolitiche, il ruolo chiave del gas e della diversificazione delle rotte, dell’efficienza e dell’impegno per colmare il ritardo dell’Africa. Ma l’attenzione e la curiosità degli addetti ai lavori non poteva che essere tutta rivolta al nuovo segretario di Stato Usa Rick Perry, da cui si attendevano risposte in merito alla virata pro-carbone annunciata dal neo presidente Donald Trump. Qualche settimana fa, Trump ha annunciato: “Con me si mette fine alla guerra al carbone, rimetteremo i minatori al lavoro”.
Al di là della svolta americana, i temi sul tavolo non sono mancati. Sul tavolo l’Italia ha portato il progetto Eastmed, il nuovo corridoio che potrebbe portare in Italia il gas del Mediterraneo orientale. Il Ministro dello Sviluppo Economico ha ribadito che l’approdo non può essere cambiato: ”Adesso, equivarrebbe a dire che non lo facciamo, invece è fondamentale farlo”. Grande spazio è stato dato anche al Gnl, alla cybersicurezza delle reti e all’efficienza. Un capitolo specifico è stato quello sull’Africa. Con riferimento al continente che si sviluppa al sud del mare Mediterraneo, Calenda ha ricordato: “dove risiede il 13% della popolazione, ma dove si registra il 4% della domanda energetica. Un ritardo inaccettabile e su cui il governo italiano si impegna a lavorare”.
Tutti, a testimonianza dell’importanza rivolta al progetto dai singoli paesi e dalla Ue, hanno firmato una dichiarazione congiunta di impegno sul gasdotto, definito il più lungo del mondo. Il progetto EastMed prevede una porzione di 1.300 chilometri offshore e altri 600 onshore che porterà, secondo le previsioni entro il 2025, la commercializzazione delle riserve energetiche scoperte da Israele nell’est del Mediterraneo, attraverso Cipro e Grecia fino all’Italia. “Il gas – ha spiegato Calenda – è una risorsa sempre più cruciale per l’Italia”.
Gilberto Dialuce, direttore generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e per le infrastrutture energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico, ha spiegato: “Il gas è un elemento portante dello scenario energetico, che svolgerà sempre più un fondamentale ruolo di backup nello sviluppo delle rinnovabili, soprattutto se scenderà il carbone. È quindi molto importante mantenere una diversificazione delle rotte di approvvigionamento, non solo per ragioni di carattere geopolitico o tecnico, ma soprattutto mettere in concorrenza i vari fornitori e ottenere così gas a prezzi convenienti”. A questo proposito, Dialuce ha confermato l’importanza del Tap, malgrado le difficoltà che si vedono in questi giorni, ma anche della nuova rotta EastMed che, ha detto, “è una prospettiva di grande interesse per l’Italia, soprattutto in relazione all’incertezza derivante dall’Algeria, dove se ci sarà rinnovo dei contratti sarà su volumi inferiori, e all’instabilità della Libia”.
Non secondario, comunque, è anche il ruolo che può giocare il Gnl. Grande attenzione, con una sessione riservata ai soli ministri più uno, quindi senza delegazioni, è stata riservata anche al tema della cyber security. Per Dialuce “E’ importante che si lavori a standard comuni per agire contro gli attacchi cibernetici”. Al tema dovrebbe essere anche dedicato uno specifico workshop nella seconda parte dell’anno. Tra gli altri temi sul tavolo, l’Ucraina, lo sviluppo delle rinnovabili, ricerca e innovazione, efficienza energetica, mobilità alternativa (biocarburanti, auto elettrica, metano e Gnl da utilizzare anche nei trasporti). Invece non ha offerto spunti particolari, almeno per il momento, il tema Brexit. Su questo argomento Dialuce ha sottolineato: “Non immaginiamo che il Regno Unito possa mettere dazi sull’energia: certamente, però non sarà soggetto ai target europei previsti per il 2020 e il 2030, quindi nei calcoli bisognerà tenerne conto, perché la cosa avrà un’influenza sul dato complessivo”.
In conclusione, al G7 Energia non c’è stato un bel clima. Gli Stati Uniti si sono messi contro il documento che facesse riferimento ad impegni di riduzione delle emissioni di gas serra in armonia con gli impegni sul clima firmati a Parigi.  Sembrerebbe questo il motivo che non ha consentito di sottoscrivere un documento comune.
La presidenza italiana ha quindi optato per una propria dichiarazione, nella quale ci si limita a registrare la spaccatura. Il segretario dell’Energia degli Stati Uniti d’America ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno rivedendo molte delle loro politiche e si riservano la loro posizione su questo tema, posizione che sarà comunicata successivamente. Gli altri capi di delegazione hanno riaffermato il loro impegno per l’implementazione dell’accordo di Parigi affinché si possa limitare l’aumento delle temperature ben sotto i 2° rispetto al livello preindustriale e di fare ogni forzo per limitare l’aumento della temperatura a 1.5°, hanno incoraggiato tutte le Parti a ratificare l’accordo di Parigi e riaffermato il loro impegno ad accelerare la decarbonizzazione del settore energetico.
Adesso toccherà al presidente Trump decidere la politica degli Stati Uniti sul clima: se uscire dall’accordo di Parigi, limitarsi a non applicarlo o magari uscire dalla Convenzione quadro sul clima, e quindi dall’intero processo generato dagli accordi di Kyoto e di Parigi. Una decisione è attesa prima di giugno.
Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha fatto buon viso a cattivo gioco parlando di dialogo molto costruttivo con gli Usa, che si è svolto senza alcuna frizione: rispettiamo il fatto che gli Stati Uniti stiano riesaminando le politiche energetiche. Calenda ha detto:  “Perciò abbiamo ritenuto di procedere con un report alla Presidenza che metta insieme la discussione, ma senza una dichiarazione conclusiva”.  L’atteggiamento italiano è stato quello dell’assolvimento ad un compito notarile.
Il presidente francese Francois Hollande ha commentato: “L’accordo di Parigi è irreversibile e va attuato, però ci sono ancora reticenze, lo abbiamo visto al G7 dei ministri dell’energia dove non è stato possibile arrivare a un accordo comune sugli impegni di Parigi”.
Una delegazione dell’associazione ambientalista Greenpeace Italia è stata ricevuta  dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, presidente di turno del G7 energia. Greenpeace ha informato: “Gli attivisti dell’organizzazione hanno ricordato al Ministro quanto sia importante rispettare gli impegni presi alla Conferenza sul Clima di Parigi, chiedendo inoltre di isolare le posizioni negazioniste e anti-scientifiche della nuova amministrazione Trump”.
Luca Iacoboni, responsabile della campagna clima e energia di Greenpeace Italia, ha detto: “Il ministro Calenda ci ha confermato che c’è la volontà di rispettare gli impegni presi alla COP21 e che l’Italia farà la sua parte, ma questo non basta. Se davvero vogliamo mantenere l’aumento di temperatura entro i 2°C, o ancor meglio sotto la soglia di 1,5°C  bisogna fare molto di più”.
Mariagrazia Midulla, responsabile Wwf per il clima, ha osservato: “La politica di Trump è preoccupante,  ma è importante il fatto che gli altri governi non abbiano cercato un compromesso con gli Stati Uniti, ma siano rimasti fermi sulle loro posizioni sul clima e l’energia”.
Ermete Realacci (Pd), presidente della Commissione Ambiente  della Camera, ha commentato: “Anche se dalla Cina arrivano segnali positivi, non è una buona notizia la mancanza di una dichiarazione comune dal G7 sull’Energia. Il governo degli Stati Uniti sta cambiando direzione di marcia nel contrasto ai mutamenti climatici, ma la dichiarata spinta su carbone e petrolio non può frenare il mondo, né tantomeno l’Europa. L’impegno per il clima non è solo un dovere verso l’ambiente e le nuove generazioni, ma anche una importante opportunità di crescita e sviluppo sostenibile, basato su energie rinnovabili, innovazione, green economy. Ora l’Europa deve accelerare e mantenere la leadership che l’ha vista, da Kyoto a Parigi, protagonista della principale sfida del futuro”.
Lia Quartapelle, capogruppo PD in Commissione Esteri alla Camera, e Chiara Braga, già responsabile Ambiente, hanno affermato: “Sul tema del contrasto ai cambiamenti climatici e della transizione energetica, l’amministrazione Trump impedisce agli Stati Uniti di assumersi le responsabilità proprie di una grande potenza. Il G7 Energia, tenutosi ieri ed oggi a Roma, aveva tra gli obiettivi di fronteggiare le emergenze globali, proseguendo nella riduzione della CO2 nel solco degli impegni assunti alla COP21. Tuttavia le nuove politiche di Trump giocano al ribasso, con posizioni isolazioniste e antistoriche, che hanno impedito l’adozione di una dichiarazione congiunta, condivisa invece da tutte le altre sei grandi potenze del G7. La miopia di Trump danneggia gli interessi globali e in particolare di chi abita le aree del pianeta più esposte ai cambiamenti climatici: milioni di donne, uomini e bambini costretti a fuggire in ragione delle sempre più imprevedibili e devastanti calamità naturali.   Secondo degli studi delle Nazioni Unite, se non saremo capaci di assicurare interventi e investimenti incisivi in ambito energetico ed ambientale, nel giro di alcuni decenni conteremo altre centinaia di milioni di profughi climatici. Trump continua a lanciare proclami per la costruzione di muri e a firmare decreti per i respingimenti. Noi crediamo che sarebbe meglio lavorare con determinazione per una strategia sullo sviluppo sostenibile”.
In una nota, i coordinatori dell’esecutivo dei Verdi, Angelo Bonelli e Fiorella Zabatta, hanno scritto: “Oggi Trump ha mantenuto la sua promessa: sarà ricordato come il Presidente Usa più legato alla lobby degli inquinatori e come il principale responsabile del fallimento della lotta contro i cambiamenti climatici.   Era fondamentale che al G7 sull’energia che si è svolto a Roma i partecipanti ribadissero all’unanimità il proseguimento degli impegni presi a Parigi alla Cop21 per mantenere l’aumento della temperatura del pianeta sotto i 2C entro il 2020. Ma così non è stato per colpa del veto degli Usa. Ora noi chiediamo all’Italia, che ha la presidenza di turno del G7 Energia, di rispondere dando per prima il buon esempio elaborando un Piano Energetico 100% rinnovabili che abbandoni le energie fossili puntando su efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili, innovazione come stanno già facendo molti paesi europei. E’ paradossale che, invece, il ministro Carlo Calenda, da presidente di turno del G7 Energia, continui a sponsorizzare le energie fossili insistendo con l’impegno italiano per la Tap”.
Segolene Royal, Ministro francese all’energia, a margine dei lavori ha dichiarato : “Il nuovo segretario di stato all’energia americano, Rick Perry, ha mostrato una vera volontà di essere all’ascolto e non ha rilasciato nessuna dichiarazione che torna indietro sulla questione climatica”. Ai giornalisti che le chiedevano un commento su Perry e sulla nuova politica energetica dell’amministrazione Trump, Royal ha riferito che: “Perry ha detto che l’amministrazione sta riflettendo e che le nuove politiche si stanno elaborando. In ogni caso, quando era governatore del Texas ha fatto sforzi in particolare per sviluppare l’eolico: abbiamo parlato in particolare dei problemi di innovazione tecnologica in tutte le filiere della crescita green”. Alla domanda se si senta pessimista sulla politica Usa, il ministro francese ha detto di non esserlo affatto, anche perché “le cose si stanno elaborando in modo rispettoso nei confronti di tutti”. Quanto al G7 in corso, la Royal ha detto che “sta andando benissimo: c’è la vera convinzione comune di andare avanti sulla transizione energetica, di tenere conto delle specificità nazionali di ciascun paese, della questione delle interconnessioni in Europa e allo stesso tempo di andare avanti nell’applicazione dell’accordo di Parigi sul clima con la strategia low carbon”.
Il G7 Energia ha visto scendere in campo Donald Trump. Ormai appare chiaro, nella politica interna ed internazionale degli Stati Uniti, la volontà del neo presidente di cancellare tutti gli atti sottoscritti dal suo predecessore Obama. E’ emerso anche che il populismo di Trump non ha ancora elaborato i programmi politici per governare gli Stati Uniti, analogamente a quanto accade in Italia con il populismo di Beppe Grillo.

G7 energia, sicurezza e ruolo chiave del gas

G7-energiaE’ in corso di svolgimento a Roma il G7 Energia. L’importante incontro terminerà i lavori domani, ma già adesso si possono delineare i nuovi scenari mondiali. Particolare attenzione deve porre l’Italia che ha un ruolo importante nei mercati energetici mondiali.

Sicurezza energetica, apertura di nuovi corridoi di forniture, ruolo chiave del gas. Sono questi alcuni dei temi centrali del G7 Energia che il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha citato nel discorso d’apertura della riunione.

Il Ministro Calenda ha spiegato: “I mercati energetici mondiali, anche se più globalizzati, sono vulnerabili rispetto a possibili interruzioni causate da diversi eventi, sia geopolitici che derivanti da disastri naturali. Una disputa politica può avere un effetto domino sui sistemi energetici. Da qui la necessità di discutere del ruolo strategico delle rotte che attualmente portano il gas in Europa, in particolare attraverso l’Ucraina e di parlare dell’apertura di nuovi corridoi di fornitura, ma anche dell’opzione Gnl”. Poi il Ministro ha aggiunto: ”Grande spazio verrà dato anche al tema della cibersicurezza delle reti energetiche ed all’efficienza energetica nella pianificazione degli investimenti”.

Martedì prossimo, dopo la conclusione del G7 Energia, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, avrà un incontro bilaterale con il segretario di Stato Usa all’Energia, Rick Perry. Alla domanda se Perry confermerà le anticipazioni sulla politica energetica che intende adottare l’amministrazione Trump, Calenda ha risposto: “Vedremo, sarà un dibattito interessante”. In ogni caso, Calenda ha sottolineato che con Perry c’è già stata una ‘conference call’ un paio di settimane fa.

Quanto al G7 Energia, Calenda ha riferito di aver già avuto incontri con la Commissione Ue e con il ministro canadese. Calenda ha anche detto: “Ora c’è questa iniziativa importante sull’Africa e stasera a cena entreremo nel merito dell’agenda del G7”. La cena ufficiale con le delegazioni si farà stasera a Roma all’Hotel Westin Excelsior.

Una manifestazione di protesta pacifica è stata organizzata da attivisti di Greenpeace Italia. All’apertura dell’ultimo giorno di lavori del G7 energia, gli ecologisti di Greenpeace Italia stanno consegnando ai ministri delle sette grandi potenze mondiali un gigantesco termometro, simbolo della temperatura del Pianeta che continua a salire.

Un comunicato di Greenpeace spiega: “Con questa azione di protesta pacifica, gli attivisti dell’organizzazione vogliono ricordare ai Paesi del G7 quanto sia importante rispettare gli impegni presi alla Conferenza sul Clima di Parigi, chiedendo loro di isolare le posizioni negazioniste e anti-scientifiche della nuova amministrazione Trump, rappresentata al G7 Energia dal segretario di stato del dipartimento energia Rick Perry”.

Se da un lato sarà necessario trovare un accordo sulle nuove vie per le forniture energetiche, dall’altro lato, il G7 Energia dovrebbe anche tenere conto del rispetto ambientale senza contribuire ad alterare l’ecosistema del pianeta. Naturalmente, come accade in queste circostanze, ognuno cercherà di portare acqua al proprio mulino. Governanti illuminati, memori del detto latino “est modus in rebus”, è auspicabile che sappiano trovare la soluzione migliore per conciliare le diverse esigenze e le diverse problematiche in cui al centro c’è sempre l’umanità.

Salvatore Rondello

Draghi: i salari crescono troppo poco

Draghi-EurozonaA Francoforte, durante una conferenza, oggi, il Presidente della Bce, Mario Draghi, ha detto: “La bassa crescita dei salari, che sono ben al di sotto delle medie storiche, è uno degli elementi che rallentano l’inflazione nonostante l’azione della Bce”. Poi ha spiegato che sulla bassa crescita salariale pesa il sottoutilizzo di capacità produttiva e il fatto che in molti Paesi le contrattazioni si sono già concluse per l’anno in corso. Draghi ha puntualizzato: “è per questo che rimane essenziale continuare a sostenere la domanda”.

Poi ha aggiunto: “Nonostante i segni di miglioramento, è chiaramente troppo presto per dichiarare vittoria sul fronte dell’inflazione e anzi al momento c’è ragione per essere cauti nel valutare quanto le prospettive d’inflazione si siano stabilizzate. La continuazione del sostegno (monetario, ndr) è fondamentale per sostenere la dinamica dei prezzi”.

Il Presidente della Bce ha sottolineato che: “La ripresa sta migliorando e guadagnando forza. La ripresa sta traendo spinta da un circolo virtuoso fra consumi in rialzo, crescita dell’occupazione e redditi da lavoro.  La crescita nominale ora sta aiutando a ridurre il debito, e praticamente per la prima volta dall’introduzione dell’euro la spesa sale mentre l’indebitamento scende. Per il contributo della crescita nominale è sempre stato decisivo per il successo del deleveraging, cioè della necessaria riduzione di un debito eccessivo”.

In modo velato, Draghi ha fatto intendere che la ripresa economica potrebbe essere migliorata se si attua anche una politica di redistribuzione della ricchezza in cui la crescita dei salari reali assume una significativa importanza.

Subito dopo le dichiarazioni di Draghi, è arrivata la replica di qualche falco. Il capo della Bundesbank, Jens Weidmann, dopo il no di Draghi alle ipotesi di cambiare la linea espansiva della BCE sulla politica monetaria, ha ribattuto : “Posso assolutamente ipotizzare una politica monetaria meno espansiva”. Secondo quanto riporta Dow Jones, la dichiarazione è stata fatta a Berlino durante un convegno in palese contrapposizione alle dichiarazioni fatte alcune ore prima a Francoforte da Draghi.

Weidmann ha anche aggiunto: “L’inflazione è prevista tornare agli obiettivi della BCE sul medio termine. E’ legittimo discutere della potenziale conclusione degli stimoli della BCE e della revisione delle sue comunicazioni”.

Secondo Weidman, “più che schiacciare sul freno, bisogna valutare se togliere il piede dall’acceleratore”. Proseguendo ha detto: “La BCE deve stare attenta al fatto che le sue politiche non facciano più male che bene”. Poi sui tassi ha detto: “ E i tassi di interesse eccezionalmente bassi implicano crescenti rischi per il sistema finanziario dell’area euro”.

Il principale falco nel consiglio direttivo della Bce continua ad aggredire. Tutti sanno che la sua è una posizione strumentale dettata da mancate ambizioni personali e che quel cambiamento di rotta della politica monetaria della BCE, se venisse fatta come la vorrebbe la Bundesbank, peggiorerebbe la situazione congiunturale dell’Eurozona.

Salvatore Rondello