domenica, 21 Aprile, 2019

Bosnia, il lungo tragitto verso la Ue

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Il Meccanismo residuale internazionale per I Tribunali penali dell’ Aia, così si chiama l’organismo Onu che ha in carico gli ultimi casi che erano di competenza del Tribunale per l’ex Yugoslavia, ha condannato alla pena dell’ergastolo Radovan Karadzic.

La condanna è stata inflitta per “crimini di guerra e atti   inumani”. Si chiude così, a parte improbabili riaperture del processo,  la terribile vicenda degli stermini etnici avvenuti in Bosnia e culminati con la strage di Srebenica dove furono assassinati migliaia di musulmani. La sentenza ha colpito l’ex leader dei Serbi di Bosnia, a lungo latitante poi catturato a Belgrado nel 2002.

Sono passati 28 anni da quei fatti, ma le ferite, nei territori degli Stati nati nei Balcani dalle ceneri dell’ex Jugoslavia, sono ancora aperte e difficili da rimarginarsi. In Bosnia Erzegovina l’accordo di Dayton, siglato nel 1995, che allora fu l’unica soluzione per la  pacifica convivenza delle etnie serba, croata e musulmana, mostra  segni di logoramento. Soprattutto la parte serba e cioè la repubblica Srpska, fa  vedere chiari segnali di inquietudine con proclami e richieste di indipendenza quasi quotidiani che si sono accentuate dopo il riconoscimento internazionale  del Kosovo, quasi a sottolineare una politica di due pesi e due misure diverse da parte dell’Europa e degli Usa,  e con la richiesta di riconoscimento anche a livello internazionale dei crimini e degli eccidi avvenuti a danno dell’etnia serba da parte di croati e musulmani.

Anche  i rapporti tra queste due ultime etnie sono in fase  di peggioramento dopo le accuse da parte musulmana di interventi dei servizi segreti di Zagabria negli affari interni della Repubblica. In realtà pesano anche le vicende  economiche, visto la crisi che attraversa ancora Sarajevo e la dinamicità  di Banja Luka che sta attirando investimenti tedeschi e italiani. In questo momento la Bosnia rappresenta l’anello debole dei Balcani occidentali con in aggiunta il pericolo di curare al proprio  interno il terrorismo  islamico che, in alcuni campi di addestramento, vede la formazione di nuclei paramilitari che vengano poi  sparsi nel territorio  europeo. Il fatto che solo recentemente lo Stato bosniaco sia diventato Paese in via di adesione all’Unione  europea, da un lato rappresenta un fatto positivo per i progressi effettuati dall’altro  evidenzia le difficoltà  tuttora esistenti per completare  la strada  delle riforme  richieste  dai parametri.

Ma è proprio questa una delle due reali possibilità  affinché  la Bosnia Erzegovina  possa risollevarsi  economicamente e socialmente.  Solo con l’entrata nell’Unione Europea  si riusciranno a superare  le difficoltà di convivenza pacifica tre le diverse etnie  alle quali  andrà riconosciuta un’autonomia amministrativa  reale. I grandi passi avanti compiuti dai Governi  serbo (con le riforme in via di attuazione) e macedone (con Il cambiamento del nome che ha significato l’accordo  con la Grecia) stanno  a significare che i Balcani occidentali  vogliono  entrare in Europa al più presto anche  promuovendo  un “mercato  unico” che garantirebbe  una notevole crescita economica. La seconda possibilità  e indubbiamente  costituita dalle giovani generazioni. E’ ad esse che si guarda  per dimenticare  gli orrori della guerra e  pensare con ottimismo  al futuro.

Alessandro Perelli 

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