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Silvano Miniati

G20, nel teatro dell’ipocrisia

I grandi della terra ancora una volta, hanno recitato brillantemente la commedia del “sarebbe bello man non posso”, o se preferite “quella mi piace ma la situazione non lo permette”.

I grandi sono tornati dalla Cina con un copioso bagaglio di promesse mancate e di finti rimpianti.

La guerra in Siria sembra proprio non esistere, visto che Obama e Putin arrivano al massimo a prometterci che chiederanno ai loro ministri degli esteri di continuare a discutere di una Pace e di una tregua imboccate da tutti coloro che sullo scacchiere internazionale potrebbero e magari vorrebbero dire la loro ma che ormai non ci provano eppure considerato che nessuno li prende sul serio.

Sull’eccesso di produzione dell’acciaio, altro tema caldo del summit, la Cina, bontà sua ha accettato l’idea di varare un comitato per studiare la situazione. Se il tutto non si presentasse in modo tragicomico, esisterebbero tutti gli ingredienti per seppellire ognuno con una crassa risata.

Che a conclusione di questa ennesima festa delle occasioni mancate, ci sia tanta passione a esaminare i risultati elettorali tedeschi compresa la sconfitta della signora Merkel, non possiamo certo fingere di meravigliarci. Rimane però da chiedere e da chiederci quanto la nostra pazienza potrà sopportare una finzione cosi clamorosa sull’andamento delle cose del mondo. Quelli che stanno peggio (miliardi di uomini e donne) crescono ogni giorno mentre il controllo della ricchezza è ormai prerogativa esclusiva di meno del 10% degli abitanti del pianeta. È ormai del tutto evidente che i magnati dell’industria e del commercio; i controllori delle banche e delle politiche finanziarie responsabili delle scelte che stanno strangolando il mondo intero quando si trovano in sedi come quella del G20, non fanno tante distinzioni e complimenti.

Una schiera molto ampia di sceicchi, finanzieri, affaristi di ogni specie, controllori delle borse e dei mercati non distinguono certo fra bianchi e neri, tra religioni e ideologie, l’unica ragione che li muove direbbe Papa Francesco è il Dio denaro. E come dimostrato, non ha nessuna importanza se sono alla testa di paesi e governi che hanno abolito ogni parvenza di democrazia se usano la pena di morte come strumento di controllo sociale dei loro paesi. Lo fanno perché hanno ormai capito che “il raffinato” esponente del governo occidentale con le proprie richieste sulla democrazia e sull’uguaglianza non fa affatto paura a nessuno anzi.

Tornerà al prossimo G20 od occasione analoga con codazzo impressionante di giornalisti del proprio paese a spiegare che occorre rilanciare e riequilibrare lo sviluppo, pensare di più ai poveri e a chi non ha niente. Si sa già che nel pomeriggio si può sempre trovare un localetto appartato al riparo di occhi indiscreti all’interno del quale stillare l’ultimo accordo sulla vendita delle armi, sul prezzo del petrolio, sul controllo dei pacchetti azionari delle grandi multinazionali.

Può capitare e a volte capita che in tutte questo tramestio, qualche avvenimento scappi di mano. Il problema è non farci troppo caso, e di aver consapevolezza che tutto passa e che quelle che durano di meno sono proprio le buone intenzioni. Una volta si diceva che di buone intenzioni è lastricato anche l’inferno. Oggi forse è lecito e necessario chiedersi se di buone intenzioni ne esistono davvero in qualche parte del mondo.

Silvano Miniati

Lavoro, la verità nascosta

Continua la tattica del governo e dell’ISTAT che fanno tutto il possibile e anche di più per non farci capire assolutamente niente in merito all’andamento della occupazione nel nostro paese.

A fronte di una voce negativa, emergente dai rilievi dell’ISTAT, ne viene subito richiamata una che possa essere usata positivamente secondo il principio che vuole che un dato positivo e uno negativo si cancellano a vicenda.

Se poi, chi i dati li maneggia con un minimo di abilità ha l’accortezza di interpretare uno dei due dati ad uso e consumo del “committente politico”, il gioco è fatto. Se cresce la disoccupazione e quindi diminuisce di fatto l’occupazione, poco male in quanto c’è un dato positivo che dovrebbe mettere tutti d’accordo, ed è quello della crescita del numero di coloro che hanno ripreso a cercare lavoro.

Viene spontaneo constatare che siamo davvero messi male se viene considerato indice di fiducia e di ripresa anche il dato relativo al numero di coloro che il lavoro non ce l’hanno, ma che, vivaddio, lo stanno cercando.

Prima abbiamo assistito alla manipolazione del dato relativo al grande successo che si sarebbe realizzato con il passaggio di molti rapporti di lavoro da precario a tempo indeterminato, poi sono stati costretti ad ammettere che quei dati non erano affatto da prendersi alla lettera.

Improvvisamente è esploso il miracolo dei Voucher. Un vero e proprio regalo che il governo ha deciso di fare ad imprenditori davvero poco corretti e pronti ad approfittare di qualsiasi occasione utile per fregare lavoratori, fisco e INPS e lo hanno fatto in modo talmente scandaloso da costringere lo stesso Presidente della Repubblica a intervenire per avvertire Poletti che si trattava di un imbroglio non più tollerabile.

Intanto la televisione continua nella sua opera di soccorso com’è avvenuto ieri in occasione di una bella iniziativa organizzata dalla ColDiretti che ha indetto a Milano una affollatissima assemblea di coltivatori che guardati in faccia, non confermavano affatto l’entusiasmo e il consenso che veniva decantato per la politica del governo e anche per il Sì in occasione del prossimo referendum.

Tutto questo mentre tutti i dati indicano che malgrado i miracoli decantati in occasione dell’expo 2015 l’agricoltura italiana sta vivendo un momento davvero critico e avrebbe bisogno di fatti concreti e di parole. Una crisi, quella che investe l’economia e il mondo del lavoro in generale alla quale non si può continuare a fare fronte (abbaiando alla luna) come avviene quando ascoltiamo le solite litanie sulle istituzioni che costano troppo, sui deputati che sono troppi, sulle persone che sono attaccate alla poltrone e non intendono andare a casa.

Ci domandiamo, sperando che sia l’ultima volta che siamo costretti a farlo, se nel governo ci sia o no qualcuno che si chiede se dopo anni di affermazioni apparentemente indiscutibili sul ‘nuovo’ che cerca di sconfiggere il ‘vecchio’, su tagli miracolosi promessi e mai realizzati alla spesa pubblica, se non ci sia stato anche qualcosa di sbagliato nella scelte del governo. Un minimo di autocritica non guasterebbe affatto e non semplicemente per una questione di stile, ma soprattutto perché se non si ha il coraggio di ammettere gli errori commessi e riconoscere le cose che non vanno, è impossibile ricercare le soluzioni giuste.

Silvano Miniati
Network Sinistra riformista

Salari e pensioni basse
non aiutano la ripresa

Il ministro Giuliano Poletti sembra essersi improvvisamente svegliato. Lo ha fatto per annunciare che il prossimo 24 maggio incontrerà i sindacati dei pensionati che da mesi ormai sollecitavano un incontro. L’annuncio è arrivata a poche ore dalla manifestazione nazionale che i sindacati dei pensionati CGL, CISL e Uil hanno indetto per domani. Se l’annuncio di Poletti rappresenta davvero un primo dato positivo, saranno SPI, FNP e UILP, promotori della manifestazione a valutarlo e giudicarlo. Per quanto mi riguarda, sono propenso a ritenere, ma questa è un convinzione antica, che quando la piazza si muove, è difficile anche per un governo che ha dimostrato una evidente ostilità nei confronti del sindacato, far finta di niente.
Quali che siano gli intenti di Poletti e del governo, è evidente comunque che l’incontro del 24 assume una grande importanza, in quanto non sarà possibile per il governo, per l’INPS o per l’ISTAT continuare con il balletto davvero poco nobile dei numeri e delle statistiche utilizzati a proprio piacimento. In queste settimane infatti, ne abbiamo viste di tutti i colori e siamo ritornati ad un passato durante il quale l’ISTAT veniva utilizzata quasi sempre a sostegno delle scelte già compiute dal governo o di quelle in via di preparazione.

In queste settimane abbiamo avuto la prova che non regge una pratica che permetta a lor signori di fare ricorso a depistaggi e diversivi ogni qualvolta che la verità sulle bugie dette a proposito di pensionati e pensioni dimostrano di non reggere. Abbiamo imparato che fino a che la contestazione spesso documentatissima arriva targata da CGIL, CISL e UIL, è possibile, per il governo, tentare di chiudere la partita in fretta e furia parlando dei soliti gufi. Quando invece le targhe indicano, Draghi, il Fondo Monetario internazionale o l’OCSE come mittente, tutto più diventa complicato.
È ormai riconosciuto a livello internazionale, e in particolare da istituzioni molto prestigiose e mai o quasi mai amiche dei pensionati e del sindacato che tenere i salari e pensioni bassi non aiuta la ripresa. Non rinnovare i contratti, comprimere i salari deprime la situazione economica, blocca i consumi e soprattutto frena l’occupazione, e rende poco credibile anche il tentativo di scaricare ogni colpa sull’Europa.

Deve essere chiaro che di colpe l’Europa ne ha tante, ma non è possibile ignorare le differenze che si producono da un paese all’altro, dalle medesime scelte e ciò dovrebbe spingerci a domandarci il perché esiste di fatto “un caso Italia” sul quale questo governo, malgrado i tanti annunci di futuri miracoli, non riesce affatto a incidere.

Non dovrebbe essere impossibile per nessuno prendere atto e riconoscerlo apertamente che la politica di bassi salari e pensioni non salva affatto il nostro Paese e che anzi lo spinge sempre più sulla strada del declino.

Può anche darsi che Poletti e Padoan ai quali non fa certo difetto la faccia tosta, si dichiarino in perfetto accordo con Draghi e Fondo monetario, e che però confermino la giustezza di una politica che nega il rinnovo dei contratti pubblici, il miglioramento delle pensioni mentre conferma la solidarietà a Federmeccanica che si oppone in modo del tutto immotivato al rinnovo del contratto dei metalmeccanici.

Non è escluso che i soliti due “e cioè Padoan e Poletti” affermino per l’ennesima volta che la luce in fondo al tunnel esiste anche se la vedono soltanto loro, che il Jobs Act funziona benissimo, che il futuro che ci attende è sicuramente roseo.

Saremmo davvero curiosi di assistere a un solo tentativo dei due ministri di spiegare a noi e agli italiani il perché le tante forme di lavoro, ivi compreso quello nero, che dovevano sparire e non solo non sono sparite, ma si stanno arricchendo di nuovi arrivi come nel caso dei voucher che tutti ormai ammettono rappresenti un espediente “truffa” per coprire lavoro nero e illegale. Intanto nessuno, in concreto, fa niente per colpire un fenomeno che non riguarda soltanto l’agricoltura.

Per tornare direttamente al problema pensioni e pensionati, noi partiamo dalla convinzione che la pensione rischi di non essere considerata più un diritto e invece venga assunta come variabile subordinata. Ciò è così per Renzi e il suo fido Nannicini, per Boeri e il gruppo dei suoi amici esperti, ichinodipendenti, per Poletti con la sua apparente prosopopea che hanno deciso che di acquisito, non esistono ormai né diritti né altro. E per non lasciare dubbi su questa loro impostazione, hanno incominciato a menare colpi all’impazzata iniziando da scelte apparentemente modeste accompagnate però da minacce di rappresaglia sempre più gravi.

Colpi seri, impedendo un qualsiasi collegamento tra livello delle pensioni e andamento dell’economia e dei salari, atti di ostilità nei confronti di CAF e patronati. Minacce alle pensioni di reversibilità, alle integrazioni al minimo, unite al rifiuto ormai evidente di ogni impegno di risanamento e rilancio della politica di welfare .

Anziché andare verso una razionalizzazione ragionata e basata su una ridefinizione delle soglie di accesso, si è deciso di imporre in modo dissennato la politica dei tagli. L’ISEE anziché uno strumento di regolazione e controllo dei diritti ad accedere a determinate prestazioni è diventata di fatto una sorta di mannaia contro le famiglie più povere, e ciò non solo per quanto riguarda il versante dell’infanzia, ma anche quello degli anziani soprattutto quello dei non autosufficienti per i quali l’Italia è diventata un Paese del quale dovremmo tutti vergognarci.

Come detto più volte, gli anziani subiscono in maniera pesantissima i costi di questa politica, e sono costretti a reagire curandosi di meno, mangiando quello che costa di meno, anche se di qualità molto scadente e soprattutto rimanendo spesso chiusi in casa in totale isolamento.
Di fronte a tante cose che non vanno, continua però la politica delle promesse. Ciò vale per quella parte degli esodati che ancora rimangono tali, per milioni di pensionati che attendevano un intervento che garantisse loro in tutto o in parte gli 80 euro.

Sul problema delle possibili anticipazioni dell’età della pensione, Poletti, Padoan e Boeri hanno detto di tutto e di più con il risultato che tutto è rimasto come prima. Ora, si è scoperto l’antidoto per combattere la tendenza a non fare figli. Non ci si chiede perché le donne italiane facciano meno figli di quelle di altri paesi, perché non si vuole prendere atto che con la politica dei piccoli sussidi, non si va da nessuna parte. Se tu concedi pochi euro a una famiglia che ha un figlio da mantenere, non solo non risolvi un problema, ma crei almeno potenzialmente altre gravi ingiustizie.

Cento euro a una famiglia ancora in condizioni gestibili possono rappresentare un aiuto per coprire magari qualche spesa superflua. Mentre una famiglia che non dispone di servizi e magari è costretta a pagare tanto per farvi ricorso non potrà che sentirsi presa in giro e umiliata.

Potremmo continuare all’infinito ad elencare i problemi drammaticamente aperti, per i quali i pensionati saranno in piazza domani. Deve essere infatti chiaro che non si tratta solo di pensioni da garantire e aumentare, ma della condizione più generale e quindi della qualità della vita di milioni di italiani che stanno pagando il prezzo di una politica, che piaccia o no, si traduce nell’obiettivo del togliere ai tantissimi che hanno poco, garantendo così coloro che hanno molto e che stanno migliorando la loro condizione e incrementando i loro redditi.

Per queste ragioni, è davvero necessario per tutti coloro che saranno in piazza sentire attorno a sé la partecipazione e la solidarietà di tutti. In ballo c’è anche il futuro nostro e l’obiettivo di ritornare a essere considerati una risorsa, che è non solo obiettivo degli anziani, ma di chiunque voglia davvero il bene dell’Italia.
Silvano Miniati

In pensione a cento anni

Sono anni ormai che denunciamo l’ignobile balletto che si consuma sulle prospettive del sistema previdenziale del nostro paese. Un balletto che sembra improvvisamente scomparire per poi riesplodere con grande virulenza a seconda degli sviluppi della situazione.
È ormai chiaro che per chi ci governa, compreso anche il neo presidente dell’INPS Tito Boeri, la previdenza non è uno dei pilastri sul quale ruota la nostra società, ma una variabile indipendente alla quale si fa ricorso per esigenze politiche non sempre chiare. In poche ore Boeri e Padoan hanno ammesso che avevamo sostanzialmente ragione due questioni che avevano sollevato con forza.
Gli ultimi dati sull’andamento delle assunzioni a tempo indeterminato dimostrano che Poletti fino ad oggi ha fatto solo fumo, continuando a leggere studi e statistiche secondo le proprie convenienze politiche con la logica della matematica tradotta in opinione. Dai dati consolidati incomincia ad emergere una verità che il presidente del consiglio dovrebbe ricordare in uno dei tanti incontri settimanali con gli imprenditori.
Malgrado tanti discorsi e promesse, gli imprenditori italiani continuano ad essere sostenitori della logica: “Prendi i soldi fuggi”. Sembra ormai chiaro che nella loro politica, se ci sono degli incentivi, vanno presi e portati a casa. Dal mercato del lavoro appare ormai chiaro che di strutturale non c’è proprio niente. I segnali clamorosi che avrebbero dovuto celebrare il trionfo di Renzi e di Poletti a suon di nuove assunzioni non ci sono stati e ahimè non ci saranno.
È infatti questa la classe dirigente imprenditoriale che viene contrapposta al sindacato in quanto gli imprenditori farebbero il loro mestiere e con ciò il bene del paese al contrario del sindacato che farebbe solo discorsi e disastri.
Per quanto riguarda la previdenza, ora si scopre che i giovani di oggi, per salvare il sistema dovranno mettere in conto il pensionamento a 75 anni. Gli imbonitori ormai specializzati nella ricerca dei trucchi ad effetto ci dicono che nel caso si dovesse andare in pensione a 75 anni, rimarrebbe aperta le scappatoia di scegliere, la via della anticipazione onerosa, pagata degli interessati, ricorrendo anche ai generosi prestiti delle banche.
Per quanto riguarda le banche, ne abbiamo viste di tutti i colori, ma non ci è mai capitato di vedere banche grandi o piccole che si trasformavano in enti di beneficienza. Qualsiasi banca, e ciò è a mio giudizio del tutto normale mira a garantire una adeguata remunerazione del capitale investito. E questo, Padoan, Boeri e Nannicini dovrebbero averlo imparato meglio di noi.
Pensare di andare in pensione con penalizzazioni pesanti garantite da mutui o prestiti delle banche richiesti da chi intendesse fare ricorso a tale scelta è non solo una proposta “impossibile”, ma anche una bufala clamorosa.
L’uscita sui giovani che rischiano di andare in pensione a 75 anni non avviene però a caso, e rischia di trasformarsi immediatamente in un grande diversivo. Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, è prevedibile che discuteremo molto di 75 anni e anche che Padoan ci rassicurerà sul fatto che comunque la discussione rimane aperta, mentre Poletti, Boeri e Nannicini continueranno a dire al mattino il contrario di quello che diranno nel pomeriggio.
A pensarci bene, c’è il rischio che ci venga da piangere. Possiamo però rimanere in attesa fiduciosa che Boeri ci comunichi che il bilancio dell’INPS è ormai totalmente disastrato, che bisogna mettere mano a tutto, cancellando il privilegio intollerabile di chi pretende addirittura di continuare ad aver una pensione.
Non dobbiamo però allarmarci, visto che sappiamo già di chi è la colpa e chi sono i responsabili.
La lista è già pronta ed è aperta da chi in pensione c’è già oggi, al quale ovviamente si garantisce negli anni una contante riduzione dei propri redditi, il tutto ovviamente per il bene della patria e del bilancio previdenziale. Nella lista dei veri responsabili, noi includiamo ovviamente chi in politica c’è oggi e c’era anche prima e cioè tutti coloro ai quali chiediamo di smettere di affannarsi sui numeri, di uscire dall’ufficio complicazione cose semplici e di cercare strade nuove, accettando l’idea che solo la riapertura di un dialogo vero con sindacato e forze sociali, può far ritrovare la strada giusta e salvare il sistema previdenziale.
Se ancora una volta prevarrà l’idea che con il sindacato e le forze sociali è meglio non discutere, non c’è ragione di allarmarsi anche se il bilancio dell’INPS diventa ogni giorno più preoccupante. Se c’è chi pensa all’età pensionabile a 75 anni, basta un po’ di fantasia e di coraggio in più e proporre, anche per fare cifra tonda, il pensionamento a 100 anni. Coloro che ormai amano sparare i numeri a casaccio non faranno fatica a spiegarci che sì, è proprio necessario andare in pensione a 100 anni, dimostrando così, che alle scemenze è impossibile porre limiti.

Silvano Miniati
Network Sinistra riformista

Referendum: “Io vado a votare”

Tra poche ore saremmo chiamati a decidere se intendiamo far parte della larga schiera di cittadini italiani che da sempre considerano l’esercizio del voto una conquista irrinunciabile o se invece siamo disponibili a farci arruolare in quello che potremmo definire l’esercito dei disertori.

Disertori rispetto al diritto di voto, che andrebbe esercitato sempre e comunque, considerando oltretutto che la scelta tra il si e il no offre la possibilità di manifestare chiaramente il nostro parere, e che una eventuale astensione, non andando al mare ma votando scheda bianca garantisce comunque il raggiungimento del quorum, e con esso la possibilità per tutti di esprimere il proprio parere.

È infatti chiaro che far fallire il referendum per mancanza del quorum significa assumere un atteggiamento ostile contro milioni di cittadini che scelgono di votare e che nel caso vedrebbero la loro scelta forzosamente annullata. Se davvero l’Italia è il paese che ormai fa un larghissimo ricorso ai nuovi mezzi di comunicazione, potrebbe essere il momento di dimostrarlo.

Rappresenterebbe una grande prova di modernità e anche di democrazia se attraverso la rete arrivassero milioni di messaggi che annunciano “Io vado a votare”. Si, No, o scheda bianca a loro piacimento, ma andiamo a votare, rispondiamo positivamente all’appello che viene dal Presidente della Repubblica, da quello della Corte Costituzionale, dai Presidenti di Camera e Senato.

Chi possiede un telefono o un cellulare, chi è abituato a usare uno dei tanti mezzi moderni di comunicazione dovrebbe usarli per comunicare ad amici, parenti, conoscenti questa sua decisione. I giovani che fanno largo ricorso alla rete dovrebbero fornire a tutti una dimostrazione di sensibilità democratica e di rapidità nella comunicazione. Due o tre giorni a disposizione non sono davvero tanti, ma sicuramente sufficienti per dire a tutti che si vuol vivere da cittadini consapevoli e rispettosi delle regole democratiche.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

Balletto indegno sui pensionati

Ogni qualvolta che, per ragioni non sempre chiare, il governo approccia il problema pensioni e pensionati, si crea solo una grande confusione. In queste ore ad esempio si discute molto della possibilità di una misura che estenda il beneficio degli ottanta euro ai pensionati che ne sono rimasti del tutto esclusi e ai quali si era promesso solennemente una riparazione.

Ancora una volta siamo però in presenza di un balletto indegno che finisce per configurarsi come accanimento nei confronti di milioni di donne e di uomini anziani che come unico torto hanno quello di usufruire di redditi che non sono sufficienti ad assicurare una vita dignitosa.

A Renzi si è attribuita la volontà di estendere gli 80 euro non a tutti i pensionati, ma soltanto a quelli che usufruiscono di pensioni minime e già, questa ipotesi suona molto discriminatoria rispetto a quel “tutti i pensionati” ai quali si era più volte fatto riferimento.

L’ipotesi attribuita a Renzi è comunque stata subito smentita dal sottosegretario Zanetti e dichiarata inesistente dal sottosegretario Nannicini, responsabile, per delega dello stesso Renzi in materia di spesa previdenziale.

Quello che succede fa sospettare l’esistenza di un virulento filone di sadismo contro gli anziani attorno al quale ruota oggi l’azione di governo.

Parlo di sadismo e di intenti persecutori nei confronti dei pensionati perché sono convinto che una politica, anche la più sbagliata e a mio giudizio quella del governo lo è in modo evidente, quando riguarda milioni di persone andrebbe gestita con modi più trasparenti e anche più civili. Annunciare, precisare e successivamente smentire per poi magari concludere che si è parlato di ipotesi inesistenti attribuibili solo a giornali e giornalisti, non significa per niente governare.

Anche chi volesse farsi carico totalmente dei problemi di mancanza di risorse invocati, tutti da dimostrare, non potrà mai considerare semplice disinvoltura o imperizia, questo modo di governare. Il fatto vero è che milioni di pensionati e anziani sono diventati un problema, al momento irrisolvibile per il governo. Un governo per il quale gli anziani sono troppi e quindi costano troppo. Soprattutto se movimento sindacale e forze sociali continuano a ricordare che le loro pensioni non sono sufficienti neppure a garantire una modesta qualità della vita.

Su altro argomento ho denunciato il ricorso all’uso del ricatto del boia, usato per coprire il fallimento delle politiche sull’occupazione e sulla difesa dell’ambiente suscitando qualche reazione negativa anche in amici e compagni sindacalisti dal palato fino.

Per quanto riguarda questa ultima vicenda, sulle pensioni, credo, mi si perdonerà, un linguaggio altrettanto schietto. Se i pensionati sono tanti e costano davvero troppo, e tuttavia non è possibile farli sparire, nessuno pensi che sia utilizzabile il ritorno a quando si mangiava molto meno e non era possibile curarsi per sfoltire la platea e tantomeno che sia possibile affidarsi alla eutanasia da abbandono o da disinteresse per sfoltire la platea.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

Anche quello del boia
è un posto di lavoro

Renzi e Poletti sono troppo impegnati a spulciare i dati forniti dall’ISTAT cercando disperatamente di esaltare quelli positivi per il governo, espungendo o edulcorando tutti quelli che, ahimè sono molti, forniscono una visione della realtà che dovrebbe allarmare chiunque. Ai due, ma anche a Padoan e Boeri che in materia di lavoro e occupazione non sembrano comunque così beotamente ottimisti, sembra sfuggire del tutto il fatto che c’è però un settore nel quale l’occupazione sta invece crescendo in modo davvero esponenziale.

Mi riferisco alla professione dei tappa buchi e tappa bocche che in queste ore hanno scoperto che il posto di lavoro può essere utilizzato anche come arma di ricatto per fare violenza ai principi e alle convinzioni dei cittadini. Continuando su questa strada, non passerà molto tempo che qualcuno di questi signori ci spiegherà che anche quello del boia è un posto di lavoro importante e che una battaglia contro la pena di morte sarebbe oggi sbagliata e perdente. Per dirla in breve sarebbe quindi un atteggiamento da gufi.

Questi atteggiamenti del governo e dei suoi sostenitori tornano prepotentemente alla mente quando si assiste all’invito a disertare il referendum sulle trivelle o peggio ancora a ritenere che tutto quanto succede con lo scandalo di Tempa Rossa, di Basilicata e dintorni, è spiegabile con il fatto che si producono dei nuovi posti di lavoro.

L’ultima affermazione di Renzi che rivendica il merito dell’emendamento attribuito dai mass media alla ministra Boschi, è sicuramente un atto di generosità che tuttavia ne richiama altri assunti con logiche diverse. A ben vedere però, chi sia il responsabile della stesura dell’emendamento, ha davvero poca importanza se non si chiarisce fino in fondo l’accusa che emerge ormai con chiarezza sul fatto che quell’impianto costituisce una aggressione gravissima all’ambiente e alla salute dei cittadini.

Mi auguro che nessuno utilizzi mai più una testata gloriosa come quella dell’Unità per definire mafioso chiunque si azzardi a denunciare fatti veri o ipotetici che inciderebbero sulla salute delle popolazioni. Ai teorici del posto di lavoro al quale sacrificare tutto: principi, diritti e salute, vorrei ricordare alcuni episodi verificatisi nel corso della nostra storia. Una storia breve per i giovani e purtroppo molto lunga per quelli come me che ricordano abbastanza bene le violente discussioni a Casale Monferrato sulla questione amianto, all’ ACNA di Cengio, a Porto Marghera, a Taranto e tantissime altre sull’impatto tra chimica, siderurgia e ambiente e infine le polemiche in particolare nella zona della terra dei fuochi, dove detto per inciso e per buona pace dell’Unità, i mafiosi alla Saviano erano comunque tanti anche se troppo a lungo perdenti.

Se Renzi e Poletti intendono proseguire su questa strada e sull’appello a far saltare il referendum per diserzione “dei votanti”, è loro diritto farlo anche se si tratta di un modo politicamente e culturalmente sciagurato di esercitare un diritto. Intanto però e per favore, chi da due anni ci parla di posti di lavoro ricorrendo spesso al gioco delle tre carte nel quale sembrano essersi specializzati, la smetta di prenderci in giro e ci dica con chiarezza come stanno le cose, partendo dall’ammettere che gli occupati non sono quelli che l’ISTAT scrive, ma coloro che ogni giorno hanno la fortuna di recarsi al lavoro.

Ricordiamo che costringere un anziano della Basilicata a dichiarare in televisione che quanto è successo si giustifica perché c’è bisogno di lavoro, è la stessa giustificazione che per secoli ha costretto i disperati a giustificare gli autori veri di tanti morti ed incidentati a considerare sempre la salute e la sicurezza una variabile indipendente.

Silvano Minati
Network Sinistra Riformista

Previdenza, l’Inps
non è un pozzo dei miracoli

Inps-crollo nuove pensioniAncora una volta si è scatenata la bufera sui conti e sulle prospettive dell’INPS. Dal polverone stanno emergendo i disegni perversi di quella parte di classe dirigente di questo Paese che non ha mai amato l’INPS e che anzi non ha perso occasione per seminare dubbi e discredito su quello che è stato uno dei maggiori istituti previdenziale d’Europa e un esempio di grande azienda pubblica italiana che per anni ha funzionato in maniera accettabile. Tra i nomi di politici, esperti e manager che si sono pronunciati, abbiamo assistito ad un esempio concreto di come si può dire e non dire, negare nel momento in cui si afferma e quindi dimostrarsi onesti e distaccati mentre si decide di comportarsi in maniera poco chiara per non dire truffaldina.

Mentre è latente un discorso ancora tutto da fare sullo stato del bilancio reale dell’INPS e aumentano coloro che sostengono che le previsioni sono molto nere, esce improvvisamente l’idea che si possa abbassare la contribuzione a carico dei lavoratori e dei datori di lavoro addirittura del 6%. Che i contributi che vengono pagati per la previdenza e che incidono in modo più che significativo sul costo del lavoro siano alti, è fuori discussione e quindi sul piano teorico non c’è dubbio che ogni ipotesi di riduzione dell’ammontare dei contributi va presa molto seriamente.

Che ciò possa avvenire perché qualcuno, in occasione di una tavola rotonda o di un convegno lancia la proposta di una riduzione drastica dei contributi senza uno straccio di ragionamento sul come, il perché e a quale condizione fa inorridire chiunque abbia chiaro che quando si parla di pensioni e di INPS, ci si riferisce a milioni di lavoratori e di pensionati sul futuro dei quali non dovrebbe essere lecito per nessuno speculare e tanto meno scherzare. Ormai da tempo, il governo e i suoi sostenitori hanno scelto di utilizzare l’INPS e la previdenza non come problema serio sul quale riflettere, proporre e solo dopo avere ripreso la strada del confronto serio sui dati statistici e sulle proiezioni, ma come argomenti semplice polemica e di propaganda.

Negli ultimi mesi, è stata annunciata una valanga di esuberi in arrivo dal sistema bancario e dal sistema delle aziende in genere. Il numero complessivo degli esuberi minacciati è grossomodo pari, se non superiore ai risultati che Poletti e Padoan propagandano come merito dell’azione del governo per quanto riguarda le nuove assunzioni.

Lasciando perdere le statistiche e facendo solo una questione di numeri, è chiaro che non si possono però mettere sulle stesso piano gli aggravi che deriverebbero con i prepensionamenti, con i vantaggi che deriveranno, tutti da scoprire, con le nuove assunzioni che in molti casi non porteranno vantaggi al sistema previdenziale ma solo riduzione dei contributi destinati a incentivare l’occupazione.

Una classe dirigente seria non può neppure per un attimo far credere che l’INPS sia oggi in condizione di trasformarsi un una sorta di pozzo di San Patrizio sul quale si pescano le risorse che servono per tappare qualsiasi buco. Nei pozzi, e anche in quello di San Patrizio, si può togliere acqua soltanto se prima si garantiscono i flussi di acqua in arrivo. È davvero possibile ridurre drasticamente i contributi per i nuovi assunti e contemporaneamente incrementare i costi per eventuali prepensionamenti.

Mantenere e aumentare le fiscalizzazioni degli oneri sociali senza porsi il problema se con queste scelte non si stia favorendo una crisi davvero molto seria del sistema previdenziale. Capisco bene che c’è chi non è per niente spaventato da questa ipotesi. Non abbiamo dimenticato i teorici di una pensione davvero minima da garantire a tutti e di tante pensioni integrative individuali o no  per chi sarà in grado di pagarsele. Una ipotesi che è sempre piaciuta molto ai tanti che una volta ci riempivano la testa sui miracolosi effetti del modello cileno.

In realtà, nelle posizioni che abbiamo sentito annunciare, è nascosta l’idea di trasformazione del ruolo dell’INPS che dovrebbe far saltare sulla sedia, non dico Poletti, ma almeno Boeri. In altre occasioni, Renzi ha usato il termine “asfaltare” per farci capire che lui, certe situazioni le voleva affrontare davvero in modo radicale risolvendo Problemi che a suo dire andavano risolti già decenni orsono.

È chiaro che l’INPS si può asfaltare sottoponendola ad una lenta e micidiale asfissia, soprattutto con misure collaterali tali da aumentare nei lavoratori e nei pensionati, che dovrebbero essere considerati gli unici veri proprietari dell’istituto, un clima di disaffezione e di sfiducia.

Le misure veramente inaccettabili riguardanti le integrazioni al minimo degli italiani all’estero che ovviamente rappresentano il preludio per interventi analoghi per le integrazioni al minimo per i pensionati italiani; il terrorismo sulle pensioni di reversibilità, i tentativi continui di ritagliare qualche euro da ogni prestazione pensionistica uniti ad un impoverimento del valore reale di una pensione che in dieci anni ha superato il 25% , stanno creando un clima di sfiducia e disaffezione che serve  a mettere l’INPS sul banco degli imputati agli occhi dei lavoratori e dei pensionati.

Ora seppure in ritardo non rimane che augurarsi che Boeri e Poletti si sveglino, che Padoan si dia una regolata, che tutti assieme spieghino al sottosegretario Nannicini che quella del bilancio previdenziale non è roba da ragazzi. E che non bastano persone che aprono bocca semplicemente per dargli fiato. In sintesi, speriamo che finalmente sia possibile aprire un confronto complessivo che a partire dalla conclusione della legge Dini e dai problemi allora lasciati irrisolti metta tutti nella condizione di capire davvero a che punto siamo, premessa indispensabile per decidere con maturità e chiarezza dove vogliamo andare.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

Questo non è un Paese
per anziani

Da tempo abbiamo segnalato il rischio dell’imbarbarimento della società italiana come conseguenza della crisi economica e sociale che investe tutta l’Europa. Coloro che avevano letto i nostri ammonimenti come il parto un tantino fantasioso dei soliti profeti di sventura dovrebbero oggi compiere uno sforzo per confrontarsi con i fatti che sono purtroppo sotto gli occhi di tutti.

È veramente difficile stabilire una qualsiasi graduatoria dei problemi che oggi fanno del nostro Paese uno dei più colpiti dai processi di imbarbarimento che ci sono e sono ben visibili anche per chi vorrebbe magari parlare d’altro. Nell’arco degli ultimi tre mesi, sono stati centinaia i casi accertati di violenza sulle persone anziane ricoverate in strutture. Si è tornati a parlare con insistenza di anziani percossi, legati al letto in condizioni igieniche allucinanti, costretti a mangiare cibi da cani e curati con farmaci da tempo scaduti. Le Residenze Sanitarie Assistenziali e le case di riposo per anziani versano in condizioni davvero deplorevoli.

Le quote di mantenimento in quelle strutture, in molti casi non vengono più pagate dai comuni che non versano le quote loro spettanti, e ciò in molti casi per mancanza di mezzi. L’applicazione dell’ISEE realizzata senza aggiornamenti e senza neppure una seria riflessione su chi sono i destinatari delle scelte, sta creando situazioni allucinanti.

La distinzione tra soggiorni, sarebbe meglio dire parcheggi in RSA e quelle certo spesso preferibili in casa di riposo, avviene non più tenuto conto dello stato di salute reale e quindi della autosufficienza residua. Si guardano solo i problemi di bilancio. Moltissime RSA stanno così diventando un orrendo ricettacolo, anche perché i comuni, alle prese con problemi che non sono in grado di risolvere scaricano tutto sulle RSA che diventano una sorta di inferno dantesco che funziona da rifugio per persone considerate irrecuperabili.

Ex ricoverati nei manicomi, drogati, alcolisti, affetti da AIDS in stato molto avanzato , tutti vengono parcheggiati e cioè scaricati nella RSA con il risultato che chi attualmente in RSA lavora cerca di scappare e di trovare altre soluzioni, malpagate e non garantite da diritti nel settore dei servizi alla persona che offre qualche occasione di lavoro.

Il numero delle RSA e delle case di riposo diminuisce mentre quello degli anziani bisognosi di cure e di ricovero cresce. Le famiglia al momento del ricovero del famigliare vengono chiamate a sottoscrivere protocolli che comportano impegni che una famiglia normale, pensiamo ad esempio a un monoreddito, non è in grado di sopportare. Si aprono quindi cause e vertenze tra comuni e famiglie. Il tutto all’insegna di un contrasto tra contendenti che hanno tutti ragione e che ricavano da queste vicende, soltanto frustrazioni, sensi di colpa, grande rabbia e sfiducia verso le istituzioni.

Questa situazione di crisi ha facilitato il sorgere di un mercato parallelo che potremmo anche definire illegale pur sapendo che in molti casi il tutto avviene rispettando leggi esistenti. Mi riferisco all’emergere di un fenomeno che a Roma e nelle grandi città sta proliferando a vista d’occhio, che tuttavia nessuno vede e quindi nessuno considera neppure un’autentica vergogna per il nostro Paese.

Basta disporre di una abitazione, magari malsana con barriere architettoniche e anche senza ascensore dalla quale sia possibile ricavare degli spazi. In quegli spazi, è abbastanza facile piazzare uno, due e talvolta anche tre lettini, il tutto seguendo procedure semplici all’insegna de “la casa la abito io e ci faccio quello che voglio”, compresa la domiciliazione degli ospiti. Degli ospiti basta regolarizzare il domicilio e sei così tranquillo perché in caso di malattia grave o di decesso sarà comunque possibile, senza correre rischi, scaricare il tutto su ospedale e cappelle mortuarie.

È ovvio che le condizioni degli anziani che vengono parcheggiati in quei luoghi variano molto a seconda della famiglia che sceglie di parcheggiarli e quindi di pagare la retta e anche del cittadino proprietario o affittuario della casa. Gli affittuari in generale sono dei disperati che ricorrono a questa forma di parcheggio perché ne hanno bisogno, ed è chiaro che alcuni di essi hanno un cuore e che altri invece sono interessati solo a incassare dei soldi.

Imbattersi in uno che ti ospita rispettando la tua dignità e i tuoi bisogni essenziali e le tue abitudini è molto diverso da incontrare uno che ti tratta come un semplice salvadanaio e occasione di guadagno, in quel caso se “rompi” puoi essere legato al letto e al limite anche picchiato.

Se qualcuno dovesse nutrire dubbi sulla drammaticità e l’estensione di questa situazione è pregato, una volta tanto, di informarsi e guardarsi attorno. Se la onorevole Lorenzini, ministra della sanità anziché inseguire le televisioni per lanciarci ogni volta ammonimenti e richiami volesse decidere una volta tanto di fare il proprio mestiere, avrebbe un occasione d’oro. Potrebbe chiamare a raccolta regioni, comuni, province e ASL assieme anche a tutto il mondo del volontariato per lanciare una grande campagna di indagine sulle condizioni degli anziani residenti o abbandonati nelle strutture di accoglienza.

A Roma esistono oggi migliaia e migliaia di persone che si stanno mobilitando e che tra qualche settimana chiederanno a tutti i cittadini romani il loro voto per essere eletti in comune o nei municipi. È ovvio che tutti presenteranno programmi nell’interesse di Roma e dei romani. Sarebbe davvero interessante verificare se ognuno di questi candidati abbia davvero idee e proposte su come affrontare il problema della condizione degli anziani nelle grandi metropoli o se almeno conosca i tanti e crescenti episodi di sfruttamento che si sviluppano ogni giorno contro gli anziani e contro la loro dignità.

Veniamo da una stagione, quella di mafia capitale che ha fatto emergere responsabilità gravissime, non solo di chi è stato attivo e beneficiante del malaffare, ma anche dei tanti che come Ponzio Pilato si sono lavati le mani di fronte al dramma di milioni di cittadini romani soprattutto anziani che sono stati le vittime di una situazione che andrebbe davvero cancellata.

Silvano Miniati

Network Sinistra Riformista

Di sconfitta in sconfitta …
fino alla vittoria!

Di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria, si tratta di uno slogan autoironico che usavamo nel 1968 quando discutevamo non essendone davvero tanto convinti dei luminosi destini e successi della sinistra extra parlamentare. Uno slogan che mi torna prepotentemente in mente quando rifletto sul comportamento di Zanda, dei senatori Finocchiaro e Marcucci e della ormai onnipresente Maria Elena Boschi.

Parlo di loro, ma potrei evidentemente allungare l’elenco. Lo faccio perché i nostri magnifici quattro hanno assunto ormai l’atteggiamento dei cavalieri che credono di guidare una armata senza dubbi e senza macchie. Si immaginano evidentemente di formare un gruppo di condottieri capaci di vincere sempre ovunque, anche le battaglie più complicate e difficili. Un gruppo che a forza di dire bugie e di auto-incensazione dei propri meriti ha finito di cadere vittima della logica che vuole che le bugie ripetute nel tempo diventano verità anche per chi li inventa.

In queste ore si mena molto scandalo per il comportamento dei Grillini fingendo di dimenticare che rispetto ai rapporti con il Pd, essi vantano una lunga storia piena zeppa di colpi di scena e di dimostrazioni di inaffidabilità. Parlare di inaffidabilità è ovviamente giusto se il centro di osservazione rimane appunto il Pd.

Tutto diventa invece più problematico se non si considera il Pd come il centro del mondo e se si fa riferimento ai meriti e ai contenuti delle scelte e delle proposte di ognuno.

Parlare del merito dei problemi significa però discutere , approfondire e soprattutto sapere ascoltare anche le posizioni degli altri e prendere atto che gli interlocutori possono anche ricorrere a tattiche dilatorie o ricattatorie, e possono diventare un vero problema quando tra chi hanno alla spalle possono annoverare attori non insignificanti come il cardinale Bagnasco e la CEI.

In queste ore sarebbe serio chiedersi chi mai abbia consigliato di usare l’eventuale decreto “taglia emendamenti” come se si trattasse della bomba atomica o più modestamente di una scelta privata da usare non per qualcosa ma contro qualcuno.

Che in qualcuno possa essere di volta in volta individuato nei Grillini, nella lega, nel centro destra, o in settori più o meno rilevati del Pd, è poco importante. Ormai gli oppositori sono tanti e talmente variegati per potere essere incartati nel pacchetto dei gufi e rispediti a domicilio.

La situazione che si è venuta a determinare è veramente caotica, e quanto emerge di fronte a noi è la dimostrazione che l’arroganza non rappresenta una linea politica. È chiaro che essere arroganti è il contrario dell’essere autorevoli. E che l’autorevolezza, non la si acquista ne per discendenza familiare ne con i rapporti più o meno solidi con chi sta in cima alla piramide.

Essere autorevoli dovrebbe significare ora prendere atto che non regge più la pratica di rivendicare, come Pd i meriti e tentare di scaricare su altri i mancati successi e le sconfitte.

La situazione non è certamente facile. L’obiettivo però rimane quello di portare a casa la legge. I tempi ci sono. I numeri anche. Occorre intanto capire che tutti possono contribuire ad una soluzione, che nessuno può porre veti, ma anche che a nessuno come già detto può essere richiesto di assumere il ruolo di ruota di scorta.

I Cattodem, dopo avere dimostrato di esistere possono ora confermare di considerarsi parte di un partito capace di anteporre gli interessi del paese a tutto il resto. Una volta realizzato e festeggiato l’obiettivo della approvazione della legge, è augurabile che si abbia la forza e il buon senso di costringere i quattro “condottieri” a tornare con i piedi per terra.

La convinzione che Zanda, Finocchiaro, Marcucci e maria Elena Boschi siano talmente bravi da poter svolgere nella vita anche ruoli diversi dagli attuali rende assolutamente tranquilli, come tranquilli dovrebbe rendere l’ipotesi che debbano essere scelti altri per cercare di rimediare ai guasti prodotti. A meno che nel Pd non siano diventati davvero maggioranza coloro che ritengono che si possa procedere su percorsi che di sconfitta in sconfitta portano alla vittoria.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista