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Valentina Correr

Anche gli asini sanno scattare una foto,
ma qualcuno fa poesia

Master of Photography, il primo talent show firmato Sky Arte HD dedicato alla fotografia. Dimmi cosa vedi e ti dirò chi sei.


Se è vero che la bellezza è negli occhi di chi guarda, in una foto c’è molto di più. La bellezza, senza dubbio, insieme a tutto ciò che ci piace e che non ci piace vedere. Oliviero Toscani in occasione della presentazione di Master of Photography, il primo talent show dedicato alla fotografia firmato Sky Arte HD, afferma che non esiste una foto scioccante in sé. “Oggi, continua il neo giudice del programma, tutti fanno foto, anche gli asini sanno fotografare”. A fare la differenza quindi, non è tanto l’indubbia padronanza della tecnica dello scatto, quanto piuttosto la consapevolezza della responsabilità di un lascito. “Siamo i testimoni del nostro tempo, la fotografia non è un fatto estetico ma sociopolitico. Scegliere un dettaglio significa scegliere di spiegare una problematica. La fotografia è la nuova scrittura”.

La giuria, Rut Blees Luxemburg, Simon Frederick e Oliviero Toscani con Isabella Rossellini

La giuria – Rut Blees Luxemburg, Simon Frederick e Oliviero Toscani con Isabella Rossellini

Con 12 concorrenti di differenti nazionalità, 3 giudici d’eccellenza (Rut Blees Luxemburg, Simon Frederick e Oliviero Toscani) e una conduttrice (Isabella Rossellini) apprezzata in tutto il mondo, Master of Photography regala al pubblico 8 puntate girate in tutta Europa. Si parte il 21 luglio, al vincitore spetteranno 150.000 euro e il titolo di primo Master of Photography d’Europa. In ogni puntata sarà ospite un fotografo di fama mondiale, Alex Webb, Bruce Gilden, Elina Brotherus, Jason Bell, Lois Greenfield, Franco Fontana, Jonny Briggs, David Lachapelle. Nella puntata dedicata al ritratto d’attore protagonista è Michael Madsen, un gioiello dei film di Tarantino. L’attore, durante la presentazione del talent show, ha raccontato la sua passione per la fotografia. Come è nata la copertina del suo libro-raccolta, con un uomo steso su una panchina, e di come la fotografia riesca a fissare un momento rendendolo immodificabile. “Io, racconta l’attore, mi sento a disagio di fronte alla macchina fotografica”. Un punto di vista nuovo per chi è abituato a vederlo recitare, non resta che scoprire come i concorrenti del programma abbiano catturato tanto talento. “Sono gli altri che riconoscono se hai talento”, dice Simon Frederick.

Macchina alla mano si parte alla volta di Roma – La grande bellezza, sei ore di tempo per raccontare ciò che rappresenta al meglio la relazione tra l’arte e la città di Roma. A seguire Berlino – Nightlife, uno spaccato di vita notturna. E non poteva mancare una sessione dedicata al nudo e il già citato Scatto d’attore. Londra – Backstage racconterà l’atmosfera che si respira dietro le quinte dei teatri londinesi; Natura e paesaggio le infinite meraviglie di Madre Natura e Casa dolce casa l’intimità domestica dei concorrenti. Chiude il click tour Viaggio in Europa, con le sue genti, il suo passato e il suo delicato futuro.

In un’epoca caratterizzata dalla velocità stride piacevolmente la pausa presa a fissare uno scatto. La fotografia ha il grande dono della riflessione e dell’autoesplorazione, “aprite le vostre carte d’identità e guardate quella foto” continua Oliviero Toscani. Il resto viene da sé. Se la fotografia è la nuova scrittura, il futuro è pieno anche di tomi popolati di selfie. Il pregio di Master of Photogrtaphy? Ricordare che la fotografia è poesia.

Valentina Correr


Master of photography
dal 21 luglio, per 8 giovedì, alle 21.10 su Sky Arte HD

SKY_MOP_ Group Photo

I concorrenti: Dragica Carlin (Croazia), Rupert Frere (Gran Bretagna), Neal Gruer (Gran Bretagna), Marta Lallana Garcia (Spagna), Gabriele Micalizzi (Italia), Lanka Perren (Francia), Yan Revazov (Russia), Sebastian Siebel (Germania), Gina Soden (Gran Bretagna), Chiara Stampacchia (Italia), Hongwei Tang (Austria), Laura Zalenga (Germania).

L’arte sui muri
in un ex manicomio

Caleidoscopio. La street art cambia volto all’ex manicomio Santa Maria della Pietà

Luis Gomez - Le voci degli amanti

Luis Gomez – Le voci degli amanti

Chi da piccolo non è rimasto d’incanto davanti alla magia di un caleidoscopio? Pochi frammenti di specchi e vetri colorati che si riflettono e mutano in forme sempre nuove e luminose. Gli artisti di ‘Muracci Nostri’ hanno voluto fare questo nel parco dell’ex Manicomio di Santa Maria della Pietà a Roma, regalare agli spettatori un modo nuovo di vedere le cose. Caleidoscopio letteralmente vuol dire vedere bello (kalos, bello; eidos, forma; scopeo, osservo) e vedere il bello in un ex manicomio non è impresa semplice. Il progetto è in divenire e finora ventotto artisti hanno dipinto su più di trenta muri in tre mesi. Come ha sottolineato Maurizio Mequio, a cui si deve l’idea di Caleidoscopio: “L’intento è quello di voltare pagina in un posto segnato dalle sofferenze e di farlo attraverso l’arte”.
L’arte ha il potere di cambiare le cose perché l’arte non è sempre e solo un oggetto, è prima di tutto un’idea espressa dalle persone che l’hanno prodotta. Chi ha dipinto questi muri ha voluto manifestare l’idea di un cambiamento e ha parlato a nome di una collettività. “Ciò a cui eravamo interessati era aprire una modalità alternativa di fare arte […] che avesse un impatto sulla comunità, sul territorio, ma sempre in maniera condivisa. Luis Gomez per il suo intervento ha lavorato insieme agli utenti del Centro diurno per pazienti psichiatrici Bambù e alla Comunità per disabili psichici Fuori dal tunnel. Ha fatto con loro diversi incontri, ha operato in maniera interattiva con i ragazzi […]. Monica Pirone ha lavorato insieme a una comunità che accoglie un progetto relativo ad alcuni ragazzi dell’Istituto penitenziario minorile”.

Carlo Lommi

Carlo Lommi – Mare Meum

Il muro di un edificio è un supporto particolare per un artista; l’atto di fissare su una parete la propria idea e il proprio sentire viene amplificato dalla relazione con i passanti. Gli “spettatori” della street art non pagano un biglietto per vedere una mostra, la street art ha un’eco tutta sua e si riflette nel sentire comune. È un’arte utile e bella, dove le parole utile e bello combaciano. È bella perché dona bellezza, e in questo caso la dona a un posto che aveva bisogno di prendere le distanze da un passato sofferto. Prendere le distanze per vedere bene e andare avanti, per riflettere e non per far finta di nulla, per usare ancora le parole di Mequio. È utile perché la bellezza di questo parco è utile in sé, regala benessere e condivisione al di là della fama dell’artista.

Il coro di mani che ha dato voce al progetto include persone dai 14 ai 77 anni; un’arte ispirata a Goya, Schifano, Sofocle, Bacon, Merini. Tra loro artisti già noti hanno lavorato al fianco di persone che dell’arte hanno colto l’essenza comunicativa e il potere del cambiamento. Perché non c’è modo migliore di cambiare “aria” in un luogo se non quello di iniziare dalla sua struttura, dalle fondamenta, dai suoi muri.

Valentina Correr

Caleidoscopio. La street art cambia volto all’ex manicomio Santa Maria della Pietà. In collaborazione con Museo della Mente e ASL Roma E.
Dal 14 novembre 2015 – Piazza Santa Maria della Pietà, 5 (Roma)
Ingresso Libero
Tra gli autori: Gomez, Jerico, Atoche, X, Sgarbi, Roncaccia, Loiodice, Lommi, Durelli, Beetroot, Gore, Chew Z, Alvarez, Lus57, Cutrone, Russo, Farinacci, Pirone, Kenji, Zinni, Lenzi, Fast, poeta del nulla, Carpino, Sbardone, Sabellico, Carletti, Leone, Mobydick, Pino Volpino, Giuliacci, i Pat.

L’interruttore nascosto
tra scienza e arte

Alberto Di Fabio - Cosmic Dance Animated Paintings

Alberto Di Fabio – Cosmic Dance Animated Paintings

C’è un confine, labile, che separa la scienza dall’arte e questo confine è stato al centro di una giornata di studio – ‘I neuroni delle Muse’ – che si è tenuta a Prato, sabato 17, introdotta dalla lettura magistrale dello scienziato Lamberto Maffei.

Una giornata in cui medici, scienziati, artisti e storici dell’arte hanno invitato la platea al confronto e allo scambio multidisciplinare. Uno scambio da cui ognuno ha potuto portare a casa un pezzo davvero prezioso per la propria collezione di sapere. Come ha sottolineato Maffei è sì importante conoscere, ma desiderare di sapere lo è molto di più. Il bisogno di rinnovare questo desiderio non è poi molto lontano dal godimento estetico; perché, è noto, l’uomo non può fare a meno di cercare il piacere ed evitare il dolore. L’arte ha la stessa funzione di un incontro amoroso, serve a dare piacere. A livello biologico la sensazione di bello arriva da stimoli che danno risposte piacevoli. Tanto intense da rischiare di perdersi; come è successo a Franco Ferrara, il “maestro caduto dal podio”, che nel 1940 cadde come svenuto ad occhi aperti mentre dirigeva la Sinfonia del Nuovo Mondo di Dvořák. Un malore che ancora anima le ricerche di molti studiosi.

Picasso-momaL’esperienza artistica è stata spiegata attraverso le immagini delle risonanze magnetiche funzionali. Protagonista il cervello che ha potuto raccontare come si sente mentre vede, ascolta, vive l’opera d’arte.

Maffei ha sottolineato come l’atto di guardare venga prima del vedere. Guardare è una sensazione che deriva da un’immagine retinica. Vedere, invece, è un’immagine mentale che passa per l’emisfero del linguaggio e implica per questo una riflessione. Per apprezzare qualcosa abbiamo bisogno di riconoscerla, di scandagliare nella nostra memoria qualcosa di simile. Così accade nell’arte e, l’esempio del rifiuto da parte del Salon nel 1863, del quadro ‘La Colazione sull’erba’ di Manet, serve a spiegare questo concetto. Non c’era stato nulla di simile prima, nulla per cui avrebbero potuto riconoscerlo.

La memoria è fondamentale anche nell’atto creativo. La memoria non è unica. A farla molto breve abbiamo una memoria semantica, che ricorda fatti e significati, e una procedurale, che ricorda come si fanno le cose. Quando Jackson Pollock dipingeva lo faceva utilizzando la memoria procedurale, lui danzava intorno al suo quadro. Non ha portato nelle sue opere fatti e significati ma gesti, un po’ come accade nella musica Jazz.

Pollock painting

Jackson Pollock mentre dipinge

Paul Klee era affetto da sclerodermia, una malattia che comporta un grave ispessimento della pelle. Proprio lui scrisse che “l’arte non riproduce il visibile, rende le cose visibili”. Forse è stata la sua malattia a dargli l’occasione di vedere le cose in un certo modo, quello con cui le ha rese visibili ai nostri occhi. Per il nostro cervello non c’è differenza tra ciò che è razionale e ciò che non è. È l’interpretazione di questo che cambia le cose. Ma, a parte il modo di percepire e riprodurre, qual è l’ingrediente segreto della creatività?

Un’interessante risposta arriva dallo studio della malattia di Parkinson. I malati affetti da questa patologia assumono farmaci a base di Dopamina, un neurotrasmettitore, e del suo intermedio Levodopa. Questi farmaci producono un incremento di creatività per cui le persone si mostrano più attive da un punto di vista creativo. Patologie psichiatriche in cui la Dopamina è molto coinvolta, come schizofrenia e disturbo bipolare, sono infatti condizioni che facilitano il processo creativo. Altre sono lo stato alterato di coscienza, anche indotto dall’uso di sostanze o da una riuscita meditazione!

Igor Stravinsky arrestato

Igor Stravinsky arrestato

Diverso è il processo creativo del compositore musicale, frutto di un pensiero complesso. Leibniz ha definito la musica una pratica occulta dell’aritmetica, nella quale l’anima non si rende conto di calcolare. E chissà quale pratica occulta ha mosso Igor’ Stravinskij quando ha modificato l’inno nazionale americano. Un accordo di settima di troppo che gli costò l’arresto da parte della polizia di Boston…

Limiti, come questo, che l’uomo è da sempre stato spinto ad oltrepassare, per la sua ricerca del piacere e del bello. Per raggiungere e ammirare quelle muse che si riflettono nello specchio dei nostri neuroni.

Valentina Correr

I neuroni delle muse. Le arti allo specchio delle neuroscienze contemporanee. Prato, 17 ottobre 2015.

Stalking, ti denuncio. E poi? L’avvertimento non basta

Locatelli-Psi-violenza donneI recenti omicidi di Giordana di Stefano ed Enza Avino rendono evidente che la denuncia per stalking non è sufficiente a tutelare le vittime. Ma chi sono gli autori di violenza?

Per quanto i dati del primo semestre 2015 del Ministero dell’Interno indichino che i reati per stalking e violenza sulle donne siano in calo, la cronaca si alimenta di nuovi fatti che sembrano raccontare un’altra storia. Certo, quel calo c’è: -21,30% di atti persecutori e -6,33% di omicidi per stalking (Fonte Min. Int.). Magra consolazione per le famiglie delle vittime che evidentemente non sono in queste, seppur positive, percentuali.

Molte risorse umane ed economiche vengono impegnate per il supporto, anche psicologico, alle vittime che comunque si sentono poco tutelate dopo aver sporto una denuncia. Gli strumenti giudiziari ci sono ma questo purtroppo non si traduce in una protezione concreta. Cosa dire degli autori di violenza? È evidente che la sola giustizia punitiva non paga e il timore di un processo non è un deterrente efficace per inibire nuovi atti criminali, alcune volte letali. Lo stesso processo è anzi un motivo in più per agire contro la vittima. Soprattutto in presenza di figli il timore di poterli perdere può tradursi in rabbia cieca.

Proprio ieri si è tenuto presso il Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute del Comune di Roma un seminario a cura dell’Osservatorio Nazionale Stalking coordinato da Massimo Lattanzi e Tiziana Calzone. Il seminario ha approfondito il tema del profilo dell’autore di violenza sottolineando quanto sia importante ed efficace il lavoro con gli offender. Una risposta concreta per prevenire e contrastare la violenza; una risposta fatta di strumenti e protocolli di intervento già sperimentati con successo presso il carcere di Rebibbia. Gli autori di violenza (offender) vengono accompagnati nel percorso di risocializzazione per un reinserimento nella società che li possa aiutare a costruire la loro “seconda possibilità”. In assenza di questo le persone possono sentirsi reiette, abbandonate, il cui unico compagno fedele è il pregiudizio con cui vengono guardate. Pregiudizio che spesso si trasforma in realtà per confermare ciò che sembra essere l’unica cosa che l’individuo sa fare. E mentre il dibattito tra chi li vorrebbe solo veder marcire in galera e chi li vorrebbe aiutare si infervora, una nuova vittima muore.

Ma chi è l’offender? Quando non affetto da evidenti disturbi psichiatrici molto spesso ricalca il profilo di una personalità narcisistica, dai sentimenti anestetizzati, incapace di provare empatia e pronto a manipolare e sfruttare l’altro. Il narcisista si presenta come un individuo disonesto, vendicativo e infedele. Tuttavia egli appare agli occhi degli altri come una persona rispettabilissima, a volte anche molto religiosa, volenterosa e impeccabile sul lavoro, talora fin troppo perfetta (Calzone, Lattanzi). Spesso fa grandi promesse e appare disponibile, generoso e ottimo ascoltatore per poi trasformarsi in vero e proprio sogno tormentoso.

Eppure, sembrava tanto una brava persona.

Valentina Correr

per saperne di più:
www.socialmente.net

Arte e neuroscienze
Sentiamo col cervello
e pensiamo col cuore?

Homage to Stephen Hawkings, 2007 Silicon, metal, fubber 16x28x28cm

Homage to Stephen Hawkings, 2007 Silicon, metal, fubber 16x28x28cm

Do we feel with our brain and think with our heart? La domanda ha un’eco millenaria. Quasi tutte le civiltà antiche credevano che la sede somatica dell’attività psichica fosse il cuore. Lì, a suon di battiti vitali, nascevano pensieri ed emozioni. Tranne qualche eccezione, anche gli antichi greci la pensavano così. Qualcuno ha cominciato a nutrire dei dubbi e ad affiancare al cuore il cervello. Ippocrate fece pendere l’ago della bilancia a favore del cervello e Aristotele propose che la sua funzione fosse quella di raffreddare le passioni del cuore. Continua a leggere

Gli anni ’70 in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma

Anni-’70-Arte-a-Roma-Palazzo-EsposizioniNo, il dibattito no! diceva Nanni Moretti in “Io sono un autarchico”. Sì, il dibattito sì! controbatte Anni ’70. Arte a Roma, la mostra che il Palazzo delle Esposizioni ospita dal 17 dicembre 2013 al 2 marzo 2014. Il fil rouge che tiene unite le oltre 200 opere esposte è proprio il dibattito. Quel confronto presente negli anni ’70, spesso dimenticato e tenuto all’ombra delle più ingombranti figure della paura e della violenza. Parole con cui viene facilmente etichettato questo decennio.  Continua a leggere