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Salvatore Rondello

Inflazione record. Istat: al top da 4 anni

istat inflazione

L’Istat ha comunicato i dati provvisori sull’inflazione per il mese di febbraio 2017: “Secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,5% nei confronti di febbraio 2016 (era +1,0% a gennaio).

Analogamente a quanto accaduto a gennaio, l’accelerazione dell’inflazione a febbraio 2017 è per lo più ascrivibile alle componenti merceologiche i cui prezzi sono maggiormente volatili e in particolare agli Alimentari non lavorati (+8,8%, era +5,3% a gennaio) e ai Beni energetici non regolamentati (+12,1%, da +9,0% del mese precedente). A rafforzare l’inflazione c’è poi l’accelerazione della crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,4%, da +1,0% di gennaio).

Di conseguenza, l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si porta a +0,6%, da +0,5% del mese precedente mentre quella al netto dei soli Beni energetici sale a +1,3% da +0,8% di gennaio.

L’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è principalmente dovuto ai rialzi dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+3,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,0%) e dei Beni energetici non regolamentati (+0,5%).

Su base annua la crescita dei prezzi dei beni (+1,9%, da +1,2% di gennaio) segna un’accelerazione più marcata rispetto a quella dei servizi (+0,9%, da +0,7% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a gennaio, il differenziale inflazionistico negativo tra servizi e beni raddoppia portandosi a meno 1,0 punti percentuali (da meno 0,5 di gennaio).

L’inflazione acquisita per il 2017 risulta pari a +1,0%. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,1% su base mensile e del 3,1% su base annua (era +1,9% a gennaio).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,7% in termini congiunturali e registrano una crescita su base annua del 3,2%, da +2,2% del mese precedente.

Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,6% su base annua (da +1,0% di gennaio)”.

L’improvvisa risalita dell’inflazione in tutta l’area euro, vede anche l’Italia allineata alla tendenza generale con un caro vita balzato all’1,5 per cento a febbraio.

Tornando al livello più elevato da 4 anni a questa parte, ha superato il dibattito sui rischi di deflazione, che fino a pochi mesi fa era l’argomento dominante. Ormai è chiaro che la dinamica dei prezzi è tornata al rialzo. Tuttavia, la velocità con cui si è verificato questo mutamento, le cause che lo hanno determinato, o meglio quelle che non vi hanno contribuito, non scaturisce da un rafforzamento dell’economia, e il contesto generale in cui si verifica non permette di guardare a questi dati con troppo ottimismo.

La risalita dell’inflazione potrebbe rendere più difficile alla Bce proseguire il programma previsto fino alla fine dell’anno, o oltre “se necessario”, di acquisti massicci di titoli di Stato, il quantitative easing, per tenere a bada lo spread ed anche i timori sul rischio Italia.

Tornando all’inflazione, i dati diffusi oggi dall’Istat, come del resto quelli giunti finora per l’intera area euro, mostrano che il rialzo dell’indice generale riflette prevalentemente spinte rialziste sull’energia, legate al recente recupero dei prezzi del petrolio, e sugli alimentari, un’altra voce altamente volatile legata a doppio filo con l’energia stessa. Al di là di questi fattori, l’inflazione di fondo ha avuto una lieve variazione: 0,6 per cento a febbraio rispetto allo 0,5 per cento di gennaio.

A questa accelerazione dei prezzi manca un contributo dal lato della domanda. La dinamica delle retribuzioni delle famiglie mostra infatti come queste ultime si trovino del tutto “indifese” sui rincari. Secondo i dati dell’Istat sui salari, i cui ultimi dati risalgono a dicembre, si attestavano al più 0,4 per cento su base annua e in assenza totale di incrementi rispetto al mese precedente. L’intero 2016 si è chiuso con un limitato più 0,6 per cento. Ora, i consumatori dovranno fare improvvisamente i conti con un carrello della spesa (prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona) che a febbraio è balzato al più 3,1 per cento su base annua.

Il rientrato allarme sulla deflazione è stato subito sostituito dagli allarmi sui rincari lanciati da associazioni di consumatori e di categoria. Non mancano i timori che si inneschi una fase di “stagflazione”, espressi da alcuni sindacati, ovvero la combinazione perversa di bassa crescita economica e retributiva e inflazione al rialzo, specialmente in Italia dove l’espansione economica è ai livelli più bassi di tutta l’Ue.

A parità di salario nominale, i salari reali in presenza della deflazione aumentano, mentre diminuiscono in presenza di inflazione.

Con il ritorno dell’inflazione (o della stagflazione), senza la crescita dei salari reali e dell’occupazione, potrebbe verificarsi una minore propensione delle famiglie all’indebitamento ed all’acquisto di beni durevoli. Anche il risparmio delle famiglie ne risentirebbe ed il disagio sociale continuerebbe ad aumentare. Il problema nodale resta la crescita dell’economia reale.

Salvatore Rondello

Confindustria. Crescita inadeguata per uscire dalla crisi

lavoro_giovani_operai_Da un report del Centro Studi della Confindustria è emerso un quadro insoddisfacente per uscire dalla crisi attuale.
L’Italia rimane il fanalino di coda dell’Eurozona. Sfrutta bene il traino esterno, ma resta fanalino di coda con una crescita inadeguata ad uscire dalla crisi. Lo afferma la Confindustria nella sua “Congiuntura flash”. Anche nel primo trimestre 2017, il Pil italiano ha una attesa di aumento a ritmo lento, dopo il +0,2% nel quarto trimestre 2016 e un +0,3% nel terzo. Il ritmo, frenato dall’incertezza politica, rimane inferiore a quello dell’Eurozona (vicino al 2%). Industria ed export – prosegue la nota di Confindustria – trainano il Pil, ma la domanda interna risente dell’instabilità politica, quando ogni sforzo andrebbe dedicato al rilancio dell’economia e al sostegno dei posti di lavoro; il credito rimane erogato con il contagocce. I sentieri divaricanti dei tassi Fed e Bce (che non intende cambiare rotta) spingono il dollaro. Mentre i tassi sui titoli sovrani iniziano a riflettere tensioni economiche e non.
Gli indicatori congiunturali, comunque, si legge sempre nel Report, hanno un’intonazione un po’ più positiva in avvio d’anno. Il Pmi composito in gennaio è stabile (52,8, da 52,9 in dicembre) e nel terziario si segnala un lieve consolidamento (52,4, da 52,3). Rallenta invece il manifatturiero (53,0 da 53,2), per via della domanda interna come confermato, tra l’altro, dalla minore fiducia dei consumatori. Dopo il sorprendente incremento di dicembre con un +1,4%, la produzione industriale segna oltre l’1% a gennaio.
Sulla crescita pesa anche il credit crunch. Il credito alle imprese è scarso e questo resta un nodo per la crescita. I prestiti bancari hanno registrato +0.2% mensile a dicembre dopo il calo dello 0,2% di novembre anche se negli ultimi 4 mesi il ritmo di caduta si è attenuato. Segnali di perdita di slancio anche per gli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto tra fine 2016 e inizio 2017, dopo il +1,7% nel 3° 2016. Deboli anche gli investimenti in costruzione, in linea con la dinamica della produzione, anche se, annota ancora il Csc di Confindustria, a gennaio è risalita la fiducia degli imprenditori edili di 3,5 punti e le prospettive sono migliorate.
Gli istituti bancari, nell’erogare il credito, sono frenati anche dall’applicazione dei criteri di Basilea per valutare la solvibilità del rischio.
Per quanto riguarda l’Eurozona, infine, il Csc rileva come i tassi sovrani siano in aumento e gli spread europei si siano ampliati con il rischio che il trend prosegua sulla scia dell’incertezza dell’Eurozona.
Con la fine degli incentivi alle assunzioni, il naturale riallungamento degli orari smorzerà la creazione di posti di lavoro. Questa stima del Centro studi di Confindustria, prevede per il 2017 come l’intensità del loro recupero perderà slancio dopo +1,2% nel 2016 e +0,8% nel 2015 e sarà inferiore a quella del Pil, contrariamente a quanto avvenuto nel biennio precedente. In Italia, d’altra parte, prosegue la nota, le ore lavorate pro-capite sono ancora molto basse rispetto ai valori pre-crisi: nel 3° trimestre 2016 -1 ora e mezza a settimana rispetto a fine 2007, da un minimo di circa -2 ore a inizio 2015.
Nel 4° trimestre 2016 l’occupazione è rimasta pressoché ferma (-5mila addetti), come nel trimestre estivo (-10mila). I recenti lievi cali non intaccano gli ampi guadagni registrati nella prima metà dell’anno: in dicembre +242mila da fine 2015, a un totale di 22milioni e 783mila persone occupate, tornate così sui livelli della primavera 2009. Il tasso di disoccupazione nel 4° trimestre 2016 si è attestato all’11,9%, dopo essere rimasto ancorato all’11,6% dall’estate 2015. Il report della Confindustria conclude: “con la forza lavoro in espansione da inizio 2016, l’aumento riflette, appunto, lo stallo dell’occupazione”.
Dunque, le prospettive non sono allegre: l’unico dato che sarà in crescita, malauguratamente, è il disagio sociale degli italiani.

Salvatore Rondello

Mps, la ricapitalizzazione resta complicata

mps-uLa vicenda di ricapitalizzazione del MPS resta sempre complicata. Per l’intervento del capitale pubblico nell’aumento di capitale del MPS è stato necessario chiedere l’autorizzazione all’Esecutivo comunitario. Tuttora la richiesta è in esame all’UE. Oggi da Bruxelles, Ricardo Barroso, portavoce per la politica di concorrenza della Commissione europea, rispondendo ai giornalisti durante il briefing quotidiano dei lavori, ha precisato: “L’Italia ci ha chiesto l’autorizzazione per il piano di ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena, e noi stiamo lavorando in contatto con le autorità italiane e con il supervisore europeo (un ramo della Bce, ndr) per stabilire se il piano è compatibile con le regole Ue sugli aiuti di Stato”.

Secondo il Financial Times di oggi, c’è una situazione di stallo fra la Commissione e il Supervisore unico (il “Single Supervisory Mechanism”, stabilito presso la Banca centrale europea) su chi debba dare per primo il via libera al piano del governo italiano per la ricapitalizzazione precauzionale di Mps.

Il nocciolo della questione, a quanto si apprende a Bruxelles, sta nel fatto che è il Supervisore europeo, che conosce bene i bilanci delle banche, a dover certificare se sono effettivamente presenti le tre condizioni necessarie affinché l’antitrust comunitario possa concludere che l’aiuto di Stato per la ricapitalizzazione preventiva è compatibile con le regole Ue.

Le tre condizioni sono: 1) che la banca sia solvibile; 2) che vi sia un ammanco di capitale registrato dagli stress test delle autorità bancarie europee in caso di “scenario avverso”; 3) che l’aumento di capitale non sia impiegato per coprire perdite già subite o probabili da parte della banca interessata.

Dopo che la BCE, in quanto supervisore, avrà verificato la sussistenza delle tre condizioni richieste, la Commissione per la politica della concorrenza dovrebbe dare il via libera all’operazione. Tuttavia, sarebbe opportuno ricordare che l’intervento dello Stato per salvare il MPS stride con le regole di libero mercato preferite dall’Unione Europea.

Salvatore Rondello

Istat: inflazione all’1%. Aumenta prezzo beni alimentari

istat inflazioneL’Istat ha comunicato oggi l’indice nazionale dei prezzi al consumo rilevati nel mese di gennaio 2017 per l’intera collettività (NIC). Al lordo dei tabacchi, si registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,0% nei confronti di gennaio 2016 (la stima preliminare era +0,9%), mostrando segni di accelerazione (il NIC a dicembre segnava +0,5%).
Il tasso di incremento annuo registrato a gennaio scorso è il più alto da tre anni e mezzo. Per trovare un valore maggiore bisogna tornare ad agosto del 2013 quando era stato dell’1,2%.
Il rialzo dell’inflazione è dovuto alle componenti merceologiche i cui prezzi presentano maggiore volatilità. In particolare è stato evidenziato la netta accelerazione della crescita tendenziale dei Beni energetici non regolamentati (+9,0%, da +2,4% del mese precedente) e degli Alimentari non lavorati (+5,3%, era +1,8% a dicembre), a cui si aggiunge il ridimensionamento della flessione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-2,8%, da -5,8%).
A gennaio l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e alimentari freschi, rallenta, seppur di poco, portandosi a +0,5%, da +0,6% del mese precedente; al netto dei soli Beni energetici, invece, si porta a +0,8% (da +0,7% di dicembre).
“Su base annua la crescita dei prezzi dei beni accelera in misura significativa (+1,2%, da +0,1% di dicembre) mentre quella dei servizi rallenta (+0,7%, da +0,9% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a dicembre, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni torna negativo dopo 46 mesi portandosi a meno 0,5 punti percentuali.
L’inflazione acquisita per il 2017 risulta pari a +0,7%.
I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,1% su base mensile e dell’1,9% su base annua (era +0,6% a dicembre).
Anche Coldiretti evidenzia che a spingere l’inflazione è stato l’aumento record dei prezzi dei vegetali freschi e della frutta rispetto allo stesso mese dello scorso anno per effetto del maltempo che con gelo e neve ha decimato le coltivazioni agricole. “L’aumento dei prezzi ortofrutticoli a gennaio è consistente pure rispetto a dicembre con un rincaro del 14,6% anche se – sottolinea la Coldiretti – nel mese di febbraio si sta registrando un rapido ritorno alla normalità nei mercati. Con l’andamento dell’inflazione a gennaio sono stati stravolti i consumi alimentari degli italiani con un balzo negli acquisti del 14% di carne bovina, del 10% di salumi e dell’8% di carne di maiale. Ma ad aumentare è anche la presenza nel carrello dei prodotti a lunga conservazione come i surgelati, dal +14% per i vegetali a +11% per il pesce. In salita pure i preparati per dolci (+30%), purè (+13%), brodi (6%) e legumi secchi (4%)”, secondo i dati comunicati dalla Coldiretti sul sito www.italiani.coop.it relativi a gennaio 2017 rispetto allo stesso periodo dei due anni precedenti.
Il comunicato Istat prosegue: “I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,9% in termini congiunturali e registrano una crescita su base annua del 2,2%, dall’1,0% del mese precedente.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dell’1,7% su base congiunturale e aumenta dell’1,0% in termini tendenziali (la stima preliminare era +0,7%), da +0,5% di dicembre. La flessione congiunturale è in larga parte da ascrivere ai saldi invernali dell’abbigliamento e calzature, di cui l’indice NIC non tiene conto.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% su base mensile e dello 0,9% nei confronti di gennaio 2016”.
Poiché i maggiori incrementi sono avvenuti sui beni che caratterizzano la domanda primaria delle famiglie, di conseguenza, per effetto compensativo, dovrebbe registrarsi una contrazione nella domanda sui beni secondari.
Per le associazioni dei consumatori si tratterebbe di una aumento medio di circa 300 euro su base annua per ogni famiglia media con punte più alte nell’Italia settentrionale.
L’Eurostat ha fornito il quadro di quello che è avvenuto nella UE.
L’inflazione nell’Eurozona a gennaio è salita a 1,8% su base annuale, rispetto all’1,1% di dicembre. Per l’insieme della Ue-28 il tasso di gennaio è stato dell’1,7% contro l’1,2% del mese precedente. Guardando ai singoli paesi, l’inflazione maggiore è stata registrata in Belgio (3,1%), davanti a Lettonia e Spagna (2,9%), con la Germania a 1,9% e Francia a 1,6%. La più bassa in Irlanda (0,2%). In Italia il tasso (1%) è raddoppiato rispetto a dicembre (0,5%) ma resta il nono più debole nell’Ue.
Il maggior impatto sull’innalzamento dell’inflazione nei 19 paesi dell’Eurozona è venuto dai carburanti per i trasporti (+0,50 punti percentuali), dai combustibili liquidi e dai prezzi dei legumi (+0,14 punti ciascuno). Sono rimasti in calo i prezzi delle telecomunicazioni (-0,09 punti), del gas (-0,08 punti), del pane e cereali (-0,05 punti). A gennaio 2016 il tasso di inflazione per l’Eurozona su base annuale era di appena +0,3%, in Italia era al +0,4%, esattamente come in Germania e leggermente superiore alla Francia (+0,3%), ma il Belgio già guidava la classifica con +1,8%.

Salvatore Rondello

Eurozona. Il grande balzo in avanti della crescita

eurozonaInaspettatamente, l’attività economica dell’Eurozona, a febbraio è balzata ai massimi da sei anni con una crescita “quasi record”. La creazione di nuovi posti di lavoro è tornata ai valori di nove anni e mezzo orsono. Questa valutazione emergerebbe dall’indice Pmi composito, l’indice anticipatore più accreditato che raccoglie le stime dei direttori degli acquisti nei settori servizi e manifattura.
L’indice è salito a 56 da 54,4 di gennaio, indicando che l’Eurozona va verso una crescita dello 0,6% nel primo trimestre 2017. Gli economisti si aspettavano, al contrario, un calo dell’indice Pmi a 54,3.
Secondo Ihs Markit, la società londinese che raccoglie i dati, i nuovi ordini e l’ottimismo delle imprese indicano un’espansione potenzialmente più forte nei prossimi mesi.
In Francia, l’indice composito dei direttori degli acquisti segna 56,2 da 54,1 di gennaio contro previsioni per un calo a 53,8. In Germania lo stesso indice segna 56,1 contro previsioni per un dato invariato a 54,8 secondo i dati Bloomberg.
Si tratta di dati raccolti da una istituzione privata e che no hanno un valore di ufficialità. Tuttavia meritano una attenzione di verifica a breve quando verranno pubblicate le indagini statistiche dell’Eurostat.
Soltanto dopo si potrebbe parlare di superamento della crisi e di inizio della ripresa. La prudenza è d’obbligo prima di riscontrare i dati con altri indici fondamentali per misurare la crescita. Inoltre, è in atto una grande incertezza politica sugli scenari internazionali e nella stessa Eurozona. L’evoluzione politica dovrebbe chiarirsi in tempi piuttosto brevi, molto probabilmente entro il corrente anno.

Manovra. L’Europa insiste: servono altri 3,4 miliardi

commissione_berlaymontNonostante i recuperi fiscali e le nuove stime sul PIL sono per l’Italia superiori alle aspettative, la UE insiste sulla correzione della manovra di bilancio per 3,4 miliardi. Il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan a chi gli chiedeva se l’entità della manovra chiesta della Ue (3,4mld) possa cambiare, ha risposto: “L’aggiustamento è strutturale e quindi anche eventuali miglioramenti delle stime, che si possono peraltro prevedere, non hanno impatto sull’aggiustamento strutturale”.

A chi gli ha chiesto se entro mercoledì ci si possono aspettare nuovi dettagli, ha risposto: “Dall’Italia non arriveranno nuovi dettagli alla Commissione sulla manovra entro mercoledì, data di pubblicazione del rapporto sul debito.
Tutte le informazioni sono state già anticipate nelle winter forecast in cui, nella scheda italiana, si prende atto dell’impegno del Governo a fare un aggiustamento. Quindi mi aspetto che questo sia il messaggio”.

Riferendosi al tipo di manovra ha detto: “Tutto è possibile, non c’è ancora nulla di definito. Ma di certo non ci sarà l’aumento delle accise sulla benzina”. Una fonte di governo descrive lo ‘stato dell’arte’ sugli interventi che l’esecutivo sta studiando per recuperare i famosi 3,4 miliardi che Bruxelles chiede a Roma di mettere ulteriormente sul piatto per salvaguardare l’equilibrio dei conti. Il Governo italiano punta a ridurre al minimo la correzione. Al Ministero dell’Economia si stanno studiando varie opzioni, ma la scelta finale sulle misure che comporranno il bouquet degli aggiustamenti dipenderà dall’esito della trattativa tra Governo ed Esecutivo Comunitario. Il sottosegretario al Mef, Pier Paolo Baretta, ha detto: “Nella manovra è ancora tutto da definire. La priorità è fare l’accordo con gli Enti Locali. Lavoriamo su questo”. Tra le correzioni il Governo punterebbe all’estensione e proroga dello split payment (risparmio superiore al miliardo di euro) e tagli alla spesa di funzionamento dei Ministeri intorno ad ottocento milioni.

Un equilibrio che da oggi il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan andrà ad assicurare ai partner Ue durante la riunione dell’Eurogruppo. Mercoledì invece, arriverà l’atteso rapporto sul debito e il ‘rapporto paese’, che tornerà a puntare il dito, tra l’altro, sui problemi delle banche e sul ritardo di competitività.
A parte quello che succederà a Bruxelles tra oggi e mercoledì, i tempi dell’intervento italiano potrebbero dilatarsi rispetto alle richieste dei commissari Ue ed arrivare a ridosso della presentazione del prossimo Documento di Economia e Finanza atteso per la metà di aprile. Il rischio è noto: l’Italia potrebbe incappare nella ‘censura’ Ue ed essere sottoposta a procedura di infrazione. Il tutto con un aggravio notevole di costi soprattutto sul fronte dei tassi. La Commissione preme per interventi rapidi come previsto dall’articolo 126.3 del Trattato della UE per l’alto debito italiano. Molto probabilmente il Ministro Padoan dovrebbe affrontare la questione negli incontri bilaterali previsti oggi a Bruxelles.

Se il negoziato con il Commissario Pierre Moscovici dovesse naufragare, si è costretti a rafforzare l’intervento per scongiurare il rischio delle penali. In questo caso il Governo valuterebbe se alzare la tassazione sui giochi, sugli alcolici e sulle sigarette. Possibile, ma più difficile, procedere ad una riduzione delle agevolazioni/detrazioni fiscali.

Salvatore Rondello

Equitalia, con rottamazione cartelle e debiti pendenti

EquitaliaIn questi ultimi giorni, l’agenzia Equitalia sta notificando a numerosi contribuenti cartelle esattoriali e intimazioni di pagamento, per sollecitare l’adempimento dei debiti fiscali e interrompere la prescrizione. Con esse, scrive il portale ‘laleggepertutti.it’, stanno viaggiando anche le cosiddette ‘comunicazioni dei carichi affidati all’Agente della riscossione’.

Si tratta di un’informativa con cui, in ottemperanza al recente decreto fiscale che ha regolamentato la rottamazione delle cartelle, si informa il cittadino dell’imminente arrivo di una cartella o di un avviso di addebito per i cui importi – iscritti a ruolo nell’ultimo anno – può presentare domanda di ‘definizione agevolata’ (detta anche ‘sanatoria’ o ‘rottamazione’).

Molte persone, tuttavia, hanno scambiato tale comunicazione con una normale cartella esattoriale, dalla quale invece differisce perché non si tratta di un titolo esecutivo o di un sollecito.

Non è dunque possibile proporre ricorso al giudice o presentare istanze di autotutela: bisognerà, eventualmente, attendere il successivo atto con la richiesta vera e propria di pagamento, sempre che non si preferisca chiudere subito la partita con la ‘rottamazione’.
Un secondo dubbio che viene spesso sollevato riguarda la fine che faranno tutte le cartelle e i debiti pendenti con Equitalia nel momento in cui questa scomparirà (data che dovrebbe coincidere con il 1° luglio 2017 se il governo rispetterà la tabella di marcia). Il quesito si pone non solo per le imposte erariali, ma anche per quelle locali (tributi del comune come Tasi, Imu, Tari o della regione come il bollo auto).

La risposta è contenuta nel primo articolo del decreto fiscale del 22 ottobre scorso che recita : “Con la soppressione di Equitalia, tutti i rapporti giuridici pendenti, comprese le cause in corso, si trasferiscono al nuovo soggetto che ne prende il posto, ossia l’Agenzia delle Entrate-Riscossione”.

La norma dispone testualmente che il nuovo “ente subentra, a titolo universale, nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle società del Gruppo Equitalia e assume la qualifica di agente della riscossione”. Ciò significa che ci sarà – almeno in teoria – una situazione di continuità nei crediti: le cartelle non dovranno essere rinotificate con l’indicazione del nuovo creditore, il quale diventa tale a pieno titolo già in forza della legge.

Chi ha ricevuto, sino ad oggi, una cartella di pagamento o chi ha in atto un piano di rateazione dovrà corrispondere le somme direttamente all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, non potendo sperare che il cambio del soggetto possa implicare anche la cancellazione del debito.

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione, in sostituzione di Equitalia, dovrebbe comunicare ai soggetti interessati le nuove modalità per effettuare il pagamento delle somme dovute.

Salvatore Rondello

Il mercato dell’auto
schiaccia l’acceleratore

Mercato auto-ripresaDal comunicato dell’Associazione dei Costruttori Europei, ACEA, il mercato europeo dell’auto, nel 2017, è partito bene. A gennaio l’incremento delle immatricolazioni su base annua è stato del 10,2% per un totale di 1.170.220 unità. In Italia l’incremento è stato del 10,1%, in Spagna del 10,7%, in Francia del 10,6%, in Germania del 10,5%.

La parte del leone la fa FCA con circa 83.800 registrazioni e un incremento delle vendite del 15,2 per cento in Europa, a gennaio scorso ottenendo ancora una volta un risultato migliore rispetto a quello del mercato. La quota di Fca ha raggiunto il 7 per cento, in confronto al 6,6 per cento di un anno fa e +0,4% rispetto al gennaio di un anno fa. Oltre alla crescita registrata in Italia (+12,7) Fca ha ottenuto risultati positivi in quasi tutte le principali nazioni europee: in Germania (volumi in crescita del 22,7 per cento), in Francia (+19 per cento) e in Spagna (vendite in crescita del 32,2 per cento).

A gennaio sono state 63.500 le immatricolazioni in Europa del marchio Fiat, con un aumento del 17,3 per cento in confronto allo stesso mese del 2016. La quota è̀ stata del 5,3 per cento, cresciuta di 0,4 punti percentuali in confronto a gennaio dell’anno scorso.

Oltre al positivo risultato italiano, dove ha aumentato le vendite del 14,5 per cento, a gennaio il marchio ha sensibilmente migliorato le proprie performance in Germania (+25 per cento), in Francia (+24,1 per cento), in Spagna (+41,6 per cento), in Svizzera (+31,4 per cento), in Austria (+20,1 per cento), in Belgio (+22,3 per cento), in Olanda (+19,9 per cento) e in Polonia (+107,5 per cento). Lancia/Chrysler a gennaio ha immatricolato quasi 5.900 vetture, il 2,5 per cento in più̀ rispetto all’anno scorso, per una quota stabile allo 0,5 per cento.

Per Alfa Romeo a gennaio le immatricolazioni sono state 6mila, il 31,4 per cento in più̀ rispetto all’anno scorso, per una quota dello 0,5 per cento, in crescita di 0,1 punti percentuali. Risultati positivi per il marchio in Italia (vendite in crescita del 27,2 per cento), in Germania (+48,4 per cento), in Francia (+2,4 per cento) e in Spagna (+58,6 per cento). Il marchio Jeep a gennaio ha immatricolato 7.400 vetture per una quota allo 0,6 per cento. A gennaio Jeep ha aumentato le vendite in Francia: +1,5 per cento. Infine, il marchio di lusso Maserati a gennaio ha immatricolato 995 vetture.

Il produttore Italo-americano, sembra aver trovato la ricetta giusta per conquistare il mercato automobilistico. Tuttavia, non si vede ancora l’apporto di significativi benefici occupazionali per il nostro Paese.

L’incremento della domanda di immatricolazione di nuove automobili, per assurdo, è una conseguenza del ridotto potere di acquisto delle famiglie. Il costo della benzina molto alto, spinge le famiglie a sostituire le proprie automobili con altre ad alimentazione meno costosa (GPL, Metano, energia elettrica, etc,,,) per ridurre la spesa mensile sui carburanti. L’incoraggiamento viene anche dal basso costo del denaro per finanziare l’acquisto di nuove automobili.

Nonostante la forte spinta produttiva del settore automobilistico considerato trainante per l’economia, non si vedono ancora i segnali sui fondamentali per il superamento della crisi economica attuale.

Salvatore Rondello

Commercio estero. Dall’Istat segnali di ripresa

Commercio mondialeL’Istat ha comunicato i dati sul commercio estero per il 2016. “A dicembre 2016, rispetto al mese precedente, si registra una crescita sia dell’export (+2,3%) sia dell’import (+2,5%). L’avanzo commerciale è pari a 5,8 miliardi (+5,6 miliardi a dicembre 2015). L’aumento congiunturale dell’export coinvolge entrambe le principali aree di sbocco, con un incremento delle vendite maggiore verso i paesi extra Ue (+2,5%) rispetto all’area Ue (+2,1%).

Rispetto al trimestre precedente, negli ultimi tre mesi dell’anno si rileva una dinamica positiva per entrambi i flussi (+2,4% per l’export e +3,6% per l’import). Le vendite di tutti i principali raggruppamenti di industrie sono in espansione, in particolare per i prodotti energetici (+20,6%) e per i beni di consumo non durevoli (+2,9%).

Nei confronti dello stesso mese dell’anno precedente, a dicembre 2016 crescono sia l’export (+5,7%) sia l’import (+6,1%). Le variazioni tendenziali risultano pari a +8,5% per l’export e +10,0% per l’import se corrette per i giorni lavorativi.

Nel corso dell’anno 2016 le esportazioni sono in crescita (+1,1% in valore e +1,2% in volume) mentre le importazioni registrano una diminuzione (-1,4%) in valore e un aumento (+3,1%) in volume. L’espansione dell’export è da ascrivere esclusivamente ai paesi dell’area Ue (+3,0%); la flessione del valore delle importazioni (-1,4%) al netto dell’energia risulta in aumento (+1,5%). L’avanzo commerciale raggiunge i 51,6 miliardi (+78,0 miliardi al netto dell’energia).

Nel 2016, i mercati più dinamici all’export sono Giappone (+9,6%), Cina e Repubblica ceca (+6,4% entrambe), Spagna (+6,1%) e Germania (+3,8%). Si segnala la forte crescita nell’anno delle vendite all’estero di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+6,8%), autoveicoli (+6,3%), mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+4,6%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (+4,2%).

Nel 2016, gli acquisti dalla Russia (-26,3%), così come quelli di gas naturale e di petrolio greggio (rispettivamente -28,5% e -20,4%), sono risultati in forte calo. Nel mese di dicembre 2016 l’indice dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali aumenta dello 0,5% rispetto al mese precedente e dell’1,6% nei confronti di dicembre 2015.

L’incremento dei prezzi all’importazione dipende principalmente dalle dinamiche del comparto energetico, al netto del quale l’indice registra un più contenuto aumento (+0,1%) rispetto al mese precedente e una diminuzione dello 0,2% in termini tendenziali”. E’ particolarmente evidente il peggioramento delle relazioni commerciali con la Russia per la netta flessione delle importazioni di gas e petrolio greggio. Nel determinare l’avanzo della bilancia commerciale hanno principalmete contribuito i prodotti farmaceutici e medicinali, gli autoveicoli e i mezzi di trasporto, i prodotti agro-alimentari. Discorso a parte meriterebbe la forte espansione delle vendite dei prodotti energetici.

Programmi più ambiziosi si potrebbero fare per il prossimo futuro puntando su settori in cui l’Italia è particolarmente competitiva come l’industria del legno e del mobilio, la cantieristica navale, l’elettronica avanzata, ed altri settori come haute-couture, abbigliamento, etc. in cui l’Italia può vantare alta tecnologia, avanguardia stilistica e innovazione creativa.

Salvatore Rondello

Bankitalia: aumenta il debito per i tardivi pagamenti

Banca-DItalia-caso-bancheOggi la Banca d’Italia ha diffuso le stime del debito e del fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche per l’anno 2016.
“Al 31 dicembre del 2016 il debito delle Amministrazioni pubbliche era pari a 2.217,7 miliardi. A fine 2015 il debito ammontava a 2.172,7 miliardi (132,3 per cento del PIL).
L’aumento del debito nel 2016, pari a 45,0 miliardi, ha riflesso il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (42,5 miliardi) e l’incremento di 7,4 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (collocatesi a fine anno a 43,1 miliardi); di contro, l’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del cambio ha contenuto il debito per 4,9 miliardi.
Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito consolidato delle Amministrazioni centrali è cresciuto di 48,6 miliardi, a 2.128,4, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 3,6 miliardi, a 89,1; il debito degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente stabile.
Le serie mensili dei dati relativi al debito e al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche, insieme a informazioni di maggiore dettaglio, sono disponibili nella pubblicazione Finanza pubblica: fabbisogno e debito della Collana Statistiche.
Un’analisi dei dati sarà contenuta nel prossimo Bollettino economico della Banca d’Italia la cui pubblicazione è prevista per il 13 aprile 2017”.
Il comunicato della Banca d’Italia è molto chiaro. Dall’analisi dei sottosettori emerge il comportamento delle Amministrazioni locali che complessivamente riducono il debito pubblico di 3,6 miliardi, mentre dalle Amministrazioni centrali il debito è cresciuto di 48,6 miliardi soprattutto per il collocamento di titoli di stato fatto a fine anno per aumentare la liquidità.
Una maggiore liquidità della pubblica amministrazione è sicuramente utile per una maggiore efficienza nei pagamenti dovuti ai fornitori anche attraverso l’introduzione della fatturazione elettronica. I tardivi pagamenti fatti dalla pubblica amministrazione sono causa della dilatazione della spesa pubblica per interessi moratori ed accessori vari. Spesso producono anche situazioni di crisi generando sofferenze bancarie e mettendo in serie difficoltà l’apparato produttivo delle imprese fornitrici di commesse e servizi per la Pubblica Amministrazione.
È possibile dunque diminuire il debito pubblico senza tagliare capitoli di spesa, ma attraverso una magggiore efficienza della P.A.. Un altro strumento da utilizzare sarebbe l’aumento di credibilità politica del Paese che contribuirebbe notevolmente a ridurre lo spread sull’emissione dei titoli di Stato riducendo la spesa degli interessi sul debito pubblico. Attualmente, il Ministro Padoan sostiene il proseguimento di una politica di privatizzazioni da inserire nella strategia di riduzione del debito pubblico.