mercoledì, 2 Dicembre, 2020

Bonus Covid-19 maggio. Domande online per i nuovi beneficiari

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Bonus Covid-19 maggio
INPS: DOMANDE ONLINE PER I NUOVI BENEFICIARI
La domanda per l’indennità Covid-19 relativa a maggio 2020 è online. A comunicarlo è l’Inps sul proprio sito informando che è attivo il servizio online per la presentazione delle richieste.
La misura straordinaria di sostegno è stata introdotta dal decreto Rilancio per supportare i lavoratori in condizioni di difficoltà economica causata dall’emergenza epidemiologica da Covid-19.
Il trattamento economico, corrisposto dall’Inps, non concorre alla formazione di reddito ed è riconosciuto a: liberi professionisti con partita Iva, compresi partecipanti a studi associati/società semplice; collaboratori coordinati e continuativi. Per questa categoria di lavoratori non occorre presentare una nuova istanza, se si è già fruito del bonus relativo a marzo e aprile; lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali. Anche in questo caso, non è necessaria una nuova richiesta, se si è già beneficiato del bonus per marzo e aprile.
Scadenze
Ad eccezione dei liberi professionisti, chi ha già richiesto l’indennità di marzo, in caso di accoglimento della domanda il bonus sarà rinnovato automaticamente per le mensilità di aprile e maggio (ove previsto) senza nuova istanza. I lavoratori dello spettacolo devono inviare domanda per aprile se non già presentata per marzo.
Per le indennità dei nuovi beneficiari (stagionali non del turismo, intermittenti, autonomi occasionali e incaricati di vendita a domicilio), basta invece inviare una richiesta unica per marzo per avere poi il bonus da 600 euro anche per aprile e maggio.
Come funziona
Le indennità – che non concorrono alla formazione di reddito ai fini fiscali e durante la cui erogazione non spettano la contribuzione figurativa e l’Assegno per il Nucleo Familiare – non sono cumulabili tra loro né con il Reddito di Emergenza, né con l’indennità per i domestici né con l’indennità per gli sportivi. Sono invece compatibili con: l’assegno ordinario di invalidità; la Naspi (a parte stagionali turismo nei mesi di aprile e maggio); la Dis-Coll; l’indennità di disoccupazione agricola; le borse lavoro, i premi e il lavoro occasionale non superiore a 5.000 euro (nel caso di professionisti, collaboratori, autonomi, stagionali turismo e spettacolo).
Le indennità ancorché non cumulabili con il Reddito di Cittadinanza, ne possono però produrre un incremento fino all’importo della misura (es.: con RdC da 500 euro e requisiti per un bonus da mille euro, il Reddito di Cittadinanza è incrementato di ulteriori 500 euro).
Per stagionali non del turismo, intermittenti, autonomi occasionali e venditori a domicilio, limitatamente al mese di marzo non sono compatibili i bonus con le integrazioni salariali di cui agli articoli 19-22 del decreto Cura Italia (cassa integrazione) e con le indennità per lavoratori autonomi e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria a valere sul “Fondo per il reddito di ultima istanza”, di cui all’art. 1, d.m. 28 marzo 2020.

Welfare e Assistenza
PENSIONI DI INVALIDITA’ TROPPO BASSE
Scoppia il caso delle pensioni di invalidità: l’importo di 286 euro mensili, da riconoscere in 13 mensilità, è stato recentemente definito “insufficiente a garantire il soddisfacimento delle elementari esigenze di vita” dal giudice della sezione lavoro della Corte d’Appello di Torino.
Sarà dunque la Consulta a pronunciarsi, prossimamente sull’adeguatezza dell’importo e sul mancato incremento della maggiorazione sociale, per chi ha meno di 60 anni e percepisce la pensione di invalidità.
I punti controversi
La prima questione che i giudici costituzionali dovranno valutare è quella relativa al riconoscimento della pensione di invalidità da corrispondere ai mutilati ed agli invalidi civili di età superiore ai 18 anni per i quali sia stata ovviamente accertata, a seguito di una apposita visita medico-legale, un’inabilità lavorativa totale. Come ha riportato il quotidiano Reppublica, la norma prevedeva il versamento di una cifra pari a 234mila lire annue da ripartire in 13 mensilità, somma elevata nel tempo attraverso specifici provvedimenti legislativi e con l’incremento del costo della vita.
Nel mirino del giudice della sezione lavoro della Corte d’Appello di Torino, è finita la somma mensile di 286 euro (in particolare, nella causa trattata dal giudice il trattamento pensionistico ammontava, nel 2019, a 285,66 euro per tredici mensilità), definita “insufficiente a garantire il soddisfacimento delle elementari esigenze di vita”.
È stata inoltre evidenziato un possibile contrasto con il contenuto dell’articolo 3 della Costituzione, per “violazione del principio di uguaglianza, ponendo a confronto l’importo della pensione di inabilità, erogata agli inabili a lavoro di età compresa tra i 18 e i 65 anni, e l’importo dell’assegno sociale percepito dai cittadini di età superiore a 66 anni in possesso di determinati requisiti reddituali, meno favorevoli di quelli di riferimento per il riconoscimento dell’assegno di inabilità”.
Viene ritenuto quindi ingiusto che l’invalido civile riceva meno benefici rispetto a quanto riconosciuto economicamente ai destinatari dell’assegno sociale, avendo il giudice stabilito la sostanziale similitudine tra le due condizioni.
La seconda questione che viene rimarcata è quella relativa all’incremento dei benefici riconosciuti a determinate condizioni reddituali per invalidi civili titolari di pensione e di età superiore ai 60 anni. Anche tale disposizione risulterebbe “irragionevole” e in contrasto con gli articoli 3 e 38, primo comma della Costituzione, escludendo di fatto “quegli invalidi civili che, anteriormente al compimento del sessantesimo anno di età, si trovano in condizioni di gravissima disabilità e privi della benché minima capacità di guadagno”.
Pensione di invalidità, a chi compete
Giova ricordare, al riguardo, che hanno tiolo all’assegno di invalidità Inps i lavoratori dipendenti, gli autonomi (tra cui, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri), nonché gli iscritti ad alcuni fondi pensione sostitutivi ed integrativi dell’assicurazione generale obbligatoria. La possibilità di inoltrare domanda include inoltre anche i parasubordinati, mentre è esclusa per i dipendenti del settore pubblico, per i quali si considerano valide le discipline speciali prefigurate dalle attuali disposizioni normative che interessano il comparto. Due sono i requisiti fondamentali:
riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo per effetto di infermità o difetto fisico o mentale;
un minimo di 260 contributi settimanali – pari a 5 anni di contribuzione preveidenziale – di cui almeno 156 settimane (3 anni) accreditati nel quinquennio antecedente la presentazione della domanda. A differenza di quanto non accada per la pensione di inabilità, non è necessaria, ai fini della richiesta per l’assegno ordinario di invalidità, la cessazione dell’attività lavorativa.

 

Cambiano i coefficienti di trasformazione
PENSIONI IN CALO ANCHE NEL 2021
Continuano a calare le pensioni. Lo certifica un decreto ministeriale del ministero del Lavoro datato 1 giugno e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 147 dell’11 giugno 2020. Il provvedimento si è reso necessario per modificare e aggiornare i coefficienti di trasformazione del montante contributivo validi per il biennio 2021/2022.
E, come purtroppo succede ormai da un decennio a questa parte, a ogni adeguamento dei coefficienti corrisponde anche un calo della rivalutazione del montante contributivo, portando così a un abbassamento del trattamento pensionistico per tutti coloro che cessavano l’attività lavorativa. Secondo alcuni calcoli, a causa dei coefficienti di trasformazione, l’assegno annuo ricevuto dai neopensionati dal 2009 a oggi è sceso di circa 900 euro. Ossia, di quasi 75 euro al mese.
Cosa sono i coefficienti di trasformazione
Prima di vedere perché continuano a calare e quanti soldi hanno perso i neopensionati italiani è necessario comprendere cosa sono e a cosa servono i coefficienti di trasformazione del montante contributivo. Introdotti con il sistema contributivo, i coefficienti di trasformazione sono dei coefficienti numerici da applicare al totale dei contributi versati nel corso della propria vita lavorativa e consentono di calcolare l’assegno pensionistico annuo.
I coefficienti variano in base all’età anagrafica del lavoratore nel momento in cui va in pensione e crescono di pari passo all’età dello stesso. Quindi, più tardi si andrà in pensione, maggiore sarà il coefficiente di “rivalutazione” dell’assegno (ma minore la sua aspettativa di vita). Con la riforma Fornero, si è deciso che i coefficienti di trasformazione debbano essere aggiornati ogni triennio, in concomitanza con lo scatto degli adeguamenti della speranza di vita.
Pensioni in calo costante
Il taglio ai coefficienti di trasformazione viene confermato anche per chi andrà in pensione nel biennio 2021-2022. Secondo la relativa tabella pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, chi andrà in quiescenza il 1° gennaio 2021 (e fino al 31 dicembre 2022) riceverà un assegno pensionistico più basso in confronto a chi riuscirà ad andarci entro il 31 dicembre 2020. La flessione della pensione annua, rispetto ai coefficienti precedenti, è dello 0,5% circa. Ma, se rapportato con le pensioni del 2009, la discesa è del 12%.

Carlo Pareto

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