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Salvatore Rondello

Turchia, la crisi finanziaria sembra senza fine

turchiaSi è aggravata la crisi finanziaria della Turchia e i mercati finanziari sono spaventati. Il crollo della lira turca sembra senza fine mentre vola il rendimento dei titoli di Stato. Il mercato azionario ha limitato i danni con una flessione intorno al mezzo punto percentuale.

Le vendite a piene mani della valuta turca ha avuto riflessi anche sui bond governativi. La lira turca ha perso in pochissimo tempo, dopo l’apertura dei mercati, il 7% sul dollaro scivolando a 5,97 mentre il cambio con l’euro precipita a 6,84.

Sul reddito fisso il bond governativo a 10 anni ha toccato il massimo storico con il rendimento schizzato al 22,82% rispetto al precedente 18,85%.

Adesso, la Turchia è diventata l’investimento più rischioso al mondo. Il premio richiesto per acquistare titoli di Stato del paese è il più elevato sul pianeta. Dai mercati è considerato più prudente acquistare bond governativi di Egitto, Uganda e Kenya.

La curva dei rendimenti si è invertita. In sostanza il rischio a breve è superiore su quello a lungo termine.

Sui bond governativi con scadenza a un anno il rendimento è volato al 19,95%. Forte pressione anche sul rendimento triennale che è schizzato al 23,53%.

Dal Bollettino trimestrale della Banca dei Regolamenti apprendiamo che alla fine del 2017 le banche italiane erano esposte nei confronti della Turchia per 16,8 miliardi di dollari con ulteriori 5 miliardi di dollari di potenziale esposizione determinati da contratti in derivati, estensione di garanzie e linee di credito.

In totale l’esposizione delle banche estere in Turchia ammonta, sempre a fine 2017, a 264,7 miliardi di dollari che sale a oltre 330 miliardi considerando altre esposizioni potenziali come i derivati (3,6 miliardi di dollari) e estensione garanzie (56 miliardi).

L’esposizione verso la Turchia nel corso del 2017 è aumentata di oltre 20 miliardi di dollari. Quella delle banche italiane è salita di oltre 3 miliardi. Gli istituti spagnoli hanno la leadership con quasi 84 miliardi di dollari, pari a circa un terzo del totale. Sull’esposizione degli istituti iberici pesa Bbva che detiene la Garanti bank, terza banca turca. Infatti sull’esposizione totale spagnola la metà è in valuta locale a differenza delle altre banche estere che hanno una modesta esposizione in lira turca (per le banche italiane solo 264 milioni di dollari).

Rilevanti anche le esposizioni delle banche francesi con oltre 37 miliardi, seguite da quelle della Gran Bretagna con 18,7 miliardi, Stati Uniti con 17,7 miliardi e Germania 17,4 miliardi.

Secondo il Financial Times, la Bce sarebbe preoccupata per l’esposizione di alcune banche dell’area euro verso la Turchia, e il quotidiano cita Bbva, Bnp Paribas e UniCredit. Tra le banche con rilevanti esposizioni figurano anche Ing, Hsbc e Citybank che hanno una presenza diretta nel paese.

Bbva è la banca più esposta nei confronti della Turchia con un totale di attività di 78 miliardi di euro a fine 2017 secondo il bilancio del gruppo spagnolo.

Eppure solo due anni fa, dall’ufficio del presidente Erdogan veniva diffuso un comunicato nel quale il governo turco era interessato a promuovere l’acquisizione di Deutsche Bank.

Il settore bancario turco in ogni caso ha attirato il forte interesse da parte di gruppi esteri ma anche di fondi sovrani in particolare del Medio oriente. Tra le operazioni più recenti il gruppo Abraaj ha rilevato il 10% della turca Fibabanka, mentre il fondo sovrano del Kazakhstan è il principale azionista di Sekerbank dopo il fondo pensione dei dipendenti.

Per quanto riguarda UniCredit, dal bilancio 2017 emerge che il totale di attività denominate in lira turca ammonta a 18,2 miliardi considerando attività, passività e derivati. Sul totale 11,8 miliardi rappresentano finanziamenti alla clientela e 2,4 miliardi sottoforma di titoli di debito.

Esposizioni rilevanti anche per istituti che non fanno parte dell’area euro come il colosso americano Citibank con 9 miliardi. Più consistenti sono le esposizioni di Hsbc che vanta un attivo di 32 miliardi in Turchia e Ing Bank con 12 miliardi.

Il gruppo del Qatar Qnb possiede la Finansbak che detiene asset per 28 miliardi di euro in Turchia, il gruppo Burgan con sede in Kuwait controlla la Burgan Bank con attività per 6 miliardi di euro mentre la russa Sberbank controlla il 99% di Denizbank che vanta asset per 27 miliardi di euro.

Come se non bastasse, il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, commentando la crisi turca con la valuta nazionale in caduta libera, ha scritto su Twitter: “Ho appena autorizzato il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio della Turchia, visto che la loro valuta, la lira turca, è scesa rapidamente contro il nostro dollaro forte! L’alluminio sarà ora al 20% e l’acciaio al 50%. I nostri rapporti con la Turchia non sono buoni, al momento!”. Figuriamoci cosa avrebbe potuto fare Trump se i rapporti con la Turchia non fossero stati buoni.

Sui mercati finanziari pesano i timori legati non solo allo stato di salute finanziaria della Turchia, ma anche all’esposizione ad Ankara delle banche europee. Il crollo della lira turca rispetto al dollaro è arrivato con un calo del 12 per cento in un solo giorno.

Nel 2017 l’Italia è stata il quinto partner commerciale della Turchia con 19,8 miliardi di dollari di interscambio totale (+11,1% rispetto al 2016), di cui 11,3 miliardi di dollari in esportazioni e 8,5 miliardi di dollari in importazioni e una quota di mercato del 5,1%. Per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri sempre nel 2017, secondo i dati di ‘info mercati esteri’, l’Italia ha fatto investimenti per 124 milioni di dollari, in aumento del 42,5% rispetto al 2016, e ha confermato la propria presenza nel paese con oltre 1.418 aziende.

Nei primi 5 mesi del 2018 l’Italia è diventata il quarto partner commerciale con 9 miliardi di interscambio totale (+17,0%) rispetto ai primi cinque mesi del 2017, di cui 4.814 milioni di import (+14,5%) e 4.231 milioni di export (+20,1%) determinando un saldo negativo per la Turchia di 582 milioni di Usd. Sempre nei primi 5 mesi dell’anno in corso l’Italia si conferma quinto fornitore della Turchia dopo Cina, Russia, Germania e Stati Uniti e il terzo cliente dopo Germania e Regno Unito. Il flusso di vendite è aumentato del 9% rispetto al 2016 e i primi mesi del 2018 sembrano confermare questa ascesa, con un incremento del 6% nei primi due mesi di quest’anno in particolare per i beni di consumo (alimentari e bevande, abbigliamento) e beni di investimento e intermedi (macchinari, metalli, gomma e plastica).

Il confronto fra i primi cinque mesi del 2018 e il 2017 mostra un incremento del deficit commerciale della Turchia con il resto del mondo, cresciuto del 41,4% da Usd 24,9 miliardi a Usd 35,2 miliardi. Le esportazioni sono aumentate del 7,9% passando da Usd 64,3 a Usd 69,3 miliardi, mentre le importazioni hanno registrato una crescita maggiore pari a 17,2%, passando da usd 89,1 a Usd 104,5 miliardi. Nel complesso l’interscambio totale ha registrato un aumento del 13,3%, da Usd 153,4 a Usd 173,8 miliardi.

Il presidente turco, Erdogan, ha invitato i suoi cittadini a non farsi prendere dal panico per il crollo della lira turca sui mercati valutari denunciando campagne contro il suo Paese. Erdogan ha detto: “Ci sono diverse campagne in corso, non prestate loro alcuna attenzione. Non dimenticate questo: se loro hanno i dollari, noi abbiamo la nostra gente, il nostro diritto, il nostro Allah”.

Il populismo nazionalista e sostanzialmente antidemocratico di Erdogan non ha certamente migliorato la Turchia. Le controriforme strutturali messe in atto da Erdogan per modificare il processo democratico attuato cento anni fa dall’Ataturk, hanno prodotto gli effetti devastanti in atto.

Salvatore Rondello

Manovra. Liti e confusione nel governo

DiMaio_SalviniNessun aumento dell’Iva e nessun taglio agli 80 euro. I vicepremier Di Maio e Salvini promettono e ripetono compatti: “Non metteremo le mani nelle tasche dei cittadini”. Giornata di polemiche, quella di ieri, quando a infiammare il dibattito politico sono arrivate le indiscrezioni, poi smentite da una nota di Palazzo Chigi, secondo cui il governo penserebbe a un’abolizione degli 80 euro di renziana memoria per finanziare la Flat tax. Ad accreditare l’ipotesi, c’era stata, mercoledì scorso, un’intervista del Sole 24 Ore al ministro dell’Economia Giovanni Tria, che aveva ventilato la possibilità di rivedere il bonus.

Ipotesi impossibili per l’esecutivo, che da Salvini vengono bollate come ‘indiscrezioni dei giornali, palesemente false e che servono solo per riempire le pagine dei quotidiani in agosto’, smentendo di fatto le parole del titolare del Mef e mettendo in luce la divisione interna tra il dicastero dell’Economia ed il resto del governo. Il leader della Lega ha assicurato: “Governo che non pensa di togliere gli 80 euro e non vuole aumentare l’Iva. L’esecutivo lavora per attuare il programma”.

Della stessa opinione sarebbe Di Maio, che ha ribadito e promesso ai cittadini di non voler togliere soldi dalle tasche di nessuno. Il vicepremier penta stellato, ha ribadito: “Non so chi abbia inventato questa cosa degli 80 euro e quella dell’aumento dell’Iva. Il governo è compatto sulla volontà di non mettere le mani in tasca ai cittadini, come è stato fatto in passato. Non vogliamo fare il gioco delle tre carte, non tireremo la coperta, vogliamo essere autentici con una manovra rigorosa e coraggiosa. Si parla di ritoccare l’Iva per non farla aumentare. Questo è il nostro obiettivo nel contratto di Governo, ma per commercianti e consumatori non ci saranno aumenti”.

A dare manforte ai due vicepremier, è arrivata la rassicurazione del vice ministro dell’Economia Massimo Garavaglia che a Radio Anch’io ha detto: “Nessuno scontro sull’Iva. Non c’è l’intenzione di toccare l’Iva, solo qualche piccolo aggiustamento. Il Mef sta facendo il punto per quantificare le misure previste con gradualità, stabilire quindi un quadro certo per le riforme previste come flat tax, reddito di cittadinanza e pace fiscale”.

Il lettore dovrebbe chiedersi con quali risorse verranno finanziati i provvedimenti che il governo si propone di realizzare. Nel frattempo assistiamo ad un valzer di notizie: un ministro dice una cosa, altri ministri lo smentiscono e quindi non si sa ancora quali sono le intenzioni del governo. I cambiamenti possono essere sempre in meglio o in peggio.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ed il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sembrerebbero carenti di autorevolezza all’interno del governo penta stellato. I veri detentori dell’autorevolezza nel governo giallo verde sarebbero i due vice ministri Luigi Di Maio e Matteo Salvini come se ci trovassimo nella repubblica dell’antica Roma governata da due consoli.

Ma, sulle scelte del governo, le posizioni della Lega e quelle dei Pentastellati spesso sono inconciliabili. Sulla Tav, il ministro Toninelli continua a fare dichiarazioni incontrollate e del tutto gratuite senza essersi mai degnato di incontrare il Commissario per la Tav. Sul caso Ilva il governo manifesta una incapacità gestionale rimettendosi nelle mani dell’Avvocatura dello Stato.

Dunque, fa bene il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ad accendere un faro sulle misure economiche che il governo intenderebbe adottare perchè è in gioco il futuro dell’Italia.

Quello che sta avvenendo in Turchia, dovrebbe insegnare qualcosa e farci comprendere che potrebbe verificarsi anche in Italia.

In tutto ciò, è lontana la presenza di una alternativa credibile all’attuale governo. Forza Italia cerca di recuperare il rapporto con la Lega per rinsaldare il Centro Destra. Il PD non ha saputo rinnovare il proprio gruppo dirigente per riacquistare consensi elettorali e spera soltanto nel fallimento dell’attuale compagine governativa. Ma, non si vedono all’orizzonte programmi politici idonei per dare agli italiani un futuro migliore. Storicamente il Partito Socialista ha avuto questo ruolo e potrebbe averlo anche adesso.

Salvatore Rondello

Sulla manovra Tria mette la mani avanti

triaIl ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervistato dal Sole 24 ore, ha assicurato che il dossier pensioni non è stato abbandonato. Tria ha detto: “Stiamo studiando anche gli interventi previdenziali, con il vincolo che non incidano in modo troppo pesante sulla curva della spesa a medio e lungo termine. Quanto all’aggravio di spesa che la cosiddetta Quota 41 determinerebbe, dipende dalle condizioni. Stiamo studiando, e non c’è ancora un quadro definito”.

Secondo il ministro dell’Economia, il governo avrebbe in cantiere di introdurre incentivi per il lavoro a tempo indeterminato nella prossima manovra. Commentando i timori del mondo delle imprese per la stretta sui contratti a termine, Tria ha aggiunto: “Mi rendo conto delle ragioni di questi timori, ma anche su questo aspetto occorre un ragionamento più freddo. Prima di tutto, sono sempre convinto del fatto che si debba aspettare di vedere gli effetti a regime, all’interno di un quadro più ampio di interventi che in manovra potranno vedere nuovi incentivi per il lavoro a tempo indeterminato. Non va ignorato del resto il fatto che in questo periodo c’è stato un abuso di contratti a termine, e anche dal punto di vista macroeconomico un aumento così forte di lavoro a tempo determinato è un problema perché non permette un investimento nel capitale umano e quindi un aumento della produttività, che rimane il grande malato italiano. Il problema esiste, e se la risposta è adeguata lo vedremo”.

Tria ha poi spiegato che le fibrillazioni sullo spread registrate negli ultimi giorni non sono tanto da collegare a fattori di incertezza quanto al fatto che ad agosto i volumi sono ridotti. In proposito, il ministro ha affermato: “Lo spread è influenzato da vari fattori. Il primo è il rallentamento dell’economia. Una maggiore incertezza sul futuro allarga i differenziali perché spinge gli investitori su titoli più sicuri. Non mi risulta però che ora ci sia una fuga dai titoli italiani. Ci sono piuttosto operazioni su futures e cds e ad agosto, quando i mercati sono più sottili, bastano anche piccoli movimenti per dare fluttuazioni di prezzi”.

Il ministro Tria ha anche rassicurato sulle riforme affermando: “Su riforma fiscale e reddito di cittadinanza bisogna partire davvero. E nella prossima manovra non saranno presenti solo flat tax e reddito di cittadinanza”.

Alla domanda se sulle pensioni si può aspettare, poiché nel comunicato di venerdì scorso, quando c’è stato il primo vertice del governo sulla legge di bilancio per il 2019, non erano citate né previdenza né legge Fornero, Tria ha risposto: “No, la mancata citazione non significa l’abbandono del dossier. Stiamo studiando anche gli interventi previdenziali, con il vincolo che non incidano in modo troppo pesante sulla curva della spesa a medio termine”.

Il ministro ha ribadito più volte la necessità di rilanciare gli investimenti pubblici sia per far ripartire l’economia che per rassicurare i mercati. Durante l’intervista, Giovanni Tria ha affermato: “Per far ripartire l’economia bisogna guardare alla massa di opere e investimenti pubblici diffusi sul territorio, con un ruolo attivo di alcune grandi aziende pilastri della finanza italiana, come Eni e Enel. Sulle opere più grandi bisogna poi costruire un ruolo più attivo delle grandi aziende a partecipazione pubblica come Enel, Eni e Ferrovie, e di Cassa depositi e prestiti”.

Consapevole che lo scenario della crescita economica è meno roseo di quello presentato dal Def, il ministro ha anche detto: “Le valutazioni attuali portano a stimare una crescita dell’1,2% quest’anno, contro l’1,5% scritto nel Def, e intorno all’1-1.1% l’anno prossimo, con un rallentamento che si sta verificando in tutti i grandi paesi Ue. Già questo rallentamento porterebbe il deficit tendenziale del 2019 all’1,2%, e a settembre si capirà il livello dei rendimenti su cui basare le previsioni definitive. A questo si aggiungono i 12,4 miliardi necessari a fermare le clausole di salvaguardia sull’Iva. Stiamo però dialogando con la commissione Ue per evitare una correzione che sarebbe troppo pro-ciclica, cioè che favorirebbe il rallentamento dell’economia”.

Fatte queste precisazioni, il ministro dell’Economia ha fornito qualche chiarimento su come avverrà l’introduzione del reddito di cittadinanza e la Flat-tax nella prossima legge di bilancio: “Con avvio della Flat Tax, prima di tutto, va inteso un percorso progressivo di convergenza verso l’obiettivo indicato dal programma di governo. Su quest’ultimo aspetto, l’aumento delle soglie per il regime forfettario è sicuramente un passo possibile, che produce anche un rilevante effetto di semplificazione degli adempiamenti a carico delle attività economiche più piccole. Ma stiamo lavorando intensamente anche sulle simulazioni degli interventi possibili per le persone fisiche, sempre nell’ottica di convergere progressivamente verso l’obiettivo finale”.

Sull’ipotesi di una riduzione delle aliquote Irpef da cinque a tre, il ministro Tria ha spiegato: “Si tratta di una delle molte simulazioni che abbiamo effettuato in queste settimane, lavorando anche su ipotesi non solo di riduzione del numero di aliquote ma anche del loro livello. Riguardo al reddito di cittadinanza, questo in ogni caso, ingloberà l’attuale reddito di inclusione ma anche altri meccanismi di sostegno alle fasce deboli che sarebbero assorbiti dal meccanismo universale. E anche in questo caso parliamo di un’attuazione progressiva, sviluppata con gli spazi di finanza pubblica che man mano si rendono disponibili. Con la Commissione europea, poi, stiamo continuando a lavorare perchè sia possibile finanziare i costi dei miglioramenti amministrativi, cioè la riforma dei centri per l’impiego, con le risorse del Fondo sociale europeo”.

Per le coperture della riforma fiscale che il governo M5S-Lega si appresta a varare, il ministro dell’Economia ha detto: “Arriveranno con un riordino profondo delle tax expenditures, che finora non si è fatto perchè è realizzabile solo se accompagnato da una riduzione delle aliquote generali. In questo senso bisogna applicare una versione adattata all’ottimo paretiano, in cui nessuno perde e qualcuno guadagna in un’ottica pluriennale”.

All’interrogativo se verrà messo in discussione anche il bonus Renzi da 80 euro, Giovanni Tria ha risposto: “Non c’è dubbio, anche per ragioni di riordino tecnico. Per com’è stato costruito, il bonus da 80 euro crea complicazioni infinite, a partire da molti contribuenti che l’anno dopo scoprono di aver perso o acquisito il diritto per cambi anche modesti di reddito”.

Il possibilismo del ministro Giovanni Tria non smentisce le ipotesi avanzate anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul ‘contratto di governo’ (una volta si parlava con un linguaggio più corretto di programma di governo). Di certo c’è un cantiere aperto per la definizione della manovra finanziaria. Un atteggiamento prudente che non spacca il governo ma che non rivela ancora le scelte di politica economica del governo giallo-verde. Sono ormai evidenti le difficoltà ed i molteplici dissidi esistenti all’interno della compagine governativa. Rispetto alle dichiarazioni rilasciate dal ministro Tria al quotidiano della Confindustria, non è cambiato sostanzialmente quasi nulla dalle note diffuse venerdì scorso al termine dell’inusuale vertice del Consiglio dei ministri in vista della stesura della manovra finanziaria prevista a settembre. Restano in fase di studio la Tav, la riforma delle pensioni, la flat-tax, il reddito di cittadinanza, le coperture finanziarie, etc. Ma, nel frattempo continua la guerra intestina tra Lega e M5S dove è in palio l’egemonia nel governo e forse non solo. La partita è principalmente focalizzata sulle grandi opere (Tav, Tap e Pedemontana) che la Lega vorrebbe realizzare contrariamente alla posizione idiosincratica del M5S. Altri fronti critici sono l’Ilva, l’Alitalia, il reddito di cittadinanza, la Flat-tax e la riforma della legge Fornero. La battaglia ha anche dei risvolti in chiave antieuropeista principalmente da parte dei penta stellati che, cercando di chiudere l’Ilva e vietare la realizzazione di Tav e Tap, limiterebbero lo sviluppo economico dell’Italia ma anche dell’Europa. Argomenti non di poco conto che si intrecciano con interessi geopolitici nel proscenio mondiale. Però, alla fine, chi vincerà la partita tra Lega e M5S, vincerà sull’alleato di governo proponendosi alle prossime elezioni come detentore della leadership nel Paese. Dunque, Settembre dovrebbe essere il mese rivelatore per il ‘governo del cambiamento’, ma si può già ipotizzare un autunno con molte incognite tra cui le valutazioni della Commissione Ue sulla manovra. Nello prossimo autunno, potrebbero esserci grandi novità tra cui un inasprimento dell’antieuropeismo in chiave giallo-verde e la possibile crisi dello stesso governo Conte.

Salvatore Rondello

Brexit, la possibilità del fallimento delle trattative

brexitIl governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, intervistato dalla BBC dopo l’aumento dei tassi, ha avvertito: “Anche se resta improbabile, ormai il rischio di un mancato accordo sulla Brexit con l’Unione europea è sgradevolmente elevato”. Uno scenario che il banchiere centrale giudica indesiderabile, quello di una mancata intesa che porterebbe alla cosiddetta “hard Brexit”. Commenti che hanno ulteriormente depresso la sterlina, caduta sotto la soglia psicologica di 1,30 dollari a 1,2982.

Eppure, la Banca d’Inghilterra ha deciso di alzare i tassi ai livelli massimi dai tempi della crisi finanziaria di un decennio fa, a dispetto dei diffusi timori relativo al tormentato e insidioso processo verso la Brexit e ai venti di guerra commerciale internazionale: il tasso di riferimento è stato incrementato di 25 punti base arrivando allo 0,75 per cento. Una decisione attesa, date le recenti dichiarazioni del governatore Mark Carney sui rischi di surriscaldamento dell’economia e di altre conseguenze negative in mancanza della prosecuzione di una manovra di normalizzazione dei tassi.

Nel novembre scorso la BoE aveva alzato i tassi per la prima volta da oltre dieci anni.

Molti economisti hanno contestato la necessità di procedere in questa fase a un irrigidimento della politica monetaria come una inutile assunzione di rischi. E non solo perché, a meno di otto mesi dalla Brexit, il governo di Theresa May e l’Unione Europea sono ancora lontani dall’aver concordato sullo status delle loro future relazioni economiche. A parte i possibili effetti deprimenti del crescente contrasto commerciale tra Usa e Cina sulla congiuntura globale, l’economia britannica ha rallentano nel complesso la sua crescita dopo il referendum del 2016 e di recente la crescita salariale, principale fattore inflazionistico interno, non ha dato segni di decisa accelerazione anche se la disoccupazione è ai minimi da oltre 40 anni. Gli operatori dei mercati finanziari hanno già largamente scontato la decisione, tanto che la manovra di irrigidimento potrebbe non bastare a rafforzare la sterlina (in calo da tre settimane sul dollaro) , specie se le dichiarazioni che il governatore Carney farà questo pomeriggio dovessero segnalare prudenza per il futuro.

Ieri la Federal Reserve non aveva fatto ulteriori ritocchi ai tassi americani, ma ha indicato di esser pronta a farlo eventualmente già da settembre alla luce della robustezza dell’economia statunitense. La Banca del Giappone l’altro ieri aveva invece confermato l’intenzione, pur con qualche aggiustamento, di mantenere i tassi ai correnti livelli estremamente bassi ancora per un estero periodo di tempo, confermandosi come la più ‘colomba’ tra le banche centrali.

Il rialzo dei tassi, può essere considerata una sfida del governatore della Banca d’Inghilterra indirizzata ai pessimisti sulla Brexit. Mark Carney ha affermato: “Con crescenti spinte inflazionistiche generate internamente e la prospettiva dell’emergere di un eccesso di domanda nell’economia, un modesto irrigidimento (della politica monetaria) è ora appropriato per ripristinare una inflazione verso il suo target del 2% e farla restare su quel livello”.

Di suo ha aggiunto una revisione al rialzo delle stime sulla crescita economica del Regno Unito nel 2019. Ossia l’anno in cui, dall’inizio del secondo trimestre, il Regno Unito lascerà l’Unione europea. La politica monetaria della BoE sarà in direzione di un irrigidimento limitato e graduale, ma se, dati i possibili esiti diversi dei negoziati sulla Brexit, le circostanze dovessero diventare avverse, Carney non ha escluso che i tassi possano anche essere limati.

La reazione degli investitori è stata modesta (neanche la sterlina ha avuto una spinta), anzitutto perché la misura di oggi era attesa e già scontata dai mercati. L’unica vera sorpresa è stata l’unanimità della decisione della Banca d’Inghilterra di alzare i tassi di 25 punti base allo 0,75%: molti si attendevano un paio di dissenzienti tra i membri del board. Invece tutti e nove hanno votato in favore di una politica monetaria leggermente più restrittiva, ritenuta necessaria per contenere le spinte inflazionistiche in un momento di occupazione ai massimi da 42 anni, con i salari in crescita superiore a quella dei prezzi. Così il tasso di riferimento è stato portato sopra il livello di 0,5% che è stato mantenuto per la maggior parte dello scorso decennio, salvo che per 15 mesi dopo il referendum sulla Brexit (quando fu tagliato).

L’attenzione si è dunque concentrata sulle indicazioni, ribadite in conferenza stampa dal governatore Carney, secondo cui la banca centrale della quinta economia del mondo non avrà fretta di procedere a ulteriori ritocchi. In effetti, molti analisti ritengono impensabile che ci siamo altri rialzi dei prossimi mesi, date le grandi incertezze che si profilano. Anzitutto, le incognite sul processo della Brexit, (che sarà formalizzata tra meno di otto mesi): la BoE riconosce che l’economia potrebbe essere influenzata in modo significativo dalla reazione di famiglie, imprese e mercati finanziari agli sviluppi di una Brexit su cui Londra e Bruxelles sono ancora distanti nel profilare le loro future relazioni commerciali. Poi ci sono i primi segnali secondo cui le politiche attuali o potenziali di tipo protezionistico stiano iniziando ad avere un impatto avverso sul commercio globale. In questo contesto, le proiezioni della BoE indicano che tra due anni l’inflazione dovrebbe attestarsi poco al di sopra del target, ossia al 2,09%. Le previsioni sui prezzi sono state leggermente alzate in connessione ai rincari dell’energia e al recente deprezzamento della della sterlina. Per quest’anno è stata confermata la stima di una crescita del Pil dell’1,4%, mentre nel 2019 dovrebbe salire all’1,8% (rispetto alla precedente stima dell’1,7%).

Ma, non tutti gli economisti inglesi sono d’accordo sulla valutazione di parte fatta da Mark Carney. La preoccupazione di Teresa May è che la Brexit sta perdendo consensi popolari ed nuovo referendum degli inglesi sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea potrebbe manifestare una volontà opposta rispetto all’ultimo referendum che ha diviso in due il Regno Unito.

Roma, 4 agosto 2018

Salvatore Rondello

Legge di bilancio, una manovra azzardata

ministero-economia-1Il premier Giuseppe Conte ha riunito i principali ministri del governo a Palazzo Chigi per avviare il cantiere della legge di Bilancio, mentre le vendite sui titoli di Stato italiani hanno portato lo spread con la Germania fino a toccare i 270 punti base.

Nel pomeriggio, il responsabile dell’Economia Giovanni Tria, si è detto soddisfatto dell’esito del lavoro, spiegando che gli obiettivi di bilancio sono compatibili con l’avvio di flat tax e reddito di cittadinanza, cavalli di battaglia di Lega e M5S. La dichiarazione del ministro Tria è stata in controtendenza a quanto ha dichiarato fino a pochi giorni fa nonostante la congiuntura manifesta segnali in rallentamento.

Il presidente del Consiglio, in una nota diffusa dopo la riunione, ha detto: “Oggi abbiamo deciso la programmazione economico-finanziaria che presenteremo nel prossimo mese di settembre”.

Al vertice hanno partecipato il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti (Lega), il vicepremier Luigi Di Maio (M5s), i ministri dell’Economia Giovanni Tria, degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, per gli Affari europei Paolo Savona ed Elisabetta Trenta.

Il leader della Lega Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, era assente perché impegnato a Milano Marittima.

Conte ha spiegato: “Abbiamo operato una ricognizione dei vari progetti di riforma che consentiranno all’Italia di avviare un più robusto e stabile processo di crescita economica e di sviluppo sociale, rendendosi più competitiva sul mercato globale. Abbiamo esaminato i mutamenti del quadro macro-economico e le condizioni del bilancio a legislazione invariata”.

Ieri, in Borsa, la mattinata è iniziata male per i titoli italiani. Alcuni trader e analisti hanno spiegato il rialzo dei rendimenti in atto già da ieri con il perdurare dei timori sulla tenuta del governo e del bilancio pubblico.

Dal picco di 270 punti, il differenziale di rendimento tra Btp e Bund decennali è sceso a quota 251, comunque sopra i 246 di ieri. Il tasso sul benchmark a 10 anni è al 2%.

Christoph Rieger di Commerzbank ha commentato: “Il timore è che Tria sia costretto alle dimissioni, evento che porterebbe alla fine del governo, a nuove elezioni e ad un ulteriore rafforzamento della Lega. L’alternativa, sempre sgradita al mercato, è che il governo vari un bilancio in contrasto con le norme europee e apra un conflitto con la Commissione”.

Salvini, intervistato da Sky, escludendo scenari di crisi, ha detto: “La legge di Bilancio conterrà primi passi su Flat tax, smontaggio della legge Fornero e stralcio delle cartelle esattoriali. Abbiamo un’economia salda. Tanti investitori esteri non vedono l’ora di investire da noi”.

Tria ha confermato in Parlamento l’intenzione di aumentare il deficit del 2019, visto nel Def di aprile allo 0,8% del Pil in termini tendenziali, senza rivedere in peggio il saldo strutturale, calcolato al netto del ciclo e delle una tantum. Il mese scorso, due fonti vicine alla situazione hanno riferito a Reuters che il governo potrebbe alzare il deficit/Pil 2019 all’1,3 o all’1,4%. Ma nella maggioranza e nel governo c’è anche chi spinge per obiettivi più ambiziosi.

Savona ha proposto di negoziare con l’Europa margini in bilancio sufficienti a finanziare 50 miliardi di investimenti pubblici.

Il quadro è reso incerto anche dalla congiuntura economica meno favorevole del previsto. Il Pil nel secondo trimestre è cresciuto di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali dopo il +0,3% del primo. Ed Istat ha avvertito che prosegue l’attuale fase di contenimento dei ritmi di crescita economica.

Il Def stima un Pil a +1,5 nel 2018 e a +1,4 nel 2019, contro rispettivamente l’1,2 e l’1% indicati dal Fondo monetario internazionale il 16 luglio. Il governo aggiornerà il quadro macro e obiettivi di bilancio a fine settembre. La manovra sarà presentata al Parlamento e Commissione europea nel mese di ottobre.

Dunque, nella prossima finanziaria verrebbero inserite, nonostante le frenate fatte dal Tesoro, nei giorni scorsi, anche la flat tax e il reddito di cittadinanza, i due cavalli di battaglia dei gruppi di maggioranza del governo guidati da Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Più avanti si vedrà se questo accordo, che vede la Lega e il Movimento 5 Stelle su posizioni sensibilmente diverse, riuscirà a tenere nonostante le pressioni dell’Unione europea, le esigenze di bilancio e le incursioni in parlamento.

Ieri pomeriggio, è durato in tutto un paio d’ore l’incontro sulla manovra economica che dovrà essere presentata in autunno, e dopo il ritorno dalle ferie estive sarà il principale scontro politico.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, subito dopo le parole di Tria, ha twittato: “L’Italia sta morendo di tasse. Nella prossima manovra economica parte la rivoluzione fiscale. A qualcuno all’estero non PIACERÀ? Pazienza, non ci faremo fermare da qualche rimbrotto”.

In un video pubblicato su Facebook, Matteo Salvini ha anche detto: “Non mi interessa se qualcuno all’estero dice che non si può fare, si dovrà fare. Questo è il governo del cambiamento: non ha paura di due rimbrotti e minacce che arrivano da qualche parte”. Poi ha elencato le priorità: “Riduzione delle tasse, revisione della Fornero, stralcio delle cartelle fiscali di Equitalia e pagamento dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti dei privati”.

Il deputato di Forza Italia, Renato Brunetta, in una nota, ha dichiarato: “Il vertice tra rappresentanti del governo tenutosi oggi sui contenuti della prossima legge di bilancio non ha per nulla risposto alle domande che il mondo politico e i mercati avevano posto all’esecutivo guidato da Giovanni Conte. Stando ai comunicati rilasciati a margine dell’incontro, sembrerebbe essere prevalsa la linea anti-europeista dei vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che prevede l’introduzione, già nella prossima manovra, del reddito di cittadinanza, della flat tax e l’abolizione della legge Fornero, da finanziare attraverso un maxi ricorso al deficit pubblico. Sembra quindi che il governo intenda procedere nella sua azione di sfida aperta alla commissione europea, alla quale chiede di sforare i parametri europei di finanza pubblica, incurante del monito del ministro dell’Economia Giovanni Tria, il quale ha detto apertamente che i soldi per finanziare il faraonico programma economico giallo-verde non ci sono per nulla. Questo atteggiamento non farà altro che spargere ulteriore benzina sul fuoco dei mercati finanziari, che si attendevano parole ben diverse, di rassicurazione sui conti pubblici che, però, non sono arrivate. Non ci resta, a questo punto, che aspettarci un altro round di svendite dei nostri titoli di Stato”.

Intanto, anche quest’anno ad agosto sarà sospeso l’invio delle cartelle e delle comunicazioni fiscali ad agosto. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto: “Nell’ottica di una sempre maggiore attenzione verso i cittadini, l’amministrazione finanziaria ha deciso di sospendere ad agosto l’invio di oltre un milione di atti. È un segno di riguardo nei confronti dei contribuenti, con l’obiettivo di ridurre al minimo eventuali disagi in un periodo particolare dell’anno. Saranno invece comunque avviati gli atti cosiddetti inderogabili. L’amministrazione non sospende ovviamente la sua attività interna ma si muove in una logica di buon senso e di semplificazione dei rapporti con famiglie, imprese e professionisti”.

Per realizzare il programma, il governo giallo-verde, dunque, avrebbe trovato i 50 miliardi necessari seguendo il percorso indicato da Savona. Così il ministro dell’Economia Giovanni Tria avrebbe dato il via libera. Non sappiamo se la Commissione dell’UE ha dato il via libera alla richiesta del governo Conte che ha delineato la nuova legge di bilancio. Inoltre, sulle prospettive congiunturali influirà l’effetto dei dazi, ma anche la cessazione del Qe della Banca Centrale Europea. Già si stanno manifestando i primi segnali di rallentamento sull’economia europea ed anche su quella italiana.

In sintesi, nella migliore delle ipotesi, è una manovra molto azzardata, che si appresterebbe a varare il governo giallo-verde. Va ricordato, inoltre, che per ogni rialzo dello spread pari a cento punti base (cioè 1%), gli italiani pagheranno un costo aggiuntivo di 18 miliardi per interessi sul debito pubblico.

Salvatore Rondello

Dl dignità passa alla Camera. Ora tocca al Senato

di maio caffèIl gruppo parlamentare del M5S ha ‘brindato’ per il via libera definitivo della Camera al  cosiddetto ‘decreto dignità’ targato M5S. Il provvedimento ora è all’esame del Senato. Precariato, burocrazia, gioco d’azzardo e delocalizzazione i punti centrali del dl, con il quale, secondo il ministro Luigi Di Maio, il Movimento ha intenzione di ‘cambiare il Paese’. La deputata penta stellata Tiziana Ciprini, durante la dichiarazione per il voto finle, ha così commentato le novità del testo: “Solo grazie agli sgravi per le assunzioni stabili degli under 35 il decreto creerà 31.200 nuovi posti di lavoro nel 2019, e altrettanti nel 2020. Con il decreto Dignità, in tema di contratti a tempo determinato l’Italia si uniforma con gli altri Paesi europei, riducendone il tempo massimo da 36 a 24 mesi. La possibilità di prorogare il contratto si riduce da 5 a 4 rinnovi. Vengono inoltre reintrodotte le causali per giustificare il ricorso a un contratto a tempo determinato. In Europa la ‘causale’ per il contratto a termine esiste quasi dappertutto. In Germania per esempio esiste una causale attenuata, simile a quella introdotta col decreto dignità, in cui prevediamo in sostanza 12 mesi di prova del lavoratore dove non c’è bisogno di specificare nessuna causale. Ci sembra un tempo più che ragionevole, che permette alle imprese di testare la bontà di un lavoratore e capire se l’incremento del proprio business si consolida. Per i lavoratori occasionali e in somministrazione, cioè coloro che hanno contratti con agenzie interinali, si semplifica l’utilizzo dei ‘Presto’ (ex voucher). Nessun aumento delle categorie che possono usufruirne, ma una semplificazione della normativa, oltre a un maggior margine di tempo per l’utilizzo, da 3 a 10 giorni massimi, garantito all’imprenditore agricolo o turistico. Stop alle delocalizzazioni ‘selvagge’. Con l’approvazione del decreto, chi sceglierà di delocalizzare le aziende dovrà restituire tutto quanto ricevuto e, se delocalizza fuori dall’Unione Europea, dovrà pagare anche una sanzione fino a 4 volte l’aiuto ricevuto. I fondi recuperati dalle pubbliche amministrazioni verranno quindi reinvestiti nel sito produttivo abbandonato per garantire la stabilità occupazionale e il futuro delle comunità locali”.

Alla Camera dei Deputati, il ‘decreto dignità’ è stato approvato per la conversione in legge nella tarda serata di ieri, con 312 sì, 190 no ed un astenuto, al termine di una maratona in Aula iniziata lunedì e che ha visto la partecipazione costante ai lavori da parte del vicepremier Luigi Di Maio dai banchi del governo.

Di Maio, dopo il voto ha detto: “Abbiamo vinto il primo round, ce l’abbiamo fatta, e senza la fiducia. Faccio i complimenti a tutte le opposizioni per il livello del dibattito che hanno portato avanti e anche per lo spirito propositivo”.

Il decreto, che sarebbe scaduto l’11 settembre prossimo, passa ora all’esame del Senato per la decisione finale entro il 10 agosto.

Tra i pochi emendamenti approvati in Aula, l’esenzione dei portuali dalle nuove norme sui contratti in somministrazione, l’introduzione di messaggi anti-ludopatia sui gratta e vinci, l’inasprimento delle sanzioni sul divieto di pubblicità dei giochi.

Nel corso dei lavori delle commissioni, invece, sono state introdotte diverse novità significative, dall’ampliamento dei voucher per alberghi ed agricoltura a diverse correzioni sul capitolo contratti a termine come il regime transitorio e l’esclusione del lavoro domestico dalla stretta sui rinnovi. Confermato poi il bonus assunzione per gli under 35 fino al 2020.

Sul fronte fiscale sono arrivate le compensazioni dei debiti con la Pa per il 2018 ed il rinvio della e-fattura per i benzinai. Sul tema giochi entra l’obbligo di certificazione dell’età con la tessera sanitaria per le slot. Approvati due interventi sulla scuola per i docenti diplomati e per i precari.

Sono rimaste fuori le sigarette elettroniche per le quali era stato proposto un allentamento dei vincoli alla vendita e uno sconto fiscale.

Le principali modifiche al testo del decreto dignità approvate nel corso dell’esame della Camera sono state le seguenti:

VOUCHER – Potranno essere utilizzati i nuovi voucher anche in agricoltura, negli enti locali e nelle strutture alberghiere e ricettive che hanno alle loro dipendenze fino ad 8 lavoratori. La durata di fruibilità dei voucher viene estesa da tre a dieci giorni ma solo per l’agricoltura, per gli alberghi e per gli enti locali;

CONTRATTI A TERMINE E IN SOMMINISTRAZIONE – Se non verranno indicate le causali, dopo 12 mesi il contratto a tempo determinato si trasforma automaticamente in contratto a tempo indeterminato. I contratti a tempo determinato e quelli in somministrazione non possono superare il 30% dei contratti a tempo indeterminato dell’impresa. Le nuove norme del decreto dignità sui contratti a termine non si applicano fino al 31 ottobre alle proroghe dei contratti in essere. I lavoratori portuali sono esentati dalla stretta sui contratti di somministrazione che equipara questa forma contrattuale al contratto a tempo determinato;

BONUS ASSUNZIONI UNDER 35 – Confermati fino al 2020 gli incentivi triennali per l’assunzione con contratto a tutele crescenti degli under 35, introdotti per il 2018 con l’ultima legge di bilancio. La norma prevede uno sconto del 50% dei contributi previdenziali per tre anni dall’assunzione fino ad un massimo di 3.000 euro l’anno;

INDENNITA’ DI CONCILIAZIONE – Sale da un minimo di 3 ad un massimo di 27 mensilità (precedentemente da 2 a 18 mensilità) l’indennità da corrispondere al lavoratore ingiustamente licenziato in caso di conciliazione con l’azienda;

CONTRIBUTIVI PER COLF E BADANTI – Per il lavoro domestico non scatteranno gli aggravi contributivi dello 0,5% previsti dal decreto dignità per i rinnovi dei contratti a termine;

PERDITA DI INCENTIVI – Alzata dal 10% al 50% la soglia di riduzione dei dipendenti oltre la quale le imprese perderanno gli incentivi commisurati ai livelli occupazionali;

SANZIONI PER DELOCALIZZAZIONI – Le sanzioni comminate alle imprese che delocalizzano dopo aver incassato aiuti di Stato andranno al finanziamento di contratti di sviluppo per la riconversione dei siti in disuso a causa della delocalizzazione anche sostenendo l’acquisizione da parte degli ex dipendenti;

BENI SPOSTATI TEMPORANEAMENTE – Non scatta la sanzione del recupero dell’iperammortanto se i beni incentivati per loro natura sono destinati all’uso in più luoghi e vengono spostati temporaneamente, anche all’estero;

ASSUNZIONI REGIONI PER CENTRI IMPIEGO – Per il triennio 2019-2021 una quota delle assunzioni autorizzate delle Regioni, da definire in Conferenza Stato-regioni, sarà ‘dirottata’ per il potenziamento dei centri per l’impiego;

COMPENSAZIONI DEBITI PA PER IL 2018 – I professionisti e le imprese potranno compensare i debiti e i crediti vantati nei confronti della Pubblica amministrazione nel 2018;

SEMPLIFICAZIONI REGISTRI SPESOMETRO – I soggetti obbligati alla comunicazione periodica delle fatture non saranno più obbligati ad annotarle nei registri;

E-FATTURA PER BENZINAI – Rinviata dal 1 luglio prossimo al 1 gennaio 2019 l’entrata in vigore della fattura elettronica per le imprese di distribuzione di carburanti;

USO SLOT SOLO CON LA TESSERA SANITARIA – E’ consentito l’uso delle slot esclusivamente inserendo la tessera sanitaria per impedirne l’uso da parte dei minori. Dal 1 gennaio 2020 dovranno essere eliminate le macchine slot ‘prive di meccanismi idonei ad impedire l’accesso ai giochi da parte dei minori’;

MESSAGGI SU LUDOPATIA NEI GRATTA E VINCI – Saranno riportati messaggi sui tagliandi dei gratta e vinci che avvertono i giocatori sui rischi della ludopatia, sul modello di quelli presenti nei pacchetti di sigarette. I messaggi saranno riportati su entrambi i lati in modo da coprire almeno il 20 per cento della superficie;

ARRIVA IL LOGO ‘NO-SLOT’ – Gli esercizi pubblici ed i circoli privati che non hanno al loro interno slot e macchine per il gioco d’azzardo potranno esporre il logo ‘No-slot’;

SANZIONI PIU’ PESANTI SU PUBBLICITA’ GIOCHI – Via libera all’aumento delle sanzioni per chi viola i divieti sulla pubblicità dei giochi o sulle sponsorizzazioni. La sanzione sale dal 5% al 20% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e non potrà essere inferiore a 50.000 euro;

PROROGA E CONCORSO PER DOCENTI DIPLOMATI – Proroga fino al giugno 2019 per gli insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia con diploma magistrale che dopo una sentenza del Consiglio di Stato non hanno più l’abilitazione all’insegnamento. Nel frattempo verrà bandito un concorso straordinario aperto ai laureati in scienza della formazione e alle insegnanti diplomate magistrali con almeno due anni d’insegnamento negli ultimi 8;

ABROGAZIONE TETTO 36 MESI PER PRECARI SCUOLA – Viene abrogata la norma che prevede la scadenza delle collaborazioni per i precari della scuola (docenti, non docenti, amministrativi e tecnici) che superano i 36 mesi.

Adesso, dopo la Camera, toccherà al Senato il pronunciamento.

Salvatore Rondello

Tav. La Francia aspetta una risposta ufficiale

tav le maireIl ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, incontrando i giornalisti nella sede dell’Ambasciata di Francia a Roma, al termine degli incontri con il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio ed il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto: “Siamo pronti ad aprire delle discussioni con il governo italiano sul tema della Tav  ma aspettiamo di avere una posizione ufficiale del governo italiano. Comprendiamo perfettamente che ci possano essere dei dibattiti all’interno del governo italiano su temi che sono difficili: in palio sono questioni finanziarie molto importanti, questioni in termini di trasporto molto importanti. Sulla Torino-Lione, quindi, spetta alla parte italiana presentarci le sue decisioni. Aspettiamo che la parte italiana prenda decisioni definitive. E’ giusto che ci sia un dibattito all’interno del governo italiano. Siamo pazienti, aspettiamo di vedere quali saranno le decisioni prese dall’Italia in questo ambito. Siamo consci delle posizioni rispettive all’interno del governo italiano. Il ministro Di Maio è stato più misurato e più didattico nelle sue parole: mi ha spiegato quali erano i punti di blocco e il perché dei suoi interrogativi su questo progetto. Rispetto perfettamente questi interrogativi, sono legittimi. Gli interrogativi del ministro Di Maio sulla Torino – Lione sono legittimi. È un progetto che ha un costo di diversi miliardi di euro. Quindi è un progetto a cui bisogna garantire la redditività al contribuente. C’è sempre qualcuno che paga. Sono ministro dell’Economia francese e quindi guardo all’interesse economico del progetto ma devo anche guardare all’interesse finanziario e al costo finanziario. C’è un sostegno finanziario dell’Ue ma è garantito finora fino al 2020. A un certo punto anche il contribuente dovrà partecipare: devo quindi garantire al contribuente francese la redditività del progetto. Gli interrogativi di Di Maio non mi sconvolgono. Sono legittimi e dobbiamo parlarne insieme. La discussione è aperta e deve essere aperta”.
Il ministro dei Trasporti e Infrastrutture, Danilo Toninelli, a margine di un’audizione alla Camera ha così commentato le parole del ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire sul fatto di essere pazienti in attesa di una posizione del Governo italiano sulla Tav: “Lo giudico molto positivamente. Stiamo copiando positivamente quello che ha fatto il Governo francese un anno fa. Noi stiamo replicando. È una pazienza produttiva e costruttiva”.
Poco tempo prima, il ministro Toninelli, intervistato dalla trasmissione Agorà Estate, rispondendo ad una domanda ha affermato: “Lo sa quanto costa un chilometro di Tav? Sessanta milioni In Italia contro i venti milioni francesi. I Foietta e i Chiamparino dovrebbero rispondere a questa domanda: il differenziale di 40 milioni chi se l’è preso?”.
Toninelli, nel corso della trasmissione, ha ricordato di essere vincolato dal Contratto di governo che richiede di ridiscutere il progetto nell’ambito degli accordi con la Francia dicendo: “Per questo ho sentito immediatamente la mia omologa francese che appena si è insediato Macron ha fatto una verifica sull’opera: ha impiegato da giugno a febbraio, io ci metterò un po’ di meno. Non vado ad incontrarmi con Foietta finché non ho i dati scientifici: di cosa parliamo? Sarei obbligato ad ascoltare esclusivamente i suoi. Noi abbiamo un contratto di governo, a cui io sono vincolato, che dice: ridiscutere integralmente l’opera nel rispetto degli accordi con la Francia. Questo sto facendo”.
Piero Fassino ha così commentato le affermazioni del ministro Toninelli: “Mi auguro che, contrariamente a quanto ha dichiarato, il Ministro Toninelli incontri al più presto il commissario Tav Foietta. Libero il Ministro di acquisire informazioni da più fonti, ma il buon senso e la ragione dicono che per acquisire informazioni si parte da chi se ne occupa, che certamente dispone di informazioni più complete di altri; e da un incontro con Foietta il Ministro acquisirà conoscenze indispensabili per le decisioni che intende assumere”.
Il ministro delle Infrastrutture, con il suo atteggiamento, ha dimostrato di non fidarsi del Commissario Foietta. Ma, al di là dei personalismi, è importante sapere quale politica per le infrastrutture intende portare avanti l’attuale governo.
Ieri, nel corso di una audizione in Commissione Lavori pubblici al Senato, il ministro Toninelli ha dichiarato: “La cifra del nostro lavoro non sarà continuare a foraggiare grandi opere mastodontiche e dispendiose, ma dotare il Paese di una rete di tante piccole opere diffuse, che servano realmente ai cittadini. Penso alla manutenzione dei ponti e delle strade, alla creazione di varianti autostradali, alla riqualificazione del tessuto urbano”.
Davanti ai commissari del Senato, Toninelli ha parlato di  fallimento della Legge Obiettivo affermando: “Un modo di intendere le grandi opere contro il quale per molto tempo è parso non ci fosse alcuna alternativa, un programma di pianificazione di opere pubbliche che è stato al centro dell’agenda anche del Governo precedente. In 15 anni, la Legge Obiettivo ha realizzato circa il 15% del programma iniziale, impiegando appena un terzo degli investimenti previsti. Il suo fallimento definitivo è stato accettato solo dopo l’ennesima sequela di scandali che ne hanno dimostrato la permeabilità rispetto alla corruzione, alla speculazione e all’infiltrazione delle attività criminali. Rispetto a questo fallimento, un Governo del cambiamento deve porsi in necessaria e decisa discontinuità: per farlo, partire da posizioni preconcette non solo non è necessario ma sarebbe deleterio. Questo Governo non può che proseguire nel solco di smantellare un modello che è già fallito e che è stato definito ‘criminogeno’. I timori paventati riguardo ai possibili effetti negativi che potrebbero derivare dall’analisi costi-benefici sulla Tav non hanno alcun fondamento, in quanto l’analisi sarà condotta nell’ambito della situazione di contesto e del quadro normativo vigente. Si tratta di un programma di elementare razionalità. Ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia è un piano del tutto analogo a quanto portato avanti dal Governo francese all’esito delle elezioni del 2017, avviando un piano di revisione delle infrastrutture sulla base della situazione di contesto e in particolare in relazione alla valutazione eminentemente politica del nuovo Governo dello stato delle finanze pubbliche. Non vi è pertanto alcuna ragione per la quale l’Italia, a prescindere dall’esito dell’analogo lavoro svolto in Francia, in applicazione del programma concordato dall’attuale maggioranza parlamentare, non ridiscuta integralmente il progetto, pur nell’applicazione dell’accordo tra i due Paesi e all’esito di una nuova valutazione complessiva di costi e benefici alla luce della situazione attuale”.
Le pesanti accuse di Toninelli ai governi precedenti meriterebbero autorevoli risposte.
Oggi, senza avere ancora ultimato l’analisi costi benefici, il ministro Toninelli si è dichiarato possibilista lodando l’intervento della Francia che, attraverso il loro ministro dell’Economia, Le Maire, ha sollecitato una risposta ufficiale dell’Italia sul proseguimento ineluttabile per il completamento della Tav Torino-Lione.

Conte in ginocchio da Trump

conte trump

È stato accolto alla Casa Bianca alle 12 (le 18 in Italia) il premier italiano Giuseppe Conte, volato a Washington per incontrare il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Una visita che giunge ad appena due mesi dall’insediamento del nuovo governo, dopo il primo incontro avvenuto nel G7 in Canada il 9 giugno scorso. Nel faccia a faccia con il capo dell’amministrazione americana,  sono state affrontate le principali questioni che stanno a cuore all’Italia: Libia, ruolo italiano nel Mediterraneo anche sul fronte sicurezza e migranti, politica commerciale alla luce delle recenti tensioni legate al rischio di una ‘guerra dei dazi’ tra le due sponde dell’Atlantico.

Sull’onda del ‘feeling’ di simpatia creatosi tra i due leader: Conte ha ribadito a Trump che considera l’invito, e la sua tempistica, un importante segno di attenzione e di amicizia degli Stati Uniti nei confronti dell’Italia e della sua persona. Il premier, secondo alcune fonti di palazzo Chigi, ha ricordato che ci sono numerosi aspetti che accomunano il governo italiano e l’amministrazione Trump, non da ultimo il segno del cambiamento che entrambi rappresentano, rispetto all’establishment, e rispetto ad un certo modo di dar voce ai propri cittadini e di rappresentarli.

Conte si è presentato dunque nella capitale consapevole del ruolo di facilitatore che l’Italia può assumere nei rapporti, non semplici in questa fase, tra Usa ed Europa, forte del ruolo di primaria importanza che l’amministrazione Trump riconosce all’Italia nel processo di stabilizzazione della Libia. E fra i tre dossier principali, due attengono direttamente o indirettamente proprio alla Libia.

L’Italia, infatti, conta sull’appoggio degli Usa per la Conferenza sulla Libia che si terrà nel nostro Paese, come annunciato dallo stesso Conte un mese fa al vertice Nato, e che può rappresentare un passaggio cruciale nel processo di messa a punto delle condizioni politiche, legali e di sicurezza indispensabili per lo svolgimento delle prossime elezioni politiche e presidenziali libiche.

Conte è andato a Washington anche con l’obiettivo di ottenere il sostegno di Trump a una cabina di regia permanente tra Usa e Italia per il Mediterraneo  in chiave di lotta al terrorismo, maggiore sicurezza, immigrazione e soprattutto Libia. Con questa cabina di regia, tramite l’opera dei ministeri degli Esteri e della Difesa, l’Italia assumerebbe un ruolo di punto di riferimento, in Europa, per la Libia e di interlocutore privilegiato con gli Usa.

L’idea è che Italia e Usa possano insieme farsi promotori e fautori della stabilizzazione del paese nord africano. Infine la questione degli scambi commerciali e della guerra dei dazi: l’obiettivo di Conte è stato quello di avere da Trump garanzie che gli interessi delle aziende italiane non vengano toccati, con particolare riferimento ai prodotti dell’agroalimentare. Per questo l’Italia si dichiara soddisfatta dell’accordo raggiunto tra Trump e Junker e ne auspica una rapida attuazione.

Il primo ministro Giuseppe Conte è stato ricevuto alla Casa Bianca con una calorosa stretta di mano dal presidente americano Donald Trump.  Il presidente Usa ha detto: “Grazie Giuseppe per essere qui”.  Il premier italiano ha risposto: “E’ un grande onore essere qui”.

Al termine dell’incontro alla Casa Bianca, secondo alcune fonti di palazzo Chigi, il Presidente americano ha dato il suo via libera sulle tre questioni cruciali poste da Giuseppe Conte. In particolare, il primo è che l’Italia conta sull’appoggio degli USA per la Conferenza sulla Libia che si terrà nel nostro Paese, come annunciato dallo stesso Conte un mese fa al vertice NATO, e che può rappresentare un passaggio cruciale nel processo di messa a punto delle condizioni politiche, legali e di sicurezza indispensabili per lo svolgimento delle prossime elezioni politiche e presidenziali libiche. Quindi è stato ottenuto il sostegno di Trump ad una ‘cabina di regia permanente’ tra USA e Italia per il Mediterraneo allargato in chiave di lotta al terrorismo, maggiore sicurezza, immigrazione e soprattutto la Libia. Con questa cabina di regia, da attuarsi attraverso i reciproci ministeri degli Esteri e della Difesa, l’Italia assumerebbe un ruolo di punto di riferimento, in Europa, per la Libia e di interlocutore privilegiato con gli Usa. L’idea è che Italia e USA possano insieme farsi promotori e fautori della stabilizzazione del paese nord africano. Infine, via libera sul tema degli scambi commerciali e dazi: l’obiettivo di Conte è stato quello di avere da Trump garanzie che gli interessi delle aziende italiane non vengano toccati, con particolare riferimento ai prodotti dell’agroalimentare. Per questo l’Italia si è dichiarata soddisfatta dell’accordo raggiunto tra Trump e Junker e ne auspica una rapida attuazione. Anche su questo tema via libera di Trump.

Donald Trump, ricevendo alla Casa Bianca il premier Giuseppe Conte, ha detto: “Conte sta facendo un lavoro fantastico.  Sono molto d’accordo con quello che state facendo sull’immigrazione legale e illegale. Sono d’accordo con la vostra gestione dei confini.   Molti altri Paesi in Europa dovrebbero seguire l’esempio dell’Italia sull’immigrazione e su una posizione dura ai confini. Congratulazioni per la grande vittoria elettorale.  Con Conte siamo d’accordo  che un regime brutale come quello in Iran non dovrà mai entrare in possesso di armi nucleari.  L’Italia è un grande Paese per investire. Conte farà un ottimo lavoro, sa come promuovere e vendere i prodotti italiani. Si arriverà a delle cifre record. Con Conte parleremo di dazi e di commercio: abbiamo un  deficit con l’Italia di 31 miliardi di dollari.  Abbiamo molto di cui parlare a proposito di commercio e a proposito delle nostre forze armate. State ordinando aerei, molti aerei. Gli Stati Uniti hanno un deficit molto grande, come al solito, con l’Italia. E sono sicuro che lo raddrizzeremo molto velocemente”.

Ai giornalisti che gli hanno chiesto sull’Iran, Trump ha risposto: “Io sono disposto a incontrare chiunque, bisogna parlare. Se vogliono incontrarmi io sono disponibile  a incontrarli in qualsiasi momento, senza condizioni.  Le  sanzioni alla Russia  rimarranno così come sono”.  Trump ha appoggiato la realizzazione del gasdotto Tap: “Voglio un qualcosa di competitivo e spero il primo ministro riuscirà a farlo e a completarlo”. Nessun accenno sulla Tav.

Conte, nella conferenza stampa all’Ambasciata italiana a Washington, ha affermato: “Con questo proficuo incontro abbiamo compiuto un ulteriore passo in avanti per aggiornare la nostra cooperazione: siamo due governi del cambiamento,  tante cose ci uniscono.  Con la cabina di regia in Libia c’è quasi un gemellaggio tra Usa e Italia: L’America riconosce il nostro ruolo di interlocutore privilegiato.  Stiamo organizzando con il presidente Trump la conferenza sulla Libia. Affronteremo e discuteremo con tutti gli stakeholders il problema della stabilizzazione del paese in modo da consentire alla Libia di pervenire alle elezioni democratiche in un quadro di stabilità. Ho illustrato a Trump l’approccio innovativo sul tema dei migranti, un approccio che non lascia senza lasciare tutto il peso sui paesi di primo approdi. Il presidente Trump sta apprezzando questo approccio italiano che sta dando i suoi frutti.  Ho espresso al presidente Trump mia soddisfazione per intesa Usa-Ue: è fondamentale per avere un rapporto commerciale più equo.  Siamo d’accordo io e Trump sulla necessità di diversificare le fonti energetiche. Sia al G7 sia alla Nato abbiamo avuto proficuo scambio di posizioni: tutte le posizioni di riforma sono le benvenute.  Gli Usa esprimono l’esigenza di riequilibrare la spesa, posizioni tutte ragionevoli, negozieremo. Da avvocato, posso dire che Trump è un ottimo negoziatore, un grandissimo difensore degli interessi americani. Sono invidioso dei numeri della crescita americana, ma sono anche ambizioso di fare tanto, più di quello che si è fatto in passato. Stiamo preparando alcune riforme strutturali, non vorrei che venisse messa da parte la riforma fiscale, che costituisce una leva per la crescita economica. Sulla Nato c’è stata una posizione chiara di Trump che io condivido: l’ esigenza di riequilibrare la spesa che in questo momento è squilibrata. Sono posizioni ragionevoli che io tengo in gran conto. Dobbiamo negoziare per trovare il punto di equilibrio.  L’immigrazione è anche un problema di sicurezza. Attraverso le rotte dell’immigrazione possono arrivare foreign fighters, terroristi che minacciano l’Europa. Sappiamo che le sanzioni non possono scomparire da un momento all’altro ma ci auguriamo che non colpiscano la società civile. Il premier risponde alla rigidità Usa sulle sanzioni alla Russia con alcune considerazioni che riguardano anche il ruolo di Mosca e il suo peso specifico nel quadro dei negoziati sulle crisi internazionali.  L’ Italia è perfettamente consapevole che il  Tap è un’opera strategica. Ma ci sono inquietudini nelle comunità locali sulla realizzazione del gasdotto ed è mia intenzione incontrarle. Trump mi ha dato le garanzie che mi aspettavo. E cioè lavorare con tutta l’Europa per superare questa fase. Bisogna intervenire per riformare le condizioni esistenti, ma in questo contesto, negoziando si possono trovare soluzioni. La cosa importante è che l’Italia sia al centro di questo confronto”.

L’incontro, sembrerebbe un successo italiano, ma bisognerà verificare gli sviluppi. Intanto, Trump ha presentato un conto da 31 miliardi di dollari per il disavanzo della bilancia commerciale che verrebbe saldato con la spesa per l’ammodernamento dell’esercito italiano. Quindi una maggiore spesa militare a carico del bilancio dello stato sarebbe giustificata dal ruolo di coordinamento nel Mediterraneo e sulla Libia in particolare. Così, gli Usa, si sono garantiti, grazie all’Italia, il controllo nell’area mediterranea e, allo stesso tempo, un interlocutore privilegiato in seno all’Unione Europea.

Salvatore Rondello

Ilva. Di Maio tira il freno. Incertezze sulla prosecuzione

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Continuano le polemiche sull’Ilva. All’incontro di oggi al MISE, inusualmente, al tavolo sull’Ilva, il Ministro Di Maio ha invitato 62 soggetti diversi tra associazioni ed enti locali. Lo ha annunciato ieri il ministro dello Sviluppo economico parlando alla trasmissione ‘Omnibus’ su La7. Luigi Di Maio, nel corso della trasmissione, ha detto: “Troppe sigle oggi al tavolo sull’Ilva? Ebbene ci sono i portatori di interesse e questo a riprova che il metodo del M5S è ascoltare tutti. Il tema è sempre lo stesso: per anni ci sono state tante parti del Paese che non sono state ascoltate. Arcelor Mittal ha chiesto di voler spiegare il piano a tutti gli stakeholder e che si sta solo applicando il metodo di ascolto che il M5S ha sempre voluto assicurare. Non riesco a capire perché si sta facendo tanto baccano. Sto cercando di mettere insieme tutte le sensibilità di quel territorio, ma non per risolvere in due ore il dossier Ilva perché stamattina il tavolo non è decisionale”.

La decisione di allargare la partecipazione al tavolo istituzionale alle 62 delegazioni ha fatto salire i toni. Alcuni hanno bollato l’iniziativa come un affollamento che non consentirebbe un confronto serio mentre il tempo stringe e una nuova incertezza grava sulla trattativa in attesa del verdetto dell’Avvocatura di Stato sull’eventuale annullamento dell’aggiudicazione della gara sull’Ilva alla cordata AmInvestco.

La decisione di allargare il confronto ha colto alla sprovvista la stessa ArcelorMittal. Già ieri Di Maio aveva precisato: “Il tavolo non è stato convocato per trasformarsi in un club privato dove si discute nell’oscurità e che tutto deve essere trasparente”.

Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, non è andato al tavolo inter-istituzionale sull’Ilva convocato per oggi al ministero dello sviluppo economico, considerandolo una sceneggiata voluta dal ministro Luigi Di Maio. Melucci ha affermato: “L’incontro è stato esteso a una serie di sigle pseudo associative e comitati, tra i quali si rinvengono quelle delle aggressioni in prefettura nel giorno dell’ultimo tragico incidente nello stabilimento. Sigle dunque spesso inclini al dileggio delle istituzioni, sigle che hanno parte della responsabilità di aver lacerato la comunità ionica in questi anni. Il ministro ha perciò scelto i suoi interlocutori e ha tracciato definitivamente la linea dei lavori, contro ogni nostro ulteriore possibilismo. Il Comune di Taranto non parteciperà a nuove iniziative in questa forma. L’azienda e i commissari sanno dove trovare il sindaco quando la legge della Repubblica italiana prevederà il suo coinvolgimento. Il Comune di Taranto non si presterà a questo dilettantismo spaccone, che il ministro Di Maio ci spaccerà sicuramente per trasparenza e democrazia, ma in realtà è solo una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e di coraggio”.

Dunque, un altro conflitto istituzionale è stato provocato dal governo giallo-verde.

Nei giorni scorsi c’è stato un incontro di Arcelor Mittal con il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. Arcelor Mittal ha affermato di restare ‘fiduciosa’ di poter completare l’acquisizione di Ilva, con una nota in cui ha confermato di aver incontrato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Nella nota di Arcelor Mittal di allora si legge: “Confermiamo che abbiamo incontrato questo pomeriggio il vicepresidente del Consiglio, onorevole Di Maio per discutere le nostre proposte aggiuntive che riflettono il nostro impegno per il rilancio di Ilva con particolare attenzione alle sfide ambientali e sociali. Abbiamo partecipato a questa gara in buona fede e restiamo fiduciosi che potremo presto completare la transazione iniziando ad implementare i piani industriale, sociale ed ambientale che hanno come obiettivo il riposizionamento di Ilva ai primi posti dell’industria europea dell’acciaio”.

Le controproposte migliorative presentate da Arcelor Mittal per l’Ilva al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, hanno registrato passi avanti sul piano ambientale ma non sono soddisfacenti per quanto riguarda l’occupazione. Lo ha spiegato lo stesso ministro al termine dell’incontro con gli esponenti della multinazionale dell’acciaio che ieri hanno incontrato il ministro per illustrare le loro controproposte. Per Di Maio l’aspetto legato alle controproposte sul piano occupazionale va approfondito.

Di Maio ha detto: “Abbiamo incontrato Arcerlor Mittal che ci ha presentato delle controproposte migliorative. Sul piano ambientale si registrano passi avanti, ma sul piano occupazionale la situazione non è soddisfacente e va approfondita”.

Allora, il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, dopo gli esiti tutt’altro che definiti dell’incontro tra il ministro Luigi Di Maio e gli acquirenti di Ilva, ha commentato: “L’incontro al Ministero dello Sviluppo economico tra il ministro Luigi Di Maio e i vertici di AM InvestCo non ha aggiunto nulla di nuovo alla vicenda dell’Ilva, se non ulteriori incertezze che non fanno che aggravare la situazione. Pur non conoscendo ancora i contenuti delle nuove proposte migliorative sul piano ambientale siamo certi che su questo punto siano stati fatti dei passi in avanti; tuttavia, dall’incontro odierno ci saremmo aspettati un percorso certo e definito sulla strada da seguire per riuscire ad arrivare a una soluzione entro luglio, come avevamo auspicato. Inoltre, come annunciato dalla stessa azienda e dal ministro Di Maio, sui livelli occupazionali non ci sono novità. La nostra posizione su questo punto è chiara: zero esuberi o non firmeremo alcun accordo. Ogni giorno che passa questa vicenda assume contorni sempre più indefiniti. Nel frattempo c’è un’azienda che vive una profonda sofferenza, lavoratori e intere famiglie che vorrebbero delle risposte certe e coerenti. Per tutte queste ragioni continuiamo a ritenere urgente e fondamentale una ripresa della trattativa sindacale”.

Nei giorni scorsi, il ministro Di Maio ha minacciato di annullare gli accordi per la cessione di Ilva. Un atto pericoloso che complicherebbe la difficile situazione dell’acciaieria di Taranto. La situazione, a parte i passi avanti sull’impatto ambientale, si è arenata sugli aspetti occupazionali che avevano già bloccato le trattative portate avanti da Calenda.

Oggi, al Ministero dello sviluppo è ripreso il tavolo sull’Ilva per la presentazione della proposta dell’addendum migliorativo. Al  tavolo si sono presentati i rappresentanti delle 62 sigle, tra cui  Arcelor Mittal, enti locali e associazioni ambientali e di  cittadini. Il segretario della Fiom Cgil, Francesca Re David, ha commentato: “Con 62 sigle si può fare poco altro che ascoltare.  Non credo ci sia spazio per un confronto. Si sta parlando di un contratto di assegnazione col governo: senza l’esecutivo non c’e’ nessuna  possibilità di andare avanti, solo che questo non e ‘ un tavolo”.  Il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, si è così espresso: “Un happening non serio che rischia di essere inutile”.

Il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, al tavolo sull’Ilva, avrebbe detto: “So bene che questa procedura può sembrare inusuale, ma ci tenevo a far vedere a tutti i soggetti interessati l’evoluzione del piano da parte di Mittal perché una cosa è leggerlo e un’altra parlarne dal vivo”.

Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, entrando al Mise, ha commentato: “Ci auguriamo che non sia una passerella, ci sono tanti cittadini col fiato sospeso. Gli incontri devono finire con un’assunzione di responsabilità in particolare del ministro. Vogliamo esaminare l’addendum che Mittal presenta alla luce delle integrazioni che ci sono state: ci aspettiamo che si avvii subito un confronto sul piano industriale e soprattutto degli esuberi. Ci aspettiamo che nel nuovo piano industriale si azzerino gli esuberi: senza l’azzeramento degli esuberi diventa complicato stabilire ogni altro passo. Mi auguro che ci siano delle priorità: c’è chi ha rappresentanza e chi ne ha meno, mi auguro chi deve decidere è chi ha rappresentanza”.

Il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, ha detto: “Rischio passerella? Fate voi i vostri conti: è un incontro di due ore con 62 associazioni e quattro componenti per ogni associazione. Significa che l’azienda presenterà l’addendum, il ministro commenterà e poco altro. Questo non è serio. È chiaro che è un happening pre feriale che non rispetta quello che stanno vivendo i cittadini a Taranto. Per cui servirebbe di aprire un confronto serio: sono due mesi che il ministro ha giurato sulla costituzione di portare avanti il lavoro per lo spiino amico e il lavoro, ma in realtà abbiamo fatto solo due incontri più questo happening oggi che appunto rischia di essere completamente inutile e quel che riguarda il confronto. Di Maio è abituato in televisione a fare i monologhi ma deve sapere che deve confrontarsi: se ha delle idee forti non deve scappare, non deve buttare la palla in tribuna, deve parlare con il sindacato, che rappresenta l’85% dei lavoratori, ha aggiunto”.

Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, arrivando al Mise per il tavolo sull’Ilva, ha detto: “E’ un tavolo molto affollato però meglio un tavolo affollato che un tavolo deserto. Siamo venuti soprattutto per ascoltare, è giusto sentire anche le associazioni. Continuo a ritenere che ci sono due tavoli principali di questa trattativa. Uno è quello sulle relazioni industriali, tra il possibile nuovo azionista e il governo, che è titolare attraverso i commissari, e le sigle sindacali che vorranno firmare l’accordo; l’altro tavolo è quello con gli enti locali e le regioni. Di tempo se ne è perso già tanto. Dopodiché, siccome siamo persone responsabili, ritengo che i tavoli quando vengono convocati, la gente ci vada e dica la sua al tavolo. Non partecipare trovo sia un modo forse per farsi notare”. E’ evidente l’allusione fatta in riferimento all’assenza tra gli altri del sindaco di Taranto.

Il vertice istituzionale sull’Ilva è stato preceduto da una vigilia agitata. Contestando un eccessivo allargamento della partecipazione, hanno disertato l’incontro, oltre al primo cittadino di Taranto, Rinaldo Melucci, anche i sindaci dell’area di ‘crisi’ del tarantino, e il presidente della Provincia ionica, Martino Tamburrano.

La stessa ArcelorMittal, che ha presentato la sua proposta migliorativa per l’acquisto del siderurgico, ha inviato una lettera a Di Maio precisando di non essere stata informata dell’allargamento a tanti soggetti, ma sottolineando un’apertura al dialogo e la necessità di un percorso condiviso. Nella missiva, ArcelorMittal ha anche sottolineato l’opportunità che all’incontro partecipino il ministero dell’Ambiente e i tecnici del Mise che hanno lavorato alla controproposta.

Di Maio ha sottolineato: “Stiamo parlando del futuro di migliaia di cittadini e lavoratori, e chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare. Da ministro lo accetto, ma ne trarrò le dovute conseguenze. Ma è finita l’epoca delle riunioni che escludono i cittadini da qualsiasi tipo di discussione. I vecchi schemi mentali ci hanno portato dove siamo oggi e non ripeteremo gli errori di chi ci ha preceduto. Il nostro metodo, che fa rima con partecipazione, è un altro”.

Anche il governatore pugliese Michele Emiliano ha sottolineato l’importanza di un’ampia partecipazione: “A chi fa paura la presenza dei cittadini ai tavoli istituzionali ai quali col governo del Pd non era ammessa neanche la Regione Puglia?”.

Invece, i comitati dei cittadini di Taranto temono che la volontà del governo sia scongiurare la chiusura dell’Ilva e legare il futuro del territorio alla produzione dell’acciaio.

ArcelorMittal si è impegnata a raggiungere, entro il 2023, una riduzione delle emissioni di CO2 per tonnellata di acciaio liquido pari al 15% rispetto ai dati del 2017 come si legge nell’addendum proposto da ArcelorMittal e presentato al tavolo. Il piano ha previsto anche l’impegno, per il periodo successivo alla durata del Piano industriale, a mantenere la produzione dell’acciaieria a ciclo integrato ad un livello non eccedente gli 8 milioni di tonnellate di acciaio liquido annue.

Alla fine dell’incontro, il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha detto: “Non sono ancora soddisfacenti le modifiche presentate da ArcelorMittal per il piano di rilancio dell’Ilva. Ho chiesto ad ArcelorMittal dei miglioramenti sul piano ambientale e occupazionale, e per me non sono ancora soddisfacenti”.

Il governatore Michele Emiliano, condividendo le affermazioni del ministro Di Maio, ha affermato: “Le proposte di ArcelorMittal sono un piccolo passo avanti assolutamente insufficiente a garantire la salute dei miei concittadini. Attendiamo una nuova reale proposta da ArcelorMittal o altrimenti non daremo il nostro assenso”.

Il segretario del Pd, Maurizio Martina, ha detto: “Convocare 62 realtà per due ore significa non discutere ma costruire un palcoscenico a uso e consumo del vicepremier Di Maio. Così non si fa politica industriale, il tavolo è l’ennesima operazione propagandistica”.

Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, ha commentato: “Per Ilva, Di Maio ha convocato 62 sigle. Una babele di voci e pareri che consente al ministro di fare ammuina e giustificare la sua incapacità di decidere, che mette a rischio la più grande acciaieria d’Europa e la vita di 14 mila lavoratori. Basta con questo governo gialloverde, nemico delle aziende e dei lavoratori”.

Alla fine, duro anche il commento di Marco Bentivogli, segretario generale di Fim Cisl: “Pensavamo che comprendesse che se in Tv ci sono ancora giornalisti che non sanno cosa è la libertà di informazione e gli consentono il monologo, un ministro non può scappare dal confronto democratico dove i monologhi non sono ammessi. Il ‘club privato’ rischia di essere proprio la confusione di domani utile solo a nascondere le sue intenzioni e a evitare di confrontarle con noi. Ci auguriamo che il Ministro comprenda che mortificare le istituzioni democratiche e il sindacato sia quanto di più sbagliato e controproducente specie in una partita difficile come l’Ilva. Da quando ha assunto il dicastero Di Maio ci ha incontrato il 18 giugno e il 9 luglio e ha prorogato i commissari fino al 15 settembre. Il tutto mentre le opere ambientali rallentano, le aziende dell’indotto licenziano e l’impianto è ogni giorno più pericoloso”.

La crisi dell’Ilva, negli ultimi cinque anni sarebbe costata all’Italia circa 16 miliardi di euro in meno sul Pil nazionale.

Finora, il governo attuale, limitandosi a dichiarazioni di insoddisfazione, non ha avanzato nessuna proposta concreta sull’Ilva e le incertezze sui destini legati all’acciaieria continuano ad aumentare.

Salvatore Rondello

DUELLO TAV

tunnel tav

“I grillini al governo prigionieri dell’odio che hanno fomentato. Il no alla Tav ci costerà due miliardi di penali e la rinuncia per diversi anni a fondi europei. E l’opera è già in parte realizzata”. E’ il commento del segretario del Psi, già vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti nel governo Gentiloni, alle polemiche delle ultime ore sulla realizzazione della Tav. “Gli italiani – ha aggiunto Nencini – pagheranno la confusione e l’assenza di una linea comune del governo gialloverde su questa e su altre infrastrutture. Peggio della follia”. Il commento di Nencini arriva nel momento in cui cresce lo scontro nel governo e nella maggioranza sulla Tav. Divergenze su opere infrastrutturali strategiche che vedono l’Italia assumere posizioni isolazioniste rispetto all’Europa. Infatti le stesse divergenze venute alla luce sulla Tap nei giorni scorsi, si replicano oggi sulla Tav.

Il vicepremier e ministro dell’interno, Matteo Salvini, ospite di Radio24, sull’ipotesi di blocco dell’opera paventata dal ministro Toninelli, ha detto: “Dal mio punto di vista sulla Tav occorre andare avanti, non tornare indietro. C’è da fare l’analisi costi-benefici: l’opera serve o no, costa di più bloccarla o proseguirla? Sarà questo il ragionamento per ogni opera. La polizia continuerà ad arrestare chi lancia sassi contro i lavoratori”. Secondo quanto riportano stamane da alcuni quotidiani nazionali (Repubblica e La Stampa) il premier Giuseppe Conte sarebbe stato pronto ad annunciare lo stop alla Tav anche per far digerire agli elettori M5S il sì alla Tap, il contestato gasdotto del salento finito al centro di un caso internazionale, con le salatissime penali che comporterebbe far saltare l’opera.

Se questo avvenisse l’Italia rischierebbe una multa da 2 mld di euro e il blocco dei fondi Ue fino al 2023. La Lega da parte sua si è sempre dichiarata contraria allo stop al cantiere. Quindi, dopo aver fermato la ministra del Mezzogiorno contraria alla Tap, in polemica con il presidente della Regione Puglia,  il presidente del Consiglio stava per seguire Di Maio nel bloccare al più presto la Tav dopo che appena pochi giorni fa il ministro delle Infrastrutture  Toninelli  aveva messo in discussione il proseguimento del progetto.
Ora però il vicepremier Matteo Salvini ha replicato inequivocabilmente estendendo il ragionamento alla Tap, alla Pedemontana ed al Terzo Valico. Quindi, con la Tav si è aperto un nuovo fronte nel governo Lega-M5S.
Anche il sottosegretario ai Trasporti, il leghista Edoardo Rixi, ha confermato il sì alla Tav dicendo: “Come Lega siamo favorevoli. Ovviamente se ci sono modifiche che consentono di poter investire in altre infrastrutture, le accogliamo volentieri”.
Toninelli, invece, ha sostenuto: “Rifarsi al Contratto di governo  significa voler ridiscutere integralmente l’infrastruttura in applicazione dell’accordo con la Francia. Senza preclusioni ideologiche, ma  senza subire il ricatto che ci piove in testa  e che scaturisce dalle scandalose scelte precedenti. È questo il principio in base al quale stiamo lavorando. Ecco perché adesso nessuno deve azzardarsi a firmare nulla ai fini dell’avanzamento dell’opera. Lo considereremmo come un atto ostile”. Con queste parole il ministro ha ricordato come proprio nel ‘contratto di governo’ si facesse riferimento all’impegno di ridiscutere integralmente il progetto della Tav Torino-Lione nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia.
Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, è intervenuto nel dibattito della Tav affermando: “Occorre bloccare questa deriva anti-piemontese e contraria agli interessi del Nord-Ovest e dell’intero Paese. Convocherò entro settembre un incontro di tutte le rappresentanze economiche, sociali, istituzionali e politiche per far risuonare chiare e forti voci della società piemontese a favore dell’opera. E’ indispensabile un moto d’orgoglio che impedisca che la nostra regione venga messa ai margini”.

Da Palazzo Chigi fanno notare che il dossier sulla Tav al momento non è ancora giunto sul tavolo del Presidente del Consiglio, dunque nessuna decisione è stata ancora presa e soprattutto non ci sono state valutazioni al riguardo. Il dossier è in fase di istruttoria presso il ministro competente Toninelli, il quale è impegnato in una valutazione costi-benefici che poi sarà sottoposta e condivisa con il premier e con l’intero governo. Ad ogni modo la soluzione sarà in linea con quella contenuta nel contratto di governo.

Un Portavoce della Commissione Ue, commentando sulla Tav, ha detto: “Non commentiamo le voci sul possibile stop dei lavori della Tav, ma la Lione-Torino è un progetto importante non solo per la Francia e per l’Italia ma per tutta l’Europa, ed è importante che tutte le parti mantengano gli impegni per completarla in tempo. Il co-finanziamento della Ue per questi lavori è il 41%, ovviamente i fondi vanno a lavori che devono essere fatti, non in qualcosa che non viene fatto, questo è logico”.

Stephane Guggino, delegato generale del Comitato francese Transalpine che promuove la linea ad alta velocità Lione-Torino, ha detto: “In Italia c’è tanta confusione.  Stamattina, siamo venuti a sapere delle posizioni italiane. Seguiamo la situazione con grande attenzione, ma onestamente facciamo fatica a vederci chiaro, perché c’è tanta confusione. Lunedì, su radio 1, il ministro Toninelli dice che la Tav va migliorata, ora dicono che la vogliono bloccare. Mi chiedo come sia possibile cambiare idea così nel giro di 4 giorni? Osservo che in seno alla coalizione di governo i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi di Maio, non sono per niente d’accordo. E però a un certo punto, se davvero verrà presa, la decisione di bloccare la Tav dovrà passare da un voto del parlamento: qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità”.

Gli industriali di Torino sono allibiti dal valzer di posizioni.  Il presidente degli industriali di Torino, Dario Gallina, ha affermato: “Siamo allibiti di fronte al valzer di posizioni sul futuro della Tav, portato avanti dagli esponenti dell’Esecutivo. Siamo fortemente preoccupati dall’inquietante piega che sta prendendo la situazione, a fronte anche delle ultime dichiarazioni del premier Conte, che annuncerebbero uno stop al progetto. Bloccare la Tav sarebbe un gesto autolesionistico, una disgrazia. Tornare indietro non si può e non si deve”.

Il leader del PD, Maurizio Martina, ha affermato: “Il Paese intero pagherà la follia del blocco   due miliardi di euro di penali, il blocco di finanziamenti Ue, 4 mila posti di lavoro a rischio. La follia del governo di bloccare la Torino-Lione la pagherà un paese intero”.

Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha affermato: “La risposta del Tribunale del Riesame di Torino all’aggressione degli agenti in Val di Susa di pochi giorni fa è la revoca dei domiciliari al leader del centro sociale degli anarco-insurrezionalisti Askatasuna. Che vergogna! Fratelli d’Italia è al fianco degli uomini e delle donne in divisa senza se e senza ma e chiede al Ministro dell’Interno Salvini di dare un segnale inequivocabile: la chiusura dell’Askatasuna”.

Inoltre, sarebbe utile ricordare che la Banca europea per gli investimenti ha supportato l’economia italiana per 38,6 miliardi di euro di nuovi investimenti, nel triennio 2015-2018. Di questa somma poco più del 20%, e cioè 8,3 miliardi, è riferito al piano Juncker, che a dicembre è stato rinnovato fino alla fine del 2020. L’Italia è il paese che ha beneficiato di più dei finanziamenti totali della Bei, che per questo 2018 però vedranno un calo fisiologico a causa della Brexit.
Una parte di questa somma, come già detto, è riferita al piano del presidente della Commissione Ue, che solo in Italia, grazie agli 8,3 miliardi, ha permesso di movimentare un totale di 46,4 miliardi di investimenti. Il nostro è il secondo paese beneficiario di questo programma, appena dietro alla Francia, ed è il primo per gli investimenti a favore di piccole e medie imprese: sono 213 mila quelle sostenute, il numero più alto in Europa.
Certamente, in questa delicata fase economica, l’Italia non può consentirsi di perdere le opportunità di sviluppo che arrivano dall’Europa. La Tav, la Tap e le altre importanti opere infrastrutturali messe in cantiere sono premesse indispensabili per contribuire ad un necessario percorso di sviluppo economico.
Purtroppo, ancora una volta, da alcune forze politiche che formano il governo giallo-verde, sono emerse logiche fideistiche giacobine che si manifestano in controtendenza al miglioramento del benessere sociale ed economico.

Roma, 27 luglio 2018

Salvatore Rondello