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Virgilio E. Conti

Tagli alle pensioni
e disprezzo della virtù

Impegno, responsabilità, fatica, assiduità e ciò che possono significare nell’ambito di una professione, un servizio, un mestiere, un lavoro, sono virtù che aspettano di essere riconosciute e non ignorate, di essere gratificate invece che mortificate, rispettate piuttosto che beffate. Abituato come sono a quei valori, mi capita di patire la delusione, l’indignazione e la rabbia di chi avendo svolto fedelmente il proprio lavoro e servito lealmente la sua azienda e il proprio Paese si scopre sempre più spesso tradito e imbrogliato.
E mi succede specialmente quando mi rendo conto che le “oneste” pensioni:
– da qualche migliaio di euro mensili, a tre zeri per capirci
– frutto di contributi versati per trenta o quarant’anni
– differite in quanto ieri versate ed oggi riscosse
– “congelate” dal Governo Monti/Fornero e dal Governo Renzi
– senza alcun bonus o supplemento (lavoro, bebè, giovani, povertà, ecc.)
– gravate per un terzo del lordo da tre imposizioni IRPEF
hanno poco a che vedere, fatte le doverose distinzioni di fascia e livello, con certi vitalizi, rendite e pensioni frutto di diabolici automatismi, di furberie istituzionali, di false documentazioni, di assurdi privilegi e di anacronistici corporativismi.

Voglio ricordare che l’anno scorso la Consulta dichiarò anticostituzionale (sentenza 70/2015) il blocco della perequazione automatica delle pensioni in parola.
Ciò non fu sufficiente a restituire giustizia alle medesime perché il Governo Renzi, con una acrobatica ma dispotica e riprovevole manovra, volle con il “Bonus Poletti” far credere nel miracolo di conciliare il doveroso diritto dei pensionati con l’altrettanto doveroso rispetto della sentenza: il risultato? Un gran pasticcio di diritti negati ai pensionati e contestuale (preoccupante) inottemperanza di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale. E successivamente lo stesso Governo ha riproposto e rinnovato il blocco perequativo per ulteriori due anni: in altre parole pensioni ferme per quasi un decennio!
Queste disposizioni hanno umiliato e scontentato quei cittadini, ex lavoratori, e si sono rivelate irrispettose delle deliberazioni dei Giudici della Consulta, dei pronunciamenti dei Tribunali del Lavoro, del pensiero di autorevoli giuslavoristi e del sempre infallibile buon senso della Gente.
Considerando poi che:
– chi ha versato i contributi INPS ha sempre pagato le tasse;
– le pensioni italiane “versate” sono le più tassate d’Europa: un nostro pensionato medio (1500€/lordi mese) versa ogni anno 4mila euro al fisco, uno spagnolo 1836 €, un inglese 1391 €, un francese 1005 €, e un tedesco solo 39 €;
– le generiche motivazioni addotte circa il presunto effetto positivo sui conti pubblici della deindicizzazione delle pensioni non giustificano il disconoscimento dei diritti economici dei pensionati;
– i “sacrifici di Stato” devono essere frutto della fiscalità generale cioè coinvolgere tutti i soggetti aventi obblighi fiscali e non soltanto i pensionati;
– i quattrini necessari a sistemare i conti dello Stato vanno cercati, individuati e presi nelle puzzolenti pieghe dello Stato stesso.

Mi chiedo, come è possibile che in questo nostro bel Paese la gente per bene debba continuamente ricorrere alle carte bollate mentre malavita, corruzione, evasione fiscale, giungla retributiva, sperperi, dilagano contribuendo al degrado generale ed al prosciugamento delle casse statali? A proposito di casse poi, perché non separare le uscite INPS dei vari sussidi di sostegno, solidarietà e assistenza sociale dai pagamenti pensionistici delle retribuzioni differite?
Nonostante il deprimente scenario rappresentato voglio però manifestare fiducia e indirizzare un plauso a quella parte d’Italia onesta, competente e lavoratrice.
Una letteratura giurisprudenziale sempre più ricca di sentenze e ordinanze che si vanno trasversalmente moltiplicando a favore dello sblocco della perequazione, una presa di coscienza generale e tanti ricorsi presentati non fanno che accrescere una fiduciosa attesa nella Giustizia con la speranza che anche la Politica, una nuova Politica, sappia e voglia fare la sua parte.
Il ripristino dell’indicizzazione e il rimborso delle trattenute sottendono l’auspicio di riconsegnare ai pensionati fin qui penalizzati denaro, diritti e dignità, favorendo il ristabilimento della legalità ed il riavvicinamento dei cittadini allo Stato.
Ma il ripristino dei vecchi e solidi valori, semmai dovesse avvenire, potrebbe essere foriero di un benefico germe produttore di un effetto “domino” in altri fondamentali contesti della nostra società.

Virgilio Conti

ex capoistruttore Addestramento tecnico e certificazione Personale & coordinatore attività di addestramento presso enti esterni per Alitalia (Direzione di Manutenzione e Ingegneria)

ex professore di impianti del velivolo in Ancifap (Centro di Fiumicino) e docente esterno di impianti elettrici di bordo presso ingegneria aeronautica di Roma

Le pensioni “dell’oro di Napoli”

Tutti sanno ormai che le pensioni “d’oro”, dell’oro di Napoli, da 90mila euro lordi mensili o giù di lì, a quattro zeri per intenderci, non tutte frutto dei sacrosanti versamenti, non si possono proprio abbassare: lo ha recentemente stabilito la Corte Costituzionale disponendo la sospensione della “supertassa” (contributo di solidarietà) precedentemente applicata e il rimborso degli arretrati.

E tutti sanno che invece sulle pensioni da 3mila euro lordi mensili o giù di lì, a tre zeri per capirci, non c’è a tal proposito nessun dubbio: sì eccome se si possono abbassare; succede che queste pensioni sono da anni oggetto, da parte del nostro ente previdenziale statale, di quel vizietto che Totò chiamava il tocco e ritocco, senza, si badi bene, alcuna censura da parte della Consulta che, come sopra ricordato, ha però giudicato incostituzionali e inammissibili gli analoghi prelievi sulle pensioni straricche.

E così, per legge (sic!), lo Stato italiano sfila le mani dalle tasche dei pensionati dell’oro di Napoli ma seguita ad infilarle in quelle dei pensionati del tocco e ritocco i quali, vittime sacrificali della peggior politica e della crisi economica e per di più esclusi dal bonus 80 euro di Renzi, a furia di tasse, prelievi e mancate rivalutazioni diventano sempre più poveri.

L’oro di Napoli, titolo del famoso film di Vittorio De Sica divenuto, nell’immaginario popolare, metafora di ricchezza e opulenza, è quello che trasuda dalle pensioni e dai vitalizi d’oro, immorali se non legittimamente guadagnati, è quello che trasuda dai compensi di chi occupa decine di poltrone contemporaneamente e dai doppi stipendi agli eletti consiglieri comunali, regionali e provinciali (legge del governo D’Alema: N.267 del 2000); l’oro di Napoli è pure quello che trasuda dalle entrate dei top manager che portano le aziende alla bancarotta e dei commissari straordinari del post fallimento; l’oro di Napoli è quello che trasuda dagli incassi in nero di chi evade le tasse o fruisce illecitamente di servizi o sussidi; ed è anche quello delle spese pazze e dei rimborsi e benefit fuori controllo della pubblica amministrazione (P.A.); l’oro di Napoli è ancora quello delle pensioni baby, delle pensioni ai morti incassate dai vivi, delle scriteriato paghe dei commessi e stenografi della Camera, dei folli stipendi di certi assessori e consiglieri regionali e di tutta la giungla retributiva della P.A., l’oro di Napoli è ancora quello delle false pensioni di invalidità e dei sussidi ai falsi poveri; ed è ancora quello delle pensioni ai condannati per mafia e terrorismo; ed è ancora quello … e poi ancora, ancora, ancora …

L’oro di Napoli, in buona sostanza, è quello di tutti gli sperperi, gli sprechi, gli intrallazzi, le ruberie e le altre porcate che rovinano e offendono l’Italia ed è quello, ce lo auguriamo, che gli addetti alla spending review sapranno (?) riconoscere, scovare e recuperare. Il tocco e ritocco dicevamo, è quella pratica sempreverde tanto cara ai nostri governanti, esercitata sulle pensioni “versate” cioè quelle, tanto per fissare le idee, maturate lavorando e versando i contributi per quarant’anni; si tratta di pensioni “dovute”, ieri versate ed oggi riscosse (retribuzioni differite), che vengono però sistematicamente tassate e tartassate.

Ricordiamo che alcuni anni fa queste pensioni versate furono congelate bloccandone il meccanismo della rivalutazione (adeguamento ISTAT al costo della vita); esse oggi sono anche definibili pensioni di “ghiaccio”, in quanto destinate a “sciogliersi” perdendo potere di acquisto. Insomma, si tratta di pensioni taglieggiate come i titolari delle medesime che sono travolti sia dal carosello irpef, iva, imu, tares, tasi sia dalla girandola dei rincari di ogni genere; e tutto questo quando nel Paese sale l’allarme corruzione e proliferano i reati, spesso impuniti, di frode ed evasione fiscale.

Vogliamo però concludere con qualche speranza: la materia del blocco adeguamento pensioni (perequazione automatica) è stata portata all’esame della Corte costituzionale la quale dovrà esprimersi in autunno sulla illegittimità (o meno) di questo blocco della rivalutazione. Stante poi che quest’ultimo vìola palesemente la Costituzione, diverse sentenze e ordinanze della stessa Corte costituzionale oltreché il sempre infallibile buon senso, vogliamo augurarci che la Consulta decida secondo legge e coscienza, decretando, come già per il contributo di solidarietà delle pensioni d’oro, l’interruzione immediata del blocco in corso, quindi la reintegrazione dell’indicizzazione e il rimborso delle trattenute fin qui effettuate. L’auspicio è che il ripristino dello status quo ante ovvero di come stavano le cose riconsegni ai pensionati soldi, diritti e dignità, favorendo altresì la ripresa economica del Paese ed il riavvicinamento dei cittadini allo Stato.

Virgilio Conti

Scongeliamo le pensioni
e tagliamo dove c’è da tagliare

Nell’Italia del 2014 ci sono le ormai famose pensioni e retribuzioni d’oro, più o meno meritate, gli stipendi spudoratamente gonfiati di certe caste, le rendite finanziarie illecite, i compensi plurimi di chi occupa decine di poltrone contemporaneamente, le entrate stratosferiche e immeritate di molti top manager e dirigenti, le parcelle in nero di taluni liberi professionisti, e poi, ancora, tanti allegri vitalizi e benefit dei nostri politici, le baby pensioni, le false pensioni di invalidità, le pensioni ai mafiosi …

E poi ci sono le pensioni “versate”, ad esempio quelle da reddito di lavoro dipendente, guadagnate versando i contributi per quarant’anni; alcune di queste pensioni “versate”, dignitose ma né disoneste né immorali, continuano ad essere considerate aggredibili da un po’ tutti i Governi e finanche da alcuni Sindacati. Dette pensioni, bloccate e “congelate” qualche anno fa nella loro legittima ancorché esigua rivalutazione annua (adeguamento ISTAT al costo della vita), restano a tutt’oggi (aprile 2014) pensioni di “ghiaccio” ed escluse da qualsiasi meccanismo di rivalutazione (indicizzazione).

Le pensioni “congelate”, pur essendo frutto di tanti anni di versamenti, sono destinate a “sciogliersi”, a ridursi sempre più sia rispetto a quelle di altre categorie sia rispetto al potere di acquisto. Non basta, la voracità della macchina statale italiana è tale che i nostri tecnocrati sono sempre alla ricerca di soldi nelle più varie e fantasiose modalità che ben conosciamo: e allora la pensione resta “ghiacciata” ma tasse, sopratasse e balzelli nazionali e comunali sono sempre in ebollizione.

Si chiede con forza e a gran voce al Governo, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, alle Organizzazioni Sindacali, a tutti i rappresentanti politici se, come e quando l’impoverimento di tali pensioni cesserà ed esse torneranno ad essere agganciate al costo della vita, mettendo così fine ad un provvedimento ingiusto, illegittimo e forse anticostituzionale.

Si chiede con forza e a gran voce a dette istituzioni di revocare una scelta scellerata eliminando questo sopruso, restituendo tutto il sottratto e ristabilendo lo status quo ante.

Questo scritto è pervaso da amarezza e rabbia sia per la vicenda in sé sia per la cornice di un’epoca caratterizzata da diffusa corruzione, disonestà di non pochi amministratori della cosa pubblica, truffe e frodi senza soluzione di continuità, grandi evasioni fiscali, in poche parole l’illegalità assurta a sistema.

Al di là poi del fatto che l’auspicato sblocco delle pensioni di “ghiaccio” è cosa moralmente giusta e legittima, il reintegro dell’indicizzazione andrebbe a vantaggio della ripresa economica; in più l’INPS e lo Stato tornerebbero ad essere un po’ più affidabili e credibili agli occhi dei cittadini.

È vero però che la situazione dei conti pubblici e dell’economia italiana richiedono misure di emergenza; e allora forza con questa benedetta, coraggiosa ed energica cura da cavallo (pardon spending review ) che il Commissario preposto alla stessa saprà suggerire al Governo.

Intanto, a proposito di economia e di commissario, ma ne serviva uno in più? Nell’Italia dei mille commissari (magari fossero solo 1000!) non bastava incaricare dei tagli e delle misure di contenimento dei costi i Signori Ministri e, per il tramite delle usuali linee di comando, tutti i dirigenti e capistruttura?
Forza allora:
– con l’eliminazione delle migliaia di commissari straordinari, governativi, fallimentari, ecc.
– con l’abolizione dei cosiddetti enti inutili
– con l’accorpamento di costosi doppioni: Camera e Senato, ACI e PRA, agenzia delle entrate e equitalia, forze dell’ordine, ENEA e CNR, sedi UE di Bruxelles e Strasburgo, ecc?
– con lo stop del finanziamento pubblico ai partiti, ai giornali, ai sindacati, ecc.
– perché poi non rivedere destinazioni d’uso e contratti di affitto di Palazzi e uffici pubblici?
– ed una riduzione di armamenti e missioni militari?
– è così difficile individuare le spese folli o solo eccessive (!) dei tanti Palazzi come Parlamento, Ministeri, Quirinale, Regioni, ecc.
– ed a quando una revisione degli organici della P.A. e della giungla retributiva di contorno?
– e l’eliminazione delle auto blu che fine ha fatto? È vero, Renzi ha messo in vendita cento auto blu! Ma il parco nazionale di auto di Stato, adibite a rappresentanza e servizio, non ammonta forse a 72000? (settantaduemila, sic!)
– ci sarebbero poi da recuperare quelle migliaia di opere abbandonate e mai ultimate, disseminate su tutto il territorio nazionale: sono dighe, strade, caserme, ospedali, aeroporti, scuole, carceri, ecc.
– e non risparmieremmo ottimizzando consumi energetici e servizi degli uffici pubblici?
– quante volte si è detto che rispettare l’ambiente fa risparmiare vite umane e quattrini? E non si è pure detto che non c’è lavoro per giovani e meno giovani? Forse basterebbe spostarlo, il lavoro, da dove abbonda senza produrre granché a dove diverrebbe seme e fonte di ricchezza e benessere: si pensi alle interminabili emergenze di dissesto idrogeologico, di acque avvelenate, di amianto disperso nell’aria, di terre inquinate da rifiuti tossici, di discariche pericolose, di aree industriali da recuperare, ecc. tutte da risanare con forza lavoro; si pensi pure agli interventi preventivi fatti di terre da rimboschire, di ambiente da bonificare e monitorare, di termovalorizzatori da costruire, ecc. anch’essi tutti da realizzare con forze lavoro da potenziare o porre in essere.
– e ancora, perché non abituare le varie amministrazioni al riuso, al recupero, al riciclo, alla riparazione, in alternativa alle costose e inquinanti rottamazioni?
– e ancora, ancora e ancora …tante possono essere le modalità di contenimento della spesa pubblica …facendo così, così e così …serve soltanto un po’ di buona volontà (politica).
Il primo taglio lo merita la pluricitata e abusata espressione: chiamiamola riscoperta del risparmio piuttosto che rivisitazione della spesa! Chissà che non appaia meno odiosa e non ci aiuti a scoprire nuove strade di economia e di gestione.

Insomma, non sembra difficile (!), al nostro Paese serve una nuova Politica, un cambiamento massiccio, valente e virtuoso; altro che cambio di passo. Ma basterà?
A ben pensarci infatti, se si vuole cambiare davvero rotta e trovare la strada per un degno avvenire, agli obiettivi di mero ordine economico ne andranno affiancati altri, quelli fondamentali, di grande civiltà, quelli di ricostruzione morale e sociale.

Fatte le indispensabili Riforme, la Politica italiana dovrà riprendere ad essere credibile e dovrà tornare ad essere di buon esempio; ma dovrà sfornare un grande piano pieno di progetti volti a difendere l’integrità del presente, finalizzati a sanare i danni del passato ed orientati a costruire un futuro diverso, nel quale non trovino posto i terreni avvelenati da rifiuti ospedalieri, i paesaggi sfigurati da “cattedrali nel deserto” e industrie criminali, i patrimoni culturali rovinati dall’incuria di amministratori corrotti, le aree metropolitane degradate da un tessuto sociale in via di disgregazione, i sistemi bancari ed economici contaminati da “prodotti finanziari infetti”.

Sarà questa la strada per riaffermare nella nostra società valori un po’ meno effimeri ed illusori degli attuali?

Chissà. Sembra difficile? Diciamo la verità, sembra impossibile!
Ma una gestione politica pulita e capace di seguire i tragitti della legalità potrebbe addirittura rivelarsi contagiosa, ma occorre far presto, molto presto e bisogna far bene, molto bene e serve che l’onestà diventi il nuovo stile.

Virgilio E. Conti