domenica, 31 Maggio, 2020

Bonus lavoro, si allarga la platea dei 600 euro. I bonus del Dl Rilancio

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Bonus lavoro
SI ALLARGA LA PLATEA DEGLI INTERESSATI AI 600 EURO
Si allarga la platea coperta dalle norme relative al bonus di 600 euro. Avranno diritto al bonus anche alcune categorie escluse nella prima formulazione. Queste le categorie interessate:
Stagionali appartenenti a settori diversi da turismo e stabilimenti terminali, che hanno perso il lavoro (involontariamente) fra il primo gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020. In questo stesso arco di tempo, devono avere lavorato per almeno 30 giorni.
Intermittenti che abbiamo lavorato per almeno 30 giorni sempre fra il primo gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020.
Autonomi senza partita Iva con i seguenti requisiti: devono aver avuto contratti autonomi occasionali (articolo 2222 del codice civile) fra il primo gennaio 2019 e il 23 febbraio 2020, senza contratto in essere dopo questa data, iscritti alla gestione separata Inps e non ad altre forme di previdenza obbligatorie. Dovevano essere già iscritti alla gestione separata allo scorso 23 febbraio.
Venditori a domicilio (articolo 19, dlgs 114/1998), titolari di partita Iva, iscritti alla gestione separata Inps e non ad altre forme di previdenza obbligatorie, con reddito annuo 2019 derivante da queste attività superiore a 5mila euro. Avranno anch’essi diritto al bonus di 600 euro pagato dal Fondo di ultima istanza (art.44) previsto dal decreto Cura Italia, lo stesso strumento attraverso il quale viene pagato l’indennizzo ai professionisti iscritti agli ordini. I chiarimenti sono contenuti nel decreto 10/2020, che stanzia 220 milioni di euro per questi lavoratori.
Si tratta in pratica di una estensione del Decreto Cura Italia, che istituisce il Fondo per il reddito di ultima istanza di dipendenti e autonomi che hanno cessato, ridotto o sospeso l’attività per l’emergenza Coronavirus. Anche per questi lavoratori l’indennità mensile il bonus è pari a 600 euro. La norma che riguardava esclusivamente il mese di marzo, ha avuto conferma nell’attesa proroga prefigurata dal decreto Rilancio.
Di seguito i lavoratori a cui è esteso l’ammortizzatore sociale.
In tutti i casi sopra evidenziati, i lavoratori delle categorie dei lavori citati, per avere diritto al bonus, non possono essere titolari di un contratto di lavoro dipendente diverso da quello intermittente e non devono essere intestatari di pensione.
L’indennizzo una tantum non concorre alla formazione del reddito, non è cumulabile con altri ammortizzatori sociali prefigurati dalla stesso Cura Italia e con il reddito di cittadinanza. La domanda si presenta all’Inps, come le altre richieste di bonus Covid-19 da 600 euro. Al momento, mancano però le istruzioni operative dell’Istituto di previdenza, che evidentemente deve ora aggiornare la piattaforma per integrare queste nuove categorie di lavoratori tra quelle disponibili.

Dl Rilancio
BONUS PER FAMIGLIE, LAVORATORI E LIBERI PROFESSIONISTI
Dalle famiglia alle imprese fino ad arrivare al settore turistico, per fronteggiare l’emergenza Coronavirus il Governo ha deciso di investire 55 miliardi di euro. L’obiettivo, ha dichiarato il Presidente del consiglio, è quello di continuare a garantire sostegno a tutte le persone che al momento si trovano in difficoltà.
Dei bonus per famiglie e professionisti annunciati nelle scorse settimane, diversi sono stati confermati dal dl Rilancio. Conte, nell’illustrare il nuovo provvedimento, ha parlato di “ammortizzatori sociali ed economici”, perché pensati dal Governo non solo per andare incontro alle famiglie e ai lavoratori in difficoltà, ma anche per permettere all’economia di ripartire dopo lo stop delle attività intervenuto allo scoppio della pandemia.
Per questo motivo, ad esempio, è stato approvato il bonus vacanze: un voucher da 300 ai 500 euro riconosciuto alle famiglie che non superano determinati limiti reddituali, spendibile per la prenotazione di soggiorni all’interno del Paese.
Per i genitori lavoratori, che devono adesso fare i conti con la ripresa delle attività e la gestione dei figli rimasti a casa (che ancora non possono andare a scuola), si è deciso di procedere con il raddoppio del bonus babysitter: che dai 600 euro passa a 1.200 euro, mentre sale a 2.000 euro per sanitari e forze dell’ordine.
A tale proposito è stato confermato il congedo parentale pagato al 50% per i figli fino a 12 anni: il congedo può essere continuativo o frazionato ma non superiore ai 30 giorni e si potrà richiedere fino al 31 luglio 2020 per i periodi coperti da contribuzione figurativa.
Sempre ai lavoratori, inoltre, verrà riconosciuto un rimborso dell’abbonamento ai mezzi pubblici per i mesi in cui non hanno potuto utilizzare il servizio, poiché appunto bloccati dal lockdown. È stato invece esteso il bonus 600 euro per colf e badanti e confermato il bonus autonomi da 800 euro, che sarà riconosciuto in automatico ai co.co.co. e le partite Iva che già avevano presentato domanda a marzo. Chi dimostra di aver avuto un calo del fatturato fino al 33% avrà diritto al bonus da 1.000 euro, ma dovrà presentare apposita richiesta.
Via libera anche al reddito di emergenza per chi ha un reddito Isee non superiore ai 15 mila euro.

Inps
PIU’ DI 3MILA ANZIANI E DISABILI NUOVI BENEFICIARI HOME CARE PREMIUM
Sono 3.238 i nuovi vincitori del progetto Home Care Premium, per effetto dello scorrimento straordinario della graduatoria 2019. Ad essi si aggiungono11.804 nuovi idonei. Il totale degli assegnatari dei benefici, destinatari di prestazioni dirette e indirette a supporto di persone con disabilità, arriva così a 30.785. Il Fondo Unitario per le Prestazioni Creditizie e Sociali, da cui vengono attinti i fondi per finanziare il progetto, sta rimodulando le prestazioni che eroga, alla luce del nuovo scenario di emergenza sociale che si è venuto a creare negli ultimi mesi. Si tratta di persone, la maggior parte anziani, che sono state colpite gravemente dall’emergenza Covid-19 e che, anche per le misure restrittive dettate per il contrasto all’epidemia, a fronte di gravi difficoltà ad accedere a prestazioni assistenziali attraverso gli ordinari canali, in questa misura trovano la possibilità di essere assistiti e presi in cura presso il loro domicilio. La crisi ha messo in luce ancor più che in passato la fondamentale importanza di sistemi mutualistici come il Fondo, che, attraverso la solidarietà degli iscritti, fornisce misure di supporto nelle situazioni di particolare emergenza individuale e sociale.

Su protocollo sicurezza Covid-19
CONSULENTI LAVORO: SERVE SCUDO PENALE PER AZIENDE
Introdurre uno scudo per le responsabilità penali dei datori di lavoro che abbiano diligentemente posto in essere tutte le misure necessarie per contrastare e contenere la diffusione del Covid-19 nei luoghi di lavoro dettate dai protocolli di sicurezza del 14 marzo e 24 aprile 2020. Ne sono convinti i consulenti del Lavoro che, nel corso della trasmissione di ‘Diciottominuti- uno sguardo sull’attualità’, in onda sul sito e sulle pagine social di Categoria, hanno sottoposto la questione al direttore generale Inail, Giuseppe Lucibello.
Secondo i consulenti del lavoro, “L’equiparazione fatta dall’articolo 42 del D.L. n. 18/2020 tra infortunio sul lavoro e contagio da Covid-19, meritevole di ricevere la copertura assicurativa Inail, potrebbe condurre a sanzionare l’imprenditore sul piano penale per i reati di lesioni ai sensi dell’art. 590 c.p. e omicidio colposo ai sensi dell’art. 589 c.p. nel caso di decesso, di omicidio per colpa grave. La responsabilità penale ricadrebbe sul datore anche qualora non sia oggettiva. Nonostante la circolare n. 13/2020 dell’Inail abbia recepito quanto disposto dal “Cura Italia”, restano ancora molti punti critici”, spiega ancora la nota.
“Tra questi, la verifica -spiegano i consulenti del lavoro- che il contagio sia effettivamente avvenuto in occasione di lavoro, considerando che il lungo periodo di incubazione del virus non permette di avere certezza sul luogo e sulla causa del contagio. Così come di escludere con sufficiente certezza l’esistenza di altre cause di contagio. Senza poi contare i casi dei soggetti asintomatici. Necessario, dunque, introdurre una norma che escluda la responsabilità del datore di lavoro, titolare di una posizione di garanzia nei confronti dei prestatori di lavoro, qualora lo stesso abbia dotato i propri dipendenti di protezioni individuali, mantenuto i luoghi di lavoro sanificati, vigilato sulle distanze interpersonali e assicurato il contingentamento, così come stabilito dalla normativa nazionale”, continuano i consulenti del lavoro.
Per la categoria “è necessario prevedere delle garanzie certe per tutti gli imprenditori, già pesantemente colpiti in termini economici da questa emergenza sanitaria, che nella fase di riapertura si sono ritrovati a sostenere un costo elevatissimo in termini di messa in sicurezza di lavoratori e luoghi di lavoro. Milioni di imprese rischiano di non reggere i costi che potrebbero anche derivare da eventuali sanzioni correlate all’inosservanza delle misure anti-contagio”.
Introdurre una sorta di scudo penale per le imprese diligenti “non sembra una scelta irragionevole” anche al direttore generale dell’Inail Lucibello il quale, nel corso della trasmissione, ha dichiarato che certamente non potrà essere l’Inail a proporlo, ma che “l’Istituto sarà a disposizione del decisore politico per suffragare una scelta del genere”.
Sull’argomento è stato pubblicato l’approfondimento del 07/05/2020 della Fondazione studi Consulenti del Lavoro, che affronta il tema del ‘Contrasto alla diffusione del Covid-19 nei luoghi di lavoro. I possibili effetti penali per inosservanza delle normative da parte dell’imprenditore’

Carlo Pareto

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