giovedì, 28 Maggio, 2020

Bonafede. Psi vota sfiducia, mai per il giustizialismo

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I socialisti sempre per la giustizia, ma non per il giustizialismo. Il senatore del Psi, Riccardo Nencini, dando seguito a quanto emerso dalla segreteria nazionale del Psi di ieri, non poteva che votare a favore della mozione di sfiducia presentata contro il Ministro della Giustizia che in questi ultimi mesi ha mal gestito il sistema penitenziario italiano e quando si è presentato il problema del Covid 19 unito al problema del sovraffollamento carcerario.
Nencini lo ha spiegato nel suo intervento, semplicemente “Bonafede non gode della nostra fiducia” e ha così votato a favore della mozione presentata dalla leader di Più Europa, Emma Bonino che ha così esordito nel presentare la sua mozione, rivolgendosi al Guardasigilli: “Lei disse che chi è sospettato deve dimettersi, oggi il sospettato è lei”.
“Non sono esperta di giochi di palazzo, ma da quanto ho capito oggi in quest’aula non ci sarà parola. E a quanti mi diranno che non si può sfiduciare il ministro per non mettere a rischio il governo, mi limito a ricordare che oggi si discute di altro”, dice in Senato Emma Bonino di +Europa illustrando la propria mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. “Se la continuità del governo dovesse significare la continuità della politica della giustizia praticata da Bonafede inviterei tutti a considerare che l’Italia non ne avrebbe nessun giovamento”.
Al momento l’Aula del Senato boccia la mozione di sfiducia del centrodestra nei confronti del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. I voti a favore sono stati 131, 160 i contrari, un astenuto. Adesso si dovrebbe passare al voto dell’altra mozione, quella presentata da Emma Bonino.
Non ci sono solo il caso Di Matteo, le vicende del Dap, la cancellazione della prescrizione, ma anche atti come quelli del gennaio 2019 quando Bonafede gira e diffonde sui social un video sull’arresto di Cesare Battisti e viene subissato da critiche in quanto, con tale iniziative il ministro contravverrebbe all’articolo 114 del codice di procedura che vieta la “pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica”. Bonafede, insieme all’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini, viene indagato per abuso d’ufficio, ma poi la procura di Roma archivia il caso.

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