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Sandro D'Agostino

Sandro D’Agostino
Un Psi a difesa della Costituzione

Caro Direttore,

ho letto, con non poca sorpresa, la newsletter del Segretario Nencini in cui si annuncia l’intenzione del Partito di condurre una battaglia per emendare l’Italicum. Iniziativa condivisibile, certo, ma anche un po’ bizzarra. Il PSI ha contribuito all’approvazione di una legge elettorale che, di fatto. esclude dal prossimo Parlamento i partiti minori, tra cui lo stesso PSI. In verità, appare evidente come la Segreteria Nazionale abbia sostanzialmente accettato di sostenere, acriticamente, qualsiasi iniziativa dell’ex sindaco di Firenze e dei suoi sodali.

Da tempo ho smesso di coltivare l’illusione che Nencini e la Segreteria Nazionale possano iniziare a fare qualcosa di utile per costruire un partito socialista forte ed indipendente. Allo stesso modo, mi pare non vi sia, negli organi dirigenti, il convincimento che ci troviamo di fronte ad un progetto di riforma pericoloso per la democrazia italiana. Mi auguro, viceversa, che vi sia nella base, tra i compagni, un sussulto in tal senso. Mi auguro che proprio da noi socialisti si levi un grido di allarme a difesa della Costituzione e delle Istituzioni Repubblicane. Mi auguro che proprio dal PSI si affermi un netto rifiuto dell’idea del partito unico, dell’uomo solo al comando. Una sola camera, un solo partito, un solo leader. Davvero dobbiamo arrenderci all’idea che l’Italia scivoli verso un autoritarismo strisciante?

Questo tentativo (vero o presunto) del PSI di emendare l’Italicum giunge troppo tardivamente ed ha il sapore di un’iniziativa propagandistica in vista del Congresso Nazionale. Proprio il Congresso è un banco di prova fondamentale. L’approvazione delle riforme e dell’Italicum è stato un vulnus difficilmente sanabile. Rinnovare la fiducia all’attuale gruppo dirigente significherebbe rendersi complici di un triste ed inesorabile dissolvimento del PSI nel PD. Saremo chiamati a coniugare la battaglia per la sopravvivenza del PSI con quella, ben più ardua ed importante, che saremo chiamati a combattere, da cittadini, a difesa delle Istituzioni Repubblicane, della Costituzione e dei suoi valori.

Fraterni saluti,
Sandro D’Agostino

Stiamo votando
la nostra condanna a morte

Il PSI non ha mai avuto vita facile. Da sempre, divisioni e contrapposizioni ne hanno caratterizzato la storia. Ciò, almeno in parte, può leggersi in chiave positiva, poiché denota vivacità intellettuale e rifiuto di una logica conformista al pensiero unico dominante. E’, tuttavia, evidente che, quando le contrapposizioni si trasformano in faide, il Partito non ne esce rafforzato, ma indebolito. Di recente, il Segretario Nencini ha accostato Renzi a Craxi per il suo giocarsi il tutto per tutto in tema di riforme istituzionali. Craxi, è vero, fece altrettanto sulla scala mobile, ma lì era in gioco qualcosa di molto diverso: il potere d’acquisto reale, in una situazione in cui l’inflazione galoppante divorava qualsiasi adeguamento salariale.

Su che cosa, invece, sta scommettendo Renzi? Su un’idea di riforma costituzionale partorita al chiuso di qualche buia stanza del potere. D’emblée, ci è stato detto che il sistema bicamerale non andava più bene, che lo spirito costituzionale, basato sul diritto di rappresentanza di tutte le forze politiche del Paese, dovesse essere gettato alle ortiche, in nome di un sistema maggioritario muscolare. Allo stesso modo, almeno due decenni di propaganda hanno esaltato le virtù del sistema anglosassone, come se l’Italia, insieme alla Grecia, culla del diritto e della civiltà, avesse qualcosa da imparare da una democrazia che ha appena tre secoli di storia alle spalle e viene esaltata come un modello infallibile ed imperfettibile. Una democrazia, peraltro, in cui vige ancora la pena capitale.
La Riforma Costituzionale, che Renzi vorrebbe propinarci, è sbagliata nel merito e nel metodo. Il fatto stesso che l’abbia scritta e votata un Parlamento eletto col Porcellum, dichiarato incostituzionale, la dice lunga. Ma non è solo questo. Non solo questa Riforma sarà approvata a maggioranza, ma ciò sta avvenendo in un quadro istituzionale confuso e delirante. Cambiare la Carta fondamentale dello Stato dovrebbe richiedere una capacità di dialogo tra le forze politiche, che è evidentemente ben lungi dall’essere presente. Il Patto del Nazareno, che era stato posto a fondamento di questa azione riformatrice, è andato in coma con l’elezione di Mattarella ed è definitivamente deceduto con l’elezione dei giudici della Consulta. Quindi, nel metodo, non ci siamo proprio.
Nel merito, si costruisce un monocameralismo e lo si aggancia all’Italicum, una legge, se possibile, peggiore addirittura del Porcellum. In tal modo, si spalancano le porte ad uno scollamento netto e gravissimo tra il reale peso elettorale di una forza politica e la sua rappresentanza parlamentare. Come se non bastasse, si assegna il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione, roba da far impallidire la legge truffa.
E noi? Cosa facciamo? Il PSI ha sostenuto questo delirante progetto di riforme, pur di non irritare il giovin signore fiorentino e i suoi paggi. Così facendo, ha contribuito a scrivere la propria sentenza di morte: una soglia di sbarramento al 3%, ad oggi, è un traguardo lontano dalle nostre possibilità. Evidentemente, tuttavia, a qualcuno tutto ciò non interessa. Lo spazio in qualche lista del PD si trova sempre, soprattutto se dovessero spalancarsi le praterie dell’antidemocratico premio di maggioranza alla lista.
Non possiamo e non dobbiamo accettare che si smetta di difendere la Costituzione e lo stato di diritto per qualche becero e cinico calcolo di bottega. Invito tutti i compagni a fondare assieme un’associazione “Socialisti per la Costituzione” per organizzare, sin da subito, un’azione coordinata con le altre forze che si opporranno all’approvazione del referendum costituzionale. I socialisti sono onorati di annoverare al loro interno un giurista come Felice Besostri, che ha affossato il Porcellum, dimostrandone la palese incostituzionalità. E’ quello l’esempio da seguire, non certamente quello di chi ha trasformato il PSI in un maggiordomo in livrea, al servizio del PD e delle sue velleità autoritarie ed egemoniche, retaggio di un passato che, lungi dall’essere stato archiviato, vive nel linguaggio e nelle azioni di chi ne è il logico prosecutore.
Sandro D’Agostino

 

Sandro D’Agostino:
Proposta per il Congresso
di febbraio

Tra qualche settimana dovrebbe tenersi il Congresso Nazionale del PSI. Com’è ampiamente noto, in questa fase, il Partito è scosso da tensioni e malumori sempre più preoccupanti. Tutti insieme dovremmo fare uno sforzo per assicurare alla nostra comunità maggiore coesione e responsabilità, tuttavia l’impressione è che, negli anni, si siano stratificati dissapori difficili da gestire nell’immediato.

L’organizzazione del Congresso prevede una serie di atti propedeutici alla formazione dell’assemblea dei delegati, ai quali sarà poi affidato il compito di eleggere il nuovo Segretario del Partito. Io vorrei lanciare, dalle colonne dell’Avanti!, ritornato ad essere importante luogo di confronto per tutti i socialisti, una semplicissima proposta: mettere da parte il sistema dei delegati e convocare un Congresso Nazionale aperto a tutti gli iscritti alla data del 31 dicembre 2015.

Mi rendo conto che l’attuazione di questa proposta richiederebbe uno sforzo organizzativo ciclopico e, probabilmente, una modifica dello Statuto, tuttavia avrebbe una serie di ripercussioni positive sul Partito. Innanzitutto, spazzerebbe via, di colpo, eventuali scontri all’orizzonte nella fase di designazione dei delegati, in secondo luogo responsabilizzerebbe e coinvolgerebbe tutti i compagni come mai prima d’ora. Un mega Congresso Nazionale darebbe enorme risalto all’evento anche sui media, lanciando un segnale di fiducia e vitalità del socialismo italiano. Infine, si tratterebbe di una prova di democrazia diretta all’interno di un partito politico, quella stessa democrazia diretta di cui si avverte sempre più il bisogno, visto il crescente clima di sfiducia e disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e delle Istituzioni. Aggiungo che, a mio avviso, sarebbe utilissimo aprire un canale di dialogo con i compagni del nuovo PSI, al fine di tentare di celebrare un congresso unitario, in chiave di riunificazione di tutti i socialisti, anche allo scopo di tentare di raggiungere e superare la fatidica soglia di sbarramento al 3% alla Camera dei Deputati, prevista dall’odiosissimo Italicum di renziana fattura.

Fraterni saluti
Sandro D’Agostino

Scrive Sandro D’Agostino:
Il Psi non va nel sacco nero

Com’era facilmente prevedibile, ma non auspicabile, il Partito Socialista Italiano è nuovamente allo sbando. Noi socialisti, per storia e per piglio caratteriale, siamo inquieti, anticonformisti e liberi. Gli eventi che, vent’anni fa, travolsero il nostro Partito e le triste vicissitudini che ne scaturirono ci hanno costretto, troppo spesso, ad accettare soluzioni per noi odiose ed indigeste. C’è un solo modo per cambiare rotta: abbandonare il cinico calcolo politico e tornare a camminare a testa alta. La politica è passione, impegno civico, capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Nessuna prospettiva potrà mai aprirsi per noi se continueremo ad agire solo in funzione di qualche misera poltrona. Abbiamo un’idea da difendere e da portare avanti.

Abbiamo l’onore, ma anche l’onere, di aver ereditato una delle storie politiche più significative dell’Italia post unitaria. Come possiamo pensare di rinunciare a tutto ciò? Come possiamo pensare, anche solo per un istante, di lasciarci inglobare da un contenitore informe e maleodorante come il PD? Qui da noi, in Campania, abbiamo vissuto per anni una gravissima crisi, con cumuli di rifiuti per strada. Quella era spazzatura indifferenziata e vi assicuro che puzzava, e tanto… Il PSI non può andare nel cestino dell’indifferenziata del PD. Differenziamoci. Differenziamoci per le nostre idee, in primis difendendo la Costituzione da un impianto riformatore che rischierebbe di far scivolare l’Italia lungo il crinale dell’autoritarismo. Difendiamo l’Italia da nefaste influenze straniere ed evitiamo che settori strategici della nostra economia sfuggano al controllo della Nazione.

Difendiamo la Scuola e l’Università, gravemente minacciate da possibili ingerenze di capitali privati, che non hanno la finalità di beneficare, ma di spadroneggiare e condizionare la cultura e la ricerca. Difendiamo la Sanità pubblica ed il diritto di tutti i cittadini ad essere uguali nell’accesso alle cure ed alla qualità delle stesse. Facciamo politica! E facciamolo nelle piazze, per strada, con la gente e per la gente, per l’Italia. Ai compagni dico che lasciare il PSI oggi è solo una scelta di comodo. Molti si stanno lasciando ammaliare dal canto delle sirene, ma si accorgeranno “com’è duro calle lo scender e ‘l salir per l’altrui scale”. Ma, soprattutto, è l’Italia che reclama la presenza di un forte partito socialista. La crisi ha accentuato le diseguaglianze sociali e territoriali ed è questa l’emergenza di cui dovremmo occuparci con tutte le nostre forze. Forse al prossimo congresso saremo ancor meno. Magari saremo in pochi, ma sempre più convinti e determinati nella difesa del Partito Socialista e dell’Italia. Un caro saluto e buone vacanze!

Sandro D’Agostino

Scuola, i socialisti alzino la voce

Il DDL di riforma della scuola è l’occasione giusta per far sentire la voce dei socialisti. Com’è noto a tutti, il percorso di approvazione della riforma in Senato potrebbe riservare delle sorprese. In questa situazione incerta è assolutamente necessario che i senatori socialisti giochino un ruolo di primo piano, sia per rendere giustizia al mondo della scuola, che ha scioperato in massa, sia per restituire al nostro partito quella centralità politica cui ha abdicato da troppo tempo.
Con una maggioranza di governo che si è fortemente assottigliata con l’uscita di Mauro e con la dichiarata volontà della minoranza PD di non rimanere inerte, l’apporto dei senatori socialisti e, in generale, del gruppo parlamentare cui appartengono, è diventato cruciale. I compagni Buemi, Nencini e Longo hanno l’opportunità di dimostrare che i socialisti ci sono e che stanno dalla parte della scuola italiana.
In particolare:
-si intervenga per rimuovere il principio della chiamata diretta. Le graduatorie sono garanzia di imparzialità e trasparenza. Non si trasformi la scuola in un luogo clientelare in cui trovino spazio solo parenti ed amici;
-si diano risposte anche ai precari esclusi dal piano di assunzione. In particolare si recepisca e si sostenga l’emendamento di Gotor che prevede un piano pluriennale di assunzioni, includendo però anche gli abilitati con o senza servizio, eventualmente dando priorità ai primi; si dia anche una prospettiva ai docenti della terza fascia, che non possono essere mandati a casa impunemente; si ponga la dovuta attenzione anche al personale ATA. Insomma i socialisti devono difendere i lavoratori della scuola, la vergogna degli esodati dovrebbe insegnarci che non si scherza sulla pelle delle persone;
-va bene la valutazione dei docenti e la premialità sul merito, ma si fissino dei criteri oggettivi e verificabili. Inoltre la valutazione va affidata al dirigente e a funzionari ministeriali, non certo alle famiglie. Diversamente si creerebbero meccanismi perversi di ricatto psicologico a danno dei docenti;
-si intervenga per bloccare ogni forma di finanziamento alla scuola privata. La Costituzione Italiana è chiara sul punto, se non si è d’accordo la si cambi con legge costituzionale, ma, finché è così, il Parlamento ha il dovere di rispettarla;
-si migliori la qualità complessiva della scuola italiana aumentando le risorse ad essa destinate. In tal senso, si preveda e si effettui un monitoraggio nazionale finalizzato a sanare ogni forma di squilibrio territoriale.
La partecipazione del PSI a questo Governo è già di per sé un vulnus nella nostra storia, soprattutto per la gravità del progetto costituzionale che ha un sapore amaramente autoritario. Si pensi alla vergogna dell’Italicum che impedisce, ancora una volta, ai cittadini di scegliersi i parlamentari. Pertanto, a mio avviso, i parlamentari socialisti dovrebbero almeno operare per limitare i danni. Con la riforma della scuola hanno l’occasione di farlo. Mi auguro che ciò avvenga.
Sandro D’Agostino

Appello ai parlamentari:
il DDL scuola così non va

Onorevoli compagne e compagni,
il DDL in discussione alla Camera dei Deputati di riforma della scuola italiana, denominato dal Governo “La Buona Scuola”, ha messo in ansia centinaia di migliaia di lavoratori, tra docenti e personale tecnico ausiliario. Il PSI si è sempre contraddistinto per le sue posizioni chiare e forti a difesa della scuola pubblica. Non lasciamo che questo patrimonio vada perduto.

Questo DDL disattende tutti i valori cui il socialismo italiano si è da sempre ispirato. Non riconosce il merito e getta alle ortiche anni di sacrifici e di duro lavoro. Assumere centomila persone dalle Graduatorie ad Esaurimento è un atto condivisibile, ma non lo si può fare sulla pelle di tutti gli altri docenti. Ci sono i docenti delle Graduatorie di Istituto che hanno sempre lavorato al servizio della scuola, nel rispetto del quadro normativo che il legislatore ha deciso di istituire. Questa non può essere considerata una colpa. Ci sono i vincitori di concorso e gli idonei. Ci sono gli abilitati e gli abilitandi TFA e PAS. Tutte queste persone hanno fatto dei percorsi previsti dalle leggi e non è accettabile buttarle per strada da un giorno all’altro. Inoltre, si parla tanto di merito e poi ci si dimentica che chi ha vinto un TFA ha superato una dura selezione ed ha anche investito molti soldi.

Ma, oltre alle gravissime conseguenze sul piano occupazionale, ritengo che noi socialisti non possiamo condividere soprattutto la filosofia di fondo che è alla base di questa riforma. Noi abbiamo sempre esaltato la collegialità in luogo dell’autoritarismo. La chiamata diretta dei docenti va nella direzione opposta. Anche la trasparenza ne verrebbe gravemente pregiudicata e si spalancherebbero le porte a nepotismo e privilegi. Nel DDL si fa cenno anche ad una maggiore apertura della scuola a capitali privati, ma è lecito domandarsi cosa essi chiederanno in cambio. Ci saranno influenze nefaste sulla libertà di insegnamento e sull’offerta formativa? Inoltre è chiaro l’intento di perseverare nel finanziamento alla scuola privata, ed è appena il caso di ricordare che si tratta di una scelta incostituzionale.

Non vorrei poi scendere in tecnicismi, ma il il divieto di supplenze oltre i 36 mesi è una gravissima aberrazione, che distorce gravemente lo spirito che ha informato la sentenza europea che ha censurato l’abuso di contratti a tempo determinato.

Un’ultima cosa: questa Riforma è invisa alla quasi totalità dei lavoratori della scuola. Anche come metodo, ritengo inaccettabile che non si tenga nel minimo conto l’opinione di chi nella scuola ci lavora con passione e sacrificio.

Chiedo, pertanto, ai compagni parlamentari di esercitare in piena libertà il mandato parlamentare e di evitare che il PSI si macchi dell’approvazione di una riforma peggiorativa della scuola italiana e gravemente lesiva dei diritti dei lavoratori e degli studenti.  Sono certo che questo appello non rimarrà inascoltato perché cultura e la scuola sono da sempre nel cuore dei socialisti.

Sandro D’Agostino

Sandro D’Agostino:
Alleanze, nessun tabù

Caro Direttore,

c’è un dato politico su cui dovremmo riflettere, da te molto spesso evidenziato: l’avvento di Renzi ha sparigliato indubitabilmente le carte della politica italiana. Negli ultimi vent’anni ci siamo accaniti a ragionare ancora con i vecchi schemi della politica, ma non abbiamo voluto vedere ciò che appariva, in verità, in tutta la sua evidenza. Abbiamo continuato a parlare di destra e sinistra, ma aveva ancora un senso? E ce l’ha ancora oggi? Io credo proprio di no.
Il Novecento è stato un secolo sui generis perché nessun altro periodo storico aveva conosciuto una messe così rilevante di trasformazioni, in ogni settore dell’agire umano. Si è trattato di un secolo travagliato da due conflitti mondiali e dal confronto aspro che ne è seguito, determinatosi per la divisione in due grandi blocchi del mondo intero. Una situazione di quel tipo era terreno fertile per le contrapposizioni serrate, per gli scontri ideologici, e non è un caso che in tutti i Paesi, Italia non esclusa, vi fossero partiti che si richiamavano in maniera più o meno esplicita all’uno o all’altro blocco. Vi era, inoltre, un’organizzazione della produzione che prestava il fianco a ciò che Marx aveva teorizzato magistralmente come “la lotta di classe”: da una parte il grande industriale, dall’altra la classe operaia. Il diffondersi della piccola e media impresa ha fortemente smussato anche questo dogma.
Il 1989 non è stato solo un simbolo. La caduta del Muro di Berlino ha trascinato con sé tutti gli schemi e le certezze che avevano dominato sino a quel momento. La portata di quel cambiamento è sfuggita ai più. Di certo è sfuggita alla politica italiana e, diciamo la verità, è sfuggita anche a noi socialisti. Le immagini della caduta del Muro sono rimaste impresse nella nostra memoria, ma il giorno successivo abbiamo ritenuto di poter continuare a ragionare ed operare quasi come se niente fosse accaduto. Questo è stato un grave errore. Lo è stato certamente per il PSI, perché abbiamo perso l’occasione di assumere la guida di quel cambiamento che stava per prodursi, ma lo è stato ancor di più per l’Italia che ha iniziato una navigazione a vista, sottovalutando soprattutto il progressivo modificarsi degli equilibri geopolitici.
A dire il vero, Bettino Craxi aveva mostrato una lungimiranza non comune. Egli aveva intuito che l’Italia non poteva rimanere schiacciata sotto il peso di una cieca obbedienza all’atlantismo. Craxi sapeva che tra la lealtà e la sottomissione correva una differenza sostanziale, precisamente quella che corre tra la libertà di una Nazione ed il vivere della stessa sotto il giogo di un colonialismo sottile, ancor più perfido perché non apertamente manifesto.
Leggevo, qualche anno fa, un libro molto interessante del compagno Intini. Egli sollecitava più di una riflessione su quanto accaduto con Tangentopoli. Si badi bene: non si tratta qui di voler praticare un inutile revanscismo, oggi non servirebbe a nulla. Ciò che mi spinge a ricordare quegli eventi è solo l’esigenza di tenere ben fermo nella nostra mente un monito: quello di non lasciarci trascinare dalla corrente, ma di iniziare a remare nuovamente per scegliere la direzione a noi più consona e per noi più proficua. Ci sono settori importanti del nostro Partito che vorrebbero continuare a tenere il PSI sotto l’ala “protettrice” del PD. Io non so dire quanto quest’ala ci protegga e quanto invece essa non possa darci il definitivo colpo di grazia, di certo, se dovessi voltarmi per un attimo indietro, troverei più di un motivo per non fidarmi di costoro. Ho iniziato questa lettera ricordando che, ormai, non ha più senso parlare di destra e sinistra. Allo stesso modo, avverto sempre più lontano il richiamo alla cosiddetta “famiglia socialista europea”. In tutta sincerità, mi sembrano delle parole d’ordine logore, arrugginite, abusate.
Vedo un’Europa fredda, distante dai problemi delle persone, un’Europa che si disinteressa delle sofferenze del popolo greco, ovvero di quel popolo che alla Civiltà occidentale ha dato i natali. Vedo un’Europa cinica che sta a guardare mentre l’Italia si trova costretta ad affrontare ogni giorno il problema dei migranti che sbarcano sulle coste di Lampedusa. Ed il PSE non ha una responsabilità di poco conto in questa situazione. Di fronte a tutto ciò, mi chiedo, dobbiamo ancora preoccuparci dell’etichetta “sinistra” o “destra”? Dobbiamo ancora preoccuparci dell’appartenenza o meno al PSE? Io credo proprio di no. Penso che sarebbe opportuno che il PSI aprisse una discussione serena, ma autentica, sull’opportunità di ricercare altri alleati. A questo punto anche un confronto con Forza Italia e con i socialisti di quell’area sarebbe opportuno e, forse, necessario. Magari Stefania Craxi ha ragione e, francamente, non credo ella sia mossa solo da un, pur comprensibile, desiderio di difesa della memoria del padre. Anch’io, fino a qualche tempo fa, consideravo un’eresia una collocazione del PSI in quella’area, ma l’ascesa di Renzi mi ha convinto del contrario. Lo scellerato progetto di riforma costituzionale, suggellato da una legge elettorale profondamente antidemocratica, dovrebbe imporre a tutti noi una riflessione profonda. Scherzare con la Costituzione equivale a scherzare col fuoco. Rischiamo di imboccare una direzione di cui potremmo pentirci amaramente in futuro ed io credo che, su questo argomento, anche  i nostri compagni parlamentari dovrebbero fermarsi un attimo a riflettere. Mi pare che Renzi ed una parte del PD abbiano una visione oligarchica ed autoritaria della politica e della democrazia, sono cose estranee alla nostra cultura politica ed alla nostra storia. Ci sono stati compagni straordinari che hanno dato la vita per la libertà e la democrazia, non dovremmo mai dimenticarlo.
Con stima
Sandro D’Agostino