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Salvatore Rondello

Terremoto politico in Baviera. La Spd dimezza i voti

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Le urne bavaresi hanno confermato il pronosticato terremoto politico in Baviera, dove i cristiano-sociali di Horst Seehofer hanno perso la maggioranza assoluta, crollando al 37,3%. Sfondano i Verdi, che diventano la seconda forza del Land, mentre è drammatico il tonfo dei socialdemocratici, spodestati proprio dagli ecologisti. Anche nel sud della Germania infine avanza l’ultradestra, con l’ingresso nel parlamento regionale di Alternative fuer Deutschland, che conquista sì le due cifre ma non i risultati clamorosi che sperava. Le onde di questo terremoto politico locale si potrebbero propagare anche a Berlino dove si temono effetti sulla politica federale. Per valutare la tenuta della Grosse Koalition occorrerà comunque aspettare le amministrative in Assia, il 28 ottobre, fra due domeniche.

Persi sul terreno oltre 10 punti rispetto al 2013 (quando il partito cristiano sociale svettava al 47,7% governando da solo), ma è rimasto il primo partito della Baviera. Markus Soeder, candidato presidente della Csu, ha quindi rivendicato il diritto a formare il nuovo governo affermando: “Non è una giornata facile e abbiamo avuto un risultato doloroso. Ma una cosa è chiara: non solo siamo il partito più forte, ma abbiamo anche un chiaro mandato a governare”.

Soeder ha anche annunciato di ‘voler parlare con tutti i partiti, ma non con l’Afd’. Stando ai risultati elettorali, la Csu potrebbe formare un esecutivo con i Verdi, che hanno trionfato col 17,8% (+9,2 rispetto al 2013), ma forse anche con i Freie Waehler, politicamente più affini e fra i vincitori della serata con l’11,6% (+2,6).

È stato duramente ridimensionata  dalle urne anche la Spd che assieme alla Cdu di Angela Merkel forma la Grande Coalizione, il governo federale che regge il Paese. La Spd ha visto il suo consenso dimezzato rispetto a cinque anni fa (con il 9,7% dei voti). Così al secondo posto, dopo la Csu si sono piazzati i Verdi, protagonisti di una rimonta di quasi dieci punti percentuali.

Il prossimo parlamento bavarese sarà quindi composto da 205 seggi, ripartiti come segue, in base ai risultati elettorali: Csu 85 seggi, Verdi 38, Freie Waehler 27, Spd 22, Afd 22, Fdp 11. L’affluenza alle urne è stata del 72,5% degli aventi diritto, contro il 63,6 di cinque anni fa. Erano chiamati alle urne oltre 9,4 milioni di elettori.

Il segretario generale della Csu, Markus Blume, ha detto: “Giornata amara. Risultato che accettiamo con umiltà e dal quale dovremo trarre lezioni”.

Markus Soeder, candidato di spicco del partito alle elezioni, ha detto. “L’elettorato, tuttavia, ci ha affidato il chiaro compito di formare un governo… accettiamo questo compito”. Il leader del partito e ministro dell’Interno federale, Seehofer si è pronunciato in favore di una coalizione con i Liberi Elettori (Freie Waehler) senza escludere la volontà di parlare con tutte le forze democratiche, ad eccezione di Afd. L’estrema destra Afd è entrata per la prima volta nel parlamento regionale bavarese, con il 10,2% e lo stesso numero di seggi dell’Spd. Ha ottenuto l’11,6% delle preferenze la lista civica Freie Waehler, considerata potenziale futura alleata della Csu in una coalizione, così come potrebbero esserlo i Liberali della Fdp, che con il 5,1% delle preferenze hanno superano di poco la soglia di sbarramento e sono tornati a sedere nel parlamento bavarese. Come anticipato dai sondaggi della vigilia, Die Linke, con il 3,5% delle preferenze, al di sotto dello sbarramento, non è entrata in parlamento .

Salvatore Rondello

Mattarella mette in guardia: “Il potere inebria”

mattarellaIl Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha incontrato ieri al Quirinale alcuni studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Da arbitro imparziale come si è autodefinito dal giorno dell’insediamento, ha mostrato, con eleganza e tatto, il cartellino giallo a quei giocatori protagonisti di polemiche che stanno accompagnando l’elaborazione del DEF e della prossima nuova manovra. Il Presidente Sergio Mattarella ha detto: “La storia insegna che l’esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare e di fronte a questo pericolo occorre far ricorso agli antidoti previsti dalla Costituzione, come ad esempio il senso del limite e la presenza di autorità indipendenti dagli organi politici, che dovendo governare aspetti tecnici prescindono dalle scelte politiche”.

Uno studente ha chiesto al Presidente Mattarella: “In qualità di garante della Costituzione, quanto ritiene sia difficile il suo lavoro?”

Il Capo dello Stato ha così risposto: “La nostra Costituzione consente di superare difficoltà e di garantire l’unità della società anche perché ha creato un sistema in cui nessuno, da solo, può avere troppo potere. C’è un sistema che si articola nella divisione dei poteri, nella previsione di autorità indipendenti, autorità che non sono dipendenti dagli organi politici ma che, dovendo governare aspetti tecnici, li governano prescindendo dalle scelte politiche, a garanzia di tutti. C’è un sistema complesso di pesi e contrappesi, come insegna la nostra Costituzione perché la storia insegna che l’esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare, di perderne il senso del servizio e di fare invece acquisire il senso del dominio nell’esercizio del potere. Ci sono, rispetto a questo pericolo, due antidoti. Il primo è personale: una capacità di autodisciplina, di senso del limite, del proprio limite come persona e come ruolo che si esercita, un senso di autocontrollo e, ragazzi, anche, perché no, di autoironia che è sempre molto utile a tutti. C’è poi un altro antidoto che è quello di meccanismi di equilibri che distribuiscono le funzioni e i compiti del potere tra più soggetti, in maniera che nessuno, da solo, ne abbia troppo. La nostra Costituzione conta molto sul primo aspetto, quello dell’autodisciplina e dell’autocontrollo, ma ha messo in campo una serie di meccanismi di articolazione del potere che garantiscono quell’obiettivo. Questo consente anche al Capo dello Stato, al Presidente della Repubblica, di svolgere la funzione di garante del buon funzionamento del sistema in maniera adeguata, ma il merito è della Costituzione”.

E’ molto bello l’insegnamento che sa fare il Presidente Mattarella spiegando la Costituzione quando incontra alcuni studenti. Sarebbe molto più utile se la Costituzione della Repubblica fosse materia di insegnamento in tutte le scuole.

Salvatore Rondello

 

Il governo lancia la sfida al rating

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Il Governo va avanti con il Def e con la manovra 2019, le cui misure valgono nel complesso 36,7 miliardi. Il ministro Tria e il vice premier Salvini, in una nota congiunta hanno chiarito i conti sul versante fiscale: “Nell’arco del triennio abbasseremo le tasse con una media annuale stimabile per 1,7 miliardi di euro. Nessun caos sulla flat tax”.

Vicepremier e ministro dell’Economia hanno detto la stessa cosa e le stesse cifre con una prospettiva diversa. Le risorse stanziate sono effettivamente quelle dette da Tria (nel 2019 600 milioni per poi salire a 1,8 miliardi nel 2020 e a 2,3 miliardi nel 2021): in totale a regime per la flat tax ci sarebbero effettivamente 1,7 miliardi come sostiene Salvini.

Intanto, è arrivato l’allarme di Fitch. In una nota l’agenzia di rating ha affermato:  “Vediamo rischi considerevoli per i target della manovra, specie dopo il 2019. I dettagli della politica di bilancio e la messa in pratica rimangono un elemento chiave della nostra valutazione sul rating sovrano dell’Italia”.

Fitch ha assegnato all’Italia un rating BBB, due gradini sopra il livello speculativo, con prospettive negative.

Con lo stesso comunicato, Fitch ha informato: “La nostra prossima revisione messa in programma è nel primo trimestre 2019.  Gli obiettivi della nota di aggiornamento al Def puntano a una moderata riduzione del deficit nel 2020 al 2,1% del Pil. Noi ci aspettiamo un risultato più vicino al 2,6% che avevamo previsto da agosto, il che contribuisce a una stima del debito/Pil più alta (129,8% entro fine 2021, contro 126,7% nella Nadef)”.

Tria, poi, ha anche  contrattaccato alle recenti bocciature di Bankitalia e Ufficio parlamentare di bilancio, continuando a sostenere che l’impatto della manovra sul tasso di variazione del Pil è di 0,6 punti percentuali. Le coperture 15 miliardi di euro, di cui 6,9 di tagli e 8,1 di più entrate.

Il messaggio di Salvini e Di Maio è che indietro non si torna (della serie ‘mi spezzo ma non mi piego’).

Il presidente Mattarella, in vista del prossimo Consiglio Europeo, ha ricevuto al Quirinale il premier Giuseppe Conte e quasi tutti i ministri.

Al Colle sono saliti il premier, i due vicepremier, Matteo Salvini, e Luigi Di Maio, il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, della Giustizia, Alfonso Bonafede, della Difesa, Elisabetta Trenta, il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, il Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti. Il Def e la legge di Bilancio, dunque, in primo piano al pranzo da Mattarella.

La manovra è a rischio infrazione per l’Italia, ma il governo sfida Fitch e ostenta sicurezza. L’allarme lanciato ieri dall’agenzia di rating sembra infatti non preoccupare l’esecutivo che, stando almeno alle parole dei suoi vicepremier, è certo che gli obiettivi contenuti nel Nadef siano la giusta ricetta per sanare l’economia del Paese.

Salvini con ostentata sicurezza ha ribadito: “Fitch? Gli imprenditori che fanno impresa, non qualche burocrate in qualche ufficio. Superando la legge Fornero si creeranno decine di migliaia di posti di lavoro. Questa è la promozione che mi interessa, ovvero che coloro che fanno impresa garantiscono migliaia di assunzioni nei prossimi mesi grazie al superamento della Fornero”.

Il parere di Salvini è pienamente condiviso dal parigrado Di Maio, che confermando la bontà del percorso tracciato dal governo fin qui, rivendicando anzi ‘l’anticonformismo economico’ dell’esecutivo giallo-verde contro i ‘potentati’, ha detto: “Tutti quelli che hanno promosso i governi precedenti, è una buona cosa che boccino quello attuale, perché significa che stiamo andando in controtendenza rispetto alle ideologie economiche in cui bisognava massacrare i diritti delle persone e favorire le solite lobby e potentati economici. Le riforme che abbiamo fatto fino ad ora e la manovra vanno nella direzione di aiutare le persone. Noi vogliamo essere promossi dai cittadini. Con quota 100 ci sarà più di una assunzione ogni pensionato e molte di queste aziende stabilizzeranno i dipendenti grazie al decreto dignità”.

Anche Conte ha ribadito la sua fiducia nella manovra nella consapevolezza, come hanno spiegato fonti di palazzo Chigi, che i mercati, non appena conosceranno la bontà delle misure, capiranno. Intanto, il premier ha convocato, a Palazzo Chigi, la cabina di regia  tra il governo e le aziende di Stato per puntare sugli investimenti.

Il presidente del Consiglio ha quindi annunciato che spiegherà la manovra ai leader e alle istituzioni europee già la settimana prossima, in occasione del Consiglio europeo a Bruxelles.

Nella nota dell’agenzia di rating, Fitch, sui conti pubblici italiani, è stato anche segnalato: “La risposta conflittuale da parte dei leader della Lega e del M5S alla preoccupazione della Commissione europea indica che il governo vede opportunità politiche nell’attaccare le norme fiscali dell’UE, specialmente in vista delle elezioni del Parlamento europeo del prossimo maggio”.

Dunque, la posta in palio è molto più alta di quello che si potrebbe immaginare ed il costo è tutto a carico dei cittadini italiani ed europei, come da tempo viene osservato e valutato da questo giornale.

Infine, è la prima volta in Italia che un governo, nel fare la manovra di Bilancio, non tenga conto delle osservazioni e del parere dell’Ufficio Parlamentare al bilancio. Stiamo assistendo ad un ‘modus operandi’ del governo giallo-verde dubbiosamente rispettoso delle regole democratiche e della Costituzione.

Salvatore Rondello

Timmermans si candita alla presidenza Commissione Ue

Timmermans

Il Partito del Socialismo Europeo (Pse) ha il suo secondo spitzenkandidat: è l’olandese Frans Timmermans, attuale primo vicepresidente dell’esecutivo Ue. Da qualche settimana la candidatura era nell’aria.

Finalmente è arrivata l’ufficializzazione da parte dello stesso Timmermans, il braccio destro di Jean-Claude Juncker, della candidatura per la successione nell’incarico di presidente della Commissione Ue. La candidatura è stata annunciata a Heerlen, in Olanda, al café Pelt.

La Presidente dei socialdemocratici tedeschi, Adrea Nahles, ha annunciato con una lettera che il suo partito appoggia la candidatura, convinta che Timmermans ‘unisce e fortifica il nostro partito europeo, e ci porterà ad un grande risultato nelle elezioni del Parlamento europeo il prossimo anno’. Anche la segreteria del Pd ha espresso il suo appoggio all’olandese. Per essere nominato, ora il candidato deve ricevere l’appoggio del partito d’appartenenza nazionale e quello di altri sette membri del Pse.

La candidatura di Timmermans con i socialisti è circolata da diversi giorni all’interno degli ambienti istituzionali. Secondo alcuni, Timmermans sarebbe un candidato ‘debole’, provenendo da un partito che non è al potere e che ha perso numerosi consensi nelle ultime elezioni nazionali.

Il primo vicepresidente è il secondo a presentare la propria candidatura per il gruppo socialisti. Il mese scorso, il vicepresidente della Commissione Ue, lo slovacco Maroš Šefčovič aveva annunciato la sua candidatura.

I partiti socialisti hanno tempo fino al 18 ottobre per presentare i rispettivi candidati; lo Spitzenkandidat sarà poi ufficialmente nominato al congresso Pse, che si terrà a Lisbona il prossimo dicembre.

Intanto, l’eurodeputato Nicola Danti ha espresso soddisfazione per il sostegno del Partito Democratico alla candidatura dell’olandese Frans Timmermans alla presidenza della Commissione europea. Nicola Danti ha detto: “In questi anni al Parlamento europeo, abbiamo spesso apprezzato le qualità e la competenza di Frans Timmermans. Europeista vero, ottimo candidato per il Gruppo dei Socialisti e Democratici e per il nostro partito contro destre e populisti”.

Invece, secondo Giuseppe Fioroni del Pd: “La scelta di sostenere Frans Timmermans alla presidenza della commissione Ue avrebbe richiesto maggiore coinvolgimento. Da una lettera del coordinatore della segreteria nazionale del Pd indirizzata ai vertici del Pse apprendiamo l’appoggio di Frans Timmermans alla presidenza della Commissione europea. Senza nulla togliere alle qualità e al valore del candidato, una scelta così importante meritava sicuramente un ampio dibattito ed un profondo coinvolgimento. Qual è la coalizione che sostiene questa candidatura? Quale l’alleanza che si contrappone ai populisti ed alla destra italiana ed europea? Sicuramente per favorire la partecipazione, la condivisione e allargare la base del consenso servono delle Primarie di coalizione sul nome del candidato presidente e soprattutto su un nuovo progetto di Europa. Certamente questo percorso sarebbe stato più utile per il Paese e per l’Europa rispetto a delle Primarie fatte per scegliere il Segretario nazionale del Pd fra una moltitudine di candidati”.

Salvatore Rondello

Bankitalia e Confcommercio ‘smontano’ il Def

Bankitalia-debito pubblicoIl FMI e la Banca d’Italia hanno analizzato la situazione congiunturale dell’Italiana ed hanno comunicato le valutazioni fatte.
Nel periodico World Economic Outlook elaborato dal Fondo Monetario Internazionale, la crescita italiana è stata rivista al ribasso. Il Fmi ha confermato il rallentamento dell’economia italiana che nel 2018 dovrebbe crescere dell’1,2% e dell’1,0% nel 2019. Nel documento della prestigiosa istituzione monetaria internazionale si legge: “In Italia dovrebbero essere preservate le riforme varate nel sistema pensionistico e nel mercato del lavoro, interventi che anzi dovrebbero essere affiancati da ulteriori misure, come il decentramento della contrattazione salariale per allineare i salari alla produttività del lavoro a livello di impresa. Come già avvenuto nelle previsioni di luglio, si conferma il taglio di 0,3 punti per il Pil italiano nell’anno in corso rispetto alla prima valutazione fornita ad aprile scorso. Un dato che riflette il deterioramento della domanda esterna e interna e l’incertezza sull’agenda del nuovo governo. In Italia le recenti difficoltà nella formazione di un governo e la possibilità di un’inversione di rotta sulle riforme o l’attuazione di politiche che danneggerebbero la sostenibilità del debito hanno innescato un forte allargamento degli spread”.
Le stime del FMI sull’economia italiana hanno fissano, inoltre, l’inflazione all’1,3% quest’anno e all’ 1,4 nel 2019 mentre continuerebbe la parabola discendente della  disoccupazione  che dall’11,3% del 2017 quest’anno scenderebbe al 10,8% e nel 2019 al 10,5%. Comunque, l’Italia si confermerebbe, rispetto alle altre principali economie avanzate fra quelle con la migliore bilancia dei conti correnti, con un avanzo nel 2018 stimato al 2,0% di Pil dietro soltanto a Germania (surplus dell’8,1%) e Giappone (3,6%).
Secondo il Fondo Monetario Internazionale la situazione dell’Italia e le prospettive della Brexit sono questioni di importanza sistemica. In una conferenza stampa il consigliere economico del Fmi, Maurice Obstfeld, ha spiegato che per il nostro paese: “C’è un imperativo reale nelle scelte di politica fiscale a mantenere la fiducia dei mercati. Negli ultimi mesi si è assistito all’aumento dello spread sui titoli di stato italiani e ciò ha certamente contribuito alla nostra revisione al ribasso della crescita italiana oltre a rendere la nostra economia più suscettibile agli shock. Quindi, pensiamo che sia importante che il governo operi nel quadro delle regole europee, che sono importanti anche per la stabilità della zona euro stessa”.
Il Fondo Monetario Internazionale, inoltre, ha stimato un calo del debito pubblico italiano dal 131,8% del Pil nel 2017 al 130,3% quest’anno e al 128,7% nel 2019. La traiettoria discendente, che dovrebbe portare il debito al 125,1% del Pil italiano nel 2023, è contenuta nelle statistiche allegate al World Economic Outlook che hanno fissato  una riduzione del deficit dal 2,3% del 2017 all’1,7% quest’anno ed il prossimo, per poi risalire al 2,2% nel 2023. Rispetto alle stime dello scorso aprile, il Fondo ha rivisto al rialzo il rapporto debito/pil di 0,6 punti per il 2018 e di 1,2 punti per il prossimo anno. E comunque, si precisa, queste stime non si basano sulle indicazioni fornite dal governo Conte con la Nadef bensì si basano sui progetti inclusi nel bilancio 2018 e nel Def di aprile 2018 (quello stilato dal governo Gentiloni).
Il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato la stima di crescita globale al 3,7% per il 2018 e 2019, con una revisione al ribasso di 0,2 punti rispetto alle previsioni dello scorso aprile. Nel World Economic Outlook, il Fmi ha stimato che, nel biennio, l’andamento del Pil globale dovrebbe rimanere stabile al livello del 2017, ma con un ritmo meno vigoroso di quanto previsto in primavera. Inoltre la crescita dovrebbe confermarsi più disomogenea anche perché negli ultimi sei mesi i rischi al ribasso per la crescita globale sono aumentati.
A spingere il Fmi alla revisione al ribasso ha influito particolarmente la crescita del protezionismo  scatenata dagli interventi dell’Amministrazione Trump. Tuttavia, oltre agli effetti negativi delle misure commerciali attuate o approvate tra aprile e metà settembre, il Fmi ha evidenziato le prospettive di indebolimento per alcuni importanti mercati emergenti e in via di sviluppo derivanti da fattori specifici per paese: condizioni finanziarie più rigide, tensioni geopolitiche e maggiori costi petroliferi.
Nel medio termine con la normalizzazione delle politiche monetarie, si prevede che la crescita nelle economie più avanzate diminuirà a livelli ben al di sotto delle medie raggiunte prima della crisi finanziaria globale. Ma, ricorda il Fondo: “Se la ripresa ha contribuito a migliorare occupazione e redditi, rafforzando i bilanci e offrendo l’opportunità di ricostruire buffer di bilancio, nel momento in cui i rischi si orientano al ribasso, cresce l’urgenza di politiche per una crescita solida e inclusiva”.
Il vice direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, in audizione sulla Nadef, ha detto: “Il debito pubblico italiano è detenuto per circa due terzi da istituzioni e soggetti italiani ma ciò non lo isola dalla logica del mercato che cerca il rendimento e fugge l’incertezza. Le oscillazioni del suo valore esercitano i propri effetti anche sui soggetti italiani, famiglie, imprese e istituzioni finanziarie che lo detengono. Inoltre, una minore valutazione dei titoli di Stato in portafoglio incide sui requisiti patrimoniali delle banche; oltre certi limiti può ridurne la capacità di offrire credito all’economia”.
Il vice direttore generale della Banca d’Italia si è soffermato, poi, su pensioni e reddito di cittadinanza: “La Nota sottolinea giustamente che le riforme pensionistiche introdotte negli ultimi vent’anni hanno significativamente migliorato sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema pensionistico italiano. E’ fondamentale  non tornare indietro su questi due fronti”.
Quanto al perseguimento dell’obiettivo di protezione sociale a cui punta il reddito di cittadinanza, Signorini ha detto: “Non deve disincentivare l’offerta di lavoro. A questo scopo appare determinante il livello del beneficio rispetto al salario potenziale che il lavoratore sarebbe in grado di guadagnare sul mercato studiando forme opportune di modulazione”.
Critiche alla manovra del governo sono arrivate anche dalla Confcommercio. Il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, intervenendo a Cernobbio, alla quinta edizione del ‘Forum Internazionale Conftrasporto’, ha annunciato: “Abbiamo ulteriormente abbassato le previsioni di crescita del Pil rispetto a due mesi fa: +1,1% nel 2018 e +1% nel 2019, sempre escludendo le clausole di salvaguarda che sembra non scattino e di questo siamo molto contenti”.
Mariano Bella ha evidenziato: “Il costo del programma del governo, secondo le stime di Confcommercio, ammonta a circa 53 miliardi di euro, ovvero il 2,9% del Pil, e non il 2,4%. Da questo punto in poi si innesta la manovra con interventi sui quali non abbiamo sicurezza, ma sui quali abbiamo potuto fare qualche riflessione molto cauta e prudenziale: sullo smontaggio Fornero mettiamo solo 7 mld e sulla flat tax zero. Immaginiamo che sia escluso il provvedimento di Imposta sul reddito degli imprenditori, che sarebbe costata 2 miliardi; anche sul reddito di cittadinanza mettiamo solo 7 miliardi, perché immaginiamo che i 10 di cui si parla includono già quelli stanziati per il Rei. Ci mettiamo addirittura 4 mld per la pace fiscale e 1 mld di minore deducibilità delle perdite da parte delle banche. Ecco che questa somma fa 53 mld che diviso il nostro Pil, l’1%, implicherebbe un deficit al 2,9%.
Come si può riconciliare questa lista con il 2,4%? In due modi: o non crediamo alla lista, oppure, più verosimilmente, dobbiamo immaginare una forte crescita del Pil, sia in termini reali (il governo dice 1,5% il prossimo anno) sia in termini nominali, la parte di maggiore inflazione. Questa è la sola possibilità per mettere insieme le cose. Questa è una possibilità che noi auspichiamo che si verifichi, nel senso che provochi uno choc talmente forte che nel giro di qualche mese triplichi il tasso di variazione del Pil congiunturale, dallo 0,2% odierno allo 0,6% nel secondo quarto del 2019, o noi abbiamo qualche perplessità. Gli ultimi dati ci dicono che l’Italia è cresciuta dello 0,6% solo nel 2010 come rimbalzo del 2009. Riteniamo abbastanza improbabile questa crescita. Ma c’è anche un’altra possibilità: che si proceda a dei tagli ad esempio sulle spese fiscali, ad esempio con una minore deducibilità delle spese sanitarie, o sulla spesa per interessi. Allora, non sarebbe più la manovra del popolo ma la manovra di una parte del popolo finanziata dall’altra parte del popolo nella speranza di essere dalla parte giusta”.
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha lanciato un appello: “Ci auguriamo che la manovra di bilancio realizzi la sintesi necessaria tra le misure per la crescita economica e le regole della finanza pubblica. Per infrastrutture e trasporti servono più investimenti, bisogna rimettere in moto i cantieri, e le risorse stanziate non mancano perché nell’ultimo Documento di economia e finanza c’è, per le infrastrutture, un quadro di programmazione di risorse da 110 miliardi di euro. Una programmazione preziosa per un Paese che, nell’ultimo decennio, ha accumulato un deficit infrastrutturale pari a 60 miliardi di euro, le risorse, dunque, ci sono. Ma vanno semplificate le procedure previste dal Codice degli appalti, visto che in Italia servono, in media, 15 anni per realizzare un’infrastruttura strategica di trasporto. Vanno realizzate senza tentennamenti le opere realmente necessarie. Così come bisogna porre la giusta attenzione al tema del confronto europeo sullo scorporo degli investimenti infrastrutturali dal computo del deficit”.
Intanto, lo spread ha superato quota 300 anche per i titoli quinquennali e le risorse disponibili si vanno assottigliando. In cinque mesi di rialzi dello spread, qualche seria valutazione l’attuale Governo dovrebbe farla, senza inventarsi mostri inesistenti di ‘donchisciottiana’ memoria.

Ue, i populisti si preparano per il voto

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In vista delle prossime elezioni europee i populisti stanno già iniziando a scaldare i motori. La prima mossa strategica è quella di confondere le idee agli elettori giocando sulle insoddisfazioni procurate dalla crisi, attuando una abile propaganda demagogica.

Al convegno dell’Ugl ‘Crescita economica e prospettive sociali in un’Europa delle Nazioni’ c’è stata la presenza di Marine Le Pen e del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha detto: “Se volessi pensare male direi che dietro lo spread di questi giorni c’è una manovra di speculatori alla Soros che puntano al fallimento di un Paese per comprare le aziende sane rimaste, a prezzi di saldo. A nome del governo dico che non toneremo indietro. Chi vuole speculare sull’economia italiana sappia che perde tempo. Condivido con Le Pen valori, principi, coerenza orgoglio. A fine maggio avremo la rivoluzione del buon senso. Condividiamo la stessa idea dell’Europa, dell’agricoltura, del lavoro, della lotta all’ immigrazione. Siamo contro i nemici dell’Europa che sono Juncker e Moscovici, chiusi nel bunker di Bruxelles.  I cittadini votano al di là dei titoli dei giornali e dello spread. Io sono attento come vicepremier all’evoluzione dei mercati, ma il diritto al lavoro e alle pensioni viene prima”.

Marine Le Pen ha detto: “L’Ue ha calpestato i valori della solidarietà,  ora siamo in un momento storico. A maggio riusciremo ad arrivare a un’Unione che parta da nuovi valori contro la mondializzazione. E’ una lotta che portiamo avanti con Matteo Salvini convinti della necessità di un’alternanza in Europa”.

In mattinata, in un’intervista a RTL 102.5, Matteo Salvini ha anche detto: “La pace fiscale riguarderà tutti i debiti fino a 500mila euro e sarà un intervento a saldo e stralcio non solo su interessi e sanzioni ma anche ‘sul capitale’, non sarà una classica rottamazione ma un intervento a gamba tesa. La pace fiscale che voglio portare fino in fondo è quella di milioni di italiani costretti a vivere da fantasmi che hanno fatto la dichiarazione dei redditi e poi gli è andata male e si portano dietro la cartella che non pagheranno mai”.

Alla conferenza stampa con Marine Le Pen, Matteo Salvini ha affermato: “Questo non è un incontro elettorale, lavoriamo insieme ad un progetto comune di Europa e futuro da anni. Siamo qua per ridare senso e anima a un sogno europeo che i burocrati europei hanno svuotato: i salvatori dell’Europa stanno qua, non stanno a Bruxelles. Penso che questo ‘Fronte della libertà’ lavorerà per avere un progetto comune e un’idea di futuro comune per l’Europa dei prossimi trent’anni e anche, se possibile, candidati comuni a ricoprire i ruoli più delicati, ma riconoscendo libertà ai singoli popoli, Paesi e governi: vedo una comunità che fa poche cose e le fa bene, tra queste poche cose difende i confini esterni, poi però sulle politiche commerciali, agricole, sull’età pensionabile, sui modelli di sanità, scolastici e di famiglia lascia che siano i singoli paesi a fare singole scelte. Non c’è la famiglia o il modello di commercio imposto da Bruxelles. Terremo in vita le poche cose buone, a partire dai valori fondanti e alle radici comuni europee: questa Europa si è perfino vergognata di riconoscere le radici giudaico-cristiane che non sono una scelta politica, ma una verità storica e quando neghi la tua storia non hai un gran futuro davanti”.

Da un’altra platea, quella della Coldiretti, l’altro leader populista italiano, il vicepremier Luigi Di Maio ha replicato alle istituzioni europee preoccupate della manovra di bilancio affermando: “Ci aspettavamo che questa manovra non piacesse a Bruxelles. Il governo non ha nessun piano B e nessuna volontà di arretrare.

Reddito e pensioni di cittadinanza non si toccano, la flat tax è blindata e la legge Fornero deve diventare un ricordo. Adesso, subito, altrimenti è meglio andare tutti a casa. Le previsioni non si fanno sui se, siamo convinti che quello sarà il tasso di crescita e con quella crescita noi riusciremo a ripagare il debito e ad abbassare il deficit. Per il Mef la crescita si attesterà all’1,5% nel 2019, all’1,6 nel 2020 e all’1,4 negli anni successivi. Ecco perché dice di non temere il primo confronto con l’Ue, in programma per il 15 ottobre prossimo. Dopo tanti anni abbiamo scritto una manovra del popolo, e per questo non si può essere preoccupati. Questa Europa qui tra 6 mesi sarà finita, a maggio ci sono le elezioni. Come il 4 marzo scorso c’è stato un terremoto alle elezioni politiche in Italia, a maggio ce ne sarà un altro alle europee”.

Questo concetto è stato sposato e rafforzato anche dall’altro socio di maggioranza, il vicepremier e segretario leghista Matteo Salvini che afferma: “L’Europa dei banchieri, quella fondata sull’immigrazione di massa e sulla precarietà, continua a minacciare e insultare gli italiani e il loro governo? Tranquilli, fra sei mesi verranno licenziati da 500 milioni di elettori. E nel frattempo noi tiriamo dritto”.

Poi, Di Maio ha annunciato: “Nella legge di Bilancio dovranno entrare misure per rendere più trasparente e veloce la sanità, poi altre per l’export, il made in Italy e la sburocratizzazione, per aiutare le persone ad andare in pensione, a trovare lavoro e avere meno tasse, soprattutto partite Iva e Pmi. Non solo, perché dobbiamo abolire un bel po’ di leggi: io ne cancellerò 240 nel Codice del lavoro, che riassumerà in un unico testo la foresta di norme esistenti. Niente, però, che non sia nel ‘contratto’ di governo: per noi è sacro e va al oltre ogni numerino o provvedimento europeo”.

Stavolta, però, Bruxelles non è rimasta ferma a subire in silenzio. Anzi, il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha replicato: “Il fatto che i due vicepremier italiani abbiano cominciato a esprimersi in modo sconcio sull’Unione europea come istituzione fa capire molte cose”.

Il braccio di ferro è solo all’inizio, e questa settimana il presidente della Camera, Roberto Fico, volerà a Bruxelles, dove lunedì incontrerà Moscovici e il giorno dopo proprio Juncker: tasterà con mano il livello dei rapporti con le istituzioni europee.

Purtroppo, i sondaggi elettorali prevedono in Europa una crescita elettorale dei populisti a scapito dei popolari e dei socialisti. Le falsità demagogiche sono in aumento, poi, alla fine, il prezzo di politiche scellerate lo pagheranno gli italiani e gli europei. Insomma, il populismo spara sulla ‘Croce Rossa’ additandola come il peggior nemico ed il popolo crede che fa bene.

Salvatore Rondello

Def. Le preoccupazioni di Bankitalia e Abi

abi

Le Banche italiane sono sul piede di guerra per il taglio alla deducibilità degli interessi passivi ipotizzato nella manovra: crea una disparità di trattamento in Europa e peserà sui costi del credito a imprese e famiglie. L’allarme, è stato lanciato a margine della giornata del risparmio, dal direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini che ha detto: “Non è un taglio su agevolazioni ma sulla deducibilità di un costo di produzione. Andrà certamente a incidere sul costo del credito. Inoltre è una misura che non ha riscontri nell’Ue e che creerebbe disparità contributive tra banche soggette alle stesse regole, si determinerebbe una asimmetria”. La penalizzazione più preoccupante è quella delle famiglie che hanno contratto un mutuo che si trova nella fase iniziale di ammortamento.

Il direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Ivass, Salvatore Rossi, alla 50esima Giornata del Credito, ha detto: “L’Italia è ancora un grande Paese avanzato, anche se è minacciato dal declino. Oggi lo sviluppo non può non incentrarsi sulle imprese e sulla loro capacità di innovazione e di crescita. Sono le imprese a dover impegnare le risorse e i talenti del Paese per accrescere, attraverso il proprio successo, il benessere di tutti. Da oltre vent’anni lo sviluppo economico in Italia si è inceppato. Tra il 1997 e il 2007, quindi nel decennio precedente la crisi mondiale, il nostro prodotto interno lordo crebbe di meno di un punto l’anno in media, contro i 3 punti e mezzo del resto dell’area dell’euro. È poi arrivata la doppia recessione a cavallo dei due decenni, di origine prima mondiale poi europea, e il nostro paese ne è stato travolto, molto più degli altri paesi avanzati. Ancora nel secondo trimestre di quest’anno il Pil, pur dopo tre anni di ripresa, è stato del 5 per cento inferiore al livello massimo raggiunto nel 2007; nel resto dell’area è salito del 6 per cento. Le altre economie sono cresciute più della nostra perché hanno aumentato l’efficienza media delle loro imprese produttive, in particolare la componente dovuta alle tecnologie e all’organizzazione aziendale, quella componente che gli economisti chiamano produttività totale dei fattori. Dal 1997 a oggi quella componente è rimasta piatta in Italia: ha sospinto la crescita media annua dell’economia di mezzo punto percentuale in Germania e Francia, di 0,2 in Spagna. Il sistema produttivo italiano si è dimostrato nel complesso troppo fragile e frammentato per puntare sull’efficienza tecnologica e organizzativa e ha perso competitività nei confronti della concorrenza internazionale. Alcune imprese, prevalentemente medie, sono ora emerse dalla grande crisi con una rinnovata capacità di competere e stanno sostenendo le esportazioni italiane, ma le altre sono ancora deboli”.

Secondo l’economista Guido Tabellini, docente ed ex rettore dell’Università Bocconi: “L’Italia è sulla lama di un coltello”.  Con questa frase ha descritto il rischio legato alla prossima manovra finanziaria targata M5S-Lega. Nelle ultime ore il governo sembrerebbe disponibile a introdurre alcune correzioni: resta il deficit del 2,4% ma si fa avanti l’idea di una diminuzione dal 2020. Questa potrebbe non essere l’unica cessione del governo a Bruxelles e ai mercati: si studiano anche tagli alla spesa.

Il prof. Tabellini, in un’intervista, ha spiegato: “Serve una vera svolta fiscale, bisogna tornare sul sentiero tracciato dall’ex ministro Padoan. Occorre tenere i conti in ordine, invece la politica economica in preparazione è difficilmente compatibile con la sostenibilità del nostro debito pari al 130% del Pil. E’ un debito elevatissimo e il confronto con la Francia è improprio: il loro debito è il 100% del Pil, hanno un disavanzo tendenziale più basso e sono molto più credibili visto che non discutono sul futuro dell’euro. L’idea di aiutare chi è in difficoltà è giusta, ma è errato farlo con l’assistenzialismo. La lotta alla povertà va sostenuta senza attingere al disavanzo come ipotizza il vice premier Di Maio. Non ci sarebbe nulla di male a introdurre una maggiore imposizione sulla ricchezza anche patrimoniale, come avviene in altri paesi europei, e naturalmente occorre fare di più per ridurre la spesa. In questa situazione non bisogna fare la controriforma delle pensioni, serve invece aumentare l’Iva su alcune voci. Così come è, la manovra è in contrasto con la Costituzione, con i vincoli di pareggio del bilancio e con gli obiettivi di tutela del risparmio. E un ‘no’ potrebbe arrivare anche dall’Europa che boccerà l’attuale manovra che cela una certa sprovvedutezza e l’incapacità di alcuni al governo. Lo scenario fuori dalla moneta unica è inimmaginabile: l’Italia non sarebbe in grado di ripagare i debiti e verrebbe decretato il default sul debito pubblico in un Paese stremato. Attualmente l’Italia rischia più che nel 2011, perché siamo isolati: non siamo di fronte a una crisi sistemica, ma siamo vittime di una situazione creata da noi per cui nessuno verrà in nostro soccorso. Oltre al debito paghiamo la bassa crescita e la sfiducia verso la classe politica. Il governo gialloverde difficilmente può tornare indietro, perché perderebbe la faccia con i suoi elettori. Se ciò dovesse accadere probabilmente ci sarebbe una crisi politica e il ritorno alle urne”.

Salvatore Rondello

Visco: “Il mercato non è composto da forze oscure”

Ignazio Visco BankitaliaLa manovra ha messo in tensione i mercati. Come era facilmente prevedibile, lo spread ha sfondato i 300 punti poi ha frenato, ma le fibrillazioni sui mercati sono le peggiori da maggio scorso. La tensione si ripercuote anche sugli equilibri di maggioranza con la Lega che accusa il reddito di cittadinanza come il principale creatore del caos poiché è una misura ancora poco chiara per quanto riguarda platea e meccanismo. Intanto anche l’Euro va a picco contagiando le altre monete europee. Secondo l’agenzia Bloomberg, pesano anche alcune parole del presidente leghista della commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi, poi registrate: ‘Se l’Italia avesse una propria moneta risolverebbe gran parte dei problemi’. Ma su questo arriva anche la puntualizzazione di Conte:  “L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione Europea e dell’Unione Monetaria e ci tengo a ribadirlo: l’euro è la nostra moneta ed è per noi irrinunciabile. Qualsiasi altra dichiarazione che prospetti una diversa valutazione è da considerarsi come una libera e arbitraria opinione che non ha nulla a che vedere con la politica del Governo che presiedo, perché non contemplata nel contratto posto a fondamento di questa esperienza di governo”.

Tria non ha convinto l’Unione Europea sulla manovra. Nel giorno successivo allo scontro ed alle parole di Juncker, lo spread è volato sopra i 300 punti base. Poi ha frenato restando comunque a 295. Il brusco calo di Piazza Affari, che cominciando a guardare alla boa di metà giornata ondeggia su una perdita superiore al punto percentuale (Ftse Mib -1,4%), ha contagiato anche gli altri listini europei, che in avvio avevano provato a contenere il calo: Londra in perdita di mezzo punto, Parigi e Francoforte dello 0,9%, Madrid più dell’1%. In Piazza Affari, con lo spread nei confronti della Germania che rimane attorno a quota 300, si è placata la raffica di sospensioni sui titoli bancari ma il clima resta molto teso: Mps in perdita del 5% rischiando di scendere sotto quota due euro, Banco Bpm il 3,6%, Carige, Ubi e Unicredit più di tre punti percentuali, ed Intesa in calo del 2,5%. Eni cerca di resistere, mentre Astaldi, con i problemi dalla Turchia, continua a non fare prezzo (in calo teorico del 24%). Il rendimento del Btp decennale è del 3,39% dopo una fiammata al 3,43%, massimo dalla primavera 2014.

Le tensioni sui mercati fanno fibrillare anche il governo. Il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari, uscendo da Palazzo Chigi, se la prende con il reddito di cittadinanza, provvedimento bandiera dei penta stellati, dicendo: “Tutto il caos dei mercati nasce dal reddito di cittadinanza che ancora non si sa cosa sia. Le varie ipotesi di flat tax e quota cento sono state studiate con diverse declinazioni invece l’elemento che manca di capire è in cosa consiste il reddito di cittadinanza: la platea, quale sarà il meccanismo”. Poi, si è corretto precisando: “Mai detto che il caos dei mercati è causato dal reddito di cittadinanza. Il senso della mia dichiarazione è l’esatto contrario. I mercati non hanno motivo di agitazione ancor prima di capire che misure faremo. Il reddito di cittadinanza, la flat tax e la riforma delle pensioni fanno parte del nostro programma politico di governo che vogliamo realizzare”.

L’euro resta debole a 1,1538 dollari. Aveva aperto sui mercati europei a 1,1579. Il presidente della Commissione bilancio della Camera, Claudio Borghi, a Radio Anch’io, ha detto:  “Sono straconvinto  che l’Italia con una propria moneta risolverebbe gran parte dei propri problemi. Il fatto di avere il controllo sui propri mezzi di politica monetaria è condizione necessaria, ma non sufficiente, per realizzare l’ambizioso ed enorme programma di risanamento. Ma per fare questo passo ci vuole accordo e consapevolezza da parte dei cittadini. Avessimo voluto andare oggettivamente allo scontro con l’Unione europea per arrivare a questo risultato, avremmo dichiarato il 3,1 come deficit, non il 2,4. In realtà noi semplicemente vogliamo fare le politiche che in questo momento sono il minimo indispensabile per permettere alla nostra economia di stare un po’ meglio”.

Il vice premier Luigi Di Maio, alla Radio RTL, ha detto: “Se qualcuno sta sperando di far tornare indietro il Governo sui numeri della manovra attraverso lo spread sappia che noi non torneremo indietro di un millimetro. Se necessario spiegheremo questa manovra nelle piazze per far conoscere le misure adottate per la crescita dell’economia. Il governo su questo è compatto”.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha detto:   “Le parole e le minacce di Juncker e di altri burocrati europei continuano a far salire lo spread, con l’obiettivo di attaccare il governo e l’economia italiana? Siamo pronti a chiedere i danni a chi vuole il male dell’Italia”.

Ma se verrebbe dimostrato che i danni sono stati prodotti da una manovra sbagliata, gli italiani avranno il diritto di chiedere il risarcimento ai ministri dell’attuale governo.

L’on. Anzaldi (PD) ha detto: “Ci faranno fare la fine della Grecia”. Mentre il presidente dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo Udo Bullmann ha affermato: “L’Italia non è la nuova Grecia, perché ciò che sta accadendo in Italia non è tanto una questione di economia ma di politica. La coalizione al governo sta facendo di tutto per organizzare un conflitto con le istituzioni europee, tentando di raccontare una storia che li protegga a casa propria”.

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, partecipando alle ‘giornate economia Marcello De Cecco’, riferendosi alle misure del governo per la manovra, ha affermato: “Non si possono dare valutazioni adesso che sono tecniche e non politiche perché non conosciamo ancora abbastanza, non mancheremo di farlo nelle sedi internazionali. L’Italia ha bisogno di favorire l’investimento pubblico e privato e di contenere e ridurre il debito pubblico. Non si può non avere una traiettoria di sua riduzione. Il mercato non è composto da forze ignote che tramano nell’ombra. Bisogna chiedersi perché sul mercato avvengono certe dinamiche e perchè il nostro debito pubblico è prezzato in maniera diversa dalla Germania e dalla Francia e ora anche dalla Spagna e dal Portogallo. Il ruolo dei mercati è cruciale e devono funzionare ed essere trasparenti anche perchè dobbiamo collocare 400 miliardi di titoli di Stato e dobbiamo essere coscienti della fiducia che trasmettiamo quando emettiamo debito”.

Che bisogna collocare 400 miliardi lo sa anche il governo. Ma il governo sa benissimo che, per ogni 1% in più dovuto all’aumento dello spread, su 400 miliardi significa una spesa aggiuntiva a carico della collettività di ben 4 miliardi. Mentre sull’intero debito pubblico sarebbero 24 miliardi.

Salvatore Rondello

Manovra, il monito del Quirinale

quirinale

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato l’articolo 97 della Costituzione. Lo ha fatto in occasione dell’incontro con i partecipanti dell’iniziativa ‘Viaggio in bicicletta attorno ai settanta anni della Costituzione Italiana’.

Il Presidente Sergio Mattarella ha affermato: “La Costituzione rappresenta la base e la garanzia della nostra libertà, della nostra democrazia. Detta le regole della nostra convivenza e indica i criteri per i comportamenti e le decisioni importanti, come quelle da assumere in questi giorni. La Costituzione italiana, la nostra Costituzione, all’articolo 97 dispone che occorre assicurare l’equilibrio di bilancio e la sostenibilità del debito pubblico. Questo per tutelare i risparmi dei nostri concittadini, le risorse per le famiglie e per le imprese, per difendere le pensioni, per rendere possibili interventi sociali concreti ed efficaci. Avere conti pubblici solidi e in ordine è una condizione indispensabile di sicurezza sociale, soprattutto per i giovani e per il loro futuro”.

I due vicepremier Salvini e Di Maio hanno replicato al Presidente Mattarella con toni tranquillizzanti ma anche poco riguardosi.

Salvini, dal palco della festa della Lega a Latina, ha detto: “La Carta non impedisce un cambio di rotta. Mattarella stia tranquillo. Dell’Europa me ne frego. Stiamo smettendo di governare il Paese da servi come ha fatto per anni la sinistra. La manovra economica stavolta la facciamo da Roma e per gli italiani”. Dopo aver promesso che cambierà la legge Fornero, il vicepremier ha aggiunto: “questo lo devono capire a Bruxelles, a Berlino e anche in qualche colle di Roma…”. Il riferimento a Sergio Mattarella è stato accolto da fischi e ‘buu’ dalla folla.

Salvini ha poi detto: “Sono d’accordo sull’elezione diretta del presidente della Repubblica e con l’elezione dei magistrati. Bisogna lavorarci”.

Nella stessa giornata il ministro Salvini ha anche detto: “Se a Bruxelles mi dicono che non lo posso fare me ne frego e lo faccio lo stesso, aveva detto in giornata il ministro. La Costituzione impedisce forse di cambiare la legge Fornero, di ridurre le tasse alle Partite Iva e alle imprese, di aumentare le pensioni di invalidità, di assumere migliaia di poliziotti, carabinieri e pompieri, di aiutare i giovani a trovare un lavoro? Non mi pare. Stia tranquillo il Presidente, dopo anni di manovre economiche imposte dall’Europa che hanno fatto esplodere il debito pubblico (giunto ai suoi massimi storici) finalmente si cambia rotta e si scommette sul futuro e sulla crescita. Con equilibrio, con orgoglio e con coraggio. Prima gli Italiani, si passa dalle parole ai fatti!”.

Anche il ministro Luigi Di Maio, in sintonia con Salvini, ha così risposto al monito del Capo dello Stato sull’equilibrio dei conti: “Mattarella non deve preoccuparsi. Questa ‘manovra del popolo’ ha proprio la finalità di creare le condizioni per poi poter ridurre questo debito. Oltre 2300 miliardi di euro di debito pubblico creato proprio dagli stessi che ora hanno pure la faccia di parlare. Sono anni che si fanno manovre contro i cittadini a favore delle banche in deficit. Per una volta che il deficit lo si fa per dare ai più deboli, sono tutti pronti a criticare”.

Franceso D’Uva, capogruppo del M5S alla Camera, ha scritto su Twitter: “Conti in ordine sì, ma senza austerità e tagli lineari che hanno già dimostrato, non solo in Italia, di essere una ricetta fallimentare. Sarà la prima manovra espansiva dopo anni di grandi sofferenze per il nostro Paese”.

Anche il premier Giuseppe Conte difende la manovra affermando: “Abbiamo gettato le basi per una manovra seria e coraggiosa, che guarda alla crescita nella stabilità dei conti pubblici. Una manovra che vuole offrire una risposta alla povertà dilagante, ai pensionati, alle famiglie, ai risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie, che non taglia un euro al sociale né alla sanità. Una manovra che inizia ad abbassare le tasse e che scommette sul più grande piano di investimenti della storia repubblicana. Una manovra che segna la svolta per il rilancio del Paese e lo sviluppo sociale”.

Il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia, intervistato da Radio Capital, ha detto: “Il punto non è sforare in termini di deficit, il punto è spiegare lo sforamento, se lo sforamento comporta più crescita e più occupazione per il Paese, cosa che renderebbe sostenibile la manovra per ridurre il debito e per incrementare crescita e occupazione. Questo è il messaggio: se lo è spiegatelo caro Governo, se non lo è correte ai ripari e modificate la vostra linea di azione perché se fosse solo ricorso al deficit per fare i punti che sono oggetto dei fini di Governo, quindi incremento del debito pubblico, né il mercato ci farà uno sconto, né l’Europa. Il ministro Giovanni Tria, in linea teorica dice cose condivisibili bisogna però entrare nel merito dei provvedimenti. Quanto in termini di risorse questa manovra prevede per la crescita, con quali provvedimenti? Quale è il quantum delle risorse legato allo sviluppo ed alla crescita?”.

Le affermazioni di Salvini e Di Maio, falsamente ignorano tutte le lotte della sinistra, e del Partito Socialista in particolare, fatte in più di un secolo per l’emancipazione dei lavoratori. Ignorano che il debito pubblico esistente è servito a dare un benessere sociale, soprattutto alle fasce più deboli. Le politiche Keynesiane hanno determinato l’indebitamento del bilancio dello Stato, ma hanno garantito benessere e sviluppo economico. Ma ancora peggio, i due vicepremier, come se fossero i consoli della Repubblica dell’antica Roma, si atteggiano a unici difensori dei deboli e degli oppressi che la sinistra avrebbe oltraggiato. Settantacinque anni fa l’Italia era un cumulo di macerie, ma né Salvini e né Di Maio se lo ricordano perché non erano ancora nati, o perché non lo hanno neanche studiato a scuola o semplicemente perché non fa comodo ricordarlo. Le accuse pesantemente false, in un periodo di crisi economica e disagio sociale, attraggono i consensi popolari come la storia ci insegna. Adesso, i due vicepremier sono disposti a tutto pur di affermare il loro ‘successo’ politico: non ci sarà Europa che regga, non ci saranno pareri e valutazioni di economisti di chiara fama, e la preoccupazione maggiore è che non terranno conto neanche della Costituzione. Ci sono buoni motivi per poter pensare che la manovra del governo giallo-verde è soltanto l’inizio di un vero e proprio colpo di stato che con grande lucidità viene messo gradualmente in atto e che verrebbe ultimato con il cambiamento della Costituzione.

Salvatore Rondello

Avviso Ue alla Manovra, ma Salvini “tiriamo dritto”

pierremoscovici-465x390Ieri notte il Consiglio dei ministri ha approvato la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, su proposta del presidente Giuseppe Conte.
Dal reddito e pensione di cittadinanza, alla prima fase della flat tax e al superamento della legge Fornero, sono alcuni dei principali punti del provvedimento.
Verrebbero stanziati 10 miliardi di euro per il reddito di cittadinanza. Il provvedimento riguarderà  sei milioni e mezzo di persone. Contestualmente all’introduzione del reddito di cittadinanza è prevista anche la riforma e il potenziamento dei Centri per l’impiego. Il rischio è che chi prenderà il reddito di cittadinanza, poi vada anche a fare lavori in nero.
Via libera anche alla pensione di cittadinanza. La misura prevede l’innalzamento della minima a 780 euro.
Nella manovra c’è poi il superamento della legge Fornero con l’introduzione della quota 100 per andare in pensione. Il provvedimento dovrebbe riguardare almeno 400.000 persone. La misura mirerebbe a introdurre una modalità di pensionamento anticipato per favorire l’assunzione di lavoratori giovani. Ci saranno più pensionati ma con una prestazione pensionistica più bassa. Mentre, non si prevedono nuove assunzioni di giovani poiché molti dei lavoratori che andranno in pensione sono in esodo (e quindi già fuori dal mercato del lavoro). Per i lavoratori esodati, i datori di lavoro si sono impegnati a versare i contributi pensionistici all’Inps fino al raggiungimento del pensionamento (quindi se il pensionamento arriva prima, il datore di lavoro non verserà più i contributi, ma la prestazione pensionistica per il lavoratore sarà più bassa).
Viene avviata la prima fase dell’introduzione della flat tax tramite l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani. Il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha annunciato: “Tasse abbassate al 15% per più di un milione di lavoratori italiani”.
Tra le priorità figura anche la ‘pace fiscale’. Secondo quanto riportato in una bozza del Def il provvedimento dovrebbe riguardare i contribuenti con cartelle esattoriali e liti fiscali anche pendenti fino al secondo grado e di importo fino a 100mila euro. Ma non si comprende se è un premio agli evasori o una penalizzazione per chi si è visto arrivare tasse non dovute messe a ruolo per la riscossione.
Sono stati previsti risarcimenti in arrivo per i risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie. Il vicepremier Luigi Di Maio ha annunciato che per ‘i truffati delle banche’ è stato istituito un fondo ad hoc di 1,5 miliardi. Quindi, i truffati verrebbero risarciti con i soldi di onesti contribuenti, mentre i ‘poveri truffatori’ si terranno i soldi dei truffati.
Tra le altre misure ci sono la cancellazione degli aumenti dell’Iva previsti per il 2019 e il taglio dell’imposta sugli utili d’impresa (Ires) per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi. La nota di aggiornamento al Def prevede poi un programma di manutenzione straordinaria della rete viaria e di collegamenti a seguito del crollo del ponte Morandi a Genova, per il quale, in considerazione delle caratteristiche di eccezionalità e urgenza degli interventi programmati, si intende chiedere alla Commissione europea il riconoscimento della flessibilità di bilancio. Importo finora stimato non superiore al miliardo di euro.
Dalla Commissione europea, sui propositi di aumento del deficit, al 2,4 per cento del Pil, decisi ieri dalla maggioranza di governo in Italia, sono arrivati i primi segnali negativi.
Pierre Moscovici, il commissario europeo agli Affari economici, intervistato da due radio francesi ed alla Tv francese Bfm, ha affermato: “Si tratta di un Bilancio che sembra spingersi oltre i limiti delle nostre regole comuni. Fare politiche di bilancio espansive, quando si ha un debito molto elevato come quello italiano, è pericoloso, e finirà per ritorcersi contro il governo che ha fatto questa scelta politica. E, alla fine, il conto lo pagherà il popolo”. Così, Moscovici ha avvertito l’Italia all’indomani dell’approvazione della nota di aggiornamento al Def da parte del Cdm che ha esteso al 2,4% il rapporto deficit/Pil.
Pierre Moscovici ha anche aggiunto: “Se gli italiani continueranno a indebitarsi che cosa succede? Succede che i tassi di interesse aumentano, il servizio del debito, cioè i rimborsi, diventa più oneroso, e tutti gli euro destinati al servizio del debito, gli italiani non si ingannino, è un euro in meno per le autostrade, un euro in meno per le scuole, un euro in meno per la giustizia sociale. Quando si è indebitati si è inchiodati e non si può agire, non ci sono più margini per i servizi pubblici. È per questo che non è un burocrate di Bruxelles che parla: sono convinto che non sia nell’interesse degli italiani. Non ho niente contro gli italiani ma si possono benissimo fare delle misure sociali, riducendo il deficit. Come? Facendo delle scelte, tagliando spese che non sono efficaci, e ce ne sono. E aumentando le spese che preparano l’avvenire, che sono per la giustizia sociale. Non mi pronuncio sul contenuto del bilancio italiano, ma ci sono delle regole”.
Secondo Moscovici: “La manovra di bilancio dell’Italia, per come si profila dal documento finanziario, ora pare essere ‘fuori dalle strisce’ delle nostre regole comuni. E’ un bilancio in cui l’Italia, che ha un debito al 132%, sceglie l’espansione e il rilancio. L’Italia è la culla della democrazia, ma c’è una frase latina che dice ‘pacta sunt servanda’. Le regole vanno rispettate e non sono regole stupide: hanno un obiettivo comune a tutta la zona euro. Se il debito pubblico aumenta, allora creiamo una situazione instabile nel momento in cui la congiuntura cambia. Non abbiamo interesse ad una crisi tra la Commissione e l’Italia,  nessuno ha interesse a una cosa del genere, perché l’Italia è un Paese importante della zona euro. Ma non abbiamo nemmeno interesse a che l’Italia non rispetti le regole e che non riduca il suo debito pubblico, che resta esplosivo. Ci sono delle regole. Le regole devono fare in modo che il debito pubblico non aumenti. Dunque, ora ci sono delle procedure. Il 15 ottobre il bilancio italiano arriverà nel mio ufficio e i miei servizi lo valuteranno. E poi, dopo il 15 ottobre, risponderemo. Ci sono diverse possibilità:  la prima è dire ok, va bene; la seconda è chiedere delle correzioni e la terza è che proprio non va, e il bilancio viene respinto. E’ una possibilità prevista dai testi, che non si è mai verificata”. Parlando quindi delle sanzioni da irrogare all’Italia in caso di bocciatura della Manovra, Moscovici ha sottolineato: “Sono possibili, sono previste nei trattati, ma è una cosa che prende molto tempo, non sono nello spirito delle sanzioni, non lo sono mai stato. Non sono un burocrate”.
Le parole del commissario Moscovici sono state commentate immediatamente dal vicepremier Di Maio: “Considero l’intervento di Moscovici interlocutorio. Le preoccupazioni sono legittime ma il Governo si è impegnato a mantenere il 2,4% per tre anni e vi posso assicurare che ripagheremo il debito, e il debito scenderà”.
A margine del Comitato per la sicurezza in prefettura a Milano, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha assicurato: “Se l’Ue dovesse bocciare la manovra ‘noi tiriamo avanti’ (Mussolini diceva: ‘noi tireremo dritto’). Pensiamo di lavorare bene per la crescita del paese e per ridare fiducia, speranza, energia e lavoro. E quindi, sono felice di quello che abbiamo fatto in questi quattro mesi e di quello che faremo nei prossimi quattro anni. Dobbiamo abbattere i muri della precarietà, della sfiducia e della disoccupazione in Italia. Questa manovra, riducendo le tasse ai piccoli e aumentando le pensioni di invalidità, è un passo in avanti verso la civiltà: sono convinto che analisti e mercati capiranno che stiamo lavorando per il bene del Paese. Non sono assolutamente preoccupato. Tria non è mai stato in bilico, è un membro del governo, di un governo che in maniera compatta, piano piano, con intelligenza e responsabilità, sta mantenendo uno per uno tutti gli impegni presi”.
Ma le affermazioni trionfalistiche di Salvini e Di Maio non sono molto condivise dal mercato finanziario. All’indomani dell’approvazione della nota di aggiornamento al Def da parte del Cdm, che ha esteso al 2,4% il rapporto deficit/Pil, lo spread, dopo un avvio stabile a 237 punti base, raggiunge i 272 punti base con il rendimento al 3,196%. La reazione sui titoli di Stato dell’Italia è altrettanto netta. Su queste emissioni i rendimenti si muovono in direzione specularmente opposta al prezzo e, per questo, sono come una cartina tornasole delle tensioni nei mercati. Sulle principali scadenze di Btp si registrano aumenti dei rendimenti tra i 25 e i 36 punti base. Secondo la piattaforma Mts i rendimenti dei Btp decennali hanno raggiunto il 3,16 per cento, 25 punti base in più rispetto alla chiusura di ieri con lo spread in allargamento a 267 punti base. Il rialzo più forte, 36 punti base si è registrato sui Btp a 5 anni, con tassi al 2,30 per cento e un differenziale che schizza a 235 punti base. Sui Btp a 2 anni i rendimenti aumentano di 29 punti base, all’1,11 per cento e il divario si allarga a 159 punti base.
Piazza Affari, in mattinata, è scivolata sotto la soglia dei due punti percentuali: l’indice Ftse Mib è sceso sotto quota 3% a 20.849 punti.
Le raffiche di sospensioni in Borsa hanno colpito i titoli bancari. A finire in asta di volatilità sono stati: Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mediobanca. Sospesi anche Unipol e Banca Generali. Riammessa invece Ubi, che al momento lascia sul terreno il 7,97%.
Le Borse europee avevano aperto in calo la seduta odierna di contrattazioni, sulla scia della situazione italiana. Le principali piazze del Vecchio continente registravano perdite che raggiungevano il mezzo punto percentuale: Parigi -0,51%, Francoforte -0,53%, Londra -0,18% e Bruxelles -0,34%.
Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, da Torino per le celebrazioni dei 120 anni dell’Istituto, ha commentato:  “Come giudicare un governo che si pone l’obiettivo esplicito di aumentare di mezzo milione i pensionati? È un esecutivo non previdente. Si dice che questo servirà a liberare posti di lavoro per i giovani, ma non c’è nessuna garanzia che questo avvenga. Le imprese di fronte all’incertezza tenderanno a ridurre gli organici e tenderanno a gestire così gli esuberi. Nella storia del nostro paese non c’è mai stata la sostituzione dei pensionati con i giovani”.

L’ex ministro Elsa Fornero, all’indomani dell’aggiornamento del Def, ha detto: “È triste vedere tutta questa esultanza nel momento in cui si caricano i giovani di nuovi debiti. Vedere l’esultanza candida e disarmante di chi carica il debito sulle spalle degli altri lo trovo un po’ penoso”.
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine del World Manufacturing Forum, commentando la nota di aggiornamento del Def per la legge di Bilancio, ha detto: “Non è tanto importante lo sforamento di un punto ma i risultati che ne deriveranno grazie all’uso di risorse in termini intelligenti per il Paese. Adesso vediamo nel merito, il punto è: se questa manovra genererà dei risultati di minor debito pubblico e di più occupazione determina uno ‘story telling’ diverso nel quale si può fare più debito pubblico purchè questo abbia un’attenzione a crescita economica, occupazione e meno debito”.
Finora c’è stato il silenzio del presidente Sergio Mattarella e del ministro del Tesoro Giovanni Tria.
L’altra faccia della vittoria della linea del M5S e della Lega, dei festeggiamenti in piazza dei ministri e dei parlamentari penta stellati, è fatta di bisbigli, preoccupazioni, e della grande attesa per la risposta, di Borse, Europa e spread. Con un punto fermo, che emerge in serata: il ministro del Tesoro Giovanni Tria resta al suo posto, ben sapendo che, nella sua scelta, può contare sulla piena sponda del capo dello Stato. Fonti del Quirinale smentiscono con decisione che tra Mattarella e Tria ci siano stati contatti anche se è risaputo che il Quirinale è sempre stato contrario alle dimissioni del titolare del Mef. Poco dopo l’intesa raggiunta sul 2,4% del deficit/Pil, c’è stata una telefonata tra Mattarella e il premier Giuseppe Conte, fatta negli stessi momenti in cui Luigi Di Maio e i ministri M5S si affacciano dal balcone di Palazzo Chigi per celebrare il loro ‘trionfo’, acclamati dai parlamentari penta stellati che si sono spostati con tanto di bandiera a 5 Stelle, davanti Palazzo Chigi. Di Maio, brandendo il pugno dal balcone della sede del governo, ha urlato: “Ce l’abbiamo fatta”. Poi i ministri del Movimento sono scesi in piazza, assicurando che Tria non è in discussione. Hanno definito il ruolo di Conte ‘importantissimo’. Di fronte al timore della reazione dei mercati, Di Maio ha sottolineato: “Spiegheremo che ci sono così tanti investimenti in più che faranno crescere l’economia: saremo credibili”.
Secondo fonti del governo: “Proprio la previsione del più consistente piano di investimenti pubblici che sia mai stato realizzato in Italia, come ha spiegato Conte dopo il Cdm, sarebbe stato un tassello importante nel convincere Tria. Tanto che, in Cdm, l’ok alla previsione del 2,4% del deficit/Pil per tre anni è arrivato all’unanimità”. Quest’ultimo dato piace molto alla Lega. Anche se Matteo Salvini sceglie di non metterci la faccia e lascia la piazza al M5S, forse temendo la reazione dell’elettorato del Nord, forse decidendo di assumere un atteggiamento più attendista in vista della reazione dei mercati. E, a quanto raccontano fonti di governo, ancor più prudente sarebbe stata la linea di Giancarlo Giorgetti nel corso del vertice della manovra, con il sottosegretario che avrebbe caldeggiato, invano, di non superare il tetto del 2,1%. Ma così non è stato e ora, il primo e il 2 ottobre, toccherà a Tria spiegarlo prima all’Eurogruppo e poi all’Ecofin.
Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha così commentato la manovra e l’aggiornamento al Def: “E’ una manovra contro il popolo. Una finanziaria che impoverisce il Nord senza aiutare il Sud, con molto assistenzialismo e pochi investimenti per la crescita. Danneggia il risparmio, fa aumentare il costo del mutui e dei prestiti a famiglie e imprese”.
Il segretario del PD, Maurizio Martina, dopo l’accordo sul Def non nascondendo la preoccupazione del suo partito per lo sforamento del deficit al 2,4%, ha dichiarato a Radio Capital: “Di fronte all’irresponsabilità di questo Governo non possiamo non alzare la voce. Vorrei un governo che si rendesse conto delle scelte che compie. Non possiamo non scendere in piazza davanti a chi sta mettendo il Paese a rischio, La mobilitazione nazionale è  prevista per domenica a Roma dove arriveranno da tutta Italia 200 pullman, 6 treni e tante persone che vogliono costruire assieme a noi l’alternativa. La manovra ha messo 100 miliardi di deficit sulle spalle dei giovani. Sono ladri di futuro. È Una manovra pericolosa e ingiusta. In questi anni abbiamo fatto un lavoro di ricostruzione dell’Italia dopo la più grande crisi dal dopoguerra, per mettere in sicurezza i conti del paese. Per tutelare contribuenti, famiglie e imprese italiane. Il voto del 4 marzo non consente a chi governa oggi di poter fare tutto”.
Anche l’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, intervenuto a Uno Mattina, ha dichiarato: “Questa è una manovra irresponsabile. Avere il 2,4% di rapporto deficit/Pil significa produrre un’inversione a U nella finanza pubblica. Il debito comincerà ad aumentare e ci sarà una perdita di ricchezza dovuta a scelte sbagliate. Sono molto preoccupato”.
Il professor Marcello Messori, docente di Economia alla Luiss e direttore della ‘Luiss School of European Political Economy’, ha spiegato cosa potrebbe accadere con il 2,4% del rapporto deficit/Pil. In una analisi pubblicata nei mesi scorsi il professor Messori ha scritto: “Sarebbe un fattore di profonda instabilità per la nostra economia. Il 2,4-2,5% è il valore che avevo calcolato se fossero stati attuati tutti i punti del programma, seppure in modo graduale e moderato, senza alcun intervento di riduzione di altre spese. Quindi senza far scattare le clausole di salvaguardia aumentando l’Iva, e quindi la pressione fiscale, e senza alcuna attenuazione del trasferimento degli 80 euro dei governi precedenti. Si tratta di una percentuale che, prima ancora di contrastare con le regole europee, contrasta con gli obiettivi che almeno una delle componenti della coalizione ha sempre affermato: cioè, che la legge di bilancio avrebbe dovuto garantire uno sviluppo sostenibile ed equilibrato del nostro Paese, in grado di rilanciare gli investimenti e di attenuare le disuguaglianze in termini di distribuzione del reddito e della ricchezza, per ridurre le aree di povertà. Il 2,4%, renderebbe difficilmente sostenibile in un’ottica di medio periodo il debito pubblico italiano. E questo determinerebbe un aumento degli spread e quindi dei tassi di interesse; fatto che indebolisce il settore bancario che detiene molti titoli del debito pubblico nei propri bilanci perché, con tassi di interesse più alti, diminuisce il prezzo dei titoli stessi e le banche potrebbero avere problemi nel rispettare le regole patrimoniali internazionali, trovandosi davanti all’alternativa: o ricapitalizziamo o riduciamo il credito. Ma, visto che ricapitalizzare in questo momento è difficile, ci sarà una riduzione dei finanziamenti all’economia reale. Quindi il denaro costerà più caro e ci sarà meno liquidità e questo creerà molta incertezza che si propagherà al settore reale e si ridurranno gli investimenti. Proprio l’opposto di quanto si persegue a parole. L’idea che aumentando la spesa pubblica si aumenti automaticamente il tasso di crescita dell’economia è vero se, e soltanto se, l’aumento della spesa pubblica è efficiente e non ha conseguenze sul resto dell’economia”.
Secondo il professore Marcello Messori: “Invece, queste conseguenze ci sarebbero e sarebbero negative. Il ragionamento per il quale sia sufficiente aumentare la spesa pubblica per far crescere l’economia, purtroppo, non è così. Dipende molto dalla qualità della spesa. Inoltre, anche se riuscissimo ad effettuare un’allocazione efficiente della spesa pubblica, innanzitutto ci sarebbe uno sfasamento temporale perché, prima che produca effetti, ce ne sarebbe uno immediato di instabilità. C’è quindi un rischio serio che gli effetti negativi creino tali e tanti problemi da impedire la possibilità di aspettarsi effetti positivi nel medio periodo. E’ tutto molto più complicato di quanto non faccia presumere l’automatismo ‘più spesa più crescita’. Ma non è che dobbiamo non eccedere la soglia del 2% perché ce lo chiede l’Europa, non la dobbiamo infrangere perché non è compatibile con la stabilità della nostra economia. E rendere più instabile un’economia significa punire le fasce più deboli della popolazione”.
Anche Omero, nell’Odissea, con Ulisse che volendo sfidare le leggi della natura si infranse e naufragò nel tentativo di superare le ‘colonne d’Ercole’, avvisò l’umanità sui pericoli che si corrono quando si sfidano le leggi della natura. Adesso, il governo Conte, con Di Maio e Salvini motivati da scopi elettorali, con il decreto approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri, ha sfidato le leggi economiche e rischia di far infrangere il Paese: a naufragare per primi saranno le fasce più deboli della popolazione che non possiedono neanche un salvagente.