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Santi Cautela

Gli americani e quel diritto
a possedere le armi

armi america«Potrei rinunciare a tutto ma non al mio diritto di possedere un’arma». praticamente è la frase più ripetuta all’estero da un cittadino americano. Vi sarà capitato di chiederlo a qualche turista, io l’ho fatto in spiaggia, potrebbero parlarti di cinema e di storia, ma per gli americani doc il diritto alle armi è sancito nel dna. Di recente si è tornato a parlare della facilità con cui è possibile reperire armi negli Stati Uniti dopo la strage in Virginia dei due reporter mentre svolgevano il proprio lavoro «volevo vendicare la strage di Charleston» ha dichiarato Vester Lee Flanagan, il nuovo killer americano, in una lettera «sulle pallottole ho inciso il nome delle vittime afroamericane». Continua a leggere

I pittori socialisti: innovatori del linguaggio politico del Novecento

Filatrice addormentata

“Filatrice addormentata” di Gustave Coubert

“Vi dico la verità: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli” sembra difficile che questa frase di San Matteo sia stata affiancata dall’icona di Gesù su un manifesto socialista. Era il 1953 e in Italia i manifesti elettorali sposavano la nuova fase istituzionale democratica attraverso frasi ad effetto molto lontane dall’attuale linguaggio politico. Il Psi in particolare, abbandonata l’immagine di Garibaldi degli ultimi anni 40’, si rifaceva alla tradizione cristiana. E fu uno dei primi partiti, insieme a quello repubblicano, a servirsi di “specialisti” di settore non solo per le campagna elettorali, ma anche per “rinvigorire” l’appeal del partito anche fuori dalla competizione delle urne.

Bisogna aspettare gli anni 80’ per vedere sui manifesti i volti dei politici, segno della prima personalizzazione – tenuta lontana dalla fase repubblicana – della politica, seguendo il trend anglosassone. Con la televisione e l’avvento del web a fasi alterne, il manifesto ha perso la sua potenza espressiva al punto che uno studio accademico francese lo piazza all’ultimo posto come strumento di consenso. Eppure, ben prima della parentesi fascista, ben prima dei manifesti e dei volantini aziendali, i primissimi volantini automobilistici della ‘Ford Company’, vi era solo l’arte a fare cultura. E dalla cultura alla politica, nella sua estemporanea rappresentazione, il passo fu breve.

In Francia, negli anni della pubblicazione del ‘Manifesto Comunista’, una corrente di artisti si faceva largo prepotentemente con il nome di “realisti”. Scaturiti dal terremoto della rivoluzione del 1848, essi si ponevano l’ambizioso obiettivo di superare gli steccati accademici e intellettuali del romanticismo, per “fotografare” la realtà. Un esempio di “manifesto socialista” fu il “Funerale a Omans” di Gustave Courbet, che riprendeva la scena di un funerale con tutti i personaggi del posto, dal parroco ai cittadini, in una scena talmente “ordinaria” per l’epoca, da essere censurata dal Salone di Parigi con l’accusa di volgarità. Nel 1851 Courbet dirà di essere “non solo un socialista, ma un democratico e repubblicano: in una parola, partigiano di tutta un’intera rivoluzione, e soprattutto realista, cioè amico sincero della vera verità”. Per Courbet il “presente” doveva essere l’unica cosa che valeva la pena di dipingere, come oggi farebbe un fotografo, o un grafico di locandine politiche, come dimostrano gli altri suoi lavori che raffigurano il lavoro svolto dai popolani.

Nella “Filatrice addormentata” del 1853, il pittore francese raffigurò una donna – probabilmente sua sorella – sfiancata dal lavoro all’arcolaio, addormentatasi con ancora in mano il filo. Con meno “protesta” intrinseca, il suo contemporaneo, Jean-Francois Millet, dipingeva negli stessi anni, lavoratori campestri anch’essi sfiniti, ma con la sensibilità diversa verso la dedizione quasi religiosa di questi. Un altro artista fu Honorè Daumier, famoso per il suo “Vagone di terza classe” esposto al National Gallery of Canada. Per questi artisti il realismo si traduceva nella raffigurazione della fatica, della povertà del presente che li circondava, nelle contraddizioni della società che andava cambiando. Questi furono sicuramente i primi socialisti “espressivi” antenati di quei professionisti che, dal secondo dopoguerra fino alla Seconda Repubblica, raccontarono le trame della realtà nei ceti più bassi, al fine di denunciarne la povertà e il disagio sociale. Forse è anche per questo che Gesù finì in quel manifesto elettorale del Psi. Ma i realisti non si spinsero mai nell’arena politica, già abbastanza confusa in quegli anni prematuri, eppure affermare che ispirarono non poco il linguaggio politico del 900’, non è così azzardato.

Santi Cautela 

Le nuove opere d’arte
nel mercato delle ‘app’

facebook_whatsappLa Silicon Valley di Mark Zuckerberg potrebbe essere la nuova Firenze di Lorenzo de Medici. Il teorema vincente sostituisce però le opere d’arte dei vari artisti rinascimentali con il mercato delle App – abbreviazioni di applicazioni o applicativi (ndr) – dato il valore di queste, spesso “inestimabili”. Iniziando proprio dal gigante blu, il social network che ha fatto la storia, e che continua a investire nella Mecca tecnologica di Palo Alto, di recente ha comprato l’applicazione di messaggistica istantanea ‘Whatsapp’ per la cifra record di 19 miliardi di dollari, di cui 4 in contanti e il resto in azioni. Valutata in borsa a marzo di quest’anno, l’app più scaricata del 2013, ‘Candy Crush Saga’, arriverebbe a superare i 7 miliardi di dollari mentre ‘Twitter’, altro social network “rivale” di ‘Facebook‘, ma molto seguito soprattutto in America, varrebbe più di 23 miliardi di dollari con rispettiva app per smartphone.

Opere d’arte di inestimabile valore? Il potenziale di questo mercato dipende però dalla comunicazione dei suoi stessi utenti. Ed è una gara tra likes, condivisioni e iscrizioni che accrescono il valore di mercato. Che è un po’ come se la Monna Lisa fosse valutata per il numero di scatti fotografici in un giorno. Ma il punto comune a questi due mondi neanche tanto lontani, sono i programmatori, veri e propri “artisti hi-tech” che usano i pc al posto delle tele, e codici binari al posto dei pennelli. Leonardo da Vinci come il nonno dei nerd? Dalla Toscana alla California coast to coast, l’accostamento estremo, nelle sue ripercussioni, fa tremare persino il mondo politico.

In questi giorni negli Stati Uniti fa tanto discutere la mossa di ‘Apple’ nel tentativo di “monopolizzare” il mercato dello streaming musicale, imponendo ai propri consumatori tariffe che vincolano pesantemente la scelta sulla app da scaricare. Il senatore democratico Al Franken ha scritto una lettera all’Antitrust americano per avere spiegazioni «Il recente lancio di ‘Apple Music’ – spiega Franken – ha portato alla luce un numero di restrizioni che Apple impone agli sviluppatori, inclusi i suoi stessi concorrenti sul mercato dello streaming musicale, che si rivolgono ai sistemi operativi Apple con i loro prodotti e servizi».

In altre parole la ‘Moby Dick’ creata da Steve Jobs, divora fette di entrate delle altre app presenti sullo store, ma ne vincola la promozione sullo stesso. Ma in questo mondo non ci sono giganti buoni. E l’arte musicale potrebbe uscirne ancora più frammentata di quanto già avvenuto. Ostaggio prediletto degli store come i-Tunes, le grosse major si sono “adeguate” al nuovo trend del mercato, che lascia sugli scaffali i vecchi cd-rom e dvd – neanche fosse la preistoria dell’era hi-tech – per convertire i vari artisti, e non l’hanno fatta franca nemmeno gli U2, al mondo del web 2.0. Oggi persino Mozart porterebbe con sé un ottimo i-pad per riascoltare la sua musica in streaming, mentre Leonardo da Vinci potrebbe facilmente trovare molte delle sue realizzazioni architettoniche e ingegneristiche nei vari videogame scaricabili su smartphone. L’industria culturale di Adorno non ha più limiti, spazio e tempo sono diventati concetti decisamente “underground”.

Santi Cautela