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Sara Pasquot
@sapa_84

Spagna. Socialisti al Governo. Psi: “Sfida difficilissima”

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Senza passare dalle urne, arriva la sorpresa migliore per i socialisti spagnoli. Da questa mattina tornano alla guida del governo del Regno di Spagna con l’aiuto degli indipendentisti catalani e baschi.
Si chiude così nel peggiore dei modi la carriera di Mariano Rajoy uno dei premier più longevi d’Europa. Uscito quasi intonso dallo scontro violento con la Catalogna, non è riuscito a superare il caso legato alle tangenti e alla corruzione istuzionale che da anni il PP gestiva a livello nazionale.
Con 180 voti a favore, 169 contrari e un astenuto oggi Pedro Sanchez diventa il settimo Presidente del Governo, terzo socialista dopo Felipe Gonzalez e José Luis Rodriguez Zapatero, il primo eletto dopo aver sfiduciato il premier in carica nell’aula del Congreso del los Diputados.
Tra poche ore sarà ricevuto dal Re Felipe per giurare e presentare la propria squadra di ministri e ministre.

“Voglio fare gli auguri di buon lavoro –  è il commento di Pia Locatelli, responsabile esteri del Psi – compagno e amico di tante battaglie. Lo aspettano sfide difficilissime, ma sono sicura che sarà all’altezza del compito a cui è chiamato nel delicato momento che attraversa la Spagna”. “Pedro sta affrontando  una sfida difficilissima con un governo di minoranza sostenuto da forze diverse che hanno, pur nel dissenso delle posizioni politiche, apprezzato la sua coerenza e la sua passione”, ha detto Locatelli.

“Come capo del governo monocolore che il leader socialista si appresta a guidare sono sicura che Pedro farà di tutto per restituire ai cittadini spagnoli la necessaria fiducia nelle istituzioni tradita dai popolari. E’ un leader a cui i socialisti italiani manifestano tutta la loro stima e il loro  sostegno”, ha concluso Locatelli.

L’Italia di Pablo Picasso in mostra alle Scuderie del Quirinale

mostra picasso romaFebbraio 1917 infuria la Grande Guerra e il trentaseienne Pablo Picasso arriva per la prima volta in Italia al seguito del suo amico Jean Cocteau.
I due in tour principalmente tra Roma e Napoli che diverranno le mete delle quali Picasso rimarrà impressionato. Il viaggio è di lavoro, l’artista infatti era all’epoca impegnato nel preparare i costumi e le scene per i Ballets Russes di Diaghilev, collaborazione teatrale che lo portò a conoscere Olga Khokhlova che divenne poi sua musa e moglie.

Per celebrare i cento anni da quel soggiorno le Scuderie del Quirinale a Roma celebrano dal 22 settembre al 21 gennaio 2018, il Maestro spagnolo con una mostra dal titolo “Picasso. Tra cubismo e classicismo 1915-1925”. Ma non è l’unica retrospettiva dedicata al genio spagnolo prevista in Italia quest’autunno.

Cento anni sono passati dalla prima volta di Picasso in Italia che vengono raccontati in poco più di cento opere esposte, “un lavoro di selezione importante iniziato nel 2015”, sottolinea Mario De Simoni, Presidente e AD di Ales coproduttrice della mostra con MondoMostre Skira (e Gallerie Nazionali di Arte Antica).

Picasso a tutto tondo, non solo cubismo, nei due piani delle sale delle Scuderie del Quirinale si sviluppa tutta la sua arte in diverse forme: dipinti, disegni, gouache, acquerelli, bozzetti. Non mancano, nel salone centrale gli abiti di scena del Ballets Russes.

Tra le opere è possibile ammirare, il “Ritratto di Olga in poltrona” (1918), “Arlecchino (Léonide Massine)” (1917), “Natura morta con chitarra, bottiglia, frutta, piatto e bicchiere su tavolo” (1919), “Due donne che corrono sulla spiaggia (La corsa)” (1922), “Il flauto di Pan” (1923), “Saltimbanco seduto con braccia conserte” (1923), “Arlecchino con Specchio” (1923), “Paulo come Arlecchino” (1924), “Paulo come Pierrot” (1925).

Sara Pasquot

Spagna, verso un governo dopo 300 giorni di stallo

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Javier-Fernandez

E’ tutto un record. Lo stallo politico durato quasi un anno, il Golpe politico all’interno del PSOE che ha portato alle dimissioni del segretario Pedro Sanchez, i cinque giri di consultazioni tenute dal Re Felipe, al metà esatta di quelle del padre Juan Carlos in 37 anni di Regno. Il voto, che consegnerà al leader popolare il terzo mandato consecutivo, dovrebbe tenersi tra oggi con l’inizio del dibattito al Parlamento e sabato con l’investitura. Ma nessuno sa quanto potrà durare un governo di minoranza targato Partito Popolare

Il partito socialista spagnolo si asterrà al voto di investitura, consentendo così a Mariano Rajoy di assumere finalmente la carica di premier, una scelta quella dei socialisti che ha spazzato via metà classe dirigente e messo in scacco i dissidenti al Parlamento. “Non credo che ci dobbiamo vergognare: astenersi non significa appoggiare. Il partito socialista arriva a questa conclusione dopo un profondo dibattito interno e in una situazione molto difficile che ha a che fare con l’assenza attuale di un governo nel Paese”  è il commento di Javier Fernandez, traghettatore del PSOE nell’immediato post Sanchez.

La nuova tappa politica spagnola e di Mariano Rajoy inizia probabilente con 170 voti a favore (PP, Ciudadanos e Coalicion Canaria) e l’astensione del PSOE.

Sara Pasquot

Caos Psoe. Sanchez si dimette

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Si è dimesso dopo una intera giornata di trincea nella sede madrilena del Psoe il contestato segretario Pedro Sanchez, a seguito della bocciatura del Consiglio federale Psoe con 132 voti contrari e 107 a favore della sua mozione per celebrare un congresso straordinario anticipato da elezioni primarie in ottobre. Gli oppositori, guidati dai 17 membri della direzione socialista dimissionari chiedono che il partito sia ora guidato da una direzione provvisoria, un vero commissariamento, fino alla tenuta di un congresso nei prossimi mesi..

Sanchez, 44 anni, aveva assunto la guida dei socialisti spagnoli nel luglio del 2014, primo segretario eletto direttamente dai militanti mediante votazione segreta. Il segretario del partito era rimasto fermo fino all’ultimo nel mantenere la posizione di non consentire il voto di astensione dei deputati socialisti per permettere al leader dei popolari Mariano Rajoy di formare un governo di minoranza, ma è stato di fatto sfiduciato dai dirigenti del suo partito guidati da Susana Diaz leader del PSOE in Andalusia. La sua posizione oltranzista stava portando la Spagna verso alle terze elezioni in in meno di un anno. Contro la sua posizione i vecchi leader Psoe, gli ex premier Felipe Gonzalez e Jose Luis Rodriguez Zapatero avevano guidato la fronda contro Sanchez.

Nel corso della conferenza stampa indetta alle 21, Sanchez ha dichiarato che nella fase di commissariamento tutta la comunità socialista potrà contare sul suo appoggio leale.

La guerra senza esclusione di colpi fra i sostenitori dell’ormai ex segretario e la fronda dimissionario, esplode nel mezzo della infinita crisi politica spagnola, e dopo che nell’ultimo anno il Psoe ha subito ben cinque sconfitte storiche consecutive in altrettante elezioni sotto la guida di Sanchez.

Sara Pasquot

 

Spagna, listone Podemos: siamo socialdemocratici!

Campagna elettorale SpagnaCi risiamo, domani solo dopo sei mesi dalla chiusura delle urne in Spagna ricomincia una nuova campagna elettorale.
Poche le novità che dovrebbero modificare di poco anche lo scenario finale. Scorrendo le liste dei principali partiti sembrano la fotocopia dell’elenco dei candidati alle elezioni celebrate il 20 dicembre, quasi tutti ricandidati, quasi tutti nelle medesime posizioni, i capolista intoccabili sono rimasti tali, eccezione fatta per Carme Chacon ex ministra di Zapatero che ha deciso di non ricandidarsi e di abbandonare la politica nazionale lasciando così il posto di capolista a Meritxell Batet stella nascente del PSOE targato Sanchez, poche novità quindi per gli spagnoli che andranno al voto il 26 giugno.

elezioni spagna 2016In tutto questo l’unica vera novità è rappresentata da Unidos Podemos, listone creato da Podemos insieme ai comunisti di Izquierda Unida.
Se i risultati delle scorse elezioni fossero confermati, così come i tanti sondaggi che girano in questi giorni, la somma della nuova coalizione della sinistra radicale supererebbe i socialisti, almeno in termini di voti (sui seggi il calcolo è molto più complesso, a causa della legge elettorale).
Ma la vera batosta ai socialisti è arrivata stamattina dalle colonne de El Pais, dove Pablo Iglesias annuncia la sua nuova creatura politica come “la nueva socialdemocracia”, subito ribattezzata da Susana Diaz leader dei socialisti andalusi, unico e ultimo bacino elettorale socialista rimasto, come “la più grande operazione di camouflage politico della recente storia spagnola”.

Spagna quattro candidati per le elezioni politiche

Spagna quattro candidati per le elezioni politiche

Si uniscono, denuncia Oscar Lopez vicecoordinatore della campagna elettorale socialista, “Podemos e la sinistra anticapitalista insieme a una amalgama di più di 20 micro liste per la difesa dalla nazionalizzazione delle banche, al diritto di autodeterminazione delle regioni spagnole”.
“I comunisti non sono mai stati socialdemocratici e sempre si sono caratterizzati per gli attacchi alla nostra dottrina e a chi la incarnava. Niente è cambiato”. Dichiarazione questa di Lopez, sostenuta da tutti i candidati socialisti in tutta Spagna.

Il vero appuntamento elettorale di questa campagna estiva, in piena concorrenza con gli Europei di calcio, sarà lunedi sera il dibattito elettorale a quattro, che vedrà confrontarsi tutti i candidati: Mariano Rajoy, del PP, Pedro Sánchez, del PSOE, Pablo Iglesias, di Podemos, e Albert Rivera per Ciudadanos.

Sara Pasquot

Spagna. Elezioni in salita per il Psoe: casi di corruzione

Pedro Sanchez

Pedro Sanchez

I leader dei qattro grandi partiti spagnoli si sfideranno lunedì 13 giugno nell’unico dibattito tv della campagna per le politiche anticipate del 26 giugno, così riferisce la stampa spagnola. Al confronto televisivo parteciperanno il premier uscente e leader del Pp Mariano Rajoy, i segretari di Podemos e Psoe Pablo Iglesias e Pedro Sanchez e il presidente di Ciudadanos Albert Rivera.
I socialisti avevano proposto un duello Rajoy-Sanchez, che il Pp ha immediatamente respinto trincerandosi in una spiegazione didascalica del nuovo quadro politico spagnolo non più bipolare ma ‘a quattro’, come uscito dalle politiche del 20 dicembre scorso.
I sondaggi più recenti inoltre indicano che il Psoe potrebbe non essere più il secondo partito del Paese, se riuscirà il ‘sorpasso’ di Podemos.
Lo stantio scenario politico spagnolo a meno di un mese dalle urne è stato mosso dalla notizia arrivata questa mattina: due ex leader del Psoe nazionale e del governo regionale andaluso sono stati rinviati a giudizio per lo scandalo dei fondi dirottati nei programmi per imprese in crisi denominato Ere in Andalusia.
Manuel Chaves, 71 anni, già ex-vicepremier, e Josè Antonio Grinan 69 anni, ex leader maximo dei socialisti in Andalusia, sono stati incriminati con altri 23 ex-dirigenti (fra cui sei ex-assessori regionali) ed alti funzionari andalusi per presunte irregolarità nella gestione dei circa 855 milioni di euro destinati ai programmi.
I due ex-leader socialisti si sono immediatamente auto-sospesi dal Psoe questa mattina, precisa El Pais, prima del rinvio a giudizio, deciso oggi dal giudice Alvaro Martin dopo cinque anni di inchiesta.
Il rinvio a giudizio dei due dirigenti storici del socialismo andaluso potrebbe influire sul risultato del Psoe, dalla fine del franchismo prima forza politica in Andalusia e più grande bacino elettorale socialista, alle politiche del 26 giugno.

Sara Pasquot

La Spagna si avvita: nuove elezioni vecchi candidati

Manca solo un mese alle nuove elezioni politiche in Spagna e lo scenario dovrebbe non essere cosi diverso da quello del passato dicembre.Elezioni Spagna  2015
Poche le novità, le liste presentate ieri dai principali partiti sembrano la fotocopia dell’elenco dei candidati alle elezioni celebrate il 20 dicembre, quasi tutti ricandidati, quasi tutti nelle medesime posizioni, i capolista intoccabili sono rimasti tali, eccezione fatta per Carme Chacon ex ministra di Zapatero che ha deciso di non ricandidarsi e di abbandonare la politica nazionale lasciando così il posto di capolista a Meritxell Batet stella nascente del PSOE targato Sanchez,  poche novità quindi per gli spagnoli che andranno al voto il 26 giugno.

Se la politica spagnola si avvia verso un intero anno di paludosa stagnazione a muovere le acque ci prova il premier uscente Mariano Rajoy. Il leader dei popolari ha ottenuto nei giorni scorsi un generoso lasciapassare dall’Europa, che ha deciso di rinviare a luglio le sanzioni per il deficit eccessivo (al 5,1% del Pil anche nel 2015), e al contempo ha promesso alla Commissione nuovi interventi strutturali in caso di rielezione: «Una volta che ci sarà un nuovo governo, siamo pronti a intraprendere ulteriori misure» ha scritto il primo ministro in una lettera indirizzata alla Commissione Ue.
L’economia è l’argomento principale in queste settimane di precampagna elettorale, sempre  Rajoy ha ammesso che c’è preoccupazione tra i cittadini su come verranno finanziate le pensioni in futuro, ma ha definito una “autentica follia” la proposta elettorale del Psoe di creare una tassa specifica per garantire le prestazioni previdenziali. In occasione del forum Populares, il capo del governo ha offerto misure alternative come la creazione di posti di lavoro (almeno 2 milioni entro il 2020), già inserita nel suo programma elettorale. Rajoy ha ricordato che durante l’ultimo governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero (2008-2011), la Spagna ha detto addio a più di 3 milioni di posti di lavoro. Il Pp, ha aggiunto, si è invece impegnato a “migliorare le pensioni e i servizi pubblici” abbassando le tasse quando possibile e rispettando gli obiettivi di disavanzo indicati dall’Unione Europea (Ue).

Anche Ciudadanos, che aveva firmato un accordo di governo con il Psoe dopo le elezioni del 20 dicembre scorso, concorda con il Pp nel criticare la proposta socialista di una tassa ad hoc per finanziare il sistema pensionistico spagnolo.
“Il Psoe recupera la proposta di aumentare le tasse per finanziare le pensioni, già presentata nella precedente campagna elettorale. Come allora, però, non fornisce dettagli sulla sua attuazione”, ha criticato Toni Roldan, portavoce di Ciudadanos per l’economia, ex deputato e membro del team di negoziazione. Il partito, accusa però anche il governo del Pp di aver lasciato il settore della Previdenza sociale in “una situazione molto preoccupante”, con un “buco fiscale di 17 miliardi e 30 miliardi in meno nel fondo di riserva, la metà rispetto alla cifra registrata all’inizio della legislatura”. Nel concreto, Ciudadanos propone diverse soluzioni: un contratto unico con indennità crescente a fine rapporto calcolata sulla base degli anni di anzianità; un premio per le aziende che licenziano meno; migliorare l’istruzione e la formazione per promuovere l’occupazione. Le profonde divergenze di vedute tra questi tre partiti su una questione chiave come le pensioni mettono ancora di più in evidenza le difficoltà nel raggiungere eventuali accordi post-elettorali.

Sara Pasquot

Spagna, sinistra e Podemos insieme alle elezioni

podemo e iuLa firma sullo scioglimento delle camere è ancora fresca e la prima vera novità elettorale è già sulle prime pagine dei quotidiani.
I simpatizzanti e militanti di Izquierda Unida approvano l’accordo di una coalizione elettorale con Podemos in vista delle elezioni del prossimo 26 giugno.
Questo il risultato della consultazione interna al partito pubblicato questa mattina attraverso il profilo twitter del partito.
La coalizione tra i due partiti ha visto il sì del 84.5% dei votanti con 16.953 voti a favore, si ferma al 13.1% il fronte degli integralisti che volevano anche per questo turno che la formazione guidata da Alberto Garzon non si unisse a Podemos in una probabile futura stretta mortale guidata dallo stesso leader Pablo Iglesias in rotta con parte del suo partito.

Il probabile accordo  sarà rilevante per il futuro elettorale e per il nuovo esecutivo che si formerà dopo il nuovo appuntamento con le urne. L’unione delle due formazioni politiche in una unica lista potrebbe dare vita a un vero sorpasso a sinistra facendo retrocedere il PSOE a terza forza elettorale condizionando le possibili negoziazioni per la formazione del governo.

Sara Pasquot

Spagna, il Psoe non trova alleati. Il 26 giugno si rivota

Parlamento Spagna“Non posso e non devo tornare in aula per cercare voti che non ci sono, ne avrei solo 131 insufficienti per governare” così Pedro Sanchez segretario del PSOE subito dopo l’incontro con il Re nell’ultimo giro di consultazioni, definitivamente chiuso qualsiasi tentativo di formare un nuovo governo per la Spagna.
“In quattro mesi dalle passate elezioni abbiamo subito un doppio blocco politico, quello del signor Rajoy e quello del signor Iglesias” con la doppia accusa ai due leader di PP e Podemos, Pedro Sanchez inizia la nuova campagna elettorale direttamente dai microfoni della conferenza stampa dal Congreso de los Diputados.
“Il leader di Podemos in questi mesi ha sempre simulato di cercare un patto con il PSOE, quando era palese che il signor Iglesias non avrebbe mai accettato un governo socialista. Il mio partito, con me come segretario, ha sempre scommesso sul cambio, un cambio che non era desiderio delle altre forze politiche. Quelle forze politiche nuove che hanno invocato a una politica diversa hanno rinunciato a governare a colpi di veti sui nomi da imporre, piuttosto che cercare una soluzione per il Paese”.
“Ora dovremmo attendere ancora due mesi per raggiungere questo cambio, ma gli spagnoli e le spagnole durante questo blocco politico hanno capito da che parte stare per uscire dalla crisi e per resuscitare la democrazia nel Paese”.
“Il PP, con i suoi 122 deputati, non ha potuto e voluto accettare una proposta per cercare di formare un governo. E’ il riconoscimento implicito che il PP non merita di governare. Rajoy una volta di più pensa che il suo bene passi per il male della Spagna che è quello di ripetere le elezioni”.

I candidati alla presidenza dovrebbero essere gli stessi delle passate elezioni del 20 dicembre, dovrebbero, perché il PP in questi quattro mesi è stato colpito da numerosi scandali e un ministro in funzione ha dovuto dimettersi; in casa socialista invece dovranno tenersi le primarie interne per decidere se toccherà ancora a Pedro Sanchez tentare di diventare il prossimo Presidente del governo.
Il 2 maggio il Re Felipe scioglierà le Camere e verranno indette nuove elezioni per il prossimo 26 giugno.

Sara Pasquot

Spagna. Una Catalogna “amara” per Rajoy

Rajoy CatalognaSembrano non finire mai i problemi politici in Spagna… e per Rajoy.
“Purtroppo non è andata bene. Non c’è vocazione a raggiungere un accordo tra Rajoy e il governo catalano”. Le parole di Carles Puigdemont, presidente della Generalitat di Catalogna, sono chiarissime, nella conferenza stampa dopo il suo primo incontro ufficiale, oggi a Madrid, con il premier spagnolo.

A Rajoy il President Puigdemont ha chiesto di poter organizzare un “referendum vincolante” sull’indipendenza delle regione autonoma, e la risposta del premier non ha suscitato nessuna sorpresa: è arrivato l’ennesimo nettissimo no.
Nella seguitissima conferenza stampa, alternando spagnolo e catalano, Puigdemont ha definito “cordiale e amichevole” l’incontro, ma ha detto che le rispettive posizioni rimangono “agli antipodi” in quanto c’è “un profondo disaccordo di fondo sul progetto politico di uno stato indipendente di Catalogna all’interno dell’Unione Europea”.

Contrario all’indipendenza della Catalogna. Rajoy, ma lieto che sia iniziato un dialogo tra Madrid e Barcellona, ha ricordato che il suo governo ancora in carica “è sempre più convinto che la Catalogna faccia parte della Spagna e del fatto che l’immensa maggioranza degli spagnoli condivida questa visione, perché vogliamo continuare a rimanere insieme e difenderemo questa posizione politica e personale”.

Rajoy al termine dell’incontro ha confermato che Puigdemont ha inoltre anticipato alcuni temi del suo programma politico, come il referendum vincolante, “ho detto che non sono d’accordo. Ha mantenuto la sua posizione ed io ho mantenuto la mia” ha affermato nella conferenza stampa il presidente del governo.

Nulla di nuovo sotto il cielo piovoso di Madrid, tranne che alla Moncloa il palazzo del governo le bandiere erano tre, quella spagnola, europea e catalana.

Sara Pasquot