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Vera Solini

Olmi e Milano ’83, l’Italia a ‘bere’ se stessa

ermanno-olmi-700x430-kUvB-U43480738987949VqE-593x443@Corriere-Web-Sezioni“Ai maestri si porgono solo le scuse”. Così si era scusato Carlo Tognoli, allora sindaco socialista di Milano, finanziatore del progetto e (ai tempi) detrattore del film di Ermanno Olmi Milano ’83. Carlo Tognoli ha così chiarito, trent’anni dopo la proiezione della pellicola che doveva fare parte del progetto ‘le capitali culturali d’Europa’ con Atene, Lisbona, Varsavia: “Da parte mia non ci fu nessuna censura, tant’è che il documentario fu presentato a Venezia. Ci fu solo una battuta, per la quale mi scuso con tutto il cuore con Ermanno Olmi, un maestro che ho sempre apprezzato”.
Di tutte le critiche e i battibecchi resta però la visione che ha lasciato Olmi su un’Italia ormai ‘smarrita’ e che tutt’ora sembra in crisi di coscienza. Il suo documentario su Milano rappresentava in sostanza il Paese che provava a crescere, ma in maniera sbagliata. Olmi riportava l’immagine di una Milano cantierizzata, operaista e sofferente che cozzava con l’idea di una città di crescita culturale, una città tanto attiva e all’avanguardia quanto frenetica e indifferente, Olmi affermava che “Milano deve farsi un enorme esame di coscienza: […] dobbiamo lavorare per una nuova proposta di vita, che non ci faccia più sentire soli”.
Anzi a ripensarci, per Olmi, la situazione per la città, continua a peggiorare: “Allora, in città, c’era ancora una speranza, la fiducia di poter cambiare, di rimediare agli errori. Si percepiva la sensazione che la città fosse pronta per riscattarsi dai disagi della quotidianità. Oggi, invece, non c’è più nulla. La realtà è a rischio e la tenuta delle persone dalle insoddisfazioni e dall’incapacità a relazionarsi è messa a dura prova”.
Milano ’83 rivelò Olmi che passò a una visione ecologista, ma subito dopo l’uscita del film il regista viene colpito da una gravissima malattia che lo costringe a chiudersi nella sua casa di Asiago dove si era trasferito con la famiglia da qualche tempo. In quel periodo interrompe la sua produzione cinematografica.
La sua passione civile e il suo interessamento per le persone umili non si era mai fermato, anche ultimamente aveva detto: “Quando l’apparenza vuol nascondere disuguaglianze sociali che hanno come scopo primario il profitto di alcuni e la sottomissione di altri. Attenzione, perché già nella Storia abbiamo visto che questi preamboli spesso sono un chiaro segno di ammonimento per non arrivare alla deflagrazione di scontri, dove la democrazia vede il proprio fallimento”.
Il grande regista bergamasco riconosceva negli umili la sua stessa estrazione sociale e soprattutto i valori delle sue origini. “Quando mio padre è morto avevo 13 anni. Era un sano socialista come lo erano i ferrovieri di quel tempo che rappresentavano il progresso con giustizia. Io lo ricordo nei due anni che rimase senza lavoro perché non aveva mai voluto iscriversi al partito fascista. Allora quando si andava a cercare lavoro ti chiedevano la tessera del partito. E mio padre è stato due anni senza lavorare, tanto che ricordo mia madre che gli diceva ‘ma ti rendi conto, che per una tua idea’. Non era una sua idea bizzarra, era un ideale di dignità”.
Ermanno Olmi è morto oggi all’età di 86 anni, un ‘cinematografaro libero’ come egli stesso si autodefiniva, autodidatta e senza padroni: “Penso che la migliore ideologia consista nel non essere schiavi dell’ideologia”.

Abu Mazen confermato presidente si scusa con ebrei

abu mazenAbu Mazen, 82 anni, riconfermato oggi come presidente dello stato di Palestina e capo del Comitato esecutivo dell’Olp, ritratta le affermazioni choc sulla Shoah pronunciate qualche giorno fa. Dichiarazioni che avevano provocato sgomento in tutta la comunità internazionale, tanto che il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, aveva subito fatto sapere che il governo tedesco “è contrario a qualsiasi relativizzazione dell’Olocausto. La Germania è responsabile dei crimini commessi e la memoria è per noi un monito che ci dà il compito di combattere qualsiasi forma di antisemitismo nel mondo”.
“Se qualcuno è rimasto offeso — ha detto oggi Abu Mazen — mi scuso. Non era mia intenzione offendere nessuno. Ho profondo rispetto per la fede ebraica e per altre fedi monoteistiche. Ribadisco la nostra ben nota condanna della Shoah come uno dei crimini più odiosi della storia ed esprimiamo solidarietà alle vittime. L’antisemitismo va condannato in tutte le sue forme”. Poi ha aggiunto: “Confermo il nostro impegno alla Soluzione dei 2 stati che vivano in pace e in sicurezza l’uno accanto all’altro”.
Tuttavia il suo antisemitismo è cosa nota, sin dai tempi di studente a Mosca nel 1982 quando elaborò la sua tesi negazionista. Per cui lo stesso ministro della difesa israeliano Avigdor Lieberman non accetta le sue scuse e scrive su Twitter: “Abu Mazen è un triste negazionista dell’Olocausto, che ha scritto una tesi di dottorato negando l’Olocausto e poi ha pubblicato un libro che nega l’Olocausto. Così dovrebbe essere trattato. Le sue scuse non sono accettate”.
La pace tra i due Stati è sempre più lontana e le dichiarazioni di Abu Mazen rischiano di far naufragare la causa palestinese.

Nahles a capo SPD. Germania a trazione donna

andrea-nahles-755x515La leadership tedesca è femmina, dopo la Cancelliera Angela Merkel che è a capo del Partito al Governo, anche i socialdemocratici scelgono una donna. Andrea Nahles, 47 anni, già Ministro del lavoro, eletta come leader di un partito, l’Spd che per la prima volta nella sua storia di 155 anni sceglie una donna come segretario. Mentre qualcuno fa subito notare che le preferenze per l’ex Ministro del Lavoro sono state ‘solo’ del 66,35% dei voti rispetto al segretario uscente Schulz eletto con il 100%, c’è da sottolineare che l’ex presidente del Parlamento europeo non aveva concorrenti, mentre la Nahles ha dovuto sfidare un’altra donna, Simone Lange, che ha strappato a sorpresa un 27,6%.
proveniente da una famiglia cattolica e rappresentante della sinistra dell’Spd, Nahles è stata sin dagli albori del Partito contro la politica di Schröder. Nel suo partito è conosciuta per il suo linguaggio comprensibile che riesce ad infervorare la platea, ma è soprattutto una donna pratica e determinata e se la Germania ha ora la legge sul salario minimo è innanzitutto merito suo.
Arduo compito spetta ora alla neoeletta che dovrà lavorare sodo per ricompattare i socialdemocratici tedeschi che dopo un risultato disastroso alle elezioni sono stati logorati nei mesi scorsi da un dibattito sull’ingresso nel nuovo governo Merkel.

Caso Skripal. Mosca, Novichok prodotto in Usa

case-skripalEnnesima svolta sul caso Skripal. La Russia ha presentato le prove che il composto “novichok”, usato per avvelenare l’ex spia russa Serghei Skripal e la figlia Yulia, è stato prodotto e brevettato negli Usa come arma chimica nel 2015. A dichiararlo l’inviato di Mosca presso l’Opac Alexander Shulgin. “Nel dicembre 2015 l’ufficio brevetti degli Usa si è rivolto all’omonima agenzia russa per verificare la brevettabilità dell’invenzione fatta dal ricercatore statunitense T. Rubin”.
Nel frattempo l’Opac durante un meeting a L’Aja, aveva chiarito che la sostanza impiegata, l’agente nervino BWZ era stata impiegata nelle procedure di controllo ma non era presente nel campione che era stato prelevato a Salisbury, località inglese teatro dell’avvelenamento. Pur smentendo che si tratti di una sostanza prodotta in Occidente, l’Opac non ha comunque attribuito la responsabilità dell’avvelenamento, che il Regno Unito ha fatto ricadere sulla Russia, su Mosca.

Il Caso Skripal dà ragione a Corbyn e alla Russia

case-skripalÈ stato uno dei casi più controversi degli ultimi anni e rischiava di rimettere in moto il vento di guerra fredda. Ma nell’avvelenamento dell’ex spia russa Sergey Skripal e della figlia Yulia con un gas nervino nel Regno unito non ci sono prove certe che incolpino Putin e la Russia. Mosca, accusata da Londra di essere responsabile di questo avvelenamento che ha scatenato una delle più gravi crisi diplomatiche tra Mosca e gli occidentali dalla Guerra Fredda, ha denunciato di fronte al Consiglio di Sicurezza dell’Onu “una campagna ordinata, preparata in anticipo” contro di lei.
Ma il caso rischia di far franare il già vacillante Governo diretto dal Ministro Theresa May.
“Boris Jonson ha molte domande a cui dovrà rispondere”, ha detto Jeremy Corbyn, dell’opposizione laburista, che da settimane era sotto un inverosimile uragano di attacchi e insulti da parte dei media britannici (da “traditore” ad “antisemita”) per essersi rifiutato di unirsi al coro di condanne senza prove. Il Ministro degli Esteri britannico è stato artefice di una sonora gaffe quando senza alcuna prova ha scatenato una crisi diplomatica di alto livello, non solo accusando la Russia dell’avvelenamento degli Skripal, ma affermando che “analisi condotte al laboratorio di Scienza e Tecnologia Bellica di Porton Down da esperti di livello mondiale hanno appurato che si tratta dell’agente nervino militare Novichok prodotto in Russia”. Tuttavia le smentite non si sono fatte attendere, la verità seppur tardiva, viene sempre a galla e una settimana fa il responsabile del laboratorio militare britannico di Porton Down ha detto che non è stato possibile risalire all’”origine precisa” dell’agente chimico mortale.
Secondo Gary Aitkenhead, il capo del laboratorio militare, si tratta di un gas militare che probabilmente può essere prodotto e utilizzato solo da uno Stato, ma non è possibile provare che arrivi dalla Russia. Downing Street nell’imbarazzo generale è stata costretta a limitare i danni affermando che i test di Porton Down sono “solo una parte del quadro di intelligence” e che “non c’è altra spiegazione plausibile” che una responsabilità russa.

Puigdemont libero: “Una vergogna i prigionieri politici”

puigdemont_fermato_alla_frontiera_con_germaniaSonoro schiaffo di Berlino a Madrid. Ieri sera il Tribunale Superiore del Land di Schleswig-Holstein (Germania del Nord) ha respinto uno dei capi d’accusa per cui Carles Puigdemont è ricercato dall’Audencia Nacional spagnola e, di conseguenza, ne ha deciso il rilascio immediato su cauzione di 75mila euro dalla caserma di Neumünster in cui era detenuto dal 25 marzo. L’ex presidente catalano appena uscito dal carcere, a differenza di quanto fatto fino ad ora, ha richiamato la Spagna al dialogo: “Le autorità spagnole non hanno alcuna scusa per non avviare un dialogo”, “abbiamo chiesto dialogo per anni e ottenuto per risposta solo violenza e repressione”, ha detto Puigdemont davanti ai cronisti che lo attendevano all’uscita. “È una vergogna che l’Europa abbia prigionieri politici”.  L’ex-presidente catalano in esilio Carles Puigdemont contro il quale la Spagna ha emesso una nuova euro-richiesta di arresto ed estradizione, è stato fermato la settimana scorsa dalla polizia tedesca mentre attraversava in auto la frontiera fra la Danimarca e la Germania, proveniente dalla Finlandia e diretto in Belgio, dove risiede: lo ha indicato a Efe il suo avvocato Jaume AlonsoCuevillas.
Il portavoce del governo spagnolo Inigo Mendez de Vigo ha negato che contro il presidente deposto della Catalogna sia in atto una “persecuzione politica”. Sul provvedimento dei giudici tedeschi, che hanno respinto l’accusa di ‘ribellione’ mossa dalla Spagna al ‘president’, ha detto di “rispettare sempre le decisioni della giustizia” ma ha invitato ad attendere la fine della procedura di estradizione in corso. Nel frattempo l’Audencia Nacional ha rinviato a giudizio per “ribellione” e “appartenenza a organizzazione criminale” Lluis Trapero, capo della polizia catalana. Mentre la giustizia belga ha lasciato in libertà senza cauzione fino alla conclusione della procedura i 3 ex-ministri catalani Meritxell Serret, Toni Comin e Lluis Puig di cui la Spagna chiede l’estradizione.
Tornando al leader separatista Puigdemonto contro di lui non è decaduto, invece, il reato di “malversazione di soldi pubblici”, per il quale la magistratura tedesca si esprimerà nei prossimi giorni. Al momento Puigdemont non può lasciare la Germania. Dal suo entourage filtra la possibilità che egli decida di prendere residenza in Germania e, una volta decaduto l’euro-ordine di arresto, chiedere lo status di rifugiato politico: insomma, un capovolgimento completo della situazione fino a ieri immaginata. Si riapre, quindi, la spinosa questione del disobbediente più scomodo d’Europa che sta causando il cortocircuito delle diplomazie di Olanda e Germania con un rimpallo da tribunale a tribunale, da codice a codice.

Erdogan annuncia attacco contro il Pkk… in ritirata

Turkey's President Recep Tayyip Erdogan adjusts his sunglasses before a wreath-laying ceremony at the Jose Marti monument in Havana February 11, 2015.  REUTERS/Enrique De La Osa

Turkey’s President Recep Tayyip Erdogan adjusts his sunglasses before a wreath-laying ceremony at the Jose Marti monument in Havana February 11, 2015. REUTERS/Enrique De La Osa

La strategia del Presidente turco continua a cambiare, ma al centro restano i curdi. Ieri Erdogan ha annunciato che se l’esercito iracheno non riesce a cacciare le milizie del partito dei Lavoratori del Kurdistan turco (PKK) dalla città di Sinjar nel Nord-ovest dell’Iraq, “ci penserà” l’esercito turco. Ma il comando delle operazioni congiunte dell’Iraq ha negato che qualsiasi forza straniera abbia attraversato il confine con l’Iraq, nello stesso tempo già venerdì in un comunicato l’Unione delle comunità del Kurdistan, l’ombrello politico del Pkk, ha detto che ritirerà le milizie dalla regione di Sinjar, nel nord dell’Iraq, dopo avere concluso che gli Yazidi non sono più in pericolo.
E anche se inizialmente il ministro degli Esteri iracheno, Ibrahim al-Jafaari, ha avvertito che Baghdad “risponderà” a un’incursione in profondità nel suo territorio, sembra che sia ormai in vista un’operazione militare congiunta che Turchia e Iraq per maggio prossimo nel nord del paese arabo contro i curdi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) stanziati nell’area.
È stato previsto un incontro con Baghdad così come annunciato proprio dal Presidente turco “un responsabile iracheno arriverà in giornata in Turchia per colloqui sulla questione Sinjar”. Attraverso un attacco congiunto con Ankara contro il Pkk il governo di Baghdad potrebbe rafforzare l’asse con Ankara, contribuendo al ritorno dell’Iraq sullo scacchiere regionale su un piano di parità sugli altri Stati, obiettivo lungamente perseguito dal governo iracheno.
Nel frattempo però l’Iraq è è prudente in vista delle elezioni di maggio, anche per questo negli ultimi giorni, le autorità di Baghdad hanno condannato le incursioni dell’Aviazione turca contro il Pkk nel nord dell’Iraq. Ma dopo il referendum curdo e l’idea di un Kurdistan indipendente, che per Ankara era una minaccia alla propria sicurezza e per l’Iraq e il suo governo federale un attentato all’integrità territoriale del paese, potrebbe esserci un punto di leva comune per riavvicinare i due Stati.

Russiagate, John Dowd, avvocato di Trump si dimette

John DowdPochi giorni fa aveva chiesto di licenziare il procuratore speciale per il Russiagate, Robert Mueller, adesso è lui che lascia. John Dowd, capo degli avvocati del presidente degli Stati Uniti Donald Trump nell’indagine del cosiddetto Russiagate ha annunciato le sue dimissioni. “Amo il presidente e gli auguro molto bene”, ha detto alla NBC in una breve telefonata. La sua decisione è arrivata dopo che Trump ha deciso di aggiungere un nuovo avvocato di alto profilo, Joseph diGenova, al suo team legale. Fino a poco tempo fa, Dowd e un altro avvocato di Trump, Ty Cobb, sono stati determinanti nel persuadere Trump a bloccare gli attacchi personali su Mueller, cosa che non avverrà con il nuovo avvocato, inoltre la linea di Dowd è stata sempre quella di impedire che il Presidente testimoni.
Jay Sekulow, un altro avvocato di Trump, ha detto che il team legale continuerà a lavorare per difendere il presidente: “Continueremo la nostra rappresentanza in corso del presidente e la nostra cooperazione con l’Ufficio dei consulenti speciali”, ha affermato in una nota.
Tuttavia se la decisione di dimettersi di Dowd è stata condivisa da Trump, ormai frustrato e ansioso di vincere ‘la guerra’ e non più disposto a stare sulla linea difensiva.
La decisione fa già sobbalzare i mercati: Wall Street cede oltre l’1%, ma ciò è dovuto anche alla notizia dei dazi commerciali di Trump.

Gaza, bomba contro premier Palestina. Accusato Hamas

gaza premierUn ordigno esplosivo è stato lanciato contro il convoglio del primo ministro circa duecento metri dopo il suo ingresso nella Striscia, nella zona di Beit Hanoun. L’esplosione per fortuna non ha ucciso nessuno, ma ha causato il ferimento di almeno sette persone, mentre i due leader palestinesi sono illesi. Il premier Hamdallah e il capo dell’intelligence dell’Anp erano a Gaza per inaugurare un depuratore.
Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha subito puntato il dito contro il Movimento di Resistenza islamico Hamas, che controlla Gaza, condannando il fallito attentato come un “attacco codardo”.
“È un attacco contro l’unità del popolo palestinese”, ha aggiunto il suo portavoce Nabil Abu Rdainah. Anche il presidente dell’Anp, Abu Mazen, ha parlato di “vile attacco”. Accuse da cui si è subito difeso Hamas che ha anche condannato “l’attacco criminale al primo ministro palestinese Rami Hamdallah, ritenendolo un tentativo concepito per destabilizzare la sicurezza a Gaza e per far fallire gli sforzi per una riconciliazione nazionale”. Tra le ipotesi spunta anche quella che l’attacco potrebbe essere stato organizzato da altri gruppi estremisti jihadisti dell’area, nel frattempo però la polizia di Hamas ha arrestato due sospetti.
Hamas controlla Gaza dalle elezioni del 25 gennaio 2006, in cui riuscì a prevalere sull’Olp di Abu Mazen.

Tregua elettorale europea sui conti italiani

pier-carlo-padoan-e-valdis-dombrovskisLa situazione non è rosea per il BelPaese, lo hanno capito anche a Bruxelles, così per l’Italia il conto è stato posticipato. “Ci sono stati casi di altri Paesi in cui si è atteso l’arrivo di un nuovo Governo prima di esprimere un giudizio definitivo, mi sembra che da parte della Commissione ci siano tutti gli estremi per facilitare questa transizione”, afferma il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan a chi gli chiedeva se la Commissione europea aspetterà il nuovo Governo prima di dare un giudizio definitivo sui conti pubblici.
Il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha avuto un bilaterale con il vicepresidente Dombrovskis, al quale ha ribadito che il Governo sta lavorando esclusivamente “sul quadro tendenziale, che comprende gli aggiornamenti in base alla variazione delle variabili esogene dell’economia mondiale e alle nuove proiezioni del pil della finanza pubblica definite in base a questo quadro”. Quindi “non ci saranno da parte de governo uscente ipotesi programmatiche perché questo non è compito del Governo uscente ma del prossimo”. Riguardo al nuovo esecutivo poi il ministro spiega: “ci sono stati casi di altri Paesi in cui si è atteso l’arrivo di un nuovo Governo prima di esprimere un giudizio definitivo, mi sembra che da parte della Commissione ci siano tutti gli estremi per facilitare questa transizione”.
Padoan ha voluto ribadirlo perché il tema è stato “stato oggetto di confusione e ambiguità negli ultimi giorni”. Lercio le proposte lanciate da Lega e M5s per il Def del 10 aprile resteranno confinate nel dibattito parlamentare. “Le forze politiche sono sovrane – spiega il ministro – il documento verrà presentato al parlamento e ci sarà un dibattito, per quanto mi riguarda il compito del governo uscente si ferma al tendenziale”. Insomma, se entro il 10 aprile non si sarà formato un nuovo governo sarà il governo Gentiloni a mandare all’Europa un Def snello con il solo quadro tendenziale. Sarà poi il nuovo governo, quando si sarà insediato, a inviare una integrazione o a trasmettere il proprio quadro programmatico a settembre con la Nota di variazione.