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Samuele

La società incivile….

Si pensava che solo i politici approfittassero del loro potere. Dunque da Tangentopoli in poi si sono trasferite competenze ai tecnici, ai burocrati, ai dirigenti, ai funzionari. Per più di vent’anni la politica è stata soppiantata. Nelle USL poi Ausl, sono stati cacciati i partiti e sono entrati i dirigenti nominati dalle regioni, nelle aziende partecipate si sono generalmente orientate le nomine su personaggi al di fuori del raggio dei partiti, o almeno così si è vaticinato, addirittura gli assessori comunali, provinciali e regionali, sono stati nominati dal sindaco come suoi delegati e non dai Consigli, mentre anche negli enti di Stato e addirittura al governo sono stati nominati personaggi che venivano, si è detto, dalla cosiddetta società civile.

Mai era accaduto prima di questo assurdo ventennio che un un Ministro o un Sottosegretario non fosse anche parlamentare. Addirittura adesso abbiamo un Primo Ministro non parlamentare. E che dire di un Presidente della Camera che non aveva mai fatto il deputato e di un Presidente del Senato che non aveva mai fatto il Senatore. Per anni si è praticata la via dell’inesperienza come quella più idonea per raggiungere incarichi politici e contemporaneamente si è contrapposta a una società politica corrotta una società civile immune da contaminazioni. E dunque, parliamo dei cosiddetti tecnici, meritevole di prenderle il posto. Dedico questo articolo a coloro che hanno creduto a questa immonda sciocchezza e oggi si stupiscono dell’esistenza degli Odevaine e delle Accroglianò. Dei piaceri richiesti e ottenuti di Silvana Saguto, il giudice dell’Antimafia. E potremmo continuare.

C’è sempre stata una differenza, però. Mentre i politici dovevano essere eletti, costoro invece no. Era così. Almeno tempo fa…

Samuele

Abbassare le tasse è di sinistra?

Ma sì, non si può che dar ragione a Renzi, stavolta. Chiedersi se abbassare le tasse sia di sinistra o di destra, e più in generale se la legge di stabilità (ex finanziaria) sia di sinistra o di destra, è davvero interrogativo che appartiene al passato e che semmai rimanda al tema di cosa siano la sinistra e la destra. Diciamo che abbassare le tasse è giusto, come ha rilevato il presidente del Consiglio, perché è un modo per incentivare lo sviluppo e dunque per rendere possibili nuove assunzioni (queste ultime assai problematiche e dovute principalmente alla detassazione). Semmai, per stare al termine usato da Renzi, dovremmo chiederci se togliere la Tasi e l’Imu dalla prima casa per tutti sia giusto. Secondo il mio parere no. Non tanto perché l’abbia proposto e legiferato prima Berlusconi (una cosa giusta può essere fatta anche dalla destra), ma perché quelle risorse risparmiate potrebbero essere investite diversamente e per affrontare problemi reali. Ad esempio alzare le pensioni minime. Sarebbe più di sinistra? Non saprei. Certo sarebbe più giusto.

Samuele

Orfini e la fine di Marino

Orfini sembra un personaggio di un vecchio film di Moretti: “Ecce bombo”. Occhi stralunati, magro ai limiti dell’anoressia, volto scavato da una leggera barba, capelli radi, sembra lì lì dal dirti: “Che faccio? Penso, vedo gente”. È giovane ed ha vaga sembianza da intellettuale un po’ sfigato. Ma che ci tiene a mostrare la sua preparazione. Non so perché, ma aveva fondato la corrente dei giovani turchi, importando il termine dalla rivoluzione di Ataturk. Ma ha portato male. Perché subito dopo sono uscite le rilevazioni sull’atroce carneficina degli armeni, non ad opera di Orfini, ma di Ataturk. Allevato da scuola dalemiana si è poi spostato come tanti su Renzi, ed è assurto ai massimi vertici del partito. Dopo le dimissioni di Cuperlo gli ha preso subito il posto di presidente con quella sua aria un po’ cimiteriale. Si vede che è portato per le cerimonie funebri.

E’ il terzo Matteo nella lista, dopo Renzi e Salvini. Eppure è il solo che continua a parlare in politichese. Con frasi tipo “il punto politico”, “a livello di”, “strategia e tattica” e altre astruserie d’antan rottamate da Matteo uno. Intelligente e anche colto, Matteo Orfini da D’Alema ha ereditato la tendenza al ragionamento, cosa rara oggi. Ma rispetto a D’Alema, anche da lui disconosciuto in uno sport ormai generalizzato nel suo partito, Orfini si esprime con una voce stridula e quasi insopportabile. Dopo la vicenda Cuperlo l’hanno messo vicino a Marino e sappiamo come è andata a finire. Rispetto all’aria da primo della classe sempre contento dell’ex sindaco, Orfini ha recato in dono la sua cupa tristezza, il suo candore da fantasma del castello.

La coppia era inossidabile. E anche equilibrata. Non sapevi mai, dalla lettura dei due volti, a quale dar retta. Spavalderia e desolazione si intrecciavano inesorabilmente. L’ultimo giorno di scuola la depressione orfiniana è andata oltre l’immaginabile. Quando Renzi gli ha intimato di seppellire Marino, dopo Cuperlo e tutta la Turchia, Orfini ha avuto un calo di pressione, già solitamente molto bassa, e un principio di svenimento. Ha fatto un lieve cenno col capo e si è recato da Marino per comunicargli che era venuto il momento cruciale per provvedere alla cerimonia. Col suo volto sempre più cimiteriale e la sua pelle terrea, Orfini ha assicurato che riprenderà a sorridere solo dopo le elezioni, ma c’è da dubitarlo. La depressione orfiniana potrebbe durare anche a lungo, perfino più di quella di Wall Strett…

Samuele 

Il bisturi di Marino

Diciamo la verità: più sfortunato di così si muore. Dopo le vicende giudiziarie che hanno colpito diversi esponenti della sua giunta e della sua maggioranza adesso ci si mette un’assessore a bestemmiare in pubblico. Hai un bel da volere tenerti buono il Papa, Ignazio. E prima addirittura un altro assessore, di fede juventina, sparare cacca sulla Roma. Un assessore di Roma, dico. Per il resto, se togliamo quella matita rossa e blu con la quale Marino si era permesso di correggere le parole del Papa, che non è neppure vietato per chi non crede alla sua infallibilità, il sindaco di Roma si è anche difeso benino in tivù dal sempre scamiciato Formigli. Sta storia di chi ha pagato e se ha pagato il Comune per i due consulenti in America è davvero stucchevole. Così come quella dei viaggi che non sono più dispendiosi di quelli di tutti gli altri sindaci d’Italia. Anzi, Marino sostiene di aver raggranellato diversi milioni per la capitale d’Italia. Vero o non vero resta un punto interrogativo. Dopo tutto quel che era successo era proprio necessario un nuovo viaggio in America? E adesso un altro ancora, programmato tra qualche settimana? Lui sembra che voglia farsi beffe dei suoi critici. Ma si rende conto che il comportamento di un sindaco deve tenere conto anche dell’umore popolare? Credo che di questo Ignazio se ne infischi e si comporti da valente chirurgo. È lui che deve decidere se operare e come. Solo che adesso è sindaco e il bisturi ce l’hanno gli elettori.

Marino e il Papa

Sconfessato anche dal Papa? Di ritorno dal viaggio negli Usa Bergoglio ha dichiarato ai giornalisti di non avere mai invitato il sindaco di Roma e neppure gli risulta che gli organizzatori del suo viaggio l’avessero invitato. Marino, in verità, aveva dichiarato che l’invito gli era stato rivolto dal sindaco di Filadelfia. L’espressione della sua volontà di incontrare il Papa laggiù nel paese delle stelle a strisce è stata però volutamente interpretata come un invito. Quello che non comprendo è se Marino si diverte a prenderci tutti in giro. Dopo il viaggio negli States mentre a Roma succedeva il finimondo, adesso ci ritorna con l’idea di incontrare il Papa che risiede a un chilometro dal suo ufficio. Pare quasi che si attiri gli schiaffi e ci rida su. Come il Pasquale di Totò, che rideva mentre era schiaffeggiato da uno che lo insultava. E dopo due, tre quattro schiaffoni presi sempre ridendo a crepapelle quello gli domandava le ragioni delle risate. E lui: “E che, sò Pasquale io?”. Ecco, Marino vuoi proprio che sia Marino? Secondo me no. Quello vero si occupa ancora di fine vita e di diritti civili.

Samuele

Ma Fidel è immortale

Dieci anni orsono aveva lasciato il potere al fratello Raul e quando un comunista lascia o è per ragioni di salute che nascondono liquidazioni politiche o perché è vicino alla morte. Di lui, visto che il leader maximo era insostituibile dalla rivoluzione del 1959, si pensò alla seconda condizione. Si disse che era in coma, che non sarebbe sopravvissuto che pochi giorni. Poi piano piano, la notizia che sia attendeva da un momento all’altro si dilatò. E si pensò che la sua morte fosse stata volutamente ignorata, che il regime l’avesse nascosta. Perché poi? In genere quando muoiono i dittatori si organizzano cerimonie fastose, riprese in diretta televisiva con masse gigantesche di cittadini addolorati davvero o per finta. Dunque? Fidel non era morto. Anzi ci teneva a vivere un po’ separato, ma sempre lucido e dopo dieci anni la rivelazione in occasione dell’incontro col papa. Si è reso noto che allora Fidel venne colpito non già da una malattia che non lascia scampo ma da una diverticolite intestinale. Bazzecole. Fidel è ancora in sella a quasi novant’anni e forse ancora collegato al fratello Raul che per gestire il governo cubano ha ancora bisogno di lui. Una sorta di dimostrazione che il potere non logora, nemmeno la salute, e come per Andreotti produce una vita (quasi) eterna.

Samuele

Senato pesante: Calderoli e i 500mila emendamenti

Hanno visto centinaia di commessi travolti dal peso dei cinquecentomila emendamenti partoriti dal genio di Calderoli. Diversi camion li hanno depositati nell’atrio di Palazzo Madama tra lo sconcerto dei turisti che non capivano. Pare che almeno 5mila siano volati via col vento del Ponentino. Poi facchini improvvisati per giorni li hanno deposti in sale appositamente attrezzate per poterli ospitare, slogandosi peroni e tibie. La spesa degli emendamenti è stata ingente. Pari a diversi stipendi di senatori. Eppure Calderoli, a cui tutto si può rimproverare tranne la capacità di metterla in burla, li ha improvvisamente ritirati tutti facendosi beffe dei suoi interlocutori che avevano prenotato alberghi per settimane a base di zuffe calderoliane. Così, soppresso il lavoro di Commissione, adesso si va in aula con soli 3mila emendamenti o poco più. Ma Calderoli rincara la dose e sostiene che col suo magico sistema digitale è in condizione di sfornarne milioni. In quel caso informi prima se intende ritirarli, così si potrebbe evitare di stamparli e soprattutto di trasportarli. Dicono che i commessi del Senato siano super pagati. Ma potrebbero pretendere un’indennità di rischio. Calderoli val bene un aumento…