martedì, 10 Dicembre, 2019

Bologna, il ritorno di Mihajlovic: “Io sono ancora qua”

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Il tecnico serbo, colpito lo scorso luglio dalla leucemia, torna a parlare in una toccante e commovente conferenza stampa citando Vasco Rossi. “Grazie a tutti per l’affetto, sono stati mesi duri. Non bisogna mai perdere la voglia di vivere e lottare”. Un mese fa il trapianto di midollo osseo, i medici: “Prime risposte positive, ma ci vuole cautela”

BOLOGNA – “Io sono ancora qua, eh già”. Sinisa Mihajlovic cita Vasco Rossi nel giorno in cui si presenta nuovamente in conferenza dopo quel 13 luglio, giorno in cui annunciò di avere la leucemia. Oltre 90 minuti intensi e toccanti fatti di parole, racconti, lacrime e soprattutto ringraziamenti a tutte le persone che gli sono state vicino.
Inevitabilmente i discorsi calcistici sul Bologna vengono dopo. Prima Mihajlovic racconta il suo calvario: “Sono stati 4 mesi difficili, queste malattie non si vincono solo con il coraggio. Ho avuto paura, è normale, e ho versato tante lacrime ma ora mi sono stufato di piangere. Ho conosciuto medici e infermieri straordinari che hanno avuto la pazienza di sopportarmi, sono stati meravigliosi. Ringrazio loro, la mia famiglia e tutte le dimostrazioni di affetto che ho ricevuto, anche da chi prima mi considerava un nemico: prima ero un personaggio che divideva, o mi amavano o mi odiavano, ora con la malattia sono riuscito a unire la gente”. Anche un guerriero come lui si scioglie: “Spero di uscirne come un uomo migliore, ho imparato ad avere più pazienza. Spesso ho ragionato con il cuore, adesso devo ragionare più con la testa. Ora mi godo ogni momento della giornata, anche il più semplice – dice piangendo -, per tanto tempo avrei voluto prendere una boccata d’aria e non potevo farlo”. Poi un messaggio a tutti i malati: “Non devono sentirsi meno forti se non affrontano la malattia come l’ho affrontata io. Non bisogna mai perdere la voglia di vivere e di lottare”.

In questi mesi, quando è stato possibile, il tecnico serbo è riuscito con grande coraggio (e con tutte le cautele del caso) a seguire la squadra dal campo, come nella prima giornata allo stadio Bentegodi di Verona (“sembravo un morto in piedi”). Quando invece le cure lo costringevano a rimanere in ospedale, ha comunque seguito i suoi ragazzi attraverso telecamere e collegamenti Skype: “Anche loro mi hanno dato la forza e durante le partite – racconta con ironia ma non troppa – i medici evitavano di entrare in stanza perché sapevano che ero incazzato nero”. Per tornare a tutti gli effetti in panchina ci vuole ancora tempo e pazienza: “Si ragiona giorno per giorno, nel primo mese dovrò fare 2-3 controlli a settimana – spiega Sinisa -. Posso andare al campo d’allenamento ma non allo stadio anche se penso che in qualche partita ci sarò”.
Accanto a Mihajlovic c’era l’amministratore delegato del Bologna, Claudio Fenucci, e tutta la sua squadra: “Ci sei mancato, grazie di essere tornato”, ha detto Blerim Dzemaili a nome di tutti. Presente anche Michele Cavo, direttore del reparto di Ematologia del Policlinico Sant’Orsola, che nel dettaglio ha fatto il punto della situazione: “Sapevamo che sarebbe stato un percorso complicato, da affrontare con professionalità e cautela. E già dopo il primo ciclo abbiamo ottenuto la remissione completa. Da non tifoso di calcio ho notato un affetto trasversale che gli ha dato grande forza”. Parola poi a Francesca Bonifazi, medico ematologo del Sant’Orsola: “C’è stato l’attecchimento del midollo osseo, un primo passo fondamentale senza il quale gli altri passi non possono succedersi. E c’è assenza di complicanze, che non è poco. Le condizioni sono soddisfacenti, il decorso post-operatorio è regolare ma occorre cautela. I primi 100 giorni sono i più delicati, il sistema immunitario è ancora molto fragile. Il ritorno alla vita normale avverrà gradualmente in funzione di tanti fattori, valuteremo di volta in volta la possibilità che Sinisa possa essere presente”.

Conferenza stampa fiume, durata quanto una partita di calcio, ma ricca di emozioni. Nell’ultima parte i toni si sono distesi e Mihajlovic ha parlato di campo, precisando di voler tornare a essere accostato come l’allenatore del Bologna e non più come uomo malato. Con i suoi giocatori non è stato del tutto tenero: “Non ho sempre visto la forza che ho avuto io. Spesso mi hanno fatto arrabbiare, ora devono dare tutti il 200%”. Si parla poi della possibilità che a gennaio arrivi Zlatan Ibrahimovic: “Ci siamo sentiti – ammette il tecnico serbo -, verrebbe per me. Ma ha anche altre offerte, deciderà entro il 10 dicembre”. E sul Var scherza: “Abbiamo risolto il fuorigioco, ma per i falli di mano serve un ingegnere nucleare”. Bentornato Sinisa.

Francesco Carci

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