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Salvatore Rondello

Via libera del Governo alla manovra di 20 miliardi

Council of Ministers meeting: Padoan - Gentiloni

Come già anticipato, da oggi il DEF dovrebbe essere pronto per la discussione in Parlamento. Oggi, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge di Bilancio. In realtà, ci sarebbe il via libera a due testi. Il primo è il Documento programmatico di bilancio, che si compone di una serie di tabelle e riassume gli obiettivi della successiva legge di bilancio. L’altro testo è il disegno di legge di Bilancio vero e proprio. Il testo dovrà essere presentato alle Camere entro il 20 ottobre prossimo con i contenuti salienti ivi riportati.

La manovra per il 2018, probabilmente, raggiungerà i 20 miliardi comprensiva del decreto fiscale  che il governo ha già varato. La legge di bilancio è stata definita da Pier Carlo Padoan: “efficace e compatta”. Il provvedimento si incardina su poche misure, anche perché gran parte delle risorse saranno assorbite dall’eliminazione della clausola di salvaguardia sull’Iva. Il conto è sceso dopo il miliardo già disinnescato nel decreto di venerdì, ma si tratta comunque di altri 14,7 miliardi tutti da trovare.

Per le assunzioni di giovani è prevista una decontribuzione fino al 50% per tre anni. Nel 2018 la soglia delle assunzioni incentivate sarà valida fino al compimento dei 35 anni. Lo ha detto il ministro del lavoro Giuliano Poletti ai sindacati durante la riunione. Lo sgravio è aumentato al 100% per i giovani assunti al Sud.

Nella manovra andata in Cdm c’è anche la cosiddetta asta delle frequenze per il 5G, perché, come ha dichiarato il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, in occasione della presentazione della sperimentazione del 5G di Open fiber e Wind Tre: “Vogliamo dare elementi di certezza al Paese e agli operatori.  Per l’asta della frequenze 5G che andrà in manovra, la base d’asta è di 2,5 miliardi”. Va però ricordato che alcune delle frequenze (la banda 700) saranno disponibili dal 2022, quindi il pagamento potrà avvenire probabilmente per tranche nel corso degli anni e non in un’unica soluzione. La decisione su questo argomento spetta al Mef.

Anche se per il testo della legge è previsto la presentazione in Parlamento entro il 20 ottobre, l’Esecutivo ha scelto di anticipare l’approvazione del Ddl in contemporanea con il passaggio in CdM anche del Draft Budgetary Plan, da inviare a Bruxelles entro oggi. Probabilmente, come accaduto con il dl fiscale, il ddl di bilancio sarà approvato ‘salvo intese’, in modo da poter avere qualche giorno in più per la scrittura dell’articolato vero e proprio. Non a caso, il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, di ritorno dal Fmi, si sono incontrati anche con il sottosegretario Maria Elena Boschi per fare il punto.

Per gli sgravi ai giovani, gli stanziamenti ammontano a 338 milioni nel 2018 per poi salire esponenzialmente. Lo sgravio dovrebbe configurarsi nel taglio del 50% dei contributi per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato, anche se si sta tentando di allargare anche agli autonomi. La fascia di età, almeno per il primo anno sarebbe fino a 35 anni. Lo sgravio arriverebbe al 100% per il Sud, confermando l’attuale normativa.

Per la coesione sociale e il finanziamento del nuovo reddito di inclusione il governo punta a mettere sul piatto 600 milioni in più nel 2018, 900 milioni nel 2019 e 1,2 miliardi nel 2020. Parte della maggioranza insiste anche per interventi a favore delle famiglie numerose in difficoltà economica, ma non è detto che nel testo iniziale del ddl possano trovare spazio. Per il momento, sembrerebbe escluso che il ticket sulla specialistica possa essere cancellato totalmente. Molto probabilmente si potrà optare per una riduzione parziale o differenziata a secondo del tipo di esame da effettuare o della Regione in cui lo si richiede. La misura potrebbe essere inserita in Parlamento.

All’interno del Governo c’è chi vorrebbe stabilizzare l’ecobonus o renderlo almeno quinquennale per i condomini. Sicuramente sarà confermato anche nel 2018, con uno sconto fiscale un po’ più basso (al 50% anziché al 65%) per le finestre o le caldaie a condensazione, ma allargato anche agli incapienti grazie alla possibilità di cessione del credito. Una delle ipotesi è di legare l’entità dello sconto all’obiettivo di miglioramento energetico raggiunto.

Per le imprese, i superammortamenti dovrebbero essere confermati anche se leggermente più bassi, si parla del 130%. Non verrebbe toccato invece l’iperammortamento al 250%. In arrivo anche il nuovo credito d’imposta al 50% per le spese in formazione digitale 4.0.

L’aumento da 85 euro in busta paga per i dipendenti pubblici costerebbe 1,6 miliardi. A crescere sarebbero anche gli stipendi dei presidi, che verranno gradualmente equiparati ai dirigenti pubblici, e quelli dei professori. Nel capitolo scuola, Valeria Fedeli chiede anche una serie di assunzioni per i bidelli (non si sa ancora se il Ministro del Miur proporrà forme applicative del nuovo contratto scuola-formazione-lavoro poco gradito dagli studenti). Per gli investimenti delle amministrazioni centrali e locali sono in arrivo 300 milioni nel 2018, 1,3 miliardi nel 2019 e 1,9 miliardi nel 2020. Per favorire il pensionamento delle donne, si pensa ad uno ‘sconto’ sull’Ape social di 6 mesi per figlio, per un massimo di 2 anni.

Il bonus ‘cultura’ da 500 euro potrebbe essere rinnovato, con un costo di 290 milioni. In forse le detrazioni per gli abbonamenti ai mezzi pubblici, mentre qualche stanziamento potrebbe arrivare, anche quest’anno, per le Province. La fatturazione elettronica dovrebbe diventare obbligatoria per le imprese solo nel 2019. La web tax dovrebbe essere aggiunta in Parlamento. Stesso dicasi per i correttivi allo spesometro e per gli incentivi all’utilizzo del Pos.

Nella legge di ‪Bilancio ci ‬sarebbe anche il ‘bonus ‪verde’ con detrazioni del 36% per la cura del verde privato: terrazzi e giardini, anche condominiali.

Sul decreto legge fisco varato venerdì scorso, c’è stata una presa di posizione dei sindacati confederali sulla previdenza.

In merito il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, nel corso dell’incontro con i rappresentanti dei sindacati, ha detto: “La previdenza non è nelle priorità della legge di bilancio”. Sempre oggi, invece, Eurostat ha presentato un rapporto in cui risulterebbero 17 milioni e 470 mila Italiani a rischio povertà nel 2016, due milioni e mezzo in più rispetto al 2008 (pari al 28,7% della popolazione). Dunque, il problema della redistribuzione della ricchezza rimane il tema centrale per il superamento della crisi attuale.

Salvatore Rondello

Ok al Dl fiscale: dalla rottamazione cartelle ad Alitalia

cartella esattoriale

Il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto fiscale  con parte delle coperture della prossima manovra. La seduta del Cdm è durata poco più di un’ora e dopo, non c’è stata la consueta conferenza stampa. Durante i lavori del CdM non si è parlato di Golden Power, ma, se ne parlerà ad una prossima riunione. Nel decreto fiscale, a quanto si apprende da fonti di governo, è stata inserita una norma anti-scalate.

Le principali misure inserite nella bozza del decreto legge fiscale vanno dalla rottamazione bis  delle cartelle fiscali, al rifinanziamento delle missioni internazionali, alla costituzione del ‘Fondo imprese Sud’, al Fondo di Garanzia per le Piccole e medie imprese ed alla proroga del prestito ponte per Alitalia.

Per le cartelle fiscali, oggetto della misura sono i carichi affidati al 30 settembre 2017. Il pagamento delle somme dovute può essere effettuato in un massimo di cinque rate, da pagare a luglio, settembre, ottobre, novembre 2018 e a febbraio 2019. La richiesta di adesione va presentata entro il 15 maggio 2018. Il termine per regolarizzare il pagamento di rate saltate è fissato al 30 novembre 2017.

Vengono rifinanziate le missioni internazionali all’estero ed individuate nuove risorse per la rideterminazione del piano di assunzioni straordinarie di tutte le forze di polizia. Gli incarichi a generali ed ammiragli potranno durare al massimo tre anni e non potranno essere rinnovati o prorogati.

Per attuare gli accordi in materia di immigrazione, è previsto l’invio all’estero di personale appartenente alla carriera prefettizia. Oneri previsti: 1 milione l’anno per il triennio 2018-2020. Al fine di sostenere il tessuto economico-produttivo di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, è stato istituito un Fondo, denominato ‘Fondo imprese Sud’ a sostegno della crescita dimensionale delle piccole e medie imprese. Dotazione iniziale pari a 150 milioni di euro.

La dotazione del Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese è incrementata di 350 milioni per il 2017 e di 200 milioni per il 2018. Prevista la proroga della restituzione del finanziamento ad Alitalia e la costituzione del fondo imprese in crisi tra cui rientrerebbe l’ILVA. Per l’alluvione di Livorno, sono sospesi i termini dei versamenti e adempimenti tributari nei confronti delle persone fisiche residenti ed alle imprese che hanno la sede legale a Livorno e negli altri Comuni colpiti dall’alluvione del 9 e 10 settembre. I versamenti vanno effettuati entro il 16 ottobre 2018.

Nuove risorse per la bonifica e il rilancio di Bagnoli a Napoli (164 milioni per il 2017) e per la rigenerazione urbana di Matera (3 milioni). Arrivano 32,5 milioni di risorse: 9 milioni al Bambino Gesù; 11 milioni alla Fondazione Irccs Santa Lucia; 12,5 milioni al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica.

Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, al termine del Consiglio, ha annunciato: “Il provvedimento è stato approvato salvo intese. Tra le misure previste nel decreto fiscale è stata inserita anche una norma antiscorrerie contro le scalate ostili. La misura è ancora in via di definizione”. Della misura anti scalate ne ha parlato più volte il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che avrebbe voluto introdurla fin dalla Legge sulla concorrenza con emendamento. Ma l’operazione saltò all’ultimo momento. All’epoca Calenda assicurò: “È pronta, deve trovare il veicolo giusto”. La norma contro le scorrerie prevede che, una volta superata una determinata soglia azionaria, l’investitore debba inviare una lettera di intenti in cui chiarisce gli obiettivi, così da evitare scalate opache. L’Esecutivo aveva posto la necessità di un provvedimento in materia dopo la scalata di Vivendi a Mediaset.

Il decreto fiscale è una prima parte della manovra 2018 ed accompagna la legge di bilancio che sarà in discussione lunedì prossimo in Parlamento.

Salvatore Rondello

Ogni anno 3 mln di bambini muoiono per malnutrizione

Fame-nel-mondoChi ha troppo e chi ha troppo poco: non è certamente una novità, ma, in ogni caso, è una grande ingiustizia. Save the Children, in un suo nuovo rapporto sulla malnutrizione, ha lanciato l’allarme comunicando l’entità attuale del problema.
Ogni anno, nel mondo, circa 3 milioni di bambini muoiono per malnutrizione. In questo momento, 52milioni di bambini di età inferiore a cinque anni stanno soffrendo la carenza improvvisa di cibo e nutrienti. Inoltre, 155 milioni di bambini sono malnutriti cronici. I fattori che hanno un ruolo decisivo nella diffusione della malnutrizione, per Save the Children sono principalmente la povertà, i cambiamenti climatici ed i conflitti. Nei Paesi a medio e basso reddito, 2 minori su 5 vivono in stato di povertà con forti privazioni per le difficoltà di accesso al cibo, per la carenza dei servizi igienico-sanitari e per l’educazione insufficiente o inesistente. Nel Corno d’Africa ed in Kenya, in seguito all’emergenza climatica causata da ‘El Niño’, 7 milioni di bambini stanno ancora facendo i conti con la carenza d’acqua e di sostanze nutritive. Per contrastare questo fenomeno Save the Children lancia la campagna globale ‘Fino all’ultimo bambino’ per salvare e dare un futuro ai bambini senza un domani, attraverso un sms solidale attivo dal 12 ottobre al 5 novembre.
Qualche giorno fa, l’UNICEF ha pubblicato un rapporto sui bambini del Mali dove la crisi nutrizionale è aggravata dal protrarsi delle violenze, dell’instabilità e degli sfollamenti di massa, minacciando la vita e il futuro di migliaia di bambini. Secondo l’Ente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, soltanto nel Mali, ci sarebbero circa 165mila bambini che potrebbero soffrire di malnutrizione acuta grave fino alla fine del 2018.

I bambini che soffrono di forme gravi di malnutrizione acuta sono colpiti da un’atrofia muscolare  grave, un peso molto basso rispetto alla loro altezza, e hanno una probabilità nove volte maggiore di morire in caso di malattie a causa di un sistema immunitario indebolito.

Lucia Elmi, Rappresentante dell’Unicef in Mali, ha commentato: «Dietro a questi dati ci sono le vite dei bambini e delle bambine più vulnerabili e dimenticati del Mali.  Dobbiamo fornire cure salva-vita e assicurare a ciascuno di questi bambini una piena ripresa. Allo stesso tempo, abbiamo bisogno di investire nei primi mille giorni di vita dei bambini, per ridurre il rischio di insorgenza della malnutrizione acuta.»

Il tasso di malnutrizione acuta fra i bambini sotto i cinque anni ha raggiunto livelli critici nelle zone colpite dal conflitto, come Timbuktu e Gao, ma è molto elevato anche a livello nazionale.

Secondo il rapporto, il tasso di malnutrizione acuta infantile a Timbuktu è salito al 15,7% e a Gao al 15,2%: una crescita preoccupante, da un livello classificato “grave” a “critico” nella scala dell’OMS.

Livelli preoccupanti di malnutrizione acuta si registrano anche nelle regioni di Kayes (14,2%) e di Taoudéni (14,3%), mentre il tasso nazionale si assesta al 10,7%.

Dal  2012  la crisi politica e le violenze hanno provocato, nel Mali, sfollamenti di massa e interruzioni dei servizi sociali nel nord del paese, con un impatto devastante sullo stato nutrizionale dei bambini e delle bambine più vulnerabili.

Altri fattori, come l’accesso limitato all’acqua e all’igiene e malattie infantili come diarrea, infezioni respiratorie acute e malaria, hanno contribuito ad aggravare la situazione.

Investire nei primi mille giorni di vita di un bambino, attraverso la promozione di pratiche come l’allattamento  esclusivo per i primi sei mesi e lavare le mani con acqua pulita e sapone, può prevenire la malnutrizione in modo efficace.

È sicuramente meritorio il ruolo svolto dall’UNICEF e da Save the Children per la lotta alla malnutrizione infantile nel mondo. Tuttavia le forme assistenziali restano insufficienti a risolvere i problemi da cui hanno origine le cause.
Urgerebbe un maggiore impegno politico, soprattutto dall’ONU, per risolvere gli annosi problemi che causano anche i problemi di malnutrizione infantile, ma che ledono il diritto alla vita ed alla dignità umana ad una cospicua parte dell’umanità. In tal senso, è doveroso segnalare l’impegno portato avanti tra mille difficoltà dalla Lega Italiana dei Diritti Umani.

Istat, cala il sommerso, ma vale il 12,6% del Pil

banconote

L’Istat ha pubblicato un rapporto sull’economia ‘non osservata’, spiegando dettagliatamente che il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a poco più di 190 miliardi di euro, mentre quello connesso alle attività illegali (incluso l’indotto) a circa 17 miliardi di euro. Dunque, nel 2015, economia ‘sommersa’ ed attività illegali valevano circa 208 miliardi di euro pari al 12,6% del PIL.

Il peso sul Pil di questa componente non osservata dell’economia è sceso di 0,5 punti rispetto all’anno precedente, interrompendo la tendenza all’aumento registrata nel triennio 2012-2014 (quando era passata dal 12,7% al 13,1%).

In particolare, l’Istat ha evidenziato la diversa composizione delle diverse voci dell’economia. Nel 2015, ad esempio la quota relativa alla sotto-dichiarazione valeva il 44,9% del valore aggiunto (circa 2 punti percentuali in meno rispetto al 2014). Il resto è attribuibile per il 37,3% all’impiego di lavoro irregolare (35,6% nel 2014), per il 9,6% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8,2% alle attività illegali (rispettivamente 8,6% e 8,0% l’anno precedente).

I settori dove il sommerso ha un ruolo più evidente sono le ‘Altre attività dei servizi’ (33,1% nel 2015), il Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (24,6%) e le Costruzioni (23,1%). Sul complesso del valore aggiunto, le dichiarazioni inferiori al dovuto hanno un peso maggiore nei Servizi professionali (16,2% nel 2015), nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (12,8%) e nelle Costruzioni (12,3%). All’interno dell’industria, l’incidenza risulta relativamente elevata nel comparto della Produzione di beni alimentari e di consumo (7,7%) e contenuta in quello della Produzione di beni di investimento (2,3%). La componente di valore aggiunto generata dall’impiego di lavoro irregolare è maggiore nel settore degli ‘Altri servizi alle persone’ (23,6% nel 2015), dove è principalmente connessa al lavoro domestico, e nell’Agricoltura, silvicoltura e pesca (15,5%).

Sui circa 17 miliardi di valore aggiunto dell’economia illegale il traffico di stupefacenti si conferma nel 2015 come l’attività più rilevante, per un totale che si attesta a 11,8 miliardi di euro (poco meno del 75% del valore complessivo delle attività illegali) e un ammontare di consumi delle famiglie pari a 14,3 miliardi di euro. I servizi di prostituzione realizzano un valore aggiunto pari a 3,6 miliardi di euro (poco meno del 25% dell’insieme delle attività illegali) e consumi per circa 4 miliardi di euro mentre il valore delle attività di contrabbando di sigarette sale a circa 0,4 miliardi di euro, con un aumento di poco inferiore a 100 milioni di euro rispetto al 2014. Per l’Istat l’indotto connesso alle attività illegali, principalmente riferibile al settore dei trasporti e del magazzinaggio, si è mantenuto sostanzialmente costante, con un valore aggiunto pari a circa 1,3 miliardi.

Il Presidente dell’INPS, Tito Boeri, nel rilanciare i dati allegati in un rapporto al DEF per presentare la nuova banca dati pensata per facilitare il monitoraggio contributivo soprattutto nel settore degli appalti, tra i più esposti alle irregolarità, e per potere avviare un controllo mirato, ha dichiarato: “Nel 2015 sono stati sottratti al fisco quasi 11 miliardi di euro di contributi non pagati a lavoratori dipendenti: il 6-7% del totale di quelli versati all’Istituto di previdenza. Sono dati allarmanti. Tra il 2011 ed il 2014 l’evasione è oscillata tra i 10 e gli 11,5 miliardi all’anno e il monte salari dei lavoratori assunti in nero ammonterebbe a circa 20-30 miliardi pari, pressappoco, a circa 8 euro all’ora. Nel 2014 il gap stimato è stato invece pari a 11,3 miliardi: l’aliquota media non versata dunque pari al 40%. Di questo tesoretto occultato al fisco è stato possibile recuperare nel 2015 solo 0,7 miliardi tra fruizioni indebite di sgravi e prestazioni e altri risparmi di spesa. Dati peraltro sottostimati perché non tiene conto anche dell’area grigia, quelli non totalmente irregolari”.

I lettori potranno immaginare di quanto potrebbe diminuire la pressione fiscale in Italia, se l’economia ‘non osservata’ potesse emergere totalmente. Le riflessioni si potrebbero estendere anche al valore effettivo del PIL ed ai dati occupazionali. Inoltre, non andrebbero neanche sottovalutati gli effetti migliorativi che potrebbero ripercuotersi sulle prestazioni pensionistiche e sulla loro decorrenza.

Salvatore Rondello

Morti bianche, in aumento le vittime sul lavoro

morti-biancheCelebrando la sessantasettesima giornata nazionale per gli infortuni sul lavoro, l’ANMIL, l’associazione per le vittime degli infortuni sul lavoro, ha denunciato l’aumento delle vittime per incidenti sul lavoro avvenuto nel corso del 2017.

Secondo l’ANMIL, la situazione per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro resta allarmante: 421.969 eventi denunciati (dati sino ad agosto), +1,2% rispetto al 2016. Ma soprattutto 682 infortuni mortali denunciati, +4,7%. La preoccupazione per l’aumento infortunistico è dettata soprattutto dal fatto che a determinarlo sono stati i comparti industria e servizi (2%) e Conto stato dipendenti (3,3%).

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato come sia: “Inconcepibile registrare tutte queste morti sul lavoro, specialmente tra i giovanissimi”.

Il Presidente dell’ANMIL, Franco Bettoni, ha detto: “Parliamo proprio di carenza di sicurezza nei luoghi di lavoro più rischiosi”. La manifestazione nazionale quest’anno si è svolta a Cagliari, ma anche in tutte le 106 sedi dell’associazione si sono svolte analoghe iniziative per coprire tutto il territorio nazionale. Lo slogan scelto per l’edizione 2017 è il seguente: “Cambiamo la storia. A partire dal completamento dell’attuazione del Testo unico sicurezza”.

Franco Bettoni ha così concluso il suo intervento: “Sono più di venti i programmi ancora da attuare e alcuni riguardano materie anche di grande rilievo”.

I temi caldi affrontati a Cagliari sono stati: qualificazione delle imprese, sorveglianza sanitaria, lavoratori disabili al lavoro, malattie professionali. Sul fronte della tutela delle vittime, l’Anmil si batte per la rivalutazione delle prestazioni economiche Inail. Arretrano invece le malattie professionali denunciate: -2,8% rispetto al 2016.

La giornata, iniziata con la celebrazione della messa in memoria delle vittime del lavoro nella chiesa di San Paolo, è proseguita con la Cerimonia civile al Conservatorio musicale ‘Giovanni Pierluigi da Palestrina” di Cagliari alla presenza di istituzioni nazionali e locali. Toccanti le testimonianze di chi ha subito danni e dolori. Tra queste, la storia di Antonio, in coma dopo essere stato colpito da una trivella mentre scavava un pozzo a Sarroch. Ferito non solo fisicamente, Antonio ha raccontato: “Il processo, al di là della necessità di ricevere giustizia, significò per me nel contempo infierire ulteriormente sulla condizione di fragilità che mi stava accompagnando. Stavo male. Oggi sto bene grazie alla terapia farmacologica, allo sport e alla mia famiglia”. Un messaggio di sofferenza, ma anche di speranza.

L’iniziativa, Patrocinata dalla RAI, si è svolta ieri con il coinvolgimento di circa 50.000 persone tra soci e familiari con l’obiettivo di sensibilizzare le persone sul tema della prevenzione degli incidenti sul lavoro e accrescere la tutela delle vittime di infortuni. Alla manifestazione sono intervenuti il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza Inail, Francesco Rampi, il presidente nazionale Anmil, Franco Bettoni, quello della Commissione Lavoro della Camera dei deputati, Cesare Damiano, il segretario Generale Uil, Carmelo Barbagallo; il segretario confederale Cgil, Franco Martini; il segretario confederale Cisl, Gigi Petteni. La cerimonia si è conclusa con la consegna dei distintivi e dei brevetti d’onore, da parte dell’Inail, ai grandi invalidi.

La prima giornata nazionale del mutilato sul lavoro si è tenuta a Roma il 19 marzo 1951 con l’obiettivo di ricordare alla collettività e alle Istituzioni la centralità del tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Dal 1998, con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 aprile 1998  e poi del 7 marzo 2003, la ricorrenza, su richiesta dell’Anmil, è stata istituzionalizzata. La giornata rappresenta un momento di incontro e di riflessione su tutte quelle donne e quegli uomini che svolgendo la propria professione, hanno perso il bene più caro: la vita.

Purtroppo, un’altra tragedia sul lavoro si è consumata anche oggi: due operai caduti nella cisterna di sovrappieno di una diga a Naro (Agrigento) sono stati ritrovati senza vita dal nucleo SAF dei Vigili del Fuoco che era riuscito ad individuarli dopo quasi due ore di ricerche. Tramite una scala è stato fatto scendere nella cisterna anche il medico che non ha potuto far altro che accertare il decesso dei due lavoratori di 50 e 55 anni precipitati per circa venti metri. Autorizzato il recupero della salme da parte del magistrato della Procura di Agrigento, è stata aperta un’inchiesta.

Salvatore Rondello

Ocse, in Italia pochi laureati e bistrattati

lauretiL’Ocse ha presentato oggi al MEF il ‘Rapporto sulla Strategia per le Competenze’ dove si legge: “L’Italia, negli ultimi anni, ha fatto notevoli passi in avanti nel miglioramento della qualità dell’istruzione, ma forti sono le differenze nelle performance degli studenti all’interno del Paese, con le regioni del Sud che restano molto indietro rispetto alle altre, tanto che il divario della performance in ‘Pisa’ (gli standard internazionali di valutazione) tra gli studenti della provincia autonoma di Bolzano e quelli della Campania equivale a più di un anno scolastico. Solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato rispetto alla media Ocse del 30%.  Inoltre gli italiani laureati hanno, in media, un più basso tasso di competenze in lettere e matematica (26esimo posto su 29 paesi Ocse). Non solo, quelli che ci sono non vengono utilizzati al meglio, risultando un po’ bistrattati”.
L’Italia è l’unico Paese del G7 in cui la quota di lavoratori laureati in posti con mansioni di routine è più alta di quella che fa capo ad attività non di routine. In inglese il fenomeno è noto come ‘skills mismatch’, in italiano si potrebbe tradurre con dialogo tra sordi, dove i due potenziali interlocutori sono il lavoratore e il posto di lavoro. Insomma le competenze non risultano in linea con la mansione. Tale fenomeno, in Italia risulta molto diffuso , come ha spiegato l’Ocse in un dossier specifico sulla materia.
Nel rapporto dell’Ocse è scritto: “Il livello dei salari in Italia è spesso correlato all’età e all’esperienza del lavoratore piuttosto che alla performance individuale, caratteristica che disincentiva nei dipendenti un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro. Attualmente l’Italia è intrappolata in un ‘low-skills equilibrium’, un basso livello di competenze generalizzato: una situazione in cui la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una debole domanda da parte delle imprese”.
Insomma da una parte la forza lavoro non si presenta sul mercato preparata, attrezzata a svolgere le diverse mansioni possibili, dall’altra le aziende non pretendono.
Accanto a molte imprese, relativamente grandi, che competono con successo sul mercato globale, ve ne sono tante altre che operano con un management dotato di scarse competenze e lavoratori con livelli di produttività più bassi. Modesti livelli di skills dei managers e dei lavoratori si combinano con bassi investimenti in tecnologie che richiedono alte competenze dei lavoratori e con scarsa adozione di pratiche di lavoro che ne migliorino la produttività. Per l’OCSE: “Questo genera un circolo vizioso che rischia di non portare lontano”.
Per il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria: “L’Italia è bloccata in un equilibrio di basse competenze. I lavoratori italiani possiedono un basso livello medio di competenze e hanno, rispetto a quanto avviene in altri paesi, minori probabilità di utilizzare specifiche competenze cognitive, che sono importanti nella performance dei lavoratori e delle imprese. Queste carenze si ritrovano anche tra laureati italiani”.
Circa il 6% dei lavoratori possiede competenze basse rispetto alle mansioni svolte, mentre il 21% è sotto qualificato. Sorprendentemente, malgrado i bassi livelli di competenze che caratterizzano il paese, si osservano numerosi casi in cui i lavoratori hanno competenze superiori rispetto a quelle richieste dalla loro mansione, cosa che riflette la bassa domanda di competenze in Italia. I lavoratori con competenze in eccesso (11,7%) e sovra-qualificati (18%) rappresentano una parte sostanziale della forza lavoro italiana. Inoltre, circa il 35% dei lavoratori è occupato in un settore non correlato ai propri studi. Il problema della mancanza di competenze è trasversale dai 25enni ai 65enni e non risparmia gli stessi laureati.
Secondo l’OCSE: “Riequilibrare la domanda e l’offerta delle competenze richiede che le istituzioni nel settore dell’istruzione e della formazione siano più reattive ai cambiamenti, che ci siano politiche per il mercato del lavoro più efficaci, ed un uso migliore di strumenti di valutazione e analisi dei fabbisogni di competenze attuali ed emergenti. Infine, sono anche necessari più sforzi da parte del settore privato e la disponibilità a collaborare con queste istituzioni pubbliche. Ma, l’Italia è anche caratterizzata da significativa eterogeneità; i migliori lavoratori italiani hanno, in diverse aree di competenza, un livello pari a quello dei più qualificati lavoratori degli altri paesi del G7. In particolare, nel confronto con gli altri paesi i lavoratori italiani mostrano buoni livelli di competenza riguardo alla ‘rapidità d’apprendimento e problem solving’. Il fenomeno dello skills mismatch, che si verifica quando le competenze di un lavoratore non sono allineate con quelle richieste per compiere uno specifico lavoro, è molto diffuso in Italia. L’Italia ha bisogno di definire rapidamente una strategia di sviluppo delle competenze che promuova lo sviluppo in tutto il territorio nazionale”.
Giudicando l’operato del Governo, l’Ocse ha osservato: “Ravvisando la necessità di intervenire, il governo italiano ha varato un ambizioso pacchetto di riforme. Queste riforme compongono una strategia di lungo periodo, che comprende lo sviluppo e l’attuazione di politiche di promozione delle competenze, e che è stata predisposta per rispondere in modo efficace e attento alle sfide che si prospettano sia a livello nazionale sia regionale. Ma, stanno emergendo alcune sfide riguardo la loro implementazione”.
In particolare, l’Ocse fa riferimento alla ‘Buona Scuola’: “Le importanti riforme per migliorare la qualità dell’istruzione scolastica attuate nell’ultimo decennio richiederanno del tempo per concretizzarsi in qualifiche più alte dei lavoratori”. Sul Jobs Act, l’OCSE ha annotato: “Una pietra miliare del recente processo di riforma è l’istituzione dell’Anpal, l’Agenzia per le politiche attive per il lavoro”.
In conclusione, l’Ocse ha specificato: “Peraltro i problemi non riguardano solo i lavoratori: più alti livelli di competenze contribuiranno ad una crescita più forte e più stabile solo se le imprese saranno capaci di usarle pienamente ed efficacemente”.
In questo ultimo rapporto, l’Ocse ha messo il dito sul problema della meritocrazia, abbandonata da molto tempo, e sui criteri di valutazione per la formazione della classe dirigente del Paese che, attualmente, sono molto discutibili.

“I dati diffusi oggi dall’Ocse – dichiara Maria Cristina Pisani, Portavoce Nazionale PSI-  lanciano un allarme preoccupante ma non nuovo. La crescita però c’è, si rafforza e produce lavoro stabile grazie alle riforme strutturali del Governo. Il rapporto riconosce infatti l’impegno politico a invertire la tendenza.” “Ciò che serve è aumentare le competenze dei lavoratori, ancora di più di fronte al processo di nuova competizione globale e digitalizzazione. Occorre – prosegue Pisani – riallineare i percorsi di laurea alla domanda di lavoro delle imprese e incrementare l’occupazione delle donne e dei giovani. La prima occupazione dei laureati spesso non ha nulla a che fare con il loro percorso di studi. Per questo occorre investire, sulla formazione continua, sugli studi avanzati e sull’innovazione. Nella prossima legge di bilancio deve esserci un segnale chiaro attraverso un aumento delle risorse in generale per la scuola del domani e, in particolare, per favorire un rapporto circolare tra formazione e sbocchi occupazionali”

Salvatore Rondello

L’effetto Amazon e il rispetto delle regole fiscali

amazon

Lo chiamano effetto Amazon. Per ora in Italia non si è visto, ma siamo ancora indietro rispetto ad altri mercati più maturi come quello americano o inglese. Con l’e-commerce pigliatutto rischia di sparire chi non cambia.

Valentina Pontiggia, direttrice dell’Osservtorio ‘eCommerce B2c Netcomm’ del Politecnico di Milano, ha dichiarato: “Da un lato vediamo come negli Stati Uniti e nel Regno Unito alcune catene sono andate in crisi, si parla anche di una chiusura di migliaia di punti vendita pari a circa a 8mila e cinquecento entro la fine di quest’anno. Chi non cambia, è destinato a fallire. Di certo, si sa che il punto vendita degli anni Novanta, del Duemila, non resterà più lo stesso. Gli ‘store’ del futuro offriranno anche dei servizi di e-commerce come per esempio il servizio ‘click and collect’, acquistare on-line e ritirare comodamente in negozio. Oppure, il reso di un prodotto acquistato sul web, in negozio. In Italia siamo ancora indietro. In America e nel Regno Unito, il tasso di penetrazione è intorno al 15-20%, da noi il peso dell’e-commerce sui consumi si attesta sul 5,5%. Siamo, quindi, molto più indietro, per questo non abbiamo avuto per ora un effetto diretto, ma c’è forte fermento anche da tutta la grande distribuzione organizzata”.

Se dal colosso del commercio elettronico preferiscono non parlare di scenari futuri, molti supermercati si stanno organizzando per rispondere alla concorrenza. Da Carrefour a Esselunga il carrello si riempie anche sul web. La Coop permette di ordinare la spesa online e di ritirarla, già da due ore dopo, nel punto di ritiro più vicino e all’orario più comodo. Siamo ancora all’inizio.

Cristian Laurenza, responsabile di Area della Nova Coop, ha detto: “Da quest’anno, con il servizio CoopDrive a Beinasco nel torinese, per ora siamo attorno all’11% delle vendite rispetto a un punto vendita tradizionale. E’ un mercato che ancora deve ‘esplodere’. Si vende soprattutto scatolame, ma anche pasta, salumi e formaggi confezionati. E’ una clientela più giovane rispetto a quella dei nostri supermercati, tra i 30 e i 50 anni , con un tasso di scolarizzazione elevato. Per la maggior parte sono laureati. C’è solo questo punto ritiro di Beinasco sotto la Mole, ma nel 2018 ne aprirà uno in centro a Torino. In Lombardia ce n’è uno a Milano, Bergamo, a Cassano d’Adda e Roncadelle. In Liguria a Genova, mentre in Piemonte a quello di Beinasco nel torinese e in Toscana a Viareggio in provincia di Lucca e Rosignano Solvay nel livornese”.

Il servizio di spesa on-line EasyCoop, per ora è attivo, invece, solo su Bologna e Roma, ma punta ad allargarsi a tutta Italia. L’assortimento vanta oltre 11mila prodotti tra cui anche frutta, verdura, carne, pesce, salumi e latticini. I clienti possono fare la spesa online e riceverla direttamente sul pianerottolo di casa, magari salvandosi più liste da riutilizzare ogni volta. Alla Coop spiegano: “Mezz’ora prima vengono avvisati i clienti via sms dell’orario preciso di consegna, con nome e foto dell’addetto che si troveranno davanti con le buste”.

Diverso ed unico in Italia è il sistema dei supermercati Unes/U2 che usano la vetrina della piattaforma Amazon. Gian Maria Gentile, responsabile digital Unes/U2, dichiara: “Noi abbiamo fatto una scelta precisa: abbiamo una partnership con Amazon Italia, che per la spesa on-line ha due mondi: Amazon.it, dove il grocery è esclusivamente secco e scatolame, e noi facciamo da fornitori per quello che riguarda i nostri prodotti a marchio ‘il Viaggiator Goloso’. L’altro canale di vendita è Amazon Prime Now, che fa la consegna gratuita in 2 ore a Milano e hinterland per ora, a chi è abbonato Prime. Su questa piattaforma sono attivi tre operatori: Amazon retail, il nostro negozio U2 Supermercato e NaturaSì. Il cliente può ordinare tramite App o via sito scegliendo l’orario di consegna in finestre da due ore, quindi molto veloce , ma può anche ricevere la spesa, entro un’ora, pagando 6,90 euro. Potrà, inoltre, seguire il percorso del trasportatore sulla mappa della città in modo da sapere in tempo reale, dove si trova la propria spesa. La partnership ci ha permesso di entrare in un mercato nuovo per U2 Supermercato in tempi ridotti, accedendo alla conoscenza dei comportamenti d’acquisto dei nuovi consumatori in termini di abitudini di consumo. Si sta delineando, quindi, un panorama chiaro dei consumatori del futuro e delle loro preferenze. C’è forte richiesta di prodotti appartenenti al mondo del Free From (quelli senza lattosio, senza glutine, etc.), ma anche del mondo vegano e vegetariano. Ci siamo resi conto che alcune categorie, ormai, si vendono principalmente online come i pannolini per i bimbi. Scopriamo, poi, che è un falso mito quello della frutta e verdura che si preferisce scegliere di persona. Il reparto ortofrutta ha una penetrazione del tutto simile a quella nei punti vendita tradizionali. Diciamo che, più in generale, il consumatore online premia il prodotto di qualità per cui è disposto a spendere anche qualcosa in più. E la sfida si giocherà, proprio, su questo. Nel futuro sarà ancor di più il prodotto a fare la differenza, perché, prima o poi, tutti avranno un servizio di home delivery ossia di consegna a domicilio e avranno superato tutte quelle difficoltà, legate all’evoluzione multicanale”.

Per l’Unione Europea, intanto, si pone il problema del rispetto delle regole fiscali. Per la Commissione Europea, Amazon  ha ricevuto benefici fiscali non dovuti dal Lussemburgo per circa 250 milioni di euro. Per l’esecutivo comunitario si tratta di aiuti di Stato illegali, che ora il Granducato deve recuperare dal colosso Usa del commercio elettronico.

Dopo una approfondita indagine iniziata nell’ottobre del 2014, la Commissione è giunta alla conclusione che il ‘tax ruling’ concesso dal Lussemburgo ad Amazon nel 2003, prolungato poi nel 2011, ha diminuito le tasse pagate dal colosso americano nel Granducato, ‘senza alcuna giustificazione valida’. L’accordo ha consentito al gruppo di spostare la grande maggioranza dei suoi utili da Amazon Eu, controllata di Amazon soggetta a tassazione in Lussemburgo, ad una holding che non è soggetta a tassazione, Amazon Europe Holding Technologies (Aeht).

In particolare, l’accordo consentiva il pagamento di royalties da Amazon Eu alla Aeht, cosa che ha ridotto in modo considerevole l’utile di Amazon Eu soggetto a tassazione. L’indagine della Commissione ha dimostrato che l’ammontare delle royalties trasferite era gonfiato e non rifletteva la realtà economica. Su questa base, la Commissione ha concluso che il tax ruling garantiva ad Amazon un vantaggio economico selettivo, consentendole di pagare meno tasse di altre società soggette alle medesime norme fiscali nazionali. Di fatto, le regole consentivano ad Amazon di evitare la tassazione su ben tre quarti degli utili realizzati su tutte le vendite realizzate nell’Ue.

La commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, spiegando che si tratti di una condotta illegale, ha detto: “Il Lussemburgo ha consentito ad Amazon di pagare quattro volte in meno di tasse rispetto ad altre società residenti nel Paese, perché non si possono dare alle multinazionali benefici fiscali che altri non hanno”.

Amazon ha replicato   valutando il ricorso in appello: “Riteniamo che Amazon non abbia ricevuto alcun trattamento speciale dal Lussemburgo e di aver pagato le tasse in piena conformità con la legislazione fiscale lussemburghese ed internazionale. Studieremo la decisione della Commissione e valuteremo le nostre opzioni legali, tra cui il ricorso in appello. I nostri 50.000 dipendenti in tutta Europa rimangono focalizzati a offrire il miglior servizio ai nostri clienti e alle centinaia di migliaia di piccole imprese che lavorano con noi”.

Il caso Amazon ed il futuro dell’e-commerce sempre più in espansione, impongono la necessità di adottare misure di controllo fiscale più efficaci e più adeguate sulle nuove realtà economiche.

Salvatore Rondello

Def, tagli alla spesa pubblica e sostegno al PIL

luigi-federico-signoriniLa Nota di aggiornamento al Def è al vaglio delle commissioni Bilancio di Camera e Senato, con una serie di audizioni di vari organismi economici che si sono concluse a fine mattina con le dichiarazioni del ministro dell’economia Pier Carlo Padoan.
Dal documento con le note aggiuntive trasmesso dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan alle Commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato, la manovra del Governo partirebbe da una quota minima di circa 19,6 miliardi di euro.
Secondo il documento, la manovra avrà un impatto positivo sui tassi di crescita del PIL, in termini di differenziale tra lo scenario programmatico e quello tendenziale, attorno allo 0,3 punti percentuali in ciascuno degli anni 2018 e 2019.
Nel dettaglio, ammontano a 3,5 miliardi i tagli della spesa pubblica per il 2018 che andranno a copertura delle misure della Legge di Bilancio, compreso il miliardo l’anno a carico dei ministeri come previsto nella nuova ‘spending rewiew’. Altre coperture da entrate aggiuntive, allo studio nell’ambito della lotta all’evasione di alcune imposte, vengono quantificate in 5,1 miliardi di euro.
Le risorse per la competitività e l’innovazione, che includono anche le decontribuzioni per i giovani, nel 2018 ammontano a 338 milioni; 2,1 miliardi nel 2019 e quasi 4 miliardi nel 2020. Gli stanziamenti per lo sviluppo, che comprendono le spese per gli investimenti pubblici, saranno pari a 300 milioni nel 2018, ma passeranno a 1,3 miliardi nel 2019 e a 1,9 miliardi nel 2020. I fondi per la lotta alla povertà, comprensivi reddito di inclusione sociale saranno 600 milioni nel 2018, 900 milioni nel 2019, 1,2 milioni nel 2020.
Il mancato aumento delle aliquote Iva per il 2018 è quantificato in oltre 15,7 miliardi e 11,4 nel 2019. In sintesi, questi sono i dati salienti del documento presentato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
Sulle pensioni è arrivato l’alt da Corte dei Conti e Bankitalia. Il Presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, nell’audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate nell’esame della nota di aggiornamento del Def, ha affermato: “Ogni arretramento rispetto ai parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero, esporrebbe la finanza pubblica a rischi di sostenibilità”.
La Corte, quindi, ha invitato a confermare i caratteri strutturali della riforma Fornero, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione).
Il vice direttore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, durante la sua audizione, ha sostenuto: “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro. Come ha ricordato il Governatore della Banca d’Italia nel suo recente intervento, l’insieme delle riforme previdenziali realizzate in più di vent’anni ha migliorato in modo sostanziale sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema. Tuttavia le prospettive demografiche e di crescita potenziale sono state aggiornate e risultano meno favorevoli. Le più recenti proiezioni dell’incidenza della spesa sul prodotto, da poco rese note dalla Ragioneria Generale dello Stato, sono, conseguentemente, più alte di quanto precedentemente prospettato, comporterebbero un peggioramento degli indicatori di sostenibilità delle finanze pubbliche calcolati dalla Commissione europea. Secondo il Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario, pubblicato lo scorso agosto dalla Ragioneria Generale dello Stato, l’incidenza sul PIL della spesa per pensioni, oggi pari a circa il 15,5 per cento, raggiungerebbe valori di poco superiori al 18 per cento tra il 2040 e il 2045, imboccando successivamente un sentiero di costante e significativa discesa. Rispetto alle precedenti proiezioni della Ragioneria, dunque, la spesa risulta sensibilmente maggiore in ciascun anno del periodo considerato. Il peggioramento riflette la revisione al ribasso effettuata da Eurostat delle prospettive di crescita italiane, a sua volta riconducibile a una più deludente dinamica della produttività totale dei fattori e a minori flussi migratori netti. E’ per questo che le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”.
Con riferimento al debito pubblico, Luigi Federico Signorini, ha affermato per la Banca d’Italia: “La significativa riduzione del debito pubblico è un imperativo per l’Italia, oggi alla nostra portata. La politica di bilancio si deve muovere lungo un ‘sentiero stretto’ tra l’esigenza di non soffocare la ripresa congiunturale e l’imperativo di ridurre il debito, come più volte sottolineato da Pier Carlo Padoan. Tuttavia, in questo momento il sentiero pur sempre arduo, è un po’ meno angusto che in passato, grazie alle favorevoli condizioni della congiuntura e dei mercati”. Questo, in sintesi, è il giudizio espresso dal vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, in audizione sulla Nota di aggiornamento al Def.

Il Presidente dell’ISTAT, Giorgio Alleva, nella sua audizione sulla nota di aggiornamento al Def, ha sottolineato: “L’economia sommersa rappresenta un freno strutturale allo sviluppo del Paese. In questo contesto, le politiche di contrasto all’evasione assumono una valenza strategica anche per aumentare il potenziale di crescita e la competitività del sistema produttivo”. Ha così ricordato i dati del Mef sul triennio 2012-2014, che segnalano una evasione di 107,7 miliardi, di cui 97 miliardi per mancate entrate tributarie e 10,7 miliardi per mancate entrate contributive.
Alleva ha proseguito precisando: “Inoltre per il complesso dell’economia, la perdita di efficienza dovuta al sommerso economico è pari a 5,3 punti percentuali; dal punto di vista dinamico, nel periodo 2011-2014, il tasso di crescita della produttività totale dei fattori, calcolato includendo l’economia sommersa, è inferiore di 1,9 punti percentuali rispetto a quello dell’economia regolare; l’effetto frenante si riscontra in tutti i settori produttivi, ma particolarmente nella manifattura (-3,0 punti percentuali) e nelle costruzioni (-2,3 punti percentuali)”.
Per l’Istat, le prospettive di crescita per i prossimi mesi appaiono in Italia favorevoli. Il presidente Giorgio Alleva ha parlato di segnali di miglioramento dell’economia, trainata anche dalla domanda di investimenti in macchine e attrezzature.
Il Presidente ISTAT, commentando i dati diffusi oggi dall’Istituto di statistica, ha aggiunto: “Nel primo semestre la crescita dell’economia italiana si è rafforzata. In Italia le aspettative di crescita per i prossimi mesi appaiono favorevoli”.
L’Istat ha rivisto le stime del Pil per il secondo trimestre dell’anno rispetto ai tre mesi precedenti. Secondo quanto si legge nella nota diffusa oggi, il dato è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. La stima dei Conti economici trimestrali diffusa lo scorso primo settembre, invece, aveva rilevato una variazione congiunturale pari a +0,4%. Confermato, invece, il dato tendenziale di +1,5%. La variazione acquisita per il 2017 è pari a +1,2%.
Giorgio Alleva, nell’audizione per l’Istat ha ricordato: “A settembre l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha registrato un incremento significativo, trainato dalla componente macro-economica dell’indice (giudizi e aspettative sulla situazione economica italiana e aspettative sulla disoccupazione), mentre più contenuti sono stati i miglioramenti registrati nei giudizi sulla situazione corrente e futura. Anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese ha evidenziato un aumento, confermando il trend positivo dei mesi precedenti: il miglioramento ha interessato tutti i settori ad eccezione dei servizi. I segnali di miglioramento dell’economia italiana sono confermati anche dall’indicatore anticipatore che mantiene a settembre un’intonazione positiva, più accentuata di quella dei mesi precedenti, confermando il rafforzamento delle prospettive di crescita a breve. In particolare, la domanda di investimenti in macchine e attrezzature è attesa crescere a un ritmo superiore a quello osservato nel secondo trimestre dell’anno”.
Il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, durante la sua audizione, ha affermato: “Persiste la fase di significativo miglioramento del mercato del lavoro ed è prevedibile un ulteriore progressivo aumento dell’occupazione nei prossimi mesi e anni”. Padoan ha parlato di 1 milione di posti di lavoro in più rispetto al punto minimo di settembre del 2013.  In un altro passaggio della sua dichiarazione, il Ministro dell’Economia ha aggiunto: “In Italia ritorna il consolidamento della crescita e la ripresa dell’economia italiana sta guadagnando robustezza, in un quadro di prospettive di crescita positiva europeo. Ci sono le condizioni per un ulteriore rafforzamento della crescita nel terzo trimestre. Lo sforzo di consolidamento degli ultimi 10 anni risulta tra più significativi nell’area euro. Dopo 7 anni di aumenti, il debito ha registrato una prima flessione nel 2015, che verrà seguita da una riduzione anche nel 2017, che accelererà poi nel 2018 e negli anni successivi. Gli sforzi portati avanti sui conti pubblici consentiranno di assorbire la fase di aumento dei tassi di interesse . Nella Nota aggiuntiva al Def è già inclusa l’evoluzione dei tassi nei prossimi anni.  La prossima manovra conterrà misure selettive di impulso alla crescita, agli investimenti pubblici e privati, di promozione sociale e per i giovani, ma l’impatto sulla crescita delle misure espansive è significativo, uno 0,3% che è una valutazione prudenziale.  Una eccessiva restrizione sul fronte dell’aggiustamento dei conti pubblici metterebbe a rischio la ripresa e la coesione sociale del Paese, questi i motivi per cui il governo ha chiesto di ridurre l’aggiustamento strutturale allo 0,3% del Pil (dallo 0,8% di aprile). Quello che si propone, in accordo con la Ue, è un percorso di graduale aggiustamento, a patto di continuare ad attuare il programma di riforme strutturali. Abbiamo avviato un percorso con le forze di governo, Pd, Mdp, Ap e gli altri gruppi, volto a definire le ipotesi di intervento per investimenti, lavoro, lotta alla povertà e salute, mantenendo il giusto equilibrio tra politiche di bilancio e per il futuro”.

Il premier Paolo Gentiloni, in mattinata, ha incontrato Giuliano Pisapia per fare il punto sui provvedimenti e successivamente ha incontrato il presidente dell’Anci ed i sindaci delle città metropoliane.
Giuliano Pisapia, accompagnato dai capigruppo dell’MPD, Maria Cecilia Guerra e Francesco Laforgia, al termine dell’incontro di circa un’ora a Palazzo Chigi, ha detto: “Abbiamo posto qualche priorità indispensabile: mai più mance elettorali, intervenire con investimenti importanti sulla salute, milioni e milioni di persone non possono curarsi a causa del super ticket, nuove assunzioni e più tutele, ad esempio chi licenzia dopo 3 anni deve avere penalità”. Con riferimento al voto, ha risposto:   “I gruppi parlamentari decideranno dopo aver sentito domani il ministro Padoan”.

Pier Luigi Bersani, a Radio Radicale, dopo l’incontro di Giuliano Pisapia con il premier Paolo Gentiloni sulla legge di bilancio, ha detto: “Oltre alle richieste sulla legge di bilancio, immagino che poi in premessa avremo detto qualcosa del tipo: pensate di aver una maggioranza sulla legge di stabilità e un’altra sulla legge elettorale?”.

Parlando ai Comuni, Gentiloni ha detto: “Se vogliamo procedere nella dinamica di sviluppo che si sta consolidando nel nostro Paese, dobbiamo farlo puntando molto sulla collaborazione con le grandi città, che sono un asse centrale della competitività in tutto il mondo. Anche per quanto riguarda la crescita dell’economia, di cui oggi abbiamo avuto nuovi dati di conferma da parte dell’Istat, ci sono tendenze che hanno particolare bisogno della collaborazione del Governo centrale con le grandi città. Ci sono tante questioni da discutere, dalla ‘governance’ alle risorse, all’ottimizzazione dei programmi di sviluppo”.
Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha riferito: “Quello di oggi è stato un confronto proficuo perché si è trattato nel merito degli investimenti per le città metropolitane, ma anche le città del sud e le periferie. Abbiamo chiesto a Gentiloni di poter stare tranquilli in merito ai bilanci del 2018 e a quelli futuri. Il tavolo con l’esecutivo è positivo perché si attiva una relazione diretta con le città metropolitane”.
Vedremo i prossimi sviluppi.

Def, tutto pronto per il confronto Mdp e per le audizioni

Italian Prime Minister Paolo Gentiloni (R) with Economy Minister, Pier Carlo Padoan, during a press conference after the Council of Ministers meeting for the DEF (the Economic and Financial Document) at Chigi Palace in Rome, Italy, 11 April 2017. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Inizia una settimana impegnativa per il governo sul fronte dei conti pubblici.  Dovrà superare gli ostacoli delle opposizioni e convincere la maggioranza. Al Senato le difficoltà saranno maggiori. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dovrà integrare martedì i dati della nota di aggiornamento del Def con maggiori dettagli sulla manovra, come richiesto dal presidente della commissione bilancio.
Poi, il giorno successivo si passerà al voto in aula: servirà la maggioranza assoluta per autorizzare il governo a sforare la regola del pareggio di bilancio e sui 161 voti da raggiungere al Senato pesa l’incognita dei 16 voti dei senatori del Mdp. Su questo punto, uno snodo sarà l’incontro che domani il leader di Campo Progressista, Giuliano Pisapia, e Roberto Speranza di Mpd avranno con il premier Paolo Gentiloni.
Il confronto sulla manovra è già entrato nel vivo. Al momento si parla di interventi per circa 20 miliardi che, per la metà, saranno appunto finanziati lasciando correre il deficit. Ci sono poi altri 10 miliardi per un terzo dei quali coperti con taglio di spesa e due terzi con aumenti di entrate: niente nuove tasse, ma solo misure per la lotta all’evasione e un allargamento della rottamazione delle cartelle, con riapertura dei termini che, secondo il quotidiano il Messaggero di oggi, potrebbero arrivare al primo semestre 2017.
Non ci sarà invece una nuova voluntary disclosure per regolarizzare capitali all’estero e contanti. La nota di aggiornamento indica genericamente i capitoli di intervento: le misure per favorire l’assunzione dei giovani, il finanziamento delle politiche per i poveri, lo stop all’aumento dell’Iva e il rifinanziamento di alcuni incentivi per le imprese. Il presidente della commissione Bilancio del Senato, Giorgio Tonini (Pd) ha così chiesto una integrazione dei dati visto che la legge prevede espressamente che siano indicati gli interventi e gli importi di massima dei vari capitoli. Sarà proprio il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a fornire i dettagli. Lo farà martedì quando le commissioni Bilancio di Camera e Senato lo ascolteranno al termine di una serie di audizioni di rilievo, dal governatore di Bankitalia alla Corte dei Conti.
La vera incognita è però per il giorno successivo. In gioco ci sono proprio gli interventi della manovra. Mdp chiede discontinuità. Vuole più risorse per sanità e ambiente ma soprattutto attenzione sul fronte dei giovani e del lavoro.  Per questo ha già votato contro in commissione Lavoro. L’effetto di un voto contrario in aula sarebbe però negativo. Il governo non potrebbe sforare il deficit dei 0,5 punti concordati con Bruxelles. In pratica la manovra diventerebbe più severa. Al ministero dell’Economia fanno notare: “Di certo è difficile non votare un documento che migliora le stime di crescita e con uno deficit più flessibile: la scelta è tra austerità e sviluppo. Sarà un bivio ineludibile prima del varo della Legge di Bilancio vera e propria, forse nel weekend 14-15 ottobre. La manovra poi inizierà il proprio iter proprio dal Senato dove i numeri della maggioranza sono ballerini e dove, è certo, si giocheranno anche le strategie pre-elettorali di tutti i gruppi”.
Tuttavia, va ricordato che gli interessi dei cittadini, dei lavoratori e dell’Italia intera sono superiori a qualsiasi interesse di parte anche in prossimità delle elezioni.

RISPOSTE AMBIZIOSE

TALLIN1Stamani a Tallinn, poco prima dell’avvio dei lavori del vertice sul digitale, si è tenuto il bilaterale tra il premier Paolo Gentiloni e la cancelliera Angela Merkel. Il premier Paolo Gentiloni a Tallinn, intervenendo nel ‘digital summit’, ha detto: “La risposta dell’UE deve essere ambiziosa. Oggi è il momento che le diverse politiche europee si diano uno scatto di ambizione. Ieri è stato dato incarico a Tusk di riassumere, se si vuole, le diverse proposte emerse, quelle francesi, di altri paesi e del presidente Juncker: sono convinto che si possa arrivare a passi avanti. Mi auguro che il governo che verrà costituito in Germania contribuisca alla spinta necessaria alle politiche di crescita e lavoro, con la cancelliera il livello di collaborazione è sempre positivo. In Europa servono politiche ambiziose e a noi interessa che l’ambizione Ue sia soprattutto nella gestione della sicurezza, nelle questioni migratorie e negli investimenti in Africa, ma anche in una maggiore integrazione sul piano economico con il rilancio di politiche espansive e di crescita. Ci sarà su questo una discussione nei prossimi mesi, forse non facile. Non ci interessano tanto i modelli ma rilanciare politiche espansive. Quello che interessa a noi è che le proposte ambiziose dell’Unione siano sulla sicurezza e sulla gestione dei flussi migratori, sui rapporti con l’Africa, gli investimenti in Africa. Sarà uno dei punti all’ordine del giorno del Consiglio europeo ma qui è uno dei punti su cui si misura lo scatto di ambizione dell’Unione. Quello che ci interessa sul piano economico è che tutte le proposte di architettura economica europea abbiano come ispirazione di fondo il rilancio di politiche di espansione della crescita. L’Unione prenda atto che siamo in un diverso contesto che vede migliori numeri di crescita e quindi deve incoraggiare politiche espansive. I singoli paesi Ue non solo possono ma devono lavorare in coordinamento tra loro anche in senso delle cooperazioni rafforzate sulla web-tax, se non c’è un accordo all’unanimità tra i 28 a procedere tutti insieme. Questo è un po’ il senso del documento che Italia, Francia, Germania e Spagna avevano concordato a fine agosto a Parigi e hanno rivolto ai 28 qui”.

La presidente lituana Dalia Grybauskaite, nota per il suo linguaggio franco, ha detto, in sintesi, che nella cena informale dei leader Ue di ieri sera a Tallinn sono state fatte molte proposte senza sostanza, che ognuno interpreta come vuole. La rappresentante lituana ha detto: “Ora aspetto la lista di tutte le proposte che presenterà il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk nelle prossime due settimane”.

Infatti, Tusk ha assicurato che presenterà l’agenda politica dell’Ue per i prossimi due anni tra due settimane. In particolare Tusk ha sottolineato:  “C’è la necessità di trovare soluzioni reali a problemi reali, di progredire un passo per volta e su una questione per volta con l’obiettivo di mantenere l’unità tra tutti i 27”.

Durante la cena era emersa la volontà forte e condivisa di mantenere l’unità dei 27 nella direzione futura da dare all’Ue e, pur proseguendo sul percorso di Bratislava e Roma, ci sarebbe qualche apertura ad affrontare nuove idee.

I capi di Stato e di governo che hanno partecipato alla cena, con la presenza della britannica Theresa May e l’assenza dello spagnolo Mariano Rajoy, hanno avuto una discussione approfondita su come portare avanti il lavoro del Consiglio europeo in modo da definire la direzione politica e le priorità per l’Ue. Questa discussione, secondo le fonti, si è svolta in un’atmosfera molto costruttiva e positiva. Dopo, il presidente Tusk è pervenuto a tre conclusioni: primo, la volontà di mantenere l’unità, che sembra quindi escludere l’opzione di un’Europa a più velocità, come del resto auspicato anche dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker nel suo discorso sullo stato dell’Unione; secondo, l’Ue deve continuare il suo lavoro per fornire risultati concreti ai cittadini, dando seguito alle priorità e linee guida stabilite nei vertici e nelle dichiarazioni di Bratislava e Roma, concepite per rilanciare l’Europa in risposta alla Brexit; terzo, infine, sulla base di quanto discusso a Tallinn, tornerà a consultare i capi di Stato e di governo dei 27 a stretto giro per organizzare concretamente il lavoro sulle riforme, in modo da arrivare con delle proposte concrete al vertice Ue del 19-20 ottobre. Alla discussione ha preso parte anche il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, che tra i molti temi affrontati ha tenuto in particolare a sottolineare la priorità della questione Cina e di una buona intesa sul nuovo sistema di dazi antidumping a tutela delle imprese e dei cittadini europei, nell’ottica di un’Europa che risponde alle preoccupazioni e fornisce protezione.

Da Tallin arrivano dunque nuove speranze per andare avanti nel cammino di integrazione dell’Unione Europea. Le manifestazioni di volontà potrebbero tradursi a breve in fatti concreti per la definizione dell’Unione Europea come confederazione o federazione di stati con una propria ‘governance’ e con politiche comuni dettate da un unico potere legislativo. Le premesse e le intenzioni sembrerebbero buone. Sarà necessario definire gli ambiti di competenza per le politiche comuni e per quelle che resterebbero in autonomia agli stati aderenti. Bisognerebbe iniziare a lavorare, al più presto possibile, alla redazione della Costituzione europea. Ruolo che potrebbe svolgere il Parlamento Europeo.

Se questo è il quadro politico su cui si muoverà l’Unione Europea nel breve periodo, non avrebbe senso, per il momento, sprecare energie in riforme istituzionali non opportune: basterebbe solo una buona legge elettorale che possa garantire la migliore rappresentatività possibile degli italiani. Se avremo tutti la cittadinanza europea, che senso avrebbe lo ‘Jus soli’ ?

Salvatore Rondello