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Salvatore Rondello

Italia Francia. Continua il braccio di ferro

calendaDopo la vicenda su Stx-Fincantieri non ancora conclusa ma per la quale il Ministro Calenda manifesta ottimismo per sviluppi positivi, il governo ha avviato un’istruttoria su Tim in relazione alla golden power. In pratica il governo si è attivato per verificare il ruolo di direzione e controllo dichiarato dai francesi di Vivendi sul gruppo delle telecomunicazioni  che possiede la rete di accesso telefonica. Il faro è dunque puntato su questo asset, ritenuto strategico per il Paese.

La questione è già iniziata qualche giorno fa. Il 31 luglio scorso, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ricevuto una nota nella quale il Ministro dello Sviluppo Economico ha sollecitato una pronta istruttoria da parte del gruppo di coordinamento all’interno della Presidenza del Consiglio (di cui al DPR n. 35 del 19 febbraio 2014 e del DPR n. 86 del 25 marzo 2014), al fine di valutare la sussistenza di obblighi di notifica e, più in generale, l’applicazione del decreto sul golden power, in relazione al comunicato stampa del 28 luglio scorso di Tim spa. Il 27 luglio il board di Tim aveva preso atto dell’inizio dell’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi SA. Questo è il passo in tema di corporate governance indicato dal governo italiano nel dare notizia dell’avvio dell’istruttoria.

La norma di riferimento è il decreto legge n. 21 del 15 marzo 2012 (‘golden power’) che conferisce all’esecutivo poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni.

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha precisato:  “’Facciamo quello che il governo deve fare: applicare le regole che esistono. A palazzo Chigi abbiamo chiesto di verificare se c’è l’obbligo di notifica sull’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendì”. Poi, ai giornalisti che gli chiedono se l’obiettivo è quello di arrivare a una sanzione ha risposto: “Vediamo cosa dice il comitato e da lì valutiamo”. Infine ha assicurato: “Questa cosa non ha nulla a che fare con la questione Fincantieri”.

Sull’assetto societario dell’operatore è intervenuto anche il presidente Consob, Giuseppe Vegas: “C’erano delle cose da capire: siamo andati in ispezione. Potrà anche essere una coincidenza, ma il fatto che abbiano dichiarato la direzione e il coordinamento di Vivendi su Telecom mi fa pensare che, forse, senza la nostra ispezione, non lo avrebbero fatto. Hanno detto che la valutazione sull’eventuale consolidamento del debito riguarda la Consob francese. Ma se la direzione e il coordinamento c’erano anche prima, allora si pone un problema di trasparenza che riguarda anche noi. Vedremo”. Lo ha dichiarato in un’intervista pubblicata ieri dalla Stampa, riferendosi all’inchiesta aperta sulla natura del controllo esercitato dal socio francese che detiene il 24,9% del capitale di Tim. Vegas annuncia così approfondimenti sulla gestione di Telecom, dal momento che, potrebbe porsi un problema di trasparenza di competenza della vigilanza italiana.

Con riferimento al comunicato stampa del 27 luglio u.s. di Tim SpA, Palazzo Chigi ricorda: “Nel comunicato in questione erano state rese note, inter alia, alcune tematiche di corporate governance affrontate dal Consiglio di amministrazione di Tim e, in particolare, la presa d’atto dell’inizio dell’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi Sa”.

A chiedere ieri di valutare di intraprendere questa iniziativa era stata ieri un’interpellanza al ministro del Mise del deputato e presidente Pd Matteo Orfini che chiedeva al Governo quali iniziative avesse preso o volesse intraprendere per evitare eventuali minacce di grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e alla continuità degli approvvigionamenti, citando una parte del testo dell’articolo 2 della norma sul golden power.

Il decreto legge 21 del 15 marzo 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 56 dell’11 maggio 2012, quando era in carica il Governo Monti, contiene norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni. La legge, ridisegna i poteri speciali dello Stato in caso di difesa da scalate ostili nei settori della difesa e della sicurezza nazionale e in quelli di rilevanza strategica come l’energia, i trasporti e le comunicazioni. Nel passaggio a Montecitorio del decreto legge il veto fu esteso anche ai servizi pubblici essenziali. Inoltre, e fu la novità fondamentale, la nuova golden share non è più legata alla partecipazione diretta di capitale pubblico nell’azionariato ma ai settori di attività delle società.

Nell’articolo 2 del provvedimento denominato “Poteri speciali inerenti agli attivi strategici nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni” si dispone che “qualsiasi delibera, atto o operazione, adottata da una società che detiene uno o più degli attivi individuati, che abbia per effetto modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità degli attivi medesimi o il cambiamento della loro destinazione” debba essere “entro dieci giorni, e comunque prima che ne sia data attuazione”, notificata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dalla società stessa. “Sono notificati nei medesimi termini le delibere dell’assemblea o degli organi di amministrazione – recita la norma – concernenti il trasferimento di società controllate che detengono i predetti attivi”.

Da ambienti finanziari interpellati si apprende però che la dichiarazione di Direzione e Coordinamento di Vivendi SA è un atto societario da cui non deriverebbe una modifica della titolarità del controllo o della disponibilità di asset in quanto nessun trasferimento degli stessi è stato trasferito rimanendo nella piena disponibilità di Telecom Italia. Pertanto non si paleserebbe l’obbligo di procedere alla notifica alla Presidenza del Consiglio. Quanto al secondo tema, quello dell’esercizio della golden power non si verifcherebbero alcuna situazione eccezionale e alcun grave pregiudizio alla sicurezza ed al funzionamento delle reti, condizioni previste dalla normativa per applicare le prerogative di veto derivanti dalla disciplina della golden power.

Pier Luigi Bersani (Mpd) ha commentato: “Il governo usi tutti gli strumenti che ha: non è questione di ritorsioni, non c’entra niente con Fincantieri, ma con le normali regole del gioco.  Si ha il diritto di conoscere cosa diavolo Vivendi intende fare di questa azienda. Io non ho capito cosa Vivendi voglia fare di Telecom: se ci dice pacatamente che ha controllo e coordinamento dell’azienda, ci dice una cosa piuttosto seria, il governo fa bene a guardarci perché siamo di fronte a un’impresa strategica, quella che nettamente investe di più in Italia e abbiamo il diritto di sapere chi detiene il controllo cosa voglia fare”.

I parlamentari del Movimento5Stelle in Commissione Telecomunicazioni hanno commentato: “Il governo Gentiloni è protagonista di una vera sceneggiata di quart’ordine, oggi si sveglia e decide di attivare la golden power su Tim, è una decisione tardiva presa solamente per far finta di mostrare i muscoli alla Francia. Il governo non può svegliarsi ora per una timida ripicca: Vivendi ha la maggioranza delle azioni dal 2014. La verità è che dopo aver smontato il patrimonio infrastrutturale del Paese questi partiti cercano di salvare la faccia. Purtroppo solo solamente azioni dimostrative del tutto inutili”.

Stefano Fassina di Sinistra Italiana ha sottolineato: “Nessuna ritorsione, nessuna discriminazione in base alla nazionalità. Ma sulla rete di Telecom in mano a Vivendi chiediamo al governo di aprire la strada per riportare sotto il controllo dello Stato, tramite Cdp, un asset decisivo sul piano tecnologico e della sicurezza nazionale”.

Ancora una volta , come per Fincantieri-Stx, la versione fornita dai francesi non è convincente. Intanto, Amos Genish  è il nuovo direttore operativo di Tim, dove sovrintenderà alle Operations della società. Ad annunciarlo in una nota è il presidente esecutivo di Tim, Arnaud de Puyfontaine. Con il nuovo incarico Genish si trasferirà a Roma da Londra, dove era a capo delle strategie di convergenza tra contenuti, piattaforme e distribuzione di Vivendi. Ha lasciato l’incarico di Amministratore Delegato Flavio Cattaneo.

Nel comunicato di Ardaud de Puyfontaine si legge: “Genish ha sviluppato una profonda esperienza nel campo delle telecomunicazioni e della tecnologia sia negli Stati Uniti sia in Brasile, dove ha fondato  Gvt rendendola in pochi anni il principale operatore brasiliano nel campo della banda ultralarga. In precedenza era stato Ceo di Telefonica Brasile / Vivo, il principale operatore integrato di telecomunicazioni del Paese con oltre 90 milioni di clienti. Amos è un affermato manager nel settore delle telecomunicazioni dove ha contribuito alla creazione di valore, con una comprovata esperienza in diversi contesti internazionali. Sono certo che saprà adattarsi rapidamente al contesto italiano, come aveva fatto in Brasile”.

In realtà le questioni Vivendi-Tim e Fincantieri-Stx sono soltanto le punte di iceberg di una situazione molto più complessa e vasta tra Italia e Francia. In questi giorni di derby tra Roma e Parigi, dalla Fincantieri a Telecom, arriva un giudizio indipendente che fa pendere la bilancia economica decisamente in favore dell’Italia. Non è un parere qualsiasi: lo ha sottoscritto Franklin Templeton, uno dei più grandi gestori di risparmio al mondo con oltre 720 miliardi di dollari gestiti con uffici in oltre 30 paesi al mondo, nonché una delle voci tra le più ascoltate dalla comunità finanziaria internazionale affermando: “L’Italia è molto meglio della Francia”.

Con questa frase Franklin Templeton ha invitato a investire di più sull’Italia e meno sulla Francia. Nel loro ultimo rapporto dedicato al mercato obbligazionario in Europa, il giudizio firmato da David Zhan, responsabile  degli investimenti a reddito fisso, è molto netto. A cominciare dal titolo: “Perché vediamo valore in Italia”. Secondo Franklin Templeton, l’Italia non rappresenta più un potenziale pericolo in campo politico e sta mostrando un deciso miglioramento dei fondamentali economici. A differenza della Francia, dove l’effetto Macron sembra già svanito. Inoltre, il gestore appare preoccupato dell’aumento del debito pubblico di Parigi che l’allontana sempre di più dal modello tedesco.

Partiamo dalla politica. Sono state soprattutto le incertezze sulla governabilità dell’Italia, unite ai problemi economici, a spaventare gli investitori negli anni passati. A favore di altri paesi europei considerati più solidi come la Francia. Ma se si guarda un prodotto come il “Franklin European Total Return Fund”, si scopre che la quota di investimento sui titoli di stato italiani è molto più alta rispetto a quelli emessi da Parigi. Per David Zhan : “L’incertezza politica permane ma non siamo così preoccupati dall’avanzare del partito populista Movimento 5 Stelle”. Da cosa deriva questa certezza? dallo stop subito dal partito guidato da Beppe Grillo alle ultime amministrative e dal fatto che la Costituzione italiana impedisce a un partito di indire un referendum su un trattato internazionale. In altre parole, sarebbe scongiurata la possibilità dell’uscita dalla Ue. E se anche i Cinquestelle andassero al governo (“non è inverosimile”) si troverebbero “a sfide simili a quelle di Renzi nel portare avanti le riforme”.

Ancora meglio il giudizio sulla situazione economica dell’Italia. La crescita? “Dovrebbe accelerare e potremmo vedere il rapporto debito-Pil dell’Italia stabilizzarsi quest’anno piuttosto che continuare a crescere”. L’emergenza banche? Qualche istituto “necessita di ristrutturazioni e di ricapitalizzazioni, ma si tratta principalmente di banche più piccole perché quelle grandi sono in buona salute e molte operazioni di ristrutturazione sono già in corso”. Inoltre, secondo il report “è improbabile che la Bce innalzi presto i tassi e qualunque stop agli acquisti sarà comunque graduale e quindi non vediamo uno scenario disastroso per l’Italia”.

Diverso nel report di Franklin Templeton il discorso per la Francia: “Il rapporto debito/Pil sta salendo più velocemente rispetto all’Italia e la disoccupazione rimane elevata”. Poi arriva una severa bocciatura che colpisce direttamente il neo presidente: “Riteniamo che il mercato sia eccessivamente ottimista nel prezzare la capacità di Macron di condurre le riforme. La sua capacità di costruire una nuova maggioranza è sicuramente un segnale positivo, ma il suo partito è formato da esponenti sia di destra che di sinistra, per cui potrebbe dover affrontare alcuni problemi dovendo considerare entrambe le correnti del suo governo”.

Oltre al report del Franklin Templeton, va ricordato che la bilancia commerciale tra Italia e Francia segna un attivo per l’Italia ormai da diversi anni. Probabilmente, questa realtà spinge il capitalismo francese ad investire in Italia per realizzare i profitti che non riesce più ad ottenere in Francia.

La difesa degli interessi italiani forse bisognava già esercitarla molto tempo prima, ma non è mai troppo tardi. Le prese di posizione per chiedere il rispetto della dignità e delle regole sono un atto dovuto.

In questa vicenda Italia-Francia, è preoccupante il silenzio assordante dell’Europa che non interviene per far rispettare le regole comunitarie sottoscritte dai Paesi aderenti.

La crisi in atto tra Italia e Francia fa emergere la crisi in cui versa la stessa Europa. Una crisi superabile soltanto dalla volontà di costituire al più presto una confederazione od una federazione di stati.

Salvatore Rondello

Stx-Fincantieri, incontro senza intesa

padoanL’incontro di ieri pomeriggio presso il Ministero dell’Economia si è concluso senza intesa tra Italia e Francia sulla questione Fincantieri-Stx.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al termine dell’incontro con la controparte francese, Bruno Le Maire, ha spiegato la posizione del governo italiano: “Nel colloquio con Le Maire abbiamo constatato che tra Italia e Francia permangono ancora differenze non sanate nel senso che non è possibile accettare una ripartizione al 50%. Questa posizione rimane e su questo rimarremo fermi”.

In una nota congiunta del governo italiano e di quello francese viene riferito: “E’ stato stabilito che ci sarà tempo di qui fino al 27 settembre, in occasione del vertice Italia-Francia, per valutare la possibilità di colmare le differenze. La quota di Fincantieri in Stx France verrà definita in linea con il suo ruolo industriale di guida, entro tale data. E in questo periodo il governo francese si impegna a non aprire il capitale di STX France ad altri soggetti e a considerare Fincantieri l’opzione preferita per il futuro della società. Francia e Italia esprimono la loro volontà di facilitare la creazione di una industria navale europea più efficiente e competitiva. Condividono l’obiettivo di avanzare verso una forte alleanza tra i due paesi sia in campo civile che militare”.

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda ha sottolineato: “Perché si possa dar vita a un grande gruppo occorre fiducia reciproca e la premessa della fiducia reciproca è che si raggiunga su Stx una conclusione che rispetti nella sostanza gli accordi presi con il governo francese. Certamente le posizioni sono ancora distanti”. A chi chiedeva se i ministri fossero rimasti delusi dall’incontro Calenda ha risposto: “Francamente non ci aspettavamo nulla di diverso”.

Al termine dell’incontro, il ministro dell’Economia francese Le Maire ha assicurato: “Abbiamo un’opinione diversa su Stx ma troveremo una soluzione adeguata. Sono molto contento di essere oggi a Roma con i ministri Padoan e Calenda e sono convinto che dobbiamo rafforzare la collaborazione tra Italia e Francia. Siamo due grandi Paesi, siamo fratelli. Abbiamo perfetta coscienza in Francia dell’emozione che può suscitare la decisione assunta dal governo francese su Stx. Voglio dire ai miei amici italiani che è una decisione temporanea. L’intenzione del governo francese è quella di costruire con l’Italia una grande compagnia europea navale civile e militare e abbiamo deciso di lavorare insieme a questa cooperazione tra Francia e Italia”.

Al vertice Italia-Francia parteciperanno anche Gentiloni e Macron. Oggi, in aula parlamentare, alle 15,30, come già previsto, il ministro Calenda riferirà sull’incontro di ieri e si conosceranno le posizioni dei gruppi sulla vicenda Fincantieri-Stx.

La partita resta ancora aperta. Bisognerà seguire con attenzione gli sviluppi futuri sulla vicenda.

Salvatore Rondello

Confronto Francia-Italia sul caso Fincantieri-Stx

Bruno-Le-MaireIl ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, è atteso oggi a Roma per incontrare le autorità italiane e cercare di allentare il braccio di ferro tra Italia e Francia con un accordo sul dossier Fincantieri-Stx France che possa soddisfare entrambe le parti. La sua ultima proposta è quella di dare a Fincantieri la completa gestione dei cantieri francesi con la possibilità di nominare un presidente del consiglio di amministrazione con voce preponderante, ma il controllo deve essere paritario. Dopo aver esercitato l’arma del ricatto della nazionalizzazione, il ministro francese assume un atteggiamento ‘magnanime’ verso l’Italia. Sembrerebbe come la storiella del ragazzino che prima mena e dopo cerca di fare pace per raggiungere le condizioni a lui più favorevoli.
In una recentissima intervista a Il Corriere della Sera, il francese Le Maire ha illustrato la proposta che prevede per i cantieri Saint-Nazaire che la Fincantieri sia azionista al 50% e che il presidente nominato dalla società italiana abbia voce preponderante in caso di uguaglianza. Nonostante la nazionalizzazione temporanea (il governo francese, la settimana scorsa ha esercitato il diritto di prelazione salendo al 100% dei cantieri di Saint Nazaire), la Francia vuole un socio privato e Fincantieri è il candidato migliore. Con un atteggiamento più costruttivo Le Maire si è detto fiducioso che un accordo venga raggiunto nelle prossime settimane. In realtà l’attuale esecutivo francese ha scoperto un proprio fianco di debolezza che cerca di coprire facendo fare le spese all’Italia. Quel 16,66% posseduto da Fincantieri, eccedente l’ipotetico 50% paritetico tra partner italiani e francesi dovrebbe essere così distribuito: il 14,66% andrebbe alla Francese Naval Group ed il restante 2% ai lavoratori di Stx. Secondo Le Maire, sarebbe questo il modo per lasciare a Fincantieri la designazione del presidente del consiglio di amministrazione e consentire la guida italiana dei cantieri navali francesi.
Il ministro francese ha anche detto: “La nostra scelta è Fincantieri. Siamo due nazioni sorelle. Vogliamo lavorare mano nella mano con l’Italia, sia in campo industriale che sull’unione politica e monetaria. È una scelta politica importante. Abbiamo lavorato a una proposta che permetta di uscire al meglio dalla situazione attuale: costruire una grande alleanza industriale europea franco-italiana in campo navale. È importante tuttavia che i nostri partner italiani comprendano le nostre preoccupazioni. Nessuna della nostre decisioni è rivolta contro l’Italia, sono motivate da preoccupazioni legittime su due punti. Il primo è l’occupazione. Oggi il settore delle crociere va benissimo, ma una crisi può arrivare domani. E quali garanzie abbiamo che Fincantieri non sposterà le sue attività su altri siti produttivi? Migliaia di lavoratori a Saint Nazaire sono preoccupati. La seconda preoccupazione riguarda le tecnologie di punta. Oggi non abbiamo sufficienti garanzie sul rischio di trasferimento di queste tecnologie verso la Cina, che segnerebbe la fine dei cantieri di Saint Nazaire. Vogliamo semplicemente maggiori garanzie su questi due punti”.
La Francia chiede legittime garanzie all’Italia ed alla Fincantieri ma non è convincente perché finora non si è mai preoccupata di chiedere le stesse garanzie ai coreani che potrebbero già avere acquisito le tecnologie di punta per la cantieristica della Corea del Sud. Quanto al desiderio della grande alleanza italo-francese in campo navale è già un dato di fatto con la quota di Fincantieri acquistata dai coreani.
Ci potrebbero essere dunque altre motivazioni recondite oltre a quelli degli interessi nazionali della Francia. I francesi sanno bene che la loro cantieristica navale è in perdita contrariamente a quanto avviene per quella italiana. Dalla Francia, l’Italia si sarebbe aspettato un ringraziamento per l’intervento della Fincantieri che sostituendosi ai coreani è intervenuta per salvare la cantieristica francese e potenziare quella europea. È una questione di principio e di rispetto degli accordi già sottoscritti in una logica di lungimirante strategia economica che salva anche i posti di lavoro della cantieristica di Saint Nazaire.
Ricapitolando, i francesi propendono per uno schema paritario nel capitale di Stx France, mentre l’Italia non è disposta a cedere ed oggi ribadirà che Fincantieri vuole il controllo della maggioranza ed il controllo del sito.
Dunque restano immutate le posizioni francesi ed italiane.
Naturalmente il Governo italiano non intende indietreggiare. Lo ha confermato ieri sera il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che in una intervista al Tg5 si è impegnato a difendere gli interessi nazionali con tranquillità ma anche con forza. Gentiloni ha sottolineato come i paesi europei debbano cooperare tra loro. Con spirito di osservazione ha detto: “Vediamo se arrivano altre proposte”.
Ieri sera c’è stato un meeting tra il premier Gentiloni ed i ministri dell’Economia Pier Carlo Padoan e dello Sviluppo Carlo Calenda per discutere proprio della vicenda dei cantieri navali di Saint-Nazaire.
Il ministro Carlo Calenda ha ripetuto nei giorni scorsi che sarebbe inaccettabile tenere Fincantieri sotto la soglia del 51 per cento. Sarebbe una incomprensibile concessione per chi ha seguito questa vicenda.
Sul dossier Fincantieri è anche intervenuto il ministro Giuliano Poletti affermando: “Noi siamo per tutelare la correttezza dei rapporti”. Le dichiarazioni di Poletti sono state fatte durante la trasmissione ‘Ma cos’è questa estate’ di Radio24, a poche ore dall’incontro italo-francese a Roma. Per il ministro del lavoro: “Ci sono atti che testimoniano degli accordi che erano stati realizzati fra l’impresa e la nuova società e  pensiamo che quello che vada fatto sia sostanzialmente rispettare gli accordi. Bisogna trovare le forme, le modalità, ma dobbiamo tutelare le nostre imprese nel momento in cui fanno interventi nel mondo, anche perché il mercato aperto alla possibilità di avere investimenti internazionali, ad esempio in Italia, io credo che sia un fatto positivo. Un dato che non viene mai citato, mentre io lo considero molto importante, è che nel 2016 in Italia gli investimenti internazionali in Italia sono aumentati di oltre il 50%. Se vogliamo che l’economia italiana cresca, che le imprese crescano, abbiamo bisogno di investitori, quindi anche di investitori internazionali, però c’è un dato di rispetto reciproco. Questo deve valere per noi, deve valere per tutti gli altri Paesi, deve valere anche per la Francia. Quindi credo che debba essere sviluppato un confronto molto franco sul quale il nostro governo ha intenzione di far valere il rispetto dei patti, cosa assolutamente normale”.
L’incontro è importante non soltanto per i destini dell’accordo Finantieri-Stx, ma anche perché potrebbe mettere in discussione il ‘modus operandi’ delle relazioni tra i Paesi dell’Unione Europea.
Intanto il titolo Fincantieri prende il largo a Piazza Affari. Fin dai primi scambi, la quotazione della cantieristica navale italiana si è messa in evidenza segnando un progresso di oltre l’1,5% per poi accelerare ulteriormente e salire di oltre 2 punti percentuali. In Borsa, il mercato azionario sembra fiducioso che la questione possa risolversi positivamente per la Fincantieri.
Alle 17,30, presso il Ministero dell’Economia inizierà il braccio di ferro Italia-Francia. Al termine conosceremo l’esito sperando in una saggia decisione di entrambe le parti. Domani alle 15,30 il ministro Calenda riferirà alle Camere sul confronto di stasera. Dopo l’intervento del Ministro, è previsto in Aula un dibattito con interventi di cinque minuti per ogni gruppo.

Salvatore Rondello

La Corte dei Conti fa le pulci alla Rai

Rai-riformaLa Corte dei Conti, nella Relazione sul controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Rai per l’esercizio 2015, ha lanciato un monito: “La Rai deve attivare ogni misura organizzativa, di processo gestionale, idonea ad eliminare residue inefficienze e sprechi laddove possibile e conveniente, nel percorso di internalizzazione delle attività e concentrando gli impegni finanziari sulle priorità effettivamente strategiche, con decisioni di spesa strettamente coerenti con il quadro di riferimento”.

Secondo la Corte dei Conti, la gestione della Rai e del gruppo ha registrato nel 2015 un miglioramento rispetto al precedente esercizio.

La capogruppo ha chiuso il bilancio con una perdita di 45,9 milioni di euro, in miglioramento rispetto al 2014 (-203,4 milioni). La struttura patrimoniale della società ha posto in evidenza un capitale proprio pari a 811,7 milioni, in diminuzione rispetto al 2014 (828,4 milioni). Il volume dei debiti finanziari verso banche ha registrato la consistenza di 51 milioni, mentre nel 2014 ammontava a 356 milioni. Per la Corte dei Conti il miglioramento è solo apparente, essendo stato determinato dall’emissione obbligazionaria di 350 milioni nel maggio del 2015.

L’operazione ha permesso il rimborso anticipato di un finanziamento di 295 milioni di durata inferiore. I ricavi totali hanno subito una leggera flessione (-0,6% pari a 14,4 milioni), passando da 2.349,7 milioni nel 2014 a 2.335,3 milioni nel 2015. Le entrate da canone (1.588,1 milioni nel 2014 e 1.637,5 milioni nel 2015) sono cresciute del 3% (+49,4 milioni), mentre i proventi pubblicitari sono stati pari a 585,5 milioni, con una diminuzione di 10,7 (-1,8%) rispetto all’esercizio precedente. Sul versante opposto la capogruppo ha sopportato costi complessivi per 2.251,7 milioni che presentano, rispetto all’esercizio 2014, un calo di 77,3 milioni (-3,3%) dovuto soprattutto alla assenza di costi relativi ai grandi eventi sportivi tenuti nel 2014. Il costo del personale di Rai Spa ammonta a 888,3 milioni, in diminuzione rispetto al 2014 (913,8 milioni) di 25,5 milioni (-2,8%). Per quanto riguarda le risultanze del gruppo Rai, si registra una perdita di 25,6 milioni, in diminuzione rispetto a quella del 2014 (-175,8 milioni). Il capitale proprio del gruppo nel 2015 è stato pari a 492,8 milioni (499,8 milioni nel 2014), mentre i debiti finanziari verso banche si sono attestati in 171,1 milioni contro i 436,3 milioni del 2014. I ricavi totali hanno evidenziato invece un incremento di 3,9 milioni di euro (+0,2%) nei confronti del 2014, passando da 2.489,2 milioni a 2.493,1 milioni nel 2015 in relazione al peso crescente di Rai Com. Anche per il gruppo Rai i ricavi da pubblicità hanno registrato una flessione, pari a 14,6 milioni, rispetto al 2014 (-2.2%). I costi operativi, pari a 1.965,6 milioni, sono diminuiti di 107,6 milioni (-5,2%). Il costo del personale è risultato pari a 976,5 milioni, in contrazione rispetto al 2014 (1.001,1 milioni di euro) di 24,6 milioni (-2,5%).

La Corte rileva anche come l’evoluzione tecnologica ponga la questione dell’offerta della Rai agli utenti, da orientare verso il recupero degli ascolti delle reti generaliste e l’incremento di quelli relativi ai canali tematici. Nella Relazione si cita anche la fiction, e la necessità di coniugare le tematiche oggetto del racconto con l’esigenza di preservare adeguati livelli di share con investimenti che ne giustifichino la produzione in un contesto caratterizzato da un proficuo contenimento dei costi. Nella prospettiva illustrata nel piano industriale della società, dell’insorgenza, nell’immediato futuro, di gravi difficoltà per il perseguimento dell’equilibrio di bilancio, a causa soprattutto della prevista riduzione dei ricavi pubblicitari, la Rai ha posto in liquidazione o incorporato talune società controllate, trasferendo alle sue strutture le attività svolte dalle società soppresse. Per le società controllate la Corte sottolinea l’esigenza di una rigorosa verifica della loro attuale necessità nel contesto di un proficuo contributo delle stesse nel perseguimento degli interessi della capogruppo.

In sintesi per la Corte dei Conti la Rai potrebbe migliorare i risultati di gestione proseguendo la razionalizzazione organizzativa e l’accorpamento delle società controllate.

Le nuove modalità di pagamento del canone televisivo dovrebbero produrre un maggiore gettito nelle entrate. La voce del canone è la più consistente tra i ricavi e rappresenta quasi il triplo delle entrate pubblicitarie. Poiché la Rai si mantiene sostanzialmente con il finanziamento degli italiani, è doveroso che le spese sostenute per le trasmissioni televisive stiano entro limiti accettabili.

Limiti di cui bisognerebbe tenere conto per non dare adito a situazioni scandalistiche sia per le qualità delle trasmissioni che per i compensi ai conduttori.

Con l’avvio della ripresa economica, potrebbero migliorare anche le entrate pubblicitarie, ma bisognerà tenere fermi il rigore e l’etica gestionale.

Salvatore Rondello

IL DERBY

Fincantieri (1)Per il negoziato sul controllo dei cantieri STX, a Saint-Nazaire, da parte della Fincantieri, sono ore cruciali. Lo scontro tra Italia e Francia è stato aperto ieri con le dichiarazioni di Macron di cambiare le carte in tavola dopo l’accordo fatto da Hollande nello scorso mese di aprile. Da un lato Parigi non vuole che l’Italia abbia la maggioranza e, se non otterrà il controllo paritario, minaccia la nazionalizzazione. Oggi, Christophe Castaner, portavoce del Governo ha detto: “La nazionalizzazione non è il nostro obiettivo”. Mancano solo 72 ore alla scadenza del termine che permette alla Francia di utilizzare il diritto di prelazione. L’Italia continua l’attacco ricordando l’accordo siglato con l’ex presidente Hollande. Accordo di cui era consapevole anche Macron quando era Ministro per l’Economia.

Perché ai francesi andava bene che il controllo di STX fosse nelle mani dei coreani e si oppone che vengano sostituiti dagli italiani? Pochi giorni fa il Tribunale di Seul aveva fatto sapere che il prezzo sarebbe stato compreso fra gli 80 ed i 90 milioni di euro. Se la Francia deciderà di nazionalizzare STX France dovrà spiegare all’Europa come mai rinuncia a quella cifra da parte di un privato per metterla di tasca propria. Improvvisamente, contagiato da un francesissimo patriottismo economico, Macron potrebbe agire per una levata di scudi sindacale. L’azione sarebbe perfettamente inutile poiché è in vista, per il prossimo autunno, la riforma del codice del lavoro per il quale si prevedono durissime proteste. Potrebbe restare in piedi la motivazione di una commistione di altri interessi nazionali. All’improvviso, dunque, dopo aver lasciato ai coreani il controllo di un settore in cui possono esserci interessi strategici, militari ed industriali importanti, la Francia decide di riprendersi un ruolo a cui aveva già rinunciato. Grazie agli italiani, attraverso la Fincantieri, questo ruolo è tornato all’Europa.

“Quel che la vicenda Fincantieri-Stx rilancia – afferma Federico Parea, responsabile economia del Psi – non è tanto il tema di un derby Italia-Francia o della riscoperta delle virtù delle nazionalizzazioni, quanto che la protezione degli interessi dell’industria nazionale deve essere priorità dell’azione del Governo”. “Il Governo – continua Parea – dia segni importanti, che dicano che lo sviluppo e la tutela dell’industria, che è l’ossatura dell’economia del nostro Paese, non è un tema di serie B”. “Peraltro – conclude Parea – questo caso si consuma proprio a poche ore dalla pubblicazione di un focus R&S Mediobanca sulla condizione delle dieci maggiori aziende manifatturiere di ciascun paese UE. Lo studio descrive un significativo gap, in relazione ai maggiori indicatori (vedi giro d’affari, dimensioni, redditività), tra le dieci maggiori aziende italiane e quelle di Paesi consimili al nostro, come Francia, Inghilterra e, ovviamente Germania”

Il leader della CISL, Annamaria Furlan, sintetizzando ha dichiarato: “Purtroppo la triste verità è che quando sono in gioco interessi strategici, militari ed industriali importanti, la Francia si distingue per una linea a dir poco nazionalistica”.

Ma se da un lato, il portavoce del Governo francese fa delle dichiarazioni soporifere, dal quotidiano “Le Monde” vengono fuori ben altre intenzioni del Governo francese rendendo nota la decisione presa a Parigi riportando quanto segue: “Il presidente francese Macron piuttosto che consegnare le chiavi di STX al gruppo italiano Fincantieri, ha scelto di nazionalizzarla”. Vengono così smentite le parole pronunciate da Christophe Castaner che escludono la nazionalizzazione dei cantieri navali di cui detiene il 33% delle quote. Le nazionalizzazioni sono contro i principi dell’Unione Europea che favoriscono il libero mercato.

Sempre secondo quanto ha riportato il quotidiano “Le Monde” “L’operazione dovrà essere ufficializzata entro oggi dal ministro dell’economia Le Maire e messa in opera entro domani sera”.

Quale è la verità? Le dichiarazioni del portavoce del Governo francese potrebbero essere finalizzate a depotenziare l’attacco del Governo italiano che difende un diritto acquisito. Il giornale “Le Monde” ha una seria tradizione giornalistica da difendere e quindi ha soltanto interesse a diffondere notizie attendibili.

A sciogliere il dubbio ha provveduto il ministro francese Bruno Le Maire con il seguente annuncio dell’ultima ora in conferenza stampa a Bercy: “Eserciteremo il diritto di prelazione su STX. La decisione di esercitare il diritto di prelazione su STX ha un solo obiettivo: difendere gli interessi della Francia nella cantieristica. La nazionalizzazione sarà temporanea. Andrò a Roma martedì prossimo per discutere con i ministri Padoan e Calenda”.

Ma se la nazionalizzazione è solo temporanea, significa che dopo verrà privatizzata. Allora, in che modo verrebbero difesi gli interessi della Francia nella cantieristica? Pertanto, diventa chiaro che la manovra è effettuata soltanto in chiave anti italiana.

Dunque, non bisogna abbassare la guardia. Resta incomprensibile il silenzio dell’Unione Europea su questo grave atteggiamento della Francia nei confronti dell’Italia.

Salvatore Rondello

Fincantieri-Stx: scontro Roma-Parigi

fincantieriMacron sta aprendo una ingiustificata conflittualità con l’Italia. Ieri la furbata con l’accordo pacificatore tra i principali rivali della Libia raccogliendo i frutti di un lungo e tenace lavoro svolto dall’Italia. Oggi, riapre la questione del controllo di Fincantieri su Stx-France già concordata con Hollande.

Il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire ha dichiarato di preferire soluzioni uguali, al 50 e 50 per Stx France, la società a monte dei cantieri Saint Nazaire attiva nella produzione di portaerei e navi da crociera. In cambio, Le Maire avrebbe prospettato all’Italia di accrescere la cooperazione in campo navale militare. Un’offerta che non riscuote consensi: Fincantieri ha rilevato lo scorso aprile il 66,67% di Stx France dagli azionisti sudcoreani, Stx Offshore&Shipbuilding finiti in amministrazione straordinaria, con un investimento di 79,5 milioni di euro.

L’amministratore delegato della Fincantieri, Giuseppe Bono, nel corso della presentazione agli analisti dei risultati del primo semestre che si è chiuso con un risultato positivo di 11 milioni, in aumento di 6 milioni rispetto al primo semestre 2016, ha dichiarato: “L’obiettivo dell’acquisizione di Stx è industriale e non politico. In questa operazione, abbiamo il pieno sostegno del nostro governo. Siamo fiduciosi che l’accordo sarà raggiunto. Siamo ancora nella fase di negoziazioni con lo Stato francese per la definizione della struttura della futura governance in Stx France con nuove posizioni dopo le elezioni in Francia”.

Parigi però avrebbe ancora la carta per rovesciare il tavolo: l’operazione era stata concertata con Parigi quando all’Eliseo c’era Francois Hollande. Entro sabato 29 luglio il governo targato Macron potrebbe tecnicamente esercitare la prelazione – con un costo economico altissimo – con cui nazionalizzare i cantieri Saint Nazaire.

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, parlando a margine di una conferenza stampa ha affermato: “Non abbiamo nessuna intenzione di andare avanti se non ci sono le condizioni. E’ stato firmato un accordo dal precedente governo francese, che contiene alcune condizioni fondamentali per la realizzazione del progetto da parte di Fincantieri. Condizioni che sono conosciute anche all’attuale governo”. Per il ministro Calenda: “Questo è un buon test per capire se chi parla di europeismo e valori liberali poi li applica”.

Il ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan prende atto con rammarico dell’orientamento del governo francese ad esercitare il diritto di prelazione su STX. Il titolare del dicastero di Via XX Settembre in una nota si è così espresso: “L’attuale esecutivo francese ha deciso di cancellare accordi già presi sulla presenza di Fincantieri nella compagine sociale di STX. Abbiamo dato la nostra disponibilità ad ascoltare le esigenze del nuovo governo, ma non c’è nessun motivo per cui Fincantieri debba rinunciare alla maggioranza e al controllo della società francese”.

Nel frattempo il titolo della Fincantieri ha perso circa il 10% alla Borsa di Milano scendendo a 0,945 euro per azione.

Non si comprende nemmeno perché la Francia non ha posto nessun veto ai Sud coreani che già detenevano la quota di controllo di Stx. La Fincantieri ha acquisito direttamente dal Tribunale di Seul il 66,7% del pacchetto azionario della Stx-France che gestisce i cantieri francesi.

Con Hollande, l’assetto societario della stessa Stx prevedeva la maggioranza assoluta in mani italiane, fra Fincantieri e Fondazione CrTrieste. Macron lo ha messo in discussione ed ha chiesto di ridiscuterlo. Oggi, dopo le indiscrezioni e i rumors dei giorni scorsi, il ministro dell’economia, Bruno Le Maire, davanti alla Commissione degli affari economici del Senato, è venuto allo scoperto affermando: “Aspettiamo la risposta del governo italiano sulla proposta di un’azionariato diviso a metà fra Italia e Francia”. Poi ha aggiunto di sperare in una risposta positiva. In conclusione, in caso di esito negativo ha detto: “Tutto si deciderà entro la fine di questa settimana”.

La risposta del governo italiano non si è fatta attendere. Il Ministero dell’Economia e Finanza ha ricordato l’ampia disponibilità a modificare gli accordi già raggiunti al massimo livello e i due requisiti irrinunciabili per una nuova intesa: in mani italiane devono restare la maggioranza di Stx e il voto decisivo nel consiglio di amministrazione in caso di stallo. Requisiti intorno ai quali sono state delineate le modifiche da apportare agli accordi che però i francesi non hanno voluto accettare. A questo punto, a pochi giorni dalla scadenza del 29 luglio, termine ultimo per il governo francese (che ora detiene il 33,3% di Stx France) per esercitare il diritto di prelazione sul 66,67% acquistato da Fincantieri a Seul, la partita è tutta politica. Con gli italiani che vogliono la certezza di poter gestire sul piano industriale i cantieri e i francesi che vogliono salvaguardare la minoranza di blocco in Stx France. Sullo sfondo resta la partita industriale della più importante acquisizione italiana in Francia degli ultimi decenni, primo passo per la creazione di un grande polo europeo della cantieristica in grado di competere sullo scenario globale.

L’Italia non ha mai creato nessun problema alla Francia per i suoi investimenti in Italia. Dovrebbero ricordare i francesi l’acquisto della BNL da parte di BNP-Paribas, della Cassa di Risparmio di Parma attraverso il Credit Agricole, della catena di distribuzione GS oggi della francese Carrefour, della presenza del gruppo Bollorè in Telecom ed in Mediaset, etc…

Complessivamente gli investimenti francesi in Italia ammonterebbero a 37 miliardi di euro pari al 7% dell’intera capitalizzazione della Borsa italiana, mentre gli investimenti italiani in Francia non raggiungono 20 miliardi di euro e rappresentano soltanto lo 0,9% della capitalizzazione della Borsa francese.

Gli italiani hanno già subito le campagne napoleoniche in Italia del 1800. Ricordano anche il mancato rispetto dei francesi alla tregua da loro stessi chiesta nel 1849 durante la battaglia della Repubblica Romana. Con la creazione dell’Europa gli italiani mantengono buoni rapporti con tutti i popoli ed amano vivere in pace, ma non sono più disposti a subire violenze e dominazioni. Gli italiani si sentono europei e pensano a fare una grande Europa.

Non sappiamo ancora cosa vuol fare Macron che ha la desinenza in comune con Napoleon.

Salvatore Rondello

Industria. Istat, volano ordini e fatturato

industriaFinalmente un’altra buona notizia per l’Italia. Dopo le stime al rialzo del FMI, oggi l’ISTAT ha comunicato i dati sulla produzione industriale con significativi incrementi.
Nel mese di maggio 2017 il fatturato ha registrato un aumento di +1,5% sul mese precedente riportando l’indice sugli elevati livelli di dicembre. Nella media degli ultimi tre mesi il fatturato aumenta dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti. Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 come a maggio 2016), il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 7,6%, con incrementi del 6,7% sul mercato interno e del 9,3% su quello estero. Ad eccezione dell’energia (-7,2%), crescono tutti gli altri raggruppamenti dell’industria con particolare rilevanza per la componente interna dei beni intermedi (+3,1%).
L’aumento tendenziale più rilevante riguarda la metallurgia con +14,1%, mentre la diminuzione riguarda le altre industrie manifatturiere (-5,9%).
Sempre nel mese di maggio si registra il  pieno di ordini per l’industria. Gli ordinativi  segnano un incremento congiunturale del 4,3%. Nella media degli ultimi tre mesi l’indice subisce tuttavia una flessione pari all’1,0%. Nel confronto con il mese di maggio 2016, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 13,7%. Tutti i settori registrano incrementi, particolarmente rilevante quello per la fabbricazione di mezzi di trasporto (+19,5%) con un’impennata tendenziale del 21,2%. Anche per gli ordinativi, come per il fatturato, l’andamento congiunturale mostra un incremento sia sul mercato interno che su quello estero, rispettivamente del +3,9% e del +4,9%.
Sembra proprio che l’Italia stia uscendo dalla crisi. Gli investimenti produttivi nella robotizzazione dei processi produttivi stanno dando dei risultati positivi senza migliorare ancora l’occupazione.

FMI rivede le stime di crescita tra rialzi e ribassi

FMIIl Fondo Monetario Internazionale, ha comunicato un aggiornamento sulle previsioni di crescita dell’economia mondiale. Nell’ultimo World Economic Outlook presentato oggi a Kuala Lumpur, il FMI ci rassicura sull’andamento dell’economia mondiale con una crescita del PIL al 3,5% per il corrente anno ed al 3,6% per il 2018. Sono piuttosto interessanti le stime di crescita riviste dettagliatamente, dove rispetto allo scorso anno si segnalano rialzi e ribassi. Per la Cina è stata rivista al rialzo di un decimo di punto percentuale la stima di crescita per il 2017 con un 6,7%, contro il 6,6% delle ultime stime di aprile scorso. Per il 2018, invece, la crescita del gigante asiatico è fissata al 6,4%, in lieve rallentamento rispetto alla stima di quest’anno, ma in rialzo dello 0,2% rispetto alla previsione di aprile scorso. Le aspettative di alti investimenti pubblici potrebbero presentare il rischio di ulteriori larghi incrementi nel debito. Un primo via libera all’innalzamento delle stime di crescita della Cina era arrivato a giugno scorso durante il viaggio in Cina del numero due del FMI, David Lipton, che aveva promosso “la transizione verso un percorso di crescita più sostenibile” da parte di Pechino e le riforme avviate “in ampi settori” dell’economia prevedendo una crescita al 6,7% in linea con le aspettative del governo cinese per arrivare ad una crescita intorno al 6,5% per il 2018.

Nei primi sei mesi del 2017, la Cina è cresciuta del 6,9%, al di sopra della stima del FMI. La Cina, spiega il Fondo Monetario Internazionale deve focalizzarsi sui rischi del settore finanziario per evitare un improvviso rallentamento dell’economia, che, secondo l’istituto di Washington, potrebbe avere ricadute anche su altri Paesi.

Le economie emergenti vengono riviste in crescita con il 4,6% nel 2017 ed il 4,8% nel 2018. Il quadro economico dell’eurozona dovrebbe migliorare nei prossimi anni grazie al miglioramento delle performance di Spagna ed Italia oltre a Francia e Germania. La stima raggiungerebbe +1,9% per il 2017 con in incremento dello 0,2% sulle precedenti previsioni, mentre per il 2018 si prevede +1,7% con un miglioramento di +0,1% dalla precedente stima.

Le stime di crescita in rialzo coinvolgono anche l’Italia passando a un +1,3% del Pil per il 2017 e ad un +1,0% per quello del 2018. I due dati crescono rispettivamente di 0,5 punti percentuali per l’ anno in corso e di 0,2 punti percentuali per il prossimo. Per l’Italia le stime dell’FMI sono inferiori a quelle fatte recentemente dalla Banca d’Italia che vedrebbe una crescita pari all’1,5% per il 2017. Le buone notizie sull’Italia, sono state commentate dal Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “Un Paese che migliora le previsioni può avere una legge di bilancio e un abbassamento del debito più significativi e importanti. Siamo dentro una fase positiva dell’ Eurozona, ma dobbiamo registrare una cosa interessante: pari ad altri Paesi stiamo parlando di uno scalino che si sale, nel caso italiano di qualche scalino in più”.

La composizione della crescita però è cambiata con riferimento a previsioni meno ottimistiche su USA e Regno Unito. IL FMI rivede al ribasso le stime di crescita dell’economia americana prevedendo una crescita del 2,1% nel 2017 contro la precedente stima del 2,3%, e del 2,1% per il 2018 dal precedente 2,5% . La riduzione delle previsioni sull’economia britannica nel 2017 (a +1,7% dal precedente +2%, mentre +1,5% è la proiezione confermata per l’anno prossimo), per Maurice Obstfeld, capo economista del Fondo monetario internazionale, è connessa “alla tiepida performance recente”.

Per quanto ovvio, sull’economia statunitense pesano le scelte di politica economica di Donald Trump, mentre per il Regno Unito pesa l’effetto Brexit.

Invariate le stime di crescita della Russia all’1,4% sia per il corrente anno che per il prossimo. La ricetta del Fmi per far proseguire la crescita economica mondiale è quella di andare avanti con le riforme, ed evitare politiche che possano alimentare il protezionismo. Nel presentare l’aggiornamento dei dati, il FMI ha affermato: “Nel lungo termine il non aumentare il potenziale di crescita e il non rendere la crescita più inclusiva potrebbero alimentare il protezionismo e ostacolare le riforme. Il rischio è quello di una produttività globale più bassa e di danni per le famiglie a basso reddito”.

Dunque, restano sempre aperte le problematiche della povertà nel mondo che potrebbe essere combattuta con una più equa distribuzione della ricchezza.

Salvatore Rondello

BCE, Nessuna sorpresa dal Consiglio Direttivo

BCE- viglianzaNessuna sorpresa dal Consiglio Direttivo della BCE. Con fermezza e determinazione la Banca Centrale Europea lascia invariata la politica monetaria tracciata. Come largamente previsto, i tassi d’interesse restano fermi a zero.

Più specificatamente, nella riunione odierna, la BCE ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0%, allo 0,25% e al -0,40%.

Il Consiglio Direttivo si attende che i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività.

Per quanto concerne le misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio Direttivo ha confermato che intende proseguire con gli acquisti netti di attività, all’attuale ritmo mensile di 60 miliardi di euro (QE), sino alla fine di dicembre 2017 o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione.

Contestualmente agli acquisti netti è reinvestito il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività. Se le prospettive diverranno meno favorevoli o se le condizioni finanziarie risulteranno incoerenti con ulteriori progressi verso un aggiustamento durevole del profilo dell’inflazione, il Consiglio direttivo è pronto a incrementare il programma in termini di entità e/o durata.
Dopo il comunicato stampa della BCE, il cambio dell’euro è sceso ai minimi della giornata di contrattazioni, mentre le borse consolidano l’andamento rialzista.

Nel primo trimestre 2017 il debito italiano è salito al 134,7%, e si conferma il più alto dell’Ue dopo la Grecia. Lo comunica Eurostat. Per l’Italia significa un aumento di 2,1 punti percentuali, rispetto al 132,6% del quarto trimestre 2016.

Per Draghi, la ripresa procede ma viene frenata da riforme lente. In proposito il Presidente della Bce ha detto: “ I rischi sulla crescita dell’ area euro sono in gran parte bilanciati, ma la ripresa che procede e’ rallentata dal lento tasso delle riforme. Poi, Mario Draghi ha anche sottolineato: “Il board della Bce ha deciso all’unanimità di non fissare una data precisa per quando considerare cambi al programma di stimoli. Il confronto al riguardo potrebbe avvenire in autunno.  Il quantitative easing proseguirà fino a quando la Bce non vedrà un sostenuto aumento dell’inflazione”. Le affermazioni del presidente della Bce, Mario Draghi, sono coerenti con la strategia già illustrata in altre circostanze per tutto il 2017.

Per il presidente della Bce:  “Dopo un periodo lungo stiamo finalmente sperimentando una ripresa robusta: ora dobbiamo aspettare che i prezzi e i salari seguano. L’area euro ha ancora bisogno di stimoli perché l’ultima cosa che la Bce vuole sono condizioni finanziarie stringenti. L’inflazione non è dove vorremmo e dove dovrebbe essere. Sull’inflazione ancora non ci siamo: la Bce deve essere tenace, paziente e prudente.  Un sostanziale grado di politica monetaria accomodante e’ ancora necessario per favorire una ripresa dell’inflazione”.

Oltre alla lentezza delle riforme necessarie a rendere più efficiente il funzionamento degli apparati della pubblica amministrazione, un altro elemento frenante le aspettative della BCE è la robotizzazione dei processi produttivi che rallenta la crescita occupazionale e frena la domanda. Il fenomeno dell’automazione dei processi produttivi, non è riportato nel comunicato della BCE.

Salvatore Rondello

Pensioni. La quattordicesima scappa all’estero

Boeri-InpsIl Presidente dell’Inps, Tito Boeri, durante un’audizione al Comitato permanente sugli italiani nel mondo, presso la Commissione Esteri alla Camera, ha detto: “Nel 2017 la spesa per la quattordicesima a persone che non risiedono in Italia è più che raddoppiata passando da 15 a 36 milioni di euro con un’impennata del 131% delle prestazioni. Ciò si deve agli interventi sulla quattordicesima che hanno aumentato la platea dei beneficiari. La legge di Bilancio per il 2017 ha elevato il limite di reddito previsto per tale prestazione, incrementando la platea dei destinatari, e ne ha aumentato l’importo”. Sono stati circa 46.000 i beneficiari di questo provvedimento.

Poi Boeri ha aggiunto: “Le pensioni pagate all’estero dall’Inps, nel complesso, su 160 Paesi, nel 2016 sono state oltre 373.000, per un valore di poco superiore ad un miliardo di euro. Tuttavia, più di un terzo delle pensioni pagate a giugno 2017 hanno periodi di contribuzione in Italia inferiori a tre anni, il 70% è inferiore a sei anni e l’83% è inferiore ai dieci anni, quindi durate contributive molto basse. Queste prestazioni vanno a ridurre gli oneri di spesa sociale di altri Paesi, è quindi come se il nostro operasse un trasferimento verso altri Paesi senza avere un ritorno in consumi. Le somme sono erogate dall’Italia invece che dal Paese dove si pagano le tasse”. Per Boeri, in conclusione: “E’ un’anomalia, visto che non c’è un quadro di reciprocità”.

Il maggior numero dei beneficiari della quattordicesima è presente in Europa con il 39,6%, in America meridionale con il 36,1% ed in America settentrionale con il 12,6%. In proposito il Presidente dell’Inps ha ricordato: “ Si tratta in grandissima parte di Paesi in cui esistono redditi minimi garantiti il cui accesso è basato sul livello di reddito degli individui con benefici il cui ammontare è stabilito in modo tale da portare questo reddito al di sopra di soglie di povertà prestabilite. Questo significa che il nostro Paese con le quattordicesime erogate a residenti di questi paesi sta di fatto riducendo gli oneri di spesa assistenziale di altri Paesi”.

Boeri però non ha detto che gli oneri per l’assistenza sanitaria gravano sul Paese in cui si è residenti. La necessità di dare lavoro agli immigrati, se da un lato genera entrate contributive, non c’è poi nessuna certezza che le prestazioni vengano pagate in Italia. Non si può negare a nessuno la volontà di ritornare nei Paesi di origine e non si può nemmeno imporre ai residenti di non trasferire la residenza all’estero. Il fenomeno, in passato, ha funzionato favorevolmente per l’Italia, quando gli italiani emigrati all’estero, dopo il rimpatrio, ricevevano in Italia la pensione pagata dagli Stati esteri dove avevano svolto l’attività lavorativa. Oggi, tenuto conto che in Italia risiedono oltre cinque milioni di cittadini stranieri, si prospetta un ampliamento dei pagamenti all’estero delle prestazioni pensionistiche.

Invece, resta incompleta la lotta all’evasione ed all’elusione sia fiscale che contributiva.

Salvatore Rondello