BLOG
Vera Solini

Brexit, Spagna e Uk trovano intesa su Gibilterra

Theresa-May e Pedro-SanchezMentre Bruxelles e Londra litigano ancora sulla Brexit, il premier socialista Pedro Sànchez annuncia esiti positivi per un’intesa con Theresa May sullo stretto di Gibilterra, il territorio di oltremare della corona britannica che si trova nel sud della Spagna e che fu ceduto ai britannici nel 1713.
È stato infatti annunciato che il Regno Unito ha raggiunto un accordo con la Spagna su come Gibilterra sarà regolamentata dopo la Brexit, anche se nei fatti si tratta di un accordo per trovare un accordo nei prossimi anni sulla sovranità del piccolo promontorio. Quindi in sostanza il protocollo sarebbe nullo se la Gran Bretagna non riesce a mettersi d’accordo prima con l’Unione europea
Il premier spagnolo ieri dopo il Consiglio Europeo a Bruxelles ha fatto sapere che esiste uno speciale protocollo su Gibilterra che è stato già “chiuso con il governo britannico” e riguarda questioni come la sicurezza e i diritti dei cittadini. Protocollo che però verrà allegato all’eventuale accordo fra Unione Europea e Regno Unito su Brexit. La Spagna non ha rivelato però ulteriori dettagli del protocollo.
Il territorio di Gibilterra infatti lascerà l’UE insieme al Regno Unito nel marzo del prossimo anno.

Gas, la polacca Pgnig si accorda con società USA

pgnig-logoÈ battaglia aperta in campo energetico tra la russa Gazprom e la polacca Pgnig. Dopo gli screzi iniziati con le sanzioni europee, adesso Varsavia punta fuori dal Vecchio Continente. Il paese ha di recente avviato una forte iniziativa per rallentare i piani del Cremlino sul Nord Stream, anche appellandosi più volte contro l’Ue. Ma ora per liberarsi dalla morsa russa i polacchi fanno affidamento sull’asse con gli Stati Uniti.
La compagnia polacca ha recentemente dichiarato di aver portato a termine due accordi di fornitura di gas naturale dai progetti Calcasieu Pass e Plaquemines Venture Global. L’americana Venture Global sta sviluppando sia l’impianto di Calcasieu Pass da 10 mtpa sul Golfo del Messico sia l’impianto LNG (gas naturale liquefatto) da 20 mtpa Plaquemines sul fiume Mississippi che dovrebbe essere completato rispettivamente nel 2022 e nel 2023. Piotr Wozniak, ha annunciato di aver stipulato un accordo con la società statunitense Venture Global LNG per un periodo di 20 anni con una consegna di 2 milioni di tonnellate all’anno.
Ma non solo, poche ore fa il produttore energetico statale polacco Pgnig ha acquistato, tramite la sua filiale ad Oslo, una quota della licenza per la concessione dell’utilizzo della piattaforma continentale norvegese. Le azioni sono state acquisite dalla compagnia norvegese Equinor Energy ed hanno un valore prossimo a 200 milioni di euro. Lo ha detto la società in un comunicato stampa citato dall’agenzia “Pap”. Pgnig ha annunciato che il contratto copre l’acquisto del 30 percento delle azioni della licenza “Pl044” di Equinor Energy. L’operatore del deposito è ConocoPhillips Norway AS, mentre gli altri partner in concessione sono Total e Eni Norge.

Crimea, massacro di studenti stile Usa

crimea russiaUno studente uccide i suoi compagni e poi si suicida, un copione che sembra ripetersi, ma stavolta non siamo negli Stati Uniti, ma nella Crimea russa. Il modus operandi però è nuovo, tanto che all’inizio si è parlato di attentato. Un’esplosione questa mattina nella mensa del Politecnico di Kerch, in Crimea che ha provocato la morte di almeno 18 persone e al ferimento di altre 40, anche se il bilancio è provvisorio. Il ragazzo autore della strage aveva 22 anni, si chiamava Vladislav Roslyakov, era al quarto anno di Chimica all’Università. Il suo corpo è stato trovato al secondo piano dell’edificio universitario. Si sarebbe sparato con un’arma comprata poco prima. Sulle pagine dei social media dello studente ci sono post punk, di anarchici, sui poster di Novorossiya e di a-la Columbine.
“Il sospetto assalitore si è sparato. Era al quarto anno dell’istituto professionale di Kerch. Il suo corpo è stato trovato in biblioteca al secondo piano”, ha riferito il leader della Crimea Sergei Aksyonov in tv.
Nell’edificio del college, Vladislav Roslyakov, ha deposto almeno 5 cariche esplosive in vari luoghi che sono esplose nel giro di 5-7 minuti. Poi, approfittando del panico, Vladislav hlodnokrovno in 10 minuti ha sparato ai suoi compagni di studio.
La commissione investigativa russa ha affermato che l’ordigno che è scoppiato intorno a mezzogiorno ora locale era stato riempito di frammenti di metallo, i cosiddetti ‘shrapnel’. Inizialmente si era pensato che lo scoppio potesse essere stato causato da una bombola di gas, ma poco dopo l’antiterrorismo ha riferito che si era trattato di un “ordigno esplosivo non identificato”.
Il presidente Vladimir Putin ha già espresso condoglianze e vicinanza alle famiglie delle vittime dell’esplosione.
La Russia ha annesso la regione ucraina della Crimea nel 2014, provocando la condanna internazionale e le sanzioni occidentali. Kerch fa parte del punto collegato dal “ponte di Crimea”, inaugurato pochi mesi fa dal presidente russo.

Brexit, verso accordo. Tre ministri pronti a lasciare May

Theresa-MayContinuano le trattative per il divorzio europeo tra indiscrezioni e supposizioni, ma il tutto a ritmi serrati e abbastanza segreti, almeno fino al Vertice Ue del 17. Nel frattempo Theresa May ha informato il suo gabinetto che si è vicini ad una svolta e la Premier avrebbe convocato i membri di maggior rilievo del suo governo per discutere uno schema di trattato di uscita caratterizzato da un‘unione doganale temporanea.
Tuttavia, secondo indiscrezioni della stampa britannica, almeno tre ministri euroscettici del governo della premier britannica Theresa May sono pronti a dimettersi dopo le voci su un accordo con l’Ue nell’ambito dei negoziati sulla Brexit che includa la cosiddetta clausola di “backstop”. I tre ministri che potrebbero lasciare sono Penny Mordaunt, titolare dello Sviluppo internazionale, Esther McVey, ministro del Lavoro e la leader dei Comuni, Andrea Leadsom. I tre non sono stati invitati alla riunione ristretta di ieri. “Non è quello per cui hanno votato gli elettori”, avrebbero detto i ministri secondo la fonte del Telegraph.
E proprio mentre i colloqui di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea si avvicinano al traguardo, gli investitori si preparano a grandi oscillazioni nella sterlina.

Psoe e Podemos, la manovra ‘più a sinistra’ di Spagna

sanchez iglesiasI socialisti al Governo annunciano quella che è stata definita ‘la manovra più a sinistra’ della storia della Spagna. Il premier e segretario del Psoe Pedro Sanchez e il segretario di Podemos Pablo Iglesias hanno raggiunto l’accordo per la Manovra di Bilancio del 2019.
Le misure previste vanno dall’aumento del reddito di cittadinanza a 900 euro, a imposte per le imprese che utilizzano la cosiddetta flessibilità, oltre a maggiori controlli contro le false partite Iva. Tutto questo con lo scopo di ridurre la vera piaga sociale europea, il lavoro sottopagato. Infatti tra gli impegni dei due leader anche l’abrogazione “entro la fine del 2018” degli “aspetti più dannosi della riforma del lavoro del 2012, in particolare in materia di contrattazione collettiva”. Ma la lente d’ingrandimento punta anche a evitare lo sfruttamento dei meno abbienti sulla necessità della casa: il governo si è impegnato a modificare le regole del mercato immobiliare “per porre fine agli aumenti abusivi dei prezzi di affitto in alcune aree”, come richiesto da Podemos come requisito essenziale per chiudere l’accordo del bilancio (PGE) del 2019. Inoltre c’è stato l’impegno da parte dell’Esecutivo ad aumentare le garanzie degli inquilini e a mettere a disposizione degli enti locali i consigli per impedire gli aumenti dei prezzi “abusivi”. Previsto anche un aumento dell’imposta patrimoniale dell’1% per i patrimoni con valore superiore ai 10 milioni.
Ma la Manovra punta anche su altri aspetti sociali importanti come misure per equiparare il concedo parentale tra uomini e donne (otto settimane) e la riduzione delle tasse universitarie.
Podemos e Psoe infine si sono impegnati a modificare la legge controversa contro la Violenza Sessuale e a eliminare il controverso e discusso articolo del codice penale 315,3 che permetteva di perseguire i sindacalisti anche con la reclusione.

Si dimette Haley promotrice di ‘Gerusalemme Capitale’

haley pompeoNikki Haley è stata per alcuni una voce moderata tra i repubblicani, per altri mina vagante per posizioni troppo estreme, tanto da contraddistinguersi anche rispetto al suo presidente e al suo ex capo, il primo segretario di Stato, Rex Tillerson. Ma poche ore fa l’ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley si è dimessa e Donald Trump ha accettato le sue dimissioni. Una mossa che anticipa l'”importante annuncio” che il presidente Usa farà con la stessa Haley nello Studio Ovale a minuti. La Haley non ha voluto confermare la notizia a Reuters ma la portavoce della casa Bianca Sarah Sanders ha confermato l’incontro tra i due. Non è ancora chiaro il motivo delle sue dimissioni, ma l’ex governatrice della Sud Carolina nella sua carriera di ambasciatrice verrà ricordata soprattutto per i suoi toni forti e poco diplomatici, come il suo impegno che ha innescato scintille per riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele o le sue ‘avvertenze’ all’Onu sulla Siria: “Se non agite voi, lo faremo noi”.  Haley inoltre si è distinta portando avanti una linea dura contro la Corea del Nord e l’Iran, due dei principali dossier di politica estera del governo di Trump.

Bulgaria. Marinova, lo stupro come depistaggio

marinovaUna brillante giornalista investigativa della Bulgaria è stata uccisa dopo essere stata stuprata e picchiata selvaggiamente, Viktoria Marinova, 30enne che stava investigando su presunti abusi sui fondi Ue.
Ma il ministro dell’interno bulgaro Mladen minimizza e sostiene che l’assassinio avvenuto mentre la bellissima reporter faceva jogging non sarebbe da collegare all’attività professionale della giornalista, che era direttore amministrativo del canale televisivo privato Tvn di Russe.
La donna era finita sotto i riflettori per il ‘GP Gate’, un’inchiesta che ha portato alla luce diversi, eclatanti illeciti finanziari in merito ad una società che si occupa di edilizia di vario genere, distribuzione di risorse naturali ed altre attività lucrose. Secondo quanto riportato dalla giornalista, i suoi dirigenti avrebbero utilizzato contro la legge alcuni ingenti fondi provenienti dal governo bulgaro e dalla UE. La stessa inchiesta era stata pubblicata da un centro di ricerca giornalistico a firma di due giornalisti, finiti in manette per accuse non specificate, mentre il direttore aveva ricevuto minacce di morte. La compagnia GP Group, sosteneva Marinova durante il programma, aveva preso il 30-40% dei fondi ricevuti in tangenti.
Ma ora la sezione bulgara dell’AEJ (Association of European Journalists), insiste per un’indagine “efficace e veloce”, chiedendo agli inquirenti di verificare possibili motivazioni professionali dietro all’omicidio. “Al tempo stesso”, recita il comunicato stampa dell’AEJ, “prima di avere in mano fatti concreti, è inaccettabile speculare sul fatto che l’incidente abbia o meno a che fare col tema della libertà di espressione in Bulgaria”. Ma proprio Giornalisti senza Frontiere (Rsf), fa sapere che la Bulgaria è al 111mo posto al mondo nella classifica sul rispetto della libertà di informazione, nonché fanalino di coda dell’Unione Europea.

Brexit. Corbyn verso nuovi obiettivi per il Labour

jeremy-corbyn-1Le difficili acque in cui naviga il Governo britannico sulla questione Brexit aprono un nuovo scenario per il Partito dei Labour. La conferenza annuale del partito di Jeremy Corbyn, a Liverpool, ha aperto l’opzione per un referendum bis sulla Brexit, approvando a valanga una mozione, anche se in subordine rispetto alla prospettiva di elezioni politiche anticipate, in caso di un ‘no deal’ o di un accordo con l’Ue firmato dal governo Tory di Theresa May, ma respinto dal parlamento di Westminster. Tuttavia il leader Corbyn non sembra d’accordo con la base e più che puntare su un nuovo voto referendario rimette in moto il partito dei lavoratori, puntando su obiettivi della classe operaia. Dal palco di Liverpool Corbyn indica alcune linee del programma radicale di un suo ipotetico futuro governo, una settimana dopo che John McDonnell, ha esposto una serie di politiche economiche redistributive. Per il leader laburista i britannici “sono pronti per qualcosa di nuovo”, avanti con una “rivoluzione verde” in economia e l’impegno di creare “400.000 posti di lavoro verdi qualificati”, tramite un piano senza precedenti di taglio dell’emissioni di carbonio: -60% nel 2030, zero nel 2050. Ma soprattutto basta con questo Capitalismo deregolamentato e ‘selvaggio’.
Tra le politiche che vuole cambiare, Corbyn menziona un piano per estendere a 30 ore di permesso per l’assistenza dei figli ai genitori di tutti i bambini di due, tre e quattro anni.
Le famiglie con redditi più bassi dovrebbero aver diritto a ulteriori ore sovvenzionate in aggiunta alle 30 ore, che sarebbero gratuite per loro e costerebbero non più di 4 sterline all’ora per quelli con i redditi più alti.

Brexit, Macron fa fare pressioni alla May sull’Ulster

may tridentNon è un buon momento per la Premier Theresa May che si ritrova con un accordo in alto mare per il divorzio europeo. La proposta di Londra, secondo la premier May è l’unica seria e credibile, e prevede allo stato attuale una zona di libero scambio con l’Ue dei beni, ma non delle persone. Bruxelles invece vuole evitare che la contiguità con l’Ulster crei problemi doganali alla repubblica irlandese. La questione è intricata e il divorzio è previsto a fine marzo 2019. Theresa May ha annunciato che sul problema irlandese avanzerà delle nuove proposte, ma che non è possibile una soluzione che crei differenze doganali fra l’Ulster e il resto della Gran Bretagna. Ma nel frattempo si alzano gli scudi europei, “siamo scettici e critici sulle proposte” della Gran Bretagna, ha detto Donald Tusk, serve “chiarezza” e se non arriverà un segnale “concreto” entro il vertice europeo del prossimo ottobre, il summit straordinario del 17 e 18 novembre non verrà neppure convocato
In realtà è stato il presidente francese Emmanuel Macron a convincere i partner europei che era giunto il momento di mettere alle strette Theresa May sulla Brexit, dopo che la premier britannica aveva detto pubblicamente che l’unica opzione possibile è il suo «piano dei Chequers». Con questo piano il Regno Unito vuole restare allineato alle regole del mercato unico nel settore manifatturiero e dei prodotti agricoli (quello dei beni), in modo da evitare il ripristino di controlli alla frontiera in Irlanda del Nord, ma intende uscire dal quadro della regolamentazione europea sul fronte dello scambio di servizi, capitali e persone. Secondo fonti diplomatiche citate da Le Figaro, c’era inizialmente un consenso sulla scelta di non mettere in difficoltà la May in vista del Congresso del suo partito conservatore fra il 30 settembre e il 3 ottobre. Ma Macron si è adoperato per convincere gli altri che era tempo di “fare pressione sul Regno Unito perché facesse delle vere proposte”. “È venuto il momento di essere chiari. Non serve a niente dirci fra noi che le proposte non funzionano e raccontare all’esterno che le cose non vanno così male”, ha detto il presidente francese.
Ma la premier britannica non si lascia certo intimidire. “Siamo nell’impasse” e per Londra “nessun accordo è meglio di un cattivo accordo”, ha detto May in un discorso alla nazione pronunciato da Downing Street all’indomani del vertice Ue di Salisburgo. Il governo britannico ha sempre trattato l’Ue “con nient’altro se non rispetto” e “il Regno Unito si attende lo stesso” da Bruxelles, ha detto ancora la premier lasciando trasparire la sua irritazione per i toni e l’atteggiamento tenuto dei leader dei 27.

Brexit, si allarga il fronte per un secondo Referendum

theresa-may-an103106230epa05433683Si fatica ancora a trovare un accordo per il divorzio tra Gran Bretagna e Unione europea. Ieri il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, a Salisburgo prima della cena del vertice informale dei capi di Stato e di governo del blocco comunitario, ha fatto sapere che l’accordo per la Brexit è lontano.
Theresa May però si dice “fiduciosa che con buona volontà e determinazione possiamo raggiungere un accordo che sia giusto per entrambe le parti”. La prima ministra inglese, però, ci tiene a precisare il suo rifiuto all’idea di rimettere nelle mani degli elettori la decisione sulla Brexit, tramite un nuovo referendum: “Voglio essere assolutamente chiara, questo governo non accetterà mai un secondo referendum. Ora chiedo alla leadership Labour di escludere un secondo referendum e smettere di tentare di frustrare il processo della Brexit”.
Tuttavia sembra che il fronte per un nuovo Referendum, dopo le dichiarazioni del sindaco di Londra Sadiq Khan e di altri laburisti, si stia allargando anche all’interno dei conservatori. Ma difficilmente qualcuno dei conservatori potrebbe sfidare la premier May, nel frattempo a sinistra un centinaio delegazioni regionali del partito hanno formalmente chiesto che il Labour si schieri a favore di un secondo referendum.