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Salvatore Rondello

Tav, quando l’idiosincrasia batte la ragione

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Piazza gremita A Torino, i ‘No Tav’ hanno riempito la piazza e gridato lo slogan “siamo tanti, convinti e resistenti”. Arrivato il sostegno da Grillo e Appendino per il pressing allo stop dell’opera. I ministri sono rimasti imbarazzati e silenziosi.

Il messaggio della piazza torinese recapitato al Movimento 5 Stelle è stato chiaro ed è arrivato direttamente dal leader dei ‘No Tav’, Alberto Perino, dal palco di Piazza Castello: “Tirate fuori le palle. Chiediamo con forza che tutto questo abbia fine, invitiamo il M5S a resistere e portare a casa quello che in passato hanno scritto e detto chiaramente”. Sotto di lui una marea di manifestanti: secondo gli organizzatori sono stati 70 mila, di certo il corteo partito da Piazza Statuto, due chilometri scarsi nel cuore del capoluogo piemontese, è stato affollatissimo.

Il No Tav Lele Rizzo, facendo il confronto con la piazza del Si di un mese fa, ha gridato: “Abbiamo vinto”. Ma la vera vittoria della Valsusa ci sarà soltanto se il governo dovesse fermare definitivamente l’Alta Velocità italo-francese.

La piazza di Torino non sancisce lo strappo tra No Tav e Movimento 5 Stelle ma l’ultimatum di Perino certifica che la sintonia non sia più quella di un tempo. Nelle stesse ore in cui Beppe Grillo, da Roma, viene contestato da un attivista e prova a rassicurarlo dicendo che l’Alta Velocità in Valsusa non si farà, il vicesindaco di Torino Guido Montanari, contestato anche lui in piazza da alcuni manifestanti, ha rimandato, a dopo la fine dell’analisi costi-benefici, ogni discorso sul prezzo che i grillini potrebbero pagare in termini di voti ed ha affermato: “Non credo che il Movimento sia in affanno rispetto alla Lega. Spaccatura con l’elettorato? Oggi il problema non c’è, vedremo”. A rappresentare la città, con indosso la fascia tricolore, c’è stato il vice sindaco e non la prima cittadina Chiara Appendino che invece si è limitata a scrivere un post su Facebook in cui ha ribadito: “La contrarietà all’opera e la vicinanza a chi condivide queste istanze”. Parole a cui corrispondono gli imbarazzi e i silenzi dei 5 Stelle di Governo, con Danilo Toninelli che ha rimandato nuovamente all’analisi costi/benefici, ma si è limitato a sottolineare la considerazione per la piazza con una affermazione: “Idea alternativa e sostenibile di futuro, di progresso”. A sentirsi coloro che le portano avanti, queste istanze, sono però i valsusini. La manifestante Luisa Avetta ha spegato: “Il Movimento 5 Stelle è una cosa, quello No Tav un’altra”. Ai pentastellati viene riconosciuto il merito di aver spinto per una nuova valutazione dell’opera, ma ora serve lo stop definitivo. Un obiettivo che non sarà facile vista la differenza di vedute con il partner di governo, la Lega.

Per le strade di Torino hanno marciato i giovani No Tav che ‘lottano contro una spesa inutile mentre le scuole sono fatiscenti’, le ‘donne montagnine’ in contrasto alle ‘madamin’ che avevano organizzato la manifestazione del 10 novembre, e anche qualche gilet giallo arrivato direttamente dalla Francia. Claude Mader, una signora di 70 anni arrivata con il marito e qualche altra decina di connazionali per spiegare il loro no, ha detto: “Abito in un paesino dell’Isère che sarà attraversato dalla linea, non voglio che i miei figli debbano pagare i debiti di quest’opera. L’opera non serve a niente perché già oggi si possono mettere le merci e i tir sui treni”. Poi c’è stata la nutrita schiera di amministratori No Tav, compresi alcuni sindaci dei paesi del versante francese come il cinquantenne Gilles Margueron di Villarodin Bourget, a due passi da Modane dove ci sarà l’ultima discenderia del tunnel e dove per ora è accatastato lo smarino degli scavi geognostici.

Come annunciato alla vigilia, il corteo è stato pacifico e i manifestanti hanno sfilato senza problemi di ordine pubblico, a parte un unico momento di tensione quando un paio di ragazzi hanno contestato il vicesindaco Montanari apostrofandolo come ‘assassino’ e ‘complice di Salvini’ e accusandolo di non opporsi all’opera con l’accusa: “Questa non è lotta, la lotta l’abbiamo fatta noi tutti i giorni al cantiere”. Proprio dove lo stesso Perino ha promesso di tornare se, alla fine, il Tav dovesse ripartire ed ha affermato: “Se proverete a farlo ci troverete tutti quanti davanti alle ruspe e contro di voi”.

L’Idiosincrasia alla Tav sembrerebbe talmente forte da voler battere la forza della ragione. La storia economica insegna che lo sviluppo economico ed il miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità sono avvenute costruendo vie di comunicazione più veloci per il trasporto delle merci. Qualsiasi altra motivazione è frutto di pura idiosincrasia, essendo difficile pensare ad una valida ragione del pensiero ‘No Tav’. In questi ultimi tempi, strane congiunzioni politiche si stanno verificando in Europa: si tratterebbe di forze demolitrici che vanno contro ogni principio costruttivo di benessere economico e sociale.

Salvatore Rondello

Giovanni Tria ‘costretto’ a fare il Ministro

Giovanni TriaIl vicepremier Luigi Di Maio, ospite di Radio 24, ha dichiarato: “Smentisco categoricamente qualsiasi voce sulla volontà di far dimettere il ministro Tria. Ho visto che veniva attribuita addirittura al Movimento 5 stelle. Giovanni Tria sta facendo un grande lavoro e squadra che vince non si cambia: deve restare al ministero dell’Economia. La trattativa con la Ue la fanno Conte con Juncker e Tria con i suoi omologhi: piena fiducia in tutti e due”.
Il riferimento alle voci è legata all’assenza del titolare di via XX settembre dal vertice che si è tenuto giovedì a Palazzo Chigi tra Conte e i due vicepremier Di Maio e Salvini. L’incontro è stato legato agli emendamenti alla manovra e nel quale il ministro del Lavoro ha già rassicurato: “Abbiamo affrontato alcune questioni da portare nella legge di bilancio al Senato la prossima settimana, tra cui il taglio alle pensioni d’oro”.
Il vicepremier Matteo Salvini, a ‘Radio anch’io’ (Rai1), ha detto: “Non abbiamo niente da dare a Junker, dobbiamo rispondere agli italiani con numeri seri. Sicuramente vogliamo dialogare con l’Europa, ma nessuno ci può chiedere di fare manovra come negli scorsi anni”.
Sul rinvio del reddito di cittadinanza a giugno e sulla riduzione di quota 100 sulle pensioni, Salvini ha detto: “Non mi risulta assolutamente, sono fantasie giornalistiche che leggo da settimane, non c’è nulla di simile. Entro oggi ci saranno le stime su lavoro, riduzione fiscale, pensioni, reddito di reinserimento a lavoro. Se in manovra avevamo messo più soldi rispetto al previsto, possono essere dirottati su altre questioni come la tutela del territorio. Se abbiamo appostato 16 miliardi e per fare quel che ci proponiamo servono meno soldi di quel che abbiamo messo, i soldi in più saranno spesi per altro. Ma questo non lo decido io, sono ministro non esperto di stime. Noi vogliamo aiutare l’Italia a crescere”.
Rispondendo alle critiche di Confindustria, Di Maio ha detto: “Con il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, spero di poter dialogare da martedì al tavolo che ho convocato con le piccole e medie imprese, se possiamo migliorare ancora la manovra, lo faremo. Nella legge di bilancio ci saranno novità sul costo del lavoro, stiamo lavorando alla riduzione del costo del lavoro e ad un ulteriore incentivo alle imprese che assumono a tempo indeterminato”.
A proposito dell’ecotassa, Di Maio ha assicurato: “Io non voglio mettere alcuna tassa sulle auto familiari di cui gli italiani hanno bisogno per spostarsi. Dopo il confronto con le aziende automobilistiche, con i lavoratori e i consumatori troveremo il modo per migliorare la norma, che non significa fare marcia indietro. Il nostro obiettivo è di incentivare l’uso dell’auto elettrica, ibrida e a metano. Se qualcuno pensa di far litigare il governo su questa norma si sbaglia, perché alla fine prevale il buon senso dall’una e dall’altra parte”.
Intanto, per oggi il governo ha posto la questione di fiducia sulla manovra: nella Camera si voterà dalle 18:50, poi la seduta andrà avanti ad oltranza. Intanto la maggioranza è in tensione sull’ecotassa inserita nella manovra per le vetture inquinanti.
Arriva l’alt della Lega con il leader, Matteo Salvini che ha detto: “Tutelare l’ambiente ma senza imporre nuove tasse. Con me, con il sostegno della Lega, non passerà mai”.
L’Ecotassa sarebbe un’imposta crescente che va dai 150 ai 3.000 euro se si immatricolerà un’auto nuova con emissioni superiori ai 110 g/km. Nel settore c’è già stata una ribellione. Secondo la proposta di modifica,  approvata in commissione bilancio,  sarà dato un incentivo da 6.000 a 1.500 euro per i veicoli con emissioni tra 0 e 90 g/km di CO2. La Lega, però, sarebbe pronta a modificarla al Senato.
Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega a Palazzo Madama, ha detto: “Pur condividendo il fatto che vada incentivato l’acquisto di auto elettriche, siamo però contrari ad un aggravio di costi per chi acquista auto di normale dotazione. Pertanto cambieremo la norma al Senato”.
Invece, il sottosegretario all’Economia, Laura Castelli del M5S, parlando in Commissione Bilancio della Camera, ha attaccato: “La volontà del governo è quella di tenerla. Sta nel contratto di governo. Le persone meno abbienti non sono colpite, c’è stato un dibattito mediatico, ma penso che la norma non sia stata letta in maniera approfondita. Non colpisce né chi ha un’auto vecchia né chi acquista un’utilitaria sotto una certa cilindrata”.
Sull’argomento, il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha assicurato: “Non esiste nessuna nuova tassa per auto già in circolazione. Chi ha un Euro3 o qualsiasi altra macchina non pagherà un centesimo in più, con l’obiettivo di fare chiarezza sul tema auto e inquinamento, perché è stata fatta un po’ di confusione”.
Di Maio ha fatto sapere di aver convocato un tavolo con costruttori e consumatori con l’obiettivo di migliorare gli incentivi per l’auto elettrica, ibrida e a metano.
Oggi, sulla fiducia, sono previste le dichiarazioni di voto a partire dalle 17.30 per poi procedere alle due chiamate dalle 18.50. La capigruppo di Montecitorio ha previsto una seduta ad oltranza con notturna fino a mezzanotte per procedere poi alle votazioni degli articoli (l’art.1 alle 20.15 poi una quarantina di votazioni dal 2 al 19) e dei 297 ordini del giorno. La conclusione non è dunque prevista prima di sabato.
Al di fuori dell’attività parlamentare, con molta sorpresa, una raffica di messaggi, sono stati indirizzati contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini e corredati da una serie di riflessioni sulla politica e sulla società europea. Pamela Anderson è così andata all’attacco del vicepremier e leader della Lega, criticando duramente il clima che si respira in Italia, che l’ex bagnina di ‘Baywatch’ accosta agli anni Trenta e al fascismo.
Pamela Anderson ha scritto: “L’Italia è un Paese meraviglioso, che amo tanto, dal cibo alla moda, dalla storia all’arte, ma sono molto preoccupata dalla tendenza attuale, che mi ricorda quella degli anni ’30”. A preoccupare maggiormente la Anderson sono: “La paura e l’insicurezza in tutti i segmenti della società, gli attacchi quotidiani contro i rifugiati e i migranti, la gravità della crisi economica…”.
L’attrice e showgirl canadese naturalizzata statunitense, ha chiamato poi in causa il presidente francese, Emmanuel Macron scrivendo: “Il signor Salvini di recente ha detto che ‘Macron è un problema per i francesi’ ciò significa che quello che sta accadendo in Francia in questi giorni con le proteste dei gilet gialli è qualcosa che riguarda solo i francesi. Questo è sbagliato. Quello che sta accadendo in Francia in questi giorni è un problema europeo nello stesso modo in cui le misure anti-migranti e lo scivolamento verso una nuova forma di fascismo in Italia è un problema europeo”.
Secondo la star di ‘Baywatch’: “Non è più Macron o più Salvini, che al momento hanno bisogno l’uno dell’altro e si rinforzano l’uno con l’altro. La soluzione può essere solo un risveglio pan-europeo che attraversi i confini e le nazionalità, che sia in grado di affrontare la crisi economica, sociale ed ecologica dell’Europa attuale”.
E sempre via social, non tarda ad arrivare la replica di Salvini, che aggiunge il volto della sexy bagnina di Baywatch alla lista dei ‘nemici’ che non saranno in piazza l’8 dicembre per la manifestazione della Lega. Salvini, da fan e affezionato spettatore di ‘Baywatch’, ha scritto : “Ahimè, lei questo sabato a Roma non ci sarà”.

Istat, tre italiani su dieci sono poveri

povertàIn Italia, quasi tre italiani su 10 sono a rischio di povertà. È quanto ha rilevato l’Istat, che nel 2017 ha stimato come il 28,9% delle persone residenti nel Paese sia a rischio di povertà o di esclusione sociale secondo la definizione europea. Il dato sarebbe in miglioramento rispetto al 2016 (30,0%). All’interno di questo aggregato, risulta pressoché stabile al 20,3% la percentuale di individui a rischio di povertà (era 20,6% nell’anno precedente) mentre si riducono sensibilmente i soggetti che vivono in famiglie gravemente deprivate (10,1% da 12,1%), come pure coloro che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (11,8%, da 12,8%).
Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (44,4%), seppur in diminuzione rispetto al 2016 (46,9%). Il rischio è minore e in calo nel Nord-est (16,1% da 17,1%) e, in misura meno ampia, nel Nord-ovest (20,7% da 21,0%). Nel Centro la quota è stabile al 25,3%. Le famiglie con cinque o più componenti, pur registrando un miglioramento, si confermano le più vulnerabili al rischio di povertà o esclusione sociale (42,7%; era il 43,7% nel 2016). L’indicatore peggiora sensibilmente (+5,4 punti percentuali) per le famiglie in altra tipologia (costituite da due o più nuclei familiari).
Il reddito netto medio delle famiglie italiane è salito nel 2016 raggiungendo circa 2.550 euro mensili, secondo le stime dell’Istat, 30.595 euro l’anno (esclusi gli affitti figurativi). La crescita sarebbe stata del 2% in termini nominali e del +2,1% in termini di potere d’acquisto rispetto al 2015 (visto che la variazione dei prezzi al consumo è stata pari a -0,1%). La contrazione complessiva dei redditi rispetto ai livelli precedenti la crisi del 2009 resta notevole, con una perdita in termini reali dell’8,5% per il reddito familiare.

Nella Ue, il Paese che ha registrato il più forte calo della fetta di popolazione a rischio povertà o esclusione sociale tra il 2008 e il 2017 è la Polonia. Secondo i dati di Eurostat, il tasso di persone a rischio di povertà, in Polonia è diminuito dal 30,5% del 2008 al 19,5% del 2017, un calo dell’11% in meno di un decennio. Diminuzioni significative sono state rilevate tra 2008 e 2017 anche in Romania (-8,5%), Lettonia (-6%) e Bulgaria (-5,9%).
Malgrado le diminuzioni, Bulgaria e Romania sono rimaste al top nella Ue per la percentuale di persone a rischio povertà nel 2017. Eurostat ha specificato che sono più di un terzo in Bulgaria (38,9%), Romania (35.7%) e Grecia (34.8%), mentre i tassi più bassi di cittadini a rischio povertà o esclusione sociale sono segnalati in Repubblica Ceca (12,2%), Finlandia (15.7%), Slovacchia (16.3%), Paesi Bassi (17%), Slovenia e Francia (17,1%) e Danimarca (17,2%).

Nel 2017, 112,9 milioni di persone nella Ue, il 22,5% del totale, secondo Eurostat erano a rischio povertà o esclusione sociale.

L’Italia è il Paese europeo con il numero più alto di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale: lo rileva Eurostat da dati del 2017.
In Italia a rischio sono 17,4 milioni di persone, ovvero il 28,9% della popolazione. Rispetto al 2008, dopo la Grecia, l’Italia è il Paese con l’aumento maggiore di rischio, salito del 3,4%.

È evidente la perdita di benessere sociale avvenuta in Italia negli ultimi dieci anni. Il divario tra nord e mezzogiorno è rimasto sempre alto, segnando la cronica spaccatura del Paese.
I disinvestimenti e il trasferimento dei fattori di produzione all’estero hanno avuto un ruolo incisivo.

ALTRA PROROGA

“Le parole hanno un peso, il mio è un silenzio operoso e virtuoso”. Lo afferma il premier Giuseppe Conte rispondendo ai cronisti sullo stallo in commissione Bilancio sulla manovra. Nel frattempo si avverte la prima vicinanza tra la Commissione e il Governo italiano, anche se Roma deve ancora correggere i ‘compiti’.  Nel frattempo slitta ancora nell’aula della Camera l’esame della manovra: dai gruppi parlamentari si apprende che la discussione generale avrà inizio alle 20

tria borghiAl margine dell’Ecofin, il commissario Moscovici ha detto: “Il dialogo con l’Italia è in corso, diventa più intenso, vediamo un tono diverso, un diverso modo di cooperare e vediamo l’Italia disponibile ad ascoltare il nostro punto di vista e risolvere i problemi. È un passo che accogliamo con favore, e anche gli investitori hanno lo stesso feeling. Ora il dialogo è cominciato davvero su metodo e sostanza. A Buenos Aires abbiamo avuto discussioni positive con Conte e Tria, e abbiamo deciso di proseguire nell’interesse generale e abbiamo dato mandato ai nostri team di lavorare in quella direzione. La Commissione Ue ha preso nota delle intenzioni dell’Italia di ridurre il deficit, e ora aspettiamo altri dettagli, perché ci deve essere un impegno credibile, concreto e nel quadro delle regole. Noi siamo disponibili a dare flessibilità ma deve essere nelle regole, per questo il gap va ridotto ancora”.
Il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, rispondendo ai giornalisti, ha detto: “Il 2%? È un numero su cui si esercitano giornalisti e commissari Ue, noi badiamo alla sostanza e a trovare risorse. Noi facciamo una manovra seria che non dipenderà dallo zero virgola ma dai contenuti. Una manovra che ha degli investimenti che non ci sono mai stati negli anni precedenti”. Poi con riferimento al Tav, Salvini ha ribadito “di essere per l’Italia dei sì”.
Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, incontrando i giornalisti a margine dell’Ecofin a Bruxelles, ha affermato: “Vanno salvaguardate le due priorità politiche fissate dal governo: il reddito di cittadinanza e il superamento della riforma Fornero delle pensioni, con l’introduzione di quota 100 non sono in discussione. Vanno salvaguardate e portate avanti. Quindi queste due priorità, reddito di cittadinanza e quota 100 non sono in discussione. Tuttavia si stanno studiando le stesure, quello che va ancora definito è il costo delle misure in base ai disegni di legge. Sono stati già effettuati degli accantonamenti ma poi una valutazione attenta sul costo delle misure è possibile solo quando ci saranno i disegni di legge. Quanto al dialogo con la Commissione europea sul come far combaciare i saldi di Bilancio con le regole Ue, si possono fare varie cose, ci sono varie possibilità, non ne discutiamo in pubblico fin quando non vengono discusse a livello politico e poi con la Commissione Ue”.
Nel frattempo, in Parlamento i lavori vanno avanti con vivace conflittualità. C’è stato già uno scontro in commissione Bilancio della Camera, dopo l’annuncio da parte del ministro dei Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, sull’approvazione di un emendamento alla manovra per mettere uno stop allo scudo sulle banche nei confronti dei cittadini truffati. I risparmiatori, in base alla norma, potranno fare causa agli istituti di credito, anche se otterranno il risarcimento, per la parte di danno eccedente al ristoro corrisposto.
Dopo l’annuncio di Fraccaro, si sono sollevate polemiche da parte del Pd che ha criticato il ministro per aver data per approvata una norma su un articolo non ancora discusso. Nelle settimane scorse, la Lega aveva annunciato un emendamento in questa direzione che ancora non sarebbe stato approvato.
Il presidente della commissione Bilancio Claudio Borghi ha sospeso la commissione e convocato un Ufficio di presidenza. La soluzione che ha sbloccato i lavori è stato un emendamento firmato da tutti i gruppi che cancella lo scudo per gli istituti di credito. Nella proposta bipartisan si legge: “Resta impregiudicato il diritto per i risparmiatori di agire in giudizio per il risarcimento della parte di danno eccedente il ristoro corrisposto”.
Alla ripresa dei lavori della commissione Bilancio della Camera che, tra rinvii e slittamenti, ancora non sono conclusi, tutti i capigruppo dei gruppi delle opposizioni hanno esordito criticando le modalità di procedere da parte dell’esecutivo e chiedendo spiegazioni immediate.
Luigi Marattin (Pd) ha detto: “Da giorni e settimane siamo qui a discutere di qualcosa che non esiste, sembra ci sia un accordo per ridurre il deficit al 2% ma qui noi discutiamo di altro. Il governo intervenga a spiegare, cambiano completamente gli spazi finanziari della manovra”.
Anche Fassina (Leu) ha lamentato: “La manovra verrà modificata in Senato con pochissimo tempo per discutere. Il Governo ci dica cosa intende fare”. Inoltre, Maldelli (Fi) ha detto: “Vogliamo capire il quadro macro perchè il Pil a 1,5% è irrealistico e forse dovremmo pensare a un Dpb diverso”. Poi, Mandelli ha chiesto che a fornire le indicazioni sia direttamente il ministro Giovanni Tria.
Alla richiesta si è associata anche Maria Elena Boschi del Pd. Guido Crosetto (Fdi) si è associato alle richieste affermando: “La Camera merita di sapere qualcosa visto che l’emendamento arriverà al Senato”.
Il presidente della commissione Claudio Borghi  ha sottolineato che quando si inseguono dichiarazioni stampa, spesso le parole messe in bocca o le interpretazioni portano fuori strada. Borghi ha affermato: “Stiamo lavorando su cose importantissime per le persone. Bisogna parlarne ma la mia opinione è che l’importanza del cambiamento di miliardi travalica la scrittura stessa della legge di bilancio”. Secondo Borghi, se il governo deve dare spiegazioni potrà farlo in Aula.
Forse è la prima volta nella storia d’Italia che arriva in Parlamento una manovra finanziaria indefinita da discutere, con il governo che modifica continuamente le cifre ed i contenuti della legge di bilancio da approvare. In questo modo si stanno allungando i tempi dei lavori parlamentari con deputati e senatori sempre più disorientati. Il clima istituzionale sembra affetto da una caotica nevrosi.

Dal G20 l’anacronismo del sovranismo

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Il presidente argentino, Mauricio Macrì, al termine del G20, ha così sintetizzato il documento finale, dove ci sono concessioni e paletti per gli Stati Uniti: “Abbiamo raggiunto l’accordo per un comunicato che esprime la necessità di rivitalizzare il commercio e il Wto e esprime la preoccupazione per i cambiamenti climatici”.

Il premier italiano, Giuseppe Conte, ha detto: “Il testo rappresenta un buon compromesso, una sintesi finale apprezzabile, condivisibile, di fatto condivisa”.

Tra i 31 punti dell’accordo, al 20esimo punto è stato evidenziato: “L’accordo di Parigi sul clima è irreversibile”.

Poi, però, al punto 21 è stato esplicitato: “Gli Stati Uniti ribadiscono la propria decisione di ritirarsi dall’accordo di Parigi e affermano il proprio forte impegno per la crescita economica e l’accesso all’energia e la sicurezza, utilizzando tutte le fonti energetiche e la tecnologia proteggendo, nello stesso tempo, l’ambiente”.

Tutti i paesi presenti hanno sancito: “Di rinnovare il nostro impegno per lavorare insieme al miglioramento di un ordine internazionale basato sulle regole”.

Alla fine, il G20 di Buenos Aires potrebbe essere considerato ‘come una concessione all’amministrazione Trump’, gli Stati Uniti hanno ottenuto il risultato di evitare l’inserimento del termine ‘equo’ nell’articolo 27, relativo al commercio, che non contiene nessuna presa di posizione critica nei confronti del protezionismo.

Per quanto riguarda l’argomento del commercio e del Wto, il documento del G20 ha concluso: “Il commercio e gli investimenti internazionali sono motori importanti di crescita, produttività, innovazione, creazione di posti di lavoro e sviluppo. Riconosciamo il contributo che il sistema commerciale multilaterale ha apportato a tal fine. Il sistema non è al momento all’altezza dei suoi obiettivi e c’è spazio per miglioramenti. Sosteniamo pertanto la necessaria riforma del WTO per migliorarne il funzionamento. Esamineremo i progressi nel nostro prossimo summit”.

Per quanto riguarda i fenomeni migratori, nell’articolo 17 è stato evidenziato: “I massicci movimenti di rifugiati costituiscono una preoccupazione globale con conseguenze umanitarie, politiche, sociali ed economiche. Sottolineiamo l’importanza di azioni condivise per affrontare le cause profonde dei movimenti e per rispondere alle crescenti necessità umanitarie”.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, esultando ha affermato: “Oggi è un gran giorno per gli Stati Uniti”.

Il documento finale del G20, senza riferimenti al commercio equo e con il no esplicito di Washington all’accordo di Parigi sul clima, ha soddisfatto l’amministrazione Trump, a giudicare dalle dichiarazioni che un anonimo funzionario della Casa Bianca ha fatto ai cronisti che seguono il presidente.

Il funzionario degli USA ha spiegato: “Il G20 ha appena adottato un comunicato su cui c’è un consenso che raggiunge molti degli obiettivi degli Stati Uniti. Credo che il titolo sia sulla riforma del commercio. Per la prima volta, il G20 ha riconosciuto che il WTO non raggiunge i suoi obiettivi e ha bisogno di una riforma. Abbiamo fatto anche un gran lavoro promuovendo le politiche americane pro-crescita. Abbiamo acceso i riflettori sulle politiche fiscali degli Stati Uniti. Un altro grande risultato per gli Stati Uniti è che la Cina si sia impegnata per la prima volta, in uno di questi vertici, a finanziare infrastrutture in termini trasparenti e a garantire che questo non porti a livelli insostenibili di indebitamento nei paesi in via di sviluppo. Inoltre, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sono chiamati a monitorare in maniera più efficiente il tipo di debito collegato ai prestiti che la Cina concede. Un altro grande risultato per noi è ovviamente in ambito energetico. Pensiamo che il modo migliore per ottenere la sicurezza energetica sia fare riferimento ad una varietà di fonti: energie rinnovabili e energia solare, ma anche carbone pulito. Il G20 ha riconosciuto che tutti i tipi di energia svolgono un ruolo nella sicurezza energetica. Infine, abbiamo ottenuto un articolo nel quale abbiamo ribadito e spiegato la posizione in base alla quale ci ritiriamo dall’accordo di Parigi che è letale per i posti di lavoro. La posizione degli Stati Uniti sull’accordo di Parigi era ben nota, quindi non c’era alcuna discussione sul fatto che gli Stati Uniti avrebbero ribadito la propria posizione. Ma ciò che è stato interessante notare è che questa è stata una delle ultime questioni ad essere chiusa: i paesi chi di solito sono d’accordo, stavolta non lo erano. Si comincia a vedere un fronte meno compatto. Paesi come la Turchia, come l’Arabia Saudita, come la Russia potrebbero avere qualche ripensamento”.

A Buenos Aires, dopo la cena tra Donald Trump e Xi Jinping, al termine del lavori del G20, c’è stata la tregua sui dazi tra Cina e Stati Uniti. Secondo quanto riportano alcuni media statali cinesi, ripresi dall’agenzia Bloomberg, i due leader si sarebbero messi d’accordo per non imporre nuovi dazi a partire dal primo gennaio prossimo. In questo modo verrebbe favorito l’avvio di negoziati tra i due Paesi.

La tregua durerà tre mesi, entro i quali i due Paesi dovranno trovare un accordo a tutto campo con l’ambizioso obiettivo di aprire una nuova era nei rapporti tra Washington e Pechino.

Nella dichiarazione finale del summit del G20, tra le sfide attuali, i leader hanno scelto di affrontare, le trasformazioni tecnologiche, che porteranno immense opportunità ma anche nuove sfide. Serviranno risposte politiche e cooperazione internazionale per garantire che i benefici siano condivisi in modo ampio. Tra gli elementi necessari: “Sfruttare la tecnologia per rafforzare la crescita e la produttività; sostenere le persone durante le transizioni e affrontare le sfide distributive; garantire sistemi fiscali sostenibili”.

I leader vorrebbero raggiungere un futuro del lavoro che sia inclusivo, giusto e sostenibile. In tal senso bisognerà preoccuparsi di realizzare: “Promozione del lavoro dignitoso, formazione professionale e sviluppo delle competenze, riqualificazione dei lavoratori e miglioramento delle condizioni di lavoro in tutte le forme di occupazione, importanza del dialogo sociale, realizzazione di sistemi di protezione sociale forti, promozione di una crescente partecipazione alla forza lavoro di gruppi sottorappresentati e vulnerabili, incluse le persone con disabilità e dei giovani, provvedimenti per sradicare il lavoro minorile, il lavoro forzato, la tratta di esseri umani e le schiavitù moderne anche attraverso la promozione di filiere sostenibili”. Altri temi che stanno a cuore ai leader sono: “L’accesso all’istruzione, in particolare, per le ragazze, la digitalizzazione e le misure per colmare il ‘digital gender divide’, e poi le infrastrutture, elemento trainante per la prosperità economica”.

Il risultato più importante conseguito dal G20 di Buenos Aires sarebbe quello di aver dimostrato l’anacronismo del sovranismo con la necessità di rafforzare la cooperazione per poter governare il mercato globalizzato, la velocizzazione del progresso scientifico e la diffusione di nuovi prodotti in un mondo sempre più digitalizzato.

Salvatore Rondello

Decreto sicurezza, Fico si smarca dal governo

roberto fico

Sembrerebbe che il M5S stia facendo quadrato intorno a Luigi Di Maio dopo l’inchiesta delle Iene sui lavoratori in nero nell’azienda del padre. Antonio Di Maio dalle pagine del Corriere,  si è addossato le colpe scagionando il figlio. Il blog M5S, in un post, ha denunciato la delegittimazione ai danni dei pentastellati a tutti i livelli con la seguente affermazione: “La delegittimazione del Movimento 5 Stelle da parte del quarto potere colpisce a tutti i livelli. Colpisce i nostri sindaci, colpisce i nostri parlamentari. Colpiscono anche Luigi Di Maio in questi giorni, essendo immacolato usano i parenti sbattendo in prima pagina suo padre per storie di 10 anni fa. E attenzione non è che Luigi sia sotto accusa per aver aiutato il babbo mentre era ministro, come è stato per Renzi e Boschi ma per un vincolo di sangue”.

Intanto il presidente della Camera Roberto Fico si è smarcato su una serie di temi ‘caldi’ per il governo. Il presidente della Camera, Roberto Fico, a margine del convegno sui beni comuni svoltosi all’Accademia dei Lincei, a proposito della sua assenza nel corso della votazione sul decreto sicurezza, ha detto: “Se la mia assenza al momento della votazione è stata interpretata come una presa di distanza dal provvedimento? Bè, avete interpretato bene. Perche io sono il presidente della Camera e rispetto il mio ruolo fino in fondo, diritti di maggioranza e di opposizione, mando avanti i provvedimenti che arrivano in Aula con la collaborazione di tutti i capigruppo e rimango fedele al mio ruolo istituzionale. Se poi parliamo del decreto nel merito, dopo che è passato, questo è un altro discorso. Ritengo che l’Italia dovrebbe dire sì al global compact ed invito tutti a leggersi davvero il contenuto di questo accordo, perché, tra l’altro, ci consentirebbe di non restare soli nella gestione del fenomeno dell’immigrazione”.

Il governo gialloverde non finisce mai di dividersi. Questo spiega perché non è mai possibile conoscere la linea politica del governo. Un governo continuamente diviso non potrà continuare a governare un paese come l’Italia senza fare danni. La nave senza nocchiero solitamente finisce sugli scogli. Ancora peggio se i nocchieri sono due che tracciano rotte diverse, a volte anche con direzioni opposte, e finiscono poi per condurre la nave sulle rotte di collisione.

Salvatore Rondello

PRELUDIO SUL G20

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Per il G20, la sicurezza è la priorità del governo argentino Macrì. Alcune manifestazioni di protesta sarebbero già in preparazione. L’Argentina è il primo ed unico Paese del Sud America ad ospitare il G20. La tensione è molto alta e diverse sono le misure di sicurezza adottate dal governo. La ministra della Difesa Patricia Bullrich ha infatti invitato i cittadini a lasciare la città durante il weekend. Per l’occasione, venerdì 30 Novembre verrà considerato come giorno festivo. Inoltre, al fine di rafforzare il sistema della sicurezza, la Cina ha donato trenta moto e veicoli blindati. Non rasserena il clima l’annuncio del presidente americano Donald Trump di aver cancellato l’incontro con i leader del Cremlino Vladimir Putin a causa della crisi in Ucraina.

A partire da oggi e fino al 2 Dicembre, la città di Buenos Aires sarà letteralmente bloccata ed isolata. I treni, l’autostrada e il porto, saranno chiusi, cosi come i collegamenti col vicino Uruguay. La metropolitana sarà bloccata. Ci saranno tre anelli di sicurezza dal centro alla periferia della città. Si sospettano manifestazioni violente e la ministra ha più volte dichiarato di essere pronta ad usare il pugno duro se necessario.

Di fronte agli sforzi nel garantire sicurezza durante lo svolgimento del G20, ci si chiede quanto incideranno gli sforzi dei vari Paesi nel raggiungimento di un accordo rispetto alle politiche ambientali. Con una popolazione mondiale in crescita da 7 a 9 miliardi di persone entro il 2040, i problemi energetico ed alimentare è sempre più determinanti. Ci si chiede se questo G20, arriverà a degli accordi sostenibili, limitando l’innalzamento della temperatura entro i 2 °C.

Durante la presidenza argentina, la tematica del cambiamento climatico è stata affrontata dal gruppo di lavoro ‘Sostenibilità Ambientale G20’. Il gruppo di lavoro, che si è già riunito diverse volte, ha affrontato, tra le altre questioni, quelle legate all’adattamento al cambiamento climatico e alla promozione di una strategia a bassa emissione di gas.

Donald Trump si mostra scettico sulle conclusioni dell’ultimo rapporto governativo sui cambiamenti climatici. Il presidente degli Stati Uniti d’America, in una intervista rilasciata al Washington Post, ha detto: “Non vedo i cambiamenti climatici come causati dall’uomo. Molte persone come me, che ricevono informazioni di alto livello sui cambiamenti climatici, non necessariamente ci credono. Negli Usa l’aria e l’acqua sono in questo momento a livelli record di pulizia”.

Le parole del presidente Usa fanno seguito al rapporto diffuso venerdì dalla sua stessa Amministrazione, nel quale si afferma che i cambiamenti climatici rappresentano una grave minaccia alla salute e alla sicurezza finanziaria degli americani, così come alle infrastrutture e alle risorse naturali del Paese.

Si ricorda che, nel 2017, Trump, ha già dichiarato di voler uscire dagli accordi di Parigi sul cambiamento climatico del 2015. L’Accordo di Parigi  ha impegnato tutti i paesi firmatari a far sì che la temperatura globale non si alzi più di 2° C. Gli Stati Uniti, ad oggi, sono l’unico Paese che è uscito dall’Accordo di Parigi. In un contesto globale orientato verso il sovranismo, oggi sembra ancora più difficile pensare che diversi Paesi riescano a cooperare e raggiungere un accordo che metta al centro un bene comune, come quello dell’ambiente.

L’Onu ha annunciato: “L’anno 2018 si avvia ad essere tra i più caldi di sempre”. In un rapporto diffuso prima del vertice sul clima Cop24, le Nazioni unite hanno avvertito che il 2018 dovrebbe essere al quarto posto tra gli anni più caldi mai registrati.

Nella sua bozza di dichiarazione sullo stato del clima mondiale, l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ha osservato che la temperatura media globale per i primi 10 mesi dell’anno è stata di circa un grado centigrado superiore all’era pre-industriale (1850-1900). Da questa osservazione il 2018 sembrerebbe il quarto anno più caldo mai registrato.

Anche la Nasa osserva un pianeta che pulsa di vita, ma che negli ultimi decenni ha subito profondi cambiamenti climatici. Ghiacci artici che si sciolgono, soprattutto al polo Nord, deserti che avanzano, zone verdi che arretrano e mari che si surriscaldano, soprattutto in prossimità delle coste. È l’impietosa radiografia del pianeta vivente mostrata in un video timelapse, realizzato dal Goddard Space Flight Center della Nasa.

Il filmato è stato realizzato utilizzando immagini scattate a partire dal 1997 da diversi satelliti che la Nasa, così come fanno le altre agenzie spaziali del mondo, utilizza per monitorare lo stato di salute della Terra. Il video mostra le conseguenze del surriscaldamento del clima al mutare delle stagioni.

Proprio per discutere di clima, scienziati e politici si incontreranno nei prossimi giorni nella città polacca di Katowice, tra il 3 ed il 14 di dicembre, per la Conferenza 2018 delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, la COP 24. Un appuntamento per discutere le strategie da mettere in campo per limitare l’immissione di gas serra in atmosfera, e contenere il riscaldamento del pianeta al massimo di 2 gradi centigradi entro la fine del secolo.

Ecco perché il G20 di Buenos Aires, precedendo la Conferenza dell’Onu sul clima, assume particolare importanza.

A Buenos Aires il biglietto della metropolitana, a causa dell’inflazione, è appena aumentato di un Peso ed è raddoppiato nell’arco di un anno. Il costo è adesso di 13,50 pesos che corrispondono a circa 0,37 euro. Il salario minimo mensile in Argentina è di 10.700 pesos corrispondenti a circa 245 euro. Malgrado le riforme messe in atto dal governo Macrì, in molti dicono che non si sa mai quanto i prezzi possano restare stabili poiché, a causa dell’inflazione, c’è un’instabilità di fondo. L’Argentina conta una popolazione di circa 43,6 milioni ed è il secondo paese più grande del Sud America con giacimenti di petrolio e gas in Patagonia.

La città di Buenos Aires comincia a colorarsi di scritte contro il G20 e contro il governo, ed un generale senso di tensione ed incertezza si incontra negli sguardi della popolazione argentina.

Se non si riesce a raggiungere un accordo sul cambiamento climatico, l’incertezza sarà cruciale per l’intero pianeta. Come recita la canzone di Jovanotti ‘La Vita Vale: Il commercio è uno strumento di libertà ma nel rispetto dei diritti e della dignità, della diversità e dell’ambiente’.

Stavolta al G20 ci sarà anche Putin. I colloqui tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a margine del vertice del G20 in Argentina, sono previsti per sabato 1 dicembre e dovrebbero durare più di due ore. Lo ha detto una fonte di una delegazione russa a Sputnik. L’incontro tra Putin e Trump è previsto per le 15.30 (italiane).

Il Cremlino ha annunciato ieri ufficialmente l’incontro, dopo che Trump aveva fatto balenare l’ipotesi che non si sarebbero incontrati, poichè la crisi navale di Kerch sta gettando più di un’ombra sulla situazione. Secondo quanto invece si apprende dall’ufficio stampa della presidenza russa, Trump e Putin, oltre ai dossier politici, potrebbero parlare anche d’altro. Mosca ha fatto la seguente considerazione: “L’anno scorso, il commercio è aumentato del 16%, a 23,2 miliardi di dollari, e quest’anno (a gennaio-settembre) di un altro 8,5%. Il volume degli investimenti statunitensi accumulati in Russia è cresciuto da 1,3 miliardi nel 2015 a 3,5 miliardi nel marzo di quest’anno, mentre gli investimenti russi negli Stati Uniti superano i 7 miliardi di dollari”.

L’interesse degli ambienti commerciali russi e americani nel mantenere stretti legami è stato nuovamente confermato al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, dove per il secondo anno consecutivo la delegazione di affari dagli Stati Uniti è stata la più numerosa (circa 550 persone). I top manager di un certo numero di società russe che operano nel mercato statunitense hanno preso parte all’incontro annuale del Consiglio d’affari USA-Russia tenutosi il 15 e 16 novembre a New York.

Il presidente Francese, Emmanuel Macron, in un’intervista al quotidiano argentino ‘La Nacion’, ha detto: “Al G20 di Buenos Aires, il rischio è che ci sia un testa a testa tra la Cina e gli Stati uniti ed una guerra commerciale distruttiva per tutti. E il rischio finale è che forum multilaterali come il G20 restino di fatto bloccati da questo scontro. Se non mostriamo dei passi avanti concreti, le nostre riunioni internazionali diventeranno inutili e controproducenti. Bisogna usare questi incontri per preservare e mandare avanti il Patto sul clima”.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha comunicato: “Appena arrivato a Buenos Aires dove, a partire da domani, sarò impegnato con il G20, il summit internazionale che vede coinvolti i venti Paesi più industrializzati al mondo. I temi principali di quest’anno sono particolarmente interessanti: il lavoro del domani, le infrastrutture per lo sviluppo e un futuro alimentare sostenibile. Sarà dunque un’ottima occasione per affrontare alcune tematiche che ci vedono impegnati da vicino in Italia e per condividere con gli altri leader mondiali la nostra idea di cambiamento”.

Il premier italiano, condividendo quindi il programma odierno della sua visita in Argentina, ha detto: “Sarò prima all’Università di Buenos Aires, dove inaugurerò il Centro di Alti Studi Italo-argentini e a seguire terrò una ‘Lectio Magistralis’ sul tema delle responsabilità e dello sviluppo sostenibile. Successivamente mi recherò alla Casa Rosada dove avrò un incontro bilaterale con il Presidente della Repubblica Argentina Mauricio Macri”.

Alla tredicesima riunione del Gruppo dei Venti, da venerdì 30 novembre a sabato 1 dicembre la  capitale argentina ospiterà il forum dei leader politici, dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche, di cui fanno parte i Paesi più industrializzati al mondo. Il vertice in Argentina è il primo, da quando il G20 è nato nel 1999, che si tiene in Sudamerica. Il summit, come da tradizione, è guidato dal leader del Paese ospitante, quindi in questo caso il presidente argentino Mauricio Macri.

I membri del G20 rappresentano l’85% del Pil globale, due terzi della popolazione mondiale e il 75% del commercio internazionale. Fanno parte del G20 Germania, Argentina, Arabia Saudita, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Stati Uniti, Francia, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Regno Unito, Russia, Sudafrica, Turchia e Ue. Ogni anno il Paese ospitante può invitare altri Stati a prendere parte all’evento. Per questo incontro, l’Argentina ha recapitato il suo invito al Cile ed ai Paesi Bassi. La Spagna invece non figura tra i membri ufficiali, ma è invitata permanente del G20, insieme all’Unione Africana (l’Africa è rappresentata dai due Paesi che ricoprono la carica di Presidenza dell’Unione Africana, al momento Senegal e Ruanda), la Nuova associazione per lo sviluppo dell’Africa e l’Associazione nazionale del Sudest asiatico.

I principali temi del G20 sono sempre economia e finanza, ma i leader riuniti in Argentina hanno in agenda anche altre tematiche come lo sviluppo del mercato del lavoro, lo sviluppo sostenibile, le questioni di genere, temi relativi alla salute e alla lotta contro il terrorismo. Gli sherpa sono al lavoro da mesi per portare progressi sui temi della lotta alla corruzione, educazione, sostenibilità climatica e transizione energetica. Alla fine dei due giorni di summit, è prevista la firma di una dichiarazione conclusiva che impegni i partecipanti a rispettare gli obiettivi fissati nel corso degli incontri tenutesi a Buenos Aires.

Il G20 è però anche un’occasione unica per colloqui bilaterali o ristretti tra i vari leader presenti, su questioni di forte attualità: in questo momento ad esempio la Brexit (i contenuti dell’accordo), la guerra commerciale tra Cina e Usa, la crisi in Crimea (cinque anni di tensioni), l’omicidio Khashoggi (le tappe del caso). Da quanto è trapelato, ci sarà occasione anche per parlare della manovra italiana e proseguire il dialogo tra Conte e l’Ue.

Dopo una settimana di riunioni preliminari, il vertice vero e proprio comincia venerdì alle 10.30 (le 14.30 italiane) con l’arrivo dei leader partecipanti al centro di Costa Salguero. Due ore dopo, al termine del benvenuto ufficiale e della “foto di famiglia”, il presidente Macri inaugurerà la sessione plenaria con un breve intervento che sarà trasmesso dal canale di YouTube del G20. Dopo i dibattiti, i leader, insieme ai loro accompagnatori, assisteranno ad un evento culturale nel Colon, uno dei più importanti teatri lirici del mondo. L’agenda del vertice continuerà sabato con sessioni di lavoro che cominceranno al mattino. Alle 14.45, una volta concluse le discussioni, Macri terrà una conferenza stampa per dare conto dei principali risultati ottenuti nel Vertice. Successivamente i differenti capi di Stato e di governo potranno fare, se lo considereranno opportuno, loro specifiche conferenze stampa.

L’unico assente confermato è il neo eletto presidente brasiliano Jair Bolsonaro. La delegazione ufficiale del Brasile sarà guidata dal presidente uscente Michel Temer, che ha invitato il suo successore ma senza successo. Tutti gli altri leader mondali sono attesi nella capitale argentina, anche se fino all’ultimo è rimasta in dubbio, per motivi diversi, la presenza del presidente canadese Trudeau.

La Casa Bianca ha fatto sapere che il presidente Trump ha in agenda diversi incontri bilaterali. Sabato è in programma il faccia a faccia con il leader cinese Xi Jinping, considerato molto importante perché nonostante le posizioni siano ancora distanti, si lavora a una tregua tra Usa e Cina nella guerra dei dazi. Per i dazi applicati alle auto estere, la General Motors ha annunciato il suo piano di ristrutturazione che prevede la chiusura di diversi stabilimenti negli Usa. Trump dovrebbe incontrare anche Vladimir Putin ma la crisi con l’Ucraina nel Mar Nero degli ultimi giorni ha incrinato i rapporti e il tycoon ha minacciato di far saltare l’incontro. Molto probabile anche un meeting tra i ministri degli Esteri Lavrov e Pompeo. Trump deve incontrare anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. E in parallelo vuole parlare con il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman, che sarà presente insieme al padre in Argentina. Sarà l’occasione per discutere della vicenda Khashoggi. C’è attesa anche per la firma del T-MEC, il trattato tra Usa, Canada e Messico che subentra al vecchio Nafta fra i tre Paesi.

Dopo gli incidenti ed i disordini che hanno portato prima al posticipo e poi al rinvio del ritorno della finale di Coppa Libertadores fra River Plate e Boca Juniors, sono aumentati i timori per l’affidabilità del meccanismo di sicurezza messo a punto dal governo argentino per l’arrivo dei leader mondiali nella capitale argentina. Sono state studiate massicce misure di sicurezza: il governo argentino schiera più di 22mila soldati, oltre a furgoni, camion con gli idranti e vari elicotteri specializzati. Si calcola che il governo di Mauricio Macri abbia investito più di quattro milioni di dollari per prevenire incidenti gravi. Ci saranno quindi anche diverse strade chiuse e aree di sosta vietata nella capitale dell’Argentina, fortemente blindata per l’occasione. L’aeroporto Aeroparque Jorge Newbery, situato nel quartiere Palermo, e l’aeroporto El Palomar, nella provincia di Buenos Aires, funzioneranno solo per le delegazioni presenti al vertice. Mentre l’aeroporto internazionale di Ezeiza effettuerà voli normalmente, ma con un protocollo speciale. L’ex ministro degli Esteri, Susana Malcorra ha messo in guardia da possibili attacchi terroristici, assicurando che l’Argentina rimane in ‘allerta massima’.

Il Fondo Monetario Internazionale, nel rapporto inviato al G20, ha avvertito che i possibili dazi Usa sulle auto potrebbero portare ad un taglio della crescita globale dello 0,75%.

I problemi sul tappeto sono tanti. Le posizioni tra i partecipanti non sono convergenti ed è poco probabile che si arrivi a firmare un accordo positivamente risolutivo che si auspicherebbe.

Salvatore Rondello

Nencini: “Tria servitore di due padroni”

Giovanni Tria

Riccardo Nencini, segretario del Psi, dopo l’intervento fatto in Aula al Senato dal Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto: “Tria al Senato su manovra economica? Poco convincente, soprattutto nel motivare come finanzierà reddito di cittadinanza e riforma pensioni dopo la giravolta imposta dall’Europa. Spiace dirlo: è un economista di pregio ma somiglia ad arlecchino servo di due padroni”.

Nencini ha concluso: “Presentata risoluzione: una nuova governance per la zona Euro, rilancio riforme strutturali, potenziamento investimenti, tutela del risparmio eroso da spread e aumento tassi interesse”.

Il governo è al lavoro per scongiurare la procedura d’infrazione. Intervenendo in Aula al Senato sulla manovra, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha spiegato: “E’ in corso un intenso dialogo con l’Ue, un dialogo improntato ad individuare una possibile posizione condivisa nel rispetto delle priorità individuate dal governo. La bocciatura della manovra da parte della Commissione europea apre alla prospettiva di una procedura sul debito, prospettiva che pone il governo e il Parlamento sovrano di fronte alla necessità di assumere una decisione di forte responsabilità e di attuare un’operazione verità. Bisogna valutare attentamente se si possono trovare spazi finanziari per un migliore equilibrio dei conti, se si possono trovare spazi nuovi. L’obiettivo che ci poniamo con la manovra è affrontare i problemi concreti, non certo organizzare un affronto all’Europa o un’uscita dall’euro. Noi ce la metteremo tutta per essere responsabili verso i cittadini e verso l’Ue. Dobbiamo tenere conto dei timori dei partner europei e poi bisogna tener conto dell’alto livello dello spread. Vi è inoltre la necessità di non divergere dalle regole derivanti dai nostri impegni europei nella misura in cui ciò rischia di produrre di per sé effetti negativi sulla crescita e sulla stessa politica espansiva decisa, facendo aumentare il costo di finanziamento del debito. La manovra, che si è limitata ad aumentare il deficit per finanziare misure che avessero al contempo effetti positivi sulla crescita sul lungo periodo ed effetti espansivi nel medio periodo, ha due obiettivi:  aumentare il tasso di crescita e ridurre il rapporto debito-pil. E i pilastri per raggiungere questi obiettivi sono: il rilancio degli investimenti, l’avvio delle riforme fiscali, il rafforzamento delle politiche per il contrasto della povertà, per il lavoro e la riforma del sistema pensionistico. Scelte di politica economica su cui non accettiamo lezioni di morale dall’opposizione. Non è nostra intenzione parlare di responsabilità del passato e ho ricordato che si tratta della nostra storia comune ma nel momento in cui dialoghiamo con la Commissione europea, nel dibattito domestico non accettiamo che qualcuno venga a farci la morale in tema di politiche per la crescita. Negli ultimi anni c’è stato un aumento della spesa corrente per finanziare la stagione dei tanti bonus con oneri che continuano a pesare sul nostro bilancio”.

Il vicepremier Luigi Di Maio, sui numeri della manovra, ha ribadito: “Credo nel dialogo, nella possibilità di trovare una soluzione insieme alle istituzioni europee, l’importante è che si facciano le cose che abbiamo detto agli italiani. Noi non tradiremo i cittadini per colpa di qualche numerino”.

Il vicepremier Matteo Salvini, arrivando a Palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri, ha detto: “Spostare l’asticella del rapporto deficit/Pil dall’ormai noto 2,4%? Non fatemi parlare di numeri, parliamo di sostanza, i numeri arrivano alla fine. Gli italiani non mi chiedono i numeri, ma chiedono lavoro, pensioni, meno tasse, reddito, quindi una volta che gli esperti ci avranno fatto il totale dei numeri avremo un numero, però noi partiamo dai fatti e poi arriviamo ai decimali”.

L’Ue intanto ha ribadito la sua posizione. Oggi a Bruxelles, Valdis Dombrovskis, il vice presidente della Commissione europea responsabile per l’euro, durante una conferenza stampa, ha detto: “Ciò che si richiede all’Italia è di rispettare gli impegni che aveva preso al Consiglio Ecofin dello scorso mese di luglio, ovvero un miglioramento del deficit/Pil strutturale dello 0,6%, mentre la manovra del governo prevede un peggioramento dello 0,8%; si tratta di un divario molto grande, pari all’1,2%. E’ chiaro che ci deve essere una correzione sostanziale, non marginale della traiettoria di riduzione del deficit”. Prima, un giornalista gli aveva chiesto se la riduzione dal 2,4% al 2,2%, o anche al 2%, del rapporto deficit/Pil programmato dalla manovra italiana per il 2019 sia sufficiente a scongiurare una procedura per deficit eccessivo.

Dombrovskis, poi, ha aggiunto: “Il peggioramento dello spread è certamente visto dalla Commissione come un fattore che ha impatto sulle imprese italiane e le banche. Perciò, è importante che la traiettoria del deficit nella manovra sia corretta verso il basso anche per minimizzare questi effetti sull’economia”.

Il commissario ha sottolineato che l’aumento sostanziale dei rendimenti dei titoli di Stato italiani registrato recentemente ha innescato un aumento del costo dei finanziamenti delle società e delle famiglie, e ha avuto conseguenze sulla fiducia degli investitori, tanto che la Commissione, nelle sue ultime previsioni economiche, per il 2019 ha rivisto al ribasso le stime per la crescita dell’Italia, dall’1,3 all’1,1 per cento”.

Il messaggio della Ue è chiaro ed inequivocabile: gli impegni vanno rispettati. I fatti dimostrerebbero che il governo giallo-verde non sta mantenendo gli impegni assunti con l’Ue, ma neanche quelli con gli italiani. Non è certo colpa dell’opposizione se agli italiani, durante la propaganda elettorale, Lega e M5S hanno promesso la ‘luna nel pozzo’.

Salvatore Rondello

MANOVRA DA RIFARE

barca di soldi

Il governo scaricherebbe le proprie responsabilità giocando la carta delle modifiche parlamentari per tentare l’accordo con la Ue dopo la doppia bocciatura della manovra italiana e aprirebbe la possibilità di ritoccare il deficit affermando che non è una questione di decimali ma di crescita. Dal vertice di ieri sera a Palazzo Chigi, l’esecutivo giallo-verde sta iniziando ad entrare nel merito del pacchetto di emendamenti da approvare nel corso dell’esame della legge di bilancio che entrerà nel vivo da domani alla Camera.

La stessa soglia del 2,4% di deficit potrebbe, quindi, non essere più un limite invalicabile. Si tratta di capire come potrebbero cambiare reddito di cittadinanza e pensioni con ‘quota 100’, mantenendone l’impianto originario. Fonti pentastellate hanno, tuttavia, precisato che sui due interventi, cavallo di battaglia di M5S e Lega, non ci sarà nessuna marcia indietro sostanziale. Arriveranno per decreto prima di Natale, ma con qualche possibile novità su vincoli ed entrata in vigore per poter ottenere qualche risparmio aggiuntivo (circa 3-4 miliardi) e avere il placet della Ue. Allo studio ci sarebbe uno slittamento della partenza per il reddito di cittadinanza (ma non oltre giugno prossimo, hanno tenuto a precisare fonti M5S) e un restringimento della platea per ‘quota 100’.

Nel corso dell’incontro si è discusso degli emendamenti, nell’ottica di arrivare a un accordo con Bruxelles. Questo hanno comunicato fonti del Mef al termine della riunione durata poco più di un’ora ed alla quale hanno partecipato il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Erano presenti anche i sottosegretari Laura Castelli e Massimo Garavaglia, oltre al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro. In una nota firmata a tre (Conte-Di Maio-Salvini) il governo ha ribadito che gli obiettivi già fissati sono confermati in particolare su reddito di cittadinanza, riforma della Fornero con quota 100 e tutela del risparmio. Tutti interventi che secondo l’esecutivo aiuteranno a rilanciare la crescita e lo sviluppo.

Per quanto riguarda il dialogo con la commissione Ue, in particolare all’indomani della cena del premier Conte con il presidente della Commissione Ue Juncker, la decisione assunta dal governo è quella di attendere le relazioni tecniche sulle proposte di riforma che hanno più rilevante impatto sociale, al fine di quantificare con precisione le spese effettive. In una nota di Palazzo Chigi si precisa: “Le somme recuperate saranno riallocate, privilegiando la spesa per investimenti, con particolare riferimento a quelle necessarie a mettere in sicurezza il territorio e a contrastare il dissesto idrogeologico. Nel vertice, sono stati valutati gli emendamenti di iniziativa parlamentare al ddl sulla legge di bilancio e concordati quelli che saranno oggetto di approvazione”.

Il lavoro sulle misure inizia quindi adesso. L’esecutivo tornerà a fare il punto sulle proposte emendative da approvare in un nuovo vertice che sarà convocato nei prossimi giorni dopo la messa a punto delle relazioni tecniche dei provvedimenti più di impatto.

Draghi al Parlamento europeo ha dichiarato: “Fiducioso in un accordo Italia-Ue”. Il presidente Bce, senza citare l’Italia, ha aggiunto: “Misure insostenibili sono non solo un rischio per l’Eurozona ma anche il preludio a politiche di austerità, socialmente dolorose”.

L’idea di partenza è spostare risorse pari circa 0,2% del Pil (poco meno di quattro miliardi) dalle spese per reddito di cittadinanza e pensioni, agli investimenti. Se all’Europa non basterà, quelle stesse risorse (magari qualcosa in più) saranno destinate alla riduzione del deficit.

Intanto, l’apertura del governo a rompere il muro del 2,4% e ridurre il deficit piace ai mercati: cresce la borsa, cala lo spread. Ma la trattativa nel governo non è priva di tensioni, perché dalle aperture, bisogna passare ai fatti. Per questo motivo Conte e Giovanni Tria hanno incontrato in serata Di Maio e Salvini a Palazzo Chigi. La Commissione europea ha chiesto all’Italia di scrivere sulla manovra il calo del deficit e il contenimento della spesa nella manovra.

Il governo proverebbe a sondare se a Bruxelles possa bastare la riallocazione da spesa corrente a investimenti. Il portavoce di Jean Claude Juncker fa sapere: “Contatti sono in corso a tutti i livelli”. Conte fa osservare i segnali positivi dello spread, che scende da 306 e 290 punti base, con un picco minimo di 279 punti, mentre la borsa di Milano chiude in rialzo del 2,77%. Il premier tiene sul tavolo, in alternativa alla riallocazione delle risorse, l’ipotesi di ridurre il deficit dal 2,4% al 2,2%, con un taglio delle misure in manovra da 3,6 miliardi. Ma tutti sanno che non sarà sufficiente poiché l’importo è stato già stato assorbito dagli aumenti dello spread avvenuto negli ultimi sei mesi.

Anche Salvini confermerebbe l’apertura ed affermando ‘di non volersi impiccare agli zero virgola’, ha detto: “Tagliare il deficit può essere un’avanzata, un’uscita dalla trincea per togliere alibi all’Europa ed evitare un no pregiudiziale alla legge di bilancio italiana”. Ma le promesse, hanno spiegato Conte e Tria ai vicepremier, a Bruxelles non bastano più: una correzione potrebbe essere portata già mercoledì in Cdm. Ma sul quanto e cosa tagliare, il governo litiga, tanto che si prende tempo e, in attesa delle relazioni tecniche di Mef e Ragioneria, Salvini e Di Maio sono chiamati a un compromesso su quanto togliere dalle loro misure di bandiera.

Il leader del M5S ha assicurato: “Il reddito di cittadinanza non cambia pelle e un decreto arriverà entro Natale”.

Ma nella Lega c’è ancora chi spinge perché la misura cambi. La proposta più estrema prevede la trasformazione del reddito in un taglio del cuneo fiscale: non darlo, cioè, ai singoli ma direttamente alle aziende che li assumono.

Il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, parlando ad una conferenza stampa a Parigi, ha detto: “Sul bilancio italiano ci sforziamo per trovare delle soluzioni. Non sono mai stato un partigiano delle sanzioni. Penso che le sanzioni siano sempre un fallimento. Sono sempre stato un commissario favorevole alla flessibilità, aperto al dialogo tra Roma e Bruxelles, legato a un’Italia che rimanga al centro della zona euro. Per l’Italia la porta resta aperta, la mano tesa. Dobbiamo cercare con tutte le forze delle soluzioni condivise nell’interesse degli italiani e della zona euro. Le tensioni commerciali globali, la Brexit, e la manovra italiana sono le tre principali incertezze che pesano sull’Europa. Rispetto ai tre principali rilievi fatti all’Italia dalla Commissione Ue – crescita, deficit, debito – al momento attuale non hanno trovato risposta. Continuiamo a pensare che la manovra italiana comporti rischi per aziende, risparmiatori e cittadini italiani. Questo rischio ha un nome: si chiama debito al 130% del Pil. L’incontro di sabato scorso a Bruxelles con il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, si è svolto in un clima utile, costruttivo, amichevole e disteso. La riunione ha permesso di capirsi meglio per cercare di progredire insieme. La procedura d’infrazione contro l’Italia, allo stato attuale, per quanto riguarda il debito, sarebbe necessaria. Ma non siamo ancora a questo punto, il dialogo con le autorità italiane continuerà fino all’ultimo. Gli Stati membri hanno ora una settimana per decidere se avviare o meno le raccomandazioni dell’esecutivo Ue sulla manovra italiana, anche se non ho dubbi sul fatto che la confermerebbero”.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha detto: “Non ci sarà nessun nuovo documento che il governo invierà alla Ue sulla manovra. Ci sarà una manovra che spetta al Parlamento approvare e sarebbe quantomeno ingeneroso che qualcuno dall’Europa prendesse provvedimenti sanzionatori prima ancora che la manovra esista. Non siamo una monarchia, ma una Repubblica parlamentare, ci sono centinaia di proposte di parlamentari e finché non passa dal Parlamento la manovra non esiste”.

Il reddito di cittadinanza, la misura simbolo dei Cinquestelle ha subito già varie modifiche, trasformandosi gradualmente da misura di contrasto alla povertà a strumento di formazione per i disoccupati (giovani e meno giovani) come ha sottolineato ieri il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro. Oltre alle certezze, tra cui l’importo confermato a 780 euro al mese e la soglia Isee a 9.360 euro, nelle ultime settimane si sono aggiunte importanti novità alle misure chiave del governo gialloverde. Vediamo quali:

SGRAVI ALLE IMPRESE – Il governo sta valutando l’ipotesi di coinvolgere nel programma del reddito di cittadinanza anche le imprese disponibili ad assumere i beneficiari dello strumento. Si tratterebbe di uno sgravio contributivo pari al reddito della persona che viene assunta. In pratica, all’imprenditore verrebbero riconosciute fino a tre mensilità di reddito che salgono a 6 se la persona assunta è una donna.

156 EURO IN PIU’ A FIGLIO – Un’altra novità è stata annunciata dal consigliere economico di Luigi Di Maio, Pasquale Tridico, il quale ha parlato di una scala di equivalenza che permetterebbe di ricalibrare l’assegno del reddito di cittadinanza in base ai componenti del nucleo famigliare. Per ogni figlio si potrebbe incassare il 20% dell’assegno base di 780 euro, ossia 156 euro, mentre un coniuge a carico varrebbe il 40%, ossia 312 euro.

BONUS AI TUTOR – Se è vero che i centri per l’impiego restano centrali nell’impianto del reddito di cittadinanza, anche la figura del tutor – o ‘navigator’ come l’ha ribattezzata Di Maio – avrà un ruolo chiave nel guidare chi è senza lavoro nella ricerca di un impiego. Al tutor che farà assumere il disoccupato sarà destinato un bonus.

2 MILIARDI DI RISPARMIO – Infine, un cambiamento sostanziale riguarda anche il fondo stanziato per coprire reddito e pensione di cittadinanza. Se il reddito dovesse debuttare ad aprile si risparmierebbero circa 2 miliardi di euro sui 9 miliardi+1 stanziati in manovra.

CONDONO ENTI LOCALI – Il condono fiscale si estende anche alle imposte patrimoniali degli enti territoriali, come Ici, Imu e Tasi, e il bollo auto.

BONUS BEBE’ – Arriva il bonus bebè, per un anno, pari a 960 euro che salgono fino a 1.152 euro dal secondo figlio. L’assegno di 80 euro al mese verrebbe riconosciuto per ogni figlio nato o adottato dal primo gennaio 2019 al 31 dicembre 2019. Dal secondo figlio in poi l’importo verrebbe aumentato del 20%, che tradotto in soldi ammonta a 1.152 euro. Il costo dell’operazione sarebbe stimato in 440 milioni.

ROTTAMAZIONE TER – Chi aderisce alla rottamazione ter potrà saldare il suo debito con il fisco dividendo l’importo dovuto in 18 rate, da spalmare su 5 anni. Le somme potranno essere versate in quattro rate annuali, con la prima da versare sempre entro il 31 luglio 2019, la seconda entro il 30 novembre (ciscuna pari al 10% dell’importo dovuto), la terza entro il 29 febbraio e la quarta entro il 31 maggio.

PRECOMPILATA IVA – Al via la dichiarazione precompilata per le partite Iva, a partire dalle operazioni del 2020.

LITI PENDENTI – Aumentano gli sconti per chi è in lite con il fisco e vuole chiudere la partita. Lo sconto per chi ha vinto in primo grado passa dal 50% al 60% della somma dovuta (basterà quindi pagare il 40%, senza interessi e sanzioni).

DICHIARAZIONI REDDITI SBAGLIATE – I contribuenti che hanno sbagliato a compilare la dichiarazione dei redditi potranno risolvere il problema versando 200 euro per ogni periodo d’imposta dal 2013 al 2017.

BANDA ULTRALARGA – ‘Misure per potenziare gli investimenti in reti a banda ultralarga’. E’ il titolo dell’articolo aggiuntivo al decreto legge che punta all’integrazione tra le reti di Tim e di Open Fiber, prevede l’introduzione di incentivi, fissati dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, sul modello della Rab, la remunerazione degli investimenti.

MONEY TRANSFER – Arriva la ritenuta dell’1,5% sui money transfer, i trasferimenti in denaro che dall’Italia vanno fuori dall’Unione europea. L’imposta sui trasferimenti di danaro, al esclusione delle transazioni commerciali, effettuati verso paesi non appartenenti all’Unione europea non potrà essere inferiore a 10 euro.

TERMINI IMERESE E GELA – I lavoratori dell’area di crisi industriale complessa di Termini Imerese e Gela potranno beneficiare della mobilità in deroga. La norma interessa, in particolare, quanti alla data del 31 dicembre 2016 risultino beneficiari di un trattamento di mobilità ordinaria o di un trattamento di mobilità in deroga.

BANCHE POPOLARI – Via libera alla proroga di un anno, per trasformare le banche popolari in spa. Il termine per completare la riforma viene spostato dal 31 dicembre 2018 al 31 dicembre 2019 (gli istituti di credito che superano gli 8 miliardi di attivi devono modificare la propria situazione societaria). La misura riguarda in particolare le banche di Bari e Sondrio.

MEDICI SENZA E-FATTURA – La fatturazione elettronica partirà dal primo gennaio del prossimo anno, ma non per medici e farmacie. Sono esentati dall’obbligo di utilizzare il nuovo strumento, per il periodo d’imposta 2019, i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria.

DURC – Chi aderisce alla rottamazione potrà ricevere il Documento unico di regolarità contributiva.

I cordoni della borsa per le proposte parlamentari sono più stretti e salterà, probabilmente, la sugar tax sulle bibite zuccherate. Anche su questo, si discute e non si decide.

Lega e M5S, dopo aver preso in giro gli italiani con promesse non realizzabili, si preoccupano di non perdere la faccia di fronte al loro elettorato. Sono alla ricerca di alibi che difficilmente riusciranno a trovare. Nel frattempo creano continue incertezze senza un programma chiaro e ben preciso per governare il Paese.

Salvatore Rondello

Verso la conferenza mondiale Islamo-cristiana a Beirut

Presidente del Libano, Aoun ed Al-Issa, Segretario Lega Mondiale MusulmanaMohammad Abdul Karim Al-Issa, Segretario Generale della Muslim World League (MWL: Lega Musulmana Mondiale) ha dichiarato alla rivista Kalima, periodico con focus su dialogo e rapporti interreligiosi diffuso a livello europeo, che la Lega, come promotrice del panislamismo, sta organizzando, per il 2019, una Conferenza mondiale a Beirut per il dialogo interreligioso tra Islam e Cristianesimo, che costituirà un vero e proprio unicum nella storia e che prevede l’invito a partecipare per tutte le confessioni musulmane e cristiane. L’evento avrà risonanza a livello religioso e geopolitico, portando a un esito positivo per le relazioni tra i Paesi arabi, e in particolare mediorientali, nonché per i rapporti di questi con l’occidente. Obiettivo: sradicare i pregiudizi sul culto islamico, di cui viene sottolineata soltanto la parte estremista; piuttosto, mostrare al mondo il suo volto aperto e moderato.
«Vogliamo tornare a quello che eravamo: un Islam moderato e aperto al mondo, aperto a tutte le religioni», annuncia Al Issa, aggiungendo che «Quello che vogliamo fare è purificare l’Islam, liberarci dall’estremismo, dalle false interpretazioni e trasmettere letture corrette dell’Islam».
Come riporta ancora Kalima, Al Issa, già ministro della Giustizia saudita e membro del Consiglio mondiale degli Ulema, alla guida della Lega dal 2016, di recente è stato ricevuto a Beirut dal Presidente della Repubblica libanese Aoun; inoltre, il Segretario della Lega ha invitato nella capitale tutte le alte rappresentanze delle comunità religiose del Paese, affermando che «Quest’iniziativa della Lega vuole cercare di promuovere la riconciliazione tra musulmani e cristiani, nonché all’interno dello stesso mondo islamico». Hanno risposto all’invito: il metropolita greco-ortodosso Elias Audeh, il cardinale Maronita Al Raai, il muftì del Consiglio superiore jafarita (sciita) Ahmad Kabalan, il muftì Sunnita Daryan, e infine il Capo della comunità Drousi Sheikh Naim Hassan. Durante l’incontro con il muftì Kabalan, il segretario ha voluto specificare che l’intento della MWL è di troncare col passato e creare delle nuove relazioni basate su uguaglianza, tolleranza e cooperazione.
La politica attuale della nuova dirigenza della Muslim World League è specchio della parte tollerante dell’Islam, promotrice di un percorso innovativo, basato sulla convinzione che un dialogo tra religioni sia non solo possibile, ma costituisca anche una soluzione nell’ambito delle relazioni internazionali: lo dimostra la costante attività del Segretario Generale nel diffondere un messaggio positivo attraverso le oltre 40 visite effettuate in un solo anno solo nelle capitali europee. All’ultimo incontro, avvenuto nell’aprile 2018 a Riad (Arabia Saudita), tra una delegazione vaticana guidata dal cardinale Jean-Louis Tauran (scomparso di recente), presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, e il re Salman, alla presenza degli alti ranghi della famiglia regnante, ha preso parte lo stesso Al Issa in qualità di rappresentante degli Ulema.
Prima ancora, nel 2017, il Segretario della MWL era stato ricevuto da Papa Francesco in Vaticano il 20 settembre, e dopo s’era recato presso la sede del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, per incontrare il cardinale Tauran e ribadire i punti fondamentali del dialogo, rinnovando l’impegno congiunto al contrasto delle violenze in nome delle religioni.