lunedì, 3 Agosto, 2020

Bombardieri: “Ad eventi eccezionali rispondere con strumenti eccezionali”

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Pierpaolo Bombardieri è il nuovo segretario generale della Uil. È stato eletto dal Consiglio Confederale di sabato 4 luglio scorso, al posto di Carmelo Barbagallo, che passa alla guida del sindacato pensionati.

Un avvicendamento magari “normale”, cioè nel segno della continuità, ma non “banale”, dato che al Consiglio Confederale hanno partecipato, per la prima volta da molti anni, il presidente del consiglio Conte accompagnato dai ministri Catalfo, Gualtieri e Provenzano.

Anche il nostro segretario nazionale, Enzo Maraio, si è espresso favorevolmente sull’elezione di Bombardieri affermando che: «I socialisti conservano una lunga storia comune e una antica tradizione di collaborazione proficua con la Uil: sono certo che continueremo, insieme, a condividere i valori della solidarietà, dell’inclusione sociale e della difesa dei diritti dei lavoratori».

Abbiamo intervistato Pierpaolo Bombardieri sul suo programma di lavoro per l’immediato e per i prossimi anni.

 

L’attuale quadro economico è confortante oppure, alla ripresa dalle ferie – per chi le farà – rischiamo un autunno caldo, anzi bollente? Quali provvedimenti dovrebbero prendere il Governo e il Parlamento per cercare di frenare un disastro da molti annunciato?

«Non mi piace parlare delle fasi economiche evocando riferimenti meteorologici. Non vi è dubbio, tuttavia, che la condizione di crisi, enormemente amplificata dalla pandemia, ci costringerà a fare i conti con un disagio sociale e con difficoltà sul fronte occupazionale da affrontare con molta determinazione e coraggio. Le previsioni parlano di un calo del Pil a doppia cifra per l’anno in corso. Pertanto, è l’insieme del sistema economico ad essere in grande affanno. Noi crediamo che a eventi eccezionali occorra rispondere con strumenti eccezionali. Intanto, dunque, bisognerà utilizzare tutte le risorse europee, per coprire la cassa integrazione almeno fino al termine dell’anno, e occorrerà dare continuità al blocco dei licenziamenti».

 

Cosa non è stato fatto nei mesi scorsi, che sarebbe stato utile fare e cosa mettere in campo per il futuro?

«Il Governo, coinvolgendo per alcuni aspetti anche le parti sociali, è riuscito a gestire una fase di eccezionale emergenza, mai vissuta prima. Ora, però, è tempo di avviare un ragionamento di prospettiva. Ribadisco quanto ho sostenuto dal palco del Consiglio Confederale, nel giorno della mia elezione a Segretario generale della Uil: vorremmo capire che idea di Paese sarà messa in campo. Ad esempio, le politiche sociali avranno più rilevanza? La sicurezza sul lavoro è un tema che riguarderà tutti? Ci saranno massicci investimenti in infrastrutture materiali e immateriali? Le politiche industriali segneranno una svolta strategica per la modernizzazione e il rilancio del Paese? Insomma, non possiamo restare con i piedi cementati nel passato: dobbiamo cambiare i paradigmi della politica economica. In questo senso, se daremo continuità al dialogo proficuo avviato in questi mesi, potremo cominciare ad avere anche qualche risposta di sistema che vada oltre la gestione della tragica emergenza».

Nel frattempo continua il balletto con l’Europa con il tira e molla su Mes o Recovery Found. Come affrontare una situazione che rischia di finire in un cul de sac?

«Vorrei essere chiaro ed esplicito: questi strumenti e queste risorse europee sono indispensabili e dobbiamo “approfittarne”. Ma quando sarà mai possibile approntare una finanziaria di 36 miliardi da destinare alla sanità? Grazie al Mes avremo questa opportunità e sarebbe incomprensibile non sfruttarla, perché è vitale rafforzare e modernizzare il sistema sanitario, soprattutto al Sud. Analogo ragionamento vale sia per il cosiddetto Sure sia per il Recovery Found. Peraltro, negli ultimi mesi, c’è stato un cambio di passo nelle decisioni dell’Unione europea, a partire dalla sospensione del patto di stabilità: noi ci batteremo affinché questa sospensione diventi definitiva».

 

E quale potrebbe essere il ruolo della Ces, la Confederazione Europea dei Sindacati, di cui sei rimasto nell’esecutivo?

«La Ces ha avuto e continuerà ad avere un ruolo importante di stimolo e di confronto rispetto alle Istituzioni europee. Sicuramente dovrà rivendicare il cambiamento delle politiche di austerità che, negli ultimi anni, hanno ingessato i Paesi dell’Unione. C’è bisogno di una prospettiva di crescita e il Sindacato europeo è in grado di indicare la strada da seguire».

 

Al Consiglio Confederale hanno partecipato il Presidente del consiglio e tre ministri, cosa che non accadeva da anni. E’ l’inizio di una nuova stagione di rapporti tra la politica e il sindacato?

«A mia memoria, almeno negli ultimi 30 anni, non era mai successo che a un Consiglio Confederale partecipassero il Presidente del Consiglio e tre ministri. Abbiamo ringraziato il Premier e i rappresentanti del Governo: si è trattato di un importante riconoscimento del ruolo svolto dal Sindacato in questi ultimi tempi, conseguenza della partecipazione e della disponibilità al confronto, di cui la Uil è sempre stata fautrice».

 

E come saranno, invece, i rapporti con la Confindustria del nuovo corso?

«Lo vedremo. Non abbiamo ancora avuto occasione di incontrarci con il Presidente Bonomi: abbiamo appena iniziato i nostri rispettivi mandati. Noi ci vogliamo confrontare sul merito e i giudizi li esprimeremo sui fatti. Se dovessimo stare alle prime dichiarazioni, però, alcune non ci sono piaciute. Per noi, ad esempio, il contratto nazionale resta fondamentale, per la difesa del salario e dei diritti di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori. Cercheremo di capire quali sono le reali intenzioni di tutte le Associazioni imprenditoriali».

 

Come ha ricordato il nostro segretario Maraio, solidarietà, inclusione sociale e difesa dei diritti dei lavoratori sono tra i valori che più caratterizzano l’anima socialista della Uil. Vuoi rimarcare i punti fondamentali del tuo programma su questi temi, aggiungendo i giovani, dei quali ti interessi da sempre, che sono trasversali a tutti e tre gli argomenti.

«Ancora una volta vorrei rispondere con le parole della relazione del 4 luglio: la riduzione delle disuguaglianze deve diventare la nostra stella polare, in una navigazione fatta in mare aperto e in condizioni di burrasca. La diseguaglianza sociale sarà per noi campo di battaglia. Dovremo sperimentare nuovi interventi e nuove proposte che guardino al futuro e, quindi, conseguentemente, ai nostri giovani. Parliamo troppo poco dei giovani di oggi che saranno i lavoratori del domani, la futura classe dirigente di questo Paese. Ecco perché dobbiamo avere la forza di rivendicare e pretendere un futuro migliore per le generazioni di domani, per i precari, per i lavoratori della CIG Economy, per i lavoratori autonomi».

 

Tra i punti del tuo programma troviamo anche le proposte di ridisegnare la filosofia dell’organizzazione del lavoro e la riforma fiscale. Perché?

«Noi pensiamo che il modello fordista non funzioni più ed ecco perché vogliamo sfidare gli imprenditori a parlare di produttività e di raggiungimento degli obiettivi. In questo nuovo contesto, si può inserire la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Peraltro, ci sono molti studi che certificano un aumento della produttività di molta parte del sistema delle imprese che, però, non si è trasformato in un corrispondente incremento salariale. E’ questo il terreno su cui ci vogliamo confrontare.
Per quel che riguarda, infine, la riforma del sistema fiscale, pensiamo che si tratti di una delle ineludibili priorità per il Paese. Cominciamo subito, dunque, dalla riforma del fisco e detassiamo gli aumenti contrattuali. Soprattutto, colpiamo chi evade, senza lasciapassare per i crimini del passato, e diciamo “no” a condoni, a sanatorie e a scudi di qualsiasi tipo. Chi evade ruba a chi chiede servizi degni di un Paese civile e ruba il futuro ai nostri giovani».

 

 

Antonio Salvatore Sassu

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