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Tania Turnaturi

“La Vendemmia” a Roma tra negozi e degustazioni

vendemmia romaDal 15 al 20 ottobre il centro storico della capitale farà da cornice alla manifestazione che coniuga i marchi nazionali e internazionali del lusso con l’eccellenza dei vini.
“Dopo il successo della scorsa prima edizione torna bigger & better l’evento nato dagli omonimi format parigino e milanese, afferma l’ideatore e promoter Andrea Amoruso Manzari, per concretizzare l’unione vincente tra le boutique del lusso e i vini più prestigiosi al mondo, sinergia virtuosa turismo-lusso nel nome del made in Italy di alta qualità. L’idea, nata da La Vendemmia di Parigi a Montmartre è stata importata a Milano nove anni fa da Montenapoleone District e l’anno scorso l’abbiamo estesa a Roma, in una staffetta che testimonia come la capitale e la città dell’Expo possano promuovere il marchio Italia, dando al settore retail un supporto per incrementare le vendite offrendo le stesse opportunità a tutte le boutique aderenti. Non è la Notte Bianca, ma un evento a inviti per un flusso turistico qualificato”.
In collaborazione con l’Associazione di Via Condotti, La Vendemmia dalle 19,30 alle 22,30 soddisferà le esigenze di visitatori italiani e stranieri nell’ambito di moda, cultura e lusso tra Via Condotti, Piazza di Spagna, Via Borgognona, Largo Goldoni e Piazza San Lorenzo in Lucina. Sono le vie del centro storico vocate a far vivere esperienze esclusive grazie al genio creativo che si esprime nelle forme d’arte contemporanee quali la moda e la ristorazione, nei negozi che aprono le loro vetrine nei palazzi rinascimentali tra gli atelier degli artisti.
Il successo dell’anno scorso ha portato il 99% delle boutique a aderire nuovamente ed ha stimolato gli organizzatori a puntare anche su una più forte partecipazione internazionale, grazie agli hotel di lusso coinvolti e ad una mailing list targettizzata.
“Far vivere il territorio in forma accessibile e fruibile incentivando cultura, turismo e qualità è l’obiettivo che ci lega allo spirito de La Vendemmia, ha sostenuto Sabrina Alfonsi presidente del Municipio I di Roma durante la conferenza stampa di presentazione, e la valorizzazione delle aree del centro storico è un incentivo a migliorare la nostra immagine agli occhi del turista straniero”.
Nelle oltre 60 boutique e nelle cantine indipendenti si troveranno le 100 etichette italiane che hanno avuto più di 93 punti per dieci anni consecutivi.
Partner è anche la Fondazione Italia-Cina che nell’ambito della manifestazione presenterà un distillato di cereali (frumento e sorgo) simbolo in Cina di convivialità e buon auspicio, ricavato da una ricetta millenaria e ancora nuovo nel panorama alcolico italiano.
Un’app, disponibile sia nella versione iOs che Android, consentirà ai visitatori di navigare sul proprio smartphone durante il percorso, col dettaglio dei partecipanti e dei servizi associati agli eventi.
Giovedì 18 i possessori di VIP Pass e i clienti invitati dagli store aderenti potranno partecipare a cocktail party e degustazioni di vini; gli Hotel 5 stelle Lusso allestiranno lounge VLE dedicate ai clienti che verranno accompagnati per un private drink nelle boutique secondo tour creati su misura. Gli invitati degli sponsor godranno di un fast track per accesso e potranno dialogare direttamente con il CEO del brand presente in boutique.
Venerdì 19 e sabato 20 i Brand offriranno servizi ad personam, tra cui: drink di benvenuto, Sales assistant dedicato, consegna degli acquisti in hotel o presso l’abitazione, apertura straordinaria su richiesta.
Su prenotazione, da lunedì 15 a sabato 20 i ristoranti più illustri proporranno a prezzi fissi (pranzo € 35,00, cena € 60,00) il proprio “Menu Vendemmia” con una selezione di piatti tradizionali rivisitati in chiave moderna e comprensivo di un bicchiere di vino.
Su prenotazione e a pagamento, i possessori del VIP Pass potranno visitare le cantine del Lazio e degustare i vini di alcune Tenute. Potranno, inoltre, effettuare una visita privata esclusiva a quattro dimore storiche, luoghi ricchi di cultura dove sarà possibile accedere anche alle loro cantine vinicole per degustazioni personalizzate.
Tra gli eventi speciali anche una Cena di gala placée il 17 e un Luxury Brand cocktail per gli addetti il 19 ottobre.

Tania Turnaturi

Malattie croniche. Scopri il Campione che è in Te

mani pancia

Si stima che siano oltre cinque milioni le persone affette da malattie infiammatorie croniche intestinali, di cui tre milioni in Europa. Mancano dati epidemiologici relativi all’Italia in assenza del registro nazionale, ma si ritiene che ci siano circa 200mila casi. Si tratta di patologie dell’intestino, colite ulcerosa (60%) e malattia di Crohn (40%), che nel loro decorso si caratterizzano con fasi di riacutizzazione e di remissione, arrecando un danno intestinale progressivo. Hanno un picco di incidenza tra i 20 e i 30 anni e per il 20% si manifestano tra i 10 e i 18 anni, con ripercussioni a livello familiare.

La campagna di sensibilizzazione di IG-IBD (Italian Group of Inflammatory Bowel Disease) presentata a Roma col sostegno di Ministero della salute, Istituto superiore di sanità e Commissione igiene e sanità del Senato, ha avuto un testimonial di particolare rilievo, il nuotatore Simone Sabbioni promessa del nuoto italiano che consegue successi tenendo sotto controllo gli effetti della malattia, esempio tangibile di come una tempestiva diagnosi e una corretta terapia possano consentire condizioni di vita conciliabili con alti standard sportivi.

Il primatista nazionale sui 100 metri dorso, ha iniziato a soffrire di gravi sintomi diarroici nel 2016 che lo hanno costretto a rinunciare ai Mondiali di Budapest. Dopo cinque mesi di indagini si è giunti alla diagnosi di colite ulcerosa ed è occorso un anno per mettere a punto una terapia non troppo invasiva, riprendendo gli allenamenti a giugno 2017. Oggi afferma di non subire limitazioni a causa della malattia, prestando attenzione all’alimentazione e assumendo i farmaci. Parteciperà ai 14esimi Campionati mondiali in vasca corta in Cina dall’11 al 16 dicembre, agli Italiani assoluti di aprile 2019 e ai Mondiali di luglio, sognando le prossime Olimpiadi.

L’eziologia delle MICI non è completamente nota, tuttavia un ruolo significativo è da attribuire a un’alterata risposta immunitaria nei confronti del microbiota costituito dai microorganismi presenti nell’intestino, che può essere alterato da fattori ambientali. Dagli studi genetici si è dedotto che in oltre 160 geni sono presenti piccole mutazioni che predispongono alla malattia, cui si aggiungono fattori ambientali, come alimentazione e inquinamento, che modificano la flora batterica intestinale stimolando una risposta immunitaria che provoca l’infiammazione. Questa, cronicizzando, dà come sintomi diarrea, dolori addominali, sangue nelle feci, febbre, astenia e perdita di peso, cui si possono associare manifestazioni articolari (spondiloartrite), cutanee (eritema nodoso, psoriasi), oculari (episclerite e uveite) ed epatiche (colangite sclerosante).

Pur non incidendo sull’aspettativa di vita, tali patologie producono un notevole impatto sociale limitando le capacità del paziente con implicazioni di carattere psicologico, sociale, scolastico e lavorativo, con scadimento della qualità di vita e costi rilevanti per interventi, ricoveri frequenti e acquisto di farmaci non mutuabili. Stime dell’Unione europea sostengono che il costo di un paziente per lo Stato varia da 3 e 5mila euro l’anno che complessivamente si tramuta in oltre un miliardo di euro, cui vanno aggiunto i costi per i servizi assistenziali.

Il trattamento delle MICI si basa sull’utilizzo di immusoppressori, corticosteroidi e aminosalicilati e sui farmaci biologici.

Il professor Alessandro Armuzzi, Segretario generale IG-IBD, ricordando che queste affezioni hanno una diffusione globale con incidenze che variano tra i continenti e tra nord-sud ed est-ovest, sostiene la necessità di una sensibilizzazione a livello mediatico e la creazione del registro nazionale che fornendo una mappatura aiuterebbe ad allocare le risorse.

Enrica Previtali, Presidente dell’Associazione nazionale AMICI Onlus, afferma che la testimonianza di chi ha raggiunto dei traguardi sportivi e ha realizzato importanti obiettivi può infondere fiducia alle persone affette da queste patologie, che tendono spesso a isolarsi e nascondere i sintomi.

Pierpaolo Sileri, Presidente della XII Commissione igiene e sanità del Senato, sostiene la necessità di fare rete fra istituzioni, imprese e pazienti promuovendo un rapporto sinergico tra lo specialista e le associazioni dei pazienti per costituire un network efficace e funzionale alle esigenze del singolo.

La Conferenza Stato Regioni nel settembre 2016 ha recepito il Piano Nazionale della Cronicità, comprese queste due patologie analizzate insieme alle società scientifiche e alle associazioni di pazienti per affrontarne le esigenze psicosociali e adottare modelli per prevenzione, cura e gestione, spiega la dottoressa Paola Pisanti coordinatrice della Commissione sul Piano delle cronicità presso il Ministero della salute. La prima parte del Piano ha determinato i percorsi diagnostici assistenziali, la seconda ha individuato 11 patologie da approfondire tra cui le MICI per le quali mancano studi di popolazione su incidenza e prevalenza per poter definire le risorse che il servizio sanitario deve predisporre. Per armonizzare i comportamenti clinici dei professionisti si è chiesto alle Regioni di definire i percorsi diagnostico-terapeutici. Dalla fase di monitoraggio attraverso dei questionari sull’integrazione ospedale-territorio e sulla costruzione dei PDTA si passerà a un organismo che monitorando i risultati coordinerà l’attuazione, diffonderà le buone pratiche, valuterà i modelli innovativi e proporrà aggiornamenti.

Monica Boirivant, dirigente di ricerca dell’Istituto superiore di sanità, rassicura sull’impegno a realizzare il registro di queste malattie che nascerà dal censimento dei casi attingendo informazioni dai data-base istituzionali e dai dati dei Centri per la diagnosi e cura che dovrà fornire elementi di conoscenza sulla prevalenza e incidenza delle MICI riguardo le complicanze e le risposte alle terapie. (www.igibd.it)

Tania Turnaturi

Il Carnevale della Pace per il rilancio per la capitale

romaÈ stato presentato a Roma l’ambizioso progetto “Colori per la pace – CarnevalPeace” originato da un’idea di Adriano Barghetti e Claudio Bertolaccini rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione culturale Paese d’Autremond, che è stato condiviso da Antonio Giannelli presidente dell’Associazione I Colori per la Pace. Già sostenuto dal Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema, il progetto ha entusiasmato anche Cristina Ciferri presidente dell’Accademia Nazionale Comunicazione e Immagine e dell’Accademia Nazionale Professioni Alberghiere, e Viviana Toniolo direttore artistico del Teatro Vittoria, che saranno partner strategiche attraverso le competenze di comunicazione, formazione e cultura delle proprie strutture organizzative.

Divulgare il messaggio di pace universale e favorire la crescita culturale di Roma rilanciandone l’immagine a livello internazionale è la comune visione, sulla scia del successo del Carnevale di Viareggio che segnò la rinascita della città dalle macerie della guerra, che oggi nei 5 corsi mascherati genera un indotto di 25 milioni di euro e di Lucca Comics che in 5 giorni ne incassa 50 milioni.

Gli ideatori prevedono due anni di preparazione, durante i quali avviare un tavolo congiunto tra il Comune di Roma e la Regione Lazio, con il coinvolgimento di Cinecittà dove realizzare il Carro Internazionale della Pace su bozzetto di una personalità di chiara fama scelta dal sindaco, che sfilerà al Circo Massimo preceduto da una mascherata di tutti i paesi. La festa durerà 11 giorni e si diffonderà capillarmente nei 15 Municipi, ognuno dei quali realizzerà un proprio carro e una propria mascherata preceduta dalla sfilata del Carnevale Romano con aurighe e centurioni per omaggiare la tradizione.

Nel Circo Massimo verrà installata una scenografia progettata dagli studenti dei licei artistici e tecnici e l’esposizione dei disegni sul tema della pace dei bambini, mentre negli stand lungo il percorso verso il Palatino le regioni proporranno le proprie tipicità. Inoltre, camminate carnevalesche nei territori ed eventi sportivi. Nella serata conclusiva il sindaco estrarrà a sorte lo Stato al quale donare il Carro della Pace come auspicio ad aderire all’iniziativa aprendo un proprio centro per condividere il messaggio fra i popoli.

Per il primo bozzetto del Carro della Pace si pensa a Roberto Benigni, artista noto anche fuori dai patri confini e messaggero di solidale speranza.

Un carnevale, quindi, che non sarà solo dissacrante divertimento ma alfiere di un messaggio sociale che sviluppi un collante tra centro e periferia, il Paese e la sua capitale, l’Italia e il mondo.

Per tale grandioso progetto i promotori si prefiggono un fruttuoso utilizzo dei fondi europei da integrare col contributo delle Regioni e degli sponsor mentre confidano nella sensibilità delle Istituzioni per il valido supporto di un’adeguata offerta turistico-culturale che incoraggi le presenze.

L’iniziativa rappresenterà una valorizzazione d’immagine e un volano per l’economia della capitale, creando circa 250 posti di lavoro per 10 mesi l’anno e oltre 1000 addetti temporanei durante il carnevale, con maestranze per la realizzazione dei carri (pittori, truccatori, carpentieri, sarti, cassieri, addetti alla sicurezza, ecc.).

Cristina Ciferri, da anni impegnata nel campo della formazione professionale con la gestione e la direzione di tre scuole dedicate a comunicazione turismo e ristorazione (ANCI, ANPA, Ateneo del Gelato Italiano), mettendo a disposizione il ricco know how, ha progettato la creazione dell’ANAC – Accademia Nazionale Arte Cartapesta cioè il Laboratorio-Officina dell’Arte della Carta a Calco e Bottega del Carnevale Romano, insieme a Claudio Bertolaccini, Adriano Barghetti, Enrico Vannucci e Pasquale Morea, dove verranno insegnate le tecniche per produrre la carta a calco o cartapesta e le tecniche pittoriche e di finitura, l’arte presepiale, arredi urbani, arte vetrinistica per i negozi, scenografie teatrali, museografia, creazioni libere e molto altro.

I corsi saranno di varia tipologia, base, avanzati, specialistici e monotematici come i percorsi formativi per la realizzazione di maschere e burattini o destinati a precisi obiettivi professionali ed artistici e mirati a specifici target di utenza. Accessibili a tutti, studenti e professionisti, italiani e stranieri, potrebbero essere introdotti nelle scuole per favorire lo sviluppo di creatività e manualità con il recupero dei materiali.

Il laboratorio-officina diventerà Bottega Stabile per la realizzazione dei carri, formando risorse professionali per rilanciare un antico e affascinante mestiere che produrrà lavoro oltre il carnevale, sotto la guida del maestro Enrico Vannucci che rivelerà i segreti del suo magico mestiere, col quale ha trionfato in numerosi corsi mascherati di Viareggio, illustrando le tecniche di modellatura, colorazione della carta a calco, effetti coreografici e gli ingranaggi meccanici per i movimenti. Ingaggiata tar gli insegnanti anche Maria Attilia Fabbri Dall’Oglio studiosa e storica della cucina, dell’apparecchiatura, della tavola e del costume dall’antichità ai nostri giorni e studiosa del Carnevale Romano che terrà lezioni sulla storia dell’arte della carta pesta, rinvigorendo il ricordo dello splendore artistico di Roma. Le opere create dagli allievi verranno esposte a fine corso.

Pace e carnevale, un connubio che abbracciando tutti i popoli si trasforma in fattore di crescita economica e fonte di occupazione, rampa di lancio per la promozione di Roma Capitale e occasione per recuperare la valenza storica del fastoso Carnevale Romano, momento di euforica partecipazione del popolo e dell’aristocrazia.

Non un sogno, ma un progetto concreto che avrà bisogno della collaborazione sinergica delle istituzioni, delle associazioni professionali turistiche (alberghiere e della ristorazione), dei rappresentanti della cultura, del mondo dell’impresa, dei mezzi di informazione, delle scuole e dei cittadini, perché Roma sia ambasciatrice di cultura e di bellezza!

Tania Turnaturi

Il cancro si batte anche con l’attività fisica

corsaChe l’attività fisica faccia bene alla salute è dato consolidato. Che faccia bene a chi ha vissuto l’esperienza del tumore è un nuovo paradigma che deve entrare nel patrimonio culturale di tutti.

La diffusione di tale assunto è la finalità del progetto CCM-2014 che raccoglie i dati sui benefici dell’esercizio fisico praticato durante e dopo i trattamenti antitumorali su pazienti affetti da linfoma, cui hanno partecipato l’U.O. di Ematologia IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari di cui è responsabile il dottor Attilio Guarini, l’UOC Ematologia – A.O.U. “Sant’Andrea” di Roma di cui è responsabile la dottoressa Maria Christina Cox, la Struttura Complessa di Oncologia – IRCCS Centro Riferimento Oncologico di Aviano di cui è responsabile il dottor Michele Spina e il Dipartimento di Ematologia Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, responsabile la dottoressa Elena Bravo.

Il progetto, finanziato dal Ministero della Salute, propone lo sviluppo di un nuovo modello di prevenzione delle patologie correlate ai trattamenti anti-tumorali nei pazienti lungo-sopravviventi affetti da linfoma, inducendoli a praticare l’esercizio fisico, contro ogni pregiudizievole scetticismo.

I linfomi sono tumori del sistema linfatico, e si classificano al quinto posto per frequenza nel mondo occidentale, con 16 mila nuovi casi stimati in Italia nel 2017.

Le strategie terapeutiche sempre più avanzate in campo onco-ematologico hanno fatto aumentare i tassi di sopravvivenza, soprattutto di soggetti in età matura cui si prospetta una significativa aspettativa di vita, ma che potrebbero sperimentare gli effetti collaterali, immediati o tardivi, dei trattamenti anti-tumorali.

L’azione preventiva e terapeutica dell’attività fisica è confermata da evidenze scientifiche, sperimentali ed epidemiologiche, non si può quindi più indugiare nell’abbracciare uno stile di vita attivo che funge da terapia di supporto e produce benefici a basso costo, contrastando gli effetti collaterali dei farmaci antitumorali quali riduzione di forza muscolare e di funzionalità cardiorespiratoria, neuropatie periferiche, osteoporosi, perdita di equilibrio, stanchezza cronica, ansia e depressione. Vengono inoltre limitati gli effetti tossici delle terapie che possono presentarsi anche a lungo termine e determinare un decadimento psico-fisico, soprattutto negli anziani, per l’invecchiamento di organi e tessuti. Riducendosi cardiopatie, obesità, diabete, osteoporosi, sarcopenia, stanchezza cronica e decadimento cognitivo, aumenta di contro l’efficacia e la tollerabilità dei farmaci e si allunga la prospettiva di vita. Abbinato a corrette abitudini alimentari, l’esercizio fisico può influire positivamente su diverse malattie croniche, sull’obesità e sulla sindrome metabolica dei pazienti in trattamento oncologico, contrastando l’accumulo di grasso addominale e viscerale.

Il progetto sui lungo-viventi con linfoma, prevede di sperimentare nella pratica clinica un programma di esercizi motori, contestualmente alle terapie anti-tumorali e anche di divulgare e promuovere l’esercizio fisico come importante risorsa a basso costo che offre benessere al paziente oncologico.

Perché, se è vero che i farmaci sconfiggono il cancro, anche l’esercizio fisico è un potente anti-tumorale che riduce il rischio di recidive fino al 40% con l’attivazione del sistema immunitario e dei meccanismi intra-cellulari onco-soppressivi, contribuendo così ad abbattere le problematiche socio-sanitarie, sostiene con determinazione l’ematologa Maria Christina Cox dell’ospedale Sant’Andrea, responsabile del programma di attività motoria per i pazienti con linfoma.

Ecco allora che, acquisita la consapevolezza che bisogna assumere l’esercizio fisico come metodo di profilassi, cura e riabilitazione poiché previene l’insorgenza di neoplasie, riduce il rischio di recidive e la tossicità della terapia e il rischio di patologie croniche, superate le barriere convenzionali e attenti al proprio benessere psico-fisico, alcuni pazienti nel corso delle cure chemioterapiche presso l’ospedale romano hanno costituito il gruppo di studio coordinato dalla fisiatra Gabriella Marsili. Il programma trisettimanale di esercizi motori personalizzati con l’ausilio di macchinari sotto la guida della fisioterapista Federica Ponzelli, impostati con rigore scientifico per sviluppare la forza muscolare agli arti e al torace, di coordinazione motoria ed equilibrio, aerobici e di stretching, ha apportato in tutti i pazienti un miglioramento della capacità funzionale, del tono dell’umore e della qualità di vita, senza interferire con le terapie mediche.

Coadiuva il progetto un agile manuale di attività motoria, indirizzato a pazienti, fisioterapisti e operatori del settore, in cui sono descritti gli esercizi da praticare, con gradualità e dopo attenta valutazione dello stato del paziente.

Una rete telematica di screening e follow-up permetterà di registrare i pazienti arruolati per definirne l’impatto epidemiologico su scala nazionale e formulare percorsi diagnostico-terapeutici. Infatti, i dati clinici, di laboratorio e degli interventi terapeutici dei pazienti lungo-sopravviventi presso i tre ospedali aderenti saranno raccolti nella piattaforma informatica progettata presso l’Istituto Superiore di Sanità.

Inoltre, sempre nell’ambito del progetto CCM-2014, si può consultare e scaricare una piccola guida destinata a pazienti, familiari e professionisti della sanità, a cura di Maria Christina Cox, che raccoglie opinioni ed esperienze di un gruppo di esperti (di biologia, cardiologia, ematologia, fisiatria, fisioterapia, geriatria, informatica, medicina interna, medicina generale, oncologia, psico-oncologia, psicologia dello sport e scienze motorie) che si sono confrontati in un recente convegno per promuovere la conoscenza di un modello di gestione del paziente lungo-sopravvivente di linfoma e avviare una collaborazione operativa con la medicina di base sul tema “Il cancro si batte anche con lo sport”, da cui è emerso che per ottenere risultati bastano 150-180 minuti a settimana di camminata veloce, corsa, ginnastica, pedalata, ballo, nuoto.

Tania Turnaturi

Terra e mare in Campania, archeologia e biodiversità

Baia-tempio di Venere

Baia, tempio di Venere

Mare cobalto penetrato da raggi dorati, coste orlate di bianchi agglomerati fronteggiate da isole disseminate dal vento: è la bellezza opulenta della Campania, onorata da canzoni e film celeberrimi.

Ma i tesori più reconditi giacciono tra le onde delle cinque Aree Marine Protette, pronti a svelarsi a chi vuole indossare la muta o la maschera presso i diving autorizzati o scrutare i fondali da una barca seguendo le istruzioni della guida.

Baia parco archeologico

Baia parco archeologico

Le Aree Marine Protette (AMP) sono ambienti marini di acque, fondali e coste di rilevante interesse naturale, geomorfologico, fisico e biochimico. Comprendono zone a diverso grado di tutela con regolamentazione differenziata delle attività umane, di cui la zona A ad alto valore biologico ed ecologico è destinata ad attività di ricerca scientifica e vi si può accedere esclusivamente con visite autorizzate dall’Ente gestore.

Ischia, la Pithecusa greca fondata nell’VIII sec. a.C., si riteneva fosse stata abbandonata in epoca romana a causa di terremoti ed eruzioni. Dopo il rinvenimento negli anni ’70 di frammenti ceramici e lingotti di piombo nella baia di Cartaromana, i pescatori chiesero di avviare gli scavi, che iniziarono nel 2011 guidati dall’archeologa Alessandra Benini sotto la vigilanza della Soprintendenza archeologica di Napoli. Nacque così il progetto “Navigando

Parco sommerso di Gaiola, casa degli spiriti

Parco sommerso di Gaiola, casa degli spiriti

verso Aenaria” promosso dalla società di giovani ischitani Marina di Sant’Anna con l’intento di ricostruire le vicende storiche dell’isola collaborando agli scavi archeologici della romana Aenaria, e avviare un nuovo turismo culturale subacqueo oltre quello termale e balneare. Sotto un alto strato di sedimenti sono stati individuati resti di edifici residenziali, ninfei di tarda età repubblicana, vasche di raccolta, una banchina portuale di 20 m e la sua cassaforma lignea di 80 tavole infisse nel fondale. Presso il Centro culturale di Ischia Ponte si può assistere a una proiezione video sugli scavi e poi osservarli dalla barca con fondo trasparente o con immersioni guidate e snorkeling per ammirare anche la magnificenza dell’AMP Regno di Nettuno che si estende fra Ischia e Procida, ricca di praterie di posidonia, secche sabbiose e aree di coralligeno dove prosperano specie ittiche degli ambienti rocciosi mediterranei. Nel canyon di Cuma vive il delfino comune, specie a rischio estinzione.

Nel golfo di Pozzuoli il Parco sommerso di Baia rivela la predilezione dell’aristocrazia romana per questa zona, famosa per le proprietà terapeutiche delle sue acque termali. I fondali rinserrano pitture e mosaici della villa a Protiro, le mura della villa dei Pisoni e il ninfeo imperiale di Claudio, una strada lastricata che conduce al porto commerciale Iulius, tabernae e magazzini per le merci e una poderosa diga frangiflutti di 25 pilastri quadrangolari in laterizio (pilae) nella secca Fumosa, affondati a causa del bradisismo che ha modificato la linea di costa e della subsidenza di tutta l’area. Tra queste strutture archeologiche colonizzate da posidonia oceanica e praterie di spugne e anemoni, si aggirano numerosi organismi marini soprattutto nelle acque calde e solforose della secca Fumosa. Il paesaggio dell’area dei Campi Flegrei è stato disegnato dalle eruzioni, da quella degl’Ignimbrite Campana di 39.000 anni a quella del 1538 che generò il Monte Nuovo, e dall’attività vulcanica che genera esalazioni sulfuree e sorgenti termali. Si può scrutare il parco sommerso con un battello dalla chiglia trasparente o in collegamento video con una guida subacquea seguendo le immagini su uno schermo, o praticare snorkeling. Sulla collina si può visitare la parte superiore del Parco archeologico con ville e complessi termali e i templi di Diana, Mercurio e Venere.

Il Parco sommerso di Gaiola nel golfo di Napoli fonde aspetti vulcanologici, biologici e storico-archeologici tra falesie di tufo giallo chiazzate di macchia mediterranea, essendo la collina di Posillipo, generata con l’eruzione del Tufo Giallo Napoletano di 15.000 anni fa, soggetta a bradisismo che ha inabissato le strutture di età romana. Sui fondali forati da vistose emissioni gassose (fumarole) sono visibili infatti le istallazioni marittime della villa d’otium di Pausilypon poi villa imperiale di Augusto, approdi, ninfei e peschiere per l’allevamento delle murene che costituiscono un variegato habitat di varie specie marine, mentre la “casa degli spiriti” emerge dal mare. Il Centro studi interdisciplinare Gaiola onlus svolge attività di ricerca e divulga la conoscenza di questo mondo sommerso con riprese in 3D ed effettua itinerari guidati nel Parco Archeologico Ambientale del Pausilypon-Grotta di Seiano nella parte alta del promontorio.

L’AMP di Punta Campanella, sulla cui sommità la torre saracena osserva il mare accanto ai resti del tempio di Atena, lambisce la penisola sorrentina fino a Positano. La costa, orlata di torri di avvistamento e ville romane come quella annessa al bagno della Regina Giovanna, alterna falesie calcaree, secche, ripidi fondali e grotte sulle scogliere punteggiate di borghi marinari, baie e calette, gli isolotti Li Galli sede delle sirene, lo scoglio dell’Isca e il fiordo di Crapolla con resti di costruzioni romane e un’abbazia benedettina. Lo scoglio di Vervece, colonizzato dalle gorgonie bianche gialle e rosse, custodisce la statua della Madonna protettrice dei sub tra margherite di mare, polipi e stelle marine. Si possono avvistare delfini, piccoli squali, capodogli e molte tartarughe marine salvate e rimesse in mare. In queste acque nel 1974 Enzo Maiorca conquistò il record mondiale di profondità in apnea. Il direttore Antonino Miccio annuncia che da dicembre nel Centro visite interattivo si potranno seguire in diretta le riprese dei fondali con telecamera subacquea, vedere un documentario in 3D, diorami e un acquario con gli habitat tipici.

Castellabate

Castellabate

Nel tratto settentrionale del Parco Nazionale del Cilento, sabbie e falesie nell’AMP di Santa Maria di Castellabate giungono fino a Punta Licosa e all’isolotto della sirena Leucosia, con la meravigliosa spiaggia raggiungibile via mare o dall’approdo greco-romano di San Marco, su cui deposita le uova la tartaruga marina caretta-caretta. Il litorale di flysch e scogliere racchiude un paesaggio subacqueo con vaste praterie di posidonia oceanica che protegge le spiagge dall’erosione e un ricco habitat di biodiversità, paragonabile alle scogliere coralline. Vi si specchia Castellabate uno dei borghi più belli d’Italia, cinto di macchia mediterranea e coronato dal castello dove sono custodite anfore e ancore sottratte ai fondali. Il centro storico medievale patrimonio Unesco è meta di cineturismo dopo il successo del film Benvenuti al Sud.

Tania Turnaturi

Borghi, in cammino
con le guide ambientali

La Via degli Abati in Emilia Romagna

La Via degli Abati in Emilia Romagna

Dal 2 al 5 giugno l’Italia si metterà in cammino attraverso borghi, sentieri alpini e appenninici, centri storici fantasmi, siti archeologici, località minori ricche di fascino con il vasto programma delle Giornate Nazionali delle Guide Ambientali Escursionistiche. L’evento, inserito da Legambiente Nazionale nel calendario di Voler Bene all’Italia, contribuisce con il ricavato delle donazioni libere alla realizzazione di progetti under 35 di micro-impresa per il rilancio del comparto turistico ambientale e zootecnico nelle regioni terremotate. Saranno a disposizione 500 guide per 200 eventi di cui 50 nell’Italia centrale.

Nella conferenza stampa di presentazione, numerose testimonianze hanno illustrato l’iniziativa. Stefano Spinetti Presidente Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche, ricorda quanto siano stati colpiti duramente gli allevatori che necessitano di un sostegno anche attraverso la valorizzazione delle bellezze storiche e naturalistiche del nostro Paese, grande museo a cielo aperto.

Edoardo Zanchini vice Presidente Nazionale di Legambiente, dichiara che coinvolgere i turisti in ‘camminate solidali’ lungo le aree naturali danneggiate contribuirà a frenare il calo di visitatori, aggravato dai danni alle infrastrutture e al patrimonio architettonico, valorizzando borghi e territori. Il turismo ambientale, infatti, può e deve rappresentare un volano per l’economia del nostro Paese dando nuovo impulso alle località appenniniche. Riattivare un turismo dolce in queste aree è la scommessa che Legambiente e Aigae hanno fatto, firmando un protocollo d’intesa. Le passeggiate contribuiranno alla raccolta fondi La Rinascita ha il Cuore Giovane, a sostegno dei giovani imprenditori che hanno deciso di restare dove sono nati.

Petra d'Etruria nel Lazio

Petra d’Etruria nel Lazio

Mauro Orazi coordinatore per il Lazio, illustra un programma suggestivo: la piramide etrusca a Bomarzo, il parco archeologico dell’Appia Antica, passeggiate sensoriali nella foresta del Circeo, il family trek nella Valle dei Santi, le grotte di Collepardo, un’opera idraulica etrusca alle porte di Roma, il Museo del Fiore nella Riserva Naturale di Monte Rufeno. Nella capitale trek urbano nel parco di Monte Mario percorrendo l’ultimo tratto della Via Francigena, escursione astronomica sul Tevere.  I misteri della seconda guerra mondiale e della guerra fredda si potranno scoprire nel bunker con gallerie cementificate fatto costruire da Mussolini sotto il Monte Soratte.

Raffaele Capponi coordinatore per l’Umbria, ricorda che una bellissima escursione offrirà una splendida vista su Norcia e il Piano di Santa Scolastica costeggiando i borghi di Savelli, S. Marco e Nottoria colpiti dal sisma, ma si visiteranno anche l’Isola Polvese sul Trasimeno e le antiche strade da Rocca Deli al Castello di Roviglieto con apertura straordinaria della Rocca.

Leonardo Perrone coordinatore per le Marche trascina con la suggestione di vigne, prati, valli fluviali, borghi attraversati da Arquata del Tronto a Santa Maria in Pantano, in cui si vedranno gli scavi di un luogo di culto risalente agli antichi Umbri lungo la valle del fiume Giordano ma anche un lago estinto e pascoli con cavalli allo stato brado. A Matelica l’abbazia dimenticata di Santa Maria De Rotis con le carbonaie e ville imperiali fino ad ammirare il tramonto sulla vetta del Monte S. Vicino, mentre la vista spazia dal mare agli Appennini.

Anello di Monte Mileto - Abruzzo

Anello di Monte Mileto, Abruzzo

Salvatore Costantini coordinatore dell’Abruzzo sottolinea che la missione delle guide ambientali escursionistiche è quella di rilanciare il comparto del turismo naturalistico in tutte le zone dell’Italia centrale, valorizzandone la memoria storica. Gli appuntamenti nella regione abruzzese spaziano dalle visite nei borghi ai sentieri di montagna, dai boschi, alla costa. Le fonti della Majella, la splendida faggeta di Val di Fondo, un anfiteatro glaciale con testimonianze storico-antropologiche. Si percorreranno anche due tratti del Cammino di San Tommaso, itinerario lungo 320 km che unisce la Basilica di San Pietro di Roma alla Basilica di San Tommaso Apostolo di Ortona, ove sono conservate reliquie dei due apostoli.

Sicilia-il castagno più antico d'Europa

Sicilia, il castagno più antico d’Europa

In Sicilia, fa notare la coordinatrice Violetta Francese, l’attrazione turistica ai piedi dell’Etna è il castagno più grande e antico d’Europa, detto dei cento cavalli, che estende la sua chioma imponente sul territorio da 4000 anni. Il suo primato è stato riconosciuto dal botanico torinese Pevronal.

La presentazione si conclude con la testimonianza di Vienna Cammarota, guida campana, che da sola e senza ausilio tecnologico ripeterà a piedi il Grand Tour di Wolfgang Goethe del 1786. Partendo da Karlovy Vary nella Repubblica Ceca il 28 Agosto, attraverserà Boemia, Baviera e Austria sempre a contatto con la natura e la gente, concludendo il viaggio in Abruzzo (e non in Sicilia come Goethe) per trasmettere il messaggio ai popoli europei e ai turisti stranieri che in Abruzzo si può e si deve tornare.

Puglia, Polignano a Mare

Puglia, Polignano a Mare

Anche un’altra guida AIGAE è in cammino, Marco Saverio Loperfido, partito con la moglie Marina ed il cane Bricco il 1 maggio dal Lazio per giungere a Bruxelles il 18 ottobre dove saranno ricevuti dal Presidente Antonio Tajani, per portare al Parlamento Europeo le istanze, i progetti, i desideri dei popoli terremotati e un diario quotidiano delle esperienze vissute.

L’intero diario giornaliero di Marco, Marina e Bricco sarà sul blog Paese Europa. Tutti gli eventi sul sito di Italiaguide.

Tania Turnaturi

Roma. Aperti al pubblico
i giardini di Palazzo Venezia

fontana del giardino di Palazzo Venezia smallIl giardino di Palazzo Venezia torna ai romani e ai turisti che potranno godere della sua frescura nelle ore diurne, e nelle serate estive assistere a concerti e performance teatrali e artistiche.

Palazzo Venezia, nell’immaginario collettivo simbolo del potere fascista come testimoniato dai filmati dell’Istituto Luce in cui il Duce pronunciava i discorsi dal piccolo balcone prospiciente la piazza e dichiarava guerra a Gran Bretagna e Francia, ha una storia che affonda le radici nel mecenatismo del Regno Pontificio.

Commissionato dal cardinale Pietro Barbo, futuro papa Paolo II, che vi collocò la sua collezione d’arte, fu costruito tra il 1455 e il 1467 utilizzando anche il travertino del Colosseo e del vicino Teatro di Marcello, su progetto forse di Leon Battista Alberti, probabilmente di Francesco del Borgo. Nel 1564 Pio IV ne cedette una parte alla Repubblica di Venezia che vi trasferì l’ambasciata. Dopo il Trattato di Campoformio passò all’Austria che ne fece sede della propria ambasciata. Nel 1916 il Regno d’Italia glielo sottrasse e vi si aprì il museo di arte medievale e moderna.

Nel 1929 Mussolini vi fissò la sede del Governo e del Gran Consiglio. Da anni è sede del Museo Nazionale di Palazzo Venezia e della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, mentre il giardino è stato degradato a parcheggio delle auto ministeriali.

Il palazzo, che nel 1909 subì sostanziali modifiche con arretramento di un corpo di fabbrica per la realizzazione del piano di sistemazione di piazza Venezia in asse con via del Corso, costituisce il primo edificio rinascimentale con cortile centrale, fulcro del palazzo ed elemento di ripartizione degli spazi sul quale si affaccia la scenografia del portico a due ad ordini sovrapposti e archi su pilastri, chiari rimandi al Colosseo e al Teatro di Marcello.

La fontana al centro venne commissionata nel 1729 a Carlo Monaldi dall’ambasciatore veneto Borbon Morosini, che risolse l’approvvigionamento idrico per gli abitanti del palazzo. Il cortile si trasformò in giardino, viridarium, nella prima metà dell’Ottocento con le siepi di bosso, in seguito vi furono piantate le magnolie, diverse varietà di palme e la rosa banksiae “Alba Plena”.

particolare della vasca nel giardino

Particolare della vasca nel giardino

Dal 2014 ospita anche la sede del Polo Museale del Lazio, istituito in base al DPCM n. 171/2014 che definisce la riforma del MiBACT voluta dal ministro Franceschini, accorpando la gestione di 43 musei e luoghi della cultura. Il 15 giugno scorso il ministro, il direttore del Polo Edith Gabrielli e il direttore del Museo Nazionale di Palazzo Venezia Sonia Martone, entrambe di recente nomina, hanno presentato alla stampa questo progetto di riassetto museologico proprio nel giardino sulla pedana allestita per ospitare gli spettacoli estivi, che funge da palcoscenico e platea con 300 posti a sedere. La prima parte del progetto ha ricevuto con la legge 190 del 23 dicembre 2014 un finanziamento di 5 milioni e quattrocentomila euro per il programma triennale 2016-2018.

Dal 20 giugno tutto il complesso di Palazzo Venezia riassume il suo ruolo di centralità nella vita capitolina grazie all’impulso che la dott.ssa Gabrielli vuole imprimere al palazzo trasformandolo in luogo di interazione fra tutte le arti, integrando la tutela del passato con la produzione culturale contemporanea. Il segnale del cambiamento parte dal rilancio del giardino, bonificato da superfetazioni e oggetto di interventi di arredo urbano, e degli istituti che ospita con un programma culturale adeguato alla storia della città e al suo futuro. Il giardino sarà accessibile dagli ingressi quattrocenteschi di via del Plebiscito e piazza San Marco e da quello settecentesco di Via degli Astalli, una autentica rivoluzione nel tessuto urbano.

Palazzo Venezia il giardinoDal 20 giugno al 16 settembre vi si svolgerà La Rassegna il Giardino Ritrovato, di arte musica teatro e danza, programmazione a cura del direttore del Museo Sonia Martone e Anna Selvi.

L’iniziativa del rilancio prevede inoltre una comunicazione culturale ad ampio raggio, rivolta anche alla formazione, con un ciclo di Conversazioni d’arte a cura del professor Marco Ruffini di “Sapienza” Università di Roma, che vedranno avvicendarsi esperti di rango internazionale, con conferenze magistrali sui grandi protagonisti della scultura e della pittura dal tardo Medioevo al Barocco, con video proiezioni dei loro capolavori, che si concluderanno con la visita al Palazzo guidata dal direttore Sonia Martone.

Il biglietto del Museo comprende l’accesso allo spettacolo fino a esaurimento posti

Tania Turnaturi

Italia, Paese di vulcani, terremoti (e incoscienti)

Tempio Serapide Pozzuoli

Tempio Serapide Pozzuoli

Il rischio sismico e idrogeologico ha causato in due secoli 150 mila vittime e danni al patrimonio storico-artistico. Il 28 e 29 aprile questi temi sono stati trattati a Napoli nel primo congresso nazionale dei geologi, concluso il 30 con la stampa italiana e straniera nella solfatara di Pozzuoli, dentro l’enorme caldera del distretto vulcanico dei Campi Flegrei, che i Greci chiamavano “l’agorà del dio Efesto”.

Il Presidente del Consiglio nazionale dei geologi Francesco Peduto, del Consiglio del Lazio Roberto Troncarelli, il consigliere nazionale Lorenzo Benedetto, il professor Piergiulio Cappelletti dell’Università di Napoli, il geologo Vincenzo Morra hanno relazionato sui lavori e descritto la storia millenaria di questo organismo vivo, che respira attraverso il bradisismo, lenti movimenti di innalzamento e abbassamento, così significativi negli anni ‘70 e ’80 con picchi di 4 m, da imporre lo sgombero del rione Terra a Pozzuoli, dove, tra i palazzi, le colonne del Tempio di Serapide sono state perforate da organismi acquatici quando erano sommerse per il fenomeno della subsidenza, poi sollevate dal bradisismo.

Caldera della solfatara

Caldera della solfatara

L’Osservatorio Vesuviano (il più antico al mondo, fondato nel 1841 da Ferdinando II di Borbone) monitora e controlla l’attività del Vesuvio e dei Campi Flegrei; il direttore Mauro Di Vito lo descrive come centro di eccellenza dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e ne lamenta la carenza di organico, auspicando un ricambio generazionale.

Il sistema vulcanico dei Campi Flegrei è un “supervulcano” che gravita su quattro comuni e i quartieri occidentali di Napoli. I 40 crateri della caldera espongono a una pericolosità subdola per l’imprevedibilità del punto in cui si può verificare un’eruzione, l’intensa urbanizzazione della zona rossa e l’inadeguatezza dei comuni ad affrontare un’emergenza che coinvolgerebbe 1.000.000 di persone. Diverso morfologicamente dal Vesuvio che è un monte, la sua attività è stata caratterizzata da numerose eruzioni esplosive e un esiguo numero di eventi effusivi con sporadiche colate. Fanno parte integrante di questo vulcanismo anche i prodotti di Ischia e Procida.

Contornata dalle abitazioni, la solfatara sbuffa dalle fumarole vapori di realgar, cinabro e orpimento che danno una colorazione giallo-rossiccia alle rocce che delimitano le bocche; nel terreno circostante a pochi centimetri di profondità la temperatura supera i 70°. Nel ‘700 fu costruita una torre per produrre allume condensando il vapore. La zona era nota nell’antichità classica per gli effetti termali dei sudatori, grotte naturali per la cura delle affezioni respiratorie e i reumatismi.

L’eruzione di 39.000 anni fa che, collassando diede origine alla caldera di 15 km di diametro, disseminò depositi piroclastici nel Mediterraneo orientale e ceneri fino in Siberia, con immissione di anidride carbonica che influenzò i parametri ambientali microclimatici del nostro emisfero. A 15.000 anni risale l’eruzione del tufo giallo, seguita da molte altre, fino a quella importante del 1538 con la formazione in pochi giorni del Monte Nuovo. Non sono esclusi in futuro fenomeni di pari intensità, essendo il sistema in lenta risalita, dal 2015 di 8 cm, dal 2014 di 15 cm.

Numerose le tematiche emerse dai lavori del congresso. Il Ministero dell’ambiente e l’Ispra rilevano che in 7 anni la superficie a rischio geologico è passata dal 9,8 al 15,8% e il 70% delle frane europee avviene in Italia. Al consolidamento e sistemazione del dissesto si deve affiancare un’organica opera di mitigazione del rischio e di difesa del suolo, con buone pratiche che prevedano la presenza del geologo nelle commissioni di gara, nei collaudi e nella direzione dei lavori, è cioè necessario un approccio culturale al rischio per salvaguardare vite umane e territorio.

Solo 8 Regioni e il 77% dei comuni dispongono del Piano di protezione civile parzialmente aggiornato ed adeguato alle normative, ma non totalmente rispondente alle criticità, pochi cittadini ne sono a conoscenza e non è previsto un Presidio territoriale tecnico e un protocollo d’azione per le procedure e i modelli di intervento. I Presidi territoriali nati durante l’emergenza Sarno, che rendono la Campania regione pilota con geologi e ingegneri formati per svolgere attività di presidio e protezione civile, non sono ancora operativi.

Se non si mette in sicurezza il territorio non si possono effettuare investimenti, è il grido d’allarme dei geologi che chiedono di essere protagonisti del rilancio economico del Paese, chiamati non solo a spiegare il dissesto ma a suggerire come evitarlo. Il ministro dell’ambiente Galletti l’ha definita la professione del futuro nell’ambito della “green economy”, auspicando l’educazione ambientale fin dai banchi di scuola, con la didattica e la visita ai parchi nazionali e al territorio: conoscere per prevenire. La formazione è però un punto dolente: matricole aumentate del 200% ma Dipartimenti di geologia ridotti da 28 a 8.

In 12 tavoli di lavoro il congresso ha elaborato la Carta per l’Italia, con una serie di criticità e proposte al Governo per mettere in sicurezza il Paese: fascicolo del fabbricato per ridurre i danni edilizi; geologo di zona come sentinella del territorio; legge nazionale che individui il patrimonio geologico e lo protegga come quello culturale; piano per il rischio idrogeologico; riconoscimento della sicurezza sismica degli abitati come esigenza

Presentazione Carta per l'Italia

Presentazione Carta per l’Italia

collettiva primaria; aggiornamento delle norme sulle attività estrattive; sensibilizzazione dei cittadini ai rischi educandoli a comportamenti virtuosi e diffusione di una cultura di prevenzione e cura del territorio; direttiva europea per rischio idro-geomorfologico e gestione dei versanti; piano per la risorsa acqua che sarà l’emergenza del futuro.

Investire su cultura e figure professionali per tutelare un patrimonio di notevole potenzialità economica costituito da geoparchi e geositi, istituendo la figura professionale competente per la gestione e lo sviluppo, è la pressante richiesta alle istituzioni. L’Italia possiede 10 geoparchi Unesco, seconda al mondo dopo la Cina, grande risorsa di turismo sostenibile che racconta la storia dei 4,5 miliardi di anni del Pianeta Terra, con una domanda turistica che cresce del 5% annuo. Il valore scientifico e culturale dei geositi è una potenzialità economica, ma bisogna individuarli e proteggerli, farli conoscere e renderli fruibili.

Concludiamo con la buona notizia: un’intesa raggiunta tra l’Ordine dei geologi e il sindaco dell’Aquila nell’anniversario del sisma, trasformerà la città in simbolo di prevenzione sperimentando il Fascicolo del fabbricato.
Tania Turnaturi

MetaMateria. Dagli scarti alle opere d’arte

Civiltà delle macchine, Copertina 1972

Civiltà delle macchine, Copertina 1972

La fine del secondo conflitto mondiale dà impulso a un fermento di ricostruzione che negli anni ’50 e ‘60 posiziona l’Italia tra le potenze industriali, con una moderna attività siderurgica che fornisce acciaio a costi competitivi. La rapida crescita industriale col sostegno dello Stato imprenditore nella partecipazione di imprese rilevanti del sistema produttivo, spinge il Paese verso la modernizzazione con la realizzazione di importanti infrastrutture e un considerevole sviluppo economico-sociale.

Parallelamente, germina un moderno mecenatismo di Stato, favorito dalla legge 717/49, tuttora in vigore, che riserva il 2% della spesa stanziata per la costruzione di edifici pubblici all’acquisizione di opere d’arte destinate al loro abbellimento.

Eugenio Carmi, Il teorema di Pitagora, ferro e acciaio

Eugenio Carmi, Il teorema di Pitagora, ferro e acciaio

Nel 1962, in pieno miracolo economico, Giovanni Carandente direttore artistico delle Arti visive del Festival dei Due Mondi organizza a Spoleto la mostra en plein air “Sculture nella città” cui partecipano 53 tra i maggiori scultori internazionali. Italsider mette a disposizione i suoi stabilimenti, in cui 10 artisti realizzano con l’aiuto degli operai, opere con i materiali delle officine per esprimere il radicale cambiamento del Paese, trasformando lastre d’acciaio e putrelle di ferro in espressioni creative, esperienza che lascerà segni indelebili nella loro ricerca artistica e nella percezione collettiva.

Sinisca, Struttura variabile, acciaio

Sinisca, Struttura variabile, acciaio

La visione della centralità della cultura e dell’arte come valori basilari di sviluppo, ha consentito la creazione di notevoli raccolte d’arte, con significative ricadute economiche. La più rilevante è stata quella dell’IRI, smembrata dai successivi passaggi societari, cambi di sede, liquidazioni, alienazioni e perfino incuria.

Presso la sede storica a Roma in via Veneto 89, oggi sede Fintecna, è allestita la mostra “MetaMateria. Da materia d’industria a materia d’arte” di opere realizzate con i materiali di recupero industriale da cinque

Luigi Gheno, Forma rivestita, bronzo

Luigi Gheno, Forma rivestita, bronzo

Arnaldo Pomodoro, Colonna del viaggiatore, bronzo

Arnaldo Pomodoro, Colonna del viaggiatore, bronzo

protagonisti contemporanei di quell’evento straordinario, i quali attuano una sinergia fra prodotto artistico e prodotto industriale che influenzerà i processi produttivi. Il titolo si ispira alla mutazione del materiale che, attraverso il superamento della forma, assurge a categoria dello spirito sperimentando nuove tecniche e nuovi significati: l’ispirazione artistica si discosta dalla concezione plastica tradizionale modellata sulla figura umana, approdando all’astrazione, tanto che le composizioni nella più materica delle arti acquistano significato attraverso la luce e l’ombra, il pieno e il vuoto.
Alcune opere di Beverly Pepper sono monumentali, ma flessuose ed eleganti; Eugenio Carmi è attratto dalle leggi della natura indagate nell’antichità, come il teorema di Pitagora; Luigi Gheno scolpisce nel bronzo figure totemiche incise da labirinti che scandiscono il trascorrere del tempo; Sinisca riproduce il mondo dell’elettronica e realizza strutture che possono essere ricomposte dall’osservatore; Arnaldo Pomodoro ricorre a forme geometriche con tagli che rivelano gli ingranaggi interni e realizza la sua prima opera monumentale con fusione a staffa.
Alle pareti le opere pittoriche e grafiche della precedente mostra “Ingegni d’Arte” con 43 copertine della rivista culturale aziendale di Finmeccanica cui hanno collaborato personaggi illustri e premi Nobel “Civiltà delle Macchine”, pubblicata dal 1953 per 27 anni e distribuita agli operai come proposta di un percorso culturale, ideata dall’ingegnere-poeta Leonardo Sinisgalli, il cui trait d’union è la comune esperienza in fabbrica per seguire i processi produttivi.

Giancarlo Isola, Senza titolo, acrilico su tela, copertina 1977

Giancarlo Isola, Senza titolo, acrilico su tela, copertina 1977

Con questo polo museale permanente di 60 opere, Fintecna intende testimoniare e tutelare quella stagione felice dell’impresa pubblica che seppe coniugare cultura artistica e cultura d’impresa, puntando anche a rafforzare l’identità aziendale dei dipendenti. Realizzata grazie all’opera di recupero di gmgprogettocultura, le curatrici Sabrina Fiorino, Claudia Canalini e Nicoletta Provenzano così ne descrivono la genesi: “Consapevoli dell’importanza di quella stagione e dell’esempio che può rappresentare oggi, abbiamo allacciato i rapporti con alcuni degli artisti che in quegli anni hanno collaborato con le istituzioni, per restituire ai lavoratori e alle imprese la loro dimensione umana… per documentare in maniera corale l’esperienza di un fenomeno tutto italiano… la funzione inalienabile dell’arte all’interno della società deve essere ribadita ogni giorno. Quando le aziende investono in arte, danno prova di una grande maturità civica”.

Beverly Pepper, Untitled, acciaio inox e travertino

Beverly Pepper, Untitled, acciaio inox e travertino

Il direttore generale Fintecna Riccardo Taddei ricorda che Fintecna ha ereditato funzioni e patrimonio dell’IRI, il cui mecenatismo dalla metà degli anni ’50 si espresse anche commissionando opere esposte sui transatlantici nelle traversate transoceaniche, come il grande arazzo di Capogrossi alle sue spalle, tessuto a Penne in Abruzzo. Un nucleo di opere è stato recuperato presso Enti e Pubbliche Amministrazioni dove erano state depositate dopo il disarmo delle motonavi Finmare.

Inaugurazione mostra

Inaugurazione mostra

Auspica, inoltre, che anche oggi si torni ad affidare la comunicazione agli artisti, memori dell’esperienza di quegli anni in cui l’economia iniziò a parlare un linguaggio nuovo e moderno tramite il genio creativo.

Tania Turnaturi


La mostra si può visitare su prenotazione fino al 30 aprile 2016
Auditorium Via Veneto, 89 – Tel: 0642126330/0642126797

Antica Temesa, il marchio per il territorio di Amantea

Amantea

Amantea

La Calabria è regione a vocazione turistica, marina e montana, che può valorizzare le sue potenzialità intercettando il flusso vacanziero estivo. Con l’intento di dare visibilità a località limitrofe alla balneare Amantea, promuovendo turisticamente un territorio con una comune matrice storica, è stato ideato il Marchio d’area Antica Temesa che collega passato e futuro in un progetto del quale è stato presentato il logo e avviata la campagna pubblicitaria dalla Pomilio Blumm, a cui è stato affidato l’incarico di veicolare i contenuti. Oltre ad Amantea, il fattore identitario di mito e storia comprende Serra d’Aiello, Belmonte Calabro, Aiello Calabro e Lago.

Aiello Calabro - Cappella Cybo

Aiello Calabro – Cappella Cybo

Il Marchio d’area è lo strumento utilizzato per realizzare progetti di sviluppo su una precisa area geografica connotata da caratteristiche che la rendono tipica, col coinvolgimento di soggetti pubblici e privati che creano una rete di collaborazione e condivisione integrata di servizi che risponda alle esigenze territoriali di valorizzazione delle risorse (culturali, gastronomiche, religiose, di accoglienza) e coinvolga tutti i portatori di interesse.

Spiaggia di Campora

La spiaggia di Campora

“Or ora approdai, con nave e compagni andando sul mare schiumoso verso genti straniere, verso Temese per bronzo, e porto ferro lucente” (Odissea, I, vv.182-184). La Temesa citata da Omero era la città italica degli Ausoni sulla costa tirrenica, conquistata da Brettii e Greci e colonia romana col nome di Tempsa, l’attuale Campora presso Amantea, dove sono state rinvenute necropoli e un heraion (luogo sacro). Pausania narra che, dopo l’approdo di Ulisse a Temesa, il compagno Polite abusò di una ragazza e fu lapidato dalla popolazione. Per placare l’ira del suo fantasma, la Pizia suggerì di costruire un recinto sacro dove sacrificare ogni anno una vergine, finché il campione olimpico Eutimo sfidò il demone e lo sprofondò in mare.

Belmonte - I deliziosi fichi secchi

Belmonte – I deliziosi fichi secchi

A Serra d’Aiello, nel parco archeologico in località Cozzo Piano Grande sono stati rinvenuti resti di insediamenti italici del IV sec. a.C., testimoni di una popolazione indigena che aveva rapporti commerciali con tutte le civiltà del Mediterraneo con le quali scambiava il rame delle sue miniere.

Lago - scultura di Wladimiro Politano

Lago – scultura di Wladimiro Politano

L’odierna Amantea era la Clampetia che Tito Livio e Plinio definivano importante snodo commerciale. Il castrum bizantino del VI sec. (Nepetia), venne espugnato dagli arabi nel X sec. e denominato Almantiah (la rocca), dominata poi da normanni, svevi, angioini e aragonesi. I resti del castello svevo e numerose chiese guardano dall’alto la città moderna sulla costa.

Belmonte Calabro deve le sue origini a Dragone di Beaumont sotto Carlo d’Angiò (1270), e conserva chiese e palazzi gentilizi per i quali ha ricevuto il premio Cerere come centro storico meglio conservato. Il feudatario Galeazzo di Tarsia scrisse il suo Canzoniere nelle sale del castello. Il fortilizio Rivellino fu centro di raccolta della seta dei principi Ravaschieri. Nel 1700 al principe Pignatelli fu concesso di coniare moneta, il tornese di Belmonte, rarità numismatica. Costituito da frazioni collinari, fin dall’antichità era definito “giardino della Calabria” per la rigogliosa vegetazione. L’agricoltura è caratterizzata dalla produzione del pomodoro a cuore di bue di grande bontà e notevoli dimensioni (fino a 2 kg) definito carne dei poveri, e dei fichi secchi (crucette), la cui lavorazione è portante nell’economia del paese. Un percorso naturalistico conduce all’area marina protetta Isca.

Arroccato sulle colline dell’entroterra, Aiello Calabro visse una fioritura urbanistica ed architettonica con chiese e palazzi signorili sotto i Cybo-Malaspina. Interessante la rinascimentale cappella Cybo presso l’ex convento degli Osservanti, con la Madonna in trono di Raffaele Aloisio.

Il borgo di Lago fu fondato dagli abitanti costieri fuggiti alle incursioni saracene, intorno

Lago - scultura di Italo Scanga

Lago – scultura di Italo Scanga

al Mille. Conserva palazzi neoclassici e chiese cinquecentesche. Vari percorsi naturalistici la congiungono al mare di Amantea. Sulla piazza attirano l’attenzione le installazioni di due artisti nativi che hanno raggiunto fama e fortuna uno negli Usa, l’altro in Venezuela: Alberi del neo-dadaista Italo Scanga che assembla oggetti di recupero, e la scultura in acciaio Convergenza dei contrari di Wladimiro Politano.

Tania Turnaturi