martedì, 22 Gennaio, 2019

Brancaccio: Una procura europea contro le mafie

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CASERTA – Prosegue l’inchiesta dell’Fbi sul traffico internazionale di organi e di esseri umani, utilizzati per il mercato del sesso, che vede Castel Volturno come uno dei tasselli principali dell’intera attività illecita messa in piedi dalla mafia nigeriana, vista la massiccia presenza di immigrati provenienti dal Paese africano sul territorio (le indagini hanno rivelato che un rene può costare fino a 60mila euro).

“Il radicamento della Mafia Nigeriana o Black Axe – dichiara Francesco Brancaccio segretario del Psi di Caserta – secondo l’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia risale alla fine degli anni 80, oggi ci troviamo di fronte ad una situazione davvero inquietante anche per un’azione di repressione che evidentemente è stata
inadeguata, insufficiente, negli anni passati. E, temo, lo sia ancora. Nonostante le precise informazioni fornite dai nostri servizi di intelligence e dagli uffici centrali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato) che, sin dal gennaio 2005, mettevano in guardia le strutture investigative di ben 26 Questure, sui
rischi e minacce concernenti il fenomeno criminale nigeriano. Criminalità che, fin dal 2003, si stava orientando verso associazioni criminali di tipo mafioso come sottolineava la Commissione parlamentare Antimafia nella relazione del luglio del 2005. In Italia è sin dagli anni Ottanta che si è registrata la presenza di consistenti comunità di nigeriani, in
particolare in Piemonte (con Torino in testa), in Lombardia, in Veneto e in Emilia Romagna. Successivamente, la presenza di gruppi malavitosi nigeriani stabilmente organizzati si è spostata anche al centro-sud insediandosi in modo capillare in Campania, nel casertano e sul litorale Domitio. Le originarie attività illecite, commesse da gruppi isolati, hanno acquisito un peso maggiore nel panorama criminale italiano conquistando le zone grigie del mercato ossia quelle non controllate dalla criminalità organizzata italiana che, tradizionalmente, considera lo sfruttamento della prostituzione un’attività di basso profilo (e poco redditizia) ed utilizza manovalanza criminale straniera per lo spaccio su strada degli stupefacenti. Su quest’ultimo punto, tuttavia, la situazione è mutata nel tempo grazie alla “capacità di saldatura con gruppi mafiosi di elevatissimo spessore nell’acquisto di stupefacenti” e alla “capacità di gestire dinamicamente le
attività di riciclaggio e reimpiego del denaro di provenienza illecita”.

Nel decennio 2008-2017, le forze di polizia hanno denunciato all’autorità giudiziaria per narcotraffico complessivamente 8.481 nigeriani con il picco in assoluto più elevato nel 2017 con 1.689 (fonte, DCSA, relazioni annuali). Quest’ anno, alla data del 30 ottobre, i nigeriani denunciati sono stati 1.022 (dato provvisorio) mentre si va consolidando sempre di più la loro strategia nel narcotraffico che è la ricerca continua di nuove rotte con passaggi in “zone protette” ossia in Paesi terzi dove hanno creato comunità di espatriati.

Francesco Brancaccio si è poi rivolto al Ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Lo Stato – ha detto – deve essere più presente a Castel Volturno e risolvere il problema delle
migliaia di immigrati clandestini che vivono qui e trovare una soluzione pragmatica e non propagandistica perché lo stesso ministro sa che anche dopo la sua legge che ha abolito il permesso di soggiorno provocherà solo più clandestini in Italia. Bisogna invece ritornare ad riproporre l’idea della Procura europea , poiché il problema delle mafie
internazionali non è solamente del nostro Paese ma interessa tutta l’Europa. Secondo l’ultimo rapporto presentato dall’Europol nei 28 Paesi membri dell’ Unione europea
sono attualmente sotto indagine circa 5mila organizzazioni criminali”.

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