martedì, 22 Ottobre, 2019

Bosnia Erzegovina polveriera dei Balcani, croce e delizia UE

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La Bosnia Erzegovina rimane la polveriera dei Balcani. Non passa giorno che non vengano messi in discussione gli accordi del 1995 di Dayton, dove in una base militare americana della cittadina dell’Ohio, si mise fine alla tragica guerra che aveva insanguinato l’ex Iugoslavia, provocando migliaia di vittime, tra le quali quelle del massacro di Srebrenica.
Sono passati più di venti anni ma le frizioni tra le etnie musulmane, croate e serbe che popolano il Paese, rimangono altissime in una situazione che vede quasi impotenti i tre Presidenti della Federazione che a rotazione guidano la Bosnia-Erzegovina. È di ieri la notizia di una forte polemica tra la Presidente croata Grabar Kitarovic e Sefik Dzaferovic, membro musulmano della tripartita Presidenza bosniaca, per le parole pronunciate dalla stessa durante una visita in Israele in cui Sarajevo veniva paragonata a una articolazione dell’Islam. E non molto tempo fa i media bosniaci di parte musulmana avevano denunciato l’attività del servizio segreto croato negli affari interni della Repubblica. A ciò si devono aggiungere i problemi derivati dalla presenza di migliaia di migranti ammassati sul confine tra i due Paesi in condizioni igienico sanitarie terribili che hanno provocato le proteste di molte associazioni umanitarie. In questa situazione di tensione tra i croati e i musulmani, l’etnia serba, che punta a un riconoscimento maggiore di indipendenza per la Repubblica Srpska di Banja Luka gioca le sue carte. L’attuale Presidente della Federazione, il serbo Milorad Dodik, ha recentemente dato il via libera, con una mossa a sorpresa, alla realizzazione del Pavese di Sabbioncello che permetterà all’autostrada croata che attraversa il Paese di raggiungere da Fiume e Zagabria la lontana Dubrovnik senza passare per i dieci chilometri di costa assegnati alla Bosnia. Una decisione inaspettata che si inserisce nei giochi interni anche a livello internazionale delle singole etnie. Ma la questione più grave che rischia di allungare ulteriormente i tempi dell’apertura del processo di adesione della Bosnia-Erzegovina all’Unione Europea è quella della presenza sul suo territorio di campi di addestramento di terroristi musulmani che vengono poi inviati in varie parti d’Europa per svolgere la loro attività criminale. Una situazione che viene minimizzata ma che è confermata da numerosi reportage giornalistici e che rende questo Paese ancora più vulnerabile e inaffidabile dal punto di vista internazionale.

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