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Tiziana Corsi

Fare beneficenza si può
e conviene anche

dita che parlanoLa beneficenza ha evidenti vantaggi per chi la riceve, a prescindere che sia esso il clochard che incontriamo in prossimità dei semafori rossi in città, o di una associazione di volantariato strutturata. Ma quello che forse non tutti sanno è che la beneficenza può avere dei riscontri positivi anche in chi la fa, e non ci si riferisce qui solo all’aspetto etico della faccenda, ovvero a quella sensazione di soddisfazione di chi sente di aver fatto qualcosa di buono.

Ciò a cui piuttosto ci si riferisce sono le detrazioni fiscali che a livello governativo sono state volute ed attivate a favore di chi eroga donazioni ad associazioni, onlus ed altri enti operanti nel quarto settore.

Le detrazioni in questione sono applicabili sia alle donazioni una tantum, sia alle donazioni continuative (vedi qui), previste da associazioni storiche che operano nel sociale come la Lega del Filo d’Oro.

Si tratta nella stragrande maggioranza dei casi donazioni senza le quali tali associazioni che vanno a comporre quello che in gergo viene chiamato il Quarto Settore, non potrebbero affatto sopravvivere visto che il rubinetto dei sussidi che arrivano dallo Stato Centrale, da più di dieci anni a questa parte, va sempre più stringendosi; senza il supporto dei privati dunque dovremmo rinunciare a tutte quelle realtà operanti nel sociale che nella pratica sono andate a riempire quel vuoto di servizi lasciato dallo stesso Stato Centrale.

L’ammontare delle detrazioni varia a seconda che si parli di persone fisiche e/o persone giuridiche.

TassePer la persone fisiche la normativa fiscale prevede che sia possibile portare in detrazione somme inferiori o uguali al reddito complessivo e per un importo non superiore a 70 mila euro, oppure detrarre il 26% delle donazioni effettuate nel corso del 2014 per un importo che non superi i 2.065 euro. Va notato che tale percentuale è quella “storicamente” più alta visto che per gli anni solari 2012 e 2013 le percentuali di deducibilità sono state rispettivamente del 19 e del 24%.

Per quello che concerne invece le aziende i parametri per la valutazione delle detrazioni possibili sono più articolati. Per quelle aziende con un reddito annuale negativo o inferiore a 20.658 euro il limite massimo di deducibilità è fissato a 20.65 euro, mentre per quelle per cui il reddito nel corso dello scorso anno è stato superiore a 20.658 euro ma inferiore a 700 mila euro, la detrazione massima applicata è del 10% rispetto al valore dell’importo donato.

Per quelle aziende che invece nel corso del 2014 hanno fatturato somme superiori a 700 mila euro ed inferiori a 3.5 milioni di euro, il limite di deducibilità è fissato in denaro a 70 mila euro, indipendentemente dall’importo della cifra versata.

Infine se l’azienda in questione ha chiuso lo scorso anno con un reddito superiore a 3.5 milioni di euro allora il limite della deducibilità è fissato al 2% rispetto alle cifre versate.

È importante notare che affinché i sin qui citati criteri di deducibilità possano essere applicati è necessario che la donazione si svolga secondo regole ben definite, regole che riguardano sia l’entità che beneficia della donazione stessa, sia le modalità di erogazione del contributo solidale.

Rispetto al primo punto la determina fiscale vigente prevede che le detrazioni delle somme spese in beneficenza è applicabile solo per i contributi erogati a favori di associazioni, onlus o enti definiti secondo l’art. 10, co. 1, 8 e 9, D.Lgs. 4.12.1997, n. 460.

Per quanto riguarda invece le modalità di erogazione del contributo è assolutamente necessario che esso sia stato inviato secondo metodi di trasferimento di denaro tracciabili, ovvero con pagamenti tramite carta di credito, assegno, carta di debito, bonifico bancario, assegno o bollettino postale.

Tiziana Corsi

Studiare per una laurea 2.0:
il futuro è nel digitale

Computer pc internetDa quando sono state istituite nel 2003, le università telematiche hanno compiuto numerosi passi in avanti. Risale infatti a più di dieci anni fa il decreto ministeriale che, regolando i “criteri e le procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza”, ha di fatto permesso e favorito la nascita e lo sviluppo di atenei telematici riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione. La particolarità di questi istituti sta nell’offerta formativa, dato che i corsi di laurea magistrale e di primo livello sono fruibili interamente online tramite piattaforma dedicata. Insomma, si tratta di vere e proprie università 2.0, che utilizzano le potenzialità offerte dalla tecnologia per avvantaggiare quegli studenti che per vari motivi preferiscono prendere il titolo a distanza e che magari vogliono sfruttare la possibilità di seguire corsi singoli come questi. Un titolo, lo si vuole sottolineare, del tutto in linea con quelli elargiti dalle concorrenti tradizionali e dunque pienamente riconosciuto ed accreditato non solo nel territorio nazionale ma anche a livello europeo.
Per quanto riguarda il metodo, le università telematiche presentano sistemi didattici dall’efficacia consolidata e strumenti innovativi e all’avanguardia, capaci di garantire corsi che non hanno nulla da invidiare, ed anzi per certi aspetti risultano migliori, di quelli degli istituti che offrono insegnamenti in presenza. Si pensi ad esempio alla flessibilità d’apprendimento, garantita dalla possibilità di assistere alle lezioni da ogni luogo ed in qualsiasi momento, dal lunedì alla domenica, 24 ore su 24, tramite un pc, uno smartphone o un tablet. Ma oltre che su una connessione continua gli studenti 2.0 possono contare su tutti i più attuali materiali didattici comprendenti e book, bibliografie ed approfondimenti, contenuti sui più diversi supporti digitali, dai file pdf interattivi ricchi di rimandi ed info-grafiche a quelli video, che grazie all’unione di audio ed immagini agevolano in modo sorprendente la memorizzazione dei contenuti.
Insomma, il valore delle metodologie esclusive di queste università pare davvero ineguagliabile, soprattutto se si considera la loro adeguatezza ai tempi. Nonostante ciò, i più importanti atenei online si sono preoccupati di prevedere anche sedi fisiche, istituendo i cosiddetti learning center.  L’idea è nata per soddisfare particolari esigenze degli iscritti, che possono recarsi in questi centri per qualunque tipo di assistenza burocratica o tecnica o per servizi di orientamento riguardanti il proprio iter di studio. Dunque, università 2.0, ma sempre con un volto umano e punti di riferimento non solo virtuali, dove trovare personale disponibile o aule in cui incontrarsi in caso di bisogno.
Passando a considerare i vantaggi di cui beneficiano ormai quasi 40 mila studenti, si tratta di plus abbastanza ovvi. Studiare online permette infatti un accesso generalizzato all’istruzione universitaria, che altrimenti sarebbe preclusa ai molti soggetti impossibilitati ad assistere alle lezioni in presenza. Parliamo in particolare di lavoratori, che studiando sul web possono decidere di riqualificarsi ed aggiornarsi senza dover rinunciare alla loro attività. Ma ci riferiamo anche a tutti coloro che vogliono riprendere gli studi, che potrebbero sentirsi in imbarazzo trovandosi di fronte a colleghi molto più giovani. Per non parlare dell’opportunità offerta ai disabili, che possono prepararsi agli esami in tutta tranquillità, senza essere costretti a spostarsi giornalmente dalla loro abitazione.
Ma gli orari flessibili non sono certo l’unico punto di forza degli atenei telematici, che proprio per come sono strutturati permettono ai loro utenti di sperimentare ed abituarsi a nuove modalità d’interazione sempre più richieste ed utilizzate sul mondo del lavoro. Insomma, ad università 2.0 corrispondono studenti 2.0, con tutti i vantaggi che questo comporta. Per comprendere meglio la portata di questi plus, basti considerare la crisi che stanno attraversando gli istituti universitari tradizionali, spesso incapaci di innovarsi e di rispondere alle esigenze di un ambiente lavorativo profondamente mutato, che richiede skillness sempre più specifiche, da affiancare a competenze del tutto trasversali.
Difficoltà che non passano certo inosservate, se è vero che per quanto riguarda il campo della formazione giurisprudenziale lo stesso ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha recentemente consigliato gli atenei di focalizzarsi sull'”esperienza diretta”, piuttosto che sullo “studio frontale, nozionistico”. Esperienza sul campo sicuramente favorita da metodi di studio flessibili, che permettano allo studente di organizzare al meglio il proprio percorso di studi, gestendo nel modo migliore il tempo a disposizione, in modo da conciliare pratica e teoria.
Se poi si pensa che allo stesso convegno la presidentessa dell’Associazione italiana giovani avvocati ha insistito sulla sempre più impellente necessità di sfornare “avvocati 2.0”, si capisce il ruolo determinante che possono assumere oggi le università telematiche, che oltre a garantire metodi di studio capaci di far familiarizzare gli studenti con gli strumenti che saranno protagonisti del loro futuro, potrebbero esercitare un’influenza positiva persino sulle più antiche concorrenti, spingendole ad accettare l’ormai improcrastinabile sfida dell’innovazione.  Perché una cosa è certa: perché la laurea ricominci a dare concrete chance per entrare nel mondo del lavoro, bisogna che si svecchi e che vada incontro alle esigenze del mercato, trasformandosi in una laurea 2.0!
Tiziana Corsi

Meno carta, più tempo
la banca ora è online

online_bankingBanche online: ormai se ne sente parlare sempre di più e sono sempre di più anche i risparmiatori che decidono di aprire un conto corrente o un conto deposito online. Ma che cosa significa veramente un’operazione del genere? Quali sono i pro e i contro?
Oggi siamo qui per esaminare costi e servizi offerti da un conto in banca online, oltre ai regali, agli omaggi e alle promozioni che l’apertura di un conto può includere, altrettanto importanti e di rilievo, in quanto possono aumentare la convenienza di un conto.

Innanzi tutto, la comodità di possedere un conto corrente o un conto deposito online (che comunque prevede la necessaria apertura di un conto corrente a cui appoggiarsi), è quella di poter gestire il proprio conto e tutti i servizi e le operazioni da esso concessi completamente online, attraverso il proprio computer, il proprio tablet o il proprio smartphone, da qualsiasi parte del mondo e a qualsiasi ora.
Questo ovviamente riduce anche i costi di diverse operazioni e le perdite di tempo presso sportelli tradizionali e documenti cartacei. D’altro canto, si potrebbe argomentare che l’assenza di quest’ultimi possa generare spaesamento nel risparmiatore, ma è solo una questione di abitudine.
Si tratta dunque di conti particolarmente dinamici, che vengono incontro alle necessità dei nostri tempi non solo da un punto di vista telematico e strumentale, ma anche economico, presentando tassi e costi molto più bassi, aiutando il risparmiatore a non affrontare spese troppo onerose.

Ci sono poi i servizi e i regali da tenere di conto, che possono rendere ancora più vantaggiosa l’apertura di un conto online, in quanto la accomunano a buoni acquisto o buoni sconto che permettono di sopperire ad altre spese necessarie, come ad esempio la benzina, o l’acquisto di libri di testo per lo studio dei propri figli. In tempi di crisi come questi, infatti, ogni piccolo aiuto è un grande aiuto e le nuove banche, come ad esempio Hello bank!, lo sanno.
Con il suo conto Hello! Money questa banca online ha infatti vinto il premio come Miglior Conto Low Cost di Osservatore Finanziario, confermandosi come il conto online più conveniente della sua categoria, con un OFISC di 5,50 euro, zero canone mensile, zero spese per l’utilizzo della carta di debito e di credito, prelievi gratuiti da tutto il mondo e bonifici online gratuiti.
Inoltre, aprendo un conto corrente con Hello! Bank, si può aprire anche un conto deposito, ovvero un conto completamente finalizzato al risparmio, dove il risparmiatore, appunto, può depositare i propri soldi, che non possono essere soggetti ad alcun tipo di operazione di bonifico, prelievo o pagamento. Inoltre, tali soldi permettono di “guadagnare” sui propri risparmi attraverso tassi di interesse più alti di quelli di un conto corrente tradizionale, premiando il risparmiatore nel suo intento.

Tiziana Corsi