mercoledì, 20 Novembre, 2019

BOMBA SOCIALE

0

Ancelor Mittal ha deciso, e con una lettera restituisce l’Ilva al mittente: lo Stato.
Am InvestCo Italy, la cordata che ha rilevato Ilva e che fa capo al gruppo franco-indiano, ha notificato ai commissari straordinari dell’Ilva la volontà di rescindere l’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività di Ilva Spa e di alcune controllate acquisite secondo l’accordo chiuso il 31 ottobre. Con esplicito riferimento a difficoltà legate all’incertezza giuridica (per lo stop allo scudo penale) e operativa (per decisioni dei giudici di Taranto), ArcelorMittal, si legge nella lettera, “ha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività di Ilva e dei dipendenti entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione”. Il contratto, spiega infatti la nota, prevede che, nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l’attuazione del piano industriale, la società abbia il diritto contrattuale di recedere dallo stesso contratto. Con effetto dal 3 novembre 2019, il Parlamento italiano ha eliminato la protezione legale necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale.
In aggiunta, scrive ancora Arcelor Mittal, i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 pena lo spegnimento dell’altoforno numero 2. Tali prescrizioni dovrebbero ragionevolmente e prudenzialmente essere applicate anche ad altri due altiforni dello stabilimento di Taranto. “Lo spegnimento – sottolinea Arcelor Mittal nel comunicato – renderebbe impossibile per la società attuare il suo piano industriale, gestire lo stabilimento di Taranto e, in generale, eseguire il contratto”.
Immediatamente convocato un vertice al Ministero dello Sviluppo economico, con diversi ministri presenti, ma dalle opposizioni e dal mondo sindacale viene puntato il dito contro il Governo per la gestione del caso Ilva.
“Lo avevamo detto dal primo momento e non ci sbagliavamo. Le intenzioni di Mittal sono già scritte e a farne le spese saranno migliaia di lavoratori e le loro famiglie”. Così in una nota il segretario del Psi, Enzo Maraio, che prosegue: “Mettere in discussione lo scudo dell’immunità nei confronti di Mittal, con una norma contenuta nel Dl-Imprese a cui i socialisti si sono fortemente opposti è stato un errore da irresponsabili. Bisogna che immediatamente il governo ponga rimedio per evitare un disastro già annunciato, che sta per abbattersi su tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva e sui lavoratori”. “Il nostro Paese potrebbe così perdere un settore strategico e la politica e il governo ne porterebbero la piana responsabilità”, ha concluso.
Il senatore del Psi, Riccardo Nencini, ha aggiunto: “Ora il Governo dovrà rimediare al disastro industriale che si sta prefigurando. Soprattutto per impedire la perdita di 20 mila posti di lavoro e un danno sociale e ambientale che deve essere evitato in ogni modo. Patuanelli convochi immediatamente un tavolo con l’azienda e il governo se ne faccia carico”.
Estremamente preoccupati i sindacati, che accusano il Governo per la fuga di ArcelorMittal da Taranto. La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, chiama in causa la “responsabilità del Governo e della politica”, perché “siamo davanti ad un vero disastro industriale, sociale ed ambientale”. “Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare bomba ambientale e unire bomba sociale” aggiunge il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli. Secondo Francesca Re David, segretaria generale della Fiom-Cgil, su Taranto “il comportamento del Governo è contraddittorio è inaccettabile: con il Conte 1 ha introdotto la tutela penale parallela agli investimenti e con il Conte 2 ha cancellato la stessa norma dando all’azienda l’alibi per arrivare a questa decisione. L’incontro con il Governo, che chiediamo da settimane, diventa ormai urgentissimo”. Rocco Palombella, segretario generale Uilm, dice che la notizia è “drammatica”, ma “era nell’aria, ce l’aspettavamo dopo le ultime decisioni del governo e del Parlamento”. Perché “nessuna azienda è in grado di produrre in un contesto difficile, in un clima pesante avendo tutti contro, dal Governo alla Regione fino al Comune di Taranto” dichiara il leader Uilm.
Nell’accordo la multinazionale si era impegnata a fare investimenti ambientali per 1,1 miliardi, industriali per 1,2 miliardi e a pagare l’azienda, una volta concluso il periodo di affitto, 1,8 miliardi di euro, da cui detrarre però i canoni già versati. Gli occupati sono 10.700 di gruppo di cui 8.200 a Taranto, dove, attualmente, sono in cassa integrazione ordinaria per 13 settimane, dal 30 settembre, 1.276 dipendenti per crisi di mercato. In attesa di completare gli interventi di risanamento prescritti dall’Aia, ArcelorMittal è autorizzata a produrre a Taranto 6 milioni di tonnellate di acciaio ma, per la crisi e altre vicende congiunturali, quest’anno ne produrrà solo 4,5 milioni circa.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply