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Salvatore Rondello

Arriva la manovra a rischio recessione

tria conte

L’Italia è ancora nel bel mezzo del caos provocato da una manovra finanziaria confusa e che continua a cambiare nei suoi contenuti. L’ultimo atto (in ordine di tempo) è arrivato ieri quando il premier Conte e il ministro dell’Economia Tria hanno messo a punto una nuova bozza con alcune novità non indifferenti. Le modalità sembrerebbero quelle dell’assalto alla diligenza, che si ripetono anche nel governo del ‘cambiamento’.

Da una parte c’è lo scorporo dei provvedimenti sul reddito di cittadinanza e sulla revisione della legge Fornero i cui fondi sono stanziati attraverso un ‘collegato’ alla legge di Bilancio che dovrà essere votato separatamente. Vale a dire che occorrerà più tempo prima che i due provvedimenti vedano la luce e dunque, al fine della stabilità dei conti pubblici, ciò equivale a una boccata d’ossigeno in più.

Dall’altra parte si è venuti a conoscenza di una nuova flat tax al 15% per le lezioni private e ripetizioni degli insegnanti, del fatto che la sterilizzazione piena dell’Iva varrà solo per il 2019 e dunque si richiederanno nuovi interventi per il 2020 e 2021, dello stanziamento di 4,3 miliardi per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici, dell’estensione della cedolare secca al 21% applicabile agli immobili commerciali non superiori a 600 mq, fino alla voce delle ‘politiche per la famiglia’ per cui si incrementa di 100 milioni il fondo relativo; arriva poi una misura che assegna la metà dei ‘terreni incolti’ della Banca dati Ismea a famiglie con un terzo figlio in arrivo nel prossimo triennio o giovani imprenditori agricoli che garantiscano una quota del 30% della loro società a quei nuclei. Ed altre misure ancora che continueranno ad aggiungersi fino a che la legge di Bilancio 2019 non verrà definitivamente approvata dal parlamento.

In questo contesto, non stupisce che i tedeschi, cioé coloro che sono maggiormente preoccupati per la sostenibilità del debito pubblico italiano arrivato alla soglia dei 2250 miliardi, cerchino di suggerire delle misure che impediscano in un futuro una distribuzione dell’onere di questo debito tra i vari paesi aderenti all’euro. Ma la proposta arrivata da Karsten Wendorff, un anziano capo finanziario della Bundesbank, è sinceramente inaccettabile. Prevede che tutti gli italiani titolari di un po’ di risparmio vengano obbligati a versare il 20% del proprio patrimonio in un fondo di solidarietà a garanzia del ripagamento del debito pubblico. Una sorta di prelievo forzoso ma di entità enorme e tale da rendere inutile qualsiasi intervento da parte del fondo Esm, cioé quello che dovrebbe intervenire qualora un paese europeo abbia un problema di sostenibilità del proprio debito.

La proposta fa capire il livello di nervosismo che serpeggia in Europa riguardo la situazione italiana, anche se già molte volte è stato affrontato il problema del debito pubblico italiano troppo alto e della necessità di un suo abbattimento. La proposta tedesca deriverebbe dalla consapevolezza che, a fronte del debito pubblico, l’Italia ha un forte risparmio privato, attivi nell’ordine dei 4000 miliardi, a cui si aggiungono le proprietà immobiliari per altri 3000 miliardi circa (sottostimati). Dunque, dal punto di vista patrimoniale l’Italia è solvibile ma si tratta di capire come trasferire, senza danni o penalizzazioni per chi è detentore di tale ricchezza, una parte di questo risparmio in investimenti a sostegno del debito pubblico e in rimborso dello stesso. Le soluzioni potrebbero essere molte, ma un prelievo forzoso in un fondo di solidarietà assomiglierebbe a una punizione nei confronti dei cittadini più virtuosi, cioé quelli che nella loro vita hanno risparmiato di più, che si troverebbero a dover pagare per le inefficienze pubbliche degli ultimi trent’anni e per le politiche sbagliate e poco lungimiranti dei governi e dei politici che si sono susseguiti dalla fine degli anni ’80 ad oggi. Insomma una provocazione che rischierebbe di sfociare in rivolte di piazza. Finora, ci sono state le rivolte elettorali che hanno portato all’attuale governo.

Salvini, Di Maio, Conte, Tria, sono comunque avvertiti: i tedeschi sono fermamente contrari, e non da ora, alla socializzazione del debito pubblico italiano, sebbene in un’area di moneta comune si potrebbe pensare anche a questo. E potrebbero essere contrari anche a ulteriori manovre messe in atto dalla Bce, come l’Operation twist, cioé l’allungamento delle scadenze dei titoli di Stato italiani acquistati negli ultimi tre anni dalla banca centrale, in modo da rendere più morbido il post Quantitative easing. Una modalità che il banchiere centrale Mario Draghi starebbe studiando.

Il fatto più pericoloso che si potrebbe palesare da qui a qualche settimana sarebbe una frenata della crescita del Pil italiano che potrebbe risultare pari a zero nel terzo trimestre 2018 fino a diventare negativa nel quarto trimestre. Diversi centri studi economici lo stanno già mettendo in evidenza, attribuendo la responsabilità del rallentamento a una sorta di ‘credit crunch’ che si sta manifestando da maggio 2018 in poi, cioé da quando è cominciato a salire lo spread a causa dell’incertezza politica e dell’eventualità di una uscita dall’euro da parte dell’Italia. Se questa interpretazione fosse confermata dai dati consuntivi dell’Istat in uscita a novembre sarebbe una vera e propria doccia fredda per tutti e confermerebbe che le previsioni di crescita per il 2019 previste dal governo, pari all’1,5%, sarebbero difficilmente raggiungibili.

Questo sarebbe l’attuale quadro economico. A ciò si potrebbero aggiungere le tensioni internazionali sui dazi commerciali che stanno avendo un loro effetto sulle esportazioni delle aziende europee soprattutto verso la Cina, così come la stretta monetaria che sta mettendo in pratica la Federal reserve americana dopo anni di liquidità a pioggia immessa sui mercati finanziari.

Non si tratta allarmare ed evocare tempeste, ma cercare di evitare di entrare in una spirale negativa formata da spread al rialzo, stretta al credito da parte delle banche, contrazione dell’economia reale. E’ proprio ciò che non serve all’Italia in questo momento, ma, il governo gialloverde, ancora, non sembra rendersi conto dei potenziali danni di una spirale di questo tipo. Però, lo sanno benissimo Giovanni Tria e Paolo Savona, i due autorevoli economisti nel governo.

Salvatore Rondello

Il ministro Tria sta dalla parte di Draghi

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Il ministro dell’Economia Giovanni Tria in occasione della festa del quotidiano ‘Il Foglio’ a Firenze, ha detto: “E’ chiaro che lo spread a questo livello è dannoso. Draghi ha detto la realtà come banchiere centrale. Non ha detto niente di strano. Ma come facciamo a farlo scendere? Basta abbassare il deficit al 2,2%. Può contare nei rapporti con Europa, ma i decimali non credo preoccupano i mercati. Ad alimentare lo spread non sono i fondamentali dell’economia o i numeri della manovra, ma l’incertezza politica su dove va il Paese. La domanda che gli investitori si fanno è: vuole rompere con l’Europa o no? Bisogna giudicare i fatti, le cifre. La cifra stanziata per il reddito cittadinanza è di 9 miliardi inferiore ai 10 miliardi degli ottanta euro. La verità è che i mercati avvertono un’incertezza su dove va il Paese. Quanto alla manovra, nessuno può giudicare solo con un trimestre. La spesa pubblica si tiene sotto controllo sempre. La spesa la conosciamo mese per mese, mentre il gettito ha scadenze diverse. E la crescita non si misura in tempi brevi. Non vedo pessimismo sui tassi crescita, viene contestata nostra previsione. Tutti dicono che bisogna abbassare toni, ma c’è bisogno di lucidità di giudizio.

Il precedente governo stimava nel 2019 l’1,4%, noi abbiamo stimato 1,5%. Se non ci sarà crescita così, ci sarà un deficit del 2,8%. E’ un deficit normale in una manovra espansiva. Gli investimenti pubblici sono importanti, la carenza di investimenti pubblici riguarda tanti Paesi in Europa e negli Stati Uniti. Nel bilancio dello Stato ci sono soldi per gli investimenti, ma non riusciamo ad attivarli. Stiamo cercando di superare questa difficoltà. Dobbiamo togliere gli intoppi. Si è distrutta la capacità della pubblica amministrazione di fare progetti. Stiamo cercando di fare una struttura centrale di alto livello per farlo. Devono ripartire i cantieri, non si possono tenere bloccate le opere pubbliche”.

Il ministro dell’Economia, con riferimento ad Alitalia, ha detto: “Abbiamo tre commissari, ma non ho visto ancora un piano industriale. C’è un prestito ponte di 900 milioni che deve essere restituito. Perciò bisogna consultarsi con l’Ue per fare in modo che ogni decisione sul prestito sia presa in accordo con l’Unione e nel rispetto degli impegni presi dall’Italia quando è stato autorizzato il prestito. Occorre evitare la liquidazione di Alitalia in quanto per il nostro Paese è utile avere una compagnia efficiente. Quanto all’ipotesi dell’intervento di Fs nel capitale di Alitalia il consiglio d’amministazione della società del Tesoro farà le sue valutazioni in autonomia”.

Infine, sull’Europa Tria ha detto: “Il vero problema dell’Europa è non avere un centro politico discrezionale. Quello che sta accadendo in Europa non è colpa dell’Italia. Dipende dal fatto che l’Europa non è al passo con il resto del mondo. L’Europa sta perdendo di vista le ragioni dello stare insieme, alcuni Paesi dicono no a qualunque proposta”.

Per adesso, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha confermato il rating sovrano dell’Italia a BBB anche se realisticamente ha rivisto al ribasso le prospettive. L’outlook è infatti sceso a ‘negativo’ dal precedente ‘stabile’. Per ora nessun declassamento, quindi, ma le nuvole nere sono all’orizzonte. L’Italia resta infatti a due gradini dal livello ‘spazzatura’, ma le prospettive negative possono portare a un potenziale declassamento tra qualche mese. Se il presente è più o meno salvo, il futuro dell’Italia per S&P è pieno di incognite. A preoccupare sono soprattutto le deboli prospettive di crescita e le tensioni con l’Europa. E nel mirino dell’agenzia di rating c’è il piano economico del governo che rischia di indebolire la performance di crescita dell’Italia. La manovra messa in piedi dal governo Conte, secondo l’agenzia di rating, rischia di indebolire la crescita dell’economia italiana e per questo l’agenzia S&P ha tagliato le stime sul pil del biennio 2018-19, che dal precedente +1,4% per entrambi gli esercizi ora sono a +1,1% sia per quest’anno che per il prossimo. S&P ritiene inoltre che le politiche fiscali del governo non consentiranno al rapporto debito pil di diminuire. Secondo l’analisi di S&P: “Il debito pubblico dell’Italia rispetto al Pil non continuerà più su una traiettoria discendente”.

Anche per altri autorevoli esperti, la crescita sarebbe inferiore alle attese, il deficit oltre le previsioni, e quindi avverrebbe la fuga degli investitori dal debito. Sono questi gli spettri che aleggiano sull’Italia secondo lo studio fatto dagli economisti Olivier Blanchard e Jeromin Zettelmeyer, ‘The Italian Budget: A Case of Contractionary Fiscal Expansion?’, pubblicato sul sito del Peterson Institute for International Economics.

Gli autorevoli economisti hanno scritto: “L’espansione fiscale annunciata, molto probabilmente, non riuscirà ad aumentare la crescita e potrebbe persino ridurla. Il disavanzo diventerebbe ancora più grande del previsto. I sostenitori del governo rimarrebbero insoddisfatti. Il governo potrebbe tenere il punto, e gli investitori fuggirebbero, causando una seria crisi. Inoltre, è anche possibile che ci sia una fuga dal debito italiano ancor prima dell’effettiva implementazione della manovra a gennaio. Mentre se gli spread restassero elevati ma stabili nei prossimi mesi, ci sarebbe una nuova sfida in attesa: la sfida a superare il rallentamento della crescita i cui semi sarebbero stati piantati dalla manovra espansiva di quest’anno. Questa, più della prospettiva di uno stallo perpetuo con la Commissione Europea, è la reale minaccia per l’Italia nei prossimi due anni”.

Secondo i due economisti: “Gli effetti generalmente espansivi della manovra bocciata dalla Ue verrebbero prevedibilmente annullati dall’impennata nei tassi di interesse. Anche ipotizzando un moltiplicatore particolarmente generoso. Esperti e mercati sono ora attenti a come questo confronto potrebbe evolversi. Il punto ad ogni modo è se la proposta di bilancio possa davvero supportare l’economia italiana, come sperato e sostenuto dal governo. Noi temiamo di no. Anzi, è molto più probabile che le politiche proposte abbiano l’effetto contrario. E questo per l’impatto dello spread. A partire da metà aprile, i rendimenti dei titoli italiani sono cresciuti di circa 160 punti base. Ciò si è verificato in due fasi: in maggio, quando la squadra e il programma della coalizione di governo si stavano delineando, e a fine luglio, quando hanno iniziato a diffondersi le notizie sui contenuti della manovra. La proposta di bilancio dell’esecutivo riconosce questo aumento, ma lo tratta come esogeno, sottintendendo che l’Italia avrebbe fatto fronte a dei tassi di interesse più elevati anche se il governo si fosse attenuto al percorso di consolidamento fiscale annunciato dai suoi predecessori. Ciò non ha senso: l’aumento dei tassi di interesse è una reazione derivante dalle politiche descritte nella proposta di bilancio. A essere onesti, la crescita dei rendimenti riflette un insieme più vasto di preoccupazioni, tra cui i dubbi sulla volontà del governo di restare all’interno dell’Eurozona. Da qui i rischi che la crescita disattenda le attese, basandosi su una previsione di spread che potrebbe essere diversa dalla realtà”.

Ma anche dall’Italia, le analisi economiche rilevate dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre sono preoccupanti.

Per l’Ufficio Studi della Cgia: “Sebbene sia in arrivo la fatturazione elettronica, nel 2019 il numero delle scadenze e degli adempimenti fiscali è infatti destinato ad aumentare fino a sfiorare quota 100, in particolar modo per le realtà produttive di piccola dimensione che intrattengono scambi commerciali con l’estero (import ed export). Nel 2019, infatti, la pressione fiscale italiana è destinata ad attestarsi al 41,8%, stesso livello del 2018 e il numero delle scadenze fiscali, invece, subirà una forte impennata, soprattutto per le piccole imprese che lavorano con partner stranieri. Non per tutti, comunque, sarà così. Anche se in misura quasi impercettibile, i lavoratori autonomi potranno contare su un piccolo alleggerimento. Un’impresa artigiana senza dipendenti, ad esempio, lungo i 12 mesi del 2019 dovrà versare all’erario o inviare la propria documentazione fiscale all’Amministrazione finanziaria 29 volte (una in meno rispetto al 2018), ma una impresa commerciale con 5 dipendenti lo dovrà fare 88 volte e una piccola impresa industriale con 50 dipendenti addirittura 99. E in entrambi questi ultimi due casi, le scadenze aumenteranno di 10 unità a causa degli effetti delle disposizioni previste dalla Legge di Bilancio 2018 che, a partire dall’anno venturo, ha stabilito che entro la fine del mese successivo bisognerà inviare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle cessioni e all’acquisto di beni e prestazioni di servizi rivolte a soggetti non residenti nel territorio italiano. La riduzione per l’azienda artigiana, invece, è riconducibile al fatto che dall’anno prossimo, con l’introduzione della fatturazione elettronica, verrà abolito lo spesometro. A regime, pertanto, questi lavoratori autonomi risparmieranno due adempimenti. Nel 2019, comunque, ne conteremo solo uno in meno, perché a febbraio dovranno comunque inviare la comunicazione relativa al secondo semestre 2018”.

Secondo l’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia, tra liquidazioni e versamenti di acconti e saldi di imposta, invii e trasmissioni telematiche all’ Inps e all’Agenzia delle Entrate: “il peso della burocrazia fiscale ha raggiunto livelli inaccettabili costringendo le imprese a sostenere non solo perdite di tempo inammissibili, ma a sobbarcarsi anche dei costi aggiuntivi spesso proibitivi. E a differenza delle altre, le piccolissime imprese sono le più penalizzate. Non potendo contare su uffici amministrativi interni da dedicare anche a queste problematiche, le piccole aziende sono costrette ad esternalizzare queste incombenze, pagando però un conto salato nel momento in cui sono chiamate ad onorare i servizi ricevuti”.

Il coordinatore dell’Ufficio Studi della Cgia, Paolo Zabeo, ha commentato: “Mentre gli imprenditori chiedono da tempo di abbassare il carico tributario e di alleggerire l’oppressione fiscale, la politica, che ad ogni piè sospinto non manca l’occasione per annunciare imminenti sburocratizzazioni e mirabolanti tagli alle tasse, nei fatti sta spingendo il sistema fiscale nella direzione opposta, incrementando le scadenze e, quando va bene, rinviando a tempi migliori la riduzione delle imposte”.

Il segretario della Cgia di Mestre, Renato Mason, ha spiegato: “In linea generale in nessun altro Paese d’Europa viene richiesto uno sforzo fiscale come quello presente in Italia. E nonostante la nostra giustizia civile sia lentissima, la burocrazia abbia raggiunto livelli ormai insopportabili, la Pubblica amministrazione rimanga la peggiore pagatrice d’Europa e il sistema logistico-infrastrutturale registri dei ritardi spaventosi, le nostre imprese continuano a reggere la sfida e a presidiare i mercati internazionali con performance sorprendenti”.

Dovrebbe essere dunque ormai chiaro al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che il gioco dei ‘furbetti del quartierino’ non ha mai retto, come non potrà reggere la finanziaria basata su illusori cambiamenti che non rispondono alla realtà. Non basta dare ragione al Presidente della Bce con le parole, occorrerebbero i fatti.

Salvatore Rondello

Assia, batosta per Spd e Cdu. Volano i Verdi

merkelNell’Assia tedesca è proseguita l’onda già vista in Baviera. Un’altra batosta per la Cdu e per la Spd.

La Cdu è crollata dal 38,3 del 2013 (allora le elezioni si erano svolte in contemporanea a quelle federali) al 27% dei consensi, il peggior risultato conseguito dal partito della Merkel in Assia da oltre 50 anni a questa parte, pur restando il partito più forte.

La Spd ha fatto un balzo indietro, di 10,9 punti percentuali, attestandosi sul 19,8%, esattamente come i Verdi, che però raggiungono questo risultato conquistando l’8,7% in più di consensi. La destra populista ed anti-immigrati di Alternativa per la Germania (Alternative fuer Deutschland, Afd) è entrata per la prima volta nel Landtag di Wiesbaden con il 13,1% dei voti (+ 9% rispetto al 2013) ed è ora rappresentata nei parlamenti di tutti i 16 Land federali tedeschi. I Liberali della Fdp hanno conquistato il 7,5% dei consensi (+ 2,5%) ed è aumentato anche Die Linke, il partito della sinistra, che con il 6,3% (+ 1,1%) ha conquistato il suo miglior risultato di sempre in Assia.

La partecipazione al voto è stata del 67,3% dei 4,38 milioni di aventi diritto. Nel 2013 aveva votato il 73,2%. Per la prima volta, i partiti rappresentati nel Landtag dell’Assia sono sei. I seggi da spartire sono 137, la maggioranza 69. Alla Cdu ne andranno 40, ai Verdi e alla Spd 29 ciascuno. Diciannove seggi andranno all’Afd, 11 alla Fdp, 9 alla Linke. In base a questa ripartizione, Cdu e Verdi potrebbero portare avanti la loro coalizione. Ma le possibilità sarebbero anche altre: CDU e SPD o SPD, VERDI e FDP.

Il premier uscente, Volker Bouffier (CDU) ha annunciato l’intenzione di avviare consultazioni per la formazione di un nuovo governo fatta eccezione per Die Linke e Afd.

In base a questi risultati, l’alleanza più probabile, forse la sola possibile nel Landtag è una coalizione ‘giamaica’ nero-verde-giallo tra Cdu, Grünen e Fdp, ancora sotto la guida di Volker Bouffier, il fedelissimo di Angela Merkel che pur nella sconfitta avrebbe centrato l’obiettivo di rimanere ministro-presidente dell’Assia. I Verdi sarebbero tuttavia in posizione di forza e rivendicherebbero più spazio nelle politiche e nella presenza al governo.

La leader dei verdi tedeschi Annalena Baerbock, che condivide la presidenza con Robert Habeck, commentando i risultati emersi che vedono gli ecologisti al secondo posto insieme ai socialdemocratici, ha detto: “L’Assia non è mai stata così verde come oggi. Siamo felici di questo storico miglior risultato dei verdi in Assia”.

La segretaria generale della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer, commentando le elezioni in Assia che hanno visto il partito in forte calo, ma comunque in testa, ha detto: “Siamo di fronte a un tipico risultato dell’Assia, e servirà molto tempo stasera per avere delle certezze. Una cosa si può dire che per la Cdu è doloroso aver perso molti voti, ma Volker Bouffier ha raggiunto l’obiettivo di evitare una coalizione rosso-rosso verde, questo è il risultato di cui mi congratulo”.

Il candidato della Cdu dell’Assia, il presidente uscente Volker Bouffier, commentando i risultati delle proiezioni, ha precisato: “Accusiamo dolore per i voti perduti, ma abbiamo anche visto che vale la pena lottare. Volevamo restare la prima forza politica del Land e volevamo ottenere che nessuna coalizione si potesse formare contro di noi. Entrambi i risultati sono stati ottenuti. E’evidente che sul voto locale abbiano influito le dinamiche federali e le liti di governo a Berlino”.

Il candidato di punta dell’Spd in Assia, Thorsten Schaefer-Gumbel, commentando i risultati elettorali, ha detto: “È una difficile e amara serata per l’Spd, non abbiamo raggiunto quello che volevamo. Si tratta di un’amara sconfitta ed è il peggior risultato dal 1946. Quello che questi risultati significano per l’Assia non è ancora prevedibile”.

Ma è nella capitale tedesca che da oggi si giocherà la partita vera, iniziata due settimane fa in Baviera e proseguita in Assia. La situazione è tragica per la leader socialdemocratica Andrea Nahles, mentre è seria per Angela Merkel. Dalle analisi del voto sembra che il tentativo della cancelliera di venire in soccorso della Cdu locale, impegnandosi in prima persona nella campagna, non è servito. Segno che il suo brand non funziona più, neppure in un Land con forte tradizione cristiano-democratica. E questo non chiude del tutto la questione se al congresso di Amburgo, in dicembre, Merkel sarà rieletta presidente o se farà un passo indietro in favore della sua protégé, Annegret Kramp-Karrenbauer, attuale segretario generale. Già ieri sera, alcune voci di deputati di seconda fila si sono levate per chiedere un rinnovamento della Cdu, che avrebbe bisogno di ‘contenuti, percorso chiaro e nuove persone’.

Quasi irrisolvibile il ‘che fare?’ di Andrea Nahles. La leader dell’SPD ha detto: “Lo stato del governo è inaccettabile”. Secondo Nahles, il declino del suo partito è causato dalle continue crisi interne della Grosse Koalition. Nahles ha annunciato che proporrà alla Cdu una road map ‘chiara e vincolante’ fino al prossimo autunno, quando è già in programma una verifica. Per Nahles: “Vedremo allora se noi in questo governo siamo al posto giusto”. E’ un piano ottimista, un anno è lungo e il tempo non è dalla parte della Spd, che d’altra parte allo stato attuale non avrebbe né i programmi, né i leader, né i soldi per affrontare nuove elezioni. Insomma, la crisi dell’Spd sembra molto seria e complessa.

Immediatamente dopo l’esito disastroso delle elezioni regionali in Assia, Angela Merkel ha annunciato l’intenzione di non ricandidarsi, l’8 dicembre, data del congresso del partito, alla presidenza dell’Unione Cristianodemocratica. Lo riferiscono i media tedeschi. Merkel ha comunicato la sua decisione ai partecipanti alla seduta della direzione del movimento precisando che, malgrado la decisione, intende restare al suo posto di cancelliera. Il passo compiuto questa mattina da Merkel, che ha sempre considerato l’incarico di cancelliere e quello di presidente del partito come indissolubilmente legati, può essere considerato storico.

A seguito dell’annuncio della cancelliera, l’ex capogruppo dell’Unione, Friedrich Merz, si dice disponibile a presentare una sua candidatura. Quest’ultimo si è detto pronto a compiere questo passo ed assumersi questa responsabilità nel caso il partito sia favorevole. Oggi, Merz annuncerà la sua candidatura. Nelle scorse settimane Merz sarebbe stato spinto con forza da chi gli è più vicino nel partito a candidarsi alla presidenza della Cdu e avrebbe anche avuto colloqui a Bruxelles negli ultimi giorni.

Salvatore Rondello

Roma, 29 ottobre 2018

Salvatore Rondello

L’ATTACCO

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Parte il secondo round di accuse del Governo italiano verso le istituzioni europee, stavolta contro il numero uno della Bce, Mario Draghi, l’uomo che ha alleggerito il carico del debito dei Paesi più sofferenti della zona Euro (come l’Italia) con il quatitative easing.

Luigi Di Maio ha attaccato Mario Draghi,  dopo il monito lanciato ieri dal presidente della Bce sull’aumento dello spread che sta incidendo sul capitale delle banche italiane. Il vicepremier pentastellato, su Rai2, ospite della trasmissione ‘Nemo’, ha detto: “Mi meraviglia che un italiano a capo della Bce si metta ad avvelenare ulteriormente il clima. Stiamo facendo una manovra mai fatta prima, dalla parte dei deboli e non delle lobby e delle banche. Stiamo mantenendo le promesse e non torniamo indietro”.

Parlando con Enrico Lucci, Di Maio ha spiegato: “Sostenere le banche non significa prendere i soldi agli italiani, lo spread sale perché c’è la paura che noi vogliamo uscire dall’euro e dall’Europa. Ma non è vero non è nel nostro contratto di governo e noi non vogliamo uscire”.

Di Maio, però, forse non sa che, un uomo politico serio, prima di fare promesse elettorali agli elettori avrebbe il dovere di verificarne la praticabilità.

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico ha poi affrontato il capitolo Standard&Poor’s, che dopo la bocciatura di Moody’s la scorsa settimana, potrebbe annunciare stasera prospettive negative sulla tenuta del debito italiano che preludono a un possibile declassamento tra pochi mesi. Di Maio ha affermato: “Non ho paura del giudizio di Standard&Poor’s. La Francia è più indebitata di noi, che abbiamo un debito privato quasi inesistente e questo crea stabilità”.

Infine, Di Maio non ha risparmiato una stilettata all’ex premier, Matteo Renzi. Ha così commentato: “Ci vuole poco a essere meglio di Renzi, ma decideranno i cittadini. Al Circo Massimo c’erano 30mila persone, e se guardate la nostra area bibite, quello era il numero delle persone della Leopolda”.

In soccorso del governo italiano sono arrivate le dichiarazioni del presidente dell’Associazione delle banche russe, Garegin Tosunyan, che, a margine del XI Forum economico eurasiatico di Verona,  ha detto: “Senza dubbio c’è un interesse reciproco tra Russia e Italia, anche sul mercato dei titoli. Ovviamente prima dell’emissione dei titoli è molto importante una valutazione dei rischi, ma è un fatto che la Russia e l’Italia abbiano intenzione di venirsi incontro. Non solo lungo lo spettro dei vari prodotti e dell’energia, ma anche sul mercato finanziario. Lo dimostra il lavoro attivo delle banche italiane sul mercato russo, e l’attivo interesse dei russi verso l’Italia sugli investimenti possibili”.

Oggi, Piazza Affari ha ridotto il calo dopo le notizie sul Pil trimestrale Usa migliore delle stime. L’indice Ftse Mib è sceso dell’1,1% a 18.726 punti, con Eni (+0,51%) unico titolo in rialzo, mentre Intesa cede lo 0,85% e Unicredit l’1,31%. Nonostante lo spread in calo a 308 punti restano pesanti Ubi Banca (-3%), Banco Bpm (-2,6%) e, soprattutto, il Carige (-4,35%). Più cauta Mps (-1,46%), mentre continuano le vendite su Saipem (-5,41%). Fuori dal paniere principale, prosegue la corsa di Astaldi (+4,9%), mentre frena Tiscali (-7%).

Il Tesoro ha venduto tre miliardi di euro del nuovo Ctz novembre 2020 e 996 milioni del Btp indicizzato maggio 2028. I rendimenti in asta sono balzati per entrambi i titoli, raggiungendo il 2,34% per il Btp (+78 centesimi rispetto al collocamento di fine luglio) e l’1,626% per il Ctz (+91 centesimi rispetto a un mese fa).

Oggi c’è molta attesa per il giudizio di Standard & Poor’s sull’Italia. Dopo l’avvertimento di Fitch, che ha espresso dubbi sulla manovra, e la bocciatura di Moody’s della scorsa settimana, l’agenzia di rating statunitense potrebbe annunciare prospettive negative sulla tenuta del debito italiano facendo tornare l’incubo del declassamento. Attualmente il nostro Paese si trova un gradino sopra il livello dei cosiddetti ‘titoli spazzatura’, ovvero alla soglia del ‘non investment grade’, la categoria di imprese e Paesi cioè molto rischiosi per la platea di investitori. Ma quali sarebbero i rischi per l’Italia nel caso di un’ulteriore previsione al ribasso?

Se Standard & Poor’s si esprimesse con una revisione in negativo dell’outlook, cioè le prospettive future, il mercato potrebbe cominciare a riposizionarsi con effetti quasi immediati, anche se non meccanici. In primo luogo, potrebbero cambiare le politiche di investimento dei grandi fondi internazionali, ossia fondi comuni o fondi pensione, che diversificano e mettono un tetto massimo ai titoli più rischiosi.

Ci sarebbe poi da considerare l’effetto scia che il downgrade di un rating sovrano porta con sé. Le agenzie di rating riuniscono i comitati e valutano le implicazioni del declassamento di un Paese sulle società residenti che emettono obbligazioni. Sarebbe, nel caso, quasi scontata una revisione per il settore pubblico (Comuni, pubblica amministrazione), per quello delle partecipate statali e soprattutto per quello delle banche, molto esposti sui titoli governativi.

Quanto allo sguardo delle Authority europee nei nostri confronti non cambierebbe molto. Per le regole della Bce, sia ai fini del QE che ai fini delle operazioni di rifinanziamento con Titoli di Stato come garanzie collaterali (beni offerti in garanzia di un prestito), basta che almeno una delle quattro agenzie mantenga il Paese in area investment grade per continuare le operazioni.

Salvatore Rondello

Tria e Conte spaventati dallo spread

tria conte

Dopo che lo spread ha superato quota 320 punti, sono arrivate le parole del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervenuto nella trasmissione ‘Porta a Porta’ sull’andamento del differenziale tra Btp e Bund: “Lo spread sopra i 300 punti non è una febbre a 40, ma neanche 37, ma è un livello che non possiamo tenere così troppo a lungo. Uno spread alto pone un problema al sistema bancario. Ci saranno gli stress test il prossimo mese, lì si vedrà situazione e vedremo come intervenire”.

Il titolare del Tesoro sembrerebbe di aver avviato il governo ad un percorso di ragionevolezza. Ma, si potrebbe anche dubitare. La borsa di Milano è la maglia nera in Europa da quando sono arrivate le prime notizie sulla manovra.

Il governo, intanto, tira dritto sulla manovra. Ma Tria ha anche detto: “Per ora non ci sono motivi per cambiarla, perché pensiamo che sia corretta, e non ho nessun piano B. Monitoreremo quello che accade sui mercati, sarà un’analisi razionale della situazione economica nella quale decideremo cosa fare. Al momento non ci sono elementi nuovi. Quanto ai rapporti con l’Europa, è chiaro che c’è un confronto costruttivo, c’è un dialogo con il commissario Ue Pierre Moscovici e con il vice presidente Dombrovskis, ma la lettera di ieri della Commissione Ue per molte parti mi ha lasciato perplesso e un po’ sorpreso per alcune valutazioni superficiali. Forse è stata scritta un po’ in fretta. È la prima volta che la Commissione Ue boccia una manovra da quando esiste questa giunta di regole denominate Fiscal compact. Ma nelle prime due decadi circa dall’introduzione dell’euro le regole sono state molto spesso violate, per primi da Germania e Francia, e non sono neanche state condannate, e poi ci sono state varie procedure di infrazione”.

Insomma, sembrerebbe che il governo stia maturando l’idea di poter cambiare la manovra, ma ha bisogno di ‘salvare la faccia’.

Tria ha così risposto, poi, alla domanda sulle critiche fatte dal portavoce della Presidenza del Consiglio Rocco Casalino sull’operato del Mef: “Non desidero commentare volgarità e minacce contro funzionari dello Stato  specie se questi ricoprono una funzione di garanzia ed indipendenza universalmente riconosciuta e prevista dall’ordinamento”.

Dura la reazione del Movimento 5 Stelle, che in una nota ha sottolineato: “L’audio rubato al Portavoce del Presidente del Consiglio, Rocco Casalino, è un’altra vergognosa pagina di giornalismo. Quelle parole erano dette in privato e tali dovevano rimanere. Non si trattava affatto di minacce ma il Portavoce riportava quella che è la linea del Movimento 5 Stelle, perché tutto il Movimento è convinto che alcuni tecnici del Mef non svolgono il proprio ruolo con indipendenza e professionalità. Ci sorprende che il ministro Tria invece di fare valutazioni di merito e pulizia nel suo Ministero li difenda a prescindere”.

Sull’argomento è intervenuto anche il premier, Giuseppe Conte che ha affermato: “Non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto affermato un mese fa. Già in quell’occasione ho espresso piena fiducia al mio portavoce Rocco Casalino”.

Il vicepremier Luigi Di Maio è intervenuto in merito allo spread affermando:  “Intervenire sullo spread significa monitorare lo stato della situazione, ascoltare gli istituti di credito, vedere le criticità. Sono fiducioso che lo spread nelle prossime settimane inizierà a scendere perché sono le settimane di dialogo con l’Unione europea e saranno definiti i dettagli della legge bilancio e ci sarà quindi consapevolezza sulla manovra”.

Da Mosca, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha detto alla stampa: “Se lo spread si alzasse ancora, e comunque anche se si mantenesse elevato, come ora a questo punto, certo sarebbe chiaramente una problema. Un problema di sistema. Perché paghiamo tanto di interesse. Dobbiamo augurarci che scenda, abbassiamo tutti i toni e facciamo sistema perché ciò avvenga”.

Domani potrebbe presentarsi il conto di Standard & Poor’s, con il rischio di un nuovo declassamento del rating italiano.

Ma il premier Conte ha spiegato: “Se arrivasse il downgrade, lo valuteremo. Io non sono contento se lo spread è alto. Ognuno deve contribuire facendo la propria parte. Io faccio la mia e infatti cosa ho detto fin da subito? Serve un dialogo costruttivo: la nostra manovra è seria, i fondamentali sono solidi, il codice di comunicazione che abbiamo adottato è un codice molto più tranquillo che in passato. E’ vero, c’è stata qualche dialettica verbale ma adesso dobbiamo metterla da parte e lavorare tutti assieme concentrandoci sull’obiettivo. Dobbiamo fare in modo che questo spread si abbassi”.

Matteo Salvini, dopo che la Lega e M5S hanno additato le banche come principali responsabili della crisi attuale, adesso sarebbe favorevole all’ipotesi di ricapitalizzazione delle banche in caso di aumento dello spread fino a quota 400, ventilata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti.

Sulle affermazioni di Giorgetti, Salvini ha detto: “Se qualcuno ne ha bisogno noi ci siamo. Senza fare gli interventi del passato. Se qualche banca o qualche impresa avrà bisogno noi ci siamo”.

Per quanto riguarda lo spread, Matteo Salvini ha aggiunto: “Se segue l’economia reale, scenderà inevitabilmente”.

Così, Matteo Salvini, o ha manifestato tutte le sue lacune sulla conoscenza delle teorie economiche, oppure ha saputo mentire.

Nel giorno del Consiglio direttivo della Bce, il Financial Times ha lanciato un appello alla Bce affinché rinvii la sua manovra di parziale riduzione degli stimoli monetari. Secondo il quotidiano finanziario: “Ci sono buone ragioni per riconsiderare i piani attuali”.

La Bce, invece, ha in programma di portare avanti fino a dicembre gli acquisti netti di titoli pubblici e privati dell’area euro, per poi interrompere questo canale e proseguire unicamente con il rinnovo dei titoli già accumulati che giungeranno a scadenza.

Ma, secondo il Financial Times vi sarebbe un crescente numero di fattori che metterebbero a repentaglio il quadro di miglioramento dell’economia in base al quale la Bce aveva deciso questo percorso. La crescita dell’area euro più debole, le tensioni internazionali sul commercio e le tensioni di mercato sull’Italia sarebbero i fattori di preoccupazione. La politica monetaria non va decisa a beneficio di un singolo Paese, ha chiarito il quotidiano londinese, ma le prospettive di risalita dell’inflazione sono meno solide. Pertanto, ha invitato la Bce a riflettere seriamente su un rinvio della rimozione degli stimoli.

La Banca centrale europea non si è smentita ed ha mantenuto la rotta tracciata sulla politica monetaria. Come ampiamente previsto ha confermato tutti i livelli dei tassi di interesse: zero sulle operazioni di rifinanziamento principali, 0,25 per cento sulle operazioni di rifinanziamento marginali e meno 0,40 per cento sui depositi presso la stessa banca centrale. L’istituzione ha anche confermato l’orientamento a mantenere i tassi ai livelli attuali almeno fino all’estate del 2019 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare lo stabile ritorno dell’inflazione ai livelli auspicati: inferiore ma vicina al 2 per cento sul medio periodo (circa 18-24 mesi).

Infine, in una nota, la Bce ha anche confermato “l’orientamento a concludere gli acquisti netti di titoli pubblici e privati dell’area euro, che proseguono ridotto al ritmo di 15 miliardi di euro al mese, dopo dicembre, se i dati più recenti confermeranno le prospettive di inflazione a medio termine”.

Questo aspetto è più controverso dato che il percorso di parziale riduzione del livello di stimolo è stato deciso nell’ottica di una economia in ripresa che favorisce la normalizzazione dell’inflazione. Da alcuni mesi, invece, stanno aumentando i segnali di indebolimento nell’area euro.

Nella consueta conferenza stampa esplicativa, il presidente Mario Draghi, al termine del Consiglio direttivo, ha affermato: “In un contesto di crescita economica diffusa sono necessarie politiche di bilancio in grado di ripristinare margini, e questo risulta particolarmente importante nei Paesi dove il debito pubblico è alto e dove il pieno rispetto delle regole Ue è cruciale per salvaguardare la fiducia”.

Il messaggio di Draghi è rivolto anche all’Italia, ribadendo quanto già affermato in precedenti interviste.

Sulla questione italiana, in ambito europeo, ci sarebbe qualche novità. La portavoce della Commissione, Mina Andreeva, a Bruxelles, oggi, ha riferito: “Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha avuto ieri un colloquio telefonico con la cancelliera tedesca Angela Merkel sui temi di attualità europei, e in particolare sulla manovra finanziaria italiana e sui negoziati per la Brexit”.

La portavoce non ha aggiunto nulla sul contenuto del colloquio riguardante la manovra italiana, limitandosi a ricordare che ieri il governo tedesco aveva preso posizione in merito alla questione.

Il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, aveva in effetti espresso il sostegno di Berlino alla posizione della Commissione, che ha respinto martedì il documento programmatico di bilancio italiano chiedendo di ripresentarne una versione rivista entro tre settimane, ma lasciando le porte aperte al dialogo con Roma.

Siebert, durante una conferenza stampa, ha detto: “La Commissione ha sottolineato, e noi l’appoggiamo fortemente in questo, che quello in corso (col governo italiano sulla manovra) è un processo cooperativo, e che si aspetta un dialogo costruttivo con l’Italia, e noi salutiamo con molto favore questo dialogo cooperativo e costruttivo”.

L’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in una sua intervista, ha affermato: “Il Governo ha ottenuto quello che cercava: lo scontro con la Commissione Europea sulla Legge di Bilancio. Si sta costruendo il leit motif che ci accompagnerà alle elezioni europee. Il Governo è per il popolo, ma è ostacolato dalla burocrazia europea. Come si evolverà la linea del Governo nelle prossime settimane? Un ripensamento sulla dimensione e sui contenuti della manovra? I due vice premier hanno escluso che si cambi di un solo euro. Il ministro dell’Economia ha anticipato che se si sforassero gli obiettivi interverrebbero tagli di spesa. La crescita sarebbe frenata ulteriormente. Gli obiettivi di deficit e debito si allontanerebbero. Ma cosa farà il governo se i mercati voteranno contro il Paese con più decisione? Una stretta fiscale? Ma questo sarebbe inaccettabile per i partiti di governo. Si dice che se lo spread si avvicinasse a quota 400 ci sarebbe una risposta adeguata. Quale? Operazioni straordinarie sul debito? Il sottosegretario Giorgietti ha detto che se continua così bisognerà ricapitalizzare le banche. Quanti soldi ci vorrebbero? Dove andrebbe a finire il rapporto debito-pil? Come potremmo far fronte al panico e al contagio? Gli scenari peggiori sono facilmente immaginabili. Quanto ne sono coscienti i registi della teoria dello scontro frontale?”.

Le domande che ha posto Pier Carlo Padoan sono quelle di un economista serio e responsabile.

Tuttavia, il governo Conte potrebbe aver trovato il cavaliere bianco che salverà l’Italia. Avrà il volto di Vladimir Putin? Presto per dirlo ma ieri, a seguito del bilaterale con il premier Giuseppe Conte a Mosca, dal presidente russo è arrivata un’apertura importante ed ‘Il Sole 24 Ore’, oggi, ha aperto con l’articolo: “Putin: pronti a comperare i BTP”.

Ma, alla domanda postagli nella conferenza stampa successiva all’incontro con il presidente del Consiglio, Putin ha chiarito di non voler intromettersi nel dialogo sulla legge di bilancio in corso tra il governo M5S-Lega e Bruxelles, ma ha aggiunto: “Non ci sono remore di carattere politico sull’acquisto di titoli di Stato italiani dal fondo sovrano russo”.

Naturalmente, da parte sua, Conte ha precisato: “Non sono venuto qui per chiedere a Putin di comprare titoli italiani tramite il fondo sovrano. I fondamenti dell’economia italiana sono solidi, ci viene riconosciuto all’estero, meno in patria. Faccio una battuta: se poi all’esito di valutazioni tecniche il fondo sovrano e la banca centrale lo faranno sarà perchè come io credo, è conveniente, farebbero un buon affare ad investire in Italia”.

E’ chiara, dunque, la sfida lanciata ai mercati ed all’Unione europea dal governo Conte forte dell’appoggio della Russia che sicuramente acquisterà i titoli del debito pubblico italiano. Dunque, il sospetto già manifestato da questo giornale sarebbe sempre più plausibile: il governo Conte è strumento della Russia nel tentativo di distruggere l’Unione europea.

Salvatore Rondello

CEFFONE AL POPOLO

balcone di maio governo

“Non era mai capitato a nessuno la bocciatura della manovra economica. Mai! Tutti d’accordo, anche i governi sovranisti alleati di Salvini. E ora? A giorni le agenzie di rating esprimeranno il loro giudizio sulla tenuta del debito italiano. Basta scendere di un livello – scalino ‘spazzatura’ – e l’acquisto dei nostri titoli di stato precipita. Bel casino”. Commenta così Riccardo Nencini, segretario del Psi, la bocciatura da parte della Ue della manovra economica. Nencini prosegue: “Mutui più cari, aumento del debito pro capite, investimenti in calo, fuga dei capitali, spread alle stelle. Meno posti di lavoro. Il governo reagisce attaccando l’Europa. La verità? La manovra non convince nessuno. Il ceffone al popolo lo sta dando il governo” ha concluso Nencini.

Ieri l’Unione europea ha bocciato la manovra del governo e subito dopo si è aperta una crisi istituzionale con la Presidenza della Repubblica. Inoltre sembrerebbe spaccato il centro destra con la Lega e Fratelli d’Italia che attaccano l’Ue e Forza Italia che la difende. Dunque, l’Italia è divisa tra europeisti ed antieuropeisti, ma la posta in palio è molto più alta. Sono in gioco la democrazia, l’Unione europea, le libertà dei popoli ed il loro benessere economico e sociale. L’invito dell’Ue a modificare la finanziaria è stato molto chiaro. Entro tre settimane il governo dovrebbe presentare una nuova proposta, ma già si sa che non ci sarà nessun cambiamento.

La Commissione europea ha scritto: “Le misure incluse nel documento programmatico di bilancio 2019 dell’Italia indicano un chiaro rischio di fare marcia indietro rispetto alle riforme che il Paese aveva adottato. In particolare, la possibilità di pensionamenti anticipati inverte la rotta rispetto a precedenti riforme delle pensioni che sottendono alla sostenibilità a lungo termine del consistente debito pubblico italiano. L’introduzione di un condono fiscale potrebbe scoraggiare il rispetto, già basso, delle norme fiscali, premiando implicitamente i comportamenti che non rispettano le leggi, compensando in gran parte l’effetto positivo del rafforzamento della fatturazione elettronica. Data la dimensione significativa dell’economia italiana nell’area euro, la scelta del governo italiano di aumentare il deficit di bilancio, sebbene debba far fronte alla necessità di affrontare problemi legati alla sostenibilità delle finanze pubbliche, crea rischi di ricadute negative per gli altri Stati membri dell’Eurozona”.

Il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, ha già puntualizzato: “La manovra non cambia. Dopo la bocciatura dell’Ue al provvedimento il governo italiano tira dritto. Da Bruxelles possono anche mandare 12 letterine, ma la manovra non cambia”.

Ma anche il sottosegretario all’Economia M5S, Laura Castelli, ha detto: “Non ci sarà nessuna revisione. Quella manovra è ciò che serve. Abbiamo detto la verità sui numeri e non facciamo come i Governi precedenti che sparavano cifre esilaranti per poi ottenere norme catastrofiche. Avete capito dalle dichiarazioni di Conte e di Tria la posizione”.

Salvini ha anche rincarato la dose: “Se insistono a tirare schiaffoni a caso mi verrebbe voglia di dare più soldi agli italiani. Tutte le manovre passate negli anni scorsi a Bruxelles hanno fatto crescere il debito di 300 miliardi di euro. Noi siamo qua per migliorare la vita degli italiani, mi sembra un attacco pregiudiziale, la contestazione principale è che non bisogna toccare la legge Fornero che è nel programma del 90% dei partiti tranne che del Pd: è un attacco all’ economia italiana perchè qualcuno vuole comprare le nostre aziende sottocosto”.

Poi, Salvini, sulla Rai ha detto: “Di Rai non ne parlo io, c’è un presidente ed un amministratore delegato che stanno cercando professionalità interne accantonate da anni anche per ragioni politiche. La Rai merita tanto e da spettatore, quando vedo che ci sono programmi pregiudizialmente schierati a sinistra cambio canale. Siamo il primo governo che ha l’informazione pubblica tutta contro, non faccio il ‘piangina’, tiro diritto ma spero che la Rai sia equilibrata e dia spazio a tante voci”.

Il premier Giuseppe Conte, riferendosi alla sua visita in Russia ha scritto: “Questa mattina all’Expocentre di Mosca ho incontrato gli imprenditori italiani. Donne e uomini preparati e vincenti che portano in alto il made in Italy in Europa e nel mondo. A loro ho ribadito che l’Italia è un Paese che gode di buona salute, i fondamenti della nostra economia sono solidi. Il Governo farà la sua parte per far crescere le imprese italiane. C’è un grande impegno in tal senso, come dimostrano anche le misure contenute nella manovra”.

Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, ospite a Bologna del congresso della Camera del Lavoro, ha detto: “Se il Governo non apre il confronto, penso che dobbiamo essere molto netti e dare una risposta di mobilitazione e di iniziative. Ma dobbiamo essere altrettanto netti tra di noi e dirci che non è scontato, senza un lavoro preparatorio, che le masse ci seguano”.

Le provocazioni e le cadute di stile si ripetono in continuazione. L’eurodeputato leghista Angelo Ciocca, al termine di una conferenza stampa della Commissione a Strasburgo, ha messo la sua scarpa sopra i fogli che Moscovici aveva usato come traccia per il suo discorso sul documento programmatico di bilancio italiano. Il commissario Europeo agli Affari Economici e Finanziari, Pierre Moscovici, ha commentato: “L’episodio della scarpa made in Italy è grottesco. All’inizio si sorride e si banalizza perché è ridicolo, poi ci si abitua ad una sorda violenza simbolica e un giorno ci si risveglia con il fascismo. Restiamo vigili. La democrazia è un tesoro fragile”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier, Matteo Salvini che ha affermato: “Non voglio uscire dall’Europa, non voglio uscire dall’euro, voglio che i miei figli crescano in Europa. Non voglio sbattere le scarpe sui tavoli, però lasciate che gli italiani lavorino”. A chi gli ha chiesto del gesto dell’europarlamentare Ciocca, che ha simbolicamente ‘calpestato’ la relazione dei commissari sulla manovra italiana, Salvini ha tagliato corto: “L’Europa non la cambi con le provocazioni…”.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non è la prima volta che richiama il Governo ‘all’equilibrio di bilancio’ ma, martedì 23 ottobre, ha voluto declinarlo in una logica che non è quella dell’«astratto rigore» ma a tutela delle famiglie e del risparmio, in una prospettiva di «equità e con uno sguardo lungo sullo sviluppo». Si può dire che i suoi avvisi stanno diventando una goccia, ripetuti in ogni occasione possibile e con una finalità chiara: evitare che l’Italia vada a sbattere.

Non a caso Mattarella ha parlato della necessità di «scongiurare che il disordine della pubblica finanza produca contraccolpi pesanti anzitutto per le fasce più deboli, per le famiglie che risparmiano pensando ai loro figli, per le imprese che creano lavoro». Un rischio che c’è per una somma di ragioni: per le conseguenze di uno strappo con l’Europa; per l’indicatore dello spread che è tornato a sfiorare quota 320 e che comporta un aggravio di spesa pubblica a danno, di misure che potrebbero andare ai più svantaggiati; per il sistema del credito che è sotto pressione; per le previsioni sul Pil che molti istituti indipendenti danno sotto la quota prevista dal Governo. Insomma, è evidente che ci sono elementi di preoccupazione anche se non drammatici, anche se non di allarme.

Tra l’altro al Colle spetta la firma sulla legge di bilancio che nessuno mette in discussione anche se qualche valutazione inizia a essere fatta. Il punto è che lo stesso Governo (nella lettera alla Ue) dichiara apertamente di aver violato regole Ue che hanno piena copertura in Costituzione e dunque non è escluso che Mattarella possa dire qualcosa nel momento del suo via libera. Se quindi per il Governo la strada che si apre da qui a tre settimane è complicata, lo è pure per il capo dello Stato che ha l’obiettivo di portare verso una ricucitura con l’Europa con mediazioni che allenterebbero la tensione anche sui mercati, vero motivo di timore per il sistema.

Allora, quelle parole di ieri danno una mano a chi nell’Esecutivo vuole usare questo tempo per negoziare, davvero, con Bruxelles. È vero che tutti mostravano la faccia più dura, a cominciare da Di Maio e Salvini, ma nel premier così come in Tria e in una parte della Lega (sensibile alle preoccupazioni del Nord produttivo) e pure in alcuni settori dei 5 Stelle (area Fico) si punta a ritrovare un dialogo. Martedì dopo la bocciatura della Ue non era il giorno giusto per far intravedere cambiamenti sulla manovra, sarebbe stato un cedimento repentino verso Bruxelles, ma davanti ci sono tre settimane di trattativa e di “esame” dei mercati.

Ecco quella di Mattarella è la mano tesa a chi non chiude le porte a correzioni di rotta. Una sponda ai “dialoganti” della maggioranza ma collaborativa con tutto il Governo tant’è che in precedenza aveva subito firmato il decreto fiscale. Un richiamo in “pace” fatto per preparare il terreno a chi volesse cominciare un’opera di disarmo in una guerra con l’Ue dagli esiti incerti.

Ma nel governo giallo-verde c’è veramente qualche anima dialogante? E se invece non ci fosse ? Il governo si aspettava la risposta negativa dell’Ue. Dunque, è legittimo pensare che la manovra è stata volutamente congegnata provocatoriamente per finalità poco chiare ma diverse dalle demagogiche dichiarazioni per accattivarsi il consenso popolare.

Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, intervenendo di fronte alle commissioni Esteri congiunte di Camera e Senato, ha sottolineato: “L’Unione Europea ci riserva una bocciatura sulla manovra e chiede un nuovo documento: ora l’Italia ha tre settimane di tempo per rispondere, con il Governo italiano che esclude comunque un nuovo documento. L’ultima parola spetta ai Parlamenti nazionali, la Commissione può comunque aprire una procedura per disavanzo eccessivo: queste sono le dinamiche istituzionali”.

L’esecutivo Lega-Movimento 5 Stelle è dunque convinto di “essere sulla strada giusta” come è stato confermato dal vice premier Di Maio. Non ci resta che attendere le prossime mosse. Lo scontro avverrà in Parlamento dove attualmente non ci sono i numeri per una modifica. Lascio immaginare ai lettori gli sviluppi ulteriori. Il proscenio è brutto assai.

Salvatore Rondello

BOCCIATI

di maio conte salvini

La Commissione Ue ha deciso bocciare la manovra presentata dal governo italiano. È la prima volta che accade nell’unione. La Ue chiede uno nuovo documento che dovrà essere inviato entro tre settimane a Bruxelles. “È con molto dispiacere che sono qui oggi, per la prima volta la Commissione è costretta a richiedere ad uno Stato di rivedere il suo Documento programmatico di bilancio. Ma non vediamo alternative. Sfortunatamente i chiarimenti ricevuti ieri non erano convincenti”: lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis nella conferenza stampa al termine della riunione dei commissari.

La palla ora ritorna con veemenza al governo italiano. Il governo, ieri, prima di inviare la risposta all’UE, avrebbe potuto snellire la manovra. Nel vertice di governo di ieri sera a Palazzo Chigi erano presenti oltre al premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini ed i ministri Giovanni Tria e Danilo Toninelli.

A tarda serata, dopo aver cenato con il premier Giuseppe Conte ed il vicepremier Luigi Di Maio, Salvini ha affermato: “La bocciatura dell’Ue è pressoché certa ma reddito di cittadinanza e quota 100 non cambiano”.

Due i temi principali affrontati nel vertice di Palazzo Chigi: come reagire alla bocciatura da parte dell’Ue e il tema del condono edilizio per i residenti di Ischia come misura post-sisma. Caldeggiata da Tria, si sarebbe ripresentata la possibilità di snellire il testo, senza eliminare le principali misure, ma scrivendole in modo tale da ridurne l’impatto sul tetto deficit/Pil. Le modalità per attuare le correzione all’ultimo minuto sarebbero state due: ridurre la platea di provvedimenti come quota 100 e reddito di cittadinanza o rinviare la data di decorrenza delle due misure.

Poi, c’è stata la cena a base di tagliatelle durata oltre un’ora e mezza per dissipare le nubi che, in questi giorni, hanno avvolto l’alleanza di governo. L’incontro a cena tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, con il premier Giuseppe Conte nel ruolo di mediatore, sarebbe servito a risolvere, almeno in parte, i nodi rimasti sul tavolo di M5S-Lega dopo aver trovato l’accordo sulla manovra. Ma, a piombare sulla cena è anche la certezza di Salvini sulla bocciatura della manovra dall’Ue.

La tenuta del sistema bancario, sarebbe il punto su cui sono maggiormente concentrati i timori del governo, come effetto di mercati e bocciatura di Bruxelles. Non a caso, solo qualche giorno fa, fonti di governo ipotizzavano un allargamento, da concordare con Abi, del fondo centrale di garanzie delle banche come piano di compensazione per un eventuale precipitare dei titoli in pancia agli istituti italiani.

Il fondo di un miliardo e mezzo destinato alle vittime del sistema bancario, in realtà, alleggerirebbe gli oneri di competenza delle banche per caricarli sugli incolpevoli contribuenti

Ieri l’Italia ha risposto ai rilievi di Bruxelles sulla manovra con la nota lettera del ministro Tria.

Di certo, la cena a tre, non a caso avvenuta senza intermediari, portavoce e sottosegretari, con effetti apparentemente positivi, è servita per tentare di dirimere alcuni nodi chiave dell’alleanza a cominciare dal Dl sicurezza.

L’unico a parlare al termine della cena è stato Salvini che, sminuendo le tensioni, ha detto: “C’è un clima costruttivo, avanti compatti. Capita a tutti di arrabbiarsi quando uno si sente ingiustamente tirato in ballo ma l’incazzatura passa e non ho mai smesso di fidarmi di Conte e Di Maio. A tavola non c’era alcuna manina”.

Salvini è uscito andando verso la sua residenza a Roma, Di Maio e Conte sono usciti in direzione opposta, avviandosi verso Palazzo Chigi a piedi senza rispondere ad alcuna domanda dei cronisti.

Il cosiddetto ‘patto delle tagliatelle’ avrebbe in pancia pure il nodo delle nomine dalla Consob ai servizi fino alla Rai, con Tg1 e seconda Rete che viaggerebbero verso quota M5S e la direzione di Raiuno e quella del Tg2 che dovrebbero andare in capo alla Lega. Degli attriti relativi al decreto fiscale, apparentemente, non c’è traccia.

La manovra non cambiata, almeno per ora, sembrerebbe una sfida provocatoria all’Unione europea, nonostante l’apparente volontà di sedersi a un tavolo per un confronto, anche a oltranza. Il premier Conte ha già spiegato: “Se io oggi di fronte alla lettera dei commissari europei dicessi ‘sì abbiamo sbagliato’, vorrebbe dire che la manovra è azzardata e imprudente. Non è così, è ben articolata”.

A questo punto la palla passa di nuovo alla Commissione europea, braccio esecutivo dell’Ue che controlla e approva i bilanci delle zone dell’euro, che oggi discuterà e deciderà le prossime fasi della procedura per la valutazione della manovra italiana. Il martedì è il giorno in cui l’esecutivo dell’Ue tiene la sua riunione settimanale. La bocciatura da parte del Collegio dei commissari di Strasburgo sembrerebbe praticamente scontata. Nell’ordine del giorno si legge che oggi a Strasburgo si discuterà dell’opinione nel quadro dell’articolo 7 del regolamento Ue 473 del 2013, che stabilisce le disposizioni comuni per il seguito e la valutazione dei progetti di bilancio e per la correzione dei deficit eccessivi negli Stati membri della zona euro.

Il regolamento citato al punto 11 dell’ordine del giorno è quello che prevede la possibilità per la Commissione di chiedere a un Paese membro un nuovo Documento programmatico di bilancio entro due settimane dalla trasmissione del medesimo all’esecutivo europeo, nel caso in cui questo preveda una inosservanza particolarmente grave degli obblighi previsti ai sensi del patto di stabilità. Ciò che potrebbe fare oggi.

Nella lettera recapitata dalla Commissione al ministro dell’Economia Giovanni Tria si scriveva esplicitamente che la deviazione rispetto al percorso concordato con la Commissione, unitamente al mancato rispetto della regola del debito e alla mancata validazione delle previsioni del governo da parte dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio sembrerebbero indicare un ‘mancato rispetto particolarmente serio degli obblighi della politica di bilancio ai sensi del patto di stabilità. Sulla questione è prevista una comunicazione in collegio del vicepresidente Valdis Dombrovskis e dei commissari Pierre Moscovici e Marianne Thyssen. L’ordine del giorno prevede che sulla questione venga diffuso un documento: quindi, fermo restando che il collegio è sempre libero di decidere diversamente, è probabile che la decisione arrivi oggi.

Se dovesse arrivare la quasi certa bocciatura, l’Italia avrebbe a disposizione tre settimane per trovare un accordo su come ridurre il deficit (in sostanza, l’Italia dovrebbe presentare nuovamente un progetto di bilancio modificato). Fino a ora questa opzione, cioè il respingimento da parte di Bruxelles di una manovra nazionale, non è mai stata usata. Se il governo italiano decidesse di non adattare la Finanziaria alle regole europee, potrebbe essere intrapresa contro l’Italia un’azione punitiva.  Potrebbe arrivare cioè la procedura per debito eccessivo. La procedura per i disavanzi eccessivi (Pde) è regolata dall’articolo 126 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Essa sostiene il braccio correttivo del Patto di stabilità e crescita (Psc) dell’Ue.

I paesi dell’Ue devono dimostrare una solida finanza pubblica e soddisfare due criteri: il loro disavanzo di bilancio non deve superare il 3% del prodotto interno lordo (Pil); il debito pubblico (debito del governo e degli enti pubblici) non deve superare il 60% del Pil.

L’Italia non è certamente la Grecia. Se il primo requisito previsto dal patto di stabilità dell’Ue è soddisfatto dall’Italia, non è certamente soddisfatto il secondo punto, quello del debito pubblico, che nel caso italiano supera il 130% del Pil, ossia più che doppio rispetto al limite posto dall’Ue.

Ma, nel frattempo, con l’Europa incolpevole, dalle elezioni ad oggi, in Italia si sono distrutti l’equivalente di 300 miliardi di euro di risparmi e ricchezza, in svalutazioni su titoli di Stato, azioni e obbligazioni societarie. Lo ha scritto in prima pagina il Sole 24 Ore, sulla base delle stime elaborate dal sociologo Luca Ricolfi della Fondazione David Hume, precisando: “Le perdite calcolate sono ovviamente virtuali, e potrebbero essere riassorbite, o tramutarsi in guadagni, ove la situazione economica e le valutazioni dei mercati nei prossimi mesi o anni dovessero evolvere positivamente”.

Rispetto ai livelli del 28 febbraio 2018, appena prima delle elezioni del 4 marzo, il valore di mercato di obbligazioni (sia societarie che governative) e delle azioni quotate a Piazza Affari è diminuito di 198 miliardi di euro, oltre il 10% del Prodotto interno lordo. Se poi si aggiungono i titoli di Stato detenuti dalla Banca d’Italia e da investitori esteri il passivo potenziale cresce a 304,7 miliardi. Il quotidiano della Confindustria ha affermato: “La ‘spreadonomics’ non perdona i governi non possono affrancarsi dal giudizio degli investitori”.

Ma l’attuale governo, fatto anche di economisti di chiara fama come Giovanni Tria e Paolo Savona, sa benissimo ciò a cui si va incontro con questa finanziaria.

Dunque, sembra sempre più chiara, anche dalle affermazioni di Salvini del ‘dopo cena’, la volontà del governo condotto da Salvini e Di Maio, con Conte garante, per destabilizzare l’Europa attuando una politica antieuropeista dalla quale non possiamo aspettarci certamente un futuro migliore. Il peggioramento si tocca già con mano.

Mi perdonerà il lettore se, scrivendo questo articolo, mi sovvengono ricordi di carducciana memoria , rispetto al ‘cambiamento’ che avanza ‘sferragliando’: ‘Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo rosso e turchino, non si scomodò: tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo e a brucar serio e lento seguitò.’ (dalla poesia ‘Davanti San Guido’).

Salvatore Rondello

DIABOLICO PERSEVERARE

moscovici tria

Il governo ha risposto alla lettera della Commissione Ue consegnata da Moscovici a Tria la settimana scorsa. Nei tempi stabiliti, entro le ore 12 di oggi, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha inviato la lettera di risposta all’Ue indirizzandola al vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, ed al commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici.

Nella lettera, il ministro Tria ha scritto: “Pur riconoscendo la differenza delle rispettive valutazioni, il Governo italiano continuerà nel dialogo costruttivo e leale così come disciplinato dalle regole istituzionali che governano l’area euro. Il posto dell’Italia è nell’area euro. Il governo è fiducioso che la manovra di bilancio non esponga a rischi la stabilità finanziaria dell’Italia né degli altri paesi membri dell’Unione europea. Riteniamo infatti che il rafforzamento dell’economia italiana sia anche nell’interesse dell’intera economia europea. Comunque, prendendo atto delle divergenze con Bruxelles sugli obiettivi di finanza, l’esecutivo si impegna a intervenire qualora il deficit dovesse superare gli impegni assunti. Qualora i rapporti debito/Pil e deficit/Pil non dovessero evolvere in linea con quanto programmato il governo si impegna a intervenire adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati”.

Il ministro dell’Economia ha così replicato alle tre questioni sollevate da Dombrovskis e Moscovici nella loro lettera relative alla deviazione del saldo strutturale rispetto a quanto prescritto dal Patto di Stabilità, alla riduzione del debito e alla mancata validazione dell’Ufficio parlamentare bilancio delle previsioni contenute nel Def: “Per quanto riguarda il sentiero del saldo strutturale, il Governo italiano è cosciente di aver scelto un’impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di Stabilità e Crescita. È stata una decisione difficile ma necessaria alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livelli di PIL pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana. Il Governo intende inoltre attuare le parti qualificanti del programma economico e sociale su cui ha ottenuto la fiducia del Parlamento italiano. La Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, e la Relazione al Parlamento a esso allegata, chiariscono che il Governo prevede di discostarsi dal sentiero di aggiustamento strutturale nel 2019 ma non intende espandere ulteriormente il deficit strutturale nel biennio successivo e si impegna a ricondurre il saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine a partire dal 2022. Qualora il PIL dovesse ritornare al livello pre-crisi prima del previsto, il Governo intende anticipare il percorso di rientro. Il Governo considera le condizioni macroeconomiche e sociali attuali particolarmente insoddisfacenti a un decennio dall’inizio della crisi e reputa necessario imprimere un’accelerazione alla crescita. La dinamica del Pil è ovviamente cruciale quando si valutano gli sviluppi del rapporto debito/Pil. Inoltre, va sottolineato il calo significativo di tale rapporto previsto per il prossimo triennio, a differenza di quanto sperimentato dalle finanze pubbliche italiane nell’ultimo decennio. Tale evoluzione è frutto delle misure a favore della crescita che verranno introdotte con la prossima legge di bilancio. Tra queste il rilancio degli investimenti pubblici che godrà non solo di maggiori risorse finanziarie ma di semplificazioni normative e di nuovi strumenti di capacity building che faciliteranno la loro esecuzione in tempi brevi. Il Governo è fiducioso di poter far ripartire gli investimenti e la crescita del Pil e che il recente rialzo dei rendimenti sui titoli pubblici verrà riassorbito quando gli investitori conosceranno tutti i dettagli delle misure previste dalla legge di bilancio. Per quanto riguarda i rendimenti sui titoli pubblici, lo scenario programmatico del DPB (Documento programmatico di bilancio, ndr) assume tassi di rendimento sui titoli di Stato inferiori a quelli riscontrati sul mercato negli ultimi giorni ma coerenti con i livelli registrati all’atto della chiusura delle stime. Nello scenario programmatico sono stati infatti indicati livelli di rendimento lievemente più elevati rispetto allo scenario tendenziale per tener conto degli sviluppi di mercato che sono nel frattempo intervenuti”.

Il governo non modifica la manovra ma si manifesta disponibile al dialogo senza renderne noti i margini, a parte l’impegno a modificare se le condizioni di crescita ipotizzate non dovessero manifestarsi. La partita con l’Ue resta aperta, ma non sappiamo cosa deciderà domani la Commissione Ue.

Intanto, in Italia, i sindacati bocciano la manovra e scendono sul piede di guerra. Alcuni giorni fa, gli studenti in piazza hanno contestato duramente le scelte di politica economica del governo.

L’agenzia di rating Moody’s ha abbassato il rating e lo spread da marzo scorso si è raddoppiato.

Nonostante il parere sulla manovra espresso da importanti istituzioni economiche italiane ed internazionali, nonostante il parere disinteressato di economisti di chiara fama, nonostante la posizione isolata in cui si trova l’Italia in seno all’Ue, il governo giallo-verde, imperterrito continua a sostenere una politica di bilancio contro corrente. E’ ormai chiaro che dietro alla manovra ci potrebbero essere disegni antieuropeisti da attuare senza nessuno scrupolo nei confronti degli italiani che pagherebbero il prezzo di politiche economiche destabilizzanti e disatrose. Le prospettive future non consentiranno la realizzazione delle stime di sviluppo ipotizzate: tra due mesi finirà il ‘Quantitative Easing’ della BCE, le misure protezionistiche stanno rallentando lo sviluppo mondiale dell’economia. Manca una credibile politica di equa distribuzione della ricchezza. La prospettiva futura è quella di un paese sempre più povero.

Salvatore Rondello

MANOVRA DESTABILIZZANTE

Punto stampa con il Ministro Giovanni Tria e con il Commissario Ue agli affari economici e monetari, Pierre Moscovici.

Alla dura lettera della Commissione europea consegnata ieri da Moscovici al ministro Tria, il governo giallo-verde sembra sordo ed insensibile, anche all’aumento dello spread che certamente non aiuta lo sviluppo del paese ed impoverisce gli italiani. Sorge il sospetto che la demagogia messa in atto dalla Lega e dai Pentastellati è finalizzata a destabilizzare l’Euro e l’Unione europea.

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, prima del summit Ue-Asia a Bruxelles, ha avvertito: “Come Unione Europea, non siamo disposti ad accettare il rischio di caricarci questo debito per l’Italia. L’Ue è un’economia e una comunità di valori, e funziona perché ci sono regole comuni a cui tutti devono aderire. Se si rompono queste regole, e l’Italia si allontana da Maastricht, allora significa che l’Italia si mette in pericolo, ma ovviamente mette a rischio anche gli altri. L’Ue non vuole assumersi per conto dell’Italia i rischi derivanti da una violazione delle regole comuni sulla finanza pubblica. La Commissione ha risposto alla manovra finanziaria italiana, e ha detto chiaramente che deve essere modificata. Penso che questo sia un punto decisivo, perché l’Ue è una comunità economica e di valori, e funziona perché ci sono regole comuni che devono essere rispettate da tutti. Se qualcuno le infrange, se l’Italia si allontana dalle regole di Maastricht, questo significa che mettere in situazione di pericolo non solo sé stesso ma anche altri paesi. E l’Ue non vuole assumersi questo rischio per conto dell’Italia”.

Con la lettera durissima, anche più delle attese, che ha illustrato nel dettaglio la deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità, la Commissione europea ha acceso ufficialmente i riflettori sul ‘caso Italia’, che già preoccupa molti leader in Europa. Finirà anche sul tavolo dei commissari martedì prossimo, che firmeranno la bocciatura formale della manovra, e dell’Eurogruppo il 5 novembre, che darà appoggio politico alla decisione dei tecnici Ue. Due passi scontati, se l’Italia entro lunedì non assicurerà, per iscritto, che cambierà la manovra e farà scendere il deficit invece di aumentare la spesa.

Il premier Giuseppe Conte, a Bruxelles, ha difeso i piani del Governo ed ha ridimensionato le accuse dell’Ue con estrema superficialità. A Bruxelles non ha trovato grandi sponde tra i colleghi all’Eurosummit: dalla Germania all’Austria, dalla Francia all’Olanda, alla Finlandia e al Lussemburgo, è ampio il fronte di chi chiede il rispetto delle regole comuni. Concetto ribadito anche dal presidente della Bce Mario Draghi, che ha messo in guardia dal contestare le regole Ue perché si danneggia la crescita.

Per Bruxelles il bilancio italiano punta a un non rispetto particolarmente serio degli obblighi del Patto, a causa di una espansione vicina all’1% e ad una deviazione dagli obiettivi pari all’1,5%. La Ue ha chiesto al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre, in tempo perché il collegio dei commissari possa discuterne martedì. Ma, ha ricordato, la deviazione è talmente grave, senza precedenti, che l’Italia rischia l’apertura di una procedura per debito eccessivo da un momento all’altro, per deviazioni che peraltro si trascinano da anni. Non basterà quindi soltanto un’illustrazione più dettagliata delle misure. Per convincere i commissari Moscovici e Dombrovskis, firmatari della lettera, il Governo dovrà impegnarsi a cambiare i target. Cosa che il premier Conte ha escluso con la nota frase: “Più passa il tempo e più mi convinco che la manovra è molto bella”.

Moscovici ha osservato: “Forse sarà bella, ma questo è un giudizio estetico. Il problema qui è funzionale, giuridico e politico. E’ una manovra che non rispetta le regole”. Ieri, a Roma, Moscovici ha avuto modo di spiegare direttamente al ministro Tria il senso della lettera e dei timori europei. Il commissario Ue ha chiarito: “La manovra non può restare al 2,4% di deficit e con uno scarto del deficit strutturale di un punto e mezzo. Chiediamo una correzione”.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in serata ha incontrato Moscovici ed ha auspicato: “Che ci sia il massimo di collaborazione con l’Italia. Attraverso il dialogo e il confronto si trovi una intesa”. Tria ha assicurato la massima collaborazione nello spiegare misure e riforme, ma questo non sarebbe sufficiente. Il vicepremier Di Maio, invece, stroncando ogni possibilità di dialogo con l’Ue, ha attaccato: “Se la lettera Ue è un ultimatum, è inaccettabile”.

Intanto i leader dell’Eurozona prendono sempre più le distanze da Roma e l’Italia è sempre più isolata. E’ stato molto duro il premier austriaco, presidente di turno dell’Ue: “Non abbiamo nessuna comprensione per le politiche finanziarie dell’Italia, ci aspettiamo che il governo rispetti le regole”. Al tavolo dell’Eurogruppo, il caso Italia è considerato ‘l’elefante nella stanza’, come riferiscono alcune fonti.

L’olandese Mark Rutte, già duro nei giorni scorsi, ha deciso di sollevare la questione davanti ai colleghi. Al termine del vertice ha riferito anche del bilaterale con Conte: “Sono stato molto chiaro sulla manovra, e gli ho detto che non è un bene né per l’Italia, né per l’Europa e l’Eurozona”.

Conte fa sapere che vedrà Juncker nei prossimi giorni, e si dice convinto di poter scongiurare anche un giudizio negativo delle agenzie di rating, ma i tempi sono molto stretti ed il fine settimana molto impegnativo.

L’Italia non è l’unico Paese ad aver ricevuto l’avvertimento di Bruxelles: anche Spagna, Portogallo, Francia e Belgio dovranno rispondere ai rilievi. Ma Roma, spiegano le fonti, è in una situazione peggiore delle altre, e anche per questo la Commissione vuole dare un segnale il prima possibile.

“Una deviazione senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità e Crescita”: è questa la valutazione sul bilancio italiano espressa nella attesa lettera inviata al governo dalla Commissione europea che cerca di proseguire un dialogo costruttivo con l’Italia per arrivare a una valutazione finale e attende risposte e chiarimenti ai rilievi mossi sulla manovra entro le 12 del 22 ottobre prossimo, scadenza fissata da Bruxelles.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dopo l’incontro con Moscovici, ha detto: “Ho ricevuto la lettera della Commissione europea. Oggi si apre un dialogo costruttivo, partendo da valutazioni diverse sulla nostra politica economica. Il nostro obiettivo è la crescita e la riduzione del debito/pil e la manovra va in questa direzione: lo spiegheremo alla commissione. Ascolteremo le osservazioni e andremo avanti in questo dialogo. L’Italia, rimane uno dei paesi fondamentali dell’Europa”.

Quali fossero le intenzioni dell’Unione europea si era intuito in parte dalle parole del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker che, parlando della manovra italiana e della reazione degli altri Paesi all’aumento del deficit contenuto nel Def, aveva detto: “So, e alcuni colleghi l’hanno detto al telefono, che non vogliono che sia aggiunta altra flessibilità a quella già esistente per l’Italia, e non è nostra intenzione procedere in questo senso. So dal passato che la Commissione è sempre stata accusata di essere troppo generosa quando si tratta del bilancio italiano. Io non dico che siamo stati generosi, ma abbiamo introdotto nell’applicazione del Patto di crescita e stabilità alcuni elementi di flessibilità. E l’Italia è l’unico Paese che ha usato tutta la sua flessibilità sin da quando l’abbiamo introdotta, l’Italia è stata in grado di spendere negli ultimi tre anni 30 miliardi di euro in più. Siamo stati molto gentili e positivi quando si è trattato dell’Italia, perché l’Italia è l’Italia. La Commissione europea non ha alcun pregiudizio negativo rispetto alla manovra italiana. Il primo ministro ci ha presentato la situazione italiana con verve e talento. Noi non abbiamo reagito alla sua esposizione, perché esamineremo il progetto di bilancio che ci è stato trasmesso l’altro ieri dalle autorità italiane. Quello che vorrei dire è che non abbiamo alcun pregiudizio negativo sull’Italia, il progetto di bilancio italiano sarà esaminato con lo stesso rigore e con la stessa flessibilità con cui esamineremo gli altri progetti di bilancio che ci sono stati presentati”.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato: “Da parte dell’Italia senz’altro nessun muro contro muro nel confronto con la Commissione europea. La lettera è stata appena consegnata al ministro Giovanni Tria visto che il commissario Pierre Moscovici è a Roma. La lettera non la riceverà solo l’Italia, ma anche altri Paesi. E’ prassi riceverla in situazioni di questo tipo. Posso immaginare che esprimerà preoccupazione. E mi aspetterei un riferimento ad una deviazione significativa rispetto all’obiettivo del rapporto deficit/Pil rispetto alla manovra preventivata dalla Commissione. Approfitto per chiarire che non è una grossa deviazione. Abbiamo deciso di puntare sugli investimenti e sulla crescita. L’Italia deve crescere: i fondamentali dell’economia sono saldissimi. In ogni caso, quella prospettata nella manovra italiana  non è la più grossa deviazione della storia”. Su Facebook, il premier Conte, a Bruxelles per il vertice del Consiglio europeo, aveva scritto: “Sapevamo che questa manovra che abbiamo pensato per soddisfare le esigenze dei cittadini italiani, a lungo inascoltate, non è in linea con le aspettative della Commissione Europa. Ci aspettiamo quindi osservazioni e rilievi che stanno per arrivare e ai quali siamo pronti a replicare. Ma tutto questo non può preoccuparci: ci avrebbe preoccupato se avessimo fatto una manovra temeraria. Ma la nostra manovra è ben pensata, ben costruita, ben realizzata”.

Il vicepremier Di Maio ha detto: “Credo che la Commissione europea si sia un poco allontanata dalla realtà. Per anni l’Italia ha fatto sacrifici per ridurre il debito. Ma il debito si può ridurre se si fanno investimenti. Va bene la lettera, ce l’aspettavamo, dialogheremo con loro ma credo che queste persone si siano allontanate dalla realtà. Aspettiamo anche le lettere agli altri Paesi. Un Paese come l’Italia non può accettare ultimatum. Se dovesse essere un ultimatum come i duelli western allora per noi è inaccettabile”.

Il vicepremier Salvini ha detto: “La prima manovra economica del cambiamento a Bruxelles non piace, le altre, quelle di Monti, Gentiloni e degli altri invece gli piaceva. Li abbiamo tutti contro: Inps, Bankitalia, Istat, perché era più comodo avere i vecchi governi”.

Domani si riunirà il Consiglio dei ministri per rispondere alla Commissione Ue sulla manovra, ma anche per chiarire le divisioni di questi giorni sulla manovra tra Lega e M5S sui condoni.

Dopo il balletto di ieri (“Non sarò a Roma, ho da fare” e l’apertura arrivata in serata “Se serve, ci sarò”), il ministro dell’Interno ha confermato che domani parteciperà al Cdm convocato da Conte alle 13 per rivedere alcuni punti del decreto fiscale.

Matteo Salvini, da Cavalese in provincia di Trento dove ha iniziato gli incontri elettorali in vista del voto per le elezioni provinciali di domenica prossima, ha rassicurato sulla sua presenza a Roma: “Buona giornata Amici. Dopo le nuvole torna sempre il sereno! Chi si arrende ha già perso, mai mollare. Oggi sono in Trentino ma domani volo a Roma per risolvere i problemi. Basta litigi. Non ci sono problemi per questo governo. Sicuramente la Lega non ha alcuna intenzione di far saltare niente, spero che valga per tutti. Probabilmente dedico il sabato per andare al Consiglio dei ministri, per fare sì che smettano di litigare, perché dobbiamo essere uniti in questo momento. L’ho detto agli amici dei Cinque Stelle, non è il caso di litigare in famiglia, perché abbiamo già tanti avversari fuori, che se ci si mette a litigare dentro ‘campa il caval che l’erba la cresc’. Se c’è un problema in una famiglia, in una squadra, in una parrocchia, in una azienda, i problemi si risolvono parlando e guardandosi in faccia, non andando in piazza o in televisione a far casino, perché altrimenti a Bruxelles godono”.

Poi, raggiunto dai microfoni di ‘Stasera Italia’, in onda su Retequattro, Salvini ha risposto così alla possibilità di stralciare le parti del decreto fiscale contestate dal M5S: “Tutto si può fare, basta che quando la gente legge e approva una cosa, sia convinta di quello che legge e approva. Io sono qua per risolvere i problemi, non per crearli. Sono fiducioso per l’incontro con Di Maio”.

Già ieri sera, al termine di una giornata di tensione e dopo aver sostenuto che non avrebbe partecipato al Cdm di domattina, Salvini aveva smorzato ogni polemica ed era apparso possibilista, affermando: “Le polemiche aiutano solo gli avversari del governo, i burocrati europei e gli speculatori. Basta litigi, lavoriamo e risolviamo gli eventuali problemi parlando, non litigando”.

Già in una intervista alla Stampa il leader del Carroccio aveva manifestato il suo ottimismo: “Fino alle Europee? Macché, noi governeremo insieme fino al 2023. Alle Europee, senza dubbio. Una cosa dev’essere chiara: ribaltoni, inciuci e tranelli la Lega non ne fa. Noi manteniamo la parola data. Il decreto è quello scritto. In Consiglio io c’ero, Di Maio pure, Conte ce lo ha letto come è scritto e l’abbiamo approvato. Mi sembra un enorme equivoco. Pericoloso, però: tutti in Europa non vedono l’ora di attaccarci, non è bene dargliene l’occasione. Ma per quel che mi riguarda, il decreto quello è e quello resta. Non sono in lite con nessuno. Conte è un ottimo presidente del Consiglio, corretto, equilibrato. Sa fare il suo mestiere. In realtà con tutti i miei colleghi ministri il rapporto è ottimo. Di Maio dice che così come è il decreto lui non lo vota? Crede che io non abbia mai avuto dubbi su nessuno dei provvedimenti che abbiamo adottato? Ma li ho votati perché siamo tutti sulla stessa barca”.

Luigi Di Maio con i suoi fedelissimi si mostra sereno sulla crisi con la Lega innescata sui temi del condono penale e dello scudo per i capitali all’estero contenuti nel dl fiscale: “Domani si tratta solo di togliere la norma sul condono penale. Sia chiaro: nessun mercimonio su altri tavoli. Il condono tombale nell’accordo non c’era. L’accordo lo troveremo, di certo su questo non cade il governo. Ma Salvini deve smetterla di fare il fenomeno”.

Tanta sicurezza è legata, in parte, anche ai rilievi che sarebbero giunti dal Quirinale circa l’indisponibilità del Colle a far passare nel dl fiscale il condono penale: “E’ stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso e Matteo lo sa perfettamente…”.

Nel faccia a faccia tra i due, che si terrà al più tardi domani, a quanto si apprende, Di Maio intende chiarire anche il ruolo in tutta questa vicenda di Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio considerato il Richelieu del Carroccio.

Stavolta sotto accusa, viene raccontato da autorevoli fonti di governo grilline, per non aver voluto convocare quel preconsiglio dei ministri che avrebbe dovuto definire nel dettaglio i contenuti tecnici dei provvedimento approvati lunedì scorso in Cdm. Dunque manovra e dl fiscale.

Secondo le stesse fonti grilline: “Con la scusa di voler evitare fughe di notizie alla stampa, Giorgetti l’ha tirata talmente per le lunghe che il preconsiglio non si è mai tenuto. Risultato? Al Cdm si è arrivati con un foglietto volante”. Ma c’è di più. Tra i 5 Stelle serpeggia un’accusa pesantissima verso il sottosegretario, dal primo giorno inviso a molti nelle file del Movimento. E che Di Maio intende sottoporre a Salvini nelle prossime ore.

Si tratta del presunto inserimento, ad opera di Giorgetti, di due norme mai concordate con gli altri membri di governo: una su un condono per le società sportive dilettantistiche (il cui ‘stralcio’ avrebbe provocato una sfuriata del leghista, portandolo addirittura ad abbandonare la riunione) l’altra, rimarcano fonti grilline, relativa a Pantelleria e ai bilanci pregressi dell’isola perla del Mediterraneo, peraltro amministrata da un sindaco 5 Stelle dal giugno scorso.

Di concreto c’è che la diffidenza di Di Maio e dei 5 Stelle nei confronti di Giorgetti, considerato pedina irrinunciabile dei leghisti ed interlocutore anche del Quirinale, ha superato i livelli di guardia. C’è chi si chiede, nelle fila grilline, come si possa andare avanti in un clima di tale diffidenza e sospetto. Altra spina nel fianco, la ‘coabitazione’ al Mef di Laura Castelli e Massimo Garavaglia, considerato dai 5 Stelle altro ‘avvelenatore di pozzi’.

Di Maio avrebbe lamentato ad alcuni ministri del M5S quanto segue: “Sono stati lui e Giorgetti ad informare Matteo nelle ultime ore. Ma sono certo che chiarendo verrà ripristinata la verità. E che su condono penale e scudo fiscale la Lega saprà fare un passo indietro. I patti del resto erano chiari…”.

Eppure il braccio di ferro sembra ben lungi dal rientrare. Oggi sul terreno di scontro entra anche la sanatoria per gli abusi edilizi per le case danneggiate o crollate in seguito al terremoto di Ischia, ‘uno scempio’ l’etichetta Salvini annunciando la volontà della Lega di fermarlo con una norma ad hoc.

La risposta dei vertici M5S non si è fatta attendere: “La norma sul condono edilizio è stata chiesta dai sindaci locali, per giunta vicini al centrodestra, ed era stata sottoposta a Salvini oltre che a Di Maio. Vorrà dire che la Lega bloccherà la ricostruzione, problemi loro. Ma è singolare che lo stesso stop non arrivi dai leghisti per le case colpite dal sisma nel Centro Italia”.

Incontro difficilissimo, dunque, quello di domani al Consiglio dei Ministri con una situazione molto ingarbugliata e soprattutto con protagonisti che non sembrano disposti a cedere posizioni.

Intanto, lo spread sale sempre di più. La Borsa di Milano limita le perdite a metà seduta con il differenziale tra Btp e Bund che si restringe e torna sotto i 330 punti, a 329, dopo aver toccato quota 340. Il Ftse Mib è sceso in area 19mila punti, risalendo dai minimi di giornata a 18.977 punti (-0,58%).

Sul tema della volatilità è intervenuto anche il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli che in un comunicato ha lanciato un allarme sulle gravi conseguenze per l’economia italiana e per le famiglie legate allo spread: “L’ulteriore crescita dello spread peggiora le prospettive degli equilibri dei conti pubblici e complica le attività produttive tutte e gli investimenti delle famiglie e delle imprese. Non si può rimanere indifferenti di fronte alla ulteriore crescita dello spread e non ci si deve abituare a ciò che spingerebbe l’Italia indietro rispetto alla ripresa. Pertanto auspichiamo un più costruttivo confronto fra Autorità italiane ed europee per superare questo clima dannoso all’economia”.

Salvatore Rondello

SENZA PRECEDENTI

commissione europa

Arrivata la lettera dall’Europa e chiaramente non ci sono sorprese al riguardo, nessuno da Bruxelles poteva accettare condizioni simili. La lettera con la richiesta di chiarimenti sul documento programmatico di bilancio italiano verrà pubblicata oggi, nel giorno in cui il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici è in missione a Roma per incontrare il ministro del Tesoro Giovanni Tria, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e in serata il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 
“Le dimensioni della deviazione sono senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità”. Lo scrivono Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis nella lettera che il commissario francese ha consegnato oggi al ministro Giovanni Tria durante la sua visita a Roma e resa nota a mercati chiusi. Il documento di due pagine quantifica “un gap pari all’1,5% del Pil” che al cambio fanno circa 25 miliardi di euro. E dunque questa “evidente e significativa deviazione dalle raccomandazioni adottate dal Consiglio è fonte di gravi preoccupazioni”. Sottolinea inoltre “un non rispetto particolarmente serio con gli obblighi del Patto” e chiede al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre. 
L’Italia appare sempre più isolata, arriva per Roma anche un duro attacco del cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, presidente di turno dell’Unione Europea: “Non abbiamo comprensione per la proposta di bilancio che l’Italia ha inviato a Bruxelles, non pagheremo certamente le promesse elettorali e populiste degli altri. Ci aspettiamo quindi – ha aggiunto Kurz in un tweet – che il governo italiano rispetti le norme vigenti, i criteri di Maastricht valgono per tutti”.


Il premier Giuseppe Conte, arrivando al Palazzo Justus Lipsius di Bruxelles per il vertice europeo, ha così risposto alle domande sulla manovra nell’ipotesi di bocciatura: “Confido in un dialogo costruttivo, sicuramente avremo delle osservazioni e ci confronteremo con esse. Porterò il messaggio di una manovra che abbiamo studiato molto bene, è una manovra per invertire la tendenza, noi vogliamo crescere”.

Prima dell’incontro bilaterale con la Cancelliera Angela Merkel, alla domanda dei giornalisti se c’è un margine per cambiare la manovra, ha detto: “Noi l’abbiamo studiata molto bene, quindi direi che non c’è”.

Per quanto riguarda la Brexit, il tema in agenda per l’incontro di oggi, Conte ha affermato: “Sicuramente disponibili a mantenere una finestra aperta per la chiusura del negoziato che ci auguriamo di poterlo chiudere, ma mi sembra un po’ complicato”.

Sulla manovra del governo, senza alcun dubbio, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato: “Siamo convinti di quello che abbiamo fatto. Più passa il tempo, più mi convinco che la manovra è molto bella”.

A proposito dell’accoglienza critica che ha avuto il documento programmatico di bilancio in seno all’esecutivo Ue, Conte ha detto: “Mi rendo perfettamente conto che non è questa la manovra che si aspettavano alla Commissione Europea: è comprensibile che ci siano queste prime reazioni. Mi aspetto delle osservazioni critiche: valuteremo e inizieremo a sederci ai tavoli. Da oggi il commissario Pierre Moscovici dovrebbe essere a Roma a parlare con il ministro Giovanni Tria. Noi ovviamente risponderemo alle osservazioni critiche”.

Il decreto legge in materia fiscale, ha prodotto profonde divisioni nello stesso governo presieduto da Giuseppe Conte. Secondo quanto affermato dal vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, il testo sarebbe stato ‘manipolato’ da qualche ‘manina’. Anche su questo il premier Conte rassicura: “Venerdì sarò a Roma: lo controllerò come si fa sempre, articolo per articolo. Verrà mandato al Quirinale un testo conforme alla volontà deliberata nel corso del Consiglio dei ministri. Tra Lega e M5S non c’è nessuna frattura. Controlleremo il testo dell’articolo e sarà inviato”.

Massimo Garavaglia, viceministro dell’Economia, parlando con i cronisti in Transatlantico, ha detto: “Il contenuto del decreto fiscale lo conoscevano tutti”. Smentendo di essere lui la ‘manina’ denunciata dal vicepremier Di Maio, ha risposto: “Non so nulla, che è successo? Ho visto ai Tg che c’è stata un po’ di confusione: raccontatemi. Siamo a corto di notizie”,

Il presidente della Camera, Roberto Fico, in proposito alle presunte manomissioni nel decreto fiscale, ha detto: “Al di là di cosa sia successo, su cui il Consiglio dei ministri vedrà nella sua interlocuzione, io sono fermamente contrario a che ci sia questo articolo”. Così si è dichiarato contrario allo scudo fiscale senza rispondere sulla ‘pace fiscale’.

Intanto, lo spread tra Btp e Bund si è ampliato ancora arrivando a toccare i 315 punti base per poi assestarsi in area 313. Il rendimento del 10 anni italiano è salito fino al 3,61% per riportarsi al 3,59% secondo i dati riportati da Bloomberg. Oggi lo spread ha superato quota 320.

Il giornale ‘Der Spiegel’ ha corretto l’articolo su cui ieri si sono immediatamente innescate nuove polemiche tra il governo italiano e la Commissione europea, e la fonte ufficiale da cui aveva ricavato le informazioni riportate: l’eurocommissario al bilancio Guenter Oettinger ha ringraziato. Ieri il settimanale tedesco aveva riferito che oggi o domani l’esecutivo comunitario avrebbe recapitato all’Italia una lettera del commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici (che oggi e domani è a Roma per una serie di incontri) con cui avrebbe rigettato il piano di Bilancio notificato nei giorni scorsi dal ‘Bel Paese’.

Il tutto era stato attribuito alle rivelazioni di Oettinger. Poco dopo, tuttavia, questa lettura dei fatti era stata smentita dallo stesso eurocommissario, che aveva precisato che le sue erano valutazioni personali e che la commissione non aveva ancora deciso nulla.

Ora lo Spiegel riporta che l’Ue dovrebbe inviare una lettera all’Italia entro due settimane e che sulla base delle cifre attuali, secondo Oettinger la manovra verrebbe bocciata. Ma appunto, intanto, si negozierà e proprio per questo mentre Moscocivi è a Roma il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte sta incontrando diversi leader a Bruxelles, al vertice europeo.

Lo Spiegel ha scritto: “Una precedente versione di questo articolo aveva erroneamente riportato che la Commissione europea aveva già bocciato il piano di bilancio dell’Italia. La Commissione ha affermato di non aver ancora preso una decisione definitiva se respingere o meno il piano. Non verrà inviata domani una lettera di bocciatura, come inizialmente riferito, ed è attesa unicamente dopo che si saranno concluse le discussioni tra Moscovici e il governo italiano”.

“Grazie! Ho molto apprezzato”, ha affermato Oettinbger rispondendo al giornale tedesco. Si tratta dello stesso eurocommissario che nelle passate settimane aveva creato un caso con dichiarazioni, anche allora poi corrette, in cui inizialmente era stato riportato che aveva detto che i mercati avrebbero insegnato agli italiani come votare.

Il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, consegnerà, oggi a Roma, direttamente al ministro dell’Economia Giovanni Tria una lettera con richieste di chiarimenti dell’esecutivo comunitario, sul piano di Bilancio notificato dall’Italia. A seguito del faccia a faccia al ministero di Via XX Settembre, è prevista una conferenza stampa congiunta Tria-Moscovici alle 18 e 30.

Ma a criticare la manovra del governo c’è anche la Confindustria. Il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, nel corso del suo intervento all’assemblea generale dell’associazione, ha dichiarato: “Il governo del cambiamento non ha prodotto una manovra di vero cambiamento: tutti comprendiamo che il dividendo che si ricerca è quello elettorale, non quello della crescita. No, quindi, alle promesse elettorali scassa bilancio e di scarso impatto su crescita e lavoro. Abbiamo già pagato un prezzo elevato alle modalità con cui il governo è giunto ad aggiornare il Def, per poi modificarlo, senza per questo convincere mercati ed Europa. Il punto di fondo non era e non è l’innalzamento del deficit 2019 al 2,4% del Pil. Se il maggior deficit fosse dovuto a un drastico innalzamento degli investimenti e degli stimoli alla crescita assumerebbe tutt’altro significato agli occhi di Europa, mercati e agenzie di rating e soprattutto al mondo delle imprese. Se invece il maggior deficit si persegue per continuare sulla vecchia strada di miliardi aggiuntivi alla spesa corrente, come a tutti gli effetti avviene destinandoli a reddito di cittadinanza e prepensionamenti, ecco che allora le stime di maggior crescita del Pil del governo non risultano credibili e il debito pubblico continuerà a salire. Non saranno 5 miliardi soli di investimenti pubblici in più a far salire il Pil dallo 0,9% potenziale a cui anche il governo lo stima, al +1,5% programmatico indicato dal governo stesso”.

All’orizzonte si profila una nuova crisi. Ci sono già dei segnali significativi: il crollo della produzione automobilistica a settembre, il calo dell’export e le misure protezionistiche.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato all’Assemblea di Assolombarda a Milano, ha scritto: “Per affrontare le sfide che ha di fronte l’Italia occorre uno sforzo condiviso e una capacità di dialogo costruttivo da parte della politica, delle imprese, delle associazioni di categoria e della società civile. Il rallentamento del ciclo del commercio internazionale e i segnali di ulteriori tensioni e misure protezionistiche rischiano di pesare sulla fiducia. E’ indispensabile uno sforzo condiviso per dimostrare la capacità del nostro Paese di affrontare le sfide. Servono un dialogo costruttivo e un alto senso di responsabilità da parte della politica, delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni e della società civile, per scelte consapevoli, con una visione di lungo termine, nell’interesse collettivo. Confido nell’apporto che gli imprenditori sapranno dare con determinazione e impegno al progresso della nostra comunità”.

Il Presidente della Repubblica, ricordando al Teatro Era di Pontedera la figura del predecessore Giovanni Gronchi, difendendo la validità dell’Unione europea, ha detto: “Non va dimenticato che la sua presidenza ha accompagnato la scelta della nascita e dell’avvio dell’integrazione europea. Di quella che oggi si chiama Unione Europea e che, pur con lacune e contraddizioni, ha assicurato un patrimonio inestimabile di pace e di benessere. Insomma, una ‘coscienza internazionale nuova’. Sono i prodromi anche di quel ‘nuovo atlantismo’, attribuito al presidente Gronchi, che sostanzialmente prendeva atto del gigantesco passo in avanti rappresentato dall’abbandono di alleanze puramente militari di reciproco sostegno in caso di aggressione da parte di paesi terzi, per giungere ad alleanze politico-difensive come lo stesso Trattato dell’Atlantico del Nord, in una logica di integrazione”.

Le parole del Presidente Sergio Mattarella, sono di grande importanza, in questo particolare momento storico in cui gli atteggiamenti e le espressioni dell’attuale governo rischiano di portare l’Italia verso un isolamento.

Domani, dopo il Consiglio Ue, ci sarà l’Eurosummit.

Salvatore Rondello