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Vera Solini

Il Time premia le donne che hanno ‘rotto il silenzio’

me tooIl famoso settimanale statunitense, Time, noto per le sue copertine ha deciso di dedicare la sua copertina alle donne che hanno abbattuto il muro di omertà delle molestie sessuali. “Questo è il cambiamento sociale più rapido che abbiamo visto lungo i decenni, è iniziato con singoli atti di coraggio da parte di centinaia di donne – e anche di alcuni uomini – che si sono fatti avanti per raccontare le loro storie”, ha commentato oggi il direttore di Time Edward Felsenthal al programma Today della NBC. Lo scorso anno la copertina toccò a Donald Trump.
Il coraggio di persone che non hanno accettato l’inaccettabile, riassunte nel movimento #metoo che rappresenta le “silence breakers”, ovvero coloro che hanno rotto il muro di omertà su questo fenomeno. MeToo (anche io) è nato dopo tutto il polverone alzato dalle starlet del cinema internazionale contro il famoso produttore. L’attrice che ha iniziato questa campagna di sensibilizzazione è Alyssa Milano, coadiuvata da una sua collega della serie tv Streghe, Rose McGowan, tra le prime ad aver accusato Harvey Weinstein di molestie: lei stessa era stata attirata nella camera d’albergo del produttore cinematografico e invitata a fargli un massaggio o a osservarlo mentre faceva la doccia.
Sono cinque le donne che Time ha scelto di mettere in copertina, a rappresentanza delle tante altre che hanno trovato il coraggio di denunciare: l’attrice Ashley Judd, fra le prime a denunciare Weinstein. Susan Fowler, l’ingegnere di Uber la cui denuncia su un blog lo scorso agosto sul clima di molestie sessuali e misoginia nell’azienda portò al licenziamento del Ceo Travis Kalanick e di altri venti dipendenti. Adama Iwu, la lobbysta di Visa che ha lanciato il sito “We said enough” per denunciare le molestie nel mondo del lavoro e della politica. Taylor Swift, pop star, che lo scorso agosto ha ottenuto la condanna in tribunale del dj David Mueller, che le aveva palpato il sedere dopo un suo concerto a Denver nel 2013. E infine la raccoglitrice di fragole conosciuta come Isabel Pascual – ma non è il suo vero nome – che ha raccontato pubblicamente le minacce ricevute per aver denunciato molestie sul posto di lavoro.
“La scelta di quest’anno è particolarmente nello spirito della selezione della ‘person of the year’ che Time fa fin dal 1927. Ci sono individui che ispirano il mondo e queste donne hanno spinto tutti a smettere di accettare l’inaccettabile”, ha detto ancora il direttore del Time.

Nord Corea. Russia contro Usa: “Azioni provocatorie”

lavrov 2Nella crisi perenne tra Nord Corea e Stati Uniti d’America, ma stavolta a mettere un freno ci pensa la Russia. Per il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, le azioni degli Stati Uniti contro la Corea del Nord sono “intenzionalmente provocatorie”, sottolineando che la via delle sanzioni “è ormai esaurita”.
Donald Trump ha infatti annunciato “altre massicce sanzioni a carico della Corea del Nord” e, in un comizio nel Missouri, allunga la serie di insulti personali rivolti a Kim Jong-un, definendolo “un cagnolino malato”.
Una dichiarazione che arriva subito dopo l’ultimo lancio di missili da parte del Leader di Pyongyang nella notte tra il 27 e il 28 novembre. “Questa azione avvicina il mondo alla guerra, non lo allontana. Anche se è un conflitto che gli Usa non cercano”, afferma l’ambasciatrice Usa Nikki Haley durante la riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che ha poi specificato: “Se ci sarà una guerra, il regime nordcoreano sarà completamente distrutto”. Haley ha anche chiesto alla comunità internazionale di “tagliare tutti i rapporti con Pyongyang”: da quelli diplomatici, alla cooperazione militare, scientifica e commerciale, passando per lo stop a tutte le importazioni ed esportazioni. In particolare si è rivolta alla Cina perché intervenga per tagliare la fornitura di petrolio.
Proprio per questo arriva il freno di Mosca. “I passi recenti di Washington – ha detto Lavrov – sembrano deliberatamente diretti a provocare Pyongyang e spingerla ad azioni dure”. “Adesso gli americani hanno dichiarato che in dicembre si terranno esercitazioni militari massicce, straordinarie; l’impressione è che tutto sia stato fatto apposta per far perdere la calma a Kim e spingerlo a una nuova azione spericolata”, ha aggiunto. “Gli americani devono spiegare a tutti che cosa vogliono ottenere. Se vogliono trovare un pretesto per distruggere la Corea del Nord, allora che ce lo dicano schiettamente e che lo confermino le autorità supreme Usa: allora prenderemo la decisione su come potremo reagire”. Pechino dal canto suo ha cercato di abbassare i toni: il ministero della Difesa cinese ha espresso “profonda preoccupazione” per la situazione, ma ha ribadito che “l’opzione militare non è un’opzione”. La soluzione, hanno fatto sapere, non può che maturare “attraverso il dialogo e le consultazioni. La Cina vuole la pace e la stabilità nella penisola coreana”.

Ryanair, pressing su chi vende pochi gadget a bordo

ryanairUna lettera che riporta indietro le lancette sui diritti dei lavoratori. La compagnia aerea irlandese Ryanair preme sui propri dipendenti e sullo staff di bordo affinché vendano più profumi e gratta & vinci, pena un ‘procedimento disciplinare’ e avere un cambio ‘indesiderato’ del proprio turno lavorativo.
Anche se la compagnia aerea ha negato le pressioni verso i propri dipendenti, il Guardian ha portato alla luce le lettere con cui Ryanair intimava il proprio personale a vendere. Le lettere, una proveniente dall’agenzia di collocamento WorkForce International Contractors e un’altra da un’agenzia che non può essere nominata perché non è stata raggiunta per un commento, presentano una dicitura quasi identica.
“Questa prestazione non è accettabile ed è chiaro che non stai semplicemente facendo il tuo lavoro a bordo”, si legge nelle lettere. Ai membri dell’equipaggio è stato anche detto che le loro vendite venivano “monitorate da vicino” e che se non vendevano più beni “saranno presi ulteriori provvedimenti e potreste essere soggetti a procedimenti disciplinari”.
Nonostante poi il manuale operativo di Ryanair per il personale di bordo afferma che la loro funzione è “principalmente per la sicurezza dei passeggeri”.
Nelle lettere ci sono anche i prodotti che non sono stati venduti ‘abbastanza’, in particolare una decina di prodotti tra cui bevande, dolciumi, cosmetici e gratta e vinci. Invece di preoccuparsi della sicurezza e del confort dei passeggeri, la compagnia low cost critica il personale di bordo perché troppo spesso non è riuscito a vendere più di 50 euro di merce, indicando inoltre un obiettivo di vendita fisso per ogni volo.
Tuttavia in una risposta scritta l’azienda nega che un dipendente debba ottenere una certa quota da vendere, anche se ammette che ogni assunto che non migliora le proprie prestazioni “può aspettarsi un’azione disciplinare se non c’è un miglioramento chiaro e duraturo”.
Nel frattempo la società è già finita nell’occhio del ciclone per le imposizioni ai propri assunti come il caso dei piloti che hanno hanno formato un sindacato non ufficiale in una battaglia contro l’amministratore delegato, Michael O’Leary, per le loro condizioni di impiego.

Corea del Nord e Usa. La mediazione cinese

song taoUn inviato speciale del presidente cinese Xi Jinping si recherà venerdì in Corea del Nord, a pochi giorni dalla visita a Pechino del suo omologo americano Donald Trump, conclusasi la scorsa settimana. “Song Tao, capo dell’International Liaison Department del Comitato centrale del Partito comunista cinese, informerà Pyongyang sul 19.mo congresso del Pcc e visiterà il Paese” si legge in un comunicato dell’agenzia Nuova Cina. La Cina prova così un’estrema mediazione nel momento in cui la tensione tra i Washington e Pyongyang è sempre più forte specie dopo l’arrivo dei portaerei americani vicino alle coste coreane. Pechino manda così un rappresentante diretto del Partito e anche se ufficialmente discuterà del congresso del Partito comunista cinese, che si è svolto il mese scorso, non è detto che non parlerà della possibilità della denuclearizzazione.
Nel frattempo non sono mancati messaggi polemici tra il leader supremo e ‘The Donald’. Durante la visita in Asia del capo della Casa Bianca c’era stato l’ennesimo violento scambio di accuse e minacce tra i due leader di governo: Kim aveva definito Trump “vecchio” e quest’ultimo, risentito, per risposta aveva twittato “io non lo definerei mai basso e grasso”. Una battuta che i media di Kim non hanno gradito, dato che la dinastia dominante gode di uno status simile alla divinità e quindi risulta intoccabile. “Donald Trump è un vigliacco che merita la condanna a morte”. La sentenza capitale è apparsa sulle colonne del giornale del partito di governo, Rodong Sinmun, in un editoriale fortemente critico nei confronti del presidente degli Stati Uniti “colpevole” di aver insultato il leader nord coreano Kim Jong Un definendolo “basso e grasso” e di “non aver avuto il coraggio di visitare la zona demilitarizzata che divide le due Coree”. Offendere la dignità “della suprema leadership” è un crimine, secondo il quotidiano di Pyongyang, “imperdonabile” e per questo Trump deve sapere che “è un criminale odioso condannato a morte dal popolo coreano”.

Catalogna. Psoe rompe protocollo per socialisti catalani

GRA082 BARCELONA 17 10 2016 - El primer secretario del PSC Miquel Iceta i es felicitado por su rival en las primarias Nuria Parlon d al inicio de la reunion de la comision ejecutiva tras su reeleccion como lider de los socialistas catalanes EFE Toni Albir

Ancora nubi nere e tensione in Catalogna. La presidente del Parlamento catalano Carme Forcadell è stata arrestata e costretta a trascorrere una notte in carcere, nemmeno il tempo di diffondere la notizia che è arrivata la somma per la cauzione, fissata in 150 mila euro. L’assemblea nazionale catalana, una potente associazione indipendentista, ha pagato la cauzione dopo aver invitato i simpatizzanti a contribuire. “La cauzione per Forcadell è stata depositata, manca l’ordine di scarcerazione del giudice”, ha detto ai giornalisti un portavoce della Corte suprema spagnola. Per lei i reati contestati sono ‘ribellione’ e ‘sedizione’ e ora fino a 30 anni di carcere per avere posto ai voti le risoluzioni sull’indipendenza.
Nel frattempo i socialisti spagnoli si preparano al voto del 21 dicembre. Il segretario del PSC(patito socialista catalano), Miquel Iceta, parlerà in apertura del comitato federale del Psoe che si terrà questo Sabato, per spiegare la situazione in Catalogna, il posizionamento del PSC e come il partito affronterà la campagna elettorale del 21-D. La decisione è stata presa da Pedro Sánchez e rappresenta qualcosa di inaudito per questi incontri, in cui di solito c’è solo la dichiarazione pubblica del segretario generale sulla situazione politica e, successivamente, un dibattito a porte chiuse in cui sono coinvolti tutti i segretari regionali. Così, in questa occasione, ci saranno due discorsi iniziali, quello di Sánchez e quello di Iceta, e poi si darà via agli interventi, che si prevede siano numerosi.

Catalogna. Sciopero e annullata l’indipendenza

catalognaAncora cattive notizie per gli indipendentisti catalani, dopo la fuga di Puigdemont, oggi la Corte costituzionale spagnola ha annullato la dichiarazione unilaterale di indipendenza approvata dal Parlamento catalano il 27 ottobre. La dichiarazione era già stata sospesa in via preventiva. Il plenum della Corte ha poi deciso di denunciare, per disobbedienza alle sue sentenze, la ex presidente del Parlamento regionale Carme Forcadell e due funzionari, Ana Simo e Josè Maria Espejo. Neanche sul fronte delle prossime elezioni le cose si mettono meglio: nonostante gli inviti di Puigdemont, i tre principali partiti sovranisti, Pdecat, Erc e Cup, riferisce Tv3, non hanno raggiunto un accordo per correre insieme prima di questa notte allo scadere del termine fissato per legge per la presentazione di coalizioni. I 10 “detenuti politici” – 8 membri del Govern di Puigdemont e due leader indipendentisti – dovrebbero essere candidati in liste diverse.
Nel frattempo la popolazione catalana è scesa in strada per protestare contro il Governo di Madrid e contro l’incarcerazione del governo catalano e dei famosi “2 Jordi”, i dirigenti delle associazioni indipendentiste Omnium cultural e Anc. Una trentina le strade bloccate dai manifestanti in tutta la regione. Ma anche qui si sono viste le ‘divisioni’: i sindacati regionali hanno indetto per oggi una giornata di sciopero contro il governo centrale, ma le sigle sindacali si sono però divise sulle forme della protesta, quelle principali, Ccoo e Ugt, non aderiscono allo sciopero generale e aderiscono invece a una manifestazione in programma alle 18 e a una protesta simbolica, alle 12, davanti a tutti i luoghi di lavoro.
Ieri invece a Bruxelles una manifestazione con la partecipazione di oltre 100 sindaci e, in prima fila, lo stesso presidente destituito Puigdemont, che si trova in libertà condizionata in attesa che i magistrati belgi si pronunciano sulla sua estradizione. “Puigdemont è un cittadino europeo che deve rispondere delle proprie azioni, con i suoi diritti e doveri, senza privilegi”. Lo ha detto il premier belga Charles Michel, riferendo in parlamento della situazione catalana e dei suoi riflessi sul Belgio. “C’è una crisi politica in Spagna, non in Belgio”, ha detto Michel. Quanto alla domanda d’asilo di Puigdemont “ogni cittadino ha diritto di farla – ha detto -, ma non è un affare che riguarda il governo”.

Puigdemont contestato da tutti, Psoe difende il 155

puigdemont 3Alla fine il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, prende ancora tempo, ma stavolta si ritrova contro non solo il Governo di Madrid sempre più irritato dall’atteggiamento attendista del presidente catalano, ma anche degli stessi catalani che vogliono l’indipendenza dalla Spagna. Oggi infatti dopo che Puigdemont ha deciso di cancellare la dichiarazione in cui avrebbe dovuto convocare le elezioni regionali per il 20 dicembre, la folla si è radunata per contestare l’eventualità di una rinuncia all’indipendenza. Per i secessionisti più convinti, quello di Puigdemont è un vero tradimento. Centinaia di studenti che manifestavano contro l’articolo 155 si sono diretti sotto il palazzo della Generalitat al grido di “Abbiamo votato, applica il risultato. Governo traditore, non dimentichiamo e non perdoniamo”. La sola possibilità di nuove elezioni ha fatto infuriare anche i deputati del Parlament e dello stesso partito del presidente catalano.
“Non sono d’accordo con la decisione di andare al voto. Mi dimetto come deputato e lascerò il Pdemocratacat”, ha twittato Jordi Cuminal, deputato del partito di Puigdmont. Nel frattempo cade l’ultimo argine all’attivazione del famigerato articolo 155: la Corte costituzionale spagnola infatti ha respinto il ricorso presentato dal governo catalano contro l’attivazione del commissariamento annunciato dal premier Mariano Rajoy.
Adesso la presidenza del governo catalano ha reso noto che il presidente Carles Puigdemont farà una dichiarazione istituzionale alle 17. L’intervento di Puigdemont è già stata annunciato e rinviato due volte oggi.
Nel frattempo a poco più di 24 ore dopo che in Senato passa per la prima volta questo drastico strumento, il segretario generale del PSOE, Pedro Sanchez, ha ribadito il suo appoggio all’articolo 155 osservando che l’applicazione della disposizione, anche se senza precedenti “rimette le cose al loro posto, e fa tornare la Catalogna nella legalità” .
Tuttavia, Sánchez ha anche ammesso anche che “l’articolo 155 non è la soluzione della crisi in Catalogna”, ma l’unico modo per “ripristinare” la legalità in questo territorio. “Ma la vera soluzione deve venire dalla mano della politica”, ha insistito, evidenziando ancora una volta l’utilità di nuove elezioni entro sei mesi. Inoltre ha risposto alla accuse: “Non c’è bandiera di sinistra nella causa secessionista. Nessuna” e prosegue “Né tantomeno la classificazione tra i catalani di primo e di secondo” livello. “La sinistra deve essere in difesa della Costituzione e dello Stato”, ha detto Sanchez a Valladolid, “sconcertato” dai messaggi del partito viola (Podemos) che accusa il PSOE di aver eguagliato il PP di Rajoy.

Indipendentismo. Curdi e catalani su fronti opposti

indipendenze-2Due moti di indipendenza, due fronti opposti. Mentre in Europa la Catalogna è ormai decisa a proseguire verso l’indipendenza, sul fronte orientale i curdi pensano a trattare. Due referendum nello stesso periodo (25 settembre il Kurdistan; 1 ottobre la Catalogna) che hanno visto la vittoria del fronte indipendentista per entrambi e in entrambi i casi i Governi centrali non hanno riconosciuto la legittimità del voto.
Carles Puigdemont, il presidente catalano, ha deciso di non intervenire al Senato spagnolo in merito all’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, ovvero quell’articolo che permette allo stato spagnolo di costringere una Comunità autonoma (come la Catalogna) a rispettare la legge. Mentre il governo del Kurdistan ha deciso questa notte di congelare i risultati del referendum del 25 settembre per l’indipendenza, per riaprire il dialogo con Baghdad. Una sconfitta politica che però potrebbe evitare una guerra aperta.
Ieri i combattimenti sono cominciati in tre punti lungo il confine tra la provincia irachena di Ninive e la regione autonoma del Kurdistan.
“Gli scontri continui non porteranno nessuna parte alla vittoria, ma spingeranno il Paese verso il disordine e il caos, colpendo tutti gli aspetti della vita”, afferma una nota del governo regionale di Erbil. L’esecutivo curdo auspica un “cessate il fuoco immediato” e chiede un “dialogo aperto” con il governo federale di Baghdad facendo un passo indietro sul voto del 25 settembre. “Congeliamo il risultato del referendum e apriamo un dialogo, basato sulla Costituzione, tra il governo del Kurdistan e quello di Baghdad”, afferma la nota. Baghdad ritiene illegittimo il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno ma “non cessa il dialogo con i curdi”, ha dichiarato il ministro degli Esteri iracheno, Abbas al Jaafari, durante un intervento pubblico in una università di Mosca.
A preoccupare i curdi è stato inoltre il nuovo incontro di ieri tra il presidente Al-Abadi e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan. Nelle ultime 24 ore ci sono stati scontri in alcune aree nel nord-ovest dell’Iraq, verso il confine con la Siria. L’esercito di Baghdad, appoggiato dalle milizie sciite Hashid Shaabi, sta cercando di prendere il controllo del valico di confine di Fish Khabur, tra il Kurdistan, la Siria e la Turchia, attraverso il quale passa il principale oleodotto per le esportazioni del petrolio verso il territorio turco.

Catalogna, dissidi tra Governo e Psoe e… fra socialisti

Patxi López e Pedro Sanchez

Patxi López e Pedro Sanchez

La Catalogna dà un’altra scossa al Governo. Prima gli avvertimenti del Partito Popolare a cui non bastano le nuove elezioni, ma vogliono anche la ‘rettifica’ da Puigdemont, Soraya Saenz de Santamaria si è detta disposta fino a ieri ad ‘adattare’ le misure di intervento al Senato se Puigdemont avesse affermato che non era stata dichiarata l’indipendenza. Ora però le accuse passano sui socialisti accusati di aver deciso di ritirare il loro sostegno all’attuazione dell’articolo 155 della Costituzione se il governo catalano indice nuove elezioni. Albert Rivera ha criticato il partito guidato da Pedro Sánchez, definendo il PSOE “equidistante” e non “chiaramente dalla parte di coloro che difendono la legge” nel conflitto catalano. L’immagine di unità del Governo si sta sbriciolando con i primi disaccordi sull’applicazione dell’articolo 155, e proprio su questo famigerato articolo Rajoy rischia di perdere il sostegno del PSOE.
A peggiorare il tutto una trentina di sindaci che si sono espressi contro la linea iniziale di Sanchez nella federazione catalana socialista.
L’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola contro la Catalogna con il sostegno a Madrid del Psoe ha provocato una frattura nel partito socialista catalano (Psc). Diversi esponenti del partito fra cui l’ex-segretario Raimon Obiols e l’ex-candidata alla segreteria Nuria Parlon hanno chiesto al leader del Psc Miquel Iceta di opporsi al commissariamento duro deciso da Madrid.

Catalogna. Psoe, con art. 155 il Parlament resta intatto

carmen-calvo-ministra-culturaIl portavoce del partito catalano Junts pel Sí (JxSí) ha annunciato che il Parlamento della Catalogna si riunirà in plenaria giovedì mattina, per discutere della risposta da dare a Madrid dopo che l’esecutivo centrale ha annunciato di volere imporre il proprio governo diretto sulla regione. Nonostante gli annunci da ‘Diktat’ per l’applicazione del famigerato articolo 155 dal Psoe arriva l’invito alla cautela. Carmen Calvo, Psoe, ha insistito oggi nel ribadire che l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione in Catalogna è “molto limitato”, perché il Parlament resta “intatto, nelle sue libertà e nella sua amministrazione pubblica”, ha aggiunto. Ovvero il Parlament resterà “esattamente come i catalani lo hanno votato”. dal Governo spagnolo si agisce solo sul governo “che ha portato al disastro la Catalogna e la Spagna,” a salvare Barcellona ci saranno le elezioni regionali che avverranno al massimo tra sei mesi.
La Calvo ha inoltre affermato che Puigdemont “ha ancora la possibilità di convocare il Parlament ed elezioni regolari” e può “venire al Senato a dire su quanto non è d’accordo” con quello che propone il governo centrale, ma “ciò che non è possibile se fatto “nella sfida e nella minaccia”.
Se il Parlament e lo stesso Puigdemont sono ancora indecisi su come agire giovedì, la Cup, l’ala sinistra della coalizione indipendentista catalana, ha rivolto un appello alla “disobbedienza civile di massa” in Catalogna per l’applicazione da parte del governo centrale dell’articolo 155 della Costituzione, descritta come “la maggiore aggressione contro i diritti civili, individuali e collettivi del popolo catalano dopo la dittatura franchista”.