domenica, 7 Giugno, 2020

Borsa e coronavirus

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Avete paura del Covid 19? Spero di no perché, se qualcosa vi deve terrorizzare, quella è l’attuale situazione delle borse finanziarie globali.
Ancora una volta la borsa di Milano registra tonfi da record, seguita dalle maggiori borse europee ed internazionali. Ancora oggi la BCE ha pensato bene di non tagliare i tassi di interesse sul denaro.
Chi pregherà il conto che, già oggi, si preannuncia salato?
La Cina, da dove tutto è partito!? I superuntoni, irresponsabili capaci di girare il mondo in poche ore!? I cittadini europei?
Questi ultimi sembrano i (s) fortunati vincitori dello scarica barile tipico dell’economia di mercato. Gli ultimi, in una gerarchia del potere economico che, avendo ridotte capacità di rappresentanza, saranno esclusi dai “tavoli risolutori della crisi” (Esempio: Grecia). Saremo noi che dovremo pagare, di tasca nostra, la socializzazione delle perdite economiche generate dalla prima pandemia globale.
Troppo pessimista dici!?

In Italia sono già troppi gli esempi che supportano la tesi della socializzazione delle perdite. Il popolo, fatto massa, è spesso il cuscinetto su cui ammortizzare i buchi in bilancio dei grandi, e aggressivi, aggregati economici, composti da lobby, banche e multinazionali. Come dimenticare il “peso” del Monte dei Paschi di Siena i cui debiti, oggi, sono stati equamente divisi tra di noi, poveri ed ingenui.

Se spremi un limone fallo fino all’ultima goccia, giusto!?
Sbagliato. I cittadini italiani ed europei, le future generazioni, non sono le “vacche da monta” della società capitalista.
Delle borse finanziarie globali, noi, possiamo farne a meno. Noi, uomini e donne qualunque, lavoratori, ne dobbiamo fare a meno. Viviamo la nostra quotidianità in città sempre più povere, con una esigenza di lavoro sempre più urgente.
Perché rifiutare il modello capitalista?
Qui si propone un argomento scientifico ed oggettivo, tralasciando ai teorici le disparate concezioni ideologiche.

Il “pianeta terra” è un sistema “chiuso”. Cosa vuol dire? Che nulla entra e nulla esce dall’atmosfera; eccetto corpi celesti, satelliti e le navicelle spaziali, frutto dell’ingegno umano.
Il nostro pianeta, sperduto nell’immensità dello spazio cosmico, è un’isola felice; dove noi abbiamo proliferato come un “virus”. La nostra “casa comune” è pronta a collassare nel giro di pochi decenni.
Pensa alla piccola isola di Pasqua, atollo sperduto nel mezzo del pacifico. Lì gli abitanti, pur non potendo andare via – esempio tipico di sistema chiuso -, hanno consumato le risorse disponibili tagliando fino all’ultimo albero. Niente ombra, niente legno, niente cenere per fertilizzare i campi. Sono morti a causa di loro stessi, delle loro guerre e della loro fame.
Più volgarmente, ma molto più esemplificativo, continuare con questo stile di vita e di produzione è come sputare a te stesso, riflesso sullo specchio.

Allora che fare!?
Primo: prendere consapevolezza della miopia del sistema capitalista.
Altro che futuro per i vostri i figli e nipoti. Andando avanti così li uccidete lentamente, molto lentamente! Un’allarmante analisi dei ricercatori del National Center for Climate Restoration australiano delinea uno scenario in cui entro il 2050 il riscaldamento globale supererà i tre gradi centigradi, innescando alterazioni fatali dell’ecosistema globale e colossali migrazioni da almeno un miliardo di persone.
L’estinzione degli orsi polari sarà solamente un ricordo felice di una umanità che, agonizzante, passerà gli ultimi istanti di vita in guerra perenne.

Secondo: allo Stato, a Noi, tutti i servizi essenziali alla vita della comunità!
Già nel 2017 il Tesoro calcolava che, se avesse tenuto in portafoglio tutte le principali aziende collocate in Piazza Affari, avrebbe avuto oltre 40 miliardi di utili.
Inutile sottolineare come, prima delle privatizzazioni, una classe politica incompetente, cittadini assenti, e A.d. inadeguati, avessero generato dei “carrozzoni” inefficienti; ma questo era il passato. Oggi tutto può, e deve, essere diverso.
Non è sbagliato essere d’accordo con le nazionalizzazioni ma, pensa, che ciò che ti serve per vivere, comunque, ti rende schiavo. Per essere più chiaro, immagina di essere attaccato ad una bombola di ossigeno, ma che quella non sia tua….

Terzo: costruire il socialismo europeo prima, globale poi.
Che vuol dire socialismo?
Certamente non abolire il mercato. Quest’ultimo è la base materiale del pluralismo e della libertà individuale.
Socialismo è tale quando tutta la società umana acquista potere. Per fare ciò è necessario riportare il “capitalismo finanziario” al suo posto, ovvero secondo e sottomesso all’uomo e alla società, che si esprime attraverso la politica. Per fare ciò è necessario nazionalizzare le grandi banche nazionali, affinché il capitale sia sotto il controllo dei governi e dei parlamenti. Per renderti conto della gravità della situazione puoi accertarti del fatto che, oggi, i soci di maggioranza della Banca d’Italia sono tre Spa – Intesa Sanpaolo (23,99%), Unicredit (12,81%) e Generali (4,34%)5-, quindi non Noi.
Forse siamo nati liberi ma, guardando bene alle nostre vite, siamo tutti in catene, stretti dagli sgherri del capitalismo globale.
Queste catene ci rendono schiavi, non puoi non vederle, soprattutto adesso che ti sono state mostrate. Noi socialisti d’Italia lottiamo, insieme ai nostri fratelli d’Europa, per costruire la “Patria Europa”; Una, Sociale e Socialista. Il nostro scopo è l’internazionalismo globale, per salvare noi stessi e l’umanità da questo modello di “consumo”. Per garantire un futuro, vero, alla nostra generazione ed alle prossime, in un’ottica ecosostenibile.
Forse hai paura di cambiare le tue abitudini, la tua vita, la tua condizione sociale, ma la paura passa e la forza, questa, resta.
In questa lotta hai un posto!

Antonio Musmeci Catania
Fgs – Circolo Carlo Rosselli
Responsabile Relazioni Istituzionali

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