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Vincenzo Carriero

Ilva, il governo sblocca il sequestro ai Riva

Ilva TarantoIl governo confeziona il quarto decreto sull’Ilva in poco meno di due anni. Nessuna grande impresa italiana, neanche la Fiat dell’avvocato Agnelli e di Cesare Romiti aveva ricevuto così tante attenzioni da un’autorità statale. All’epoca, però, lo scontro riguardava l’emancipazione della classe operaia e un’ideale  da rivendicare. Per usare un linguaggio marxista, assai in voga a quel tempo, il lavoro si contrapponeva al capitale nel tentativo di costruire un sistema di protezioni sindacali. Continua a leggere

Ilva: la maledizione che rischia di soffocare Taranto

Ilva-Taranto-tangentopoliLa politica tarantina si decompone sotto i fumi dell’Ilva. Cade pezzo dopo pezzo. Il secondo filone dell’inchiesta “Ambiente svenduto” ha portato all’arresto del presidente della provincia, Gianni Florido. La misura cautelare è scattata anche per l’ex assessore all’Ambiente, Michele Conserva. Agli arresti domiciliari è finito, invece, l’ex direttore generale della Provincia di Taranto, Vincenzo Specchia. A Girolamo Archina, già responsabile delle relazioni esterne del gruppo Riva, la misura restrittiva gli è stata notificata direttamente in carcere, luogo nel quale è rinchiuso dallo scorso 26 novembre. Continua a leggere

Ilva, ecco perché a Taranto ha vinto il “sì” allo stabilimento. Quanto ha pesato il dietrofront grillino?

Ilva-ReferendumPrima la decisione della Consulta e subito dopo dopo l’esito del referendum. L’Ilva incassa e ringrazia. In meno di tre giorni, l’azienda siderurgica porta a casa una doppia vittoria. Insperata, secondo alcuni. Ampiamente preventivabile, secondo altri. Alla fine, i due quesiti referendari promossi dall’associazione Taranto Futura (chiusura totale della fabbrica e dismissione della sola area a caldo) raccolgono uno striminzito 19%. Una percentuale troppo bassa per tener viva la speranza e tentare di agganciare il quorum. Continua a leggere

L’intervista – Anna Finocchiaro (Pd) fa il punto sull’Ilva e sulla sua candidatura a Taranto

“L’accusa di ‘assassina’ mi ha ferito molto…Taranto è una città esasperata, l’avamposto di un Sud in pericolo. Sempre più lacerato dalla modernità dei conflitti”. Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato, rivendica la propria storia: “Vengo da Priolo, conosco molto bene i dissidi che si schiudono dinanzi al binomio lavoro-salute. E’ il dramma della nostra epoca quello di riuscire a tenere assieme, portare a sintesi diritti egualmente importanti”. L’Avanti! ha fatto il punto con la capogruppo Finocchiaro sulla spinosa questione dell’Ilva di Taranto e sulla sua candidatura nella città pugliese. Continua a leggere

Ilva, a un passo dalla chiusura è braccio di ferro tra azienda e magistratura

L’Ilva è ad un passo dalla chiusura. Il braccio di ferro ingaggiato con la magistratura jonica sembra essersi spinto oltre il livello di guardia. Ben al di là di quanto sia logico immaginare in uno Stato di diritto. A Taranto le relazioni industriali si declinano, ormai, attraverso l’originale schema dello scontro permanente. Nella città dei due mari vige la logica del tutti contro tutti. Le possibilità, a questo punto, che possa ricercarsi una sintesi tra quanto auspicato dall’azienda (il dissequestro delle aree sottoposte a fermo giudiziario per poter ottemperare al piano d’investimento richiesto dal ministro Clini) e la decisione assunta dai custodi giudiziari (l’Ilva, a partire dai prossimi giorni, non potrà utilizzare più di 15000 tonnellate di materiale per volta) appaiono pressoché nulle. Continua a leggere

Ilva: il presidente Ferrante non firma la nuova “Aia”. Taranto a rischio isolamento

La nuova Aia (Autorizzazione integrata ambientale) è stata sottoscritta da tutti. Tutti tranne uno. Manca all’appello, infatti, un’unica firma. Quella del presidente dell’Ilva: l’ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante. Sembrerà strano, ma è proprio così. Il siparietto andato in onda nei giorni scorsi al ministero dell’Ambiente ha dell’incredibile. Rasenta il paradosso. Il soggetto giuridico che più di chiunque altro poteva trarre benefici dalla nuova disposizione amministrativa, nei fatti, ha scelto di tirarsi indietro. Rimanda al mittente l’accordo bollandolo come “penalizzante per gli obiettivi strategici dell’azienda nel breve e medio periodo”. Scelta, questa, che oltre a vanificare il lavoro del ministro Clini rende ancora più aggrovigliata la matassa dei rapporti tra la città di Taranto e il più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Continua a leggere

Ilva, migliaia di persone manifestano per dimostrare la vicinanza al giudice Todisco

C’è una Taranto che ha scelto da che parte stare. E come se la vicenda Ilva avesse segnato uno spartiacque ideale e antropologico nelle viscere più profonde di una città da sempre refrattaria alla lotta. La manifestazione di venerdi scorso, organizzata dalle associazioni ambientaliste a sostegno del giudice Patrizia Todisco, si pone in uno spazio altro rispetto a quello ascrivibile alla semplice rivendicazione di diritti negati o, peggio ancora, calpestati. Continua a leggere

Landini, Fiom : «Ferrante e la politica trovino i soldi per bonificare l’Ilva»

“Un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile”. Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, rilancia da Taranto la sua ricetta per venir fuori dalla crisi economica: “Bisogna voltare pagina: il nostro Paese necessita di un cultura industriale che rompa con gli schemi del passato”. Continua a leggere

Ilva, il gip rigetta il piano dell’azienda e intanto i precari di nuovo in cima sull’altoforno

Niente facoltà d’uso per gli impianti Ilva posti sotto sequestro da luglio scorso. Nel primo pomeriggio di oggi il gip Patrizia Todisco ha rigettato il piano presentato nei giorni scorsi dall’azienda per l’abbattimento delle sostanze inquinanti. Un piano ritenuto insufficiente e lacunoso. Poco in linea con il diritto alla salute rivendicato dai cittadini di Taranto. Nelle ultime ore il presidente del più grande centro siderurgico d’Italia, l’ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, aveva indirizzato un monito al governo e alle istituzioni cittadine: “Fermare l’area a caldo equivale a decretare il blocco delle attività produttive. Senza profitti, nessuna azienda può permettersi di restare molto a lungo sul mercato”. Continua a leggere