martedì, 28 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 
BLOG
Tiziana Ficacci

Populismo. La parola per dirlo

La parola populismo è diventata rispettabile, facilmente utilizzabile, quasi orecchiabile.
Una volta ricordava le adunate di Mussolini, ora si dice tranquillamente per leader italiani, europei, mondiali.
Il potere nelle mani del popolo, dice il nuovo presidente americano.
È giusto, gli rispondono i leader europei riuniti.
Popolo è per questi fanatici, sinonimo di massa.
Tutti d’accordo, le classi politiche sono deboli, corrotte, incapaci, prive di visione, ma questo giustifica il populismo degli aspiranti dittatori?
Così nacquero i totalitarismi del Novecento. Che molti hanno dimenticato o ignorano. Vi invito a studiare, pure su wikipedia non serve la Treccani. Meno ignoranti si è, meglio si ragiona.

Tiziana Ficacci

Libere&Laiche

Sì o No

Fermo restando che ognuno vota come crede il referendum per le revisioni costituzionali, non si può rimanere indifferenti al clima divisivo e maleducato che domina. Se proprio dovevamo scazzarci, non potevamo farlo per il diritto vero alla salute, per l’accesso vero all’istruzione, per la parità salariale tra donne e uomini… invece lo facciamo per l’oscura bicamerale.

Ingenua come sono mi stupisco ancora che il variegato fronte del no sia composto da persone che la Costituzione la odiava per motivi storici come i fascisti, la disprezzava perché espressione della politica centralista di Roma ladrona come i leghisti, la considerava un compromesso in attesa del sol dell’avvenir come i veterocomunisti, la ignorava per manifesta ignoranza come i pentastellati.

Il che a me, tiepidissima e incerta sostenitrice del si, mi conferma che in questo Paese la retroguardia trova sempre volenterosi ascari pronti a combattere battaglie sanguinose nel nome dello status quo.

Tiziana Ficacci
Libere&Laiche

Chissachilosa
(il Psi e l’articolo 7)

Carissimi pochi ma selezionati e attenti lettori,

quanti che andranno a votare per il mitico referendum costituzionale conoscono veramente la Costituzione? E diciamola la verità, la maggioranza non conosce perfino i primi. Per dire, il 3?, l’11?, l’1?… Qui raccontiamo il genesi del famigerato 7 raccontato da chi c’era, mio padre ..

Tra le questioni politiche di cui il PSI di Pietro Nenni e i suoi eredi possono andare giustamente orgogliosi c’è, senza dubbio, il “no” perentorio all’approvazione dell’articolo 7 della Costituzione, quello che regola i rapporti tra Stato e Chiesa.

Il voto contrario e convintissimo dei socialisti fu espresso alle ore 2 del 25 marzo 1947 in sede di Assemblea Costituente.

Purtroppo il contestatissimo ex articolo 5, poi trasformato in 7, passò per il voto favorevole di 350 costituenti contro 149. A favore 201 democristiani di De Gasperi, 95 comunisti di Togliatti e 54 tra qualunquisti di Giannini, liberali e isolati.

La grande sorpresa (ma non per Nenni) fu il voto favorevole dei comunisti che Togliatti tentò di giustificare in un discorso di logica formale associato a un’assenza totale di comprensione storica del problema. Prima del suo intervento avevano parlato De Gasperi, a favore, e Nenni, contro. Un’altra sorpresa di quella notte furono i voti favorevoli di Nitti, Orlando, Bonomi e Sforza. Senza l’apporto dei comunisti, i cattolici avrebbero vinto con soli 5 voti di maggioranza e, per dirla con Nenni, «sarebbe stato meglio così».

Sul dibattito pesarono due ricatti: quello di De Gasperi, sulla solidità della Repubblica, e quello dell’Osservatore Romano – e dunque del Vaticano – sulla pace religiosa e la riapertura della questione romana. Questo lo scambio di battute fra Nenni e Togliatti:

Nenni: «Abbiamo capito. Voi volete la lotta su questo terreno mentre noi la vogliamo sul terreno sociale».
Togliatti: «De Gasperi ci dichiara guerra. Nenni non l’accetta ed è vero che per fare la guerra bisogna essere in due. Ma per dichiararla basta uno solo. Per togliervi il pretesto di dichiararci la guerra, votiamo con voi l’articolo 7».

Il più puro cinismo, nelle parole del capo del PCI, applicato alla politica; la svolta di Salerno che continua, applicata stavolta alla Chiesa e ai cattolici. Togliatti pensava così di salvaguardare dieci, venti anni di collaborazione con la Democrazia Cristiana.

«Mi sembra un calcolo sbagliato da cima a fondo», osserva Nenni, in tempi di guerra fredda (Diari 1943-1956). «Sono lieto di avere votato “no”».

La Democrazia Cristiana incassò, non ringraziò, e cacciò Togliatti dal governo pochi mesi dopo.

Dopo l’Italia in camicia nera, l’Italia in sottana nera.

Tiziana Ficacci

Libere&Laiche

Venti settembre

Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d’oggi, che segna l’entrata delle truppe italiane in Roma e che è anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo (incipit de Il giornalino di Gian Burrasca)

Sarebbe equo che il 20 settembre non scivolasse via come se fosse un giorno qualunque, in ricordo di quel lontano 20 settembre del 1870, quando le cannonate sabaude aprirono la breccia in prossimità di Porta Pia. Quei pochi colpi, come tutti dovrebbero sapere, permisero il trasferimento definitivo della capitale del Regno a Roma. Ricordarlo servirebbe a comprendere che non solo da quel momento cessò l’anacronistica, antistorica e ambigua monarchia del papa-re, ma “fu concessa” finalmente la libertà agli ebrei romani, fino ad allora rinchiusi nel recinto del ghetto per volontà del pontefice. Successivamente i Savoia non si sono rivelati all’altezza di quel primo coraggioso gesto, ma almeno il 20 settembre 1870, fu inferta una poderosa spallata alle tante muffe che incrostavano la nostra Italia. Il primo colpo di cannone che aprì la breccia venne sparato da una batteria agli ordini di un ufficiale ebreo, l’unico a non doversi preoccupare della minaccia di scomunica papale a chi per primo avesse aperto il fuoco contro le mura di Roma. La tanto desiderata conquista della libertà per i nostri antenati più antichi della città, la fine della barbarie dell’ultimo ghetto dell’Europa Occidentale: che data formidabile! Eppure, solo una generica corona d’alloro, la stracca banda della polizia municipale nemmeno tutti gli anni, nessuna scolaresca, spesso anche la clericaglia in preghiera per gli zuavi pontifici. Scordare rimuovere archiviare. In effetti quella stagione che si aprì con il colpo di cannone e che segnò uno dei periodi più luminosi della storia del nostro Paese ebbe vita breve. Il mortale fascismo stroncò definitivamente le gambe all’idea di una nazione libera moderna laica. La Chiesa cattolica che mal visse la fine del suo regno scese a patti, come ha sempre fatto anche in altre parti del mondo, con il dittatore. E poi, l’oggi, dove quei Patti Lateranensi siglati durante il fascismo nei fatti resistono quasi intatti grazie all’incredibile articolo 7 della Costituzione che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio. Nel frattempo si trascura colpevolmente l’identità nazionale di cui la Breccia di Porta Pia è un capitolo fondamentale.

Il governo italiano guidato da Giovanni Lanza nel momento in cui i bersaglieri entravano nella Roma pontificia il 20 settembre 1870, considerava di riservare al papa la Città Leonina – oggi rione Borgo – che si dispiega sulla riva destra del Tevere e arriva fino a Castel Sant’Angelo. Le mura erano state fatte erigere da Leone IV come massima protezione della basilica vaticana e al suo interno vivevano circa 15mila persone.

Il generale italiano Raffaele Cadorna aveva l’ordine di consegnare al re Vittorio Emanuele II tutta la città di Roma con l’eccezione della Città Leonina, così come stabilito dalla clausola voluta dal governo di Firenze (capitale dal 1865 al 1871). E per questo i soldati italiani non oltrepassarono il ponte sant’Angelo. Ma il giorno dopo, il 21 settembre, il comandante pontificio Hermann Kanzler recapitò al generale Cadorna un biglietto di Pio IX, chiedendogli di mandare le sue truppe nella Città Leonina per garantire la sicurezza del papa. Infatti nel quartiere Borgo si erano verificati disordini causati “dallo sdegno popolare contro i gendarmi pontifici” anche se questi preferirono dire che si trattava di agitatori prezzolati. Cominciò il rimpallo: le autorità italiane avrebbero voluto al più presto lasciare la Città Leonina per dimostrare riguardo nei confronti di Pio IX, la Santa Sede attenta a non accettare “regali” che avrebbero legittimato ciò che consideravano – e ancora oggi in buona sostanza considerano – una usurpazione di tutto il suo territorio .Il 2 ottobre era previsto il plebiscito e gli ambienti patriottici si prodigarono affinché gli abitanti della Città Leonina non fossero esclusi dal voto. Del resto nel quartiere era forte il sentimento anticlericale, e, soprattutto, sembrava incomprensibile agli abitanti del rione essere considerati in maniera diversa dai romani che anelavano di ricongiungersi all’Italia lasciandoli sotto il dominio del pontefice. Finalmente il governo di Firenze cedette e fu allestito un seggio anche per i residenti di Borgo. Il risultato fu di 1546 si e nessun no. In tutta Roma i voti favorevoli furono 40mila, 46 i contrari. Nel Lazio 130mila si e 1500 no. Pio IX dichiarò l’annessione ingiusta e invalida e si dichiarò prigioniero del governo italiano. Il papa venne “liberato” nel 1929 con la nascita dello Stato vaticano grazie ai Patti Lateranensi.

Tiziana Ficacci
Libere&Laiche

Oro alla Patria! La fertilità come ‘bene comune’

fertilitydayIl 22 Settembre sarà il giorno del “Fertility Day”, organizzato dalla Ministra Lorenzin, che ha creato subito polemiche e imbarazzo. In vista di quella giornata speciale, il ministero ha lanciato la campagna #Fertilityday, con dodici immagini pubblicitarie che sono diventate subito virali per motivi del tutto contrari rispetto al loro scopo.


 Oro alla Patria!
di Tiziana Ficacci

Tra la prima e la seconda guerra mondiale il declino della fecondità in Europa fu motivo di preoccupazione per i politici che vedevano sia una causa che un sintomo del declino dell’Occidente. In quegli anni nacque l’interesse per una nuova scienza, la demografia, che studiava l’andamento della popolazione. La prima politica demografica di ampio respiro venne da un paese che da poco aveva iniziato a conoscere la denatalità, l’Italia. La precocità di questa politica venne accelerata dall’instaurarsi della dittatura fascista; “la forza è nel numero”, era lo slogan mussoliniano che esigeva la crescita della popolazione insieme all’indottrinamento politico e ideologico. Per prima cosa si cercò di imporre alla popolazione italiana un modello demografico, esortando ad una maggiore fecondità e alla migrazione verso particolari destinazioni, scoraggiando, anzi vietando del tutto, la contraccezione e l’aborto. La politica demografica fascista piacque alla Chiesa: le due istituzioni si trovarono d’accordo sui mezzi impiegati per aumentare le nascite, specie quando, dopo gli accordi dei Patti Lateranensi, la neonata struttura per la tutela della maternità e l’infanzia (Onmi), venne, di fatto, appaltata al clero. Come ci racconta la storia della popolazione italiana, il fascismo non riuscì a bloccare la scelta delle donne di regolare la dimensione della propria famiglia, così come pochi decenni dopo, la Chiesa romana non la spuntò con la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza. In sintesi estrema il controllo della sessualità riproduttiva delle donne è il cardine delle dittature.

Nel regno di Vladimir Putin dove secondo le proiezioni demografiche i russi tra venti anni saranno poco meno di 100 milioni, è in corso una campagna che ha stanziato 10mila dollari per il secondo figlio in bonus per l’istruzione. Oggi, la russa che desidera abortire, deve firmare un modulo che la informa dei rischi che potrebbero verificarsi per la salute fisica e psichica, e negli ospedali gli assistenti sociali dissuadono dall’intervento. L’incesto e lo stupro sono le uniche cause che consentono l’accesso gratuito all’intervento. Alla Duma è stata depositata una proposta di legge di deputati nazionalisti che vorrebbero equiparare l’aborto ad un reato penale, esattamente come ai tempi di Stalin. L’URSS, che era stato il primo paese a liberalizzare l’aborto, lo riammise soltanto con Krusciov (’54-’64), e diventò, vista la mancanza di altri metodi, un contraccettivo. Una donna nel corso della sua età riproduttiva abortiva sette–otto volte (ma anche di più) in condizioni disumane. Con Gorbaciov (’85-’92) venne imposta l’anestesia, sconosciuta per la gran massa delle donne, e la signora Raissa Gorbaciova diede impulso a ong, anche straniere, per l’educazione alla contraccezione. La Romania di Ceausescu mise in atto una delle più criminose politiche demografiche nell’Europa moderna. Le donne erano sottoposte periodicamente a visita ginecologica per individuare aborti clandestini. Senza successo però, non riuscendo a modificare la volontà delle romene. Testimonianza preziosa è il duro film di Mungiu (Quattro mesi, due settimane…) che ha ricevuto a Cannes il Prix de l’education (assegnato dal ministero dell’Istruzione e per questo il film è stato visto durante l’anno scolastico in tutte le scuole francesi). In Cina fino a due anni fa, le donne erano obbligate a un solo figlio in città, due nelle campagne, oggi si chiude un occhio su un figlio in più. Nel 2007 l’ex rivoluzionario Daniel Ortega per riconquistare la presidenza in Nicaragua recepì il bando all’aborto voluto dalla Chiesa e accolto dall’ex papa Benedetto XVI. Qualcuno ricorderà come quel paese fu profondamente scosso dalla morte per emorragia di una giovane donna alla quale fu rifiutata l’interruzione di una gravidanza extrauterina perché i medici erano stati minacciati di essere radiati..Circa 70 paesi ancora oggi vietano l’aborto, anche se è permesso, o si arriva ad uno strappo, in caso di pericolo di vita della donna. In Italia la legge 194 prevede l’aborto in caso di pericolo per la salute fisica e/o psichica. Inoltre contempla l’obiezione di coscienza dei medici e del personale coinvolto nell’intervento (anestesisti, infermieri, portantini). Una legge frutto dell’ipocrisia italiana, ma che, nonostante i suoi limiti e i continui attacchi partitici e clericali, la forza delle donne ha trasformato in un successo.

Tasso di sostituzione: è il numero di figli per donna necessario per lasciare invariato l’ammontare delle generazioni e, nel lungo periodo, della popolazione Tasso di fecondità totale: numero medio di figli per donna in base ai tassi osservati e/o stimati in un dato periodo Speranza di vita allanascita: numero medio di anni che un individuo può attendersi di vivere alla nascita in base ai tassi osservati e/o stimati in un dato periodo Cohort component: metodo di calcolo delle proiezioni demografiche che considera la generazione (coorte) come unità di base da seguire nella sua evoluzione.

Tiziana Ficacci

Libere & Laiche

Pensarci

Perché abbiamo una sola bocca e due orecchie? Perché dobbiamo ascoltare il doppio di quanto parliamo.

Le polemiche nate intorno alla questione burkini, molte appassionate, spesso superficiali, tante ipocrite, hanno mostrato che l’identità (a molti di noi) interessa. Parecchi non sono riusciti ad uscire dalla questione specifica perdendo l’occasione di fare una seria riflessione sulla trasformazione delle nostre società. Molti trovano irrilevante la questione delle donne integralmente coperte richiamandosi alla difesa della loro cultura, ignorando anche che i costumi tradizionali dei paesi d’origine non prevedono mai la copertura del volto né i colori scuri, e che il nascondimento del corpo è determinato esclusivamente dall’ortodossia, o meglio fanatismo, religioso.

Tanti i richiami alle nostre nonne che si coprivano la testa o indossavano i mutandoni per la spiaggia. Penso spesso che quando è nata mia madre le donne non avevano il diritto di voto, quando aveva pochi anni l’Italia varò le leggi razziste (chiamiamole così come chiede l’Ucei) , da quel periodo siamo usciti, perchè per altri ci sembra che vada bene? E’ così grave che almeno nell’Occidente si inviti tutti a partecipare a quei diritti che abbiamo faticato ad ottenere?

Io me lo chiedo in che tipo di società vivrò e, soprattutto, quali saranno i paletti e i limiti da porre alle religioni. Me lo domando se è giusto che le bambine vadano a scuola con la testa coperta. In Francia velarsi è proibito fino alle superiori, ma come si potrebbe proporre da noi un divieto simile se accettiamo la presenza invadente di simboli religiosi appesi alle pareti delle scuole e di altri luoghi pubblici (che è sempre opportuno ricordare, sono lì per il residuo di una legge degli anni del fascismo mai cancellata) . Niente di religioso, ovviamente, il crocefisso come spesso il velo viene brandito politicamente. Spero che l’intelligenza non ci abbandoni , rischieremmo , forse anche per eccesso di educazione, di lasciare il campo libero ai fanatici religiosi e ai populisti della politica. Vorrei smentire la mia amica Paolida che dice “giunti a questo punto più degli integralisti temo i loro strenui difensori europei”.

Tiziana Ficacci
Libere&Laiche

I primi Raggi clericali

L’occasione mi è gradita per far notare che combattere una guerra contro i bruti adoperando i loro stessi metodi può condurre a due possibili risultati: o perderla e basta, o perderla pure nell’improbabile caso in cui la si vinca. (Alessandro Capriccioli)

Essendo una cittadina comune, in ordine coi contributi e non dipendente da lavori che hanno a che fare con la politica, auguro alla sindaca Raggi e alla giunta che sta per varare il meglio e di più.

Però non credo sia improprio riflettere su alcuni passi fin qui fatti, e non mi riferisco alle questioni relative allo staff molto presente di cui le cronache giornalistiche riferiscono con puntualità.

Mi lascia basita infatti che non si sia dato gran peso alla prima uscita con fascia tricolore della sindaca in Laterano, cioè direttamente in uno Stato estero, rompendo così la tradizione che inizia dal dopoguerra che vede i sindaci rendere omaggio all’Altare della Patria, alle Fosse Ardeatine, a Porta San Paolo, alla targa dei deportati all’esterno del Tempio maggiore. Visite che, beninteso, Raggi ha fatto posticipandole di un giorno. Cultori della memoria, della storia, della Resistenza, non hanno fiatato su questa scelta.

Non bastasse Raggi e il suo partito hanno molto lavorato per ottenere un appuntamento dal papa (qua qua) di carattere privato, al quale si è presentata insieme ai genitori e al figlio. Il movimento 5 stelle, che come gli altri partiti italiani conosce che la religione sia una branca della politica, ha dato a questo banalissimo e inutile e superclericale incontro la dignità di una visita di Stato. Riconosco, anche se mi pesa molto, che la Santa Sede si è comportata meglio emanando uno stringatissimo comunicato.

Molti pensano che la visita sia stata propedeutica ad una richiesta di pagamento di tasse, cosa che prima o presto avverrà anche se in una forma blanda e che comunque coinvolgerà gli italiani non solo Roma si spera e ci si augura.

Disturba che questi due gesti non siano stati colti né tanto meno denunciati, anche da chi ha come ragione sociale la laicità e l’ateismo.

Sarà la solita rincorsa a salire sul carro del vincente?

Tiziana Ficacci

Libere&Laiche

Ipazia, un brutale femminicidio

L’assassinio di Ipazia su ordine del Vescovo Cirillo di Alessandria nel 415 fu uno dei più brutali femminicidi nella storia dell’umanità.

Ipazia era l’erede della Scuola Alessandrina, la più importante comunità scientifica della storia, dove hanno studiato tutti i geni che hanno gettato le fondamenta del sapere scientifico universale. Astronoma, matematica, filosofa, musicologa, medico, “madre” della scienza sperimentale, realizzò l’astrolabio, l’idroscopio e l’aerometro e, come scrisse Pascal, fu l’ultimo fiore meraviglioso della gentilezza e della scienza ellenica. Nei suoi settecento anni la Scuola alessandrina aveva raggiunto vette talmente elevate che sarebbe bastato lasciar vivi e liberi di studiare Ipazia e i suoi allievi per acquisire 1200 anni in più di progresso.

Ma su di esse si abbatté la più grossa delle sventure che MAI mente umana abbia immaginato: l’ascesa al POTERE della CHIESA CATTOLICA e il patto di sangue stipulato con l’impero romano agonizzante. L’accordo prevedeva, oltre alla soppressione “tout-court” del paganesimo, la distruzione di tutti i libri del periodo classico, la cancellazione definitiva di ogni scienza e, soprattutto, *l’assassinio* di ogni libero pensatore: nei concilii di Cartagine fu proibito anche ai vescovi di studiare i filosofi greci e, per finire, alla donna doveva essere impedito l’accesso alla religione, alla scuola, all’arte e, naturalmente, alla scienza.

In poche decine di anni il piano fu quasi realizzato per intiero e nell’anno 415 restava davanti ai Padri della Chiesa un ultimo ostacolo: una giovane e bellissima creatura, una scienziata con una dirittura morale impossibile da piegare, la quale, come Socrate, se ne andava in giro per Alessandria a spiegare alla gente, con impegno oratorio e straordinaria saggezza, che cosa volesse significare l’uso della ragione. E il vescovo e patriarca di Alessandria, ordì il *martirio non voluto* di Lei. Trucidare una “creatura” come Ipazia significava arrecare un danno incalcolabile all’umanità intiera, uccidere la speranza del progresso umana, ma i mandati delle carneficine e roghi avvenuti negli ultimi anni volevano proprio questo e infatti sono passati alla storia come Santi e Padri della Chiesa, per chi non li conoscesse come efferati assassini, ecco i loro nomi.

Ambrogio, vescovo (e patrono, senza che i milanesi non se ne vergognino) di Milano;
Giovanni Crisostomo, patriarca di Costantinopoli;
Agostino, vescovo di Ippona;
Cirillo, vescovo e patriarca di Alessandria;

Nessun “mea culpa” potrà mai restituire all’umanità tanto sangue innocente e tanti secoli di progresso mancato.

Tiziana Ficacci
dal blog LibereLaiche

In Rosso

I miliziani dell’Isis hanno bruciato vive, in mezzo ad una piazza di Mosul (Iraq), 19 ragazze curde che si erano rifiutate di divenire schiave sessuali dei combattenti jihadisti. A riferirlo è l’agenzia di notizie Ara (Kurdish News Agency), ripresa dai media iraniani.

Le giovani donne, chiuse in gabbie di ferro, sono state portate in una piazza della roccaforte irachena del Califfato nero, e date alle fiamme, davanti a centinaia di presenti. “Nessuno ha potuto fare niente per salvarle”, ha detto un testimone all’Ara.

Tiziana Ficacci
dal blog
Libere e Laiche

Boschi, criticatela pure,
ma non perché donna

Il referendum sull’abrogazione o meno di alcuni articoli della Costituzione. I difensori dello status quo dimenticano però di ricordare che la Costituzione è già stata rimaneggiata 35 volte. Ma le posizioni sono entrambe legittime, quello che è inaccettabile è l’attacco volgare gratuito sessista nei confronti della ministra Boschi, alla quale non si perdona giovinezza grazia preparazione e capacità di aver guidato una maggioranza parlamentare all’approvazione di una riforma che mette fine a 70 anni di bicameralismo, che dimezza i parlamentari, che snellisce procedure istituzionali…

Perfino le giornaliste (Gruber Annunziata) usano con lei sufficienza e noia, dimenticando che dietro a Boschi c’è il nostro lavoro per le pari opportunità.

Per far fuori B. (giustamente far fuori) non si è esitato a mettere alla berlina le sue ragazze (non il mio stile di vita ma ognuna è libera di sfruttare lo zozzone), ad ascoltare senza repliche una giudice che definiva Ruby levantina e quindi mentitrice… sarebbe meglio basta.

Votate no o sì, ma non crociate.
Tiziana Ficacci
dal blog liberelaiche

(e scandalizziamoci perché Anpi non garantisce la presenza di Aned e Brigata ebraica il 25 aprile)