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Vittorio Bobo Craxi

Spagna sull’orlo delle elezioni anticipate

Un errore politico abbastanza vistoso commesso dalla Presidente della Regione Andalusa che ha anticipato le elezioni autonomiche porta sull’orlo delle elezioni anticipate l’intera Spagna, mette in grave difficoltà la Presidenza di Pedro Sanchez ed apre ad una prospettiva piena di incognite sull’unità della nazione avendo la destra popolare, quella liberale e quella estrema di stampo franchista la parte vincitrice delle elezioni che si sono tenute ieri.

Per i Socialisti Spagnoli l’Andalusia è stata grossomodo ciò che Milano rappresentava per i Socialisti e l’Emilia per i comunisti, quarant’anni di dominio ininterrotto, la regione del Sud che ha dato i natali ai grandi leader del Psoe (Felipe Gonzalez in testa) un modello di buongoverno che non ha retto alle ondate degli scandali che hanno logorato il partito locale né all’ondata della destra nazionale che si è accesa in particolare dopo i fatti catalani.

Solo che il bipolarismo che rappresentava l’equilibrio stabile della politica spagnola con la capacità di contenimento delle grandi forze tradizionali di segno europeo ha dovuto fare spazio prima alla novità rappresentata da Podemos che ha raccolto la sinistra radicale tradizionale e la nuova insorgenze del voto giovanile che raccoglieva i disagi del precariato generato dalla crisi e poi successivamente alla presenza di due movimenti sostanzialmente anti-politici, il primo Ciudadanos che si è configurato subito con un timbro di modernità liberista e nazionalista per poi retrogradare verso una posizione più tradizionalista della destra spagnola in antitesi al Partito Popolare e ora, quello che desta più preoccupazione, l’affermarsi di un Partito di Ultra-destra tradizionalista, in definitiva conservatore, machista, razzista di nostalgia franchista che porta il nome di VOX animato perlopiù da vecchi quadri del Partito Popolare di orientamento aznarista che hanno contestato in questi ultimi anni l’indolenzimento delle posizioni di Rajoy e del PP di fronte alla sfida Catalana che ha nesso a rischio l’unità della nazione.

L’Andalusia povera che è stata la prima regione a temere l’eccessivo autonomismo concesso dalla Costituzione del 1978 alle Regioni è stata in prima fila da sempre a contenere le spinte innanzitutto di carattere economico che le concessioni di sussidiarietà nell’investimento pubblico avrebbe penalizzato una regione così grande ma anche per tanti versi arretrata.

Sembra incredibile, ma non lo è, come il Fronte Nazionale in Francia, Alba Dorata in Grecia, in parte cinquestelle e Lega , ma la rivolta delle periferie urbane e delle zone rurali penalizzate dai vincoli europei ha trovato nella estrema destra appunto una nuova voce ed essa sarà decisiva per la formazione di una nuova Giunta nonostante la Presidentessa sconfitta Diaz richiami le forze “costituzionaliste” alla responsabilità di costituire un argine comune.

Sanchez non si aspettava un tale rovescio, nonostante abbia partecipato nei ritagli dei tempi istituzionali alla campagna elettorale, pur paventando i rischi di una flessione elettorale non immaginva la perdita della maggioranza assoluta peraltro mai messa in discussione dai sondaggi.

La sconfitta andalusa può rimettere in moto la disfida catalana senza attendere i primi verdetti ai processi dei Leader Indipendentisti (che hanno avviato uno sciopero della fame contro i ritardi del Tribunale che impedisce loro di poter avviare un procedimento dinnanzi al Tribunale europeo che riconosca loro di aver visto i propri diritti violati) e senza attendere le elezioni comunali ed europee; La rivolta “gialla” parigina muove delle suggestioni nuove, così come il rischio dell’arrivo di una destra assai più aggressiva che non farebbe alcuno sconto all’irridentismo catalano arrivando a rimettere in discussione l’autonomia della Regione così come ormai all’unisono invocano le tre formazioni di Centrodestra e Ultra-destra d’accordo nel veder nuovamente applicabile quell’art.155 che di fatto scioglie l’entità autonoma della Catalogna.

Questa tappa andalusa non ci voleva per il Governo Socialista che pure stava avviando un pacchetto di misure economiche popolari senza sforare nei budgets dimostrando un nuovo protagonismo politico di una forza tradizionale della socialdemocrazia europea in un momento di crisi e stallo di tutti i vecchi partiti.

Il voto comunica che c’è molta strada da fare per contenere le spinte nazional-populiste che infestano tutta l’Europa, esse producono delle spinte e delle scosse che anziché condurre a delle soluzioni durature determinano le crisi istituzionali ed il caos.

Ma forse è proprio questo che serve a tutti coloro che sull’instabilità europea hanno puntato tutte le loro fiches ed incominciato a raccogliere dei congrui interessi politici, economici e geo-strategici.

Cronaca di un fallimento annunciato

Spiace dover sottolineare un altro svarione del governo gialloverde fasciogrillino che è pur sempre il Governo della Nazione.
Nonostante i roboanti annunci sulla Conferenza sulla Libia e sull’assegnazione da parte del nostro maggiore alleati di una presunta “cabina di regia” delle operazioni per una mediazione fra le fazioni in lotta nella vicina ed amica nazione mediterranea essa, prevista a Palermo fra Lunedì e Martedì si trasformerà in un flop politico e diplomatico.
Non solo le annunciate presenze di Trump e Putin non sono alle viste, con buona pace di Conte che pensava di bissare lo storico incontro di Pratica di Mare, non solo hanno annunciato forfait i leader europei più interessati ad una soluzione di pace ovvero Angela Merkel e Macron; ma persino l’attore principale delle questioni libiche non pare affatto intenzionato a mettere piede a Palermo visto il così gran numero di assenze.
Così il Generale Haftar da cui dipende una parte importante del territorio libico, la personalità politica centrale per una possibile soluzione condivisa non intende soddisfare la “mediazione” italiana.
Isolati in Europa, snobbati dai protettori mondiali e ignorati persino dai libici.
Mai Palazzo Chigi è apparso così sprovveduto in materia di politica estera; mai la Farnesina ha incassato così tante umiliazioni in un periodo così breve.
Anche questo è lo specchio deformato del nostro paese, che è assai meglio dei suoi governanti pro-tempore.

Bobo Craxi

Bobo Craxi
Ora coesione nel mondo socialista

Caro Avanti!, Cari Compagni,
Un mese orsono nel corso della Festa di Caserta alla quale ho partecipato mi erano giunti eco di una volontà di dedicare la futura Assemblea al percorso di rilancio del Partito da suggellare in un Congresso, aprendo quindi le sue porte ad associazioni, a società civile ma in particolare a quei compagni che ponendosi in una posizione di dissenso si erano momentaneamente separati dalle attività di Partito.

Avevo colto questa idea come un segnale di apertura direi importante, improntato innanzitutto alla possibilità di un impegno collettivo generale per il riassorbimento di una fase che sta ormai alle nostre spalle e per un richiamo più generale al ritorno all’impegno nel Partito di tanti fra militanti ed elettori che si erano distaccati.

La fase che viviamo necessità di coesione e di maggiore fede nella capacità di ripresa del mondo socialista in un momento nel quale le riabilitazioni dei Partiti cardine della
Democrazia Italiana, benché postume, sono all’ordine del giorno. Lo sbandamento di questi partiti che stanno governando l’Italia impone anche a noi socialisti di accelerare nella capacità di riunione, d’intesa, di rinnovamento di idee e di programmi. È nell’interesse generale che la questione politica del rilancio socialista non può essere differita ed essa può avvenire con un progetto di medio-lungo periodo convincente che può riportarci ad essere di nuovo responsabili e protagonisti della vita politica del paese.

Penso quindi che senza indugio alcuno e mettendo da parte recenti ruggini che sia necessario però agevolare e non ostacolare questo cammino.
A questo riguardo vi chiedo di ripristinare l’idea originale che scaturì dalla vostra recente riunione e consentire a tutti i compagni di prendere parte ai lavori del
consiglio che prepara la prospettiva del congresso. È uno spirito costruttivo, critico e pratico che può ancora riunire segmenti ed aree che hanno assai più cose in comune di quanto non si pensi.

Mi faccio interprete in questo senso del messaggio che mi è pervenuto in questi mesi da tanti compagni, da tanti cittadini, preoccupati del futuro. Essi reclamano una nuova forza di nuovo in campo capace di rappresentarli con lo stesso coraggio e determinazione con la quale il PSI nel passato lontano, ma non lontanissimo, seppe interpretare i cambiamenti del Paese.

Oggi c’è da difendere le conquiste della democrazia, il lavoro e la nostra stessa adesione alla più grande utopia dell’ultimo Mezzo secolo: l’Europa. Solo uniti e rinnovati saremo capaci di essere all’altezza di queste sfide.

Bobo Craxi

Sanchez, i progressisti europei nel Mediterraneo

Pedro Sanchez

“Un Governo socialista, paritario, europeista, garante della stabilità economica, che sia rispettoso dei propri doveri europei”. Questi in sintesi gli obiettivi di Pedro Sanchez che con una manovra parlamentare ha rovesciato l’incerta e fragile maggioranza di Mariano Rajoy e realizza 24 mesi quello che non gli riuscì all’inizio della legislatura.

Nel mezzo la Spagna ha vissuto una stagione turbolenta che ha consentito tuttavia ai popolari di Rajoy di portare il paese gradualmente fuori dal rischio di una grave crisi economica, di padroneggiare con veemenza la frattura territoriale catalana ma non ha saputo però tenere a freno né l’avanzata alla sua destra di una formazione nazionalista ed europeista come Ciudadanos né di affrontare gli scandali che hanno afflitto e colpito il cuore del Partito Popolare.

Pedro Sanchez dopo esser tornato in sella del PSOE dopo esserne stato disarcionato ha atteso il momento propizio per pugnalare Mariano Rajoy di tale gesto Egli stesso se ne è in fondo risentito avendo offerto l’onore delle armi all’avversario politico sconfitto con il quale ha dovuto condividere momenti di responsabilità comune, in occasione degli attentati a Barcellona ma soprattutto in occasione del Commissariamento della Catalogna tramite l’articolo 155 della Costituzione che i  Socialisti hanno sostenuto assieme a Rajoy.

Ma affinché la crisi del PP non trascinasse definitivamente anche i Socialisti che sostenevano il Governo con un voto tecnico di astensione Sanchez ha giocato la carta parlamentare della mozione di sfiducia. Mentre all’epoca Podemos rifiutò di sostenerla assieme ai Socialisti, oggi con un indebolito Pablo Iglesias vittima anch’egli di un’ondata moralizzatrice il sostegno non poteva che apparire naturale.

Si sono aggregate tutte le forze autonomiste della Spagna, i Baschi in testa una volta che hanno ottenuto assicurazione che i vantaggiosi accordi economici pattuiti fossero mantenuti in vita e così i Catalani.

Il cambio di Governo a Madrid obbliga il blocco indipendentista catalano al realismo che per anni è mancato. I Socialisti intendiamoci non hanno nessuna intenzione di fratturare la Spagna ma al tempo stesso hanno interesse a recuperare la convivenza civile in Catalogna , a temperare l’ondata nazionalista reazionaria in tutto il paese e ad avviare la politicizzazione dello scontro territoriale sottraendone la gestione alla sola autorità giudiziaria.

Quest’ultima non ha mancato di farsi sentire proprio nella giornata della decapitazione di Rajoy : infatti i giudici tedeschi hanno dichiarato la disponibilità a concedere l’estradizione del Presidente Catalano Puigdemont che dovrebbe essere restituito alla Spagna e consegnato alle prigioni madrilene.

Naturalmente questo complicherebbe un quadro che è già sufficientemente ingarbugliato, ma la volontà di Pedro Sanchez è quella di poter recuperare il tempo perduto dall’immobilismo politico del PP per generare nell’imminenza delle Elezioni Generali la fiducia che i problemi territoriali possano essere superati.

Sul piano politico generale l’affacciarsi sullo scenario europeo nuovamente di una forza socialdemocratica, ancorché assai indebolita in termini elettorali, promuove l’idea che sia possibile contenere le spinte populiste ed anti-sistema comprendendole in un disegno di responsabilità. Il PSOE non intende formare un Governo di coalizione ma confida nella prospettiva di evoluzione e cambiamento della formazione dei Podemos in senso riformistico.

La simmetria con il caso Italiano è impressionante : mentre a Roma si formava il Governo più anti-sistema e più anti-europeo del Continente a Madrid , proprio sulla scorta del contagio tricolore , si issavano nuovamente le bandiere del progresso e della giustizia sociale, delle libertà civili e democratiche, del pluralismo territoriale dell’europeismo inteso come grande patto fra la produzione ed il lavoro.

Se reggerà questo tentativo lo diranno i fatti, quello che è certo è che siamo di fronte ad un cambio di fase politica che va in controtendenza e che apre una strada ai progressisti europei nel Mediterraneo: Lisbona, Atene ed ora Madrid; E’ l’Europa che ha subito di più il morso della crisi e che però ha scelto di non dare una inutile ed isolante risposta sovranista ma ha rilanciato lo spirito dell’Europa dei Popoli. Bisognerebbe prenderne esempio.

Bobo Craxi

Obiettivo 2022

In due mesi e mezzo nulla di fatto o molto di fatto per la formazione del nuovo governo Italiano dopo il voto.
Manca il nome del Premier che dovrebbe guidare questa inedita alleanza fra vincitori, nel frattempo abbiamo ascoltato propositi di cambiamento e le reazioni non sono mancate. “Cancellare il debito italiano, tagliare le tasse, abolire mega-pensioni, alzare mini-pensioni, cancellare il libero vincolo del mandato parlamentare, istituire come in Iran il Consiglio dei “guardiani” del Governo del Cambiamento, cacciare gli stranieri dopo averli rinchiusi in un recinto, annullare le opere pubbliche di interesse europeo “ queste sono già un Programma su cui è legittimo pronunciarsi. “Vaste Programme” avrebbe detto il generale De Gaulle; Ma è giusto concedere ai vincitori la facoltà di provare a realizzarlo, come diceva il buon vecchio Marx la prova nel budino è “mangiarlo”; Poi capiremo se è buono o è più simile ad un’amara cicuta.
La forza che si affaccia al Governo per la prima volta, il movimento cinquestelle è chiamata ad un clamoroso sforzo di realismo e di responsabilità, essa si avvale della reazionaria filosofia di Rousseau, quella della “volontà generale del popolo”, per questo viene indicativamente definita populista e governare in nome del popolo può anche significare andare incontro agli ostacoli della realtà, non è che le forze che hanno guidato il paese nella storia repubblicana governassero in nome di qualcun altro che non fosse il popolo, neanche i cattolici pretendevano di governare in nome di Dio, ma la differenza è che si sono sempre misurate con la realtà dura dei fatti, della difficoltà delle cose e con i piccoli passi che hanno fatto sì che l’Italia diventasse dopo una guerra perduta addirittura una delle potenze industriali più importanti nel Mondo, ruolo che ancora oggi le viene riconosciuto.
Preparandosi non ad osservare questi nuovi che governeranno e questa vecchia forza, prima secessionista oggi dai connotati xenofobofascisti, che finge di essere nuova. preparandoci a fare una sacrosanta e legittima opposizione dobbiamo tuttavia non rinunciare a ragionare sulle ragioni di un così clamoroso arretramento della Sinistra nel paese. Io concordo con chi dice che ci si debba preparare ad una vasta opposizione democratica e repubblicana allo stato di cose che sta per arrivare.
Almeno la sottoscrizione comune di un impegno a contrastare le politiche anti-costituzionali ed anti-democratiche che si stanno preparando.
Tuttavia il clima da saloon che persiste nel PD trasforma quella forza essenziale per tutto il centro-sinistra in un ostacolo al cambiamento ed alla riflessione.
Penso che gli appelli lanciati dall’amico e compagno Pittella debbano essere lasciati cadere da noi socialisti, non si capisce perché una tradizione così nobile, così volutamente trascurata durante tutti gli anni della seconda repubblica dovrebbe correre in soccorso di un progetto politico, il PD, che mostra i segni dell’usura degli anni e dell’incompiutezza del suo cammino?
Piuttosto penso che i Socialisti abbiano un compito. Io ho parlato di un appuntamento Europeo da affrontare in comune, e le reazioni fra molti compagni è stata positiva. Si promuovono giustamente appelli alla difesa della tradizione e della identità, ne ho sottoscritto volentieri uno perché penso che l’unità dopo le divisioni rappresenta un bene prezioso. Però è evidente che bisogna rimuovere lo status quo.
Noi, che abbiamo promosso comitati per il No ed aree politiche di fiancheggiamento critico, non siamo mai usciti dal PSI e quindi legittimamente ci consideriamo parte e altrettanto legittimamente intendiamo domandare quali sono gli obiettivi per i quali è necessario lavorare. Una Nuova Costituente? Un Congresso? Un patto federativo Socialista che stabilisca una tregua ed una road-map verso il Congresso? Le ricette per contrastare il nuovo che avanza non mancano, certo non possono essere il menu del Governo Renzi perché diversamente non si sarebbe compresa la sconfitta così clamorosa; Ma un ritorno alla classica dottrina Socialdemocratica e Liberale (non liberista) sarebbe già qualcosa.
Io per questa prospettiva mi sento in obbligo di mantenere una responsabilità politica e morale verso la comunità a cui appartengo, continuo volentieri a testimoniare della Storia perché penso senza infingimenti che quella dal 1976 al 1993 non sia solo la più vicina a noi ma è di gran lunga l’esperienza più moderna del socialismo italiano, anche se essa da sola certamente non basta più.
C’è una pagina vuota da scrivere che è quella del Socialismo che si avvicina al 2022, sarà il 130° del nostro Partito. Volete mettere la soddisfazione di festeggiarlo in salute? Quella nostra, quella del Partito, quella dell’Italia e dell’Europa.

Bobo Craxi
Congresso

Il Direttore dell’Avanti! Invita i compagni che “disertarono” il Congresso lo scorso anno a partecipare all’appuntamento che verrà fissato per “riparazione”. Il problema non è partecipare o meno ad un Congresso ma le ragioni per le quali è necessario riaprire un dibattito politico in tutta la Comunità Socialista ed avviare una discussione anche subito fra di noi, senza attendere i procedimenti burocratici che sono sempre un modo per non parlare di nulla.

È profondamente cambiata la fase politica, essa muta di giorno in giorno, le certezze con cui si sono impostate le politiche di Governo e dei partiti in questi ultimi due anni segnano il passo di fronte alla crisi che non si arresta ed hanno mostrato la corda di fronte alla scorciatoia delle riforme di Governo che hanno subito una sonora bocciatura da parte degli italiani; È in una fase di stallo e di impasse l’Europa che attende il voto popolare delle due grandi nazioni guida, la Francia e la Germania, è inquieto il Mondo che attende la nuova impostazione della potenza guida dell’Occidente che ha cambiato la propria leadership ed è posto dinnanzi alla forza dirompente del nuovo protagonismo russo nel Mediterraneo mentre non pare cessare la offensiva del terrorismo cieco che si muove trasversalmente dentro ed ai confini delle aree instabili.

Eppoi c’è la difficoltà della sinistra che governa e delle sinistre che si oppongono nel mondo superate ed insidiate dall’inedita alleanza e saldatura delle estreme di destra e di sinistra che stanno dando vita in tutto il continente ai movimenti nuovi che per comodità definiamo populismi ma che rappresentano in modo plastico la realizzazione di un disegno post-politico che si sta realizzando ed ha trovato il suo inveramento tanto nelle vecchie che nelle nuove democrazie europee.

C’è la sconfitta del disegno renziano al quale una parte dei socialisti avevano scommesso con fiducia e speranza convinti che Egli potesse realizzare il disegno riformista incompiuto e che attraverso la propria leadership “ignorante” del passato potesse proiettare nel nuovo millennio una nuova sinistra depurata delle proprie tradizioni e dei legami ideologici che la costringevano in un recinto identitario.

Ci sono alle porte le Elezioni ed incombe come una spada di Damocle la possibilità che gli Italiani vengano interrogati “via” Referendum sulla opportunità di reintegrare le tutele che la Legge sul Mercato del Lavoro ha rimosso determinando l’estensione del numero dei licenziati più che di quello degli assunti.

C’è una discussione sulla Legge Elettorale che ci impegna indirettamente ma ci riguarda, il ritorno al proporzionale determinerebbe condizioni più favorevoli proprio per tutte quelle aree costrette a legami subalterni nel sistema bipolare e maggioritario, rigenerebbe potenzialmente la virtù che è propria in molti di noi che è quella di essere capaci di suscitare il voto individuale nel rapporto personale e territoriale.

Ed una Lista che possa prendere le mosse subito solleciterebbe molte adesioni,
motiverebbe centinaia di quadri e di compagni in tutt’Italia.

C’è da discutere del come e del perché valga la pena mantenere in vita un’organizzazione autonoma del Socialismo Italiano e del come sia possibile tenerla in vita al netto dei suoi sondaggi sottozero e di una gestione che ha prodotto l’abbandono di metà del proprio gruppo parlamentare e di un certo numero di eletti regionali e comunali.

C’è da definire quale possa essere la forma più idonea di organizzazione di una forza politica nel nuovo millennio alla luce delle nuove possibilità tecnologiche, della partecipazione parziale e sommaria dei cittadini alla vita democratica ma anche alla luce di una nuova domanda che sembra provenire dalla società e che chiede forze politiche aperte e non chiuse, di partecipare direttamente e non per delega.

C’è da rilanciare l’orgoglio di un popolo ferito e profondamente provato dalle vicende di questo ventennio, che continua a reclamare il diritto al bilancio di questa grottesca seconda repubblica ed il diritto alla verità sui fatti che cambiarono il corso della Storia del nostro paese quando spazzarono via i Socialisti con una violenza senza pari.

Oggi di fronte al pressapochismo di questa classe politica ed alle ruberie di questa classe dirigente le vicende dell’epoca impallidiscono e noi onestamente pur rinunciando al diritto alla rappresaglia poco o nulla facciamo per rivendicare un ruolo politico nella società che sia oltre la testimonianza quasi a doverci ancora nascondere per espiare non si capisce quale tipo di colpa o responsabilità.

Il Direttore dell’Avanti! Ci invita “Bambini venite parvolus, C’è un ancora da tirare..”

Se il Congresso si apre con l’obiettivo di realizzare una lista socialista aperta, competitiva sciogliendo il vincolo federativo che non risulta essersi mai rotto col PD

Se il Congresso ha una cornice aperta e non chiusa, orgogliosa e non rancorosa o subalterna

Se il Congresso Socialista parla agli italiani cercando di interpretare le loro ansie, rappresentare le difficoltà e se cerca di lanciare un messaggio chiaro ed inclusivo all’area laica e di sinistra del nostro paese io allora consiglierei ad un giovane sicuramente di parteciparvi perché potrebbe da Esso scaturire una vecchia Novità.

Non si tratta di fare “mozione degli affetti” come dall’alto della sua esperienza ha fatto Fabio Fabbri ma di intenderci su poche ed essenziali questioni che prendono lo spunto da una severa e doverosa autocritica ed è chiaro che fare un’unica sintesi è lo sforzo maggiore che deve tentare un corpo collettivo;

In tempi di “liquidità politica” è evidente che lo sforzo è più complesso, ma senza un ragionevole tentativo c’è solo un altro orizzonte di subalternità e di irrilevanza.

Noi abbiamo aperto una discussione per salvare e rilanciare il Partito, ognuno deve fare la propria parte in modo positivo.

MARIO SOARES,
IL SOCIALISTA

Scomparso a 92 anni a Lisbona, Mario Soares ha segnato il Novecento. Militante socialista, più volte espulso dal Portogallo, tornò in patria nel 1974 alla caduta della dittatura salazarista, ha lottato non solo per la riconquista della democrazia in patria, avvenuta nel 1974 con la Rivoluzione dei garofani, ma per l’ingresso di Spagna e Portogallo nell’Unione Europea. È stato due volte Primo Ministro del suo paese, dal 1976 al 1978 e dal 1983 al 1985. Il 10 marzo 1986 è stato eletto Presidente della Repubblica, ruolo che ha ricoperto (grazie alla vittoria alle successive elezioni del 13 gennaio 1991) per due mandati consecutivi, sino al 9 marzo 1996. Laureato sia in filosofia sia in legge, Soares ha guidato il Colegio Moderno, importante istituzione accademica lisbonese fondata dal padre e ora diretta da sua figlia. In campo accademico ha ricoperto numerosi incarichi in atenei portoghesi e internazionali. Per l’Italia ha incarnato la figura di strenuo difensore di libertà e padre degli ideali di un socialismo europeo. “Cari compagni – scrive su Facebook Pia Locatelli, deputata Psi e presidente onoraria dell’Internazionale Socialista donne – il nome di Mario Soares resterà per sempre legato alla vittoria della libertà contro la dittatura in Portogallo e come testimonianza della fede politica negli ideali della democrazia e del socialismo. I socialisti italiani hanno avuto con Mario Soares rapporti intensi e duraturi di amicizia e di collaborazione, con una stima reciproca che non è mai venuta meno nel corso degli anni. Oggi gli rivolgiamo l’ultimo fraterno saluto e abbracciamo idealmente tutti i compagni portoghesi e quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e apprezzarlo per le sue grandi qualità”.


soaresIl Presidente con il garofano in petto

di Bobo Craxi

Mario Soares è stata una delle ultime figure leggendarie del Socialismo europeo, mediterraneo ed Internazionale, una limpida e coerente personalità che si è battuta contro l’autoritarismo di destra e di sinistra in Portogallo. Si oppose perdendo la propria libertà personale ed in seguito, costretto ad un lungo esilio in Francia al Governo dei militari di Salazar così come una volta rientrato in patria durante la celeberrima “Rivoluzione dei Garofani”, dovette contrastare il tentativo di colpo di Stato comunistoide che settori dell’esercito anti-salazar cercarono di imporre con la complicità del Partito comunista di Cunhal.

Soares si meritò per questo l’onore di essere stato innanzitutto uno strenuo difensore delle libertà repubblicane ed una volta asceso alla massima carica dello Stato egli seppe da subito trasferire il sentimento di liberazione e di cambiamento che proveniva dal popolo portoghese in un’azione politica profondamente rinnovata che puntò innanzitutto alla fine del dominio nelle colonie, ancora sottoposte ad un regime di controllo in Africa ed in Asia dalle autorità portoghesi, e avviò subito un processo di riavvicinamento all’Europa che andava formandosi aderendovi definitivamente alla metà degli anni ottanta.

L’azione progressista interna ed internazionale certamente fu resa possibile dalla stretta collaborazione e la sintonia che in quegli anni si era creata fra i movimenti ed i partiti politici socialisti e socialdemocratici.

L’offensiva politica e culturale sulla sinistra promossa dall’URSS trovò un baluardo efficace nel Socialismo euro-mediterraneo, una crescente azione di solidarietà e sostegno che vide in prima fila l’SPD di Brandt e Schmidt, il PS francese guidato da Francois Mitterand ed anche il nostro Partito socialista italiano guidato da Craxi, che seppe sostenere una feconda solidarietà ed una cooperazione nei confronti dei partiti clandestini che lottavano contro le dittature in patria.

Il pensiero politico di Mario Soares fu sempre improntato ad una forte sensibilità nei confronti dei paesi in via di sviluppo, un’azione concreta di lotta contro le diseguaglianze nel pianeta ed orientato ad un riequilibrio fra le nazioni.

I processi della nuova globalizzazione non lo colsero impreparato nell’analisi e nell’azione. Negli ultimi anni fu assai sensibile nei confronti dei movimenti politici giovanili spontanei che promuovevano un’azione critica nei confronti del mondialismo senza regole e divenne una delle personalità più apprezzate nei meeting della sinistra alternativa che si tenevano in Brasile a Porto Alegre.

Non era un visionario, ma seppe mantenere un equilibrio felice fra la sua figura di uomo di Stato e del combattente per la libertà e quella dell’intellettuale progressista che si spendeva in favore di minoranze aggredite, per ragioni economiche e per ragioni politiche.

Ho detto che è stato un grande amico dei socialisti italiani, è stato un amico leale e sincero di mio padre Bettino con il quale intrecciò i rapporti sin dall’inizio degli anni settanta nel suo esilio francese.

Per questa ragione, colpito a sua volta da un rovescio politico, non esitò sfidando le polemiche in patria, ad invitare da Presidente del Portogallo nell’ambasciata a Tunisi l’amico leader socialista italiano già colpito da diverse inchieste giudiziarie.

Solidarietà, lotta contro i soprusi e le ingiustizie, lotta contro l’uso politico della giustizia sono state la cifra della sua azione.

Non l’animò mai l’arroganza della politica, ma la limpida e coerente visione delle cose rifiutando la supremazia di un potere sia esso militare che giudiziario.

Egli scompare avendo lasciando una copiosa semina di pensiero ed azione politico. Non interruppe mai la propria attività, lo spirito combattente lo sospingeva a continuare ad essere la grande anima del Socialismo e della Sinistra Portoghese. I suo eredi si trovano oggi a fronteggiare le difficoltà della crisi da una posizione di responsabilità governativa.

Si direbbe uno dei grandi del nostro tempo. Un grande Socialista latino e Mediterraneo, Europeo ed Internazionale.

Bobo Craxi
La fase politica è cambiata: ora un Congresso straordinario del Psi

Caro Nencini, caro Vizzini, la crisi politica della coalizione, apertasi dopo la sconfitta referendaria, investe anche la nostra responsabilità e ci obbliga a un’azione politica per il futuro, che determini un nuovo possibile ruolo per i socialisti italiani.

La soluzione di un Governo che copra un vuoto politico e garantisca la stabilità e gli impegni di natura interna ed internazionale nella discontinuità, penso sia il percorso che significativamente il Capo dello Stato abbia giustamente intrapreso. Sono naturalmente per reiterare una richiesta di convocazione di un organo politico, che analizzi la fase e lo sappia fare in coerenza con una legittimità di fatto, che è rappresentata dai socialisti che si sono battuti in fronti avversi nel referendum e che hanno, pur nella difformità delle loro opinioni, mostrato la nostra vitalità.

Penso che per ricucire doverosamente la comunità socialista possa essere utile e indispensabile darci un appuntamento politico straordinario, di rilancio e di rafforzamento per le elezioni, che si preannunciano, in ogni caso, alle porte. Un Congresso che non drammatizzi le nostre difficoltà, ma che al contrario faccia tesoro delle nostre esperienze, degli errori e delle opportunità che si aprono per i socialisti italiani nella nuova e complessa fase politica che si é aperta nel Paese. Penso che la riflessione debba essere comune e che gli obiettivi non potranno che confermarsi tali, una piccola comunità, se unita, può allargare il proprio orizzonte e rivolgersi anche a un popolo più vasto. Un Congresso aperto, dunque con regole nuove e convincenti per tutti, in un percorso di marcia nuovo e inclusivo. Mi auguro sappiate fare vostre queste mie brevi riflessioni. Fraternamente”.

Vittorio Bobo Craxi

Bobo Craxi
Lettera aperta
al presidente del partito

Caro Vizzini,
Quasi due mesi or sono ad una mia richiesta di convocazione dell’Assemblea Nazionale del Partito mi rispondevi, dopo una serie di considerazioni di ordine generale giuridiche e politiche :
“..penso che sia giusto convocare l’Assemblea Nazionale prima del Referendum, in tempo utile per le valutazioni politiche del caso..” Etc.
Naturalmente allo stato ciò non è avvenuto “il tempo utile” non è scaduto e penso che le valutazioni politiche del caso che ritenevi giusto discutere “prima del referendum” siano a tutt’oggi valide perché non sono da considerarsi assorbite dal congelamento degli organi e dal commissariamento di fatto del Partito divenuto un organo politico monocratico.

Questo reca grave nocumento all’indirizzo degli iscritti ed anche nei confronti del gruppo dirigente. La divisione sugli orientamenti referendari è nei fatti, ma l’obbligo di sancirla attraverso un dibattito libero ed aperto di un organismo politico legittimato era un punto di vista comune che tuttavia è stato disatteso.

Per uscire dall’impasse che è di ordine burocratico ma soprattutto di ordine politico di prego di sollecitare una riunione o dell’organismo politico che presiedi o di altro livello per confermare le volontà da te espresse di dare continuità e regolarità alla vita del Partito. Senza una loro vita interna i partiti muoiono di asfissia, una gestione di fatto assolutistica penso non serva alle nostre cause comuni.
Fraternamente

Bobo Craxi

Bobo Craxi
Referendum, la stabilità politica di Renzi non è in pericolo

Sulla decisione dei cittadini italiani del 4 dicembre prossimo, da qualche settimana sembra pendere un’ipoteca esterna e il quesito referendario sulla nostra Costituzione sembra aver acquisito un’improvvisa, quanto irrituale, ‘internazionalizzazione’: se ne sono occupati quasi tutti, in Europa e Medio Oriente insieme al presidente degli Stati Uniti. Tutti probabilmente interessati al dogma della stabilità politica, quindi orientati a un sostegno esplicito e aperto alla proposta di Governo e, soprattutto, di Matteo Renzi: una stabilità che, va detto, non è affatto in pericolo.

Qualche settimana fa con l’equilibrio che gli è proprio, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha giustamente sottolineato, in riferimento alle dichiarazioni dell’ambasciatore
americano dirette a un sostegno esplicito per il ‘Sì’, che la questione riguarda i cittadini italiani e il loro consenso o dissenso alle proposte di riforma costituzionale. Ora, anche per dissipare i dubbi circa il sostegno che gli viene arbitrariamente attribuito da indiscrezioni giornalistiche, pensiamo e riteniamo opportuno che analoga precisazione a difesa dell’autonomia del voto degli italiani vada rivolta, con rispetto e con l’amicizia che contraddistingue l’Italia e gli Stati Uniti, al presidente Obama. Una grande attenzione è stata riservata al nostro Paese, ciò è significativo e importante, ma dev’essere difesa e tutelata anche la nostra autonomia in materia di scelte costituzionali. Auspichiamo, che il presidente Mattarella, come già accaduto, troverà occasione per sottolinearlo.

Bobo Craxi