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Silvia Anela

Il ‘negazionismo’ entra nel codice penale

negazionismoL’Aula del Senato ha approvato, oggi, il disegno di legge sul reato di negazionismo (con 254 voti favorevoli, 8 contrari e 8 astenuti), dopo la complessa trattazione che ha visto il passaggio dalla sede deliberante a quella referente e successivamente il rinvio in commissione giustizia convenuto all’unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo nell’autunno 2013.

Nel testo approvato, il negazionismo è un’aggravante dell’istigazione alla violenza o alla discriminazione razziale, per cui commette reato di negazionismo – punibile con il carcere fino a tre anni – chi, davanti a una folla, nega l’Olocausto e invita a colpire gli ebrei, mentre, se un professore insegna ai suoi alunni che il campo di sterminio di Auschwitz è pura invenzione, può essere censurato moralmente e considerato anche spregevole, ma non è perseguibile penalmente.

Durante il secondo esame da parte della commissione, il testo è stato radicalmente cambiato con l’obiettivo, da un lato, di ovviare alle criticità e perplessità emerse nel dibattito in merito al rischio di introdurre un mero reato di opinione, dall’altro, di elaborare una norma in grado di accogliere le direttive delle fonti internazionali (in particolare la norma quadro dell’UE del 2008), seppur nel rispetto e nella tutela della libertà di espressione.

Il testo originario sul negazionismo rischiava di introdurre un reato di opinione in contrasto con l’articolo 21 della Costituzione che sancisce la libertà di stampa, pretendendo di stabilire per legge una valutazione storiografica, come fosse una “verità di Stato”, che di fatto delegittima la verità storica, che è sempre prodotto di un dibattito critico.

Il fatto che il ddl sia tornato in aula, dopo 14 mesi, dimostra quanto il dibattito sul negazionismo, corrente storica che va al di là del revisionismo, spingendosi a negare la realtà di vicende storiograficamente documentate – in primis la Shoah – sia stato scivoloso, proprio perché, con la prima versione del ddl, si rischiava di introdurre un illecito penale al limite del reato d’opinione. Ma non solo questo perché Carlo Ginzburg, storico di fama internazionale, seppur considerando i negazionisti ignobili da un punto di vista morale e politico e, al contempo, totalmente non ‘provocatori’ sul piano intellettuale, sottolineava l’inammissibilità di una legge che avrebbe imposto un limite alla ricerca scientifica.

Il senatore socialista, Enrico Buemi, Capogruppo Psi in commissione giustizia – intervenendo in discussione generale in aula – ha esplicitato tutti i dubbi che hanno interessato il dibattito sull’approvazione del negazionismo, dichiarando quanto sia doveroso avere “pur nella convinzione assoluta che le vicende di cui stiamo parlando sono accadute nei termini in cui ne è stato scritto, il coraggio di accettare il confronto con altri che facendo una strumentalizzazione per finalità diverse, ne negano l’esistenza storica”. Buemi si è chiesto “se per un’azione di negazione di fatti così evidenti, così gravi, così tragici, a tal punto ammessi ed accettati dalla comunità internazionale, si possa utilizzare uno strumento giudiziario per contrastare attività di modifica culturale, prima che fattuale, di vicende che hanno quella dimensione. Con l’approvazione di un provvedimento e con il richiamo di provvedimenti di carattere giudiziario, non facciamo che un buco nell’acqua, anzi mettiamo su un piedistallo coloro che vogliono strumentalizzare in maniera a loro favorevole queste vicende inconfutabili”.

Il senatore Buemi, che avrebbe preferito sanzioni amministrative e non penali per i colpevoli di negazionismo, ha concluso il suo intervento sostenendo che “non si tratta di essere a favore o contro un provvedimento semplicemente perché si vuole attenuare un’azione di contrasto. La si vuole rafforzare, invece, ma dal punto di vista della sua concretezza quotidiana e non inserendola all’interno di una pagina del codice penale, che prevede già la norma che sanziona l’istigazione all’odio razziale, introducendo un’aggravante specifica che, francamente, io trovo già nel codice penale”. I senatori socialisti, Enrico Buemi e Fausto Guilherme Longo, insieme alla collega del gruppo Per le Autonomie – PSI – MAIE Elena Cattaneo si sono astenuti, mentre il gruppo degli ex-grillini non ha partecipato al voto.

Silvia Anela 

A teatro “Famosa”: quando diversità fa rima con infelicità

FamosaNella pièce itinerante “Famosa” Alessandra Mortelliti, esordiente del teatro italiano, ma con un curriculum già di tutto rispetto, è Rocco Fiorella, un quindicenne nato e cresciuto nell’arretratezza culturale di quella provincia ciociara, dove il conservatorismo e il bigottismo arrivano a distruggere anche i rapporti familiari interni. Tra un padre ubriaco e violento e una madre posseduta dal demonio, Rocco cresce senza andare a scuola, imparando solo il linguaggio delle botte.

Rocco appartiene al genere maschile solo per “un errore genitale” ma si sente femmina e come tale desidererebbe apparire agli occhi degli altri. Ma la “società di massa” in cui è costretto a vivere è così omogenea da far scomparire le singolarità. Gli insulti e le offese contro Rocco partono da casa sua e corrono sulle bocche dei suoi compaesani, moltiplicandosi e raggiungendo quotidianamente la sua beata ignoranza. E da un paese che veramente è un “borgo selvaggio” è necessario scappare, cercando altro, magari quella notorietà, promessa dalla televisione, che serve a diventare qualcuno.

Chi se non “Maria De Filippi”, con il fascino illusorio delle sue promesse, potrebbe riuscire a incantare Rocco? In fondo basta preparare un pezzo di danza, uno di canto e uno di recitazione e Rocco è bravo in tutte e tre le discipline. L’occasione della vita compare all’improvviso in tv, il suo unico aggancio con la realtà che sogna. La “De Fillippi” chiama a raccolta tutti i nuovi talenti con un casting artistico per le sue trasmissioni. Nel viaggio fino a Roma, in un’ora densa di eccitazione e paura, Rocco indossa parrucca e “scarpe zeppate” per mostrare agli altri ciò che veramente è, ma anche lì la regina del trash – come l’aveva incoronata il popolo del web su cui si esibiva postando filmati su “Iù Tubbo” – entra a pieno titolo tra i geni incompresi, quelli su cui si rovescia l’ilarità collettiva riservata a tutti quei grotteschi malcapitati, ignari della propria inettitudine. Le vittime prescelte dal cinismo snob dello show business che vive e prolifica cibandosi dello scherno delle anime ingenue.

Il ritorno al paese “merdoso” innescherà una nuova spirale di violenza, dalle botte dal padre fino a una rinnovata irrisione dal resto della comunità. Rocco viene rinchiuso nella sua stanza dal padre e trascorre sospeso questo tempo infinito sperando che arrivi la telefonata da Mediaset. Che chiaramente non arriverà mai perché in fondo il mondo romano di Cinecittà altro non è che la copia dorata ma più ipocrita del paese grigio e misero di Fiorella. E a Rocco Fiorella o Fiorella Rocco come spesso le conviene presentarsi al mondo, ormai rinchiusa in un centro di igiene mentale, non resterà che la speranza che la Madonna un giorno le regali fama e una “patata” nuova.

A-mortelliti-famosa“Famosa”, scritto e interpretato da Alessandra Mortelliti, nipote del celeberrimo Andrea Camilleri, con la supervisione alla regia di Rocco Mortelliti, diventa così un intenso e commovente manifesto di denuncia verso la società e la politica che, nella loro totale indifferenza verso i diritti civili, perpetuano e legittimano un pensiero unico da restaurazione moderna. Nella società “liquida” in cui viviamo, esiste una sola morale, imposta come regolazione coercitiva dell’agire sociale attraverso la proposta di valori cui nessun uomo ragionevole può sottrarsi. Come diceva Zygmunt Bauman: “nell’idea dell’armonia e del consenso universale, c’è un odore davvero spiacevole di tendenze totalitarie, rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali.

Alla fine questa è un’idea mortale, perché se davvero ci fosse armonia e consenso, che bisogno ci sarebbe di tante persone sulla terra? Ne basterebbe una: lui o lei avrebbe tutta la saggezza, tutto ciò che è necessario, il bello, il buono, il saggio, la verità. Penso che si debba essere sia realisti che morali. Probabilmente dobbiamo riconsiderare come incurabile la diversità del modo di essere umani.” Peccato davvero che spettacoli di tale levatura debbano essere riservati ai soli teatri periferici, gli unici ancora a scommettere sulle nuove proposte.

Alessandra Mortelliti, autrice ed interprete del testo teatrale, romana, classe 1981, dopo la maturità classica si diploma, nel 2006, presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Lavora in teatro con registi quali, Mario Ferrero, Lorenzo Salveti, Giovanni Greco, Giancarlo Sepe, Piero Maccarinelli, in televisione con Gianluca Maria Tavarelli (Il Giovane Montalbano), nel cinema con Rocco Mortelliti (La Scomparsa di Patò, Festival di Roma 2010), Matteo Scarfò (Anna, Teresa e le Resistenti),Andrea Costantino (Sposerò Nichi Vendola, Festival di Venezia 2010), Biagio Fersini (Amalia).

Nel 2010 scrive il monologo “Famosa” che si classifica terzo al concorso letterario “Per Voce Sola 2010”. Dal 2011 al 2014 “Famosa”, da lei stessa interpretato, viene portato in scena a Roma e in una ventina di città italiane con successo di pubblico e critica. Il suo nuovo lavoro “La vertigine del drago” per la regia di Michele Riondino, in scena la Mortelliti e Riondino stesso, è stato presentato al “Festival dei due mondi 2012” di Spoleto per proseguire la tournee 2014 a Catania, Milano e Roma.

Silvia Anela

 

Io sono Abruzzo! Il borgo
natio di Federico Perrotta

Io sono AbruzzoDue giorni di “riscoperta delle origini” al teatro Brancaccino di Roma, dove è andato in scena sabato 1 marzo e domenica 2 marzo lo spettacolo teatral-musicale “Io sono Abruzzo! Fortemente e Gendilmente”, scritto e interpretato da Federico Perrotta, insieme a Piero Di Blasio. La pièce, già rappresentata in quattro teatri abruzzesi nel dicembre 2013, esprime bene il complesso sentimento che si prova verso la propria terra, croce e delizia che ci  portiamo addosso, talvolta a fatica. Continua a leggere

“Operazione Quercia” mette in scena l’uomo Mussolini

Mussolini-Campo Imperatore“Il male fatto dagli uomini sopravvive a loro, il bene viene seppellito con le loro ossa”, questo il filo conduttore shakesperiano della pièce teatrale “Operazione Quercia – Mussolini a Campo Imperatore”, andato in scena, ieri, al teatro Ghione di Roma. La tournèe continua il 23 gennaio a L’Aquila e il 25 e 26 gennaio al teatro Marruccino di Chieti. Continua a leggere

Banca, commerciale o di investimento: un divorzio utile, anzi urgente

Banche-rapporto LiikanenIl processo di finanziarizzazione dell’economia è ritenuto dalla Commissione europea, insieme alla mancanza di controlli adeguati, concausa degli squilibri alla base dell’attuale crisi globale. Per contrastare la crescita del ruolo della finanza, la ricetta europea è quella di una netta separazione delle attività di “trading” ad alto rischio dal resto delle attività di deposito, cioè una divisione netta dei compiti delle banche commerciali da quelli delle banche di investimento. Questa è la principale raccomandazione presentata a Bruxelles, il 2 ottobre 2012, dal Rapporto del Gruppo Liikanen, un gruppo di undici esperti guidato da Erkki Liikanen (governatore della Banca di Finlandia e membro del Consiglio della BCE), incaricato dal commissario europeo per il Mercato interno e i Servizi, Michel Barnier, di studiare alcuni possibili interventi sulla revisione del sistema bancario. Continua a leggere

Il voto ai sedicenni come impegno attivo nella vita politica

Voto-sedicenni“Un ceffone a demagoghi e populisti”. Così, lo scorso 3 gennaio, Riccardo Nencini ha commentato a Orta di Atella, la città in provincia di Caserta indicata come la più “giovane” d’Italia, la proposta di legge socialista, che prevede l’estensione dell’elettorato nelle elezioni amministrative ai giovani che abbiano compiuto i sedici anni d’età. La speranza è che l’Italia sia la prossima nazione a istituzionalizzare il voto per i giovanissimi sulla scia della dichiarazione del Parlamento europeo, del settembre 2012, per l’istituzionalizzazione del diritto di voto ai giovanissimi sedicenni. Continua a leggere

La molecola “Forconi” si scinde in atomi, ma la minaccia eversiva resta

evidenza forconiDovevano marciare su Roma tutti insieme appassionatamente questo mercoledì. Così non sarà. La molecola “Forconi” si scinde in atomi. I Forconi di Mariano Ferro, Life Veneto, Azione rurale Verona e gli autotrasportatori dell’Aitras (Associazione Italiana Trasportatori) non parteciperanno alla manifestazione indetta per mercoledì 18 a Roma a causa della mancanza di un’organizzazione adeguata che non garantirebbe le condizioni di sicurezza necessarie: “La rabbia è troppa e non sarebbe la prima volta che, in manifestazione organizzate nella capitale, ci siano delle infiltrazioni”, ha dichiarato Ferro all’Agi.

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“I ragazzi irresistibili”, amore e odio che brucia come brace

RAGAZZI-IRRESISITBILI-OlimpicoLa nostalgia modulata dai tempi andati. Il flusso bergsoniano, in cui ogni singolo istante non è scomponibile, ma si trasforma in struggente malinconia di vivere in solitudine i ricordi, soprattutto se si è vecchi. Tutto questo nella  pièce teatrale “I ragazzi irresistibili”, regia di Marco Sciaccaluga, che sarà in scena fino al 22 dicembre al teatro Olimpico. Due ex comici di vaudeville, Al Lewis (Tullio Solenghi) e Willie Clark (Eros Pagni), dopo aver trascorso quarantatre anni della loro vita artistica insieme, si separano da un giorno all’altro, senza grandi discorsi di addio o ripensamenti.  Dopo una vita sul palco, Al si sveglia la mattina nel New Jersey col canto degli uccellini, distaccato, scettico e talvolta schifato rispetto a cosa non rientra nel suo bagaglio di esperienze, cerca di camminare eretto ma si appoggia a un bastone, guarda con ironia e distacco lo scorrere della sua vita. Continua a leggere

Commedia teatrale semiseria sui danni del berlusconismo

maurizio-micheli-aldo-ralli-teatro-della-cometaTorna in scena l’opera teatrale, “Anche nelle migliori famiglie”, interpretata da Gino (Maurizio Micheli) e Paolo (Paolo Gattini), ospitata al teatro Manzoni di Roma, fino al 22 dicembre. I protagonisti sono due amici di vecchia data alla soglia dei sessanta, uomini apparentemente agli antipodi, ma padri molto simili. Gino si nasconde dietro, e non dentro, la sua realtà fatta di filmografia improponibile dello Sri Lanka, passione per il golf e per i viaggi in paesini italiani. Vorrebbe osare, lacerare quel velo di Maya oltre al quale c’è una realtà mai conosciuta, ma è veramente migliore di quella che sta vivendo? Una realtà in cui sguazza Paolo, che vende auto usate, storpia qualsiasi citazione e si crede un tombeur de femme, ma peccato che paghi chi gli scalda il letto.  Continua a leggere

La mafia uccide solo
d’estate? Non ci crede
neppure un bambino

MafiaEssere palermitani. Questa la conditio sine qua non per scrivere una sceneggiatura che racconti Cosa nostra in modo irrituale, quasi irriverente. Se poi lo si fa attraverso gli occhi di un bambino, che da fanciullo ingenuo si trasformerà inevitabilmente in adulto consapevole, ne esce un quadro apparentemente leggero, in realtà più inquietante dei linguaggi tradizionali, perché la verità si scontra violentemente con la istintualità di chi ha ancora il coraggio di farsi, e fare, domande alle quali gli adulti non sanno rispondere.

Il film, “La mafia uccide solo d’estate” – scritto, diretto e interpretato da Pierfrancesco Diliberto detto Pif – uscito nelle sale italiane lo scorso 28 novembre, ha come protagonista il giovanissimo Arturo, bambino che nasce a Palermo lo stesso giorno in cui Vito Ciancimino, boss di rango, viene eletto sindaco della città siciliana. La triangolazione di sentimenti contemplata nel microcosmo infantile di Arturo sarà parte integrante della sua formazione: la venerazione per Giulio Andreotti, l’amore per la compagna di scuola, Flora e la sua educazione piccolo borghese, superficialmente e sufficientemente indifferente.

Ad Arturo hanno insegnato che la mafia uccide solo d’estate, che esiste solo in Calabria e in Campania, che è meglio andare ai battesimi che ai funerali, che il silenzio è un valore da inseguire e che le responsabilità sono scomode e pericolose. Il mondo degli adulti, che tanto lo seduce, non ruota soltanto attorno al fascino sinistro del suo eroe idealizzato, Andreotti, ma raccoglie i momenti di pura quotidianità di quei magistrati che hanno cercato di cambiare una città bellissima e disgraziata. I giudici del pool antimafia di Palermo – impagabile il ritratto di Rocco Chinnici – sono prima di tutto uomini. “Non sono super uomini – ha commentato Anna Chinnici, figlia del compianto giudice, plaudendo alla ricostruzione che Pif fa delle loro realtà emotive – ma proprio per questo sono eroi. Altrimenti sarebbe stato troppo facile. Il loro coraggio si misura in maniera direttamente proporzionale alla loro umanità”.

D’altro canto, anche i boss sono ritratti come uomini che si imbattono nelle difficoltà di non saper usare un banale telecomando del condizionatore (Totò Riina) o si innamorano perdutamente di personaggi dello spettacolo come Ivana Spagna (Leoluca Bagarella). Non c’è alcuna indulgenza celebrativa, alcuna bassa retorica, solo un approccio descrittivo sarcastico, leggero e per niente superficiale. “Non bisogna mai dimenticare che sono solo uomini – dice Pif – non invincibili. E’ costume consolidato pagare il pizzo anche per una produzione cinematografica. Noi abbiamo detto no e il film lo abbiamo fatto lo stesso”.

Arturo pian piano cresce accorgendosi che, intorno a lui, anche la città non ha più voglia di stare in quel paludoso dormiveglia, dove tutto è muto, sordo e cieco, dove veramente ci si convince che la mafia uccida solo d’estate. Grazie agli occhi di Arturo ridiamo e piangiamo la meschina ignoranza di mafiosi, di omertosi, di uomini ossequianti e svenduti, che si nutrono di un humus culturale da bassa macelleria criminale, coltivato nei “palazzi” romani.

Un racconto intelligente che fa riflettere su cosa significhi essere palermitani. Quali le responsabilità di tutte le generazioni, quelle che c’erano ai tempi di Chinnici, Borsellino, Falcone e Dalla Chiesa e quelle che devono conservarne memoria. “Siamo in trincea – ricorda Pif ai palermitani e agli italiani – con l’unica arma possibile, più potente di qualsiasi pistola o lupara: il ricordo indelebile di tutti quegli uomini che hanno sacrificato la propria vita in questa guerra, con il dovere di trasmetterlo come eredità ai propri figli”.

Silvia Anela