mercoledì, 22 Maggio, 2019

Bolognetti: prosegue la lotta nonviolenta per Radio Radicale

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Nella giornata di ieri il governo ha confermato l’intenzione di non rinnovare la convenzione con Radio Radicale.

Le dichiarazioni di Vito Crimi, sottosegretario con delega all’Editoria, sembrano avvalorare questa volontà: “La posizione è molto chiara. È intenzione di questo governo, mia e del Mise, che abbiamo seguito il dossier, di non rinnovare la convenzione con Radio Radicale. Un servizio – prosegue il sottosegretario in quota 5 stelle- che Radio Radicale ha svolto per 25 anni senza alcun tipo di valutazione, come l’affidamento con una gara. Nessuno ce l’ha con Radio Radicale né vuole la chiusura. Sono questi i termini della questione, non altri”.

Immediata la replica dell’emittente radicale: «Senza entrare nel merito delle dichiarazioni del sottosegretario Vito Crimi ribadiamo che la convenzione tra Radio Radicale ed il Ministero dello Sviluppo Economico si è avviata a seguito di una gara indetta il 1 aprile del 1994 e che da allora il servizio è proseguito in regime di proroga, nonostante Radio Radicale abbia sempre richiesto che venisse rimesso a gara».

Tuttavia, come spesso accade nell’esecutivo gialloverde, è arrivata una parziale frenata dal leader della Lega, Matteo Salvini che, interpellato sull’argomento, ha aperto alla possibilità di rivedere la decisione di non rinnovare la convenzione a Radio Radicale: “Io preferirei venissero tagliati i mega-stipendi in Rai piuttosto che chiudere altre voci che fanno informazione”.

Con l’avvicinarsi del concreto rischio della chiusura di un’emittente che da decenni svolge funzioni preziose di servizio pubblico, si sono levate numerose voci critiche: giornalisti, parlamentari, diversi esponenti della società civile e tantissimi cittadini.

Tra le iniziative più significative, dallo scorso febbraio, è in corso lo sciopero della fame organizzato dalla presidenza del Partito Radicale, per la vita di Radio Radicale e il diritto umano e civile a poter conoscere per deliberare.

A questo proposito, abbiamo intervistato Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani e membro della Presidenza del Partito Radicale.

Maurizio Bolognetti, come sta andando la vostra iniziativa nonviolenta per la vita di Radio Radicale?

Sono in sciopero della fame dal 27 febbraio, oggi è il quarantottesimo giorno. La nostra è una lotta nonviolenta, è necessario continuare a nutrire il dialogo in corso, nel tentativo di convincere gli interlocutori del governo. Non si tratta di un ricatto, ma ritengo che stiamo difendendo un diritto, poniamo la questione del diritto a poter conoscere per deliberare. Un diritto umano che rappresenta una bandiera e una ragione del nostro agire politico. Per questo motivo difendiamo la vita di Radio Radicale, che da 43 anni garantisce pienamente questo diritto.

Il conoscere per deliberare è l’essenza della democrazia. Sembra che questo governo voglia restringere gli spazi del pluralismo e della libertà dell’informazione..

A questo proposito vorrei capire bene qual è l’idea di democrazia che hanno in mente Crimi e Di Maio. A loro vorrei chiedere in quale democrazia vivete? Temo che abbiano in mente la “democrazia dell’algoritmo”.

Mi auguro che nelle prossime ore ci sia un ravvedimento operoso, così saremo felicissimi di interrompere questo sciopero della fame che è un contributo a una lotta nonviolenta che ci vede coinvolti in varie forme e articolazioni. Lo sciopero della fame è parte di una lotta che ci vede complessivamente impegnati con la redazione di Radio Radicale, il direttore di Radio Radicale, il Partito radicale e con tanti altri compagni che si sono aggiunti in queste settimane.

La vicenda di Radio Radicale chiama in causa la qualità complessiva della democrazia. In questo frangente storico, non solo in Italia, la democrazia liberale sembra essere messa in discussione dai teorici della “democrazia illiberale” e da quelli di una distorta “democrazia diretta”. Qual è la sua opinione in merito?

La vicenda di Radio Radicale va contestualizzata in una situazione che non è solo italiana. Viviamo un decadimento costante della qualità delle democrazie occidentali, c’è un punto di caduta continuo. Credo che vada inserita anche in questa situazione la vicenda di Radio Radicale e il tentativo di assassinare questa emittente radiofonica, spegnendone le frequenze. Tra l’altro raccontando cose che non corrispondono a verità.

A cosa si riferisce?

Ad esempio dicono che non abbiamo mai voluto fare la gara pubblica. Facciano la gara e noi saremmo contentissimi di partecipare. Come sempre lavoreremo con trasparenza e professionalità, puntando ad un’informazione completa e senza steccati. Siamo l’unica emittente che ha trasmesso per intero i lavori del congresso della famiglia di Verona, come del resto il VaffaDay che è nell’archivio di Radio Radicale.

Non vorrei che si volesse puntare sull’ignoranza e sul senso di negazione di conoscenza che permette la manipolazione. Senza la memoria storica diventa tutto più vulnerabile.

Tutti i regimi hanno puntato sulla rimozione della memoria, utilizzando gli strumenti della censura su qualsiasi espressione di libertà.

Come proseguirà la mobilitazione per salvare Radio Radicale?

Proveremo a convincere il governo. Ci riflettessero bene, noi continueremo a lottare. In ogni caso l’obiettivo di questa iniziativa nonviolenta ha una sola finalità, quella di persuadere i nostri interlocutori del grave errore di spegnere le frequenze di Radio radicale, che è stata anche la loro radio.

Lo sciopero della fame va avanti ad oltranza, nel pensiero di Rosselli e Matteotti. Penso a Giacomo Matteotti quando disse che “la libertà è come l‘aria. Finche c’è nemmeno te ne accorgi, ma quando manca, è come se mancasse l’aria”. Ecco, parafrasando l’esponente socialista, potremmo dire che “la democrazia è come l’aria, il diritto alla conoscenza è come l’aria, il rispetto del dettato Costituzionale è come l’aria”. Sono cose importanti, è la vita stessa. Per tutto questo credo occorra battersi. Altrimenti si rischia che vengano istituite nuove forme di autoritarismo.

Paolo D’Aleo

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