BLOG
Sonia Gradilone

Scrive Sonia Gradilone:
Lo Stato non fa sconti neanche alla Lega

Le tasse, i tributi, le pretese dello Stato sono sempre indigeste, quando gli inglesi imposero denari anche sul tè, presero qualche sterlina in più ma rinunciarono ad un continente intero. Ribadisco anche, che uno dei principi cardine di un fisco meno pesante per i contribuenti è che “il pagamento sia comodo”. Comodo per i cittadini, non “ridicolo” o peggio “beffa” per chi si fa più cittadino degli altri, più rispettabile degli altri e chiede più comodo degli altri. La dilazione del dovuto allo Stato e concessa ai cittadini, va concessa a tutti, ma a nessuno è possibile che sia “straordinaria” oltre quello possibile a tutti. La Lega deve soldi allo Stato, se è vero lo decideranno i giudici, ma, se deve pagare, lo deve fare non in regime straordinario, ma in quello ordinario, altrimenti la sua libertà diventa ingiustizia per gli altri. Esistono rate annuali? NO, esiste una dilazione di 81 anni? NO. Allora la strada è: o si introduce per tutti, o non esiste per alcuno, Lega compresa. A noi socialisti non furono fatti sconti, ma furono aggiunti oneri e falsità. Ritenemmo ingiusto per noi quel che riteniamo ingiusto per gli altri, ma non abbiamo mai chiesto eccezioni per noi, mai. Abbiamo ritenuto, e riteniamo, le azioni nei nostri confronti in massima parte inique e politiche, ma non abbiamo chiesto trattamenti di favore.
Ci battiamo, e ci batteremo, perché anche la Lega abbia garanzie davanti ad attacchi politici, a magistrati “intraprendenti” “fantasiosi”, ma davanti alle condanne non possiamo tollerare nessuna altra misura che quella prevista per tutti. L’iniquità, i soprusi di poteri dello Stato, se ci sono, non si combattono con eccezioni, condizioni e trattamenti speciali, ma con la politica e le norme che, per noi socialisti sono uguali per tutti. Per noi tutti gli animali sono eguali e i maiali pure.

Sonia Gradilone
Immigrazione, la risorsa
delle piccole comunità

Il complesso non ha soluzioni semplici. Se una bimba prende la malaria la soluzione non è “cacciano gli immigrati untori”, per due ordini di motivi: perché non è vero, e questa è la ragione della ragione; perché non è giusto e questa è la ragione socialista. La risposta facile nasconde la verità e non evita la prossima morte, la risposta facile produce la caccia all’untore che è caccia alle streghe, alla diversità.
Sono arbereshe, sono figlia della comunità albanese che per “restare cristiana” dovette lasciare la Patria per l'”egemonia musulmana”, per il vizio delle religioni di pretendere esclusive e non accettare differenze. Qui, in Italia, in Calabria, abbiamo trovato la nostra Patria e la nostra libertà, mica facile, ma questa è la storia mia e della mia gente. Per questo oggi richiamo due punti di riferimento: la ragione e la scelta politica, la mia è socialista.
Vedete mancano tanto i partiti, manca la loro capacità di discutere e fare sintesi, non si risolve tutto con le istantanee, con i tweet, con la normazione aggiuntiva. Abbiamo fatto leggi aggiuntive e draconiane su ogni problema, ma non abbiamo risolto alcun problema. Siamo davanti ad un fatto epocale: masse di persone si spostano da sud a nord, per fame o per politica non è diverso, è sempre per bisogno e il bisogno della testa non è meno o più bisogno della pancia.
La distinzione tra emigranti per asilo politico o per fame non è sbagliata è offensiva. “Se a me socialista – diceva Pertini – offrissero la massima libertà senza la giustizia sociale diretti di no, perché un uomo libero che non mangia è libero di bestemmiare”.
Noi abbiamo le ragioni delle risposte. Dobbiamo “accogliere”, ma non dobbiamo “illudere”, dobbiamo risposte ma dobbiamo evitare la guerra tra poveri. Chi viene non porta la malaria, che si prende per puntura di insetto non per trasmissione umana, ma non porta neanche il nuovo paradiso. L’accoglienza è una possibilità se governata, è una tragedia se si fa finta di nulla. Willy Brandt, negli anni ’70, parlava della necessità, socialista, di redistribuire la ricchezza, non più e non solo, dentro le nostre nazioni, ma tra il sud e il nord del mondo. Se quella intuizione fosse diventata patrimonio della politica tutta, oggi parleremo di un’altra storia, di un’altra libertà. Oggi parliamo di tragedia, e la tragedia è sempre non pensare alla complessità dei problemi ma alla facilità di risposte. Serve un piano di accoglienza che sia umano, non possiamo tenere migliaia di giovani in “attesa”, dobbiamo dare loro possibilità di contribuire, non sono auto da parcheggiare in aeroporto in attesa del primo volo per fuggire. Per questo dobbiamo bloccare i flussi con una politica estera seria, vera. Craxi aveva una strategia per l’Africa, penso alle nostre azioni nel corno d’Africa (oggi dall’eritrea, dalla Somalia, arrivano migliaia di ragazzi) a Mogadiscio nell’università si insegnava in italiano. Ci presero in giro allora, ma era in campo una idea di sviluppo.
Oggi erigiamo barriere, oggi ignoriamo cosa accade lì, oggi siamo indifferenti e questa indifferenza produce fenomeni enormi, un esodo. Da un lato dobbiamo intervenire dentro le ragioni dei flussi migratori, dall’altro capire che la presenza di questi ragazzi dentro la nostra società produce reazioni e non sempre positive. Oggi la caccia all’untore è sintomo di malessere, ma non avviene ai Parioli, ma a Tor Bella Monaca, perchè così mettiamo in “competizione gli ultimi”. La vita vera non è quella dei talk show, non è quella che racconta La Repubblica, è fatta di uomini veri, di bisogni reali. Vedete mentre parliamo di immigrati e del loro disagio sociale l’ Italia è penultima in Europa per percentuale di laureati (meglio solo della Romania) con il 24,9% mentre registra una percentuale molto più elevata della media Ue di coloro che hanno una bassissima scolarizzazione. Nel 2016 – secondo i dati appena pubblicati da Eurostat – i giovani tra i 25 e i 29 anni che avevano al massimo un’istruzione secondaria di primo grado (il diploma di terza media) erano in Italia il 23,3%, per la prima volta in aumento dopo oltre dieci anni di calo (15,9% in Ue a 28, in calo dal 16% del 2015). Capite bene che questo è fallimento del nostro sistema sociale, della scuola (la media unica è conquista dei socialisti, voglio ricordarlo) ma crea una miscela esplosiva rispetto all’immigrazione che va a “collocare” persone verso posti di lavoro medio bassi. Vedete non è facile parlare dei problemi. Ritengo che c’è bisogno di pensiero, di analisi, di capacità di lettura. Va distribuito il peso di questa ondata di immigrazione, non vanno fatti concentramenti, campi dentro le gradi città, ma azioni di piccoli nuclei dentro le migliaia di comunità italiane che vivono lo spopolamento, vanno pretese allo stesso tempo il rispetto delle norme, ma non a parole ma con azioni percepire: noi arbresh abbiamo mantenuto la nostra cultura, preghiamo in greco, ma abbiamo sentito il bisogno di “dialogare” con il Papa. Chi viene accolto ha diritto al rispetto per rispettare la Patria che da le opportunità.
Sono arbereshe orgogliosa tanto quanto sono profondamente italiana, la mia comunità nel Risorgimento non ha avuto dubbi da che parte stare, è stata italiana, ci si integra se ci si percepisce con rispetto, dato e preteso. Siamo su una bomba sociale, la disinneschiamo con la ragione e con i nostri valori, non facendo finta di niente, l’indifferenza dei quartieri ghetto delle metropoli francesi ha prodotto terrorismo, l’idea che bastava far finta di niente. Quello che sta accadendo non è niente e non finisce bloccando solo gli sbarchi, finisce se ci attrezziamo culturalmente a risposte e non ad un miracolo. Mininiti è stato bravo, ma è un lato del problema e da laici sappiamo che non esistono i miracoli, ma le ragioni.
Sonia Gradilone

La mia umana idea di riformismo

Inizierò intorno alla idea di riformismo. Che strano termine a pensarci bene vuol dire: “formare di nuovo”, cambiare  forma in un’altra senza negare la prima. Il cambiare forma non può’ prescindere dalla forma che c’è né dalla forma che sarà.

Il riformista non cambia per cambiare ma muta per dare alle cose un’altra forma, la forma di una idea.  Il riformista non è veloce, perché la velocità è il pregio degli stolti che vanno rapidi contro un muro.  Il riformista non è un corridore, per citare Buffalo Bill di De Gregori, è come un bisonte può scartare di lato. Il riformista non conserva le forme ma le conosce e disegna forme ardite ma non comunque siano.

E’ riformista la Torre Eiffel che fa di ferro e bulloni il dito dell’uomo che indica Dio, non è riformista un palo della luce. Il riformista è tale se ha idea della forma nuova, noi siamo riformisti perché la forma nuova è quella dove tra gli ultimi e i primi ci sia giustizia del talento e non prevaricazione della posizione. Noi pensiamo che ogni mutamento che nega la giustizia e sacrifica la libertà non è riformista ma “conservatore”, conserva l’ingiustizia che c’è.

Noi non vogliamo nulla di quel che c’è, sappiamo quello che deve essere “un mondo dove le carti eguali siano per tutti poi ciascuno le gioca per il suo talento”, e nessuno, giudice o prete che sia, ha piu’ carte degli altri. Il riformismo è essere piu’ protagonisti e meno spettatori, la cosa pubblica non è teatro con pubblico pagante, ma vita con cittadini vigili e rappresentanti con la schiena dritta alla Repubblica, al Re o all’idiota che sente l’esclusiva che la Provvidenza manda generosa. Il riformista si alza davanti al baro ma non per barare, ma per giustizia. Noi, noi riformisti, abbiamo capo ciascuno per conto proprio e non capi altri da noi. Noi, non vi portiamo la dolcezza delle ragioni ma la consapevolezza che veniamo dal torto degli ultimi. Se una vecchia dice ad una bimba che è senza futuro, noi siamo con la bimba perché lei è domani e il riformismo è domani.

Il resto? E’ velocità? Ma la politica non è un treno. E’ cambiare? Ma anche il treno “scarta” il binario ma non esce da lui. La politica è umana, per questo il riformismo lo è, e l’umanità puzza. Ecco, noi siamo quella puzza.

Sonia Gradilone

Sonia Gradilone
ll fascismo, quel baule dimenticato in soffitta

Ma noi, noi socialisti, come dobbiamo porci davanti ad espressioni di esaltazione, postuma e sgradevole, del fascismo? Un primo dato è che da liberi ci contraddiremmo a negare la libertà altrui, fosse anche la più estrema. Ma, c’è un ma. Nel profondo la società italiana ha omesso di fare i conti con la sua storia, ha come chiuso un baule in soffitta e ha agito come se quel baule non fosse lì, fosse inesistente. Questa “dimenticanza”, ha prodotto la cattiva coscienza di oggi, perché chi si richiama alla libertà di esaltare il fascismo in nome della libertà lo fa “pelosamente” negando la “tragedia”. Perché non si nega la libertà di pensare, ma la negazione della tragedia. Si omette che l’Italia fascista ha aggredito 40 stati diversi, ha aggredito, ha fatto violenza, ha ucciso le libertà e uomini liberi, ha creato, alimentato, gerarchie di razza. Noi non possiamo negare la libertà, ma possiamo e dobbiamo da socialisti negare la faziosità, la rilettura della storia, l’idea che quel baule ha dentro cose buone, ha dentro “felicità” perdute e non violenza. Pertini diceva che il fascismo non è una idea, ecco il fascismo non è una idea è sopraffazione e noi non possiamo accogliere la sopraffazione. Noi vogliamo aprire quel baule, senza remore, per dire della tragedia non del culto del capo, non dei treni in orario ma dei ritardi messi nell’orario. Oggi la “dimenticanza” del baule diventa “indifferenza” al fascismo, il “tanto che fa”, il “è una idea come un’altra”. No, non è una idea è una sopraffazione e noi, come i socialisti davanti ad ogni dittatura a questo non possiamo che dire no.

Sonia Gradilone
Direzione Nazionale Psi

Il passato che non serve

Qualche cosa non va. In Europa nessuno si meraviglia che i paesi del nord accettano i rifiuti di alcune regioni italiane poco virtuose. Li pigliano tal quali senza altro dire, tranne il pagamento del servizio. Invece se si tratta di persone, no, nessuno li vuole. Siamo nella strana condizione per cui il “rifiuto” lo scarto del vivere è “accettabile”, la richiesta di “umana speranza” non è neanche possibile. Esiste l’idea di uno “scarto” umano che fa regredire. Gli austriaci, ad un certo punto, hanno annunciato l’invio di blindati al confine con l’Italia, non contro blindati stranieri ma contro uomini inermi, contro ragazzi. Poi sono tornati sui loro passi, ma la gravità è averlo pensato.

La paura genera un problema che monta su se stesso e fa fragile l’idea stessa di Europa. A Parigi Macron, visto da una certa sinistra italiana che si dice riformista ma odia il riformismo, riapre la reggia di Versailles, torna ai borboni. Confini chiusi, riscoperta di simboli vecchi e i rifiuti accettabili ma gli uomini no. Cosa accade? Accade che c’è qualcosa che non va pezzi di convivenza saltati, i porti italiani sono “aperti” gli altri no, vanno tenuti puliti. Versailles deve restare immacolata, grande, ma grande di una monarchia assoluta che non ci può più essere, Macron non era un opzione “riformista”. In Austria si chiudono in una “felicità” danubiana che fa il paio con i muri ungheresi. Cerchiamo di fermare il tempo, siamo al regresso. Noi socialisti siamo internazionalisti, ci stanno strette anche le regioni, ma ci stanno strette le strettoie della paura, e l’ipocrisia di far finta. Sugli immigrati si giocano due partite: una apparente, buoni cattivi ad uso di una opinione pubblica che “si fa cattiva”; l’altra è l’idea di una “salvezza” egoistica nella riproposizione del passato, il giglio di Francia e la dolcezza del Danubio, due anacronismi.

La soluzione? Nell’immediato la condivisione dei flussi in una Europa ” gia piccola” se unità (la sola Francia, seppur gigliata, e la sola Austria seppur blindata, sono niente nel mondo), nel medio lungo periodo con la “redistribuzione delle ricchezze tra nord e sud del mondo”. Quest’ultima idea strategica dei socialisti dagli anni ’80 del secolo scorso. L’alternativa? La paura che ripresenta antichi mostri.

Sonia Gradilone
Responsabile nazionale immigrazione Psi

Migranti, quella Europa suicida

Chi tocca i fili muore, il cartello riportava, tanto per chiarire ancor di piu’, il teschio e due ossa. Oggi il movimento politico che “solidarizza” con una umanità “migrante” rischia di essere cancellato. C’è una emergenza morale, culturale. Noi socialisti non possiamo derogare ai nostri valori che sono di “umanità”, non saremmo quello che siamo da oltre un secolo. Ma l’umanità è umana se trova soluzioni, non lamenti, non generica bontà. Solo pochi giorni fa sono venuti da noi 14.000 persone, in un giorno. Esiste un problema di dignità e di gestione di queste persone, e non è un problema solo italiano, ma anche italiano, è un problema di solidità della solidarietà tra europei. In troppi in Europa tengono ai conti, troppo pochi ai bisogni. Oggi l’Europa deve accogliere la sfida dell’umanità migrante, deve creare una rete di condivisione del problema, l’Italia da sola rischia il collasso, rischia anche il “blocco culturale”. L’opinione pubblica italiana era favorevole in maggioranza allo jus soli, oggi non è più così. Non possiamo non andare a capire, non possiamo non porci il “nodo culturale”, perchè la pressione dei migranti non schiaccia i primi della società, ma coinvolge gli ultimi. Non possiamo dare la stura a questa nuova barbarie della guerra tra ultimi, dobbiamo governare il fenomeno.

Come? Dobbiamo essere europei, non ospiti in Europa, e gli stati europei debbono pretendere la medesima dignità, dobbiamo affrontare insieme il problema dell’immigrazione e i paesi del nord non possono trincerarsi dietro i numeri della loro immigrazione storica, perchè quello che abbiamo davanti non è un flusso governato e razionale, ma è un esodo dal nord al sud del mondo. Se l’Europa non ci ascolta, mette la faccia sotto la sabbia, non fa che rimandare il dramma: miglia di ragazzi giovani, e vitali, tenteranno in tutti i modi, anche a rischio della vita, di arrivare dove debbono e quello che accade oggi sulle coste italiane accadrà lungo i confini interni dell’Europa, con piu’ rabbia. Oggi abbiamo tempo e risorse per governare il fenomeno, tra poco no. L’Europa si sta suicidando e dimostra di restare il nano politico che è. L’Italia deve alzare la voce, e l’Europa deve fare l’Europa o salta la coesione sociale di tutti.

Sonia Gradilone

 

Sonia Gradilone
Immigrazione e il vaccino delle minoranze linguistiche

Esistono questioni rimosse, ingiustizie che non si vedono, che sono come annullate in una indifferenza gravissima. La legge elettorale con il “superaccordo” tra le 4 formazioni politiche più rappresentative del Paese (Pd, Lega, Forza Italia e Movimento 5 stelle) si arena sulla modalità di elezioni dei parlamentari trentini e alto atesini, su questioni legate a minoranze, in questo caso di lingua tedesca e ladina, in questo caso con implicazione di diritto internazionale. Non entro nel merito di questa questione, ma la prendo a spunto per il “silenzio” sulla questione che voglio sollevare: il silenzio sulle minoranze linguistiche in Italia. Sono figlia della comunità arbereshe di Calabria, sono figlia una delle lingue “non parlanti” di questo paese (insieme a grecali, catalani, occitani, sloveni e croati). Si tratta di un patrimonio umano, culturale e linguistico enorme, enormemente rimosso. Oggi ci poniamo i problemi della “nuova umanità in movimento per fame e persecuzioni”, problemi che non sappiamo affrontare proprio perché “dimentichi” delle nostre storie, che aiuterebbero a capire una umanità mai ferma. Nella grande crisi albanese, quella del ’91, in cui un paese di 3 milioni di abitanti (tanti quanti la sola città di Roma) avrebbe “invaso” l’Italia 20 volte più grande. Allora la mia comunità accolse migliaia di connazionali in fuga, alcuni sono anche rimasti, per solidarietà nata da una “fuga”, da una “persecuzione” di secoli prima. Credo che oggi il problema della nostra presenza in Italia vada riposizionata al centro del confronto politico per tutelare un patrimonio culturale ed umano che è indispensabile anche alla ricchezza della stessa lingua italiana, e per dimostrare che i tempi non presentano mai problemi inediti, e che l’esperienza è il patrimonio da cui trarre forza ed ispirazione. L’integrazione, la convivenza, non è appiattimento delle differenze, ma rispetto delle ricchezze. La nostra comunità, come le altre minoranze linguistiche, hanno nel loro patrimonio l’idea della “umanizzazione” dei problemi, il coraggio di ricominciare e l’idea che la Patria di speranza non deve schiacciare la Patria divenuta impossibile.
Ho messo insieme cose che apparentemente paiono non avere relazioni, in realtà la nostra presenza in Italia è il vaccino che la storia ci ha lasciato per evitare la malattia grave del razzismo e della xenofobia, della paura. Un patrimonio che non va negato ma difeso e tutelato.

Sonia Gradilone
Responsabile Immigrazione Psi

Sonia Gradilone
Immigrazione, la via socialista della ragione

Quale deve essere un approccio socialista al problema dell’immigrazione? Certo non possiamo pensare che la risposta sia la paura e le chiusure, questo è un approccio delle destre e della loro capacità di cavalcare le paure negando le speranze, ne può essere il buonismo legato ad approcci caritatevoli. Nel primo caso avremmo un competitor politico, le destre xenofobe e i populisti, nel secondo la Chiesa.
Noi dobbiamo mettere in campo una risposta socialista, e non lo dico per “nostalgia”, ma per attualità. È vero che le elezioni francesi sono stato un disastro socialista, ma è anche vero che le proposte socialiste di Corbyn in Gran Bretagna hanno riproposto il nodo dei “socialisti che fanno i socialisti”. Sugli immigrati la nostra risposta deve essere di “protezione” degli ultimi, di “accoglienza” ma anche di rispetto delle regole di accoglienza che ci siamo dati. Dobbiamo distinguere il bisogno, dalle lotte politiche e dare risposte differenti a situazioni differenti. Gli immigrati che scelgono l’Italia per bisogno debbono, necessariamente, avere due tipi di risposte la prima, immediata, di verifica della possibilità di accoglienza nei nostri paesi in ragione della capacità di creare opportunità di lavoro, il secondo è di sostenere la crescita dei sistemi economici e formativi dei paesi di origine. L’emigrazione per bisogno non è meno degna di altre forme di emigrazione, ma è a domanda economica e va data una risposta economica. L’immigrazione da guerre e persecuzioni politiche non ha ne se ne ma, va accolta con generosità, ma anche con rigore rispetto a chi non ha diritto proprio per la sua “universalità”. Dire che è tutto uguale e accogliere senza distinguo non è socialista perché è ingiusto per le differenze delle singole situazioni. Non c’è invasione, non c’è guerra di civiltà, ma non è neanche che il problema non esiste. Coloro che sono accolti, nel rispetto dei loro diritti debbono anche trovare condizioni di vita accettabile e anche percorsi di formazione e di lavoro socialmente utili nella fase di ingresso. È disumano parcheggiare migliaia di ragazzi e ragazze impegnate solo ad attendere la sera. Farsi carico dell’immigrazione oggi è un impegno della società, non può essere un salvarsi la cattiva coscienza di una società, come non può essere la paura. Noi siamo socialisti, noi non vediamo problemi ma opportunità, noi non abbiamo soluzioni predefinite ma le cerchiamo nella prassi quotidiana. Oggi c’è in corso un guerra bipolare tra due assurdità: la paura e il pietismo, una guerra che ha già una vittima la cancrena del problema.

Sonia Gradilone
Responsabile Immigrazione Psi

A Goro è andata in scena l’antipolitica incivile

goroIl giorno dopo la rivolta i cittadini di Goro sono tornati a spiegare alla stampa le loro ragioni. “Noi paghiamo le tasse – hanno detto – e questo paese è nostro”. Il sindaco di Gorino, Diego Viviani, non ci sta a passare da razzista. “Siamo disponibili come gli altri – ha detto – siamo italiani: ci dispiace che il ministro Alfano ci abbia bollato come incivili”. A Goro c’erano anche persone contrarie alle barricate contro i profughi. “Io adesso devo rimettere assieme le anime, devo spiegare a quelli delle barricate di che cosa si trattava e di cosa si tratta quando si parla del fenomeno dei migranti. Non devono solo sentire le malelingue e le affermazioni volutamente contro, ma anche i pro e i contro come è giusto che sia”. E, ha aggiunto, “devo avere da loro una riposta meditata con calma e consapevole, non come quella di lunedì”. Perché il compito che si prefigge il primo cittadino è “spostare in consapevolezza la reazione data dalla paura e dal non sapere cosa stava accadendo con una requisizione”.
“Mettiamoci lì, facciamo vedere che siamo altra cosa e che siamo disposti a fare la nostra parte” la sua esortazione finale.
Le barricate contro l’arrivo di 12 donne profughe a Goro “mi hanno fatto una grande tristezza, non credo che gli italiani siano così, credo che siano irritati dal modo disordinato in cui viene gestito quello che non è una catastrofe, è un problema che va gestito meglio”, certo quello che sta accadendo nel piccolo centro nel ferrarese “non fa onore all’Italia”. Lo ha detto Emma Bonino.


A Goro è andata in scena la politica del fai da te, del civismo, dei 5 stelle, di nuovi modelli di autorganizzazione della società. Il modello di una società che la politica è un talk show, è la chiacchiera, il timore irrazionale che diventa proposta politica. Sono le barricate di Grillo contro il “sistema”, sono le urla di Salvini contro, l’Europa, sono i movimenti xenofobi che stanno mutando la tradizionale dialettica politica europea tra socialisti e cristiano democratici. È una società che si offre non alla ragione della risoluzione dei problemi, ma alla irrazionalità di spostarli. Mentre a Goro si aveva paura di 12 donne ed 8 bimbe, a Calais si toglieva l’imbarazzo di chi fuggiva da una guerra, da una misera, ma non lo “volevano” nella pace, come se anche questa fosse esclusiva.

Sonia Gradilone
Responsabile Immigrazione Psi