BLOG
Scipione Roma

Scipione Roma
A volte ritornano. Risposta all’intervista di D’Alema

Leggo l’intervista a D’Alema sull’HuffPost di martedì 10 e trasecolo. Si parte dal titolo: “con i 5 stelle bisogna far politica”. Mah. Sarà una sindrome tutta Made in Puglia; sarà una nuova forma di demenza senile pensare di poter dialogare con giustizialisti, antieuropeisti, no vax, eterodiretti. Poi c’è l’ossessione Renzi. Credo che quello che a D’Alema brucia di più e causa prima del suo ‘disturbo’ ossessivo contro l’ex Presidente del Consiglio sia la mancata nomina a commissario UE, parte integrante dell’accordo per defenestrare Enrico Letta da Palazzo Chigi. In sintesi Renzi lo ha preso per il culo usando i suoi stessi strumenti.

Ma torniamo all’oggi: “il Pd doveva fare come abbiamo fatto noi nel 1994 (dopo lo schianto della gloriosa macchina da guerra di Occhetto) e cioè “ facemmo politica verso la Lega, incuneandoci nell’alleanza tra Bossi e Berlusconi. (Dividi et impera). È storia, diciamo!

Così come è storia la crisi seguita alla vittoria del 1996, con D’Alema che dà la prima lezione di alta politica a Renzi, defenestrando Prodi; che per accreditarsi presso le cancellerie europee e il blocco filo Atlantico partecipa alla guerra nei Balcani; poi in un un crescendo sinfonico si elige a Padre Costituente e per inseguire la Lega di Bossi-Maroni sul terreno del federalismo, vara una riforma Costituzionale che di fatto distrugge l’unità nazionale (Governatori- ampliamento delle Competenze esclusive delle regioni – federalismo scimmiottato – conflitti tra poteri dello Stato). Nel mentre – sempre nel 20ennio attraversato dal lider Maximo – passa da una sigla all’altra PDS-DS; da un contenitore all’altro (Ulivo-Unione); fa il Socialista fuori Italia e fuori Europa (PSE-Internazionale Socialista-FEPS) ma si guarda bene dal dirlo in Italia, non deve saperlo nessuno, e anzi la morte di Craxi in esilio ad Hammamet – fa cadere ogni velo di ipocrisia.

Poi la Terza Via, Blair, Clinton tutto bello. Peccato però che in Italia l’unico progetto che tiene unità la ‘Sinistra’ è l’odio nei confronti di Berlusconi. Ed ecco allora che le migliori intellighenzie di sinistra – guidate dal duo Flores d’Arcais/Scalfari – si inventano una supercaxxola al giorno per tenere viva la fiammella dell’odio di classe. Scioperi a comando; girotondini e girotondisti in Rolex che urlano al conflitto di interesse; popolo viola; una saldatura con una certa magistratura politicizzata che garantisce sicurezza;

la scelta infine – in piena fase post ulivista a guida veltroniana – di preferire l’alleanza con Tonino Di Pietro (uomo di destra), tenendo fuori noi Socialisti.

Ecco perché ora si sente fottuto!! si chiederà: caxxo dopo tutto quello che ho fatto per alimentare il populismo, la mia creatura ora la guida un comico, e io fuori dal Parlamento?

Renzi avrà fatto tanti errori – da Segretario del PD e da Premier – ma la classe dirigente con cui ha dovuto confrontarsi è sempre quella della ‘gloriosa macchina da guerra’ anzi quella pre-caduta muro di Berlino. E quella – ahimè – è sempre lì: intonsa!!!

Alla domanda: “nel PD chi viene dalla sua stessa storia balbetta, Leu è irrilevante. È la prima volta che quella cultura non esprime più un nucleo vitale”. D’Alema risponde: “Quella cultura non si è incarnata in una nuova generazione. È tramontata nella nostra senza trovare una nuova carica e una capacità di reinventarsi”. Ecco: è l’unico passaggio che ho apprezzato di questa intervista. Aggiungo: vivaddio!!!

Caro D’Alema, se siamo a fronteggiare una destra conservatrice e pericolosa, dalle caratteristiche simili a quelle del 20ennio, è perché avete cercato di raggiungere il potere attraverso la scorciatoia giudiziaria, non facendo i conti con la vostra storia e soprattutto con la presunzione di occupare uno spazio – quello del PSI – che non sarà mai vostro. “Pensavamo di veder passare i cadaveri dei nostri avversari. Abbiamo, invece, visto passare i pezzi del nostro ordinamento costituzionale“. (Cit.).

Scipione Roma
Resp. Social Network PSI

Scipione Roma
Per un nuovo soggetto politico aperto

La sconfitta del 4 Marzo ci consegna una Sinistra di Governo sconfitta, una radicale mai nata, la vittoria netta di partiti e movimenti che guardano con interesse alla peggior destra populista europea, chiamati a governare situazioni complesse (Immigrazione; sanità, sicurezza, lavoro, istruzione, crisi economiche) con ricette buone per aumentare il consenso e vincere le elezioni, insostenibili per uno Stato costretto a fare i conti con il macigno del debito pubblico. Al netto di ogni altra considerazione sul futuro e sulla durata di questa coalizione di potere tra Lega e M5S, a me interessa porre l’accento sullo stato comatoso di un Centrosinistra (PD in testa) che nonostante gli sforzi anche di queste ore, come un pugile che ha incassato sul ring elettorale una sequenza micidiale di destro-sinistro, non riesce a riprendersi. A più di 4 mesi dal voto siamo ancora in fase ‘seduta psicoanalitica collettiva’. Che fare? Difficile proporre ricette o cure miracolose. Possiamo però partire da 2-3 punti su cui costruire una buona base programmatica, incardinare un dibattito serio e aperto, preparare le prossime scadenze elettorali. Ecco il mio personalissimo Diario di Bordo (DDB):

1. Istruzione: la stabilizzazione dei precari della Scuola è stata cosa buona e giusta. Bisognava però accompagnarla con una gestione più attenta – quasi personalizzata – dei vari collocamenti. Lasciare l’incombenza ad un algoritmo freddo ha creato discriminazioni, errori, che hanno portato un’intero comparto (quello della Scuola) ad odiare il centrosinistra di Governo, vanificando di fatto gli aspetti positivi che quella riforma pur conteneva. Torniamo ai Presidi: la trasformazione di queste figure in Dirigenti Scolastici ha creato un’eccessiva concentrazione di potere discrezionale nelle mani di singole persone, aumentato disuguaglianze anche nel corpo docente, annullato ogni prospettiva di merito e premialità trasformando la scuola in azienda, dove spesso vengono incentivati progetti faraonici e nel contempo manca la carta per le fotocopie o materiale didattico. Da Socialista ritengo che questa non sia Scuola Pubblica. Sulla messa in sicurezza degli edifici scolastici, bisogna continuare a mettere risorse: ne va della vita dei nostri piccoli, dei nostri ragazzi, del corpo docente e non. La Scuola dell’obbligo non finisce con il raggiungimento della maggiore età: creare opportunità per favorire iscrizione alle Università, alle Scuole di Formazione e specializzazione, ricerca vuol dire investire di più in alloggi per Studenti fuori sede, calmierare le rette di iscrizione, creare forme di accompagnamento al percorso formativo incentivanti per coloro i più meritevoli e bisognosi. Inseriamo nei bandi pubblici una quota di ‘posti da assegnare’ ai nostri studenti che hanno partecipato a progetti di studio/formazione all’estero.

2. Lavoro: bisogna avere il coraggio di dire ai nostri giovani che in una società globale e complessa, il lavoro stabile non è sempre possibile. I giovani che si affacciano al mondo del lavoro saranno sempre di più costretti a fare i conti con ‘opportunità o percorsi’ di lavoro, che li costringeranno a continui spostamenti. Compito dello Stato e di un moderno Partito riformista sarà quello di ripensare nuovi strumenti di supporto a questi cambiamenti, che li accompagnino sia con formazione continua che con assegni di disoccupazione adeguati alle loro aspettative di vita, che non li mortifichino e non li costringano ad accettare lavori sottopagati. Rafforzamento degli ammortizzatori sociali, formazione continua, potenziamento dei Centri per l’impiego, un nuovo patto tra mondo delle imprese-università-ricerca pubblica, rafforzamento dei controlli in sicurezza sui luoghi di lavoro e task force anti precariato sono fondamentali per creare nuove opportunità di lavoro e per ridare dignità ai lavoratori. Ci sono tipologie di lavoro atipiche (quelli legati al terziario, ai servizi, ecc.) che pur rappresentando settori produttivi fondamentali per il PIL del nostro Paese, non godono delle stesse attenzioni e protezioni da parte di una contrattualistica pubblica per molti aspetti obsoleta. A queste imprese non possiamo semplicemente rispondere con l’introduzione di Voucher o con il ripristino dell’Ar.18: non hanno utilizzato questi strumenti in passato, difficile pensare possano farlo in futuro. Occorrono strumenti e tutele nuovi, che non costringano le aziende a rimanere imprigionate nelle gabbie burocratiche (vedi comunicazioni INPS) e i lavoratori a sottoscrivere contratti al ribasso solo per un vuoto legislativo.

3. Riforme istituzionali: dopo il NO al Referendum Costituzionale del 4 Dicembre 2016, chiunque riproponga la semplificazione del sistema verrà isolato come gli untori di manzoniana memoria. Certo è che di orrori in tema di Riforme Costituzionali – anche i Governi di centrosinistra – ne sono stati fatti tanti. Credo che la riforma in senso federalista del 2001, fatta per inseguire la Lega sul suo terreno, sia stata la più aberrante. Abbiamo moltiplicato i centri di potere, creato figure come quelle dei Governatori Regionali con poteri enormi, abolito di fatto gli organismi di controllo – soprattutto quelli di spesa. Risultato? Sanità al collasso in tante regioni del Sud; aumento del turismo sanitario sud verso centro e nord; spesa pubblica fuori controllo; servizi inefficienti. Una decina di anni dopo – non contenti – abbiamo trasformato le Province in Enti di secondo livello, salvo poi renderci conto che quelle competenze non potevano essere ripartite, che quelle funzioni non potevano essere spostate, che quei dipendenti non potevano essere assorbiti. Che fare? Favorire la creazione di 5 Macroregioni, ripristinare il ruolo delle Province – facendole ridiventare organo elettivo di primo livello – favorire consorzi di Comuni per ottimizzare e gestire servizi pubblici. Far credere che avremmo risparmiato cifre importanti, abolendo gli organi elettivi delle Province e diminuendo la rappresentanza e i poteri di controllo dei Consigli Comunali è stato un errore. La Democrazia hai dei costi necessari, senza i quali non può essere esercitata.

4. Ambiente e Territorio: la fragilità del territorio Italiano considerandone sismicità e dissesto idrogeologico è argomento ormai straconosciuto. In pochi però legano tale fragilità alle riforme istituzionali che nell’ultimo ventennio hanno riguardato gli Enti Locali. Dalla soppressione di alcune Comunità Montane, passando per il blocco delle assunzioni in alcuni comparti idraulico-forestali, per finire poi al Ping pong di competenze tra Stato e Regioni, tutti fattori che non hanno aiutato a mantenere in sicurezza il territorio. Un moderno Partito Socialista deve avere il coraggio di dire che le gestioni emergenziali post fenomeni alluvionali op terremoti, creano più clientela, favoriscano solo alcuni privati, non creano occupazione stabile, lasciano macerie. Presentiamo un DDL che riprenda il tema della tutela del territorio – in ogni suo aspetto – dando ai Comuni montani e pre-montani risorse vere per la creazione di nuclei di tutela ambientale, magari con formazione e specificità diverse, in modo che si possano creare anche consorzi che operino nel monitoraggio degli incendi e salvaguardia del patrimonio boschivo. Abbiamo archiviato troppo in fretta le esperienze positive che anche grazie ai Governi a guida o presenza Socialista ci sono state negli anni ‘80 in Italia.

5. Infrastrutture e Opere Pubbliche: C’è un problema legato alle priorità: smettiamo di finanziare progetti inutili (poli multimediali a 5 km dai centri abitati) e concentriamo le risorse per il rifacimento delle infrastrutture essenziali, acquedotti in primis: abbiamo territori – soprattutto al Sud – ricchi di acqua che soffrono gravi crisi idriche – non solo nella stagione estiva – per la fatiscenza delle reti. Abbiamo Infrastrutture idrico-fognarie anche in città capoluoghi di provincia che hanno 70anni. Pensiamo anche a nuovi strumenti per finanziarne la progettazione e realizzazione: una nuova Cassa per Mezzogiorno – con severi meccanismi di gestione e controllo – potrebbe rilanciare e programmare questi investimenti, ora affidati ai Comuni che spesso non hanno strumenti e capacità ed esauriscono le risorse trasferite solo per la fase preliminare di progettazione.

La fase politica grave che stiamo vivendo non consente a noi Socialisti di recitare la parte dei semplici spettatori. Abbiamo il dovere di assumere iniziative forti, anche per svegliare un PD la cui vocazione maggioritaria e di Governo gli impedisce di assumere la guida delle opposizioni presenti in Parlamento. Iniziamo dai piccoli Comuni che andranno al voto in Primavera. Iniziamo da lì per cercare compagni vecchi e nuovi a cui proporre un progetto politico.

Il Psi non basta più; il Pd non basta più;  ma prima di rilanciare iniziative politiche nuove e contenitori nuovi, c’è bisogno di riorganizzare la nostra piccola Comunità. Si abbia il coraggio e l’umiltà di dire che non basta essere nel CN o in Direzione o in Segreteria per essere dirigenti; si abbia il coraggio e l’umiltà di mettersi da parte quando ci s accorge che l’elettorato da segnali inequivocabili di cambiamento e non ti vota più; si abbia il coraggio di coinvolgere e premiare le tante energie nuove che pur ci sono e che finora sono state relegate in seconda o terza fila; si abbia il coraggio di una linea politica chiara, che non insegua personaggi del momento, che non cancelli le scelte forti che abbiamo fatto nella scorsa legislatura (compreso il SI al Referendum Costituzionale) e che non mortifichi o abbandoni i territori. Solo dopo potremmo pensare di proporre UN NUOVO SOGGETTO POLITICO APERTO, RIFORMISTA, SOCIALISTA, DEMOCRATICO che parta dalla dignità della persona e garantisca nuovi meriti, opportunità e bisogni.

Scipione Roma
Responsabile Comunicazione – Social PSI

Francesco Meringolo e Scipione Roma
Fusione Corigliano e Rossano

“Il risultato del Referendum di ieri in merito alla fusione Corigliano – Rossano, che ha registrato la netta vittoria del SÌ in entrambi i comuni, rappresenta una bella novità nel futuro assetto istituzionale per il Basso Jonio cosentino e per l’intera Regione Calabria”.
È quanto si legge in un comunicato congiunto a firma di Francesco Meringolo e Scipione Roma, rispettivamente responsabili Nazionali PSI per il federalismo regionale e per la Comunicazione.
“I cittadini ci guadagneranno in termini di minore burocrazia, minori costi e migliori e maggiori servizi, con uffici decentrati che potranno comunque rimanere in ambedue i paesi. Si fondono non due comuni finti, come tanti ne sono stati inventati anche in un recente passato, ma due borghi storici. Per questo la scelta è ancora più importante e siamo contenti che avvenga nel cuore della sibaritide”.
“Certo avremmo preferito che anche Sibari avesse partecipato a questo importante appuntamento referendario, considerando la trentennale battaglia portata avanti anche dai Parlamentari Socialisti per l’istituzione di una nuova Provincia della Sibaritide. Il nostro auspicio è che questo primo, importante passo verso la creazione della terza città della Provincia, possa essere da esempio per le altre realtà del circondario, a partire dai piccoli centri. La sfida è la salvaguardia delle identità e delle radici socio-culturali: lo si può fare con un percorso virtuoso, che con le maggiori risorse a disposizione, riveda sia le categorie che le strutture territoriali, con nuove Istituzioni che sostengano la crescita e che supportino le imprese, anche con lo snellimento delle procedure burocratiche”.
Il Partito Socialista è da sempre favorevole alla fusione dei Comuni. Il Segretario nazionale e vice Ministro Riccardo Nencini- lo ha ribadito nel corso dell’ultimo Congresso Nazionale a Roma e di recente ad Orvieto, dove la proposta è stata oggetto dei tavoli tematici che hanno coinvolto gli amministratori locali.
“La prossima legislatura dovrà: favorire fusioni tra comuni; rivedere l’assetto istituzionale, partendo da città metropolitane elette direttamente dai cittadini; istituire Macro Regioni. La sfida è creare le città del futuro (smart city) e i cittadini di Rossano e Corigliano l’hanno capito prima di altri” – concludono i due esponenti Socialisti.

Francesco Meringolo – Resp.Naz. Federalismo Regionale PSI
Scipione Roma – Resp. Naz. Comunicazione/Social Network PSI

Scipione Roma
Il Psi non partecipa
alla saga delle bufale

Referendum Lombardo-Veneto: l’inutile parata elettorale leghista ci costerà 70 milioni di euro. Tablet per il voto elettronico; manifesti elettorali 6×3; staff; seggi elettorali; consulenti; pubblicità: il costo della macchina referendaria costerà agli Italiani (tutti) 70 milioni di euro. E per cosa? Per indire un Referendum consultivo, privo di qualsiasi efficacia, che chiede ai cittadini lombardi e veneti se vogliono che le loro rispettive Regioni vadano a chiedere al Governo maggiori poteri.

La Regione Emilia Romagna lo ha già fatto, senza scomodare nessuno, senza riflettori e soprattutto a costo zero.

Tutto ruota all’Art.116 III comma della Costituzione, che recita: “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”.

Trattasi dunque della possibilità già prevista in Costituzione, per le Regioni ‘virtuose’, di chiedere al Governo più Autonomia per altre materie, in aggiunta a quelle già oggetto di legislazione esclusiva e/o concorrente. Maroni p.es, ne ha elencate 3: ambiente ed ecosistema; istruzione; politiche fiscali. Zaia fa da megafono. Ma fermiamoci al 116 Cost. Insieme ad altri articoli – 117 su tutti – ha costituito il perno su cui ruotava il Referendum del 2001. Quello per intenderci voluto da D’Alema, lanciato all’inseguimento della Lega.

L’obiettivo era quello di togliere ai leghisti l’argomento ‘secessione’- Roma Ladrona – Stato sprecone, puntando tutto sulla riforma del titolo V.

A distanza di 15 anni quella scelta si è rivelata disastrosa: spesa pubblica fuori controllo; aumento dei contenziosi tra Stato-Regioni; Autonomia legislativa che ha di fatto creato 20 Governatori con poteri enormi che guadagnano quanto il Presidente degli USA; Consiglieri Regionali che guadagnano più del Presidente del Consiglio; 20 sistemi sanitari diversi; società partecipate cresciute come funghi; consulenze alle stelle; Servizi pubblici peggiorati; Tasse Regionali alle stelle. Eh già: la macchina costa. E la Lega lo sa bene. Mentre urlava Roma Ladrona, intascava da Roma 48 Milioni di Euro con cui oleava gli ingranaggi, faceva investimenti in diamanti; comprava qualche Laurea in Est Europa e soprattutto consolidava potere e clientele. Sono gli stessi che hanno Governato questo paese, negli ultimi anni, almeno per 15, formando 3 Governi al cui interno c’erano anche Maroni, Zaia, Bossi, Calderoli. E ora vengono a parlarci di efficienza, capacità, buon Governo? A voi la risposta!!!

Vedete, se il 4 dicembre avesse prevalso il SI, con relativa riforma delle Regioni, avremmo avuto meno Maroni; meno Zaia; meno Toti e anche meno Emiliano che qualche giorno fa ha dichiarato: “Nord stanco di pagare per il Sud”.

Il PSI non partecipa alla saga delle bufale; siamo da sempre convinti che coesione e solidarietà sociale non possano diventare oggetto di baratto per un pugno di voti. Consigliamo ai cittadini Veneti e Lombardi di astenersi.

Scipione Roma
Resp. Nazionale Comunicazione/Social Network Psi

Scipione Roma
La solitudine dei riformisti

Matteo Renzi ha formalizzato le sue dimissioni nelle mani del Capo della Stato, Sergio Mattarella.
La schiacciante vittoria del NO al Referendum Costituzionale ha prodotto i suoi primi effetti sull’esecutivo.
Dopo l’approvazione della Legge di Stabilità, il Presidente della Repubblica ha iniziato le consultazioni al Quirinale ricevendo prima i Presidenti di Camera e Senato, il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano e da oggi le delegazioni dei Partiti.
Ma veniamo a noi:
Il Partito Socialista di Caloveto – coerentemente con il voto favorevole espresso dai suoi rappresentanti nel corso dell’ultimo Consiglio Nazionale del Partito e seguendo le indicazioni della Segreteria Regionale guidata da Luigi Incarnato- ha costituito il comitato #socialistixilsì ‘Basso Jonio Cosentino’ e sostenuto con forza le ragioni del #SI.
Come da tradizione consolidata, il PSI a Caloveto ha nominato propri rappresentanti di ‘lista’ per il regolare svolgimento delle operazioni di voto e di scrutinio.
In questo contesto segnaliamo con rammarico che eravamo da soli nel seggio e che nessun altro partito ha seguito il nostro esempio. A parole sul nostro territorio comunale dovrebbero esserci rappresentanti di tutto l’arco costituzionale e oltre. Nei fatti NON PERVENUTI.
Il PD calovetese ha fatto la sua parte, con risultati evidentemente migliori rispetto a tante realtà molto più blasonate.
Alla fine ha prevalso – seppur di misura – il #SI al #referendumcostituzionale, con buona pace di quanti hanno organizzato sit-in in piazza per ‘consigliare’ gli indecisi a suon di birre offerte, in perfetto stile elezioni comunali.
Avremmo preferito un dibattito aperto e sul merito della riforma; avremmo preferito cittadini più informati e consapevoli invece si è trasformato il referendum costituzionale in una conta: chi votava NO era contro il Governo Renzi; contro il Governatore Oliverio e a Caloveto contro il Sindaco è la sua Amministrazione.
Una semplificazione irresponsabile, dannosa e bugiarda.
Il PSI ha sostenuto l’azione del Governo Renzi; in Calabria abbiamo avuto candidati autorevoli nelle liste del PD e il dialogo politico con il Governatore Oliverio è costante, pur non condividendo alcuna responsabilità amministrativa.
In tanti Comuni calabresi governiamo in coalizione con il PD e siamo stati alleati leali in tutte le consultazioni per le Primarie di coalizione, Caloveto compreso.
In queste ore i Partiti del fronte del NO hanno rivendicato la vittoria contro Renzi.
In Calabria poi siamo alle comiche finali: ex post Consiglieri Regionali conniventi con la fallimentare gestione Scopelliti, chiedono le dimissioni di Oliverio.
Ma con quale faccia? Credono davvero che i Calabresi non sappiamo chi ha distrutto la sanità in questa Regione?
Credono davvero che i cittadini di questo territorio abbiano dimenticato le umiliazioni che Scopelliti e soci hanno regalato loro? Ora si camuffano dietro improbabili movimenti civici e vengono a farci la morale, con l’arroganza di chi pensa che siamo degli smemorati.
Ma sono sempre gli stessi!!!
Alle ultime elezioni comunali non siamo riusciti – colpevolmente – a proporre un’alternativa di governo, non presentando una nostra lista. Nonostante non siano mancati i contatti per un’alleanza elettorale con il PD locale e con altre forze civiche, abbiamo preferito non partecipare alla competizione perché mancava un progetto politico da noi condiviso.
Questo non significa che ci limiteremo a fare gli spettatori.
A noi interessa il bene di questa comunità, di questa nostra disastrata provincia, di questa Regione e non smetteremo di far sentire la nostra voce su questioni rilevanti ne di avanzare critiche costruttive senza pregiudizi, condizionamenti o rancori personali che non ci appartengono.
La politica è una cosa seria e non può essere lasciata a soggetti improvvisati che cambiano casacca ad ogni competizione elettorale.
Siamo aperti ad ogni dialogo e proposta con chi interpreta la Politica e l’esercizio del suo potere di indirizzo un servizio per gli altri e non una scorciatoia per ottenere trasferimenti o permessi retribuiti.
Siamo preoccupati per la semplificazione dei problemi e della deriva populista e destroide che inevitabilmente ne consegue.
L’unica riforma sensata è la piena applicazione di quel Art. 49 della nostra Costituzione che riguarda i Partiti: che tornino ad essere centri di aggregazione sociale, formazione e selezione di una classe dirigente seria, capace, onesta.

Scipione Roma
Responsabile Comunicazione Nazionale PSI

Dall’On. Tallini parole in libertà

Dall’On. Tallini parole in libertà.
Secondo l’On. Tallini, coordinatore per la provincia di Cosenza di Forza Italia, le parole dell’On. Benedetto Della Vedova sulla legge per la legalizzazione della cannabis delegittimano l’operato della magistratura calabrese impegnata nella lotta alla ‘ndrangheta.
A soffermarsi su questo concetto, verrebbe da chiedersi se la stessa delegittimazione sia anche arrivata dagli organi di stampa che hanno dato la notizia.
È curioso, infatti, che per far valere le ragioni del proibizionismo il Consigliere Regionale calabrese utilizzi un sottile gioco di parole basato su opinioni di qualche magistrato calabrese definito in questo caso esperto in materia.
La legalizzazione delle droghe leggere avrebbe – ancora prima del minore introito per le
organizzazioni criminali che ne gestiscono il traffico e considerato irrisorio da Gratteri ( aspetto su cui si può concordare) – dei risvolti sociali positivi non indifferenti.
Senza voler nascondere la testa sotto la sabbia, il consumo di cannabis è notevole, così come è impossibile oggi sfuggire alla morsa delle organizzazioni criminali che per far “girare la roba” utilizzano spesso ragazzi puliti e per bene come teste di ponte per farla circolare.
È universalmente riconosciuto il rischio che si ottiene dalla manipolazione della stessa cannabis, spesso ‘tagliata’ con sostanze tossiche letali per la salute dell’ignaro consumatore.
A questo si aggiunga che tanti giovani alla ricerca di un sabato sera ‘alternativo, per procurarsi la Cannabis entrano in contatto con quella stessa criminalità organizzata che in tanti – a parole – dicono di combattere.
C’è poi un’altra questione che riguarda la libertà dei comportamenti personali, argomento su cui sarebbe utile disquisire, in un momento storico in cui il mondo discute di diritti di quinta e sesta generazione e che in Italia fa registrare ritardi e veti spesso anacronistici e immotivati.
Incrostazioni secolari che hanno impedito e ritardato persino l’avvio della sperimentazione e coltivazione della cannabis per uso terapeutico, con ricadute negative persino per la terapia del dolore che ha visto malati terminali costretti a rivolgersi all’estero sborsando cifre folli.
Il consigliere regionale forzista snobba i suoi colleghi di partito (il Sen. Malan in primis), che sono favorevoli e voteranno SI a questa proposta di legge.
E dice di ispirarsi al Sen. Gasparri, vero ‘interprete dei moderati italiani’. Quello stesso Gasparri che per fomentare odio razziale avrebbe spacciato su Twitter la foto di Jim Morrison per quella di un pericoloso criminale slavo; lo stesso che avrebbe dato dei ‘coglioni’ a tutto il popolo inglese; lo stesso che vorrebbe reintrodurre la legge marziale: il classico moderato insomma.
In considerazione del suo autorevole mentore, le parole di Tallini si commentano da sole e anche il lettore più distratto pensa che forse avrebbe fatto meglio a soprassedere.
Benedetto Dalla Vedova, da sempre impegnato su temi legati alle droghe, con una esperienza e conoscenza del fenomeno che gli deriva dalla sua vecchia militanza radicale, non ha fatto altro che fornire un punto di vista basato sul buonsenso, laico e condiviso anche da parte di chi scrive.

Sarebbe opportuno presentare motivazioni un tantino più oggettive e non trincerarsi dietro una presunta difesa della Magistratura, che fatta da un onorevole forzista sa di comico.
Da Socialisti sosteniamo convintamente questa proposta di legge e aspettiamo che finalmente si arrivi al voto finale in Parlamento. Dopo le unioni civili, sarebbe un altro sospirato tassello verso quel l’allargamento dei diritti civili, vera condicio sine qua non per la crescita economica e culturale del Paese.

Scipione Roma e Francesco Meringolo

Consiglio Nazionale PSI