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Stefano Dotti

Burkina Faso, soltanto
il vuoto attorno ai golpisti

Burkina_FasoLa giunta militare vicina al deposto presidente Blaise Compaorè che si è insediata al potere nella notte di due giorni fa ha oggi comunicato di aver rimesso in libertà il presidente di transizione Michel Kafando mentre rimane detenuto il primo ministro Issak Zida. Kafando, un ex ambasciatore all’ONU, guidava la fase di transizione dopo la rivolta popolare che nell’ottobre scorso aveva portato all’estromissione di Compaorè. Il prossimo 11 ottobre era la data prescelta per le elezioni politiche. Secondo l’emittente araba al-Jazeera, negli scontri tra golpisti e dimostranti ci sono stati tre morti e oltre 60 feriti.


Ouagadougou, 18 settembre – La notte sta trascorrendo tranquilla, il coprifuoco è stato rispettato. Qualche barricata e molti copertoni bruciati per la strada. Ma la gente è rimasta tranquilla. Le ronde militari hanno trovato “il vuoto” . C’è un silenzio che rimbomba dentro e latrati di cani, i veri padroni di questa città fantasma.  È un buon segno. In questo momento, lo sussurro e lo urlo da ieri, la priorità è quella di evitare il massacro. L’orgoglio, la fierezza, l’amore per la vita e l’intelligenza di questo popolo sembrano farsi strada nell’assurdo di quello che è successo. È troppo presto per dirlo, ma la speranza è forte e i segnali incoraggianti.

Burkina_Faso_cartinaIl governo golpista sta delirando. Emette comunicati strampalati dicendo che tutto è sotto controllo, che tutto l’esercito lo appoggia, che c’è spazio per trattare con i partiti politici e sindacati, che le forze internazionali sono intenzionate a seguire il loro processo rivoluzionario di difesa della democrazia. Questo fa arrabbiare, ma è il segno di una grande debolezza. Cercano di fare leva sull’ignoranza e la disinformazione delle persone, ma non hanno capito che i tempi sono cambiati, che il mondo è cambiato.

Stiamo assistendo agli ultimi colpi di coda di un regime putrefatto dalla propria prepotenza, dall’egoismo e dalla corruzione. Jengerè, da 27 anni uomo ombra di Blaise Campaoré, responsabile di tutte le più gravi nefandezze di quell’epoca, è uscito allo scoperto e non ha più scampo. Certo la guardia presidenziale ha le armi e soprattutto ha gli ostaggi. Ma per ora trova il vuoto davanti a sé.

Vediamo come si risveglia la città. Noi saremo impegnati a fare le scorte, a cercare riso, pasta, acqua e sigarette. È iniziata la lunga marcia verso la disobbedienza totale, verso la resistenza passiva. E il sacrificio di sgattaiolare alla ricerca di provviste è solo  un piccolo prezzo da pagare in confronto  all’aspirazione della libertà. Sono fiero di avere accanto a me gli amici burkinabè. Mi stanno insegnando molto: il silenzio come maniera di comunicare, lo sguardo come modo di trasmettere amore, il sorriso come tentativo di non farti sentire diverso, il non giudizio per oltrepassare le barriere mentali e culturali. Sono consapevole che questa volta la via per scrollarsi di dosso la cancrena reazionaria sarà lunga e difficile. Ma sono anche orgoglioso di condividere con questo popolo l’aspirazione umana a un mondo più giusto.

Stefano Dotti
da Pressenza

Golpe nel Burkina Faso
I militari tornano al governo

Burkina fasu-golpeOuagadougou, 17 settembre – Quando ti rechi nei villaggi spesso i contadini ti raccontano storie sui serpenti.  Ne hanno molta paura e ti dicono che quando ne catturi uno devi tagliargli la testa e sotterrarla molto lontano dal corpo. Se non lo fai il serpente può tornare in vita e avvelenarti.

Mercoledì 16 settembre 2015 è successo qualcosa di simile: nel pomeriggio un gruppo di militari dell’RSP (la guardia presidenziale) ha fatto irruzione nel palazzo del governo dove si stava tenendo il Consiglio dei ministri e ha preso in ostaggio il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro e i Ministri della Sicurezza Sociale e dell’Urbanistica.  La guardia presidenziale è composta da circa 1.300 militari rimasti fedeli al vecchio presidente e comandati dal famigerato Jengerè, “compagno di assassinio” di Thomas Sankarà.

Burkina fasu golpe

La situazione si è fatta subito caotica. La gente era incredula.  Dall’ottobre 2014 a oggi, a venti giorni dalle elezioni, tutto sembrava tranquillo.  Giustamente la Corte Costituzionale aveva impedito la candidatura di ministri e deputati legati al vecchio regime e dopo qualche protesta pareva che tutti avessero accettato questa decisione. Addirittura il 14 settembre l’Unione Africana riunita a Dakar aveva deciso di non inviare osservatori internazionali alle elezioni, perchè tutto procedeva con ordine.  Ieri improvvisamente il disastro. Fino a notte fonda non circolava nessuna informazione.  La televisione nazionale è stata chiusa, la sede di Radio Omaga (l’unica indipendente) bruciata, qualche giornalista picchiato.  Bar, negozi, empori chiusi.  Durante la notte si sono sentite numerose raffiche di mitra verso il centro città.  L’esercito regolare assente.  Una notte di speranza e paura.

Zida-davanti-alla-folla

Stamane la guardia presidenziale ha proclamato il colpo di stato e insediato un nuovo governo presieduto da Jengerè.  Le frontiere e l’aeroporto sono chiusi e il coprifuoco è in vigore dalle 19 alle 10 del mattino.  La città è paralizzata. Tutto chiuso. Dal mio balcone vedo i negozianti che svotano i loro negozi.  Si sentono ancora spari.   Girano appelli alla mobilitazione generale, ma sfugge il fatto che la situazione non è più quella dell’ottobre 2014.  Questa volta è un vero colpo di stato e i militari della guardia presidenziale sono pronti a sparare.  Il timore della carneficina è concreto.    Con tutta la mia forza sto insistendo e telefonando a tutti per dire di non scendere in piazza, ma di fare appello alla gente perché incroci le braccia, faccia il vuoto, blocchi il paese, opponga una resistenza passiva ghandiana.   Questa è l’unica possibilità presente ora in Burkina.

Vero è che tutta la comunità internazionale si dichiara scandalizzata dal colpo di stato, ma qui le cose vanno in fretta e loro sono lenti, pragmatici e ipocriti. In questo momento la tensione è molto alta. Il timore è che l’esperienza burkinabè (esempio per il mondo intero) venga cancellata di colpo e che molto presto si possa assistere alla “malizzazione” del Burkina Faso.  Il malcontento presta il fianco all’infiltrazione di formazioni islamiche fondamentaliste e questo è il pericolo più grosso, perchè qui la tolleranza religiosa è stata storicamente un collante importante per la convivenza.

Stefano Dotti
da Pressenza