venerdì, 14 Agosto, 2020

Bonus e misure di sostegno a famiglie e disoccupati, Naspi e Reddito di Emergenza

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Bonus e misure di sostegno a famiglie e disoccupati
I PAGAMENTI DI LUGLIO

Luglio è un mese ricco di appuntamenti per i contribuenti che hanno diritto ai bonus e gli aiuti previdenziali promessi dall’Inps. Dal reddito di cittadinanza a quello d’emergenza, fino alla Naspi, il bonus baby sitter e il bonus Renzi: queste le date più importanti da segnalare.
Tutti gli appuntamenti
Un calendario Inps abbastanza pieno quello di luglio 2020. L’Istituto di Previdenza Nazionale, in prima linea nella gestione dell’erogazione degli aiuti per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, ha dato ufficialmente il via all’estate con tutta una serie di appuntamenti che gli utenti interessati faranno bene a tenere a mente. L’accredito dei pagamenti Inps è arrivato per: Naspi; pensione e reddito di cittadinanza; reddito di emergenza (Rem); bonus Renzi; bonus bebè.
Le date di corresponsione delle seguenti prestazioni sono diverse e, in alcuni casi, sono dipese dal momento in cui è stata presentata la domanda per ottenerle.
Naspi
I pagamenti della Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione riconosciuta a chi ha perso involontariamente il lavoro, sono effettuati a partire dal 10 luglio.
Nel mese di luglio vengono riconosciuti gli importi relativi al mese di giugno. Non vi è una data uguale per tutti ed eventuali ritardi possono dipendere dal momento in cui è stata trasmessa la richiesta all’Inps.
Pensione e reddito di cittadinanza
Per quanto attiene il reddito di cittadinanza, sulle date di pagamento è necessario fare una distinzione, ovvero:
chi ha inoltrato la richiesta per ottenere la card entro luglio dovrà attendere il 15 agosto per l’erogazione della prima mensilità;
per gli aventi diritto che hanno già ricevuto negli scorsi mesi il reddito di cittadinanza, la data fissata per i versamenti è il 27 luglio.
Date diverse, a seconda di quando è stata inviata la domanda, anche per la pensione di cittadinanza, infatti:
chi ha presentato l’istanza per ottenere la pensione di cittadinanza già prima luglio riceverà gli importi spettanti lunedì 27, lo stesso giorno fissato per il reddito di cittadinanza;
tutti quelli che hanno atteso il mese di luglio per trasmettere la richiesta (e l’hanno inoltrata entro il 31), dovranno invece aspettare il mese di agosto, anche in questo caso come il reddito di cittadinanza i pagamenti saranno effettuati a partire dal 15 agosto.
Coloro i quali non hanno ricevuto ancora le card, ma hanno fatto domanda e risultano beneficiari, riceveranno da Poste Italiane la carta direttamente con l’accredito della somma spettante.
Reddito di emergenza
Per quanto concerne l’erogazione del reddito di emergenza, tenendo conto di quanto disposto dal dl Rilancio, per chi ne ha fatto richiesta i pagamenti Inps sono arrivati nella prima metà di luglio. Entro il 15 luglio, quindi, sia chi ha inviato l’istanza a maggio che chi ha presentato la richiesta a giugno hanno ricevuto gli importi spettanti. Ai primi (quelli che hanno fatto domanda a maggio) è stata riconosciuta la seconda tranche, ai secondi (quelli di giugno) la prima tranche.
Bonus Renzi e bonus bebè
Il pagamento del bonus Renzi nel mese di luglio viene operato dall’Inps a chi già beneficia dell’indennità di disoccupazione nella settimana che va dal 23 al 31 luglio.
Infine, l’11 luglio scorso è scattata la data fissata dall’Inps per il pagamento del bonus bebè, che si riferisce al mese di giugno.

14esima lavoratori
COSA FARE IN CASI DI MANCATO PAGAMENTO

Nel mese di luglio l’Inps corrisponde la quattordicesima mensilità in favore di coloro che hanno maturato i requisiti di legge. La quattordicesima è un importo erogato ai lavoratori dipendenti in aggiunta alle dodici mensilità ordinarie e alla tredicesima. Spetta ai soli lavoratori dipendenti con esclusione di stagisti, collaboratori coordinati e continuativi, lavoratori autonomi.
L’obbligo di corrispondere la somma è previsto dai singoli contratti collettivi applicati dalle aziende che ne disciplinano importo e scadenza di pagamento. Viene pagata solitamente a luglio in concomitanza con le ferie estive. Cosa fare dunque se non si riceve il pagamento della quattordicesima pur avendone tiolo?
In questi casi il lavoratore deve attivarsi per chiedere il pagamento di quanto a lui spettante. Come riporta laleggepertutti.it occorre, tuttavia, prestare attenzione ai termini di prescrizione nell’esercizio del proprio diritto in quanto, se superati, il lavoratore potrebbe perdere il titolo a ricevere la quattordicesima.
Come si calcola la quattordicesima
La somma erogata al dipendente a titolo di quattordicesima, nei casi in cui tale diritto sia previsto dal Ccnl applicato, viene pagata direttamente in busta paga assumendo come parametro di riferimento la retribuzione del lavoratore nel mese di corresponsione. Ciò vuol dire che se un lavoratore a tempo pieno riceve la quattordicesima con la busta paga di luglio 2020 e, a giugno 2020, la sua retribuzione mensile è aumentata a causa di un avanzamento di livello di inquadramento, la quattordicesima sarà pari al nuovo reddito incrementato e non al vecchio reddito precedente all’aumento di livello.
Se, invece, nel corso del periodo di maturazione della quattordicesima, il dipendente subisce una modifica dell’orario di lavoro, che purtroppo incide sfavorevolmente anche sulla sua retribuzione, la quattordicesima dovrà essere determinata in modalità pro-rata, ossia, si dovrà cioè conteggiare il rateo maturato durante i mesi ad orario di lavoro ridotto e sommarlo al rateo maturato durante i mesi di lavoro full-time.
Per quanto attiene il calcolo, al pari della tredicesima, la quattordicesima è un istituto retributivo a maturazione progressiva. Questo significa che per ogni mese di servizio si matura un rateo di quattordicesima e una volta raggiunta la data prevista per l’erogazione viene corrisposto al lavoratore il totale dei ratei perfezionati nel periodo di maturazione.
Il rateo di quattordicesima viene computato dividendo l’importo della retribuzione lorda del mese di riferimento per dodici.
Per quanto concerne il trattamento fiscale e contributivo, gli importi corrisposti al lavoratore a titolo di quattordicesima sono assoggettati a tassazione piena ed a contribuzione previdenziale piena. Nella busta paga del mese in cui riceve la quattordicesima, il lavoratore avrà evidenza delle trattenute operate e del netto erogato.
Che cosa fare se la quattordicesima non viene pagata
Può succedere che, nel mese di pagamento della quattordicesima previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro, il lavoratore non incassa l’importo a lui spettante. In questi casi, ci sono varie possibilità, che dipendono dalle circostanze concrete del singolo contesto aziendale.
Può accadere che il datore di lavoro si trovi in un momento di temporanea difficoltà economica e chieda ai lavoratori di pazientare qualche mese per avere la quattordicesima. Se, invece, senza alcuna informazione preliminare, il datore di lavoro omette di versare la quattordicesima la situazione è diversa.
In questa ipotesi, i passaggi da seguire sono i seguenti:
il lavoratore dovrebbe contattare l’ufficio del personale e chiedere informazioni a riguardo; se la risposta è evasiva il lavoratore deve inviare al datore di lavoro un sollecito di pagamento quattordicesima. Il sollecito può essere scritto direttamente dal lavoratore oppure da un patronato o da un avvocato; se non viene data nessuna risposta nemmeno al sollecito, bisogna agire per il recupero coattivo del credito, attivando la procedura di esecuzione forzata.
Occorre tenere in considerazione il fatto che la quattordicesima non è un diritto del lavoratore prefigurato dalla legge ma introdotto solo dai Ccnl. È quindi nel Ccnl che si trova la disciplina specifica della quattordicesima, anche con riferimento al mese in cui deve essere corrisposta e ai termini per il suo pagamento.
Quattordicesima, quando si prescrive
In linea generale, i crediti del lavoratore si prescrivono in cinque anni. Tale principio, tuttavia, non si applica al credito da quattordicesima. Con riferimento alla tredicesima e alla quattordicesima, secondo l’interpretazione della Cassazione opera la prescrizione presuntiva triennale. La legge prevede, infatti, che si prescrive in tre anni il diritto dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese. Lo stipendio mensile, dunque, si prescrive in cinque anni ma le mensilità aggiuntive in tre anni.
Tuttavia, la prescrizione triennale non costituisce prescrizione in senso proprio, ma una prescrizione presuntiva. Ciò in quanto non comporta l’estinzione del diritto tout court, ma si limita a prevedere che, di fronte al passaggio di un certo periodo di tempo (in questo caso tre anni), scatti una presunzione legale del soddisfacimento del diritto.
In altri termini: dopo tre anni si presume che la quattordicesima sia stata versata ma tale presunzione può essere superata fornendo in giudizio la prova contraria (ossia, attraverso la confessione giudiziale del datore di lavoro o il deferimento del giuramento decisorio).
Quando inizia a decorrere la prescrizione
Un altro problema da affrontare, oltre al termine di prescrizione, è l’individuazione del momento in cui il termine di prescrizione inizia a decorrere. La regola generale in materia di prescrizione prevede che la stessa inizi a decorrere da quando il credito è divenuto liquido ed esigibile. Nel caso della quattordicesima, ad esempio, se il Ccnl prevede che tale mensilità aggiuntiva debba essere pagata il 27 luglio, la prescrizione inizia a decorrere il 27 luglio, ossia nel momento in cui il pagamento era esigibile.
Nell’ambito dei rapporti di lavoro, tuttavia, la giurisprudenza della Corte Costituzionale ha introdotto il principio secondo cui, nei rapporti di lavoro privi della cosiddetta stabilità reale, ossia di una forte protezione in caso di licenziamento illegittimo, la prescrizione non può decorrere in costanza di rapporto ma solo al momento in cui il rapporto di lavoro cessa. Ciò in quanto, secondo i giudici costituzionali, il lavoratore, durante il rapporto, a causa della sua posizione subalterna rispetto al datore di lavoro (il cosiddetto metus) non sarebbe in condizione di attivare i propri diritti e, pertanto, sarebbe indotto a rinunciare a far valere quanto a lui spetta.
Fino al 2012, la situazione era abbastanza semplice: nelle aziende con più di quindici dipendenti, per le quali era prevista, in caso di licenziamento illegittimo del lavoratore, l’applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori (reintegrazione nel posto di lavoro) e nel pubblico impiego la prescrizione iniziava a decorrere anche durante il rapporto di lavoro; al contrario, nelle altre aziende la prescrizione iniziava a decorrere solo alla fine del rapporto.
Dal 2012, tuttavia, varie riforme hanno modificato la tutela del lavoratore in caso di licenziamento e il problema appare attualmente quanto mai aperto. Secondo alcuni, oggi, solo nel pubblico impiego la prescrizione può decorrere in costanza di rapporto.
Carlo Pareto

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