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Maria Teresa Olivieri

CORTOCIRCUITO

Italian Prime Minister Giuseppe Conte talks with Foreign Minister Enzo Moavero Milanesi during his first session at the Lower House of the Parliament in Rome, Italy, June 6, 2018. REUTERS/tony Gentile

REUTERS/tony Gentile

Arrivano le anticipazioni del Financial Time sulle proposte che la Commissione Europea presenterà martedì sul tema ‘migranti’ e con esse l’ennesimo cortocircuito tra la linea del Presidente del Consiglio e il suo Vicepremier Salvini.
La Commissione europea prevede un sostegno finanziario di 6mila euro a migrante per i Paesi Ue che accoglieranno i profughi, ma anche “Centri controllati” all’interno della Ue per migliorare il processo di distinzione tra migranti che hanno diritto alla protezione internazionale e migranti irregolari che non hanno il diritto di rimanere nell’UE. E accordi regionali di sbarco, anche con i paesi non Ue, in stretta cooperazione con l’Oim e l’Unhcr. I 6mila euro per persona più 500 euro per i costi di trasferimento contenuti nei ‘Concept Papers’, sottolineano fonti Ue, costituiscono l’incentivo finanziario previsto per ogni migrante ricollocato, cioè trasferito da uno Stato Ue (l’Italia, poniamo) in un altro (la Germania, per esempio), e non la somma che andrebbe al Paese in cui il migrante è sbarcato. Tutti i costi saranno coperti dal Bilancio dell’UE. L’elaborazione delle domande per determinare lo stato della persona dovrà essere “rapida, sicura ed efficace” per ridurre il rischio di movimenti secondari
“Se vogliono dare soldi a qualcun altro lo facciano, l’Italia non ha bisogno di elemosina” commenta il ministro dell’Interno Matteo Salvini respingendo al mittente la proposta dell’Ue riportata dal Financial Times. “L’ipotesi non esiste – ha detto Salvini a margine della visita del sacrario dei Vigili del fuoco – anche perché nel corso del tempo ogni richiedente asilo costa tra i 40mila e i 50mila euro”. Dunque Bruxelles, ha aggiunto il ministro, “l’elemosina se la può tenere. Noi vogliamo chiudere i flussi in arrivo per smaltire l’arretrato di centinaia di migliaia di presenze. Non chiediamo soldi ma dignità e ce la stiamo riprendendo con le nostre mani”.
Per il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte invece si tratta di una buona proposta: “Ho letto le anticipazioni” della proposta Ue e “ricavo che ci sono cose molto interessanti che vengono incontro a quello che avevo esplicitamente richiesto, per esempio si ragiona di cabina di regia che poi prelude ad una risoluzione più organica della gestione del problema”. e lo dice in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Poi sulla replica del vicepremier Salvini Conte spiega: “Rientra nell’impostazione della proposta italiana che non è mai stata fatta una questione di soldi”
“Dalle anticipazioni” – ha sottolineato però – “ricavo che ci sono cose interessanti che vengono incontro a quanto ho richiesto nelle lettere a Juncker e Tusk”.
Il documento diffuso dalle autorità comunitarie è stato stilato per recepire le indicazioni giunte dal Consiglio europeo di giugno a proposito della gestione dei flussi migratori. In quest’ottica, i Commissari europei prevedono di dare l’avvio, il prima possibile, a una fase pilota per testare il meccanismo dei “centri controllati”. La Commissione avrà inoltre il ruolo di entità coordinatrice tra gli Stati membri, come misura provvisoria fino a quando non sarà possibile istituire un sistema completo nel contesto della riforma del diritto di asilo.
Nel Coreper (il Comitato dei Rappresentanti Permanenti presso l’Ue) di domani, gli ambasciatori dei Paesi Ue dovrebbero discutere il concetto di ‘centri controllati’ sul territorio dell’Unione Europea e la “possibilità” di utilizzare “rapidamente” un quadro “temporaneo” per gli sbarchi di coloro che vengono salvati in mare. Seguirà, il 30 luglio a Ginevra, un incontro con Oim e Unhcr. Solo una volta che i Paesi dell’Ue avranno trovato un approccio comune, spiega la Commissione, si inizieranno i contatti in merito con i Paesi terzi interessati (che per ora non vengono nominati esplicitamente, per motivi di opportunità politica).
Sulla proposta Ue è intervenuto anche il ministro Moavero Milanesi. “Nel giro di qualche settimana si arriverà alla modifica delle regole operative della missione militare europea Sophia che dovrebbe porre fine allo sbarco delle persone salvate in un unico Paese”. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri italiano dopo aver incontrato a Berlino il collega tedesco Heiko Maas. Nel frattempo, ha aggiunto il ministro, “l’Italia garantirà l’approdo nei propri porti di tutte le persone salvate”. Per il Capo della Farnesina quindi la soluzione proposta dall’Ue è un buon inizio.
“Non si tratta di una nuova missione – ha specificato Moavero – ma di nuove regole nelle quali l’operazione Sophia deve continuare”. La modifica di “Sophia” è stata tra le questioni principali poste dal premier Giuseppe Conte in una lettera inviata ai vertici di Bruxelles per uscire dall’isolamento nella gestione dei sbarchi dal Nord Africa. La missione, nata nel 2015 per contrastare le attività dei trafficanti di esseri umani, prevede che tutti i migranti soccorsi dalle navi europee vengano sbarcati in Italia. Per Roma questa situazione non è più sostenibile, ma nei giorni scorsi dall’Ue sono arrivati segnali d’apertura alla possibilità di una revisione strategica della missione entro poche settimane.
Ma tornando al Governo è ormai sempre più evidente sia lo scollamento tra le posizioni, sia lo scavalcamento di Salvini in ruoli e posizioni che non competono il Viminale. Moavero Milanesi ha rassicurato l’apertura dei porti ad agosto, ma già in passato ha sfidato la linea di Salvini: “Non ci sfiliamo dagli impegni internazionali, siamo pienamente dentro e non intendiamo muoverci al di fuori del quadro di diritto internazionale, quando anche europeo“.
Ma a sfidare Salvini è anche il Capo del dicastero di via XX Settembre. Dopo aver frenato le ‘iniziative’ ballerine e promesse su pace fiscale, flat tax e riforma pensioni, Giovanni Tria ha risposto alle richieste di Salvini di incontrare i candidati per le nomine Rai: “Dato che condividiamo tutti tutte le nostre decisioni se c’è necessità di qualcuno di incontrare chiunque per rafforzare le proprie convinzioni questo non significa che condizioni alla fine le scelte del ministro competente. Si usa condividere le cose e poi ognuno si prende le proprie responsabilità”.
Così mentre Di Maio continua a perdere colpi a favore della Lega e Conte prende posizioni contrarie a quelle di Salvini, gli unici che sembrano opporsi e mettersi di traverso sono politici di ‘vecchia data’ e con trascorsi nelle cariche istituzionali come Giovanni Tria e Enzo Moavero Milanesi.

INTERNAZIONALE POPULISTA

austria-sebastian-kurz-migrant-policy-horst-seehofer-angela-merkel-matteo-salvini-eu-news-974074C’è un collante in Europa e non è l’unione, ma una nuova destra che accomuna il ministro degli interni italiano e il premier ungherese, passando per il giovane Primo Ministro austriaco per finire con il ministro dell’Interno tedesco, Seehofer.
Nel mezzo c’è il Vecchio Continente che non riconosce più le basi sulle quali è nata l’Unione europea e inizia a perdere pezzi, come la Gran Bretagna.
Proprio dalla City arriva un duro monito su quanto sta avvenendo in Europa e il dito viene puntato contro il Vicepremier Matteo Salvini.
Uno dei quotidiano più importanti di Londra in un editoriale a firma del noto giornalista tedesco Wolfgang Münchau attacca il leader leghista.
Per Financial Times Matteo Salvini più di Donald Trump, è una “minaccia” per l’Unione Europea, poiché mentre la minaccia rappresentata da Trump, scrive Wolfgang Münchau, è “ovvia, diretta e brutale”, quella “posta dal signor Salvini potrebbe essere più potente”. “Ciò che rende la minaccia del signor Salvini per l’ordine stabilito dall’Ue così potente è la sua assenza di paura. È il primo politico italiano moderno senza un bisogno emozionale di sentirsi tra amici a Davos o a Bruxelles. E mentre i più esperti leader europei sono riusciti a intrappolare il relativamente inesperto signor Conte”, si legge in relazione al recente Consiglio europeo, “la realtà politica è che il signor Salvini può staccare la spina della coalizione” tra Lega e M5S “in qualsiasi momento. Probabilmente aspetterà fino a dopo le elezioni europee del prossimo anno”, sottolinea il Financial Times.
Infine l’affondo duro che di fatto vede nell’elezione di Salvini o Trump un problema per la tenuta democratica: “Il problema con l’Ue è che la sua stabilità dipende dal fatto che persone come Salvini o Trump non vadano mai al potere”. L’Ue “rischia di diventare la repubblica di Weimar dei nostri tempi”.
Pronta la replica del leader della Lega Matteo Salvini, a margine di un evento a Milano: “Io sono felice perché stiamo ridando orgoglio, dignità e un futuro diritto al lavoro e alla vita a milioni di italiani e, spero, a milioni di europei”. E non dimentica di parlare ancora una volta ‘alla pancia’ dell’elettorato “chi deve avere paura sono quelli che hanno mangiato a scrocco fino a ieri”, commenta.
Nel cuore dell’Europa intanto scricchiola il Governo più solido, quello della Cancelliera Angela Merkel, che era riuscito a tenere insieme una coalizione di cui facevano parte sia la Csu che l’Spd. Adesso Horst Seehofer, Ministro dell’Interno del governo Merkel, ha minacciato le dimissioni in seguito alla crisi dei migranti e all’esito controverso del vertice europeo della scorsa settimana. La Csu di Seerhofer contraria al no dei respingimenti della Merkel si sta preparando ad affrontare le elezioni bavaresi in ottobre e non ha intenzione di cedere ancora terreno dopo l’emorragia di consensi verso l’estrema destra registrata l’anno scorso. Ma ora il governo tedesco è appeso a un filo. Oggi la riunione a Berlino tra Angela Merkel e Horst Seehofer con il presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble a fare da mediatore, uno degli ultimi tentativi per trovare un compromesso nella crisi politica aperta tra i due partiti che si riflette sulla tenuta nazionale dell’Esecutivo. Sul tavolo le dimissioni sia dal governo che dal suo partito, la bavarese Csu, se non ci sarà un compromesso: ‘Tirerò le conseguenze nei prossimi tre giorni’. Oggi la Csu vuole un incontro di vertice con la Cdu, e Seehofer deciderà subito dopo cosa fare. “La stabilità del governo per noi non è in discussione, e neppure la fine del gruppo parlamentare comune è la strada giusta”, ha detto intanto il presidente della Baviera, Markus Soeder, secondo il quale “c’è bisogno di maggiore sicurezza sulle frontiere” ma il suo partito, la Csu, è comunque disponibile al compromesso. Da parte sua, la Cdu vede ancora spazio per un compromesso. Senza un’intesa con Seehofer da trovare al massimo entro il 4 luglio, la Cancelliera dovrebbe accettare le dimissioni del suo ministro. Sarebbe la fine della coalizione e a quel punto la Merkel dovrebbe presentarsi in Parlamento a chiedere la fiducia, per certificare la mancanza di una maggioranza. Da quel momento dovrebbero passare 60 giorni prima di tornare al voto.
Ma se la “tenuta dell’Unione” è messa in discussione a Berlino, a Bruxelles l’Unione vede farsi protagonisti politici con il vessillo dell’Euroscetticismo. Da ieri, primo luglio Sebastian Kurz, premier austriaco, è anche presidente del Consiglio Ue, l’organo dell’Unione europea che riunisce tutti i capi di Stato e di governo dei Ventotto. Kurz, enfant prodige della politica austriaca, guiderà l’Unione europea per sei mesi ed è lo stesso giovane ministro degli Esteri che aveva minacciato di chiudere il Brennero e che ha cavalcato la paura dei migranti in una politica che lo ha incoronato Primo ministro austriaco.

Giovane, donna e socialista. Terremoto Ocasio-Cortez

Ocasio cortez“Sposteremo il mondo nei prossimi due anni”, è quanto ha dichiarato appena eletta Alexandria Ocasio-Cortez, ventinovenne, latina, socialista dichiarata e già volontaria nella campagna presidenziale di Bernie Sanders. Nelle primarie per scegliere il candidato della città di New York alla Camera – distretti di Queens e Bronx – la ragazza che fino a poco tempo fa era una semplice cameriera ha sconfitto uno dei politici più influenti del partito, Joe Crowley. Questa inoltre è stata la prima volta in 14 anni che un membro del suo stesso partito ha tentato di spodestare Crowley, che presiede i democratici della contea di Queens. La sua sconfitta segna un cambiamento epocale nella sfera più ampia della politica dei democratici che ultimamente avevano avuto approcci troppo timidi anche nel contestare la politica di Donald Trump.
Alexandria Ocasio-Cortez ha invece contestato anche Crowley per i suoi legami con Wall Street, per il fatto di non essere sufficientemente vicino alle richieste di un distretto sempre più diverso, da un punto di vista etnico, come quello del Bronx e di Queens. Inoltre, in queste settimane, ha anche viaggiato verso il confine con il Messico, per denunciare le politiche dell’amministrazione in tema di migranti.
“Qui si tratta della gente contro i soldi”, dice. “È ora di ammettere che non tutti i democratici sono gli stessi. Votiamo uno di noi”.
Quindi la stampa statunitense si chiede se la rivoluzione contro l’era Trump non debba partire da qui: non solo dalle donne e dalle minoranze ma dalla sfida all’establishment del partito democratico, da un programma di sinistra con una campagna mediatica ben orchestrata.
“Voglio congratularmi con la signora Ocasio-Cortez per la sua vittoria stasera”, ha detto Crowley in una dichiarazione. “Non vedo l’ora di sostenere lei e tutti i democratici questo novembre. L’amministrazione Trump è una minaccia per tutto ciò che rappresentiamo qui a Queens e nel Bronx”.

Turchia. Locatelli: “Risultato Hdp dà sollievo”

locatelli turchiaNessuna sorpresa sul fronte orientale, Erdogan vince di nuovo con il 52 % di voti sullo sfidante Muharrem Ince, sconfitto, che ha ottenuto comunque un ottimo risultato personale, raggiungendo il 30 per cento dei voti. Un successo doppio per il Sultano, ottenuto sia alle presidenziali, sia alle parlamentari.
Nonostante la Turchia sia ormai sempre più un Paese in mano agli islamici e ai conservatori radicali, nell’Assemblea di Ankara riesce a mantenere l’ingresso la formazione filo curda di Selahattin Demirtas, leader in carcere, portandovi una settantina di deputati. l’Hdp ha superato la fatidica soglia di sbarramento del 10% che gli permette di entrare in Parlamento. Un importante risultato per il partito di Demirtas messo a dura prova dal dopo golpe e che dal 4 novembre 2016 ha visto dodici dei suoi parlamentari arrestati e posti in custodia cautelare con l’accusa (senza prove) di terrorismo.
“Mi trovo rinchiuso tra quattro mura, ma so che qui fuori ci sono migliaia di Demirtas. Demirtas siete voi, credete in voi stessi, date valore alle vostre azioni e al vostro voto. Non dimenticate che con il voto le cose possono cambiare. Prepariamoci a giorni migliori, prepariamoci a vincere”, aveva detto il leader curdo dal carcere pochi giorni fa.
“Nella delusione profonda del risultato generale, il risultato dell’Hdp è l’unico che dà sollievo”, ha detto Pia Locatelli, già presidente del Comitato permanente sui diritti umani della Camera che nel novembre del 2016 insieme agli eurodeputati socialisti del Pse si recà a far visita al leader curdo, ma le autorità di Ankara vietarono la visita nella prigione di Edirne, nel nord del Paese.
“È davvero difficile capire come Erdogan abbia potuto vincere ancora, in Turchia l’economia vive una profonda crisi con il 13% di inflazione e il 13% disoccupazione, senza dimenticare la pesante svalutazione della lira turca rispetto al dollaro. Questo risultato è veramente difficile da capire e qualcosa me non quadra come il risultato del referendum dello scorso anno”, ha continuato la socialista Locatelli che ha spiegato: “Questo Paese è spaccato a metà e resta forte la preoccupazione che ora tutto il potere sarà nelle mani di Erdogan”.
“Infine continuo a pensare che aver spinto la Turchia ad allontanarsi dalla Ue sia stato un grave errore”, ha concluso Pia Locatelli.

In nome del popolo italiano. L’arresto di Tortora

tortora arrestoI gendarmi aspettarono l’alba e i fotografi per poterlo arrestare: l’uomo più popolare e amato dell’Italia degli anni ’80 era in manette. 35 anni fa Enzo Tortora veniva consegnato alla gogna mediatica pronto per essere dato in pasto ai media e ai giustizialisti con la bava alla bocca. E ancora peggio fu che quell’uomo era innocente.
Ma l’Italia sembra non solo aver dimenticato quegli anni e quelle vicende che portarono alla distruzione della vita del conduttore di Portobello, ma tutt’ora mille persone finiscono ogni anno in carcere ingiustamente e per questo vengono risarcite dallo Stato.
Proprio per questo il Partito Radicale ha voluto ricordare il giorno di quell’arresto mettendo in evidenza gli attuali punti critici di una giustizia che spesso finisce per condannare con ‘leggerezza’ non solo persone note che hanno quindi la possibilità di proclamare la propria innocenza, ma uomini e donne comuni a cui viene sottratta una parte delle loro vita. Maurizio Turco ha ricordato che dopo il referendum nel 1988 quella volontà popolare che si era pronunciata a favore della responsabilità civile dei magistrati venne in realtà tradita. E riferendosi all’attuale governo ha precisato: “Se ci saranno riforme giustizialiste pretendiamo un dibattito pubblico al riguardo”.
Francesca Scopelliti, Presidente della Fondazione Internazionale per la Giustizia Enzo Tortora, ha ricordato quei giorni di dolore del giornalista Rai, ma soprattutto ha messo in risalto l’involuzione culturale sul tema delle carceri. “Far capire al popolo che non sempre chi va in galera è colpevole”. I cittadini spesso sono manettari perché si ritrovano di fronte persone libere dopo una sentenza di colpevolezza non sapendo che  l’imputato ha già scontato la condanna con il carcere preventivo.
E riprendendo il tema della responsabilità della magistratura ha innanzitutto precisato che non si dovrebbe mettere alla berlina la categoria, ma che “almeno i magistrati che sbagliano non facciano carriera”. Com’è invece avvenuto con quelli che condannarono Tortora e dei quali, al contrario di come avviene con i condannati, non si parla mai e non si “fanno mai i loro nomi”. Non è lo stesso per i presunti colpevoli, le cui facce e nomi si ‘guadagnano’ le pagine dei giornali.
E’ il caso di Ilaria Capua, ricercatrice e già deputata di Scelta Civica, che si è ‘guadagnata’ la prima pagina dell’Espresso con accuse infamanti di aver venduto e ‘trafficato virus’. Una storia che la stessa virologa ha raccontato in prima persona. Ma esistono altre le vittime di ingiusta detenzione di cui nessuno parla, alcuni dei quali presenti alla Conferenza: Gerardo De Sapio, Vittorio Gallo, Bruno Lago, Antonio Lattanzi, Anna Maria Manna, Angelo Massaro, Diego Olivieri, Antonio Perruggini.
Di questi casi e di altri e soprattutto per rendere note le vittime della malagiustizia in Italia, si occupa il sito errorigiudiziari.com creato da Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi. Un sito nato dal caso di Schillaci, padre ingiustamente accusato di pedofilia e altri clamorosi errori giudiziari. Ma soprattutto Maimone ha reso noto qualcosa che conoscono in pochi, la facoltà di non rispondere “spesso dovuta a timore nei confronti del Giudice” è inserita tra quei punti che portano a non risarcire la vittima di ingiusta detenzione.

Buemi: “Sulla giustizia nuovismo di facciata”

L'Aula Bunker del carcere di Rebibbia dove si svolge il processo sulla strage di Capaci durante il quale depone il pentito Giovanni Brusca, Roma, 24 novembre 2014. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il debutto del neo presidente del consiglio, Giuseppe Conte, alla Camera ha portato più interrogativi che chiarezze. In particolare sul versante ‘Giustizia’ il timore è quello di veder arenate le lunghe lotte di garantismo. Enrico Buemi, già senatore socialista e responsabile Giustizia del Psi, chiarisce alcuni punti al riguardo sull’Avanti!

Il Presidente Conte ha parlato di giustizia che “riconquisti la fiducia” degli italiani, prevedendo anche “l’introduzione dell’agente sotto copertura”, ma che in realtà sarebbe un “provocatore”, può spiegarci meglio di cosa si tratta?

L’agente sotto copertura esiste già. Come ha detto Delrio nel suo intervento qui c’è gente che parla senza conoscere la materia di cui parla, in particolare fa specie che un un docente di diritto privato non abbia consapevolezza in materia. Soprattutto i fondamenti di Diritto Costituzionale e del diritto pubblico, del diritto amministrativo, del diritto penale, certo lui insegna diritto privato ma la laurea in giurisprudenza prevede anche esami di diritto penale e costituzionale. Ora nel suo intervento ha dato prova di non sapere che l’onere della prova è di competenza dell’accusa, quindi dello Stato, nel nostro Ordinamento è a carico dello Stato, sia in materia penale che fiscale. Nel suo intervento il presidente del Consiglio ha completamente ribaltato questa questione e ha introdotto anche un principio che non esiste “il principio di colpevolezza”.
Probabilmente il Governo vuole l’agente provocatore, ma questo non esiste nel nostro ordinamento e si tratta di un agente sotto copertura che va dal pubblico amministratore o da altro agente pubblico e lo induce a comportamenti illegali per dimostrare che quel soggetto è corrotto. Diversa è la figura dell’agente sotto copertura che esiste già e raccoglie prove. Quando Conte dice di introdurre l’agente sotto copertura di nuovo dimostra di non conoscere il nostro ordinamento. Per quanto riguarda sempre l’agente provocatore non oso immaginare cosa potrebbe succedere nella pubblica amministrazione se si sentisse braccata da ‘presenze’ di questo tipo: non farebbe più niente. Non si assumerebbe nessuna responsabilità temendo di essere accusata di favoreggiare qualcuno. Lo abbiamo già visto con la ‘delazione premiata’ che ha portato alcuni personaggi ad approfittarne per propri avanzamenti di carriera.

Enrico-Buemi-E per quanto riguarda invece il “potenziamento della legittima difesa”? 

Esiste già nel nostro ordinamento il principio della proporzionalità dell’azione. L’uso della forza, nei paesi civili, fatta eccezione per gli Usa, è in mano allo Stato. La difesa della persona attraverso la sua azione privata deve essere strettamente circoscritta a una situazione temporale molto precisa dove la forza pubblica non è in grado di intervenire. Sicuramente ognuno ha il diritto di difendersi da un’azione violenta nei propri confronti, ma esiste sempre il principio di proporzionalità. E quindi il principio di proporzionalità della difesa che viene valutato da un giudice non da una legge che permette di fare in casa propria ciò che si vuole, come è accaduto con l’atleta Pistorius e la moglie. La questione della legittima difesa è in realtà un falso problema.

Ma una riforma della Giustizia, è doverosa. In Italia occorrono 1.400 giorni per un giudizio civile. E si rischia di nuovo una procedura d’infrazione europea

L’unica soluzione è il potenziamento degli organici e delle strutture, ne è l’esempio il Tribunale di Bari che opera nelle tende. Se non ci sono aule giudiziarie, se non ci sono cancellieri, se non ci sono giudici, tu puoi fare tutte le riforme che vuoi, ma non risolvi il problema. Si facciano corsi di formazione a livello tecnologico e informatico per gli addetti. Ad esempio abbiamo fatto la riforma del Codice Civile con gli atti informatici e poi è stata invece prevista la fotocopia degli atti come ‘copia di cortesia’, cioè il giudice non esamina gli atti processuali al computer ma li vuole in carta. Quindi la soluzione è sempre investire in organici e tecnologia. La Giustizia ha bisogno di meno riforme e più organizzazione

Il nuovo Guardasigilli Bonafede, ha parlato di fermare i decreti sulle intercettazioni e la Riforma Orlando a suo dire ‘svuota-carceri’.

In realtà lì c’è stato un errore che poi è stato utilizzato da altri per bloccare tutta la Riforma. In materia di trattamento delle persone sottoposte alle misure di alta sicurezza riguardanti i reati di mafia e terrorismo era stata prevista una norma che consentisse sotto la supervisione del giudice una sorta di ‘allentamento’ (diciamo così) delle misure di sicurezza. Una norma che portato così a una valutazione negativa nella Commissione Giustizia che ha finito per bloccare l’intera Riforma.

Per la carica di segretario generale a Palazzo Chigi si fa il nome di Vincenzo Fortunato (“quotato” anche al Mef), nel 2006 tu avevi presentato un’interrogazione parlamentare proprio per il conflitto di interessi di Fortunato. Cosa eredita questo governo da figure simili?

Sì io avevo rilevato un conflitto di interessi esplicito, lui era controllore e controllato, in quanto membro del consiglio superiore amministrativo e nello stesso tempo era funzionario del Ministero che doveva essere controllato. Poi dal punto di vista professionale non metto in discussione nulla, ma se si parla di novità dov’è il cambiamento allora. Questa cosa di eleggere vecchi personaggi e proclamare il cambiamento francamente mi fa un po’ sorridere

Considerazioni su questo governo

Credo che sicuramente bisogna dare del tempo al nuovo Governo. Mi auguro che proprio in quanto rappresentanti del nostro Paese questi nuovi funzionari e ministri studino di più prima di fare delle promesse, anche se in realtà avrebbero dovuto studiare prima…

NUOVISMO DI FACCIATA

L'Aula Bunker del carcere di Rebibbia dove si svolge il processo sulla strage di Capaci durante il quale depone il pentito Giovanni Brusca, Roma, 24 novembre 2014. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il debutto del neo presidente del consiglio, Giuseppe Conte, alla Camera ha portato più interrogativi che chiarezze. In particolare sul versante ‘Giustizia’ il timore è quello di veder arenate le lunghe lotte di garantismo. Enrico Buemi, già senatore socialista e responsabile Giustizia del Psi, chiarisce alcuni punti al riguardo sull’Avanti!

Il Presidente Conte ha parlato di giustizia che “riconquisti la fiducia” degli italiani, prevedendo anche “l’introduzione dell’agente sotto copertura”, ma che in realtà sarebbe un “provocatore”, può spiegarci meglio di cosa si tratta?

L’agente sotto copertura esiste già. Come ha detto Delrio nel suo intervento qui c’è gente che parla senza conoscere la materia di cui parla, in particolare fa specie che un un docente di diritto privato non abbia consapevolezza in materia. Soprattutto i fondamenti di Diritto Costituzionale e del diritto pubblico, del diritto amministrativo, del diritto penale, certo lui insegna diritto privato ma la laurea in giurisprudenza prevede anche esami di diritto penale e costituzionale. Ora nel suo intervento ha dato prova di non sapere che l’onere della prova è di competenza dell’accusa, quindi dello Stato, nel nostro Ordinamento è a carico dello Stato, sia in materia penale che fiscale. Nel suo intervento il presidente del Consiglio ha completamente ribaltato questa questione e ha introdotto anche un principio che non esiste “il principio di colpevolezza”.
Probabilmente il Governo vuole l’agente provocatore, ma questo non esiste nel nostro ordinamento e si tratta di un agente sotto copertura che va dal pubblico amministratore o da altro agente pubblico e lo induce a comportamenti illegali per dimostrare che quel soggetto è corrotto. Diversa è la figura dell’agente sotto copertura che esiste già e raccoglie prove. Quando Conte dice di introdurre l’agente sotto copertura di nuovo dimostra di non conoscere il nostro ordinamento. Per quanto riguarda sempre l’agente provocatore non oso immaginare cosa potrebbe succedere nella pubblica amministrazione se si sentisse braccata da ‘presenze’ di questo tipo: non farebbe più niente. Non si assumerebbe nessuna responsabilità temendo di essere accusata di favoreggiare qualcuno. Lo abbiamo già visto con la ‘delazione premiata’ che ha portato alcuni personaggi ad approfittarne per propri avanzamenti di carriera.

Enrico-Buemi-E per quanto riguarda invece il “potenziamento della legittima difesa”? 

Esiste già nel nostro ordinamento il principio della proporzionalità dell’azione. L’uso della forza, nei paesi civili, fatta eccezione per gli Usa, è in mano allo Stato. La difesa della persona attraverso la sua azione privata deve essere strettamente circoscritta a una situazione temporale molto precisa dove la forza pubblica non è in grado di intervenire. Sicuramente ognuno ha il diritto di difendersi da un’azione violenta nei propri confronti, ma esiste sempre il principio di proporzionalità. E quindi il principio di proporzionalità della difesa che viene valutato da un giudice non da una legge che permette di fare in casa propria ciò che si vuole, come è accaduto con l’atleta Pistorius e la moglie. La questione della legittima difesa è in realtà un falso problema.

Ma una riforma della Giustizia, è doverosa. In Italia occorrono 1.400 giorni per un giudizio civile. E si rischia di nuovo una procedura d’infrazione europea

Guarda l’unica soluzione è il potenziamento degli organici e delle strutture, ne è l’esempio il Tribunale di Bari che opera nelle tende. Se non ci sono aule giudiziarie, se non ci sono cancellieri, se non ci sono giudici, tu puoi fare tutte le riforme che vuoi, ma non risolvi il problema. Si facciano corsi di formazione a livello tecnologico e informatico per gli addetti. Ad esempio abbiamo fatto la riforma del Codice Civile con gli atti informatici e poi è stata invece prevista la fotocopia degli atti come ‘copia di cortesia’, cioè il giudice non esamina gli atti processuali al computer ma li vuole in carta. Quindi la soluzione è sempre investire in organici e tecnologia. La Giustizia ha bisogno di meno riforme e più organizzazione

Il nuovo Guardasigilli Bonafede, ha parlato di fermare i decreti sulle intercettazioni e la Riforma Orlando a suo dire ‘svuota-carceri’.

In realtà lì c’è stato un errore che poi è stato utilizzato da altri per bloccare tutta la Riforma. In materia di trattamento delle persone sottoposte alle misure di alta sicurezza riguardanti i reati di mafia e terrorismo era stata prevista una norma che consentisse sotto la supervisione del giudice una sorta di ‘allentamento’ (diciamo così) delle misure di sicurezza. Una norma che portato così a una valutazione negativa nella Commissione Giustizia che ha finito per bloccare l’intera Riforma.

Per la carica di segretario generale a Palazzo Chigi si fa il nome di Vincenzo Fortunato (“quotato” anche al Mef), nel 2006 tu avevi presentato un’interrogazione parlamentare proprio per il conflitto di interessi di Fortunato. Cosa eredita questo governo da figure simili?

Sì io avevo rilevato un conflitto di interessi esplicito, lui era controllore e controllato, in quanto membro del consiglio superiore amministrativo e nello stesso tempo era funzionario del Ministero che doveva essere controllato. Poi dal punto di vista professionale non metto in discussione nulla, ma se si parla di novità dov’è il cambiamento allora. Questa cosa di eleggere vecchi personaggi e proclamare il cambiamento francamente mi fa un po’ sorridere

Considerazioni su questo governo

Credo che sicuramente bisogna dare del tempo al nuovo Governo. Mi auguro che proprio in quanto rappresentanti del nostro Paese questi nuovi funzionari e ministri studino di più prima di fare delle promesse, anche se in realtà avrebbero dovuto studiare prima…

Dogman. Uccidi il Capobranco con “amore”. Le bestie di Garrone

dogmanIn una periferia dei giorni nostri abbandonata e a tratti selvaggia, vive Marcello.  Potrebbe essere un antico villaggio del feudalesimo o del Vecchio West con i suoi traffici illeciti, ma con delle leggi ben definite, in cui vige la legge del ‘più forte’. Marcello è un uomo smilzo e inetto con un negozio di tolettatura per cani: Dogman. L’uomo-cane potrebbe essere lui stesso, docile e servile e sempre fedele al suo padrone, Simoncino, un ex pugile cocainomane che spadroneggia per il quartiere come un re, ma un sovrano ingiusto e odiato da tutti. Dogman-Marcello chiama sua figlia e i cani di cui si prende cura con lo stesso nomignolo affettuoso di ‘Amore’. Con loro mangia, parla e scherza. Con la sua dolcezza riesce ad acquistare la fiducia anche di cani come i rottweiler, ha capito che basta dar loro un ‘biscottino’ per ammansirli, un premio.
Marcello ubbidisce a tutte le angherie del Capobranco Simoncino anche quando, all’ennesimo torto subito, nella piazza viene avanzata l’idea di un regicidio. Da bravo cane fedele lo segue in tutto e non lo tradisce nemmeno quando a essere messa a repentaglio è la sua reputazione e i suoi affetti. Marcello viene così esiliato dalla comunità per colpa di Simone che non solo non lo ricompensa per la sua complicità, ma lo riempie di botte quando Marcello prova a chiedere il suo ‘premio’.
Stanco, umiliato e solo, Marcello decide di provare ad addomesticare il cane più feroce, Simoncino, con la stessa tecnica con cui ammansiva i cani, portandogli un ‘biscottino’ (una dose di cocaina) e promettendogliene altra. Ma l’ex pugile non è un cane ammaestrabile, Simoncino è la bestia, il Capobranco che non ha affetto (nemmeno per sua madre), ma solo esigenze e istinti primari. La situazione precipita e come nelle leggi della natura Marcello finisce con l’ucciderlo per salvarsi e porta in dono il corpo di Simoncino nella piazza per essere riammesso nel quartiere.
Come in tutti i film di Garrone, alla fine giustizia viene fatta ‘secondo natura’.

Regia: Matteo Garrone
Sceneggiatura: Ugo Chiti, Massimo Gaudioso, Matteo Garrone

Interpreti
Marcello (Marcello Forte)
Simoncino (Edoardo Pesce)
Madre di Simoncino (Nunzia Schiano)
Franco – proprietario del Compro Oro (Adamo Dionisi)
Francesco – proprietario del negozio delle Slot machine (Francesco Acquaroli)
Alida – figlia di Marcello (Alida Baldari Calabria)
Ristoratore (Gianluca Gobbi)

Skripal. La crisi diplomatica che non spaventa Mosca

lavrovLa Russia torna al centro dello scontro internazionale come ai tempi della guerra fredda. Da un lato i Paesi occidentali capeggiati da Gran Bretagna, Francia e Germania con il supporto degli Stati Uniti e la Nato, dall’altro la Russia e in mezzo un caso che ricorda i film di spionaggio o fatti di un Kgb di prima della Caduta del Muro di Berlino.
L’ex spia russa Sergei Skripal e sua figlia Yulia sono in fin di vita dopo aver mangiato in un ristorante italiano a Salisbury. Tra le ipotesi più accreditate è che l’avvelenamento sia avvenuto vaporizzando l’agente nervino nelle loro vicinanze oppure inserendolo nel cibo o nelle bevande che hanno ingerito. Un’altra pista, anche’essa al vaglio degli inquirenti, è collegata al viaggio della figlia di Skripal, arrivata nel Regno Unito da Mosca la scorsa settimana portando un “regalo offerto da alcuni amici”, che potrebbe essere stato il vettore con il quale l’agente nervino è stato introdotto nel Paese.
I due sarebbero stati avvelenati da un agente nervino, sostanza chimica che agisce sul sistema nervoso e che è stata utilizzata per assassinare il fratellastro di Kim Jong-Un all’aeroporto di Kuala Lumpur in Malesia a febbraio del 2017.
La premier britannica, Theresa May, è arrivata oggi a Salisbury per incontrare le autorità e la cittadinanza e visitare i luoghi dell’attacco con agente nervino condotto il 4 marzo contro l’ex spia russa Serghei Skripal e sua figlia Yulia per la prima volta dopo l’accaduto. La vicenda ha sconvolto il Regno Unito, al fianco del quale si sono schierati Usa, Francia e Germania che con Londra hanno sottoscritto una dichiarazione a quattro che punta il dito contro Mosca per l’attacco chimico di Salisbury contro l’ex spia russa. I leader alleati, aggiornati da Londra, condividono il punto di vista secondo cui “la mancata risposta della Russia alle legittime richieste del Regno ne sottolinea la responsabilità”. I 4 condannano poi quello che definiscono “il primo attacco con agente nervino in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale”. Gli alleati sollecitano quindi Mosca a “fornire una piena e completa illustrazione del programma Novichok all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac)”. Denunciano infine più in generale come “irresponsabile” il comportamento recente del Cremlino, ma si appellano comunque alle “responsabilità della Russia come membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu per garantire la pace e la sicurezza internazionali”.
Mosca non sembra affatto turbata e dopo la risposta del ministro Lavrov che ha rigettato le accuse e ha ricordato con piglio a Londra: “Bisognerebbe ricordarsi che l’era del colonialismo è da molto tempo una cosa del passato”, arriva la risposta anche della portavoce del ministero degli esteri russo Maria Zakharova che ha commentato con parole di fuoco le dichiarazioni della premier britannica Teresa May, che ha detto che il capo della diplomazia russa Sergey Lavrov “non è all’altezza del suo incarico”. “Theresa, Lavrov è un ministro russo, non britannico. E i giudizi su di lui li può esprimere soltanto il presidente della Russia. Io capisco che le piacerebbe pensare altrimenti. Ma il suo ministro è Boris Johnson” ha dichiarato Zakharova su Facebook. Per tutta risposta l’Inghilterra ha decretato l’espulsione entro una settimana di 23 diplomatici russi dal Regno; restrizioni per funzionari e cittadini sospetti di uno Stato ormai bollato come “ostile”; controlli più stringenti e potenziali sanzioni sui patrimoni trasferiti oltre Manica da politici “corrotti” od oligarchi del business considerati vicini a Vladimir Putin; interruzione dei rapporti governativi d’alto livello; boicottaggio dei Mondiali di Russia 2018 da parte di delegazioni ufficiali e principi reali. Di rimando il ministro degli esteri Lavrov fa sapere che espellerà presto diplomatici britannici.
Non è la prima volta che la Gran Bretagna è protagonista di una ritorsione e di un avvelenamento contro ex agenti di quella che era la Gran Madre Russia. Anche Aleksandr Litvinenko 43enne ex-collonnello del Kgb fu avvelenato e morì in un ospedale londinese in cui era ricoverato da una settimana. Allora nessun colpevole fu riconosciuto, come anche il veleno che venne utilizzato. Anche se l’ex-agente del Kgb, Oleg Gordievksij dichiarò: “Soltanto i servizi segreti sono in possesso di veleni così micidiali e così difficili non solo da curare ma anche da individuare. Questa è la fine che fanno i nemici di Putin”.
Ma stavolta Londra sembra sicura e al suo fianco si è anche schierata la Nato, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg afferma: “L’attacco con l’agente nervino è uno dei più tossici mai sviluppati” dalla Russia, è “l’uso più offensivo mai fatto sul territorio di un Paese dell’Alleanza dalla fondazione della Nato”. Per la Casa Bianca quest’ultima azione “rientra in un quadro di comportamento in cui la Russia disprezza l’ordine internazionale, mina la sovranità e la sicurezza di altri Paesi e tenta di sovvertire e screditare le istituzioni e il processo democratico occidentale”.
Sia la Nato sia Washington concordano nel sostenere che questa sia solo un altro limite violato da Mosca che continua a sovvertire l’ordine internazionale dopo l’annessione della Crimea.
Il ministro degli Esteri minimizza sulle conseguenza e anzi afferma che le mosse di Londra contro la Russia possono essere spiegate dalla “complicata situazione” in cui si trova il governo britannico, che “non è in grado” di mantenere le promesse sulla Brexit. “Mi pare ovvio” che le scelte di Londra “riflettono la disperazione del governo britannico poiché non è in grado di rispettare le promesse fatte sull’uscita dall’Unione Europea”, dice Serghei Lavrov citato dalla Tass.
Lo stesso presidente Putin non ha cercato di conciliare un’intesa con il Regno di Sua Maestà, nonostante incombano nuove sanzioni per la Crimea e ci siano tutte le premesse per una ritorsione americana dopo il Russiagate.
In realtà Mosca sa che può ancora tirare per la sua strada, così come aveva fatto dopo le sanzioni europee, anche perché la May non ha annunciato restrizioni all’import di gas russo né accennato all’intenzione di chiedere l’esclusione delle banche russe dal sistema Swift che lega i trasferimenti internazionali. Così come sono stati risparmiati Abramovich proprietario e principale azionista del Chelsea, Usmanov dell’Arsenal e Shuvalov vice primo ministro. Oligarchi che se venissero sanzionati risponderebbero all’interesse russo di far tornare in patria numerosi capitali e investimenti, cosa che è riuscita grazie alle sanzioni. Inoltre il Presidente sempre popolare e amato dai russi si ritrova davanti alle prossime elezioni e un nuovo caso in cui “il capro espiatorio è sempre la Russia” può solo far comodo.

LO SBANDO

mattarella“Non c’è vento favorevole per chi non sa dove andare”. Il Partito Democratico che da decenni ha avuto le redini del Paese si ritrova completamente nel caos e senza nessuna linea chiara da seguire. Uno sbando che sta portando alla resa dei conti nel Nazareno, i primi ad alzare i toni sono i dem della minoranza. Discutere se fare o no l’accordo con Cinque stelle, accusa Andrea Orlando, è stata una trovata mediatica di Renzi “per discutere di un’altra cosa invece di quello di cui bisognava parlare: cosa fare dopo una disfatta storica. Si prova a parlare di questo per evitare una discussione su un risultato che è stato drammatico. È come buttare la palla il tribuna”.
“Non considero i Cinque stelle il diavolo – dice ancora Orlando, rispondendo ad un’altra domanda – hanno preso qualche qualche milione di voti nostri, ovvero di persone che votavano a sinistra, e non li regalerei al diavolo. Il problema sta nelle differenze politiche programmatiche con loro. Alcuni dicono: “ci hanno insultato”, ma anche quando fu fatto l’accordo col centrodestra non venivamo da uno scambio di cortesie in campagna elettorale. “Non si tratta neppure di dare delle colpe della sconfitta – ha proseguito – io spero che le dimissioni di Renzi e del gruppo dirigente segnino l’avvio di una fase che dia un nuovo assetto, anche se questo non sarà risolutivo di per sé: bisogna riaprire un confronto coi nostri iscritti, con i militanti e provare a recuperare chi se ne è andato; poi discutiamo delle scelte istituzionali da fare”. Il ministro dello Sport e fedelissimo di Renzi, Luca Lotti, affida a Facebook un lungo post in cui punta il dito contro Andrea Orlando: “Se vogliamo aprire un dibattito interno facciamolo. Perché sentire pontificare di risultati elettorali persone che non hanno mai vinto un’elezione in vita propria sta diventando imbarazzante”.
Sulle dimissioni ‘inevitabili’ del segretario si pronuncia stavolta anche la maggioranza. C’è infatti una lettera di dimissioni firmata da Matteo Renzi all’indomani della debacle elettorale. Lo rivela, tre giorni dopo, il presidente del Pd Matteo Orfini per stoppare il pressing di maggioranza e minoranza del partito, con tanto di documenti di esponenti locali, sulla necessità di un passo indietro “vero” del segretario.
“Matteo Renzi si è formalmente dimesso lunedì. Come da lui richiesto nella lettera di dimissioni, e come previsto dallo statuto, ho immediatamente annunciato la convocazione dell’assemblea nazionale per gli adempimenti conseguenti”. Lo afferma in una nota il presidente Pd Matteo Orfini. “Contestualmente ho convocato la direzione nazionale che sarà aperta dalla relazione del vicesegretario Martina. Nella direzione discuteremo le scelte politiche che il Pd dovrà assumere nelle prossime settimane”.
L’estromissione del segretario dalle decisioni del futuro del Pd è ormai chiara. “Renzi non parteciperà alle prossime primarie del partito. Lo farà Calenda? Si è appena iscritto”. Lo si legge su twitter che riporta uno stralcio dell’intervista al capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato di questa mattina a Omnibus. Rosato, che dunque esclude la possibilità che Calenda corra alle primarie Pd, afferma poi con forza l’intenzione del suo partito di non voler dar vita ad un governo ne con il centrodestra ne con il M5s. “Chi ha ricevuto dagli italiani il mandato a governare lo faccia e dimostri le proprie capacità”.
Se le questioni interne del Pd pesano sul Paese, ancora di più a portare sconforto è il rebus sul Governo della XVIII legislatura. La prima carica dello Stato invita al “senso di responsabilità” e pensare al bene generale dei cittadini. “Abbiamo ancora – e questo riguarda tutti – avremo sempre bisogno di questa attitudine: del senso di responsabilità di saper collocare al centro l’interesse generale del Paese e dei suoi cittadini”, ha sottolineato Mattarella in un passaggio del suo discorso in occasione della cerimonia della giornata internazionale della donna. A fare eco alle parole del Presidente della Repubblica, anche Napolitano che a margine della cerimonia al Quirinale per l’8 marzo, afferma: “Questa è una crisi difficilissima” e bisogna pensare “all’interesse generale” e mostrare “senso di responsabilità”. Ma mentre il Capo del Quirinale non fa nessun riferimento particolare, il Presidente emerito si spinge più in là e parla del disastro della sinistra nelle ultime consultazioni: “Si tratta di un evento annunciato”, anzi “era un destino quasi compiuto”. Questo il commento di Giorgio Napolitano ai giornalisti che gli chiedevano se si aspettasse un crollo del Pd di queste proporzioni. “Non sono stato sorpreso, forse è stato peggio di quanto annunciato ma tutto faceva prevedere questo risultato”, ha aggiunto. Più fiducioso è invece Romano Prodi: “Il Pd è finito? No, non c’è nulla di irrimediabile in politica, c’è sempre un futuro. Non tutto è irrimediabilmente compromesso”. Così l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi in un colloquio con Repubblica, in cui sottolinea il “momento difficile”. “Io alla vigilia ero il più pessimista, ne avevo parlato con tutti. Purtroppo i dati hanno dimostrato che sono stato comunque infinitamente più ottimista del dovuto”, commenta Prodi. Al popolo di centrosinistra “dico che ci sono, nel senso che seguo con tanta attenzione e partecipazione questo momento così difficile”.
E mentre a sinistra si aspetta a lunedì per avere un quadro chiaro della situazione, a destra si vuole evitare di essere messi da parte nel prossimo Governo, ma nello stesso tempo si cerca di mettere da parte la figura dell’ex Cavaliere.
Prima della formazione del governo, “ci sono i presidenti di Camera e Senato da eleggere, noi avremo le nostre proposte e vediamo chi ci sta”: così ha risposto il segretario della Lega, Matteo Salvini, al termine di una visita a un mercato rionale di Milano. “Siamo la prima coalizione, siamo il primo partito della coalizione – ha sottolineato Salvini – e non ci hanno chiesto di stare alla finestra a guardare quello che succede”. Mentre su Berlusconi afferma che si va “d’amore e d’accordo”. Più esplicito sulle alleanze è invece il Vicesegretario della Lega, Giancarlo Giorgetti. “Un governo di scopo con il Pd? Si potrebbe fare, e poi subito al voto. Un governo di scopo con il Pd per realizzare la legge elettorale e la manovra? Per la legge elettorale sì, per la manovra no. Ma la palla è nelle mani del presidente della Repubblica. Ci tengo a sottolineare però che ha vinto il centrodestra, non il M5S come i media dicono. Rispetto al 2013 abbiamo preso 8% in più”. Ma dal quartier generale degli azzurri, però, spiegano categoricamente e senza alcun dubbio che “Silvio Berlusconi non vuole nelle maniera più assoluta tornare subito al voto” (nonostante più volte in campagna elettorale avesse affermato che senza maggioranza nuove elezioni sarebbero stata l’unica strada percorribile).
A mettere i puntini sulle ‘i’ il governatore di Forza Italia, Giovanni Toti. “La Lega è cresciuta innegabilmente anche per i meriti del suo leader, e lo spazio per noi era oggettivamente stretto. In più il centrodestra ha pagato la sua geometria di gioco a più punte che si rivelata vecchia. È come aver giocato col catenaccio anni 70 nel 2018”. Per il governatore della Liguria Giovanni Toti, intervistato dal Corriere della Sera, “adesso si aprono questioni strutturali nel centrodestra che devono vederci protagonisti, perché c’è uno spazio gigantesco per un’area moderata, con o senza un partito unico. Io da sempre sono fautore di una forza unitaria, ma se gli alleati non fossero d’accordo dovremo comunque organizzarci e costruire noi una nuova forza moderata”. “La Lega era meglio posizionata con il suo messaggio, avendo individuato da tempo i temi caldi. Ma ha anche valorizzato la propria classe dirigente locale”, riconosce Toti ribadendo “lealtà” verso Salvini. Invece “noi non abbiamo fatto lo stesso percorso. Ci sono state troppe rese dei conti, si è ristretto ancor di più il circolo dei decisori politici, non c’è stato alcun coinvolgimento del territorio”, osserva Toti, secondo cui occorre cambiare “dicendo basta a operazione dall’alto come quella della quarta gamba. Poi certamente ripartendo dal basso, aprendo i luoghi di discussioni, facendo entrare aria nuova e facce nuove. Basta con i caminetti, con le decisioni prese in quattro”. Sull’opportunità che Berlusconi faccia un passo indietro, “deve decidere lui, perché questo è il suo partito, perché la storia di Forza Italia è la sua. Nessuno vuole fare golpe o strappargli lo scettro”, assicura Toti. “Io mi aspetto proprio da lui, che è stato un grande visionario della politica, la visione di una nuova politica e il rigetto di operazioni di palazzo, di élite, in difesa, che non guardano al futuro”.